“SCARPE ROSSE” a cura di MARIA ROSA ONETO

Titolo: “Scarpe rosse”

In Italia, sono oltre 100 le donne che vengono uccise da uomini che dicono di amarle.
Ai femminicidi si aggiungono violenze quotidiane che comprendono: molestie, aggressioni, pestaggi, “turbamenti psicologici”, sfregi con l’acido.
Quasi 7 milioni, secondo i dati Istat, quelle che nel corso della propria vita, hanno subito una forma di abuso.
Le donne, uccise da un uomo con cui hanno o hanno avuto un rapporto affettivo o familiare, non sono in diminuzione.
Nel 2016 se ne sono contate 120. Nel 2017 la media è di una vittima ogni tre giorni.
Dall’inizio del 2018 ad oggi, in Italia, sono state più di 84 quelle ammazzate.
Negli ultimi dieci anni, le donne uccise nel nostro Paese, sono state 1.740, di cui 1.215 (il 71,9%) in famiglia.
Sempre secondo i dati Istat, in Italia, sono 3 milioni e 466 mila, le donne che nel corso della loro esistenza, hanno subito stalking e persecuzioni di vario tipo.
Di queste, 2 milioni e 151 mila, sono vittime di atti persecutori da parte dell’ex partner. Il 78% di coloro che hanno subito stalking, non lo hanno mai rivelato. Negli ultimi quattro anni, più del 25% degli omicidi commessi, sono femminicidi, con 86 donne uccise solo nel periodo dal primo gennaio al trenta settembre 2017 e un quarto delle denunce archiviate.
Questo dato emerge dalla relazione conclusiva della Commissione parlamentare sul femminicidio, approvata all’unanimità il 6 febbraio 2018. Nel testo anche varie proposte avanzate dalle varie parti politiche: dall’introduzione “dell’omicidio di identità” all’aumento dei fondi messi a disposizione del Piano Antiviolenza. Si parla di “omicidio di identità”, quando la violenza comporta “lesioni personali gravissime” con deformazione o sfregio permanente del volto, specie se consumate mediante l’utilizzo di sostanze corrosive, quali l’acido. Si propone di considerare il femminicidio come un omicidio “consumato per motivi di genere” e si suggerisce all’attuale Parlamento di ritenere come delitto doloso, le molestie sessuali sui posti di lavoro.
In molti Paesi, fra cui l’Italia, il 25 novembre si celebra la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. A volerla è stata l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. L’intento dell’ONU era quello di sensibilizzare le persone rispetto a questo argomento e dare supporto alle vittime. La data del 25 novembre è stata scelta in ricordo dell’uccisione delle sorelle Mirabal, avvenuta nel 1960 a Santo Domingo perché si opponevano alla dittatura del regime di Rafael Leonidas Trujillo. In loro memoria, il 25 novembre del 1981 ci fu il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche. In tutto il mondo, il 25 novembre viene celebrato con il colore arancione, tanto che si parla anche di Orange Day. Un Women l’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere lo ha scelto come simbolo di un futuro in cui le donne saranno liberate dalla violenza degli uomini. Nel nostro Paese all’arancione è preferito il rosso. Emblema della lotta italiana contro la violenza alle donne, sono le “scarpe rosse”, abbandonate in molte piazze del nostro Territorio. Il “gesto” lanciato dall’artista messicana Ilina Chauvet è stato ideato grazie ad una sua installazione, nominata appunto Zopatos Rojas che ha fatto il giro del mondo.

Maria Rosa Oneto

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“RICORDI” di MARIA ROSA ONETO

Titolo: “Ricordi”

Non sono mai stata bambina, nel senso più ampio del termine.
Quando nasci e a pochi mesi ti colpisce una menomazione fisica, la “tua palestra sperimentale” diventano: gli ospedali, gli sguardi impietosi della gente, l’esperienza che ogni giorno ti viene stampata addosso come una seconda pelle.
La fantasia, che credi di trattenere, è un esercizio mentale per confondere i pensieri e far credere all’anima che tutto possa cambiare.
Da piccolina, venivo additata e derisa come fossi un clown da circo o il risultato di un amplesso diabolico e infernale che mi avesse rovesciato addosso: sfortuna e castighi da sopportare.
Allora, ai miei tempi, neppure troppo lontani, venire al mondo con un handicap corporeo significava: essere isolati, tenuti nascosti, segregati dalla società dei “finti” normali.
Molti, a vedermi, si facevano un segno di croce, sputavano in terra in segno di disprezzo oppure giravano subito lo sguardo per non essere contaminati o reietti. Era l’epoca della religione infarcita di magia e superstizioni. Delle vecchie credenze portate avanti con ignoranza e grettezza di cuore.
La mia intelligenza, da subito vivace ed esuberante, non mi ha impedito di soffrire, di sentirmi avvilita e umiliata come un angelo scartato dal Paradiso.
Il mio unico peccato, era quello di non poter camminare o di avere per pochi minuti un’andatura scorretta e scoordinata, che le varie operazioni hanno sempre più aggravato.
Nonostante questo, ero una bambina “spudorata” e felice con una gran voglia di leggere e capire.
In questo i miei genitori mi hanno sempre aiutata, pur restando limitati (soprattutto mia madre) nel concedermi quel dono infinito, chiamato libertà. Una vita segregata, “punita”, avvilita che mi ha da sempre tenuta lontana dalla fede e dal vuoto bigottismo. Forse, a modo mio, ho riversato preghiere al Cielo. Ho avuto la forza necessaria e con essa la speranza di attendere dalla vita qualcosa di buono. Quasi sempre sono stata delusa; ancor più quando il destino si accaniva su di me come belva feroce.
Ho lottato e attraversato la mia solitudine con il sorriso sulle labbra e la sfrontatezza dell’età.
Certa che in qualche modo sarei stata ricompensata.
Sono ancora qui ad aspettare insieme ad un’amica fidata: la mia carrozzina nera e gialla che non mi abbandona mai!

