RITRATTI: CIRO BRUNO, il guerriero invincibile in nome della poesia

(di Izabella Teresa Kostka)

Quando la passione per le Muse impregna ogni cellula del nostro corpo non possiamo fare a meno dell’arte. Diventiamo guerrieri e dedichiamo con devozione tutte le forze per venerare il suo altare.

Ciro Bruno appartiene alla corte di Apollo da anni, il suo amore per la poesia si trasmette sia nei versi scritti che in un progetto radiofonico dedicato alla poesia “PROKSIME DE POEZIO” alla RADIO GLADYS. Dotato di un intelletto poliedrico e di un’anima sensibile e raffinata non si accontenta di poco, ma cammina a testa alta verso il compimento di ogni suo desiderio, prosegue con grazia e determinazione il proprio cammino artistico e professionale. In seguito pubblico la nota biografica e tre poesie scelte del nostro protagonista.

BIOGRAFIA

Ciro Bruno

Ciro Bruno, un poeta contemporaneo nato nel giugno del 1961 nella città di Napoli.
Iniziato a scrivere dalla spontaneità del suo essere,
descrive immagini ed espressioni con una scrittura tanto torrenziale quanto aritmica e suggestiva.
La grafica lapidaria sottolinea toni foschi, pur sempre attenuati con immagini levigate ed emozioni stupefacenti e nostalgiche. Nella pluritematicità descrittiva la concezione della vita è omogenea, perché le emozioni risultano tutte stagliate su un fondo melanconico, innervato da espressioni di forza suggestiva che sorprende e talora sgomenta.
Concetti originali, stilemi ricercati, ridondanze lessicali, sapientemente distribuite,
formano un quadro emotivamente severo e pessimistico e, tuttavia, profondo e sublime.
La realtà è filtrata attraverso rimembranze psichiche
che tendono a dissolversi in un mondo fatto di desideri evanescenti.

TRE POESIE SCELTE

MI CHIEDONO

Mi chiedono a volte di saltare il fosso nel quale cadde la strafottenza
e volteggiare su me stesso,
acchiappando al volo quel che resta dell’umanità
aleggiante in una pessima aria inquinata
resto però esterrefatto perché, quando sto per cadere con il culo per terra,
sento che qualcuno ha messo un cuscino tra me e il catrame,
sì, quello nel quale il sudore della gente cade ogni momento,
con la speranza di raffreddare un po’ il cammino.
Mi avvio verso la prossima crociata, o meglio una nuova buca,
questa volta incontro l’unto prima di raggiungere il baratro,
capisco che acerbe lingue non son passate a slinguare il sentiero,
quindi anche stavolta scivolo aleggio e ancor volteggio
sniffando nauseabonde esalazioni,
attrazioni per insetti sconosciuti,
graziosi a vederli, sembrano farfalle,
che disastro!
I colori delle scarpe calzate durante i tragitti son diversi,
che stupido a non accorgermi,
il cuoio piange lacrime di illusi, temerari ecologisti,
si spiegano le profonde impronte lasciate su ciò che resta di un umido prato.
È devastante doversi aggrappare ai consigli di un filantropo,
per me che son diventato un viaggiante tra ateismo e la stronzaggine più assoluta,
ribellione nata dal soffoco opprimente nel quale son costretto a stare.
Raccolgo fresche radici per innestarle
nella volontà di virtuali macerie
ciò che resta dopo ogni scoppio causato da un lascito piovuto dal cielo.
E un’altra fossa si riempie di schiumosa bava,
persa da bocche in corsa,
che un tempo venivano arse da un sole inviolato.
Cosa non si capisce ancor dal silenzio voluto da chi ci sta distruggendo
giorno dopo giorno
domare un po’ la cecità e poter scriver ancor con piume e inchiostro
la parola
Basta!
Tagliar le loro gole ai piedi di feci animalesche
sentir la puzza del vero per poi seppellirla in una voragine
questa volta scavata dalla ribellione
e poi spostare il vento che incallisce le mani
quando lo accarezzi per sentirne di nuovo la sua freschezza
sensazione vivente di nuovo
per l’uomo ed il resto del mondo.

FUORI DALLE MURA

Il buio fuori dalle mura,
cavalli… galoppano nella mia mente
zoccoli non calpestano la terra.
Il silenzio fuori dalle mura,
l’ansia opprime la forza che uso per alzar lo sguardo verso i tuoi occhi
le mani tirano le briglie,
devo restar lontano dal sapor della tua bocca.
Il puzzo dell’abbandono fuori dalle mura,
frutta marcia caduta da dipinti alberi,
schiacciata da un carro di paese, lava nudi piedi,
che conducono un corpo sognante, tra scheletri d’animali,
o forse d’Esseri smagriti perche’ uccisi dall’emorragia del peccato.
Il grido di piacere fuori dalle mura,
è di color fragola la veste che copre le forme di una divina
il tuono la spaventa, ed il pelo di cui è coperta
reclama l’estensione di piumate ali
da protrarre verso l’azzurro fulmine.
Il canto non si ode fuori dalle mura,
mastico parole accumulate,
mentre le salivavi nel mio corpo,
l’esplosione d’esse verso nuvole di ghiaccio
venivano gelate anche si,
prima ch’esse si impadronissero
di melodiose note.
E mi trascino fuori dalle mura,
nel voltarmi guardo con timidezza
un fantasma baciato dai riflessi della luna,
era la luce che non vedevo,
quella che avrebbe dovuto scaldare il nostro stare insieme
nel luogo in cui il fremente voler dei nostri avi
era preposto a generare amore.
Lasciando l’odio fuori dalle mura…

LA SERPE

La serpe che imitava i movimenti della tua mano destra,
mentre raccoglievi le ultime viole,
lasciava presagire che l’inferno era li a pochi attimi dal pensiero.
Il tuo corpo non era inginocchiato, sul prato ti sei adagiata a gambe larghe,
ed i lunghi capelli erano Irti verso il ciel,
quasi a voler trafiggere le poche nubi rimaste,
esse sentinelle un no! Imperativo.
Piu’ in la le giostre suonavano allegria,
il contesto colmato da grida di fanciulli,
faceva ancor sperar i soliti vecchi balbuzienti,
che le chiese un giorno,
potessero ancor gremirsi d’Anime bianche,
in momenti di noia e frastuono interno.
Ed or fai fatica ad alzarti la terra quasi ti trattiene,
alle foglie di ortica piace attirare la carne poco assolata
e già, la lunga gonna che da sempre ha celato le gambe,
poca luce ha lasciato traspirar
quasi come le bestemmie hanno fatto col tuo pensar.
Una donna molto più vecchia dei tuoi anni,
ma non dei sospiri che fai udir al vento,
gestisce con leggerezza, la fioritura del campo confinante,
nel quale spiccano croci senza nomi,
ma colorate al punto giusto,
tanto da miscelarsi ai riflessi visti nelle lacrime che versi;
ogni goccia bagna petali ed ogni petalo ricorda l’anagrafe celata
a chi i silenzi ricerca.
Il tuo modo di essere ha seguito la povertà di cultura
e la non dignità di Persona,
quella che non ti ha spiegato mai nessuno
prima di prendere la strada del non ritorno.
Nel gergo delle armi,
il tonfo di un sanguineo corpo che cade su altri cadaveri già marci,
è buon segno, il bottino si arricchisce e le unghie crescono a dismisura,
soprattutto quelle dei piedi,
…. il suolo è fertile si sa’!
E giunge sul capo dei gendarmi l’aquilone porta bandiera,
si impegnano d’un tratto a cercar chi tiene il filo
Impossibile raggiungere l’obbiettivo,
esso ha inizio nell’infinito
e l’origine vien negata a chi la cerca per la distruzione.
È giusto così,
c’è chi con maestria femminile
distrae la serpe con la mano del falso peccato,
la futura ribellione non è giocoliera e non appartiene ad alcuna religione
è mancina.

Ciro Bruno

Tutti i diritti riservati all’autore

Ciro Bruno all’emittente radiofonica Radio Gladys durante la registrazione del programma “PROKSIME DE POEZIO”
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RITRATTI: TANIA SANTURBANO “LA PRIMA CAMERA”

(by I.T.Kostka)

Quando il talento trabocca da ogni parola scritta, scelta con attenzione dedicata a ogni sua velata sfumatura e significato. “La prima camera” – il dipinto poetico di impatto forte e graffiante, stravolgente come il famoso quadro “Guernica” di Picasso. La scrittura di Tania Santurbano non evita il dolore, anzi, lo mette in evidenza attraverso un linguaggio originale, realistico e, spesso, sorprendente. Tutte le cicatrici e grida di una guerra crudele e senza misericordia. La via crucis dell’umanità sempre più folle e spietata. Il Golgota senza risurrezione.

