VERSO CONSIGLIA: Guarda “INVITO AL 2° ANNIVERSARIO DEL “VERSEGGIANDO SOTTO GLI ASTRI DI…” il 13. 10.2017 a COMO su YouTube

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“YUMA: IL BAMBINO CHE VOLEVA LAVORARE” DI ENRICO VECCHI a cura di SABRINA SANTAMARIA 

Recensione “Juma: il bambino che voleva lavorare”, di Enrico Vecchi

Juma è un ragazzino ridotto in miseria; un giorno, scoraggiato dalla situazione economica della sua famiglia, decide di fuggire. Si reca in città, dove si imbatte tra sfruttatori, uomini senza scrupoli e incontra un suo vecchio amico, Nelson, e il suo cane Lisca. Tramite diverse conoscenze ha modo di essere ospitato da una famiglia che lo tratta come un figlio dandogli allo stesso tempo la possibilità di lavorare, però la legge impediva lo sfruttamento minorile, allora viene affidato ad un orfanotrofio, l’istituto Yomo Kaniatta, anche se si scoprirà che in realtà i proprietari di questo istituto sono dei malfattori che adescano i bambini per farli diventare soldati. Grazie all’amico Nelson riesce a fuggire; la narrazione viene interrotta e la fine del romanzo viene lasciata all’immaginazione del lettore. Vecchi, con quest’opera, vuole mostrare al lettore l’inconsistenza e la miseria in cui vivono i ragazzini africani, vuole trasmettere la precarietà dell’esistenza di queste vite che a molti occidentali appaiono molto lontane; l’autore vuole dare uno schiaffo morale ai colletti bianchi, a coloro i quali, senza scrupoli portano avanti lo sfruttamento minorile, la prostituzione infantile, il traffico di droga; il romanzo sfiora tutte queste tematiche, facendo riflettere chi legge e, allo stesso tempo, è un invito a farci apprezzare ciò che abbiamo, i nostri affetti e le nostre famiglie,dal momento che Juma vive solo, lontano dai suoi cari, è un invito a non lamentarsi in vano perché anche se non possediamo tutto ciò che desideriamo, almeno ci viene concessa la possibilità di avere ciò di cui abbiamo bisogno.

Citazioni di alcune parti del testo:

“La fame non arriva da un giorno all’altro. Si avvicina piano piano, in punta di piedi, senza fare rumore, come un ladro. Tu ti ci abitui senza nemmeno accorgertene. Riduci le porzioni di pranzo, cena dopo cena, fino a che un bel giorno ti ritrovi con il piatto”.

“L’acqua era torbida e sapeva di terra, ma la sete era talmente tanta che preferivo seguire l’esempio di Lisca di Pesce”( Lisca è il cane amico del protagonista).

“Verso mezzogiorno, dopo tre ore di sacchi sulla testa, ebbi un cedimento. Non mangiavo da tre giorni. O mettevo qualcosa sotto i denti ora, o non avrei rivisto il sole l’indomani”.

“Venti chili a carico, avanti e indietro, tutto il giorno, per dodici ore di seguito, senza sosta, senza feste, col sole, col vento, con la pioggia e con una misera patata rugosa”.

“Come letti usavamo dei cartoni”.

“Non vedevo l’ora che spuntasse il sole e si portasse via tutti quei fantasmi. Ma di giorno non andava molto meglio: la testa mi girava, facevo fatica a respirare e avevo conati di vomito”.

“Forse si può fregare fregare qualcuno, qualche volta. Ma non si può fregare tutti quanti, tutte le volte. E ora che hai visto la luce, sorgi e lotta per i tuoi diritti. Alzati! Coraggio! E non abbandonare la lotta.” 

“Non si può pretendere che i cittadini si comportino in modo onesto in un Paese dove i governanti rubano come topi”. 

