DIECI PENSIERI APPARTENENTI AL REALISMO TERMINALE di IZABELLA TERESA KOSTKA

MERCE SCADUTA

Si sgretola il mio mondo,
perde i pezzi,
difettosi bulloni di un macchinario
rimangono indietro nel tempo.

Sono merce scaduta
troppo sfruttata per ogni saldo,
mi arrampico sui vetri
come un ragno
e scivolo indifesa nel vuoto.

Mi prende in giro il destino,
si diverte all’impazzata
mentre io
tento di salvare le briciole
d’una vita frantumata.

PARTITA DI CALCIO

È una grande palla
questa nostra Terra
tracciata dai binari ferroviari,
divisa in campi multicolore
ove le statuine giocano a pallone.

Avvolta dal fumo del bene e del male
si strappa facilmente come un rotolo di carta,
sommersa, da anni, dalla differenziata
fa fatica a risorgere dal riciclaggio.

Azzurro pallone,
un po’ scucito,
assai amato da tutti i popoli,
ti sei messo in gioco coi dinosauri
per essere sconfitto dai piccoli mortali.

Spero
che venga per Te
il tempo supplementare!

RICICLAGGIO

Strade di Milano affollate di gente
aggredita dalle occulte polveri sottili,
di cartoni e barboni sfrattati in fretta
strappati come una non pagata bolletta.

Ripostigli di anime chiuse a chiave
ignorate come l’antiquariato in doppio saldo,
senza futuro e fuori scelta,
estranee alle telecamere del Grande Fratello.

Cortili che singhiozzano sottovoce
non sincronizzata su canali di largo ascolto,
sorrisi, volti, sdentate bocche,
amori riciclati tra la spazzatura.

Raccolta differenziata
di esseri umani.

APPESA

Vivo appesa
tra le pagine di un calendario
senza una stabilita meta,
il mio domani non avrà radici
perché non ho una fissa dimora.

Sono un aeroplano
dirottato dal malvagio destino
che deride ogni rimpianto,
l’imbarco parte da zero
e atterro su un suolo sbagliato.

Ho perso tutto il bagaglio
sulla rampa della perduta speranza.

FEMMINILITÀ PERDUTA

Ho dimenticato di essere donna
ferma al semaforo rosso
sullo svincolo di questa vita,
sbandata come una macchina
tamponata in attesa del pagato pedaggio.

Ho messo ogni curva
nel rottamaio dell’usato:
seni, fianchi, candido ventre
allo stoccaggio dei pezzi di ricambio.

Femminilità,
quella scordata
come un bicchiere di vodka
svuotato troppo in fretta.

TURBINA

Nei labirinti mentali
scaviamo come ruspe,
spostando i grumi di dogmi
che pesano sul fertile suolo.

Ci impregnano di leggi
– solvente della resistenza
messa nello sgabuzzino
dei tempi migliori.

Siamo sostituibili rotori
nella spietata turbina
creata per alimentare
i Mai Sazi di questo Mondo.

Generatore della sofferenza.

PELLICOLE

Ci sono sorrisi
incollati come una tuta,
impermeabili e impenetrabili
per i temuti affetti.

Ci corrodono i pensieri
rinchiusi in una gabbia di ricordi
e nessuno viene assolto
dall’invisibile prigione.

Siamo sfocate pellicole
sviluppate troppo in fretta.

CASSAFORTE

Le parole sono chiodi fissi
conficcati nel cervello:
gentili
come cerotti che alleviano il dolore,
fastidiose
come sassolini infilati in una scarpa.

Ritagliano come una sega ogni ricordo
scheggiando la materia della memoria.

Disse Petrarca:
“…Vana è la gloria di chi cerca la fama
solo nel luccicare delle parole (cit.)”

La vera arte
non segue lo splendore dei fari,
è come una cassaforte
indistruttibile dagli inganni.

CARBURANTE

Non ci appartengono questi giorni di piombo,
solubili accuse di cianuro,
velenosi dibattiti televisivi
che ignorano le aspre lagne del popolo.

Siamo rinchiusi in un supermercato
con gli scaffali di illusioni,
raccogliamo i punti per la pensione
contando su un premio a fine stagione.

Non ci appartengono le albe prive di luce
oscurata dallo smog pagato caro
che toglie la voce ai piccoli uccelli
scartando i loro canti come rifiuti.

Ridateci la libertà
il carburante della vita!

VERSO LA RISURREZIONE

Ogni sconfitta deposita le spore
– tossici rimasugli sotto le unghie,
granelli di fango nella memoria
contagiata dal morbo dell’amarezza.

Sono pezzi di puzzle da comporre
questi giorni acerbi dell’avvenire
che illudono la mente come vetrine
allestite per un giorno di banale festa.

Ma io… sollevo le palpebre
come un nascituro fuori dal sicuro grembo,
al brusco risveglio raccolgo speranze
sparse nell’aria come schegge di vetro.

La vita è un moto perpetuo
in continuo mutamento,
dopo la caduta si rialza la Fenice,
la morte genera la rinascita.

Non riuscite a sopprimere le gemme
procreate dalle ceneri dei nostri tempi
che pesano sulle spalle come zaini
riempiti con sacchi di puro cemento.

Volerà il mio libero pensiero
verso l’orizzonte della Risurrezione.

Izabella Teresa Kostka

• NOTA BIOGRAFICA

Izabella Teresa Kostka nata a Poznań (Polonia), dall’anno 2001 residente a Milano. Ha conseguito una laurea magistrale in pianoforte, è scrittrice e poetessa italo – polacca, docente di pianoforte, giornalista freelance, traduttrice, organizzatrice e presentatrice di eventi culturali. Ideatrice e coordinatrice del programma culturale ciclico itinerante “Verseggiando sotto gli astri di Milano “, caporedattrice e fondatrice del blog culturale “VERSO – spazio letterario indipendente”, redattrice e collaboratrice del portale giornalistico Alessandria Today. Ha ottenuto numerosi premi letterari nazionali e internazionali tra cui importanti riconoscimenti per l’attività artistica e letteraria svolta. Per il Realismo Terminale da ricordare il 3° Premio al Concorso Letterario Premio Casinò di Sanremo 2018 per la silloge inedita “Pillole” di 30 componimenti e , per la stessa silloge, il 3° Premio al Premio Internazionale A. Seneca a Bari ( L’Oceano Edizioni e l’Università degli Studi Aldo Moro, 2018). Ha pubblicato dieci libri di poesie:

Gli scatti (2014), Granelli di sabbia (2014), Caleidoscopio(2015), Peccati (2015), A spasso con la Chimera (2015), Incompiuto (2015), Gli espulsi dall’eden (2016), Le schegge (2017), Si dissolvono le orme su qualsiasi terra – Rozmywają się ślady na każdej ziemi (2017), di recente KA_R_MASUTRA (2018, uscito ufficialmente al Salone Internazionale del libro a Torino), le sue opere sono presenti su molte prestigiose antologie tra cui “Novecento non più. Verso il Realismo Terminale” con lettera di Guido Oldani, “Il segreto delle fragole” LietoColle, le sue pubblicazioni compaiono su diversi siti e su numerose riviste letterarie in Italia (Euterpe, Bibbia d’asfalto, La presenza di Èrato, Poetry dream di A. Spagnuolo, Liburni – Arte e cultura, Words Social Forum, Partecipiamo.it, Letteratura al femminile, Nova) e in Polonia (Nasza poezja / La nostra poezja S.A.P. Kołobrzeg, Wena – magazyn kultury i literatury / rivista culturale e letteraria, La voix catolique / La voce cattolica / Głos katolicki edizione Parigi, numerose antologie collettive). Grazie alla collaborazione con il Maestro Guido Oldani e il Prof.Giuseppe Langella, dedica molte iniziative culturali alla diffusione della corrente artistica del Realismo Terminale. Ospite di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive tra cui “Angoli” dell’emittente ETV di Como. Curatrice di antologie benefiche, da tre anni partecipa alla rassegna Bookcity di Milano e al Festival Internazionale di poesia a Milano.

Ambasciatrice e portavoce ufficiale del Realismo Terminale per la Polonia.

