CURIOSITÀ LETTERARIE a cura di LINA LURASCHI

GIRAMONDO CULTURALE … CURIOSITÀ LETTERARIE.

Sveliamo un po’ di CURIOSITÀ LETTERARIE per chi ne è all’oscuro: buona lettura.

IL 1224 fu un grande anno per la cultura italiana.
Il 5 giugno del 1224 nacque la prima università statale e laica del mondo, ovvero l’Università degli Studi di Napoli Federico II°, chiamata così in onore dell’imperatore che la fondò.
Nello stesso anno San Francesco D’Assisi compose il Cantico delle Creature. Si tratta del primo testo letterario della cultura italica, scritto in volgare umbro.

JOSE’ RYOKI , lo scrittore più prolifico di tutti i tempi.
Autore brasiliano , nato il 22 luglio 1946 è lo scrittore più prolifico in assoluto.
Ha pubblicato oltre 1075 libri, anche con pseudonimi.
In soli 10 anni, tra il 1986 e il 1996 ha pubblicato ben 1058 opere, tra racconti di fantascienza, libri western, storie d’amore e thriller.
Medico, nel 1993 è entrato nel Guinnes dei primati grazie a questo suo incredibile record.
Nel 1996 il giornalista di Wall Street Journal, Matt Moffett, ha sfidato Ryoki a scrivere un libro nel minor tempo possibile. L’autore è riuscito a realizzarne uno in una sola notte.

PAOLO DIACONO testimonia che lo sci era praticato già nell’alto medioevo.
Diacono, nella sua opera l’HISTORIA LANGOBARDORUM, ci ha illustrato la storia di una curiosa popolazione dell’estremo nord Europa, da lui chiamata Scribotini, che sono i Lapponi, i quali praticavano lo sci come sport.
Gli Scribotini cacciavano con degli archi ricurvi posti sotto i loro piedi ed erano così in grado di scivolare e saltare rapidamente sulla neve evitando così di affondare e di rallentare. Si tratta insomma dello sciare, pratica descritta anche da Erodoto e Virgilio.

DANTE ALIGHIERI, il sommo poeta, colui che ha introdotto gli studi linguistici (De vulgari eloquientia), affrontato il rapporto fra chiesa e stato ( De monarchia), del grande Dante, non si è trovato alcun testo scritto di suo pugno, nemmeno una firma su qualche documento ufficiale.
Infatti, la mancanza originale del testo della Divina Commedia ha fatto sorgere molti dubbi sul periodo della stesura, oltre che su numerosi passaggi interni al testo.
Tutto ciò non ha però oscurato la grandezza dell’autore.

JOHN POLIDORI e non Bram Stoker, fu il primo narratore moderno ad aver scritto un’opera sui vampiri.
Infatti il suo VAMPIRO, uscì ben 70 anni prima del più noto DRACULA.
L’opera venne inizialmente attribuita a LORD BYRON di cui Polidoro era accompagnatore e medico personale, ma in seguito fu lo stesso poeta inglese a riconoscerne la paternità a Polidori. Il VAMPIRO di Polidori, aveva caratteristiche di Lord Byron: nobiltà, altezzosità, seduzione e malinconia.

ALEXANDRE DUMAS era anche un esteta: per decenni scrisse tutta la narrativa su una carta color blu, le poesie su carta gialla ed i suoi articoli su carta color rosa.

CHARLES DICKENS aveva un debole per l’inchiostro blu, mentre VIRGINIA WOOLF amava l’inchiostro viola.

STEIN, come WLADIMIR NABOKOV, amava scrivere in un’auto parcheggiata, mentre SIR WALTER SCOTT componeva poesie a cavallo.

Lina Luraschi

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INTERVISTA A GASTONE DI PAOLA: CANTANTE LIRICO, BARITONO DI FAMA INTERNAZIONALE (a cura di Izabella Teresa Kostka)

INTERVISTA A GASTONE DI PAOLA: cantante lirico, baritono di fama internazionale a cura di Izabella Teresa Kostka.

Sono veramente onorata di ospitare sulle pagine del mio blog culturale “VERSO – spazio letterario indipendente” un cantante lirico di fama internazionale, il baritono Gastone Di Paola.