Izabella Teresa Kostka, 2019

La prima camera ( di Tania Santurbano)

Scoppierà la guerra
e non saremo addestrati per morire.

Con ogni probabilità il cielo lavorerà per far scendere le bombe.
Gli alberi saranno disposti dal vento per raccogliere plastica e cadaveri.

Ci saranno uffici e corsie d’ospedale con alcuni centimetri di metri cubi d’aria per respirare.
Ci sarà il mare con le sue vetrine illuminate piene di bottiglie.
E tanti Taxi senza autisti,fermi nei cimiteri.

Al centro del mondo,con i rami senza frutta e con l’anidrite carbonica e le reti metalliche.

Una notte più lunga della morte, dove non servirà aprire alla terra le gambe per fare l’amore.

Tutti fermi, sotto un cielo a cui hanno tolto le stelle.
Non sembrerà un lavoro così duro morire.

Tania Santurbano

Tutti i diritti riservati all’autrice

La poetessa Tania Santurbano

“SCATTI QUOTIDIANI” nella PROSA POETICA di DAVIDE MORELLI

(by I.T.K.)

Sono scatti quotidiani ripresi con una penna per diventare immortali: prosa poetica oppure acquerelli contemporanei nati da uno spiccato senso di appartenenza ai luoghi della vita di ogni giorno. Una specie di diario informale in cui Davide Morelli raccoglie gli istanti dell’umano vissuto così familiare a ciascuno di noi.

Sembra il ragazzo della porta accanto e i suoi “schizzi letterari” rispecchiano la sua / nostra realtà senza pretese, le immagini verbali vengono trasmesse con semplicità e naturalezza.

Si sfogliano con piacere le parole di Morelli, ci si ritrova facilmente coi piedi per terra senza sentirsi diversi. Tutto diventa ARTE, merita di essere raccontato, ricordato, assaporato come una focaccia in un giorno qualsiasi.

Ci piace questa scrittura diretta senza trucco, distante da ogni pathos e retorica artificiale. Davide Morelli non spiazza ma accoglie, offre “da bere” come un amico e questa purezza d’espressione diventa irresistibile.

Izabella Teresa Kostka, 2019

TRE TESTI SCELTI

Stanziale:

Non andrò mai ad Alassio. Non tornerò a Follonica. Nessuno mi invierà cartoline da là. Non idealizzo più paesi e città lontane. Mi basta questo entroterra, questa pianura. Non ho bisogno di andare lontano per sentirmi solo, nuovo o assurdo. Mi basta la mia cittadina. Mi dicono ancora qualcosa le sue strade, i suoi cortili, i suoi sottopassaggi, i suoi ponti. Mi dice ancora qualcosa la mia cittadina, anche se so a memoria i suoi posti e i suoi luoghi di ritrovo. Tutti i posti in cui sono stato non rappresentano più desideri e neanche causano nostalgia. Questa cittadina ha già visto abbattere tutti i miei sogni. Non prendo più treni. Mi limito ad osservare la gente che vi scende e vi sale. Un tempo il predellino era sinonimo di libertà. I viaggi non mi appassionano più. Sono molto più abitudinario e stanziale. Un tempo per me Pontedera era solo un dormitorio. La mia cittadina non è più paese e non è ancora città. Qui si conosce tante persone di vista e per sentito dire. È difficile fare amicizia. Ci si tiene stretti gli amici di infanzia, gli amici di una vita. Qui le persone si incontrano spesso sul corso. Io di tanto in tanto passo davanti all’ospedale o davanti al cimitero e ringrazio Dio di essere lì senza un motivo particolare, solo per sgranchirmi le gambe. Ogni tanto chiedo se ci sono novità. Raramente succede qualcosa. Qui la vita scorre a rilento rispetto alle grandi città. Pontedera è baricentrica. È vicina a Firenze, Livorno, Pisa, Lucca, il mare. Ora c’è anche la circonvallazione e tante rotonde hanno sostituito i vecchi semafori. Ad una certa ora però il centro è quasi deserto. C’è una sorta di coprifuoco. Starò qui forse fino a che la morte non verrà a prendermi. Ho sempre pensato che Dio o chi per lui accende e spegne le vite con la stessa facilità con cui noi accendiamo o spegniamo la luce nelle nostre stanze. Per il resto si invecchia o si muore. Terzo escluso. Forse qui la vita continuerà ad essere sempre uguale.

Lettera durante un microrisveglio:

– Mi sono svegliato da poco. Ho già dormito diverse ore. Mi sono svegliato di soprassalto. Ho fatto un incubo ma non mi ricordo niente al risveglio. Alle otto ero già a letto, anche se sai che ho dei microrisvegli. Ho mangiato una sfoglia comprata alla Coop. Ho bevuto un poco di acqua. Mi sono fatto la barba. È una sensazione molto piacevole farsi la barba dopo che il barbiere ti ha fatto le basette. Ho usato la matita emostatica. Niente di che. Per farmi i capelli ho speso quindici euro. Sono andato da un barbiere nuovo, abbastanza vicino a casa. Gli ho detto di farmi i capelli molto corti ma non come un naziskin. Ha riso. I miei capelli prima erano una massa informe. A volte penso di essere troppo trasandato. Il vecchio barbiere forse è morto. Aveva ottantacinque anni circa ad occhio e croce. Ora c’è questo che ha aperto bottega da poco tempo a poche decine di metri da dove aveva il negozio il vecchio. Il barbiere è un tipo sulla quarantina. Per fortuna non si è messo a chiacchierare. Era tutto concentrato sul suo lavoro o forse più semplicemente si sapeva fare gli affari suoi. Non ha ancora mobili e neanche aria condizionata. Teneva la porta aperta; mi è sembrato un tipo tranquillo e simpatico. Sai che prima di me c’era un novantenne a farsi i capelli? Ma anche dopo di me c’era un altro novantenne. L’età media si è allungata. Si conoscevano tra di loro. Erano tutti e due ancora autonomi e in buona salute. Si sono messi a parlare. Entrambi c’erano ancora con la testa e ad entrambi era stata rinnovata la patente. In sottofondo alla radio passavano Azzurro cantata da Adriano Celentano e scritta da Paolo Conte. Alle nove di mattina di un giorno feriale dal barbiere vanno soprattutto pensionati e disoccupati. Azzurro era una canzone del 1968: l’anno della contestazione giovanile, l’anno del parricidio. Quella canzone invece rammentava perfino di un prete all’oratorio. I sessantottini forse l’avranno definita piccolo-borghese. Chissà se aveva significato qualcosa quella canzone per i due vecchietti? Chissà che aveva significato per loro? Chissà come erano e cosa facevano loro nel 1968? Ogni tanto mi vengono questi pensieri metafisici quando ascolto una bella canzone o guardo un quadro. Era venuto il mio turno. Guardavo allo specchio come mi tagliava i capelli. Procedeva speditamente. Usava la macchinetta. Ho pagato il conto. Mi sono catapultato fuori. Era una nuova giornata afosa. Aria bassa. Il sole spioveva giù dai tetti. Guardavo vetri, finestre, tapparelle dei palazzi. Poco distante c’era l’ospedale. Poi più in là la ferrovia. Ieri sera mi ha telefonato il mio unico amico qui a Pontedera. Andremo a prendere un gelato insieme prossimamente. Gli ho detto che non trovavo nessun lavoro: cercano persone in età di apprendistato o persone con esperienza pluriennale. Qui è crisi. Così pensavo, mentre guardavo dal finestrino i campi di grano di cui piccioni si cibano in abbondanza. Non sopporto l’estate perché è caldo e ci sono i forasacchi pericolosi per il mio lagotto. Già una volta è stato operato. Non farò vacanze. Neanche un giorno. Non andrò da nessuna parte. Per ora è tutto. Vado a farmi un caffè.