Tutti i diritti riservati all’autrice

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FABRIZIO CACCIOLA E IL SUO STILE DELL’ “OLTRE TEMPO” a cura di Sabrina Santamaria

Fabrizio Cacciola e il suo stile dell’ “Oltre tempo” a cura di Sabrina Santamaria

• Note biografiche di Fabrizio Cacciola

Fabrizio Cacciola nasce a Messina, il 28 Marzo del 1981, da Cesare Cacciola e Katya Marotta, in un ambiente familiare che valorizza l’arte e la cultura.
Bambino estroverso e vivace, dalle spiccate capacità comunicative, accompagnate da una grande sensibilità e da un’innata predisposizione alla recitazione, rivela una precoce propensione verso l’arte in tutte le sue forme.
Manifesta dapprima nelle scuole elementari e successivamente alle medie una predilezione per la rima, creando delle irriverenti filastrocche, volte ad ironizzare su maestri, professori e compagni di scuola.
Terminata la scuola dell’obbligo, asseconda il suo interesse verso le materie umanistiche, conseguendo un diploma magistrale nel 1999.
Decide di scrivere una poesia per il proprio bambino, “Canto di un padre” e si accorge con stupore di produrre con estrema naturalezza versi in rima in endecasillabo dantesco.
Ha recentemente iniziato un cammino che lo sta conducendo alla notorietà nel panorama poetico, inanellando svariati premi, saltando da podio a podio, a Messina, a Catania, a Palermo ed in Calabria nonché alla composizione della sua prima silloge, formata da più di quaranta opere ed al suo primo romanzo, ispirato al poema epico “La grande seduzione” dell’amico Anastasi, attraverso il quale aderisce al progetto culturale indipendente dei Sedotti Sognatori Seducenti, anche denominato 3S-team.

Il Canto delle muse ispira i cuori sensibili che sanno origliare il dolce suono dei versi che comunicano la musicalità poetica. Il poeta compie un viaggio interiore dell’anima che pennella a tinte fosche i suoi sentimenti. L’amore a livello tridimensionale viene narrato da Fabrizio Cacciola, poeta al crocevia tra la tradizione e la modernità; riprende gli stili metrici del passato traslandoli alle tematiche odierne, proprio per questa ragione il Nostro esprime grandi doti poetiche ed è molto gettonato nei concorsi conquistando la maggior parte dei podi. Talvolta lancia delle vere provocazioni a se stesso e ai lettori, mostrando oltre che talento anche sincerità espressiva. Quest’ultimo aspetto, in particolare, spesso è molto apprezzato dai giurati di vari concorsi, in quanto ipocrisia e finto perbenismo non entrano nei panni del nostro Cacciola. La poesia diventa mezzo salvifico, in primis, per Fabrizio Cacciola che trova in essa la manifestazione più intrinseca e aulica del suo essere. Egli si cataloga oltre i luoghi e il tempo, in una dimensione atemporale che trascende ogni epoca storica oserei ardire nella dimensione dell’oltre tempo.

Sabrina Santamaria

CANTO DI UN PADRE di Fabrizio Cacciola

Per te sarò compagno d’avventura
E Terra sotto i piedi saldamente,
Insieme spegneremo ogni paura
E fonderem col cuore anche la mente.

Sarò chi cerchi dentro la battaglia,
Legati in corsa lungo la salita
E quando la tristezza t’attanaglia,
Sai già che curerò ogni tua ferita.

Il tempo che do a te mi rende ricco,
Le libertà lasciate non rimpiango;
Mi nutre il fuoco che ogni sera appicco,
Mentre ti stringo in un paterno tango.

Amico sempre è vero, ma, t’avverto,
Dovrò tagliare i rami che non vanno;
Tu non sarai d’accordo quest’è certo,
Ma cose son che i veri padri fanno.

Sicuramente anch’io commetto sbagli,
Non mi hanno certo dato un patentino,
Ché dalla vita ho preso pugni e tagli…
Vorrei tu fossi pronto piccolino;

Per questo a volte tu mi trovi duro,
Sarò il tuo scudo sì, ma non per sempre
E quando dormirò, sarò sicuro
Che il mio ragazzo è un uomo d’alte tempre.

• Intervista a Fabrizio Cacciola

S.S: Se dovessi fare una classificazione, a quale posto della tua vita metteresti la poesia?

F.C: Per me è un antidolorifico che mi permette di sfogarmi e raccontarmi. Adoro dire che scrivere mi aiuta ad evitare di andare in giro con un machete. Sicuramente nella mia vita, la poesia ha un ruolo di fondamentale importanza, al pari del cibo e dell’aria che respiro.

S.S: Chi è il vero poeta secondo te?

F.C: Sarei ipocrita se dicessi che il vero poeta è chiunque metta nero su bianco un’emozione. Il poeta meritevole di questo appellativo deve riuscire a strapparsi l’anima ed imprimerla su un foglio, affinché chi leggerà i suoi versi possa rivivere in prima persona sensazioni, luci e colori, carpendone l’essenza.

S.S: Quale tematica, a tuo giudizio, un poeta dovrebbe affrontare?

F.C: Senza ombra di dubbio il poeta, come ogni essere umano, è soggetto a contaminazioni dettate dal contesto sociale-politico-ideologico in cui vive. Non credo possa esistere una tematica giusta o sbagliata su cui scrivere ed è proprio questo il bello: il poeta può utilizzare la penna come un fiore da donare al proprio amore o come un’arma per distruggere i suoi nemici.

S.S: Della tua esperienza con la poesia cosa ti ha emozionato di più?

F.C: I premi, i riconoscimenti e gli applausi sono sicuramente piacevoli, ma ciò che mi gratifica di più è vedere una scintilla di sincera emozione negli occhi di chi apprezza una mia lirica.

S.S: Quando scrivi tenti di avvicinarti al lettore?

F.C: Assolutamente sì! Cerco di creare delle immagini, di evocare luoghi e profumi che albergano nella mia mente, in modo tale da suscitare al lettore attento una visione totale ed una immedesimazione nei versi. Un po’ come un regista nella realizzazione di un film. La mia visione futura legata alla poesia mi spinge ad immaginarla non più su un libro, ma arricchita da musica ed immagini che amplifichino la potenza dei versi e per questo sto creando delle video poesie.

S.S: La poesia sfiora la bellezza, ma in quale punto infinitesimale?

F.C: Per rispondere in modo esauriente a questa domanda ci dilungheremmo oltre ogni limite, perché dovremmo innanzitutto dare una definizione alla bellezza che ovviamente è oltremodo soggettiva. C’è chi trova bellissimo un temporale o chi ama i pipistrelli ed ovviamente dall’altro lato ci sarà chi li detesta. La poesia sicuramente pone le proprie radici sulla bellezza, ma, a mio avviso, oltre all’emozione ed alla tematica trattata, la bellezza nella poesia va ricercata tramite metrica e rima.

S.S: In cosa trovi ispirazione quando scrivi?

F.C: Le mie poesie sono lo specchio della mia anima, per cui è facile asserire che non sia io a trovare l’ispirazione, ma piuttosto è lei a chiamarmi, talvolta a svegliarmi in piena notte ed a farmi scrivere come se fossi sotto dettatura. Scrivo per raccontare l’amore per mio figlio e per i miei cari, per denunciare un disagio sociale e scrivo anche delle vere e proprie invettive contro chi, in un determinato momento, scatena la mia collera.

S.S: In quale testo poetico che hai scritto ti identifichi maggiormente?

F.C: Indubbiamente ‘Dignità’! Questa lirica è totalmente autobiografica. Ho ricevuto numerose coltellate alle spalle, soprattutto in ambito lavorativo. Porte sbattute in faccia e tradimenti mi hanno fatto perdere la pazienza, talvolta la speranza, ma una cosa che non ho mai perso è proprio la dignità.

S.S: Come intitoleresti dei versi che raccontano di te?

F.C: In molte mie liriche ci sono versi che mi raccontano e probabilmente il titolo l’ho già scritto: ‘Signora della rima’.

S.S: La musa della poesia quali personalità ispira?

F.C: Tutte! La musa solletica i meandri più reconditi del mio pensiero e m’aiuta a tramutarli in versi. Ispira il mio essere romantico, come ispira il guerriero che è in me.

S.S: Cosa ti ha particolarmente spinto a scrivere i tuoi primi versi?

F.C: La prima poesia che ho scritto si chiama: “Canto di un padre”, ovviamente dedicata a Cesare, mio figlio, che con orgoglio porta il nome del mio amato Papà.

CONTRO ME STESSO di Fabrizio Cacciola

Son tronfio, antipatico e borioso,
Trabocco d’ogni sorta di difetto,
Saccente, tracotante e dispettoso,
Spregevole per qualsivoglia aspetto,
Dall’umor altamente fastidioso,
Propenso ad esser definito abietto.

