L’autopoiesi del vivere: “Squarci di vita” di Antonio Barracato (a cura di Sabrina Santamaria)

L’autopoiesi del vivere: “Squarci di vita” di Antonio Barracato (a cura di Sabrina Santamaria)

Scrivere un romanzo autobiografico comporta una notevole onestà intellettuale in quanto aprirsi al lettore raccontando di se stessi dischiude molteplici sentieri interpretativi. Il primo step è armarsi di coraggio e scoprire intimamente il proprio sentire. “Squarci di vita” di Antonio Barracato profuma di fiducia, lo scavo interiore è un solco profondo, indelebile che squarcia una demarcazione, pur sempre labile, fra il mondo esterno e l’interiorità dell’io. È un testo dalle “rimembranze” sopite che si risvegliano al pigolio leggero dell’anima. Barracato, quasi, ama confidarsi, con chi lo legge, a volte riesce a entrare nei meandri più inconsci dei suoi vissuti, proprio per questa ragione “Squarci di vita” non è un libro adatto a un target di pubblico cervellotico e razionale, per innamorarsi di questo romanzo bisognerebbe innanzitutto essere in armonia con l’arte. Il nostro autore mette a fuoco la vicenda di una scoperta o di una riscoperta del suo esistere nel mondo. Funge da cornice per la narrazione la contestualizzazione, gli innumerevoli riferimenti a una Sicilia degli anni ’60 e ’70 che noi giovani possiamo, solo, immaginare mentre gli adulti possono ricordare con nostalgia. Capitolo dopo capitolo la descrizione delle vie di Palermo mi ha regalato la sensazione di leggere “Il Commissario Montalbano” di Camilleri oppure “I Malavoglia” di Verga, come noi sappiamo nel primo caso ci addentriamo nel genere poliziesco o giallo mentre nel secondo ci apprestiamo a una lettura di stampo verista, chiaramente il taglio autobiografico dell’autore rende unica la sua opera infatti l’impressione suscitatami dal Nostro è stata la forte pregnanza e influenza di diversi stili romanzeschi. Fra l’altro la passione per la fotografia e la scelta geniale di accostare alcune foto in bianco e nero sono state un fiore all’occhiello per l’andamento prosastico. La narrazione non è per nulla tediosa o noiosa anzi l’emergere del progresso, l’intromissione della televisione nelle case siciliane, la nascita del turismo, la resistenza dei retaggi del passato nelle periferie vengono inseriti sapientemente con una capacità espressiva e padronanza del lessico davvero notevoli e su questa scia l’autore si allinea al neorealismo, una corrente cinematografica, ma che trova un punto di incontro nell’opera di Barracato perché se pure in modo implicito e indiretto egli svela alcune problematiche siciliane: la povertà dei venditori ambulanti, la spensieratezza dei bambini che giocano per strada, ma anche il loro stato di miseria , una scuola molto autoritaria ed elitaria in cui l’autorità dell’insegnante era indiscussa. L’autore traccia una panoramica di un passato recente e su cui ancora dovremmo riflettere perché un uomo senza passato è sulla stessa stregua di un albero piantato alla soglia del terreno senza radici profonde, quindi è un essere umano che non solo è sprovvisto del ricordo, ma anche delle basi per ancorarsi al suo presente, una contemporaneità che ci sfugge come il vento e che, spesso, non siamo in grado di gestire perché corre inesorabilmente alla velocità della luce. Il Nostro vince sull’inerzia e sulla frivolezza del nostro presente sbiascicato sull’inconsistenza liquida dei nostri giorni, se l’esigenza letteraria di Barracato era quella di imprimere una traccia di se stesso sulla terra, un po’ alla Montaigne, egli ha colmato questo senso di vuoto, incompletezza presente, più o meno, in tutti coloro che ad un certo punto del loro cammino esistenziale incontrano la loro stessa vita lasciata in un cantuccio, prendendola per mano, iniziano un percorso e l’arte fa da sfondo a questa autopoiesi.

Sabrina Santamaria

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Il mosaico screziato di “I Cannibali di Mao” di Marco Lupis (di Sabrina Santamaria)

Il mosaico screziato di “I Cannibali di Mao” di Marco Lupis (di Sabrina Santamaria)

Ricomporre i pezzi di un puzzle vissuto, ricco di esperienze, è una missione tortuosa e allo stesso tempo impegnata in quanto il lavoro che vi è nascosto impone sempre un coinvolgimento non solo personale, ma, anche, familiare, sociale e politico. Costruire un diario di bordo, apparentemente, potrebbe sembrare un’operazione semplice e banale, invece richiede molta dedizione e obiettività soprattutto nel momento in cui il nostro mestiere si intreccia fortemente con le nostre passioni e ambizioni. “I Cannibali di Mao, la nuova Cina alla conquista del mondo” di Marco Lupis è un testo autorevole perché interseca diverse sfere della vita del suo autore, approcciarsi a un’opera a trecentosessanta gradi non accade sempre, ma quelle rare volte in cui ciò avviene il lettore rimane sorpreso positivamente; la profondità di questo romanzo mi ha accompagnata elegantemente per tutto il percorso di questa splendida scoperta. Lo stile è molto sui generis in quando non si colloca come un semplice reportage e non lo si può annoverare solamente tra i saggi di stampo giornalistico, “I Cannibali di Mao” non ha solo queste qualità, ma incarna in sé anche un surplus, una marcia ulteriore che è determinata principalmente dalla passione che Lupis ha profuso scrivendo questo libro. Tra le righe del testo si respira la sua vocazione per il giornalismo in quanto è ben diverso “fare il giornalista” dall’ “essere giornalista” inoltre il filo conduttore fra i capitoli è costituito dalla storia familiare e personale del nostro autore il quale armoniosamente unisce fattori socio-politici della Cina ed eventi personali di Lupis come la nascita di sua figlia, proprio per questo taglio autobiografico l’impressione suscitatami dal libro è stata quella di avere tra le mani un mosaico screziato. È preponderante già dai primi capitoli la curiosità del Nostro il quale con il suo sguardo investiga e indaga ogni aspetto della realtà anche quello, forse ritenuto più insignificante. Il taglio autobiografico presente nel romanzo impreziosisce l’andamento narrativo e non lo cristallizza in un genere letterario ben preciso e definito. L’analisi accurata e dettagliata dei fatti storico-sociali apre uno spiraglio a dei brandelli di luce in una mentalità occidentale ed eurocentrica che pretende di mettere al centro la cultura occidentale ed europea, una prova è data dalla nostra conoscenza filosofica che si focalizza solamente sui filosofi occidentali, ma poco sappiamo della filosofia orientale. Lo sguardo del nostro autore non è giudicante e non si erge a stabilire quale sia la cultura ideale e perfetta anzi l’interesse per l’orientalismo emerge in Lupis negli anni novanta quando, ancora, la Cina ci sembrava un mondo lontano e sconosciuto, nel 1995 la sua collaborazione con la rivista “Panorama” sarà l’input che lo condurrà in questo rapporto frontale con la Cina, un viaggio che comincerà in quell’anno e che sarà l’opportunità per costatare con i propri occhi la crescita e il cambiamento di un paese che tuttora si sta evolvendo però se adesso noi stiamo assistendo a questa “impennata” della Cina, ormai evidente, Lupis ne aveva predetto la salita ancora agli antipodi prima del nuovo millennio, in quegli anni quando l’entrata della Cina nel mondo dell’economia internazionale ci sembrava solo fantascienza, il titolo “I Cannibali di Mao” deriva da questa evidente ragione, infatti se un tempo i comunisti di Mao, a causa di una carestia mangiarono i bambini adesso la famelicità della Cina assume connotati metaforici, nel XXI secolo l’appetenza cinese è figurata, in particolare l’ascesa cinese è come se volesse ingoiare l’economia e la cultura occidentale, essa si manifesta come un voler riprendere “terreno” e questa rivendicazione cinese a volte si scontra con la visione occidentale che stenta a percepire come un buon auspicio la crescita della Cina quindi questa sensazione di essere “divorati” il Nostro la identifica come una “paura dell’orientale” e avverte l’esigenza di tramutarla in un testo in cui egli si limita a darci le chiavi per prendere coscienza, ma si guarda bene dall’esprimere giudizi di valore. Forse in parte è vera questa rapace evoluzione della Cina? Oppure é il nostro sguardo che ci porta a puntare il dito e farcela giudicare come “divoratrice”? Il viaggio del Nostro diventa, allora, lo spunto primordiale per ripercorrere con ardore le tappe che hanno segnato non solo il cammino della Cina, ma anche il suo coinvolgimento nell’ambito mondiale. Da giornalista ambizioso e caparbio il Nostro scruta e investiga tutte le componenti del territorio cinese dal cinema alla politica, dalla moda all’arte, dall’economia all’istruzione mettendo al vaglio anche la legislazione che regolamenta il tasso di natalità del paese. Uno degli episodi presenti nel testo che più incide, come una lama a doppio taglio nel ritmo narrativo, è sicuramente la manifestazione di Tienanmen; Deng Xiaoping si scagliò con forza contro alcuni dimostranti nel giugno del 1989 usando duramente la violenza contro la propria gente per paura che il regime crollasse a favore della democrazia. L’espediente letterario del Nostro è la prolessi, alla fine di ogni paragrafo viene brevemente anticipato l’argomento della parte successiva, in questo modo l’attenzione del lettore non viene mai smorzata. La bramosia conoscitiva di Lupis, attraverso gli artifici letterari che ho menzionato, si impossessa pagina dopo pagina di chi si approccia all’opera, è indubbio il ruolo super partes dell’autore il quale mette in luce vizi e virtù della Cina, segreti e complotti diplomatici senza minimizzare o amplificare gli eventi storici paragonandoli, per quanto possibile, a quelli occidentali mettendoli sullo stesso piano con un sano comparativismo storico e alla luce dell’engagement frenetico del nostro giornalista “I Cannibali di Mao” è impregnato di disquisizioni riflessive di supremo valore.

