PRESENTAZIONI: ABOUT LUIGI MAIONE “ASSASSINI SI NASCE” 

(by I.T.K)

Parlando di Luigi Maione bisogna sottolineare soprattutto la sua illimitata poliedricità. L’artista cammina con grande libertà d’espressione sulle strade della creatività musicale e grida, senza alcuna inibizione, raccontando la sua “spavalda follia e ribellione” attraverso i versi di estremo impatto emotivo. “Assassini si nasce” – il titolo del suo ultimo CD è come CREDO, un comandamento da seguire. Maione è “un assassino” della banalità, dell’arte melensa e noiosa, “uccide” l’inutile retorica e le regole, si ribella descrivendo senza scuse ogni malessere e ogni dolore, esplode nelle strofe musicali oppure coi versi ardenti come lava. Non chiede il nostro perdono né il falso plauso, è sempre indipendente e imprevedibile. Affascina e turba, fa discutere, mai passa inosservato, la sua forte personalità attira sempre l’attenzione del pubblico sia durante le performance musicali, sia quelle poetiche. Si fa amare, a volte odiare, è come un’immensa ondata di calore che travolge distruggendo oppure riscaldando ogni ascoltatore, ogni lettore. Disinibito e coraggioso durante i reading letterari si distingue sempre grazie alla sua voce potente e al suo indiscutibile “talento teatrale”. Merita! E non lo dico per buonismo, Maione è un artista che sicuramente arricchisce la storia. 

Izabella Teresa Kostka 

BIOGRAFIA 

Musicista e poeta. Napoletano residente a Milano. 
Cantautore del Club Tenco (1995). Poeta (Premio Poesia Capodieci, Roma 1982)
Luigi Maione è il chitarrista storico del Rhapsodija Trio, il celebre gruppo milanese di musica zigana e klezmer, con cui ha inciso diversi cd.
Ha lavorato con Michele Serra, Antonio Albanese, Moni Ovadia, Antonella Ruggiero, La Compagnia di teatro danza Abbondanza-Bertoni, la danzatrice e attrice portoricana Kesia Elwin, la cantante inglese Rachel ‘o Brien, le attrici Benedetta Laurà e Debora Mancini e tanti altri… Ha partecipato a diverse colonne sonore di film tra cui  “Pane e Tulipani”  e “Agata e la Tempesta” di Silvio Soldini. Nel film Il Mnemonista di Paolo Rosa, è anche apparso in video.    
Ha lavorato e inciso con la band afro-beat, Mamud Band, col cantante e flautista israeliano Eyal Lerner, col sassofonista Massimo Cavallaro, e l’ Ensamble arabo- israeliana NUYALLA,con cui svolge concerti per la pace.

Attualmente sta promuovendo il suo ultimo lavoro discografico ASSASSINI SI NASCE.

Maione su YouTube:

https://youtu.be/29SdJD-op0M

Al “Verseggiando sotto gli astri di Milano ” BookCity 2016: 

https://youtu.be/PtupNh5hIzc 
Alla serata “Anime vaganti ” 12° Verseggiando sotto gli astri…: 

https://youtu.be/L0H7AodhII4

Alcuni testi scelti: 

Tutti i diritti riservati all’autore 

Foto copyright @verseggiandosottogliastridimilano

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IL GREGORY E IL BRUNO di LUIGI BALOCCHI (graffiante!)

