L’ALCHIMIA INTROSPETTIVA DI TANIA GALLETTA (a cura di Sabrina Santamaria)

L’alchimia introspettiva di Tania Galletta

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Tania Galletta si innamora della poesia in tarda età, dopo aver vissuto esperienze assai dolorose. La poesia diventa terapia per l’anima.
La penna tramuta in versi le sue sofferenze e nascono così rime molto intime che, in una fase iniziale, tiene solo per sé.
Comincia a frequentare la domenica i “caffè letterari” di varie associazione, per poi divenire socia ordinaria dell’A.S.A.S. (Associazione Siciliana Arte e Scienza).
Un’amica poetessa già affermata, Maria Romanetti, la vuole relatrice per il suo libro per ragazzi “La Vittoria del Fantagatto”, presentato nei locali della Provincia di Messina, nel novembre del 2013, esperienza proficua che metterà in luce le sue capacità critiche.
Con l’amica poetessa si diletta a comporre poesie, alternandosi nella stesura dei versi, si tratta infatti di liriche estemporanee “non limate”, grazie a una pagina Facebook creata da entrambe, nella quale, una continua i versi postati dall’altra e viceversa.
Verranno alla luce ben quaranta poesie che saranno raccolte nel volume “Duettando in versi”. L’A.S.A.S. ne curerà la presentazione il 6 dicembre 2014, presso il Salone delle Bandiere del comune di Messina.
Nel febbraio 2016, con l’associazione culturale Kafka, è relatrice per la presentazione del libro di Carlo Barbera “Il migliore dei padri”, presso il Book-store Feltrinelli di Messina.
A settembre dello stesso anno conosce il poeta Giuseppe Anastasi, che la coinvolge nella prima elaborazione teatrale sperimentale del suo poema epico, ovvero “La Grande Seduzione”, decidendo quindi di aderire al progetto culturale indipendente Sedotti Sognatori Seducenti, anche denominato 3S-team, nel quale collabora tuttora attivamente.
Questi i trofei ottenuti:
23 marzo 2019 – Premio “Verba Volant, Amor Manet” (Acicastello) – Menzione d’Onore con la lirica “Sogno”
27 aprile 2019 – Premio “Antonino Bulla” (Catania) – 3° posto con la lirica “Le tue Mani”
5 luglio 2019 – Premio “Boccavento 2019” (Santa Teresa di Riva) – Premio Speciale della Critica con i racconti “Il piccolo intoppo” e “L’ultimo scatolone”
6 luglio 2019 – Concorso “Pina Alessio” (Gioia Tauro) – Menzione d’Onore con il racconto “Due numeri per Carla”

• DUE POESIE SCELTE di Tania Galletta

“TI CERCHERÒ”

Ti cercherò all’alba,quando rosate note
baciano gli occhi ancora assonnati.
Ti cercherò tra l’azzurro del cielo,
quando candidi cirri,si inseguono e mi sorridono.
Ti cercherò tra le spumose onde,
quando argentee dita,carezzano il mio corpo inquieto.
Ti cercherò tra le zolle appena smosse,
a cui mani fiduciose affidano future messi.
Ti cercherò tra le note del vento,
che mi riportano antiche e solenni promesse.
Ti cercherò anima mia,
flagellata da un amore impetuoso,
coccolata da fanciulleschi sorrisi,
delusa da promesse inattese.
Ti cercherò…
Tra i silenzi di austere mura,
tra i profumi dei fiori e dei ceri accesi,
tra perline sgranate da labbra ormai mute.
Li’ ti troverò.
Lenirò le tue ferite.
Bacerò le tue lacrime.
Insieme a te,sorriderò ad una vita nuova.

“LE TUE MANI”

Amavo le tue mani
Farfalle colorate sui bianchi tasti
Zefiro seducente che il corpo mi sfiora
Dolce abbraccio delle nostre notti
Alle mie intrecciate da nuziale anello
Amavo
Temo adesso le tue mani
Picchiano forte sui tasti
Bufera improvvisa che il corpo mi segna…
Morsa violenta d ‘amore priva
Ormai nude e alle mie lontane
Temo ma ancor più io amo
Da te fuggo, ma da te torno
Cerco le tue mani
Finché morte non ci separi.

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Trascrivere in versi le proprie emozioni è facile a dirsi, ma molto complesso a mettere in atto come attività poetico-letteraria. Da sempre noi tutti sosteniamo che l’artista, il poeta, lo scrittore attraverso l’ausilio della loro arte comunicano al pubblico il loro “sentire”, a volte mi sembra un’immagine che si è creata, ma, ormai sta diventando preconfezionata, allora chiunque mette nero su bianco un suo stato d’animo può definirsi artista? Certamente no, il poeta così come l’artista è colui che fa vibrare le corde dell’anima di chi legge o osserva, egli è colui che riesce a scandagliare la parte più nascosta dell’essere umano; questo è uno degli obiettivi che si pone la nostra Tania Galletta con la sua delicata “pena” che malgrado tutto scopre con ardore e passione la tenue fragilità dell’uomo, nei suoi versi non troveremo sicuramente gesta eroiche né bramosia né ambizione. La sua poesia appare navigare lentamente nel mare calmo di un’anima che si impegna ad osservare con uno sguardo forse timido, ma sincero. La lettura dei testi di Tania Galletta conduce ad un relax dei sensi completo in cui la mente si incontra col cuore e con lo spirito mentre ho posto attenzione ai suoi elaborati ho percepito nella Nostra un forte legame con i sentimenti che legati al genere poetico diventano alchimia pura. La nostra autrice ha un modo di darsi autentico al mondo ponendo tanta fiducia in chi la leggerà fiducia che i suoi enunciati si possano incontrare con un lettore sensibile. Lo stile poetico di Tania Galletta si mescola a quell’esser-per-la vita che Heidegger avrebbe definito inautentico, ma la Nostra riesce a vestirlo di una forte carica esistenziale tanto da far rivivere ancora oggi l’essere come mistero da scoprire.
Sabrina Santamaria

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INTERVISTA a TANIA GALLETTA

S.S: Cosa rappresenta la poesia per te?

T.G: All’inizio è stato il mezzo per farmi elaborare il dolore che portavo dentro l’anima, adesso, la poesia ha liberato il mio essere, è stata una catarsi, in quanto riesco a mettere su carta il mio sentire, da mezzo di elaborazione è diventato ora parte integrante del mio modo di guardare il mondo.

S.S: Quali sono secondo te le tematiche privilegiate della poesia?

T.G: La mia poesia è per di più intimistica, amo raccontare di me, ma, ultimamente ho affrontato temi sociali, come il caso di Lampedusa che ha colpito la mia sensibilità: “In tasca la foto di una vita vissuta nel cuore la speranza di una vita da vivere” questo verso è nato da una notizia che ho ascoltato in tv in quanto nella tasca di un uomo annegato hanno trovato una foto.

S.S: Quale sensazione lasceresti ad un tuo possibile lettore?

T.G: Mi piacerebbe imprimere nel cuore del mio lettore la scoperta di se stesso come essere autentico, vorrei fare emergere la parte più nascosta di sé.

S.S: A tuo giudizio la poesia è al di sopra delle altre arti?

T.G: Secondo me il punto di partenza è uguale per ogni forma d’arte, il pittore tinteggia sulla tela le sue emozioni, come il musicista che compone le note della sua anima, il poeta verseggia sul suo stato d’animo.

S.S: Qual è la tua missione poetica?