Con mio padre:

È sabato. Dobbiamo fare rifornimento di GPL. Fermiamoci al distributore. Speriamo che sia aperto. Prendiamo quella strada che porta alle colline. Quella strada tortuosa da cui si vedono i calanchi, una serie di agriturismi e le macchine parcheggiate di chi caccia i cinghiali. Tu vai sempre avanti, anche se ci sono molti bivi. Non ti distrarre a guardare gli aerei. Per questo motivo ci sono stati diversi incidenti. Non prendere per la discarica. Questa strada fatta di saliscendi continui. Questa strada trafficata da turisti stranieri. Ogni tanto si vede passare dei pullman di altre nazionalità. Queste colline in fiore che viste da lontano si stagliano contro il cielo terso. Queste colline inondate da raggi di sole obliqui a questa ora del giorno. Alla fine troveremo un borgo con un hotel di lusso e una casa colonica in fase di ristrutturazione. Non è assolutamente detto che un volto simmetrico sia più bello degli altri. Scusatemi se salto di palo in frasca. Sono solo libere associazioni nelle ore di libera uscita. Io stesso mi sono condannato alla prigionia. Deve essere divertente annodare dei fili di aquilone. Deve essere divertente calpestare castelli di sabbia prima che ci pensino le onde del mare. Giorno dopo giorno mi sono costruito la mia cella. Stai attento quando arrivi a Montaione perché ci sono degli anziani che passeggiano al bordo della strada. Un tempo stringevo i pugni nelle tasche dalla rabbia, mentre camminavo nella nebbia. Ora è scomparsa la rabbia ed è sopraggiunta la rassegnazione. Guarda le case, le strade. Pensa a quanta gente c’è al mondo ma pensa anche a quanta solitudine c’è al mondo. Ognuno ha avuto i suoi cortili, le sue balere, i suoi istanti che voleva fermare. Tra me e te ventisei anni di differenza. Tu sei della prima generazione che non ha visto la guerra. Io figlio del benessere, poi impoverito. Forse tra pochi anni sarò povero. Tra pochi anni non ci saremo più e saranno poche le persone che ci ricorderanno. Forse dei parenti molto lontani. La mano di Dio ci schiaccerà come degli insetti. Ma ora babbo, è sabato. Andiamo in quelle colline che sanno di sangue e di morte. Poi ritorneremo a casa come se niente fosse.

NOTA BIOGRAFICA

Davide Morelli è nato a Pontedera nel 1972. Si è laureato in psicologia con una tesi sul mobbing. Alcuni suoi testi sono apparsi su “Nazione indiana”, “La mosca”, “Iris news”, “Poetarum silva”, “Il filo rosso”, “Poesia ultracontemporanea”, “Scuola di poesia”(rubrica del quotidiano “La stampa”), “Il segnale”, “Cartesensibili”, “Poesia da fare”, “La clessidra”, “L’ombra delle parole Rivista letteraria internazionale”, “Il sasso nello stagno”, “Yawp” (giornale di letterature e filosofie), “L’altrove-appunti di poesia”, “Larosainpiu”(blog letterario di Salvatore Sblando), “L’ottavo”, “Limina mundi”, “Scrittinediti”, “Osservatorio letterario”, “Poliscritture.it”, “Pi-greco trimestrale di conversazioni poetiche”, “L’archetipo”, “Erbafoglio”, “Il paradiso degli orchi”, “Segreti di Pulcinella”, “Ammirazioni” (di Roberto Corsi), “Oggifuturo”, “Inverso”, “Poiein”, “Sesto senso poesia”(a cura di Felice Serino). Un suo saggio breve intitolato “Scrivere” è stato pubblicato su Vicoacitillo. Il suo “Manifesto dell’impoesia” è stato pubblicato su “Yale Italian Poetry” per un’inchiesta internazionale sulla prosa poetica. 48 sue quartine sono state pubblicate su “Italian poetry review” x(rivista di poesia italiana della Columbia University). Ha pubblicato due ebook su LaRecherche.it: “Dalla finestra” e “Varie ed eventuali”. Ha pubblicato l’ebook “Cuore improduttivo” su Le stanze di carta. Collabora con il blog letterario Le stanze di carta(lestanzedicarta.blogspot.com). È un ex commerciante. Attualmente è disoccupato.

L’articolo pubblicato anche sul blog giornalistico “Alessandria Today”:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/09/09/scatti-quotidiani-nella-prosa-poetica-di-davide-morelli/?preview=true

POESIA POLACCA: SEI LIRICHE SCELTE di MARIAN JEDLECKI / SZEŚĆ POEZJI WYBRANYCH MARIANA JEDLECKIEGO

(di Izabella Teresa Kostka)

La poesia contemporanea polacca ha tanti volti e sfumature che come le onde del Mar Baltico lambiscono gli abissi della sensibilità umana. Proprio dalla bellissima città di Kołobrzeg, situata sulle sponde del mare, giungono i versi del poeta Marian Jedlecki conosciuto anche come “Marcin Jodłowski”.

La sua poetica è contenuta nelle poche ma essenziali parole scelte sempre con cura ed attenzione ai minimi dettagli, priva di interpunzione scorre interrottamente come le maree. Lascia tanto spazio all’immaginazione, all’interpretazione libera e “non forzata” di ogni singolo verso. Ogni strofa mette in evidenza la profonda riflessione esistenziale e la malinconia nordica. L’eterno dilemma del senso della vita e dell’umano pellegrinare, le domande senza risposta in dialogo / monologo con Dio e la spiritualità intensa di ogni parola arrivano direttamente al cuore, diventando parte integra di ciascuno di noi.

In seguito pubblico alcune sue poesie scelte nella mia traduzione.

Izabella Teresa Kostka, Milano giugno 2019

~

Polska poezja współczesna ma wiele oblicz i odcieni, które jak fale Morza Bałtyckiego obmywają głębiny ludzkiej wrażliwości. To właśnie z pięknego miasta Kołobrzeg, położonego nad brzegiem morza, docierają do nas wersy poety Mariana Jedleckiego, znanego także jako “Marcin Jodłowski”.

Wiersze zawarte w niewielu esencjalnych słowach, dobranych zawsze z uwagą i dbałością o każdy szczegół, pozbawione interpunkcji falują nieprzerwanie jak morskie przypływy. Pozostawiają wiele miejsca na wyobraźnię i wolną interpretację każdego zdania. Każda fraza uzewnętrznia głęboką, egzystencjalną refleksję i północną melancholię. Wieczny dylemat o sensie życia i ludzkiej pielgrzymki, pytanie bez odpowiedzi w dialogu / monologu z Bogiem i intensywna duchowość każdego słowa docierają bezpośrednio do serca, stając się stałą częścią każdego z nas.

Izabella Teresa Kostka, Mediolan 2019

Załączam sześć poezji wybranych Mariana Jedleckiego w moim tłumaczeniu.

GŁUCHOTA

Głucha jest noc mrok mgła
głuchy krzemień i drut kolczasty
głuche morze i puchacz
noc zbędna z nieobecności i pytań

ślepa jest noc i kamienie
ślepy kret co w ziemi ryje
ślepe są twoje włosy

niema jest nędza
pieśń świerszczy na łące
niema przędza i powietrze

kaleka tu cała natura
kalekie wołanie o pomoc
kaleki ten co tworzy krzyk

więc kto widzi?
kto słyszy?
kto woła?
chyba nie Bóg
a to też moja wina?

SORDITÀ

Sorda è la notte il buio la nebbia
sorda la selce e il filo spinato
sordo il mare e il gufo
la notte superflua di assenze e domande

cieca è la notte e le pietre
cieca la talpa che nella terra scava
ciechi sono i tuoi capelli

muta è la miseria
il canto delle cicale nel campo
muto il filato e l’aria

disabile tutta la natura
disabile un grido d’aiuto
disabile chi genera l’urlo

allora chi vede?
chi sente?
chi chiama?
forse non l’Iddio
anche questa è colpa mia?

WIRUS

Wyłączam telefon
juz nic nie chcę wiedzieć
przykre zdarzenia
zniekształcone prawdy
przeżute poglądy i odczucia
suponowane przez retuszerów
wypowiedziane myśli
przetransponowane słowa
zamieniane beznadziejnie
bezwiednie?
na swój obraz podobieństwo?
świadome nienawiści?
ze strachu?
przed czym?
bo nienawiść to dżuma
którą stworzyliście i rodzi strach określony
który teraz ma naszą twarz
a to wirus osobowości
na czas niepojęty
na wynos
na wprost na wszelki wypadek

VIRUS

Spengo il telefono
non voglio sapere più niente di
spiacevoli avvenimenti
verità contorte
masticati punti di vista e sentimenti
suggeriti dagli opinionisti
pronunciati pensieri
trasportate parole
scambiate senza speranza
all’insaputa?
alla propria immagine?
gli odi voluti?
della paura?
di cosa?
perché l’odio è peste
che avete generato e crea una paura ben definita
che ora ha il nostro volto
è il virus della personalità
al tempo inconcepibile
da asporto
dritto per ogni evenienza

PRZEMYŚLENIE 6

Każdego nowego dnia
wracamy do tej samej codzienności
tylko podświadomość jej zmienna
dopełniamy obrazy
naszego widzenia
naszych odczuć
naszej ułudy

wszystko co odchodzi ginie w wieczności
staje się tym samym szczególnie drogie
przez sekundę momentu wszechświata
wszystko co stworzył człowiek
jest dyskusyjne
jakie to nieszczęście
że człowiek umie niszczyć
afirmuje i odchodzi
święty zbrodniarz –
ecco homo

RIFLESSIONE 6

Ogni nuovo giorno
torniamo alla stessa quotidianità
soltanto il suo subconscio è mutevole
completiamo le immagini
della nostra percezione
del nostro sentire
della nostra illusione

tutto ciò che se ne va sparisce nell’eternità
diventa allo stesso tempo estremamente caro
per un secondo del momento dell’universo
tutto quello ch’è stato creato dall’uomo
è discutibile
peccato
che l’uomo sappia distruggere
ammira e si allontana
il sacro delinquente –
ecco homo