Letteralmente privo di morale,
Amante dello scontro ed iracondo,
Puerile e dal sapor superficiale,
Sicuro d’esser io centro del mondo,
Etichettando il prossimo banale,
In vanagloria ed in superbia abbondo.

Il mio melenso affianca l’indolenza,
Che insieme all’apatia van sottobraccio,
Scortati da una punta d’indecenza.
Concedo il mio perdono e lo rinfaccio,
Eterna preda della mia impazienza
Mi soffoca il respiro col suo laccio.

Or che tutte le colpe ho confessato
E forse qualcheduna l’ho obliata,
Non temo affatto l’esser giudicato,
Da chi s’erge a censor per dote innata,
Con boria da superbo magistrato,
Avvezzo a dar sentenza conclamata.

Mi sento in vena sol di consigliare,
Se pronti ad imitar la mia catarsi,
A fare un tentativo similare,
E in versi sopraffini destreggiarsi,
Le pecche di voi stessi enumerare,
Rendendo veritiero lo specchiarsi.

Tutti i diritti riservati all’autore

“LA SENSIBILITÀ POLICROMATICA di ADRIANA FURCI” a cura di Sabrina Santamaria

• Note biografiche di Adriana Furci

Adriana Furci vive a Messina. Studia psicologia clinica e della salute nel ciclo di vita, ma è già una pedagogista abilitata, da ormai dieci anni e più. Lavora come libera professionista nel campo dell’educazione, della prevenzione e delle problematiche dell’infanzia e dell’adolescenza. Si occupa nello specifico di consulenze pedagogiche e sostegno educativo alla genitorialità e alle famiglie adottive, di potenziamento cognitivo negli apprendimenti di base e nei bambini con disturbi specifici dell’apprendimento e promuove attività finalizzate al miglioramento delle strategie di studio (ampliamento all’autonomia e motivazione allo studio).

• Cenni dell’artista sul dipinto “I take care of you”

È certamente uno dei miei lavori preferiti. Una cosa che noterai in quelli che ti invierò successivamente, così ti fai un’idea e ti può ispirare poi quando farai la presentazione, è che nella mia arte è molto presente la maternità e l’infanzia.
In questo caso specifico, si tratta di una maternità differente. Sì, c’è una madre e una figlia in questi dipinto. Ma il significato più profondo per me è che questo quadro mi rappresenta simbolicamente parlando. È una metafora della mia vita. Una madre, me donna, oggi, si sta prendendo cura di una figlia, me bambina. Io, nell’arco della mia vita, ho imparato ad amare la bambina che sono stata. Amare e curare. Perché ognuno di noi ha il proprio il bambino interiore, che a volte emerge in alcuni momenti della nostra vita e ci chiede di essere accolto, amato, ascoltato. E a noi spetta il compito di prendercene cura. Ecco, in questo quadro, c’è questo. Mi prendo cura di te. Noi dobbiamo prenderci cura di noi stessi, del nostro sentire, dei nostri dolori, delle nostre imperfezioni, delle nostre fragilità e vulnerabilità. Quella bambina rappresenta la mia vulnerabilità, le parti fragili e vulnerabili, le parti ferite.
“Ogni donna contiene in sé la propria madre e la propria figlia” – Jung
Ogni donna è madre e figlia di se stessa. Aggiungo io a parole mie.

• Critica artistica di Sabrina Santamaria al dipinto “I take care of you”

“I take care of you”: Acrilico su tela (20×30)

“Prendimi per mano e ti mostrerò l’universo” questa breve riflessione ha suscitato in me il quadro di Adriana Furci, il gesto della madre di prendere per mano la figlia rappresenta l’espressione più vera di genitorialità autentica. La madre è il topos comune per esprimere i sentimenti verso i genitori; è la fonte di ispirazione privilegiata degli artisti e poeti. Quando osserviamo la “Pietà” di Michelangelo non abbiamo di fronte la sofferenza di una madre per un figlio? La madre è una delle figure educative più importanti che ci accompagna lungo il percorso della nostra vita. In questo dipinto il gesto di prendere per mano è metaforico in quanto rappresenta l’azione incondizionata di “prendere per mano” lungo il cammino della vita. Non esiste un momento in cui l’uomo non bisogno di una mano, egli è per sua natura un essere relazionale. L’ “I care” in questa immagine si materializza nella genuinità di un gesto appassionato. Lo sfondo del dipinto è arancione, un colore caldo, sfumato, che indica l’azione calorosa ed affrettata della madre che accompagna la bambina, le figure protagonista dell’opera emergono dalla scena sapientemente, un contrasto cromatico che la nostra Adriana Furci ha voluto creare per far rendere inconfondibili le figure. La madre e la figlia si trovano in riva al mare, anche questo è emblematico, perché il mare rappresenta l’ignoto, le difficoltà della vita che possiamo incontrare, ma che non conosciamo, il mare quindi rappresenta il destino che preserva la vita; a volte calmo a volte agitato, quindi accompagnare la propria figlia nel mare significa per la mamma proiettarla all’incommensurabile cammino dell’esistenza incredibilmente incerto, ma, paradossalmente ricco di opportunità per crescere.

• Cenni dell’artista sull’opera “Cicatrici”

Questo disegno, lo portai a Ermal Meta a marzo al firma copie a Catania. Lo mostrai a Ermal e gli dissi che in realtà non era per lui, l’avevo fatto per me, mi rappresentava e mi avrebbe fatto piacere se mi avesse scritto una dedica sopra. Così lui, osservandolo attentamente, disse che gli piaceva molto e mi scrisse sul disegno – Da quelle cicatrici è entrata un sacco di luce – Quando ci salutammo con un abbraccio mi disse – e ricordati di disobbedire sempre, perché è vietato morire – Trovi in allegato il disegno con e senza la dedica di Ermal. Rispetto alla rappresentazione metaforica, ovviamente anche questo è una metafora della vita. Le cicatrici rimangono, ma nessuno ci può impedire di cucirci delle ali per volare.

• Critica artistica di Sabrina Santamaria al disegno “Cicatrici”.

“Cicatrici”: disegno a matita dalle diverse gradazioni su foglio 33×48.

Questo disegno è ispirato alla canzone “Lettera al padre” di Ermal Meta. I lividi del cuore sono i più drammatici ricordi che noi possediamo. Le esperienze forti connotano fortemente la nostra vita e ci condizionano in quanto marcano come solchi indelebili tutto il nostro percorso. Le ferite dell’anima sono tutti quei traumi che ci portiamo come dei pesi nella nostra mente. Tutti noi, più o meno, possiamo rammentare di avere ricordi e vissuti tristi, a volte inconfessabili, ma questi ci fossilizzano o ci proiettano per una consapevolezza maggiore del nostro essere? I sorrisi migliori nascono, spesso, dagli innumerevoli pianti. I dolori, i drammi che ci portiamo dietro, ci fortificano e ci hanno crescere, allo stesso tempo ci hanno tesi le persone che noi siamo oggi. La sofferenza sublimata fa esprimere l’essere umano come un’opera d’arte. Il disegno di Adriana Furci mostra la positività del dolore, è proprio nella profondità di una cicatrice che crescono le ali forti e robuste, il pathos che la vita ci dà permette ad ogni uomo di forgiare il suo presente per volare in alto, mentre i tagli diventano sempre più labili e sottili le ali dell’anima si irrobustiscono e rendono l’uomo forte. Ciò che mi ha particolarmente colpita è l’essenzialità di questo dipinto, la Nostra ci lancia un messaggio chiaro: “Solo chi ha molto sofferto sa gioire delle piccole minuzie della vita e vola in alto”, quindi la bellezza del soffrire sta proprio in questa capacità che l’essere umano ha di cicatrizzare le ferite, Adriana Furci ci ricorda che il male, sulla lezione di Hannah Arendt, in fondo, è banale, quello che rimane è l’intrinsecità che esiste nel bene per elevarsi in cielo con il fruscio alato di un sogno che racconta i momenti vissuti della nostra esistenza. Lo sfondo dell’opera è grigio per indicare che la vita è costituita da sfumature e sta a saper coglierla nelle sue tinte e saper dipingere il quadro del nostro essere.

