RITRATTI: ALICJA KUBERSKA – il vento poetico dalla lontana Polonia

(by I.T.Kostka)

Oggi alcune poesie della poetessa Alicja Kuberska nata a Świebodzin in Polonia, una delle artiste partecipanti alla prima serata dell’edizione polacca del programma culturale ciclico “Verseggiando sotto gli astri – Poetując pod gwiazdami”, tenutasi presso la Galleria Kamea a Poznań, il 28 dicembre 2018. Alicja Kuberska è una delle poetesse già ben riconosciute sul panorama letterario nazionale e internazionale, ha ottenuto numerosi riconoscimenti anche nel nostro Bel Paese. Da ricordare sicuramente quelli ottenuti al Premio “Nosside” (2014, 2015), al Concorso Internazionale Letterario “Tra le parole e l’infinito” (2018) e il riconoscimento assegnato dalla prestigiosa European Academy of Science Arts and Letters (Francia, 2018). Scelta come Poetessa dell’anno 2017 dalla fondazione Soflay Literature Foundation.

Alicja Kuberska su YouTube:

https://youtu.be/E3iV4EVWMj8

Traduzione in italiano a cura della poetessa polacca Joanna Kalinowska.

• ZAMIANA

Szkoda, że nie można kupić nowej duszy.
W supermarketach nie ma napisów
– Dusza! Promocja!
Stara jest niefunkcjonalna.

O wiele łatwiej mieć prostą wizję świata.
Twardo stąpać po ziemi, nie mieć marzeń.

Tkanka chciwości zabezpiecza byt.
Życie ma wymiar materialny. Ideały uwierają.

Zająć czołowe miejsce w wyścigu szczurów.
Wyrzucić sentymenty, łzy.

Moja dusza potrafi wybaczyć.
Nie umie zapomnieć – zaufać na nowo.

Mówi, że nie wstępuje się do tej samej rzeki.
Nierozsądna – wyrywa się do ludzi.

Nie słucha rozumu. Zapomina, że czasem boli.
Wiecznie głupia, nie uczy się niczego.

CAMBIO

E’ un peccato che non si può comprare un’anima nuova.
Nei supermercati non ci sono le scritte
– L’anima! Promozione!
Vecchia non è più funzionale.

E’ molto più facile avere una semplice visione del mondo.
Camminare con i piedi per terra, non avere i sogni.

Tessuto dell’avidità protegge l’essere.
La vita ha una dimensione materiale. Gli ideali fanno male.

Vincere il primo posto nella gara dei rati.
Buttare via i sentimenti, le lacrime.

La mia anima sa perdonare.
Non sa dimenticare – fidare di nuovo.

Dice, che non ci entra nello stesso fiume.
Irragionevole – tira fuori alla gente.

Non sentire ragioni. Egli dimentica che a volte fa male.

Sempre stupida. Non impara niente.
.

ZŁODZIEJKA SNÓW

Milczałam, uśmiechałam się i nigdy o nic nie prosiłam.
Nie spodziewałeś się, że zabiorę sama, bez pozwolenia.
Byłam za blisko, a wszystko było na wyciagnięcie ręki.

Jak złodziejka ukradłam twoje spojrzenia i samotność.
Myśli zawiązałam w liczne supełki, powstała gęsta sieć,
Utkałam z marzeń łagodny zarys kobiecej postaci.

W oczach rozpaliłam iskierki namiętności, zapłonął ogień.
Otuliłam nas słodkim zapachem kwiatów we włosach
i poszybowaliśmy w kierunku wielu, odległych nocy.

Dzień nie ma prawa wstępu na dno przepastnej głębiny.
To miejsce, w którym zasypiają kontury czarnych cieni.
Tylko na dnie czeluści można zobaczyć sny i blask gwiazd.

Jesteś z dzielnego Marsa, ja z pełnej uroku Wenus.
Dalekie planety to jasne punkty na niebie pełnym czułości.
Nasze słowa i dłonie przyciągają się z siłą grawitacji życia.

LADRA DEI SOGNI

Ero zitta, sorridevo e mai chiedevo nulla
Non aspettavi, che prenderò da sola, senza il permesso.
Ero troppo vicino, e tutto era a portata di mano.

Come una ladra ho rubato i tuoi sguardi e la tua solitudine
I pensieri ho legato in molti nodi, ho istituito una fitta rete,
Ho tessuto con i sogni delicato contorno della forma femminile.

Gli occhi ho infiammato con le scintille di passione, ho acceso il fuoco.
Ci ho avvolto in dolce profumo dei fiori nei capelli
E ci siamo volati nella direzione di tanti notti lontani.

Il giorno non ha il diritto di entrare nel fondo delle profondità cavernose.
Questo è il luogo dove i contorni delle ombre nere si addormentano.
Solo al fondo della fossa, si possono vedere i sogni e la luce delle stelle.

Tu sei dal coraggioso Marte, io dalla Venere affascinante.
I pianeti lontani sono punti luminosi nel cielo pieno di tenerezza.
Le nostre parole e le mani si attirano con la forza di gravità della vita.

.

WENUS Z MILO

Trzeba odejść, aby nie przeminąć,
Opuścić bal przed północą, zgubić pantofelek.
Nie pozwolić, by czerń nocy zszarzała
I blady świt pokazał zmęczenie.

Zostawić parę niedopowiedzianych zdań,
Odrobinę domysłów i barwnych mitów,
Jakiś wiersz nienapisany do końca,
Parę nut piosenki urwanej w połowie.

Wenus z Milo urzeka doskonałością.
Piękna kobieta z białego marmuru
Nie posiada rąk, lecz rzeźbi wyobraźnię.
Podobno trzymała jabłko – symbol miłości

VENERE DI MILO

Bisogna andare via, per non oltrepassare,
Lasciare il ballo prima di mezzanotte, perdere la scarpetta.
Non permettere che il nero della notte diventi grigio
E l’alba pallida mostri la stanchezza.

Lasciare poche frasi non finite.
Un po’ di congetture e colorati miti
Una poesia non scritta alla fine,
Alcune note della canzone incompiuta nel mezzo.

Venere di Milo affascina con la perfezione.
Bella donna di un marmo bianco
Non ha mani, ma scolpisce immaginazione.
A quanto pare ha mantenuto una mela – simbolo di amore.

BIAŁE KARTKI

Kreatywność wymaga odrobiny szaleństwa,
wyjścia poza sprawdzone schematy.
Łatwo zostać więźniem przyzwyczajeń,
sporządzać blade kopie kolejnych dni
i utonąć w przewidywalnej nudzie.

Poznanie wymaga ryzyka,
porzucenia pewności dla niepewności,
zamiany sprawdzonych rozwiązań na rzecz marzeń.
Ciekawość prowadzi do piekła lub odkryć.