W PIJANEJ DRODZE DO EDENU

Ileż to razy śmiałem się pijany
aby ukryć łzy
ileż już masz róż
które wkładałem ci w dłonie
by nie pokazać ci miła
żem w potyczce z życiem
a mój powóz stacza się
w koleiny czasu aż po osie

kiedy słyszę jak wokół mnie
chce runąć świat
i widzę jak przyszłość
w którą wiarę kładłem
spada jak liść w jesiennej szarudze
ech kelner –
proszę podaj mi spokoju w dużej szklance
pomiędzy linią napięć
a roztrzepotaniem skrzydeł
w drodze do Edenu

SUL SENTIERO EBBRO VERSO L’EDEN

Quante volte ho riso ebbro
per nascondere le lacrime
quante sono le rose
che ti abbia messo nelle mani
per non farti vedere Cara
che sono in battaglia con la vita
e la mia carozza scivola
nei solchi del tempo fino all’asse

quando sento come intorno a me
vuole crollare il Mondo
e vedo come il futuro
nel quale ho posto la fede
cade come una foglia nella pioggia autunnale
eh cameriere –
portami per favore la tranquillità in un bicchiere
tra la linea delle tensioni
e lo svolazzare delle ali
sul sentiero verso l’Eden

TAK NA MARGINESIE

Nie jestem prochem
nie obrócę się w niego
w proch –
nie jestem niebem z nieba
jestem sam dla siebie niebem
i mój szklisty strop
jestem sam dla siebie ziemią
tak jak gleba z gliny
nie uciekłam znikąd do znikąd
i nie wrócę tam

oprócz samego siebie nie znam innej doli
w wzdętym nadmuchu wiatru
i w spękaniu skał
muszę siebie tutaj i tam
siebie rozproszonego
znaleźć

COSÌ A MARGINE

Non sono cenere
non ritornerò ad essa
alla cenere –
non sono cielo del cielo
sono cielo per me stesso
e il mio soffitto vitreo
sono terra per me stesso
come il suolo dal fango
non sono fuggito dal nulla al nulla
e non ci tornerò

a parte me stesso non conosco un altro destino
in un soffio gonfio del vento
e nelle crepe delle rocce
devo me stesso qui e ora
disperso
ritrovare

DZIADEK

Tkwił całe życie w Życiu
najpierw w łonie parę miesięcy
potem ssał pierś
komunia wojsko obłuda
kartki żywnościowe
był dziadkiem z obowiązku
uczciwość
ostatnich dziesięć lat konania
był sobą
i już go nie ma

NONNO

Esisteva tutta la vita nella Vita
all’inizio nel grembo per parecchi mesi
poi ciucciava il seno
la prima comunione il servizio militare la falsità
la regolamentazione del cibo
faceva il nonno per dovere
onestà
gli ultimi dieci anni di agonia
era se stesso
e già non c’è più

Marian Jedlecki

Poesie scelte dalla raccolta in lingua polacca “Ingrediencje / Ingredienti”

Traduzione: Izabella Teresa Kostka, Milano / Mediolan 2019

Tutti i diritti riservati all’autore

Prawa autorskie zastrzeżone

NOTA BIOGRAFICA

MARIAN JEDLECKI nato a Wieluń (Polonia), animatore culturale, ex marinaio. Scrive saggi, racconti, poesie. Sta per pubblicare il suo prossimo libro dedicato ai tempi delle avventure da marinaio, una raccolta di saggi “Myśli niepokorne / Pensieri ribelli” e tra sillogi poetiche “Sklejone marzenia / Sogni incollati”, “Alienacje / Solitudini” e “Półprawdy / Le mezze verità”. Risiede a Kołobrzeg, la città marittima in cui è il Presidente della filiale dell’Associazione degli Autori Polacchi.

Ha pubblicato nei seguenti almanacchi: “Dźwirzyńskie Lato Literackie / Estate Letteraria di Dźwirzyno”, “Świętokrzyski kwartalnik literacki / Il trimestrale letterario di Świętokrzyce”, sulle riviste “Nieznany świat / Mondo sconosciuto”, “Flesz / Flash”, “Kulisy Kołobrzeskie / Le quinte di Kołobrzeg” e anche durante la “Hybertiada” a Kołobrzeg nel 2009.

Le sue poesie troverete sul blog:

https://marcin50.wordpress.com

MARIAN JEDLECKI urodzony w Wieluniu, wieloletni animator kultury, przez wiele lat był marynarzem. Ten okres swojego życia – przygodę z morzem – wspomina ze szczególnym sentymentem.
Pisze opowiadania, felietony, poezję. Przygotowuje do wydania kolejną powieść z okresu marynarskiej przygody, zbiór esejów “Myśli Niepokorne” oraz trzy tomiki wierszy – ” Sklejone Marzenia”, „Alienacje” i “Półprawdy”. Mieszka w Kołobrzegu. Jest prezesem Stowarzyszenia Autorów Polskich o/Kołobrzeg.

Dotychczas publikował w almanachach – “Dźwirzyńskie Lato Literackie”, w „Literackim Kwartalniku Świętokrzyskim”, w czasopismach “Nieznany Świat”, “Flesz”, w “Kulisach Kołobrzeskich”, a także we wrześniu, w czasie Herbertiady w Kołobrzegu w 2009 roku.
Jego utwory znajdują się także na blogu:

https://marcin50.wordpress.com

Marian Jedlecki

RITRATTI: GIANFRANCO ISETTA – l’orologiaio della parola

Gianfranco Isetta

(by I.T.Kostka)

In questa rubrica presento diversi mondi poetici e contemplo variegate stilistiche contemporanee, dedico molta attenzione alla sperimentazione e alle novità letterarie ma, lo ammetto con tanta ammirazione, leggendo le opere di Gianfranco Isetta provo sempre una profonda estasi paragonabile alla lettura delle liriche di Giacomo Leopardi. Come disse il Grande Maestro “La poesia malinconica e sentimentale è un respiro dell’anima” ed è così nel caso di Isetta il quale, nei suoi intimistici e riflessivi versi, sfida l’arte poetica con grande agilità e fascino simile a quello leopardiano: mai nessun eccesso o espressione superflua, la struttura delle opere è sempre mirata ed evidenziata con trasparenza grazie all’uso raffinato ed essenziale di ogni parola scritta. La poesia di Isetta non grida ma, basandosi su una profonda riflessione e retrospettiva, scava nelle profondità della psiche umana sfiorando gli abissi e le corde più nascoste. Isetta non commette mai l’errore di cedere alla pomposa e inutile retorica né alle vuote descrizioni, è come un orologiaio della parola che sottopone un lettore ad una precisa analisi ed emozione con ogni strofa. È un caso raro perché non siamo mai sazi delle liriche di Isetta, al contrario, la loro essenza diventa sollievo e una specie di droga nella nostra rumorosa e aggressiva quotidianità.

Izabella Teresa Kostka, Milano 2019

ALCUNE POESIE SCELTE di GIANFRANCO ISETTA

(FINGERE DI CHIEDERLO ALLA LUNA)

Ho rimediato parole ogni giorno
tra i sassolini e le foglie ingiallite
come fossero voci in letargo
onde sismiche a propagarsi intorno
pronte alla luce che pure ci inganna.

E adesso che ne sarà del mio sangue? (1)
Che penseranno gli uccelli migranti
del mio stare con la ruggine ai piedi!
Non c’è un nulla a cui potersi aggrappare,
forse qualche promessa che si rinsaldi
lasciandola al sole ad asciugare.

E se arrivasse la notte, che dire…
proviamo a gustare qualcosa di vuoto.
Io fingerò di chiederlo alla luna
poi mi nasconderò tra i ciuffi d’erba
e nel mostrarmi e scomparire, il tempo
potrebbe dirci se possiamo scegliere.
O forse c’è un non-tempo che rapprende?

*

(1) cit. Paul CELAN

(CAPITA)

Capita

di voler chiuse le finestre agli occhi
che si levano sempre fissi e uguali
senza un progetto per vincere il vuoto.

Capita d’invecchiare, come neve
sporcata dalle polveri sottili,
su una linea curva che s’attorciglia
sempre più, come un nido sotto gronda.

Capita che il chissà cosa e il quando,
che ci attende, non sempre ci riguardi
e poi capita che l’incontri al varco

Capita.

(CI SONO ACCENNI DI NOIA)

Per il paese s’ascoltano suoni
come voci di venti d’Occidente
c’è chi dice siano imposte annoiate
recitanti dalle finestre aperte.

