Conclusa la magia della serata “Sogno di una notte di giugno”

VERSEGGIANDO SOTTO GLI ASTRI DI MILANO

Sabato 29 giugno 2019 abbiamo fatto uno splendido sogno insieme in una notte di giugno presso la nostra amata Cascina Linterno, l’evento organizzato nell’ambito del 29° “Verseggiando sotto gli astri di Milano”.

Con tanta musica e incanto di Corrado Coccia (canto, tastiera), le recite teatrali di Enzo Brasolin (Leopardi e “Gli espulsi dall’Eden” della sottoscritta), Domitilla Colombo (Shakespeare “Lady Macbeth”), poeti e scrittori: Franco Paone ,Giacomo Picchi, Barbara Rabita, Antonio Laneve, Daniele Ossola, Carlo Folcia, Francesco Saverio Bascio, Sis Lav, Margherita Bonfilio, Veronica Liga, Paola Mattioli, Giuseppe Leccardi, Tito Truglia, Enrico Ratti, Nuccio Coriale, Umberto Barbera, Maria Teresa Tedde, Maria Giuliana Campanelli, Patrizia Varnier, Maria Rosa Oneto, Rodica Cosma. Ringrazio di cuore i padroni di casa il presidente dell’Associazione Amici Cascina Linterno Gianni Bianchi e il vicepresidente Giuseppe Leccardi per la straordinaria accoglienza e l’affetto e tutti i Soci, in primis la Signora Enza Di Bona, Nunzia e il Signor…

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“SINO ALL’ ULTIMO” di MARIA ROSA ONETO

Foto: Pixabay

“Sino all’ultimo” di Maria Rosa Oneto

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Forse per apprezzare ancora l’esistenza, ci vorrebbe una canzone, scritta a quattro mani. Una sera d’agosto con stelle e lucciole in volo, nel “soffitto” del cielo. Per ritrovare la pace perduta, occorrerebbe farsi accarezzare il cuore, in un giardino pieno di fiori; dove le acque timidamente gorgheggiano, parlandosi d’amore.
Per mettere a tacere il male, bisognerebbe osare vestirsi da bambini. Rompere di colpo il salvadanaio per correre dietro al carrettino dei gelati ( ?). Riuscire ancora a prendere a fiondate le finestre e poi fuggire in fretta, a schiacciare tutti i campanelli della strada.
Andrebbe bene anche una falsa febbricciola, per restare a letto come facevano i malandrini di una volta. Mettere il termometro accanto al fuoco e aspettare che l’asticella del mercurio (quello che più non si usa!) si innalzi sino a sentire il botto.
O saltare di notte nell’orto del vicino (ma chi ce l’ha più l’orto!) e mangiare a crepapelle tutti i frutti di stagione; prima che costui se ne accorga e prenda in mano la scacciacani.
Per essere felici, bisognerebbe svegliarsi presto la mattina e a gambe levate raggiungere il mare e guardare con stupore l’alba alzarsi, vestita di luci e splendidi colori. L’armonia della natura, che mai abbandona, racchiude bellezze infinite, palpiti di stagione che leniscono la tristezza; essenze divine che scivolano nell’anima come una dolce litania da conservare.
La serenità, che tutti ricerchiamo, è una pozione di gioia e di piaceri quotidiani, che crescono spontaneamente accanto a noi e che con indifferenza lasciamo andare.
Ore d’inguaribile sospensione temporale, quando ci aggiriamo stressati, pieni di rabbia e rancore. Tormenti di spiriti inquieti, i cui bisogni e desideri non hanno più limiti per sentirsi appagati. Ricchezza, sperpero e denaro sono le componenti principali di una superficiale beatitudine che in verità mal ci sostiene. La perfezione fisica e l’eterna giovinezza, comprate a colpi di bisturi, con sedute massacranti in palestra e abiti di marca, non risparmia l’essere umano da incidenti di percorso, depressioni, stati d’ansia e patologie psico-fisiche. Nulla ci preserva dalla “sventura” di vivere, dal desiderio di farla finita, dalla voglia di stordirci con droghe e alcolici.
Questo nei confronti di giovani e giovanissimi, come nei riguardi di anziani, portati al vizio e alla ricerca del piacere smodato ad ogni costo.
Oggi, il peso dell’essere al mondo, è causa di deterioramento mentale, violenza domestica, bullismo, separazioni familiari, prepotenza ed egotismo. Pensare a noi stessi senza guardare all’altro, a chi sta peggio in tutti i sensi, è una mostruosa mancanza di compassione e umanità. La perdita del lavoro o la sua totale assenza, rappresentano uno smembramento di dignità e un venir meno degli equilibri interiori. Vivere tanto per farlo, come animali da circo tirati per la catena, è una condizione deplorevole e meschina. “Nutrirsi del proprio pane” è un merito e un appagamento che a tutti dovrebbe toccare.
Nessuno escluso!
Guardiamo, comunque, a ciò che gratuitamente ci è stato donato e che abbiamo preso in prestito per un tempo imprecisato. Godiamo così della carezza del vento, della pioggia che scivola lieve sulle foglie, delle nubi simili a pecorelle smarrite; sentendoci liberi di ridere, sperare e gioire sino all’ultimo istante in cui ci è dato sognare!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