T.G: Oggi la poesia è una delle forme di comunicazione più valide perché sentiamo la necessità di esprimerci attraverso dei versi che possano tradurre i sentimenti, in questa società digitale io sento un ritorno da parte dei giovani a questa modalità espressiva anche io ho trovato un mezzo valido per aprirmi agli altri.

S.S: Quando i versi incontrano l’anima?

T.G: I versi incontrano l’anima quando l’animo umano ha bisogno di esprimersi e i questi diventano il mezzo mediante i quali l’anima si esprime.

S.S: Pubblicherai una tua prima silloge?

T.G: Ho pubblicato un libro di poesie a quattro mani. Io sono po’ timida, ma penso proprio che pubblicherò un’opera, da poco ho scoperto anche i racconti brevi quindi avrò il piacere di raccontarti in futuro della mia prima pubblicazione.

S.S: Un poeta potrà sentirsi mai soddisfatto?

T.G: Io penso proprio di no, in quanto il poeta cresce in divenire, nell’evoluzione eterna del suo poetare all’infinito, la poesia è una continua ricerca interiore.

S.S: Con le tue poesie c’è stato un momento in cui ti è sembrato di volare?

T.G: Sì, in diverse occasioni, quando leggo i miei testi alle mie amiche e loro valorizzano quello che ho scritto ma anche all’ultimo riconoscimento che ho avuto a Santa Teresa di Riva, ho ricevuto il “Premio Boccavento 2019” (Premio Speciale della critica) in cui la giuria ha percepito in me una crescita espressiva.

S.S: Da quali fonti trai maggiori ispirazione?

T.G.: L’ispirazione arriva improvvisa, può essere una notizia, o una persona, oppure come nel caso della poesia religiosa è stata una passeggiata in cui ho guardato il mondo non da spettatrice, ma da attrice, mi sono sentita parte integrante del creato quindi l’ispirazione nasce spontanea, da quello che senti, ma anche da quello che vivi, come nel caso della mia esperienza di volontariato con l’associazione “Bucaneve” vivendo a stretto contatto con bambini nati prematuri è nata in me l’esigenza di scrivere una poesia dal titolo “Bucaneve”.

“Le lacrime dell’anima che la penna ha tramutato in versi” cit. Tania Galletta

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Intervista rilasciata da Tania Galletta a Sabrina Santamaria

Tutti i diritti riservati, 2019

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SALVATORE QUASIMODO LA VITA INTESA COME ESISTENZA E COME CULTURA di Eduardo Terrana

Salvatore Quasimodo

SALVATORE QUASIMODO

LA VITA INTESA COME ESISTENZA E COME CULTURA

L’indipendenza dell’uomo e l’autonomia del poeta che non ha mai tradito se stesso e la poesia.

di Eduardo Terrana

Salvatore Quasimodo nasce a Modica, provincia di Ragusa, in Sicilia, il 20 agosto 1901. Muore a Napoli il 14 giugno del 1968.
Gli spostamenti del padre, capostazione delle FF.SS, gli fanno conoscere la Sicilia, alla quale rimarrà sempre legato, anche nel mito poetico. Roccalumera, Gela, Acquaviva, Trabia e Messina sono le tappe di questi continui spostamenti. Quando nel 1908 la famiglia si stabilisce a Messina Quasimodo ha sette anni. La città, da poco colpita dalla grave calamità del terremoto che l’aveva praticamente rasa al suolo, offre al giovinetto un desolante spettacolo. Intorno ai quindici anni inizia il suo tirocinio di poeta. Conseguito il diploma si iscrive nel 1919 al politecnico di Roma. Frequenta ingegneria, ma non riesce a superare il biennio, per problemi economici; abbandona, quindi, quell’indirizzo universitario e si iscrive alla facoltà di fisica.
Anche quest’esperienza però è segnata dall’insuccesso. Quasimodo, allora, abbandona gli studi universitari e trova lavoro presso un ingegnere come disegnatore tecnico. E’ costretto, infatti, a lavorare per vivere, lontano dalla famiglia, che poteva offrirgli poco aiuto. Lavora contemporaneamente alla Rinascente.
Il soggiorno romano non sarà allietato da una copiosa produzione poetica, ma determinerà per il poeta comunque una tappa significativa, che lascerà una impronta profonda. A Roma, infatti avrà i primi contatti con le lingue classiche, il greco ed il latino, ed avvierà proficue ed approfondite letture di testi letterari e filosofici, che contribuiranno enormemente ad arricchirlo culturalmente ed umanamente.
La lontananza dalla famiglia, la nostalgia della terra natale e dell’infanzia, l’insoddisfazione per un lavoro svolto più per costrizione di bisogno che per libera e sentita vocazione, contribuiranno alla maturazione in lui dei temi lirici della sua poesia ermetica, segnata dal mito della terra natale, la Sicilia, che costituisce l’elemento di fondo della sua personalità poetica. Una condizione spirituale che origina dal contrasto tra la sensazione dolorosa vissuta del distacco della amata Sicilia e il mito della Stessa rivissuto attraverso i ricordi dell’infanzia.
Il poeta partecipa alla vicenda dell’Ermetismo ma per adeguarlo a sé e al suo penoso ripiegarsi sulla sua condizione di siciliano in cerca di libertà. In tal senso è da considerare il principale esponente dell’Ermetismo.
La sua poesia, in particolare quella dell’Antologia “ Ed è subito sera, che compendia le prime quattro raccolte: Acque e Terre, Oboe Sommerso, Erato ed Apollion, Nuove Poesie, è una poesia scarna, immediata, intima, in cui più che l’immagine e il verso, è la parola l’elemento costitutivo, nella quale espressione ed effetto si fondono.
Altro mito nella poesia di Quasimodo è l’amore per la Grecia Antica che si ritrova ne “ Le Traduzioni di Lirici Greci “, Catullo, Virgilio, Omero, e Sofocle, che la critica considera il momento poetico più elevato della produzione letteraria del Poeta, anche perché, rileva, la frequentazione dei classici porterà Quasimodo al
superamento dell’Ermetismo. Svolta che si manifesta già nella raccolta “ Nuove Poesie “ e si concretizza in particolare nelle liriche composte negli anni del secondo conflitto mondiale e nel dopoguerra, dove il poeta manifesta il desiderio di uscire dalla sfera privata per stabilire un rapporto più stretto con il dolore degli altri.
La poesia allora viene concepita in una nuova ottica, con una funzione più mordace ed incisiva, come strumento di comunicazione e di lotta, e con un nuovo impegno
quello di contribuire a “ Rifare l’Uomo “ e quindi con una connotazione narrativa più aderente al nuovo ruolo e più rispondente all’obiettivo che il poeta persegue.
Quasimodo non partecipa direttamente agli avvenimenti bellici ed alla resistenza partigiana, ma resta comunque colpito dalla tragicità del momento di crisi che l’umanità sta vivendo. Se ne fa un testimone attento e consapevole. La sua poesia, pertanto, rispecchia il sentimento dell’appartenenza all’umano ma in un modo che diventa sempre più incerto e perplesso. Il fascismo, la guerra, e le paure atomiche del dopoguerra sono mostri che il poeta cerca di esorcizzare.
La Vita, intesa come esistenza e come cultura, e la Morte, intesa come negazione d’amore e silenzio totale ,costituiscono pertanto i simboli della poesia di Quasimodo, dove la Sicilia, vista come età dell’oro e irraggiungibile infanzia del mondo e Milano, città capitalistica, borghese, colta, ma al contempo negazione di ogni speranza di felicità per l’uomo, sono i luoghi mitici di una effusione lirica che passa, dopo gli eventi tragici della guerra, da una parola difficile ed ermetica ad una eloquenza dei sentimenti e ad una emotività umana più distesa.

