VERSO consiglia: Francesco Randazzo “Itaca deserta ruggine, opera poetica vincitrice al Narrapoetando”

Un tuffo contemporaneo nella mitologia attraverso “Itaca deserta ruggine” di Francesco Randazzo.

Consigliamo con piacere!

SINOSSI

Il nuovo libro di Francesco Randazzo, “Itaca deserta ruggine”, è un poemetto drammatico che rielabora in chiave contemporanea il mito di Odisseo, che diventa un uomo contemporaneo privo di punti di riferimento, approdato ad un’Itaca che è una piattaforma petrolifera abbandonata, fa i conti col suo passato e con la disgregazione della memoria e dell’io. Seguono altri due brevi poemetti: “Nell’Ade liquido” nel quale la voce di Penelope fa da breve contro canto smentendo il mito di moglie fedele e rassegnata; “Ἀρέθουσα”, frammento dialogico del mito di Aretusa.

Scheda del libro:

http://www.faraeditore.it/vademecum/42-Itacadeserta.html

• Booktrailer:

https://youtu.be/nhTuH9luVow

Autore: Francesco Randazzo

Titolo: Itaca deserta ruggine
(opera poetica vincitrice al Narrapoetando)

Fara Editore, Maggio 2020.

ISBN 978-88-94903-96-6

€ 10

• Tratto dal libro:

Mi tuffo, per sentire il mio corpo estendersi e svanire, nell’acqua

tutto si dilata e il rumore del sangue che mi scorre dentro pulsa

insieme al rumoroso silenzio degli abissi. Nuoto cercando

il fondo, scavo con le braccia l’oscurità, sbatto nel ferro

di un pilastro irto di scaglie e conchiglie, sussulto, annaspo,

tento la risalita, mentre la testa maculata di una murena stanca

sbuca da un anfratto del ferro e mi guarda con occhi stupiti…”

Dalla postfazione di Pippo Ruiz

Da duemila anni Odisseo è al centro del sentire occidentale e le sue vicende si sono ampiamente innervate nel cuore della comune condizione umana.

Questo Odisseo di Randazzo aggiunge un curioso elemento al lungo elenco: una brusca interrogazione su sé stesso, attraverso varie mappe le quali deludono sempre perché i suoi paesaggi non offrono spettacoli da contemplare. Sono linee poetiche che disegnano una biografia nuova dell’eroe omerico.

Il cuore di questi poemetti è cupo e pietroso, ma ricco di anfratti che aprono su mondi epici ben noti, rivisitati con le lacrime agli occhi (o forse è solo la pioggia che cade su Itaca…): c’è uno scacco nel dire poetico dell’argomentazione razionale, che Odisseo insiste a voler utilizzare per dare senso ai suoi itinerari, alle sue storie, e al suo ritorno. In contraddizione con sé stesso e con la sua storia e col suo mito, l’Odisseo di Randazzo denuncia il limite della ragione, che credeva fosse carnale e sensuale, per scoprire infine, in quest’isola piovosa, che il nocciolo del reale è sordo al canto, all’epos. Ne consegue una ferita che lo disorienta fino a fargli smarrire la bellezza del meraviglioso vissuto.

• Breve nota biografica

Francesco Randazzo

Francesco Randazzo si è laureato in Regia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma nel 1991. Siciliano della diaspora, sovente col cervello in fuga all’estero, è scrittore e regista. Ha pubblicato, con vari editori, testi teatrali, poesie, racconti e tre romanzi; ha ottenuto numerosi riconoscimenti in premi e festival nazionali e internazionali. Ha svolto attività didattica con corsi di recitazione, regia, drammaturgia e scrittura creativa, storia dello spettacolo, stages e conferenze per varie istituzioni pubbliche e private. Ha creato e gestisce il blog Mirkal. Delle Arti e delle Lettere e Ozarzand (questo non è un diario). Per la webzine Maredolce.com cura la rubrica “Le lettere di Woland”.

VERSO consiglia: l’antologia poetica bilingue italo – polacca “Ponte poetico / Most poetycki” a cura di Izabella Teresa Kostka (Kimerik Edizioni, 2020)

• Nota introduttiva della curatrice

Carissimi Lettori!

Con grande soddisfazione affido alle Vostre mani questa
antologia che mi sta molto a cuore e riflette l’idea principale del programma culturale internazionale “Verseggiando sotto gli astri di Milano”, nato da una mia idea spontanea nell’anno 2015. A partire
dai primi incontri tenutisi nella sua “culla” presso il Centro di
Ricerca e Formazione Scientifica “Cerifos” di Milano, il mio obiettivo era quello di unire tutti i campi dell’arte, mostrare le diversità culturali e molte tendenze stilistiche spesso opposte.
Queste variegate sfaccettature artistiche, che ai nostri tempi sono innegabilmente associate alla rapida globalizzazione e allo sviluppo di una società multietnica, sono sempre state una grande ricchezza
per me. Diverse esperienze storiche e personali, ma allo stesso tempo, il percorso comune segnato dalla civiltà in via di sviluppo e dal progresso tecnologico, hanno portato a una “penetrazione illimitata” di culture, punti di vista, visioni artistiche e, naturalmente, anche politiche. Durante i miei incontri culturali ho sempre dedicato tanta attenzione al pacifico intreccio reciproco di
molte tendenze letterarie, musicali, canore e teatrali. Il programma “Verseggiando sotto gli astri di Milano” riserva da sempre molta attenzione al movimento letterario chiamato “Realismo Terminale”, ideato e creato in Italia dal poeta Guido Oldani, con il prezioso e insostituibile contributo del Prof. Giuseppe Langella.
L’antologia Ponte poetico – Most poetycki è la realizzazione del
sogno personale di unire le mie due “patrie” sotto un comune
denominatore letterario, per diffondere la tanto pregiata ma un po’ dimenticata “ars poetica”. Sono profondamente commossa e contenta dal fatto che questo progetto sia stato accolto con immenso entusiasmo e che il gruppo di poeti pubblicati in questo
volume includa le celebrità del Realismo Terminale, ovvero gli
ospiti d’onore Guido Oldani e Giuseppe Langella, molti poeti
italiani appartenenti alla soprannominata corrente, diverse individualità poetiche italiane di altre tendenze stilistiche e molti scrittori polacchi contemporanei residenti in Polonia e all’estero.
Spero che questo viaggio letterario internazionale Vi regalerà un’esperienza indimenticabile e stimolerà la riflessione, diventando
un simbolo della libertà dell’arte, dell’espressione e della vastità degli orizzonti intellettuali. Vorrei che mostrasse un percorso da
seguire per poter vivere in armonia con il Mondo e, come scrive la poetessa polacca Katarzyna Dominik, “…regalare un sorriso”.

