RITRATTI: SERENA VESTENE – a spasso col tautogramma

Foto: Umberto Barbera, Serena Vestene durante la serata “Yin e Yang” nell’ambito del programma”Verseggiando sotto gli astri” alla rassegna letteraria internazionale BOOKCITY di Milano, Cascina Linterno, 18 novembre 2018.

(by I.T.Kostka)

Un’artista poliedrica e sorprendente, la sua creatività spazia tra la poesia e la musica, tra la pittura e le performance quasi teatrali con l’accompagnamento d’arpa o violino. Serena Vestene, una donna di spiccata sensibilità e raffinatezza poetica, molto femminile nella stilistica eppure mai scontata né banale. Ama osare e sperimentare creando, con successo, molto interessanti e stimolanti tautogrammi, raccolti nella sua ultima silloge dal titolo ” Inginocchiata a picco sul cielo” (Robin Edizioni, 2018). Oggi conosceremo meglio il suo ricco di sorprese mondo artistico:

SERENA VESTENE

Poetessa veronese.

Nell’aprile 2013 ha pubblicato la sua prima silloge di poesie “Ad occhi spenti” edita “Edizioni Photocity”.

Nel luglio del 2017 è uscito il cd audio di poesia “I volti della luce” – Freecom srl – nel quale la poetessa recita 16 delle sue poesie intrecciate alla musica d’arpa. Nel febbraio 2018 esce la sua seconda silloge poetica dal titolo “Inginocchiata a picco sul cielo” con la Robin Edizioni. Qui la peculiarità è l’utilizzo della forma stilistica del TAUTOGRAMMA. I suoi lavori vengono presentati in librerie e spazi culturali sparsi per l’Italia, oltre a Verona, anche a Firenze, Roma, Bologna, e in Radio (sulle frequenze di Verona, Milano fino ad Adelaide, in Australia), si presenta anche in locali e mostre di pittura con la formula di reading con accompagnamento d’arpa o violino, oppure in reading conciliati per tematica alla musica d’autore. Alcune sue poesie hanno ricevuto menzioni di merito in concorsi nazionali e internazionali. Da qualche anno organizza rassegne di poesia nel veronese con la partecipazione anche di poeti contemporanei di rilievo da tutta Italia. Serena Vestene è anche pittrice, e peculiare è la sua pittura su velluto, partecipando a mostre collettive, nelle quali unisce, in occasione dei vernissage, la parola poetica e l’arte pittorica con il suono d’arpa.

• DUE TAUTOGRAMMI

AMARSI

Amarsi.
Avremmo altrimenti anteposto
attrazioni arcane
all’assaporarsi appariscente?
Avvolgente abbandonarsi
accettandosi
azzurrità abissali,
acque amare.
Abbeverarsi, assetarsi, abbeverarsi ancora.
Assaggiarsi ancora.
Affinché avvengano
antiche appartenenze,
angelico annidarsi
all’alba agrumata.
Assediarsi,
assestandosi angoli atomici.
Accogliersi,
ad anime allargate.
Ascoltarsi all’apice
ansimanti alveoli
alleggerite, agitate
ali alle arterie.
Abbandonarsi.
Accaldandosi attorno all’altro
andare avanti
ad accadersi ancora.

DIAMANTI

Decidi dove depormi.
Dopo dedicherò dita
dorso, denti,
delicati dimenamenti
dal direzionarti
dentro dune
dorate di desiderio.
Disarcionante destriero.
Delizia delirante.
Dimorerai.
Divorerai.
Danzerai.
Dappertutto.
Diverremo diamanti.
Dal denudarci
di dimenticati deserti.
Dal disorientarci
dentro duplici debolezze,
da dentro dolcezze dissipate,
disperse, denutrite,
dilateremo desiderio
dal dolore,
distingueremo durezza
da dita dominanti.

Dappertutto.

Dimorandoci. Dappertutto.
Divorandoci. Dappertutto.
Destandoci. Degustandoci.
Dappertutto. Dappertutto.

Serena Vestene

Tutti i diritti riservati all’autrice

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RITRATTI: GABRIELLA CINTI

(by I.T.Kostka)

Una donna fine dall’aspetto angelico grazie alla sua chioma dorata, una donna fatta poesia ma di grande forza espressiva. Ribelle? Difficile indovinare e giudicare, Gabriella Cinti è entrata a far parte della grande famiglia artistica del programma “Verseggiando sotto gli astri” lo scorso sabato, presso il suggestivo e impregnato d’arte contemporanea Atelier Spazio Galleria dell’Architetto Giovanni Ronzoni a Lissone.

È stata accolta calorosamente e applaudita con entusiasmo. Oggi vorrei presentarLa ai lettori della testata giornalistica “Alessandria Today”.

• NOTA BIOGRAFICA

Gabriella Cinti, nata a Jesi, italianista, poeta, scrittrice, saggista, performer in greco antico.
Libri: Poesia: Suite per la parola (Péquod, 2008), Euridice è Orfeo, (Achille e la Tartaruga, 2016), Madre del respiro, (Moretti e Vitali, 2017). Saggi: Il canto di Saffo-Musicalità e pensiero mitico nei lirici greci, Moretti e Vitali, 2010. Di prossima pubblicazione: La lingua del sorriso: poema da viaggio.
Sulla sua poesia, il saggio: Franco Manzoni, Femminea estasi. Sulla poetica di Gabriella Cinti, Algra editore, Catania, 2018
Vincitrice di numerosi premi nazionali e internazionali, sue poesie sono presenti in diverse antologie. Tradotta in inglese e greco moderno.

