PINO CANTA e IL REALISMO TERMINALE (a cura di Tania Di Malta)

Pino Canta e il Realismo Terminale (a cura di Tania Di Malta)

Parlare di Pino Canta non è semplice ma quello che appare subito chiaro è che ci troviamo davanti ad un artista particolare e complesso; la comunicazione con Pino diventa possibile solo se si entra nel suo mondo. Le informazioni anagrafiche, della sua vita, dei suoi studi fino alla laurea in architettura, si trovano nel suo blog: https://pinocanta.wordpress.com , io mi ritaglierò la possibilità di parlare con lui per capire che significato ha per Pino essere realista terminale.
Profondamente convinta che degli artisti contano solo le opere, chiedo subito a Pino di parlarmi della sua arte.

Queste sono le sue parole:

Le mie opere nascono da un’idea precisa. Parto dal concetto di creatività di Leonardo da Vinci che consiste nel portare una cosa già esistente un po’ oltre, partendo dalla realtà, senza spingersi troppo, per non interrompere la comunicazione fra l’artista e la gente. I miei assemblage partono da foto realistiche e procedendo per gradi, facendo vivere allo spettatore il processo di astrazione dell’oggetto. Sento l’esigenza di trovare tanti piani espressivi nella stessa opera, che rientrano nella logica dell’accatastamento, in un’armonia di insieme di colori, forme, parole e nomi, per evocare un mondo che comunica. Inoltre lavorando su piani tridimensionali si possono osservare per esempio, delle onde che diventano lamiere, creando una similitudine rovesciata. Lavoro spesso sull’idea di linee ondulate che simbolicamente partono da una connotazione naturalistica, per avviarsi verso una trasformazione ad oggetto, cercando comunque di mantenere all’interno di tutto questo un equilibrio; cercando di trasmettere le emozioni che viaggiano come un mulinello impazzito. Alla fine, ritrovando una quiete e un luogo nel caos, quasi un’opportunità per stare in questo mondo. Molti miei quadri rappresentano la confusione metropolitana, in un passaggio che io credo ormai obbligato, passano verso una confusione cosmica. Questo è rappresentato nella mia opera che ho intitolato “Confusione Spaziale”, dove da un iniziale caos metropolitano si trasferisce l’onda, il vortice, in un lancio verso lo spazio, forse l’infinito. Tutto questo dialogo estetico, umano, di oggetti (ci sono tanti razzi allineati) attraverso il messaggio artistico, si innalzano e viaggiano nello spazio come per un bisogno di speranza che si riapre nella dimensione dell’infinito. In un’altra opera chiamata “Radici nella pagina del cielo” il concetto si sviluppa sempre partendo da onde di parole che vengono estrapolate da altre parole unitamente mescolate, che si intersecano in uno slancio ed esprimono concetti, nomi. Come se ci fosse un’urgenza di dilatazione nella comprensione umana, un serbatoio che raccoglie oggetti capaci di superare quella cortina di passaggio fra noi e tutte le risposte che hanno cercato i poeti e gli artisti di ogni epoca. In radici del cielo si vuole superare i confini terreni per proiettarli verso il cielo vicino. Tutto questo viene espresso in “E mail verso la luce” dove i flussi come messaggi vanno verso il cosmo e si avvicinano alla luce. Non so perché questo accade. Non ho una religiosità tradizionale, ma una spiritualità mia, in cui forse vivo, la grandezza e la pochezza dell’uomo. La nostra fragilità, si dimostra in come la mente umana sia stata così spietata da concepire questo mondo, in cui gli oggetti ci governano. La mia arte è la narrazione di questo, di cosa siamo diventati, la ricerca di una speranza che cresca come un fiore carnoso come in “Ingranaggio floreale” e proprio lì, nel paesaggio emotivo del ricordo (riproduzioni di ricordi d’infanzia a Porto Empedocle) nasce la speranza verso il futuro, nonostante la distruzione della natura, l’ammasso di oggetti e la nostra condizione di schiavi invisibili.

Taniuska
Tania Di Malta
10-09-2019


Opere di Pino Canta:

Confusione spaziale
Radici nella pagina del cielo
E mail verso la luce
Ingranaggio floreale

• Testi poetici aderenti al Realismo Terminale di Pino Canta.

