Wiersze Realizmu Terminalnego: GIUSEPPE LANGELLA

PODTEKST KULTURALNY

Wiersze Realizmu Terminalnego – GIUSEPPE LANGELLA (autor: Izabella Teresa Kostka)

Giuseppe Langella

Giuseppe Langella urodził się 11 września 1952 w Loreto (Ancona). Jest profesorem zwyczajnym współczesnej literatury włoskiej na fakultecie Literatury i Filozofii Katolickiego Uniwersytetu im. Świętego Serca w Mediolanie, gdzie prowadzi także centrum badań ” Literatura i kultura zjednoczonych Włoch”, z załączonym “Archiwum literatury katolickiej i pisarzy w badaniach”. Jest członkiem zarządu “Włoskiego stowarzyszenia d/s studiów nad nowoczesnością literatury” (MOD) i współredaguje ” Czasopismo studiów manzoniańskich”. Znawca twórczości Alessandro Manzoni’ego i Italo Svevo, specjalista z zakresu poezji, prozy i kultury od Odrodzenia do lat 2000.
Publikacje naukowe: ” Il secolo delle riviste. Dal “Baretti” a “Primato” / Wiek czasopism. Od “Baretti” do “Prymatu” (Vita e Pensiero / Życie i myśl Mediolan 1982); Da Firenze all’Europa. Studi sul Novecento letterario / Z Florencji do Europy. Studium dziewiętnastego wieku literackiego (Ibid, 1989); Italo Svevo (Morano, Neapol 1992); Il tempo cristallizzato. Introduzione…

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Un’identità fanciullesca: “Si può essere felici anche di Lunedì” di Valentina Lazzeri (a cura di Sabrina Santamaria)

Un’identità fanciullesca: “Si può essere felici anche di Lunedì” di Valentina Lazzeri
(a cura di Sabrina Santamaria)

Valentina Lazzeri

Girovagare per arrampicarsi sugli specchi come vagabondi erranti verso probabili labirinti impervi è la condanna che sente dentro di sé la protagonista Adele Bonaiuti la quale si trova al capolinea o al confine di un percorso esistenziale. Le nostre scelte sono spontanee o ci vengono inconsapevolmente imposte dalla società? Quanto davvero noi siamo liberi? Valentina Lazzeri estrae pian piano i puzzle di una matrioska russa per svelare i falsi miti del self made man; la società consumistica e opulenta fagocita le relazioni umane e rende i suoi membri come dei robot o delle macchine operaie che devono necessariamente produrre profitto(l’instancabile logica del capitale finanziario) infatti in questo meccanismo “uomo-lavoro” o “consulente-impresa” si logora la fantasia e imperversa la nullità di un meccanismo sociale che vorrebbe trasformare la “persona” in un banale individuo ammalato di una grave epidemia che causa una forma di derealizzazione e di spersonalizzazione. L’accezione “Essere umano” abbraccia l’Homo Sapiens, l’Homo Faber, l’Homo Ludens e altre sfere inesplorate che ancora gli antropologi insieme agli psicologi stanno cercando di approfondire pertanto la diatriba è ancora aperta. L’autrice di “Si può essere felici anche di Lunedì” mediante il suo divertente e ironico romanzo azzarda un tentativo di sfatare i miti della società contemporanea: l’autorealizzazione personale, l’indipendenza lavorativa, il matrimonio e il “perfetto principe azzurro”. É una convinzione che per essere felici dobbiamo avere un ottimo lavoro e una casa grande? Oppure per forza per sentirci realizzati dobbiamo necessariamente sposarci? Adele Bonaiuti è una donna coraggiosa la quale abdica ai suoi doveri coniugali e divorzia rompendo il suo matrimonio con Alberto; la sua vita dopo di lui sarà molto problematica e moltissime delusioni amorose e lavorative la pervaderanno infatti subirà il licenziamento a causa del suicidio di Giulio, il suo titolare il quale era depresso. La protagonista ha perso la bussola e si trova in un’isola deserta senza la possibilità di poter riuscire a trovare una soluzione solo in preda allo smarrimento dell’io paradossalmente riscopre la felicità nelle minuzie della vita quotidiana: il sorriso e i racconti di zia Etta, il mare livornese, una passeggiata in una giornata soleggiata. Un incontro casuale cambierà la sorte della nostra Adele; una sua ex compagna di scuola, Adele è solita identificarla con l’epiteto “ la Canteruccio”, tradita dal marito benestante, prende l’iniziativa di affidarle suo figlio Gregorio, un “pargoletto” di cinque anni. Sulle prime l’impresa sembra titanica invece col passare dei giorni il lavoro di babysitter diventerà una nuova passione che la nostra ha scoperto perché ha compreso che la felicità è un bene di inestimabile valore, equivale a un tesoro che si trova nascosto in un fortezza che sarà espugnata da chi ha la caparbietà e il coraggio di osare per essere unici e insostituibili. “Essere o avere?” si chiede Erich Fromm in un suo saggio; quanto costa la propria identità? Di certo non la possiamo acquistare nei grandi centri commerciali oppure nei supermarket. L’identità è senso di appartenenza che si radica nell’entroterra dei battiti cardiaci; solo a questo punto l’appercezione humiana o abitudine diviene una passione spinoziana ben consolidata nell’uomo. Adele sente profondamente di essere felice di Lunedì nel momento in cui scopre di amare i bambini anche se dal suo precedente matrimonio con Alberto non sono nati figli. La pace interiore la attraversa come un lento fiume che percorre il suo alveo si spinge oltre le tempeste già affrontate infatti trova man forte l’avventura dell’asilo familiare(la semplicità del gioco, lo sguardo curioso di “piccoli ometti e donnine”, il role playing, il disegno, il parco, i super eroi e i cartoni animati) grazie al piccolo-grande mondo dei bimbi Adele Bonaiuti apre un capitolo allettante della sua storia personale. Alla base di questa singolare esperienza chi legge questo romanzo è consapevole che “l’indipendenza” può assumere questa rilevante forma. Valentina Lazzeri ci suggerisce di scrutare i substrati oscuri della malinconia con gli occhi giocosi e curiosi dei bambini tanto è vero che solo riconoscendo la validità della propensione fantasiosa dei piccoli fanciulli il mondo potrebbe diventare una fiaba o una favola dai toni di un fantasioso e ingenuo profitto.