Maria Rosa Oneto

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“BAMBINI SCOMPARSI” a cura di MARIA ROSA ONETO

“Bambini Scomparsi”

La Giornata Internazionale dei Bambini Scomparsi si celebra il 25 maggio di ogni anno.
Nasce nel 1983 per ricordare la scomparsa di Ethan Patz, rapito a New York in quella infausta data e per sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno, lanciando un messaggio di solidarietà e speranza ai genitori che non hanno più notizie sui loro figli.
La Giornata, viene celebrata nell’ambito della rete Globale per i Bambini Scomparsi – un programma del Centro Internazionale per i Bambini Scomparsi e Sfruttati (ICMEC) – che opera per sensibilizzare sul tema dei bambini scomparsi, trattandosi di un fenomeno che riguarda tutti i Paesi del Mondo. Secondo stime recenti, almeno 8 milioni di bambini scompaiono ogni anno, vale a dire 22.000 minori al giorno.

Ogni due giorni, in Italia, sparisce un bambino e quattro su cinque non vengono più ritrovati. Secondo i dati di SOS Telefono Azzurro Onlus, in occasione della “Giornata Internazionale per i Bambini Scomparsi”, dei 177 casi gestiti nel 2017, soltanto il 16,9% di essi è stato risolto positivamente.
Circa 147 minori, nell’ultimo anno sono morti o sono stati rapiti per finire spesso e volentieri nelle “maglie” dello sfruttamento sessuale, dello spaccio di droga, nella “schiavitù minorile”; nel “mercato degli organi”, nei gangli della mafia, della criminalità organizzata, della camorra, del ladrocinio e del lavoro minorile. I piccoli, che si ritrovano in contesti familiari, caratterizzati da abusi e violenze, incidono per il 12,4% e sono la seconda causa di scomparsa.
Volendo ignorare i casi non segnalati.
A livello territoriale, il Lazio è la Regione più problematica: da sola raggiunge quasi un quarto del totale dei casi (23,3 %), seguita dalla Lombardia con il 22,7%.
Al Sud e nelle Isole si registrano solo il 24,4 % dei casi.
Il fenomeno è monitorato a livello europeo da Missing Children Europe: network che riunisce 31 organizzazioni non governative in 27 Paesi Europei.
La situazione più drammatica si registra in Romania e nell’Europa dell’Est che contempla quasi il 50% dei casi trattati. Dai dati forniti da Europol, ogni anno, almeno diecimila minori stranieri non accompagnati scompaiono in Europa, a poche ore dal loro arrivo. A maggio dell’anno scorso, è stata attivata AMINA per contrastare tale fenomeno che fornisce ai piccoli stranieri non residenti sul territorio europeo tutte le principali informazioni sui loro diritti e sui servizi a disposizione, tramite strumenti anonimi di geolocalizzazione.

Maria Rosa Oneto

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GLI OCCHI DELL’INFINITAMENTE ALTRO “L’AUTISMO SUSSURRA” di DOLORES SANTORO a cura di SABRINA SANTAMARIA

Gli occhi dell’infinitamente Altro
“L’autismo sussurra” di Dolores Santoro.