• DUE POESIE SCELTE

INTERSECARE L’ESSERE (Da “Madre del respiro”)

Albergo nell’invisibile,
dove un chiarore inconsueto discerne
il groviglio del mio corpo pensiero.

Accolgo il mondo perché mi si fa suono,
quando pur sfioca
il giallo del divino sorriso

e le mani mie più non sono
che anello congiunto all’essere
dentro un tunnel frusciante di vocali.

Mi porto il passato addosso,
chiocciola d’immenso
alonante intorno al mio dire,

mentre la carne delle cose
si ricompone nel corpo sottile del segno.

Converto la rinuncia in progetto
e scelgo il nulla come sfida,
ricompongo macerie come tasselli di vita.

Intreccio da straniata tessitrice
i fili del senso e semino
talismani di colore nel vuoto
di vita allestito nell’ombra.

Mi abbandono per intero all’improbabile
e mentre sorvolo la vita
alla ricerca del giorno,

scopro l’orizzonte del pieno
che mi chiama ad un diverso con-senso.

Avvolta a spirale tra il nulla ed il tutto,
mi basta un seme di parole
per intersecare l’essere.

LA STELLA DEL SÌ (Da “Madre del respiro”)

Seppure anche oggi
il vento mi sospinge
sui bordi di un oriente di senso
che naufraga nel fuoco strabico
delle mie antenne sfrangiate,

mi ritrovo per segni e sogni
indecifrabili e sconnessi
a cercare l’anima di ottobre
e la mia,
ricomposte in stagione.

Appoggio la fronte sul silenzio,
ruggente nelle tempie,
mentre curvo in spada
il cuneo ferrato del volere.

Il varco chiuso ostenta
la sua arcana blindatura.

Tutte le vite passate ad infrangere
anelli stretti di non senso,
per ritrovarsi ancora
a trepidare per l’invisibile

E nell’ultimo scatto
che allenti infine la presa del qui,
mi immenso la pupilla di respiro,

mentre nell’opaca solidità del diniego,
si irradia la stella del sì
dal punto d’oro nel cuore del mandala.

Gabriella Cinti

Tutti i diritti riservati all’autrice

Gabriella Cinti su YouTube:

https://youtu.be/CKnoK0wHnwE

Foto: Umberto Barbera, 22° “Verseggiando sotto gli astri” presso Atelier Spazio Galleria dell’Architetto Giovanni Ronzoni, Lissone 26.01.2019

RITRATTI: ELISA LONGO – poetessa e performer tutta da scoprire

(by I.T.Kostka)

Una rivelazione della Maratona Poetica del Piccolo (ma Grande) Museo della Poesia a Piacenza: Elisa Longo. Una poetessa di grande originalità e carisma, apprezzata durante numerosi Poetry Slam e performance sul territorio nazionale. I suoi libri d’esordio in formato ebook si trovano in cima alle classifiche della piattaforma digitale Amazon. Una donna sensibile e intelligente, creativa e sorprendente come anche i suoi novativi versi. Oggi tra gli ospiti della testata giornalistica online “Alessandria Today”!

• BIOGRAFIA

Elisa Longo nasce a Tradate (Va) il 14 maggio 1974 da genitori pugliesi. Cresce e respira l’aria di Panni, un paesino a 801 m.s.l.m del Subappennino Dauno. Si laurea in lingue e letterature straniere all’ Università Cattolica di Milano. Lavora come correttrice di bozze ed editor per case editrici medio piccole e collabora con una grande casa editrice nella redazione di schede libro. Si occupa di campagne di ufficio stampa ed è una giornalista free lance. Partecipa al Premio Italo Calvino nel 2017. Scrittrice di racconti, poesie e sceneggiature teatrali, decide di partecipare alla sua prima lettura pubblica solo nel novembre 2017. Il pubblico si incuriosisce e comincia a interessarsi alla sua poetica che sembra emergere dal nulla. Nel maggio 2018 vince il “No Lunch Poetry Slam” dell’edizione del Festival Internazionale di Poesia di Milano e comincia la sua collaborazione con alcuni poeti della scena milanese. Partecipa a uno spettacolo poetico reinterpretando la poetica di Cristina Campo a cui dedica la poesia Cristina.
Impegnata per i diritti civili, contro la violenza di genere e il razzismo, partecipa attivamente a campagne di sensibilizzazione.
Il 3 agosto 2018 pubblica la sua prima silloge poetica “Buttate la Poesia tra le gambe di una donna” che passeggia curata da Stefano Donno de I Quaderni del Bardo edizioni in versione Ebook.
Il 25 ottobre pubblica “Come se qualcuno vi vedesse nudi”, sempre con Stefano Donno de I Quaderni del Bardo edizioni, in versione Ebook, una raccolta di racconti che possono essere riassunti con una delle frasi contenute nel libro: “Forse siamo solo ombre su un muro, la proiezione di una concretezza sfumata”.
Nel 2019 è in arrivo il suo terzo libro, in versione cartacea per I Quaderni del Bardo di Stefano Donno.
“La poesia risuona per le strade, quando è viva dialoga con il panorama circostante. Vedere una donna passeggiare è poesia. Io scrivo una poesia del quotidiano e la metto a disposizione di chiunque voglia leggerla: nei salotti, sulle riviste poetiche, negli slam o per strada.”