“Andavamo in giro vestiti di stracci, barcollando come ubriachi, aggrappati ognuno ad una bottiglietta di plastica che gli penzolava dalle labbra”

“Solo in quella strada ci saranno stati una ventina di bambini e chi non sniffava da una bottiglietta, lo faceva da un sacchetto di plastica”.

“Era chiaro che quella vita ci avrebbe trascinati dritti dritti alla tomba. Se non era la colla oggi, sarebbe stata la fame domani…o il freddo o l’AIDS o la tubercolosi o la malaria o il colera o il tifo”.

“Un drogato è come uno struzzo che cerca di nascondersi”.

“Tutto era grigio, opaco, uguale.”

“Cielo, sole, nuvole, stelle erano solo un ricordo: la memoria di una vita passata che non sarebbe mai più tornata, perché il futuro non esisteva più e ormai non aspettavo che la morte”. 

Questa storia per me è stato un profondo insegnamento perché mi ha fatto comprendere che non tutti i bambini del mondo hanno le stesse opportunità degli occidentali di studiare, crearsi una professione, vivere in un ambiente sereno e tranquillo. Ancora oggi non tutti i bambini hanno salvaguardato il loro diritto alla salute, alla vita, affinché possano vivere in modo dignitoso. Amnesty International e l’ONU si battono per queste cause, ma ancora sono solo all’inizio della loro impresa e i TG ne sono una prova schiacciante: bambini che muoiono di fame e soffrono di malattie virali perché bevono l’acqua piovana. Il ruolo di un educatore dovrebbe essere quello di far capire alle nuove generazioni che non tutti sono fortunati come loro e allo stesso tempo un insegnante, prima di svolgere la sua lezione, dovrebbe insegnare i principi e i valori che concernono la legalità e l’umanità, e impartire l’importanza sacrosanta dei diritti dell’uomo, che non sono scontati come a volte potremmo pensare date le circostanze, poichè il mondo in cui viviamo a volte è disumano e senza principi morali.

Sabrina Santamaria 
Foto dal web 

“IL TESTAMOUR O DEI RIMEDI ALLA MALINCONIA” di MARC SORIANO. Recensione a cura di SABRINA SANTAMARIA 

Recensione “Il testamour o dei rimedi alla malinconia” di Marc Soriano.

Quest’opera racconta un grosso dramma; l’autore, Marc Soriano, soffre di una malattia incurabile, la miastenia; con gli anni non riesce a deglutire il cibo, infatti si alimenterà grazie al sondino naso-gastrico. Tutti i medici all’inizio della sua sventura gli diagnosticavano una semplice depressione, ma in effetti vomita il cibo e grazie all’ausilio di determinati controlli riesce a comprendere che è affetto da un tumore incurabile.

La narrazione dell’opera non è continua, ma spezzettata, fatta da componimenti lirici scritti non solo da Soriano, ma anche dalle figlie Véronique e Isabelle le quali esprimono tutto il dolore di vedere un padre che diventa un vegetale. Di origine francese, il grande Soriano, é un brillante insegnante, i suoi alunni lo ricordano come un uomo dalle ampie prospettive, comprensivo, capace di esprimere il vero senso dell’insegnamento, cioè trasmettere ai ragazzi lezioni di vita attraverso l’esemplarità, come afferma la pedagogista Nosari. 

L’esperienza di Soriano insegna al lettore che bisogna amare la vita anche quando la morte ci attraversa. Quest’opera ha vinto la morte perché il suo autore è rimasto vivo nel cuore di tutti. 

Ecco alcune parti del testo che a mio giudizio meritano di essere attenzionate:

“Trascinato via da un cavallo pazzo attraverso foreste e colline.

Respiro ansimando al ritmo di zoccoli incerti e potenti.

Gli alberi si diradano, vomiti di vulcani, zolfatare, discese improvvise a rotto di collo, poi la caduta ed un calore intenso.

Allora affiorano alcune parole  che mi sono state dette e ripetute.