1. I.T.K.: Benvenuto Gastone, è un immenso piacere poter parlare con Lei. Ho avuto la possibilità di ammirare la Sua possente voce a Milano, durante un recital lirico tenutosi presso Palazzo Cusani nel 2017, rimanendo affascinata dall’intensità dell’interpretazione e dalla Sua grande personalità artistica. Ormai Lei regna sui palcoscenici nazionali ed internazionali da anni, ottenendo ovunque grandi plausi, meritati successi e tanto amore del pubblico. Qual è stato il percorso che ha condotto i suoi passi verso le rive del canto lirico? Come è approdato a questo non facile ma tanto affascinante mondo? Si ricorda ancora il suo debutto?

G.D.P.: Intanto grazie a lei per la cordiale ospitalità e per i complimenti.
Il mio percorso artistico inizia da lontano. Già da adolescente il mio mondo fu pervaso di musica avendo fondato delle rock band di cui ero naturalmente il cantante. Durante un concerto nel pubblico era presente una corista della Scala che alla fine dell’esibizione mi disse, che la mia voce sarebbe stata eccellente per il canto lirico. Così terminati i sogni di gloria del fanciullo e incoraggiato da quella che sarebbe poi diventata mia moglie, iniziai lo studio della lirica ed eccoci qua. Naturalmente ricordo perfettamente il mio debutto. Anzi i miei debutti. Infatti ci sono stati due inizi nella mia carriera. Il primo come voce di Bassobaritono, perché la mia prima insegnante pensava che fosse quella la mia tessitura e debuttai nel “Don Giovanni” mozartiano poi, dopo una serie di ruoli tipici del bassobaritono, venni sentito da un grande baritono che mi suggerì il cambio di corda. Fu così che debuttai nella “Boheme” come Marcello. Un ruolo che adoro e che mi diverte tantissimo fare.

2. I.T.K.: È considerato uno dei più incisivi e possenti baritoni verdiani di oggi, ma nel Suo ricco repertorio troviamo tutti i più bei personaggi lirici che si possa immaginare. Il suo talento e la sua voce permettono di spaziare con disinvoltura tra Madama Butterfly, Cavalleria, Boheme, Traviata, Trovatore e molti altri. Quale personaggio Le è più caro? In quale ruolo si identifica di più? E, al contrario, qual è per Lei quello più ostile e difficile da interpretare?

G.D.P.: Personalmente ho adorato tutti i personaggi che ho cantato. Nel recitar cantando ci sono due tipi di difficoltà. Quella tecnica e quella scenica. Per quanto riguarda la prima sono tutti ugualmente complessi, anche se alcuni sono certamente più stancanti, perché canti di più. Rigoletto ad esempio è più stancante di Traviata. Poi c’è la scena e qui le cose si fanno dure perché i personaggi devono essere credibili e sicuramente uno dei più complessi è Scarpia dalla Tosca. È un personaggio incredibile. Perfido ma strisciante. Lascivo ma nobile. Iracondo ma con cambi di umore repentini. Un vero caleidoscopio di stati d’animo. Quello che invece non amo moltissimo è Tonio dei Pagliacci, a parte naturalmente “il prologo” che è una romanza stupenda. Naturalmente adoro tutti i ruoli verdiani. Verdi ha scritto per il Baritono pagine di musica memorabili. Comunque il ruolo più ostico è sicuramente quello che non ho ancora cantato. Per noi cantanti lirici ogni nuovo ruolo è un debutto con tutte le insidie e le ansie che ne derivano.

3. I.T.K.: Ha conseguito una ricca formazione professionale, è ricercato e invitato a esibirsi nei più prestigiosi teatri nazionali e internazionali tra l’Italia, la Francia, la Cina, la Germania, la Spagna e non solo. Ha notato qualche significante differenza tra il rapporto con l’arte classica e la società in questi Paesi? Come ben sappiamo in Italia, considerata giustamente “la culla del Bel Canto”, il settore dell’arte e gli artisti stessi incontrano numerose difficoltà e, con grande dolore, tanti palcoscenici teatrali affrontano vere battaglie per la sopravvivenza. Qual è la realtà artistica all’estero? Si sente più appagato e soddisfatto oltre frontiera?