COMPLIMENTI AD ADRIANA FURCI

Sabrina Santamaria,

tutti i diritti riservati alle autrici

RITRATTI: LE COLONNE DEL REALISMO TERMINALE – GIUSEPPE LANGELLA

(by I.T.Kostka)

Parlando del Realismo Terminale (la corrente e filosofia artistica in cui ogni essere umano viene sottoposto alla supremazia degli oggetti e “l’oggetto diventa soggetto”), ideato dall’illustre poeta melegnanese Guido Oldani, bisogna assolutamente mettere in evidenza un altro importante testimone: il suo cofondatore Giuseppe Langella.
Professore universitario alla Cattolica di Milano, saggista, critico letterario, poeta e, soprattutto, la seconda insostituibile colonna del Realismo Terminale, sempre straordinarmente efficace al fianco di Guido Oldani. Sarebbe superfluo, da parte mia, aggiungere un commento riguardante la ricca e superlativa attività professionale di Giuseppe Langella. La sua nota biografica e le opere poetiche scelte parlano chiaro riguardo al suo enorme impegno e alla devozione nel diffondere la filosofia del RT. Il suo intelletto, dotato di profonda e dettagliata conoscenza degli illustri Maestri del passato, ha saputo unire in modo eccellente le conquiste classiche alle rivoluzionarie idee del Realismo Terminale, indicando insieme al M° Oldani un nuovo valido itinerario poetico ed artistico per il Nuovo Millennio. Numerosi saggi, pubblicazioni letterarie, antologie, prefazioni, rassegne specialistiche e diversi articoli sulle prestigiose riviste del settore fanno di Giuseppe Langella il personaggio di spicco nel variegato panorama letterario europeo.

Izabella Teresa Kostka, Milano 2019

NOTA BIOGRAFICA

GIUSEPPE LANGELLA
Nato a Loreto (Ancona), l’11 settembre 1952.

• Profilo accademico

È professore ordinario di “Letteratura italiana moderna e contemporanea” presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del S. Cuore di Milano, dove dirige anche il Centro di ricerca “Letteratura e cultura dell’Italia unita”, con l’annesso “Archivio della letteratura cattolica e degli scrittori in ricerca”. È membro del Consiglio Direttivo della “Società italiana per lo studio della modernità letteraria” (MOD). Condirige la «Rivista di Studi Manzoniani».

• Produzione scientifica

Studioso di Manzoni e di Svevo, ha perlustrato altresì ampie zone della poesia, della prosa e della cultura militante dall’età del Risorgimento agli anni Duemila. Principali pubblicazioni scientifiche: Il secolo delle riviste. Dal “Baretti” a “Primato” (Vita e Pensiero, Milano 1982); Da Firenze all’Europa. Studi sul Novecento letterario (ibid., 1989); Italo Svevo (Morano, Napoli 1992); Il tempo cristallizzato. Introduzione al testamento letterario di Svevo (Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1995); Poesia come ontologia. Dai vociani agli ermetici (Studium, Roma 1997); Le ‘favole’ della “Ronda” (Bulzoni, Roma 1998); L’utopia nella storia. Uomini e riviste del Novecento (Studium, Roma 2003); Cronache letterarie italiane. Dal “Convito” all’“Esame” (Carocci, Roma 2004); Amor di patria. Manzoni e altra letteratura del Risorgimento (Interlinea, Novara 2005); Manzoni poeta teologo (1809-1819) (ETS, Pisa 2009).

• Rapporti con la scuola

È coordinatore nazionale della “Mod per la Scuola”. All’interno del “Tirocinio formativo attivo” (TFA) attivato in Università Cattolica ha tenuto i corsi di “Didattica della letteratura italiana”. Svolge da parecchi anni attività di formazione e aggiornamento degli insegnanti. Il suo interesse per la didattica della letteratura è culminato nella stesura, insieme ad alcuni colleghi (Paolo Gresti, Uberto Motta e Pierantonio Frare), di un apprezzato manuale ad uso dei trienni dei licei, Amor mi mosse (2019), uscito per le Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori. Per sua iniziativa, nella collana della “Modernità Letteraria” (Edizioni ETS, Pisa) sono usciti tre volumi di Atti dei seminari della “Mod per la Scuola”: Il Novecento a scuola (2011), La didattica della letteratura nella scuola delle competenze (2014) e Insegnare letteratura nell’era digitale (2017).

• Poeta

Come poeta ha esordito con Giorno e notte. Piccolo cantico d’amore (San Marco dei Giustiniani, Genova 2003). Con la raccolta Il moto perpetuo (Aragno, Torino 2008) ha vinto, fra l’altro, il Premio Metauro. Nel 2013 ha dato alle stampe, nella “Lyra” di Interlinea, La bottega dei cammei. 39 profili di donna dalla A alla Z, Premio Casentino. Nel 2015, sempre per Interlinea, nella collana “Passio”, ha pubblicato il Reliquiario della grande tribolazione, ispirato al calvario della Grande Guerra, Premio Alpi Apuane. Suoi testi poetici sono comparsi in diverse riviste, tra cui “Poesia”, “Incroci”, “Soglie”, “PoliScritture”, “Euterpe”, nonché in siti dedicati, come “Ossigeno nascente”, in antologie tematiche e in rassegne di festival di poesia. Con Guido Oldani è tra i promotori del “Realismo terminale”. Negli “Argani”, collana Mursia diretta da Oldani, è uscita per sua cura, nel 2017, l’antologia del movimento, Luci di posizione, dove figura anche in veste di poeta.

• ALCUNE POESIE SCELTE

C-OTTIMISTI

Ragionieri, stagiste, calciatori,
modelle, segretarie, tute blu,
lavoratori stagionali in nero,
siamo come padelle in mano a un cuoco,
che devono vedersela col fuoco,
congegni a molla cui dare la carica.
Pezzi di ricambio, o al massimo bijoux,
quando, pile esauste, non serviremo
più, ci smaltiranno in una discarica.

PENDOLARI

Commesse e impiegati, agenti di borsa
saliti di corsa, si sta stipati,

in piedi nei vagoni, le mattine,
come tante lattine nei cartoni;

e manca l’aria, peggio dei sacchetti
sotto vuoto di filetti d’otaria.

Alle stazioni il treno slot-machine
sgancia belin al posto dei gettoni.

Esodo giornaliero: ovunque vada,
è un’autostrada col bollino nero.

PERSONAGGI E DESTINO

Quelli che non guardano dove vanno,
quelli che invece sanno quel che fanno;
quelli che è sempre festa, beati loro,
e quelli che si angustiano per tutto,
scuri in volto più di un vestito a lutto;
quelli che è un dramma perdere il lavoro,
vuoti come vecchi piatti sbeccati,
e quelli che ti asfaltano spietati,
che time is money e nuotano nell’oro:

burattini, comparse e figuranti
del più grande spettacolo di massa,
con carte di credito o in contanti
devolvono tutti a un’unica cassa.

MEMORIE DAL SOTTOSUOLO FAVOLETTA ECOLOGICA

(Dedicata a Greta Thunberg e ai milioni di studenti di tutto il mondo
che venerdì 15 marzo 2019 hanno manifestato per il futuro del pianeta Terra)

– Cos’è la notte, nonno?
– È come quando spegni
la luce perché hai sonno.
Solo che cala in cielo.
– E il cielo che cos’è?
– Fa’ conto un grande velo
disteso sulla testa,
tempestato di strass,
da sfoggiare a una festa.
– Che bello! E l’hai mai visto?
– Da bambino, in un tempo
di questo meno tristo.
La vita era diversa:
si svolgeva all’aperto,
al sole e all’aria tersa;
non così, sottoterra,
cacciati dallo smog
e dall’effetto serra
nella città di Dite,
come topi di fogna,
chiuse tutte le uscite.