Tieni duro, non mollare, ti pensiamo sempre, siamo con te, fatti coraggio. E il mio respiro diventa più regolare, il mio cuore ritrova piano piano il suo ritmo quasi normale. Ancora una volta loro mi hanno salvato, il cavallo marcia al piccolo trotto,al passo.

Quante volte ancora riusciremo a controllarlo?”;

“Non sopporto più il rumore del mio cuore, non va più bene, si arresta di colpo, sembra una mantice di fucina, mi sveglia: sono io, mi dice, l’avresti mai creduto che ero tuono ed orchestra? 

Ascolto é vero non é più un cuore, ma chiasso e furore, una campana a martello. 

Gli chiedo cosa vuole, lui raddoppia i colpi senza rispondere. Allora sento l’abbaiare dei cani il suono del corno il galoppo dei cavalli é la preda in pasto ai cani la condanna a morte. Di chi? Per chi? Ma non mi risponde e raddoppia il suo baccano. Non sopporto più il rumore del mio cuore.” 

Ho trovato molto commovente questo scritto di Isabelle che si intitola “Libertà”:

“Libertà provvisoria 
improvvisata

Libertà 

io ti addomestico

con le mie mani

serrate su di te

sono la tua più dolce prigione improvvisata e imprevedibile

Se un giorno mi rinserro nel tepore

delle tue notti

se somiglio 

a una parure

preziosa perché

piccola

e fragile, ricordati 

se ritorno 

non ci sarà nulla da dire

che non somigli a questa sofferenza

neppure scambiare il mio posto con il suo

oh come vorrei con i denti e con le unghie

strappando al suo corpo

Uomo e donna a un tempo

non mi ha affatto concepita normale 

è vero, all’inizio,

né uomo né donna,

umana, semplicemente,

e così tenera

sentirti

le parole furono per me il latte paterno 

E così cos’altro

se oggi, in questo stesso istante,

ti raccontassi questa storia

forse appena abbozzata 

al momento 

del mio ultimo minuto 

Libertà 

ma la storia non é finita 

perché il “tuo nome”

perché no?

mi ricordo

nascosta a metri  sottoterra

in quest’altra vita

che non risale se non a pochi giorni

Avevo, ingannata forse,

avevo in me, scintillante come neve sotto la luna,

come le tue pupille a volte,alla luce,

questo sentimento di 

Libertà 

la tua fronte é liscia

non una ruga

e tuttavia hai l’età 

del tempo che resta

é certamente per questo 

vedi

anche per questo 

che passo tanto spesso

la mia mano nei tuoi capelli 

Omaggio 

Oh disperazione.”

Véronique, a sua volta, si é impegnata a scrivere questa fantastica poesia:

“Cos’è morire?”

Morire, 

cos’è

quest’acino d’uva che cresce

che cresce 

e che si raggrinza fino a diventare

vinacciolo?

Marcire, morire,

é quando ti lascio

il mio corpo si tende,

ho male, ho freddo

tu mi uccidi a distanza

la tua tenerezza en rasoir

morire per tutte le parole,

morire senza le tue carezze,

e i tuoi occhi a specchio.

Morire disperata

Questa camera d’albergo,

Un letto, un copriletto

Un tavolo, e io

in un angolo

che traccio  febbrilmente

Il nostro antro sigillato

Queste gocce di pioggia

che stillano a una a una

tristezza alla mia finestra

rivivo tutte le nostre confidenze

la tua vita,soprattutto la tua vita

io non esisto più 

ti ascoltavo

memoria automatica

fra l’incudine 

e il martello

fra l’ombra

e il doppio 

soffrire 

la prigione

l’umiliazione

l’odio ingiustificato

il sorriso innocente

beffardo

soffrire per te

il soffrire al tuo posto

filantropia esacerbata

semplicemente

forse 

la paura di vivere.
Isabelle: “Se te ne vai”

in questo incubo no decido più su nulla

sono loro

con lui

l’unico, l’ insostituibile.

