“INGÓLF ARNARSON – DRAMMA EPICO IN VERSI LIBERI. UN PROLOGO A CINQUE ATTI” DI EMANUELE MARCUCCIO

Comunicato – Presentazione

«Questo ho voluto fare scrivendo il dramma: sognare e perdermi nella meraviglia di una storia d’amore e morte, di guerra e di pace, di luce e di tenebre, di sogno e di libertà. Una terra, in una dimensione parallela e contemporanea al periodo storico, assolutamente verosimili.»

Emanuele Marcuccio, dalla nota di Introduzione, p. 23.

Si presenta a Catania alle 11:30 sabato 23 giugno 2018 presso Mondadori Bookstore di Piazza Roma 18 «Ingólf Arnarson – Dramma epico in versi liberi. Un Prologo e cinque atti», opera poetica e teatrale di ambientazione islandese di Emanuele Marcuccio, edita per i tipi della marchigiana Le Mezzelane Casa Editrice. Il libro raccoglie un lavoro iniziato fin dal maggio 1990 e terminato nell’aprile 2016 con un totale di 2380 versi per un lavoro di diciannove anni escludendo i sette complessivi di interruzione.

Relazionerà il critico letterario, poeta e scrittore Lorenzo Spurio, Presidente dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi, nonché prefatore del libro. La presentazione si inserisce nel corso di una rassegna di due giorni di Poesia tra Messina e Catania, organizzata dalla stessa associazione.
Scrive Spurio nella Prefazione: «La cesellatura dei versi liberi operata dall’autore, lo studio attento dei caratteri, la descrizione circostanziata e puntuale delle scene, l’esatta orchestrazione degli avvenimenti sono ingredienti tutti concatenati tra loro che dimostrano in maniera assai stupefacente il grande lavoro prodotto da Emanuele, non solo fine poeta, ma anche studioso della forma, ricercatore del bello, costruttore di una trama frastagliata e avvincente, creatore di un’epopea cavalleresca anacronistica alla nostra letteratura kitsch e improntata al consumo. Marcuccio, sulla spinta di una suggestione profonda verso l’Islanda – terra mai visitata ma vissuta emotivamente tramite apparati storici e documentari – è riuscito ad entrare nell’anima di un popolo, a fornircene la trama, a vivificare un periodo storico molto distante dalla nostra contemporaneità» (pp. 26-27)

Interverranno come correlatori:
Francesca Luzzio, poetessa e critico letterario, autrice della Quarta di copertina dove scrive: «Un non so che di magico e di unico, pur nella presenza di topos epici, promana dai versi del dramma, «Ingólf Arnarson» di Emanuele Marcuccio che con abilità metamorfica, sa ricreare nel suo animo una pluralità di sentimenti e ragionamenti quali i personaggi progressivamente vivono ed esprimono; insomma, per dirla con Aristotele, indossa l’habitus e il conseguente agire dei vari personaggi con abilità davvero unica. […] La forma drammatica rende ancora più interessante e coinvolgente l’epicità degli eventi narrati: guerra, potere, fama, amore, religione, morte sono alcune delle categorie umane che s’intrecciano e si sviluppano in un contesto incantato quale solo la nebbiosa isola d’Islanda poteva offrire. […] Narrazione e poesia confluiscono e scorrono leggeri nella fluidità lessicale e metrica che Emanuele Marcuccio ha saputo elaborare sia che descriva la verde Islanda, sia che narri di combattimenti ed azioni o di stati d’animo eterogenei, quali solo l’uomo sa vivere e concretizzare nel suo agire».

Giusi Contrafatto, poetessa e Presidente dell’Ass. Culturale Caffè Letterario Convivio di Caltagirone (CT);

Luigi Pio Carmina, poeta e scrittore, curatore del blog culturale Cultura Comunità Conoscenza Curiosità.

Sarà presente l’autore.

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/577067589342368/

SCHEDA DEL LIBRO

TITOLO: Ingólf Arnarson – Dramma epico in versi liberi
SOTTOTITOLO: Un Prologo e cinque atti
AUTORE: Emanuele Marcuccio
PREFAZIONE: Lorenzo Spurio
POSTFAZIONE: Lucia Bonanni
NOTA STORICA: Marcello Meli
NOTA DI QUARTA: Francesca Luzzio
OPERA IN COPERTINA: Alberta Marchi
EDITORE: Le Mezzelane
GENERE: Poesia/Teatro
PAGINE: 188
ISBN: 9788899964634
COSTO: € 10,90

Info:
Short-link vendita:

https://goo.gl/vr5kwB

informazioni@lemezzelane.eu
http://www.lemezzelane.eu
3403405449

marcuccioemanuele90@gmail.com
http://www.emanuele-marcuccio.com

NOTA BIOGRAFICA

Emanuele Marcuccio (Palermo, 1974) è autore di quattro sillogi: tre di poesia – “Per una strada” (2009), “Anima di Poesia” (2014); “Visione” (2016) – e una di aforismi “Pensieri Minimi e Massime” (2012). È redattore delle rubriche di Poesia “Il respiro della parola” e di Aforismi “La parola essenziale” della rivista di letteratura Euterpe. Ha curato prefazioni a sillogi poetiche e varie interviste ad autori esordienti ed emergenti. È stato ed è membro di giuria in concorsi letterari nazionali e internazionali. È presente in “L’evoluzione delle forme poetiche. La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio (1990-2012)” (2013). È ideatore e curatore del progetto poetico “Dipthycha” di dittici “a due voci”, del quale sono editi tre volumi antologici (2013; 2015; 2016) a scopo benefico. Nel 2016 completa un dramma epico in versi liberi pubblicato nel 2017 per i tipi della marchigiana Le Mezzelane, di argomento storico-fantastico, ambientato in Islanda (IX sec. d.C.). Cura il blog Pro Letteratura e Cultura. Di prossima pubblicazione un quarto volume del progetto “Dipthycha”.

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INTERVISTA A IZABELLA TERESA KOSTKA – autrice del libro “KA_R_MASUTRA”. A cura di SABRINA SANTAMARIA.

Intervista a Izabella Teresa Kostka – autrice del libro “KA_R_MASUTRA “. A cura di Sabrina Santamaria.

S.S.: Cosa significa per te femminilità, qual è a tuo giudizio il miglior modo per esprimerla?

I.T.K.: Buongiorno Cara Sabrina, innanzitutto ti ringrazio per questa intervista, è sempre un piacere per me. Il termine “femminilità” ha per me un significato molto complesso, sia fisico che spirituale. Ovviamente preferisco focalizzare la mia attenzione sul secondo per evitare la banale e superficiale commercializzazione delle “curve” donateci da Madre Natura. La vera, fine femminilità appartiene, secondo me, alla sfera del nostro sentire, della percezione della realtà che ci circonda e del nostro rapporto con il prossimo: l’empatia, la pazienza, la sensibilità e l’attitudine a donare il supporto agli altri, il coinvolgimento personale nelle sofferenze altrui e la voglia di portare il proprio aiuto, l’intelligenza sensoriale, l’intuito e, ultimamente molto trascurato, il fascino raffinato dell’eleganza assai lontano dai nostri tempi volgari. La femminilità è anche l’orgoglio e il coraggio di essere donna in qualsiasi situazione, pure nell’estrema difficoltà. Sicuramente non menzionerei, tra gli attributi di una vera femminilità, seni, sederi e bocche inutilmente rifatti. Purtroppo, negli ultimi tempi, la fisicità spesso “artificiale” ha soppresso le altre e più importanti doti femminili. Ciò mi dispiace molto perché, qui oserei un’espressione piuttosto forte, siamo viste soprattutto come “merce e divertimento maschile”.