Giuseppe Langella

Tutti i diritti riservati all’autore

Prof. Giuseppe Langella, foto: Umberto Barbera
Il Prof. Giuseppe Langella e il M° Guido Oldani al Festival Internazionale di Poesia a Milano, durante l’evento dal titolo “L’uguaglianza delle diversità” con la presentazione dell’ultimo libro di Guido Oldani con l’introduzione di Giuseppe Langella “La guancia sull’asfalto”, 2019; foto: Umberto Barbera

SEZIONE POLACCA: Współczesne oblicza sztuki – Realizm Terminalny czyli świat widziany przez pryzmat przedmiotów i technologii (autor: Izabella Teresa Kostka, 2019)

WSPÓŁCZESNE OBLICZA SZTUKI: REALIZM TERMINALNY czyli świat widziany przez pryzmat przedmiotów i technologii (autor: Izabella Teresa Kostka, 2019)

Od dłuższego czasu mówi się o poważnym kryzysie współczesnej kultury i sztuki, a przede wszystkim literatury i poezji. W zagonionym i zadymionym świecie nie mamy czasu na dostrzeżenie piękna, na kontemplację klasycznych wersów o nieskazitelnej harmonii i muzykalności. Czytelnicy, a szczególnie młode pokolenia, odchodzą od lektury i zainteresowań literackich, gdyż dla większości społeczeństwa pisarstwo i sztuka są uważane za coś staroświeckiego i zbytecznego. Sztywne zasady klasycznego piękna, ustalona rytmika strofy, rymy o precyzyjnych zasadach i strukturze sylabicznej stały się jakby “przyciasne” i archaiczne, a język, mentalność i środki komunikacji werbalnej podporządkowane zostały otaczającemu nas nawałowi przekaźników cyfrowych, komputerów, smartfonów i supremacji zaawansowanej techniki i technologii. Człowiek nie jest już “władcą”, nie stanowi o wolności swych myśli i poglądów, lecz stał się marionetką na linkach – przewodach nowoczesnego systemu. Wszystko zawiera się w informacjach dostarczonych przez kody kreskowe.
Ta smutna prawda stała się inspiracją twórczą dla włoskiego artysty, poety Guido Oldani’ego urodzonego w 1947 r. w Melegnano pod Mediolanem. Artysta wzrastający w młodości wśród rozległych zielonych równin Niziny Padańskiej, wraz z upływem czasu porwany został przez wir boomu ekonomicznego, rozwoju przemysłu, zabudowy terenów rolnych i osobiście uczestniczył w intensywnej transformacji życia i obyczajów nowoczesnego społeczeństwa. Jego kreatywny umysł odczuł potrzebę przekazania swych emocji i spostrzeżeń odchodząc od klasycznych schematów przeszłości, postanowił zrewolucjonizować spojrzenie na świat, na ekspresję artystyczną, aktualizując środki przekazu według praw rządzących współczesnym światem. Jak sam Oldani mówi, a powtarza to często w czasie prelekcji i spotkań literackich, żyjemy w czasach “dell’accatastamento dei popoli / nawarstwiania się społeczeństw”, zamknięci w miastach – betoniarkach (poezja “La betoniera / Betoniarka”), w których kręcimy się jak w wirówce poddani supremacji przedmiotów (wiersz “La lavatrice / Pralka”). Człowiek nie jest już podmiotem, sam stał się tylko przedmiotem. Przyroda i natura zostały zepchnięte na drugi plan, a o naszej egzystencji i rzeczywistości decydują wszechobecne dobra materialne i prawa komercyjnego rynku. To nowatorskie podejście do wizji współczesności doprowadziło pod koniec XX wieku i na początku nowego stulecia do stworzenia przez Guida Oldani’ego odłamu artystyczno – literackiego o nazwie Realismo Terminale / Realizm Terminalny. Stał się on oficjalnym nurtem, można nawet powiedzieć filozofią artystyczną w roku 2010, wraz z opublikowaniem przez Oldaniego książki p.t.”Il Realismo Terminale” ( “Realizm Terminalny”, wydawnictwo Mursia, Mediolan) i pierwszego konkretnego “Manifestu Realizmu Terminalnego”.
Jedną z charakterystyk cytowanego prądu jest zaniechanie tradycyjnego “banalnego” odniesienia metafor do otaczającej nas natury na rzecz tzw. ” similitudine rovesciata / odwróconego podobieństwa”: stany ducha, uczucia, sytuacje nie są porównywane do klasycznych wzorców (np.”Twe oczy iskrzą się jak gwiazdy”), lecz wyrażane są przez pryzmat porównań odnoszących się do świata przedmiotów i techniki (przykładowe podobieństwo odwrócone “Twe oczy świecą jak dwa reflektory”). Realizm Terminalny ukazuje znaną nam rzeczywistość w sposób bardzo bezpośredni, odarty z retorycznych upiększeń, opiera się na bezwzględnej, zwartej stylistyce i eksperymentalnym użyciu wielu pojęć i zwrotów. Dla klasyka deszcz to ” boskie łzy spływające po policzkach”, dla Realisty Terminalnego deszcz to “ołowiane kule, które dziurawią umysły”. Po wielu nurtach poszukujących nowości, wśród których należy wymienić chociażby dadaizm, abstrakcjonizm, metasemantykę Fosco Maraini’ego wydaję się, że właśnie Guido Oldani odnalazł drogę do współczesnego odbiorcy odzierając sztukę z fałszywego idealizmu i sztywnych schematów przeszłości. Oldani przybliżył przekaz werbalny i artystyczny do realiów otaczającego nas nowego tysiąclecia, a co za tym idzie, dokonał specyficznej rewolucji w postrzeganiu wydarzeń, odbieraniu i przetwarzaniu bodźców emocjonalnych i wizyjnych. Realizm Terminalny nie ogranicza się tylko do literatury, lecz znajduje duży oddźwięk w wielu dziedzinach sztuki od fotografii do malarstwa, od teatru do sztuki wizyjnej i tzw. instalacji przestrzennych. W samych Włoszech, w których mieszkam od prawie dwudziestu lat, nurt ten cieszy się co raz większym zainteresowaniem, zdobywa duże grono wielbicieli szczególnie wśród młodej generacji pisarzy i artystów. Realizm Terminalny wychodzi na przeciw problemom współczesności, angażuje się w działalność społeczną, jest blisko ekstremalnych sytuacji politycznych i problemów ekologicznych. Mimo powagi poruszanych tematów nurt ten nie odznacza się sztucznością ani nadmierną ciężkością, wręcz przeciwnie, często potrafi zaskakiwać zdrową ironią i pobudza wyobraźnię rozwijając bezkresną intelektualną kreatywność. Guido Oldani stał się uwielbianym Mentorem, a za jego przykładem w szeregi Realistów Terminalnych wstąpiło wielu liczących się artystów, krytyków literackich i intelektualistów. Wśród nich wymienić należy przede wszystkim prof.Giuseppe Langella i poetów, twórców prestiżowego Piccolo Museo della Poesia / Małego Muzeum Poezji w Piacenzy: Massimo Silvotti, Sabrina De Canio i Giusy Càfari Panico. Poetyka i filozofia Guida Oldani’ego roztacza co raz szersze kręgi, a sam artysta jest częstym gościem liczących się międzynarodowych spotkań i festiwali literackich, targów wydawniczych i sympozjów naukowo – kulturalnych. Znając i śledząc ten kierunek od lat, mając możliwość osobistego zapoznania się z jego twórcą, z entuzjazmem dołączyłam w 2015 roku do grupy Realistów Terminalnych, wśród których znalazłam zrozumienie i inspirację dla mojej poliedrycznej twórczości. Stałam się z przyjemnością oficjalnym rzecznikiem i ambasadorem w/w prądu artystycznego na Polskę.
Czy Realizm Terminalny i “odwrócone podobieństwa / similitudini rovesciate” znajdą swoich wielbicieli także w nadbałtyckim kraju? O tym zadecyduje upływ czasu i nowe pokolenia artystów. Z pewnością u nieprzygotowanego i klasycznego odbiorcy pierwszy kontakt z RT może wywołać pewne kontrowersje i lekki szok estetyczny, gdyż styl ten obala wszystkie tradycyjne kanony piękna i ekspresji na rzecz poszerzania środków przekazu poprzez podstawową regułę: “un oggetto diventa soggetto / przedmiot staje się podmiotem”, a tradycyjny podmiot (człowiek) zostaje sprowadzony do rangi przedmiotu. Osobiście życzę wszystkim Realistom Terminalnym, aby ich sztuka i filozofia znalazła żyzną glebę i aprobację również w odległej od Włoch Polsce, a szerzone nowatorskie poglądy i wizja świata posłużyły jako bodziec do rozwoju i wzbogacenia kulturowej panoramy kraju nad Wisłą. Poniżej załączam niektóre teksty Guida Oldani’ego wraz z jego krótkim życiorysem. Pozdrawiam serdecznie!