Ne ha contezza la notte
quando la luna s’infiltra
con la sua lenza di luce
sui vetri già svelati.

Noi ci si incontra per questa ragione,
non per sconfiggere il tedio che incombe
o consolarci le menti confuse
ma a simulare più dense esistenze.

COME FOGLIA

Rivedo d’esser stato come foglia.
pur come foglia che col vento sale.
Ora che tocco a terra lento, e spenta
ogni ragione per puntare al cielo,
m’ accovaccio al caldo delle mie sere
disteso sulle membra rugginose.

Se sembra irraggiungibile l’interno
di un tempo che si pensa sogno eterno
è buona solitudine da accogliere
quella che mi accompagna ad una soglia
dove c’è sempre un ramo che mi invita
ad un ritorno che metta germogli.

*

(Pur come foglia, che col vento sale,
verso di Giovanni Della Casa
da LE RIME E I VERSI LATINI)

BIO – BIBLIOGRAFIA

Gianfranco Isetta è nato a Castelnuovo Scrivia (AL) nel 1949. Ha conseguito il diploma di laurea in Statistica presso l’Università Cattolica di Milano. Ora in pensione, è stato Direttore amministrativo dell’Istituto Scolastico Comprensivo di Castelnuovo Scrivia. Per 10 anni è stato sindaco del suo paese promuovendo il rilancio del Centro Internazionale di Studi Matteo Bandello sulla Letteratura rinascimentale, presieduto dal prof. Giorgio Barberi Squarotti.

Ha pubblicato: SONO VERSI SPARSI (Joker, Novi Ligure 2004), STAT ROSA (Puntoacapo, Novi Ligure 2008), entrambi i libri arricchiti da interventi di Giorgio Bárberi Squarotti. Il terzo volume “INDIZI… forse” è una raccolta antologica introdotta da un saggio critico di Luca Benassi, Nel 2014 esce PASSAGGI CURVI- Poesie non euclidee (Puntoacapo – Pasturana ) con prefazione di Alessandra Paganardi e postfazione di Ivano Mugnaini. È del 2015 una plaquette del pittore Adalberto Borioli con alcuni testi poetici di Isetta. Questa pubblicazione fa parte di una serie da collezione che vede presenti tra gli altri Fabio Pusterla, Giampiero Neri, Franco Loi, Maurizio Cucchi, Gilberto Isella, Donatella Bisutti, Vivian Lamarque, Patrizia Valduga. Ha partecipato e partecipa a numerosi incontri di poesia in varie parti d’Italia e tiene incontri di poesia con gli alunni della Scuole medie e superiori in varie località. Recensioni importanti sui suoi libri sono presenti in riviste come POESIA Rivista internazionale di poesia di Crocetti Editore, LA MOSCA di Milano, VERNICE LETTERARIA di Torino, MOLTINPOESIA di Milano, MANGIALIBRI on line, POETRYDREAM on-line, COMPITU RE VIVI on-line CRITICA LETTERARIA on line LA RECHERCHE di Roma, IL SEGNALE di Milano SENECIO di Napoli (con cui collabora). È presente in varie antologie e raccolte, nazionali.

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI OTTENUTI

Finalista nelle Edizioni 2004 e 2012 del Premio di poesia Jacques Prevert, selezionato al premio David M.Turoldo del 2009. Selezionato al Premio Nabokov 2012. Finalista nell’edizione 2012 del Premio nazionale Carver. Ha vinto il Premio nazionale di poesia “ Andrea il Pisano” di Pontedera, Finalista al Premio Nazionale Laurentum a Roma per il libro “Stat rosa” e finalista con menzione speciale della giuria per la poesia inedita “Come uno scialle”. “Stat rosa” ha vinto (ex-aequo) la XXIV edizione del Premio internazionale di poesia e letteratura dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli. Ha vinto nel 2013 la III Edizione del Concorso Nazionale Letterario Oubliette 03 con il libro “INDIZI … forse”. Premio speciale della giuria “Corrado Alvaro ” del Concorso “Colori e parole 2012” a cura del Centro Studi Accademia Internazionale G.Leopardi per la silloge di poesie “Del tempo, il caso e il senso”. Nel 2014 una sua silloge poetica 3^ al Premio Internazionale di poesia “G. De Scalzo” a Sestri Levante. Nel 2017 gli è stato assegnato il Premio speciale del Salotto letterario per la poesia sempre a Sestri Levante e tre suoi testi hanno ottenuto riconoscimenti al Premio letterario biennale internazionale “Pensieri e parole d’Oltrepò” . Suoi testi hanno ricevuto nel 2015 e nel 2016 una menzione speciale del Premio letterario La recherche Il giardino di Babuk-Proust en Italie a Roma. Sempre nel 2016 è stato finalista due volte al Premio internazionale di Letteratura e poesia Città di Recco, nel 2016 un suo testo ha conseguito il Premio speciale al Premio letterario nazionale Lampi di Poesia a Torino. Ha vinto nel 2017 la IX edizione del prestigioso Premio Internazionale di poesia città di Acqui Terme con il libro “Passaggi curvi – poesie non euclidee”. Nel 2017 ha ricevuto la menzione speciale al IX Premio internazionale di poesia Don Luigi di Liegro a Roma per la poesia “Invecchiano le nuvole” e il Diploma d’onore con mezione speciale al Premio intenazionale Michelangelo Buonarroti III edizione per il libro “Passaggi curvi – poesie non euclidee” . Il libro “Gigli a colazione” (Puntoacapo editrice 2017) ha ricevuto la segnalazione di merito al Premio internazionale di poesia Europa in versi 2018, e sempre nel 2018 il 2^ premio al concorso internazionale il CASENTINO, fondato da Carlo Emilio Gadda. Vincitore assoluto del VII Premio nazionale “L’arte in versi” organizzato dall’Associazione culturale Euterpe di Jesi. Altri riconoscimenti ottenuti nel 2019 Il Sigillo di Dante a Sarzana, Il Litorale a Marina di Massa, la Medaglia d’onore al Premio Di Liegro a Roma e menzione d’onore al premio Internazionale di Poesia Città di Moncalieri, finalista 4^ classificato al Premio nazionale Albero Andronico. È membro della Giuria del Concorso nazionale di poesia e narrativa “GUIDO GOZZANO” dal 2013. Scrive e collabora, sul Blog giornalistico nazionale ALGANEWS, diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano con uno spazio riservato alla poesia.

Tutti i diritti intellettuali riservati.

L’articolo pubblicato anche sul blog giornalistico “Alessandria Today”:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/06/15/ritratti-gianfranco-isetta-lorologiaio-della-poesia/?preview=true

Tre poesie di Patrizia Varnier

La poetessa Patrizia Varnier al Verseggiando sotto gli astri… presso la Sala Civica Aldo Moro a Sovico. Foto: Umberto Barbera

(by I.T.Kostka)

Quando la raffinatezza si fa strada e matura “a passo di taranta”, possiamo contare sempre sui sublimi versi della poetessa Patrizia Varnier.

A Voi, con gioia, i suoi ultimi pensieri. Buona lettura!

ARSURE

Ho sete di poesia
che la vita si appanna
in volute di affanni
pare che non esista amore
pare che sia sola, ora.

Ansie non si dipanano
ansie di brutture sociali e private
ore che scorrono in muti solitari
anni che si bruciano
e non in salvifico sacrificio.

Ho sete di poesia
di occhi che vedano
l’interno delle cose
di orecchi che ascoltino
senza sconti sussurri d’anima.

E che sia pace fra dare e avere
e che sia pace di pulizia d’intenti

che canti oppure taccia l’usignolo
non cambierà la magia del suo volo.

FU FORTE VENTO

Fu forte vento e temevamo
avrebbe squarciato tutto
tetti protettivi
e mamme in allarme
tremebondi pali segnaletici
e secchi alberi secolari

insegne accese
e cuori spenti
tutto trasportato in alto
in cielo
per poi tutto insieme
essere abbandonato

in un volo
a caduta libera
per il semplice gusto
di mescolati opposti
in estremo gesto
di creatività divina.

Fu forte vento
e credevamo
avrebbe spento il mondo
invece si spense il vento
o forse semplicemente
corse altrove.

Noi più forti
e saldi
con più profonde
radici.

PURIFICAZIONE (a passo di taranta)

Macina amore
il passo della pazza
su sentieri
di rabarbaro ed ortiche
e danze orfiche
non risolvono lo strazio
di vilipeso amore
non raccolto.

Sacre danze
in cui cerchi riposo
da sacrificio
di intelligenza ed ego
da arcigni muri
di sabbiose fondamenta
da fuga muta
in assenza di senso.

E non importa
tu sia donna o dea:
carne e anima
pelle e senno
fuse-unite
e non saresti tu
se si potesse
fare distinzione.

Chiedi purificazione
e si fa strada.
A passo di taranta.