“Possiamo entrare noi nella mente di un pipistrello?” si chiedeva lo studioso Nagel, ovviamente sostenendo la tesi che non possiamo in quanto il pipistrello ha una forma mentis diversa che lo porta a vivere un’esistenza altra rispetta alla nostra. Allo stesso tempo Albert Einstein sostenne che ogni persona ha un potenziale di apprendimento suo differente da ogni persona: “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.” è ovvio che le sue abilità risulterebbero nulle, ogni individuo è intelligente e sensazionale a modo suo. Alcuni anni fa in Italia i soggetti diversamente abili erano considerati castighi divini o si pensava fossero posseduti dal male, forse non vorrei esagerare, ma alcuni pregiudizi continuano ad esserci ancora oggi, in questa sede mi viene in mente il film “Il figlio della luna” in cui la madre di Fulvio, ragazzo spastico, in tempi diversi da oggi riesce a fare studiare il ragazzo e farlo affermare, missione totalmente impossibile negli anni ’70 nonostante l’art. 3 della nostra Costituzione Italiana entrata in vigore il 1 Gennaio del 1948 sancisce il diritto all’uguaglianza di tutti i cittadini italiani e lo Stato dovrebbe cercare di attenuare ogni ostacolo e fare in modo che questo principio si realizzi. Ma davvero questo principio ad oggi può dirsi realizzato? Veramente le scuole italiane sono attrezzate per accogliere i ragazzi diversamente abili? Gli insegnanti hanno un’adeguata preparazione per questi giovani? Sicuramente rispetto alcuni anni fa abbiamo fatto alcuni passi avanti, ma non dobbiamo certamente rallentare il passo o addirittura fermarci. Ogni volta che affronto la tematica della diversità, cerco di sforzarmi e immaginarla in tutte le sfaccettature (di genere, culturale), in questo articolo mi concentrerò sui giovani o bambini diversamente abili e su quanto loro possano essere una risorsa per la società europea e per la scuola. Il termine “normodotato” mi porta a guardare con un certo sospetto perché quali sono i confini entro i quali qualcuno potrebbe definirsi “normale” e quale il punto d’arrivo in cui una persona potrebbe definirsi “malata” mentalmente, psichicamente? In realtà i confini sono molto labili, non vorrei deludere nessuno con questo assunto. È proprio questo l’invito della nostra autrice Dolores Santoro in “L’autismo sussurra” in cui ci racconta in modo accorto, con dedizione l’esperienza con suo figlio autistico Emanuele, ci narra la scelta sua e di suo marito di non restare nell’anonimato e di “uscire allo scoperto” per crescere insieme e per essere supporto per alcuni genitori che dovevano affrontare la stessa tematica perché i loro figli sono pure autistici. La nostra ha creato un’associazione che si chiama “Notteblu” per venire incontro alla società e per sensibilizzarla su questa tematica molto attuale. Da studente in pedagogia devo estremamente affermare che stimo molto la decisione della nostra autrice. Mi ha molto colpita la sua ostinazione ad agire ed allo stesso tempo l’invito che porge in questo libro a non considerare l’autismo come una malattia, ma come una caratteristica di suo figlio come possono essere “il colore degli occhi o dei capelli”, la Nostra ci racconta risolutamente: “Io non penso più alla guarigione di mio figlio!”, ha imparato che non deve essere necessariamente Emanuele ad entrare nel nostro mondo, ma possiamo provare anche ad entrare nella sua realtà, sua come di ogni altro bambino autistico, in realtà bisognerebbe creare un ponte di incontro, uno sforzo esperienziale che ci aiuta ad avvicinarci a questo modo di essere infinitamente diversi. Solo cosi queste esperienze possono diventare possibilità di crescita e di condivisione per trarne delle risorse piuttosto che dei problemi. La Nostra ha un’accuratezza dei particolari nel descrivere la mente autistica. Lo fa con linguaggio semplice e comprensibile a tutti, ma coglie i punti cardine della mente autistica. Spesso si parla di “Spettro autistico” considerandolo un handicap che affligge le famiglie, il titolo che ha dato al libro ci dà l’idea di qualcosa di delicato, non siamo noi a dover insegnare i nostri precetti ai bambini autistici, ma è l’autismo a volerci raccontare tante cose di sé con dolcezza agli orecchi di chi sa ascoltare. Ci “sussurra” la sua ricchezza di possibilità che può darci! A noi sta l’ascoltare con orecchio attento la sua flebile voce con pazienza e dedizione. È troppo comodo e semplice affibbiare un’etichetta, la nostra missione è accogliere le differenze come valore nelle scuole soprattutto. La scelta di aver inserito nel diario, questo piccolo-grande itinerario, i disegni di Emanuele è stata propedeutica al progetto in quanto trasportano il lettore e fanno da cornice al libro perché anche quelli ci raccontano il modo di vedere il mondo di chi lo guarda con occhi diversi, forse troppo sinceri! Uno sguardo che ingloba tutte le immagini di un oggetto e non generalizza e manca del pensiero astratto. Si respira la sua esperienza vissuta, è palpabile, sperimentata, forse a volte sofferta, ma affrontata con coraggio e col cuore in mano. Si può quasi toccare la sua storia in questo diario. Si ha quasi l’impressione che ad ogni parola letta si asciugasse ogni lacrima versata da Dolores Santoro per lo scoraggiamento iniziale. L’attenzione nella lettura è il regalo più bello che noi possiamo fare all’autrice. Seguire questo dolce itinerario ad ogni pagina ci fa sentire profondamente le angosce, i drammi di questi genitori che hanno avuto la forza dell’aquila per mostrare e raccontare del loro bambino e cimentarsi in questa stupenda avventura. Un’avventura che fa toccare le corde dell’infinito, dell’infinitamente Altro! Perché Noi siamo gli Altri.

