L’ETERNITÀ DELLA MORTE DEGLI ETERNI AMORI NARRATI a cura di SABRINA SANTAMARIA

“L’eternità della morte degli eterni amori narrati” a cura di Sabrina Santamaria

“L’amore è una mera questione sentimentale o entrano in gioco fattori socio-culturali?” Questa domanda è stata sempre ridondante nei secoli passati. L’Eros si è barcamenato tra gli angoli mai smussati delle classi sociali, delle caste, delle divisioni sociali. Due persone che si amano possono davvero lottare e vincere in modo incontrastato contro le insidie del contesto in cui vivono? Cosa accade quando due membri culturalmente differenti si incontrano e scatta la famosa scintilla amorosa o colpo di fulmine? Quanta vita può avere la loro storia d’amore? Tutti questi interrogativi ce li siamo posti nel tempo e negli anni. I mass-media, spesso, nei loro film ci danno un’illusione, una parvenza della realtà, soprattutto attraverso le fiction in cui sempre la “povera cenerentola” riesce a coronare il suo sogno di essere una principessa, una nobile attraverso il matrimonio perché l’uomo che si innamora di lei si imbatte contro le insidie e riesce a sposarla; basti pensare alla fiction “Elisa di Rivombrosa”. In tutti i secoli, anche nella antica Grecia, le divinità andavano a cercare le donne per giacere con loro almeno solo una notte, il mito narrato da Platone ci fa riflettere molto sull’attrazione a prima vista, Poros e Penià, lui divinità lei una povera mendicante, si sono uniti per una notte in un momento d’ebbrezza del dio ed generato il loro frutto d’amore: Eros. Quest’ultimo è metafora del filosofo, non è né una divinità, né un comune essere umano, ma un eclettico, colui che non possiede la conoscenza, ma la ricerca costantemente. La scrittrice Jane Austen in “Orgoglio e pregiudizio” ha sapientemente romanzato su questa annosa e secolare questione, infatti i protagonisti della storia sono contrastati fortemente dalle disuguaglianze sociali, ma tra mille peripezie alla fine sappiamo che le sue storie hanno tutte lieto fine, Jane Austen non lascia mai di pessimo d’animo i suoi lettori e forse, a mio giudizio, questa è stata una ricetta vincente della Nostra, una strategia che le ha portato successo. Molto più fosca e dalle tinte molto più aspre è la vicenda Heathcliff e Catherine di “Cime Tempestose” in cui l’ardito sentimento dei due protagonisti ha un prezzo molto alto in quanto i componenti di due famiglie vengono completamente sterminati dalla pazza furia di Heathcliff. La letteratura Occidentale e Orientale è ricca di storie d’amore contrastato: Shakespeare in “Romeo e Giulietta”, tragedia molto famosa, in cui i Montecchi e i Capuleti sono anch’essi “puniti” questa parola risuona alla fine della vicenda nelle espressioni del poliziotto: “All are punished”(Tutti siamo stati puniti). Ariosto nell’ “Orlando Furioso” racconta di una follia d’amore, Orlando impazzisce per un amore non ricambiato, egli si era innamorato perdutamente di Angelica principessa del Catai, l’unico modo per disamorarsi sarà quello di bere nella fonte dell’odio. Anche Dante Alighieri con il Dolce Stil Novo ci descrive l’amore, un sentimento candido e puro in cui la donna veniva descritta come un angelo, infatti nel Sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare” ci descrive la sua Beatrice: “Ella va sentendosi laudare benignamente d’umiltà vestuta e pare che sia una cosa venuta dal cielo in terra a miracol mostrare”, quando parliamo di Dante e dell’amore non possiamo non citare Paolo e Francesca del V canto dell’Inferno, questi due amanti si erano amati fino alla morte, tanto per morire a causa del loro stesso peccato, la lussuria, ma il loro era vero amore tanto da finire all’Inferno insieme e spartirsi le sofferenze. In ogni caso spesso è come se il vero amore coincidesse o con la morte o con la follia, infatti tutti i personaggi delle storie che qui ho avuto modo di analizzare, se contrastati fino alla fine o muoiono o impazziscono, è come se l’Eros profondo abbracciasse la morte, il Thanatos, oppure aprendoci alle opere moderne l’amore se è impedito, porta con sé uno struggente senso di solitudine, un abisso dell’anima dal quale è impossibile poterne uscire. Questo è il caso di Madjiguène Niang nel suo romanzo “La sentenza dell’amore” Mahè e Bebè vivono un amore dilaniato dalle differenze di caste senegalesi che alla fine li porterà ad allontanarsi, Mahè avverte però nel suo intimo uno splin baudelairiano che non la abbandona, perché la distanza da Bebè è stato un dolore forte che non ha potuto digerire. In “Memorie di una geisha” Artur Golden offre al lettore lo stesso panorama: “L’impossibilità di amare”. L’unica cosa che non poteva permettersi una geisha era l’amore, era vietato per lei amare davvero. L’amore in ogni storia dà una sentenza che sia la morte, che sia la follia, che sia la solitudine, questo sentimento ha un prezzo da pagare, una caparra che gli innamorati devono per forza scontare per definirsi agli occhi degli altri tali. Bauman nella nostra società post-moderna ha definiti i sentimenti liquidi. Queste vicende con i suoi eroi ci fanno comprendere che essi possono morire, ma le loro storie rimangono eterne, incise nella storia dell’umanità. E Voi lettori non pensate che i “grandi amori” non muoiono mai rimanendo vivi nelle storie di chi li narra?
“L’amore per me non porterà che un solo nome: Bébé. […] Bébé era l’ossigeno inspirato, necessario alla mia vita, contro l’espulsione dei veleni e del fiele della vita a due..”cit “La sentenza dell’amore” di Madjiguène Niang.

