INTERVISTA al cantautore LUIGI PAGANO: “Ho la sindrome dello zigano, ho bisogno di sentirmi straniero” (a cura di Izabella Teresa Kostka)

Luigi Pagano

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INTERVISTA AL CANTAUTORE LUIGI PAGANO: “Ho la sindrome dello zigano, ho bisogno di sentirmi straniero” a cura di Izabella Teresa Kostka.

1. I.T.K.: Esiste un proverbio che dice “Vedere Napoli e morire”: per i tuoi fans internazionali sei il simbolo di un italiano D.O.C: solare, caloroso, estroverso, un affascinante e talentuoso artista, cantante. Raccontaci un po’ delle tue radici italiane e del legame indissolubile con la tua Terra d’origine.

Lp: Sono nato a Pompei in provincia di Napoli. Ho sempre vissuto sul mare dalla parte di Torre Annunziata (Oplonti). Dal balcone dove sono nato vedevo il Vesuvio, il monte Faito e un pezzettino di mare che oggi non si vede più a causa delle costruzioni ma se salgo qualche rampa di scale ne vedo ancora. Ho Vissuto per 25 anni in medioriente tra mare e deserto trovando un po’ di Napoli ovunque, nella musica e nelle culture arabe. Napoli è più vicina a Beirut che non a New York quindi Napoli è più Libano che America infatti, è la città meno americanizzata d’Italia. Le radici napoletane sono forti di una cultura secolare e noi napoletani siamo consapevoli di avere una grande storia per questo siamo orgogliosamente “TERRONI”. Ovunque vada porto sempre con me Napoli. Le canzoni che scrivo hanno il ritmo e le sonorità mediterranee, non sono ricercate ma escono spontaneamente dalla mia anima.

2. I.T.K.: Com’è iniziata la tua carriera artistica: l’hai sempre sognata oppure è iniziata in modo spontaneo, accidentale? Hai suonato coi più grandi artisti di fama internazionale, tra cui Paul McCartney, e con famose star del cinema, partecipando anche a numerosi importanti programmi televisivi. Ti va di parlarne?

Lp: In casa mia ci sono sempre stati degli strumenti, mio padre era appassionato di canto. Mio fratello di 10 anni più grande di me suonava la chitarra e per me lui è sempre stato un esempio così ho incominciato ad emularlo. Quando i miei genitori si sono accorti che avevo un po di talento mi hanno fatto studiare. Mio fratello qualche volta mi pagava le lezioni. Io non vengo da una famiglia ricca ma sicuramente da una famiglia ricca di valori. Mio padre ha fatto sì che tutti noi figli (4) studiassimo. Ho formato la prima band a 14 anni e poi qualche anno dopo ho incominciato a lavorare nei pianobar di Napoli e provincia e non solo.
Paul l’ho conosciuto alle Maldive quando con mia moglie Agnes suonavamo lì. Ci siamo restati per 7 mesi e Paul per 3. È stato più un rapporto personale che professionale. Quando finivo di suonare ci incontravamo nelle spiaggia sotto la sua villa e suonavamo le nostre chitarre fino al mattino. Paul mi ha insegnato l’umiltà. Più si è grandi e più si è umili.
Io e mia moglie Agnes abbiamo vissuto per 7 anni in Kuwait dove è nato il nostro unico figlio Riccardo. Lavoravamo per la Sheraton hotels ma spesso di mattina eravamo ospiti di un pogramma TV che c’è anche in Polonia con nome di DD TVN, in Kuwait si chiamava GOOD MORNING KUWAIT.
In Polonia dove vivo sono spesso ospite in programmi TV come JAKA TO MELODIA?, WIELKI TEST, DD TVN, MAMMA MIA, CAFÈ PIOSENKA, e spessissimo con la mia famiglia in SPRAWA DLA REPORTERA ecc, ecc. Non ho mai forzato la mano per arrivare e neanche bussato alle porte.

3. I.T.K.: Dicono che l’amore possa cambiarci completamente la vita e, nel tuo caso, è stato proprio così. 20 anni fa il tuo destino si è incrociato con quello di una bellissima donna polacca di nome Agnese, tua moglie. Puoi svelare ai nostri lettori qualche dettaglio di questa splendida storia d’amore?

Lp: Quando terminai i miei studi di jazz il mio maestro mi disse che era giunto il momento di fare nuove esperienze e mi diede il numero di una agenzia di Milano. Dopo una settimana avevo un contratto in OMAN. In Muskat che è la capitale dell’ Oman e anche il nome della traccia N10 nel mio ultimo lavoro discografico incontrai una bellissima ragazza polacca, che oggi è moglie, che cantava nella band di suo cugino che è il mio attuale bassista. Ovviamente non avevo il benestare del cugino perché subito mi definì come il classico “casanova italiano”, ma dopo tanta fatica e qualche serenata sotto alla finestra riuscì a conquistare Agnes e da quel momento non ci siamo più separati. Ancora oggi cantiamo insieme.

4. I.T.K.: Hai mai pensato di lasciare il Bel Paese e trasferirti all’estero? Com’è nata la decisione di trasferirsi in Polonia, il Paese nel quale vivi dal 2015 e continui con successo la tua carriera?

Lp: Ho lasciato l’Italia da 25 anni. Non perché non mi piaceva stare in Italia ma perché ho la sindrome dello zigano, ho bisogno di sentirmi straniero. Quando il mio GIPSY SOUL incomincia a fremere devo cambiare paese. Per ora sto bene in Polonia ma ogni tanto ho bisogno di Napoli e quindi torno. Ho scelto io di vivere in Polonia, volevo costruire una casa in campagna col mio studio di registrazione e così ho fatto.

5. I.T.K:. Quali sono, secondo te, le principali differenze tra la vita nel sud e nel nord dell’Europa, ti senti un po’ spaesato oppure hai ritrovato al fianco di Agnese una nuova serenità e non ti manca nulla dell’Italia? Avresti fatto per la seconda volta la stessa scelta?

Lp: Rifarei esattamente tutto ciò che ho fatto, ogni singolo passo e ogni decisione presa era quella giusta. Non mi sono mai sentito spaesato perché io vivo sulla terra e non in un’altro pianeta che forse pure ci starei bene. Chi sta bene con se stesso sta bene ovunque. Non mi manca niente perché tutto quello che amo e che desidero è sempre con me e amo tutto ciò che ho e non penso mai a ciò che potrei avere e neanche mi interessa.
Gli uomini sono tutti uguali, cambia solo la lingua.

6. I.T.K.: Come sei stato accolto nell’ambiente artistico polacco? A braccia aperte oppure con una certa dose di invidia e riservatezza? Hai una personalità scintillante e piena di idee, sei determinato e amato dal pubblico e queste doti creano spesso “zizzanie” tra i colleghi in qualsiasi luogo. Sei soddisfatto da come prosegue la tua recente vita artistica in Polonia?