Il Gregory e il Bruno

Ma perché Gregory Corso è famoso e Bruno Brancher se lo caga nessuno? Semplice. Corso conosceva Kerouac, Burroughs e Ginsberg, il nostro Brancher, al massimo, quelli della banda di via Osoppo. E così. Come si direbbe in milanese, lè pròppi inscì. La butto in meneghino perché così parlava il Bruno Brancher, nato in quel Milano ora divorato dalla metropoli grifagna, cresciuto tra le osterie e quelli della Ligera, la vecchia mala dell’Ortica e di Porta Cicca. Anche Gregory Corso era nato pressappoco nelle stesse disgrazie, figlio di un calabrese, ma lo aveva fatto a New York. Il che fa differenza. Tutti e due poeti, certo. Entrambi finiti in galera e poi a loro modo, da simpatici balordi, redenti dalla zappa dell’arte. Il che ha portato a differenti conclusioni. Gregory Corso è diventato tra i poeti più conosciuti del novecento, alfiere stortignaccolo della Beat Generation e per questo acclamato in ogni dove. Bruno Brancher, ha continuato a fare avanti indrèe per varie gabbie. E già che gli inizi gli eran stati per nulla a suo sfavore! Da ragazzino, il suo nome aveva fatto il giro dei giornali per aver rubato nientemeno che la bici di Fausto Coppi. Poi, altra galera. Fino al giorno in cui ha cominciato con la penna. Scriveva racconti, il Bruno, racconti e poesie. Editori di non poco conto si sono interessati di lui. L’han pubblicato. Scriveva come Gregory Corso o forse Gregory Corso scriveva come lui. Se vogliamo dirla tutta, Corso un po da cane, il Brancher da gran portento. Alla fine della fiera, il Gregory vien fatto santo della Beat Generation, il Bruno è negli anni dimenticato. E ciò accade prima, molto prima che perda la ragione e finisca per morire come un ratt in un ospizio di provincia. Ora uno mi dice che ce l’ho con gli americani. Ma va là. Ce l’ho solo con gli imbecilli. Che mica stanno negli States. Ghjèmm in cà, li abbiamo tutti in casa, date retta a un pirla.

  
Luigi Balocchi 

Tutti i diritti riservati 

CONNUBI VISIONARI: PIETRO DI LEVA E IZABELLA TERESA KOSTKA 

(by I.T.K.) I nostri pensieri si sovrappongono e completano a vicenda, abbracciano tra il simbolismo delle forme e l’accusatorio urlo della parola. Nati separatamente eppure creano un connubio perfetto definito dai dipinti di Pietro Di Leva e dalle liriche tratte da alcune mie opere letterarie. La coincidenza? Probabilmente abbiamo raggiunto la stessa sorgente, il nucleo dell’ispirazione basata sulle sofferenze della specie umana, del simbolismo quasi biblico e del personale, retrospettivo traguardo terrestre. Le anime creative erranti nello spazio dell’indipendente e coraggiosa espressione artistica.

Dipinti: Pietro Di Leva 

Testi: Izabella Teresa Kostka 

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“Fede perduta”

LA RISURREZIONE

Giace sulla croce la purezza violata
sepolta da secoli nell’antro oscuro,
inutili sforzi degli angeli celesti,
nel limbo terrestre svaniscono le preghiere.

Giocano i mortali all’ombra del tempio
ignorando i corpi avvinghiati a terra,
in un sacrificio pagano dell’ingenuo agnello
perdono l’essenza del decalogo divino.

Vuoti sorrisi,
un’orgia di gioia,
il pianto taciuto degli sporchi barboni,
il sangue di Cristo,
la carne di pecora,
l’innocenza spezzata nel gioco dei ciechi.

Piange sulla croce la bontà divina
respinta dai cuori privi di fede,
la terza alba non trova l’aurora.

Non sorge il giorno della Risurrezione.

(tratto da “Peccati”, 2015)

MARIA 

Il tuo volto 
sradicato come un morto ulivo,
dissanguato dal pianto privato d’amore,
t’adagi inerte sotto un triste velo
strappato dall’urlo della disperazione.

Non c’è un domani sul cupo Golgota
adombrato dal piombo del terrore terrestre,
le tue dita s’aggrappano al fango 
in cerca del Figlio, 
della sua scia.

Luttuosa rimani in ogni altrove,
immune ai simboli di qualsiasi fede.

Benedetta tu sia nel materno dolore!

(2017, edita)

RIFLESSIONI DI UNA FEMMINISTA 

Che ne sapete di me ,
Voi, 
prepotenti uomini, 
che con le arroganti dita di ferro 
stropicciate le mie sorelle. 

Vi è stata donata la supremazia in questo Mondo,
così crudele e ingiusto 
come il sacrificio dell’ingenuo bestiame.
Sono una costola estratta dal vostro ego,
una quercia possente, immune al vento.
Potete piegarmi, ferendo la mia corteccia,
ma non tentate di spezzarmi 
– Vi ferirò come una freccia!

 
Che ne sapete delle mie curve,
Voi,
insaziabili maschi, 
che non riuscite a domare
neanche i vostri selvaggi membri. 