Potrzebujemy miłości i pomocy
– tak jak powietrza do oddychania
Pasje dodają pikanterii dniom,
Intensywne przeżycia rozjaśniają wspomnienia.

Narzekanie niczego nie zmienia.
Użalanie się nad sobą wciąga w poczucie
beznadziejności i bezsilności.
Tylko od nas zależy, czy zapiszemy
białe kartki w pamiętniku

LE CARTE BIANCHE

La creatività richiede un po’ di follia,
di là di schemi collaudati.
E’ facile essere un prigioniero di abitudini,
fare le copie pallide dei giorni consecutivi
e annegare in una prevedibile noia.

La comprensione richiede il rischio
abbandonare la certezza per l’incertezza,
lo scambio delle migliori pratiche per i sogni.
La curiosità conduce all’inferno o alle scoperte.

Abbiamo bisogno di amore e sostegno
– Proprio come l’aria respirabile
Le passioni aggiungono ai giorni un pizzico di piccantezza,
Sensazioni intense illuminano i ricordi.

Lamentarsi non cambia nulla.
L’autocommiserazione tira in un certo senso
di disperazione e d’impotenza.
Dipende solo da noi se riempiamo
le carte bianche del diario.

JEJ POWRÓT

Wróciła.
Wazony zakwitły różami.

Wróciła.
Wesoło gwiżdże czajnik.

Wróciła.
Radosne bulgoczą garnki.

Wróciła.
Szepczą białe firanki.

Szczęście dało się złapać
w uśmiechniętą podkowę.

Wróciłaś, zostań, nie odchodź
prosi dom i człowiek

IL SUO RITORNO

È tornata.
I vasi sono fioriti di rose.

È tornata.
Allegramente fischia il bollitore d’acqua.

È tornata.
Gioiose ribolliscono le pentole.

È tornata.
Sussurrano le tende bianche.

La fortuna ci siamo riusciti a prendere
in un ferro di cavallo sorridente.

Sei tornata, rimani, non andare via
chiede la casa e l’uomo.

ZA JEDEN GROSZ

Wędruję, jak kataryniarz ulicami.
Sprzedaję sny.
Za jeden grosz przywołuję przeszłość.
Paradoks.
W dziurawych butach chlupie woda,
A ja mówię o szczęściu.
Trudno zauważyć gdy trwa,
Kiedy przeminie zostaje żal,
że to już koniec.

Wołam
– kupcie marzenie!
– kupcie marzenie, by cofnąć czas!
– przeżyjcie chwilę lepiej,
macie szansę zrobić to jeszcze raz!

PER UN CENTESIMO

Mi aggiro per le strade come un suonatore di ghironda.
Vendo i sogni.
Per un centesimo richiamo il passato.
Il paradosso.
L’acqua gorgoglia nelle scarpe bucate,
E io sto parlando di felicità.
È difficile notarlo quando dura,
Quando passa, rimane il rimpianto,
che è finito già.

Sto chiamando
– acquistate un sogno!
– acquistate un sogno, per tornare indietro nel tempo!
– vivete meglio il momento,
avete la possibilità di farlo di nuovo!

Tutti i diritti riservati all’autrice

Alicja Kuberska durante la serata del 28.12.2018 a Poznań (Polonia).

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RITRATTI: TANIA DI MALTA – intrecci amorosi oppure terminali?

(by I.T.Kostka)

Oggi, in occasione della Festa degli Innamorati, sarebbe assai scontato parlare d’amore nel modo tradizionale. Cuoricini, palloncini ma… dov’è la vera essenza del sentimento? Frizzante o squarciante, piccante o melenso, infantile o maturo, vero o fasullo: l’amore è come gli scatti di un cortometraggio e riesce a sorprenderci sempre, come la talentuosa e scintillante poetessa Tania Di Malta, un’ autrice appartenente da poco alla corrente del Realismo Terminale, poliedrica e coinvolgente, intensa e scherzosa. Tania è capace di usare la sua penna come un pennello, dipingendo sui nostri volti sia sorrisi che stupore. Semplicemente perfetta! Buona lettura.

ARTURO

Arturo mio ti amo ancora,
il ricordo di te è una ferita,
una soluzione di continuo
che continua, continua…
Una vite spanata
su un bullone arrugginito.
Scaglie di mandorle e torrone
frantumate dal martello della vita.
Eri camino e canna fumaria
treno e locomotiva
pane e tostapane
bistecca e graticola,
pisello e baccello.
Eri il mio Colombo,
mentre tu… la Nina, la Pinta e la Santa Maria…
Arturo eri tutto per me:
Eppure mi hai lasciata!!!

IL CAPPELLO

Scusa caro pigolai
ti ho comprato un bel cappello
caruccio a dire il vero,
ma per te ogni cosa, amore.
Mi guardasti un po’ freddino
tu che non amavi le burlone,
a te la donna piaceva asciutta
con scudiscio nello sguardo.
E gli anni son passati
oggi di me saresti fiero:
vedessi che marescialla,
che piglio battagliero.
Ogni tanto metto il cappello,
che alla fine non ti ho dato
e in ricordo di come ero
scuoto le orecchie… e ti penso.

L’ADDIO

Se non avessi smagliato le calze
forse tu mi ameresti ancora,
e invece rimasi li con i miei alluci
a fare ciao ciao dalle pantofole.

Tania Di Malta

Tutti i diritti riservati all’autrice

TRE POESIE SCELTE DI MARCO MESSINA

Oggi, a distanza di quasi un anno dal primo articolo dedicato a Marco Messina, giovane e talentuoso poeta siciliano, pubblichiamo le sue tre nuove poesie scelte confermando, senza alcun dubbio, la sua profonda intensità espressiva. Auguriamo a questa “Promettente Penna” il meritato e lungo successo.