Lp: Ho dalla mia parte il fatto di essere napoletano. Io non sento e non soffro la concorrenza anche perché non credo di averne (perdona l’arroganza). Credo che la musica si faccia per emozione e non per competizione. Gli altri la vedono diversamente ma a me non importa. In Polonia trovo qualche difficoltà ma riesco benissimo a lavorare anche perché io sono un cantautore e non baso la mia vita artistica su musica che già ha avuto successo ma che appartiene ad altri. Ho un pubblico intelligente che conosce esattamente ciò che faccio e lo accetta. Non ho bisogno di un numero esagerato di pubblico ma di un pubblico di qualità.

7. I.T.K.: Ti occupi anche della moda italiana, sei diventato un “testimonial” della linea LP Luigi Pagano, puoi dirci qualcosa di più di questo progetto?

Lp: È mia moglie che in realtà si occupa anche di moda. È una disegnatrice capace anche di cucirsi a mano le cose che disegna, infatti, la maggior parte dei vestiti che indossa sono sue creazioni. Abbiamo vissuto a lungo a Dubai e amiamo una certa eleganza, perché non proporla in Polonia? Tra un po’ uscirà la nostra Linea Lp. La Lp non sarà solo sinonimo di musica ma anche di moda e del quality life.

8.I.T.K.: Essere o avere? Quali sono per Te le cose più importanti della vita? La famiglia o la carriera, l’amore o l’indipendenza, l’affetto o il successo economico? Sei mai stato costretto a fare delle scelte radicali sacrificando te stesso a favore della felicità degli altri? Sei un egoista o un altruista?

Lp: Bella domanda!!! Ho lasciato la mia carriera in Kuwait per incominciare da zero in Polonia (ho scelto la salute di mio figlio e l’aria del Kuwait non gli faceva bene). Scelgo sia l’essere che l’avere. L’essere sempre me stesso, tutte le scelte che ho fatto non mi hanno portato a nessun danno perché ho sempre scelto per il bene della mia famiglia e questo non si chiama sacrificio ma amore. Sì!! avrei potuto essere più ricco ma gli abbracci di mia moglie e lo sguardo di mio figlio valgono più di qualsiasi ricchezza. Non ho mai sacrificato me stesso, se le persone che amo sono felici io sono felice il doppio. Della carriera non mi è mai importato nulla e non corro mai dietro ai soldi forse per questo mi va sempre bene. Quando hai l’amore, l’affetto e il rispetto di chi ti sta vicino hai il successo più grande che si possa desiderare.
Detto ciò sono molto egoista. hahaha

9.I.T.K.: Cosa ti piace di più della Polonia e cosa invece detesti? Pregi e difetti di questo Paese? E cosa ti manca dell’Italia?

Lp: Amo i boschi della Polonia non amo in particolare il suo mare anche se le città di mare sono bellissime, forse perché io sono abituato ad un’altro mare.
Dell’Italia e specialmente dell’Italia del sud mi manca la spensieratezza, la leggerezza cosa che in Polonia non c’è o è difficile da trovare.

10. I.T.K.: Vorresti che tuo figlio seguisse le tue orme diventando un musicista? Su facebook vi si vede spesso insieme, siete immortalati in bellissime fotografie con le chitarre. Il piccolo Pagano ti seguirà nelle scelte oppure vuole diventare, per esempio, un calciatore della nazionale italiana? Il suo futuro lo vedi in Polonia oppure in Italia?

Lp: È un bimbo solare ed ha già scelto di vivere a Napoli. Non ama la pioggia e il grigiume e odia la nebbia. È proprio un terrone come me. Anche se io gli dico che tutto è necessario e che anche la pioggia serve ad avvicinare le persone nelle case intorno al focolare e a volersi più bene, a parlare di più ed ad essere più romantici. Gli dico sempre che il sole dobbiamo portarcelo dentro, mai lamentarsi e cogliere le cose belle in ogni momento.
Gli insegnerò ad essere felice. Gli piace la musica ma al contrario di me ama le macchine. Le scelte che farà le appoggerò, l’importante è che scelga col cuore e non dal bisogno economico.

11. I.T.K.: Cosa pensi della massiccia globalizzazione del nostro Mondo e del problema dell’immigrazione di massa che affligge numerosi paesi europei, soprattutto l’Italia? Sei favorevole a questo grande spostamento dei popoli oppure ti crea un po’ di angoscia?

Lp: Odio le barriere e le differenze, le abbiamo create noi con l’ignoranza. Vorrei vivere in una casa senza porte.
Ho scritto una canzone che si chiama SICILIA e si trova nel mio CD MY GIPSY SOUL. Parlo dei miei fratelli africani che muoiono in mare. Gli uomini si differiscono solo tra uomini buoni uomini cattivi. Ma perché quelli cattivi sono diventati cattivi???

12. I.T.K.: Progetti per il prossimo futuro? Non ti fermi mai, allora hai indubbiamente qualche sorpresa nella proverbiale saccoccia…

Lp: Nooo! Io vivo giorno dopo giorno e sono contento così. Domani si vedrà. Però in questo momento vorrei fare una bella partita a Golf. Il tempo non permette.

13. I.T.K: Caro Luigi, ti ringrazio di cuore per questa interessante intervista che apprezzo particolarmente visto che anch’io vivo tra l’Italia e la Polonia e sono molto legata a entrambe queste mie Patrie. Ti auguro mille di questi giorni impregnati di successo e affetto delle persone a Te care. Spero di poterti incontrare dal vivo in Polonia e di ammirare la tua travolgente e intensa personalità artistica durante qualche concerto. Un abbraccio e “do zobaczenia”!

Lp: Grazie a te, Iza. Spero di incontrarti. Scusa per il ritardo ma ho avuto pochissimo tempo ultimamente.
Un grosso abbraccio!!
Lp

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Luigi Pagano su YouTube: https://youtu.be/XdH_ZJV9Ifc

Luigi Pagano

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Intervista rilasciata dal cantautore Luigi Pagano a Izabella Teresa Kostka nel mese di luglio 2019 e disponibile anche sul portale giornalistico “Alessandria Today” di Pier Carlo Lava:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/07/11/intervista-al-cantautore-luigi-pagano-ho-la-sindrome-dello-zigano-ho-bisogno-di-sentirmi-straniero-a-cura-di-izabella-teresa-kostka/?preview=true

Tutti i diritti riservati agli autori.

Foto: proprietà dell’artista

Luigi Pagano
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FLASH QUIZ: GUIDO OLDANI – poeta, fondatore del Realismo Terminale

FLASH QUIZ (by I.T.K.)

1-Nome e Cognome: Guido Oldani

2- Professione: Poeta

3- Passioni/hobby:

il terzo millennio e la sua felice frattura totale.

4- Quale significato hanno per te l’arte e la cultura?

L’Arte è la forma che prende la vita in tutti i modi ed in questo tempo. La Cultura è lo strumento: traliccio di pensiero ed opere per rendere possibile la coesistenza di bellezza e bruttezza in tutti noi.

5- Artisti preferiti:

Tutti quelli che in qualche modo abbiano a che fare con la fruttificazione del Realismo Terminale.

6- Progetti attuali:

Diffondere ed articolare il più possibile il libriccino “Il realismo terminale” e le sue traduzioni, l’antologia “Luci di posizione” di Giuseppe Langella e “900 non più” di Battagia e Contessini.