“LA SENSIBILITÀ POLICROMATICA di ADRIANA FURCI” a cura di Sabrina Santamaria

• Note biografiche di Adriana Furci

Adriana Furci vive a Messina. Studia psicologia clinica e della salute nel ciclo di vita, ma è già una pedagogista abilitata, da ormai dieci anni e più. Lavora come libera professionista nel campo dell’educazione, della prevenzione e delle problematiche dell’infanzia e dell’adolescenza. Si occupa nello specifico di consulenze pedagogiche e sostegno educativo alla genitorialità e alle famiglie adottive, di potenziamento cognitivo negli apprendimenti di base e nei bambini con disturbi specifici dell’apprendimento e promuove attività finalizzate al miglioramento delle strategie di studio (ampliamento all’autonomia e motivazione allo studio).

• Cenni dell’artista sul dipinto “I take care of you”

È certamente uno dei miei lavori preferiti. Una cosa che noterai in quelli che ti invierò successivamente, così ti fai un’idea e ti può ispirare poi quando farai la presentazione, è che nella mia arte è molto presente la maternità e l’infanzia.
In questo caso specifico, si tratta di una maternità differente. Sì, c’è una madre e una figlia in questi dipinto. Ma il significato più profondo per me è che questo quadro mi rappresenta simbolicamente parlando. È una metafora della mia vita. Una madre, me donna, oggi, si sta prendendo cura di una figlia, me bambina. Io, nell’arco della mia vita, ho imparato ad amare la bambina che sono stata. Amare e curare. Perché ognuno di noi ha il proprio il bambino interiore, che a volte emerge in alcuni momenti della nostra vita e ci chiede di essere accolto, amato, ascoltato. E a noi spetta il compito di prendercene cura. Ecco, in questo quadro, c’è questo. Mi prendo cura di te. Noi dobbiamo prenderci cura di noi stessi, del nostro sentire, dei nostri dolori, delle nostre imperfezioni, delle nostre fragilità e vulnerabilità. Quella bambina rappresenta la mia vulnerabilità, le parti fragili e vulnerabili, le parti ferite.
“Ogni donna contiene in sé la propria madre e la propria figlia” – Jung
Ogni donna è madre e figlia di se stessa. Aggiungo io a parole mie.

• Critica artistica di Sabrina Santamaria al dipinto “I take care of you”

“I take care of you”: Acrilico su tela (20×30)

“Prendimi per mano e ti mostrerò l’universo” questa breve riflessione ha suscitato in me il quadro di Adriana Furci, il gesto della madre di prendere per mano la figlia rappresenta l’espressione più vera di genitorialità autentica. La madre è il topos comune per esprimere i sentimenti verso i genitori; è la fonte di ispirazione privilegiata degli artisti e poeti. Quando osserviamo la “Pietà” di Michelangelo non abbiamo di fronte la sofferenza di una madre per un figlio? La madre è una delle figure educative più importanti che ci accompagna lungo il percorso della nostra vita. In questo dipinto il gesto di prendere per mano è metaforico in quanto rappresenta l’azione incondizionata di “prendere per mano” lungo il cammino della vita. Non esiste un momento in cui l’uomo non bisogno di una mano, egli è per sua natura un essere relazionale. L’ “I care” in questa immagine si materializza nella genuinità di un gesto appassionato. Lo sfondo del dipinto è arancione, un colore caldo, sfumato, che indica l’azione calorosa ed affrettata della madre che accompagna la bambina, le figure protagonista dell’opera emergono dalla scena sapientemente, un contrasto cromatico che la nostra Adriana Furci ha voluto creare per far rendere inconfondibili le figure. La madre e la figlia si trovano in riva al mare, anche questo è emblematico, perché il mare rappresenta l’ignoto, le difficoltà della vita che possiamo incontrare, ma che non conosciamo, il mare quindi rappresenta il destino che preserva la vita; a volte calmo a volte agitato, quindi accompagnare la propria figlia nel mare significa per la mamma proiettarla all’incommensurabile cammino dell’esistenza incredibilmente incerto, ma, paradossalmente ricco di opportunità per crescere.

• Cenni dell’artista sull’opera “Cicatrici”

Questo disegno, lo portai a Ermal Meta a marzo al firma copie a Catania. Lo mostrai a Ermal e gli dissi che in realtà non era per lui, l’avevo fatto per me, mi rappresentava e mi avrebbe fatto piacere se mi avesse scritto una dedica sopra. Così lui, osservandolo attentamente, disse che gli piaceva molto e mi scrisse sul disegno – Da quelle cicatrici è entrata un sacco di luce – Quando ci salutammo con un abbraccio mi disse – e ricordati di disobbedire sempre, perché è vietato morire – Trovi in allegato il disegno con e senza la dedica di Ermal. Rispetto alla rappresentazione metaforica, ovviamente anche questo è una metafora della vita. Le cicatrici rimangono, ma nessuno ci può impedire di cucirci delle ali per volare.