Nella prima raccolta “Acque e Terre”, ci sono tutti i temi ed i motivi fondamentali della poesia di Quasimodo .
La Sicilia, magnogreca, innanzitutto, terra natale, amata e perduta e dal cui distacco deriva al poeta il dolore dell’esule, sradicato, in un mondo ostile che dà solo una dolorosa solitudine.
La raccolta propone allora i motivi dell’esilio, del perpetuo errare e della morte. Evoca la realtà terrestre, le stagioni, l’amicizia; parla di solitudine e di dolore individuale ma ancora dentro una natura ed una umanità concrete.
Gli squarci paesaggistici, i silenzi, i cieli, i colori, le acque, le figurazioni ancestrali, la sensualità e l’antica malinconia mediterranea, si fanno armonia di queste prime liriche.
La pena dell’esule , dannato a smarrirsi nel labirinto di una solitudine angosciosa, universale, delinea che è solo anche in compagnia di altri uomini; il suo breve destino è questo perché : “ ognuno sta solo sul mar della terra/ trafitto da un raggio di sole / ed è subito sera”.
Con la raccolta “Oboe Sommerso “ Quasimodo entra pienamente in clima ermetico.
Le liriche sono di versi brevi, costruiti per favorire le illuminazioni e cioè le impressioni veloci, le folgoranti intuizioni di un attimo.
In questa silloge la Sicilia, la terra natale, acquista la dimensione del mito unitamente a quello della classicità del mondo greco. Ma al tema-mito dell’isola e della nostalgia: l’eucaliptus, il poeta affianca il motivo della disperazione nascente dalla crisi esistenziale dell’uomo contemporaneo, cui, contro il gelo della solitudine e della dissoluzione in agguato, nulla è di conforto se non il silenzio.
A quest’uomo, tuttavia, il poeta, uomo tra gli uomini, addita quale via di salvazione l’abbandono francescano alla volontà del padre, al quale confidare lo strazio di riconoscersi creatura imperfetta e finita.
Questi temi si ritrovano, con una maggiore consapevolezza qualitativa ed espressiva, nella raccolta: Erato ed Apollion, in cui, prendono maggiore forma e consistenza, con viva suggestione poetica, i miti dell’infanzia perduta, di epoche d’oro scomparse, le isole e le patrie, la ricerca senza oggetto, la morte, la vita, l’inferno di esistere, il naufrago.
Dice il poeta: il mio impegno dinanzi all’arte è altissimo e non posso concedere nulla: né una sillaba nè un ritmo che aiuti l’analisi.
E,’ dunque, già poetica! La poesia per Quasimodo è linguaggio e ritmo e va compresa nella sua globalità essenziale. Non è compito del poeta curarsi di chi cerca la comprensione letterale della lirica o intende trovarne il significato dei temi.
Con la raccolta “Nuove poesie “ Quasimodo apre un nuovo ciclo poetico, in cui compare una realtà fatta di cose concrete, strade, campi, fiumi e città, ma anche persone, incontri cittadini e dediche a persone e luoghi cari citati con il loro nome.
E’ una poesia che guarda oltre l’ermetismo e dove la nota dominante è l’amara constatazione del fluire del tempo inesorabile che tutto travolge, destinando il passato ed anche il presente alla umiliazione nei simboli.
Di diverso tenore la raccolta “ Giorno dopo giorno “, pubblicata nel 1947 a guerra finita, ma pregna di quella triste, tragica esperienza umana, di cui ogni uomo, ogni poeta ne porta nell’animo i segni, il peso delle crudeltà inumane, della distruzione morale e materiale, delle macerie delle città , dei brandelli dell’uomo lacerato, torturato, spogliato della sua dignità, offeso, umiliato, ucciso. Il poeta però si ribella a tanta follia e mentre tenta di ricomporre i pezzi dispersi dell’uomo del suo tempo, frantumato dall’onda bellica, pensa già all’uomo futuro protagonista ed artefice di una vera società civile.
IL verso allora si fa meno ermetico e più aperto alla comprensione e la silloge rivela l’impegno civile del poeta.
Si fa più pacata la poesia dell’ultima raccolta “ Dare e Avere “, dove il poeta ci presenta la serenità di un animo in pace, in contrapposizione ai clamori del dopoguerra, ai gridi umani insofferenti, all’ira ed alle passioni.
E’ presente e predomina anzi l’opposizione tra la vita e la morte con un ultimo bilancio in cui la Morte è quasi un presagio, mediato soltanto da una speranza nella poesia come canto “ Che vince i deserti”.
Riguardo a Quasimodo Carlo Bo, in un saggio del 1939 con le parole : “ sta solo, come ogni vera voce – senza legami di scuole”, nel mentre risalta l’indipendenza dell’uomo, esalta al contempo la coerenza e l’autonomia del poeta che non ha mai tradito se stesso e la poesia. Ciò che fa di Quasimodo uno dei figli più degni del suo tempo.

Eduardo Terrana
Conferenziere internazionale su diritti umani e pace
Diritti riservati all’autore.

VERSO CONSIGLIA: “Blasfemie” di Enrico Ratti (Gilgamesh Edizioni, 2019)

(by I.T.Kostka)

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Sono sempre alla ricerca dello spessore e dell’originalità letteraria. Questo libro non può passare inosservato perché include tra i suoi versi il nucleo di un artista completo, poliedrico e ricco di variegate sfumature come un inestimabile caleidoscopio. Enrico Ratti: poeta, scrittore, pittore, personaggio teatrale e performer, un animo inquieto ancorato nelle profondità abissali delle cime tempestose chiamate “Arte”.
“Blasfemie”, il suo ultimo libro edito dalla casa editrice Gilgamesh Edizioni è imprevedibile come il carattere dell’autore stesso: riflessivo e rabbioso, diretto e surreale, personale e universale, sorprendente e familiare. È una valanga di pensieri conditi col talento, quello mai banale, a volte discutibile ma prezioso come un ruscello abbondante di acqua sorgente pura e instancabile. Sprofondo nelle pagine impregnate di saggezza, d’un fascino mistico e, spesso, ribelle.
Non leggo ma divoro con gusto ogni verso, ogni immagine dipinta sulla carta perché non è soltanto un libro ma un vero cortometraggio intrappolato con maestria in uno sconvolgente volume poetico di 119 pagine. Privo di prefazione travolge e porta via, non chiede ma pretende la nostra attenzione, non tenta ma entra con prepotenza nelle coscienze e… ci rimarrà per sempre!
Consiglio, fidatevi!