Una volta entrati nella complessità suggestiva dell’artista, appare chiaro che anche la sua poesia è un prosieguo della sua arte. In questi due testi che vi presento, poesie in versi liberi, viene esaltato un legame fortissimo con i ricordi: il taglio del dialogo evocativo, all’interno delle similitudini rovesciate, crea un effetto stupefacente. La contaminazione con altre lingue e dialetti (addirittura con il milanese), si tinge di effetti sonori, creando un assemblage armonioso e commovente : arte, piglio scanzonato, ironia e tenerezza.

LINDA AHORA AMISTAD

Dragone da croci
In fluid aquilone azzurro
Yes togliere chicchirichì
Sig Linde castelli di cristallo
Còme un dòmm di fiabe
Da sferiche idee
Sul mare un disco suona
Di chitarre plin plin plann
Baby dragone di stagno ero
Y ahora y ancora Amistad

COMETE IN JODLER

L’esercito robotico
Da navi spaziali a centurie
Con elmi e spade attaccò
I Peppinielli nun e tengono
Se ampriesso do’ Vesuvio
O foco scinne
Canta Ursula
All’unisono coi muggiti
Cartacee comete in jodler
Sulle moltiplicazioni
Degli aghi verde chiaro
Ich liebe dich Ursula
Y yo contigo in onde

Pino Canta

Tutti i diritti riservati all’autore

Tania Di Malta e Pino Canta. Sogliano sul Rubicone, 08.09.2019
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IL REALISMO TERMINALE, L’OGGETTO e L’INFINITO di Tania Di Malta (Taniuska)

Il Realismo Terminale, l’oggetto e l’Infinito.

Oggi la pagina di Taniuska riapre i battenti dopo una breve pausa estiva.
Tante le idee da portare avanti e le riflessioni che accompagneranno questo mio viaggio nel realismo terminale, che arricchisce e amplia la mia comprensione (insieme a voi) del mondo e del linguaggio del nostro tempo.
Mi accorgo che nella natura dei testi oggi circolanti si manifestano non raramente, degli elementi di realismo terminale e dove prima, volavano solo rondini giovinette in fiore e canti di capinere, appaiono mongolfiere, dischi volanti e oggetti: accostamenti e similitudini rovesciate impensate prima.
Trovo questo dato importante, una conferma di come in maniera sotterranea, molte cose siano arrivate, non solo per un riflesso modaiolo, ma forse presa di coscienza che le allegorie e le metafore usate fino ad ora non bastano più. Si va imponendo il nuovo linguaggio. Tutto questo ci porta a piè pari alla formula di Oldani: la similitudine rovesciata, che sintetizza e denuncia la non centralità dell’uomo ne della natura, nel mondo attuale e in quello in precipitoso divenire. Non a caso la Cina, la più grande potenza economica del pianeta, (che nella velocità dei suoi processi, sorpassa l’America, responsabile nel 900 dell’imposizione della società dei consumi), vede in Oldani una delle voci poetiche più rilevanti nella scena internazionale, conferendogli quest’anno il Premio alla Carriera.
Ed è in riferimento all’oggetto, al suo significato, che riprendo il mio viaggio annunciato. Considerate questo titolo: Il Realismo Terminale, l’oggetto e l’Infinito, come il nastro rosso conduttore di tutti gli articoli che verranno. Dove si evidenzierà che ormai la carta di identità della natura, sono l’ insieme degli oggetti.
Ma si può raccontare questo mondo attraverso umili oggetti, capovolgere la dimensione finita e compiuta di un dispositivo e attraversare questo secolo senza esserne travolti e annientati? Io credo di sì. Realtà, pensiero e linguaggio sono sempre andati in tandem, ed è attraverso queste tre cose che il mondo ha modulato le sue trasformazioni. Il realismo terminale lo sta dimostrando.
Per questo primo saluto, una nota ironica e divertente. Vi mostro un piccolissimo video casalingo fatto con il cellulare da Sara Rampazzo. Sotto il divano di casa, scopre e riprende un paesaggio fatto di oggetti, una specie di bosco segreto, un’esperienza emotiva, dove gli oggetti sparpagliati per fare giocare il gatto, raccontano (rumori inclusi) molto di più. Oldani dice che la similitudine rovesciata amplia in maniera esponenziale le possibilità espressive. Credo che questa regola sia applicabile in tutte le forme d’arte. Una possibilità in più: trovare una dimensione anche spirituale negli oggetti accatastati e scoprire attraverso loro, l’insopprimibile spinta verso l’infinito.