• Critica artistica di Sabrina Santamaria al disegno “Cicatrici”.

“Cicatrici”: disegno a matita dalle diverse gradazioni su foglio 33×48.

Questo disegno è ispirato alla canzone “Lettera al padre” di Ermal Meta. I lividi del cuore sono i più drammatici ricordi che noi possediamo. Le esperienze forti connotano fortemente la nostra vita e ci condizionano in quanto marcano come solchi indelebili tutto il nostro percorso. Le ferite dell’anima sono tutti quei traumi che ci portiamo come dei pesi nella nostra mente. Tutti noi, più o meno, possiamo rammentare di avere ricordi e vissuti tristi, a volte inconfessabili, ma questi ci fossilizzano o ci proiettano per una consapevolezza maggiore del nostro essere? I sorrisi migliori nascono, spesso, dagli innumerevoli pianti. I dolori, i drammi che ci portiamo dietro, ci fortificano e ci hanno crescere, allo stesso tempo ci hanno tesi le persone che noi siamo oggi. La sofferenza sublimata fa esprimere l’essere umano come un’opera d’arte. Il disegno di Adriana Furci mostra la positività del dolore, è proprio nella profondità di una cicatrice che crescono le ali forti e robuste, il pathos che la vita ci dà permette ad ogni uomo di forgiare il suo presente per volare in alto, mentre i tagli diventano sempre più labili e sottili le ali dell’anima si irrobustiscono e rendono l’uomo forte. Ciò che mi ha particolarmente colpita è l’essenzialità di questo dipinto, la Nostra ci lancia un messaggio chiaro: “Solo chi ha molto sofferto sa gioire delle piccole minuzie della vita e vola in alto”, quindi la bellezza del soffrire sta proprio in questa capacità che l’essere umano ha di cicatrizzare le ferite, Adriana Furci ci ricorda che il male, sulla lezione di Hannah Arendt, in fondo, è banale, quello che rimane è l’intrinsecità che esiste nel bene per elevarsi in cielo con il fruscio alato di un sogno che racconta i momenti vissuti della nostra esistenza. Lo sfondo dell’opera è grigio per indicare che la vita è costituita da sfumature e sta a saper coglierla nelle sue tinte e saper dipingere il quadro del nostro essere.

COMPLIMENTI AD ADRIANA FURCI

Sabrina Santamaria,

tutti i diritti riservati alle autrici

SCAPPO VIA di Maria Rosa Oneto

“Scappo via”

Ci sarà un cielo da dipingere a nuovo. Porte sfondate ad accogliere il sole. Cocci di esperienza gettati in strada. Rivoluzioni ad issare bandiere e finestre spalancate per far volare i pensieri.
Ci sono anch’io in questo lembo di terra salata. Un miscuglio di odori e spezie che imbalsamano il cuore. La tavola imbandita senza pretese, diventa un altare anche senza candele. È un giorno qualunque, di un anno imprecisato. Corre il tempo su binari affollati.
Ore calde di caffè, consumate in piedi, piene di malanni e filosofia. Escono le parole come nuvole di fumo. Le emozioni divagano e partoriscono alla spinta del vento. Mi vedo bella, senza guardarmi allo specchio. Fuori, passano i pendolari camminando come automi, caricati a molla. I visi già stanchi, le mani al ritmo di samba. I bambini sfrecciano a scuola, usciti dal pulmino, con la voglia di scappare e gettare via i libri. Il Mondo si muove ed io sto ferma. Guardo trasognata l’albero carico di mele e quello strano volatile dispettoso che ripete sino allo sfinito:” Dai che è giorno!” Potessi gli tirerei una scarpa e con un click spegnerei la luce sul “palcoscenico dei burattini”. “Tutti a dormire, un’altra volta!’
La vita aspetta, nascosta in agguato dietro ricordi edulcorati. Mi faccio forza, scendo dal letto, lasciandolo sfatto. Apro il rubinetto e inizia a piovere, quasi per dispetto. Nuvole passeggere rovesciano: risate, dolori, pentole sbattute, tocchi da un pianoforte a coda.
Eccomi, son pronta! Chiudo a doppia mandata la porta e scappo via ad inseguire la gioia di essere viva.

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

Foto: Pixabay

Intervista a Carmine Laurendi: Quando il pathos diventa talento a cura di Sabrina Santamaria.

Intervista a Carmine Laurendi: Quando il pathos diventa talento a cura di Sabrina Santamaria.