Izabella Teresa Kostka, Milano 2019

• Alcune poesie scelte:

• CENNI BIOGRAFICI

NELSON MANDELA ICONA DI PACE E DELLA NON VIOLENZA di Eduardo Terrana

Nelson Mandela, FOTO: Wikipedia

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NELSON MANDELA ICONA DI PACE E DELLA NON VIOLENZA

Il 18 luglio di ogni anno si celebra il Nelson Mandela international day, una giornata internazionale istituita dalle Nazioni Unite per onorare le sue idee ed il suo lavoro e promuovere progetti umanitari.

di Eduardo Terrana

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Qual era la realtà di vita della popolazione nera in Sud Africa al tempo dell’Apartheid? Semplicemente non c’era vita!
Già dal 1910 i neri sudafricani erano tenuti in stato di forte restrizione dai bianchi, sopportando ogni sorta di abusi e soprusi. E’,però, dal 1948 in avanti, con la vittoria del National Party nelle elezioni riservate ai soli bianchi, che la segregazione razziale
( Apartheid) viene imposta dal governo e prende definitivamente forma negando , su base razzista, per più di 40 anni sino al 1991 i diritti civili, politici e sociali, ai neri sudafricani , che rappresentavano l’80% della popolazione.
L’apartheid fu attuata con leggi severissime che prevedevano :
1)- il trasferimento dei neri in appositi ghetti (bantustan), dove la popolazione solo nominalmente era indipendente perché di fatto sottoposta al controllo del governo sudafricano;
2)- la separazione dei bianchi dai neri in tutte le zone dei centri abitati;
3)- la proibizione di entrare in alcune aree urbane, esclusivamente frequentate dai bianchi , e l’uso delle stesse strutture pubbliche (ristoranti, fontane, sale d’attesa, marciapiedi, servizi igienici e mezzi pubblici).
I neri potevano frequentare i quartieri dei bianchi solo dietro rilascio di speciali passaporti, pena l’arresto. La legge inoltre vietava il matrimonio e i rapporti sessuali tra persone di razza diversa. Imponeva altresì la registrazione dei cittadini in base alle loro caratteristiche razziali..La legge prevedeva ancora provvedimenti tesi a rendere difficoltoso e separato ai neri l’accesso all’istruzione e sanciva la discriminazione razziale in ambito lavorativo e ospedaliero.
I neri dei bantustan erano privati della cittadinanza sudafricana, di ogni diritto politico e civile connesso e potevano frequentare solo l’istituzione di scuole agricole e commerciali speciali. Nei negozi vigeva la regola che i clienti bianchi dovevano essere serviti prima dei neri.
Ogni opposizione veniva poi etichettata dal governo come comunista e messa al bando.
Una realtà amara, la segregazione razziale nel XX secolo, presente e diffusa non solamente in Sud Africa ma anche in vari altri Paesi: Europa, America, Africa, Asia è successo lo stesso lo stesso e anche di peggio.
In Europa il razzismo , prese il volto della SHOAH organizzata da Hitler in Germania e Mussolini in Italia. Le leggi razziali e la persecuzione nazifascista colpirono, dal 1933 al 1945, non solo ebrei ma anche etnie Rom, popolazioni slave, minoranze religiose, omosessuali, prigionieri di guerra, avversari politici, disabili fisici e mentali.
La Repubblica popolare di Bulgaria, nel periodo 1946/1990, fu teatro di comportamenti razziali anche cruenti da parte dei comunisti contro le popolazioni turche, musulmane e arabe.
Negli Stati Uniti, seppure abolita la schiavitù, l’intemperanza razziale fu praticata in modo cruento dagli attivisti del movimento KuKlusKlan. Lo scontro razziale tra bianchi e neri terminò come pratica ufficiale il 19 giugno 1964, quando il Senato degli Stati Uniti approvò il Civil Rights Act, che abrogò la discriminazione razziale in America, cancellando per sempre l’odioso principio “uguali ma separati” , che prevedeva la segregazione dei neri nei trasporti, nei servizi pubblici, nelle scuole, ciò grazie all’impegno degli attivisti per i diritti civili ed in particolare delle figure carismatiche di Martin Luther King, di Clarence Mitchell e Ros Parks, che si batterono per l’uguaglianza tra bianchi e neri.
La Rodhesia , in Africa, dal 1965 al 1980, fu soggetta al governo della minoranza bianca. La segregazione razziale cessò dopo che le sanzioni internazionali obbligarono il leader del governo di minoranza, Lan Smith, a indire elezioni multirazziali.
L’India della prima metà del novecento, soggetta ai soprusi del dominio dei colonizzatori britannici, si liberò dal giogo del Colonialismo il 15 agosto 1947, conquistando finalmente l’indipendenza, grazie alla guida carismatica del Mahatma Gandhi ed alla pratica della sua dottrina della resistenza passiva e della non violenza che, nella sua condizione dinamica, significa cosciente sofferenza, non mite sottomissione alla volontà dei malvagi, ma impegno di tutta l’anima ad opporsi alla volontà del tiranno. “ Voglio”, sosteneva Gandhi, “ che l’India si renda conto di avere un’anima che non può perire, ma che è capace di elevarsi trionfalmente al di sopra di ogni debolezza fisica e di sfidare il mondo intero”. Sfida che significava principalmente la realizzazione della fratellanza tra tutti gli uomini, indù, musulmani, cristiani, parsi ed ebrei.
In Sud Africa contro l’apartheid, a partire dal 1948 , la lotta fu dura e combattuta per decenni seppur sempre brutalmente soffocata dalle forze di sicurezza governative con migliaia di morti tra la popolazione nera. L’anima di questa lotta fu il leader pacifista e non violento Nelson Mandela, un uomo che in tutta la sua vita non venne mai meno al suo impegno per la democrazia,l’uguaglianza e l’educazione che sosteneva essere “l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo.” Nonostante le provocazioni subite e più volte imprigionato, condannato al carcere a vita e minacciato di morte per le sue idee e per la sua attività per l’affrancamento dei neri, Mandela non rispose mai al razzismo con il razzismo. Lottò per garantire la libertà al suo popolo, sorretto dall’ideale di una società democratica e libera nella quale tutti potessero vivere insieme in armonia e con eguali opportunità. Un ideale per il quale visse l’intera vita, pronto a morire, ma che alla fine lo vide trionfare, liberare il suo popolo dal potere del razzismo bianco. divenire il primo Presidente democraticamente eletto del Sudafrica e ricevere il Premio Nobel per la Pace.. L’Apartheid fu abolita in Sud Africa nel 1991, non solo per il boicottaggio economico internazionale contro il Governo del Paese , ma anche e soprattutto in seguito al rapido mutamento circa la segregazione razziale della opinione pubblica, educata alla democrazia ed alla libertà dalle idee del leader Mandela che aveva inculcato nell’animo e nella mente dei suoi fratelli neri a credere sempre nella vittoria finale, a resistere passivamente con pazienza, amore, tolleranza e ad opporsi in modo non violento alla oppressione ed alla repressione per arrivare un giorno al riconoscimento dei loro diritti.
Ricordiamo oggi, 18 luglio, nel giorno a lui dedicato, la figura ed il pensiero carismatico di Nelson Mandela, che nel mondo di oggi, ancora tormentato dai conflitti, dalle guerre, e con molte realtà di segregazione razziale, dai mille volti e sfaccettature, si colloca quale Icona di Pace con la sua dottrina ispirata alla non violenza e il suo insegnamento volto alla Pace. Le sue parole si levano ancora forti e solenni a ispirare quanti sono oppressi e privati dei loro diritti, nel senso che “Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli.”

Eduardo Terrana
Conferenziere internazionale su diritti umani e pace
Diritti riservati all’autore

IV Concorso Letterario “La pelle non dimentica” contro la violenza di genere: come partecipare

Blog Letteratura e Cultura

IV CONCORSO LETTERARIO

“LA PELLE NON DIMENTICA”

ORGANIZZATO DA LE MEZZELANE CASA EDITRICE

IN COLLABORAZIONE CON ASS. CULTURALE EUTERPE DI JESI (AN)

E ASS. ARTEMISIA DI FIRENZE

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BANDO DI PARTECIPAZIONE

Art. 1 – PROMOTORI – Le Mezzelane Casa Editrice in collaborazione con l’associazione Artemisia di Firenze e l’associazione culturale Euterpe di Jesi indicono il IV concorso “La pelle non dimentica” per sensibilizzare la popolazione verso un problema che affligge i nostri giorni: la violenza sulle donne, lo stupro e il femminicidio.