Sabrina Santamaria

“IL MALE DI VIVERE” di MARIA ROSA ONETO

“Il Male di Vivere” di Maria Rosa Oneto

Foto: Pixabay

Abbiamo perso il senso dell’amore, volato via dal cuore come rondini in volo.
Abbiamo perso l’umanità di un tempo, fatta di confronto e di temperanza.
Abbiamo perso il dono del silenzio, che si nutriva di parabole e speranza.
Abbiamo smarrito il prestigio dell’eleganza, posato come un guanto bianco su barattoli di vernice.
Ci siamo abbruttiti, rinsecchiti, “storpiati” dal gusto di possedere, defraudare, rubare, togliere ai più miseri per allargare le pance sempre più gonfie dei “maiali a due zampe”! L’orgoglio, la rivalsa, i pregiudizi, offuscano le menti. I beceri, vengono trasformati in innovativi fautori dell’intellighenzia che spazia ovunque, devastando e compiendo scempi. Si è scarnificato il senso del dovere, la buona creanza, la parola saggia e adeguata all’occorrenza. Tutti pronti a sbraitare, ad affondare, a prevalere sull’altrui ragionamento. Il “bullismo televisivo” ancor più feroce di quello sociale, rosica le menti, accresce le divergenze, rendendo inutile e sterile ogni dialogo. “Bestie umane” prive di logica. Assetate di sangue e drammi individuali. Speculazioni che affrontano l’altrui dolore come merce di scambio. Si tende a fare spettacolo sulle disgrazie del popolo a colpi di share. Più aumenta l’audience e il guadagno cresce, tanto più viene sezionato il cadavere, l’ambiente famigliare, lavorativo; la vita privata. Finire in prima pagina, oggi, è un gioco da ragazzi , una sorta di videogame dove tutti si possono confrontare.
Abbiamo perso, l’onestà del fare, le sane abitudini, le tradizioni popolari; il senso del rispetto e della buona educazione. In famiglia, non esistono più i valori di una volta, quel senso abnegazione, di sacrificio e riconoscenza dei bambini verso gli adulti o di chi rappresentava: le Forze dell’Ordine, il Medico, il Professore o il Sacerdote della Parrocchia locale. Oggi, si sbraita come lupi o peggio ancora per un brutto voto. Si aggrediscono infermieri al Pronto Soccorso. Si prende a botte il Mister per una partitella di calcio da quattro soldi. Siamo diventati, “cannibali” di noi stessi e di chi ci passa accanto. Donne fatte a pezzi per in raptus di gelosia. Bambini picchiati, usati come scudi umani, espiantati degli organi, schiavizzati, defraudati dell’intimità sessuale o fatti morire di fame.
Abbiamo perso: l’intelletto e la ragione. Passeggeri senza confini di un mondo allo sfascio. Viviamo molto spesso d’illusioni, di sogni immaturi, di rivalse nei confronti di una gioventù passata.
Il cuore, non sa più regalare emozioni, è un muscolo che batte nel fremito stantio del tempo che passa. Ognuno, rovesciato sul proprio cellulare; nell’intento di non vedere, capire, affrontare il presente. Burattini senza occasioni (che non siano quelle dell’alcol e della droga) incapaci di stupirsi davanti alla meraviglia di un fiore che nasce, all’impalpabile evanescenza di un tramonto sul mare, al gorgheggio di un bimbo di pochi mesi.
Ognuno con la mente chiusa. Distanti da una vera realizzazione personale. Ottenebrati da “modelli sbagliati”,
da eroi della negatività, da falsi profeti dell’inganno e del turpiloquio.
A ben guardare, la difficoltà dell’esistere, ricadere sulle spalle dei più deboli. Di coloro i quali, resi invisibili, non hanno mezzi né denaro per difendersi e vengono oscurati con una semplice pennellata di catrame.
Il male di vivere, sta in un pugno chiuso dove neppure il sole può entrare!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

