CINQUE PENSIERI DI ROBERTO MARZANO 

● SENZA FAR DRAMMI

Amore, amor perduto, non è cosa
lasciami naufragar tra questi flutti     
mentre beccheggio esausto a pelo d’acqua
nel buio mar di cocci alla risacca
lanciami pure un sasso, fa’ ch’io affoghi
muto e cianotico, ormai senza più aria.

Amore, non amor, di carta zuppa
fracassa ora il mio cranio sulle chiglie 
mi assaliranno alghe le narici
una vertigine, spezzerà la schiena stanca
fantoccio spento nel rollìo della corrente 
e poi più niente
sbatacchierò qua e là 
senza far drammi…

● SOTTO I PALAZZI

Passerà anche questa domenica 
che si giustiziano i passeri per noia 
bui cuscini soffocati d’incoscienza
pieni di carta vetro, morsi di cani. 

Sotto i palazzi perdon fiato e sangue
scatole schiacciate nella pattumiera
la rabbia nera stridula di strega
sparge il suo sale sulle code basse.

● SON TORNATE A FIORIRE LE RONDINI

Son tornate a fiorire le rondini
sui davanzali sospesi al disordine
bruni grappoli, frecce che esplodono
di pazzia vorticando nei baratri
scapestrate ragazze in un turbine ellittico
a sfiorarsi l’un l’altra gioiendosi addosso
infaticabile azzurro, traiettorie impossibili
in un volo infinito da Indianapolis a Disneyland…

● QUATTRO STAGIONI DI MEZZO

Hai bruciato le tappe del Giro 
pizza quattro stagioni di mezzo 
addormentata sulla panchina nel parco 
auto conservazione dello stato d’incoscienza 
della realtà dei fatti a mano da bambini 
schiavi dell’abitudine alle comodità 
indispensabili strumenti di lavoro 
sette ore perdute le speranze di ritrovarti 
intatta come ti avevo lasciata la strada vecchia
osteria numero uno para-ponzi-ponzi-po’!

● CIÒ CHE È INUTILE

A questo punto di domanda
importuna la vicina di casa
di riposo un po’ sul divano
a tre posti fissi lo sguardo
agli occhi che non san mentire
ah, se stessi in campagna!
acquisti ciò che è inutile
bussare se non c’è nessuno…

Roberto Marzano 

Tutti i diritti riservati all’autore 

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IL LAMENTO DI DIANA by ROBERTO MARZANO 

IL LAMENTO DI DIANA

Cosa dovrei pensare adesso che mi guardi 
così dall’alto in basso con disprezzo
l’assurda urgenza  di spegnermi la luce
punirmi, il sorriso farmi a pezzi?
Cosa n’è stato di noi? Cos’è successo?

Tu, che anelavi ansioso 
l’impulso irrefrenabile
di un contatto urgente
da consumarsi subito ovunque ci trovassimo
che prendeva fuoco nell’impeto di un lampo
nella brace di pochi ansimanti respiri
di quel piacere perverso, tormentato
come fossi un’amante di cui portar vergogna
ma troppo evidente agli occhi per celare 
il disgusto per la nostra sporca storia 
che ti impregna del mio odor fino ai capelli
fino all’ultimo fiato di piacere
voluttà, vizio torbido che leva l’aria…

Cosa, cosa dovrei pensare adesso? 
Quando mi scaraventi a terra con ripugno 
e mi schiacci sotto la suola della scarpa 
violento, crudele nel gesto rotatorio 
che mi scompatta, irrimediabilmente…

Ma non ti sarà facile dimenticarmi, bello mio
e tornerai a cercarmi disperato
mai potrai smettere di seguirmi come un cane
ed io pronta sarò a farmi comprare
in venti piccole dosi cilindriche fatali
sempre che bastino a quietare
le tue stupide brame da coglione.

Roberto Marzano
Tutti i diritti riservati all’autore

SI FA SERA con ROBERTO MARZANO

SCACCOFAGIA

Puoi fare ciò che vuoi senza teoremi
disporre d’ogni mossa incontrastata
non ti darò intralcio, oh mia Regina
monta a cavallo, calpestami le ossa
io non m’arrocco, desisto a braccia basse 
aspettami convinta in “effe quattro”
non sono matto, ma lo sarò al più presto
stringiamo i tempi, divorami sul posto.