• Alcune poesie scelte:

LA MULA PEPPINA

Orizzonte di campo:
sole e schiene chinate
a strappare bozzoli avorio.
Cresce l’aglio
e cresco anche io.
Io in groppa a Peppina
mula secca, sudata e lucida.
Io a sciabolare parole all’aria
e giocare tra inchiostro e carta.
Mula sferza la coda ispida.
Mula mangiata dalle mosche,
si mangiano anche me,
si mangiano anche i sogni.
Mangiasogni che volano,
ronzano, pungono,
iniettano tracoma,
cecità e buio nell’anima.
Mosche che portano pensieri stagnanti,
Medioevo e forconi.
Io scaccio mosche,
mi faccio aria nuova
in groppa a Peppina,
io sento vertigine di altezze grandi.
Io seminata nella terra,
guardo il cielo,
gioco,
mi batto il petto nudo.
Io cresco con l’aglio,
sogno,
in groppa a una mula
che sogna anche lei.

PUÒ BASTARE COSÌ

Può bastare così
la vita,
se la vuoi depilata,
smussata,
senza buchi in cui inciampare.
Invece
se osi avventurarti
oltre il ruvido dei bordi,
da quei pertugi scuri,
si aprono vuoti d’aria
fatti per rovesciarti lo stomaco,
appenderti per i piedi
o prenderti alla gola.
Sentirsi vivi
è spesso
soffocare

Elisa Longo

Tutti i diritti riservati all’autrice

Elisa Longo durante “Yin e Yang” – Verseggiando – Bookcity di Milano, 2018. Foto: Umberto Barbera

FLASH QUIZ: GUIDO OLDANI – poeta, fondatore del Realismo Terminale

FLASH QUIZ (by I.T.K.)

1-Nome e Cognome: Guido Oldani

2- Professione: Poeta

3- Passioni/hobby:

il terzo millennio e la sua felice frattura totale.

4- Quale significato hanno per te l’arte e la cultura?

L’Arte è la forma che prende la vita in tutti i modi ed in questo tempo. La Cultura è lo strumento: traliccio di pensiero ed opere per rendere possibile la coesistenza di bellezza e bruttezza in tutti noi.

5- Artisti preferiti:

Tutti quelli che in qualche modo abbiano a che fare con la fruttificazione del Realismo Terminale.

6- Progetti attuali:

Diffondere ed articolare il più possibile il libriccino “Il realismo terminale” e le sue traduzioni, l’antologia “Luci di posizione” di Giuseppe Langella e “900 non più” di Battagia e Contessini.

7- Sogni nel cassetto:

Non ho nulla che non siano i sogni.

8- Essere intelligente vuol dire per te:

Non amare i cuochi, detti chef, i sarti, detti stilisti e i giornalisti, detti servi.

9- Dove va l’umanità di oggi?

Nelle tasche dei dieci finanzieri che, senza muovere un dito, ci stanno disossando.

10- Dove conduce l’arte contemporanea?

Forse è l’unico strumento non religioso che ci possa portare alla salvezza.

11- Ti piace sperimentare?

Sì, credo che vada fatto costantemente.

12- Preferisci l’arte viva (teatro, performance live etc.) oppure scegli la registrazione (cinema, CD, Youtube etc.)?

Sceglierei il loro mescolamento, che, se ben gestito, ci regala un mondo nuovo.

13- Libri preferiti:

I classici russi, Il rosso e il nero di Stendhal, Sotto il sole di satana di Bernanos, Lavorare stanca di Pavese e Don Chisciotte, più qualche altro.

14- Secondo te i social network sono importanti?

Sono l’unica possibilità, pericolosissima, che i poveri hanno oggi per salvarsi dai veleni quotidiani e dai pellegrinaggi sbagliati. I non poveri sono già perduti.

15- Che cosa vorresti augurare ai nostri lettori?

Di dedicare mezz’ora a questa intervista. Grazie.

Ti ringrazio per aver risposto a questo flash quiz.

Izabella Teresa Kostka

Foto: Umberto Barbera, “Yin e Yang” Verseggiando – Bookcity Milano, 2018

RITRATTI: MARIA TERESA TEDDE – una poetessa di bellezza interiore oltre il tempo.

(by I.T.Kostka)

Ho conosciuto Maria Teresa Tedde durante uno degli incontri nell’ambito del programma “Verseggiando sotto gli astri…” e sono stata piacevolmente travolta dalla sua grande energia, dalla voglia di vivere e, soprattutto, dal suo solare sorriso circondato da una ribelle chioma azzurra. “Fata Turchina” – ho pensato subito e così la chiamo ancora oggi.