“Ma ti chiamavo vita!

Per la stretta sulle braccia
e per il grandissimo tuo sorriso, per la primavera di quei primi sguardi fioriti all’improvviso”

Poesia “Ad Emanuele” di Dolores Santoro

Sabrina Santamaria

“IL SANGUE” di MARIA ROSA ONETO

Titolo: “Il sangue”

Il sangue scendeva dai dirupi come giovane cerbiatto, impavido e curioso; che dopo aver travalicato le montagne,
la boscaglia, giungeva sino ai bordi di città.
Era il sangue di donne smembrate per “troppo amore”. Fatte a pezzi con mani da macellaio. Gettate vive dalla finestra senza un lamento. Un tuffo al cuore.
Era il sangue di neonati gettati nella spazzatura come cibo avariato. Lasciati agonizzare per ore dentro un sacchetto di celofan; volutamente abbandonati come si fa per i cani in autostrada.
È sangue innocente, profumato di madre, di latte cagliato e di lavanda in fiore.
Scorre sul selciato, assorbito dalla terra, irrorando piante, tombini, gli angoli ammuffiti dei palazzi antichi.
È sangue innocente, forse santificato, scambiato per possesso, per omertà, assenza di bontà.
Uomini assatanati, disturbati nella coscienza, “porci in grado di volare” che rivendicano una mascolinità fatta di dominio, abusi e violenza.
“Padri e padroni” con un retaggio di barbarie alle spalle e un curriculum di guerre, di stupri e oltraggi a non finire.
Ai Nostri tempi, il modello virile, non è cambiato. Nel caso, peggiorato.
L’uomo, messo in disparte o trascurato in molti settori dell’esistenza; ritiene ancora che uccidere, sfregiare, violentare siano caratteristiche di forza o marchio di sudditanza per la compagna che gli resta accanto o vorrebbe lasciarlo.
È sangue che urla e grida vendetta. Giustizia. Pietà cristiana.
È sangue dove l’Amore si è fermato, incompreso; talvolta avvilito e deriso.
È lo stesso sangue da cui siamo state partorite. Scintilla di Dio che si compie nel ventre femminile e a cui l’uomo infonde speme.
È sangue di fratellanza e comunione con il Creato.
Linfa vitale per crescere e sognare.
Patrimonio dell’Umanità intriso di tradizioni e cultura. Ebbro di passioni, di “fuoco”, d’intelligenza e creatività.
“Spendendo il mio sangue, farò di Te l’inchiostro rosso a cui affidare la mia Poesia!”

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

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“IL FILO DI LANA” di MARIA ROSA ONETO

Titolo: “Il filo di lana”

La vita è un viaggio nell’immaginario. Un sortilegio spesso senza fortuna. Una tempesta da attraversare di corsa, quando il vento strappa le vesti e sei nuda davanti al destino.
La vita è un dono d’amore. Una carezza stesa al sole, la scatola di un puzzle con tante tesserine da sistemare.
Ti prende per mano e ti sorride nell’ingenuità dell’infanzia o quando la mente resta bambina. È una strega camuffata da fatina per ogni lacrima lasciata cadere in strada. O nel silenzio ovattato di nero di un monolocale.
Si vive con la speranza stirata in cortile, sopra pile di libri che vorrebbero insegnarti ad essere felice. Studi, giochi, lavori dando un senso compiuto al “mestiere di esistere”. Ognuno ne ha uno e alcuni segretamente nascosti. Con aria di sfida, affrontiamo le incognite, gli incidenti di percorso. Da soli o assiepati ad una folla di amici e parenti. L’amore, ci giuda, spesso anche la pazzia. Siamo gentili e cortesi. Spesso irascibili e affannati. Cresciamo ricercando la felicità, i dolci piaceri dell’amore, la ricchezza economica e intellettuale. Possediamo case dove mai abiteremo. Tuguri della fame e della pestilenza, dove esordisci già vecchio, pronto alla morte con le pupille pervase da una luce immensa e il ventre deformato dalla carenza di cibo e acqua.
Viviamo diventando grandi, grandi di età. Portiamo in testa, arroganza, spavalderia, voglia di fare. Il lussureggiare dei sensi arriva spogliandoti di vergogna e castità. Questo amore, assurdo e sconvolgente, ti fa conoscere i piaceri della carne, la sensualità di due corpi frementi, il desiderio assurdo dell’Eternità. Tu e l’altro a passeggiare il Mondo, a inventare filastrocche e canzoni, a gustare la meraviglia del tempo, per chi di tempo ne ha da sprecare.
Sogni imbastiti con il cuore. Sentimenti da copiare e disfare. “Nulla si crea, nulla si distrugge!” Il cammino procede e si interseca a variegate figure di giovani, bambini, anziani.
Crediamo di non essere più soli di quando siamo nati. Gli anni travalicano i pensieri, i desideri, la malinconia. La senilità è un traguardo per chi crede che porterà a Dio. Quello che è certo che da lì inizia la fine inesorabilmente. Attimo dopo attimo, collezionando: dolori, rimpianti, vuoti di memoria, rughe e inganni. Ingobbiti come alberi senza radici. Fragili e indifesi come bimbi appena nati. Malinconici, perversi e rabbiosi nel rimpiangere il passato.
E non ci resta che cantare, appesi ad un sottile filo di lana.