Art. 2 – PARTECIPANTI – Il concorso è aperto a tutti i soggetti che abbiano compiuto i 18 anni d’età

Art. 3 – QUOTA D’ISCRIZIONE – La partecipazione al concorso è gratuita.

Art. 4 – ELABORATI – I partecipanti potranno presentare un elaborato di loro produzione, scritto in lingua italiana e rigorosamente inedito, seguendo le regole delle categorie contenute nell’articolo 4 bis.

Art. 4 bis – CATEGORIE – Gli elaborati…

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IL RUMORE UCCIDE di Eduardo Terrana

Foto: Pixabay

IL RUMORE UCCIDE di Eduardo Terrana

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera la contaminazione acustica un problema ecologico e di salute pubblica, alla stregua dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo.
Viene rilevato che il rumore produce un’azione tossica sulla persona e sulla collettività, e pertanto :
“ Se in breve volgere di tempo l’uomo non riuscirà ad isolarsi, a riposare, per disinquinare il proprio udito dai rumori, la funzione uditiva dei nostri figli e dei nostri nipoti sarà abnormemente ridotta anche in età relativamente giovane, tanto che determinati suoni o musiche potranno a loro non giungere più”.
Tali previsioni oltremodo realistiche trovano fondamento nei fatti che si verificano tutti i giorni nelle nostre città, che sempre più prese dalla “civiltà dei rumori”, sono ormai degli autentici inferni sonori.
Si è ormai prossimi al livello di guardia.
Il valore di 120 decibel costituisce il limite oltre il quale può essere leso in modo irrimediabile l’orecchio, e comunque costituisce la soglia del dolore.
Se si considera che l’udibilità inizia a zero decibel, che a 19 decibel corrisponde il frusciare delle foglie nel bosco, che a 60 decibel il tono elevato o alterato della voce umana già disturba alquanto, che a 80 decibel il rumore dei tram agli incroci, già si fa pesante e può essere deleterio per l’udito se protratto per lungo tempo, e che i 90 decibel prodotti all’interno di una officina meccanica è già insopportabile, si può comprendere quanto sia dannoso una intensità di suono amplificato a 120 decibel prodotto in una sala di discoteca , che può danneggiare, in modo transitorio o permanente, la funzione uditiva del 30-50%.
Come non soffermarsi a riflettere allora sui risultati acquisiti da vari istituti di fisiologia di diversi stati che hanno accertato che un rumore di 110 decibel prodotto per un secondo toglie a un individuo la capacità di decisione per mezzo minuto , e che rumori dell’intensità di 115 decibel, agenti per qualche minuto sul cervello umano, producono un elettroencefalogramma simile a quello di un epilettico?
Come restare insensibili e inattivi di fronte alle rivelazioni della scienza che, nel mentre ci ammonisce che il rumore non intacca solamente l’udito ma disturba anche fortemente l’intero organismo ed in modo determinante il sistema nervoso, ci pone davanti gli effetti di avvelenamento prodotti dal rumore: l’astenia, la debolezza, l’insonnia, la depressione, l’inquietudine?
Il rumore inoltre contribuisce alla ipertensione, predispone alle malattie cardio-circolatorie e gastrointestinali, nonché all’insorgere dell’ulcera.
Il rumore è causa altresì di perdita di memoria e riduce la prontezza dei riflessi.
Il rumore prodotto da: ululati di sirene, stridore di freni, sferragliare di tram e treni, rimbombare di aerei, auto e moto, colpi di clacson sempre più nevrotici e rabbiosi, lo sbatacchiare ineducato di portiere, di bidoni della spazzatura degli appositi camion, e ancora martelli pneumatici, perforatrici, radio e televisori a tutto volume, e lo stesso vociare delle persone al telefonino, oggi si abbatte come uno tsunami sull’uomo e sulla collettività .
L’inquinamento acustico nelle nostre città è stimato ormai sulla media di 95 decibel, con minimi da 79-80 e massimi da 110 – 120 decibel.
Ormai drogati dal rumore, l’uomo e la collettività sembrano essersi assuefatti al fracasso infernale ed assordante degli ambienti urbani, al punto che sembrano manifestare paradossalmente fastidio per il silenzio, tanto da piombare, se isolati dal rumore, in una angoscia mortale.
Questo essere drogati da rumore investe allora precise sfere di competenze quella legislativa- istituzionale in primis e quella delle amministrazioni locali, poi, chiamati ad un ruolo legislativo e regolamentare di prevenzione che tarda a decollare, capace di avviare una adeguata campagna formativa ed informativa che dovrebbe poggiare, chiamandoli direttamente in causa, anche sulle due maggiori agenzie educative: la famiglia e la scuola .
Il rumore può uccidere! Serve un antidoto, che riduca la lunga lista di attesa di drogati da rumore e li riporti ad una dimensione di vita e di rapporto a misura d’uomo, in cui possa essere ritrovata il gusto pacato e sereno del conversare, oggi invece sempre più gridato, in famiglia come in tv, e perché possa essere ancora colta la poesia della natura, come il frusciare delle foglie nel bosco, che diletta l’orecchio e distende l’organismo.

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Eduardo Terrana
Conferenziere internazionale su diritti umani e pace
Diritti riservati all’autore

L’ANIMO SOSPESO ALLE VARIE DIMENSIONI DELLA VITA: la “VITA TRASVERSALE” di FELICE SERINO (a cura di Sabrina Santamaria)

L’animo sospeso alle varie dimensioni della vita: la “Vita trasversale” di Felice Serino a cura di Sabrina Santamaria