Taniuska
Tania Di Malta
02-09-2019

Video: Titolo “Il bosco del gatto”.

Autrice: Sara Rampazzo.

Per vedere il video seguite il link allegato:

https://photos.app.goo.gl/toJf6xaSZrgUYy5h8

ARCHITETTURA E REALISMO TERMINALE di Tania Di Malta

ARCHITETTURA E REALISMO TERMINALE di Tania Di Malta

Nel mondo esistono diversi fenomeni di architettura spontanea che caratterizzano i territori. Sono l’espressione della vita e della cultura dei vari popoli, che pure in stili e modi di costruire differenti, hanno in comune il legame con i contesti ambientali e le loro risorse naturali, ognuno nella sua tipicità e in stretta continuità con il luogo di appartenenza. Anche qui in Italia abbiamo esempi eccellenti, come i sassi di Matera, i Nuraghe in Sardegna, i Trulli di Alberobello, i Dammusi di Lampedusa e Pantelleria ecc.
Purtroppo negli ultimi decenni si è assistito a un progressivo cambio di scenario. Dagli insediamenti spontanei della tradizione si e passati verso quelli che vengono definiti: insediamenti spontanei del disagio. Baraccopoli, favelas, bidonville. Accomunate dalla mancanza di infrastrutture e programmazione urbanistica, hanno comunque anche loro collocazione geografica, ambientale, comunità di appartenenza e materiale di scarti industriali del luogo, utilizzati per le costruzioni di fortuna. Se da una parte tutto questo viene visto come fenomeno difficilmente governabile, dove i rifiuti vengono riutilizzati per abitazioni/rifugio, ultimamente gli esperti del settore guardano con attenzioni le soluzioni architettoniche provvisorie ricavate dagli scarti metropolitani, accatastati in zone pericolose, dove comunque la gente vive e si ingegna per trovare soluzioni sostenibili anche in luoghi dove il degrado urbano diventa una delle ferite più drammatiche di questo millennio. Paradossalmente, mentre prima i modelli di riferimento erano portatori di una sorta di bello ideale delle varie epoche, oggi e domani, saranno le bidonville a indicarci le soluzioni più sostenibili per non soccombere. Probabilmente tutto ripartirà da lì, dal disagio umano più profondo.
Il Realismo Terminale punta le sue ”Luci di posizione” proprio verso questi profondi e complessi cambiamenti del mondo.

“La gente si accatasta nelle metropoli come le abitazioni nelle favelas”.

Guido Oldani

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Per avere l’opinione di un professionista del settore, sul rapporto fra architettura e realismo terminale, ho voluto interpellare l’architetto Paolo Provasi. Solitamente siamo abituati a vederlo nelle vesti di raffinato musicista con la bravissima Roberta Turconi, nel duo “I Poeticanti”, questa volta ho voluto consultarlo in funzione alla sua professione di architetto e conoscitore del realismo terminale.

Ecco la sua analisi:

ARCHITETTURA e REALISMO TERMINALE – BREVE RIFLESSIONE

Essendo l’attenzione del Realismo Terminale rivolta verso l’evoluzione del rapporto tra società e ambiente, è inevitabile che i riferimenti all’urbanistica e all’architettura siano molto pertinenti. Se poi consideriamo le case, o meglio i palazzi e i grattacieli, come gli “oggetti” dell’architettura, innumerevoli sarebbero le riflessioni in merito. L’architettura che si sviluppa in verticale per sottrarre meno suolo alla natura, in realtà ha sempre favorito l’accatastamento delle persone, in questo caso una sopra l’altra. Inoltre, la stessa, assume una valenza positiva di primato dell’oggetto sulla natura: si pensi allo “skyline” che viene cercato dagli amministratori delle città come modello di progresso e di evoluzione urbanistica da ammirare e contemplare. Come scrive Giuseppina Biondo nella sua tesi di laurea da Italo Calvino al Realismo Terminale, passando per il Mitomodernismo (relatore il Prof Giuseppe Langella) già lo scrittore, in una Cosmicomica, fa questa similitudine rovesciata: “…una New York con una sua Manhattan che s’allunga fitta di grattacieli lucidi come setole di nylon d’uno spazzolino da denti nuovo nuovo”. Il “verde “ viene confinato, confezionato, come un accessorio da esibire. Qualche architetto pensa di posare qualche pianta sui terrazzi e/o sulla sommità del palazzo/grattacielo con il risultato di rendere la natura oggetto. Sembra quasi un inconscio tentativo di espiare un peccato, la colpa di aver trasformato l’ambiente, di aver sottratto natura in favore dell’oggetto. Anche all’interno di queste strutture possiamo trovare elementi di riflessione e riferimento alle tematiche del Realismo Terminale come, ad esempio, la domotica che rende “intelligenti” apparecchi ed impianti a tal punto che sono essi stessi a dialogare con l’uomo e non viceversa. Come già detto, innumerevoli sarebbero gli spunti che ognuno può elaborare su questo rapporto tra architettura e Realismo Terminale. Una riflessione può essere quella che, come osserva Anthony Reid nella prefazione del libro “Architettura senza architetti” di John May, quando l’uomo ha dovuto misurarsi con la necessità di crearsi da solo un riparo, la natura aveva il primato sia in termini di forme che di materiali utilizzati; l’architettura spontanea ha sviluppato la creatività umana attraverso uno stretto rapporto con la natura con “un impatto più lieve sui nostri fragili ecosistemi”. Studiare questa architettura “ci aiuta a ripercorrere le origini degli edifici contemporanei, e a capire perché spesso non rispondono alle nostre esigenze umane fondamentali”. E in riferimento al concetto di “terminale”, forse è il momento, ormai non più procrastinabile per l’architettura, di sviluppare e applicare in modo davvero incisivo l’idea di sostenibilità, tanto sbandierata ma in realtà attuata in modo superficiale e strumentale.

(Paolo Provasi, architetto)

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Ispirata dalle considerazioni di Paolo Provasi, sugli architetti che posano qualche pianta sui terrazzi e sulle sommità dei grattacieli, per espiare il senso di colpa di avere sottratto dignità alla natura in favore all’oggetto, propongo la visione ironica di una giovane artista vegana, che ci dimostra come anche in cucina, in un piatto vegano, uno sguardo lucido e ironico, possa racchiudere in una sola immagine un’infinità di significati. L’esagerazione della frutta sui palazzi al posto delle piante, mi sembra molto in linea con la visione ironica che contraddistingue il R.T. Anche il piatto, in riferimento a chi continua a credere che la terra sia… piatta, indica una nuova realtà di accatastamento di idee e concetti rimessi in discussione, con cui questo secolo dovrà confrontarsi, spesso senza rete, in un paesaggio sempre in cambiamento. La ricerca della sostenibilità è un problema globale, i giovani ne sono coscienti. Il realismo terminale include tutti questi processi e se ne fa portavoce.

Taniuska / Tania Di Malta

25.06.2019

Tutti i diritti riservati all’autrice

IL REALISMO TERMINALE AL BIVIO (di Tania Di Malta)

Il Realismo Terminale al bivio (di Tania Di Malta)

