IL BOATO RUGGENTE DELL’ARTE: QUANDO GLI ARTISTI SI INORRIDISCONO a cura di SABRINA SANTAMARIA

Il Boato ruggente dell’arte: quando gli artisti si inorridiscono.

“Siate sempre capaci di sentire nel profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo” cit. di Ernesto Che Guevara

Un grande rivoluzionario come Ernesto Che Guevara affermò: “Vale la pena di lottare solo per le cose senza le quali non vale la pena di vivere”. Vero pacifista, libertario tanto da morire in nome della libertà come i giovani della rivoluzione sessantottina che ripudiavano la guerra e la violenza i quali molti di loro furono pure arrestati. Ultimamente hanno denunciato le stesse problematiche due cantautori Ermal Meta e Fabrizio Moro con il testo musicale “Non mi avete fatto niente” che è un innovativo esempio di una denuncia nell’ambito della musica. Fabrizio Moro ed Ermal Meta decidono di creare a quattro mani un pezzo musicale che possa rimanere inciso nella storia di tutti i migliori cantautori dei tempi. A mio parere uno degli obiettivi dei Nostri è stato quello di dare origine ad un testo che possa scuotere nel profondo l’immaginario collettivo con lo scopo di far riflettere l’opinione pubblica su alcune problematiche di respiro mondiale: la guerra, il terrorismo, in generale se vogliamo la distruzione ingiustificata della violenza. Questo testo è risultato vincitore al Festival di Sanremo, primo posto a mio giudizio, sudato e meritato, non solo per il messaggio veicolato, ma anche per le scelte stilistiche adoperate; il testo di questa canzone mi riconduce mentalmente ad una poesia cantata. Ascoltando con dedizione e con accuratezza possiamo rintracciare figure retoriche come metafore, ossimori, iperboli (“Galassie di persone”). È come se i Nostri dicessero in modo chiaro ed esplicito: “La guerra non è mai un atto legittimo ed ogni modo non può essere mai giustificata. Il terrorismo nemmeno! Non si può ammazzare in nome di un dio, di una religione, di un’idea, è eticamente inaccettabile ed impensabile per un uditorio “sano” moralmente concepire di portare la pace nel mondo con una bomba o con una guerra”. Lo stesso discorso vale per il nostro paese, l’Italia, che manda i suoi soldati per fare le “missioni di pace” ed usano le armi da fuoco, un controsenso! Questa canzone mi ha riportata ai “Corsi e ricorsi storici” vichiani. La storia secondo Vico procede per cicli che si susseguono in un modo sempre uguale ripetendosi in tre cicli: età degli dei, età degli eroi ed età degli uomini. Oggi quale epoca stiamo attraversando? Qualche storico contemporaneo riuscirà a darci una chiave di lettura? E anche se uno studioso avanzasse ipotesi azzardate a proposito cosa potrebbe descriverci? E con quali coordinate storiche? Spesso gli intellettuali del nostro tempo, vedi la Turkle, ci forniscono un’interpretazione che è molto debitrice della posizione rousseauiana cioè: “Progresso-regresso”. Il progresso non ha portato più al benessere della società, il benessere lo ha portato agli albori della tecnologia, adesso la saturazione tecnologica per certi versi ha spaccato il mondo sociale creando: una società a microcosmo che diventa ipertrofica ed opulenta sempre più volubile e concentrata sul predominio dell’avere sull’essere come Erich Fromm ci suggerisce nella sua opera “Avere o essere?” mentre d’altro canto una società a macrocosmo dilaniata dalla miseria più assoluta. Tornando al nostro argomento iniziale pensiamo facilmente che in tutte le epoche ci sono state le ingiustizie e queste sono state denunciate attraverso le arti: musica, pittura, scultura, cinema, teatro e letteratura. Il video di “Non mi avete fatto niente” ha scosso la nostra mente, la nostra coscienza . Fra l’altro se dovessi fare un termine di paragone con un’opera d’arte mi piacerebbe creare un parallelismo con “Guernica” di Pablo Picasso. Sono due forme d’arte completamente diverse perché coinvolgono sensi percettivi completamente eterogenei, una il campo uditivo, l’altra visiva. Al di là di possibili analogie e differenze esse vivono come espressioni d’arte talmente espressive che sono avulse dai loro stessi creatori. Hanno lo stesso obiettivo: denunciare a gran voce gli obbrobri della violenza. La violenza non può essere accettata o considerata come fatto ovvio o normale. Picasso col suo pennello ci narra la triste vicenda della città Guernica colpita dalla guerra civile tra i monarchici guidati dal generale Francisco Franco e i repubblicani, il 26 Aprile del 1937 la città fu rasa al suolo. Lo spazio rappresentato è interno distrutto dal bombardamento. I dettagli sui quali i critici hanno gettato la loro attenzione sono: una figura di donna che sta cercando una candela , un toro, un cavallo grido di una madre che stringe il suo bambino, una donna che corre verso sinistra, un soldato a terra caduto in battaglia tra le mani ha un piccolo fiore segno della pace e della speranza . La lampada rappresenta il lume della ragione che secondo la riflessione del pittore cubista gli uomini contemporanei hanno perso. Proprio alla ragione umana Ermal Meta e Fabrizio Moro si rifanno e si richiamano. La ragione è il lume che l’uomo contemporaneo ha perso, altro che più evoluto! Anche il video della canzone menzionata mostra famiglie e bambini distrutte dalla violenza. “Guernica” rappresenta il grido di dolore universale di tutta l’umanità che nel novecento è stata sconvolta dalle guerre, infatti c’è da riflettere anche sulla scelta del colore, che è quasi un monocromo dalla tonalità grigia. Si rifà molto alle opere medievali perché presenta uno schema triangolare. Sia Picasso, sia i nostri cantautori mi hanno fatto pensare ad un poeta Quasimodo con la sua opera “Uomo del mio tempo”. Individuiamo un carattere fondamentale: “ Il boato ruggente di un grido contro ogni forma di violenza!”
“Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo (…). T’ho visto eri tu, con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, senza amore , senza Cristo. Hai ucciso ancora, come sempre, come uccisero i padri, come uccisero gli animali che ti videro la prima volta.” Cit. “Uomo del mio tempo” di Salvatore Quasimodo.

Sabrina Santamaria

Foto dal web Pixabay

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