Come vivere? (di Katarzyna “Kasia” Dominik, Polonia)

Ho versato del cemento sull’indifferenza,
ho rimosso l’escrezione dal cuore,
ho fatto il primo passo,
non si può tornare indietro,
la vita non è un boomerang.

Sguardi selvaggi,
serie di domande assurde
e nessuna risposta significativa…

Ho rotto la corda
del freno di sicurezza,
per regalare un sorriso
di giorno in giorno senza anestesia.

Con affetto e tanta simpatia.
Dott.ssa Izabella Teresa Kostka

(curatrice dell’antologia,
ideatrice e coordinatrice generale del programma culturale
“Verseggiando sotto gli astri…”)
Milano, 20.02.2020

Info editoriali

titolo: A.A.V.V. “Ponte poetico / Most poetycki” cura e traduzione di Izabella Teresa Kostka

Antologia italo – polacca
Prefazioni Prof. Giuseppe Langella e M° Guido Oldani

casa editrice Kimerik, Patti (ME), Italia 2020

ISBN: 978-88-5516-305-7

Edizione bilingue italo – polacca
Pagine 390
Sulla copertina due dipinti di Roberto Lacentra

Totale 44 autori italiani e polacchi pubblicati

• Realismo Terminale:

Guido Oldani, Giuseppe Langella, Giusy Càfari Panìco, Igor Costanzo, Sabrina De Canio, Tania Di Malta, Izabella Teresa Kostka, Massimo Silvotti, Antje Stehn

• Poeti italiani di altre tendenze stilistiche:
Luca Ariano, Lorenza Auguadra, Umberto Barbera, Lucia Bonanni, Margherita Bonfilio, Gabriele Borgna, Maria Giuliana Campanelli, Pasquale Comunale, Rosa Maria Corti, Maria Teresa Infante, Gianfranco Isetta, Giuseppe Leccardi, Veronica Liga, Roberto Marzano, Massimo Massa, Raffaella Massari, Giacomo Picchi, Barbara Rabita, Maria Teresa Tedde, Tito Truglia, Patrizia Varnier

• Poeti polacchi contemporanei:
Daniela Karewicz, Teresa Klimek Jasnota, Katarina Lavmel (Katarzyna Nazaruk), Anna Maria Mickiewicz, Jolanta Mielcarz, Olaf Polek, Krzysztof Rębowski, Marian Rodziewicz, Bogumiła Salmonowicz, Eliza Segiet, Alex Sławiński, Izabela Smolarek, Józefa Ślusarczyk – Latos, Tadeusz Zawadowski

Ecco tutti i link per ordinare l’antologia italo – polacca bilingue “Ponte poetico / Most poetycki” negli stores online:

• Casa editrice Kimerik
https://www.kimerik.it/SchedaProdotto.asp?Id=3912

• Mondadori
https://www.mondadoristore.it/Ponte-poetico-Most-poetycki-na/eai978885516305/

• Amazon

• IBS
https://www.ibs.it/ponte-poetico-most-poetycki-libro-vari/e/9788855163057

• Libreria Universitaria
https://www.google.com/amp/s/m.libreriauniversitaria.it/amp/product/BIT/9788855163057

• Libraccio
https://www.libraccio.it/libro/9788855163057/ponte-poetico-most-poetycki.html

VERSO consiglia: “Oggi ti sono passato vicino” di Tommaso Urselli

In questi tempi difficili segnaliamo con entusiasmo una nuova interessante e fresca di stampa raccolta poetica di Tommaso Urselli