Venerdì 4 ottobre 2019 ore 20.30: sarò ospite della trasmissione radiofonica PROKSIME DE POESIO su Radio Gladys a Milano

Izabella Teresa Kostka Poesie

#realismoterminale

#izabellateresakostka

#guidooldani

! Con grande gioia ringrazio il redattore Ciro Bruno per il gradito invito e segnalo a tutti:
il 4 ottobre (venerdì) dalle ore 20.30 sarò ospite dell’ambizioso programma radiofonico PROKSIME DE POESIO Radio Gladys a Milano.
Parleremo della mia scrittura, dell’ attività culturale svolta e del movimento del Realismo Terminale fondato dal M° Guido Oldani. Vi invito a seguire la puntata perché le emozioni non mancheranno.
Un abbraccio e ci sentiamo venerdì alle 20.30 su

http://www.radiogladys.com

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Conclusa la magia della serata “Sogno di una notte di giugno”

VERSEGGIANDO SOTTO GLI ASTRI DI MILANO

Sabato 29 giugno 2019 abbiamo fatto uno splendido sogno insieme in una notte di giugno presso la nostra amata Cascina Linterno, l’evento organizzato nell’ambito del 29° “Verseggiando sotto gli astri di Milano”.

Con tanta musica e incanto di Corrado Coccia (canto, tastiera), le recite teatrali di Enzo Brasolin (Leopardi e “Gli espulsi dall’Eden” della sottoscritta), Domitilla Colombo (Shakespeare “Lady Macbeth”), poeti e scrittori: Franco Paone ,Giacomo Picchi, Barbara Rabita, Antonio Laneve, Daniele Ossola, Carlo Folcia, Francesco Saverio Bascio, Sis Lav, Margherita Bonfilio, Veronica Liga, Paola Mattioli, Giuseppe Leccardi, Tito Truglia, Enrico Ratti, Nuccio Coriale, Umberto Barbera, Maria Teresa Tedde, Maria Giuliana Campanelli, Patrizia Varnier, Maria Rosa Oneto, Rodica Cosma. Ringrazio di cuore i padroni di casa il presidente dell’Associazione Amici Cascina Linterno Gianni Bianchi e il vicepresidente Giuseppe Leccardi per la straordinaria accoglienza e l’affetto e tutti i Soci, in primis la Signora Enza Di Bona, Nunzia e il Signor…

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“SINO ALL’ ULTIMO” di MARIA ROSA ONETO

