METASEMANTICA:  IL SENSO DEL NON-SENSO a cura di Izabella Teresa Kostka 

(by I.T.K.) Raramente, durante i reading poetici, abbiamo la possibilità di ascoltare e di incontrare gli autori abbastanza coraggiosi e linguisticamente agili nell’uso della tecnica metasemantica.  Ne siete al corrente? Il senso del non-senso, apparentemente senza significato ma, allo stesso tempo, rigorosamente “logico” e difficile da seguire: METASEMANTICA.

Vorrei citare la descrizione del termine riportata sulle pagine dell’enciclopedia online Wikipedia:

Metasemantica (il termine originale dal prefisso μετά e dalla parola σημαντικός ) è una tecnica letteraria teorizzata ed utilizzata da Fosco Maraini nella sua raccolta di poesie “Gnòsi delle fànfole” del 1978.(…)La metasemantica, nell’accezione proposta dal Maraini, va oltre il significato delle parole e consiste nell’utilizzo di parole prive di referente ma dal suono familiare alla lingua a cui appartiene il testo stesso, e della quale deve seguire comunque le regole sintattiche e grammaticali (nel caso di Fosco Maraini la lingua italiana). Dal suono e dalla posizione all’interno del testo si possono attribuire significati più o meno arbitrari a tali parole.

Alla fine delle mie riflessioni pubblicherò alcune poesie di FOSCO MARAINI. Geniali come un intellettuale cruciverba, fresche e… divertenti! Credo che la tecnica metasemantica, assai discutibile e non sfruttata dalle masse, possa offrire agli scrittori e ai poeti la possibilità di sviluppare un’estrema flessibilità e agilità nell’uso della parola. Il “non – senso” richiede la rigorosa logica “prestata” dalla stessa “lingua base”, la creazione di numerosi neologismi e di varie strutture grammaticali necessita, senza alcun dubbio, la spigliata intelligenza e la grande padronanza linguistica. Liberandoci dal significato principale delle parole possiamo affidarci soprattutto alla percezione sensoriale dei testi. Essa dona agli ascoltatori una nuova dimensione cerebrale basata sul ritmo, sugli effetti sonori e sulla musicalità dei brani. I nostri sensi ritornano al primordiale e ritrovano la sensibilità “soppressa” da una  miriade di informazioni sparse nel mondo contemporaneo.

Izabella Teresa Kostka

ALCUNE POESIE DI FOSCO MARAINI:

 ● IL LONFO

Il lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco, e gnagio s’archipatta.
È frusco il lonfo! È pieno di lupigna
arrafferìa malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e t’arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi, in segno di sberdazzi
gli affarfaresti un gniffo. Ma lui zuto
t’alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

● IL GIORNO AD URLAPICCHIO

Ci son dei giorni smègi e lombidiosi
col cielo dagro e un fònzero gongruto
ci son meriggi gnàlidi e budriosi
che plògidan sul mondo infrangelluto,
ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi
un giorno tutto gnacchi e timparlini,
le nuvole buzzìllano, i bernecchi
ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;
è un giorno per le vànvere, un festicchio
un giorno carmidioso e prodigiero,
è il giorno a cantilegi, ad urlapicchio
in cui m’hai detto “t’amo per davvero”.

(Prese dal web)

Foto by I.T.K. 2017

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