Elemosinate al buio le morbide grazie
perdendo ogni orgoglio,
svuotando il portafoglio,
giurate fedeltà inginocchiati a terra
in un facile spasimo confidando i peccati. 

Che ne sapete della mia vita,
Voi,
Grandi di questo Mondo
che va a rotoli da secoli 
come le viti di un’arrugginita giostra. 

Sono soltanto una donna 
che logora ogni quiete,
turba i vostri corpi e sfida la mente.

Non maleditemi invano,
dal mio grembo la Speranza sorgerà. 

(2017, edita)

Tutti i diritti riservati agli autori

DEVOZIONE POETICA DI LUIGI BALOCCHI 

AI CONFINI

E moriremo presto.
Prima delle stelle.
Dell’erba.
Del mare.
Avremo forse trovato un’isola.
Un tesoro.
Una notte serena.
Acceso un fuoco.
Cento occhi innamorati.
E quelle labbra così belle da sfiorarle devoti.
Nella certezza della morte avremo vissuto all’estremo dei confini.
Così fragili.
Così coraggiosi.
Così degni dell’avventura umana.

SANGUE

La luce entrava appena, nel buio la pelle che appena respirava. 
La mano una goccia, mi guardavi negli occhi. 
Piangevi. 
Ti accarezzavo.
Eri l’onda del mare. 
Io felice sanguinavo.

LA BELLEZZA

Come muovi le mani ti siedi accavalli le gambe.
Mi guardi.
Come appare sul tuo viso quell’onda.
Che è sorriso smorfia graffio.
Come chiudi gli occhi li apri ti treman le labbra sussurri piangi abbassi la testa.
Ti cerchi dentro.
Il tuo fascino si cosparge di piccoli gesti.
Non potrei mai fare l’amore con una statua.
Per contratto.
Perché si ha una casa da portar avanti.
Perché così si deve più o meno fare.
La padronanza sessuale non mi appartiene.
E la bellezza il verbo incarnato.

Luigi Balocchi
Tutti i diritti riservati

Luigi Balocchi nasce il 29 Giugno 1962 a Mortara. nel 2007 ha pubblicato per Meridiano Zero Il Diavolo Custode, romanzo sulla vita e le gesta del bandito Sante Pollastro. Nel 2010 ha pubblicato con Mursia il romanzo Un cattivo Maestro. Nel 2014 ha pubblicato per Divina Follia la silloge poetica  Appunti per la grande Carestia . Sempre nel 2014 pubblica per la GoWare il romanzo  Il Morso del Lupo . Ha scritto soggetto e sceneggiatura del cortometraggio Il Corpo alla Finestra. Ha scritto la piece teatrale  – La cura di Irma Grese – messa in scena al Teatro Frigia di Milano. Ha vinto la sesta edizione del concorso internazionale artistico e letterario – Ambiart -; ricevuto una menzione di merito allottava edizione del premio internazionale di poesia Don Luigi Di Liegro. E risultato secondo alla prima edizione del premio di poesia  Apriamo un varco  organizzato dallassociazione culturale romana  La Nicchia  ed al concorso poetico – Comunitarismo  della rivista bolognese – Versante Ripido -. Si è classificato in finale per la sezione speciale a tema: Ulisse, nelledizione 2016 del premio nazionale di poesia – Astrolabio  2016/2017.  Sue liriche sono pubblicate in antologie e riviste specializzate a livello nazionale. – Atti di devozione -, sua seconda raccolta poetica, è stata recentemente pubblicata da – Puntoacapo editrice -.  

THE SHOW MUST GO ON – PASQUA 2017 di Izabella Teresa Kostka 

Le mie tristi riflessioni scosse dalla situazione mondiale:

PASQUA 2017

THE SHOW MUST GO ON – PASQUA 2017

Quel marcio fetore delle uova di Pasqua
putrefatte sugli scaffali del quotidiano,
strapazzate e sbattute sui marciapiedi
insieme ai detriti delle rotte finestre.

Auguri deflagrati dagli scoppi delle bombe
gettate sui campi vangati col sangue,
seviziati pulcini sui grandi schermi
macinati di giorno dai colpi della mitragliatrice:

“Pace sia con Voi!”

E ridono soltanto i truccati pagliacci
rovesciando i giocattoli sull’arena del circo.

Izabella Teresa Kostka , aprile 2017, tutti i diritti riservati all’autrice