TRA L’ARDORE CALABRESE E LA PROFONDA RIFLESSIONE DEI PAESI NORDICI: LUCIA AUDIA 

(by I.T.K) 

Una voce femminile migrante, un connubio perfetto tra l’ardore calabrese e la profonda, spesso crudele, malinconica riflessione dei Paesi Nordici. Lucia Audia non teme gli argomenti difficili e “scomodi”, è “libera di esprimersi” nella tematica civica e sociale ma non evita neanche la scrittura sentimentale. La sua poesia è compatta e pura, essenziale, l’autrice con cura sceglie la stilistica e le espressioni linguistiche per trovare la strada diretta verso la scrittura di grande impatto emotivo, privo di vuota e gonfia retorica. Non usa gl’inutili fronzoli per abbellire i versi, poche ma attentamente scelte parole rendono la Sua arte molto trasparente senza nulla togliere al dovuto pathos.

​LUCIA AUDIA, figlia dell’emigrazione nasce in Germania il 20/09/1974 da genitori calabresi,
innamorata della sua terra e della sua gente ne descrive in gran parte parte delle sue opere, bellezza virtù, di se stessa dice:
“Sono libera,libera da ogni sorta di catene,di preconcetti,libera di appartenermi in volo.
Tra cielo, terra e l’infinito e sarò io, sarò Io,per sempre.”

TEMPO DI INDOLENZA

Mi giunse di quel Cristo
Il pianto mesto,
Il dolore del Giusto
incedere nell’aria.
Rivoli di sangue,
di una croce
il crescente peso.
Ossa rotte
come rotti sono i sandali
del mendico,
piegato nell’androne
di un tempo d’indolenza.

(25/03/2016)

QUANDO VIENE SERA

Compiuto s’è il crepuscolo,
trema nell’ombra il mio pensiero.
l’infinito esanime appare finito.
M’ammanto di sconforto,
tiepido giaciglio imploro,
bramosa di lenire le ferite.
Seppur lontano,
sento il gemito dell’onde
infrangersi nel vento,
avvolger quegli scogli.
Possenti e fieri,
tengon testa al mare
nell’unico capriccio,
affievolirne l’ira.
Invano chiedo venia,
il pianto inonda il cuore
non basta la preghiera,
non serve il mio volere,
è l’inno d’ogni naufrago
che emerge da quell’acque
a rammentar al cielo,
quando viene sera,
il peso d’ogni lacrima,
il senso della vita.

(17/03/2016)

MISERO TEMPO

Eco di nenie lontane
s’ode nel vento, 
voci di spose,  di madri, 
di bimbi il pianto,
qual misero tempo. 
Dal mare approda
Il grande tormento, 
la riva è la quiete, 
giunto è il momento.
Greve è la terra, 
il sangue scorre,
inermi i corpi
dall’acque emersi,
perde chi vince
non è battaglia.
Ogni anima piange
la propria sconfitta, 
non v’è ferita che 
si ricuce, solo dolore.
Non v’è ricchezza che
dia certezze ,solo 
promesse da mantenere. 

(04/10/2015)

Lucia Audia

Tutti i diritti riservati all’autrice

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