CURIOSITÀ SUI BANCHI DI SCUOLA NEL MONDO a cura di LINA LURASCHI

GIRAMONDO CULTURALE…CURIOSITÀ SUI BANCHI DI SCUOLA NEL MONDO

Come funzionano le scuole nel resto del mondo? Che divise indossano gli alunni?

In GERMANIA, come regalo per il primo giorno di scuola, i bambini ricevono in dono dai genitori un cono ( SCHULTUTE ) pieno di leccornie e regalini che va aperto rigorosamente solo quando i piccoli si trovino già in classe.

In FINLANDIA le scuole sono considerate le migliori del mondo.
Qui gli alunni non ricevono voti fino alla terza elementare. Non devono affrontare prove e test fino a 12 anni e la scuola vera e propria inizia invece a 7 anni.

In GIAPPONE i bambini devono recarsi a scuola da soli e devono provvedere alla pulizia della classe.
A scuola non c’è la mensa e devono portare il pranzo al sacco. Il cibo deve essere contenuto in scatoline organizzate per contenere miniporzioni di pasto.
I nonni hanno il compito di acquistare lo zaino per la scuola, il cosiddetto RANDOSERU.

In POLONIA i bambini al primo giorno di scuola, indossano una divisa scolastica: camicetta bianca e pantaloni / gonna blu per le ragazze e un abito formale per i ragazzi.
Esiste anche una cerimonia d’apertura dell’anno scolastico in cui i bambini prestano
giuramento in quanto scolari di prima.

In RUSSIA i bambini iniziano la scuola sempre il primo settembre, anche se si tratta di un giorno festivo o di un fine settimana.
Questa data segna anche l’inizio dell’autunno ed è noto come GIORNO DEL SAPERE.

In INDIA vi si trova la più grande scuola, la CITY MONTESSORI SCHOOL e conta oltre 30.000 studenti.

In ISLANDA che è un paese con clima rigidissimo in inverno, tutti gli scolari devono imparare a lavorare a maglia per fare un maglione caldo.
Il KNITTING ( lavorare a maglia ) è una materia di classe.

In BRASILE le scuole funzionano dalle 7 fino a mezzogiorno. Così i bambini possono pranzare con i genitori. Per esigenze di spazio, gli alunni frequentano la scuola a rotazione su tre turni.

In CANADA il bilinguismo è d’obbligo; molte lezioni hanno luogo sia in francese che in inglese e gli alunni possono scegliere la lingua attraverso la quale studiare le singole materie.

Nella scuola tedesca gli intervalli durano non meno di 20 minuti e in Svezia solitamente non si hanno mai piu’ di tre materie per giorno e la scuola viene vissuta anche al di fuori delle lezioni, fra palestre, aule di studio , biblioteche.
Qui i libri di testo vengono forniti gratis e si pratica l’insegnamento bilingue.
La scuola tedesca è al primo posto in Europa per la capacità di inserire nuove tecnologie all’interno dei programmi didattici.

La vita scolastica dello studente AMERICANO è scandita, sin dai primissimi anni dell’infanzia, da una serie di esami di ammissioni e test attitudinali. Anche per l’ammissione all’asilo, soprattutto per le scuole private e più prestigiose, la lista d’attesa comincia addirittura in gravidanza.
La maggior parte dei bambini comincia il percorso educativo verso i 5 anni; l’anno scolastico americano inizia alla fine di agosto e termina a metà giugno.

Lina Luraschi

FOTO DA WEB

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CURIOSITÀ SUI… LIBRI a cura di LINA LURASCHI

GIRAMONDO CULTURALE: CURIOSITÀ SUI… LIBRI

UNA SFIDA AI POETI CHI CI LEGGONO: VOGLIAMO PROVARE A SCRIVERE UNA POESIA CON LA TECNICA DEL LIPOGRAMMA ?