S.S.: Per te femminilità ed espressione poetica coincidono perfettamente in una donna? Se sì, qual è l’apice in cui si incontrano?

I.T.K.: Non credo che la femminilità sia per forza legata alla poesia, ci sono anche tanti ottimi poeti uomini. Comunque esiste questa tendenza e preferenza di genere. Probabilmente la natura femminile, essendo sottoposta a numerosi turbamenti sentimentali e ormonali, cerca spesso uno sfogo. Noi donne siamo come spugne che assorbono i mali e i dolori di questo Mondo, soffriamo come la biblica Maddalena sotto la croce e ci piace esternare il nostro ego interiore attraverso la scrittura. Vogliamo essere ascoltate, ne abbiamo bisogno.

S.S.: Dalla lettura della tua silloge poetica ho percepito che la poesia può affrontare qualsiasi tematica. Pensi davvero questo?

I.T.K.: Decisamente sì. Credo che la poesia debba finire con la finta e assai arcaica idealizzazione della realtà. Infatti, per me non esistono tabù, posso scrivere senza alcun imbarazzo testi che riguardano sia temi di impegno civile, come alcune piaghe della società moderna (prostituzione, ambiente, femminicidio, guerre, terrorismo, stupri, pedofilia, omofobia), sia argomenti più intimistici (morte, sesso, abbandono, tradimento, maternità, fede etc.). Attraverso la mia scrittura tendo ad essere una testimone del nostro secolo, non un relitto del passato.

S.S.: Quali consigli daresti ad un poeta che si accinge a scrivere le sue prime poesie?

I.T.K.: Essere coraggioso e sempre se stesso, non arrendersi alle prime sconfitte (quelle non mancheranno mai!), non cedere alle false lusinghe né spezzarsi sotto il peso delle critiche, ma essere sempre fedele al suo sentire. Serve tanta resistenza, tanto lavoro per crescere e maturare sempre (migliorare la stilistica e il linguaggio), bisogna leggere e confrontarsi con gli altri, essere aperti al Mondo e ai suoi mutamenti. Nel labirinto dei social network consiglio di non badare ai like e alla quantità di followers. Paradossalmente i più grandi consensi trovano gli scritti mediocri e facili da capire, quelli più di spessore devono affrontare un percorso più faticoso. Determinazione e passione non possono mancare.

S.S.: In quale occasione hai scoperto la tua passione per la poesia? Raccontami la tua esperienza.

I.T.K.: Non è stata una scoperta ma un percorso naturale costruito in maniera spontanea. Sono cresciuta in una famiglia di artisti, sono maturata venerando l’arte in ogni sua forma e sfumatura, mi sono laureata con lode in pianoforte ma, dopo un incidente invalidante in palestra di circa 6 anni fa, ho dovuto cessare la mia attività pianistica. Non riuscivo ad immaginare la vita senza l’arte, non potevo farne a meno, allora ho deciso di dedicarmi alla Musa della letteratura, della poesia che, secondo me, potrebbe essere definita come “la musica delle parole”. Ho combattuto contro una pesante depressione e la scrittura mi ha permesso di vincere questa grande battaglia personale per la sopravvivenza.

S.S.: Chi è il vero sognatore? Egli è il poeta?

I.T.K.: Il sognatore è colui che non si arrende mai, comunque vada. Prosegue per la sua strada nonostante abbia spesso tutti contro, vive in una dimensione un po’ utopica che, lui stesso, vorrebbe rendere reale e vera. Il sognatore è un eterno guerriero, un profeta dell’Impossibile. Un sognatore è un animo ribelle che non si sottomette ma sfida la realtà e le regole.

S.S.: Qual è, a tuo giudizio, l’espressione più alta dell’amore? In quale misura l’artista ne può essere il portavoce?

I.T.K.: L’amore ha molteplici sfaccettature, per ciascuno di noi la sua espressione più alta può avere le forme diverse. Personalmente credo che la sua essenza principale si manifesti nell’empatia, nella misericordia, nel desiderio di donare e non soltanto di prendere, nell’accettazione delle diversità, dell’indipendenza e della libertà del prossimo. L’amore possessivo è una malattia, corrode e distrugge tutto. Questo vale sia per l’amore tra uomo e donna, sia per quello materno o paterno: l’amore, per durare, ha bisogno di spazio, non deve essere preteso ma ottenuto e donato volontariamente. L’arte, come libera espressione dell’intelletto e del sentire umano, può sicuramente mostrare nuovi orizzonti, la pura dimensione affettiva dell’amore.

S.S.: Quali sono i tuoi prossimi progetti letterari? Stai lavorando ad un nuovo figlio letterario?

I.T.K.: I miei futuri progetti sono sicuramente legati al movimento del Realismo Terminale fondato dal poeta lombardo Guido Oldani. Una stilistica alla quale mi sono avvicinata nel 2016, trovandola estremamente stimolante, priva di inutili e artificiali fronzoli, diretta e rivoluzionaria. Voglio dedicarmi anche alle presentazioni del mio ultimo libro “KA_R_MASUTRA” (edito da Kimerik Edizioni) e alla prossima, audace sfida letteraria. Non vorrei svelare di più perché adoro sorprendere, sono molto poliedrica e non temo la sperimentazione.

S.S.: Qual è il ruolo del poeta nella società contemporanea secondo te?

I.T.K.: La società contemporanea lascia poco spazio alla poesia. Ogni suo adepto è un combattente, un guerriero, un Don Chisciotte moderno che sfida i mulini a vento. Per sopravvivere e lasciare qualche traccia del nostro passaggio dobbiamo avvicinarci alle problematiche dei nostri tempi, essere “testimoni” dell’epoca in cui viviamo. Dobbiamo essere visti come persone vere in “carne e ossa” che descrivono la verità e “non planano nell’idiliaco paese delle meraviglie”. La poesia non attira il lettore perché, nonostante la sua innegabile forza d’espressione, è vista come qualcosa di distaccato, estraneo ai nostri brutali tempi. Nulla di più sbagliato! Per sfatare questi miti serve la ricerca di un linguaggio nuovo e di una stilistica più aderente al XXI secolo.

S.S.: Con questa tua ultima raccolta hai avuto eliminare alcuni tabù sociali ed affrontare alcune tematiche che, in genere si pensa, non si addicano al genere poetico come ad esempio la sessualità?