Se te ne vai

ancora una volta non avrò deciso su nulla 

non scelto di vivere

non scelto di vederti morire

Se te ne vai

mi sgualcisci, ti riprendi, mi laceri

mi getti

mi scavi mi àncori

mi metti in delirio 

mi dispensi

mi muri

mi chiudi e perdi la chiave 

mi rinserri 

mi org-asma-tichi,

le grandi, quelle di San Marco

Sono loro

tue

le tue parole.

Sabrina Santamaria 
Foto dal web

GIRAMONDO CULTURALE:  I CALVARI DI FUESNANT E DI QUILINEN IN BRETAGNA a cura di LINA LURASCHI 

● IL CALVARIO DI FUESNANT – Bretagne

Fuesnant è un comune francese di circa 9.000 abitanti, nel dipartimento del Finistère, in Bretagna.

Assolutamente da visitare il Calvario che, anche se di piccole dimensioni, è uno fra i più belli della Francia, assieme a quello di Quilinen.

Si ipotizza che questo tipo di scultura  possa ricondursi alle croci che i primi Celti di religione cristiana solevano porre in cima ai menhir. È un monumento di granito con tantissime figure, all’ interno di chiese che rappresentano scene della passione, culminano poi in Cristo crocifisso e furono in parte costruiti per scongiurare la peste nel 500.

● CHAPPELLE DE NOTRE DAME DE QUILINEN – Finistère – Bretagne
 – IL CALVARIO DI QUILINEN uno dei più originali della Bretagna.

La cappella attuale Notre-Dame-de-Quilinen, in stile gotico e i suoi calvari, risalgono alla fine del XV secolo; la cappella di 500 anni, ad eccezione della torre campanaria che è crollata nel 1868 e ricostruita.

Ha una statua di Saint Pierre risalente al XVI secolo e molte altre statue policromi lignee come Notre-Dame-de-Bonne-Nouvelle, Notre-Dame-de-Pitié e un bel gruppo di Saint Yves litiganti del Quattrocento e del Cinquecento, altre statue antiche dello stesso periodo ( San Corentino, San Rocco, San Cado, Sant’Anna, Madre Vergine, Annunciazione ecc.) e un fascio di gloria; il suo portico conserva tracce di policromia .

Cosa sono i Calvari ?

Pietra scolpita in verticale, i CALVARI, raccontavano i testi sacri, la vita di Cristo e dei Santi per immagini, con al centro la Passione e il Calvario. L’obiettivo era di farsi capire anche dalla gente semplice che non sapeva leggere. Per questo le figure sono ben definite con le teste sproporzionate rispetto al corpo per facilitare la comprensione delle espressioni. Venivano costruiti e commissionati a scultori e artigiani  per ringraziare la divina provvidenza per aver per esempio risparmiato il paese dalla peste o per chiedere perdono per chissà cosa. Spesso ad un calvario é associata una festa del perdono (appunto) a una data precisa dell’anno con processioni e costumi locali. Complessi religiosi di questo tipo sono molto numerosi in Bretagna: ne esistono una settantina soltanto nella Bassa Bretagna.

Il Calvario di Quilinen, costruito nel XVI secolo, ha tre croci, il cui centro è quello di Cristo e tutto intorno sono statue degli apostoli e di vari santi come Saint Yves e una bellissima Pietà. Questo Calvario di Quilinen è una delle più originali della Bretagna perché è costruita su una base composta da due triangoli che formano, a causa dello spostamento, una struttura a stella con sei rami (una stella di David ). Le statue mostrano tracce di pittura e doratura.

I danni causati dall’uranio 15 ottobre 1987 hanno richiesto importanti lavori di restauro che hanno avuto inizio nel 2013.