Se all’inizio del secolo scorso l’esigenza di cambiamento e interpretazione del tempo, venne rappresentato a livello letterario, principalmente dal Futurismo, oggi a mio parere, il Realismo Terminale ha l’autorevolezza e i giusti strumenti di comprensione di questa epoca ingarbugliata. Per forza maggiore sarà all’interno del grande spazio espressivo del Realismo Terminale, che si giocherà una partita decisiva. Nel secolo scorso in letteratura, il Futurismo ebbe due poli diametralmente opposti, l’uno situato in Filippo Tommaso Marinetti suo fondatore, l’altro in Vladimir Majakovskij, massimo rappresentante del Futurismo russo. Distanti anni luci su principi etici, politici e culturali, rappresentarono il loro tempo, accomunati da una parola, un concetto di fondo: la velocità, nella sua globalità. Analogamente accadrà qualcosa di simile al Realismo Terminale. Navigando nella complessità del tempo (cit. di Guido Oldani): ognuno è Realista Terminale a modo proprio), è vero che (è sempre Oldani ad affermarlo) è più probabile che oggi un poeta sia un ragazzo che lavora in un call center piuttosto che un letterato ufficiale. Sicuramente intorno ad accatastamento e similitudine rovesciata, parole chiave su cui Oldani crea il Realismo Terminale, c’è tutto un mondo da costruire, ognuno con i i propri strumenti, etica e formazione. A mio parere anche la poesia civile dovrà trovare la sua collocazione, il giusto bypass comunicativo al problematico tema dell’appartenenza, nel suo significato più intimo e alto, in un’era ancora tutta da comprendere. Nel secolo scorso Italo Calvino nelle “Città invisibili” fa il paragone fra la città e la macchina, evidenziando quanto fosse pertinente e fuorviante il paragone stesso, dato che la macchina è creata per una specifica funzione, mentre le città sono i risultati di adattamenti successivi a funzioni diverse. Oggi si potrebbe dire che nel paragone fra l’uomo e la natura con l’oggetto, i realisti terminali dovranno fare i conti con un confronto che sarà anche in questo caso pertinente e fuorviante. D’altra parte, come ci ricorda Giuseppe Langella, altro rappresentante del Realismo Terminale e suo critico valente, è questo il mondo con cui dobbiamo confrontarci, non abbiamo altro e non possiamo tornare indietro perché è la sfida del secolo. Credo che chiunque si accosti al Realismo Terminale debba portare con se questa lezione, questo tavolaccio messo al guado fra un secolo e l’altro. All’interno di un nuovo paradigma in cui si gioca la partita dell’etico/non etico, ognuno prenderà la propria strada ed il proprio spazio. Probabilmente accadrà come già nel Futurismo, che il Realismo Terminale si dividerà in due percorsi. Il tempo e il corso della storia sarà testimone di questa avvincente avventura.

Tania Di Malta

L’articolo pubblicato in precedenza sul sito “Almanacco punto” della Puntoacapo Editrice:

https://www.almanaccopunto.com/single-post/2019/02/10/Tania-di-Malta-Il-Realismo-Terminale-al-bivio

Tutti i diritti riservati all’autrice

REALISMO TERMINALE: PALE EOLICHE – a cura di Tania di Malta.

PALE EOLICHE

In uno scambio di idee con il geografo ricercatore Angelo Turco ho avuto modo di apprendere alcuni concetti in materia di paesaggio, ambiente e territorio. Turco mi ha fatto notare l’esistenza di contrasti tra i diversi aspetti della territorialità che lui e gli altri esperti del settore chiamano “conflitti interconfigurativi” . Essi stanno all’origine, spesso, di un braccio di ferro tra opposte esigenze in cui raramente convergono soluzioni ottimali, dove tutti vincono e nessuno ci rimette. Chi ci rimette più pesantemente a quanto pare è il paesaggio. Inoltre, Angelo Turco, occupandosi da diversi anni di pale eoliche, ha cercato di capire se il mondo artistico e poetico avesse in qualche modo dato il proprio contributo attraverso la propria arte, dando un cenno di sensibilità e attenzione alle proliferazioni meccaniche che aggrediscono il paesaggio. A quanto pare la ricerca non ha avuto esiti felici. Dato che noi realisti terminali facendo leva sull’accatastamento e sulla similitudine rovesciata, raccontiamo con l’arma dell’ironia la sempre maggiore marginalità dell’uomo e della natura, ci siamo sentiti chiamati in causa, offrendo per primi il nostro apporto. Conteremmo su questo, di rendere possibile in futuro un dialogo fruttuoso. Segnalo che questi importanti temi sono stati affrontati al Rural Design Week 2019 a San Potito Sannitico. Durante il suo intervento, Angelo Turco ha parlato di noi.

“Nel Realismo Terminale c’è la consapevolezza che l’oggetto sia diventato il soggetto della sua relazione con la natura, la quale tende a somigliargli sempre più, come se l’oggetto fosse un modello platonico. I testi seguenti sono una nostra intersezione con la realtà delle pale eoliche: in fondo, queste non sono altro che un bosco impazzito.”