Sabrina Santamaria

Tutti i diritti riservati

Foto: Giorgio Perottino

Un’ambasciatrice di versi: Il recital di Clara Russo (a cura di Sabrina Santamaria ed Eduardo Terrana)

Un’ambasciatrice di versi: Il recital di Clara Russo

BIOGRAFIA di RUSSO CLARA

Clara Russo è nata a Messina il 17/10/1962. Vive, lavora e risiede a Messina.
Fin dall’età giovanile è attratta dalla letteratura , per la quale sempre nutrirà grande interesse.
Nell’età matura sviluppa una forte passione per la poesia. Per puro caso approda alla declamazione. Un poeta l’ascolta come declamatrice e ne resta affascinato. Da lì è stato tutto un susseguirsi di incontri di poesia che hanno consentito a Clara Russo di dimostrare le sue notevoli qualità recitative ed espressive e farsi apprezzare come interprete di indiscusso valore non solamente nella sua meravigliosa terra di Sicilia ma anche al di qua dello stretto.
Clara Russo è un’ Artista che rivela grande professionalità. Possiede la grande dote di una voce che riesce a modulare con bravura ed una timbrica che si distingue per espressività.
È la sua una voce che sa interpretare il sentire del poeta, che trasmette emozioni, stupisce, incanta ed arriva all’anima di chi l’ascolta.
Clara Russo sa declamare in modo pregevole e , con voce virtuosa, sa rendere il verso armonioso, come un canto, che affascina l’orecchio e fa sognare.
Le declamazioni poetiche di Clara Russo sono autentici profumi di vita, che la sua voce dolce, cadenzata, suadente, aspirata, armonica, vellutata, rende piacevoli, come le note di una dolce sinfonia. Sono un invito alla fantasia a muovere nel giardino della memoria alla ricerca di ricordi sopiti sotto una spessa coltre di polvere accumulata dal tempo dell’indifferenza. Come un lento procedere lungo i binari della vita accompagnano la memoria in un viaggio dell’anima riscoprendo dolci sensazioni, vibranti emozioni, già vissute ma che tornano a far pulsare il cuore di nuovo entusiasmo di vivere.

Eduardo Terrana

• Nota critica alla video poesia “ A te dolce creatura” di Carmelo Cossa- voce di Clara Russo-

È la tua video poesia: Una radiografia osannante i pregi del tuo saper declamare con voce virtuosa e sapiente delizia che “trasforma la musica dei versi in un canto” che affascina l’orecchio di chi ascolta e fa sognare l’amore vissuto o desiderato se non mai vissuto . “ Sarà ascoltando questa voce che sogneremo l’amore di un verso e lo vivremo! “, recita la poesia, un verso che è un invito all’amore che non è mai peccato sia che ognuno lo sogni sia che lo viva nella realtà sentimentale della propria esistenza. Sogno e amore… Poesia e sogno… Amore e poesia, ecco la triade esistenziale in cui perdersi non per sprofondare nell’abisso ma per elevare l’animo verso la più alta cima del sentimento.

Link: https://m.youtube.com/watch?v=KvZG0QIyAcQ

Eduardo Terrana

• L’ascesi nel mondo della poesia
Clara Russo è una declamatrice molto ricercata e amata da molti poeti, ultimamente ha donato la sua voce in moltissimi recital poetici, premiazioni dei concorsi, reading poetici e soprattutto nelle video poesie. La sua fama è dovuta alla sua capacità innata di sapersi “tuffare” con eleganza fra i versi dei poeti dando corpus e anima ai testi. La delicatezza della sua voce penetra nella sensibilità di chi la ascolta, la nostra Clara Russo riesce ad attirare l’attenzione nel momento in cui interpreta un’opera, vivifica un testo che si trova nero su bianco, la sua lettura è come un soffio che riesce a risuscitare ogni silloge, anche, magari, quelle definite “obsolete” perché sa decantare versi in modo soave con limpidezza, spesso “ammorbidisce” gli enunciati rendendoli magnificamente gradevoli anche ad un orecchio profano. La Nostra attraverso la sua declamazione conduce l’ascoltatore nel mondo incantato della poesia e gli regala un’immagine scandita dello scavo interiore degli autori conducendolo per mano nell’impenetrabile sentiero dei foschi giardini di chi, con coraggio, decide di scrivere. Ella, allora, diventa la portavoce, il crocevia che consente allo scrittore di entrare passando fra le corde dell’anima dei lettori, Clara Russo scolpisce nella mente dell’ascoltatore le descrizioni delle opere che declama, siano esse poesie o romanzi, poco cambia, oltre al contenuto delle opere lascia un solco profondo la sua interpretazione che sa entrare empaticamente nei vissuti di chi scrive e di chi legge. Declamare non è un compito per nulla semplice in quanto necessita di un’immersione nell’ “essere l’altro” per esprimere la giusta carica emotiva nascosta tra le righe di un componimento, proprio in questa ardua missione si cimenta Clara Russo e visti i risultati direi che osa con successo.

Sabrina Santamaria

• Nota critica alla video-poesia “Brivido di donna” di Nadia Pascucci -Voce di Clara Russo

In questo componimento l’interpretazione delicata e sensuale della voce di Clara Russo si unisce armonicamente con lo stile dei versi che mettono a nudo la sensibilità dell’essere donna. L’andamento crescente della passione che emerge passo dopo passo viene accompagnato da una punta di eleganza e la ritmicità travolgente che risveglia i sensi si abbraccia con un trait d’union alla declamazione della Nostra che coinvolge l’ascoltatore fra i meandri del mondo femminile scoprendo frammento dopo frammento la genuinità del messaggio poetico in cui una donna, Nadia Pascucci, decide di mettersi a nudo, facendo scivolare delicatamente tutti i veli lasciando che l’anima si esprima e si narri per questa ragione questa poesia ha ottenuto una segnalazione di merito al “Premio Internazionale Poesia e Racconti Pina Alessio”. In questa frenesia fatta di versi e pause trova un porto sicuro e meritato l’impegno della nostra declamatrice la quale, imperterrita, non si dà per vinta, ma entra nel vivo della video-poesia strappando ogni traccia di incertezza ed accendendo tutti i barlumi amorosi disseminati nel testo, la sua voce si amalgama per accendere la scintilla focosa descritta ardentemente da Nadia Pascucci, un melange perfetto che trasforma questa video-poesia in un capolavoro.

Link: https://m.youtube.com/watch?v=9CtovCKNdKY

Sabrina Santamaria

• Nota critica alla video-poesia “Passaporto per il cielo” di Giovanni Malambrì -Voce di Clara Russo

Lo spirito religioso di questa poesia racchiude un grande messaggio cristiano, molto profonda l’espressione finale dei versi che comunicano la chiave per andare al cielo: l’amore, la speranza, la carità. Il pathos del poeta per il sacrificio di Cristo brucia consumandosi fra gli enunciati, in questa circostanza la nostra declamatrice si veste di sacralità e muta il suo stile, qui il suo declamare diviene un sussurro elegiaco, mettendo insieme il sentimento sacro con la tristezza per il sacrificio di Cristo. La forza del componimento è racchiusa nell’inventario fornito ad ogni credente per aver salva la propria anima, c’è un solo modo per arrivare in cielo: seguire il cammino tracciato da Cristo, l’espressione risoluta della Nostra svela il mistero della beatitudine ben delineata da Giovanni Malambrì il quale si è classificato al primo posto al Concorso internazionale di poesia “Sant’Antonio Abate”. Questa video-poesia l’ho associata alle laudi di San Francesco d’Assisi, in cui l’autore narra dell’immortalità dell’anima e di una morte nello spirito, il tema, infatti, per certi aspetti è medievale e scolastico, ma la chiusa finale del testo lo rende biblico, la voce di Clara Russo si innesta autorevolmente, se all’inizio la poesia potrebbe apparire elegiaca la conclusione è pleonastica, la nostra fine dicitrice incorpora all’unisono la fede del poeta il quale crede nel Figliuolo di Dio che ha dato la vista ai ciechi. La Nostra diviene ambasciatrice di questa devotio Deus che Giovanni Malambrì infonde tra le sue righe con ardore. La dedizione di Clara Russo è non indifferente tanto da far innamorare ogni persona della sua candida esposizione.

Link: https://m.youtube.com/watch?v=mfRGmma8Dy0

Sabrina Santamaria

La riflessione trasposta in disegno: Le doti di Naomi Cerra (a cura di Sabrina Santamaria)

“La riflessione trasposta in disegno: Le doti di Naomi Cerra” a cura di Sabrina Santamaria

• Cenni biografici di Naomi Cerra

Naomi Cerra è nata il 27 Novembre del 1987 a Messina. Da sempre innamorata dell’arte in tutte le sue forme, stili e particolarità espressive ha deciso di frequentare l’Istituto d’arte Basile di Messina accostandosi all’arte con dedizione e voglia di apprendere. Approfondisce il suo percorso artistico studiando da autodidatta creando disegni davvero impeccabili. Il suo talento é davvero notevole e mostra una spiccata dote espressiva.