● BIOGRAFIA DI MARCO MESSINA

Marco Messina, poeta siciliano, giarrese, di 27 anni, nato a Taormina il 7 marzo del 1991. Nel 2004 ha vinto un concorso di poesia, prosa e disegno, “Premio Carmelo Grassi”, organizzato dall’accademia internazionale “Il Convivio” e dal Comune di Motta Camastra, classificandosi 1° con la poesia “Volare”. Nel 2015 è stato vincitore di un premio importante, il Premio Nazionale Letteratura italiana Contemporanea, organizzato dalla casa editrice Laura Capone di Roma. Ha inoltre avuto altri riconoscimenti, tra cui segnalazioni di merito e speciali menzioni d’onore. Ha pubblicato varie poesie sui siti Oggi scrivo, Scrivere, Pensieri e Parole, Accademia internazionale “Il Convivio” e sulla rivista culturale on-line, Cultura oltre. Proprio nella rivista Cultura oltre e sulla celebre e prestigiosa rivista Il Club degli Autori, è presente una sua breve biografia. Alcune poesie sono state recitate in radio, precisamente a Radio Lucrias. Ha ottenuto una stella di bronzo con un ottimo punteggio alla scuola di poesia del Cavaliere Silvano Bortolazzi. Nell’ottobre del 2015, ha pubblicato un libro di poesie, intitolato “L’anima del pensiero” edito dalla casa editrice Montedit, recensito da diverse testate giornalistiche letterarie, come Verso – Spazio Letterario Indipendente e New Sophia (Recensioni a cura di Sabrina Santamaria) e in altre riviste poetiche. Nel 2016 pubblica il suo secondo libro di poesie intitolato “Una vita in bianco e nero” . Molte sue liriche sono state inserite in alcune antologie: “Premio Metauros 2015″,”Parole Libere” e “Cuore volante”.

● TRE POESIE SCELTE

SOLO IO E L’UNIVERSO

Sospeso immobile,
libero dentro,
volo nell’infinito,
in uno spazio proibito,
in un posto smarrito,
dove nessuno sentirà il mio grido.
Viaggio con le ali di un angelo,
con gli occhi di un giovane
che desidera fuggire
da una tempesta di ricordi
e di rimpianti,
che tormentano la mia anima
e travolgono la mia mente,
mentre il mio corpo sparisce lentamente.
Sono ormai trasparente,
figlio della mia anima,
figlio del mondo intero,
figlio di una strana realtà,
figlio di una sola verità.
Sono solo adesso,
solo io e l’universo,
dentro questo blu ammaliante
che mi accoglie in questa notte
con un brivido forte,
che da luce al mio corpo,
che adesso mi dà un volto
e vedo così il mio passato
ormai sepolto.

CAOS ONIRICO

Disperso in uno spazio tetro e nebuloso,
varcai un infido sentiero,
deleterio e infinito,
intessuto di suoni assordanti,
cacofonici e agghiaccianti.
Cercai indefessamente di fuggir
da un astruso incubo scabroso,
che angustiava il mio senno parossistico,
lacerando il mio animo radioso.
Non trovai uscita alcuna
da codesto tormento,
ma un latore di speranza mi aiutò,
in un inesplicabile momento,
redimendomi dalle tenebre
che ghermirono la mia mente,
facendola perire lentamente.
Temei di perdere la ragione
e non pervenire più alla realtà,
che da tempo m’appartiene.
D’improvviso un angelo
mi propugnò,
liberandomi per sempre
da un assillo devastante
che pervase in guisa infausta
la mia mente.

BARABBA

Barabba piangeva un amore perduto,
cantava dopo aver bevuto,
l’ultima goccia non la sprecava,
guardava il cielo mentre fumava.
Barabba osservava la gente felice
e nascondeva la sua cicatrice,
con occhi stanchi e disinvolti
guardava una donna che passeggiava
aveva dei bellissimi occhi
e uno sguardo che lo incantava.
La donna si fermó accanto a lui,
chiese se volesse compagnia,
e si lasció portare via.
Barabba beveva un caffè al bar,
guardava la gente col sorriso sul viso,
ma stavolta anche lui fece un sorriso.
Parló per ore con quella donna,
della sua vita di cui si vergogna,
perchè sperava un futuro migliore,
e invece è finito ad essere un barbone.
Da quel giorno, la sua vita cambió,
con due chiacchere e un caffè,
il suo animo si rincuoró.
Barabba ringrazió quella donna,
che gli aveva salvato la vita,
perchè dopo quel giorno era un uomo felice,
proprio quel giorno che aveva deciso,
di morire da uomo infelice.

Marco Messina

Tutti i diritti riservati all’autore

“LA VITA È” di MARIA ROSA ONETO

Titolo: “La vita è”

La vita è dono. Grazia del Signore per chi crede.
Riconoscimento di un bene destinato a finire e per questo da gustare e centellinare.
La vita è speranza e regalo d’amore. Miracolo di due corpi infusi di Spirito Santo. Benedizione, caduta dall’alto per dare alla Terra sfogo del proprio sentire.
La vita è una strada da percorrere, lunga o breve che sia, ad occhi spalancati sulle bellezze del Creato. Profumo di stagioni mai colte. Fragranza di acerbi campi, dove divagando passerotti in gran fermento
La vita è un regalo, spesso inaspettato. Una foresta di bagliori che riflette il mare. Un susseguirsi di emozioni e gioie felpate. Di risate dimenticate all’ombra dei sentieri. Per ogni nuovo vagito, si riaccende la speranza, la malattia si affievolisce, le lacrime scompaiono e ritorna il sereno.
La vita è bramosia del cuore. Canto di un’anima a primavera. Dolce frammento di Eterno, conservato in tasca come un quadrifoglio portafortuna. La vita è leggenda, canovaccio di illusioni, trame d’affetto e bene vero. Talvolta, vergata con il sangue, altre volte con zucchero o veleno. La vita si tramanda di generazione in generazione, senza falsità e brutali inganni.
Con inchiostro indelebile, traccia il solco da seguire per trovare un’umanità più reale e vera. Per non lasciare nulla di intentato alla capacità intellettiva dell’essere; per modificare la psicologia turbata di chi è nato diverso non per sua scelta. La vita è ricompensa certa anche per chi non può camminare e corre, vola con estro e fantasia.
La vita non muore mai completamente. In ogni momento ci aiuta ad avere coraggio, pazienza, perseveranza. Nell’Aldilà, per chi crede, porgeremo ancora poesie. Dipingeremo colori con l’arcobaleno, canteremo canzoni di fiato e armonia. Saremo “santi” pur avendo peccato, con i nostri banali difetti e le solite ipocrisie. Saremo, forse, perdonati e resi gloriosi per sempre nella Pace dei Cieli.