• “Oggi ti sono passato vicino” – sinossi

I testi che compongono questa raccolta sono stati composti in periodi differenti.
Quelli relativi alla sezione Oggi ti sono passato vicino, fanno riferimento a un periodo dedicato al lavoro di raccolta e cura delle poesie di mio padre, cui la sezione è dedicata; lavoro non ancora terminato e che mi permette, dopo la sua scomparsa, di sentirlo vicino. Ogni tanto la sua voce mi tiene in qualche modo compagnia, e a tratti fa capolino tra un verso e l’altro dei testi di questa sezione. È, per forza di cose, una voce più udita che parlata: ho perciò deciso di riportarla in corsivo invece che tra virgolette – scelta poi adottata anche per le “voci” di altre sezioni –, soprattutto dopo la lettura del bel libro La seconda voce (Transeuropa, 2018) di Gabriela Fantato, che ringrazio anche per il sostegno “a distanza” durante la composizione di questo libro.
I testi di La lingua delle cose, come sarà in alcuni casi evidente in lettura, sono stati scritti o comunque rielaborati in periodo di “lockdown”; alcuni di essi sono stati letti in un cortile condominiale di via Settembrini, Milano, dall’attore e caro amico Massimiliano Speziani che durante la quarantena diceva storie, favole, poesie… teneva viva la sua arte… a salutare distanza di balcone.
Corpo-città è la rielaborazione poetica di alcuni miei testi nati per il teatro; in particolare il testo III è stato scritto per un laboratorio drammaturgico tenuto da Renata M. Molinari e dedicato al teatro e alla poesia di Antonio Neiwiller.
Frammenti di Ipazia è tratto dalla drammaturgia di Ipazia. La nota più alta, spettacolo da me scritto sulla tragica figura di Ipazia di Alessandria d’Egitto.
Le composizioni di In labirinto sono state scritte in seguito alla lettura e rilettura ossessiva de Il minotauro di Friedrich Durrenmatt; in particolare dal suo racconto è mutuata l’immagine del labirinto con le pareti a specchio.
Parole alle formiche: brevi composizioni di una raccolta per sua natura in fieri. In particolare a questi testi si riferiscono le parole in quarta di copertina del poeta Giuseppe Conte, che per primo li ha letti un paio di anni fa e mi ha incoraggiato, con una disponibilità non comune, ad andare avanti.

«Sono poesie che dietro una brevità quasi da haiku nascondono invece abissi di angoscia e visionarietà occidentale: I morti, Figlio soltanto (molto bella), Era, Mia piscina… vivono di immagini tra l’onirico e il metafisico che le rendono molto significative… sino a testi come Treno siderale, dove una maggiore complessità sviluppa sin dal titolo – quotidiano e cosmico – il tema centrale di tutta la silloge».

Giuseppe Conte

• Estratti dalla sezione “La lingua delle cose”

Unidentified flying virus

È silenzio tra le mura di casa
(sembra casa nuova, invece è solo
nuovo assetto delle cose), tagliato
unicamente dal passare tetro
di ambulanze: chissà per chi? domandi
quasi a scongiurare possano essere
per me per te o per qualcuno che
conosciamo. Come se già l’umano
genere non fosse unito da un filo, ora
viene un virus a ricordarcelo: non
umano non animale, nemmeno
cellulare: unidentified flying virus.

Estratti dalla sezione “Parole alle formiche”

Figlio soltanto

Vorrei essere nave, scivolare
sopra l’acqua scura del naviglio
senza più la novanta da prendere
per tornare a casa e questa rabbia
di essere sempre soltanto
figlio.

Caduta

Da piccolo nel sonno
cado dal letto: ti
sei fatto male? chiede
mio nonno preoccupato.
Sono abituato
rispondo io da bravo
bambino insanguinato.

• NOTA BIO-BIBLIOGRAFICA

Tommaso Urselli è autore di teatro. In passato alcuni suoi componimenti poetici sono stati pubblicati e positivamente recensiti da Maurizio Cucchi su Lo Specchio de La Stampa. “Oggi ti sono passato vicino”, da poco pubblicata per Ensemble, è la sua prima silloge poetica; un estratto è pubblicato da Maurizio Cucchi per la sua Bottega della Poesia su Repubblica; la sezione “Parole alle formiche”, particolarmente apprezzata dal poeta Giuseppe Conte (sue le parole in quarta di copertina), è giunta finalista al Premio InediTO – Colline di Torino 2019. Tra i suoi testi teatrali rappresentati e pubblicati: “Un vecchio gioco“ (La Mongolfiera Editrice) commissionato da Compagnia Scena Nuda. “Boccaperta” (La Mongolfiera Ed.) commissionato da Teatro Periferico. “Ipazia. La nota più alta” (pubblicato da Sedizioni) su commissione di PactaDeiTeatri. “Il Tiglio. Foto di famiglia senza madre”, prodotto dall’autore in collaborazione con l’attore-regista Massimiliano Speziani: il testo, tra i vincitori del premio Borrello per la drammaturgia (e premio Fersen alla regia) è pubblicato sul n. 727 della rivista Sipario, in volume per La Mongolfiera Editrice, in e-book per Morellini Editore. Su commissione del Festival Connections – Teatro Litta, Milano, scrive “In-equilibrio”. Viene prodotto dal Teatro Litta il suo testo “Esercizi di distruzione. L’importanza di chiamarsi Erostrato” (pubblicato in volume per Edizioni Corsare e sul n. 758 della rivista Sipario; vincitore del premio Lago Gerundo). È attore-autore di “Ma che ci faccio io qua” (pubblicato da Edizioni Corsare). Cura con Renata Molinari e Renato Gabrielli la pubblicazione di “A proposito di menzogne – testi per Città in condominio”, L’Alfabeto urbano, Napoli. Scrive “Canto errante di un uomo flessibile”, tra i vincitori del Premio Fersen per la drammaturgia e pubblicato da Editoria&Spettacolo. Vince la prima edizione del premio Parole in scena per il teatro-ragazzi con il testo “La città racconta” (pubblicato da Edizioni Corsare). È autore-regista di “Piccole danze quotidiane” (messo in scena al PimOff e presso la Triennale di Milano per il Festival Tramedautore, Outis).