20.08

La verità è che nulla è vero 
c’ero, io, acceso 
sull’altare immondo della concupiscenza 
nera notizia gettata in pasto agli ignari 
ovatta pregna di sangue catodico
stipata a forza in angusti pertugi irrisi 
da clamorose voragini colmate appena 
dall’intorpidito pollice sul telecomando.

Lo sporco gioco che propinavano astuti
era solo una scusa bieca 
perché ammutolissero occhi di pietra
dinanzi allo spot delle 20.08
pavidi spettatori ingordi dell’altrui disgrazia 
un solo brivido d’immedesimazione 
duro di freccia aguzza piantata nello sfiato
delle vertebre lombari prone sul divano 
poi un vuoto pneumatico 
e l’irrefrenabile moto insano 
di ingurgitare a grosse cucchiaiate
la nota pietanza “pronta in 1 minuto”
al “gusto-novità”… di carne umana!

Roberto Marzano
Tutti i diritti riservati all’autore

DUE VISIONI POETICHE di ROBERTO MARZANO 

SOGNI CORROSI

Cicogne in contro tempo danno buca
alla speranza vana di un tuo bacio
increspi il naso, la gonna prende vento
spandi lo sguardo d’urgenza senza dove

dolce creatura chiusa per inverno
lotti con acquazzoni d’antefatto
con calzamaglie statiche d’azzurro
gorgheggia un contralto in contrappunto…

Bellezza mia di concia neolatina
allappi incomprensibili miei stenti 
sospiro sul tuo collo zuccherato
l’incendio del mio amor senza ritegno

ma causa e effetto non producon sconto
dinoccolati stan sogni corrosi
che un nonsense di vuoti senza requie
non sbroglia i nodi di una vita illusa…

SE IL SOLE SAPESSE

Se solo il sole sapesse
districare le notti perdute
in grovigli di abiti in tralcio
darsi pena d’attendere ignaro
la campana e la tuba dorate
ed i turbini azzurri traditi
frantumati in luci divelte
da sospiri di fiati comuni
e le unghie a cercare l’ascesa
sulle creste dei monti di paglia
come in stanze di lune traverse
conficcate di sbieco ai soffitti…

Roberto Marzano
Tutti i diritti riservati all’autore

SUI SENTIERI DEL LONFO: ROBERTO MARZANO E “PRAMA IAGA”

Dopo Alessandra Beratto anche Roberto Marzano ha seguito le strade del Lonfo e oggi ci fa divertire con un suo scritto metasemantico. Buona lettura e sereno sorriso a tutti! 

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PRAMA IAGA

Giosfendi l’acutil di prama iaga 
al fan disinghirisci estemio bila 
di cod m’abinzerebbe cana e dola 
per chicchiricchichì solvata faga. 

Ma sal tafful da mila artrito taro 
il brome sfinticchiato al crano bielo 
minticchia di giassandri in fanio crolo 
asprìdi abolibianti al pandischero. 

Fiti ravidi scenti in cortemilio  
bonda la fintinata anfredo vila 
cespa del postilante al pristo fanto 

sbreda conticolar sul trebeo ponto 
dreido azumi van sfantata nala 
se il bromopilo franda al pendicilio…

Roberto Marzano

Tutti i diritti riservati all’autore


CON UN SORRISO: “LA MELANZANA INNAMORATA” DI ROBERTO MARZANO 

Tratto dall’articolo “La poesia ironica va di fesa… di tacchino” di Roberto Marzano: 

(…) Poesia e ironia. A prescindere che le due parole incontrandosi in una rima baciata che più baciata non si può, sono di per sé un fatto già abbastanza ironico, al punto che il discorso potrebbe chiudersi qui: punto. Ciò sarebbe di sicuro irriverente, forse poco poetico, ma indubbiamente beffardo, perché ironia è anche sorpresa e lo spiazzamento un ingrediente basilare per condurre l’incauto lettore in meandri imprevisti, quasi metafisici, dove ci si fa allegramente un baffo di stereotipi e luoghi comuni. E allora, una melanzana trova voce per dichiarare il proprio amore al cuoco che la riduce in cubetti (…): 

LA MELANZANA INNAMORATA

Prendimi, strizzami, 
scompigliami il peduncolo
vìola il mio corpo viòla 
col tuo pugnale adunco
affettami, trafiggimi
intrugliami con l’aglio
riducimi in cubetti, confondimi il cervello
e, dopo, aspergimi 
di sale, di prezzemolo
spadellami nell’olio
sfrigolerò d’amore
io, solanacea timida
dei tuoi occhi cotta
oserei dir… son fritta!
se non fosse che per te
io me ne muoio…