Maria Rosa Oneto

Foto Pixabay

INTERVISTA A VINCENZO CALÒ a cura di SABRINA SANTAMARIA

BIOGRAFIA

Vincenzo Calò è nato a Francavilla Fontana (Brindisi) nell’82. Diplomatosi come ragioniere, ha al suo attivo molti riconoscimenti letterari. Nel 2011 ha pubblicato una raccolta di poemetti dal titolo “C’è da giurare che siamo veri…” per Albatros/Il Filo Editore, nel 2014 la silloge “In un bene impacchettato male” grazie alla deComporre Edizioni, e nel 2016 “Storia di un alito di puzzola”, una raccolta ipercontemporanea di versi anch’essa, per la Winx Edizioni (ordinatela pure scrivendo a info@davidandmatthaus.it !). In campo pseudogiornalistico cura diversi servizi promozionali tra arte, cultura e filosofia spicciola: per esempio, conduce assieme a Giuseppe Di Summa il programma webradiofonico “Le letture che non ti aspetti”, trasmesso via Speaker; collabora principalmente col periodico romano “L’Attualità”, la testata online “Roma Capitale Magazine” e nel tempo libero con un blog, “Suoni del Silenzio”, opera del cantautore Antonio Di Lena. Si è cimentato in rappresentazioni teatrali e musicali: ha partecipato come comparsa a due cortometraggi; assieme al primo responsabile dell’ass. socio/culturale Koinòs, Antonio Maria Karelias Ferriero, si è esposto su YouTube con la serie “Cazzeggiando in sospensione”, curando un laboratorio (sperimentale) psico/culturale; e, sempre per conto della Koinòs, è l’artefice della Poesaggistica, più nello specifico di “All’anima di… Francavilla!”: trattasi di una “passeggiata col poeta”, per le vie del suo paese d’origine, per mezzo della quale ripropone tutto ciò che gli frulla da una vita nella testa, condizionato dal contesto urbano, purché ascoltato da concittadini e turisti davvero curiosi. Dal 2017 intrattiene i bambini animando le piazze italiane nelle vesti del pagliaccio Vincent, grazie alla realtà circense “Anthony and Vincent Show”, fondata anch’essa con Antonio Di Lena. Inoltre ha contribuito alla sceneggiatura di un film non ancora prodotto, ed è l’amministratore del gruppo fb di “Reading Mania”: un’occasione come poche per essere presi in considerazione al fine di organizzare reading letterari, con la partecipazione di vari scrittori a singoli e singolari eventi.

INTERVISTA

S.S.: Secondo te fare Poesia è un atto inconscio, incondizionato o richiede meditazione e una profonda ricerca interiore?

V.C.: È ciascuna di queste accezioni, a seconda del risultato che vuoi ottenere, in presenza o in assenza di un pubblico improvvisato o ricercato.
Perciò urge valutare tutti i pro e i contro dei tempi moderni, cogliere una qualsivoglia evoluzione che si rende veloce a tal punto da non accorgersi della precocità in certi casi, ed essere così pronti ad affrontare le parole come segni o addirittura graffi da sviluppare.
È tutta una questione da armonizzare portandoci all’ascolto di un caos arrecato da diritti e doveri che stanno diventando impraticabili a forza di non ammettere più ch’è importante apprendere qualcosa di nuovo sempre, anche insegnando operazioni matematiche.
Per poi dipendere dall’Ispirazione, che deve essere stupefacente per ritrovare il senso di ogni limite, per ritagliarsi sempre quel tempo, quando ci sentiamo come dei bambini, specie dinanzi alla criminalità, ch’è sempre più aggressiva e disperata.

S.S.: Come sente il poeta l’Amore, come lo percepisce?

V.C.: Come un lavoro per obiettivi, scollegato dal fattore tempo; da fare perfettamente, per rimanere una fonte naturale di emozioni, anche di notizie sui post di chicchessia, e far uscire la sostanza dalla forma dell’ultimo problema che ti fa battere il cuore del Pensiero, roba da esplodere e generare il contemporaneo in un attimo, in chi sa di contatto.
Come una vera sfida; che lega la lingua all’immagine di soggetti sradicati da territori industrializzati, famiglie arricchitesi investendo apparentemente su scelte fondate, di una vita che si calcola in percentuale, ma che necessita d’essere rappresentata all’istante per produrre efficientemente, straordinariamente.
Come la legittimità di reagire almeno quando siamo in pericolo di vita.

S.S.: La società contemporanea dovrebbe riscoprire i vecchi valori? Se sì, in tal senso cosa potrebbe fare l’artista?

V.C.: Succede con l’idea di stabilirsi emotivamente nell’ingiudicabile marasma del precariato, e cioè con la bravura soggettiva nel raccontare delle bugie oggettive… avendo a che fare con la gente, di che creare tra individui che si legano per ipocrisia, che riescono di nascosto a “sbancare” il lunario, ovvero l’ego, e quindi non con un popolo, con una questione utopica, rielaborabile dalla Politica sapendo di non essere in grado di focalizzare la paura di odiare in un mondo di disparità ricavato di conseguenza. I vecchi valori sono come delle radici profonde in un campo incolto, che ci divertiamo a strappare sfruttando dei lavoratori, o addirittura i nostri simili se continuiamo a non riconoscere il fatto di poter amare qualcuno/a/+; di viaggiare possedendo qualcosa, a costo di svanire nella gentilezza, nell’aria che dobbiamo respirare.
Ci vuole della sana leggerezza per toccare di nuovo l’insano profondo, e far riflettere in segreto sulla bontà d’animo da sviluppare per sorprendere sempre e solo chi vogliamo bene.

S.S.: I giovani di oggi, soprattutto gli adolescenti, sembrano disinteressati alla Letteratura, cosa potrebbero fare gli scrittori per destarli da quest’apatia?

V.C.: Rendere singolari delle presentazioni di libri tristemente singole, contaminandole artisticamente e svolgendole persino nei salotti privati, in modo informale apparentemente… basterebbe anche unirle, se non calamitare l’attenzione sui movimenti di un gruppo di amici prima che di scrittori, per non dare modo di pensare che sia necessario vendere un’immagine del tutto individuale spodestando gli altri a scapito dei contenuti magari (e perché no storie di svariato genere letterario, con protagonisti genitori e/o insegnanti incapaci di allearsi per far tornare all’essenziale i giovani e salvarli dal populismo, dalle paure dei poveri che si raggruppano alle parole d’ordine, troppo spesso e volentieri pronunciate dagl’insegnanti del superfluo, roba da crescere male, aspirando semmai a vivere alla meno peggio, che tanto l’importante è crescere appunto, cioè non venire accompagnati a scuola da genitori che per esempio ulteriore, ritenendo che lavarsi non sia chic, digrignano i denti per la Cassazione che stenta ad ammettere i risarcimenti in caso di disservizi nella raccolta dei rifiuti?)… e mettendo comunque così la pulce nell’orecchio ai grandi della Letteratura, che dovrebbero per legge aprire i loro eventi dando modo agli emergenti di esprimersi (come fa ultimamente Saviano) e non di competere essendoci pochissimi posti a disposizione per la ribalta.

S.S.: Il tuo “Storia di un alito di puzzola” è un grido sommesso verso la decadenza sociale e morale degli ultimi tempi?