• Nota critica al disegno “Il tempo astratto di Bergson” di Naomi Cerra

Non è mai esistita una tematica tanto più discussa di quella del tempo perché essa si estende a diversi significati, plurimi, molteplici tanto che ancora oggi filosofi, fisici e scienziati non si danno posa per approfondire sempre di più le loro conoscenze. Il tempo dà un senso di incommensurabilità all’essere umano in quanto è astratto non si vede, non si può toccare, forse a mala pena lo si può solo immaginare, ma, a mio modesto parere la mente umana si incontra con i suoi limiti quando cerca di lambire tutte le dimensioni temporali. Nonostante ciò la tematica della temporalità è stata protagonista di molte opere d’arte e di molte speculazioni filosofiche, basti pensare a Salvador Dalì il quale nel suo fatidico dipinto che rappresenta degli orologi che si sciolgono ha voluto trasmettere ai suoi contemporanei l’idea di un tempo degli orologi che non esiste contrapponendo l’immagine di un tempo dell’io, dell’anima molto dilatato e complesso. La nostra Naomi Cerra con semplicità ed essenzialismo ci ripropone lo stessa tema e ci dà uno spunto per poter riflettere su come il nostro essere si proietta o nell’eterna passeità ( termine molto caro ad Heidegger) o in un futuro a volte prossimo a volte troppo lontano. Il disegno di Naomi Cerra, apparentemente un banale orologio da tasca, mi ha ricondotta ad una riflessione sulla rapacità dell’uomo rispetto agli attimi temporali, è come se l’uomo fosse sempre più avido del suo stesso tempo, è come se lo maltrattasse trattandolo come una cosa banale mettendoselo in tasca, invece il nostro tempo andrebbe preservato, curato come una pianta, invece la voracità dell’essere umano comporta uno spreco disimpegnato come se tutto appartenesse all’uomo e fosse un suo diritto a prescindere. L’essenzialità espressiva della Nostra disegnatrice conduce l’osservatore ad una presa di coscienza del suo tempo per considerarlo un “dono” e non sciuparlo ante litteram senza ragione, il tempo è ciò che abbiamo di più prezioso, basterebbe a volte accarezzarlo e imparare dalle lezioni che ci impartisce senza asservirlo.

Sabrina Santamaria

• Note critiche al disegno “Culture allo specchio” di Naomi Cerra

Uno sguardo rivolto all’altra faccia della medaglia? Due mondi che si incontrano anche solo un istante e si guardano? Colpisce immediatamente lo sguardo delle due donne che appaiono nel disegno. Naomi Cerra usa una metafora molto profonda per rappresentare le due culture: La donna. Quest’ultimo aspetto è molto incisivo perché gli uomini difendono e proteggono la loro cultura come se fosse una donna che a loro appartenesse. La tanto agognata cultura diventa, purtroppo, una sorta di marchio di fabbrica che avvinghia il genere umano in una stupida etichetta. Questo disegno può essere analizzato attraverso due chiavi argomentative ambe due valide: ad una prima osservazione del disegno si coglie subito la sensazione di pregiudizio che emerge, le figure che appaiono nell’opera si specchiano, si guardano, ma con sospetto. La seconda chiave per interpretare il messaggio che la Nostra ci comunica è che le donne si proiettano l’una verso l’altra nel senso che nell’una, in realtà si vede l’altra, non c’è in fondo alcuna diversità sostanziale, prima di essere una donna africana ed una occidentale, sono due donne a prescindere! L’uomo prima di appartenere ad una cultura è un essere umano e come tale appartiene in toto a tutta l’umanità. Queste due figure riflettono gli occhi dell’altra, è come se avessero rispettivamente uno specchio in cui vedere la propria medesima figura, pertanto credere di scrutare le differenze è solo una banale illusione costruita ne i secoli dai teorici delle “razze” e del darwinismo sociale di Spencer. Molto profondo lo scarto artistico di Naomi Cerra che riesce con alcuni tocchi di matita a rendere concreti in un disegno le realtà più crude e crudeli del nostro genere. L’abilità stilistica della Nostra si interseca con la sua sensibilità, con la sua volontà a voler rappresentare in un foglio bianco l’intimo dell’animo umano, i suoi disegni( questi tre qui che proposto non sono gli unici) sono impregnati dalla volontà della loro autrice di voler preservare i valori dell’uomo ecco perché spesso i suoi disegni hanno un unico soggetto, sono essenziali, non presentano particolarismi o molti dettagli che potrebbero distrarre l’osservatore dal messaggio principale delle opere. Se potessi sintetizzare il lavoro artistico di Naomi Cerra direi che la sua è un’abnegazione artistica contro la banalità che vorrebbe soffocare l’uomo nel non-senso e nel nulla.

Sabrina Santamaria

• Note critiche al disegno “Il pianto dell’anima” di Naomi Cerra

Cosa rappresenta una lacrima? Qual è il leit motiv che porta una persona a piangere per qualcuno o per qualcosa? Le lacrime sfiorano la punta infinitesimale della sofferenza? Si può davvero rendere concreto il dolore? È frase comune e conosciuta che gli occhi comunicano tutti gli stati d’animo, possono brillare dalla gioia o spegnersi per la tristezza. L’occhio del disegno della nostra Naomi é acceso ed è ricco di molti dettagli, è stato raffigurato con dovizia di particolari: la pupilla, la retina, le ciglia. Ogni piccolo aspetto coglie l’attenzione dell’osservatore che non può che riconoscere il talento della sua autrice. I disegni di Naomi Cerra sono molto tridimensionali perché attraverso l’uso della tecnica del monocromatico emergono i gradi di profondità, non sono disegni piani, piatti, ma si ha la sensazione di poter toccare con le proprie mani i soggetti raffigurati soprattutto nel caso dell’occhio questa esigenza si fa più forte e sentita perché con quale artificio artistico si può trasmettere la sofferenza? Solamente rendendola il più concreta possibile. Un’altra caratteristica di questo disegno é la libertà interpretativa che gli si può attribuire, l’occhio piange è vero, ma i motivi potrebbero essere molteplici e su questo aspetto Naomi Cerra lascia tutto all’immaginazione dell’osservatore. Crea un bel gioco artistico per sviluppare le capacità empatiche degli osservatori dimostrando ai “profani dell’arte” che la cultura, l’educazione alla bellezza non è “quella cosa per la quale il mondo resta tale e quale” proprio per questa ragione bisogna diseducare l’uomo all’atonicità in cui è abituato a vivere nel quotidiano per uscire dalla cappa in cui è incatenato, legami insignificanti che egli stesso ha creato, ma attraverso l’arte, la bellezza, la letteratura si può tornare a “sentire” le corrispondenze baudelairiane per avere l’ essenza dell’ essere e non vivere nei meandri di un’assenza di un essere.

Sabrina Santamaria

L’ALCHIMIA INTROSPETTIVA DI TANIA GALLETTA (a cura di Sabrina Santamaria)

L’alchimia introspettiva di Tania Galletta

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Tania Galletta si innamora della poesia in tarda età, dopo aver vissuto esperienze assai dolorose. La poesia diventa terapia per l’anima.
La penna tramuta in versi le sue sofferenze e nascono così rime molto intime che, in una fase iniziale, tiene solo per sé.
Comincia a frequentare la domenica i “caffè letterari” di varie associazione, per poi divenire socia ordinaria dell’A.S.A.S. (Associazione Siciliana Arte e Scienza).
Un’amica poetessa già affermata, Maria Romanetti, la vuole relatrice per il suo libro per ragazzi “La Vittoria del Fantagatto”, presentato nei locali della Provincia di Messina, nel novembre del 2013, esperienza proficua che metterà in luce le sue capacità critiche.
Con l’amica poetessa si diletta a comporre poesie, alternandosi nella stesura dei versi, si tratta infatti di liriche estemporanee “non limate”, grazie a una pagina Facebook creata da entrambe, nella quale, una continua i versi postati dall’altra e viceversa.
Verranno alla luce ben quaranta poesie che saranno raccolte nel volume “Duettando in versi”. L’A.S.A.S. ne curerà la presentazione il 6 dicembre 2014, presso il Salone delle Bandiere del comune di Messina.
Nel febbraio 2016, con l’associazione culturale Kafka, è relatrice per la presentazione del libro di Carlo Barbera “Il migliore dei padri”, presso il Book-store Feltrinelli di Messina.
A settembre dello stesso anno conosce il poeta Giuseppe Anastasi, che la coinvolge nella prima elaborazione teatrale sperimentale del suo poema epico, ovvero “La Grande Seduzione”, decidendo quindi di aderire al progetto culturale indipendente Sedotti Sognatori Seducenti, anche denominato 3S-team, nel quale collabora tuttora attivamente.
Questi i trofei ottenuti:
23 marzo 2019 – Premio “Verba Volant, Amor Manet” (Acicastello) – Menzione d’Onore con la lirica “Sogno”
27 aprile 2019 – Premio “Antonino Bulla” (Catania) – 3° posto con la lirica “Le tue Mani”
5 luglio 2019 – Premio “Boccavento 2019” (Santa Teresa di Riva) – Premio Speciale della Critica con i racconti “Il piccolo intoppo” e “L’ultimo scatolone”
6 luglio 2019 – Concorso “Pina Alessio” (Gioia Tauro) – Menzione d’Onore con il racconto “Due numeri per Carla”

• DUE POESIE SCELTE di Tania Galletta

“TI CERCHERÒ”

Ti cercherò all’alba,quando rosate note
baciano gli occhi ancora assonnati.
Ti cercherò tra l’azzurro del cielo,
quando candidi cirri,si inseguono e mi sorridono.
Ti cercherò tra le spumose onde,
quando argentee dita,carezzano il mio corpo inquieto.
Ti cercherò tra le zolle appena smosse,
a cui mani fiduciose affidano future messi.
Ti cercherò tra le note del vento,
che mi riportano antiche e solenni promesse.
Ti cercherò anima mia,
flagellata da un amore impetuoso,
coccolata da fanciulleschi sorrisi,
delusa da promesse inattese.
Ti cercherò…
Tra i silenzi di austere mura,
tra i profumi dei fiori e dei ceri accesi,
tra perline sgranate da labbra ormai mute.
Li’ ti troverò.
Lenirò le tue ferite.
Bacerò le tue lacrime.
Insieme a te,sorriderò ad una vita nuova.