7- Sogni nel cassetto:

Non ho nulla che non siano i sogni.

8- Essere intelligente vuol dire per te:

Non amare i cuochi, detti chef, i sarti, detti stilisti e i giornalisti, detti servi.

9- Dove va l’umanità di oggi?

Nelle tasche dei dieci finanzieri che, senza muovere un dito, ci stanno disossando.

10- Dove conduce l’arte contemporanea?

Forse è l’unico strumento non religioso che ci possa portare alla salvezza.

11- Ti piace sperimentare?

Sì, credo che vada fatto costantemente.

12- Preferisci l’arte viva (teatro, performance live etc.) oppure scegli la registrazione (cinema, CD, Youtube etc.)?

Sceglierei il loro mescolamento, che, se ben gestito, ci regala un mondo nuovo.

13- Libri preferiti:

I classici russi, Il rosso e il nero di Stendhal, Sotto il sole di satana di Bernanos, Lavorare stanca di Pavese e Don Chisciotte, più qualche altro.

14- Secondo te i social network sono importanti?

Sono l’unica possibilità, pericolosissima, che i poveri hanno oggi per salvarsi dai veleni quotidiani e dai pellegrinaggi sbagliati. I non poveri sono già perduti.

15- Che cosa vorresti augurare ai nostri lettori?

Di dedicare mezz’ora a questa intervista. Grazie.

Ti ringrazio per aver risposto a questo flash quiz.

Izabella Teresa Kostka

Foto: Umberto Barbera, “Yin e Yang” Verseggiando – Bookcity Milano, 2018

INTERVISTA A DOMINIKA ZAMARA: CANTANTE LIRICA, SOPRANO DI FAMA INTERNAZIONALE a cura di Izabella Teresa Kostka

Foto by MigaFka

INTERVISTA A DOMINIKA ZAMARA: CANTANTE LIRICA, SOPRANO DI FAMA INTERNAZIONALE a cura di Izabella Teresa Kostka.

Sono profondamente commossa di ospitare sulle pagine del blog culturale “VERSO – spazio letterario indipendente” una mia talentuosa connazionale, il soprano di fama internazionale DOMINIKA ZAMARA.

1. I.T.K.: Benvenuta carissima Dominika. Innanzitutto vorrei ringraziarTi per aver trovato del tempo per questa intervista. Seguo con attenzione la tua brillante carriera, che sicuramente ti lascia ben poco tempo per altri impegni. Come sappiamo sei nata in Polonia. Quali sono i tuoi ricordi dell’infanzia? Come hai scoperto la passione per la musica e quando hai abbracciato il canto lirico? Fin dall’inizio desideravi una carriera artistica oppure, da fanciulla, avevi dei sogni diversi?

D.Z.: Grazie carissima Izabella è un piacere per me. Sì, gli impegni sono tantissimi ma il tempo per una chiacchierata lo si trova sempre. Ricordo che quand’ero piccola viveva con noi mio nonno che era organista in chiesa, fu lui a trasmettermi l’amore per la musica, a casa mia si è sempre ascoltata molta musica classica, le grandi voci del passato, ne ero affascinata ed è in tenera età che ho capito, che il canto sarebbe stato il destino e da allora che ho dedicato tutta la mia vita alla musica, i miei anni di studio nelle diverse scuole di musica sino ad arrivare alla laurea.

2. I.T.K.: Nell’anno 2007 hai conseguito la laurea con il massimo dei voti presso L’università di Musica di Wrocław (PL), vincendo, però, già un anno prima una borsa di Studio al Conservatorio Statale di Verona. Hai avuto una straordinaria formazione professionale internazionale ma, come sottolinei tu stessa, sei cresciuta artisticamente in Italia. Quali sono le differenze, se esistono, tra l’istruzione nel campo lirico tra i due Paesi? Arrivando in Italia ti sei sentita subito ben accolta e a tuo agio oppure hai sofferto un po’ di nostalgia? Qual è la lingua che senti più tua, quella polacca oppure quella italiana?

D.Z.: Vivere in Italia mi ha dato il modo di studiare il Bel Canto , il sistema di studio in Polonia è di gran lunga più severo, più intenso, più completo, ma per quanto riguarda la tecnica di canto è migliore l’Italia, poi ho approfondito lo studio del canto fuori dal Conservatorio, ho avuto la fortuna di poter studiare con grandi Maestri (tra i quali Enrico De Mori, Daniele Anselmi) a cui sarò grata per sempre. Ambientarmi in Italia non è stato difficile, la lingua l’avevo studiata per il canto, poi vivendo qui l’ho parlata ogni giorno così ho affinato la conoscenza, poi tra la Polonia e l’Italia ci sono stati molti scambi culturali sin dal passato ed in un certo senso lo sento un legame tra i due paesi; come lingua direi che, ormai, le sento entrambe mie.

3. I.T.K.: Sei definita dai media come un “Sensazionale Soprano Europeo”, hai all’attivo numerosi importanti premi internazionali e ti sei esibita in vari prestigiosi teatri di Europa, USA, Messico, Cina e Corea del Sud. Sei amatissima dal pubblico e dai mass-media per il tuo indiscutibile talento e, di questo sono sicura, anche per per il tuo fascino e bellezza. Credi che la Tua Angelica presenza scenica ti abbia aiutato nella carriera oppure, come spesso capita, hai avuto qualche “incomprensione” combattendo per essere giudicata e apprezzata soprattutto per le tue doti professionali, voce e talento, piuttosto che per il tuo aspetto fisico? Ultimamente si parla spesso delle “proposte indecenti” fatte alle giovani e promettenti artiste. La grande Maria Callas disse: ” … Sono una donna e una seria artista e gradirei essere giudicata per quello…”

D.Z.: La più importante è voce e la tecnica e preferisco essere giudicata per il talento e la professionalità, in alcuni casi mi è capitato di venire giudicata in base al mio aspetto piuttosto che per il mio lato professionale, è la cosa mi ha di gran lunga svantaggiata, ci sono state anche persone che pensano che io abbia fatto carriera solo per il mio aspetto, non c’è nulla di più sbagliato, la mia carriera è basata sulla mia preparazione: il grande studio che c’è dietro ad ogni produzione e tutto quello che ho dedicato, le rinunce, i sacrifici per arrivare a questo punto e non di certo l’aspetto. Sono completamente d’accordo con la grande Callas, sono un’artista prima di tutto.

4. I.T.K.: La tua carriera sta procedendo verso mete irraggiungibili per i comuni mortali. Sei sempre in viaggio tra i vari continenti e le culture contrastanti, incontrando persone di nazionalità e personalità diversa: quale importanza hanno per te i rapporti interpersonali, il valore della famiglia, dell’amicizia e, infine, dei sentimenti? Dicono che per una donna l’amore abbia ruolo fondamentale nella vita. Come trovi equilibrio tra tutti gli aspetti della Tua vita, tra il tuo essere “un’artista in carriera” e quello di essere “una donna comune”?