Izabella Teresa Kostka, Mediolan, kwiecień 2019

BIOGRAM

GUIDO OLDANI ideatore nurtu o nazwie Realismo Terminale / Realizm Terminalny urodził się w 1947 r. w Melegnano (Mediolan, Włochy), w którym do tej pory żyje i tworzy. Jego dzieła opublikowane zostały w najważniejszych przeglądach literackich drugiej połowy XX wieku począwszy od “Alfabeta” poprzez “Paragone” i “Kamen”. Wśród opublikowanych książek monograficznych znajdziemy zbiory “Stilnostro / Nasz styl” (CENS, 1985), “Sapone / Mydło” (Kamen, 2001), “La betoniera / Betoniarka” (LietoColle, 2005), “Il cielo di lardo / Niebo ze słoniny” (Mursia, 2008), “Il Realismo Terminale / Realizm Terminalny” (Mursia, 2010) i “La guancia sull’asfalto / Policzek na asfalcie” (Mursia, 2018). Wiersze Oldani’ego znajdują się w licznych prestiżowych antologiach, wśród których: “Il pensiero dominante / Myśl przewodnia” (Garzanti, 2001), “Tutto l’amore che c’è / Ta cała miłość co istnieje” (Einaudi, 2003), “Almanacco dello specchio / Almanach lustra” (Mondadori, 2008), “Antologia dei poeti contemporanei / Antologia poetów współczesnych” (Mursia, 2016), “Poesia di oggi. Un’antologia italiana / Poezja dnia dzisiejszego. Antologia włoska” (Elliot, 2016), “Novecento non più / To już nie 1900” (La Vita Felice, 2016), “Luci di posizione / Światła pozycyjne” (Mursia, 2017) i “Poesie italiane 2016. / Poezje włoskie 2016” (Elliot, 2017). Przy Wydawnictwie Mursia prowadzi “La Collana di poesia Argani / Serię publikacji poetyckich Argani” i współpracuje ze znakomitymi gazetami “Avvenire” i “Affaritaliani.it”.

NIEKTÓRE POEZJE WYBRANE ZE ZBIORU “IL CIELO DI LARDO / NIEBO ZE SŁONINY” (Mursia, 2008). Tłumaczenie z włoskiego na język polski: Izabella Teresa Kostka. Interpunkcja i zapis graficzny zgodny z oryginałem.

LA BETONIERA

l’acqua ha già il sale e su, le petroliere,
versano olio, come condimento,
alla zuppa di pesce navigante.
e la gabbia del cielo ha le sue penne
che portano la cacciagione in volo
e i vermi sono filo per cucire,
che tiene insieme ogni zolla nera
e il tutto è nella pancia di dio padre,
che ci mescola, dolce betoniera.

BETONIARKA (La betoniera)

woda jest już słona, a na niej tankowce
dolewają oleju, jak przyprawy
do pływającej zupy rybnej.
i klatka nieba ma swoje skrzydła,
które wznoszą dzikie ptaki do lotu
a robaki są nicią do szycia,
co utrzymuje razem czarne skiby ziemi
i wszystko jest w brzuchu boga ojca,
który to miesza, słodka betoniarka.

CRAVATTE

come cravatte rosse verso il cielo
si affacciano le fiamme al davanzale
incartando i gerani con il fumo.
e un camion grosso con la pancia d’acqua
alza la gamba posteriore e spegne
e hanno salvato il gatto per fortuna
la vecchia no, faceva grida indegne.

KRAWATY (Cravatte)

jak czerwone krawaty w stronę nieba
wychylają się na parapet płomienie
opakowując dymem pelargonie.
a duża ciężarówka z brzuchem wody
podnosi tylną łapę i gasi
całe szczęście, że uratowali kota,
staruszki nie, niegodnie krzyczała.

I DUE

i due cappotti siedono vicini
portati senza portamento alcuno
come due bucce vuote di banane.
si parlano le loro cicatrici
e gli occhi sono anelli di catene,
neanche a ballare suscitano brio
li ha fatti Dio non sempre riesce bene.

DWA (I due)

dwa płaszcze siedzą blisko siebie
noszone bez żadnego stylu
jak dwie puste skórki od banana.
rozmawiają ze sobą ich blizny
a oczy są ogniwami łańcucha,
nawet tańcząc nie wzniecają entuzjazmu
stworzył je Bóg, nie zawsze mu to wychodzi.

MILANO

è il camion fa il trasporto della ghiaia,
la mia patria, ribalta il cassone,
ci scarica a milioni su milano.
e insieme come uova ci sfondiamo
in un budino in cui quasi ci immola
e c’è chi ha il dubbio si sia ormai un po’ in tanti
ma un’altra camionata ci consola.

MEDIOLAN (Milano)

to ciężarówka do transportu żwiru,
moja ojczyzna, wywraca swój kontener
wyładowując nas milionami w Mediolanie.
i razem jak jajka zagłębiamy się w budyniu, składają nas w ofierze
niektórzy mają wątpliwości, jest nas trochę dużo,
ale kolejna dostawa podtrzymuje wszystkich na duchu.

LA LAVATRICE

la centrifuga gira come un mondo
e i suoi abitanti sono gli indumenti
riposti dalla coppia dei congiunti.
si avvinghiano bagnati in un groviglio
i rispettivi panni in capriola,
sono rimasti questi i soli amanti,
quegli altri se si afferrano è alla gola.

PRALKA (La lavatrice)

wirówka kręci się jak świat
i jej mieszkańcy są odzieżą
włożoną do niej przez parę małżonków.
kłębią się mokre rzeczy kręcąc koziołki
to one zostały kochankami,
ci drudzy gdy się dopadną skaczą sobie do gardła.

Artykuł opublikowany w miesięczniku kultury i literatury “WENA” pod redakcją Moniki Knapczyk, nr 4 kwiecień 2019, ISSN: 2299-7830

Dostępny także na stronie autorskiej:

https://izabellateresakostkaswiatsztukiipoezji.wordpress.com/2019/05/15/wspolczesne-oblicza-sztuki-realizm-terminalny-czyli-swiat-widziany-przez-pryzmat-przedmiotow-i-technologii-autor-izabella-teresa-kostka-2019/?preview=true

Na stronie internetowej prestiżowego magazynu kulturalno – literackiego z siedzibą w Warszawie “Pisarze.pl / Scrittori.pl”:

https://pisarze.pl/2019/06/11/izabella-kostka-wspolczesne-oblicza-sztuki-realizm-terminalny/

I na portalu dziennikarskim Alessandria Today:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/05/23/sezione-polacca-wspolczesne-oblicza-sztuki-realizm-terminalny-czyli-swiat-widziany-przez-pryzmat-przedmiotow-i-technologii-autor-izabella-teresa-kostka-2019/?preview=true&fbclid=IwAR39K5E3FVqO5UBZqAviPEFR8FK02bnFBhu7lbZN1Y08XZmnYMju3-_SUnE

Wszystkie prawa zastrzeżone

Poeta włoski Guido Oldani – założyciel Realizmu Terminalnego z magazynem Wena w swoim domu pod Mediolanem, maj 2019

