PER LUCIO MASTRONARDI di LUIGI BALOCCHI 

Per Lucio Mastronardi
Lucio Mastronardi, scrittore morto suicida nel 1979, il geniale autore de – Il maestro di Vigevano -, ha svelato l’ignominia del boom industriale, quello stesso che ha fatto di Vigevano, per più di un decennio, la capitale mondiale della scarpa. Un solo dato: negli anni sessanta, a fronte di oltre settantamila abitanti, nella città detta Ducale si producevano novantamila paia di scarpe al dì. Due famiglie su tre eran lì tra colla e tomaie.

Lucio, a Vigevano, ha vissuto una sostanziale emarginazione. Perché? Perché aveva visto là dove gli altri si rifiutavano di fare. E stato il tragico testimone di un radicale mutamento di vita. In quegli anni, una sorta di impazzimento collettivo ha colto i vigevanesi, Doc o immigrati dal veneto o dal sud non fa differenza. Questi tutti, avevano capito che era possibile far denaro e, a ragion di ciò, rivoltare un’intera città come un calzino. La scarpa portava i soldi. Quindi, tutti a far scarpe.

Migliaia di uomini e donne, non han guardato che a quello e nulla gli è più importato se non quello. Ogni cosa, che altro non fosse il denaro, si è ridotta a lerciume. La devastante speculazione edilizia, la gretta ostentazione degli arricchiti, la morte sostanziale del dialetto, il disprezzo verso tutto ciò che non era merce, merce e danaro, hanno decretato la fine dei modi di vita tradizionali. Nessuno, al pari di Mastronardi ha colto con pari tragedia il mutamento indotto da quei tempi. Ci han provato, in parte riusciti, Bianciardi, Calvino, Piovene. Lo ha detto Pasolini. Nessuno, con pari, estetica e letteraria, tragicità.

Tutto ciò, ha partorito una razza mutante di borghesucci per cui davvero tutto si misura con il danaro; per cui davvero l’unica e sostanziale preoccupazione è l’accumulare soldi: da investire in beni visibili, automobili di riguardo, case di pregio, o sperperare in consolatori paradisi vacanzieri, di cui poi raccontare e farsi vanto.

Ecco cos’è la Vigevano di oggi, paradigma dell’Italia intera, figlia di quel tempo orrendo. Se ne ha immediata contezza allo sfrecciare di unghiuti individui alla guida di un Suv.

Ecco, sì, la profezia di Lucio. Uno che aveva visto dove gli altri non han potuto, non han voluto, han fatto finta di niente.
Luigi Balocchi 

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IL GREGORY E IL BRUNO di LUIGI BALOCCHI (graffiante!)

Il Gregory e il Bruno

Ma perché Gregory Corso è famoso e Bruno Brancher se lo caga nessuno? Semplice. Corso conosceva Kerouac, Burroughs e Ginsberg, il nostro Brancher, al massimo, quelli della banda di via Osoppo. E così. Come si direbbe in milanese, lè pròppi inscì. La butto in meneghino perché così parlava il Bruno Brancher, nato in quel Milano ora divorato dalla metropoli grifagna, cresciuto tra le osterie e quelli della Ligera, la vecchia mala dell’Ortica e di Porta Cicca. Anche Gregory Corso era nato pressappoco nelle stesse disgrazie, figlio di un calabrese, ma lo aveva fatto a New York. Il che fa differenza. Tutti e due poeti, certo. Entrambi finiti in galera e poi a loro modo, da simpatici balordi, redenti dalla zappa dell’arte. Il che ha portato a differenti conclusioni. Gregory Corso è diventato tra i poeti più conosciuti del novecento, alfiere stortignaccolo della Beat Generation e per questo acclamato in ogni dove. Bruno Brancher, ha continuato a fare avanti indrèe per varie gabbie. E già che gli inizi gli eran stati per nulla a suo sfavore! Da ragazzino, il suo nome aveva fatto il giro dei giornali per aver rubato nientemeno che la bici di Fausto Coppi. Poi, altra galera. Fino al giorno in cui ha cominciato con la penna. Scriveva racconti, il Bruno, racconti e poesie. Editori di non poco conto si sono interessati di lui. L’han pubblicato. Scriveva come Gregory Corso o forse Gregory Corso scriveva come lui. Se vogliamo dirla tutta, Corso un po da cane, il Brancher da gran portento. Alla fine della fiera, il Gregory vien fatto santo della Beat Generation, il Bruno è negli anni dimenticato. E ciò accade prima, molto prima che perda la ragione e finisca per morire come un ratt in un ospizio di provincia. Ora uno mi dice che ce l’ho con gli americani. Ma va là. Ce l’ho solo con gli imbecilli. Che mica stanno negli States. Ghjèmm in cà, li abbiamo tutti in casa, date retta a un pirla.