• Alcuni cenni su Carmine Laurendi

Carmine Laurendi è un giovane poeta che in questi ultimi anni ha pubblicato due raccolte poetiche: “Ti pensu notti e ghiornu Bagnara” e “Ogni cosa cu so tempo”, spesso nelle sue liriche esalta l’amore per il suo paese natio, Bagnara oppure snocciola con grande stile spunti e riflessioni attuali e di carattere sociale.

S.S: Quando è stato il tuo primo incontro con la poesia?

C.L: Mi sono avvicinato alla poesia subito dopo la morte di mio padre. Grazie ad essa sono riuscito a liberarmi del peso che mi portavo dentro.

S.S: A quale poeta della letteratura ti sei ispirato maggiormente? Sempre se c’è uno stile che più di tutti ti ha affascinato…

C.L: Non mi ispiro a un poeta o a uno stile in particolare. La mia poesia nasce spontaneamente, da un attimo, da un pensiero o da una riflessione. Apprezzo tuttavia l’ermetismo di Salvatore Quasimodo, e recentemente ho iniziato a leggere con passione le opere di un poeta originario della mia terra, Vincenzo Spinoso.

S.S: Cosa ti ha particolarmente spinto a pubblicare due raccolte poetiche?

C.L: L’idea di pubblicare le mie raccolte poetiche è nata dai commenti, dai suggerimenti e dalle critiche costruttive dei miei amici e dei miei compaesani. Dal loro interesse sono scaturiti i miei libri.

S.S: Secondo te cosa la poesia può ancora trasmettere alle nuove generazioni?

C.L: Alle nuove generazioni la poesia può ancora trasmettere un’idea di bellezza, di purezza, di spontaneità, valori quanto mai necessari in questo mondo confuso.

S.S: Quale potrebbe essere il suo messaggio?

C.L: La mia vena poetica ha origine dal luogo in cui sono nato, dalle mie origini e dallo studio costante. Contestualmente cerco sempre di essere aperto verso altre culture e nuovi orizzonti.

S.S: Le poesie, spesso, hanno risvolti dal punto di vista sociale… Per quali fenomeni sociali pensi che la poesia possa essere incisiva?

C.L: La poesia è una forma d’arte, e come tutte le arti potrebbe allontanare i giovani dalla strada, attirando la loro attenzione e offrendogli una speranza. In questo senso, mi sento di poter affermare che la poesia ha un ruolo salvifico.

S.S: Al centro delle tue liriche metti sempre il tuo paese natio, Bagnara, pensi che lo spirito del poeta sia quello di mettere al centro i luoghi in cui viviamo? Oppure bisogna essere “cittadini del mondo”?

C.L: Io parlo del mio paese non perché sia speciale, ma perché lo amo. Questo amore lo rende unico. Allo stesso modo chi legge le mie poesie, attraverso le mie parole rivive l’amore per il proprio paese e le proprie origini.

S.S: Secondo te la poesia è il sentimento più profondo dell’essere umano? Oppure è il frutto di un’erudizione attenta e continua?

C.L: Sono due espressioni simbiotiche, nel senso che la poesia nasce spontaneamente come espressione profonda dell’anima, ma poi si evolve in erudizione, come allenamento costante.

S.S: Qual è il ruolo del poeta nella società attuale? E rivestendo questo ruolo come potrebbe agire?

C.L: Il poeta non deve ergersi a giudice, né pontificare. Nella società odierna il poeta deve essere soprattutto una persona umile che cerca di far riflettere il pubblico attraverso i suoi pensieri e le sue emozioni.

S.S: Per esprimere con i colori o con la musica la tua poetica a quale quadro o composizione musicale ti riferiresti?

C.L: Le opere di Renato Guttuso esprimono al meglio il mio modo di fare poesia. Vi ringrazio per questa opportunità che mi avete regalato, mi avete reso ospite su questo blog stupendo. Alla prossima.

LIBRI: SABRINA SANTAMARIA “GERMOGLI… SCRITTI IN EMOZIONI” e la freschezza della giovinezza

(by I.T.Kostka)

Vista dai giovani, la vita è un avvenire infinitamente lungo. Vista dai vecchi, un passato molto breve.
(Arthur Schopenhauer)

