L’antologia poetica “DONNE – VOCI NEL VENTO” a cura di FORTUNATA CAFIERO DODDIS

“Donne – voci nel vento”  a cura di Fortunata Cafiero Doddis

La donna è quel soffio che porta vita, la forza, il motore propulsore della società, senza l’essere femminile l’uomo non potrebbe riprodursi, non potrebbe sopravvivere. È la donna colei che insegna ad amare, che sa sorridere, che sa combattere nonostante una marea di problemi vorrebbero soffocarla. In molte epoche l’essere femminile è stato considerato inferiore, portatore di deficit oppure semplicemente non una persona che per caratteristiche fisiche, psicologiche non poteva stare alla stessa stregua. Nella storia troviamo esempi di donne che hanno mostrato molta forza e coraggio, molto più degli uomini, basti pensare a Giovanna D’Arco, alle Suffragette, a tutte le donne che hanno fatto la Resistenza durante il periodo Fascista in Italia. Proprio l’Italia è uno di quei paesi in cui la donna non aveva diritti fino a pochi anni fa infatti le donne hanno votato per la prima volta il 2 Giugno del 1946 nel referendum per scegliere fra monarchia o repubblica e per votare l’assemblea costituente, una data molto recente paragonata a tutta la storia dell’umanità. Nella società ateniese il genere femminile era poco considerato, anzi veniva giudicato inferiore anche il filosofo e matematico Pitagora indicava la donna con il numero due, numero pari quindi considerato imperfetto, secondo la scuola pitagorica la donna poteva raggiungere la sua perfezione solo con il matrimonio , l’uomo veniva designato con il numero tre, dispari , dunque perfetto. Nella polis le madri, mogli non potevano prendere parte alla vita politica, non dovevano lavorare, la loro unica possibilità era quella di essere madri e mogli. La donna doveva vivere nella casa, luogo privilegiato perché chiuso avulso dai giudizi sociali e critiche. Facendo salti avanti nella storia la scrittrice Jane Austin non si sposò mai, la sua società del buon costume non permetteva ad una donna di essere artista, scrittrice, pittrice perché quella era roba da uomini, l’esperienza cinematografica del film “Chocolat” ci fa riflettere molto su questa tema, la protagonista senza marito era madre di una bambina , ella gestiva un negozio, ma veniva considerata da tutti come suscitatrice di peccati, una persona senza moralità, non degna di considerazione. Nel novecento in Italia la prima donna medico è stata Maria Montessori anche lei oggetto di critica, soprattutto del Fascismo, il suo metodo pedagogico venne considerato troppo scientifico tanto che nel nostro paese fu conosciuto molti anni dopo. Arrivando ad oggi anche ora possiamo dire che il cammino per i riconoscimenti dei diritti della donna deve fare ancora molta strada, in alcuni paesi, come quelli orientali il sesso “debole” non può andare in bicicletta, non può avere la patente, non il libero accesso agli studi, all’università come nei paesi occidentali. Nella parte occidentale del mondo, però, le discriminazioni sono più sottili, la donna non viene sempre valorizzata, il suo corpo diventa merce, appare nel palinsesti televisivi e viene oltraggiato, ostentato, mostrato solo per attrarre i telespettatori, la donna mette il suo corpo a nudo, spesso non sono apprezzate le qualità creative, mentali dell’essere femminile, ma le sue forme fisiche. A dispetto di tutto questo molte di noi si sono opposte a questa “carneficina” dimostrando che non siamo solo un corpo che si offra, ma siamo anima, spirito, arte, creatività, sogni, intelligenza e sensibilità. “Donne” è un’antologia poetica scritta da diverse scrittrici, pittrici che hanno deciso di mettere insieme i loro talenti per creare qualcosa che lascia il segno, che rimane tangibile in ogni uomo, nessuno può arrecarsi il diritto di dire che questa antologia è mediocre, nemmeno banale in quanto rimarca l’incanto dell’essere “femmina”, l’appartenenza al proprio genere vista non come vergogna, ma onore. Dieci talenti: Rosanna Affronte, Tina Andaloro, Fortunata Cafiero Doddis, Katia Donato Masciari, Silvana Foti, Teresa Fresco, Maria Morganti Privitera, Giulia Maria Sidoti, Teresa Vadalà Fierro e Angela Viola, sono fenomeni che si sono uniti, hanno donato la loro arte per lasciarci un ricordo di loro, una traccia indelebile che non si cancella, rimanendo scolpita nel patrimonio dell’umanità.  