“Tempi così e sincronie in volo” di Loredana Borghetto (recensione di Federico Guastella)

Fonte originale: Sololibri.net 18/05/20

“Tempi così e sincronie in volo” di Loredana Borghetto (recensione di Federico Guastella)

La notte oscura del “nostro medioevo” genera un grande disagio e, nel contempo, un orizzonte di aperture più o meno ampio. Mi riferisco con questo pensiero alla poesia di Loredana Borghetto, bellunese e già insegnante di lettere, la cui silloge “Tempi così e sincronie in volo” (Libera editrice Urso, 2020), in due sezioni, si snoda lungo il tracciato del negativo alienante dove l’essere umano si sente ormai bene in compagnia d’una “stretta” assuefazione.
I suoi versi, generalmente brevi e melodici, dai lessemi vigorosi e inusuali e mai monotoni o uguali, fanno anima e con un linguaggio inesauribile puntano lo sguardo sul malessere della società globalizzata. La parola esce fuori dal presente “spento” in uno scenario apocalittico, incrostato di dolore, da orridi incavi danteschi, da abissi labirintici che sono la vita in cui brancoliamo alla ricerca di un senso, di una via di fuga.
Si odono in ogni componimento voci atroci che sensorialmente si sedimentano in ogni fibra dell’io poetico, dal momento che ogni verso è vissuto e sofferto. Nell’ulissiade viaggio sono i mostri quotidiani, identificati nelle mode consumistiche e omologanti, di vacui beni, da indurre alla resa. Fantasmi che dominano per la competizione e sopraffazione che vorrebbero far cadere nel vuoto il discorso poetico.
Nel componimento Vite, pensieri e gesti si svolgono in un centro commerciale popolato dall’anomia di travestiti in contrasto alla genuinità del sentire:

“Vite preconfezionate / in vendita a prezzi stracciati / vite bulimiche impigliate / tra desideri da supermercato / vite dai pensieri corti come uno spot / svuotate in carrelli pieni di disincanto / vite che sfilano con una faccia / indossata per recitare una parte”.

Vi è uno svolgersi di fotogrammi inquietanti che provocano riflessioni sul fondamento stesso dell’esistenza: quella che si vorrebbe ritrovare insieme alla fiducia nell’altro e quindi, in ultima analisi, alla fiducia in sé stessi. Ha ragione Jung quando dice che la vita esige sempre d’essere riconquistata da capo. È dal buio delle incertezze che procede un cercare con profonda umiltà l’istante della chiarezza. Difatti, nel dialogo con sé o l’altro da sé (il “tu” / “noi” implicito o esplicito), Loredana Borghetto, rifuggendo dalla retorica, si rimette in gioco con il bisogno di scrutare “l’architettura sacra del cielo” e cogliere in una distensione dell’animo possibilità di vita.
Ecco, allora, un filo di speranza:

“Abbiamo perso l’ingenuità (forse) / ma il nostro sguardo / cerca ancora sempre / profumo di musica”.

L’inventività sta nel voler vedere un mondo nuovo con la consapevolezza che la guarigione è data dalla bellezza. Ciò significa che la poesia è visionaria; si distacca in modo vigile dalla realtà che angoscia e svela la dimensione salvifica e profetica della parola.
I dati opachi, brucianti e assurdi vengono allora illuminati da una luce trasparente che fuga le insidie:

“l’occhio s’aggrappa a un campanile / lontano aspettando un suono / che sia rivincita su arroganti fragori, / insegue un lembo di cielo che restituisca / anche una sola stella o una fascia di terra / dove ascoltare un canto ancora / in questa babele senza armonia”.

La realtà che delude non sacrifica la passione per la vita; per ogni fine c’è sempre un nuovo inizio vogliono dire i suoi versi; il negativo non si conclude in sé, ma si apre alla rivelazione d’una verità che possa essere. Là dove c’è un faccia a faccia col male, la paura alchemicamente si muta in saggezza che tende a costruire armoniose allegorie ‘in volo’.
L’appello lanciato col ritmo dell’anafora rivela la liberazione dall’assenza:

“Noi che volevamo portare il cielo in terra / noi che ci eravamo eretti a profeti / di una rinnovata umanità / noi che volevamo smuovere / dio dalla sua assenza / lasciamo falsi idoli / e mondi irrespirabili”.