D.Z.: Amo viaggiare, ogni tanto sono in tour per così tanto tempo che penso: “non vedo l’ora di tornare a casa” e quando sono a casa penso: “non vedo l’ora di ripartire”. Dentro di me sono molto Cosmopolita, mi piace il contatto con varie culture, conoscere usi e costumi di altre parti del mondo, questo è sempre un arricchimento. La mia famiglia e le amicizie hanno un ruolo importante. Quando sono via per molto tempo il fatto di sapere che c’è sempre qualcuno con cui potrò parlare liberamente, che può capirmi ed ascoltarmi, per me è prezioso, così come sapere che per quanto sia zingara, da qualche parte c’è un posto chiamato casa. Diciamo che il mio unico amore, la mia unica ragione di vita è la musica, veramente ho sacrificato tutto per questo.

5. I.T.K.: Citando ancora la divina Callas che disse: “Non ho bisogno dei soldi. Lavoro per l’arte. vorrei sapere quale sia la cosa più importante per Te: la realizzazione personale, la gratificazione economica oppure l’ammirazione e la devozione del pubblico?

D.Z.: La prima cosa che cerco è la gratificazione personale che arriva attraverso l’ammirazione e la soddisfazione del pubblico, diciamo che queste cose corrono parallele, poi essendo questa la mia unica professione anche il lato economico ha il suo peso.

6. I.T.K.: Tornando alla tua scintillante carriera artistica, qual è il repertorio lirico nel quale ti senti perfettamente a tuo agio e, al contrario, qual è quello meno familiare e difficoltoso per te? In particolare, cantare in lingua italiana ti stressa e aumenta la tensione da palcoscenico?

D.Z.: Uno dei miei ruoli preferiti è il ruolo di Mimi nella Boheme di Puccini, fu l’opera con la quale debuttai. Diciamo che con ogni repertorio con cui mi confronto do il massimo di me stessa ed alla fine tutti i repertori con cui mi sono cimentata sin ora mi sono sempre diventati familiari. Oltre all’opera ho cantato molto repertorio sacro e lieder, anzi, colgo l’occasione per dirti che a breve uscirà il mio nuovo cd dedicato al ciclo completo dei lieder di F. Chopin, delle piccole perle per la voce e pianoforte.

7. I.T.K.: Credi nella rivincita della cultura e dell’arte lirica nel nostro mondo superficiale e materiale? Come sappiamo questo settore è, a torto, poco considerato sia dai governi, sia dall’economia, sia dall’istruzione scolastica. Quale messaggio può trasmettere l’arte classica alle nuove generazioni, quelle che vivono solo di tecnologia?

D.Z.: Credo molto nella rivincita di quest’arte, parlando di musica seria, anche se adesso un po’ di nicchia è trascurata dai governi. Non c’è mai stato un vero declino, le persone che amano questo genere di musica ci sono e vedo molti giovani avvicinarsi allo studio di questa nobile arte. Ti racconto un aneddoto: una volta fecci il Barbiere di Siviglia di Rossini e, la cosa strana, c’erano le persone che lo cantavano, 400 pagine di libretto le sapevano a memoria.

8. I.T.K.: Se non fossi diventata una cantante lirica di successo, quale direzione professionale avresti seguito? Avresti cercato di rimanere sempre in campo artistico oppure avresti fatto altre scelte? Quali sono i tuoi prossimi obiettivi da raggiungere?

D.Z.: Se non fossi una cantante non sarei neanche in grado di pensarlo, ma forse mi sarei data ad un’ altra mia passione: la filosofia o alla politica ah ah!

I.T.K.: Carissima Dominika, è stato un immenso piacere parlare con Te. Sono certa che questa esaustiva conversazione stimolerà ancora di più la voglia di conoscere e di sentire dal vivo la tua celestiale voce. Tutto questo sarà possibile il 7 aprile 2018 presso il Salone Enrico Musa dell’Associazione Carducci, ove si svolgerà lo straordinario RECITAL LIRICO in cui eseguirai, insieme al baritono GASTONE DI PAOLA e al pianista Andrea Musso, numerosi brani tratti da un vasto repertorio lirico. RingraziandoTi per la disponibilità, ti auguro di raggiungere qualunque meta tu ambisca e di realizzare tutti i tuoi progetti, anche quelli più segreti. A presto!

Intervista al soprano Dominika Zamara a cura di Izabella Teresa Kostka, rilasciata per il blog “VERSO – spazio letterario indipendente” e per la rubrica giornalistica “Dieci passi con…” su WordPress.
Milano, 2018
Tutti i diritti riservati

● NOTA BIOGRAFICA

Il soprano Dominika Zamara, artista di origine polacca cresciuta artisticamente in Italia, definita dai media un “Sensazionale Soprano Europeo”. Nel 2006 vince una borsa di Studio al Conservatorio Statale di Verona. Nel 2007 si laurea con il massimo dei voti presso l’Università di Musica di Wrocław (PL). Durante la sua carriera si è esibita in gran parte d’Europa, USA, Messico, Cina ed in Corea del Sud, in teatri, sale da concerto, Festival Internazionali con opere, concerti da camera, concerti sacri e contemporanei. È stata insignita di numerosi premi e menzioni tra cui il premio ZŁOTE SOWY oscar europeo nella categoria Musica Classica, Premio A.N.L.A.I 2014, Premio internazionale Padre Pio, 2017 Premio Polacco dell’Anno nella categoria Musica Classica, Premio Ambasciatore della Cultura Polacca ed Italiana nel Mondo. Ricopre la carica di Vice Presidente Onorario dell’ Associazione “Acceptus Mundi Onlus”. Degne di nota sono le esibizioni alla Mostra del Cinema e La Biennale di Venezia, al Teatro Olimpico di Vicenza nel ruolo di Dori nell’Opera “Un Tramonto” di G. Coronaro in prima mondiale assoluta, il debutto al Lincoln Center di New York presso il Metropolitan Opera con un’ orchestra di 130 elementi. Al Teatro Verdi di Padova nell’opera contemporanea La Serva di Padova (opera contemporanea scritta da Vincenzo Faggiano), in Messico ha cantato nella più importante sala da concerti dell’America Latina, la “Manuel M. Ponce Hall” e a Roma nella Sala Accademica del Pontificio Istituto di Musica Sacra. Nel 2015 ha cantato presso l’Ambasciata Polacca di Roma alla presenza del Presidente della Repubblica Polacca Andrzej Duda. Il 2016 vede il suo debutto con un tour in Corea del Sud. A Cracovia si è esibita durante la Giornata Mondiale della Gioventù con la presenza del Papa. Nel 2017 a Chicago ha Cantato l’oratorio Creation di J. Haydn diretta dal M° Glenn Block, a New York ha cantato nell’opera contemporanea “La Serva di Padova” scritta dal Dott. Faggiano musiche del M° Robert W. Butts al National Opera Center di New York. Festival di Musica Sacra in Francia, CICA Festival (U.S.A.), Festival Assisi Suono Sacro, Cracovia Sacra Polonia, Royal Azalea Blossom Festival Finale Concert Corea del Sud, 1° Biennale Arte Dolomiti, Festival Asisa de Música de Villaviciosa de Odón Spagna. Alion Baltic Music Festival in Estonia.
Ha registrato tre dischi, DREAMS nel 2009 e LIFE nel 2012 prodotto dalla EDIT MUSIC ITALY, nel 2015 IVAN
PADOVEC, Works for Guitar and Soprano prodotto dalla Sheva Collection e nel 2014 IL CONCERTO dvd prodotto da CREMOA 1 TV.