Sabrina Santamaria

Photo web: Francesco Hayez “Bacio” olio su tela

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GOSSIP LETTERARIO – GRANDI AMORI FRA ARTISTI: GEORGE SAND E FRYDERYK CHOPIN a cura di LINA LURASCHI

GOSSIP LETTERARIO: GRANDI AMORI FRA ARTISTI <GEORGE SAND E FRYDERYK CHOPIN>

GEORGE SAND Fu donna che si chiamò come un uomo, amava vestire da uomo, fumare la pipa, assumere atteggiamenti in pubblico impensabili per una donna. E di uomini, ne amò tanti, d’un amore che fu passione, estrema devozione.

George Sand, alias Amandine Aurore Lucine Dupin, era nata a Parigi nel 1804. In un’epoca in cui le donne se ne stavano sedute su pouf imbottiti a ricamare uccellini e fiorellini sui fazzoletti, sprofondando nelle gonne, lei interveniva nelle discussioni politiche e scriveva romanzi a getto continuo. Prima di invaghirsi degli occhioni grigi di Chopin e del suo genio, aveva avuto altre relazioni molto disinvolte, col barone Casimir Dudevant, Stéphane Ajasson, Prosper Mérimée, Alfred de Musset, l’avvocato Michel de Bourges e Félicien Mallefille, precettore di suo figlio Maurice, avuto da Dudevant. La Sand aveva avuto anche un’altra figlia, Solange, non si sapeva – e non si sa ancora – bene da chi.

CHOPIN si era innamorato di George Sand, incontrandosi a Parigi nel 1838, ma non era entusiasta della prospettiva di invischiarsi in una scandalosissima relazione con una delle donne più chiacchierate d’Europa, insofferente verso tutte le restrizioni sociali, e madre divorziata di due figli, di cui una illegittima, tranne che durante le estati a Nohant, nella tenuta di campagna della Sand, i due non convissero mai in senso stretto, ma fecero sempre in modo di abitare abbastanza vicini perché Chopin comparisse a casa della Sand a tutti i pasti e a tutti i ricevimenti.

Nel novembre del 1838 un piccolo gruppo di persone, formato da una donna, un giovane uomo e due ragazzini, sbarca nel porto di Palma, isola di Maiorca. La donna è George Sand; i due ragazzi, un maschio e una femmina, sono i suoi due figli che le sono stati da poco affidati dopo il divorzio dal marito; il giovane uomo è Fryderyk Chopin.
Sono arrivati dalla Francia, via mare da Barcellona, con molte aspettative.
L’ambiente si rivela presto inospitale e George Sand dopo aver scovato in mezzo alle campagne un’antica certosa abbandonata, la trasforma in un luogo quasi ospitale. Dopo molte peripezie riesce a far arrivare anche un piccolo pianoforte sul quale Chopin comporrà i suoi famosi Preludi, anche in virtù dello stato d’animo esacerbato da quel soggiorno che detesta. Lei e i suoi figli invece godono di quell’ambiente selvaggio e inusuale, della libertà e della natura incontaminata. Da quell’esperienza che dura tre mesi nasceranno le pagine bellissime del libro “Un inverno a Maiorca”, pubblicato solo nel 1855, e oggi per la prima volta in Italia dalla casa editrice L’Iguana.