Versi poco consueti, di questi tempi, versi con l’anima. Non riuscendo a sentirsi bene, anela a un cambio di prospettiva nella storia del mondo ed è allora che acquistano più rilievo i timidi e discreti momenti di idilli deliricizzati: il filo d’erba che sottovoce racconta storie di libertà, una goccia di pioggia danzante nell’aria, la lentezza del ruminare parole e pensieri, ali di libertà azzurra, la riscrittura del rapporto amoroso “oltre le ossessioni / di ogni tassonomia”.

Sono alternative possibili all’orrore e alla morte e che svelano di fra le nebbie e nubi ‘l’isola dei Feaci’, dove il sentimento è fondamentale (Verso l’isola dei Feaci chiude la prima sezione). La poesia di Loredana Borghetto, che costa un altissimo prezzo e porta lo stigma della fragilità, ricca e sicura si apre a tempi lunghi e lenti, profumati da teneri freschi germogli. I segni d’una strada trovata mescolati a quelli della crisi del post-moderno si possono più agevolmente riconoscere leggendo la seconda parte della raccolta.
La verità redentrice racchiude felicissimi attimi, sintagmi brevi nella grammatica del paesaggio rinnovato, fervide sensazioni se ci si lascia trascinare dalla corrente vitale:

“Quando ti accade di vivere / sei acqua senz’argini / farfalla posata sull’allegria di begonie / pesca carica di mille sapori / quando ti accade di vivere / non senti odore d’autunno / e anche nell’ombra scorgi / avventure nuove da correre”.

Una dolorosa speranza, colta tra gli allarmi e i sistemi d’una contemporanea odissea, si fa in fondo tensione comunicativa: l’autrice interroga la realtà e fissa l’ora di “favolose congetture” verso “altre delizie” del “qui” irrisolvibile nell’evasione che evita ostacoli e responsabilità. Dalla nera ombra del dolore si giunge così alla possibile ricostruzione del “piccolo mondo imperfetto”. La lirica Non chiuderti evoca un atto di liberazione dagli artifici della socialità e richiama a una conquista di spazi aperti che si dilatano nel pieno dell’universo interiore per irresistibile richiamo di salvezza. Come l’uomo dovrebbe essere, sottratto alle obbligazioni del banale. Là dove c’è più spazio c’è poesia in possibili mappe d’uscita dove ci si inoltra per riconoscere la differenza tra due opzioni: lo stilema dell’essenza e quello d’uno sterile vagabondaggio.

“Ogni buio ha un cuore di luce / e ogni luce ha un cuore di buio / non chiuderti dentro i confini / di una pagina o di un link / tu sei un libro intero / sei l’intero mondo”.

Federico Guastella

Verso consiglia: evento online su Facebook in streaming “Musica e Realismo Terminale”

#realismoterminale
Invito tutti a seguire venerdì, 1 maggio 2020 alle ore 20.30 un Appuntamento Straordinario del ciclo in live streaming “Corrado Coccia and Friends”, dedicato integralmente alla corrente del Realismo Terminale, in occasione del 10° Anniversario dell’uscita ufficiale del Manifesto RT. Con la partecipazione diretta del M° Guido Oldani, fondatore del Movimento, della sottoscritta Izabella Teresa Kostka e, ovviamente, con le sublimi note del cantautore milanese e padrone di casa Corrado Coccia. Segnatevi questa data e sintonizzateVi! Non mancate.

Quando: venerdì, 1 maggio 2020 ore 20.30
Dove: profilo personale Facebook di Corrado Coccia
#corradococciaandfriends
#guidooldani
#izabellateresakostka
#livestreaming

VERSO consiglia: “I sette vizi capitali”

Se qualcuno avesse voglia di leggere: condividiamo la mini silloge dal titolo “I sette vizi capitali” di Izabella Teresa Kostka, pubblicata un po’ di anni fa sia in cartaceo che su “La presenza di Èrato”:

https://lapresenzadierato.com/2018/01/25/i-sette-vizi-capitali-di-izabella-teresa-kostka/

Izabella Teresa Kostka

Verso consiglia: guarda “Corrado Coccia e Izabella Teresa Kostka: Musica e Poesia ai tempi del coronavirus, 27.03.2020” su YouTube