Foto: Pixabay

“Sino all’ultimo” di Maria Rosa Oneto

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Forse per apprezzare ancora l’esistenza, ci vorrebbe una canzone, scritta a quattro mani. Una sera d’agosto con stelle e lucciole in volo, nel “soffitto” del cielo. Per ritrovare la pace perduta, occorrerebbe farsi accarezzare il cuore, in un giardino pieno di fiori; dove le acque timidamente gorgheggiano, parlandosi d’amore.
Per mettere a tacere il male, bisognerebbe osare vestirsi da bambini. Rompere di colpo il salvadanaio per correre dietro al carrettino dei gelati ( ?). Riuscire ancora a prendere a fiondate le finestre e poi fuggire in fretta, a schiacciare tutti i campanelli della strada.
Andrebbe bene anche una falsa febbricciola, per restare a letto come facevano i malandrini di una volta. Mettere il termometro accanto al fuoco e aspettare che l’asticella del mercurio (quello che più non si usa!) si innalzi sino a sentire il botto.
O saltare di notte nell’orto del vicino (ma chi ce l’ha più l’orto!) e mangiare a crepapelle tutti i frutti di stagione; prima che costui se ne accorga e prenda in mano la scacciacani.
Per essere felici, bisognerebbe svegliarsi presto la mattina e a gambe levate raggiungere il mare e guardare con stupore l’alba alzarsi, vestita di luci e splendidi colori. L’armonia della natura, che mai abbandona, racchiude bellezze infinite, palpiti di stagione che leniscono la tristezza; essenze divine che scivolano nell’anima come una dolce litania da conservare.
La serenità, che tutti ricerchiamo, è una pozione di gioia e di piaceri quotidiani, che crescono spontaneamente accanto a noi e che con indifferenza lasciamo andare.
Ore d’inguaribile sospensione temporale, quando ci aggiriamo stressati, pieni di rabbia e rancore. Tormenti di spiriti inquieti, i cui bisogni e desideri non hanno più limiti per sentirsi appagati. Ricchezza, sperpero e denaro sono le componenti principali di una superficiale beatitudine che in verità mal ci sostiene. La perfezione fisica e l’eterna giovinezza, comprate a colpi di bisturi, con sedute massacranti in palestra e abiti di marca, non risparmia l’essere umano da incidenti di percorso, depressioni, stati d’ansia e patologie psico-fisiche. Nulla ci preserva dalla “sventura” di vivere, dal desiderio di farla finita, dalla voglia di stordirci con droghe e alcolici.
Questo nei confronti di giovani e giovanissimi, come nei riguardi di anziani, portati al vizio e alla ricerca del piacere smodato ad ogni costo.
Oggi, il peso dell’essere al mondo, è causa di deterioramento mentale, violenza domestica, bullismo, separazioni familiari, prepotenza ed egotismo. Pensare a noi stessi senza guardare all’altro, a chi sta peggio in tutti i sensi, è una mostruosa mancanza di compassione e umanità. La perdita del lavoro o la sua totale assenza, rappresentano uno smembramento di dignità e un venir meno degli equilibri interiori. Vivere tanto per farlo, come animali da circo tirati per la catena, è una condizione deplorevole e meschina. “Nutrirsi del proprio pane” è un merito e un appagamento che a tutti dovrebbe toccare.
Nessuno escluso!
Guardiamo, comunque, a ciò che gratuitamente ci è stato donato e che abbiamo preso in prestito per un tempo imprecisato. Godiamo così della carezza del vento, della pioggia che scivola lieve sulle foglie, delle nubi simili a pecorelle smarrite; sentendoci liberi di ridere, sperare e gioire sino all’ultimo istante in cui ci è dato sognare!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

“LA SENSIBILITÀ POLICROMATICA di ADRIANA FURCI” a cura di Sabrina Santamaria

• Note biografiche di Adriana Furci

Adriana Furci vive a Messina. Studia psicologia clinica e della salute nel ciclo di vita, ma è già una pedagogista abilitata, da ormai dieci anni e più. Lavora come libera professionista nel campo dell’educazione, della prevenzione e delle problematiche dell’infanzia e dell’adolescenza. Si occupa nello specifico di consulenze pedagogiche e sostegno educativo alla genitorialità e alle famiglie adottive, di potenziamento cognitivo negli apprendimenti di base e nei bambini con disturbi specifici dell’apprendimento e promuove attività finalizzate al miglioramento delle strategie di studio (ampliamento all’autonomia e motivazione allo studio).