Blog d’autore:

https://tommasourselli.wordpress.com/

Il link per acquisto del libro presso l’editore:

Tommaso Urselli

VERSO consiglia: Un’antologia di racconti inediti per ragazzi a sostegno di ASROO per i malati rari

Segnaliamo con grande affetto questa pubblicazione benefica di importante spessore umanitario:

COMUNICATO STAMPA

Un’antologia di racconti inediti per ragazzi a sostegno di Asroo per i malati rari

Siena, lì 13 aprile 2020 – La beneficenza non si ferma anche in tempi di Coronavirus. E così, in poco tempo, autori volontari si sono messi a disposizione per una antologia di racconti, Fantàsià – il cui ricavato andrà completamente a sostenere le attività di ASROO, Associazione Scientifica Retinoblastoma e Oncologia Oculare di Siena. Il progetto, nato da un’idea dello scrittore Stefano Labbia, intende unire le forze della parola per un obiettivo comune: sostenere le attività di ricerca sul Retinoblastoma, il tumore oculare più frequente in età pediatrica.
Lo Staff di Siena, condotto dal medico oncologo di fama internazionale Prof.ssa Doris Hadjistilianou, segue dal 2011 un percorso di cura e diagnosi precoce di una malattia rara: il Retinoblastoma. Proprio a Siena ogni anno si celebra la Giornata di Oncologia Oculare che vede la partecipazione di massimi esperti sul tema. Siena è il terzo centro di Eccellenza in Europa per casi trattati.
L’intero ricavato dell’antologia fantasy – disponibile su Amazon – sarà devoluto ad ASROO.

Ecco il link per acquistare il libro (versione cartacea o e-book: https://www.amazon.it/dp/B086PMNDNR?ref_=pe_3052080_397514860.

Nell’antologia si sperimenta il tema della fantasia con gli autori: Aharan Lee, Elena Panzera, Giorgia Sbuelz (già vincitrice del concorso “Una fiaba per Asroo”), Greta Guerrini, Maggie van der Toorn, Monica Serra, Silvia Bruni e Stefano Labbia che hanno dedicato gratuitamente il loro tempo e le loro competenze in beneficenza. La prefazione è di Mattia Albani.
Un contributo speciale nella realizzazione del progetto va a Palma Caramia, interior design che ha intrapreso la strada da bookblogger per recensire e commentare i libri presenti nel catalogo Amazon e librerie fisiche e che attualmente collabora come grafica e illustratrice per autori emergenti e non.

ASROO – Associazione Scientifica Retinoblastoma e Oncologia Oculare è nata il 27 aprile 2010 per iniziativa di medici e biologi del Centro di riferimento del Retinoblastoma, dell’Unità di Oftalmologia e della Sezione di Biochimica del Dipartimento di Medicina Interna Scienze Endocrino Metaboliche e Biochimica di Siena, che già da alcuni anni stanno collaborando per un progetto di ricerca sul retinoblastoma.

L’Associazione si prefigge le seguenti finalità:

– migliorare le conoscenze medico-scientifiche nel vasto campo dei tumori oculari;
– migliorare la qualità dei servizi offerti ai pazienti;
– diffondere e divulgare le conoscenze scientifiche raggiunte nel settore attraverso opuscoli distribuiti negli ospedali, negli studi medici, nelle manifestazioni pubbliche quali seminari e convegni;
– sostenere tramite raccolta di fondi il miglioramento dei centri specialistici dedicati attraverso la donazione di apparecchiature scientifiche.

Ufficio Comunicazione ASROO
dott.ssa Marianna Alicino
e.mail: segreteria@asroo.org
http://www.asroo.org

VERSO consiglia: “Il virus delle verità” di Antonio Gerardo D’Errico (Santelli Editore)

Segnaliamo con piacere questa nuova interessante pubblicazione fresca di stampa:

“Un grande scrittore: Antonio Gerardo D’Errico, un mitico editore Santelli, dei luminari e professori della scienza : Luciano Gattinoni, Fabrizio Pregliasco, Gianluigi Spata e Paolo Antonio Ascierto nel libro “Il virus delle verità”, ma anche tanto altro ancora.
“Il virus delle verità”, un libro che affronta l’emergenza sanitaria del covid, in maniera scientifica, con la penna di un autore che descrive la pandemia e le problematiche correlate, in maniera impeccabile e precisa.” (tramite Gerardo D’Errico)

Acquistabile direttamente dalla casa editrice, tramite il link postato, a breve in tutte le librerie, a soli 9,99 euro.

Il virus delle verità (con interviste a Gattinoni, Pregliasco, Spata e Ascierto)

Anche su Alessandria Today:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2020/10/20/libri-il-virus-delle-verita-di-antonio-gerardo-derrico-santelli-editore/?preview=true

VERSO consiglia: “Favole al Telefono” di Gianluca Lalli

“Favole al Telefono”

https://youtu.be/1cRBD_XOobM

è questo il titolo dell’ultimo lavoro discografico del cantautore, cantafavole, docente e regista italiano Gianluca Lalli. Tratto dall’omonima opera di Gianni Rodari, il disco è stato realizzato in occasione del centenario della nascita del noto autore piemontese. Un omaggio che ha dimostrato importanti apprezzamenti. Il disco, difatti, ha già avuto il suo felice riscontro con la famiglia Rodari, che ha appoggiato il progetto di buon grado, così come lo staff di Radio Rai, che ha deciso di inserirlo nel palinsesto di “Radio KIDS”.
Ma facciamo un passo indietro, e scopriamo la genesi di questo prezioso lavoro denso di magia e originalità. L’idea di mettere in musica le favole di Gianni Rodari nasce da un progetto chiamato “Il Cantafavole”, ideato e realizzato da Gianluca Lalli. Si tratta di un laboratorio di scrittura creativa e musicale, che ormai, in qualità di esperto esterno, l’artista da molti anni propone nelle scuole statali con l’intento di insegnare ai bambini l’arte del cantautorato e della scrittura. Il progetto ha avuto e continua ad avere molto successo, ed è in questo contesto che è nata l’idea di mettere in musica i testi di Rodari, rendendo protagonisti i bambini.