Lina Luraschi 

Foto di Lina Luraschi 

VERSO: REDAZIONE, COLLABORATORI, I NOSTRI AUTORI

Ecco in poche essenziali parole la redazione, i collaboratori fissi e gli autori pubblicati di recente su VERSO – SPAZIO LETTERARIO INDIPENDENTE: 

●  Fondatrice e capo – redattrice: 

Izabella Teresa Kostka  (rubrica interviste, articoli vari, ritratti, VERSO consiglia)

● Collaboratori fissi:

Roberto Marzano ( per “I nostri autori”)

Luigi Balocchi ( per “I nostri autori “, articoli vari)

Lina Luraschi  (responsabile della rubrica esclusiva “Giramondo culturale”)

Sabrina Santamaria  (per la rubrica “Novità e recensioni letterarie”)

● Collaborazione occasionale 

Lorenzo Spurio (saggi e critica letteraria) 

● Autori pubblicati fino ad oggi:

Luigi Balocchi, Claudio Mecenero, Roberto Marzano, Lina Luraschi, Izabella Teresa Kostka, Alessandra Beratto, Giancarlo Stoccoro, Lucia Audia, Mauro Cesaretti, Luigi Maione, Fabio Strinati, Raffaella Amoruso

Per contattare la redazione: 

itk.edizioni@yahoo.com

GIRAMONDO CULTURALE: BÉCHEREL e MONTOLIEU a cura di LINA LURASCHI 

GIRAMONDO CULTURALE:  BÉCHEREL e MONTOLIEU 

● Bécherel, in Bretagna, un villaggio diventato Città del Libro: ha circa 800 abitanti e 13 librerie .

Se siete appassionati di letteratura, sicuramente durante le vostre vacanze, inserite anche un tour letterario, a caccia di luoghi pieni di librerie, di eventi culturali, o che hanno dato i natali ad uno scrittore conosciuto.

Bécherel si trova a circa 30 km da Rennes  enel 1989 è diventata la terza città del libro in Europa e la prima in Francia. Ospita librerie e bouquiniste, ovviamente, ma anche antiquari, galleristi, scultori, illustratori.
 Tutto nasce nel 1986 quando, con l’impulso dell’associazione culturale Savenn Douar, il paesino viene scelto come luogo di sviluppo di progetti culturali in un ambiente di campagna. All’inizio si tratta di concerti, gruppi di lettura, eventi gastronomici e di valorizzazione della cultura bretone.

Poi, gli organizzatori, scoprono l’esistenza in Europa di due villaggi del libro e ne copiano le iniziative; così si promuove la Notte Del Libro, La Primavera dei Poeti e la Festa del Libro.

Il libro diventa in realtà un “pretesto” per un calendario culturale molto sfaccettato. Mostre, concerti, laboratori per bambini, esposizioni di fumetto, incontri con autori bretoni nei suoi caffé letterari. Se passate da quelle parti, non sarà tempo perso dedicandogli una visita… e chissà che tornando in Italia, non si porti uno spunto analogo per le nostre città.

Foto L.Luraschi

● Montolieu paesino nel cuore  del Cabardès,  si è conquistato meritatamente il  soprannome di “villaggio del libro”.  È un comune francese di  784 abitanti situato nel dipartimento dell’Aude nella regione dell’Occitania.

Si trovano una quindicina di librai, una galleria di venditori di libri usati, artigiani del libro e il museo Michel Braibant, rilegatore e appassionato bibliografo.

Interamente dedicato alle arti e ai mestieri del libro, questo museo illustra la storia del libro, dalla nascita della scrittura sino allo straordinario sviluppo della tipografia e della stampa.

Vi si promuovono laboratori pratici e didattici su tipografia, calligrafia, miniatura, incisione, rilegatura o illustrazione e numerosi eventi culturali vivacizzano questa località dalla storia molto antica come testimoniano resti preistorici quali il mnhir Guittard.

Montolieu è conosciuto come Libro Village con i suoi quindici negozi di libri di antiquariato e usato e Museo di Arti e Mestieri del Libro, ma la sua storia è molto più antica. Testimoniano i resti preistorici, come menhir Guittard, o le coppe di pietra e croci scolpite.