V.C.: E’ un gioco di parole fermate poeticamente, consultando la tv per un anno sull’attualità in veste pubblica e pensando contemporaneamente ai sentimenti che scateniamo in privato.
Lo si può fare fino a immaginare di masticare la coscienza civile da emarginati; una mentina dimenticabile dalla massa ma non dall’Individuo che si può tranquillamente reputare indifferente ai fatti comuni tanto esasperati dai media quanto annientati dalle verità che ci si annoia però a riconoscere raccontando tutto ciò che siamo per gli altri.

S.S.: Cos’è per te lo stupore di fronte alla bellezza?

V.C.: Apprendere all’improvviso che il male di vivere non consiste nella paura di sbagliare, ma nel fuggire da essa.
Sentirsi di avere bisogno di definire dei lavori gravosi, di fare attenzione a non dire la parola chiave a chi non se la merita, ch’è Eccesso, per crescere, per rendere produttivo un grande patrimonio, quello italiota, affinché non faccia la fine della musica per esempio, soffocata dal rap; come se fossimo condannati al successo per non dire al fallimento delle istituzioni, che dovrebbero avere il vero ruolo educativo.

S.S.: Poetare per te è puro frutto che nasce da una penna innocente? È qualcuno che si solleva tra la massa e decide di far sentire la sua voce?

V.C.: È una pratica svolgibile per non avere dubbi sulla gratuità di una conversazione dato ch’è sempre più complicato distinguere gli abusi dalle provocazioni.
Una poesia può incantare anche se strattonati da colpe assunte, acclarate, ma che si aggravano col silenzio degl’innocenti.
È ridicolo imporsi poetando, verrebbe meno la sensibilità che serve per plasmare la curiosità che proviene dall’esterno se ti comporti in modo insolito, rinfrescando la memoria sull’indispensabile, pacificamente; consapevoli che tutto più finire perché è giusto definirsi prima o poi dal punto di vista concettuale, per dare un senso alle idee, che poi così possono cambiare per sincerarci meglio sulle strette di mano, e continuare a osservare la semplicità dei gesti, mentre si lascia sconvolgere dalla natura delle cose.

S.S.: Parlami di una poesia che dedicheresti al tuo lettore privilegiato.

V.C.: Premesso che le poesie (non è più obbligatorio schematizzarle, persuadendo con la rima, e rischiando di sottodimensionare gli umani sensi allegramente, ricordiamolo… come anche usare le parole!) si dividono almeno secondo me in interessanti (e quindi non importa che siano belle o brutte, alla faccia degli esteti desterebbe piuttosto meraviglia e impreziosirebbe il buongusto già l’intento di sensibilizzare su di una tematica, se insolita meglio ancora, e di tagliarsi dunque con un frammento di Coscienza, ignari della provenienza se l’attimo è fuggente), e indifferenti (mi riferisco a quelle prettamente nostalgiche, come ad aver dimenticato che ci sia uno e più cuori che ancora battono, e di certo mai a vuoto)… allora, premesso tutto ciò, mi torna in mente quella più complessa forse della mia ultima raccolta edita: “O come 0”, in cui mi soffermo in movimento solitario (la O e lo 0 mi suggestionano come la forma della ruota, non so voi!) sulla rassegnazione di molti a proposito della mancanza di alternative in molti, vitali contesti, e di conseguenza della variabilità del valore numerico, reso ahinoi assoluto, a tal punto da volerci stare dentro alla O e allo 0, e godere della malafede, dell’essere limitati… sottosopra, con la testa che gira al minimo urto, e non alla minima carezza…!

S.S.: Quale consiglio dai a chi si accosta alle tue opere per entrare nel vivo dei tuoi versi?

V.C.: Abbi la libertà di leggermi e rileggermi (e se proprio hai il terrore di perderti nel nulla torna ai titoli delle opere), senza che ci si senta giudicati, e cioè inferiori o superiori.
Tanto il tempo con me non si restringe, perché non vado compreso, bensì percepito, piacevolmente, quando meno te l’aspetti, quando la solitudine ha suonato male.
Perché le condizioni di vita cambiano e quindi storicamente ci si deve adeguare, ma presentabili come dei sogni nel cassetto, intenti a chiacchierare su rifiuti irrimediabili visto che si legifera senza fantasticare, cioè senza essere in odore di santificazione con l’accantonamento dei propri interessi.
Mettiti comodo, in ogni dove, come un segreto tra le mie parole; e ti accorgerai che l’onestà intellettuale va riempita nuovamente, emotivamente di istantanee che hanno un prima e un dopo, ossia il diritto a manifestarsi e a confermarsi con in mezzo il dovere di non passare per banale, come quel debito pubblico che nessuno riesce a prendere in considerazione.

S.S.: Raccontami dei tuoi prossimi progetti letterari.

V.C.: Meglio di no, culturalmente bisogna solo concretizzare, le spiegazioni semmai vengono dopo, quando si è in balia degli eventi, ossia delle sorprese una volta fatte…!
Grazie per lo spazio concessomi, e statemi bene!

Vincenzo Calò

Intervista rilasciata da Vincenzo Calò a Sabrina Santamaria

INTRECCI POETICI A BREVE #KA_R_MASUTRA e #SCUCITA VOCE

La presentazione dei libri #KA_R_MASUTRA di IZABELLA TERESA KOSTKA (KIMERIK ED.) E #SCUCITA VOCE di LINA LURASCHI (GILGAMESH ED.): INTRECCI POETICI con la parte musicale basata sulle poesie tratte dai libri a cura della bravissima MARIANGELA UNGARO e del giovane e talentuoso attore LORENZO ALFIERI. Con la partecipazione del M° GUIDO OLDANI e del critico letterario e poetessa LUCIA BONANNI. MICROFONO APERTO per tutti i poeti presenti alla presentazione (per aderire scriveteci su Messenger) e… OMAGGIO ALLA VITA. Non mancate perché l’emozioni non mancheranno!
29 settembre a Milano, presso MILANO MUSIC ZONE, ORE 17.00. VIA REINACH 7 (ZONA NIGUARDA). Ingresso libero e gratuito. Vi aspettiamo numerosi!

“Poveri, ricchi e benestanti” ovvero lo studio critico di Giulio Sacchetti: una inedita concettualizzazione del benessere economico (a cura di Sabrina Santamaria).

“Poveri, ricchi e benestanti” ovvero lo studio critico di Giulio Sacchetti: una inedita concettualizzazione del benessere economico.