Esistono giorni in cui abbiamo voglia di tornare alla nostra infanzia, ai tormenti dell’adolescenza, ai primi battiti del cuore, alle gioie e alle sconfitte della giovinezza. È bello quando possiamo realizzare questo piccolo sogno addentrandoci semplicemente nella lettura di un libro, grazie alla sua magia tornare indietro nel tempo, alla nostra primavera e al “germoglio della nostra vita”. Di recente ho ricevuto un dono da una giovane e talentuosa donna piena di entusiasmo, coraggio e voglia di combattere per i suoi sogni, una ragazza ambiziosa, istruita e di elevata sensibilità d’animo. Questa persona si chiama Sabrina Santamaria e mi ha regalato il suo libro d’esordio “Germogli… Scritti in emozioni”, un’opera che ha catapultato i miei sensi verso lande lontane, quelle della fresca e ingenua giovinezza. “Germogli” è un libro di carattere diaristico epistolare, composto da una serie di lettere in cui la protagonista confessa al suo amico Antonio le avventure e turbolenze sentimentali, le aspettative e i desideri riguardanti il tanto desiderato studio all’Università, i rimorsi, le speranze e i propri dubbi esistenziali. Argomenti ingenui e un po’ scontati? Forse a prima vista potrebbe sembrare così ma sarebbe un giudizio completamente sbagliato, affrettato e superficiale. Sabrina Santamaria scrive con la freschezza e la leggerezza di un’autrice esordiente, ma nei suoi pensieri troverete una profonda capacità di elaborare e trasmettere problematiche contemporanee come l’immigrazione, lo scontro culturale, le difficoltà economiche delle giovani generazioni e, infine, l’amore.
Sicuramente “la penna” è ancora influenzata dalla giovane età della scrittrice ma, allo stesso tempo, si percepisce il suo già significativo potenziale intellettuale ed una buona preparazione culturale (numerose citazioni di Grandi Autori molto ben inserite nel contesto dell’ intera opera), l’abilità nel condurre e creare la trama nonché una grande fantasia. Il libro della Nostra autrice è di facile, scorrevole e piacevole lettura, ci trasporta nel mondo delle prime scoperte e delle battaglie, dell’insicurezza e dell’apprendimento, delle importanti scelte nella vita. Non è sorprendente ma meravigliosamente amichevole, permette di ritrovarci tra le sue pagine come se fossimo a casa. Credo che Sabrina Santamaria abbia davanti un grande e brillante futuro. In bocca al lupo!

Izabella Teresa Kostka

• NOTA BIOGRAFICA

Sabrina Santamaria è nata a Messina il 27/04/1994. Fin da ragazzina amava la letteratura italiana ed europea. Nel 2016 ha pubblicato un epistolare di stampo diaristico che si intitola “Germogli… scritti in emozioni” edito da Di Nicolò Edizioni. L’attrazione per le Scienze umane le ha fatto conseguire la laurea in Scienze della Formazione e della Comunicazione a Messina nel 2017. Attualmente è laureanda alla laurea Magistrale di Scienze Pedagogiche. Nel tempo libero si diletta a scrivere recensioni e intervista poeti e scrittori contemporanei per il blog “Verso – Spazio letterario indipendente”. Da qualche anno si cimenta a scrivere poesie, dal 2017 il Cavaliere della Repubblica Italiana Silvano Bortolazzi l’ha nominata Membro Onorario dell’Unione Mondiale dei Poeti. Dal 2018 è Scudiero dell’Unione Mondiale dei Poeti e la casa editrice Kimerik ha pubblicato una sua poesia dal titolo “La libertà del poeta” nella raccolta “Unione Mondiale dei Poeti 2018”.

Contatti: sabrinasantamaria@yahoo.it

Estratti:
“Trascorrevano tutte le giornate insieme soli, si stringevano, si sussurravano molte infinite verità, i nostri personaggi erano la luna che ha bisogno del cielo e delle stelle, maree di costellazioni che non si bastano da sole, ecco cari lettori loro erano così.”
“Quando passeggio per strada capisco quanto essenziale, piccolo e semplice sia il creato, la leggera brezza estiva che mi accarezza il volto, la squisitezza di certe promesse amorose che un ragazzino fa ad un ragazzina; qualche tempo fa, non ricordo quando, vidi due ragazzini che si tenevano mano per la mano con sicurezza di cuore, stavano fermi lì e si capiva dai loro sguardi che non volevano perdersi.”
“I nostri terreni erano distese immense di libri, di storie, e dopo aver vissuto pure noi la vita di tutti i personaggi dei racconti che abbiamo letto, forse un giorno potremo andare fantasticando che la nostra vita era stata resa scritta, “letteraturizzata.”

“(…) È molto più accettabile essere una vita di scarto, piuttosto che arrendersi completamente a questa società che ci pretende tutti identici, come se fossimo stati creati con uno stampino; l’originalità deve essere in testa a qualsiasi altra cosa! Il futuro appartiene a chi ha il coraggio di essere diverso!(…)”

Cit. Sabrina Santamaria “Germogli… Scritti in emozioni”

Cover: copertina flessibile
Titolo: “Germogli… Scritti in emozioni”
Serie: seconda edizione
Data di pubblicazione: Gennaio 2016
Autore: Sabrina Santamaria
Pagine: 63 pagine
Formati disponibili: Cartaceo, Ebook
Editore: di nicolò edizioni
Genere: letteratura italiana contemporanea
Prezzo: 10€

MARIA ROSA ONETO “TURBINIO ORFANO DI SPERANZE” a cura di IZABELLA TERESA KOSTKA

(By I.T.K.)