G.D.P.: Io amo visceralmente il mio paese e ogni volta che leggo di un teatro che chiude o di una orchestra in difficoltà è una sofferenza. Francamente non so perché, ma all’estero le cose sembrano andare meglio. Temo che il problema risieda alla radice. In Italia non si crede nella cultura. Non è una analisi politica ma un dato di fatto. Nelle elementari non si insegna musica e qualche iniziativa in senso musicale è frutto solo della passione e della intraprendenza delle maestre. Alle medie è anche peggio e l’ora di musica è patetica e ancora affidata al flauto dolce. Se non si parte dalle nuove generazioni temo che continueremo a vedere teatri che chiudono e orchestre in difficoltà. Ogni volta che posso faccio spettacoli per i bimbi e rimango sempre affascinato dalle facce di stupore, dalla fame di informazioni e dalla quantità di domande che mi porgono i fanciulli.

4. I.T.K.: Secondo Lei qual è il motivo dell’allontanamento delle masse dall’arte classica, dalla lettura e dai teatri? Sarà colpa della troppa commercializzazione, di internet, della tecnologia che rende tutto più accessibile senza sforzo oppure le cause si trovano nel troppo alto, per secoli e anni, “elitarismo” della Musa? Ancora oggi sentiamo numerose polemiche riguardanti la possibilità di accedere agli spettacoli a La Scala: sono solo per i prescelti. Lei crede che a questo problema si possa ancora rimediare?

G.D.P.: C’è sempre un rimedio. Credo che la tecnologia invece possa dare una grossa mano. Anzi la sta già dando. Pensi ai social e a quanta lirica passa ad esempio su Fb, compensando una Tv latitante e deficitaria. Ben venga la tecnologia. Per un’ inversione di rotta vera, tuttavia, vale quanto detto sopra. Se non inizi dalle scuole ci affideremo sempre e solo alla passione personale di un individuo o al contesto familiare in cui si cresce, ma questo non basta per mobilitare le masse.

5. I.T.K.: La Sua vita non è stata segnata soltanto da una brillante carriera artistica, ma ha attraversato anche un periodo di oscurità e timore: Lei ha combattuto per la vita lottando contro una terribile malattia. Se la sente di parlarcene? La sofferenza ha cambiato in qualche modo il Suo “essere artista”, il modo di vedere la realtà, di esprimersi e di trasmettere le emozioni? Dicono che il dolore arricchisca interiormente…

G.D.P.: Arricchisce certamente e ti fa cambiare anche il modo di guardare le cose e di attribuire le priorità. Si da più valore al viaggio che alla destinazione. Inoltre ti rendi conto dell’amore delle persone che ti stanno vicine anche quando tutto sembra destinato a finire. Quando mi sono ammalato ero all’inizio della carriera che ho dovuto interrompere. Ero demotivato. Poi un giorno, quando tutto era passato e ormai ero completamente guarito e ristabilito, e si stava faticosamente cercando una nuova dimensione, mia moglie, che malgrado tutto è sempre rimasta al mio fianco mi disse: “Dio ti ha fatto due regali. La voce e la vita per usarla e secondo me non dovresti gettare via nessuna delle due cose”. Fu così che ripresi a studiare con ancora più vigore e da allora non ho più smesso.

6. I.T.K.: Durante il suo percorso artistico ha avuto la possibilità di lavorare e di confrontarsi con diversi Grandi e Famosi personaggi del canto lirico. Quali sono i suoi mentori del passato preferiti e quali, invece, quelli più apprezzati oggi?

G.D.P.: I grandi del passato li ammiro tutti perché hanno dato tanto a questa arte meravigliosa. Certo ho un occhio di riguardo per i baritoni di un tempo tra i quali certamente ci sono Cornell MacNeil, Piero Cappuccilli, Robert Merril e Aldo Protti su tutti. Certo queste persone sono in un pantheon incredibile in quando coevi di Callas, Del Monaco Corelli, Tibaldi, Pavarotti ecc. e quindi di un livello incredibile. Nel panorama odierno apprezzo tutti i colleghi. A ns. modo anche noi siamo bravi visto le condizioni in cui talvolta ci troviamo a dover cantare.