Patrizia Varnier

Tutti i diritti riservati all’autrice

RITRATTI: PASQUALINA DI BLASIO

(by I.T.Kostka)

Sensibilità e maturità diventate poesia, saggezza e umanità diventate donna. In poche parole la poetessa Pasqualina Di Blasio che con grande piacere presento ai nostri lettori. La personificazione dello spessore artistico rinchiuso nei pensieri di una madre guerriera. Buona lettura!

IL SOGNO SVELATO

Una fiamma di sterpi e lentiggini chiare
la visione di te
un tratturo di fuoco nel mondo a venire
sotto i lunghi ginocchi , in alto la gonna scozzese
che con spilla su fianco chiudeva .

Il dorso di me denudato fu lo stesso per te.
Non si poteva sbagliare il Sogno svelato.
Eri la figlia di Eva prima del sibilo striscio
del morso di mela.
E fosti tremore nei frusti calzoni.

A confetti in agosto posammo il destino.
Nessun rimpianto a ferire.

PIANTO PER IL MONDO CONTADINO

Oh quanto poco ho camminato in questa valle
su cui la torre è assisa, sentinella scura d’altri tempi
quando Libertà era servigio e contavano i notabili
le case padronali ,il capriccio e campi a mezzadria.

E io saltavo su ciottoli bruniti e erbe abbarbicate
che ai muri a maggio facevano ricamo e a rondini
provvisorio nido mentre lontano migravano i fratelli
che di radici soffrivano, ma non volevano morire

All’opera sudavano i braccianti e il padre mio
nel campo suo latrava un motore a scoppio incaponito
ché di partire non voleva sapere e lui santiava
con la bava al petto e occhiaie al ciel levate e forti
quando il maligno i grani castigava e non tremava.

Oh , papà mio ,anche tu sei passato nella storia della valle!

E ti i ricordano i pochi che la sorte ancor non chiama
testimoni d’una terra trucidata, inalberata e uguale
quando spaginar passato non s’alloca e non governa saggio.
Sorti progressive, diceva il poeta. Sorti mal gestite le trafiggo io.
E piange in me l’esiliato mondo contadino.

UN RESPIRO DAL MONDO

Dove andare, dove parare
a prendere distanza
e uscire ancora innocente
dal morbo grugnito del mondo?

Non sonnellino d’estate
un’ostia calata nel sale
una sospensione in opale
ma un rito, un rito… ablativo

A pelo sull’acqua e più sotto
dove guizza il colore dei pesci
audaci a fronteggiare l’abisso
fin dove l’ossigeno fora.

E risalire con pinne leggere
appena a toccare lo scoglio
sì che steccate servili utopie
sgravino ali da afasiche acromie.

Pasqualina Di Blasio

Tutti i diritti riservati all’autrice

PASQUALINA DI BLASIO è nata a Montesarchio (BN), il 30 Giugno 1954. Ha frequentato il Liceo Classico e ha conseguito la Laurea in Lettere presso l’Università Cattolica di Milano. Ora in pensione, precedentemente Insegnante di Lettere. Risiede a Milano. Ha due figlie e molteplici interessi culturali e sociali. Sensibile al tema e alle problematiche della Diversità supporta con il ricavato dei suoi libri Progetti di Autonomia per Persone diversamente/Abili.

Ha pubblicato:

1)”ORME IN MOVIMENTO ” Aletti editore 2013 , superando una selezione a concorso per Poeti Emergenti

2)” APPRODI AL CAPPELLO GIULLARE ”, Sillabe di Sale Editore, 2015

3)” COME FILO NEL VENTO DI TERRA ,Sillabe di Sale editore, 2016

4) IN PUNTA DI PIEDI… PROSA E POESIA, PG editore, 2017

5) ALL’ALTEZZA DEL SICOMORO, Sillabe di Sale editore

Ha partecipato a:

– Concorsi di poesie con menzioni speciali, di merito e attestati come fautrice della Cultura.
– Serate di poesia con l’associazione “Amici dell’arte” di Meda (MI).
– Serate benefiche con associazioni di Volontariato e Servizio di Formazione all’Autonomia con “Zucche Ribelli Onlus”, “Orti Didattici”, MI, e “Start Art Capitanata.”, FG
Serate poetiche con il patrocinio della Pro Loco, dell’Assessorato alla Cultura dei Comuni di Benevento, Avellino e Napoli (Montesarchio, Moiano, Pesco Sannita, Cervinara, Airola, Sant’Anastasia e reading all’estero.

Collabora con blog letterari e gestisce la pagina Web “ In punta di piedi… moti del cuore”
Molte poesie si trovano in Antologie poetiche di Aletti ed.
Ha vinto l’Estemporanea di poesia del VII Festival della Poesia” IL FEDERICIANO 2015
Ha ricevuto Menzione Speciale per il libro edito”Orme in movimento” nel Concorso ”Salvatore Quasimodo” 2016
Medaglia quarto posto e menzione Speciale nel Concorso “ Maria Cumani”, di Aletti ed.2017.
Ha vinto l’Estemporanea di poesia del VII Festival della Poesia ”IL FEDERICIANO 2015”
Collabora con Antologie a sostegno di bambini ospedalizzati e in difficoltà (Progetto Fiaba) o di Onlus individuate dai Promotori di Antologie ( Le Maree della vita, Alexandra, …)
Serate poetiche con il patrocinio della Pro Loco, dell’Assessorato alla Cultura dei Comuni di Montesarchio, Moiano, Pesco Sannita, Cervinara, Airola.
Ha vinto il primo Premio”Concorso Polverini”- Sezione Naturalistica 2017 per il libro edito “All’altezza del Sicomoro”.
Ha partecipato al Premio Rebora 2017 presso Le Giubbe Rosse a Firenze e a Busto Arsizio.
Ha partecipato a numerose edizioni di “Verseggiando sotto gli astri di Milano”.

DIECI PENSIERI APPARTENENTI AL REALISMO TERMINALE di IZABELLA TERESA KOSTKA

MERCE SCADUTA

Si sgretola il mio mondo,
perde i pezzi,
difettosi bulloni di un macchinario
rimangono indietro nel tempo.

Sono merce scaduta
troppo sfruttata per ogni saldo,
mi arrampico sui vetri
come un ragno
e scivolo indifesa nel vuoto.

Mi prende in giro il destino,
si diverte all’impazzata
mentre io
tento di salvare le briciole
d’una vita frantumata.

PARTITA DI CALCIO

È una grande palla
questa nostra Terra
tracciata dai binari ferroviari,
divisa in campi multicolore
ove le statuine giocano a pallone.

Avvolta dal fumo del bene e del male
si strappa facilmente come un rotolo di carta,
sommersa, da anni, dalla differenziata
fa fatica a risorgere dal riciclaggio.

Azzurro pallone,
un po’ scucito,
assai amato da tutti i popoli,
ti sei messo in gioco coi dinosauri
per essere sconfitto dai piccoli mortali.

Spero
che venga per Te
il tempo supplementare!

RICICLAGGIO

Strade di Milano affollate di gente
aggredita dalle occulte polveri sottili,
di cartoni e barboni sfrattati in fretta
strappati come una non pagata bolletta.

Ripostigli di anime chiuse a chiave
ignorate come l’antiquariato in doppio saldo,
senza futuro e fuori scelta,
estranee alle telecamere del Grande Fratello.

Cortili che singhiozzano sottovoce
non sincronizzata su canali di largo ascolto,
sorrisi, volti, sdentate bocche,
amori riciclati tra la spazzatura.

Raccolta differenziata
di esseri umani.

APPESA

Vivo appesa
tra le pagine di un calendario
senza una stabilita meta,
il mio domani non avrà radici
perché non ho una fissa dimora.

Sono un aeroplano
dirottato dal malvagio destino
che deride ogni rimpianto,
l’imbarco parte da zero
e atterro su un suolo sbagliato.

Ho perso tutto il bagaglio
sulla rampa della perduta speranza.

FEMMINILITÀ PERDUTA

Ho dimenticato di essere donna
ferma al semaforo rosso
sullo svincolo di questa vita,
sbandata come una macchina
tamponata in attesa del pagato pedaggio.

Ho messo ogni curva
nel rottamaio dell’usato:
seni, fianchi, candido ventre
allo stoccaggio dei pezzi di ricambio.

Femminilità,
quella scordata
come un bicchiere di vodka
svuotato troppo in fretta.

TURBINA

Nei labirinti mentali
scaviamo come ruspe,
spostando i grumi di dogmi
che pesano sul fertile suolo.

Ci impregnano di leggi
– solvente della resistenza
messa nello sgabuzzino
dei tempi migliori.

Siamo sostituibili rotori
nella spietata turbina
creata per alimentare
i Mai Sazi di questo Mondo.

Generatore della sofferenza.