Live streaming concerto su Facebook: musica e canzoni Corrado Coccia, testi poetici e voce narrante Izabella Teresa Kostka.
Tutti i diritti riservati agli autori
© Corrado Coccia
©Izabella Teresa Kostka
Milano, 27.03. 2020

Durata: 41 minuti

Live streaming concert on Facebook: music and songs by Corrado Coccia, poetic texts and narrative voice Izabella Teresa Kostka.
All rights reserved to authors
© Corrado Coccia
© Izabella Teresa Kostka
Milan, 27.03. 2020

Time: 41′

VERSO CONSIGLIA: Uno sguardo sulla poesia contemporanea tra echi, ibridismi, nuovi linguaggi e forme multidisciplinari. Inchiesta a cura del critico letterario Lorenzo Spurio.

Uno sguardo sulla poesia contemporanea tra echi, ibridismi, nuovi linguaggi e forme multidisciplinari. Inchiesta a cura del critico letterario Lorenzo Spurio.

L’idea di un’ inchiesta sulla poesia – curata dal poeta e critico letterario marchigiano Lorenzo Spurio – è stata proposta in rete prima delle scorse vacanze natalizie e ha trovato i suoi contorni all’interno di due articoli dello stesso Spurio diffusi in rete: “Inchiesta sulla poesia. Forme, contaminazioni e codici linguistici, tra atrofia della critica e pressappochismo versificatorio” pubblicato su “Alla volta di Leucade” del prof. Nazario Pardini il 23-12-2019 (dal quale si cita a continuazione) e “La poesia come mezzo di resistenza contro le difficoltà e l’indifferenza generale” pubblicato sulla rivista “Culturelite” diretta da prof. Tommaso Romano il 02-01-2020.

Partendo dall’assunto che «La letteratura è dappertutto», come sostenuto da Giulio Ferroni* in una recente pubblicazione, nel sondaggio ci si è posti lo stratificato e mutabile universo poetico come elemento d’indagine da una serie di punti di vista differenti. Il sondaggio si costituisce di ventuno domande pensate come possibili input, tracce da poter investigare in maniera libera, senza un particolare limite di estensione in relazione ad aspetti quali la poesia civile, l’importanza della musicalità e della componente orale della poesia con annesse domande in relazione alla lingua e alla traduzione, ma anche al dialetto.

Sui rapporti tra scienza e poesia, va segnalato il pamphlet di Roberto Maggiani dal titolo Poesia e scienza: una relazione necessaria? (2019) dove il tema nevralgico delle interrelazioni e intersezioni tra i due campi vengono presi in considerazione con acume da vari punti di vista. Sui rapporti tra poesia e astrofisica mi sento di fare senz’altro il nome del poeta Corrado Calabrò che con Quinta dimensione (2018) ha spalancato le porte della poesia a una dimensione altra, che s’interroga sull’uomo e ammicca alla scienza e ai suoi traguardi.

Non solo attenzione verso il poeta in quanto fautore della creazione e custode di sapienza (finanche affabulatore, quando non stratega e utilizzatore di codici avulsi dalla praticità spicciola della vita) ma anche verso il critico la cui funzione, negli ultimi anni, sembra essersi un po’ svuotata o semplicemente dissipata in questa variegata schiera di tuttologi e di informatori che fanno cronaca e spesso travalicano la critica propriamente detta, agghindata di indecorose banalità o gossip senz’altro a latere l’oggetto libro. Colui che si colloca in mezzo tra l’autore e il pubblico, una volta inteso come interprete del testo e per questo spesso associato a una sapere tecnico, accademico e pedante, quale estrattore di significati nascosti. Semmai un commentatore in grado di contestualizzare contenuti, analizzare forme, ampliando aspetti, trovando rimandi, ascoltando echi, sapendo cogliere la centralità delle immagini, le correlazioni spesso non così manifeste, ma plausibili secondo un dato tipo di avvicinamento al testo.

Nel corso del sondaggio si forniscono anche domande atte a chiedere gli autori – sempre in fatto di poesia – tanto italiani che stranieri che si reputano, per ragioni proprie, i più importanti per la poesia, che vanno senz’altro letti e studiati e tenuti a mente. Questo consentirà di poter avere dati attendibili in merito alla poesia che realmente si legge (e dunque si ama) che non ha da essere valutata meramente con ciò che nelle librerie viene comprato, spesso in maniera semplicistica, sulla scorta di una suggestione avuta magari dalla semplice copertina o da un lontano consiglio di qualcuno che non di rado non ha come epilogo che quello di lasciar depositare polvere su quel libro acquistato.