Chopin, trovò nella famiglia della Sand affetto, senso di appartenenza e protezione; e la sua presenza aveva una funzione di sostegno e stabilità nella vita turbinosa e ondivaga di George, che lo definisce “buono come un angelo”.
Il loro rapporto non era saldo, ma basato sul cedimento di Chopin a quello che in fin dei conti era stata una momentanea passione della Sand, che però non sembra essersi tradotta mai davvero in amore. Erano troppo diversi. La Sand derideva apertamente la religione, senza curarsi di urtare la sensibilità di Chopin, e frequentava persone sguaiate che a Chopin non piacevano affatto. Dal canto suo, Chopin aveva un carattere molto chiuso e poco comunicativo e si limitò a chiudersi sempre di più in se stesso, lasciando che George scambiasse le sue manifestazioni di insofferenza per le insensate crisi di nervi di un malato.

La loro storia durò nove anni.

Lina Luraschi
Foto dal web

STORIE D’AMORE FRA SCRITTORI: SIBILLA ALERAMO E DINO CAMPANA a cura di LINA LURASCHI  (per “Giramondo culturale”) 

PER  “ GIRAMONDO CULTURALE : STORIE D’AMORE FRA SCRITTORI “

Sibilla Aleramo e Dino Campana

 Dino Campana nasce a Marradi nel 1885 e Sibilla Aleramo( 1876 ) che di nome faceva Rina Faccio, si incontrarono per la prima volta nel 1916, lui aveva 31 anni, lei 40. Il primo era un poeta barbaro, folle, ossessionato, soprannominato “ il matto “ del paese sin dall’adolescenza, ma studiò fino ad iscriversi all’università. Sempre inquieto, partiva, fuggiva per viaggi misteriosi in Argentina, come testimoniato in alcuni suoi versi .

Lei era una donna fatale, bella, famosa e desiderata aveva tessuto storie d’amore con una serie di scrittori piuttosto famosi ; ha già pubblicato “Una donna”, manifesto per decenni del femminismo italiano. 

Anche il nome che si è scelta è tutto un manifesto programmatico, Aleramo è infatti l’anagramma di “amorale”, così si sente lei: spudorata, scandalosa,  autodidatta, scrittrice senza censure,  avversa ad ogni tipo di conformismo. 

Nel libro autobiografico, Sibilla racconta la sua adolescenza difficile, con l’abbandono da parte del padre, la demenza della madre e poi la vita adulta, il matrimonio “riparatore” con un marito non stimato, fino alla decisione di abbandonarlo, rinunciando dunque all’adorato figlio Walter. Qui finisce il romanzo e qui è tutto il suo dramma, attualissimo.

 Lui ha già subito ricoveri per crisi ossessive, le sue condizioni di salute destano preoccupazioni e i suoi “Canti Orfici” hanno ricevuto tiepide critiche e si rende conto che con la sola poesia non si può vivere, libro difficile e stratificato, fatto ti poesie e prose, di racconti di viaggio brevi ed onirici. È una delle storie d’amore più tormentate della nostra letteratura.

Sibilla arriva in quel piccolo paesino, Marridi , perché sedotta dalla bellezza dei Canto Orfici di Campana: da qui nascerà una passione furibonda, nonostante Dino soffrisse di una malattia venerea, la sifilide che portò anche  la sua malattia mentale a peggiorare, sempre più preda di folli ossessioni. 

 La follia iniziale di Dino è nella gelosia, soprattutto perché conosce sin troppo bene gli amanti di Sibilla – Carrà, Prezzolini, Soffici, Papini. Lei, grande conquistatrice , donna  eccentrica, scrittrice, dice d’amarlo e probabilmente lo ama davvero di un amore che solamente una come lei potrebbe concepire.
Lui, autolesionista  le chiede dei suoi amanti e lei ammette dando origine ad un  tormentato periodo di litigi e lasciando sgomenti chi vi assiste . La loro storia prosegue, finché nel gennaio del 2017  le condizioni della malattia di Dino non peggiorano ed è costretto ad essere rinchiuso in un ospedale. Tra i due inizia un rapporto epistolare: Sibilla lo cerca e rifugge, Dino la insegue ma non la trova.. finché ad un certo punto Sibilla non smise davvero di cercarlo ma, ormai, Campana non era più in grado né di vivere né di scrivere. Lui morì nel 1932, nell’ospedale psichiatrico dove fu internato, mentre Sibilla continuò a scrivere e a dedicarsi ai suoi giovani amanti fino al giorno della sua morte nel 1960.

Lina Luraschi 

Foto dal web