Lieve è il dolore che parla.
Il grande dolore è muto.
(Seneca)

Il dolore di Maria Rosa Oneto scolpisce ogni suo verso, plasma ogni sfaccettatura dell’espressione artistica generata e maturata negli anni del suo Calvario. Disabile fin dalla nascita, trasmette i timori, i desideri, le mancanze e i sogni, quelli mai realizzati, attraverso la poesia estremamente intimista, personale, oserei dire catartica, esprimendo tutta la sua sofferenza e, spesso, la solitudine di una donna “sospesa” nello spazio del non ritorno. Squarciante è la carica emotiva dei versi che con un linguaggio crudele e diretto dipingono il ritratto di Maria Rosa ” inchiodata a terra
come angelo arrugginito…” che
“…respira melma,
avanzi di tormenti deperiti (…)”

La sofferenza priva di qualsiasi speranza e senza via d’uscita impregna i pensieri dell’autrice che ritrova una briciola di serenità soltanto nel suo immenso, eterno amore: nel Mare. Soltanto esso riesce a colmare la sua solitudine mentre “… lambisce i piedi come petali di gladioli…”.

Il grande Montale disse: “Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia riarsa,
era il cavallo stramazzato.” Il male di vivere è “… il pianto del cielo davanti al dolore…” e davanti all’impotenza e alla fragilità della nostra autrice che con un’ immensa emotività delle sue parole riesce a scavare nelle profondità dell’umano sentire, rimanendo impressa nell’animo di ogni lettore. La poesia di Maria Rosa non è facile perché nonostante la sua indiscutibile bellezza apre le piaghe e rende visibile l’umana debolezza, l’imperfezione del Creato che, in alcuni casi, condanna un essere umano ad una eterna battaglia senza nessuna possibilità né speranza di sconfiggere il Male (la malattia). Con grande affetto ed emozione pubblico oggi sulla pagina del “VERSO” le tre poesie inedite di Maria Rosa Oneto…

Buona lettura

Izabella Teresa Kostka

● ALCUNE POESIE INEDITE DELL’AUTRICE

AL RISVEGLIO DEL GIORNO

Inchiodata a terra
come angelo arrugginito,
respiro melma,
avanzi di tormenti deperiti.
Radici attorcigliate
spasimano lo stesso
mio sentire,
il vuoto del cuore,
una lunga solitudine
dove la nostalgia si reprime.
Non ho ali per volare.
L’anima reclama
quel turbinio leggiadro
orfano di speranze.
Potessi andare
incontro al mare
discendendo il tempo
che morde le carni
assetate d’amore
al risveglio del giorno.
In un lampo di luce.

*

ERO VECCHIA

La sera
respirava piano
su ciottoli di mare.
L’acqua
lambiva i piedi
come petali di gladioli
che la notte macerava.
Ero sola
a guardare il cielo,
dove poche stelle appese
offendevano i pensieri.
La mente lontana,
inseguiva il passato,
bambole smarrite
in un sogno ormai
senza concime.
Ero vecchia e sbandata
davanti alla vita.
Immagini rugose
che l’inverno nel suo incedere
non avrebbe più cancellato
sotto strati di neve.

*

NUDA

La passione in un cunicolo di seta.
Piangeva il cielo davanti al mio dolore.
Non ero di nessuno.
Nessuno mi apparteneva davvero.
Occhi smarriti lambivano gli ulivi,
il paesaggio color zafferano,
la giostra dei bimbi intenti a rincorrersi
tra il mare e la terra ferma.
Non osavo più parlare
al soliloquio del vento
fra le palme e l’anima innocente.
Nuda, coperta di cicatrici,
aspettavo le rondini,
l’incostanza di una primavera annunciata,
il chiacchiericcio garbato di alcune zitelle
sul portone di casa.
Potevo amare, senza essere amata?
Una penna sarebbe bastata
a scrivere: “Ti amo!”
anche quando il male di vivere
mi avrebbe addentato le mani.

*

BREVE CURRICULUM

Maria Rosa Oneto, nasce a Rapallo (Ge), dove tuttora risiede. Disabile fin dalla nascita, giovanissima, si dedica alla scrittura e in particolar modo alla Poesia. Giornalista pubblicista ha collaborato on line con l’Agenzia Giornalistica “per diversamente abili”, denominata “HPress” con sede a Monza. Ha pubblicato alcune sillogi poetiche, tra le quali: “Sintonie d’Azzurro” e a “Passi di danza”.
Alcune sue Poesie sono state inserite in Antologie, edite da Antologica Atelier Edizioni. Ha conseguito numerosi Premi e Riconoscimenti in vari Concorsi Letterari. L’amore per la parola scritta, ancor oggi, la sostiene, la coinvolge, incitandola ad andare avanti verso orizzonti più emotivi ed emozionali che economici. Le tematiche del dolore, della “diversità”, della solitudine si confondono, si mescolano con la “visione paesaggistica” e mai esaustiva della Sua Terra di appartenenza: la Liguria, dove il Mare recita la parte più importante ed espressiva di questo meraviglioso e “difficile” percorso esistenziale.