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Guardare oltre per scrutare profondamente il riflesso dell’altro, spingersi al di là di ogni immaginazione possibile; questa profonda sensazione mi ha suscitata la lettura della raccolta poetica di Felice Serino “Vita trasversale e altri versi”, un’eclissi dell’anima che conduce passo dopo passo ad un mosaico ultra mondano che il nostro poeta compone. L’ispirazione alla musa non costituisce solamente un retorico artificio letterario, ma un vero e proprio flatus vocis che accompagna il poeta per tutte le sezioni della raccolta. Il poeta, in questo capolavoro, riflette come uno specchio i sentimenti umani, gli intrinseci bisogni della natura umana, come essere che appartiene all’universo e si sposa con esso, infatti l’uomo è l’ornamento perfetto del cosmo, completamento infinitesimale che unisce il creato a Dio, solo nell’uomo si manifesta quel punto di incontro cruciale con l’Essere Supremo. Serino conia dei neologismi, dei termini che appartengono alle volte al linguaggio della chimica e della fisica, ma che diventano patrimonio inscindibile del suo corredo linguistico. La sua sensibilità osserva la realtà in modo trasversale attraversando i componenti vitali della vitali, come gli antichi greci che studiavano l’archè del mondo e la trovarono negli elementi naturali: acqua, fuoco, terra. Come se il nostro poeta vorrebbe partire all’origine primordiale del mondo per concludere con un’unione armonica e pacifica dell’uomo con il creato e Dio, in “Sogno di Cupido” ci descrive la sua visione: “Vedevo nel tempo di Veneralia in un cielo quasi dipinto splendere carnale fiamma”. Soffermandoci fra i versi di Serino notiamo un forte attaccamento alla vita, ma non solamente alla vita usuale, solita che viviamo, ma ad un atomo di vita che conosciamo quando ci interroghiamo sul significato ultimo del quotidiano, come in “Ondivaghe maceri parole”: “Quando ti rigiri tra le lenzuola ondivaghe maceri parole dove latita il cuore somigli al gabbiano ferito che solo in sogno ritrova il suo mare, la vita altra”. Fuori dal tedio che assilla l’uomo, quel tedio leopardiano che portava il pastore errante dell’Asia a chiedersi il significato del nascere e del morire, quel solipsismo che inquietava il nostro pastore( nel caso leopardiano), in Serino troviamo, invece, la volontà sincera, quasi un’abnegazione, a voler trovare delle assonanze fra l’uomo e l’aria che respira, è presente l’intenzione di creare una sorta di panteismo con il mondo. L’idea del nostro poeta è quella di mettere a soqquadro i modi di osservazione, ecco, perché “Vita trasversale” si tratta di un’appercezione che cerca di unire i vari modi di darsi dell’uomo al mondo, un’unione delle categorie aristoteliche che diventano un’unica sostanza, oltre l’esistenziale heideggeriano. Fenomenologicamente il nostro poeta opera un lavoro coraggioso e accademicamente impegnativo; quello di unire scienza e letteratura. Cerca di agire mettendo in atto un folle volo e compie un salto nel buio, “Vita trasversale” mi ha, anche, suggerito l’idea di un desiderio inconscio verso ciò che è ignoto, come a voler toccare con la punta delle dita l’infinitesimale, l’inquantificabile. Ciò che non può essere quantificato mentalmente può essere soltanto sfiorato solleticando la punta del naso all’infinito, in “Sognarmi” esprime esattamente questa sua esigenza poetica: “Sull’otto orizzontale librarmi etereo piume d’angelo a coperta di cielo”. Un altro aspetto, sicuramente da non trascurare fra le tematiche di Serino è l’onirico, l’incontro appassionato e agognato dell’essere umano col sogno, cosa ci regalano i sogni? Sono sostanza, qualcosa di palpabile? Oppure il loro carattere apparentemente inconsistente li rendono inafferrabili? Il sogno è un altro modo dell’uomo di darsi nell’esistenza, un’unione dell’ in sé e il per sé che diventa fenomeno infatti in “Dove palpita in sogno” racconta al lettore questa esperienza del sé nel dispiegarsi delle sue forme: “Da una dimensione parallela il Sé in me rispecchia la sua primaria origine punto dell’eterno dove palpita il mio sogno di carne e cielo” oppure in “Espansione”: “Il sogno è proiezione? o sei tu veste onirica uscito dal corpo?”. La poesia di Serino esprime un modo arroccato, abbarbicato fra la vita usuale e la vita ignota, le sue poesie esprimono l’animo di chi sta appeso ad un filo sospeso facendo l’equilibrista fra i vari strati consci della vita umana, che sia terrena o celeste questo ancora non lo sappiamo, ma l’esigenza poetica del nostro in questa silloge è quella di cogliere a braccia aperte le dimensioni eterne dell’infinito.

“L’essere si spande si sogna moltiplicato in fiore atomo stella appendice? O espansione è il sogno”

cit. tratta da “Espansione” di Felice Serino

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Sabrina Santamaria

Tutti i diritti intellettuali riservati

INTERVISTA al cantautore LUIGI PAGANO: “Ho la sindrome dello zigano, ho bisogno di sentirmi straniero” (a cura di Izabella Teresa Kostka)

Luigi Pagano

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INTERVISTA AL CANTAUTORE LUIGI PAGANO: “Ho la sindrome dello zigano, ho bisogno di sentirmi straniero” a cura di Izabella Teresa Kostka.

1. I.T.K.: Esiste un proverbio che dice “Vedere Napoli e morire”: per i tuoi fans internazionali sei il simbolo di un italiano D.O.C: solare, caloroso, estroverso, un affascinante e talentuoso artista, cantante. Raccontaci un po’ delle tue radici italiane e del legame indissolubile con la tua Terra d’origine.

Lp: Sono nato a Pompei in provincia di Napoli. Ho sempre vissuto sul mare dalla parte di Torre Annunziata (Oplonti). Dal balcone dove sono nato vedevo il Vesuvio, il monte Faito e un pezzettino di mare che oggi non si vede più a causa delle costruzioni ma se salgo qualche rampa di scale ne vedo ancora. Ho Vissuto per 25 anni in medioriente tra mare e deserto trovando un po’ di Napoli ovunque, nella musica e nelle culture arabe. Napoli è più vicina a Beirut che non a New York quindi Napoli è più Libano che America infatti, è la città meno americanizzata d’Italia. Le radici napoletane sono forti di una cultura secolare e noi napoletani siamo consapevoli di avere una grande storia per questo siamo orgogliosamente “TERRONI”. Ovunque vada porto sempre con me Napoli. Le canzoni che scrivo hanno il ritmo e le sonorità mediterranee, non sono ricercate ma escono spontaneamente dalla mia anima.

2. I.T.K.: Com’è iniziata la tua carriera artistica: l’hai sempre sognata oppure è iniziata in modo spontaneo, accidentale? Hai suonato coi più grandi artisti di fama internazionale, tra cui Paul McCartney, e con famose star del cinema, partecipando anche a numerosi importanti programmi televisivi. Ti va di parlarne?

Lp: In casa mia ci sono sempre stati degli strumenti, mio padre era appassionato di canto. Mio fratello di 10 anni più grande di me suonava la chitarra e per me lui è sempre stato un esempio così ho incominciato ad emularlo. Quando i miei genitori si sono accorti che avevo un po di talento mi hanno fatto studiare. Mio fratello qualche volta mi pagava le lezioni. Io non vengo da una famiglia ricca ma sicuramente da una famiglia ricca di valori. Mio padre ha fatto sì che tutti noi figli (4) studiassimo. Ho formato la prima band a 14 anni e poi qualche anno dopo ho incominciato a lavorare nei pianobar di Napoli e provincia e non solo.
Paul l’ho conosciuto alle Maldive quando con mia moglie Agnes suonavamo lì. Ci siamo restati per 7 mesi e Paul per 3. È stato più un rapporto personale che professionale. Quando finivo di suonare ci incontravamo nelle spiaggia sotto la sua villa e suonavamo le nostre chitarre fino al mattino. Paul mi ha insegnato l’umiltà. Più si è grandi e più si è umili.
Io e mia moglie Agnes abbiamo vissuto per 7 anni in Kuwait dove è nato il nostro unico figlio Riccardo. Lavoravamo per la Sheraton hotels ma spesso di mattina eravamo ospiti di un pogramma TV che c’è anche in Polonia con nome di DD TVN, in Kuwait si chiamava GOOD MORNING KUWAIT.
In Polonia dove vivo sono spesso ospite in programmi TV come JAKA TO MELODIA?, WIELKI TEST, DD TVN, MAMMA MIA, CAFÈ PIOSENKA, e spessissimo con la mia famiglia in SPRAWA DLA REPORTERA ecc, ecc. Non ho mai forzato la mano per arrivare e neanche bussato alle porte.

3. I.T.K.: Dicono che l’amore possa cambiarci completamente la vita e, nel tuo caso, è stato proprio così. 20 anni fa il tuo destino si è incrociato con quello di una bellissima donna polacca di nome Agnese, tua moglie. Puoi svelare ai nostri lettori qualche dettaglio di questa splendida storia d’amore?

Lp: Quando terminai i miei studi di jazz il mio maestro mi disse che era giunto il momento di fare nuove esperienze e mi diede il numero di una agenzia di Milano. Dopo una settimana avevo un contratto in OMAN. In Muskat che è la capitale dell’ Oman e anche il nome della traccia N10 nel mio ultimo lavoro discografico incontrai una bellissima ragazza polacca, che oggi è moglie, che cantava nella band di suo cugino che è il mio attuale bassista. Ovviamente non avevo il benestare del cugino perché subito mi definì come il classico “casanova italiano”, ma dopo tanta fatica e qualche serenata sotto alla finestra riuscì a conquistare Agnes e da quel momento non ci siamo più separati. Ancora oggi cantiamo insieme.