• Cenni dell’artista sul dipinto “I take care of you”

È certamente uno dei miei lavori preferiti. Una cosa che noterai in quelli che ti invierò successivamente, così ti fai un’idea e ti può ispirare poi quando farai la presentazione, è che nella mia arte è molto presente la maternità e l’infanzia.
In questo caso specifico, si tratta di una maternità differente. Sì, c’è una madre e una figlia in questi dipinto. Ma il significato più profondo per me è che questo quadro mi rappresenta simbolicamente parlando. È una metafora della mia vita. Una madre, me donna, oggi, si sta prendendo cura di una figlia, me bambina. Io, nell’arco della mia vita, ho imparato ad amare la bambina che sono stata. Amare e curare. Perché ognuno di noi ha il proprio il bambino interiore, che a volte emerge in alcuni momenti della nostra vita e ci chiede di essere accolto, amato, ascoltato. E a noi spetta il compito di prendercene cura. Ecco, in questo quadro, c’è questo. Mi prendo cura di te. Noi dobbiamo prenderci cura di noi stessi, del nostro sentire, dei nostri dolori, delle nostre imperfezioni, delle nostre fragilità e vulnerabilità. Quella bambina rappresenta la mia vulnerabilità, le parti fragili e vulnerabili, le parti ferite.
“Ogni donna contiene in sé la propria madre e la propria figlia” – Jung
Ogni donna è madre e figlia di se stessa. Aggiungo io a parole mie.

• Critica artistica di Sabrina Santamaria al dipinto “I take care of you”

“I take care of you”: Acrilico su tela (20×30)

“Prendimi per mano e ti mostrerò l’universo” questa breve riflessione ha suscitato in me il quadro di Adriana Furci, il gesto della madre di prendere per mano la figlia rappresenta l’espressione più vera di genitorialità autentica. La madre è il topos comune per esprimere i sentimenti verso i genitori; è la fonte di ispirazione privilegiata degli artisti e poeti. Quando osserviamo la “Pietà” di Michelangelo non abbiamo di fronte la sofferenza di una madre per un figlio? La madre è una delle figure educative più importanti che ci accompagna lungo il percorso della nostra vita. In questo dipinto il gesto di prendere per mano è metaforico in quanto rappresenta l’azione incondizionata di “prendere per mano” lungo il cammino della vita. Non esiste un momento in cui l’uomo non bisogno di una mano, egli è per sua natura un essere relazionale. L’ “I care” in questa immagine si materializza nella genuinità di un gesto appassionato. Lo sfondo del dipinto è arancione, un colore caldo, sfumato, che indica l’azione calorosa ed affrettata della madre che accompagna la bambina, le figure protagonista dell’opera emergono dalla scena sapientemente, un contrasto cromatico che la nostra Adriana Furci ha voluto creare per far rendere inconfondibili le figure. La madre e la figlia si trovano in riva al mare, anche questo è emblematico, perché il mare rappresenta l’ignoto, le difficoltà della vita che possiamo incontrare, ma che non conosciamo, il mare quindi rappresenta il destino che preserva la vita; a volte calmo a volte agitato, quindi accompagnare la propria figlia nel mare significa per la mamma proiettarla all’incommensurabile cammino dell’esistenza incredibilmente incerto, ma, paradossalmente ricco di opportunità per crescere.

• Cenni dell’artista sull’opera “Cicatrici”

Questo disegno, lo portai a Ermal Meta a marzo al firma copie a Catania. Lo mostrai a Ermal e gli dissi che in realtà non era per lui, l’avevo fatto per me, mi rappresentava e mi avrebbe fatto piacere se mi avesse scritto una dedica sopra. Così lui, osservandolo attentamente, disse che gli piaceva molto e mi scrisse sul disegno – Da quelle cicatrici è entrata un sacco di luce – Quando ci salutammo con un abbraccio mi disse – e ricordati di disobbedire sempre, perché è vietato morire – Trovi in allegato il disegno con e senza la dedica di Ermal. Rispetto alla rappresentazione metaforica, ovviamente anche questo è una metafora della vita. Le cicatrici rimangono, ma nessuno ci può impedire di cucirci delle ali per volare.

• Critica artistica di Sabrina Santamaria al disegno “Cicatrici”.

“Cicatrici”: disegno a matita dalle diverse gradazioni su foglio 33×48.

