“Una vita in bianco e nero” di Marco Messina: L’urlo strozzato dell’io (a cura di Sabrina Santamaria)

“Una vita in bianco e nero” di Marco Messina: L’urlo strozzato dell’io

Immaginate di pennellare il quadro della vita con colori accesi, vivi, in modo policromatico, però, mentre state per terminare il vostro bel capolavoro qualcuno per capriccio non fa altro che imbrattarlo ed insozzarlo di nero, voi cari lettori come vi sentireste? L’analisi della raccolta “Una vita in bianco e nero” del giovane talentuoso poeta Marco Messina mi ha suscitato questa visione; il poeta cerca di colorare la sua esistenza con colori pastello e vivaci, ma la banalità della vita reale lo costringe a portare un habitus in “bianco” e “nero”. Il Nostro si sente intrappolato nell’inutile macchina sociale in cui si scontra quotidianamente, il giovane poeta si rassegna di fronte all’inconsistente mondo caratterizzato dalla superficialità e dalla sorprendente rapacità del già dato? Ogni istante per i comuni esseri umani si appiattisce e diventa passato, quegli attimi di quegli orologi che misurano il tempo con una logica aritmetica? Il poeta investiga la realtà e non accetta la opulenta razionalità che massifica il pensiero rendendo gli uomini macchine per trasformare ogni desiderio realizzabile in un “tutto e subito”. Marco Messina sente dentro di sé uno slancio vitale bergsoniano che non potrà mai incastrarsi con le logiche omologanti della società massificata. I suoi componimenti poetici esprimono delle urla strozzate, dei gridi esistenziali trattenuti sul filo di lama e riversati su carta. In alcune poesie è stato sublimato il singhiozzare spezzato di un’anima troppo “pura” e “candida” che non riesce ad amalgamarsi nella plebaglia che preferisce l’apparire piuttosto che l’essere. Come finirà per un poeta che perde la sua fantasia si chiede Marco Messina? Ben consapevole che il vero artista può solo sopravvivere in una società che continuamente calpesta il suo essere fragile. Il Nostro non si riconosce facente parte di un corpo sociale che diviene facendosi anonimo, come una notte senza luna e senza stelle. Torniamo, allora, ai miti del poeta reietto sociale che mette ai margini della società? Nel caso di Marco Messina ci immergiamo oltre questa prospettiva in quanto egli non sta ai margini, ma per lui la marginalità non esiste perché la trascende creandosi uno squarcio visivo artistico che appartiene solo al poeta e a coloro che sanno bussare alla porta di questo panorama. L’Io nei versi si impone con il coraggio di chi ha sete di vittoria, ben consapevole di un probabile scacco, ma lo spirito militante è sempre sul campo di battaglia pronto a difendersi nella sua trincea di speranza. Mi ha trasmesso l’immagine suggestiva della “Ginestra” leopardiana in cui “umane sorti progressive” non giovano a nulla, ma portano l’ego umano a ipertrofizzarsi senza, tuttavia, averne alcun diritto. Il Nostro si muove sulla falsa riga dell’Ulisse Joyciano il quale vorrebbe ergersi ad eroe contemporaneo però il “dado è tratto” e rimane un essere inconsistente nel suo piccolo mondo quotidiano perché l’inconsistenza della realtà lo pervade. L’Io-eroe contemporaneo emerge e riemerge dal mare magnum del soffocante oblio presentificato che non vorrebbe lasciare tracce inghiottendo l’uomo nella frivolezza di istanti parcellizzati distruggendo la più profonda impronta umana: l’amore. Amore desiderato, spesso agognato dal poeta, lo cerca, non lo trova ed infine lo sogna. L’Io, infine, è lacerato, scucito, stracciato, un Io che rimane solo al centro del suo universo. Se la prima raccolta di Marco Messina raccontava di una storia del pensiero, “Una vita in bianco e nero” trasmuta di un piano ontologico, qui non è più solo il pensiero a narrare e narrarsi, ma il poeta trasfonde i piani trasformando in grafemi gli stati d’animo, i drammi del giovane Werther goethiano in Marco Messina diventano ritmi poetici: la vita del poeta viene resa in “bianco” e “nero” attraverso gli sguardi divoratori degli altri, dell’ “anonima” schiera che tarpa le ali a chi si ostina a sognare di sfiorare una cometa con la punta di una penna incrociando le rime libere che apostrofano il dramma di un giovane che è reso libero solo dalla poesia, questo è Marco Messina.

Sabrina Santamaria

Marco Messina
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