Il lipogramma è un testo letterario in cui possono comparire tutte le lettere dell’alfabeto tranne una, a scelta dell’autore. Lo scrittore francese Georges Perec (1936- 1982) è riuscito a scrivere un romanzo di oltre 300 pagine senza mai usare la “e”.
Fra i molti volumi rari custoditi nella biblioteca dell’Università di Harvard (Usa) ce n’è uno unico pubblicato nel 1880 e rilegato in pelle umana: “Dei destini dell’anima”, raccolta di versi del poeta francese Arsène Houssaye. Veniva preferita la pelle delle donne per la sua morbidezza e perché aggiungeva un tocco di depravazione quando veniva toccata. Questa pratica era diffusa fra il XVII° e XIX° secolo.
Uno dei libri più misteriosi di tutti i tempi è il Manoscritto Voynich: un volume illustrato di 204 pagine, vergato a mano su pergamena dell’inizio del XV sec. La cosa strana è la lingua in cui è scritto, che non assomiglia a nessuna di quelle conosciute. Finora nessuno è riuscito a decifrarlo.
Papa PAOLO IV nel 1558 creò un elenco di pubblicazioni ritenute dannose per la fede che i cattolici non dovevano leggere, pena la scomunica (abrogato nel 1966). Ancora oggi chi viene escluso si dice che è stato messo all’indice.
Nel 2010 è stato restituito alla New York Society Library, un libro prestato a George Washington nel 1789 e mai riportato. Per i 221 anni di ritardo gli eredi del presidente Usa avrebbero dovuto pagare una multa di 300 mila dollari, che è stata però condonata.
Nessuno vorrebbe stare sul Libro nero: se si compare fra le sue pagine, significa che qualcuno ha deciso di farci la guerra. Il modo di dire risale alla Rivoluzione francese, quando i nomi dei condannati alla ghigliottina venivano annotati su un volumetto di quel colore.
Il libro più piccolo del mondo, leggibile senza lente, si trova nella Biblioteca Malatestiana di Cesena. Stampato a Padova nel 1897, misura 15×9 mm e contiene una lettera di Galileo Galilei a Cristina di Lorena, in cui lo scienziato sostiene che la teoria copernicana non è in contrasto con la fede.
Che cosa c’entrano i libri con gli alberi? Molto, se si pensa che la carta è fatta di cellulosa, ricavata dagli alberi ad alto fusto. Ma c’è un’altra affinità: i latini chiamavano liber la parte interna della corteccia, che un tempo si usava come materiale da scrittura.

Lina Luraschi

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LO SCOTTANTE “LIBECCIO” DI MATTEO AUTUORI a cura di SABRINA SANTAMARIA

Lo scottante “Libeccio” di Matteo Autuori.

Chi può essere considerato poeta? Colui che si esprime nei suoi versi con un linguaggio sublime, aulico? O colui che si rifà ai canoni classici della poetica (la rima, la lunghezza del verso)? Non vorrei peccare di presunzione nel dire che il vero poeta non è niente di tutto questo. Il poeta è lo spasimante più azzeccato delle sue emozioni e di quelle altrui, egli anela alle muse ed esprime ciò che c’è dentro di lui, espone la sua anima, non celando nulla. Ultimamente mi ha condotta a questa riflessione un giovane autore, Matteo Autuori, il quale non va letto con i soliti canoni. Questo poeta non si ricollega a nessuno stile precedente che io abbia letto, mi riferisco anche a poeti contemporanei o che ho conosciuto ultimamente; già inoltrandomi nei primissimi versi mi sono sentita sfidata dall’autore, era come se mi dicesse: “Se ancora mi leggerai sappi che non troverai la solita poetica”. Il suo stile è a dir poco scottante, il suo interesse è mettere a nudo le sensazioni dell’uomo (ed anche dell’autore) quelle più scottanti o più fredde che fanno venire la pelle d’oca, con magiche parole riesce a svelarle in “Abbraccio”: “ Pelle contro pelle… Corpi che si amano che barattano emozioni (…) è comunione di carne sangue saliva sudore salate lacrime…”, in quanto non siamo solo spirito, ma