IL MALE DEL SECOLO di MARIA ROSA ONETO

Titolo: IL MALE DEL SECOLO

Le malattie, il dolore fisico, la morte, una volta che vengono incapsulare nella nostra forma mentis, divengono il baratro esistenziale nel quale sprofonda la coscienza.
Il ragionamento, la capacità di discernere, l’età adulta, inevitabilmente, ci mettono davanti alla realtà del pensiero che pensa. A mano a mano, che la gioventù decade, sfiorisce, portandosi via: sogni proibiti, fantasie assurde e illusioni senza confine, la paura della sofferenza e del degrado corporeo avanzano, impossessandosi di quei circuiti mentali, dove poco prima, nessun “tremore” o disagio sembravano albergare.
La visione della sofferenza, fisica o psichica, dell’handicap e della disabilità variamente espressa, inducono le persone a chiudere gli occhi. A voltare la testa. A voler ignorare a tutti i costi, che la “differenza” esiste e non soltanto in casa degli altri. Mai come in questi ultimi, recenti, periodi esistenziali, l’Uomo, si è riscoperto bestia (con gran rispetto per gli animali che danno amore e dedizione, senza chiedere nulla in cambio). Bestia, senza sentimento e ritegno. Infagottato nel proprio cinico individualismo, che lo rende impermeabile ad ogni emozione e buon senso. “Non mi occupo d’altro, tranne che di me stesso!” sembra ripetere come un mantra l’Uomo insensibile e disonesto. L’intera Umanità se vogliamo dirla chiara. Il concetto della perfezione, della bellezza, della giovinezza e del benessere ad ogni costo, la fanno da padrone; gettando in un angolo tutto il resto. Famiglie allargate, spaiate, “arcobaleno”, hanno distrutto il concetto di parentela e quella sana alleanza di antica memoria, dove non era concesso a nessuno di non essere accudito. O di venir relegato in un ospizio tanto per togliersi dall’imbarazzo. O cacciato per strada come a regalare una croce all’altrui destino. Oggi, che viviamo di apparenza e di relazioni tecnologiche, chiusi nel recinto di pseudo amori e di affettività senza impegni, la malattia e il dolore, fanno ancora più terrore. Le notizie che giungono dai canali televisivi e dalla stampa, ci hanno resi amorfi, impermeabili, assetici a qualunque tragico evento.
Persino ” la morte” si è trasformata in un “gioco da ragazzi”, in una “battaglia” da videogames, in una “sfida
per bulletti di quartiere”.
L’utilizzo smodato di alcol e droga da parte di giovani e giovanissimi, hanno permesso il proliferare di abitudini incivili, barbare e detestabili. Mancando l’attitudine al bene, al rispetto e all’amore si viene a negare il senso stesso dell’esistere; sino a naufragare in una deriva perversa, fatta di oblio e nullità.

Maria Rosa Oneto

Foto Pixabay

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