Un’analisi attenta e critica della situazione italiana degli ultimi anni, un nuovo modo di considerare l’assetto economico-sociale italiano che vuole concentrarsi davvero sulle reali esigenze della popolazione. Uno studio molto certosino e minuzioso che ricontestualizza totalmente, a mio giudizio, concetti come povertà, ricchezza, benessere economico: “La povertà estrema (o assoluta) è basata su un paniere di consumo minimo, dove non si dispone delle primarie necessità (come acqua, cibo, vestiario ed abitazione). […] La povertà relativa, invece, è la percentuale del reddito medio che fa riferimento ad una soglia convenzionale, adottata intenzionalmente e individuata attraverso il consumo pro capite, o reddito medio, che considera povera una famiglia di due persone adulte con un consumo inferiore a quello individuale dello stato nazionale”. Lo scopo di Sacchetti è quello di gettare abbagli di luce su una mentalità che vorrebbe attanagliarsi completamente nei meandri della società anche meno abbiente secondo la quale la povertà è solo correlata agli indici di reddito pro capite o ai dati di disoccupazione sociale, in realtà la povertà abbraccia fasce di popolazioni sempre più ampie e non si misura solamente sulla base di possedere uno stipendio oppure no, ma vi sono diverse variabili da considerare e tenere assolutamente presenti: la qualità delle condizioni igienico-sanitarie, la possibilità di potersi permettere le adeguate cure sanitarie ed anche alla facoltà di poter possedere livelli di istruzione oltre la scuola secondaria: “ Scuola, università, lavoro dovrebbero essere i percorsi naturali che, senza pause ed interruzioni, potrebbero consentire al ceto medio di rivitalizzare la propria presenza nella società”. Sacchetti mi ha fatta riflettere molto su queste tematiche che non vanno assolutamente trascurate che riguardano tutto il pianeta. Il nostro autore ci fa notare che il numero dei “nuovi poveri” è aumentato considerevolmente e senza sosta negli ultimi anni del nuovo millennio, l’inflazione è stato un fenomeno che ha influito notevolmente sulle famiglie italiane soprattutto nel ceto medio: “ Il ceto medio, di fronte ai colpi della globalizzazione, che ha imposto profondi cambiamenti, sembra relegato in un angolo e pare, addirittura, che stia uscendo fuori di scena”, ma anche in Europa e negli USA volendo allargarci in modo ampio alla situazione dell’Eu. Lo scopo del Nostro è quello di aprire nuove prospettive e nuovi scenari con occhio clinico e in modo ponderato considerando le ultime statistiche dell’Istat e gli ultimi dati forniti dagli enti più attendibili, mettendoli a confronto in modo critico. Sacchetti mi ha fatto fare dei salti indietro ai miei studi della triennale quando in alcuni corsi di filosofia contemporanea approfondivamo i concetti del filosofo indiano Amartya Sen, il quale ha vinto il premio Nobel nel 1998 per l’economia, il suo criterio delle capacitazioni si incrocia perfettamente con l’itinerario del Nostro. Leggendo questo libro mi è venuto il “banchiere dei poveri” Mahumud Yunus che ha risollevato le sorti del suo paese, anche lui vincitore del Premio Nobel nel 2006, ha finanziato dei prestiti per i suoi compaesani dando loro possibilità di vita migliori.

Sabrina Santamaria

UNO SGUARDO CAPOVOLTO CHE APRE PROSPETTIVE SCONOSCIUTE “CONFUSIONE ILLUMINANTE” DI SERGIO RUSSO a cura di SABRINA SANTAMARIA

Uno sguardo capovolto che apre prospettive sconosciute
“Confusione illuminante” di Sergio Russo.

È possibile rendere concreta la bellezza? I giovani potrebbero farsi portavoce del bello? Autori come Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio, Baudelaire appartengono a quella schiera di letterati che i critici hanno catalogato nell’ampia schiera degli “Esteti”, dei “dandy” con personalità eccentrica. Nella società contemporanea è plausibile poetare sulla bellezza? Si può trasporre in un concetto? A mio giudizio essa è qualcosa di indefinito, di infinito, di inquantificabile, ad oggi possiamo tranquillamente affermare che non esiste una definizione univoca della bellezza perché racchiude diversi aspetti e significati, oso dire che con le nostre opere d’arte la possono sfiorare a mala pena, ma non viene mai raggiunta completamente è inafferrabile e irraggiungibile. La bellezza la possiamo trovare e scrutare nel caos del mondo, non nell’ordine e nella ponderatezza. È questa l’idea che ci vuole dare Sergio Russo, autore giovanissimo, nel suo itinerario mai scandito da ritmi perfetti, la sua è una ricerca di significato che non parte mai da uno sguardo logico, egli trasmuta la realtà che ci circonda, cambia l’usuale in inusuale. È un poeta che ama capovolgere la vita e osservarla con i piedi in aria e la mani per terra, guarda il mondo da un’angolazione nuova, che non esiste, fuori da ogni pensiero umano o da ogni logica, è così che il nostro giovane poeta scandaglia la bellezza del reale scrutandola da un punto di vista che non esisterebbe senza la sua invenzione e la sua penna, è un punto di vista che per certi versi apre varchi di luce ove prima vi era oscurità. Il Nostro è come se prendesse il mondo nelle sue mani lo mescolasse e cambiando l’ordine precostituito delle mode, degli usi e costumi crea una nuova prospettiva che prima era impensabile, ma che adesso crea luce, da qui anche il titolo della raccolta “Confusione illuminante”, infatti in “Così per dire” scrive: “Ti applaudirebbe il pubblico, in una muta esibizione?” e in “Fare e lasciar fare” così il poeta si esprime: “Serve morire per tornare a capire”. “Confusione illuminante” è l’espressione della penna di chi capovolge il consueto, il conosciuto, l’usuale, è come se il poeta ci invitasse a osservare la realtà in modo diverso, in modo capovolto, solo cambiando i nostri scontati punti di vista possiamo scoprire nuove verità su noi stessi e sugli altri, solo così si può fare più luce e chiarezza nei meandri più oscuri di una vita che a volte sembra sfuggirci di mano: “Sii più uomo di chi predica umanità” anche in “Mi chiedevo se sai tenere un segreto” vi è la tendenza al capovolgimento del reale anche nei suoi piccoli aspetti: “Ritrovarla vorrei, vagabondo tra il nero giorno e la bionda notte.” Sergio Russo ha il coraggio di mostrarsi non come il poeta con funzione di mentore per la società che regala al pubblico l’immagine del saggio consigliere, ma egli si mostra come un pagliaccio, un mimo, un saltimbanco, colui il quale con la sua satira crea un modo inedito di vita e ce lo mostra con tutta la sua sincerità senza finzioni o maschere, elimina la distanza anche impercettibile che fra scrittore e lettore mettendosi nella prospettiva di chi legge e non di chi scrive sconvolgendo i piani di osservazioni e come se creasse un “cubismo poetico” catturando tutti i possibili punti di vista, forse anche quelli inesistenti come in “Pagliaccio”: “Sei un comico dalla triste battuta, una risata di disperazione” oppure in “Quell’altra angolazione” ci svela le fragilità più intrinseche di appartenere al genere umano: “Perché non siamo saggi, perché siamo codardi”. “Confusione illuminante” è il tentativo, a mio giudizio, azzeccato di rendere nero su bianco l’immagine di noi stessi e degli altri che costantemente non realizziamo e ci sfugge come un sogno che non sappiamo mai raccontare, Sergio Russo “vola sul nido del cuculo” e ci prova a tessere versi che apparentemente potrebbero sembrare confusi, ma che in realtà aprono varchi in un mondo ancora inesplorato.
“Un’ultima cosa mi resta da dire… con me all’inferno ci vorreste venire?” (cit. “On the highway” S.Russo).