PELLICOLE

Ci sono sorrisi
incollati come una tuta,
impermeabili e impenetrabili
per i temuti affetti.

Ci corrodono i pensieri
rinchiusi in una gabbia di ricordi
e nessuno viene assolto
dall’invisibile prigione.

Siamo sfocate pellicole
sviluppate troppo in fretta.

CASSAFORTE

Le parole sono chiodi fissi
conficcati nel cervello:
gentili
come cerotti che alleviano il dolore,
fastidiose
come sassolini infilati in una scarpa.

Ritagliano come una sega ogni ricordo
scheggiando la materia della memoria.

Disse Petrarca:
“…Vana è la gloria di chi cerca la fama
solo nel luccicare delle parole (cit.)”

La vera arte
non segue lo splendore dei fari,
è come una cassaforte
indistruttibile dagli inganni.

CARBURANTE

Non ci appartengono questi giorni di piombo,
solubili accuse di cianuro,
velenosi dibattiti televisivi
che ignorano le aspre lagne del popolo.

Siamo rinchiusi in un supermercato
con gli scaffali di illusioni,
raccogliamo i punti per la pensione
contando su un premio a fine stagione.

Non ci appartengono le albe prive di luce
oscurata dallo smog pagato caro
che toglie la voce ai piccoli uccelli
scartando i loro canti come rifiuti.

Ridateci la libertà
il carburante della vita!

VERSO LA RISURREZIONE

Ogni sconfitta deposita le spore
– tossici rimasugli sotto le unghie,
granelli di fango nella memoria
contagiata dal morbo dell’amarezza.

Sono pezzi di puzzle da comporre
questi giorni acerbi dell’avvenire
che illudono la mente come vetrine
allestite per un giorno di banale festa.

Ma io… sollevo le palpebre
come un nascituro fuori dal sicuro grembo,
al brusco risveglio raccolgo speranze
sparse nell’aria come schegge di vetro.

La vita è un moto perpetuo
in continuo mutamento,
dopo la caduta si rialza la Fenice,
la morte genera la rinascita.

Non riuscite a sopprimere le gemme
procreate dalle ceneri dei nostri tempi
che pesano sulle spalle come zaini
riempiti con sacchi di puro cemento.

Volerà il mio libero pensiero
verso l’orizzonte della Risurrezione.

Izabella Teresa Kostka

• NOTA BIOGRAFICA

Izabella Teresa Kostka nata a Poznań (Polonia), dall’anno 2001 residente a Milano. Ha conseguito una laurea magistrale in pianoforte, è scrittrice e poetessa italo – polacca, docente di pianoforte, giornalista freelance, traduttrice, organizzatrice e presentatrice di eventi culturali. Ideatrice e coordinatrice del programma culturale ciclico itinerante “Verseggiando sotto gli astri di Milano “, caporedattrice e fondatrice del blog culturale “VERSO – spazio letterario indipendente”, redattrice e collaboratrice del portale giornalistico Alessandria Today. Ha ottenuto numerosi premi letterari nazionali e internazionali tra cui importanti riconoscimenti per l’attività artistica e letteraria svolta. Per il Realismo Terminale da ricordare il 3° Premio al Concorso Letterario Premio Casinò di Sanremo 2018 per la silloge inedita “Pillole” di 30 componimenti e , per la stessa silloge, il 3° Premio al Premio Internazionale A. Seneca a Bari ( L’Oceano Edizioni e l’Università degli Studi Aldo Moro, 2018). Ha pubblicato dieci libri di poesie:

Gli scatti (2014), Granelli di sabbia (2014), Caleidoscopio(2015), Peccati (2015), A spasso con la Chimera (2015), Incompiuto (2015), Gli espulsi dall’eden (2016), Le schegge (2017), Si dissolvono le orme su qualsiasi terra – Rozmywają się ślady na każdej ziemi (2017), di recente KA_R_MASUTRA (2018, uscito ufficialmente al Salone Internazionale del libro a Torino), le sue opere sono presenti su molte prestigiose antologie tra cui “Novecento non più. Verso il Realismo Terminale” con lettera di Guido Oldani, “Il segreto delle fragole” LietoColle, le sue pubblicazioni compaiono su diversi siti e su numerose riviste letterarie in Italia (Euterpe, Bibbia d’asfalto, La presenza di Èrato, Poetry dream di A. Spagnuolo, Liburni – Arte e cultura, Words Social Forum, Partecipiamo.it, Letteratura al femminile, Nova) e in Polonia (Nasza poezja / La nostra poezja S.A.P. Kołobrzeg, Wena – magazyn kultury i literatury / rivista culturale e letteraria, La voix catolique / La voce cattolica / Głos katolicki edizione Parigi, numerose antologie collettive). Grazie alla collaborazione con il Maestro Guido Oldani e il Prof.Giuseppe Langella, dedica molte iniziative culturali alla diffusione della corrente artistica del Realismo Terminale. Ospite di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive tra cui “Angoli” dell’emittente ETV di Como. Curatrice di antologie benefiche, da tre anni partecipa alla rassegna Bookcity di Milano e al Festival Internazionale di poesia a Milano.

Ambasciatrice e portavoce ufficiale del Realismo Terminale per la Polonia.

Tutti i diritti riservati all’autrice

RITRATTI: LE COLONNE DEL REALISMO TERMINALE – GIUSEPPE LANGELLA

(by I.T.Kostka)

Parlando del Realismo Terminale (la corrente e filosofia artistica in cui ogni essere umano viene sottoposto alla supremazia degli oggetti e “l’oggetto diventa soggetto”), ideato dall’illustre poeta melegnanese Guido Oldani, bisogna assolutamente mettere in evidenza un altro importante testimone: il suo cofondatore Giuseppe Langella.
Professore universitario alla Cattolica di Milano, saggista, critico letterario, poeta e, soprattutto, la seconda insostituibile colonna del Realismo Terminale, sempre straordinarmente efficace al fianco di Guido Oldani. Sarebbe superfluo, da parte mia, aggiungere un commento riguardante la ricca e superlativa attività professionale di Giuseppe Langella. La sua nota biografica e le opere poetiche scelte parlano chiaro riguardo al suo enorme impegno e alla devozione nel diffondere la filosofia del RT. Il suo intelletto, dotato di profonda e dettagliata conoscenza degli illustri Maestri del passato, ha saputo unire in modo eccellente le conquiste classiche alle rivoluzionarie idee del Realismo Terminale, indicando insieme al M° Oldani un nuovo valido itinerario poetico ed artistico per il Nuovo Millennio. Numerosi saggi, pubblicazioni letterarie, antologie, prefazioni, rassegne specialistiche e diversi articoli sulle prestigiose riviste del settore fanno di Giuseppe Langella il personaggio di spicco nel variegato panorama letterario europeo.

Izabella Teresa Kostka, Milano 2019

NOTA BIOGRAFICA

GIUSEPPE LANGELLA
Nato a Loreto (Ancona), l’11 settembre 1952.

• Profilo accademico

È professore ordinario di “Letteratura italiana moderna e contemporanea” presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del S. Cuore di Milano, dove dirige anche il Centro di ricerca “Letteratura e cultura dell’Italia unita”, con l’annesso “Archivio della letteratura cattolica e degli scrittori in ricerca”. È membro del Consiglio Direttivo della “Società italiana per lo studio della modernità letteraria” (MOD). Condirige la «Rivista di Studi Manzoniani».

• Produzione scientifica

Studioso di Manzoni e di Svevo, ha perlustrato altresì ampie zone della poesia, della prosa e della cultura militante dall’età del Risorgimento agli anni Duemila. Principali pubblicazioni scientifiche: Il secolo delle riviste. Dal “Baretti” a “Primato” (Vita e Pensiero, Milano 1982); Da Firenze all’Europa. Studi sul Novecento letterario (ibid., 1989); Italo Svevo (Morano, Napoli 1992); Il tempo cristallizzato. Introduzione al testamento letterario di Svevo (Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1995); Poesia come ontologia. Dai vociani agli ermetici (Studium, Roma 1997); Le ‘favole’ della “Ronda” (Bulzoni, Roma 1998); L’utopia nella storia. Uomini e riviste del Novecento (Studium, Roma 2003); Cronache letterarie italiane. Dal “Convito” all’“Esame” (Carocci, Roma 2004); Amor di patria. Manzoni e altra letteratura del Risorgimento (Interlinea, Novara 2005); Manzoni poeta teologo (1809-1819) (ETS, Pisa 2009).