INTERVISTA A GASTONE DI PAOLA: CANTANTE LIRICO, BARITONO DI FAMA INTERNAZIONALE (a cura di Izabella Teresa Kostka)

INTERVISTA A GASTONE DI PAOLA: cantante lirico, baritono di fama internazionale a cura di Izabella Teresa Kostka.

Sono veramente onorata di ospitare sulle pagine del mio blog culturale “VERSO – spazio letterario indipendente” un cantante lirico di fama internazionale, il baritono Gastone Di Paola.

1. I.T.K.: Benvenuto Gastone, è un immenso piacere poter parlare con Lei. Ho avuto la possibilità di ammirare la Sua possente voce a Milano, durante un recital lirico tenutosi presso Palazzo Cusani nel 2017, rimanendo affascinata dall’intensità dell’interpretazione e dalla Sua grande personalità artistica. Ormai Lei regna sui palcoscenici nazionali ed internazionali da anni, ottenendo ovunque grandi plausi, meritati successi e tanto amore del pubblico. Qual è stato il percorso che ha condotto i suoi passi verso le rive del canto lirico? Come è approdato a questo non facile ma tanto affascinante mondo? Si ricorda ancora il suo debutto?

G.D.P.: Intanto grazie a lei per la cordiale ospitalità e per i complimenti.
Il mio percorso artistico inizia da lontano. Già da adolescente il mio mondo fu pervaso di musica avendo fondato delle rock band di cui ero naturalmente il cantante. Durante un concerto nel pubblico era presente una corista della Scala che alla fine dell’esibizione mi disse, che la mia voce sarebbe stata eccellente per il canto lirico. Così terminati i sogni di gloria del fanciullo e incoraggiato da quella che sarebbe poi diventata mia moglie, iniziai lo studio della lirica ed eccoci qua. Naturalmente ricordo perfettamente il mio debutto. Anzi i miei debutti. Infatti ci sono stati due inizi nella mia carriera. Il primo come voce di Bassobaritono, perché la mia prima insegnante pensava che fosse quella la mia tessitura e debuttai nel “Don Giovanni” mozartiano poi, dopo una serie di ruoli tipici del bassobaritono, venni sentito da un grande baritono che mi suggerì il cambio di corda. Fu così che debuttai nella “Boheme” come Marcello. Un ruolo che adoro e che mi diverte tantissimo fare.

2. I.T.K.: È considerato uno dei più incisivi e possenti baritoni verdiani di oggi, ma nel Suo ricco repertorio troviamo tutti i più bei personaggi lirici che si possa immaginare. Il suo talento e la sua voce permettono di spaziare con disinvoltura tra Madama Butterfly, Cavalleria, Boheme, Traviata, Trovatore e molti altri. Quale personaggio Le è più caro? In quale ruolo si identifica di più? E, al contrario, qual è per Lei quello più ostile e difficile da interpretare?

G.D.P.: Personalmente ho adorato tutti i personaggi che ho cantato. Nel recitar cantando ci sono due tipi di difficoltà. Quella tecnica e quella scenica. Per quanto riguarda la prima sono tutti ugualmente complessi, anche se alcuni sono certamente più stancanti, perché canti di più. Rigoletto ad esempio è più stancante di Traviata. Poi c’è la scena e qui le cose si fanno dure perché i personaggi devono essere credibili e sicuramente uno dei più complessi è Scarpia dalla Tosca. È un personaggio incredibile. Perfido ma strisciante. Lascivo ma nobile. Iracondo ma con cambi di umore repentini. Un vero caleidoscopio di stati d’animo. Quello che invece non amo moltissimo è Tonio dei Pagliacci, a parte naturalmente “il prologo” che è una romanza stupenda. Naturalmente adoro tutti i ruoli verdiani. Verdi ha scritto per il Baritono pagine di musica memorabili. Comunque il ruolo più ostico è sicuramente quello che non ho ancora cantato. Per noi cantanti lirici ogni nuovo ruolo è un debutto con tutte le insidie e le ansie che ne derivano.

3. I.T.K.: Ha conseguito una ricca formazione professionale, è ricercato e invitato a esibirsi nei più prestigiosi teatri nazionali e internazionali tra l’Italia, la Francia, la Cina, la Germania, la Spagna e non solo. Ha notato qualche significante differenza tra il rapporto con l’arte classica e la società in questi Paesi? Come ben sappiamo in Italia, considerata giustamente “la culla del Bel Canto”, il settore dell’arte e gli artisti stessi incontrano numerose difficoltà e, con grande dolore, tanti palcoscenici teatrali affrontano vere battaglie per la sopravvivenza. Qual è la realtà artistica all’estero? Si sente più appagato e soddisfatto oltre frontiera?

G.D.P.: Io amo visceralmente il mio paese e ogni volta che leggo di un teatro che chiude o di una orchestra in difficoltà è una sofferenza. Francamente non so perché, ma all’estero le cose sembrano andare meglio. Temo che il problema risieda alla radice. In Italia non si crede nella cultura. Non è una analisi politica ma un dato di fatto. Nelle elementari non si insegna musica e qualche iniziativa in senso musicale è frutto solo della passione e della intraprendenza delle maestre. Alle medie è anche peggio e l’ora di musica è patetica e ancora affidata al flauto dolce. Se non si parte dalle nuove generazioni temo che continueremo a vedere teatri che chiudono e orchestre in difficoltà. Ogni volta che posso faccio spettacoli per i bimbi e rimango sempre affascinato dalle facce di stupore, dalla fame di informazioni e dalla quantità di domande che mi porgono i fanciulli.

4. I.T.K.: Secondo Lei qual è il motivo dell’allontanamento delle masse dall’arte classica, dalla lettura e dai teatri? Sarà colpa della troppa commercializzazione, di internet, della tecnologia che rende tutto più accessibile senza sforzo oppure le cause si trovano nel troppo alto, per secoli e anni, “elitarismo” della Musa? Ancora oggi sentiamo numerose polemiche riguardanti la possibilità di accedere agli spettacoli a La Scala: sono solo per i prescelti. Lei crede che a questo problema si possa ancora rimediare?

G.D.P.: C’è sempre un rimedio. Credo che la tecnologia invece possa dare una grossa mano. Anzi la sta già dando. Pensi ai social e a quanta lirica passa ad esempio su Fb, compensando una Tv latitante e deficitaria. Ben venga la tecnologia. Per un’ inversione di rotta vera, tuttavia, vale quanto detto sopra. Se non inizi dalle scuole ci affideremo sempre e solo alla passione personale di un individuo o al contesto familiare in cui si cresce, ma questo non basta per mobilitare le masse.