  
Luigi Balocchi 

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DEVOZIONE POETICA DI LUIGI BALOCCHI 

AI CONFINI

E moriremo presto.
Prima delle stelle.
Dell’erba.
Del mare.
Avremo forse trovato un’isola.
Un tesoro.
Una notte serena.
Acceso un fuoco.
Cento occhi innamorati.
E quelle labbra così belle da sfiorarle devoti.
Nella certezza della morte avremo vissuto all’estremo dei confini.
Così fragili.
Così coraggiosi.
Così degni dell’avventura umana.

SANGUE

La luce entrava appena, nel buio la pelle che appena respirava. 
La mano una goccia, mi guardavi negli occhi. 
Piangevi. 
Ti accarezzavo.
Eri l’onda del mare. 
Io felice sanguinavo.

LA BELLEZZA

Come muovi le mani ti siedi accavalli le gambe.
Mi guardi.
Come appare sul tuo viso quell’onda.
Che è sorriso smorfia graffio.
Come chiudi gli occhi li apri ti treman le labbra sussurri piangi abbassi la testa.
Ti cerchi dentro.
Il tuo fascino si cosparge di piccoli gesti.
Non potrei mai fare l’amore con una statua.
Per contratto.
Perché si ha una casa da portar avanti.
Perché così si deve più o meno fare.
La padronanza sessuale non mi appartiene.
E la bellezza il verbo incarnato.

Luigi Balocchi
Tutti i diritti riservati

Luigi Balocchi nasce il 29 Giugno 1962 a Mortara. nel 2007 ha pubblicato per Meridiano Zero Il Diavolo Custode, romanzo sulla vita e le gesta del bandito Sante Pollastro. Nel 2010 ha pubblicato con Mursia il romanzo Un cattivo Maestro. Nel 2014 ha pubblicato per Divina Follia la silloge poetica  Appunti per la grande Carestia . Sempre nel 2014 pubblica per la GoWare il romanzo  Il Morso del Lupo . Ha scritto soggetto e sceneggiatura del cortometraggio Il Corpo alla Finestra. Ha scritto la piece teatrale  – La cura di Irma Grese – messa in scena al Teatro Frigia di Milano. Ha vinto la sesta edizione del concorso internazionale artistico e letterario – Ambiart -; ricevuto una menzione di merito allottava edizione del premio internazionale di poesia Don Luigi Di Liegro. E risultato secondo alla prima edizione del premio di poesia  Apriamo un varco  organizzato dallassociazione culturale romana  La Nicchia  ed al concorso poetico – Comunitarismo  della rivista bolognese – Versante Ripido -. Si è classificato in finale per la sezione speciale a tema: Ulisse, nelledizione 2016 del premio nazionale di poesia – Astrolabio  2016/2017.  Sue liriche sono pubblicate in antologie e riviste specializzate a livello nazionale. – Atti di devozione -, sua seconda raccolta poetica, è stata recentemente pubblicata da – Puntoacapo editrice -.  

L’AMORE E LE BOTTE DI SYLVIA PLATH a cura di LUIGI BALOCCHI 

L’amore e le botte di Sylvia Plath di – Luigi Balocchi –

Dalle fetide luminose cantine dell’ars poetica ne vien fuori un’altra. Sylvia Plath che confessa di essere stata picchiata e in ogni modo umiliata dal marito Ted Hughes. Lo scrive, solo ora lo si scopre, alla sua psichiatra. Carte rimaste segrete per mezzo secolo, solo ora balzate all’occhio di un giornalista in servizio al Guardian londinese. Chi sia Sylvia Plath è inutile ribadirlo per chi, di poesia, ne mastica un po’. Di suo marito Ted Hughes, stimato tra i grandi inglesi del novecento, pochi tra i masticanti di poesia sanno. La differenza c’è tutta. Quanto geniale la Plath, così claudicante d’ispirazione, l’amato Ted. Alcuni avranno di che dire. Per quanto mi riguarda, sulla grandezza poetica di Hughes ho sempre nutrito dubbi. A decenni, dalla morte suicida di Sylvia, avvenuta nel 1963, e un bel pezzo dopo da quella, naturale, di Ted, ritiratosi da questo mondo nel 1998, i loro destini, questa volta postumi, nuovamente si incrociano, gettando squassati relitti sulle spiagge di un amore tra i più deliranti della storia letteraria del novecento. Sylvia aveva trovato in Ted un amore grande. Quando si conobbero, lei era ancora nessuno, lui una concreta promessa della poesia britannica. Amore a prima vista. Amore sanguigno, totale. Amore malato. Sylvia scrive, ma stenta a farsi conoscere al di là di un ristretto e amichevole giro di amici. Ted in ciò è furbo, intellettualmente organizzato. E un poeta, questo sì, ma più che altro sa far la giusta cera, il debito inchino, nei confronti di chi conta. E questo conta assai. Sylvia fa figli; fa figli e dà fuori di testa. La luna nera ha in lei il sopravvento. Si veste di bianco, non mangia, si annulla. Così, per Ted, l’amore passa. La passione di un tempo, si trasforma in un orco. Ted si innamora di un’altra, una modella, tale Assia Wevill. Se diam retta a tette e culo, Sylvia non può reggerne il confronto. E così che Ted la lascia. Senza soldi, con due figli da tirar su. E un giorno piovoso, freddo, poca luce, amore zero. Sylvia, apre il gas, infila la testa nel forno. Muore così. 