4. I.T.K.: Hai mai pensato di lasciare il Bel Paese e trasferirti all’estero? Com’è nata la decisione di trasferirsi in Polonia, il Paese nel quale vivi dal 2015 e continui con successo la tua carriera?

Lp: Ho lasciato l’Italia da 25 anni. Non perché non mi piaceva stare in Italia ma perché ho la sindrome dello zigano, ho bisogno di sentirmi straniero. Quando il mio GIPSY SOUL incomincia a fremere devo cambiare paese. Per ora sto bene in Polonia ma ogni tanto ho bisogno di Napoli e quindi torno. Ho scelto io di vivere in Polonia, volevo costruire una casa in campagna col mio studio di registrazione e così ho fatto.

5. I.T.K:. Quali sono, secondo te, le principali differenze tra la vita nel sud e nel nord dell’Europa, ti senti un po’ spaesato oppure hai ritrovato al fianco di Agnese una nuova serenità e non ti manca nulla dell’Italia? Avresti fatto per la seconda volta la stessa scelta?

Lp: Rifarei esattamente tutto ciò che ho fatto, ogni singolo passo e ogni decisione presa era quella giusta. Non mi sono mai sentito spaesato perché io vivo sulla terra e non in un’altro pianeta che forse pure ci starei bene. Chi sta bene con se stesso sta bene ovunque. Non mi manca niente perché tutto quello che amo e che desidero è sempre con me e amo tutto ciò che ho e non penso mai a ciò che potrei avere e neanche mi interessa.
Gli uomini sono tutti uguali, cambia solo la lingua.

6. I.T.K.: Come sei stato accolto nell’ambiente artistico polacco? A braccia aperte oppure con una certa dose di invidia e riservatezza? Hai una personalità scintillante e piena di idee, sei determinato e amato dal pubblico e queste doti creano spesso “zizzanie” tra i colleghi in qualsiasi luogo. Sei soddisfatto da come prosegue la tua recente vita artistica in Polonia?

Lp: Ho dalla mia parte il fatto di essere napoletano. Io non sento e non soffro la concorrenza anche perché non credo di averne (perdona l’arroganza). Credo che la musica si faccia per emozione e non per competizione. Gli altri la vedono diversamente ma a me non importa. In Polonia trovo qualche difficoltà ma riesco benissimo a lavorare anche perché io sono un cantautore e non baso la mia vita artistica su musica che già ha avuto successo ma che appartiene ad altri. Ho un pubblico intelligente che conosce esattamente ciò che faccio e lo accetta. Non ho bisogno di un numero esagerato di pubblico ma di un pubblico di qualità.

7. I.T.K.: Ti occupi anche della moda italiana, sei diventato un “testimonial” della linea LP Luigi Pagano, puoi dirci qualcosa di più di questo progetto?

Lp: È mia moglie che in realtà si occupa anche di moda. È una disegnatrice capace anche di cucirsi a mano le cose che disegna, infatti, la maggior parte dei vestiti che indossa sono sue creazioni. Abbiamo vissuto a lungo a Dubai e amiamo una certa eleganza, perché non proporla in Polonia? Tra un po’ uscirà la nostra Linea Lp. La Lp non sarà solo sinonimo di musica ma anche di moda e del quality life.

8.I.T.K.: Essere o avere? Quali sono per Te le cose più importanti della vita? La famiglia o la carriera, l’amore o l’indipendenza, l’affetto o il successo economico? Sei mai stato costretto a fare delle scelte radicali sacrificando te stesso a favore della felicità degli altri? Sei un egoista o un altruista?

Lp: Bella domanda!!! Ho lasciato la mia carriera in Kuwait per incominciare da zero in Polonia (ho scelto la salute di mio figlio e l’aria del Kuwait non gli faceva bene). Scelgo sia l’essere che l’avere. L’essere sempre me stesso, tutte le scelte che ho fatto non mi hanno portato a nessun danno perché ho sempre scelto per il bene della mia famiglia e questo non si chiama sacrificio ma amore. Sì!! avrei potuto essere più ricco ma gli abbracci di mia moglie e lo sguardo di mio figlio valgono più di qualsiasi ricchezza. Non ho mai sacrificato me stesso, se le persone che amo sono felici io sono felice il doppio. Della carriera non mi è mai importato nulla e non corro mai dietro ai soldi forse per questo mi va sempre bene. Quando hai l’amore, l’affetto e il rispetto di chi ti sta vicino hai il successo più grande che si possa desiderare.
Detto ciò sono molto egoista. hahaha

9.I.T.K.: Cosa ti piace di più della Polonia e cosa invece detesti? Pregi e difetti di questo Paese? E cosa ti manca dell’Italia?

Lp: Amo i boschi della Polonia non amo in particolare il suo mare anche se le città di mare sono bellissime, forse perché io sono abituato ad un’altro mare.
Dell’Italia e specialmente dell’Italia del sud mi manca la spensieratezza, la leggerezza cosa che in Polonia non c’è o è difficile da trovare.

10. I.T.K.: Vorresti che tuo figlio seguisse le tue orme diventando un musicista? Su facebook vi si vede spesso insieme, siete immortalati in bellissime fotografie con le chitarre. Il piccolo Pagano ti seguirà nelle scelte oppure vuole diventare, per esempio, un calciatore della nazionale italiana? Il suo futuro lo vedi in Polonia oppure in Italia?

Lp: È un bimbo solare ed ha già scelto di vivere a Napoli. Non ama la pioggia e il grigiume e odia la nebbia. È proprio un terrone come me. Anche se io gli dico che tutto è necessario e che anche la pioggia serve ad avvicinare le persone nelle case intorno al focolare e a volersi più bene, a parlare di più ed ad essere più romantici. Gli dico sempre che il sole dobbiamo portarcelo dentro, mai lamentarsi e cogliere le cose belle in ogni momento.
Gli insegnerò ad essere felice. Gli piace la musica ma al contrario di me ama le macchine. Le scelte che farà le appoggerò, l’importante è che scelga col cuore e non dal bisogno economico.

11. I.T.K.: Cosa pensi della massiccia globalizzazione del nostro Mondo e del problema dell’immigrazione di massa che affligge numerosi paesi europei, soprattutto l’Italia? Sei favorevole a questo grande spostamento dei popoli oppure ti crea un po’ di angoscia?

Lp: Odio le barriere e le differenze, le abbiamo create noi con l’ignoranza. Vorrei vivere in una casa senza porte.
Ho scritto una canzone che si chiama SICILIA e si trova nel mio CD MY GIPSY SOUL. Parlo dei miei fratelli africani che muoiono in mare. Gli uomini si differiscono solo tra uomini buoni uomini cattivi. Ma perché quelli cattivi sono diventati cattivi???

12. I.T.K.: Progetti per il prossimo futuro? Non ti fermi mai, allora hai indubbiamente qualche sorpresa nella proverbiale saccoccia…

Lp: Nooo! Io vivo giorno dopo giorno e sono contento così. Domani si vedrà. Però in questo momento vorrei fare una bella partita a Golf. Il tempo non permette.

13. I.T.K: Caro Luigi, ti ringrazio di cuore per questa interessante intervista che apprezzo particolarmente visto che anch’io vivo tra l’Italia e la Polonia e sono molto legata a entrambe queste mie Patrie. Ti auguro mille di questi giorni impregnati di successo e affetto delle persone a Te care. Spero di poterti incontrare dal vivo in Polonia e di ammirare la tua travolgente e intensa personalità artistica durante qualche concerto. Un abbraccio e “do zobaczenia”!