5. I.T.K.: La Sua vita non è stata segnata soltanto da una brillante carriera artistica, ma ha attraversato anche un periodo di oscurità e timore: Lei ha combattuto per la vita lottando contro una terribile malattia. Se la sente di parlarcene? La sofferenza ha cambiato in qualche modo il Suo “essere artista”, il modo di vedere la realtà, di esprimersi e di trasmettere le emozioni? Dicono che il dolore arricchisca interiormente…

G.D.P.: Arricchisce certamente e ti fa cambiare anche il modo di guardare le cose e di attribuire le priorità. Si da più valore al viaggio che alla destinazione. Inoltre ti rendi conto dell’amore delle persone che ti stanno vicine anche quando tutto sembra destinato a finire. Quando mi sono ammalato ero all’inizio della carriera che ho dovuto interrompere. Ero demotivato. Poi un giorno, quando tutto era passato e ormai ero completamente guarito e ristabilito, e si stava faticosamente cercando una nuova dimensione, mia moglie, che malgrado tutto è sempre rimasta al mio fianco mi disse: “Dio ti ha fatto due regali. La voce e la vita per usarla e secondo me non dovresti gettare via nessuna delle due cose”. Fu così che ripresi a studiare con ancora più vigore e da allora non ho più smesso.

6. I.T.K.: Durante il suo percorso artistico ha avuto la possibilità di lavorare e di confrontarsi con diversi Grandi e Famosi personaggi del canto lirico. Quali sono i suoi mentori del passato preferiti e quali, invece, quelli più apprezzati oggi?

G.D.P.: I grandi del passato li ammiro tutti perché hanno dato tanto a questa arte meravigliosa. Certo ho un occhio di riguardo per i baritoni di un tempo tra i quali certamente ci sono Cornell MacNeil, Piero Cappuccilli, Robert Merril e Aldo Protti su tutti. Certo queste persone sono in un pantheon incredibile in quando coevi di Callas, Del Monaco Corelli, Tibaldi, Pavarotti ecc. e quindi di un livello incredibile. Nel panorama odierno apprezzo tutti i colleghi. A ns. modo anche noi siamo bravi visto le condizioni in cui talvolta ci troviamo a dover cantare.

7. I.T.K.: Ogni artista conosce lo stress e la “tremarella” da palcoscenico. Per Lei è una sensazione costruttiva, stimolante, che rende la performance più incisiva ed espressiva oppure, al contrario, prima di uscire da dietro le quinte si sente paralizzato e a disagio? Come ha imparato a combattere con questo nemico? La voce umana è uno dei più preziosi strumenti mai esistiti ma, allo stesso tempo, uno dei più inaffidabili. Un semplice raffreddore può risultare fatale.

G.D.P.: L’abitazione dell’inizio di una performance dura più o meno per la prima battuta musicale. Quando ci si rende conto che tutto è ok passa! Il segreto è continuare a studiare e a perfezionarsi. Il cervello e il corpo ben allenati sanno perfettamente cosa fare. Purtroppo a volte non si è al massimo della forma e questo può generare qualche preoccupazione. In questi casi un’ ottima tecnica è determinante e può venire in aiuto anche se a volte non basta.

8. I.T.K.: Quali sono i suoi sogni nel cassetto, gli orizzonti ancora da conquistare? Può svelarci qualche piccolo segreto?

G.D.P.: Le tappe da conquistare sono ancora molte. Ci sono ancora molti templi della lirica da visitare. Poi un giorno mi piacerebbe che mia figlia mi accompagnasse ad un concerto al pianoforte e in generale sogno, che la lirica torni ad occupare quel ruolo di Opera popolare che aveva un tempo. Oggi viviamo in una società molto veloce e a volte arida di sentimenti e l’opera lirica nelle sue varie forme è una grande dispensatrice di emozioni siano esse buffe o melodrammatiche e credo, che oggi ci sia bisogno di un sorriso o anche di una struggente commozione.

I.T.K.: Gentilissimo Gastone La ringrazio, nonostante i suoi numerosi impegni professionali, di aver trovato del tempo per questa esaustiva e interessante intervista rilasciata per la mia rubrica giornalistica. Ne sono veramente onorata. A breve avremo possibilità di ammirare la Sua magnifica voce, insieme a quella del soprano Dominika Zamara, a Como durante la 16° puntata del programma culturale itinerante da me ideato “Verseggiando sotto gli astri di…”. Per tutto il pubblico sarà un’occasione imperdibile di assistere alla celebrazione di una vera Unione delle Arti e, senza dubbio, di grande arricchimento personale. Aspettando ansiosa il 7 aprile, ringrazio per il tempo dedicatomi oggi, per la Sua sensibilità e disponibilità. A presto!

G.D.P.: Grazie a lei e a tutti i suoi lettori e sarà un grande piacere cantare per voi.

L’intervista al baritono Gastone Di Paola a cura di Izabella Teresa Kostka, rilasciata per il blog “VERSO – spazio letterario indipendente” e per la rubrica culturale “Dieci passi con…” su WordPress.

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Milano, 28.02.2018

● NOTA BIOGRAFICA

GASTONE DI PAOLA, baritono verdiano dalla voce possente e squillante e dal timbro caldo e brunito, inizia a studiare dapprima con la sig.ra Patrizia Morandini e poi con il Baritono Roberto Coviello (già compagno di diverse produzioni del grande Alfredo Krauss), che lo formano alla corda baritonale. Nel frattempo segue diverse master class tra cui quella del tenore Ricardo Mirabella, quella del soprano Paoletta Marrocu, quella del baritono Silvio Zanon e del soprano Chiara Angella e quella del Soprano Luciana Serra con la quale si perfeziona per un certo periodo. Nel 2013 è finalista nel concorso internazionale “Boni” e vincitore del premio speciale come voce maschile. Fa il suo debutto come barone Douphol in Traviata, nel corso del quale ha l’onore di conoscere e ricevere apprezzamenti dal grande Baritono Rolando Panerai, Shaunard in Boheme e nel Don Giovanni nel role de title a cui seguono rapidamente Sharpless in Madama Butterfly, Marcello di nuovo in Boheme, Germont in Traviata e Alfio in Cavalleria. A marzo 2014 è, ancora Marcello, conte di Luna nel Trovatore in forma di concerto e di nuovo Alfio nella Cavalleria rusticana. A gennaio 2015 è nuovamente Sharpless in Butterfly e ospite in un talent televisivo quale esponente della musica lirica mentre a settembre è nuovamente Germont in Traviata. Apprezzato interprete internazionale affianca all’attività operistica, una intensa attività concertistica in Italia e all’estero, cantando in prestigiosi auditorium e teatri in Germania, Francia, Spagna e Cina.