Ma perché proprio Rodari?

A rispondere a questa domanda è lo stesso Gianluca Lalli: «Perché in Rodari ho sempre trovato una grande capacità di trasmettere importanti valori educativi – afferma – indispensabili per la socialità dei bambini e degli adulti. Ho scelto Rodari, perché, leggendo una qualsiasi delle sue favole, si è colti dall’impellente necessità di riflettere. Ho scelto le favole di Rodari per il loro straordinario potere edificante. Ho scelto Rodari, perché nei suoi scritti la fantasia, o, come la chiamava lui, la Fantastica, è l’unico potere che viene celebrato. Attraverso la mia professione di cantautore, e ancor di più attraverso quella di musicoterapista, a contatto con i malati che lottano contro il dissolvimento della propria identità, faccio esperienza quotidiana della musica come strumento potente, capace di lenire il dolore e di far riemergere la parte gioiosa di ognuno. E, allora, quale connubio migliore può esistere di quello tra la fantasia e la musica?». Una domanda che non ha bisogno di risposte. Basta infatti ascoltare “Favole al Telefono” per sentire la grande forza sprigionata dall’opera di Rodari, concentrata all’interno di brani autentici, semplici e al tempo stesso densi di significato.

“L’auspicio è quello di veicolare, attraverso la musica, Musa dalla forte vocazione inclusiva, il messaggio libertario contenuto nelle favole di questo grande autore – spiega ancora Lalli -. Questa semplice constatazione corrobora la tesi dell’importanza degli incontri, dell’essenzialità della condivisione con gli altri delle nostre esperienze di vita, della bellezza irradiata dalla solidarietà tra gli esseri umani, valori questi imprescindibili per restare tali, valori che il maestro Gianni Rodari mi ha insegnato in ogni parola che ha scritto, trasformando la nostra vita in una magica favola».
LINK UTILI:
Recensione TGR 3 Rai

https://youtu.be/XjADsrdLCbU

Newspageall’info.it
Recensione Radio Classic Rock di Renato Marengo

https://youtu.be/Pr5b3AWc9ys

VERSO consiglia: La fotografia, la poesia e la musica con Corrado Coccia e Umberto Barbera in diretta streaming giovedì, 18 giugno 2020.

(di Izabella Teresa Kostka)

~

In un intreccio di musica, poesia e fotografia si uniranno a breve le due, a noi già ben conosciute, personalità artistiche ricche di creatività ed entusiasmo, regalandoci un appuntamento insolito in live streaming su Facebook. “Fotografando le parole” del cantautore milanese Corrado Coccia e del poeta e fotografo biellese Umberto Barbera giovedì 18 giugno 2020 alle ore 20.40 in diretta dal profilo Facebook di Corrado Coccia.

Alle mie domande riguardanti il progetto in oggetto i nostri artisti rispondono:

I.T.K.: Com’è nato il progetto di unire la fotografia alla musica e alla poesia?

U.B: L’idea è quella di far lavorare la fantasia, la fotografia è cogliere l’attimo, il fotografo è come un pittore il suo pennello e la tela bianca sono la macchina fotografica, deve avere la capacità di vedere quel qualcosa in più che altri non vedono nel palcoscenico dell’universo, la musica è l’orchestra del creato, ma anche della vita cruda e reale della vita, che suona vibrazioni e sensazioni che l’anima in silenzio ascolta, la poesia raccoglie il tutto e li trasforma in versi.

C.C.: L’idea è arrivata perché sia la poesia che la musica spesse volte fermano attraverso i rispettivi componimenti , una o più immagini. Trovo che i versi poetici di Umberto Barbera, siano molto descrittivi, così come in certi casi le mie canzoni. Spesso vengo avvicinato dalle persone, non tanto per i complimenti, ma perché s’identificano attraverso le mie canzoni, scene da vedere o da toccare . Questo a me fa assai piacere perché è il mio primo obiettivo nel momento in cui scrivo. Poco fa (ma è un fattore opinabile) se non sono Pollini al pianoforte o Pavarotti al canto… basta poter lasciare qualcosa. Le canzoni e le poesie spesse volte sono considerate “ arte povera “, entrambe però hanno la forza delle pietre dure così da non poterle scordare mai più.

I.T.K.: Cosa volete trasmettere agli ascoltatori durante il programma del 18 giugno?

U.B.: Spero di trasmettere emozioni, le mie emozioni, certo ognuno vede e vive in modo diverso, il più delle volte non ci soffermiamo a guardare i particolari, siamo sempre di corsa nella frenesia contemporanea, ma se ci fermiamo un attimo a guardare i particolari, i visi delle persone, gli oggetti che ci circondano, la natura stessa, scopriamo un altro mondo. bisognerebbe fermarsi a volte e guardarsi intorno. Le brutture, purtroppo ce ne sono tante: guerra, povertà, miseria dovrebbero farci pensare, non abbiamo tempo per pensare, il particolare a volte ha un valore unico, dalla natura al vivere quotidiano. La macchina fotografica è il pennello, la tela la fantasia!

C.C.: Il 18 Giugno io ed Umberto Barbera, vorremmo poter fare arrivare una nostra immagine e fare vivere attraverso i nostri componimenti, l’arte visiva . Impresa ardua ? Certo! Ma a noi piacciono le sfide.~Sì, sicuramente sarà una bellissima e stimolante sfida, un appuntamento imperdibile nato dalla passione artistica comune, dall’amicizia e dall’immaginazione fuori dal comune di Corrado e Umberto.

