“UN’ALTALENA DI EMOZIONI” di FRANCESCA GHIRIBELLI a cura di SABRINA SANTAMARIA 

“Un’altalena di emozioni” di Francesca Ghiribelli, la “Fanciullina” di questo secolo.
Francesca Ghiribelli quando ha scritto “Un’altalena di emozioni” non voleva riconoscimenti di merito, né aveva l’intenzione di essere riconosciuta poetessa da qualcuno. Nell’introduzione della sua raccolta di poesie ella stessa dice di aver reso visibile ciò che esisteva nel suo mondo interiore, consapevole che non a tutti sarebbero piaciuti i suoi scritti, forse perché troppo interiori e scavati nell’anima. A mio giudizio, le sue poesie sono frutto di una mente molto sensibile e attenta, infatti sono scritte con il famoso occhio del fanciullino pascoliano che si meraviglia di fronte a tutti quei dettagli che per una persona distratta potrebbero sembrare irrilevanti. La nostra scrittrice si concentra con minuzia ed amore a descrivere e contemplare aspetti della vita reali e fantastici che non tutti osservano, come l’unicorno, il diario, la coccinella, la ninfea. Non trascurabile é infatti il ruolo che, a suo giudizio, ha la poesia che va amata, perché il testo poetico,  prima di essere letto agli altri, dà a chi lo scrive la possibilità di esprimersi e di scriverlo. La lettura e l’apprezzamento da parte del lettore può avvenire dopo, sempre se accade; se non accade, il poeta ha guadagnato lo stesso qualcosa perché, secondo la Ghiribelli, ha avuto la forza di rendere nero su bianco il suo mondo interiore, al di là del fatto che sia amato o meno un testo poetico. Cosa vuol dire “altalena delle emozioni”? I sentimenti a volte ci portano in alto come le rondini o in basso come a scavare per terra come una talpa: sia nel primo caso sia nel secondo la Ghiribelli mi ha fatto capire che é sempre vita, solo che cambiano i punti di vista da dove una persona guarda la realtà. Ecco il motivo per cui lei stessa scrive una poesia sull’altalena, quell’oggetto che le dà reminiscenze infantili e la trasporta in alto con la fantasia per volare e sorridere. La poetessa ha tuttora occhi da bambina, come quando descrive la coccinella con le sue ali a pois nere e il suo manto rosso, quando vola tra un fiore ed un altro con abilità, arriva nel suo dito e poi scappa via, come un’opportunità che è forse persa, ma non del tutto perché l’insetto, con la sua piccola manifestazione, le ha lasciato un ricordo di sé che è diventato testo poetico.
L’intento di questo “diario di emozioni”, sostiene la Ghiribelli: <<È quello di potermi far crescere e migliorare sempre più e, soprattutto, far riscoprire un genere che ormai il tempo sembra aver dimenticato, ma che spero, attraverso il mio piccolo contributo, possa rinascere, perché la poesia è la vita scritta fra gli spazi bianchi del cuore>>.
Il lettore per comprendere a pieno le motivazioni di questa raccolta poetica dovrebbe andare a comprendere la definizione che la poetessa dà al suo libro, quando lo descrive come un “diario delle emozioni”: un “diario poetico” o un “diario di bordo”, per tracciare e lasciare un’impronta delle proprie emozioni del momento. Nelle poesie ghiribelliane manca quel caratteristico pathos che é tipico del genere poetico, ma si percepisce una leggerezza d’animo e di beltà che trascinano chi legge in un eterno sorriso.

Sabrina Santamaria 

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