Questo disegno è ispirato alla canzone “Lettera al padre” di Ermal Meta. I lividi del cuore sono i più drammatici ricordi che noi possediamo. Le esperienze forti connotano fortemente la nostra vita e ci condizionano in quanto marcano come solchi indelebili tutto il nostro percorso. Le ferite dell’anima sono tutti quei traumi che ci portiamo come dei pesi nella nostra mente. Tutti noi, più o meno, possiamo rammentare di avere ricordi e vissuti tristi, a volte inconfessabili, ma questi ci fossilizzano o ci proiettano per una consapevolezza maggiore del nostro essere? I sorrisi migliori nascono, spesso, dagli innumerevoli pianti. I dolori, i drammi che ci portiamo dietro, ci fortificano e ci hanno crescere, allo stesso tempo ci hanno tesi le persone che noi siamo oggi. La sofferenza sublimata fa esprimere l’essere umano come un’opera d’arte. Il disegno di Adriana Furci mostra la positività del dolore, è proprio nella profondità di una cicatrice che crescono le ali forti e robuste, il pathos che la vita ci dà permette ad ogni uomo di forgiare il suo presente per volare in alto, mentre i tagli diventano sempre più labili e sottili le ali dell’anima si irrobustiscono e rendono l’uomo forte. Ciò che mi ha particolarmente colpita è l’essenzialità di questo dipinto, la Nostra ci lancia un messaggio chiaro: “Solo chi ha molto sofferto sa gioire delle piccole minuzie della vita e vola in alto”, quindi la bellezza del soffrire sta proprio in questa capacità che l’essere umano ha di cicatrizzare le ferite, Adriana Furci ci ricorda che il male, sulla lezione di Hannah Arendt, in fondo, è banale, quello che rimane è l’intrinsecità che esiste nel bene per elevarsi in cielo con il fruscio alato di un sogno che racconta i momenti vissuti della nostra esistenza. Lo sfondo dell’opera è grigio per indicare che la vita è costituita da sfumature e sta a saper coglierla nelle sue tinte e saper dipingere il quadro del nostro essere.

COMPLIMENTI AD ADRIANA FURCI

Sabrina Santamaria,

tutti i diritti riservati alle autrici

SCAPPO VIA di Maria Rosa Oneto

“Scappo via”

Ci sarà un cielo da dipingere a nuovo. Porte sfondate ad accogliere il sole. Cocci di esperienza gettati in strada. Rivoluzioni ad issare bandiere e finestre spalancate per far volare i pensieri.
Ci sono anch’io in questo lembo di terra salata. Un miscuglio di odori e spezie che imbalsamano il cuore. La tavola imbandita senza pretese, diventa un altare anche senza candele. È un giorno qualunque, di un anno imprecisato. Corre il tempo su binari affollati.
Ore calde di caffè, consumate in piedi, piene di malanni e filosofia. Escono le parole come nuvole di fumo. Le emozioni divagano e partoriscono alla spinta del vento. Mi vedo bella, senza guardarmi allo specchio. Fuori, passano i pendolari camminando come automi, caricati a molla. I visi già stanchi, le mani al ritmo di samba. I bambini sfrecciano a scuola, usciti dal pulmino, con la voglia di scappare e gettare via i libri. Il Mondo si muove ed io sto ferma. Guardo trasognata l’albero carico di mele e quello strano volatile dispettoso che ripete sino allo sfinito:” Dai che è giorno!” Potessi gli tirerei una scarpa e con un click spegnerei la luce sul “palcoscenico dei burattini”. “Tutti a dormire, un’altra volta!’
La vita aspetta, nascosta in agguato dietro ricordi edulcorati. Mi faccio forza, scendo dal letto, lasciandolo sfatto. Apro il rubinetto e inizia a piovere, quasi per dispetto. Nuvole passeggere rovesciano: risate, dolori, pentole sbattute, tocchi da un pianoforte a coda.
Eccomi, son pronta! Chiudo a doppia mandata la porta e scappo via ad inseguire la gioia di essere viva.

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

Foto: Pixabay

Intervista a Carmine Laurendi: Quando il pathos diventa talento a cura di Sabrina Santamaria.

Intervista a Carmine Laurendi: Quando il pathos diventa talento a cura di Sabrina Santamaria.

• Alcuni cenni su Carmine Laurendi

Carmine Laurendi è un giovane poeta che in questi ultimi anni ha pubblicato due raccolte poetiche: “Ti pensu notti e ghiornu Bagnara” e “Ogni cosa cu so tempo”, spesso nelle sue liriche esalta l’amore per il suo paese natio, Bagnara oppure snocciola con grande stile spunti e riflessioni attuali e di carattere sociale.

S.S: Quando è stato il tuo primo incontro con la poesia?

C.L: Mi sono avvicinato alla poesia subito dopo la morte di mio padre. Grazie ad essa sono riuscito a liberarmi del peso che mi portavo dentro.