INTERVISTE VIP: GUIDO OLDANI (poeta, padre del Realismo Terminale) a cura di Izabella Teresa Kostka 

INTERVISTA AL MAESTRO GUIDO OLDANI (poeta, padre del Realismo Terminale) a cura di Izabella Teresa Kostka 

Un compito emozionante quello di intervistare uno dei personaggi più significativi e importanti della poesia italiana del Novecento: il Maestro Guido Oldani, padre del Realismo Terminale, nato nel 1947 a Melegnano in provincia di Milano; per riassumere in poche parole il suo valore artistico, cito testualmente uno stralcio dell’articolo pubblicato su “La mia poesia” (http://www.andrealucani.it/guido-oldani.html): ” (…) attualmente  una delle voci poetiche internazionali più riconoscibili (…)”.

Eviterò di trascrivere l’intera biografia dell’artista, che può essere consultata integralmente dal sopra citato link e sul sito “La Poesia Italiana del Novecento” (http://www.italian-poetry.org/oldani.htm)

1 – I.T.K.:  Buongiorno Maestro Oldani, innanzitutto vorrei ringraziarLa per aver accettato di partecipare a questa intervista e per la disponibilità nei confronti dei lettori che non vedono l’ora di approfondire la Sua preziosa conoscenza. Guido Oldani, fanciullo, è nato appena dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, muovendo i Suoi primi passi nel cuore della nebbiosa Pianura Padana ricca di risaie. Caro Guido, raccontaci un po’ della tua infanzia e soprattutto spiega come è nata la passione per la scrittura. 

G.O.: Sono nato sulla riva del fiume Lambro, da cui prendevo il pesce durante le esondazioni e in cui intingevo i piedi durante la calura. Del resto, proprio in un fiume ho imparato a nuotare e forse, l’idea di farlo controcorrente, è diventata un archetipo della mia esistenza, pratica e teorica. La nebbia era la piscina in cui nuotava l’anima. Mi ci sono sempre trovato bene, considerandola un privilegio per il pensiero: una specie di pensatoio. La mia è una terra ricca di verde, che è, è vero, il colore della povertà ma anche quello della speranza, determinante virtù teologale. Ho imparato a conoscere e distinguere bene le stagioni fra di loro, forse per questo considero Vivaldi il maggior musicista che sia mai vissuto. Il bello della mia infanzia, mio padre era operaio, è stata la fatica disumana per conoscere adeguatamente la lingua italiana, così, già da piccolo leggevo i quotidiani giornalmente ed avevo il dizionario della lingua italiana come secondo vangelo. La passione per la scrittura nasce insieme a questa ossessione per apprendere le parole. 

2 – I.T.K.:  Quali erano i tuoi “Maestri del passato” preferiti, quelli che, forse, hanno influenzato di più la tua crescita interiore e anche quella come poeta?

G.O.: Ho amato molto i narratori russi dell’800, così come Stendhal de “Il Rosso e il nero” e  “Sotto il sole di Satana” di Bernanos, che certamente hanno fatto parte della mia crescita interiore. La poesia, invece, restando nel 900, credo debba qualcosa a Clemente Rebora, Osip Mandelstam e Cesare Pavese di “Lavorare stanca”. 

3 – I.T.K.: Hai scritto sulle principali riviste letterarie del Novecento, pubblicando nel 1985 la prima raccolta ufficiale  “Stilnostro” (CENS). Quale avvenimento ha fatto nascere in Te la voglia di “fare il poeta” per professione e quali erano i tuoi scopi principali come artista? Cosa intendevi trasmettere attraverso le tue opere?

G.O.: Ho avuto familiari artisti: musicisti, scultori e pittori. Nessun letterato. Sono un uomo per la totalità. Le cose fatte con orari stability e quindi parziali mi sono sempre parse come un pressapochistico dilettantismo. Ho bisogno dei sempre e degli assoluti. Mi innamoro perdutamente solo di quello che non è in vendita e che non si può comprare. Mi piacerebbe poter credere di aver contribuito a rendere appetibile l’idea dell’interminabilità dell’esperienza umana ed artistica.

4 – I.T.K.: Dopo “Stilnostro” (1985) sono state edite numerose raccolte poetiche tra cui “Sapone” (Kamen 2001) e “La betoniera” (LietoColle 2005), inoltre sei presente sulle pagine di alcune importantissime antologie pubblicate da Garzanti, Einaudi e Mondadori. Come è maturata la tua scrittura e quali mutamenti ha subito nel tempo? Avevi già in mente un progetto concreto riguardante la nascita di un nuovo movimento,  di una fresca e “rivoluzionaria” estetica stilistica? 

G.O.: La mia scrittura è fatta essenzialmente di due periodi. Il primo è quello dei gerundi e dei participi passati, che riescono a ritagliare descrizioni potenti e girare intorno alla possibilità dell’assoluto. Un’esperienza nobile quanto pericolosa, perché è come far camminare insieme la luce e le ciabatte. Il secondo periodo è quello del Realismo terminale. All’inizio non avevo progetti ma, duellando con la vita, lei ti massacra e ti fa crescere di statura ma soprattutto la vista.

5 – I.T.K.: Nel 2010 è uscito un tuo saggio intitolato “Il Realismo Terminale”, che è stato tradotto anche negli Usa. Sei considerato ideatore e padre della similitudine rovesciata e dell’appena citato “Realismo Terminale”. Spiegaci meglio la genesi e il significato di questi termini, potresti focalizzare le caratteristiche principali del nuovo movimento che ha cambiato la letteratura contemporanea per sempre?

G.O.: Il termine Realismo ha mille significati. Io intendo esclusivamente quello che si ha nel terzo millennio, allorché la maggior parte degli abitanti del pianeta vivono nelle betoniere delle metropolis, in continuo mescolamento con gli oggetti, che insieme a loro si vanno accatastando progressivamente. Per Terminale si intende che i popoli si avviano a concludere il viaggio dell’ammucchiamento nelle metropoli. Questa situazione irreversibile, muta irreversibilmente noi e i nostri linguaggi, credo in tutte le arti. Credo che si diventi un po tutti progressivamente Realisti terminali, come tutti gli uccelli, se non sono dei tacchini, sono destinati a volare.

6 – I.T.K.: Credi che le stilistica del R.T. possa rispecchiare pienamente i nostri tempi inquieti, aiutando a esprimere tutto il disagio e la “claustrofobica sottomissione agli oggetti” di cui siamo schiavi? È la ribellione e l’urlo del poeta oppure la naturale e progressiva trasformazione dello stile e del linguaggio? Oppure si tratta di una vera filosofia?

G.O.: Questa è una domanda molto forte, perché se da una parte ci si sottomette progressivamente agli oggetti, al contempo una parte di noi si ribella e, come per destino lieto e fatale, si va totalmente modificando la nostra comunicazione. Sicuramente ciò è anche materiale per i  filosofi, anche se al momento sembra prevalere l’ignoranza volgare dei cuochi. 

7 – I.T.K.: Nel 2016 hai curato insieme a Salvatore Contessini e Diana Battaggia il volume intitolato “Verso  il Realismo Terminale. Novecento non più”, edito da La Casa Felice Edizioni. Un progetto coraggioso che come intento desiderava invitare i poeti all’approccio con questa stilistica.  Alle selezioni degli elaborati hanno risposto molti scrittori e poeti dei nostri tempi, tra cui anche la sottoscritta: come giudichi l’antologia pubblicata? Siamo stati capaci di avvicinarci in modo soddisfacente al “nucleo” della similitudine rovesciata e del R.T.? Puoi giudicare positivamente le poesie selezionate oppure si percepisce soltanto una sperimentazione basata sulle linee guida del movimento? 