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

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MARIA ROSA ONETO E LA SUA NUOVA RUBRICA “PENSIERI E GIOCHI DI PAROLE”

Carissimi Lettori!

Con grande gioia vorrei dare il mio benvenuto alla nuova collaboratrice del blog “Verso”: MARIA ROSA ONETO poetessa, scrittrice e giornalista freelance. Con la pubblicazione di oggi inauguriamo la Sua nuova rubrica personalizzata intitolata “PENSIERI E GIOCHI DI PAROLE”, dedicata ai racconti, alle riflessioni, agli articoli vari tra la narrativa, la poesia e il giornalismo. Auguro buon lavoro alla nostra Cara Maria Rosa e tante profonde emozioni a tutti i Lettori del sito.

Izabella Teresa Kostka

● NOTA BIOGRAFICA DI MARIA ROSA ONETO

Maria Rosa Oneto, nasce a Rapallo (GE). L’amore per la scrittura e la Poesia si manifestano prestissimo nella Sua vita.
L’ambiente in cui cresce, dove il mare e la bellezza del paesaggio tolgono il respiro, le fanno superare i momenti di solitudine e smarrimento.
Disabile sin dalla nascita, ottenuto il Diploma Magistrale, continua per diletto gli studi. Ottiene numerosi Premi e Riconoscimenti in vari Concorsi Letterari. Pubblica personali Sillogi e Antologie poetiche con altri Autori.

Per “Pensieri e Giochi di Parole.”

ATTENDO

Son qui, in questo giacimento di cuore, che regala sofferenza e pensieri tardivi. Respiro l’aria che vagandomi attorno, raccoglie: ruscelli, canti di bimbi, cinguettii di uccelli a primavera.
Ammiro la vastità del cielo, quello scorrimento di nubi, simile alla transumanza.
Vado oltre, al di sopra del nulla, dove i sogni cercano rifugio.
Lo spazio si amplia, diventa Mondo del Divino e dell’Eterno.
Mi lascio incantare da quell’azzurro fluido che i tormenti dilata; ricuce le speranze, frantumando il tempo dell’oggi e della lontananza.
Anime dissolte nel vento. Corpi inceneriti senza più sostanza.
Voci scomparse all’improvviso. Abbracci che si sono persi dopo essersi trasformati in alberi secchi.
Anche le foglie sono cadute, nel tremolio del rimpianto.
Soli a guardare la vita, che odora ancora di latte e marmellata. Tracce di un rosso vivo su labbra silenziose. Mani da lavoro con i calli della fatica e una giostra di parole in fuga.
Sono morta e risorta dall’alba al tramonto, veleggiando sulle sponde di un mare sconfinato che riprende le onde.
Nel riflesso che trafigge lo sguardo, ho impugnato la penna come una lama acuminata.
Ho versato parole di sangue su un foglio nudo che la fame aveva macchiato. Ancora abbraccio me stessa come fossi una bambola di pezza negli scarti in soffitta.
Attendo la sera, raccontando fiabe davanti allo specchio.

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

“KA_R_MASUTRA” di IZABELLA TERESA KOSTKA

Carissimo Lettore,
ho il piacere di informarTi che durante il Salone Internazionale del libro a Torino 2018 è uscito ufficialmente il mio nuovo libro “KA_R_MASUTRA” edito dalla Casa Editrice Kimerik. Possiamo definirlo come un traguardo quasi biblico dal peccato primordiale alla fine dei tempi, dall’ardore fisico alla riflessione spirituale e, infine, dalla visione intimistica dell’essere donna al destino dell’umanità intera. Nell’anno 2017, come ancora inedita, la silloge “KA_R_MASUTRA” è stata vincitrice del Premio Speciale della Critica al Concorso Internazionale Annaeus Seneca a Bari (Università degli studi Aldo Moro, Ass. L’oceano nell’Anima) e premiata al V Concorso Internazionale “I colori dell’anima” a Sanremo (Ass. Mondo Fluttuante). Ora, pubblicata nella sua versione integrale, è stata arricchita con “18 gridi d’amore”: 18 tuoni della tempesta che concludono tutta la raccolta poetica.

