“NELLA NOTTE D’ARTAUD” – il grande ritorno di CLAUDIO MECENERO

NELLA NOTTE D’ARTAUD

Nella notte d’Artaud
tra il gra gra delle rane
in fotoni di fari sparati alla notte che batte
su uno schermo di foglie:
Stan le doglie del parto a ricamar con promessa d’henne la ferita
sempre aperta di vita senza mai un giorno di ferie.
Perforante mi giunge il pensiero criminale
al ricordo di denti che digrignano denti:
sulla punta di una lama di coltello con inciso nel sogno
il mio volto assassino.
Acido acido sogno di peyote Messicano.
Oh non avessi visto il paradiso, non fossi svanito nel nulla
non fossi tornato l’eterno bambino nella culla di Gaia
non mi avesse il vento portato tra il dondolare di foglie:
… ridevo e ridevo ignaro del pianto
… ridevo ridevo quasi un quanto d’eterno
perché mai avrei dovuto cader nel rimpianto nel dire a mia madre
che avevo perso il tempo
che ero stelle e cielo, sasso e legno, acqua che scivola e canta
Io il Santo … da lei partorito … la Santa.
Per lei sarei sceso
di nuovo a guardare l’inferno
tra i fili spinati che grattano la schiena
con il morso tra i denti ed un groviglio di nervi
pronti al sussulto di un corpo violentato da elettrodi
impiccati alle carni
Dio è morto in questo inferno di guerra
o è cane rana e serpente
nel roveto che impruna e che arde
criminale impudente di una lunga teoria di sangue
versato agli altari perso dentro al mistero di un morso di leone
che dilania la gazzella
nella pustola di un battere che esplode la carne
Ma ora
Ora dopo tutto il ritorno
il pensante ancora si perde a guardare le stelle
le antiche le pallide e belle che cadute traforano il cielo
in bagliore di luce, nell’immenso che soglie altrove il ricordo.
Nel rosario che prega solo domande senza risposte
nella notte d’Artaud con la vita che apre le gambe
al gracidar delle rane che nel coro s’espande:
È il Dio dei ranocchi a sussurrarmi agli orecchi:
“ È solo lavoro, piombo che trasforma altro piombo nell’oro,
non pensare non cercare
non cercare il guadagno, sei tu questo specchio di stagno”
Gra gra io sento
e sento e canto E m’incanto con loro
e so nell’ascolto:
che il Dio che a me viene nascosto
è con loro.
Operai nella vigna trasmutanti nel coro
Perché canta l’usignolo perché suona il violino
Perché l’armonia delle stelle
Perché perché perché
tu mi sei e io mi sono
Perché questa voce
sulla croce va cercando il perdono
miseria e grandezza di essere uomo
“Nella notte d’Artaud” su Youtube:

https://m.youtube.com/watch?v=Rme_x4EuGrs&feature=share

Claudio Mecenero
Diritti riservati all’autore

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