“LE TUE MANI”

Amavo le tue mani
Farfalle colorate sui bianchi tasti
Zefiro seducente che il corpo mi sfiora
Dolce abbraccio delle nostre notti
Alle mie intrecciate da nuziale anello
Amavo
Temo adesso le tue mani
Picchiano forte sui tasti
Bufera improvvisa che il corpo mi segna…
Morsa violenta d ‘amore priva
Ormai nude e alle mie lontane
Temo ma ancor più io amo
Da te fuggo, ma da te torno
Cerco le tue mani
Finché morte non ci separi.

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Trascrivere in versi le proprie emozioni è facile a dirsi, ma molto complesso a mettere in atto come attività poetico-letteraria. Da sempre noi tutti sosteniamo che l’artista, il poeta, lo scrittore attraverso l’ausilio della loro arte comunicano al pubblico il loro “sentire”, a volte mi sembra un’immagine che si è creata, ma, ormai sta diventando preconfezionata, allora chiunque mette nero su bianco un suo stato d’animo può definirsi artista? Certamente no, il poeta così come l’artista è colui che fa vibrare le corde dell’anima di chi legge o osserva, egli è colui che riesce a scandagliare la parte più nascosta dell’essere umano; questo è uno degli obiettivi che si pone la nostra Tania Galletta con la sua delicata “pena” che malgrado tutto scopre con ardore e passione la tenue fragilità dell’uomo, nei suoi versi non troveremo sicuramente gesta eroiche né bramosia né ambizione. La sua poesia appare navigare lentamente nel mare calmo di un’anima che si impegna ad osservare con uno sguardo forse timido, ma sincero. La lettura dei testi di Tania Galletta conduce ad un relax dei sensi completo in cui la mente si incontra col cuore e con lo spirito mentre ho posto attenzione ai suoi elaborati ho percepito nella Nostra un forte legame con i sentimenti che legati al genere poetico diventano alchimia pura. La nostra autrice ha un modo di darsi autentico al mondo ponendo tanta fiducia in chi la leggerà fiducia che i suoi enunciati si possano incontrare con un lettore sensibile. Lo stile poetico di Tania Galletta si mescola a quell’esser-per-la vita che Heidegger avrebbe definito inautentico, ma la Nostra riesce a vestirlo di una forte carica esistenziale tanto da far rivivere ancora oggi l’essere come mistero da scoprire.
Sabrina Santamaria

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INTERVISTA a TANIA GALLETTA

S.S: Cosa rappresenta la poesia per te?

T.G: All’inizio è stato il mezzo per farmi elaborare il dolore che portavo dentro l’anima, adesso, la poesia ha liberato il mio essere, è stata una catarsi, in quanto riesco a mettere su carta il mio sentire, da mezzo di elaborazione è diventato ora parte integrante del mio modo di guardare il mondo.

S.S: Quali sono secondo te le tematiche privilegiate della poesia?

T.G: La mia poesia è per di più intimistica, amo raccontare di me, ma, ultimamente ho affrontato temi sociali, come il caso di Lampedusa che ha colpito la mia sensibilità: “In tasca la foto di una vita vissuta nel cuore la speranza di una vita da vivere” questo verso è nato da una notizia che ho ascoltato in tv in quanto nella tasca di un uomo annegato hanno trovato una foto.

S.S: Quale sensazione lasceresti ad un tuo possibile lettore?

T.G: Mi piacerebbe imprimere nel cuore del mio lettore la scoperta di se stesso come essere autentico, vorrei fare emergere la parte più nascosta di sé.

S.S: A tuo giudizio la poesia è al di sopra delle altre arti?

T.G: Secondo me il punto di partenza è uguale per ogni forma d’arte, il pittore tinteggia sulla tela le sue emozioni, come il musicista che compone le note della sua anima, il poeta verseggia sul suo stato d’animo.

S.S: Qual è la tua missione poetica?

T.G: Oggi la poesia è una delle forme di comunicazione più valide perché sentiamo la necessità di esprimerci attraverso dei versi che possano tradurre i sentimenti, in questa società digitale io sento un ritorno da parte dei giovani a questa modalità espressiva anche io ho trovato un mezzo valido per aprirmi agli altri.

S.S: Quando i versi incontrano l’anima?

T.G: I versi incontrano l’anima quando l’animo umano ha bisogno di esprimersi e i questi diventano il mezzo mediante i quali l’anima si esprime.

S.S: Pubblicherai una tua prima silloge?

T.G: Ho pubblicato un libro di poesie a quattro mani. Io sono po’ timida, ma penso proprio che pubblicherò un’opera, da poco ho scoperto anche i racconti brevi quindi avrò il piacere di raccontarti in futuro della mia prima pubblicazione.

S.S: Un poeta potrà sentirsi mai soddisfatto?

T.G: Io penso proprio di no, in quanto il poeta cresce in divenire, nell’evoluzione eterna del suo poetare all’infinito, la poesia è una continua ricerca interiore.

S.S: Con le tue poesie c’è stato un momento in cui ti è sembrato di volare?

T.G: Sì, in diverse occasioni, quando leggo i miei testi alle mie amiche e loro valorizzano quello che ho scritto ma anche all’ultimo riconoscimento che ho avuto a Santa Teresa di Riva, ho ricevuto il “Premio Boccavento 2019” (Premio Speciale della critica) in cui la giuria ha percepito in me una crescita espressiva.

S.S: Da quali fonti trai maggiori ispirazione?

T.G.: L’ispirazione arriva improvvisa, può essere una notizia, o una persona, oppure come nel caso della poesia religiosa è stata una passeggiata in cui ho guardato il mondo non da spettatrice, ma da attrice, mi sono sentita parte integrante del creato quindi l’ispirazione nasce spontanea, da quello che senti, ma anche da quello che vivi, come nel caso della mia esperienza di volontariato con l’associazione “Bucaneve” vivendo a stretto contatto con bambini nati prematuri è nata in me l’esigenza di scrivere una poesia dal titolo “Bucaneve”.

“Le lacrime dell’anima che la penna ha tramutato in versi” cit. Tania Galletta

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Intervista rilasciata da Tania Galletta a Sabrina Santamaria

Tutti i diritti riservati, 2019

L’ANIMO SOSPESO ALLE VARIE DIMENSIONI DELLA VITA: la “VITA TRASVERSALE” di FELICE SERINO (a cura di Sabrina Santamaria)

L’animo sospeso alle varie dimensioni della vita: la “Vita trasversale” di Felice Serino a cura di Sabrina Santamaria

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Guardare oltre per scrutare profondamente il riflesso dell’altro, spingersi al di là di ogni immaginazione possibile; questa profonda sensazione mi ha suscitata la lettura della raccolta poetica di Felice Serino “Vita trasversale e altri versi”, un’eclissi dell’anima che conduce passo dopo passo ad un mosaico ultra mondano che il nostro poeta compone. L’ispirazione alla musa non costituisce solamente un retorico artificio letterario, ma un vero e proprio flatus vocis che accompagna il poeta per tutte le sezioni della raccolta. Il poeta, in questo capolavoro, riflette come uno specchio i sentimenti umani, gli intrinseci bisogni della natura umana, come essere che appartiene all’universo e si sposa con esso, infatti l’uomo è l’ornamento perfetto del cosmo, completamento infinitesimale che unisce il creato a Dio, solo nell’uomo si manifesta quel punto di incontro cruciale con l’Essere Supremo. Serino conia dei neologismi, dei termini che appartengono alle volte al linguaggio della chimica e della fisica, ma che diventano patrimonio inscindibile del suo corredo linguistico. La sua sensibilità osserva la realtà in modo trasversale attraversando i componenti vitali della vitali, come gli antichi greci che studiavano l’archè del mondo e la trovarono negli elementi naturali: acqua, fuoco, terra. Come se il nostro poeta vorrebbe partire all’origine primordiale del mondo per concludere con un’unione armonica e pacifica dell’uomo con il creato e Dio, in “Sogno di Cupido” ci descrive la sua visione: “Vedevo nel tempo di Veneralia in un cielo quasi dipinto splendere carnale fiamma”. Soffermandoci fra i versi di Serino notiamo un forte attaccamento alla vita, ma non solamente alla vita usuale, solita che viviamo, ma ad un atomo di vita che conosciamo quando ci interroghiamo sul significato ultimo del quotidiano, come in “Ondivaghe maceri parole”: “Quando ti rigiri tra le lenzuola ondivaghe maceri parole dove latita il cuore somigli al gabbiano ferito che solo in sogno ritrova il suo mare, la vita altra”. Fuori dal tedio che assilla l’uomo, quel tedio leopardiano che portava il pastore errante dell’Asia a chiedersi il significato del nascere e del morire, quel solipsismo che inquietava il nostro pastore( nel caso leopardiano), in Serino troviamo, invece, la volontà sincera, quasi un’abnegazione, a voler trovare delle assonanze fra l’uomo e l’aria che respira, è presente l’intenzione di creare una sorta di panteismo con il mondo. L’idea del nostro poeta è quella di mettere a soqquadro i modi di osservazione, ecco, perché “Vita trasversale” si tratta di un’appercezione che cerca di unire i vari modi di darsi dell’uomo al mondo, un’unione delle categorie aristoteliche che diventano un’unica sostanza, oltre l’esistenziale heideggeriano. Fenomenologicamente il nostro poeta opera un lavoro coraggioso e accademicamente impegnativo; quello di unire scienza e letteratura. Cerca di agire mettendo in atto un folle volo e compie un salto nel buio, “Vita trasversale” mi ha, anche, suggerito l’idea di un desiderio inconscio verso ciò che è ignoto, come a voler toccare con la punta delle dita l’infinitesimale, l’inquantificabile. Ciò che non può essere quantificato mentalmente può essere soltanto sfiorato solleticando la punta del naso all’infinito, in “Sognarmi” esprime esattamente questa sua esigenza poetica: “Sull’otto orizzontale librarmi etereo piume d’angelo a coperta di cielo”. Un altro aspetto, sicuramente da non trascurare fra le tematiche di Serino è l’onirico, l’incontro appassionato e agognato dell’essere umano col sogno, cosa ci regalano i sogni? Sono sostanza, qualcosa di palpabile? Oppure il loro carattere apparentemente inconsistente li rendono inafferrabili? Il sogno è un altro modo dell’uomo di darsi nell’esistenza, un’unione dell’ in sé e il per sé che diventa fenomeno infatti in “Dove palpita in sogno” racconta al lettore questa esperienza del sé nel dispiegarsi delle sue forme: “Da una dimensione parallela il Sé in me rispecchia la sua primaria origine punto dell’eterno dove palpita il mio sogno di carne e cielo” oppure in “Espansione”: “Il sogno è proiezione? o sei tu veste onirica uscito dal corpo?”. La poesia di Serino esprime un modo arroccato, abbarbicato fra la vita usuale e la vita ignota, le sue poesie esprimono l’animo di chi sta appeso ad un filo sospeso facendo l’equilibrista fra i vari strati consci della vita umana, che sia terrena o celeste questo ancora non lo sappiamo, ma l’esigenza poetica del nostro in questa silloge è quella di cogliere a braccia aperte le dimensioni eterne dell’infinito.