● Tratto dalla prefazione a cura del critico letterario e poetessa Lucia Bonanni:
(…) “KA_R_MASUTRA ” dal desio al karma, dal desiderio alla quiete, è il filo logico da seguire per una lettura consona di questa raccolta poetica dove l’Autrice, facendo uso di un linguaggio aulico ed essenziale, con immagini coerenti esprime la visione della propria femminilità e del suo essere Donna. L’intera silloge è un viaggio all’interno del sé, un percorso odisseico in cui l’Autrice non si avvale del potere della frode e dell’inganno per cercare il seme di quella spiritualità già in nuce all’atto del concepimento e neppure tenta di assaggiare il frutto dell’oblio per dimenticare gli intralci del tempo, ma nel suo viaggio verso Itaca ascolta il canto delle sirene, legata all’albero maestro dell’etica morale e della consapevolezza di essere persona di spiccata sensibilità e partecipazione emotiva, sempre condivisa con elementi di arte e vera umanità (…)
Attraverso una sintassi poetica agile, fluida e sempre trasparente, campi semantici accessibili ed un lessico mai esoso ed impacciato, la poetessa conduce il lettore su un tracciato labirintico dove il filo di Arianna è rappresentato da quella circolarità temporale in cui fine ed inizio coincidono con la figura archetipica delluroboro anche per quanto concerne la simbologia del passaggio dalla morte alla rigenerazione (…)

Lucia Bonanni

BREVE BIOGRAFIA DELL’AUTRICE
KOSTKA IZABELLA TERESA nata a Poznań (Polonia), dall’anno 2001 residente a Milano. È laureata in pianoforte, è scrittrice e poetessa, docente di pianoforte, giornalista freelance, traduttrice, organizzatrice e presentatrice di eventi culturali. Ideatrice e coordinatrice del programma ciclico itinerante “Verseggiando sotto gli astri di Milano “, ideatrice e co – fondatrice del Gruppo per la diffusione della cultura e dell’arte “Valchiria”, capo – redattrice e fondatrice del blog culturale “VERSO – spazio letterario indipendente”. Ha ottenuto numerosi prestigiosi premi nazionali e internazionali tra cui importanti riconoscimenti per l’attività artistica e letteraria svolta (di recente il Premio di Eccellenza The Writer’s Capital International Foundation, 2017). Ha pubblicato dieci libri di poesie, le sue opere sono presenti su molte antologie tra cui “Novecento non più. Verso il Realismo Terminale” con lettera di Guido Oldani, “Il segreto delle fragole” LietoColle, le sue pubblicazioni compaiono su diversi siti e su numerose riviste letterarie (Euterpe, Bibbia d’asfalto, La presenza di Èrato, Poetry dream di A. Spagnuolo, Liburni – Arte e cultura, Words Social Forum, Partecipiamo.it, Letteratura al femminile, Nova). Curatrice di diverse antologie benefiche, impegnata nel sociale.

● Il libro “KA_R_MASUTRA” può essere acquistato:

1) online con una e-mail a: info@kimerik.it
2) puoi prenotarlo telefonando al n° telefonico 094121503
3) puoi acquistarlo on line sul sito della Casa Editrice: https://www.kimerik.it/SchedaProdotto.asp?Id=3031
Fra 30 giorni potrà essere ordinato nelle librerie del circuito Kimerik
http://www.kimerik.it/Distribuzione.asp

● DETTAGLI:
Karmasutra
di Izabella Teresa Kostka
ISBN: 978-88-9375-668-6
Editore: Kimerik
Formato: Rilegato
Genere: Poesie
Collana: Karme
Anno: 2018
Pagine: 66

● LINK COLLEGATI:

https://izabellateresakostkapoesie.wordpress.com/2018/05/15/ka_r_masutra-kimerik-edizioni-da-oggi-inizia-la-distribuzione-nelle-librerie/?preview=true

A tutti un caro saluto e auguro una buona lettura.

Izabella Teresa Kostka

I MALEODORANTI VERSI DI VINCENZO CALÒ “STORIA DI UN ALITO DI PUZZOLA” a cura di SABRINA SANTAMARIA.

I Maleodoranti versi di Vincenzo Calò “Storia di un alito di puzzola”.