Negli ultimi quindici anni, il villaggio è stato il luogo di residenza di Kevin Ayers, cantautore e musicista inglese degli anni sessanta e settanta, qui deceduto in data 18 febbraio 2013.

Lina Luraschi 

Foto dal web

FLASH QUIZ: IZABELLA TERESA KOSTKA 

FLASH QUIZ: IZABELLA TERESA KOSTKA

1 – Nome e Cognome: Izabella Teresa Kostka 

2 – Professione: Pianista, docente di pianoforte (laureata in pianoforte e belle arti con qualifiche pedagogiche), interprete, presentatrice eventi 

3 – Passioni / hobby: scrittura, organizzazione eventi culturali, giornalismo freelance, animali, arte in ogni sua forma e sfumatura, nuoto, teatro, fotografia

4 – Quale significato hanno per Te “Arte e Cultura”: L’arte e la cultura sono la più sublime espressione dell’intelletto e dell’emozione umana. Sono come catarsi e nirvana, fanno parte di me dall’acerba età, sono indispensabili per purificare questo nostro malato Mondo.

5 – Artisti preferiti: Tanti, sarebbero troppi da menzionare. Apprezzo soprattutto la passione,  l’umiltà e la “verità” nelle performance e nelle opere di ogni settore. Detesto il manierismo e la falsità. 

6 – Progetti attuali: Condurre la 3° stagione del Verseggiando sotto gli astri di… e far crescere il Gruppo per la diffusione della cultura e dell’arte Valchiria. Collaborare con la Carovana dei Poeti e far crescere “Verso – spazio letterario indipendente”.

7 – Sogni nel cassetto: Finire i miei prossimi due libri. Per il futuro più lontano: non morire nella solitudine cit.”vorrei non sparire nella dimenticanza”

8 – Essere intelligente vuol dire per te: Avere la mente aperta e senza pregiudizi. Sapere ritrovare il proprio equilibrio emotivo – intellettuale, saper ascoltare senza giudicare a priori e avere una bella dose di autoironia e senso dell’umorismo. Adattarsi ai cambiamenti.

9 – Dove va l’umanità di oggi?: Verso il dirupo dell’autodistruzione. Ha perso ogni ragione e non rispetta più nulla, conta soltanto il profitto. Sono piuttosto black nelle mie previsioni ma combatto ancora.

10 – Dove conduce l’arte contemporanea?: Verso i nuovi orizzonti e la ricerca sperimentale non sempre riuscita. Nonostante tutto amo l’arte contemporanea e faccio del mio meglio per “crearla” e per diffonderla in ogni modo possibile. L’arte arricchisce ogni società e non può essere trascurata.

11 – Ti piace sperimentare?: Sì, soprattutto cucinando  🙂

12 – Preferisci l’arte viva (teatro, performance live etc.) oppure scegli la registrazione (cinema, CD, Youtube etc.): Quella viva. L’emozione unica che vive nell’aria. Per la prima volta sono salita sul palcoscenico avendo appena 5 anni e… ne sono rimasta affascinata.

13 – Libri preferiti: narrativa, thriller legali e medici, libri storici e biografie. Poesia “ribelle” e filosofica.

14 – Secondo te i social network sono importanti? Sono molto utili ma devono essere usati con cautela. Personalmente mi trovo abbastanza bene sui social.

15 -Che cosa vorresti augurare ai nostri lettori?
Di sperare sempre e di non arrendersi mai. Memento audere semper, importante vivere in equilibrio interiore e capire che cit. “siamo piccole formiche nell’immenso Universo”. Pace sia con Voi!

GRAZIE PER AVER RISPOSTO A QUESTO FLASH QUIZ.

Izabella Teresa Kostka
per il Gruppo per la diffusione della cultura e dell’arte “Valchiria” 
Settembre 2017

Sito originale: 

http://gruppoculturalevalchiria.blogspot.com/

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