Concludo questo invito con un pensiero di Umberto Barbera scritto nella stilistica del Realismo Terminale:

“La vita è un treno in corsa, il finestrino è la fotografia, il fermoimmagine della pellicola del film della vita”.

Alcune foto di Umberto Barbera:

Il Piccolo Museo della Poesia di Piacenza (di Massimo Silvotti)

Con grande piacere presento oggi il Piccolo Museo della Poesia di Piacenza, creato dal poeta, animatore culturale e Direttore Generale del museo stesso: Massimo Silvotti.

In seguito allego il suo dettagliato articolo che sarà pubblicato nella mia traduzione in lingua polacca sul mensile di arte e cultura “Bezkres / Infinito” e su numerose riviste letterarie polacche online tra cui “Pisarze.pl / Scrittori.pl”.

I.T.Kostka

Il Piccolo Museo della Poesia di Piacenza (di Massimo Silvotti)

La storia del museo:

Il Piccolo Museo della Poesia le Incolmabili fenditure è nato a Piacenza il 17 maggio 2014 per iniziativa di Massimo Silvotti, poeta e artista italiano che ne è anche il direttore generale. A Silvotti, nelle funzioni rispettivamente di condirettrice generale e direttrice del Comitato scientifico, sono affiancate due poetesse, Sabrina De Canio e Giusy Càfari Panìco.
A presiedere il Comitato Scientifico il poeta Guido Oldani, direttore per Mursia della collana Argani di Poesia e ideatore della Poetica del Realismo Terminale.

Da sinistra: Guido Oldani, Sabrina De Canio e Massimo Silvotti

Il museo, dal 2016, è censito da ISTAT in qualità di unico museo della poesia in Italia (ma sappiamo per certo anche in Europa, e forse nel mondo). Si tratta di un museo privato, inserito ufficialmente nelle Rete Museale piacentina.

Focus della collezione museale, la poesia contemporanea e il ’900 italiano, ma non mancano meravigliose incursioni nella poesia italiana e mondiale di altri periodi, ’700 e ’800 in particolare.

Complessivamente la collezione museale è costituita da poesie inedite e autografe, libri, antologie, riviste letterarie, manifesti letterari, opere di poesia visiva, di poesia concreta, di poesia lineare, quadri e sculture relativi ad autori o poesie, suggestioni poetiche.

Circa i libri di poesia , in molti casi rarissimi o addirittura unici, va detto che la maggior parte è autografata dagli autori; alcuni sono prime edizioni, altri edizioni speciali, altri ancora addirittura non editi (ovvero solo stampati e mai entrati in commercio).

Circa le riviste letterarie, il museo possiede una tra le collezioni più complete e rare, attualmente in circolazione; discorso analogo può essere fatto per le antologie del Novecento.

Un discorso a parte riguarda invece il filone della poesia contemporanea che tra l’altro testimonia in modo incontrovertibile della autorevolezza del museo nella percezione del consesso letterario italiano. Da quando il museo è aperto, e con un aumento esponenziale negli ultimi due anni, oltre 300 poeti hanno voluto donare le loro opere al museo; nel complesso circa 800 libri, quasi tutti autografati. Oltre a questi, altri eccezionali doni, come quadri, sculture, installazioni, tutti con una forte attinenza con la poesia. Circa le poesie inedite e autografe (dei grandi Maestri contemporanei) va sottolineato che si tratta di un patrimonio di impareggiabile valore letterario.

“Viaggetto in Etruria” di Giuseppe Ungaretti

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Un Museo itinerante e performativo
Al fianco di una attività museale per così dire consueta, in questi anni il Piccolo Museo della Poesia si è soprattutto caratterizzato per l’ideazione e realizzazione di numerose e differenti performance poetico – artistiche in diverse città italiane, alcune delle quali svolte in collaborazione col Movimento del Realismo Terminale che hanno visto coinvolti centinaia di poeti e artisti provenienti da tutta Italia.

Poeti e artisti con cui il Museo ha collaborato e collabora

Cospicuo il numero di poeti, artisti, attori, critici letterari, direttori di festival internazionali, direttori di musei, direttori di riviste letterarie, editori, musicisti, performer, registi, che in questi anni hanno collaborato (sempre gratuitamente e a loro spese), alla riuscita delle nostre manifestazioni.

Con una stima approssimativa, non meno di quattrocento tra donne e uomini della cultura italiana e internazionale.
Facendo torto a tantissimi, gli amici poeti:

– Giampiero Neri (decano dei poeti italiani),

– Guido Oldani (presidente del comitato scientifico del Museo, ideatore del Movimento del Realismo terminale e recentissimamente insignito del più importante riconoscimento letterario alla carriera dal Governo Cinese),

– Tiziano Rossi
e ancora Amedeo Anelli, Margherita Bonfilio, Ferruccio Brugnaro, Luigi Cannillo, Gabriella Cinti, Igor Costanzo, Tania Di Malta, Izabella Teresa Kostka,
Mauro Ferrari, Milton Fernandez, Anna Maria Gallo, Laura Garavaglia, Vincenzo Guarracino, Giuseppe Langella, Eliza Macadan, Mauro Macario, Bebbe Mariano, Vincenzo Mascolo, Alessandra Paganardi, Renato Pennisi, Maria Pia Quintavalla, Filippo Ravizza, Margherita Rimi, Ottavio Rossani, Enzo Santese, Gabriella Sica, Lidia Sella, Antje Stehn, Marisa Tumicelli, Adam Vaccaro, Paolo Valesio, Lucio Zinna; gli amici artisti: Fernanda Fedi, Omar Galliani, Gaetano Grillo e Roberto Paci Dalò; i registi e attori Corrado Calda, Gilberto Colla, Domitilla Colombo e Pasquale Misuraca; la violinista Elisabetta Garetti (Primo violino al Teatro Carlo Felice di Genova), la soprano Luisa Staboli, il pianista Federico Pulina.