“L’essere si spande si sogna moltiplicato in fiore atomo stella appendice? O espansione è il sogno”

cit. tratta da “Espansione” di Felice Serino

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Sabrina Santamaria

Tutti i diritti intellettuali riservati

FABRIZIO CACCIOLA E IL SUO STILE DELL’ “OLTRE TEMPO” a cura di Sabrina Santamaria

Fabrizio Cacciola e il suo stile dell’ “Oltre tempo” a cura di Sabrina Santamaria

• Note biografiche di Fabrizio Cacciola

Fabrizio Cacciola nasce a Messina, il 28 Marzo del 1981, da Cesare Cacciola e Katya Marotta, in un ambiente familiare che valorizza l’arte e la cultura.
Bambino estroverso e vivace, dalle spiccate capacità comunicative, accompagnate da una grande sensibilità e da un’innata predisposizione alla recitazione, rivela una precoce propensione verso l’arte in tutte le sue forme.
Manifesta dapprima nelle scuole elementari e successivamente alle medie una predilezione per la rima, creando delle irriverenti filastrocche, volte ad ironizzare su maestri, professori e compagni di scuola.
Terminata la scuola dell’obbligo, asseconda il suo interesse verso le materie umanistiche, conseguendo un diploma magistrale nel 1999.
Decide di scrivere una poesia per il proprio bambino, “Canto di un padre” e si accorge con stupore di produrre con estrema naturalezza versi in rima in endecasillabo dantesco.
Ha recentemente iniziato un cammino che lo sta conducendo alla notorietà nel panorama poetico, inanellando svariati premi, saltando da podio a podio, a Messina, a Catania, a Palermo ed in Calabria nonché alla composizione della sua prima silloge, formata da più di quaranta opere ed al suo primo romanzo, ispirato al poema epico “La grande seduzione” dell’amico Anastasi, attraverso il quale aderisce al progetto culturale indipendente dei Sedotti Sognatori Seducenti, anche denominato 3S-team.

Il Canto delle muse ispira i cuori sensibili che sanno origliare il dolce suono dei versi che comunicano la musicalità poetica. Il poeta compie un viaggio interiore dell’anima che pennella a tinte fosche i suoi sentimenti. L’amore a livello tridimensionale viene narrato da Fabrizio Cacciola, poeta al crocevia tra la tradizione e la modernità; riprende gli stili metrici del passato traslandoli alle tematiche odierne, proprio per questa ragione il Nostro esprime grandi doti poetiche ed è molto gettonato nei concorsi conquistando la maggior parte dei podi. Talvolta lancia delle vere provocazioni a se stesso e ai lettori, mostrando oltre che talento anche sincerità espressiva. Quest’ultimo aspetto, in particolare, spesso è molto apprezzato dai giurati di vari concorsi, in quanto ipocrisia e finto perbenismo non entrano nei panni del nostro Cacciola. La poesia diventa mezzo salvifico, in primis, per Fabrizio Cacciola che trova in essa la manifestazione più intrinseca e aulica del suo essere. Egli si cataloga oltre i luoghi e il tempo, in una dimensione atemporale che trascende ogni epoca storica oserei ardire nella dimensione dell’oltre tempo.

Sabrina Santamaria

CANTO DI UN PADRE di Fabrizio Cacciola

Per te sarò compagno d’avventura
E Terra sotto i piedi saldamente,
Insieme spegneremo ogni paura
E fonderem col cuore anche la mente.

Sarò chi cerchi dentro la battaglia,
Legati in corsa lungo la salita
E quando la tristezza t’attanaglia,
Sai già che curerò ogni tua ferita.

Il tempo che do a te mi rende ricco,
Le libertà lasciate non rimpiango;
Mi nutre il fuoco che ogni sera appicco,
Mentre ti stringo in un paterno tango.

Amico sempre è vero, ma, t’avverto,
Dovrò tagliare i rami che non vanno;
Tu non sarai d’accordo quest’è certo,
Ma cose son che i veri padri fanno.

Sicuramente anch’io commetto sbagli,
Non mi hanno certo dato un patentino,
Ché dalla vita ho preso pugni e tagli…
Vorrei tu fossi pronto piccolino;

Per questo a volte tu mi trovi duro,
Sarò il tuo scudo sì, ma non per sempre
E quando dormirò, sarò sicuro
Che il mio ragazzo è un uomo d’alte tempre.

• Intervista a Fabrizio Cacciola

S.S: Se dovessi fare una classificazione, a quale posto della tua vita metteresti la poesia?

F.C: Per me è un antidolorifico che mi permette di sfogarmi e raccontarmi. Adoro dire che scrivere mi aiuta ad evitare di andare in giro con un machete. Sicuramente nella mia vita, la poesia ha un ruolo di fondamentale importanza, al pari del cibo e dell’aria che respiro.

S.S: Chi è il vero poeta secondo te?

F.C: Sarei ipocrita se dicessi che il vero poeta è chiunque metta nero su bianco un’emozione. Il poeta meritevole di questo appellativo deve riuscire a strapparsi l’anima ed imprimerla su un foglio, affinché chi leggerà i suoi versi possa rivivere in prima persona sensazioni, luci e colori, carpendone l’essenza.

S.S: Quale tematica, a tuo giudizio, un poeta dovrebbe affrontare?

F.C: Senza ombra di dubbio il poeta, come ogni essere umano, è soggetto a contaminazioni dettate dal contesto sociale-politico-ideologico in cui vive. Non credo possa esistere una tematica giusta o sbagliata su cui scrivere ed è proprio questo il bello: il poeta può utilizzare la penna come un fiore da donare al proprio amore o come un’arma per distruggere i suoi nemici.

S.S: Della tua esperienza con la poesia cosa ti ha emozionato di più?

F.C: I premi, i riconoscimenti e gli applausi sono sicuramente piacevoli, ma ciò che mi gratifica di più è vedere una scintilla di sincera emozione negli occhi di chi apprezza una mia lirica.

S.S: Quando scrivi tenti di avvicinarti al lettore?

F.C: Assolutamente sì! Cerco di creare delle immagini, di evocare luoghi e profumi che albergano nella mia mente, in modo tale da suscitare al lettore attento una visione totale ed una immedesimazione nei versi. Un po’ come un regista nella realizzazione di un film. La mia visione futura legata alla poesia mi spinge ad immaginarla non più su un libro, ma arricchita da musica ed immagini che amplifichino la potenza dei versi e per questo sto creando delle video poesie.

S.S: La poesia sfiora la bellezza, ma in quale punto infinitesimale?

F.C: Per rispondere in modo esauriente a questa domanda ci dilungheremmo oltre ogni limite, perché dovremmo innanzitutto dare una definizione alla bellezza che ovviamente è oltremodo soggettiva. C’è chi trova bellissimo un temporale o chi ama i pipistrelli ed ovviamente dall’altro lato ci sarà chi li detesta. La poesia sicuramente pone le proprie radici sulla bellezza, ma, a mio avviso, oltre all’emozione ed alla tematica trattata, la bellezza nella poesia va ricercata tramite metrica e rima.

S.S: In cosa trovi ispirazione quando scrivi?

F.C: Le mie poesie sono lo specchio della mia anima, per cui è facile asserire che non sia io a trovare l’ispirazione, ma piuttosto è lei a chiamarmi, talvolta a svegliarmi in piena notte ed a farmi scrivere come se fossi sotto dettatura. Scrivo per raccontare l’amore per mio figlio e per i miei cari, per denunciare un disagio sociale e scrivo anche delle vere e proprie invettive contro chi, in un determinato momento, scatena la mia collera.

S.S: In quale testo poetico che hai scritto ti identifichi maggiormente?

F.C: Indubbiamente ‘Dignità’! Questa lirica è totalmente autobiografica. Ho ricevuto numerose coltellate alle spalle, soprattutto in ambito lavorativo. Porte sbattute in faccia e tradimenti mi hanno fatto perdere la pazienza, talvolta la speranza, ma una cosa che non ho mai perso è proprio la dignità.

S.S: Come intitoleresti dei versi che raccontano di te?

F.C: In molte mie liriche ci sono versi che mi raccontano e probabilmente il titolo l’ho già scritto: ‘Signora della rima’.

S.S: La musa della poesia quali personalità ispira?

F.C: Tutte! La musa solletica i meandri più reconditi del mio pensiero e m’aiuta a tramutarli in versi. Ispira il mio essere romantico, come ispira il guerriero che è in me.