Sabrina Santamaria

● BIOGRAFIA DI SERGIO RUSSO

Sergio Russo, nato a Messina nel 1994, sta concludendo gli studi presso la facoltà di scienze politiche della sua città. Si interessa di scrittura e poesia già dall’età di 16 anni, anche grazie all’influenza del poeta e amico siciliano Filippo Faillaci. Vincitore di vari premi a livello cittadino e regionale, dalle sue poesie lascia spesso emergere passioni diverse come il cinema e la musica. Tra gli altri, cita spesso con profonda ammirazione e gratitudine, l’influenza indiretta di autori come Ungaretti, Pavese, Pasolini. Nel 2014, ha pubblicato per Armando Siciliano Editore la raccolta poetica “Confusione Illuminante”.

● INTERVISTA ALL’AUTORE

S.S.: Il titolo della tua raccolta “Confusione illuminante” è la volontà di voler mettere nero su bianco diverse emozioni apparentemente confuse per “illuminare il lettore”?

S.R.: La confusione dà l’idea di un lavoro da perfezionare. È nella confusione del proprio essere che l’io ritrova se stesso. Anche quando si tocca il fondo si può risalire perché non bisogna mai fermarsi.

S.S.: Quali sono i tuoi miti letterari contemporanei?

S.R.: Non voglio risponderti con la solita retorica, ma dopo autori come Pavese e altri come lui che sono riusciti a mettere a nudo la loro anima non ci sono stati in ambito letterario molti esempi da seguire come miti (mi riferisco ad autori molto conosciuti, non a quelli emergenti) questo è dovuto al fatto che i giovani si mantengono piuttosto defilati da certi ambiti come la letteratura o l’arte.

S.S.: La poesia deve necessariamente seguire uno stile , una metrica?

S.R.: La poesia deve apparire “naturale” come le foglie che crescono sugli alberi. Non ha uno stile preciso il poeta. Egli scopre se stesso e si racconta al lettore.

S.S.: La tua poetica ha un target di riferimento?

S.R.: Sì, penso che potrebbe far riflettere molti giovani della mia generazione per scuoterli dall’apatia per entrare in empatia con loro.

S.S.: Esiste una tua poesia che rispecchi la tua poetica?

S.R.: Il termine poetica è limitativo. Quando ci si esprime non si può sempre seguire un canone. I momenti della vita sono diversi come anche le mie poesie sono differenti e rispecchiano tutte molti significati, non c’è una poesia che possa racchiudere il mio stile perché cambia secondo il mio sentire.

S.S.: Quale compito ha la poesia per te?

S.R.: Non è compito dell’artista soccombere come disse un regista molto famoso come Woody Allen. La poesia può fungere da terapia per scavarsi dentro senza gravare sugli altri.

S.S.: Quando un poeta può sentirsi realizzato?

S.R.: La realizzazione non può arrivare al culmine, mai pienamente. Sentirsi realizzati è un processo in fieri.

S.S.: Da dove viene la tua ispirazione poetica?

S.R.: Il mio rapporto con la poesia è molto intimo. L’ispirazione per certi versi potrebbe definirsi “banale”. Non ha una sintonia con il paesaggio, ma è una ricerca profonda nel mio essere.

S.S.: Quali sensazioni ha suscitato in te la stesura di questa raccolta poetica vista la tua giovane età?

S.R.: Per me scrivere è colmare un vuoto, un bisogno esistenziale del poeta che scandaglia la sua vita con dei versi. È stato come riempire la mia anima.

S.S.: La pubblicazione è una scelta che rifaresti?

S.R.: Pubblicare la mia opera è stato un processo in evoluzione. Quando si scrive i primi tempi è un’esperienza intimistica poi però nasce l’esigenza di rendere noti i propri componimenti, credo sia automatico.

