“RICORDI” di MARIA ROSA ONETO

Titolo: “Ricordi”

Non sono mai stata bambina, nel senso più ampio del termine.
Quando nasci e a pochi mesi ti colpisce una menomazione fisica, la “tua palestra sperimentale” diventano: gli ospedali, gli sguardi impietosi della gente, l’esperienza che ogni giorno ti viene stampata addosso come una seconda pelle.
La fantasia, che credi di trattenere, è un esercizio mentale per confondere i pensieri e far credere all’anima che tutto possa cambiare.
Da piccolina, venivo additata e derisa come fossi un clown da circo o il risultato di un amplesso diabolico e infernale che mi avesse rovesciato addosso: sfortuna e castighi da sopportare.
Allora, ai miei tempi, neppure troppo lontani, venire al mondo con un handicap corporeo significava: essere isolati, tenuti nascosti, segregati dalla società dei “finti” normali.
Molti, a vedermi, si facevano un segno di croce, sputavano in terra in segno di disprezzo oppure giravano subito lo sguardo per non essere contaminati o reietti. Era l’epoca della religione infarcita di magia e superstizioni. Delle vecchie credenze portate avanti con ignoranza e grettezza di cuore.
La mia intelligenza, da subito vivace ed esuberante, non mi ha impedito di soffrire, di sentirmi avvilita e umiliata come un angelo scartato dal Paradiso.
Il mio unico peccato, era quello di non poter camminare o di avere per pochi minuti un’andatura scorretta e scoordinata, che le varie operazioni hanno sempre più aggravato.
Nonostante questo, ero una bambina “spudorata” e felice con una gran voglia di leggere e capire.
In questo i miei genitori mi hanno sempre aiutata, pur restando limitati (soprattutto mia madre) nel concedermi quel dono infinito, chiamato libertà. Una vita segregata, “punita”, avvilita che mi ha da sempre tenuta lontana dalla fede e dal vuoto bigottismo. Forse, a modo mio, ho riversato preghiere al Cielo. Ho avuto la forza necessaria e con essa la speranza di attendere dalla vita qualcosa di buono. Quasi sempre sono stata delusa; ancor più quando il destino si accaniva su di me come belva feroce.
Ho lottato e attraversato la mia solitudine con il sorriso sulle labbra e la sfrontatezza dell’età.
Certa che in qualche modo sarei stata ricompensata.
Sono ancora qui ad aspettare insieme ad un’amica fidata: la mia carrozzina nera e gialla che non mi abbandona mai!

Maria Rosa Oneto

Foto Pixabay

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s