I.T.K. Nel libro “KA_R_MASUTRA” ho deciso di sfidare il lettore, di creare polemiche creative e di osare l’impossibile. Non esistono tabù, siamo tutti peccatori espulsi dall’Eden e nessuno può giudicare il prossimo. La sessualità al confronto con la profonda spiritualità, l’estremo erotismo che sfida le sofferenze dell’umanità dovute al peccato primordiale, la femminilità ferita rinchiusa nel guscio dell’abbandono, la sessualità perversa che tenta di saziare l’eterna fame d’affetto e, infine, la sconfitta dell’essere umano condannato al Calvario dall’inizio dei tempi. Tutto questo ho descritto nei due capitoli usando un linguaggio ricco di immagini contemporanee, simboliche e allegoriche, una stilistica molto diretta basata sull’immediatezza comunicativa e, spesso, molto coraggiosa. Mi piace stuzzicare e provocare il lettore indirizzandolo verso una profonda riflessione esistenziale.

Intervista rilasciata da Izabella Teresa Kostka a Sabrina Santamaria,
Milano 13.06.2018.
Tutti i diritti riservati

NOVITÀ EDITORIALI: “SETTANTADUE” di GIUSEPPE LECCARDI (AV Editoria)

Con soddisfazione annuncio l’uscita del mio nuovo libro di poesie “Settantadue” edito da AV Editoria di Antonio Valentino. Come dice il titolo comprende settantadue poesie selezionate fra quelle scritte negli ultimi sette anni. Composizioni che esprimono tutte il mio sentire interiore, pensieri e riflessioni che si basano sulla realtà della vita quotidiana, sull’amore, sull’osservazione della natura e di tutto ciò che ci circonda, oltre agli interrogativi esistenziali che da sempre ci accompagnano ed ai quali è difficile se non impossibile dare una risposta. Spero che queste mie poesie possano trovare nei lettori una buona accoglienza e soprattutto riescano a trasmettere almeno in parte le emozioni che ho provato.

Giuseppe Leccardi

Per l’acquisto rivolgersi direttamente a me ( leccardi.giuseppe@gmail.com )
o al sito dell’Editore:

https://www.aveditoria.it/shop-online-store/.

Note di lettura per il libro di poesia: “ SETTANTADUE”
di Giuseppe Leccardi – Marzo 2018, a cura di Fabiano Braccini.

È sufficiente sfogliare a caso alcune pagine e scorrere qualche brano per rendersi subito conto che “SETTANTADUE” contiene gli ingredienti essenziali e i requisiti imprescindibili per venire annoverato tra i libri di poesia: la Poesia!
Nella stesura di quest’opera, lo scrittore ha costantemente mirato ad arricchire i diversi temi trattati associando alla sua genuina e schietta ispirazione un linguaggio colto ma mai ricercato e notazioni di finissima tensione emotiva che rendono piacevole e avvincente la trama dell’intero volume.
Nella raccolta si parla molto di buoni sentimenti, di progetti; di passato confrontato col presente e di prospettive future: il tutto pervaso da una misurata visione nostalgica che aggiunge tenui colori al tessuto narrativo.
In particolare, quando l’Autore scrive dell’amore raggiunge alti livelli poetici e riesce a trasmettere a chi legge, l’emozione, la gratitudine e l’incontenibile gioia per il dono unico e prezioso ricevuto dalla vita:
“Nevia è il suo nome, dolce come il miele / leggero come un fiocco di neve,/
stupendo come un sogno che s’avvera”. (Diamante, 57)

Altro importante e significativo spazio viene riservato dall’Autore ai propri momenti di meditazione, di introspezione, di solitario ascolto dei silenzi e soprattutto alla percezione (ora ansiosa, ora serena) del fluire del tempo verso arcani, imperscrutabili orizzonti. E mi piace, a tal proposito, concludere la dissertazione citando, in fine, quanto il Poeta ha posto in apertura della sua mirabile opera:
“Vorrei che il tempo si fermasse / a questa soglia d’anni, /
a questa età matura, / a questa luce che promette l’alba.” (Il tempo, 1)

NOTA IN PREMESSA ALLA SILLOGE POETICA “ 72 “ DI GIUSEPPE LECCARDI

Ho piacevolmente ritmato la lettura dei versi di Giuseppe Leccardi sull’endecasillabo, un verso che il poeta sfrutta con felice maestria.
Ma ritorniamo all’excursus esegetico dei suoi versi. Innanzitutto spicca il tema sentimentale paesaggistico: dall’alone del paese natale ( Livraga ) a quello d’elezione ( Lierna ) in un’aurea di nostalgiche memorie. Molto bello e sentito il respiro della Cascina Linterno a cui dedica l’omonima poesia, o l’attualità metropolitana ( Metro Lilla ) e geopolitica ( Terra Madre ).
Ma dove l’autore incide di più è il versante dell’amore in quanto tale: versi sinceri, semplici, appassionati dediti alla Dolce Compagna di una vita che vanta tra l’altro un nome poetico di per sé Nevia ( da Nives o Nivea ). Sensibile e ispirato anche il richiamo ad altri affetti familiari tra genitori ( Radici ) e il figlio Alberto.
Sorprendente, gustosa, spiazzante e gradevole la chiusa epigrammatica di alcuni componimenti ( Gli Occhi di Milano, Lucciole, La Maschera, Donna, Brindisi di Capodanno, ecc. ).
( Michele Francipane )

PREFAZIONE alla Raccolta Poetica dal titolo: “ SETTANTADUE “
di Giuseppe LECCARDI a cura di Rodolfo Vettorello.

Accostarsi a un genere poetico come quello di Giuseppe Leccardi apre immediatamente il cuore, la sua poesia è di un fascino immediato e semplice perché le emozioni sono forti e delicate insieme e vengono comunicate con una tecnica accessibile e accattivante.
La parola è ricca di aggettivazioni di modo che la frase diventa molto esplicativa ed esaustiva perché gli espedienti semantici fanno riferimento a una tradizione colta.
Rare le rime e più frequenti le assonanze per sottolineare la musicalità del testo. Molto frequente il tributo alla indiscutibile perfezione dell’endecasillabo ma senza una sottomissione cieca e acritica a un rigore di maniera perché la discorsività del testo porta non raramente a scivolare in versi ipermetrici, spesso dodecasillabi.
“Luci di un circo di periferia/ sotto il nero tendone della notte.” da “Lucciole”.
“Per quanto il treno corra e sia veloce/ divorando pianure e le colline/ mai potrà raggiungere il confine/ che da te mi separi e mi allontani.” da “Frecciarossa”.
Solo pochi versi per esemplificare l’interesse di Leccardi per i temi della quotidianità, degli affetti e in particolare dell’amore per la donna del cuore e per dare un saggio della perizia metrica e del controllo della musicalità delicata e suadente.

Leccardi esprime una poesia molto riflessiva dove le emozioni anche più forti e impegnative trovano modi di grande tenerezza, spesso di piacevole sapore crepuscolare.
Poeta della mezza luce e della penombra, poeta antiretorico che deve trattenere quasi le proprie emozioni per custodire meglio la propria personale riservatezza.
Gli ambiti poetici sono quelli quasi gozzaniani del proprio intorno familiare. La casa, il paese natale, la città abitata, il lago e le sue atmosfere, le rare fughe nell’irrealtà dei viaggi in terre lontane, tutto è riportato e restituito con i colori delle albe e dei tramonti di casa.
Uomo dai solidi affetti, coinvolge tutto ciò che ama nella sua poesia, Livraga, Lierna e Milano, per non parlare delle persone care, Nevia prima di tutti.
Una raccolta poetica come questa di Leccardi rappresenta un evento letterario di vasto interesse al quale auguriamo il più significativo successo.