L’ETERNITÀ DELLA MORTE DEGLI ETERNI AMORI NARRATI a cura di SABRINA SANTAMARIA

“L’eternità della morte degli eterni amori narrati” a cura di Sabrina Santamaria

“L’amore è una mera questione sentimentale o entrano in gioco fattori socio-culturali?” Questa domanda è stata sempre ridondante nei secoli passati. L’Eros si è barcamenato tra gli angoli mai smussati delle classi sociali, delle caste, delle divisioni sociali. Due persone che si amano possono davvero lottare e vincere in modo incontrastato contro le insidie del contesto in cui vivono? Cosa accade quando due membri culturalmente differenti si incontrano e scatta la famosa scintilla amorosa o colpo di fulmine? Quanta vita può avere la loro storia d’amore? Tutti questi interrogativi ce li siamo posti nel tempo e negli anni. I mass-media, spesso, nei loro film ci danno un’illusione, una parvenza della realtà, soprattutto attraverso le fiction in cui sempre la “povera cenerentola” riesce a coronare il suo sogno di essere una principessa, una nobile attraverso il matrimonio perché l’uomo che si innamora di lei si imbatte contro le insidie e riesce a sposarla; basti pensare alla fiction “Elisa di Rivombrosa”. In tutti i secoli, anche nella antica Grecia, le divinità andavano a cercare le donne per giacere con loro almeno solo una notte, il mito narrato da Platone ci fa riflettere molto sull’attrazione a prima vista, Poros e Penià, lui divinità lei una povera mendicante, si sono uniti per una notte in un momento d’ebbrezza del dio ed generato il loro frutto d’amore: Eros. Quest’ultimo è metafora del filosofo, non è né una divinità, né un comune essere umano, ma un eclettico, colui che non possiede la conoscenza, ma la ricerca costantemente. La scrittrice Jane Austen in “Orgoglio e pregiudizio” ha sapientemente romanzato su questa annosa e secolare questione, infatti i protagonisti della storia sono contrastati fortemente dalle disuguaglianze sociali, ma tra mille peripezie alla fine sappiamo che le sue storie hanno tutte lieto fine, Jane Austen non lascia mai di pessimo d’animo i suoi lettori e forse, a mio giudizio, questa è stata una ricetta vincente della Nostra, una strategia che le ha portato successo. Molto più fosca e dalle tinte molto più aspre è la vicenda Heathcliff e Catherine di “Cime Tempestose” in cui l’ardito sentimento dei due protagonisti ha un prezzo molto alto in quanto i componenti di due famiglie vengono completamente sterminati dalla pazza furia di Heathcliff. La letteratura Occidentale e Orientale è ricca di storie d’amore contrastato: Shakespeare in “Romeo e Giulietta”, tragedia molto famosa, in cui i Montecchi e i Capuleti sono anch’essi “puniti” questa parola risuona alla fine della vicenda nelle espressioni del poliziotto: “All are punished”(Tutti siamo stati puniti). Ariosto nell’ “Orlando Furioso” racconta di una follia d’amore, Orlando impazzisce per un amore non ricambiato, egli si era innamorato perdutamente di Angelica principessa del Catai, l’unico modo per disamorarsi sarà quello di bere nella fonte dell’odio. Anche Dante Alighieri con il Dolce Stil Novo ci descrive l’amore, un sentimento candido e puro in cui la donna veniva descritta come un angelo, infatti nel Sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare” ci descrive la sua Beatrice: “Ella va sentendosi laudare benignamente d’umiltà vestuta e pare che sia una cosa venuta dal cielo in terra a miracol mostrare”, quando parliamo di Dante e dell’amore non possiamo non citare Paolo e Francesca del V canto dell’Inferno, questi due amanti si erano amati fino alla morte, tanto per morire a causa del loro stesso peccato, la lussuria, ma il loro era vero amore tanto da finire all’Inferno insieme e spartirsi le sofferenze. In ogni caso spesso è come se il vero amore coincidesse o con la morte o con la follia, infatti tutti i personaggi delle storie che qui ho avuto modo di analizzare, se contrastati fino alla fine o muoiono o impazziscono, è come se l’Eros profondo abbracciasse la morte, il Thanatos, oppure aprendoci alle opere moderne l’amore se è impedito, porta con sé uno struggente senso di solitudine, un abisso dell’anima dal quale è impossibile poterne uscire. Questo è il caso di Madjiguène Niang nel suo romanzo “La sentenza dell’amore” Mahè e Bebè vivono un amore dilaniato dalle differenze di caste senegalesi che alla fine li porterà ad allontanarsi, Mahè avverte però nel suo intimo uno splin baudelairiano che non la abbandona, perché la distanza da Bebè è stato un dolore forte che non ha potuto digerire. In “Memorie di una geisha” Artur Golden offre al lettore lo stesso panorama: “L’impossibilità di amare”. L’unica cosa che non poteva permettersi una geisha era l’amore, era vietato per lei amare davvero. L’amore in ogni storia dà una sentenza che sia la morte, che sia la follia, che sia la solitudine, questo sentimento ha un prezzo da pagare, una caparra che gli innamorati devono per forza scontare per definirsi agli occhi degli altri tali. Bauman nella nostra società post-moderna ha definiti i sentimenti liquidi. Queste vicende con i suoi eroi ci fanno comprendere che essi possono morire, ma le loro storie rimangono eterne, incise nella storia dell’umanità. E Voi lettori non pensate che i “grandi amori” non muoiono mai rimanendo vivi nelle storie di chi li narra?
“L’amore per me non porterà che un solo nome: Bébé. […] Bébé era l’ossigeno inspirato, necessario alla mia vita, contro l’espulsione dei veleni e del fiele della vita a due..”cit “La sentenza dell’amore” di Madjiguène Niang.

Sabrina Santamaria

Photo web: Francesco Hayez “Bacio” olio su tela

PRESENTAZIONI: ABOUT LUIGI MAIONE “ASSASSINI SI NASCE” 

(by I.T.K)

Parlando di Luigi Maione bisogna sottolineare soprattutto la sua illimitata poliedricità. L’artista cammina con grande libertà d’espressione sulle strade della creatività musicale e grida, senza alcuna inibizione, raccontando la sua “spavalda follia e ribellione” attraverso i versi di estremo impatto emotivo. “Assassini si nasce” – il titolo del suo ultimo CD è come CREDO, un comandamento da seguire. Maione è “un assassino” della banalità, dell’arte melensa e noiosa, “uccide” l’inutile retorica e le regole, si ribella descrivendo senza scuse ogni malessere e ogni dolore, esplode nelle strofe musicali oppure coi versi ardenti come lava. Non chiede il nostro perdono né il falso plauso, è sempre indipendente e imprevedibile. Affascina e turba, fa discutere, mai passa inosservato, la sua forte personalità attira sempre l’attenzione del pubblico sia durante le performance musicali, sia quelle poetiche. Si fa amare, a volte odiare, è come un’immensa ondata di calore che travolge distruggendo oppure riscaldando ogni ascoltatore, ogni lettore. Disinibito e coraggioso durante i reading letterari si distingue sempre grazie alla sua voce potente e al suo indiscutibile “talento teatrale”. Merita! E non lo dico per buonismo, Maione è un artista che sicuramente arricchisce la storia. 

Izabella Teresa Kostka 

BIOGRAFIA 

Musicista e poeta. Napoletano residente a Milano. 
Cantautore del Club Tenco (1995). Poeta (Premio Poesia Capodieci, Roma 1982)
Luigi Maione è il chitarrista storico del Rhapsodija Trio, il celebre gruppo milanese di musica zigana e klezmer, con cui ha inciso diversi cd.
Ha lavorato con Michele Serra, Antonio Albanese, Moni Ovadia, Antonella Ruggiero, La Compagnia di teatro danza Abbondanza-Bertoni, la danzatrice e attrice portoricana Kesia Elwin, la cantante inglese Rachel ‘o Brien, le attrici Benedetta Laurà e Debora Mancini e tanti altri… Ha partecipato a diverse colonne sonore di film tra cui  “Pane e Tulipani”  e “Agata e la Tempesta” di Silvio Soldini. Nel film Il Mnemonista di Paolo Rosa, è anche apparso in video.    
Ha lavorato e inciso con la band afro-beat, Mamud Band, col cantante e flautista israeliano Eyal Lerner, col sassofonista Massimo Cavallaro, e l’ Ensamble arabo- israeliana NUYALLA,con cui svolge concerti per la pace.

Attualmente sta promuovendo il suo ultimo lavoro discografico ASSASSINI SI NASCE.

Maione su YouTube:

https://youtu.be/29SdJD-op0M

Al “Verseggiando sotto gli astri di Milano ” BookCity 2016: 

https://youtu.be/PtupNh5hIzc 
Alla serata “Anime vaganti ” 12° Verseggiando sotto gli astri…: 

https://youtu.be/L0H7AodhII4

Alcuni testi scelti: 

Tutti i diritti riservati all’autore 

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