S.S: Cosa ti ha particolarmente spinto a scrivere i tuoi primi versi?

F.C: La prima poesia che ho scritto si chiama: “Canto di un padre”, ovviamente dedicata a Cesare, mio figlio, che con orgoglio porta il nome del mio amato Papà.

CONTRO ME STESSO di Fabrizio Cacciola

Son tronfio, antipatico e borioso,
Trabocco d’ogni sorta di difetto,
Saccente, tracotante e dispettoso,
Spregevole per qualsivoglia aspetto,
Dall’umor altamente fastidioso,
Propenso ad esser definito abietto.

Letteralmente privo di morale,
Amante dello scontro ed iracondo,
Puerile e dal sapor superficiale,
Sicuro d’esser io centro del mondo,
Etichettando il prossimo banale,
In vanagloria ed in superbia abbondo.

Il mio melenso affianca l’indolenza,
Che insieme all’apatia van sottobraccio,
Scortati da una punta d’indecenza.
Concedo il mio perdono e lo rinfaccio,
Eterna preda della mia impazienza
Mi soffoca il respiro col suo laccio.

Or che tutte le colpe ho confessato
E forse qualcheduna l’ho obliata,
Non temo affatto l’esser giudicato,
Da chi s’erge a censor per dote innata,
Con boria da superbo magistrato,
Avvezzo a dar sentenza conclamata.

Mi sento in vena sol di consigliare,
Se pronti ad imitar la mia catarsi,
A fare un tentativo similare,
E in versi sopraffini destreggiarsi,
Le pecche di voi stessi enumerare,
Rendendo veritiero lo specchiarsi.

Tutti i diritti riservati all’autore

LA POESIA DALL’ HABITUS EMOTIVO: “PAROLE SPORCHE” di DOMENICO GAROFALO a cura di Sabrina Santamaria

La poesia dall’habitus emotivo: “Parole sporche” di Domenico Garofalo a cura di Sabrina Santamaria

Quanti modi conosciamo per purificarci il nostro stato d’animo triste e pessimo? A volte una condizione depressiva potrebbe impadronirsi di noi fino ad atrofizzare il nostro essere, spesso a causa di un lutto, di una delusione o di una perdita non riusciamo a rielaborare il lutto e rimaniamo ingarbugliati dentro la gabbia dei nostri pensieri negativi. Comunemente sappiamo che facendo emergere le motivazioni del nostro malessere o raccontando a qualcuno dei nostri drammi potremo probabilmente sentirci risollevati e, sicuramente, ci farà l’effetto di sentirci meno soli. Dopo la lettura di “Parole sporche” scritto da Domenico Garofalo ho traslato il mio punto di vista, in quanto, senza rendercene conto, l’arte, la poesia, la musica possono fungere, alle volte, come catarsi dell’anima, come strumenti per far fuoriuscire lo sgomento che ci tiene legati alla rabbia o alla tristezza. Davanti ad un foglio bianco possiamo comporre poesie o qualsiasi testo narrativo che potrebbero salvare il loro stesso autore. Oggi ci troviamo sempre dinnanzi la solita retorica se la poesia possa salvare il mondo, le nuove generazioni, ma, in realtà, la poesia coadiuva a far emergere il poeta stesso affossato nelle sabbie mobili della sua stessa esistenza, da questa angolatura ci rendiamo conto che la poesia, forse in genere la letteratura, si tramutano in una mano invisibile tesa verso il suo stesso autore. La poesia, come il nostro Domenico Garofalo, ci dimostra è una catarsi dell’anima umana, poco importa se il poeta usi un linguaggio aulico, semplici, complesso, in vernacolo o se il testo poetico sia in rima o in stile libero, in questa sede chi scrive accompagna con la sua mano i tormentati strepiti del suo cuore che non osa indugiare a rimirar su stesso in un viaggio interiore che poeticamente viene codificato su carta. È come se il testo poetico non fosse più arazionale o senza emozioni, ma è come se i versi poetici indossassero l’habitus di un’emozione: la rabbia, la gioia, la tristezza, la malinconia. “Parole sporche” è una raccolta poetica che profuma da rito di purificazione, dai riti orgiastici o dionisiaci; l’autore anche nel momento peggiore, nel momento in cui tocca il fondo con le mani non si rassegna e trova una scorciatoia per riemergere. È probabile che molti critici letterari non definiscano la poesia del Nostro degna di essere definita tale, perché alcuni lettori potrebbero definirla scarna di contenuti e povera anche dal punto di vista stilistico. In realtà sforzandosi a leggerla tra le righe la poetica di Garofalo è tutt’altro che vuota di contenuti; sono innumerevoli i testi in cui leggiamo una profonda critica alla società come “Baracche, baraccopoli e baldracche” oppure in cui percepiamo un senso profondo di malinconia lieve che ondeggia a ticchettii fra i versi di alcune poesie. Non sono poesiole i testi di Domenico Garofalo per molteplici motivi; intanto perché questo libro è la sua quinta pubblicazione e il nostro autore ha già dimostrato in altri lavori la sua capacità di saper spaziare da un argomento all’altro, come nel caso di “Cambio matita”, ma adesso il Nostro esige uno scarto linguistico diverso perché è giunto ad una fase stilistico-letteraria che è mutata, vuoi perché un poeta si evolve durante il percorso del suo cammino e i suoi versi possono assumere tinte più accese o più atone. Mi sono piacevolmente immersa in “Parole sporche” perché ho costatato un tentativo da parte del suo autore di mostrarsi per quello che si è, senza timore del giudizio altrui. Una delle prime raccolte poetiche che io abbia letto in cui il lettore non troverà: il mare, l’aurora, le ali, il cielo, le stelle, il sole, la luna o l’amore. Per quanto possano emozionare le tematiche poc’anzi citate, ma, spesso, mi sono resa conto che molti testi poetici mancano di originalità stilistica e pur non volendo alcune espressioni diventano ripetitive, bacate e usurate. Nel libro di Garofalo si impone la quotidianità che, spesso, ci mette sotto scacco e ci domina. La rinuncia all’amore come atto supremo e la rievocazione della fisicità, traspare quasi un antiromanticismo per antonomasia, un tema ormai che tracciato il suo percorso in poesia e non ha più nulla di nuovo da dirci. Garofalo ricerca un nuovo campo tematico su cui comporre i suoi testi, un campo minato direi in cui nessun artista vorrebbe metterci piede. Il Nostro potrebbe catalogarsi fra gli indici dei poeti maledetti, forse il suo testo potrebbe trovarsi fra i libri proibiti però l’autore ha il coraggio di oggettivizzare l’Es freudiano che vive dentro di noi, ma che molti non vorrebbero riconoscere come facente parte perché ci inselvatichisce, tuttavia è proprio fra i “civilizzati” che accadono le peggiori cattiverie dell’umanità in cui a causa di molti cinici muoiono milioni di bambini nel mondo a causa delle guerre, delle pestilenze e della fame. Il Nostro a questa riflessione vuole indurci: dalla critica ai colletti bianchi alla povertà indotta, dal rimpianto di un’epoca che è stata alla macchinizzazione tecnomorfa dell’umanità che svilisce la sensibilità dell’uomo. Nello spazio creato da Garofalo la letteratura è un momento terapeutico in cui ogni attimo di vita deve necessariamente essere immortalato a prescindere se esso sia piacevole o sgradevole quel che conta in guisa è narrare e narrarsi, mi ha ricondotta alla sofferta Alda Merini che divenne poetessa dopo l’internamento in manicomio oppure a Virginia Woolf che frequentò dei corsi per la scrittura terapeutica o al tormentato Van Gogh il quale anelava ad un posto sociale negato infine al poeta Hölderlin. Il nostro autore decide di tendere la mano al sostegno dell’arte che talvolta può essere una valvola di sfogo e non motivo di sfoggio della propria bravura o talento, il Nostro apre una sfida che tanti autori hanno temuto di lanciare: la libertà di esprimersi come atto di purificazione dello spirito, infatti la poesia imprime su carta gli stati d’animo mentre il suo autore esprime il suo mondo interiore apparentemente illeggibile. Possiamo concludere che Domenico Garofalo abbia vinto la sfida? Sarebbe una conclusione affrettata rispondere che l’abbia vinta, sicuramente ha giocato ogni ultimo granello poetico nell’impari sfida dei versi amati ed usurati.

Sabrina Santamaria

Intervista a Carmine Laurendi: Quando il pathos diventa talento a cura di Sabrina Santamaria.

Intervista a Carmine Laurendi: Quando il pathos diventa talento a cura di Sabrina Santamaria.

• Alcuni cenni su Carmine Laurendi

Carmine Laurendi è un giovane poeta che in questi ultimi anni ha pubblicato due raccolte poetiche: “Ti pensu notti e ghiornu Bagnara” e “Ogni cosa cu so tempo”, spesso nelle sue liriche esalta l’amore per il suo paese natio, Bagnara oppure snocciola con grande stile spunti e riflessioni attuali e di carattere sociale.

S.S: Quando è stato il tuo primo incontro con la poesia?

C.L: Mi sono avvicinato alla poesia subito dopo la morte di mio padre. Grazie ad essa sono riuscito a liberarmi del peso che mi portavo dentro.

S.S: A quale poeta della letteratura ti sei ispirato maggiormente? Sempre se c’è uno stile che più di tutti ti ha affascinato…

C.L: Non mi ispiro a un poeta o a uno stile in particolare. La mia poesia nasce spontaneamente, da un attimo, da un pensiero o da una riflessione. Apprezzo tuttavia l’ermetismo di Salvatore Quasimodo, e recentemente ho iniziato a leggere con passione le opere di un poeta originario della mia terra, Vincenzo Spinoso.