Marcel Duchamp nel 1917 creò un’opera che si intitolava “Fontana”, ma altro non era che un orinatoio, d’altronde l’arte Dada era un’avanguardia che creava volutamente queste “opere d’arte” in forma di protesta contro la guerra e le ingiustizie sociali. “Arte” non è solamente il gusto per il sublime o per la bellezza come hanno sostenuto i massimi teorici del Naturalismo francese il cui principale esponente era Emile Zola l’”Arte” principalmente deve avere un utile, deve denunciare le problematiche sociali, Zola stesso denunciò il caso Dreyfus in un suo articolo in cui denunciava l’accusa di un uomo ebreo arrestato per spionaggio, in realtà l’uomo era stato messo in carcere solo perché era ebreo e in questo vediamo come i miti dell’antisemitismo si propagavano in Europa prima dell’avvento del Nazismo. Ma i poeti in tutta questa storia che ruolo hanno? Possono abdicare al loro sublime, al loro cantuccio per venire fuori e urlare con i loro versi le perversioni sociali? Spesso mi chiedo chi è davvero il poeta? Chi può essere considerato tale? Chi scrive bene l’italiano? Chi usa molte rime e figure retoriche? Chi sa rispettare pause, accenti e la lunghezza del verso? Forse queste sono ottime qualità che si addicono ad un poeta, è indubbio che è meglio che questi le abbia, ma gli danno in sé l’essenza della poesia. Spesso autori che hanno ricevuto molti Premi, riconoscimenti hanno utilizzato delle espressioni tutt’altro che sublimi o auliche. È il caso di Vincenzo Calò, giovane autore, molto in gamba, ma che respira poesia; un ragazzo capace di formulare un verso in un attimo, anche quando nel quotidiano si esprime, ho avuto modo di scambiare vari e frequenti dialoghi con lui e una qualità che ho apprezzato molto è stata proprio questa tuttavia nelle sue raccolte è stato spesso aspro e duro usando un linguaggio che dai perbenisti potrebbe essere definito non consono per una raccolta poetica come nel caso di “Minacce di Morte”: “Quel tuo essere da curare facendo scodinzolare cuccioli di burla” oppure in “Per reagire”: “Fai luce per questo Novembre bruciato da forti venti di scirocco che provoca furti di droga a metà”. Spesso il Nostro senza mezze misure esprime la verità senza celare nulla al lettore anzi portandolo a riflettere su alcuni perbenismi sociali finti sbattendoci in faccia la verità che non sono i miserabili a distruggere l’economia, ma gli uomini in giacca e cravatta (i politici) apparentemente perfetti come esprime ironicamente in “Quando le ferie son volute”: “La montagna democratica ci suggerisce di dar retta ai direttori artistici a quelli che studiano ancora caratteristiche e qualità dei rocciosi custodi della crisi economica” per certi aspetti anche la poesia “Quand’è molto che non ci si vede” sfiora la stessa tematica: “Per imparare che la povertà non va temuta (…). Ti ferisci accorrendo alla finestra per un mio grido di allarme, nato e vissuto tra le stagioni truccate come le gare d’appalto”. Calò getta anche dei sassolini spigolosi per quanto riguarda il consumismo come in “Maleducazione”: “Spendo lacrime di mucca per sapere cosa vuoi dalla gente bella quanto la vita che guarda da lontano in mezzo ai maiali che si intendono di commercio lanciando clessidre nella fronte spaziosa del cliente che osa consigliare sul diversivo della sera quando il cuore ci spezza le ossa”. Non è nell’acquisto di un bene di consumo che copriamo il vuoto che abbiamo nel cuore, i giovani di oggi i propri disagi acquistando capi di abbigliamento seguendo la logica dell’apparire piuttosto di quella dell’essere e proprio su questo il Nostro lancia il sasso per poi nascondere la mano. “Storia di un alito di puzzola” è un titolo che non avevo immaginato mai potesse esistere per una raccolta poetica al massimo lo avrei pensato per una storia comica, invece questo autore mi ha lasciata piacevolmente sorpresa in quanto ha completamente fuorviato con le regole che secondo il senso comune dovrebbero appartenere al “Bravo poeta” di turno, in molte poesie ho avuto l’impressione che il Nostro lanciasse moltissimi sassi per poi ritrarre la mano esprimendo se stesso con moltissima originalità e stile quasi ricercato direi. La puzzola è quell’animale che puzza nel momento in cui si sente minacciato da qualcosa o qualcuno oppure perché avverte un pericolo, appunto Calò quanto percepisce con tatto fine e sguardo attento realtà sbagliate comincia ad emanare un cattivo odore per la società, deleterio perché “puzza” di sincerità, di lealtà, di genuinità, tutte qualità che non piacciono a chi vorrebbe giocare sporco. Ha, infatti, un “alito” di puzzola perché racconta tanti problemi che molti vorrebbero rimanessero celati. Il suo alito, la sua bocca puzzano al naso di chi vuole continuare a fingere che in fondo il mondo funziona bene, è colpa di alcuni individui che non si sono saputi impegnare ed integrare come alcune correnti di pensiero sostengono in cui vi sono dei soggetti che devono necessariamente soccombere a favore di alcuni membri alfa eletti destinati a conquistare il mondo. Non è così che funziona! Dietro questi deleteri meccanismi sociali vi sono logiche politiche, economiche, di potere che vogliono farci credere che noi siamo “imprenditori di noi stessi” quando invece dipendiamo da un grosso mercato globale in cui non ci sono né vincitori né vinti, ma se ancora continuiamo su questa scia usciremo tutti sconfitti, questo Calò lo sa proprio bene, ecco perché la sua poesia è maleodorante fin dentro il midollo anzi si scaglia contro il vero sudiciume della società. Il Nostro si inserisce nella categoria di molti giovani che si sono distinti dalla massa per essersi espressi a gran voce rischiarando anche verità intime dell’uomo che difficilmente confessiamo appunto nella poesia “Sconfessati” scrive: “Come dei giovani pazzi sprovvisti di commenti tecnici (…). Siamo esperti del tutto per niente”.
“Perché i progetti puzzano di burocrazia per fare colore e togliersi una vita, ma sempre allerta” cit. tratta da “Una struttura che crollerà” di Vincenzo Calò.