GIRAMONDO CULTURALE: FRA I CALVARI E LE CITTÀ DEL LIBRO a cura di LINA LURASCHI 

GIRAMONDO CULTURALE – Ultima tappa fra i Calvari e le Città del Libro

● KERGOAT – Chappelle de Notre Dame con Calvario e Cimitero
La Cappella Notre-Dame de Kergoat è un monumento che si trova nel comune di Quéménéven -(Finistere Bretagna). Rappresenta un’attrazione per i turisti durante il soggiorno nella regione.

E’ un paesino di circa 1.100 abitanti . Interessante, e meta di molti visitatori è appunto la Cappella situata all’interno di un Cimitero antico con l’immancabile Calvario.

 Cosa sono i Calvari ?

Pietra scolpita in verticale, i CALVARI, raccontavano i testi sacri, la vita di Cristo e dei Santi per immagini, con al centro la Passione e il Calvario. L’obiettivo era di farsi capire anche dalla gente semplice che non sapeva leggere. Per questo le figure sono ben definite con le teste sproporzionate rispetto al corpo per facilitare la comprensione delle espressioni. Venivano costruiti e commissionati a scultori e artigiani  per ringraziare la divina provvidenza per aver per esempio risparmiato il paese dalla peste o per chiedere perdono per chissà cosa. Spesso ad un calvario é associata una festa del perdono (appunto) a una data precisa dell’anno con processioni e costumi locali. Complessi religiosi di questo tipo sono molto numerosi in Bretagna: ne esistono una settantina soltanto nella Bassa Bretagna.

Foto di Lina Luraschi

● Fjærland  Norvegia. Città del libro.

Fino al 1985 Fjærland, cittadina norvegese il cui primo insediamento risale al tempo dei Vichinghi, era raggiungibile soltanto in barca. Qui libri e librerie si annidano nelle vecchie stalle e in diverse costruzioni rurali e da quando, nel 1996, la città ha aderito al progetto booktown, diventando una città letteraria, attrae ogni anno un flusso notevole  di turisti, tutti accomunati dall’amore per la lettura.

 Fjærland è una delle Booktown norvegesi poste ai piedi dello Jostedalsbreen, il più grande ghiacciaio dell’Europa continentale. Vecchi capannoni, case e persino un hotel sono stati trasformati in librerie che  sono aperte tutti i giorni dal 1 maggio al 21 settembre, ma la loro attività prosegue pure d’inverno, con minor frequenza e anche se “con la neve i librai devono trasportare i libri da un luogo all’altro sulle slitte, spesso trainate a forza di gambe“, racconta uno di essi.
Foto libreria tratta da web

I FRESCHI GERMOGLI: LAURA CALABRÒ

(by I.T.Kostka) Eppure non è morta quella forte voglia di poetare, di condividere le turbolenze e le inquietudini di un animo creativo. Quello spirito artistico di una ventenne fanciulla nata e avvolta nel calore di Messina. Passionale e intensa, come la Sicilia, vaga tra la ricerca e le classiche influenze, tra la riflessione e il giovane incolmabile ardore, tra le grida e le domande nate dalla sua penna. Un linguaggio incisivo, a volte con qualche dose di stilistica esaltazione dovuta alla dolce giovinezza, ma sicuramente di grande impatto emotivo. Laura Calabrò merita l’attenzione e con simpatia accogliamo i versi di questa esordiente artista nella nostra rubrica dedicata ai FRESCHI BOCCIOLI della letteratura. Al talento della giovane poetessa auguriamo una lunga e prolifica fioritura. 

● NOTA BIOGRAFICA

Laura Calabrò è nata a Messina il 12 aprile 1997, attualmente frequenta la facoltà di Scienze dell’informazione a Messina. È appassionata di giornalismo, ha avuto da sempre la passione per la scrittura, in particolare il suo amore per la poesia è nato per caso circa quattro anni fa quando si accinse a scrivere la sua prima poesia.

● Alcune poesie scelte:

“CARO THEO”

Scrivo per dei ciechi,
leggo a dei sordi,
nessuno comprende.
“Caro Theo..”
Solo la vista del
cielo mi fa sognare;
“Caro Theo..”
Solo dopo l’orizzonte
trovo la serenità.
Do vita a parole 
simili a crepe sui muri.
La mia penna seppur
consumata non smette di
dipingere parole su
un foglio ormai
troppo stanco.