S.S: Cosa ti ha particolarmente spinto a pubblicare due raccolte poetiche?

C.L: L’idea di pubblicare le mie raccolte poetiche è nata dai commenti, dai suggerimenti e dalle critiche costruttive dei miei amici e dei miei compaesani. Dal loro interesse sono scaturiti i miei libri.

S.S: Secondo te cosa la poesia può ancora trasmettere alle nuove generazioni?

C.L: Alle nuove generazioni la poesia può ancora trasmettere un’idea di bellezza, di purezza, di spontaneità, valori quanto mai necessari in questo mondo confuso.

S.S: Quale potrebbe essere il suo messaggio?

C.L: La mia vena poetica ha origine dal luogo in cui sono nato, dalle mie origini e dallo studio costante. Contestualmente cerco sempre di essere aperto verso altre culture e nuovi orizzonti.

S.S: Le poesie, spesso, hanno risvolti dal punto di vista sociale… Per quali fenomeni sociali pensi che la poesia possa essere incisiva?

C.L: La poesia è una forma d’arte, e come tutte le arti potrebbe allontanare i giovani dalla strada, attirando la loro attenzione e offrendogli una speranza. In questo senso, mi sento di poter affermare che la poesia ha un ruolo salvifico.

S.S: Al centro delle tue liriche metti sempre il tuo paese natio, Bagnara, pensi che lo spirito del poeta sia quello di mettere al centro i luoghi in cui viviamo? Oppure bisogna essere “cittadini del mondo”?

C.L: Io parlo del mio paese non perché sia speciale, ma perché lo amo. Questo amore lo rende unico. Allo stesso modo chi legge le mie poesie, attraverso le mie parole rivive l’amore per il proprio paese e le proprie origini.

S.S: Secondo te la poesia è il sentimento più profondo dell’essere umano? Oppure è il frutto di un’erudizione attenta e continua?

C.L: Sono due espressioni simbiotiche, nel senso che la poesia nasce spontaneamente come espressione profonda dell’anima, ma poi si evolve in erudizione, come allenamento costante.

S.S: Qual è il ruolo del poeta nella società attuale? E rivestendo questo ruolo come potrebbe agire?

C.L: Il poeta non deve ergersi a giudice, né pontificare. Nella società odierna il poeta deve essere soprattutto una persona umile che cerca di far riflettere il pubblico attraverso i suoi pensieri e le sue emozioni.

S.S: Per esprimere con i colori o con la musica la tua poetica a quale quadro o composizione musicale ti riferiresti?

C.L: Le opere di Renato Guttuso esprimono al meglio il mio modo di fare poesia. Vi ringrazio per questa opportunità che mi avete regalato, mi avete reso ospite su questo blog stupendo. Alla prossima.

INTERVISTA a MARIA TERESA DE DONATO: Narratrice della fisiologia dell’amore (a cura di Sabrina Santamaria)

Maria Teresa De Donato

Intervista a Maria Teresa De Donato: Narratrice della fisiologia dell’amore, a cura di Sabrina Santamaria.

• NOTE BIOGRAFICHE

Maria Teresa De Donato, Ph.D. è nata a Roma, dove ha vissuto, studiato e lavorato fino all’inizio del 1995, prima di trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti.
Dopo essersi diplomata presso l’Istituto tecnico del turismo “J. F. Kennedy”, Maria Teresa ha frequentato per due anni la facoltà di Magistero – dipartimento di lingue e letteratura straniere moderne presso l’Università “La Sapienza” di Roma, abbandonandola alla fine del secondo anno, perché non si sentiva particolarmente motivata a proseguire i suoi studi. Allo stesso tempo studia anche giornalismo alla scuola superiore di giornalismo “Accademia”.
Una volta negli Stati Uniti, Maria Teresa riprese i suoi studi in giornalismo e si laureò presso l’American College of Journalism. La sua natura estremamente versatile ed eclettica, la sua grande varietà di interessi e il suo approccio olistico e multiculturale non solo alla salute ma, ancor più, alla vita stessa le ha permesso nel corso degli anni di pubblicare opere di diversa natura.

S.S: Quale immagine di te vuoi veicolare ai lettori?

T.D.D: Desidero veicolare un’immagine che corrisponda quanto più possibile a chi sono nella realtà, come donna e come autrice: una persona eclettica, che ha una veduta olistica e multidisciplinare della vita; che si pone delle domande ‘universali’ a cui cerca di dare delle risposte, magari approcciando il tema da prospettive non comuni e seguendo ragionamenti non convenzionali. Il mio scopo, almeno negli intenti, è sempre quello di aiutare il lettore, di ispirarlo, di aumentare in lui la consapevolezza e di motivarlo ad intraprendere modi di pensare ed azioni positivi affinchè possa vivere una vita più equilibrata, serena, felice e gratificante e contribuire anche lui alla creazione di un mondo migliore.

S.S:I tuoi personaggi quali parti di te incarnano?

T.D.D: Oltre alle caratteristiche indicate sopra, sicuramente la passionalità, la capacità di analisi, l’attenta osservazione della realtà che li circonda e dei comportamenti umani, oltre ad un profondo senso della sacralità e della spiritualità – che per me non hanno nulla a che vedere con il concetto di ‘religione’, ma prescindono da esso – nonché dell’Amore, non solo Eros, ma inteso nella più ampia accezione del termine. Tutto ciò mi ha sempre affascinata.

S.S: Con i tuoi romanzi quale target di lettori vorresti raggiungere?

T.D.D: Oceano di Sensi, il mio primo romanzo fiction, che ho pubblicato di recente, è rivolto, per i suoi contenuti, ad un pubblico adulto (maggiorenni). Benché nelle mie intenzioni iniziali non avessi pianificato di scrivere un romanzo erotico, quando poi mi sono trovata ad approfondire gli aspetti legati alle relazioni sentimentali di Claudia, la protagonista, ho ritenuto, proprio per la mia veduta olistica della Vita e del Mondo, di non poter escludere la sessualità, che comunque è sempre stata e rimane una componente fondamentale del rapporto di coppia. Infatti, affinché l’individuo abbia una vita veramente felice, equilibrata ed appagante sotto ogni aspetto, ritengo che Amore e Sessualità debbano andare di pari passo e complementarsi, proprio come nel simbolo Yin e Yang, piuttosto che prescindere l’uno dall’altra. Come conseguenza di questa mia veduta, il romanzo ha finito con il diventare profondamente erotico. Tanti sono, comunque, anche i riferimenti storici e le domande e gli aspetti introspettivi presenti in esso, quindi il romanzo può piacere ad un vasto pubblico di lettori aventi preferenze ed interessi diversi.
Il secondo romanzo, che sto ultimando ed è di prossima pubblicazione, ha un carattere autobiografico-storico-genealogico, una sorta di “memoir”, molto ricco, profondo ed altrettanto interessante, a mio avviso, che può affascinare un pubblico molto vasto, composto di donne, uomini, adolescenti, insomma sia di coloro che hanno preceduto o vissuto certi eventi storici, sia quello composto dalle generazioni più giovani che magari scopriranno attraverso la sua lettura i nei, ma anche “il patrimonio” e “la ricchezza culturale e delle tradizioni” di un mondo e di una società, sotto molti aspetti più semplici e migliori, in cui sono nati, cresciuti e si sono mossi i loro genitori e i loro nonni e a cui molti della mia generazione e di quelle che mi hanno preceduta guardano con una certa nostalgia, consapevoli di quanto sia andato perduto.

S.S:Cosa ti ha ispirata alla scrittura di “Oceano di sensi”?

T.D.D: Molti fattori: La vita e le esperienze di donne in generale che hanno sofferto e sono state abbandonate dal proprio uomo, magari con figli che hanno dovuto crescere poi da sole; l’aver conosciuto persone che, benché di origini italiane, sono nate e cresciute in Libia dove sono rimaste fino al colpo di stato di Gaddafi, in seguito al quale hanno dovuto abbandonare il Paese e rientrare in Italia come ‘profughe’; le varie sfaccettature dell’Amore, delle relazioni, della sessualità; l’imprevedibilità della Vita che, come diceva mia zia Anna Maria “Ha più fantasia di noi”. Tutto può essere motivo di ispirazione per me: una frase detta, un’esperienza vissuta direttamente o indirettamente, un ragionamento fatto con una persona, magari sconosciuta, in treno o in aereo, una riflessione fatta prima di addormentarmi la sera o mentre camminavo…

S.S:Nel tuo ultimo romanzo racconti della colonizzazione libica. Sei affascinata dalla cultura africana?

T.D.D: Sì, ma non solo da quella africana. I miei erano amanti della cultura, dei libri, dei viaggi. Mio padre, che è stato per decenni socio della Società Geografica Italiana e socio vitalizio del Touring Club Italiano, sin da bambina mi ha portata a vedere documentari e mostre su culture e popoli stranieri. Questo ha spianato la strada ai miei successivi studi linguistici e turistici. Sono sempre stata affascinata dalle culture straniere, così diverse per molti aspetti dalla nostra. Credo che tale conoscenza, se fatta con una mente aperta al confronto e ricettiva, costituisca una ricchezza unica, immensa e da tesoreggiare. La cultura africana è sicuramente quella che conosco meno e che, nei limiti imposti dal romanzo, ho cercato di approfondire, o quantomeno di avvicinare e descrivere quanto più possibile.

S.S: La tua protagonista Claudia è la tua alter ego o la tua antitesi?

T.D.D: Entrambe le cose. Prevalentemente la mia alter ego, ma non in tutti gli aspetti. Ad esempio con Giorgio, l’ex marito, io sarei stata molto dura, mentre lei, al contrario, si è limitata ad accettare passivamente le sue scelte con tutte le conseguenze del caso. Io sarei stata molto più combattiva. In questo senso ritengo che le differenze tra noi non dipendano tanto da fattori generazionali, ma soprattutto da personalità diverse. In alcuni casi, quindi, Claudia rappresenta più la mia antitesi.