anche carne e sangue che vibrano, palpitano nel nostro essere creando infiniti sospiri. La sua poetica è originale, ma allo stesso tempo non declassante! Questa raccolta poetica non è nata per chi rimane fedele e chiuso alle “chiare fresche e dolci acque” (con tutto il rispetto per il nostro Petrarca), ma non condivido il modo di fare poesia di alcuni autori che rimangono arenati ai soliti modi di scrivere, sono molto persuasa a sperimentare, ad aprirsi all’innovazione conservando gelosamente i retaggi della tradizione. Il Nostro sa osare, mostra davvero carattere scrivendo come davvero sente dentro di sé, non si lascia condizionare dalle opinioni di potenziali critici che potrebbero valutarlo con toni negativi. Il nostro poeta è appunto un vento che soffia forte sul lettore che lo scuote dalle membra per farlo riflettere : “ Allontanati, stacca tutte le tue spine, distanzia oppressioni ed oppressori… Crea un tuo utero spaziale modella su te stesso la tua placenta esistenziale e godi…”. “Libeccio” è un titolo strettamente connesso alla storia personale del Nostro, ragazzo del Sud emigrato a Bergamo, pronto a scontrarsi contro varie difficoltà. È un vento che soffia da sud verso il nord, qualcuno che prorompe e arriva con classe facendosi ricordare e sapendosi raccontare, allo stesso tempo anche lo stile è una ventata di novità, un’opera di qualcuno che decide di mostrarsi senza classicismi finti o versi ispirati da surrogate reminiscenze di liceale memoria. Autuori dimostra di sapersi scrollare di dosso i banali pregiudizi sulla poesia che non fanno altro che ammazzare i veri artisti. Il Nostro si mette sullo stesso piano dell’uomo comune e come se ci comunicasse: “Io sono come te. Incarno i tuoi stessi ricordi, i tuoi stessi vissuti, solo che ho il coraggio di raccontarli”, mi ha ricordato l’introduzione ai “Fiori del male” di Charles Baudelaire in cui il “poeta maledetto” si paragona al lettore non elevandosi, perdendo l’aureola come egli stesso racconta, ed è quello che fa Autuori, è il poeta che per sua scelta getta la sua “aureola nel fango”. Una poetica tagliente la sua che squarcia la linea dei ricordi. Un crocevia sinuoso, tratteggiato prorompente che si dispiega attraverso la sua particolare sensibilità. Non ci manda nel pantano di uno stile classicheggiante, il suo è un urlo nella notte più nera, in un’epoca in cui l’uomo ha perso se stesso e dovrebbe ritrovarsi, egli si ritrova con piccante estrosità volgendosi in avanti all’estremo delle sue forze con tutto il coraggio che riserva ancora in “Come funziona la vita?” asserisce : “ Ama smodatamente ogni solleticante sensazione ed ama ancora, fallo con tutte le tue forze… che sia essere umano, che sia animale, che sia nobile oggetto, fallo… e non aver timore di fallire, perché il coraggio porta ad atti estremi, ma l’esser codardi uccide la vita stessa”. Un allarme, un grido di chi è davvero un poeta! Vera anima solitaria che nella foschia della quotidianità caccia la monotonia scagliandosi come dardo contro l’unanimità dell’inutile parvenza dell’essere, Autuori è come se con il vociare stridulo e sguainato esprimesse: “Io ci sono!” con titanica volontà sente il richiamo ai profondi valori dell’umanità che sembrano svanire come vapore, egli li rivendica! Sprigiona una caparbietà incredibile. È come quella Ginestra leopardiana che se ne sta ferma alle pendici del vulcano, pronta per essere distrutta, ma non si arrende. È uno scrittore che ci riconduce alla innegabile materialità di questa vita, traslandola alla spiritualità e captando l’anima come tutt’uno, un unico sentire con il corpo compiendo un tentativo forse raggiunto di simbiosi fra corpo e anima non scissi, ma in questi attimi rubati sono stati furtivamente insieme danzando in questi turbini di versi.

