“DENTRO ME STESSO” DI RENATO DI PANE a cura di SABRINA SANTAMARIA 

“Dentro me stesso” di Renato Di Pane

Renato Di Pane è un uomo dalla profonda sensibilità, pieno di valori, ciò che ama più di tutto è la cultura, la poesia, condividere versi poetici ed emozioni profonde. La silloge che ha scritto parte da uno scavo interiore, da un’analisi attenta della sua vita. Fanno da corollario in questa raccolta poetica di ampio respiro  le persone piu care a lui; la moglie Ruslana della quale è follemente innamorato, il padre,ormai perso, ma mai dimenticato, gli amici. Il principale protagonista, pero, è il poeta stesso il quale con sapienti tecniche stilistiche svela se stesso, non cela la sua esistenza e il suo vissuto, ma lo mette a nudo, si fa conoscere pienamente dal lettore affinché quest’ultima possa entrare in un mondo diverso dal suo, per creare quell’essere-nel-mondo Heideggeriano che non è solo filosofare ,ma è,a mio modesto parere, una chiave di volta per stare bene con se stessi e con gli altri, è un con-esserci, che prescinde da ogni logica umana, da ogni fondamentalismo, da ogni opinione. Renato Di Pane svela un mistero importante che a volte rimane celato ad ognuno di noi, il segreto che egli ci mostra è la nostra umanità, siamo essere umano dobbiamo amarci, rispettarci, ascoltarci reciprocamente, mai attaccarci. Alcune sue poesie esprimono il senso di angoscia che il loro autore prova di fronte a certe problematiche sociali, come la guerra, la povertà, la miseria. La poesia “Il mio pensiero” è un esempio dello sguardo sensibile che Di Pane ha nei confronti del mondo dove viviamo: “Il mio pensiero va alle famiglie disagiate, quelle che fanno fatica pure a mangiare. Il mio pensiero va a quella povera gente, che ha solo un cuore stanco delle prepotenze.[…] Il mio pensiero va a tutti quei bambini, vittime di abusi e violenze senza fine…Il mio pensiero va a chi si sente onnipotente, perché in fondo della vita non ha mai capito niente.” Queste parole non sono solo un flatus vocis o uno strepitus sillabarum, citando le parole dei dotti universitari, ma sono molto di più, sono il segno di un grande senso della vita, di un amore provato dal poeta a trecento sessanta gradi. In questa Silloge il lettore trova la volontà del suo autore-narratore di scrivere nero su bianco il testamento della sua anima lasciato ai posteri con molta dedizione. “Dentro me stesso” è la volontà cieca, arazionale, ma propedeutica di narrare con coraggio e senza mezze misure i propri patimenti, nostalgie, due poesie che Di Pane dedica al padre ci fanno comprendere, sentire il pathos ci rende deboli, ma allo stesso tempo capaci di lottare contro le battaglie del nostro vissuto, le poesie “Oltre la luce” e “Quel che ho perduto”  hanno come tema la perdita del padre, mai dimenticato e sempre presente nella poetica del nostro autore. In “Quel che ho perduto” Di Pane esprime questi versi: “Ora una lacrima scende leggera, mentre i miei versi mi escon dal cuore, questa poesia te la dedico è vera, riposa in pace mio gran genitore.”, mentre in “Oltre la luce”  è la nostalgia a farsi sentire profondamente in chi legge: “[…] in questo turbine di emozioni mal celate, in questo fuoco che riscalda la mia anima, vorrei abbracciarti, accarezzarti, dirti tante cose…Ma so che sei felice in mezzo agli alberi, una distesa verde che ricopre ogni cosa, un prato di amore che ti invita alla dolcezza, un sogno di una notte qualunque che addormenta i tuoi sensi.”  Sono sempre le forti emozioni che fanno di un uomo un poeta, sono le sofferenze, la tristezza, quel velo di malinconia leggero che pervade la vita che portano un essere umano a scrivere e narrare i suoi turbamenti, ci danno il coraggio di parlare di noi, di descriverci, di mostrarci, non solo i nostri punti di forza, ma anche le nostre paure, ansie, angosce piu fitte, il poeta è solo un porta voce delle problematiche piu intense del mondo. Di Pane  sostiene sempre che il suo sogno è quello di “arrivare al cuore della gente” di carpire la sensibilità di chi legge ebbene quella è la missione della poesia, di chi scrive, di chi riempie un foglio bianco e nudo. Credo che il nostro abbia centrato il punto, toccato con mano il vero scopo di chi mette a nudo la sua anima, non deve farlo per mostrare le sue doti, ma deve essere il “messaggero” dell’umanità, senza presunzione, ma deve suscitare interrogative e non risposte impacchettate o preconfezionate, deve smuovere la polvere nella nostra mente e farci sentire l’autenticità del nostro essere , per dirla sempre come  Heidegger. Di pane ha ben compreso che non è un premio letterario che ci fa una persona migliore, anche se questa raccolta poetica ha ottenuto la segnalazione di Merito alla V Edizione del Premio Nazionale di Poesia “Himera”, ma la grandezza di chi scrive sta nel saper trasmettere arte, gioia di vivere, sentimenti, emozioni, suscitare ricordi.  La Silloge “Dentro me stesso” è un altro tassello importante della nostra umanità, con questa raccolta si inserisce un altro tassello importante alla produzione letteraria di Di Pane che comincia con la prosa e finisce con la poesia, davvero un gran bel traguardo. Questo libro si avvicina molto alla filosofia ebraica per certi aspetti, Buber autore dell’opera “Io e Tu” immagina un rapporto molto vicino con il mondo trascendente, con Dio, mentre il nostro poeta questa relazione “Io e Tu” la crea col lettore instaurando in quest’ultimo quell’immagine fissa, quel “volto” dell’altro dal qual secondo il filosofo Lévinas non si può prescindere.

Sabrina Santamaria 

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