Hanno dato spazio a questo progetto, segnalandone l’iniziativa e contribuendo a diffonderla, numerosi spazi culturali online tra i quali le riviste “Poetarum Silva”, “Culturelite” e “Diwali”, i blog “Fara-Poesia”, “Alla volta di Leucade”, “Poetry Dream”, “Scribere Artem”.

Vi hanno già aderito più di 150 poeti della scena letteraria nazionale e si potrà contribuire fornendo le proprie risposte fino al 29 febbraio 2020.

Link diretto all’Inchiesta sulla poesia:

https://docs.google.com/forms/d/1rhr2V9AP9izISobfN0BIlzEj7Csyga-_AqfUy9Ib_Zo/viewform?fbclid=IwAR1pny78yfTEv6ZivB2V_cnTYz7fl7VHKUkz1BnND4NjdIDMdawqDDOUJw8&edit_requested=true

*Giulio Ferroni, La solitudine del critico. Leggere, riflettere, resistere, Salerno Editrice, Roma, 2019. Tutte le citazioni di Ferroni sono tratte dal medesimo libro.

EVENTO: #BOOKCITY a Milano – 32° Verseggiando “Dalla bella Babele al Realismo Terminale”

Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava

Nell’ambito della rassegna #Bookcity di Milano, in occasione del 32° #Verseggiando sotto gli astri di Milano invitiamo all’evento dal titolo:

“Dalla bella Babele al Realismo Terminale” con “Omaggio al cantautore milanese Nino Rossi”.

Tema della serata: le poesie in diverse lingue del Mondo, poesia dialettale e quella del Realismo Terminale visto come un linguaggio artistico nuovo.

Nel programma:
– interventi del M° Guido Oldani e del Prof. Giuseppe Langella

– recital di Corrado Coccia (cantautore) e della fisarmonicista Costanza Covini “Omaggio al cantautore milanese Nino Rossi”

– performance dell’attrice Elisabetta Ubezio

– le letture delle poesie dei poeti Realisti Terminali e invitati:

Condurrà evento: Izabella Teresa Kostka

In collaborazione con l’Associazione Amici Cascina Linterno

SABATO 16 NOVEMBRE, ore 15.00 presso la Chiesetta dell’Assunta di Cascina Linterno, via Fratelli Zoia 194, Milano.
INGRESSO LIBERO

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VERSO CONSIGLIA: “Blasfemie” di Enrico Ratti (Gilgamesh Edizioni, 2019)

(by I.T.Kostka)

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Sono sempre alla ricerca dello spessore e dell’originalità letteraria. Questo libro non può passare inosservato perché include tra i suoi versi il nucleo di un artista completo, poliedrico e ricco di variegate sfumature come un inestimabile caleidoscopio. Enrico Ratti: poeta, scrittore, pittore, personaggio teatrale e performer, un animo inquieto ancorato nelle profondità abissali delle cime tempestose chiamate “Arte”.
“Blasfemie”, il suo ultimo libro edito dalla casa editrice Gilgamesh Edizioni è imprevedibile come il carattere dell’autore stesso: riflessivo e rabbioso, diretto e surreale, personale e universale, sorprendente e familiare. È una valanga di pensieri conditi col talento, quello mai banale, a volte discutibile ma prezioso come un ruscello abbondante di acqua sorgente pura e instancabile. Sprofondo nelle pagine impregnate di saggezza, d’un fascino mistico e, spesso, ribelle.
Non leggo ma divoro con gusto ogni verso, ogni immagine dipinta sulla carta perché non è soltanto un libro ma un vero cortometraggio intrappolato con maestria in uno sconvolgente volume poetico di 119 pagine. Privo di prefazione travolge e porta via, non chiede ma pretende la nostra attenzione, non tenta ma entra con prepotenza nelle coscienze e… ci rimarrà per sempre!
Consiglio, fidatevi!

Izabella Teresa Kostka, Milano 2019

• Alcune poesie scelte:

• CENNI BIOGRAFICI