NOTA BIOGRAFICA

LECCARDI GIUSEPPE è nato a Livraga (LO) piccolo e vivace centro rurale della “Bassa” lodigiana ma vive a Milano da molti anni. Laureato in Economia e Commercio presso l’università Cattolica di Milano ha lavorato in proprio come libero professionista ed è ora in pensione.

Appassionato di letteratura e poesia, scrive dall’età adolescenziale ma solo da pochi anni ha preso la fatidica decisone di estrarre dal cassetto i suoi scritti ed ha così pubblicato due raccolte di versi con “Il mio libro.it”: “Diario poetico” nel 2010 e “Oltre ogni ragionevole incertezza” nel 2011 nonché alcune plaquette frutto di premi letterari : “Il Silenzio del Tempo”, “Fiori di Zucca” e “Filo di Nebbia”.

Nel 2013 ha fondato il Gruppo “Poesia sull’aia in Cascina Linterno”, nell’antica cascina che la tradizione indica come dimora agreste di Francesco Petrarca ed è Vicepresidente dell’Associazione “Amici Cascina Linterno”.

Ha partecipato e vinto diversi concorsi di poesia oltre a numerosi riconoscimenti.

Attualmente frequenta i gruppi: “Ogginpoesia”, “Poeti al Ponte delle Gabelle”, “Verseggiando sotto gli astri di Milano” e “Cesare Frigerio – Amici delle Parole”.

La silloge poetica del crocevia tra “DESIO” e SPIRITUALITÀ “KA_R_MASUTRA” di IZABELLA TERESA KOSTKA a cura di SABRINA SANTAMARIA

La silloge poetica del crocevia tra “desio” e spiritualità.

KA_R_MASUTRA è l’espressione più profonda della femminilità dell’autrice, è il sinodo tra carnalità e spiritualità di una donna come Izabella Teresa Kostka carica di passione, di amore per la letteratura, di una forte spinta all’infinito che la attrae alla bellezza dolce di un verso intriso di significato. Il poetare della Nostra esprime con fermezza il suo attaccamento alla vita, alla passione in tutte le sue forme, all’essere intrinseco femminile che si estrinseca nei desideri dell’umanità. La Nostra sa creare un crogiolo perfetto fra innovazione e tradizione, mostra una grande conoscenza di autori classici, ma allo stesso tempo mostra una grande capacità di “verseggiare” in un modo che appartiene soltanto a lei. Accostandomi a questa raccolta ho avuto l’insolita sensazione di leggere delle poesie molto dense di spiritualità, anzi nell’espressione della carnalità si esplica la forza d’animo accesa della nostra autrice. Al contrario di quello che si potrebbe pensare questa silloge poetica non narra semplicemente di un banale desiderio sessuale della donna oppure dell’intima unione tra maschio e femmina, non è questo il messaggio della nostra poetessa, il suo intento, invece, è quello di mostrare in itinerario completo che parte dal “desio”, ma che si conclude nella dolcezza dello spirito, la particolarità di KA_R_MASUTRA è la sua versatilità, si può passare dal desiderio alla spiritualità e dalla spiritualità al desiderio, sono delle facce della stessa medaglia, componenti indispensabili dell’umanità. Il Karma è una parola che proviene dal sanscrito indiano e indica l’idea della consequenzialità, della successione di causa-effetto, questo è molto indicativo in quanto “desio” e “anima” non completamente scissi, due realtà opposte, invece il messaggio della Nostra è quello di creare un crocevia, un ponte di collegamento fra esse come accade nella poesia “Lovers”: “ S’accoppiavano di notte,/ sul marciapiede,/ avvolti dai cartoni trovati per strada,/ ultimi testimoni del puro amore/ seviziato da tutti in cambio dell’oro” . Poetessa di ampio respiro che ha vinto numerosi premi e riconoscimenti letterari la Nostra ci dimostra di saper unire un’immensa varietà di tematiche, ella pone sopra ogni altro aspetto l’importanza dell’essere donna a prescindere da qualsiasi situazione ella si possa trovare come ad esempio in “Lolita” e in “Puttana” lancia quasi una denuncia sociale per sottolineare che nessuno decide di rivestire un determinato “ruolo sociale” senza l’approvazione del corpo sociale: “Mi chiamate puttana,/eppur varcate ogni confine dei sensi di colpa per palparmi la carne e le calde membra. (…) Ora mi date della puttana?/ Eppur sono io la vostra Padrona!”. Ancora vi è un significato nascosto la femmina è stata considerata da sempre l’istigatrice del male la quale portò l’uomo a peccare, a disobbedire a Dio e a conoscere il bene ed il male. La donna, quindi, è considerata la colpevole del peccato dell’umanità, colei che provocò la cacciata dall’Eden, ma anche in questa tematica la Nostra ci lancia un messaggio: “è davvero la donna colpevole di tutti i mali sulla terra?” Ecco Izabella Teresa Kostka ci sfata dei miti che da sempre si sono protratti nella società non solo orientale, ma anche occidentale; le colpe sono condivise, i mali della società sono il frutto degli errori fatti in comune da tutto il genere umano al di là dell’appartenenza di genere, infatti nel “Prologo: serpente” scrive: “Sssssss_striscerai Umano/ sulla secca Terra nei secoli dell’inferno,/ espulso dalla ricchezza dell’Eden/ sudando come i semplici mortali”. In questi versi è anche presente una personificazione in quanto il serpente è personificato nel genere umano, è come se la tentazione nella quale l’uomo cadde nell’Eden non sia imputabile al serpente, ma all’uomo stesso, avido di peccato. La Nostra ha il desiderio di affrontare qualsiasi tematica nei suoi versi, perché mediante il genere poetico ogni argomento può essere affrontato, il messaggio dell’autrice è comunicare al lettore l’eterogeneità dei temi della poesia che non si ferma solo ad un livello dell’Essere, ma percorre tutto il Sentire dell’Essere intrinsecamente parte inscindibile della propria natura.

Sabrina Santamaria

GLI OCCHI DELL’INFINITAMENTE ALTRO “L’AUTISMO SUSSURRA” di DOLORES SANTORO a cura di SABRINA SANTAMARIA

Gli occhi dell’infinitamente Altro
“L’autismo sussurra” di Dolores Santoro.