Roberto Marzano
Tutti i diritti riservati all’autore

BARCOLLANDO TRA SENTIMENTO E VISIONI: ROBERTO MARZANO 

Tratto dalla biografia:

” (…) Barcollando tra sentimento e visioni, verseggia di vagabondi e di prostitute, di amori folli, di ubriachi e dei quartieri ultrapopolari dov’è vissuto. Meditabondo, si arrabatta tra città arrugginite, bar chiusi, televisori diabolici, supermercati metafisici, operai, nottambuli… e oggetti inanimati ai quali dà viva voce. Una poetare pregno di originalità e dell’ironia pungente che lo ha  già contraddistinto nel campo della canzone d’autore (…)”


LA PRESA DELLA PASTIGLIA

In attesa della metro alla fermata d’uomo
tutto d’un pezzo di ricambio d’aria 
di non averci capito un bel niente 
da dichiarare la mia estraneità ai 
fatti una canna da pesca sciroppata 
la conferenza dei servizi igienici chiusi 
per lavaggio del cervello fritto in olio extra 
vergine Maria proteggi i miei figli della lupara 
bianca neve e i sette vizi capitali investiti 
da una valanga di stronza-te e tutti i tuoi 
“cari amici vicini e lontani, buonasera!”
E se poi dicevi tanto per dire, fare, lettera 
d’amore senza fine della corsa coi sacchi 
di cemento a presa della pastiglia dei freni 
inibitori del sistema para “simpatico il tuo amico” 
degli “amici miei” prodi all’attacco della Sinfonia 
patetica la tua figura di riferimento 
puramente casuale coincidenza con il diretto 
da Zubin Mehta obbligatoria per chi 
mi ama mi segua subito quell’auto scatto 
alla “risposta esatta! Allegria, allegria!”

SCIMMIE A PARIGI

Piovono addosso le scimmie a Parigi
lampi di pelo fioccano dai tigli
figli sepolti a metà nel cemento
sotto i lampioni battono la fiacca 
le labbra gonfie di baci mai avuti
bruciano d’arsura e lontananza
fredda la stanza a Rue de la Bastille
che è già presa, per il culo, da un bel po’…

Roberto Marzano 

Tutti i diritti riservati all’autore

LA POESIA IRONICA VA DI FESA… DI TACCHINO! – a cura di Roberto Marzano 

LA POESIA IRONICA VA DI FESA… DI TACCHINO!

Talvolta, i poeti ironici e/o divertenti sono relegati – da taluni presunti tali colti sul fatto a storcere il nasino all’accenno di un sorriso o un battimani da parte di un pubblico complice del misfatto – a poeti di serie B. Quasi che l’essere ironici fosse solo una posa di convenienza, e non un semplice aspetto di animi poetici differenti che, anzi, proprio a causa di ciò si complicano non poco la vita. E’ risaputo e ripetuto da secoli quanto sia molto più difficile far ridere che, invece, far piangere… farlo in versi lo è sicuramente di più. Per cui sarebbe oltremodo giusto dare ulteriore rispetto a chi sceglie i sentieri più impervi! Altro che poesia minore o di serie B.

Poesia e ironia. A prescindere che le due parole incontrandosi in una rima baciata che più baciata non si può, sono di per sé un fatto già abbastanza ironico, al punto che il discorso potrebbe chiudersi qui: punto. Ciò sarebbe di sicuro irriverente, forse poco poetico, ma indubbiamente beffardo, perché ironia è anche sorpresa e lo spiazzamento un ingrediente basilare per condurre l’incauto lettore in meandri imprevisti, quasi metafisici, dove ci si fa allegramente un baffo di stereotipi e luoghi comuni. 