“Fare l’amore è più facce della stessa vita o più vite dietro tante facce diverse” Cit tratta dalla poesia “fare l’amore” di Matteo Autuori.

Sabrina Santamaria

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“L’EVOLUZIONE CREATRICE SI INCARNA NEL MITO POLACCO FEMMINILE” a cura di SABRINA SANTAMARIA

“L’evoluzione creatrice si incarna nel mito polacco femminile”

“Ogni inizio infatti è solo un seguito, e il libro degli eventi è sempre aperto a metà”. Cit “Amore a prima vista” di Wisława Szymborska.

La femminilità non va considerata come sesso debole o inferiorità. Anzi la donna può essere tale solo se è anche “femmina”. Questo termine nel tempo è stato sempre intriso, imbevuto di molteplici significati, tanto che porta un grandissimo retaggio con sé spesso caratterizzato da valenze piuttosto negative. In realtà vorrei sfatare un paio di luoghi comuni che vigono, soprattutto ancora al Sud Italia, che essere “femmine” equivale ad essere delle “poco di buono” o “senza moralità”. La femminilità va vissuta pienamente perché per me è nell’estrinsecarsi di essa che una donna manifesta le sue migliori qualità, vorrei ricordare ai miei lettori che una donna prima di essere biologicamente tale nasce femmina, è il suo genere, caricare questa parola e darle un significato semantico estraneo, ma culturalmente denso è a mio avviso un errore fortemente epistemologico oltre che scaturisce da una discriminazione sessista. Imbattendoci nello studio della storia sappiamo che contro l’essere femminile vi è una lunga tradizione secolare che parte già dal Medioevo fino ai giorni nostri. La femmina era considerata lo strumento del diavolo per peccare attraverso la sessualità, fra l’altro questo termine viene ricondotto immediatamente ad una sfera intima prettamente sessuale. La femminilità è una forma di arte, di bellezza, dell’animo e dello spirito che si respira negli occhi di una vera donna! Femminilità ed essere donna sono due facce della stessa medaglia. Donna deriva dal latino domina significa “signora”, il poeta Dante usava spesso questa parola nei suoi versi. Bisognerebbe intendere l’essere femminile e la donna come due vertici della stessa parabola che incrociandosi nella pienezza del reale danno vita al suo picco. Si comincia con la sola femminilità, si culmina il cammino con l’essere donna, ma non per questo la femminilità non vada considerata come una tappa necessaria ed importante, bene manifesta questo pensiero la poetessa polacca che ha ispirato questo articolo in “Ritratto di donna”: “Deve essere a scelta. Cambiare, purchè niente cambi. È facile, impossibile, difficile, ne vale la pena (…) Non ha la testa sulle spalle, però l’avrà. (…) Tiene nelle mani un passero con l’ala spezzata, soldi suoi per un viaggio lungo e lontano, una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka Dove è, che corre, non sarà stanca? Ma no, solo un poco, molto, non importa. O lo ama, o si è intestardita. Nel bene, nel male, e per l’amor del cielo” . La “femmina” è l’essere che genera vita, non una meretrice! Alcune artiste come Frida Kahlo, Alda Merini, la Spaziani, la Harendt. Fra tutti questi esempi non possiamo non ricordarci di Wisława Szymborska, una poetessa che sarà ricordata nella storia per la sua forte capacità di essere fortemente ancorata alla realtà e per il suo engagement sociale ad esempio nella sua poesia “Figli d’epoca” ci rammenta: “Siamo figli dell’epoca, l’epoca è politica. Tutte le tue, nostre, vostre faccende diurne, notturne sono faccende politiche (…) Ciò di cui parli ha una risonanza, ciò di cui taci ha una valenza in un modo o nell’altro politica”. Sartre, filosofo di grande spessore culturale, discutendo dei giovani rivoluzionari del ’68 disse che aveva vinto lo “spirito in movimento” sul “pratico inerte”, ecco lo “spirito in movimento” è, a mio giudizio, strettamente connesso con l’essere femminile, esso è la libertà dell’animo di mostrare le proprie fragilità, le proprie paure, angosce, ansie, anche tutte questi sentimenti costituiscono la bellezza dell’eterogeneità dell’uomo. La femminilità è, per in termini bergsoniani, l’ “Evoluzione creatrice” che sgorga dallo spirito di una mente che non smette di sognare, vola e si immagina in un mondo altro per ritornare attraverso un viaggio con la fantasia nel nostro mondo rendendolo migliore. Io credo che sia in questo modo che conosco le grandi manifestazioni di alcuni geni che si sono regalati con le loro opere appartenendo oggi all’intero patrimonio dell’umanità. È il caso di Wisława Szymborska che ha vinto il Premio Nobel nel 1996 poetessa polacca, la quale ama, in certi casi, farsi rapire dal suo flusso di coscienza e regalarci il suo fluire, il suo scorrere, non mentale, ma ci dà in mano le chiavi di lettura di frammenti, stralci, a volte granelli, della sua esistenza. La vita non si misura in modo cronologico, in anni, ma dalla qualità degli attimi che viviamo: puoi vivere e non esistere, in solo attimo puoi regalarti il privilegio di vivere un’eternità, puoi sperimentare l’infinità di un battito del cuore, in un istante puoi accorgerti che sei vissuto in vano ed a quel punto di slanci verso l’incerto di una vita davvero sperimentata fino all’ultima lacrima ricordando ancora il testo poetico “Amore a prima vista”: “Sono entrambi convinti che un sentimento li unì. È una bella certezza ma l’incertezza è più bella (…). Li stupirebbe molto sapere che già da parecchio tempo il caso stava giocando con loro”. La giovinezza non è data da una ruga in più o in meno in viso, si può essere giovani nel cuore anche a ottant’anni, vedere scorrere il tempo e sorridere perché la sua tirannia non ha sortito alcun effetto nel tuo essere tanto da immaginare i versi come una cerva che ancora agile corre sui boschi: “Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto? Ad abbeverarsi ad un’acqua scritta che riflette il suo musetto come carbone? Perché alza la testa, sente forse qualcosa? Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità, da sotto le mie dita rizza le orecchie”, queste frasi sono state scritte per esprimere la “gioia di scrivere”, infatti questo testo si intitola appunto “La gioia di scrivere”. La Nostra è molto netta e diretta nelle sue espressioni, senza artificiosità poetiche o sintagmi complicati, sceglie un registro linguistico essenziale, il suo appello lo pone emergendo dall’interno della società non assumendo una posizione privilegiata, anzi assorbe come una spugna il linguaggio comune per scagliarlo contro le ingiustizie sociali come della poesia “La fine e l’inizio”: “Dopo ogni guerra c’è chi deve ripulire. In fondo un po’ d’ordine da solo non si fa. (…) C’è chi deve sprofondare nella melma e nella cenere, tra le molle dei divani letto, le schegge di vetro e gli stracci insanguinati. (…) Non è fotogenico e ci vogliono anni. Tutte le telecamere sono già partite per un’altra guerra.”
“La gioia di scrivere il potere di perpetuare. La vendetta d’una mano mortale”. Cit dalla “La gioia di scrivere” di Wisława Szymborska.

Sabrina Santamaria

Foto dal sito Wikipedia:

https://en.m.wikipedia.org/wiki/Wisława_Szymborska