“Possiamo entrare noi nella mente di un pipistrello?” si chiedeva lo studioso Nagel, ovviamente sostenendo la tesi che non possiamo in quanto il pipistrello ha una forma mentis diversa che lo porta a vivere un’esistenza altra rispetta alla nostra. Allo stesso tempo Albert Einstein sostenne che ogni persona ha un potenziale di apprendimento suo differente da ogni persona: “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.” è ovvio che le sue abilità risulterebbero nulle, ogni individuo è intelligente e sensazionale a modo suo. Alcuni anni fa in Italia i soggetti diversamente abili erano considerati castighi divini o si pensava fossero posseduti dal male, forse non vorrei esagerare, ma alcuni pregiudizi continuano ad esserci ancora oggi, in questa sede mi viene in mente il film “Il figlio della luna” in cui la madre di Fulvio, ragazzo spastico, in tempi diversi da oggi riesce a fare studiare il ragazzo e farlo affermare, missione totalmente impossibile negli anni ’70 nonostante l’art. 3 della nostra Costituzione Italiana entrata in vigore il 1 Gennaio del 1948 sancisce il diritto all’uguaglianza di tutti i cittadini italiani e lo Stato dovrebbe cercare di attenuare ogni ostacolo e fare in modo che questo principio si realizzi. Ma davvero questo principio ad oggi può dirsi realizzato? Veramente le scuole italiane sono attrezzate per accogliere i ragazzi diversamente abili? Gli insegnanti hanno un’adeguata preparazione per questi giovani? Sicuramente rispetto alcuni anni fa abbiamo fatto alcuni passi avanti, ma non dobbiamo certamente rallentare il passo o addirittura fermarci. Ogni volta che affronto la tematica della diversità, cerco di sforzarmi e immaginarla in tutte le sfaccettature (di genere, culturale), in questo articolo mi concentrerò sui giovani o bambini diversamente abili e su quanto loro possano essere una risorsa per la società europea e per la scuola. Il termine “normodotato” mi porta a guardare con un certo sospetto perché quali sono i confini entro i quali qualcuno potrebbe definirsi “normale” e quale il punto d’arrivo in cui una persona potrebbe definirsi “malata” mentalmente, psichicamente? In realtà i confini sono molto labili, non vorrei deludere nessuno con questo assunto. È proprio questo l’invito della nostra autrice Dolores Santoro in “L’autismo sussurra” in cui ci racconta in modo accorto, con dedizione l’esperienza con suo figlio autistico Emanuele, ci narra la scelta sua e di suo marito di non restare nell’anonimato e di “uscire allo scoperto” per crescere insieme e per essere supporto per alcuni genitori che dovevano affrontare la stessa tematica perché i loro figli sono pure autistici. La nostra ha creato un’associazione che si chiama “Notteblu” per venire incontro alla società e per sensibilizzarla su questa tematica molto attuale. Da studente in pedagogia devo estremamente affermare che stimo molto la decisione della nostra autrice. Mi ha molto colpita la sua ostinazione ad agire ed allo stesso tempo l’invito che porge in questo libro a non considerare l’autismo come una malattia, ma come una caratteristica di suo figlio come possono essere “il colore degli occhi o dei capelli”, la Nostra ci racconta risolutamente: “Io non penso più alla guarigione di mio figlio!”, ha imparato che non deve essere necessariamente Emanuele ad entrare nel nostro mondo, ma possiamo provare anche ad entrare nella sua realtà, sua come di ogni altro bambino autistico, in realtà bisognerebbe creare un ponte di incontro, uno sforzo esperienziale che ci aiuta ad avvicinarci a questo modo di essere infinitamente diversi. Solo cosi queste esperienze possono diventare possibilità di crescita e di condivisione per trarne delle risorse piuttosto che dei problemi. La Nostra ha un’accuratezza dei particolari nel descrivere la mente autistica. Lo fa con linguaggio semplice e comprensibile a tutti, ma coglie i punti cardine della mente autistica. Spesso si parla di “Spettro autistico” considerandolo un handicap che affligge le famiglie, il titolo che ha dato al libro ci dà l’idea di qualcosa di delicato, non siamo noi a dover insegnare i nostri precetti ai bambini autistici, ma è l’autismo a volerci raccontare tante cose di sé con dolcezza agli orecchi di chi sa ascoltare. Ci “sussurra” la sua ricchezza di possibilità che può darci! A noi sta l’ascoltare con orecchio attento la sua flebile voce con pazienza e dedizione. È troppo comodo e semplice affibbiare un’etichetta, la nostra missione è accogliere le differenze come valore nelle scuole soprattutto. La scelta di aver inserito nel diario, questo piccolo-grande itinerario, i disegni di Emanuele è stata propedeutica al progetto in quanto trasportano il lettore e fanno da cornice al libro perché anche quelli ci raccontano il modo di vedere il mondo di chi lo guarda con occhi diversi, forse troppo sinceri! Uno sguardo che ingloba tutte le immagini di un oggetto e non generalizza e manca del pensiero astratto. Si respira la sua esperienza vissuta, è palpabile, sperimentata, forse a volte sofferta, ma affrontata con coraggio e col cuore in mano. Si può quasi toccare la sua storia in questo diario. Si ha quasi l’impressione che ad ogni parola letta si asciugasse ogni lacrima versata da Dolores Santoro per lo scoraggiamento iniziale. L’attenzione nella lettura è il regalo più bello che noi possiamo fare all’autrice. Seguire questo dolce itinerario ad ogni pagina ci fa sentire profondamente le angosce, i drammi di questi genitori che hanno avuto la forza dell’aquila per mostrare e raccontare del loro bambino e cimentarsi in questa stupenda avventura. Un’avventura che fa toccare le corde dell’infinito, dell’infinitamente Altro! Perché Noi siamo gli Altri.

“Ma ti chiamavo vita!

Per la stretta sulle braccia
e per il grandissimo tuo sorriso, per la primavera di quei primi sguardi fioriti all’improvviso”

Poesia “Ad Emanuele” di Dolores Santoro

Sabrina Santamaria

“KA_R_MASUTRA” di IZABELLA TERESA KOSTKA

Carissimo Lettore,
ho il piacere di informarTi che durante il Salone Internazionale del libro a Torino 2018 è uscito ufficialmente il mio nuovo libro “KA_R_MASUTRA” edito dalla Casa Editrice Kimerik. Possiamo definirlo come un traguardo quasi biblico dal peccato primordiale alla fine dei tempi, dall’ardore fisico alla riflessione spirituale e, infine, dalla visione intimistica dell’essere donna al destino dell’umanità intera. Nell’anno 2017, come ancora inedita, la silloge “KA_R_MASUTRA” è stata vincitrice del Premio Speciale della Critica al Concorso Internazionale Annaeus Seneca a Bari (Università degli studi Aldo Moro, Ass. L’oceano nell’Anima) e premiata al V Concorso Internazionale “I colori dell’anima” a Sanremo (Ass. Mondo Fluttuante). Ora, pubblicata nella sua versione integrale, è stata arricchita con “18 gridi d’amore”: 18 tuoni della tempesta che concludono tutta la raccolta poetica.