I loro enunciati sono tutti diversi, hanno tematiche profonde, talvolta nostalgiche, ricchi di amore, sensibilità, legame di cuore con la vita.  Rosanna Affronte con i suoi versi della poesia “Cara Meg” mette a nudo la sua nostalgia per i tempi passati, per la sua infanzia, la poetessa ricorda la sua fanciullezza, per certi aspetti vorrebbe tornare negli anni passati, ma sa che in fondo è rimasta legata alla sua casa di un tempo. Tina Andaloro Giordano nel suo componimento “Sarà Domani” esprime  profonda speranza per il futuro, per il giorno seguente, è fiduciosa in ciò che le accadrà perché pone amore nei suoi sogni, molto appassionata del poeta Foscolo ha scritto una poesia che si intitola “Sera” come il poeta settecentesco la paragona ad un “serafico angelo” che le dà pace: “mi concedi e il cuor s’allenta ai soliti gesti rituali che smorzano quel senso di antica nostalgia”. La Doddis, invece, pone fede in Dio come unica possibilità di salvezza in “Genesi” scrive: “Nella sfida di giorni di fiele misuro la mia fede Signore”.   La Masciari mette nero su bianco le sue incertezze, i misteri del suo esistere che diventano una chiave di volta della sua penna diventando il cavallo di battaglia della sua carriera letteraria come in “I misteri della notte” e “Incertezze”. Silvana Foti è pervasa  dall’infinto della bellezza della terra, mi ricorda Leopardi con i Idilli, la poesia “Infinito” ha molti sembianti con l’idillio leopardiano, questi versi sono emblematici: “Abbandonando la mente a faticosi pensieri di inutile esistenza, fiduciosa di ritrovarti ancora tra gli infiniti spazi senza tempo”, gli “infiniti spazi” mi ricordano i “sovrumani silenzi” leopardiani. La fresco  si sente sempre più vicina al suo destino come segno indelebile della sua esistenza, in “Sorriso di cartapesta” la nostra si rifugia nel suo passato per scappare da un presente che non ha futuro tipico dell’essere umano del ventunesimo secolo che si sente al vertice di una parabola discendente,  nella poesia “Destino” vi è la consapevolezza di voler fare propri gli avvenimenti futuri anche se l’incertezza pervade il suo stato d’animo: “Mi aggrappo al mio destino. Che ne farò dei miei giorni.”  Maria Morganti Privitera  è una donna molto legata alle sue origini, alla sua terra, tanto da decantarla in ogni sua poesia, ma ella sa anche delle inadempienze che pervadono la sua terra come la mafia, una piaga sociale che ancora ci fa male e ci schiaccia, infatti nella lirica “Sicilia” cita i giudici Falcone e Borsellino, piangendo la sua Sicilia che si trova piegata “sotto la bocca degli infami”. La Sidoti mi ricorda le poesie di Alfieri e Baudelaire ella scrive: “Se leggi i miei versi t’accorgi che versi non sono ma pietre. Epigrammi scritti su pietre di lava.”  Troviamo la crudezza di Alfieri e l’asprezza baudelairiana in questi soli versi. La Fierro ha uno spirito carducciano  la lettura dei suoi versi mi ha fatta pensare al piccolo dante e alla sua “pargoletta” mano, consiglio le poesie “L’ulivo” e “Senza attesa di alba”, infine la nostra Angela Viola ci fa riflettere e ci porta alla nostra realtà che non è prescritta, definita, ma è indefinita, in “Quel bisogno d’infinito” ci ricorda che in fondo noi siamo infinito, il nostro legame con Dio è indissolubile: “Ho quel bisogno d’immenso, d’infinito di eterno che Tu solo, Dio, puoi colmare.” “Nell’immensità del cielo” si ricollega alla tematica della poesia precedente, il cielo, la neve , il mare ci danno l’idea della nostra immensità, dell’infinito di cui facciamo parte. Il lettore alla fine di questo excursus comprenderà che la donna è molto di più di quello che i mass-media possono far sembrare, la donna è la spinta, la musica dolce che di un cantore innamorato. Ella è colei che porta chiarezza, che si mostra con beltà solo se si sente amata, non è un oggetto o un desiderio, ricordandoci di Dante e del dolce Stil Novo è una creatura angelica venuta in terra a “miracol mostrare”.

Sabrina Santamaria 
Foto presa dal Globus Magazine 

https://goo.gl/images/uRGwbk

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s