E allora, una melanzana trova voce per dichiarare il proprio amore al cuoco che la riduce in cubetti, gli ubriachi sono ascoltati come guru dispensatori di saggezze, le capre decidono di testa loro se stare sopra o sotto la panca, senza paura di crepare e i tacchini formano un’estemporanea sezione fiati d’incommensurabile bravura. Si gioca, si cazzeggia, destreggiandosi disinvolti tra le regole implacabili dettate da non si sa chi… anzi proprio questi dogmi e il gusto perverso di infrangerli rendono il tutto ancora più intrigante. Versi come archibugi carichi a teste di carciofo pungenti e sottili, per dissacrare perbenismi e consuetudini, frantumare le ragnatele di schiavitù a conformismi triti e avvilenti e, non ultimo, bombardare l’arroganza del potere e i suoi orrori quotidiani. Insomma, se nelle poesie devono esserci  per forza gabbiani, tramonti, fringuelletti, luna e lacrime, che almeno se ne trovi uno spunto originale e autentico, che non dia l’impressione di aver già letto la cosa da qualche parte, cosa che non ci stupirebbe affatto. E, soprattutto, ironici e taglienti bisogna esserlo per davvero anche nella vita, e non depredare atteggiamenti o pose già prese, altrimenti il gioco si fa debole, e i dotti critici coi denti affilati che affollano blog e riviste letterarie lo smaschererebbero piuttosto facilmente. Fare a pezzi le regole (che bisogna conoscere!) per trasformarle in uno spasso che avvince il poeta quanto il lettore. 

Anni addietro visitai lo studio di un pittore il quale, sebbene la sue opere fossero in quel momento alquanto astratte e fuori dagli schemi, ci tenne molto a mostrarmi i suoi studi giovanili di anatomia. Come avesse voluto dire: ” Frantumo, contorco, gioco con le forme e la materia ma, all’occorrenza, sono in grado di fare le cose come vanno fatte”. Mi trovo molto d’accordo con il vecchio pittore. E penso addirittura che un rockettaro debba assolutamente saper suonare una beguine o un jazzista rockeggiare allegramente, perché l’Arte presume padronanza dei mezzi espressivi senza preclusione alcuna.

Ora, l’ironia è sì una “freccia aguzza che trafigge le banalità e genera stupore” ma, importante, per non ridurla a semplice sberleffo teso a sbalordire a tutti i costi, aldilà dei contenuti occorre che sia anche “bellezza”, “ritmo” e “suono”. Deve, io credo, – oltre ad attingere liberamente a metafore, ossimori, sinestesie, calembour e paradossi, in endecasillabi come settenari o versi liberi – essere frutto maturo di visioni e fantasie, di un saper abbandonarsi a immagini inconsce e oniriche, accarezzando così i cuoricini palpitanti di affamati fruitori di versi, generando bocche spalancate al sorriso, in un sottofondo d’irrequieta dolcezza… altrimenti gli eruditi poetoni di cui all’inizio si troverebbero ad aver ragione… e non ne saremmo per niente contenti!

Roberto Marzano


BIO – BIBLIOGRAFIA dell’autore:


ROBERTO MARZANO, Genova 7 marzo 1959, poeta e narratore “senza cravatta”, chitarrista, cantautore naif e bidello giulivo. 

Barcollando tra sentimento e visioni, verseggia di vagabondi e di prostitute, di amori folli, di ubriachi e dei quartieri ultrapopolari dov’è vissuto. Meditabondo, si arrabatta tra città arrugginite, bar chiusi, televisori diabolici, supermercati metafisici, operai, nottambuli… e oggetti inanimati ai quali dà viva voce. Una poetare pregno di originalità e dell’ironia pungente che lo ha  già contraddistinto nel campo della canzone d’autore. Come musicista (Roberto Marzano & gli “Ugolotti” e “Small Fair Band”) si è esibito in centinaia di concerti. Molto applaudite le sue performance poetiche: variopinti quadretti dove versi e gag vanno a incastrarsi nelle corde della chitarra, in un divertente e originale collage di endecasillabi, sberleffi e canzoni scoppiettanti che suscitano, volutamente, sorpresa e ilarità. Notevoli successi ottenuti a Roma, Torino, Milano, Napoli, Bari, Trieste, Modena, Crema, Sanremo, Savona e nella sua Genova… Sue poesie sono state tradotte in spagnolo da Carlos Vitale e in tedesco da Günter Melle.
Ha pubblicato: “Extracomunicante. Dov’è finita la poesia?”- De Ferrari (2012); “Senza Orto né Porto”- Edizioni di Cantarena – QP (2013);  “Senza Orto né Porto”- Bel-Ami Edizioni (2013); L’Ultimo Tortellino… e altre storie” (racconti) – Matisklo Edizioni (2013); “Dialoghi Scaleni” – Matisklo Edizioni (2014); “Come un Pandoro a Ferragosto” (romanzo) – Rogas Edizioni (2015); M’illumino di mensole” – Matisklo Edizioni (2016).