G.O.: L’antologia 900 non più è stata come dissodare un terreno nel deserto, per farvi nascere una foresta. Si tratta di una esperienza naturale e significativa, che ha permesso di rinvenire testi e autori, alcuni dei quali non fatico a immaginare potranno integrarsi nel movimento, che, avendo una sua intrinseca natura dialettica, non può che vedere con molto favore questo prezioso poetare in atto.

8 – I.T.K.: Sei sicuramente tra i personaggi di più grande rilievo letterario nazionale e internazionale dei nostri tempi. Purtroppo, come ben sappiamo, la poesia è considerata come unarte in uno stato di profonda crisi d’identità: come consideri i poeti contemporanei italiani nel panorama europeo ed internazionale? La loro voce si distingue tra la folla oppure spariscono nel vuoto? Si può scoprire e proporre ancora qualcosa di nuovo oppure tutto è già stato “scritto e inventato”?

G.O.: Temo che la poesia italiana subisca una grave ipoteca del 900. È come se non ci si rendesse conto che fra il secondo e il terzo millennio cè di mezzo un infinito. Vedo molti poeti, persino con baldanza, essere trascinati al guinzaglio del 900. Sgombrare il cadavere del 900 dai nostri piedi è l’unica possibilità nella quale abbiamo totale fiducia, perché niente è già stato scritto e inventato di quello che abbiamo incominciato a fare insieme.

9 – I.T.K.:  Nei tempi dei social network la scrittura e la poesia sono diventate forma di un particolare esibizionismo. Scrivono quasi tutti e pubblicano on-line effettuando una vera “caccia ai like”. Secondo te è la strada giusta? Qual è il tuo parere sullo sviluppo di questa forma d’arte mediatica? Ha qualche significato e valore che possa influenzare la crescita della “vera e buona scrittura “? Cosa pensi di numerosi reading, Slam Poetry e concorsi che nel nostro Bel Paese proliferano senza limite? 

G.O.: C’è un fenomeno di scrittura di massa, in atto nei social network così come nella pagina. Credo che i concorsi siano sostanzialmente dannosi: una specie di dittatura del niente esercitata sul nulla. Le esperienze di slam poetry, come le altre che ho citato, vanno considerate nella loro interezza, nel loro assiepamento, nella loro moltitudine complessiva. Sono opera in sè, come il mosaico nelle arti figurative. Da queste situazioni, le singole voci devono però prendere il largo, decollando singolarmente o in piccoli gruppi di significazione. Alla fin fine, la poesia è come il respiro. Esso è individuale; un’esperienza di vita esattamente come l’arte e in particolare la poesia.

10 – I.T.K.:  Come artista, poeta e soprattutto come Uomo, quale consiglio daresti alle giovani generazioni di esordienti? Che cosa significa “il successo e l’affermazione “? Nel mondo soggiogato dal lucro si può ancora parlare di “carriera poetica”? 

G.O.: Basta che finisca una trasmissione televisiva e il conduttore, notissimo a milioni di persone, il giorno dopo è sparito nel nulla. La poesia non ha mai avuto molto a che fare con l’esperienza finanziaria. Tuttavia, quello che so, è che vi sono poeti magari scomparsi nel disagio, ma che ricordiamo con deferenza a secoli e millenni di distanza. Non riesco a fare memoria di un solo banchiere che sia stato coetaneo dei maestri citati. Davvero incredibile la carriera poetica.

11 – I.T.K.: Maestro Oldani, Ti ringrazio di cuore per il prezioso contributo che ci hai dato e credo profondamente che la Tua arte sopravviverà e continuerà a stimolare le menti dei futuri “freschi germogli” della letteratura. È stato un enorme onore e piacere ospitarTi sulle pagine di questa intervista.  Ringrazio con stima e affetto per il tempo dedicato ai nostri lettori. Alla prossima volta!

 
Intervista rilasciata dal maestro Guido Oldani a Izabella Teresa Kostka per la rivista letteraria “Euterpe” e per il blog “Verso – spazio letterario indipendente”.

Settembre 2017

Tutti i diritti riservati agli autori. 

Foto dalla pagina ufficiale Facebook del poeta

FLASH QUIZ VIP: GUIDO OLDANI  (padre del Realismo Terminale)

FLASH QUIZ VIP: GUIDO OLDANI 

1-Nome e Cognome: Guido Oldani

2- Professione:  Poeta

3- Passioni/hobby: il terzo millennio e la sua felice frattura totale.

4- Quale significato hanno per te “Arte e Cultura”: L’Arte è la forma che prende la vita in tutti i modi ed in questo tempo. La Cultura è lo strumento: traliccio di pensiero ed opere per rendere possibile la coesistenza di bellezza e bruttezza in tutti noi.

5- Artisti preferiti: Tutti quelli che in qualche modo abbiano a che fare con la fruttificazione del Realismo Terminale.

6- Progetti attuali:  Diffondere ed articolare il più possibile il libriccino  “Il realismo terminale” e le sue traduzioni, l’antologia “Luci di posizione” di Giuseppe Langella e “900 non più” di Battagia e Contessini.

7- Sogni nel cassetto: Non ho nulla che non siano i sogni.

8- Essere intelligente vuol dire per te: Non amare i cuochi, detti chef, i sarti, detti stilisti e i giornalisti, detti servi.

9- Dove va l’umanità di oggi? Nelle tasche dei dieci finanzieri che, senza muovere un dito, ci stanno disossando.

10- Dove conduce l’arte contemporanea? Forse è l’unico strumento non religioso che ci possa portare alla salvezza.

11- Ti piace sperimentare? Sì, credo che vada fatto costantemente.

12- Preferisci l’arte viva ( teatro, performance live etc.) oppure scegli la registrazione (cinema, CD, Youtube etc.)?  Sceglierei il loro mescolamento, che, se ben gestito, ci regala un mondo nuovo.

13- Libri preferiti: I classici russi, Il rosso e il nero di Stendhal, Sotto il sole di satana di Bernanos, Lavorare stanca di Pavese e Don Chisciotte, più qualche altro.

14- Secondo te i social network sono importanti?  Sono l’unica possibilità, pericolosissima, che i poveri hanno oggi per salvarsi dai veleni quotidiani e dai pellegrinaggi sbagliati. I non poveri sono già perduti.

15- Che cosa vorresti augurare ai nostri lettori? Di dedicare mezz’ora a questa intervista. Grazie.

● 

Ringrazio di cuore il Maestro Guido Oldani per la partecipazione a questo FLASH QUIZ. 

Izabella Teresa Kostka 

Per il Gruppo per la diffusione della cultura e dell’arte “Valchiria”

Settembre 2017

Tutti i diritti riservati agli autori. 

Sito web originale: 

http://gruppoculturalevalchiria.blogspot.com/