7. I.T.K.: Ogni artista conosce lo stress e la “tremarella” da palcoscenico. Per Lei è una sensazione costruttiva, stimolante, che rende la performance più incisiva ed espressiva oppure, al contrario, prima di uscire da dietro le quinte si sente paralizzato e a disagio? Come ha imparato a combattere con questo nemico? La voce umana è uno dei più preziosi strumenti mai esistiti ma, allo stesso tempo, uno dei più inaffidabili. Un semplice raffreddore può risultare fatale.

G.D.P.: L’abitazione dell’inizio di una performance dura più o meno per la prima battuta musicale. Quando ci si rende conto che tutto è ok passa! Il segreto è continuare a studiare e a perfezionarsi. Il cervello e il corpo ben allenati sanno perfettamente cosa fare. Purtroppo a volte non si è al massimo della forma e questo può generare qualche preoccupazione. In questi casi un’ ottima tecnica è determinante e può venire in aiuto anche se a volte non basta.

8. I.T.K.: Quali sono i suoi sogni nel cassetto, gli orizzonti ancora da conquistare? Può svelarci qualche piccolo segreto?

G.D.P.: Le tappe da conquistare sono ancora molte. Ci sono ancora molti templi della lirica da visitare. Poi un giorno mi piacerebbe che mia figlia mi accompagnasse ad un concerto al pianoforte e in generale sogno, che la lirica torni ad occupare quel ruolo di Opera popolare che aveva un tempo. Oggi viviamo in una società molto veloce e a volte arida di sentimenti e l’opera lirica nelle sue varie forme è una grande dispensatrice di emozioni siano esse buffe o melodrammatiche e credo, che oggi ci sia bisogno di un sorriso o anche di una struggente commozione.

I.T.K.: Gentilissimo Gastone La ringrazio, nonostante i suoi numerosi impegni professionali, di aver trovato del tempo per questa esaustiva e interessante intervista rilasciata per la mia rubrica giornalistica. Ne sono veramente onorata. A breve avremo possibilità di ammirare la Sua magnifica voce, insieme a quella del soprano Dominika Zamara, a Como durante la 16° puntata del programma culturale itinerante da me ideato “Verseggiando sotto gli astri di…”. Per tutto il pubblico sarà un’occasione imperdibile di assistere alla celebrazione di una vera Unione delle Arti e, senza dubbio, di grande arricchimento personale. Aspettando ansiosa il 7 aprile, ringrazio per il tempo dedicatomi oggi, per la Sua sensibilità e disponibilità. A presto!

G.D.P.: Grazie a lei e a tutti i suoi lettori e sarà un grande piacere cantare per voi.

L’intervista al baritono Gastone Di Paola a cura di Izabella Teresa Kostka, rilasciata per il blog “VERSO – spazio letterario indipendente” e per la rubrica culturale “Dieci passi con…” su WordPress.

Tutti i diritti riservati
Milano, 28.02.2018

● NOTA BIOGRAFICA

GASTONE DI PAOLA, baritono verdiano dalla voce possente e squillante e dal timbro caldo e brunito, inizia a studiare dapprima con la sig.ra Patrizia Morandini e poi con il Baritono Roberto Coviello (già compagno di diverse produzioni del grande Alfredo Krauss), che lo formano alla corda baritonale. Nel frattempo segue diverse master class tra cui quella del tenore Ricardo Mirabella, quella del soprano Paoletta Marrocu, quella del baritono Silvio Zanon e del soprano Chiara Angella e quella del Soprano Luciana Serra con la quale si perfeziona per un certo periodo. Nel 2013 è finalista nel concorso internazionale “Boni” e vincitore del premio speciale come voce maschile. Fa il suo debutto come barone Douphol in Traviata, nel corso del quale ha l’onore di conoscere e ricevere apprezzamenti dal grande Baritono Rolando Panerai, Shaunard in Boheme e nel Don Giovanni nel role de title a cui seguono rapidamente Sharpless in Madama Butterfly, Marcello di nuovo in Boheme, Germont in Traviata e Alfio in Cavalleria. A marzo 2014 è, ancora Marcello, conte di Luna nel Trovatore in forma di concerto e di nuovo Alfio nella Cavalleria rusticana. A gennaio 2015 è nuovamente Sharpless in Butterfly e ospite in un talent televisivo quale esponente della musica lirica mentre a settembre è nuovamente Germont in Traviata. Apprezzato interprete internazionale affianca all’attività operistica, una intensa attività concertistica in Italia e all’estero, cantando in prestigiosi auditorium e teatri in Germania, Francia, Spagna e Cina.