“DA QUI ALL’ ETERNITÀ” di Maria Rosa Oneto

“Da qui all’Eternità” di Maria Rosa Oneto

E se la morte fosse un “miraggio” di beatitudine infinita dopo un faticoso cammino terreno?!
Difficile dare una risposta concreta a questa domanda. Appare chiaro, che già al primo vagito, l’essere umano, va incontro alla morte. Uscendo dal grembo materno, l’essere, si schiude come un fiore al mattino, pronto a godere di ogni beneficio e sovrastruttura gli venga creata attorno.
Tuttavia, nell’angolo remoto della creazione, staziona il destino – gia scritto nelle stelle, benché sconosciuto – di più non è dato sapere e solo vivendo passo dopo passo, sino all’ultimo respiro, sapremo di essere stati fortunati o meno.
Ma già apprendere che si nasce per morire, attraverso l’invecchiamento del corpo e la sua definitiva decadenza, poco consola.
Ogni cosa che esiste, è destinata a regredire, usurarsi, “rovinarsi”; sino ad essere gettata, fatta a pezzi, trasformata o sostituita con un modello nuovo.
Così la natura, che in primavera, tolto l’involucro invernale, riprende a “respirare” e a sfoggiare tutto il suo splendore sino all’autunno inoltrato.
Dunque: morire, come fatto necessario. Un’occasione che non è possibile rimandare e della quale non si conosce la data. Ogni attimo, può essere quello giusto e come per incanto, dover lasciare tutto: amori, ricchezze, piaceri e dolori.
L’ Uomo, condannato a morire, ne porta il peso sulle spalle e più avanza con l’età, maggiormente ne avverte la malefica presenza. L'”istinto” per la morte, ci dovrebbe far capire, con l’avverarsi della ragione e l’etica morale del peccato, il comportamento da seguire per ritemprarsi di gioia, di benessere e
pace, ogniqualvolta ci sentiamo tristi e abbandonati. Si nasce nudi, fragili e indifesi e si ritorna ad esserlo da anziani. Nel frattempo, si vive male, attorniati da venti di guerra, crudeltà, invidie, gelosie e tragedie di ogni genere. Oggi, al pari del passato.
La vita, come dono prezioso, andrebbe: protetta e sostenuta con indicibile tenerezza e accompagnata nel suo percorso dall’accudimento fraterno, dall’amore e dalla speranza.
Non si diventa grandi, perché così è dato crescere e decidere per mostrarsi autonomi.
Ci si ritrova adulti, quando permangono i sentimenti, l’umanità, la voglia di fare, lo scambio di opinioni con gli altri. Non è richiesta un’eccessiva saggezza – non ne saremmo capaci – È richiesta un’umanità partecipe. Una sorta di resilienza che non ci faccia sentire: inutili, stressati e assenti dal presente.
L’esistenza è un’esperienza a piedi scalzi, dove si deve lottare e penare per non farsi pungere. Il dolore, la malattia, la sofferenza possono diventare maestre d’insegnamento
non solo da un punto di vista cristiano, ma anche per colui che ateo o laico, porta avanti il senso del rispetto, del dovere e della buona creanza.
La morte ci rende uguali e “meschini” più della vita. Non la tieni lontana con i soldi, la prepotenza, l’arroganza. Se fortunati, può essere incantevole, meravigliosa, anche quando non ce ne accorgiamo. Così per il muratore come per l’artista. Ognuno nel proprio ambito individuale.
Sarebbe bello, se alla fine per i buoni e i peccatori lievi, ci fosse una ricompensa ultraterrena. Chissà? Un Mondo alternativo, dove rinnovarsi, tornare ad amarsi, incontrare persone care che non ci sono più. Sarebbe magnifico, ritrovare il proprio corpo abbellito e risanato. Tornare a sognare in una dimensione speciale dove l’Anima canta la propria dolce Eternità!

Maria Rosa Oneto
Tutti i diritti riservati all’autrice

“MISERIA e POVERTÀ” di Maria Rosa Oneto

Miseria e Povertà” di Maria Rosa Oneto

La povertà assoluta o estrema, viene definita tale, quando una comunità o un’intera regione sono costrette a vivere con meno di 1,90 dollari al giorno; il che significa non potersi procurare: cibo, acqua, medicine e ciò che serve per un’esistenza dignitosa.
Il tredici per cento della popolazione mondiale vive (?) in tali condizioni. Vale a dire che 902 milioni di individui (quindici volte la popolazione italiana) soffrono di indigenza e carestia.
Oggi, la povertà si estende a macchia di leopardo e riguarda l’intero Pianeta, da Nord a Sud.
I Paesi più poveri del mondo sono così raggruppati:
* Africa Subsahariana: 42,7 per cento
* Asia meridionale: 18,8 per cento
* Asia orientale e zone del Pacifico: 7,2 per cento
* America Latina e Caraibi: 5,6 per cento.
Questi dati si riferiscono al totale della popolazione che vive in condizioni di povertà estrema.
In particolare, la popolazione dell’Africa Subsahariana che ammonta a circa un miliardo di persone.
Significa, che quasi 430 milioni di esseri umani, giacciono in situazioni di estrema indigenza.
Al giorno d’oggi, 795 milioni di persone, soffrono non solo per carenza di cibo e micronutrienti, ma pure per l’aumento rischioso di contrarre malattie; riducendo così la produttività e impedendo un adeguato sviluppo fisico e mentale.
In Italia, dopo quasi dieci anni di crisi economica, la povertà assoluta è raddoppiata nel 2005. Circa due milioni di soggetti, ovvero il 3,3 per cento della popolazione pativano una siffatta condizione.
Tra il 2011 e il 2013 si è verificato l’incremento più drammatico: in un solo triennio, i poveri assoluti, sono passati dal 4,4 per cento al 7,3% della popolazione.
Nel 2017 erano 8,3 per cento con un aumento ulteriore al presente.
La maggior parte di coloro che vivono in condizioni di povertà assoluta, risiedono nel Mezzogiorno, il 56,1% del totale.
La povertà, è in continuo aumento tra le fasce più giovani della società.
Nel 2007, l’incidenza della povertà tra i giovani, tra i 18 e i 34 anni, era del 2,7%. Attualmente, il dato è più che triplicato e sfiora il 10%. Significa che ad entrare in crisi sono soprattutto le famiglie e i bambini, la categoria più penalizzata.
Si nota che tra il 2005 e il 2014, circa il 70% dei nuclei familiari, ha subito una diminuzione o uno stallo della propria situazione economica, che riguarda addirittura il 97% delle famiglie.
Eurostat, afferma che in Italia, il reddito del quinto dei cittadini più ricchi è 6,3 per cento volte, quello del quinto dei più poveri.
Anche l’Oxfam denuncia le carenza del sistema economico attuale, che “consente solo ad una ristretta cerchia di accumulare ingenti fortune; mentre, sulla Terra centinaia di milioni di persone, lottano per la sopravvivenza con salari da fame”.
L’82 per cento dell’incremento di ricchezza globale, registrato l’anno scorso, è finito nelle casseforti dell’1 per cento più ricco della popolazione. Mentre, la metà più povera del Pianeta (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0 per cento.
In Italia, a metà del 2017, il 20 per cento più ricco degli Italiani, deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta.
Mentre, il 50% più povero, possedeva solo l’8,5%.
Proseguendo con tali livelli di povertà e disuguaglianza così elevati, si rischia un gravissimo impedimento nello sviluppo del capitale umano, con tutte le conseguenze che ne potranno derivare in termini di stabilità e di pace sociale.

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

RITRATTI: TANIA DI MALTA e la sua battaglia terminale

(by Izabella Teresa Kostka)

È difficile trovare una voce poetica ben definita, intensa e originale nel panorama letterario quotidiano dei nostri tempi digitalizzati. Su numerosi social networks e portali culturali la scrittura poetica sventola e abbaglia come variegate palline appese in abbondanza su un albero di Natale. Tante parole ma poche pietre preziose.

Sicuramente l’arte letteraria di Tania Di Malta appartiene a una nobile ed eccellente rarità. Ho conosciuto Tania attraverso il tanto popolare Facebook, coinvolgendola a partecipare al programma “Verseggiando sotto gli astri di Milano” e ai nostri eventi dedicati alla corrente del Realismo Terminale, fondata dal poeta di fama internazionale Guido Oldani. Questo incontro artistico è risultato estremamente fecondo e il talento di Tania, impregnato della rivoluzionaria visione stilistica e filosofica di Oldani, sta esplodendo in maniera sorprendente!

La Di Malta, dotata di una grande sensibilità sociale ed emotiva, ha trovato nella stilistica del RT un suolo accogliente e stimolante, diventando una delle più attive testimoni della corrente e ottenendo numerosi importanti riconoscimenti. Appartenendo al Realismo Terminale ne sono estremamente felice, perché trovo in Tania una personalità artistica notevole e una grande determinazione nella ricerca d’un linguaggio efficace e puro ma, allo stesso tempo, molto contemporaneo e personalizzato, sorprendente e tagliente come un bisturi.

• TRE POESIE SCELTE

ISOLE

Guardiamo la luna
attraverso ingressi di silos
come gatti acciambellati
maciniamo mantra solitari.
Isole
come telefoni senza filo
percorriamo la distanza,
fra noi e l’infinito.

LE COLPE DEI PADRI

Per noi non ci sono state battaglie
solo oasi su carta moschicida
delegavamo ai dispositivi la coscienza
il consuntivo delle nostre sconfitte.
Il glicine era da tempo una griglia vuota
dove passava a stento, un sole terminale
la libertà era un videogame
e per la gloria, bastava una fotografia.

UGUAGLIANZA

Se guardi in trasparenza una goccia di sangue, ti accorgerai che è una sfera tremula, come una particella di mercurio.
Se poi deciderai di mettere, sangue e mercurio su un piano inclinato, presto riveleranno la loro natura.
Il sangue sembrerà un grumo d’inchiostro rosso, il mercurio sembrerà se stesso: mercurio.
Sarai tentato di usare due pesi e due misure, eppure sono figli di un disastro che si assomiglia: una vena aperta e un termometro rotto.