● Tratto dalla prefazione a cura del critico letterario e poetessa Lucia Bonanni:
(…) “KA_R_MASUTRA ” dal desio al karma, dal desiderio alla quiete, è il filo logico da seguire per una lettura consona di questa raccolta poetica dove l’Autrice, facendo uso di un linguaggio aulico ed essenziale, con immagini coerenti esprime la visione della propria femminilità e del suo essere Donna. L’intera silloge è un viaggio all’interno del sé, un percorso odisseico in cui l’Autrice non si avvale del potere della frode e dell’inganno per cercare il seme di quella spiritualità già in nuce all’atto del concepimento e neppure tenta di assaggiare il frutto dell’oblio per dimenticare gli intralci del tempo, ma nel suo viaggio verso Itaca ascolta il canto delle sirene, legata all’albero maestro dell’etica morale e della consapevolezza di essere persona di spiccata sensibilità e partecipazione emotiva, sempre condivisa con elementi di arte e vera umanità (…)
Attraverso una sintassi poetica agile, fluida e sempre trasparente, campi semantici accessibili ed un lessico mai esoso ed impacciato, la poetessa conduce il lettore su un tracciato labirintico dove il filo di Arianna è rappresentato da quella circolarità temporale in cui fine ed inizio coincidono con la figura archetipica delluroboro anche per quanto concerne la simbologia del passaggio dalla morte alla rigenerazione (…)

Lucia Bonanni

BREVE BIOGRAFIA DELL’AUTRICE
KOSTKA IZABELLA TERESA nata a Poznań (Polonia), dall’anno 2001 residente a Milano. È laureata in pianoforte, è scrittrice e poetessa, docente di pianoforte, giornalista freelance, traduttrice, organizzatrice e presentatrice di eventi culturali. Ideatrice e coordinatrice del programma ciclico itinerante “Verseggiando sotto gli astri di Milano “, ideatrice e co – fondatrice del Gruppo per la diffusione della cultura e dell’arte “Valchiria”, capo – redattrice e fondatrice del blog culturale “VERSO – spazio letterario indipendente”. Ha ottenuto numerosi prestigiosi premi nazionali e internazionali tra cui importanti riconoscimenti per l’attività artistica e letteraria svolta (di recente il Premio di Eccellenza The Writer’s Capital International Foundation, 2017). Ha pubblicato dieci libri di poesie, le sue opere sono presenti su molte antologie tra cui “Novecento non più. Verso il Realismo Terminale” con lettera di Guido Oldani, “Il segreto delle fragole” LietoColle, le sue pubblicazioni compaiono su diversi siti e su numerose riviste letterarie (Euterpe, Bibbia d’asfalto, La presenza di Èrato, Poetry dream di A. Spagnuolo, Liburni – Arte e cultura, Words Social Forum, Partecipiamo.it, Letteratura al femminile, Nova). Curatrice di diverse antologie benefiche, impegnata nel sociale.

● Il libro “KA_R_MASUTRA” può essere acquistato:

1) online con una e-mail a: info@kimerik.it
2) puoi prenotarlo telefonando al n° telefonico 094121503
3) puoi acquistarlo on line sul sito della Casa Editrice: https://www.kimerik.it/SchedaProdotto.asp?Id=3031
Fra 30 giorni potrà essere ordinato nelle librerie del circuito Kimerik
http://www.kimerik.it/Distribuzione.asp

● DETTAGLI:
Karmasutra
di Izabella Teresa Kostka
ISBN: 978-88-9375-668-6
Editore: Kimerik
Formato: Rilegato
Genere: Poesie
Collana: Karme
Anno: 2018
Pagine: 66

● LINK COLLEGATI:

https://izabellateresakostkapoesie.wordpress.com/2018/05/15/ka_r_masutra-kimerik-edizioni-da-oggi-inizia-la-distribuzione-nelle-librerie/?preview=true

A tutti un caro saluto e auguro una buona lettura.

Izabella Teresa Kostka

I MALEODORANTI VERSI DI VINCENZO CALÒ “STORIA DI UN ALITO DI PUZZOLA” a cura di SABRINA SANTAMARIA.

I Maleodoranti versi di Vincenzo Calò “Storia di un alito di puzzola”.

Marcel Duchamp nel 1917 creò un’opera che si intitolava “Fontana”, ma altro non era che un orinatoio, d’altronde l’arte Dada era un’avanguardia che creava volutamente queste “opere d’arte” in forma di protesta contro la guerra e le ingiustizie sociali. “Arte” non è solamente il gusto per il sublime o per la bellezza come hanno sostenuto i massimi teorici del Naturalismo francese il cui principale esponente era Emile Zola l’”Arte” principalmente deve avere un utile, deve denunciare le problematiche sociali, Zola stesso denunciò il caso Dreyfus in un suo articolo in cui denunciava l’accusa di un uomo ebreo arrestato per spionaggio, in realtà l’uomo era stato messo in carcere solo perché era ebreo e in questo vediamo come i miti dell’antisemitismo si propagavano in Europa prima dell’avvento del Nazismo. Ma i poeti in tutta questa storia che ruolo hanno? Possono abdicare al loro sublime, al loro cantuccio per venire fuori e urlare con i loro versi le perversioni sociali? Spesso mi chiedo chi è davvero il poeta? Chi può essere considerato tale? Chi scrive bene l’italiano? Chi usa molte rime e figure retoriche? Chi sa rispettare pause, accenti e la lunghezza del verso? Forse queste sono ottime qualità che si addicono ad un poeta, è indubbio che è meglio che questi le abbia, ma gli danno in sé l’essenza della poesia. Spesso autori che hanno ricevuto molti Premi, riconoscimenti hanno utilizzato delle espressioni tutt’altro che sublimi o auliche. È il caso di Vincenzo Calò, giovane autore, molto in gamba, ma che respira poesia; un ragazzo capace di formulare un verso in un attimo, anche quando nel quotidiano si esprime, ho avuto modo di scambiare vari e frequenti dialoghi con lui e una qualità che ho apprezzato molto è stata proprio questa tuttavia nelle sue raccolte è stato spesso aspro e duro usando un linguaggio che dai perbenisti potrebbe essere definito non consono per una raccolta poetica come nel caso di “Minacce di Morte”: “Quel tuo essere da curare facendo scodinzolare cuccioli di burla” oppure in “Per reagire”: “Fai luce per questo Novembre bruciato da forti venti di scirocco che provoca furti di droga a metà”. Spesso il Nostro senza mezze misure esprime la verità senza celare nulla al lettore anzi portandolo a riflettere su alcuni perbenismi sociali finti sbattendoci in faccia la verità che non sono i miserabili a distruggere l’economia, ma gli uomini in giacca e cravatta (i politici) apparentemente perfetti come esprime ironicamente in “Quando le ferie son volute”: “La montagna democratica ci suggerisce di dar retta ai direttori artistici a quelli che studiano ancora caratteristiche e qualità dei rocciosi custodi della crisi economica” per certi aspetti anche la poesia “Quand’è molto che non ci si vede” sfiora la stessa tematica: “Per imparare che la povertà non va temuta (…). Ti ferisci accorrendo alla finestra per un mio grido di allarme, nato e vissuto tra le stagioni truccate come le gare d’appalto”. Calò getta anche dei sassolini spigolosi per quanto riguarda il consumismo come in “Maleducazione”: “Spendo lacrime di mucca per sapere cosa vuoi dalla gente bella quanto la vita che guarda da lontano in mezzo ai maiali che si intendono di commercio lanciando clessidre nella fronte spaziosa del cliente che osa consigliare sul diversivo della sera quando il cuore ci spezza le ossa”. Non è nell’acquisto di un bene di consumo che copriamo il vuoto che abbiamo nel cuore, i giovani di oggi i propri disagi acquistando capi di abbigliamento seguendo la logica dell’apparire piuttosto di quella dell’essere e proprio su questo il Nostro lancia il sasso per poi nascondere la mano. “Storia di un alito di puzzola” è un titolo che non avevo immaginato mai potesse esistere per una raccolta poetica al massimo lo avrei pensato per una storia comica, invece questo autore mi ha lasciata piacevolmente sorpresa in quanto ha completamente fuorviato con le regole che secondo il senso comune dovrebbero appartenere al “Bravo poeta” di turno, in molte poesie ho avuto l’impressione che il Nostro lanciasse moltissimi sassi per poi ritrarre la mano esprimendo se stesso con moltissima originalità e stile quasi ricercato direi. La puzzola è quell’animale che puzza nel momento in cui si sente minacciato da qualcosa o qualcuno oppure perché avverte un pericolo, appunto Calò quanto percepisce con tatto fine e sguardo attento realtà sbagliate comincia ad emanare un cattivo odore per la società, deleterio perché “puzza” di sincerità, di lealtà, di genuinità, tutte qualità che non piacciono a chi vorrebbe giocare sporco. Ha, infatti, un “alito” di puzzola perché racconta tanti problemi che molti vorrebbero rimanessero celati. Il suo alito, la sua bocca puzzano al naso di chi vuole continuare a fingere che in fondo il mondo funziona bene, è colpa di alcuni individui che non si sono saputi impegnare ed integrare come alcune correnti di pensiero sostengono in cui vi sono dei soggetti che devono necessariamente soccombere a favore di alcuni membri alfa eletti destinati a conquistare il mondo. Non è così che funziona! Dietro questi deleteri meccanismi sociali vi sono logiche politiche, economiche, di potere che vogliono farci credere che noi siamo “imprenditori di noi stessi” quando invece dipendiamo da un grosso mercato globale in cui non ci sono né vincitori né vinti, ma se ancora continuiamo su questa scia usciremo tutti sconfitti, questo Calò lo sa proprio bene, ecco perché la sua poesia è maleodorante fin dentro il midollo anzi si scaglia contro il vero sudiciume della società. Il Nostro si inserisce nella categoria di molti giovani che si sono distinti dalla massa per essersi espressi a gran voce rischiarando anche verità intime dell’uomo che difficilmente confessiamo appunto nella poesia “Sconfessati” scrive: “Come dei giovani pazzi sprovvisti di commenti tecnici (…). Siamo esperti del tutto per niente”.
“Perché i progetti puzzano di burocrazia per fare colore e togliersi una vita, ma sempre allerta” cit. tratta da “Una struttura che crollerà” di Vincenzo Calò.