GOSSIP LETTERARIO – GRANDI AMORI FRA ARTISTI: GEORGE SAND E FRYDERYK CHOPIN a cura di LINA LURASCHI

GOSSIP LETTERARIO: GRANDI AMORI FRA ARTISTI <GEORGE SAND E FRYDERYK CHOPIN>

GEORGE SAND Fu donna che si chiamò come un uomo, amava vestire da uomo, fumare la pipa, assumere atteggiamenti in pubblico impensabili per una donna. E di uomini, ne amò tanti, d’un amore che fu passione, estrema devozione.

George Sand, alias Amandine Aurore Lucine Dupin, era nata a Parigi nel 1804. In un’epoca in cui le donne se ne stavano sedute su pouf imbottiti a ricamare uccellini e fiorellini sui fazzoletti, sprofondando nelle gonne, lei interveniva nelle discussioni politiche e scriveva romanzi a getto continuo. Prima di invaghirsi degli occhioni grigi di Chopin e del suo genio, aveva avuto altre relazioni molto disinvolte, col barone Casimir Dudevant, Stéphane Ajasson, Prosper Mérimée, Alfred de Musset, l’avvocato Michel de Bourges e Félicien Mallefille, precettore di suo figlio Maurice, avuto da Dudevant. La Sand aveva avuto anche un’altra figlia, Solange, non si sapeva – e non si sa ancora – bene da chi.

CHOPIN si era innamorato di George Sand, incontrandosi a Parigi nel 1838, ma non era entusiasta della prospettiva di invischiarsi in una scandalosissima relazione con una delle donne più chiacchierate d’Europa, insofferente verso tutte le restrizioni sociali, e madre divorziata di due figli, di cui una illegittima, tranne che durante le estati a Nohant, nella tenuta di campagna della Sand, i due non convissero mai in senso stretto, ma fecero sempre in modo di abitare abbastanza vicini perché Chopin comparisse a casa della Sand a tutti i pasti e a tutti i ricevimenti.

Nel novembre del 1838 un piccolo gruppo di persone, formato da una donna, un giovane uomo e due ragazzini, sbarca nel porto di Palma, isola di Maiorca. La donna è George Sand; i due ragazzi, un maschio e una femmina, sono i suoi due figli che le sono stati da poco affidati dopo il divorzio dal marito; il giovane uomo è Fryderyk Chopin.
Sono arrivati dalla Francia, via mare da Barcellona, con molte aspettative.
L’ambiente si rivela presto inospitale e George Sand dopo aver scovato in mezzo alle campagne un’antica certosa abbandonata, la trasforma in un luogo quasi ospitale. Dopo molte peripezie riesce a far arrivare anche un piccolo pianoforte sul quale Chopin comporrà i suoi famosi Preludi, anche in virtù dello stato d’animo esacerbato da quel soggiorno che detesta. Lei e i suoi figli invece godono di quell’ambiente selvaggio e inusuale, della libertà e della natura incontaminata. Da quell’esperienza che dura tre mesi nasceranno le pagine bellissime del libro “Un inverno a Maiorca”, pubblicato solo nel 1855, e oggi per la prima volta in Italia dalla casa editrice L’Iguana.