Lp: Grazie a te, Iza. Spero di incontrarti. Scusa per il ritardo ma ho avuto pochissimo tempo ultimamente.
Un grosso abbraccio!!
Lp

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Luigi Pagano su YouTube: https://youtu.be/XdH_ZJV9Ifc

Luigi Pagano

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Intervista rilasciata dal cantautore Luigi Pagano a Izabella Teresa Kostka nel mese di luglio 2019 e disponibile anche sul portale giornalistico “Alessandria Today” di Pier Carlo Lava:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/07/11/intervista-al-cantautore-luigi-pagano-ho-la-sindrome-dello-zigano-ho-bisogno-di-sentirmi-straniero-a-cura-di-izabella-teresa-kostka/?preview=true

Tutti i diritti riservati agli autori.

Foto: proprietà dell’artista

Luigi Pagano

MEDITERRANEO UN MARE MALATO DA PROTEGGERE DALL’EGOISMO E DALL’INQUINAMENTO (di Eduardo Terrana)

MEDITERRANEO UN MARE MALATO DA PROTEGGERE
DALL’EGOISMO E DALL’INQUINAMENTO

(di Eduardo Terrana)

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Lo guardiamo con stupore il nostro mare mediterraneo nelle belle giornate di sole e ne ammiriamo la serena distesa infinita, l’acqua limpida e trasparente, gli scorci incantevoli e i colori fantastici.
Una visione che ricrea la vista, una realtà che da piacevole refrigerio al corpo.
Ma il proverbio “ non è tutto oro quello che luccica “ vale anche per il Mare Nostrum , custode di tante ricchezze ma anche di tante tragedie umane e afflitto da tanti problemi.
Sono tante le persone , pescatori e marinai, che hanno da sempre riposto in questo mare le loro speranze di vita e di sostentamento, il sogno della loro vita. Sono tante le persone, i migranti, che a questo mare hanno affidato la speranza di un futuro migliore, che non sempre , però, ha avuto buon esito e spesso si è risolto in tragedia.
Sono però anche tante le persone che ogni giorno violano i diritti del mediterraneo, minacciandone la salute e quella dei suoi abitanti.
Ne consegue che non è limpido del tutto il colore azzurro del mare, maculato dal colore della morte dei tanti affogati che custodisce nelle sue acque, come non sono pure e immuni da insidie le sue chiare acque per gli effetti del grave inquinamento che ormai lo minaccia.
Un aspetto critico del mare è oggi rappresentato dalle vicende umane dei migranti che tragicamente si consumano sulle sue acque.
Così il Mediterraneo, bello a vedersi e a godersi, mostra il volto inusuale di un campo di battaglia, dove si accumulano feriti, morti e dispersi e fa da eco allo S.O.S dei disperati che vogliono sopravvivere e invece affogano.
È un S.O.S che arriva al cielo quello delle persone che finiscono in acqua, perché il gommone di salvataggio non regge il peso e affonda. E’ lo S.O.S di chi muore non di chi li sfrutta, che dopo aver preso i soldi del viaggio verso la speranza poi li abbandona lontano dai luoghi di approdo, sempre meno pronti e disposti ad ospitarli. E ci sono donne, anche incinte, e bambini tra quei morti.
Una tragedia che si registra ormai con tale frequenza che ha abituato all’indifferenza.
E facciamo il bagno nelle acque di questo mare che dà sempre meno pesci e sempre più restituisce cadaveri, anche di bambini.
I numeri parlano chiaro. Secondo l’O.I.M, (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), nell’ultimo quinquennio il triste primato delle vittime sarebbe di 15.000 morti. Ma ci saranno altri gommoni della speranza sul mare e purtroppo altri morti, anche perché gli Stati membri della Unione Europea hanno deciso in questi anni di attuare politiche di disimpegno e di non intervento di salvataggi in mare.
E sulle onde del mare che copre quei cadaveri senza vita mentre si leva da un lato la sensibilità di chi vuole celebrarli con un giorno alla memoria , dall’altro sembra ironico e beffardo che tutti appaiano smemorati nel decidere di affrontare seriamente il problema.
Altro aspetto critico del mare mediterraneo è rappresentato dall’’inquinamento che, non diversamente dalla realtà e dallo stato in cui versano ormai tutti i mari del mondo, ha raggiunto ormai il punto di crisi, che ne fa un mare sempre più soffocato dalla plastica e da altri agenti inquinanti . Ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle sue acque e l’inquinamento cresce annualmente ad un ritmo tale che lascia prevedere , entro il 2050 , un inquinamento da plastica di oltre due milioni e mezzo di tonnellate.
In tutto il mar Mediterraneo, si stima, siano presenti non meno di 250 miliardi di frammenti di plastica.
Sono sempre più diffusi le immagini di grossi mammiferi marini, ritrovati morti anche sulle spiagge del mediterraneo con il ventre pieno di plastica. Una indagine recente di Legambiente con “Goletta Verde”, ha rilevato che il 96% dei rifiuti galleggianti nei nostri mari è plastica sotto forma di: buste (16,2%) , bottiglie (2,5%), e altri prodotti di plastica usa e getta quali posate, piatti, bicchieri. E non solo ma altri rifiuti inquinanti sono stati individuati in teli (9,6%), reti e lenze (3,6%), frammenti di polistirolo (3,1%).
Destano sempre più sensazione le immagini di pesci, anche di piccole dimensioni, uccisi da frammenti di plastica e di uccelli che muoiono per lo stesso motivo.
Una emergenza su cui il W.W.F. lancia l’allarme rilevando che entro il 2050 nel mediterraneo, come in tutti i mari del mondo, ci sarà più plastica che pesce. Si consideri ancora che negli ultimi trenta anni si sono registrati 27 sinistri navali nel mediterraneo che hanno versato in mare oltre 272.000 tonnellate di petrolio con effetti inquinanti gravissimi . Il rilascio di idrocarburi ha sempre effetti tossici e fisici molto negativi sulle specie animali e vegetali dell’ambiente marino, come anche sull’uomo.
Si considerino altresì le migliaia di sostanze tossico – nocive che vengono rilasciate in mare dalle navi in transito con ulteriori conseguenti effetti negativi sull’ecosistema e danni ambientali gravi difficilmente calcolabili. Si consideri infine che altra forma di inquinamento, che spesso non si manifesta in maniera evidente, è l’inquinamento biologico da microrganismi patogeni, causato dagli scarichi abusivi da terra.
Una emergenza , quindi, che a livello governativo deve trovare , da parte dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, attenzione e soluzione con l’introduzione, nei rispettivi sistemi legislativi, di apposite leggi, che possano avere un incisivo effetto drenante sull’errato modo di servirsi del mare mediterraneo da parte dell’uomo in modo egoistico e dannoso.
In memoria di tutti i caduti del nostro mare, è stata istituita , nel 2017, la “Giornata internazionale del mare mediterraneo”, che si celebra ogni anno l’8 luglio, anche con lo scopo di focalizzare l’attenzione sui problemi geo-politici dell’area mediterranea e di contribuire ad eliminarne lo sfruttamento malsano delle risorse da parte di tanta gente senza scrupoli, che causano povertà, disuguaglianza, discriminazione, migrazioni.
La “Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo dedicata ai caduti” diventi, pertanto, non un rituale celebrativo senza senso, ma una giornata di seria riflessione per tutti.

Eduardo Terrana
Conferenziere internazionale su diritti umani e pace
Diritti riservati all’autore

Eduardo Terrana