IL GREGORY E IL BRUNO di LUIGI BALOCCHI (graffiante!)

Il Gregory e il Bruno

Ma perché Gregory Corso è famoso e Bruno Brancher se lo caga nessuno? Semplice. Corso conosceva Kerouac, Burroughs e Ginsberg, il nostro Brancher, al massimo, quelli della banda di via Osoppo. E così. Come si direbbe in milanese, lè pròppi inscì. La butto in meneghino perché così parlava il Bruno Brancher, nato in quel Milano ora divorato dalla metropoli grifagna, cresciuto tra le osterie e quelli della Ligera, la vecchia mala dell’Ortica e di Porta Cicca. Anche Gregory Corso era nato pressappoco nelle stesse disgrazie, figlio di un calabrese, ma lo aveva fatto a New York. Il che fa differenza. Tutti e due poeti, certo. Entrambi finiti in galera e poi a loro modo, da simpatici balordi, redenti dalla zappa dell’arte. Il che ha portato a differenti conclusioni. Gregory Corso è diventato tra i poeti più conosciuti del novecento, alfiere stortignaccolo della Beat Generation e per questo acclamato in ogni dove. Bruno Brancher, ha continuato a fare avanti indrèe per varie gabbie. E già che gli inizi gli eran stati per nulla a suo sfavore! Da ragazzino, il suo nome aveva fatto il giro dei giornali per aver rubato nientemeno che la bici di Fausto Coppi. Poi, altra galera. Fino al giorno in cui ha cominciato con la penna. Scriveva racconti, il Bruno, racconti e poesie. Editori di non poco conto si sono interessati di lui. L’han pubblicato. Scriveva come Gregory Corso o forse Gregory Corso scriveva come lui. Se vogliamo dirla tutta, Corso un po da cane, il Brancher da gran portento. Alla fine della fiera, il Gregory vien fatto santo della Beat Generation, il Bruno è negli anni dimenticato. E ciò accade prima, molto prima che perda la ragione e finisca per morire come un ratt in un ospizio di provincia. Ora uno mi dice che ce l’ho con gli americani. Ma va là. Ce l’ho solo con gli imbecilli. Che mica stanno negli States. Ghjèmm in cà, li abbiamo tutti in casa, date retta a un pirla.

  
Luigi Balocchi 

Tutti i diritti riservati 

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