*

L’INGANNEVOLE CUORE

Staccati da questo
corpo, oh anima!
Non vedi le brutture a cui
esso è soggetto?
Lascialo, lascialo morire,
dentro di sé ha un mostro
che lo divora, che
lo lacera.
Dentro il suo petto batte
il peggiore dei
mali.
Lascialo dov’è, incatenato
come Prometeo, lascia che
l’aquila divori
non il fegato,
ma il cuore,
costui è la causa
di una moltitudine
di mali, merita di
non esistere.
Anima, non avere compassione
dell’ingannevole cuore!
Ha una forza sovrumana,
lotta come un esercito
di arditi guerrieri,
resiste come uno scoglio
che s’affaccia sul mare
in tempesta,
seduce quanto la voce
di donna e uccide
senza pietà come la morte.
Non dargli ascolto, liberatene
piuttosto, oh anima, prima
che il suo nero
dolor invada ogni membra
dell’intelletto tuo.

*

LA SCALA INFINITA DI PENROSE

Al di sopra
di quest’ involucro
danzano le galassie
all’unisono;
le stelle si
preoccupano di
brillare sempre
più intensamente;
gli angoli oscuri
di quest’ universo
s’addolciscono e
alla vista appaiono
meno spaventosi.
Noi, invece,
camminiamo goffi,
muovendo i nostri
passi pesanti
su quest’infinita scala
di Penrose;
ci adagiamo su
quest’ intenso moto che
appaga i nostri
desideri distrutti.
Siamo degli esseri
stanchi, curvi
ma continuiamo a trascinarci
verso un finale
senza lieto fine.

Laura Calabrò

Tutti i diritti riservati all’autrice

“UN’ALTALENA DI EMOZIONI” di FRANCESCA GHIRIBELLI a cura di SABRINA SANTAMARIA 

“Un’altalena di emozioni” di Francesca Ghiribelli, la “Fanciullina” di questo secolo.
Francesca Ghiribelli quando ha scritto “Un’altalena di emozioni” non voleva riconoscimenti di merito, né aveva l’intenzione di essere riconosciuta poetessa da qualcuno. Nell’introduzione della sua raccolta di poesie ella stessa dice di aver reso visibile ciò che esisteva nel suo mondo interiore, consapevole che non a tutti sarebbero piaciuti i suoi scritti, forse perché troppo interiori e scavati nell’anima. A mio giudizio, le sue poesie sono frutto di una mente molto sensibile e attenta, infatti sono scritte con il famoso occhio del fanciullino pascoliano che si meraviglia di fronte a tutti quei dettagli che per una persona distratta potrebbero sembrare irrilevanti. La nostra scrittrice si concentra con minuzia ed amore a descrivere e contemplare aspetti della vita reali e fantastici che non tutti osservano, come l’unicorno, il diario, la coccinella, la ninfea. Non trascurabile é infatti il ruolo che, a suo giudizio, ha la poesia che va amata, perché il testo poetico,  prima di essere letto agli altri, dà a chi lo scrive la possibilità di esprimersi e di scriverlo. La lettura e l’apprezzamento da parte del lettore può avvenire dopo, sempre se accade; se non accade, il poeta ha guadagnato lo stesso qualcosa perché, secondo la Ghiribelli, ha avuto la forza di rendere nero su bianco il suo mondo interiore, al di là del fatto che sia amato o meno un testo poetico. Cosa vuol dire “altalena delle emozioni”? I sentimenti a volte ci portano in alto come le rondini o in basso come a scavare per terra come una talpa: sia nel primo caso sia nel secondo la Ghiribelli mi ha fatto capire che é sempre vita, solo che cambiano i punti di vista da dove una persona guarda la realtà. Ecco il motivo per cui lei stessa scrive una poesia sull’altalena, quell’oggetto che le dà reminiscenze infantili e la trasporta in alto con la fantasia per volare e sorridere. La poetessa ha tuttora occhi da bambina, come quando descrive la coccinella con le sue ali a pois nere e il suo manto rosso, quando vola tra un fiore ed un altro con abilità, arriva nel suo dito e poi scappa via, come un’opportunità che è forse persa, ma non del tutto perché l’insetto, con la sua piccola manifestazione, le ha lasciato un ricordo di sé che è diventato testo poetico.
L’intento di questo “diario di emozioni”, sostiene la Ghiribelli: <<È quello di potermi far crescere e migliorare sempre più e, soprattutto, far riscoprire un genere che ormai il tempo sembra aver dimenticato, ma che spero, attraverso il mio piccolo contributo, possa rinascere, perché la poesia è la vita scritta fra gli spazi bianchi del cuore>>.
Il lettore per comprendere a pieno le motivazioni di questa raccolta poetica dovrebbe andare a comprendere la definizione che la poetessa dà al suo libro, quando lo descrive come un “diario delle emozioni”: un “diario poetico” o un “diario di bordo”, per tracciare e lasciare un’impronta delle proprie emozioni del momento. Nelle poesie ghiribelliane manca quel caratteristico pathos che é tipico del genere poetico, ma si percepisce una leggerezza d’animo e di beltà che trascinano chi legge in un eterno sorriso.

Sabrina Santamaria