“LETTERE” di MARIA ROSA ONETO

Titolo: “Lettere”

Ci sono lettere, che non scriveremo mai. Altre, che resteranno chiuse nei meandri fumosi della memoria.
Altre che non verranno mai spedite per pudore, per vergogna. O semplicemente gettate via per abitudine o per non spendere neppure un centesimo.
Lettere intrise d’amore, di passione. Fogli dove il dolore si squaglia come neve al sole. Frasi che le lacrime hanno confuso, profanato come lo smoccolare lento di una candela. Parole d’odio e rancore, virgolettate per non cadere nel volgare. Messe fra parentesi come un’equazione algebrica.
Lettere di menti malate, piene di scarabocchi e di ferite fatte con il pennino. Pensieri sull’esistenza e sul perché della morte di un filosofo in cerca di speme e fortuna. Autori, fuori stagione, che vergano la carta con inchiostro di china, imprimendovi la bocca sdentata e le mani usurate dall’invidia. Lettere sminuzzate in piccoli pezzi, gettate dalla finestra a disperdersi come coriandoli al vento.
Fiumi di parole che non hanno più suono. Sciabolate di spiriti persi che all’apparir del giorno sconfiggono i mulini a vento e le orme dei soliti passanti.
Lettere umide di piacere, di abbracci che hanno reciso la pelle. Di tremori reverenziali a guardarsi nudi, agghindati di peccati. Nell’ombra tremano persino le stelle e quei fiocchi di poesia deposti a sera sugli alberi ingialliti.
Parole. Soltanto parole, lievi come zucchero filato.
Dannose più del veleno gettato in cantina per uccidere i topi.
Lettere chiuse in bottiglia che l’Oceano inghiotte e rigetta con moto perpetuo. Diari spillati anno dopo anno che la solitudine ha sigillato per non essere mai aperti, toccati.
Lettere diventate testi di canzoni. Trame per un regista che riprende l’azione e a voce alta redarguisce gli attori
Parole messe a dimora nell’angolo segreto del cuore.
Inquietudini tracciate a matita e subito cancellate.

Maria Rosa Oneto

Foto Pixabay

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