S.S: Secondo te è possibile nel mondo trovare un uomo come Eugenio o è l’esasperazione impossibile del desiderio di ogni donna?

T.D.D: Premettendo che la perfezione, almeno come la intende la maggioranza delle persone, ed il “Principe azzurro” non esistono, secondo me è possibile, anzi, possibilissimo. Il problema a mio avviso è un altro ed io lo identificherei in due aree: 1) La Vita, l’Universo, Dio – o come lo/la vogliamo chiamare – sa perfettamente ciò di cui ognuno di noi ha bisogno; non ciò che semplicemente ‘desidera’, ma ciò che a livello profondo il suo cuore, la sua anima, la sua natura cerca, richiede per essere felice ed avere una vita appagante. Ma noi ci conosciamo veramente? Sappiamo veramente chi siamo e di cosa abbiamo realmente bisogno? Detto questo, perché ogni ‘Claudia’ abbia il proprio ‘Eugenio’ occorre, quindi, colmare questa lacuna e sintonizzarci con l’Universo (=con il nostro Io più profondo), acquistando maggiore consapevolezza e conoscenza di chi realmente siamo ed aspettare. L’Amore, quello con la A maiuscola non va ricercato; non dobbiamo andare a caccia di nessuno. Al contrario, sarà l’Amore che verrà a noi: dobbiamo solo coltivarlo in noi stesse/i ed essere pronte/i a riconoscerlo e ad accettarlo quando si presenterà. Questo ci porta al secondo aspetto da tenere in considerazione e che spesso preclude al Vero Amore la possibilità di manifestarsi o di trovare posto nella nostra vita, e cioè 2) la paura di restare sole/i e l’erronea convinzione che per essere felici si debba necessariamente stare in coppia. Questo modo di pensare e di operare crea ansia e spinge troppe persone a gettarsi precipitosamente e a capofitto in relazioni con individui con cui non c’è affinità di alcun tipo o se c’è (come possono essere l’attrazione fisica ed i rapporti sessuali appaganti almeno in un primo momento) è superficiale e non destinata a durare nel tempo, proprio perché non soddisfacendo l’individuo a tutti i livelli (mente, corpo e spirito) questi finisce, inconsapevolmente, con l’agire come un bambino piccolo che, in tempi record, perde interesse per un “giocattolo” e passa a quello successivo. Queste relazioni ben presto si manifestano per quello che sono in realtà e cioè una scelta sbagliata.
Per ogni Claudia esiste, quindi, il proprio Eugenio e viceversa.

S.S: Cos’è per te l’amore? Cosa significa amare per te?

T.D.D: L’Amore, quello vero, quello con la A maiuscola e di qualsiasi tipo si tratti, incluso quindi quello Eros, ossia quello che lega due persone sentimentalmente come nel rapporto di coppia, è la vera e più grande forza dell’Universo. È pura energia, come d’altronde lo è ogni altra cosa, visibile o invisibile che sia: si tratta di un’energia positiva, costruttiva, che permea tutto, smuove tutto e supera qualsiasi barriera permettendo ai più meravigliosi ‘miracoli’ di aver luogo. Per me amare, significa vibrare in sintonia con questa energia e riuscire a manifestarla nella mia vita al meglio delle mie possibilità ed in ogni ambito: nei confronti di me stessa, nel rapporto di coppia, verso i miei familiari, amici, conoscenti, l’Umanità in generale, l’Universo e quello che molti tra noi concepiscono come Dio a prescindere da come Lo/La definiscano – Il Campo, la Consapevolezza Suprema, l’Energia Cosmica, la Mente Universale, Yahweh, Geova, Allah o altro.

S.S: Raccontami della tua storia letteraria…

T.D.D: Ho iniziato a scrivere da giovanissima. I miei primi articoli apparvero nel Giornale In Cammino mentre frequentavo le scuole elementari. Dal 1980 al 1982, oltre a frequentare l’Università ‘La Sapienza’, Facoltà di Magistero – Lingue e Letterature Straniere Moderne, che però ho abbandonato alla fine del secondo anno per mancanza di interesse, ho studiato presso la Scuola Superiore di Giornalismo ‘Accademia” collaborando al tempo stesso, come Assistente Editoriale, alla revisione e all’aggiornamento di tre volumi di geografia turistica di un mio ex professore dell’Istituto Tecnico per il Turismo.
Successivamente, una volta trasferitami negli USA e non potendo lavorare per motivi di burocrazia, ne ho approfittato per riprendere a coltivare questo mio grande sogno: scrivere. Ho seguito prima un corso di scrittura per non-fiction organizzato dal Writer’s Digest e poi mi sono diplomata presso l’American College of Journalism. Sono stata autrice di alcune poesie, tra cui “Darkness” (Tenebre), “Ocean of Senses” (Oceano di Sensi) e “Night of Love” (Notte d’Amore). Le prime due sono state pubblicate negli USA dalla Cader Publishing sull’antologia Etchings nel 2000. “Ocean of Senses” ha ottenuto una Honorable Mention nell’estate del 2000 ed è stata pubblicata anche sull’antologia Ovations nell’estate del 2001, ottenendo, sempre nel 2001 il President’s Award of Literary Excellence, ed è apparsa anche sul N. 13 del periodico italiano L’Etruria (15/08/2002), nello spazio dedicato alla cultura.
Negli anni ho collaborato, in qualità di scrittrice freelance, content manager, editor-in-chief (caporedattrice), ricercatrice bibliografica, e/o traduttrice, con riviste e giornali vari sia americani sia europei.
Dal 1995 ad oggi ho svolto un’intensa attività di scrittura che può essere riassunta come segue:

• Traduttrice della raccolta di Poesie MAGMA (di Alessandra Trotta) (2002);
• Autrice dell’articolo sul Tumore uterino (Mioma), pubblicato dalla rivista online di Omeopatia Hpathy (2013): http://hpathy.com/clinical-cases/case-study-abdominal-mass/ ;
• Autrice dell’articolo sull’Asma bronchiale in un bambino di 18 mesi, pubblicato dalla rivista online di Omeopatia Hpathy (2015): http://hpathy.com/clinical-cases/asthmatic-bronchitis-in-an-18-month-old-boy/ ;
• Autrice di The Dynamics of Disease and Healing – The Role That Perception and Beliefs Play In Our Health and Wellness (2015) (Le Dinamiche della Malattia e della Guarigione – Il Ruolo che Percezione e Convinzioni rivestono nella nostra Salute e nel nostro Benessere);
• Coautrice (Denis Gorce-Bourge) di DARE TO RISE – Reshaping Humanity by Reshaping Yourself (2016) (OSA ELEVARTI – Rimodellare l’Umanità Rimodellando Te Stesso) – Un libro ispiratore-motivatore, di sviluppo personale, sul potere dell’Amore incondizionato e sull’importanza della consapevolezza, della presa di coscienza e dell’auto-responsabilità per cambiare la propria vita e quella degli altri;
• Autrice di PTSD: Conquering The Invisible (2015) (Disordine da Stress Post-traumatico: Conquistare l’Invisibile);
Autrice di Conquistare l’Invisibile – Approccio Olistico al PTSD (2015);
• Autrice di PTSD: Conquering The Invisible (Kindle) (2016);
• Autrice di Conquistare l’Invisibile – Approccio Olistico al PTSD (Kindle) (2016);
• Autrice di Disease and Healing Dynamics (Kindle) (2016) – Versione ridotta e kindle di The Dynamics of Disease and Healing – The Role That Perception and Beliefs Play In Our Health and Wellness (2015);
• Coautrice (Dr.ssa Anneli Sinkko, Ministro di Culto) di Hunting for The TREE of LIFE – A Spiritual Journey in the Garden Traditions (2016) (Andando a caccia dell’ALBERO della VITA – Un Viaggio Spirituale nelle Tradizioni del Giardino);
• Autrice di MENOPAUSE – The best years of my life (2018) (Paperback and Kindle Editions);
• Autrice di MENOPAUSA – I migliori anni della mia vita (2018) (Edizioni cartacea e kindle);
• Autrice di Ocean of Senses – a fiction story (2019). (Edizioni cartacea e kindle)
• Autrice di Oceano di Sensi – romanzo fiction (2019). (Edizioni cartacea e kindle).
Di recente, e precisamente il 25 febbraio 2019, su Protagonista Donna – Il magazine delle donne è stato pubblicato il mio articolo Texas. Il Sud da esplorare. Il mio articolo Co-creare la propria realtà – Lezione di coaching con Maria Teresa De Donato, Dottoressa in Salute Olistica sarà pubblicato su CLASS24 il 2 aprile.

Chi desiderasse avere la lista completa dei miei libri o ordinarli può visitare la seguente pagina Amazon:

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Al momento sto lavorando a varie pubblicazioni che affrontano tematiche diverse e che spero di ultimare quanto prima e di realizzare sia in italiano sia in inglese. Il mio prossimo libro sarà proprio il romanzo autobiografico-storico-genealogico che ho menzionato prima. Altri lavori “bollono in pentola”.
Sono anche un’appassionata blogger e pubblico regolarmente i miei articoli sul mio blog:

http://holistic-coaching-dedonato.blogspot.com/

in italiano, inglese e tedesco.

Coloro che volessero saperne di più possono visitare la mia Pagina di Autore Amazon su

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e contattarmi attraverso i miei siti, blogs e sui vari social networks tra cui Facebook, Linkedin e Twitter.
Sarò ben lieta di entrare in contatto con i miei lettori.
Ringrazio la redazione di “Verso – Spazio letterario indipendente” per avermi regalato questa opportunità per raccontare di me. Alla prossima!

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