L’area didattica:

Di eccezionale valore strategico, e vero fiore all’occhiello tra le attività museali di questi anni, l’intensissima attività didattica rivolta alle nuove generazioni: dai bambini, agli adolescenti, ai giovani. Impossibile, in poco spazio, delinearne le molteplici sfaccettature proposte, ci limitiamo a certificare l’enorme soddisfazione di aver aperto un mondo, una visuale del tutto inedita, nella contaminazione virtuosa tra grandi poeti (e artisti contemporanei) e nuove sognanti generazioni.

La nuova sede: un gioiello assoluto della Storia dell’arte
Dopo oltre cinque anni di attività, dal mese di dicembre (’19), il Piccolo Museo della Poesia ha interrotto tutte le proprie attività per problemi di ordine prevalentemente economico; una realtà culturale, assolutamente unica nel panorama addirittura mondiale, ha chiuso inesorabilmente i battenti. Ma anziché trattarsi di una notizia nefasta, nel caso del Piccolo Museo della Poesia, ci troviamo di fronte ad una situazione semplicemente straordinaria per impatto e prospettive future. La chiusura del museo, infatti, è stata preceduta da un’autentica sollevazione poetica e artistica e questo ha consentito l’approdo verso una nuova sede a dir poco eccezionale. Il 22 gennaio 2020, il direttore del Piccolo Museo della Poesia, Massimo Silvotti, ha dunque firmato l’accordo con “Fondazione Opera Parrocchiale della Cattedrale di Piacenza” per il trasferimento del Museo presso il complesso dell’Oratorio di San Cristoforo a Piacenza e, specificatamente, utilizzando la Chiesa Barocca di San Cristoforo (Cupola affrescata da Ferdinando Bibiena) quale propria sede espositiva permanente (per la collezione museale) e temporanea (ad esempio per mostre, incontri poetici o performativi, musica, teatro, corsi di formazione, incontri con le scuole, o altro ancora) in piena autonomia gestionale.

Il progetto di arredo museale

Lo spazio museale sarà diviso per stili e ambienti, in due grandi sezioni espositive, a cui si aggiungerà un ulteriore spazio, adibito a biblioteca poetico filosofica e artistica (la biblioteca, tra l’altro, conterrà uno spaccato straordinario, per quantità e qualità, del mondo della poesia contemporanea), nel salone dell’Oratorio, adiacente alla Chiesa. Questo il dettaglio delle due sezioni:
Circa la sezione poesia classica, in essa sarà compresa e ulteriormente arricchita, la collezione museale del precedente museo di via Pace; il luogo si caratterizzerà per un’atmosfera accogliente e meditativa; percepito come statico e quindi ben definito. In qualche modo rassicurante.
Circa la sezione poesia contemporanea, doverosamente apertissima a tutte le sensibilità e/o correnti poetiche, la caratteristica assolutamente preminente riguarderà invece il dinamismo. Lo spazio espositivo, non solo poetico, sarà costantemente modificabile; saranno accolti in situazioni espositive anche molto diversificate, la gran parte dei poeti contemporanei storicizzati e antologizzati, ma anche poeti giovani o giovanissimi, significativi per riconoscibilità stilistica o innovazione; tutti costoro faranno parte della collezione museale attraverso loro testi poetici, soprattutto inediti e in molti casi addirittura manoscritti. Una particolare attenzione sarà rivolta alla poesia al femminile (a cui sarà dedicata una sezione specifica). Al centro dello spazio espositivo sarà collocata una grandissima Opera d’arte, rappresentativa della poetica del Movimento del Realismo terminale.

Massimo Silvotti, maggio 2020

Per info e per contattare il Piccolo Museo della Poesia:

silmasmina@libero.it

Cell.: (+39) 3470359629

Pubblicato anche sul blog giornalistico internazionale “Alessandria Today”:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2020/06/05/il-piccolo-museo-della-poesia-di-piacenza-di-massimo-silvotti/?preview=true

“Tempi così e sincronie in volo” di Loredana Borghetto (recensione di Federico Guastella)

Fonte originale: Sololibri.net 18/05/20

“Tempi così e sincronie in volo” di Loredana Borghetto (recensione di Federico Guastella)

La notte oscura del “nostro medioevo” genera un grande disagio e, nel contempo, un orizzonte di aperture più o meno ampio. Mi riferisco con questo pensiero alla poesia di Loredana Borghetto, bellunese e già insegnante di lettere, la cui silloge “Tempi così e sincronie in volo” (Libera editrice Urso, 2020), in due sezioni, si snoda lungo il tracciato del negativo alienante dove l’essere umano si sente ormai bene in compagnia d’una “stretta” assuefazione.
I suoi versi, generalmente brevi e melodici, dai lessemi vigorosi e inusuali e mai monotoni o uguali, fanno anima e con un linguaggio inesauribile puntano lo sguardo sul malessere della società globalizzata. La parola esce fuori dal presente “spento” in uno scenario apocalittico, incrostato di dolore, da orridi incavi danteschi, da abissi labirintici che sono la vita in cui brancoliamo alla ricerca di un senso, di una via di fuga.
Si odono in ogni componimento voci atroci che sensorialmente si sedimentano in ogni fibra dell’io poetico, dal momento che ogni verso è vissuto e sofferto. Nell’ulissiade viaggio sono i mostri quotidiani, identificati nelle mode consumistiche e omologanti, di vacui beni, da indurre alla resa. Fantasmi che dominano per la competizione e sopraffazione che vorrebbero far cadere nel vuoto il discorso poetico.
Nel componimento Vite, pensieri e gesti si svolgono in un centro commerciale popolato dall’anomia di travestiti in contrasto alla genuinità del sentire:

“Vite preconfezionate / in vendita a prezzi stracciati / vite bulimiche impigliate / tra desideri da supermercato / vite dai pensieri corti come uno spot / svuotate in carrelli pieni di disincanto / vite che sfilano con una faccia / indossata per recitare una parte”.