Chopin, trovò nella famiglia della Sand affetto, senso di appartenenza e protezione; e la sua presenza aveva una funzione di sostegno e stabilità nella vita turbinosa e ondivaga di George, che lo definisce “buono come un angelo”.
Il loro rapporto non era saldo, ma basato sul cedimento di Chopin a quello che in fin dei conti era stata una momentanea passione della Sand, che però non sembra essersi tradotta mai davvero in amore. Erano troppo diversi. La Sand derideva apertamente la religione, senza curarsi di urtare la sensibilità di Chopin, e frequentava persone sguaiate che a Chopin non piacevano affatto. Dal canto suo, Chopin aveva un carattere molto chiuso e poco comunicativo e si limitò a chiudersi sempre di più in se stesso, lasciando che George scambiasse le sue manifestazioni di insofferenza per le insensate crisi di nervi di un malato.

La loro storia durò nove anni.

Lina Luraschi
Foto dal web

L’antologia poetica “DONNE – VOCI NEL VENTO” a cura di FORTUNATA CAFIERO DODDIS

“Donne – voci nel vento”  a cura di Fortunata Cafiero Doddis

La donna è quel soffio che porta vita, la forza, il motore propulsore della società, senza l’essere femminile l’uomo non potrebbe riprodursi, non potrebbe sopravvivere. È la donna colei che insegna ad amare, che sa sorridere, che sa combattere nonostante una marea di problemi vorrebbero soffocarla. In molte epoche l’essere femminile è stato considerato inferiore, portatore di deficit oppure semplicemente non una persona che per caratteristiche fisiche, psicologiche non poteva stare alla stessa stregua. Nella storia troviamo esempi di donne che hanno mostrato molta forza e coraggio, molto più degli uomini, basti pensare a Giovanna D’Arco, alle Suffragette, a tutte le donne che hanno fatto la Resistenza durante il periodo Fascista in Italia. Proprio l’Italia è uno di quei paesi in cui la donna non aveva diritti fino a pochi anni fa infatti le donne hanno votato per la prima volta il 2 Giugno del 1946 nel referendum per scegliere fra monarchia o repubblica e per votare l’assemblea costituente, una data molto recente paragonata a tutta la storia dell’umanità. Nella società ateniese il genere femminile era poco considerato, anzi veniva giudicato inferiore anche il filosofo e matematico Pitagora indicava la donna con il numero due, numero pari quindi considerato imperfetto, secondo la scuola pitagorica la donna poteva raggiungere la sua perfezione solo con il matrimonio , l’uomo veniva designato con il numero tre, dispari , dunque perfetto. Nella polis le madri, mogli non potevano prendere parte alla vita politica, non dovevano lavorare, la loro unica possibilità era quella di essere madri e mogli. La donna doveva vivere nella casa, luogo privilegiato perché chiuso avulso dai giudizi sociali e critiche. Facendo salti avanti nella storia la scrittrice Jane Austin non si sposò mai, la sua società del buon costume non permetteva ad una donna di essere artista, scrittrice, pittrice perché quella era roba da uomini, l’esperienza cinematografica del film “Chocolat” ci fa riflettere molto su questa tema, la protagonista senza marito era madre di una bambina , ella gestiva un negozio, ma veniva considerata da tutti come suscitatrice di peccati, una persona senza moralità, non degna di considerazione. Nel novecento in Italia la prima donna medico è stata Maria Montessori anche lei oggetto di critica, soprattutto del Fascismo, il suo metodo pedagogico venne considerato troppo scientifico tanto che nel nostro paese fu conosciuto molti anni dopo. Arrivando ad oggi anche ora possiamo dire che il cammino per i riconoscimenti dei diritti della donna deve fare ancora molta strada, in alcuni paesi, come quelli orientali il sesso “debole” non può andare in bicicletta, non può avere la patente, non il libero accesso agli studi, all’università come nei paesi occidentali. Nella parte occidentale del mondo, però, le discriminazioni sono più sottili, la donna non viene sempre valorizzata, il suo corpo diventa merce, appare nel palinsesti televisivi e viene oltraggiato, ostentato, mostrato solo per attrarre i telespettatori, la donna mette il suo corpo a nudo, spesso non sono apprezzate le qualità creative, mentali dell’essere femminile, ma le sue forme fisiche. A dispetto di tutto questo molte di noi si sono opposte a questa “carneficina” dimostrando che non siamo solo un corpo che si offra, ma siamo anima, spirito, arte, creatività, sogni, intelligenza e sensibilità. “Donne” è un’antologia poetica scritta da diverse scrittrici, pittrici che hanno deciso di mettere insieme i loro talenti per creare qualcosa che lascia il segno, che rimane tangibile in ogni uomo, nessuno può arrecarsi il diritto di dire che questa antologia è mediocre, nemmeno banale in quanto rimarca l’incanto dell’essere “femmina”, l’appartenenza al proprio genere vista non come vergogna, ma onore. Dieci talenti: Rosanna Affronte, Tina Andaloro, Fortunata Cafiero Doddis, Katia Donato Masciari, Silvana Foti, Teresa Fresco, Maria Morganti Privitera, Giulia Maria Sidoti, Teresa Vadalà Fierro e Angela Viola, sono fenomeni che si sono uniti, hanno donato la loro arte per lasciarci un ricordo di loro, una traccia indelebile che non si cancella, rimanendo scolpita nel patrimonio dell’umanità.  