Sabrina Santamaria

CURIOSITÀ SUI… LIBRI a cura di LINA LURASCHI

GIRAMONDO CULTURALE: CURIOSITÀ SUI… LIBRI

UNA SFIDA AI POETI CHI CI LEGGONO: VOGLIAMO PROVARE A SCRIVERE UNA POESIA CON LA TECNICA DEL LIPOGRAMMA ?

Il lipogramma è un testo letterario in cui possono comparire tutte le lettere dell’alfabeto tranne una, a scelta dell’autore. Lo scrittore francese Georges Perec (1936- 1982) è riuscito a scrivere un romanzo di oltre 300 pagine senza mai usare la “e”.
Fra i molti volumi rari custoditi nella biblioteca dell’Università di Harvard (Usa) ce n’è uno unico pubblicato nel 1880 e rilegato in pelle umana: “Dei destini dell’anima”, raccolta di versi del poeta francese Arsène Houssaye. Veniva preferita la pelle delle donne per la sua morbidezza e perché aggiungeva un tocco di depravazione quando veniva toccata. Questa pratica era diffusa fra il XVII° e XIX° secolo.
Uno dei libri più misteriosi di tutti i tempi è il Manoscritto Voynich: un volume illustrato di 204 pagine, vergato a mano su pergamena dell’inizio del XV sec. La cosa strana è la lingua in cui è scritto, che non assomiglia a nessuna di quelle conosciute. Finora nessuno è riuscito a decifrarlo.
Papa PAOLO IV nel 1558 creò un elenco di pubblicazioni ritenute dannose per la fede che i cattolici non dovevano leggere, pena la scomunica (abrogato nel 1966). Ancora oggi chi viene escluso si dice che è stato messo all’indice.
Nel 2010 è stato restituito alla New York Society Library, un libro prestato a George Washington nel 1789 e mai riportato. Per i 221 anni di ritardo gli eredi del presidente Usa avrebbero dovuto pagare una multa di 300 mila dollari, che è stata però condonata.
Nessuno vorrebbe stare sul Libro nero: se si compare fra le sue pagine, significa che qualcuno ha deciso di farci la guerra. Il modo di dire risale alla Rivoluzione francese, quando i nomi dei condannati alla ghigliottina venivano annotati su un volumetto di quel colore.
Il libro più piccolo del mondo, leggibile senza lente, si trova nella Biblioteca Malatestiana di Cesena. Stampato a Padova nel 1897, misura 15×9 mm e contiene una lettera di Galileo Galilei a Cristina di Lorena, in cui lo scienziato sostiene che la teoria copernicana non è in contrasto con la fede.
Che cosa c’entrano i libri con gli alberi? Molto, se si pensa che la carta è fatta di cellulosa, ricavata dagli alberi ad alto fusto. Ma c’è un’altra affinità: i latini chiamavano liber la parte interna della corteccia, che un tempo si usava come materiale da scrittura.

Lina Luraschi

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LO SCOTTANTE “LIBECCIO” DI MATTEO AUTUORI a cura di SABRINA SANTAMARIA

Lo scottante “Libeccio” di Matteo Autuori.