È una poetessa e una donna di bellezza interiore oltre il tempo, sfida le difficoltà della vita quotidiana con la forza di una vera guerriera, lasciando in ogni situazione la testimonianza della sua grande e sincera umanità. Porta con sé il calore della Sardegna, delle emozioni vere che, nella loro nobile semplicità, diventano come diamanti elaborati nei versi delle sue poesie. Maria Teresa Tedde non passa mai inosservata e non grazie alla sua celeste “testa di mare”, ma grazie all’aura di luce e di preziosa empatia che la circonda.

In seguito vorrei presentare il suo libro di poesie fresco di stampa dal titolo “Senza scudo”, edito con grande professionalità dalla casa editrice Pluriversum Edizioni.

NOTA BIOGRAFICA

MARIA TERESA TEDDE, docente in pensione, si dedica con passione alla scrittura di racconti, di qualche romanzo ed ora prevalentemente è dedita alla poesia. Ha partecipato a vari reading poetici, su selezione, in varie città sia sarde che lombarde e altro.
Ha presentato le sue raccolte poetiche (con oggi cinque) a Sassari nei locali Museali della FRUMENTARIA, insieme alla mostra personale del pittore Pier Domenico Magri, a P.Torres ( libreria Koinè- Artemisia Art Cafè), Sassari (Biblioteca Universitaria- Auser- Ex Tappezzeria Dettori- Spazio Arte-Kaos), Cagliari ( MEM) Nuoro ( Caffè Culturale Tettamanzi –Locali ex Convento), Bolotana-Biblioteca Comunale- Alghero (Res-Publica), Roma( Casa Internazionale delle Donne). Milano, varie volte (– Spazio Casa Di Alda Merini- Le Trottoir Caffè Culturale sui Navigli – Università Terza Età-), Biassono ( Monza) e Lissone( MB) -Atelier Spazio Galleria di Ronzoni. Nel marzo 2017 le è stato conferito il Titolo di “ACCADEMICO D’ONORE NELLA CLASSE DELLE LETTERE “ dal Prof. Alfonso Mura- Rettore DELL’ACCADEMIA INTERNAZIONALE DEGLI EMPEDOCLEI ISTITUTO SUPERIORE DI STUDI FILOSOFICI DI AGRIGENTO.
Nel 2017 si è classificata terza nel concorso di Poesia- sezione lingua italiana- organizzato dall’ASSOCIAZIONE CULTURALE CULLEZIU di Sassari ricevendo medaglia ed attestato presso l’aula magna dell’Università di Sassari.

• Tratto dalla nota dell’autrice

Perché “ SENZA SCUDO”

Dare un titolo significativo dei temi poetici inseriti nella raccolta non è una cosa né scontata né banale.
Titoli ne ho scritto venti: li rileggevo e riflettevo sulle poesie inserite per verificarne la risonanza, ma non sentivo quel sussulto emozionale che mi comunicasse “ È questo”.
Poi tutto è diventato chiaro, grazie ad una folgorazione avuta osservando le opere pittoriche del grande artista contemporaneo Pier Domenico Magri, capace di comunicare emozioni con immediatezza: nei suoi dipinti spaziali e materici, c’è sempre uno scudo, a volte anche più scudi, totali o parziali, come elemento protettivo in spazi interstellari privi di elementi figurativi umani ma estremamente ricchi di movimenti segnici vitali e carichi di pathos anche grazie all’utilizzo di colori che entrano nell’anima.
Ed ho capito che nella nostra vita, spesso, questi scudi mancano: si nasce senza una vera protezione dalle esperienze varie che la vita presenta e che solo attraverso queste ci si crea uno scudo per non soccombere e così apprendere ed affrontarne di nuove. Da qui il titolo della mia silloge.
Ringrazio infinitamente Pier Domenico Magri per avermi concesso di impreziosire i versi con una sua opera pittorica a mio avviso di forte impatto emozionale e significativa del senso del titolo.

• Dalla prefazione a cura di Bruno M. Daga:

“ … L’autrice ha scelto di mettere per iscritto ogni suo pensiero in versi, scegliendo la poetica ogni qualvolta, spesse volte al giorno, venga a visitarla. Non usa metriche o alessandrine e non ha problemi legati a stili o a giudizi. Si compiace che la sua poetica racconti la sua storia, le storie di tanti, come lei ama sottolineare; i versi devono arrivare al cuore, suscitare miraggi, emozioni.”
…” Le poesie qui pubblicate hanno forti accenti vitali, recupero delle memorie quotidiane, delle proiezioni enfatiche del suo stile. La banalità non è mai di casa, ma oggetto del verso, concetto da sviscerare e proposta di rinnovamento.
Alcuni testi sorprendono per l’immediatezza del messaggio e per il manifestarsi come poesia libera e sferzante: “ Mi ferirai, oh se mi ferirai!” Inizia così la prima di tutte, che dà il titolo a questo libro. Ecco la guerriera! Ferita e senza ali, senza braccia!
Poeta con ali da gigante che non può camminare.
“ Quanto costa amarti senza difesa?”
Domanda di abbandono consapevole alla vita. Sapere di essere esposta a tutto nella vita, coraggioso intento di energia…”
“ …il mondo di Teresa è il nostro mondo: il luogo degli incontri, delle opportunità da cogliere, di segnali chiari, di sentimenti sciolti da ogni vincolo…
Lei cerca sempre il volo, quella rinascita dalle ceneri…”
“…Cessa la tempesta
si ritraggono le bufere
folgorante sole
asciuga le tue ossa
ed io ricevo ancora
la tua certezza di vita
nell’impermanenza
di attimi che si susseguono “.

• Stralci di postfazione di Eugenio Cossu:

“…La poesia di Maria Teresa, appunto, è umanità, umanità pura; i suoi versi sono dettati dalla sua umanità, sono la foto di sentimenti veri, di dolori ma anche di gioie che hanno segnato e segnano la sua vita…
…Tutti i suoi versi, se li leggete bene, sono legati a emozioni vere delle sue giornate…”
“…È fatta così Maria Teresa, è un vulcano in perenne eruzione, un’onda in perpetuo movimento che però non ti travolge ma ti accompagna, accarezzando i tuoi sentimenti e accompagnando, sempre, dolcemente, le tue emozioni”…

• Alcune poesie tratte dal libro:

GUARDA AVANTI

Chiudila qui
non voglio sentire altre parole.
Togli le virgole
I punti
I Se e i Ma.
C’è un sentiero da percorrere
le parole mandale in apnea.
Ci sono azioni da compiere
in questa vita sgarruppata.
Perciò taci
metti le mani in tasca
guarda avanti
e inizia a camminare.
Non c’è altro da dichiarare
nel respiro del mondo.

TANGHI

Tanghi a piedi nudi
in stanze calde
tanghi improvvisati
prima che il buio
invada l’anima.
Emozioni di passi a due
che si intrecciano
e sciolgono attese.
Pretese di eternità
oltre le bianche tende
di un sogno fatto materia.

COLONNE

Acqua
bisogno di un bicchiere d’acqua
quella con bollicine
che fanno ridere i pensieri.
Ebbra di trasparenze
lascio il vino nei grappoli
m’inebrio a ogni nostro ricordo
canto vecchie canzoni
mi strappo i pantaloni
cogliendo more.
E quando giunge la sera
mormoro la mia preghiera
laica e libera
per avere trovato nutrimento
e aver placato il tormento
di assenze
di colonne di vita mia.

Tutti i diritti riservati all’autrice

“S come SPERANZA” di Maria Rosa Oneto

“S come SPERANZA” di Maria Rosa Oneto

L’etimologia della parola SPERANZA si ricollega al latino SPES (speranza) e a sua volta dalla radice Sanscrita che significa: rendere verso una meta.
Rappresenta, quindi, un sentimento, che nella tradizione CRISTIANA è anche una delle tre Virtù Teologali (insieme alla Carità e alla Fede), di aspettativa di un bene futuro, di fiducioso ottimismo verso il proprio destino e quello del Mondo intero.
SPERANZA, nella lingua Ebraica, deriva dal verbo “QWH” (sperare), il cui rispettivo sostantivo è “TIQWAH” (speranza) che vuol significare anche CORDA.
La corda, diviene così quel legame invisibile, che lega una persona a qualcuno o a qualcosa di indefinito che non ti lascia mai sola.
“La SPERANZA – per Papa Francesco – è un dono, un regalo dello Spirito Santo e per questo mai delude. La speranza è GESÙ. In Gesù Cristo, Persona Viva che si compie nell’Eucarestia, che è presente nella Sua Parola. È Cristo che rifà tutte le cose meravigliose della Creazione, è il motivo della Nostra Speranza. È questa speranza che non delude, perché Lui è Fedele, non può rinnegare se Stesso. È questa la Virtù della Speranza!”
Per Letterati, Filosofi e Poeti, la speranza in senso laico, assume svariate sfumature: può simboleggiare il desiderio passionale che si avvera. Il turbinio delle emozioni che scarnificano il dolore, permettendo all’Anima (Spirito) di riprendere quota.
Può significare: voglia e fiducia di guarire da un male corporale. Sanità di Mente e Cuore per chi è in grado di trascendere il presente e spaziare oltre i confini dell’apparenza. Sperare, rinsalda l’autostima sulle proprie capacità personali. Fortifica la volontà e rende saggi oltre i confini di un vissuto ripetitivo e stancante.
Dal punto di vista psicologico, la SPERANZA, non è stata ancora trattata a fondo. Per Moritz Lazarus (psicologo esperto delle emozioni), il fulcro della questione, riguarda soprattutto la controparte BIOLOGICA e FISIOLOGICA della speranza che sarebbe troppo scarsa per farla rientrare tra le emozioni che comunque scatenano forti reazioni fisiche (come la paura). In ambito psicologico, alla speranza viene dato un compito fondamentale, che è quello di supportare la MOTIVAZIONE; perché senza speranza cadrebbe ogni possibilità di cambiamento, riguardo a situazioni difficili.
Secondo Rick Snyder (uno dei massimi esponenti della Psicologia POSITIVA), la speranza è una sorta di MOLLA comportamentale e ne individua due aspetti.
L’ angentività (la convinzione di poter raggiungere i propri obiettivi) e i Percorsi (l’auspicio di riuscire ad ideare dei piani appositi per realizzarli).
Questi due Elementi, compongono il ” Potere a procedere!”
Quindi essere e mostrarsi positivi, è un “traguardo” di benessere, di “crescita” individuale, verso le “dolci sponde” della Speranza Collettiva.

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RITRATTI: CIPRIANO GENTILINO (psichiatra appassionato di poesia)

( by I.T.Kostka)

Navigando tra le onde dell’internet riesco, a volte, a scoprire qualche Terra Promessa. Stavolta, con grande gioia ed entusiasmo, sono rimasta affascinata dalla poetica di Cipriano Gentilino. I suoi versi privi di qualsiasi vuota retorica scorrono mai scontati, sono ben lontani dalla banalità mediatica di tante “produzioni poetiche” dei nostri tempi. La sua poesia segnata da un linguaggio schietto e diretto è compatta e immediata, trasmette le emozioni in maniera trasparente ed estroversa. Con piacere e a sorpresa ho scoperto nelle sue liriche alcuni elementi comuni con la stilistica del Realismo Terminale “… siamo geroglifici / sul quaderno a righe” e… mi sono sentita subito a mio agio. In seguito una brevissima bio dell’autore e alcune poesie scelte. Buona lettura!

GENTILINO CIPRIANO, nato a Erice, psichiatra e psicoterateuta a Mondovì, sin dagli studi liceali classici si interessa di poesia, blogger su:

https://ciprianogentilinonuccio.wordpress.com

ha pubbicato l’e-book ” Facciamo due passi incauti ” curato dal poeta Flavio Almerighi:

https://almerighi.files.wordpress.com/2018/09/libri-amargine-5-gentilino-cipriano1.pdf

Ha in corso di edizione un libro di poesie con Oedipus Editore.

• Poesie scelte

MEDITERRANEA

ti avrei amato
mediterranea
madre meticcia
di gelsomini
venere puttana
di imam
savoiardi e babbà
ti avrei amato
fossi stata
oriente di pretini
in camporella
e ti avrei tradito

CODICE BINARIO

siamo geroglifici
sul quaderno a righe
storte dall’umido
caduto alle palpebre
sul grembo incerto
senza madrasse,
candore tra tepori
di tagliole evanescenti
a caccia chiusa,
geroglifici ritagliati
senza sesso

Il Giorno della Memoria: “Canne di vetro” di Maria Rosa Oneto

Per il Giorno della Memoria
Poesia: “Canne di vetro” di Maria Rosa Oneto

I corpi suonavano
come canne di vetro.
Povere anime
spolpate della carne.
I capelli rasati, la fame
su volti anonimi,
emaciati, morenti
al freddo dell’inverno…
Quando Mio Padre
tornò a casa
una grossa ferita
gli disegnava un piede… Nessuno riuscì
mai a fargli dire il perché
di quella svastica
a impronta del male…
Pianti e latrati
si confondevano
tra quella folla
impazzita di dolore.
Ognuno era solo
all’oltraggio della Razza.
Disperato, umiliato
in attesa della fine.
Nel Campi di Sterminio
non nasceva grano.
Passavano gli aguzzini
con il fucile carico
e ogni colpo
era un pezzo di Storia
che veniva cancellato.
Famiglie intere
decimate nei forni crematori, gettati vivi
tra le fiamme
di un orribile passato.
Dov’era Dio
che non mosse un dito per fermare
quel massacro?!
Dov’era!
Ancor oggi, non ho pace e piango inutilmente il dolore d’altre vite.
Scaviamo fosse e ghetti di filo spinato,
interi Popoli alla fame,
senza potersi curare, in balia del mare e
della cattiveria
del genere umano.
Dov’è Dio che tace!

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Foto Pixabay

“I POETICANTI” – quando la musica incontra la parola

(by I.T.Kostka)

Tra gli artisti Ospiti Speciali del programma “Verseggiando sotto gli astri…”, fin dalle prime puntate del 2015 tenutesi ancora presso il Centro della Ricerca e Formazione scientifica Cerifos di Milano, troviamo il duo musicale – teatrale ” I POETICANTI”: Roberta Turconi (attrice teatrale, canto) e Paolo Provasi (canto, ukulele, chitarra).

Questi due Artisti, molto amati e apprezzati dal pubblico, riescono a unire perfettamente l’arte letteraria alla sublime interpretazione teatrale e vocale di Roberta e alle originali note musicali di Paolo. Merita la nostra stima la loro grande professionalità e la carisma scenica dotata di una sensibilità veramente straordinaria. Il duo “I POETICANTI” partecipa con successo a numerosi prestigiosi eventi poetici e teatrali, alle rassegne internazionali come Bookcity di Milano, ai festival letterari e, spesso, alle performance collegate agli incontri dei Realisti Terminali.

• IDENTIKIT

I POETICANTI quando la musica incontra la parola, quando la poesia diventa canzone.

“I Poeticanti” hanno come identità espressiva la poesia in musica, recitazione e canto. Autori anche molto distanti tra loro per temperamento artistico ed epoca sono la fonte primaria di ispirazione del gruppo che ne ripercorre i versi sia in forma di canto con accompagnamento di vari strumenti musicali, sia attraverso la recitazione. La proposta viene arricchita dall’interpretazione di brani tratti da diari, lettere e vari testi in prosa; le liriche diventano quindi canzoni e le autrici e gli autori prendono vita attraverso la parola recitata dei loro scritti. La parte musicale è costituita solo da composizioni originali dei Poeticanti. Insieme ai più noti autori del passato e contemporanei, la “mission” dei Poeticanti è anche quella di far conoscere o riscoprire poetesse rimaste in ombra o mai seriamente valutate, soprattutto in epoche in cui la donna non aveva la possibilità di far sentire la propria voce.
Progetti realizzati, presentati e attualmente in repertorio:

● “Care voci di un tempo” – La poesia e gli scritti di Emilia Villoresi (1892-1979). CD allegato a: “Mi dici parole d’amore” antologia di poesie, edita da “La Vita Felice”, Milano, 2014.