Tania Di Malta

Tutti i diritti riservati all’autrice

• NOTA BIOGRAFICA

Le sue poesie sono comparse in varie antologie: “Il Federiciano” e “Verrà il giorno e avrà il tuo verso”, “Il Tiburtino”, “Habere Artem”. “Parole in Fuga” di Aletti Editore. Nel 2016 le è stato conferito il titolo di Custode a Rocca Imperiale Il Paese della Poesia durante la presentazione del festival Il Federiciano. Inoltre è inserita nella raccolta poetica “Oltre il Male”, patrocinata dalla Cerifos di Milano (Atelier Edizioni). Inserita diverse volte nella rivista “Il Caffè” – mensile di arte, costume e storia, nella rivista letteraria “Liburni” e in “Kenavò”. Nel 2014 finalista al Premio Mogol e nel 2015 menzione speciale al Premio Quasimodo per un racconto breve. Nel 2016 è stata finalista nel Premio Internazionale Antonia Pozzi. Pubblica nel 2016 la sua prima raccolta di poesie “Aquiloni sul mare nella notte” con CTL Editore. Menzione speciale al Premio Sant’Anastasia 2017 e vincitrice del premio della critica al Premio Internazionale Clemente Rebora. Nel 2018 pubblica la sua seconda silloge “Addio ai Girasoli” con CTL Editore. Inserita nell’antologia “Le maree della vita” CTL edizione. Ha pubblicato novelle satiriche nel sesto volume di “L’Antisociale” e nei “Quadernetti Poetici” Sifaperbenedizione. Fa parte della corrente poetica del Realismo Terminale di Guido Oldani. Vince ex equo, con un testo aderente al Realismo Terminale l’edizione 2018 del Federiciano.

“EROISMO MALSANO” di Maria Rosa Oneto

Foto: Pixabay

“Eroismo malsano” di Maria Rosa Oneto

Nel corso di quest’ultimi decenni, abbiamo perso parte dell’innata umanità.
Un po’ per l’accrescersi di una forma di egoismo/individualismo narcisistico; un po’ a causa dell’impoverimento di valori morali e di una non buona educazione, già a livello infantile/giovanile.
Mancando giuste regole e dettami positivi, l’individuo, sempre più è andato smarrendo la “gioia” di provare buoni sentimenti; il senso del dovere e della lealtà. La coscienza, senza pentimento, rimane evulsa dalla realtà e spadroneggia per proprio tornaconto. “La vita, non vale niente, mentre, la morte è una sfida per chi non ha nulla da perdere!” Vita e morte, finiscono così per soccombere nel ruolo ambiguo dell’indifferenza e del menefreghismo. Uccidere per pochi euro o per acquistare una dose di eroina, è diventata un’abitudine consueta e ordinaria. Sfogare i propri istinti bestiali su soggetti deboli, indifesi, siano essi: animali o persone, è una forma di “eroismo malsano” del quale vantarsi ed esibire le gesta senza ritegno alcuno. La mancanza di restrizioni e di leggi adeguate o male interpretate, fanno il resto.
Cattivi consiglieri: i mass media, le trasmissioni urlate, la politica falsa e infingarda, i giochi tecnologici che invitano alla violenza, agli estremismi, all’esaltazione della ferocia e del potere.
Oggi, che le emozioni paiono scomparse, insieme ai sentimenti, ci sostentiamo di apparenza, di noncuranza verso gli altri, di assenza di comprensione e misericordia.
Tutto sembra dovuto, al prevalere della boria e dell’arroganza. Più si è poveri di cultura, di onestà intellettuale e morale, ancor meglio prevale il disamore per se stessi e per il prossimo. Si soffre di obesità per eccesso di cibo, con tutte le conseguenze che comporta a livello sanitario, non solo per un bisogno prettamente fisiologico; ma, anche come sinonimo d’ingordigia a carattere psicologico. “Siamo ciò che mangiamo”, nutriti male, quasi deformi, incapaci di muoverci e di fare quattro passi senza usare l’automobile. Si eccede per vizio, per lassismo o per avidità. Stanchi, annoiati, frustati, avviliti nei confronti di una società intera, che peggiora giorno per giorno, e di conseguenza, trascina nel baratro noi stessi.
Perso il dono della lettura, imprigionati alle macchinette “mangiasoldi”, alle carte da gioco, agli oroscopi italiani o cinesi, alle previsioni da burla di fattucchiere e cartomanti… vaghiamo come automi alla ricerca dell’eterna giovinezza. Della felicità ad ogni costo, della facile ricchezza per ritrovare la nostra identità che abbiamo smarrito correndo verso un immaginario Eden di illusione e subdolo benessere. Dicono che “la bellezza salverà il Mondo”, Dio lo volesse! Lo auguro a tutti e anche a me stessa!

Maria Rosa Oneto

Tutti I diritti riservati all’autrice

“LA TRIBÙ DELLE ANIME PERSE” di Maria Rosa Oneto

Foto: Pixabay

“La Tribù delle Anime Perse” di Maria Rosa Oneto

In quest’epoca, pervasa dal “decadentismo morale” e dalla smania di possesso, con gran confusione tra reale e virtuale; ciò che appare evidente è lo “smembramento di valori positivi”, in cui tutti siamo caduti. Sembra che, più nulla ci sgomenti, ci terrorizzi o ci faccia inorridire! Siamo abituati al male come il demonio si è adagiato all’Inferno. Nulla di bene ci consola, continuamente tormentati, stressati, sotto torchio.
La violenza fisica e psicologica, pare che sia diventata una ragione esistenziale. Uccidere, viene facile e spontaneo come mangiare un gelato. Persone di ogni età e di varia estrazione sociale s’imbottiscono di droghe, di alcol e psicofarmaci. Una volta al volante: causano morti, incidenti invalidanti, feriti gravi e famiglie rovinate per sempre. Sparatorie, pestaggi, ladrocini, scontri tra tifoserie calcistiche avvengono sia fuori, in strada, che tra le mura domestiche. Donne, bambini, animali inermi, trattati come “oggetti” di nessun valore; che neppure il cassonetto dell’immondizia accoglierebbe piu con umile decenza.
Ovunque, truffe monetarie, scandali riguardanti la pedofilia e la sessualità.
Arroganza e ragionamenti urlati, contraddistinguono l’ambito politico, i giornalisti d’assalto, i mafiosi dei “pizzini” dal grilletto facile.
Una sorta di Circo della sopraffazione, della prepotenza, dove giocano la loro parte, individui con maschere di carne e le anime obese, flaccide come foie gras
L’anormalità che diventa “normale”, spiegata da “tronisti”, mestieranti della finta democrazia, da omuncoli dal successo facile, da venditori d’illusioni che sfiatano parole, al posto del fumo.
Il bullismo che oltre a raggruppare adolescenti e ragazzini di pari età (con l’appoggio spesso dei genitori) oggi, sconfina nel sadismo e nella tortura. Per noia, per vigliaccheria, per grettezza mentale e assenza di cuore, diventa una “goduria” dar fuoco a un barbone, spezzare a bastonate il collo di un cigno maschio; vessare per anni un povero cristo”, malato psichico, sino a condurlo alla morte con calci e pugni, nell’indifferenza generale. Il tutto filmato con il cellulare e condiviso in rete, al pari di una prodezza eroica di cui vantarsi.
Da questa società amorfa e narcotizzata, rifatta di plastica dalla testa ai piedi, ma che cosa vogliamo aspettarci! NULLA! O solo il peggio.
Mancano: rispetto, regole severe, formazione civica e sentimentale. Manca la famiglia (ma quale?) che dia il buon esempio; che sappia discernere il bene dal male, che si riscopra nuovamente genitrice/genitore, capace di educare, correggere, punire.
Siamo davanti a un “branco” di smidollati, che non sanno leggere un libro, parlare italiano, pur vestendo griffato e con i capelli tagliati all’ultima moda. La “Tribù” delle “anime perse”, infestano le periferie e le metropoli di lordume, movida e sterco umano.
Siamo colpevoli, Noi adulti, a non aver insegnato, tramandato, il senso della buona educazione, del sacrificio e dell’onesta’ che, sempre appagano pur nella desolazione e nella più nera povertà.

Maria Rosa Oneto

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