Guido Oldani

Segue un omaggio poetico da parte di Guido Oldani, padre del Realismo Terminale, di Giuseppe Langella altro massimo esponente del movimento, di Izabella Teresa Kostka ambasciatrice del Realismo Terminale per la Polonia
e mio, Tania Di Malta.

12-06- 2019
Tania Di Malta

LE PALE

fosse il trifoglio un fiore lanceolato
con lo stelo ed i petali giganti
di don chisciotte avremmo noi il mulino.
oggidì le sue pale esposte al vento
danno primaverili capriole
e senza chiasso tanto ci produce
da fare della luna un altro sole.

Guido Oldani – inedito

IL BUSINESS DELL’EOLICO

È un triste parco dei divertimenti
la selva di turbine
che corona di spine
le colline pettinate dai venti:
A lot of money, sorry.
Appese ad alte torri,
girano lente le eliche svogliate;
e, quando inerti restano le pale
nell’aria che ristagna,
sembra tutta un calvario la montagna,
tante sono le croci; da star male.

Giuseppe Langella – inedito

PALE EOLICHE

Abbracciano il vento
golose della sua forza,
come remi di una barca
navigano nel cielo
vestito di nuvole a strati,
diventano una girandola
che incuriosisce gli uccelli
e fa sognare i bambini.

A volte vorrei usarle
come un fiocco sui capelli
e
alimentare il libero volo dei pensieri.

Izabella Teresa Kostka – inedito

DI PADRE IGNOTO

Le vedi inaspettate in una gita fuori porta
Ingombranti testimoni, come figlie della colpa
pale eoliche senza vento di dispersa paternità.
Attrazioni da zoo con chiosco di rinfresco
killer incoscienti di aquile reali
come all’isola di Pasqua, ma senza occhi verso il cielo.

Tania Di Malta – inedito

Tutti i diritti riservati agli autori

Tra i Realisti Terminali, da sinistra: Guido Oldani, Tania Di Malta, Giuseppe Langella, Izabella Teresa Kostka – presso l’Universitá Cattolica del Sacro Cuore a Milano, 2019

Foto in evidenza: Pixabay

COLLABORATORI: TANIA DI MALTA per la rubrica “TANIUSKA”

Con grande gioia diamo il nostro caloroso benvenuto a Tania Di Malta, la nuova collaboratrice del blog culturale internazionale “Verso – spazio letterario indipendente” per la rubrica dal titolo “Taniuska”.

Alla nostra Collega auguriamo numerose soddisfazioni professionali e tanto entusiasmo. Un abbraccio pieno di affetto. Buon lavoro!

Izabella Teresa Kostka

(Caporedattrice di Verso)

NOTA BIOGRAFICA di TANIA DI MALTA

Le sue poesie sono comparse in varie antologie: Il Federiciano e Verrà il giorno e avrà il tuo verso, Il Tiburtino, Habere Artem, Parole in Fuga di Aletti Editore. Nel 2016 le è stato conferito il titolo di Custode a Rocca Imperiale Il Paese della Poesia durante la presentazione del festival Il Federiciano. Inoltre è inserita nella raccolta poetica Oltre il Male, patrocinata dalla Cerifos di Milano (Antologica Atelier Edizioni). Inserita diverse volte nella Rivista Il Caffè, mensile di Arte costume e storia, nella rivista letteraria Liburni e in Kenavò. Nel 2014 finalista al Premio Mogol e nel 2015 menzione speciale al Premio Quasimodo per un racconto breve. Nel 2016 è stata finalista nel Premio Internazionale Antonia Pozzi. Pubblica nel 2016 la sua prima raccolta di poesie “Aquiloni sul mare nella notte” con CTL Editore. Menzione speciale al Premio Sant’Anastasia 2017 e vincitrice del premio della critica al Premio Internazionale Clemente Rebora. Nel 2018 pubblica la sua seconda silloge “Addio ai Girasoli” con CTL Editore. Inserita nell’antologia “Le maree della vita” CTL edizione. Ha pubblicato novelle satiriche nel sesto volume di “L’Antisociale” e nei “Quadernetti Poetici” Sifaperbenedizione. Fa parte della corrente poetica del Realismo Terminale di Guido Oldani. Vince ex equo, con un testo aderente al Realismo Terminale l’edizione 2018 del Federiciano.

La poetessa Tania Di Malta