Sabrina Santamaria

CURIOSITÀ LETTERARIE a cura di LINA LURASCHI

GIRAMONDO CULTURALE … CURIOSITÀ LETTERARIE.

Sveliamo un po’ di CURIOSITÀ LETTERARIE per chi ne è all’oscuro: buona lettura.

IL 1224 fu un grande anno per la cultura italiana.
Il 5 giugno del 1224 nacque la prima università statale e laica del mondo, ovvero l’Università degli Studi di Napoli Federico II°, chiamata così in onore dell’imperatore che la fondò.
Nello stesso anno San Francesco D’Assisi compose il Cantico delle Creature. Si tratta del primo testo letterario della cultura italica, scritto in volgare umbro.

JOSE’ RYOKI , lo scrittore più prolifico di tutti i tempi.
Autore brasiliano , nato il 22 luglio 1946 è lo scrittore più prolifico in assoluto.
Ha pubblicato oltre 1075 libri, anche con pseudonimi.
In soli 10 anni, tra il 1986 e il 1996 ha pubblicato ben 1058 opere, tra racconti di fantascienza, libri western, storie d’amore e thriller.
Medico, nel 1993 è entrato nel Guinnes dei primati grazie a questo suo incredibile record.
Nel 1996 il giornalista di Wall Street Journal, Matt Moffett, ha sfidato Ryoki a scrivere un libro nel minor tempo possibile. L’autore è riuscito a realizzarne uno in una sola notte.

PAOLO DIACONO testimonia che lo sci era praticato già nell’alto medioevo.
Diacono, nella sua opera l’HISTORIA LANGOBARDORUM, ci ha illustrato la storia di una curiosa popolazione dell’estremo nord Europa, da lui chiamata Scribotini, che sono i Lapponi, i quali praticavano lo sci come sport.
Gli Scribotini cacciavano con degli archi ricurvi posti sotto i loro piedi ed erano così in grado di scivolare e saltare rapidamente sulla neve evitando così di affondare e di rallentare. Si tratta insomma dello sciare, pratica descritta anche da Erodoto e Virgilio.

DANTE ALIGHIERI, il sommo poeta, colui che ha introdotto gli studi linguistici (De vulgari eloquientia), affrontato il rapporto fra chiesa e stato ( De monarchia), del grande Dante, non si è trovato alcun testo scritto di suo pugno, nemmeno una firma su qualche documento ufficiale.
Infatti, la mancanza originale del testo della Divina Commedia ha fatto sorgere molti dubbi sul periodo della stesura, oltre che su numerosi passaggi interni al testo.
Tutto ciò non ha però oscurato la grandezza dell’autore.

JOHN POLIDORI e non Bram Stoker, fu il primo narratore moderno ad aver scritto un’opera sui vampiri.
Infatti il suo VAMPIRO, uscì ben 70 anni prima del più noto DRACULA.
L’opera venne inizialmente attribuita a LORD BYRON di cui Polidoro era accompagnatore e medico personale, ma in seguito fu lo stesso poeta inglese a riconoscerne la paternità a Polidori. Il VAMPIRO di Polidori, aveva caratteristiche di Lord Byron: nobiltà, altezzosità, seduzione e malinconia.

ALEXANDRE DUMAS era anche un esteta: per decenni scrisse tutta la narrativa su una carta color blu, le poesie su carta gialla ed i suoi articoli su carta color rosa.

CHARLES DICKENS aveva un debole per l’inchiostro blu, mentre VIRGINIA WOOLF amava l’inchiostro viola.

STEIN, come WLADIMIR NABOKOV, amava scrivere in un’auto parcheggiata, mentre SIR WALTER SCOTT componeva poesie a cavallo.

Lina Luraschi