I loro enunciati sono tutti diversi, hanno tematiche profonde, talvolta nostalgiche, ricchi di amore, sensibilità, legame di cuore con la vita.  Rosanna Affronte con i suoi versi della poesia “Cara Meg” mette a nudo la sua nostalgia per i tempi passati, per la sua infanzia, la poetessa ricorda la sua fanciullezza, per certi aspetti vorrebbe tornare negli anni passati, ma sa che in fondo è rimasta legata alla sua casa di un tempo. Tina Andaloro Giordano nel suo componimento “Sarà Domani” esprime  profonda speranza per il futuro, per il giorno seguente, è fiduciosa in ciò che le accadrà perché pone amore nei suoi sogni, molto appassionata del poeta Foscolo ha scritto una poesia che si intitola “Sera” come il poeta settecentesco la paragona ad un “serafico angelo” che le dà pace: “mi concedi e il cuor s’allenta ai soliti gesti rituali che smorzano quel senso di antica nostalgia”. La Doddis, invece, pone fede in Dio come unica possibilità di salvezza in “Genesi” scrive: “Nella sfida di giorni di fiele misuro la mia fede Signore”.   La Masciari mette nero su bianco le sue incertezze, i misteri del suo esistere che diventano una chiave di volta della sua penna diventando il cavallo di battaglia della sua carriera letteraria come in “I misteri della notte” e “Incertezze”. Silvana Foti è pervasa  dall’infinto della bellezza della terra, mi ricorda Leopardi con i Idilli, la poesia “Infinito” ha molti sembianti con l’idillio leopardiano, questi versi sono emblematici: “Abbandonando la mente a faticosi pensieri di inutile esistenza, fiduciosa di ritrovarti ancora tra gli infiniti spazi senza tempo”, gli “infiniti spazi” mi ricordano i “sovrumani silenzi” leopardiani. La fresco  si sente sempre più vicina al suo destino come segno indelebile della sua esistenza, in “Sorriso di cartapesta” la nostra si rifugia nel suo passato per scappare da un presente che non ha futuro tipico dell’essere umano del ventunesimo secolo che si sente al vertice di una parabola discendente,  nella poesia “Destino” vi è la consapevolezza di voler fare propri gli avvenimenti futuri anche se l’incertezza pervade il suo stato d’animo: “Mi aggrappo al mio destino. Che ne farò dei miei giorni.”  Maria Morganti Privitera  è una donna molto legata alle sue origini, alla sua terra, tanto da decantarla in ogni sua poesia, ma ella sa anche delle inadempienze che pervadono la sua terra come la mafia, una piaga sociale che ancora ci fa male e ci schiaccia, infatti nella lirica “Sicilia” cita i giudici Falcone e Borsellino, piangendo la sua Sicilia che si trova piegata “sotto la bocca degli infami”. La Sidoti mi ricorda le poesie di Alfieri e Baudelaire ella scrive: “Se leggi i miei versi t’accorgi che versi non sono ma pietre. Epigrammi scritti su pietre di lava.”  Troviamo la crudezza di Alfieri e l’asprezza baudelairiana in questi soli versi. La Fierro ha uno spirito carducciano  la lettura dei suoi versi mi ha fatta pensare al piccolo dante e alla sua “pargoletta” mano, consiglio le poesie “L’ulivo” e “Senza attesa di alba”, infine la nostra Angela Viola ci fa riflettere e ci porta alla nostra realtà che non è prescritta, definita, ma è indefinita, in “Quel bisogno d’infinito” ci ricorda che in fondo noi siamo infinito, il nostro legame con Dio è indissolubile: “Ho quel bisogno d’immenso, d’infinito di eterno che Tu solo, Dio, puoi colmare.” “Nell’immensità del cielo” si ricollega alla tematica della poesia precedente, il cielo, la neve , il mare ci danno l’idea della nostra immensità, dell’infinito di cui facciamo parte. Il lettore alla fine di questo excursus comprenderà che la donna è molto di più di quello che i mass-media possono far sembrare, la donna è la spinta, la musica dolce che di un cantore innamorato. Ella è colei che porta chiarezza, che si mostra con beltà solo se si sente amata, non è un oggetto o un desiderio, ricordandoci di Dante e del dolce Stil Novo è una creatura angelica venuta in terra a “miracol mostrare”.