S.S: A quale poeta della letteratura ti sei ispirato maggiormente? Sempre se c’è uno stile che più di tutti ti ha affascinato…

C.L: Non mi ispiro a un poeta o a uno stile in particolare. La mia poesia nasce spontaneamente, da un attimo, da un pensiero o da una riflessione. Apprezzo tuttavia l’ermetismo di Salvatore Quasimodo, e recentemente ho iniziato a leggere con passione le opere di un poeta originario della mia terra, Vincenzo Spinoso.

S.S: Cosa ti ha particolarmente spinto a pubblicare due raccolte poetiche?

C.L: L’idea di pubblicare le mie raccolte poetiche è nata dai commenti, dai suggerimenti e dalle critiche costruttive dei miei amici e dei miei compaesani. Dal loro interesse sono scaturiti i miei libri.

S.S: Secondo te cosa la poesia può ancora trasmettere alle nuove generazioni?

C.L: Alle nuove generazioni la poesia può ancora trasmettere un’idea di bellezza, di purezza, di spontaneità, valori quanto mai necessari in questo mondo confuso.

S.S: Quale potrebbe essere il suo messaggio?

C.L: La mia vena poetica ha origine dal luogo in cui sono nato, dalle mie origini e dallo studio costante. Contestualmente cerco sempre di essere aperto verso altre culture e nuovi orizzonti.

S.S: Le poesie, spesso, hanno risvolti dal punto di vista sociale… Per quali fenomeni sociali pensi che la poesia possa essere incisiva?

C.L: La poesia è una forma d’arte, e come tutte le arti potrebbe allontanare i giovani dalla strada, attirando la loro attenzione e offrendogli una speranza. In questo senso, mi sento di poter affermare che la poesia ha un ruolo salvifico.

S.S: Al centro delle tue liriche metti sempre il tuo paese natio, Bagnara, pensi che lo spirito del poeta sia quello di mettere al centro i luoghi in cui viviamo? Oppure bisogna essere “cittadini del mondo”?

C.L: Io parlo del mio paese non perché sia speciale, ma perché lo amo. Questo amore lo rende unico. Allo stesso modo chi legge le mie poesie, attraverso le mie parole rivive l’amore per il proprio paese e le proprie origini.

S.S: Secondo te la poesia è il sentimento più profondo dell’essere umano? Oppure è il frutto di un’erudizione attenta e continua?

C.L: Sono due espressioni simbiotiche, nel senso che la poesia nasce spontaneamente come espressione profonda dell’anima, ma poi si evolve in erudizione, come allenamento costante.

S.S: Qual è il ruolo del poeta nella società attuale? E rivestendo questo ruolo come potrebbe agire?

C.L: Il poeta non deve ergersi a giudice, né pontificare. Nella società odierna il poeta deve essere soprattutto una persona umile che cerca di far riflettere il pubblico attraverso i suoi pensieri e le sue emozioni.

S.S: Per esprimere con i colori o con la musica la tua poetica a quale quadro o composizione musicale ti riferiresti?

C.L: Le opere di Renato Guttuso esprimono al meglio il mio modo di fare poesia. Vi ringrazio per questa opportunità che mi avete regalato, mi avete reso ospite su questo blog stupendo. Alla prossima.

LIBRI: SABRINA SANTAMARIA “GERMOGLI… SCRITTI IN EMOZIONI” e la freschezza della giovinezza

(by I.T.Kostka)

Vista dai giovani, la vita è un avvenire infinitamente lungo. Vista dai vecchi, un passato molto breve.
(Arthur Schopenhauer)