● “Il tesoro nascosto” – favole e filastrocche tratte da Favole d’oggi (1936) di Emilia Villoresi (1892- 1979). CD allegato a: “Il tesoro nascosto”, edizioni “La memoria del mondo”, Magenta, 2015.

● Progetti con altri autori: Saffo, Emily Brontë, Sergio Corazzini, R. Tagore, Antonia Pozzi, Vittorio Sereni, Ada Negri, Sylvia Plath, Maria Luisa Spaziani, W. Wordsworth, J.Prévert, J.L. Borges, Guido Oldani, oltre a brani tradizionali in armonia con l’identità espressiva dei Poeticanti. Il tutto sempre intrecciato con la forma espressiva attorale.

I Poeticanti sono composti da: Roberta Turconi, attrice, voce recitante, canto; Paolo Provasi, canto, ukulele, chitarra; Eleonora Rapone, organetto.

“I POETICANTI” su YouTube:

https://youtu.be/m2ecWLheNdg

https://youtu.be/mNcHrH21EH8

GIUSEPPE ANASTASI il “CUBISTA” della LETTERATURA a cura di SABRINA SANTAMARIA

Giuseppe Anastasi il “Cubista” della letteratura a cura di Sabrina Santamaria.

Immaginate di leggere un poema epico, mistico, biblico, provocatorio, socio-filosofico, in realtà “La Grande Seduzione” è un quadro cubista che schiude immaginari plurimi di lettura, “figlia” dell’impegno riflessivo di un poeta, Giuseppe Anastasi, pronto a narrare con un linguaggio cinquecentesco attraverso l’endecasillabo, un mito: la “caduta di Lucifero nell’Inferno”, la Seduzione primordiale (operata da Lucifero nei confronti angeli che caddero nell’abisso, divenendo demoni a causa della loro “corruzione”) quindi ancor prima che Dio creasse: l’universo, il cielo, la terra, il creato, l’uomo. Il Serpente Antico che sedusse Eva a mangiare il frutto dell’albero “proibito”, della conoscenza del “bene” e del “male”, vorrebbe innestarsi nella nostra mente e nel nostro cuore, quindi nel contesto quotidiano ed in toto nella società moderna, mondiale e globalizzata. Anastasi ci racconta un evento primordiale, che tutti conosciamo, ma che nessuno osò mai narrare, poetare, raccontare, dipingere in una tela, scolpire o trattare come tematica filosofica. L’“Apoteosi” di Anastasi pubblicata tra il 7/11/2016 (uscita web) e il 10/12/2016 (presentazione ufficiale), è un’auto-produzione “anacronistica” e attuale al tempo stesso, costituita da dieci canti dal linguaggio dotto, comprensibile e con dettagliate guide alla lettura. Buona Scoperta!
Sabrina Santamaria

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Note biografiche:

Giuseppe Anastasi nasce a Messina il 21 Giugno del 1978. Con una formazione tecnica e nessuno studio accademico, liberamente da autodidatta, il giovane siciliano sceglie il proprio bagaglio culturale spaziando da Hesse a Dante, da Proust a Pirandello. Poeta pluripremiato in ambito regionale e non solo, e per citare esclusivamente i primi posti, “Carlo Labisi” 2015, “Poesia da Contatto” 2016, Boccavento 2018, “Carlo Labisi” 2018 e “Bagnara è Poesia” 2018.

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Intervista a Giuseppe Anastasi

SS: La lettura del tuo poema “La Grande Seduzione” mi ha ricondotta ad una riflessione socio-politica che tu, tacitamente tra le righe compi: il male siamo noi? Si tratta solo di una mia interpretazione?

GA: Le interpretazioni sono svariate, ovviamente la tua è molto azzeccata. Ti dirò, l’aspetto bizzarro dell’opera è che essa rappresenta tante cose, ad esempio un professore di liceo ha interpretato il “Dragone” come la rappresentazione della tecnologia, mentre mi limitai a chiedere all’illustratrice Giada Bognolo, di fargli indossare un’armatura simile a quella di un cavaliere dello Zodiaco.

SS: Il tuo poema lo considero davvero intrinsecamente “Tuo”, in quanto l’aspetto stilistico (la metrica, i versi, la rima) apparentemente è obsoleto, ma, in realtà, tu attingi dai “grandi” letteratura italiana creando in modo originale, al tempo stesso, una “figlia” dei nostri tempi…

GA: Riguardo al linguaggio ho cercato di ricalcare gli stili poetici che usano una metrica precisa, non per capriccio o per stupida pedanteria intellettuale, ma perché lo esigeva un poema epico-religioso a tratti mistico, ho cercato infatti di “salire sulle spalle dei grandi”, usando canoni classici, ma rivisitandoli , quindi il linguaggio risulta fruibile, alla stregua di un “buon vestito” da far indossare alla mia opera.