• Rapporti con la scuola

È coordinatore nazionale della “Mod per la Scuola”. All’interno del “Tirocinio formativo attivo” (TFA) attivato in Università Cattolica ha tenuto i corsi di “Didattica della letteratura italiana”. Svolge da parecchi anni attività di formazione e aggiornamento degli insegnanti. Il suo interesse per la didattica della letteratura è culminato nella stesura, insieme ad alcuni colleghi (Paolo Gresti, Uberto Motta e Pierantonio Frare), di un apprezzato manuale ad uso dei trienni dei licei, Amor mi mosse (2019), uscito per le Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori. Per sua iniziativa, nella collana della “Modernità Letteraria” (Edizioni ETS, Pisa) sono usciti tre volumi di Atti dei seminari della “Mod per la Scuola”: Il Novecento a scuola (2011), La didattica della letteratura nella scuola delle competenze (2014) e Insegnare letteratura nell’era digitale (2017).

• Poeta

Come poeta ha esordito con Giorno e notte. Piccolo cantico d’amore (San Marco dei Giustiniani, Genova 2003). Con la raccolta Il moto perpetuo (Aragno, Torino 2008) ha vinto, fra l’altro, il Premio Metauro. Nel 2013 ha dato alle stampe, nella “Lyra” di Interlinea, La bottega dei cammei. 39 profili di donna dalla A alla Z, Premio Casentino. Nel 2015, sempre per Interlinea, nella collana “Passio”, ha pubblicato il Reliquiario della grande tribolazione, ispirato al calvario della Grande Guerra, Premio Alpi Apuane. Suoi testi poetici sono comparsi in diverse riviste, tra cui “Poesia”, “Incroci”, “Soglie”, “PoliScritture”, “Euterpe”, nonché in siti dedicati, come “Ossigeno nascente”, in antologie tematiche e in rassegne di festival di poesia. Con Guido Oldani è tra i promotori del “Realismo terminale”. Negli “Argani”, collana Mursia diretta da Oldani, è uscita per sua cura, nel 2017, l’antologia del movimento, Luci di posizione, dove figura anche in veste di poeta.

• ALCUNE POESIE SCELTE

C-OTTIMISTI

Ragionieri, stagiste, calciatori,
modelle, segretarie, tute blu,
lavoratori stagionali in nero,
siamo come padelle in mano a un cuoco,
che devono vedersela col fuoco,
congegni a molla cui dare la carica.
Pezzi di ricambio, o al massimo bijoux,
quando, pile esauste, non serviremo
più, ci smaltiranno in una discarica.

PENDOLARI

Commesse e impiegati, agenti di borsa
saliti di corsa, si sta stipati,

in piedi nei vagoni, le mattine,
come tante lattine nei cartoni;

e manca l’aria, peggio dei sacchetti
sotto vuoto di filetti d’otaria.

Alle stazioni il treno slot-machine
sgancia belin al posto dei gettoni.

Esodo giornaliero: ovunque vada,
è un’autostrada col bollino nero.

PERSONAGGI E DESTINO

Quelli che non guardano dove vanno,
quelli che invece sanno quel che fanno;
quelli che è sempre festa, beati loro,
e quelli che si angustiano per tutto,
scuri in volto più di un vestito a lutto;
quelli che è un dramma perdere il lavoro,
vuoti come vecchi piatti sbeccati,
e quelli che ti asfaltano spietati,
che time is money e nuotano nell’oro:

burattini, comparse e figuranti
del più grande spettacolo di massa,
con carte di credito o in contanti
devolvono tutti a un’unica cassa.

MEMORIE DAL SOTTOSUOLO FAVOLETTA ECOLOGICA

(Dedicata a Greta Thunberg e ai milioni di studenti di tutto il mondo
che venerdì 15 marzo 2019 hanno manifestato per il futuro del pianeta Terra)

– Cos’è la notte, nonno?
– È come quando spegni
la luce perché hai sonno.
Solo che cala in cielo.
– E il cielo che cos’è?
– Fa’ conto un grande velo
disteso sulla testa,
tempestato di strass,
da sfoggiare a una festa.
– Che bello! E l’hai mai visto?
– Da bambino, in un tempo
di questo meno tristo.
La vita era diversa:
si svolgeva all’aperto,
al sole e all’aria tersa;
non così, sottoterra,
cacciati dallo smog
e dall’effetto serra
nella città di Dite,
come topi di fogna,
chiuse tutte le uscite.

Giuseppe Langella

Tutti i diritti riservati all’autore

Prof. Giuseppe Langella, foto: Umberto Barbera
Il Prof. Giuseppe Langella e il M° Guido Oldani al Festival Internazionale di Poesia a Milano, durante l’evento dal titolo “L’uguaglianza delle diversità” con la presentazione dell’ultimo libro di Guido Oldani con l’introduzione di Giuseppe Langella “La guancia sull’asfalto”, 2019; foto: Umberto Barbera

RITRATTI: TANIA DI MALTA e la sua battaglia terminale

(by Izabella Teresa Kostka)

È difficile trovare una voce poetica ben definita, intensa e originale nel panorama letterario quotidiano dei nostri tempi digitalizzati. Su numerosi social networks e portali culturali la scrittura poetica sventola e abbaglia come variegate palline appese in abbondanza su un albero di Natale. Tante parole ma poche pietre preziose.

Sicuramente l’arte letteraria di Tania Di Malta appartiene a una nobile ed eccellente rarità. Ho conosciuto Tania attraverso il tanto popolare Facebook, coinvolgendola a partecipare al programma “Verseggiando sotto gli astri di Milano” e ai nostri eventi dedicati alla corrente del Realismo Terminale, fondata dal poeta di fama internazionale Guido Oldani. Questo incontro artistico è risultato estremamente fecondo e il talento di Tania, impregnato della rivoluzionaria visione stilistica e filosofica di Oldani, sta esplodendo in maniera sorprendente!

La Di Malta, dotata di una grande sensibilità sociale ed emotiva, ha trovato nella stilistica del RT un suolo accogliente e stimolante, diventando una delle più attive testimoni della corrente e ottenendo numerosi importanti riconoscimenti. Appartenendo al Realismo Terminale ne sono estremamente felice, perché trovo in Tania una personalità artistica notevole e una grande determinazione nella ricerca d’un linguaggio efficace e puro ma, allo stesso tempo, molto contemporaneo e personalizzato, sorprendente e tagliente come un bisturi.

• TRE POESIE SCELTE

ISOLE

Guardiamo la luna
attraverso ingressi di silos
come gatti acciambellati
maciniamo mantra solitari.
Isole
come telefoni senza filo
percorriamo la distanza,
fra noi e l’infinito.

LE COLPE DEI PADRI

Per noi non ci sono state battaglie
solo oasi su carta moschicida
delegavamo ai dispositivi la coscienza
il consuntivo delle nostre sconfitte.
Il glicine era da tempo una griglia vuota
dove passava a stento, un sole terminale
la libertà era un videogame
e per la gloria, bastava una fotografia.

UGUAGLIANZA

Se guardi in trasparenza una goccia di sangue, ti accorgerai che è una sfera tremula, come una particella di mercurio.
Se poi deciderai di mettere, sangue e mercurio su un piano inclinato, presto riveleranno la loro natura.
Il sangue sembrerà un grumo d’inchiostro rosso, il mercurio sembrerà se stesso: mercurio.
Sarai tentato di usare due pesi e due misure, eppure sono figli di un disastro che si assomiglia: una vena aperta e un termometro rotto.

Tania Di Malta

Tutti i diritti riservati all’autrice

• NOTA BIOGRAFICA

Le sue poesie sono comparse in varie antologie: “Il Federiciano” e “Verrà il giorno e avrà il tuo verso”, “Il Tiburtino”, “Habere Artem”. “Parole in Fuga” di Aletti Editore. Nel 2016 le è stato conferito il titolo di Custode a Rocca Imperiale Il Paese della Poesia durante la presentazione del festival Il Federiciano. Inoltre è inserita nella raccolta poetica “Oltre il Male”, patrocinata dalla Cerifos di Milano (Atelier Edizioni). Inserita diverse volte nella rivista “Il Caffè” – mensile di arte, costume e storia, nella rivista letteraria “Liburni” e in “Kenavò”. Nel 2014 finalista al Premio Mogol e nel 2015 menzione speciale al Premio Quasimodo per un racconto breve. Nel 2016 è stata finalista nel Premio Internazionale Antonia Pozzi. Pubblica nel 2016 la sua prima raccolta di poesie “Aquiloni sul mare nella notte” con CTL Editore. Menzione speciale al Premio Sant’Anastasia 2017 e vincitrice del premio della critica al Premio Internazionale Clemente Rebora. Nel 2018 pubblica la sua seconda silloge “Addio ai Girasoli” con CTL Editore. Inserita nell’antologia “Le maree della vita” CTL edizione. Ha pubblicato novelle satiriche nel sesto volume di “L’Antisociale” e nei “Quadernetti Poetici” Sifaperbenedizione. Fa parte della corrente poetica del Realismo Terminale di Guido Oldani. Vince ex equo, con un testo aderente al Realismo Terminale l’edizione 2018 del Federiciano.