Esistono giorni in cui abbiamo voglia di tornare alla nostra infanzia, ai tormenti dell’adolescenza, ai primi battiti del cuore, alle gioie e alle sconfitte della giovinezza. È bello quando possiamo realizzare questo piccolo sogno addentrandoci semplicemente nella lettura di un libro, grazie alla sua magia tornare indietro nel tempo, alla nostra primavera e al “germoglio della nostra vita”. Di recente ho ricevuto un dono da una giovane e talentuosa donna piena di entusiasmo, coraggio e voglia di combattere per i suoi sogni, una ragazza ambiziosa, istruita e di elevata sensibilità d’animo. Questa persona si chiama Sabrina Santamaria e mi ha regalato il suo libro d’esordio “Germogli… Scritti in emozioni”, un’opera che ha catapultato i miei sensi verso lande lontane, quelle della fresca e ingenua giovinezza. “Germogli” è un libro di carattere diaristico epistolare, composto da una serie di lettere in cui la protagonista confessa al suo amico Antonio le avventure e turbolenze sentimentali, le aspettative e i desideri riguardanti il tanto desiderato studio all’Università, i rimorsi, le speranze e i propri dubbi esistenziali. Argomenti ingenui e un po’ scontati? Forse a prima vista potrebbe sembrare così ma sarebbe un giudizio completamente sbagliato, affrettato e superficiale. Sabrina Santamaria scrive con la freschezza e la leggerezza di un’autrice esordiente, ma nei suoi pensieri troverete una profonda capacità di elaborare e trasmettere problematiche contemporanee come l’immigrazione, lo scontro culturale, le difficoltà economiche delle giovani generazioni e, infine, l’amore.
Sicuramente “la penna” è ancora influenzata dalla giovane età della scrittrice ma, allo stesso tempo, si percepisce il suo già significativo potenziale intellettuale ed una buona preparazione culturale (numerose citazioni di Grandi Autori molto ben inserite nel contesto dell’ intera opera), l’abilità nel condurre e creare la trama nonché una grande fantasia. Il libro della Nostra autrice è di facile, scorrevole e piacevole lettura, ci trasporta nel mondo delle prime scoperte e delle battaglie, dell’insicurezza e dell’apprendimento, delle importanti scelte nella vita. Non è sorprendente ma meravigliosamente amichevole, permette di ritrovarci tra le sue pagine come se fossimo a casa. Credo che Sabrina Santamaria abbia davanti un grande e brillante futuro. In bocca al lupo!

Izabella Teresa Kostka

• NOTA BIOGRAFICA

Sabrina Santamaria è nata a Messina il 27/04/1994. Fin da ragazzina amava la letteratura italiana ed europea. Nel 2016 ha pubblicato un epistolare di stampo diaristico che si intitola “Germogli… scritti in emozioni” edito da Di Nicolò Edizioni. L’attrazione per le Scienze umane le ha fatto conseguire la laurea in Scienze della Formazione e della Comunicazione a Messina nel 2017. Attualmente è laureanda alla laurea Magistrale di Scienze Pedagogiche. Nel tempo libero si diletta a scrivere recensioni e intervista poeti e scrittori contemporanei per il blog “Verso – Spazio letterario indipendente”. Da qualche anno si cimenta a scrivere poesie, dal 2017 il Cavaliere della Repubblica Italiana Silvano Bortolazzi l’ha nominata Membro Onorario dell’Unione Mondiale dei Poeti. Dal 2018 è Scudiero dell’Unione Mondiale dei Poeti e la casa editrice Kimerik ha pubblicato una sua poesia dal titolo “La libertà del poeta” nella raccolta “Unione Mondiale dei Poeti 2018”.

Contatti: sabrinasantamaria@yahoo.it

Estratti:
“Trascorrevano tutte le giornate insieme soli, si stringevano, si sussurravano molte infinite verità, i nostri personaggi erano la luna che ha bisogno del cielo e delle stelle, maree di costellazioni che non si bastano da sole, ecco cari lettori loro erano così.”
“Quando passeggio per strada capisco quanto essenziale, piccolo e semplice sia il creato, la leggera brezza estiva che mi accarezza il volto, la squisitezza di certe promesse amorose che un ragazzino fa ad un ragazzina; qualche tempo fa, non ricordo quando, vidi due ragazzini che si tenevano mano per la mano con sicurezza di cuore, stavano fermi lì e si capiva dai loro sguardi che non volevano perdersi.”
“I nostri terreni erano distese immense di libri, di storie, e dopo aver vissuto pure noi la vita di tutti i personaggi dei racconti che abbiamo letto, forse un giorno potremo andare fantasticando che la nostra vita era stata resa scritta, “letteraturizzata.”

“(…) È molto più accettabile essere una vita di scarto, piuttosto che arrendersi completamente a questa società che ci pretende tutti identici, come se fossimo stati creati con uno stampino; l’originalità deve essere in testa a qualsiasi altra cosa! Il futuro appartiene a chi ha il coraggio di essere diverso!(…)”

Cit. Sabrina Santamaria “Germogli… Scritti in emozioni”

Cover: copertina flessibile
Titolo: “Germogli… Scritti in emozioni”
Serie: seconda edizione
Data di pubblicazione: Gennaio 2016
Autore: Sabrina Santamaria
Pagine: 63 pagine
Formati disponibili: Cartaceo, Ebook
Editore: di nicolò edizioni
Genere: letteratura italiana contemporanea
Prezzo: 10€