SS: Quando si discute del tuo stile poetico, spesso viene paragonato a quello del “Sommo Dante”, alla Divina Commedia e al linguaggio trecentesco(latino, volgare). Forse più che lo stile, tu riprendi le tematiche della Divina Commedia(ogni sesto Canto delle Cantiche dantesche affrontano temi politici) forse proprio su questo aspetto hai trovato maggiore ispirazione?

GA: Sì, riguardo alla critica della società sono stato spietato nel raccontare la società attuale, anzi, direi, mi son fatto un po’ beffe del contesto socio-culturale odierno. La Grande Seduzione è un poema abbastanza provocatorio ed il mio sesto canto ha non pochi riferimenti al nazismo e alla figura di Adolf Hitler, ma il perché lo lasceremo scoprire ai lettori… (sorride sornione)

SS: Tu hai letto molto approfonditamente la Bibbia, si carpisce che tu hai “assorbito” col cuore e con la mente i simbolismi e le allegorie dei Testi biblici, come per esempio il libro del profeta Isaia e la sua descrizione degli angeli, Serafini e Cherubini. Questa è la ragione, forse, per la quale definiscono mistica la tua cantica?

GA: Sì, la Bibbia l’ho letta “tutta”, è chiaro che mi sono rifatto ai testi apocalittici e ai libri profetici come “Daniele”, infatti, nelle loro visioni vi era descritta la “Fine dei Tempi”. Io volendo narrare l’ “Antefatto”, come tutto ebbe inizio, a livello numerologico ho utilizzato una numerologia che potesse rievocare la Bibbia, ma anche i testi ebraici. La ricerca è stata abbastanza ampia.

SS: Lévinas, Rosenzweig e Buber sono i tre autori più studiati, letti e meditati di tutta la filosofia ebraica e in generale della filosofia morale. Tu scruti, investighi, il “volto” dell’Altro, quel “Tu” che ti sta davanti, sia essere umano o Eterno, non lo allontani, ma così facendo, lo avvicini a te?

GA: Pur non avendo studiato filosofia, mi sono spesso ritrovato a dover rispondere a domande molto stimolanti da questo punto di vista, tanto da appassionarmi alla speculazione su tematiche filosofiche. All’interno dell’opera si potrebbero leggere tra le righe anche Pirandello e Marcel Proust, anzi anticipo ai miei lettori che tra le prossime opere in pubblicazione “Dare Dere Dire Dore Dure” sarà ancora più carica di filo-poesia. L’ idea di una visione da offrire all’altro è sempre stata una mia prerogativa e l’ho voluto mettere su carta, infatti da “La grande seduzione” in molti hanno colto spunti di riflessione diversi.

SS: Tu apri un ampio dibattito su tematiche che hanno già trattato autori come Sartre(l’ “Inferno sono gli altri), Husserl(il padre della Fenomenologia), Heidegger (“Essere e Tempo”)…

GA: La “Grande Seduzione” è sotto forma di racconto, ma il prossimo libro sarà molto più ostico, non ti nascondo che ho molti dubbi sulla pubblicazione di questo poema filosofico, troverai materiale in più rispetto a quello che già hai riscontrato e mi farà piacere sottoportelo. Ti ringrazio per la tua analisi perché mi fa comprendere che ho centrato alcuni argomenti, con i quali ero interessato a stimolare i miei lettori. Ancora oggi mi capita di domandarmi se le immagini sono arrivate in me prima delle parole, o se siano state queste ultime a generare le visioni d’insieme o particolareggiate che fossero.

SS: Hai voluto creare un’opera dai “possibili punti di vista ”, proprio come uno dei massimi esponenti del cubismo, ovvero Picasso, fece nella pittura, infatti oltre i dieci canti, hai sentito la necessità di corredare l’opera con guide alla lettura, schiudendo ancor di più immaginari fra il limite del fantastico e mistico…

GA: Le guide alla lettura sono state una necessità evidente, poiché mi auguro sinceramente che l’opera sopravviva al suo autore e che un giorno vi si accosti anche un pubblico molto giovane. Offrire una visione terza esplicativa, o a tratti addirittura contestatrice, favorirà maggiormente la libera interpretazione.

SS: È stato desiderio di originalità il tuo?

GA: Non proprio. Volevo dare qualcosa che all’umanità mancava, nella letteratura classica e moderna, c’era un’apocope, una mancanza, un vuoto inspiegabile ed io volevo colmarlo. Chiamatela fiducia in sé stessi, superbia, testardaggine, ma volevo provarci e credo di esserci riuscito, o almeno di esserci andato vicino. (sorride ancora)

SS: Quali saranno i tuoi progetti futuri per quest’opera?

GA: Una trasposizione teatrale è già in embrione, ma sarà un processo lungo. Mi rincuora avere accanto, in questa piccola grande impresa poeti come Fabrizio Cacciola e Tania Galletta, nonché la fine dicitrice Clara Russo, con i quali si è ormai creato qualcosa in più di un semplice sodalizio. Ti ringrazio sinceramente Sabrina per il tuo impegno, sperando di averti offerto una visione in più.

SS: È stato un piacere! Alla prossima stimolante scoperta!

Intervista rilasciata da Giuseppe Anastasi a Sabrina Santamaria