Vi è uno svolgersi di fotogrammi inquietanti che provocano riflessioni sul fondamento stesso dell’esistenza: quella che si vorrebbe ritrovare insieme alla fiducia nell’altro e quindi, in ultima analisi, alla fiducia in sé stessi. Ha ragione Jung quando dice che la vita esige sempre d’essere riconquistata da capo. È dal buio delle incertezze che procede un cercare con profonda umiltà l’istante della chiarezza. Difatti, nel dialogo con sé o l’altro da sé (il “tu” / “noi” implicito o esplicito), Loredana Borghetto, rifuggendo dalla retorica, si rimette in gioco con il bisogno di scrutare “l’architettura sacra del cielo” e cogliere in una distensione dell’animo possibilità di vita.
Ecco, allora, un filo di speranza:

“Abbiamo perso l’ingenuità (forse) / ma il nostro sguardo / cerca ancora sempre / profumo di musica”.

L’inventività sta nel voler vedere un mondo nuovo con la consapevolezza che la guarigione è data dalla bellezza. Ciò significa che la poesia è visionaria; si distacca in modo vigile dalla realtà che angoscia e svela la dimensione salvifica e profetica della parola.
I dati opachi, brucianti e assurdi vengono allora illuminati da una luce trasparente che fuga le insidie:

“l’occhio s’aggrappa a un campanile / lontano aspettando un suono / che sia rivincita su arroganti fragori, / insegue un lembo di cielo che restituisca / anche una sola stella o una fascia di terra / dove ascoltare un canto ancora / in questa babele senza armonia”.

La realtà che delude non sacrifica la passione per la vita; per ogni fine c’è sempre un nuovo inizio vogliono dire i suoi versi; il negativo non si conclude in sé, ma si apre alla rivelazione d’una verità che possa essere. Là dove c’è un faccia a faccia col male, la paura alchemicamente si muta in saggezza che tende a costruire armoniose allegorie ‘in volo’.
L’appello lanciato col ritmo dell’anafora rivela la liberazione dall’assenza:

“Noi che volevamo portare il cielo in terra / noi che ci eravamo eretti a profeti / di una rinnovata umanità / noi che volevamo smuovere / dio dalla sua assenza / lasciamo falsi idoli / e mondi irrespirabili”.

Versi poco consueti, di questi tempi, versi con l’anima. Non riuscendo a sentirsi bene, anela a un cambio di prospettiva nella storia del mondo ed è allora che acquistano più rilievo i timidi e discreti momenti di idilli deliricizzati: il filo d’erba che sottovoce racconta storie di libertà, una goccia di pioggia danzante nell’aria, la lentezza del ruminare parole e pensieri, ali di libertà azzurra, la riscrittura del rapporto amoroso “oltre le ossessioni / di ogni tassonomia”.

Sono alternative possibili all’orrore e alla morte e che svelano di fra le nebbie e nubi ‘l’isola dei Feaci’, dove il sentimento è fondamentale (Verso l’isola dei Feaci chiude la prima sezione). La poesia di Loredana Borghetto, che costa un altissimo prezzo e porta lo stigma della fragilità, ricca e sicura si apre a tempi lunghi e lenti, profumati da teneri freschi germogli. I segni d’una strada trovata mescolati a quelli della crisi del post-moderno si possono più agevolmente riconoscere leggendo la seconda parte della raccolta.
La verità redentrice racchiude felicissimi attimi, sintagmi brevi nella grammatica del paesaggio rinnovato, fervide sensazioni se ci si lascia trascinare dalla corrente vitale:

“Quando ti accade di vivere / sei acqua senz’argini / farfalla posata sull’allegria di begonie / pesca carica di mille sapori / quando ti accade di vivere / non senti odore d’autunno / e anche nell’ombra scorgi / avventure nuove da correre”.

Una dolorosa speranza, colta tra gli allarmi e i sistemi d’una contemporanea odissea, si fa in fondo tensione comunicativa: l’autrice interroga la realtà e fissa l’ora di “favolose congetture” verso “altre delizie” del “qui” irrisolvibile nell’evasione che evita ostacoli e responsabilità. Dalla nera ombra del dolore si giunge così alla possibile ricostruzione del “piccolo mondo imperfetto”. La lirica Non chiuderti evoca un atto di liberazione dagli artifici della socialità e richiama a una conquista di spazi aperti che si dilatano nel pieno dell’universo interiore per irresistibile richiamo di salvezza. Come l’uomo dovrebbe essere, sottratto alle obbligazioni del banale. Là dove c’è più spazio c’è poesia in possibili mappe d’uscita dove ci si inoltra per riconoscere la differenza tra due opzioni: lo stilema dell’essenza e quello d’uno sterile vagabondaggio.

“Ogni buio ha un cuore di luce / e ogni luce ha un cuore di buio / non chiuderti dentro i confini / di una pagina o di un link / tu sei un libro intero / sei l’intero mondo”.

Federico Guastella