Come la Cvetaeva, la Pozzi, la Sexton, la Rosselli, la Pizarnik, la Kane, Sylvia Plath ha scelto l’uscita ad effetto. Non l’ha salvata la poesia; l’amore, le ha dato l’ultima spinta nel fosso. La poesia e l’amore son delle brutte bestie. Intrattabili, più che altro. Solo l’ispirazione geniale sa bene accoppiarli. Sì, l’ispirazione geniale. L’ha ben raggiunta Sylvia Plath, nelle sue ultime; quelle del furente abbandono, dell’ombra nera, un passo indietro dalla morte. C’ha tentato Ted Hughes, il maschio poeta. Che, in fine vita, ha scritto di quel suo amore, di quella donna, quattro spanne insù, superba poetessa. Lui, poverino, l’ha appena sfiorata.

Tutti i diritti riservati all’autore    

 

UN SACERDOTE DELLA PAROLA: ATTI DI DEVOZIONE DI LUIGI BALOCCHI 

(by I.T.K.) Un vero sacerdote della parola essenziale, diretta e scarna di falsità. Ermetico come il Saggio Stregone delle tribù antiche che con poche, ma estremamente spigliate e appropriate espressioni, raggiunge il nucleo dell’essenza poetica. Un peccatore devoto, vagante tra il biblico simbolismo e il contemporaneo realismo. Non teme nulla: il suo linguaggio è spesso disobbediente e forte come un bicchiere di brandy dopo una sbornia.  La Sua non è una scrittura facile né commerciale, è come un nuovo decalogo che si possa odiare oppure ammirare. Credo che la seconda possibilità sia quella giusta. Luigi Balocchi è da oggi tra i collaboratori del blog “Verso”.

Poesie tratte da – Atti di Devozione – di Puntoacapo editrice, 2017.

DEUS ABSCONDITUS

Cerchi nell’anima la comunione santa,
quella carezza, ineffabile, fonda,
io finito e quell’immenso che geme ai confini,
qui incarnato, qui sepolto, prima fonte.
Il sesso è una via di redenzione.

REX

E’ gloriosa la carezza.
Penetra il sangue.
vince i guardiani del cuore.
Lì fonda un regno.
Lì è un poverissimo re.
Che non ha nulla.
Ha solo te.

EROS

Ti sussurro parole inconfessabili e sconce.
E altro non dico.
Sacramento del corpo.
Desiderio.
Io vengo nella certezza della santità.
La nostra nuda santità.
Che è fatta di labbra cosce occhi culi, sussurri devoti.

APOCALISSE DI SAN LUIGI

Tu sei nel desiderio.
Nel rosso della rosa.
Nell’occhio che si infiamma.
Sei il gesto che rapisce, la bellezza che non sa del putridume.
E questo mio coraggio,
l’allegra sfrontatezza della mia etica pornografica,
lo devo solo a te, mio angelo caduto.

Diritti riservati all’autore

BIOGRAFIA

LUIGI BALOCCHI nasce il 29 Giugno 1962 a Mortara. nel 2007 ha pubblicato per Meridiano Zero Il Diavolo Custode, romanzo sulla vita e le gesta del bandito Sante Pollastro. Nel 2010 ha pubblicato con Mursia il romanzo Un cattivo Maestro. Nel 2014 ha pubblicato per Divina Follia la silloge poetica  Appunti per la grande Carestia . Sempre nel 2014 pubblica per la GoWare il romanzo  Il Morso del Lupo . Ha scritto soggetto e sceneggiatura del cortometraggio Il Corpo alla Finestra. Ha scritto la piece teatrale  – La cura di Irma Grese – messa in scena al Teatro Frigia di Milano. Ha vinto la sesta edizione del concorso internazionale artistico e letterario – Ambiart -; ricevuto una menzione di merito allottava edizione del premio internazionale di poesia Don Luigi Di Liegro. E risultato secondo alla prima edizione del premio di poesia  Apriamo un varco  organizzato dallassociazione culturale romana  La Nicchia  ed al concorso poetico – Comunitarismo  della rivista bolognese – Versante Ripido -. Si è classificato in finale per la sezione speciale a tema: Ulisse, nelledizione 2016 del premio nazionale di poesia – Astrolabio  2016/2017.  Sue liriche sono pubblicate in antologie e riviste specializzate a livello nazionale. – Atti di devozione -, sua seconda raccolta poetica, è stata recentemente pubblicata da – Puntoacapo editrice -.