Sabrina Santamaria 
Foto presa dal Globus Magazine 

https://goo.gl/images/uRGwbk

FLASH QUIZ: GABRIELE BORGNA 

FLASH QUIZ: GABRIELE BORGNA

1 – Nome e Cognome: Gabriele Borgna

2 – Professione: Impiegato amministrativo

3 – Passioni / hobby: Scrittura, lettura e vivere la vita

4 – Quale significato hanno per Te “Arte e Cultura”: Rappresentano la bellezza intrinseca che è custodita dentro l’essere umano.

5 – Artisti preferiti: Sarebbe un elenco di nomi troppo nutrito, ne farò soltanto due: Dante e Caravaggio.

6 – Progetti attuali: 
Scrivere con la cura e i tempi che la poesia richiede e portare in giro un po’ del mio piccolo libro “Artigianato Sentimentale” (Puntoacapo Editrice, prefazione di Giuseppe Conte). E poi leggere, tanto.

7 – Sogni nel cassetto: Vedere mio figlio crescere ed essere un padre – e un marito – degno dei miei amori più grandi.

8 – Essere intelligente vuol dire per te: Saper di non sapere…

9 – Dove va l’umanità di oggi?: Ho quasi paura di scoprirlo… Pare di vivere una deriva priva di termine…

10 -Dove conduce l’arte contemporanea?: L’ arte contemporanea dovrebbe avere la capacità di guidarci attraverso un percorso nuovo e insegnarci a scrutare con sguardo diverso il mondo che si trova fuori e dentro di noi. Una missione complessa, che mai deve dimenticare la tradizione né scivolare in sensazionalismi o in soluzioni di facile gradimento. Pena la riduzione dell’arte a mero business ed esaltazione di egocentrismi privi di alcun costrutto e che niente lascerà ai posteri.

11 – Ti piace sperimentare? : Sono curioso di natura, ma sperimento entro i limiti del buonsenso e dei miei gusti personali.

12 – Preferisci l’arte viva (teatro, performance live etc.) oppure scegli la registrazion (cinema, CD, Youtube etc.): Credo che l’Arte non abbia dimensioni preferibili, conseguentemente non ho preferenze dinnanzi al Bello.

13 – Libri preferiti: 
Altra domanda dalla chilometrica risposta. Per amore di sintesi: La Divina Commedia di Dante Alighieri, e Ossi di Seppia di Eugenio Montale

14 – Secondo te i social network sono importanti? : I social media sono un mezzo, ma dovremmo di tanto in tanto alzare gli occhi, chiacchierare con chi ti siede al fianco sul treno, sognare… vivere la vita vera.

15 -Che cosa vorresti augurare ai nostri lettori?: 
Di essere felici. 
E di non prendere le mie parole troppo seriamente 😉

GRAZIE PER AVER RISPOSTO A QUESTO FLASH QUIZ.

Izabella Teresa Kostka
per il Gruppo per la diffusione della culturae dell’arte “Valchiria”
Settembre 2017
Tutti i diritti riservati agli autori.

Sito originale:

http://gruppoculturalevalchiria.blogspot.com/