Chi può essere considerato poeta? Colui che si esprime nei suoi versi con un linguaggio sublime, aulico? O colui che si rifà ai canoni classici della poetica (la rima, la lunghezza del verso)? Non vorrei peccare di presunzione nel dire che il vero poeta non è niente di tutto questo. Il poeta è lo spasimante più azzeccato delle sue emozioni e di quelle altrui, egli anela alle muse ed esprime ciò che c’è dentro di lui, espone la sua anima, non celando nulla. Ultimamente mi ha condotta a questa riflessione un giovane autore, Matteo Autuori, il quale non va letto con i soliti canoni. Questo poeta non si ricollega a nessuno stile precedente che io abbia letto, mi riferisco anche a poeti contemporanei o che ho conosciuto ultimamente; già inoltrandomi nei primissimi versi mi sono sentita sfidata dall’autore, era come se mi dicesse: “Se ancora mi leggerai sappi che non troverai la solita poetica”. Il suo stile è a dir poco scottante, il suo interesse è mettere a nudo le sensazioni dell’uomo (ed anche dell’autore) quelle più scottanti o più fredde che fanno venire la pelle d’oca, con magiche parole riesce a svelarle in “Abbraccio”: “ Pelle contro pelle… Corpi che si amano che barattano emozioni (…) è comunione di carne sangue saliva sudore salate lacrime…”, in quanto non siamo solo spirito, ma anche carne e sangue che vibrano, palpitano nel nostro essere creando infiniti sospiri. La sua poetica è originale, ma allo stesso tempo non declassante! Questa raccolta poetica non è nata per chi rimane fedele e chiuso alle “chiare fresche e dolci acque” (con tutto il rispetto per il nostro Petrarca), ma non condivido il modo di fare poesia di alcuni autori che rimangono arenati ai soliti modi di scrivere, sono molto persuasa a sperimentare, ad aprirsi all’innovazione conservando gelosamente i retaggi della tradizione. Il Nostro sa osare, mostra davvero carattere scrivendo come davvero sente dentro di sé, non si lascia condizionare dalle opinioni di potenziali critici che potrebbero valutarlo con toni negativi. Il nostro poeta è appunto un vento che soffia forte sul lettore che lo scuote dalle membra per farlo riflettere : “ Allontanati, stacca tutte le tue spine, distanzia oppressioni ed oppressori… Crea un tuo utero spaziale modella su te stesso la tua placenta esistenziale e godi…”. “Libeccio” è un titolo strettamente connesso alla storia personale del Nostro, ragazzo del Sud emigrato a Bergamo, pronto a scontrarsi contro varie difficoltà. È un vento che soffia da sud verso il nord, qualcuno che prorompe e arriva con classe facendosi ricordare e sapendosi raccontare, allo stesso tempo anche lo stile è una ventata di novità, un’opera di qualcuno che decide di mostrarsi senza classicismi finti o versi ispirati da surrogate reminiscenze di liceale memoria. Autuori dimostra di sapersi scrollare di dosso i banali pregiudizi sulla poesia che non fanno altro che ammazzare i veri artisti. Il Nostro si mette sullo stesso piano dell’uomo comune e come se ci comunicasse: “Io sono come te. Incarno i tuoi stessi ricordi, i tuoi stessi vissuti, solo che ho il coraggio di raccontarli”, mi ha ricordato l’introduzione ai “Fiori del male” di Charles Baudelaire in cui il “poeta maledetto” si paragona al lettore non elevandosi, perdendo l’aureola come egli stesso racconta, ed è quello che fa Autuori, è il poeta che per sua scelta getta la sua “aureola nel fango”. Una poetica tagliente la sua che squarcia la linea dei ricordi. Un crocevia sinuoso, tratteggiato prorompente che si dispiega attraverso la sua particolare sensibilità. Non ci manda nel pantano di uno stile classicheggiante, il suo è un urlo nella notte più nera, in un’epoca in cui l’uomo ha perso se stesso e dovrebbe ritrovarsi, egli si ritrova con piccante estrosità volgendosi in avanti all’estremo delle sue forze con tutto il coraggio che riserva ancora in “Come funziona la vita?” asserisce : “ Ama smodatamente ogni solleticante sensazione ed ama ancora, fallo con tutte le tue forze… che sia essere umano, che sia animale, che sia nobile oggetto, fallo… e non aver timore di fallire, perché il coraggio porta ad atti estremi, ma l’esser codardi uccide la vita stessa”. Un allarme, un grido di chi è davvero un poeta! Vera anima solitaria che nella foschia della quotidianità caccia la monotonia scagliandosi come dardo contro l’unanimità dell’inutile parvenza dell’essere, Autuori è come se con il vociare stridulo e sguainato esprimesse: “Io ci sono!” con titanica volontà sente il richiamo ai profondi valori dell’umanità che sembrano svanire come vapore, egli li rivendica! Sprigiona una caparbietà incredibile. È come quella Ginestra leopardiana che se ne sta ferma alle pendici del vulcano, pronta per essere distrutta, ma non si arrende. È uno scrittore che ci riconduce alla innegabile materialità di questa vita, traslandola alla spiritualità e captando l’anima come tutt’uno, un unico sentire con il corpo compiendo un tentativo forse raggiunto di simbiosi fra corpo e anima non scissi, ma in questi attimi rubati sono stati furtivamente insieme danzando in questi turbini di versi.

“Fare l’amore è più facce della stessa vita o più vite dietro tante facce diverse” Cit tratta dalla poesia “fare l’amore” di Matteo Autuori.

Sabrina Santamaria

Foto dal web

“LE LUCI DELL’AURORA”: LA SILLOGE D’ESORDIO di DAVIDE CARELLA

(by I.T.K)

Oggi, con grande simpatia, vorrei far conoscere a tutti i lettori del nostro blog “Le luci dell’aurora”: la silloge d’esordio di Davide Carella. Un “Fresco germoglio” sicuramente da incoraggiare e da seguire durante il suo, appena inaugurato, percorso letterario. Nel libro di Carella troviamo un ricco collage tematico che “sboccia” attraverso i versi soavi e colmi di sensibilità ( Tu nebbia; Fiore di luna), “matura” e scorre come il tempo ( Granelli di sabbia) per sprofondare nella triste riflessione della lirica “Cadono le maschere” e “Rimorso”. Un linguaggio trasparente rinchiuso nei versi liberi a volte “conditi” con qualche rima vagante (personalmente avrei consigliato di evitarla ma “de gustibus”). Non possiamo ancora parlare di una specifica e ben riconoscibile stilistica personale, ma piuttosto di una ricerca e sperimentazione. Autore spazia tra la poesia illustrativa, quasi paesaggistica e quella più intimista, riflessiva segnata da un tocco di impegno sociale, caratterizzata da una struttura più compatta ed essenziale.

Al nostro giovane Autore auguro tanta soddisfazione e l’infinita ispirazione per il prossimo futuro.

Izabella Teresa Kostka

● Una breve sinossi a cura dell’autore:

“Le luci dell’aurora” è una silloge di poesie che traggono ispirazione dai momenti di vita da me vissuti con particolare intensità, sia di gioia che di dolore.
In tutti i testi utilizzo termini di linguaggio comune, cercando di affrontare argomenti di cui la maggior parte dei lettori possa essere a conoscenza, in modo che le mie poesie siano di facile comprensione per tutti.
In alcune poesie, metafore e similitudini conferiscono allo scritto un duplice significato, sia descrittivo che morale. Ad una prima lettura si può visualizzare nella mente una scena, un momento, come un quadro o una sequenza di immagini, ma ad una lettura più profonda, si possono carpire il paragone con la vita reale, i concetti che voglio trasmettere e i sentimenti in gioco.

● NOTA BIOGRAFICA

Alla mia domanda: “Parlami di Te”, Davide risponde:

“Davide Carella, nato a Milano il 22 Maggio 1984 e residente a Milano.
Diplomato in Elettrotecnica, lavoro presso l’Azienda Milanese dei Servizi Ambientali (AMSA). Come passione, amo scrivere poesie. La mia frase identificativa è che “…nulla è più vero e reale delle emozioni e la poesia è ciò in cui esse si concretizzano”.
Tra i miei hobby preferiti: pescare, andare in moto, visitare castelli e la fotografia e ogni volta che mi è possibile, assistere e partecipare a reading poetici.

Collaborazioni artistiche:
Nel 2015 ho collaborato con l’Associazione Onlus Lord Thomas nella realizzazione del libro “Caro amico ti scrivo”, costituito da poesie di vari autori che hanno aderito al progetto di finanziare la ricerca scientifica per la cura delle malattie neurodegenerative.

Pubblicazioni:
“Le luci dell’aurora”, 2017, edizioni Amande

Partecipazioni:
Ho partecipato, nell’ambito di Book City Milano 2017, al reading poetico “Il verso giusto”, sul tema della legalità e della giustizia con il testo “Teatro d’ombre”. ”

● Alcune poesie tratte dal libro: