“CONCHIGLIE CAURIES POETI AFRICANI” DI ABDEL KADER KONATE a cura di SABRINA SANTAMARIA 

“Conchiglie Cauries Poeti Africani” di Abdel Kader Konate

“Io non sono nero/ io non sono rosso/ io non sono giallo/ io non sono bianco/ non sono altro che un uomo. Aprimi fratello! Aprimi la porta/ aprimi il tuo cuore/ perché sono un uomo/ l’uomo di tutti i cieli/ l’uomo che ti somiglia!” cit. della poesia “Aprimi fratello!” di Rene Philombe.

Spesso immaginiamo l’Africa come un continente molto lontano da noi, lo pensiamo come un territorio poco fertile, come colonia, come terra assoggettata alle grandi potenze europee, ebbene, questo è in parte vero perché questi assunti la storia ci ha insegnato, sappiamo che i confini dell’Africa non sono geografici, ma politici, cioè divisi a “tavolino” duranti i trattati di pace dalle grandi potenze europee, avvenimenti politici davvero accaduti, basti pensare alle vicende sociopolitiche del novecento. La lettura di questa raccolta poetica ha suscitato in me diverse riflessioni che, a mio modesto parere, potrebbero essere una chiave di volta per comprendere almeno in superfice l’opera di un autore africano. Il titolo “Conchiglie Cauries Poeti africani” mi fa pensare ad una personificazione di un elemento naturale quale è la conchiglia, essa può stare in mare, come in spiaggia, può essere bagnata, oppure esposta continuamente al sole, quindi rimanere anni nella siccità, questa condizione è quella simile al poeta africano; per certi versi può trovarsi in un mare di emozioni, travolto dalla musicalità, dai colori, dai sapori della sua terra, quindi ispirato dalla bellezza del suo continente ha possibilità di salvezza, può emergere ed allo stesso tempo immergersi eterogeneità del bello, ma un uomo sensibile come un poeta può sentirsi travolto dall’immensità delle problematiche sociali, politiche, storiche del continente in cui vive, quindi restare anni in una condizione di aridità sul piano delle emozioni, dei sentimenti, dei vissuti. I nostri poeti africani sono appunto “conchiglie” scagliate nell’immensità dell’universo della loro vita, si precipitano come uomini pieni di umanità e di coraggio, scrutando la “bellezza” laddove un uomo qualunque vedrebbe solo il deserto più assoluto, il silenzio che sgomenta, che percuote gli stati d’animo più fragili, invece i Nostri poeti hanno la forza di prendere la loro penna e narrare, non solo se stessi, ma anche tutti i protagonisti delle loro storie, i posti dove sono vissuti come sono, senza remore o nascondimenti. Le loro poesie sono inviti alla solidarietà, al vero senso di “umanità”, spesso sono dei veri e propri Inni alle loro terre. Nella raccolta poetica sono stati accostati testi di Nelson Mandela e Senghor, autori che conosce anche il mondo letterario occidentale, questa scelta non é solo stilistica, ma ha un profondo significato, perché essa è la volontà piena ed incondizionata di voler creare una linea tra passato, presente e futuro. La storia dell’Africa come continente non è mai affrontata in modo approfondito nelle scuole europee, spesso si fa solo cenno alla segregazione razziale del Sudafrica, ai ku klux klan, agli anni di prigionia dell’ex Presidente del Sudafrica e alla sua lotta non-violenta per l’ indipendenza, tutti avvenimenti pedagogicamente e fenomenologicamente validi da affrontare, ma andrebbero accompagnati da premesse storiche più approfondite e spesso meno etnocentriche. Sarebbe necessario trattare aspetti legati alle loro culture, ai significati più nascosti e misteriosi delle loro culture, un insegnate dovrebbe partire da concetti antropologici sull’eziologia delle parole “mito”, “tribù”, “rito di iniziazione”, “magia”, “religione” e “dono”. L’antropologo Claude Levì-Strauss in “Tristi Tropici” ha sottolineato due modi del mondo occidentale di rapportarsi alla diversità: l’antropoemia e l’ antropofagia. Nel primo caso la diversità non viene accettata, non viene tollerata, le conseguenze di questo atteggiamento conducono a comportamenti xenofobici. Nel secondo caso, invece, l’altro concepito come diverso verrebbe completamente inghiottito, assorbito cultura altrui senza margine di possibilità di conservare nella quotidianità se stesso, il “Diverso” sarebbe quasi “costretto” inconsciamente ad un cambio di “rotta” rendendo ancora di più “inconsistente” la sua storia di vita in cui nell’oblio vi sono usi, costumi, affetti, sentimenti, riti che non può e non deve dimenticare. Proprio per quest’ ultima ragione i nostri poeti africani nei loro scritti hanno inciso musicalmente i loro versi attraverso varie figure retoriche quali anafore, allitterazioni (figure retoriche legate al suono), ma anche sinestesie (figura retorica che consiste nell’accostamento di oggetti, figure, immagini che si ricollegano a sensi percettivi diversi), non mancano in questa raccolta poetica figure retoriche del significato come metafore, similitudini, iperboli e qualche sineddoche. Per quanto riguarda le figure retoriche che riguardano la metrica il lettore più appassionato di una critica attenta della struttura dei versi può individuare il chiasmo, l’anastrofe e l’iperbato. È forte l’esigenza di questi autori di essere riconosciuti come persone al di là dell’appartenenza culturale e geografica, tanto che nelle loro espressioni ho sempre riscontrato la “Personificazione” non solo come figura retorica, ma come slancio vitale che ci conduce all’infinito.

“Dietro ogni sguardo
un infinito
un nome indefinito
un sogno predefinito
un universo, un’illusione, un infinito”.

Ultima strofa della poesia “Illusione” di Abdel Kader Konate.

Sabrina Santamaria
Foto dal web 

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ROBERTO SAVIANO E LA SUA CRITICA DELL’INENARRABILE a cura di SABRINA SANTAMARIA

Roberto Saviano e la sua critica dell’inenarrabile.

“La mafia è una montagna di merda” esclamò il giovane Peppino Impastato negli anni ’70 anche lui stesso come sappiamo fu trucidato dai Boss mafiosi solo per aver avuto il coraggio di affermare la “verità”, la riproduzione cinematografia “I Cento passi” ha scosso moltissimo le nostre coscienze. Quando si parla di “fenomeni mafiosi”, “mafia”, “angherie”, “Camorra”, “Cosa Nostra” non possiamo dimenticarci dei Giudici Falcone e Borsellino. Maria Falcone, sorella del magistrato ammazzato nella strage di Capaci, ha scritto diversi libri per far vivere nell’immaginario collettivo l’immagine del fratello che ha avuto quel tragico destino. Nel 2012 ha scritto con una giornalista, Francesca Barra, uno dei tanti libri di tutto rispetto “Giovanni Falcone un eroe solo” in cui ci racconta la storia di vita del Magistrato dalla giovinezza fino alla tragica morte per dimostrare che ciò che non morirà mai di “Noi” sono le nostre idee, le nostre buone azioni, i nostri ideali. Le nuove generazioni vanno educate alla Legalità, alla civiltà, alla solidarietà, al rispetto di se stessi e degli altri ecco perché altri due grandi autori Nicola Gratteri e Antonio Nicaso nel 2011 hanno pubblicato una raccolta di lettere di ragazzi di scuola secondaria di primo grado e secondo grado che si intitola “La mafia fa schifo” per sottolineare che i ragazzi non si rassegnano alle prepotenze, alle “angherie” di coloro i quali si sentono più forti, ma in realtà sono deboli. Quando lessi anni fa questo libro lettera dopo lettera mi resi conto di quanto i giovani siano stanchi di vivere in un mondo di omertà, di illegalità, di cattiveria allo stato puro. Ricordiamoci che i giovanissimi sono stati vittima dei fenomeni mafiosi, basti pensare alla vicenda atroce di Graziella Campagna vissuta in provincia di Messina a Saponara ammazzata nel 1985. Saviano, scrittore-giornalista e saggista italiano, ha narrato le vicende “affaristiche” e criminali della camorra nella sua opera “Gomorra” che è stata definita appunto “Un viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra e dei luoghi dove questa è nata e vive: la Campania, Napoli, Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa, Casapesenna, Mondragone e Giuliano”. In “Vieni via con me” lo stesso Saviano critica e mette in luce le inadempienze italiane, le verità agghiaccianti su storie di vita, calamità naturali(come il terremoto in Abruzzo), le incongruenze delle congregazioni religiose cattoliche dei paesini italiani le quali a volte non hanno saputo “puntare i piedi” con i boss mafiosi dei luoghi circonvicini tanto da accettare che fossero fatti i funerali religiosi di mafiosi defunti, proprio questi avvenimenti contorti il Nostro denuncia a gran voce senza remore e senza riserve. Saviano, d’altronde, ha sempre scritto con cognizione di causa denunciando anche un sistema mediatico di “massa” ,appunto, che non fornisce agli italiani le conoscenze, le competenze per comprendere davvero i fenomeni mafiosi, lasciando al buon intendimento del lettore la complicità politica sottaciuta di queste agghiaccianti vicende di cui si è discusso seppur in modo abbozzato in questo articolo. La recente morte del boss Totò Riina è un esempio emblematico degli sproloqui del Nostro Saviano in quanto anche in questo caso vi è stato un forte impatto mediatico: giornali, telegiornali, trasmissioni televisive serali hanno ricordato Riina a mio parere in modo esasperato e inopportuno, hanno ripercorso la sua vita(costellata solo di delitti atroci e crudeli) tappa dopo tappa, sarebbe stato molto più umano e solidale ricordare le sue vittime perché Riina è un capitolo nero, una pagina scritta di rosso(per tutto il sangue che ha sparso) da “ricordare per non dimenticare” per delitti aberranti che ha commesso. Noi italiani dobbiamo concentrarci di più sulle persone che la mafia la combattono e non la assecondano, uno di questi è Roberto Saviano il quale con la sua penna non si stanca mai di rendere “narrabile” ciò che ai molti apparirebbe come “inenarrabile”.
“Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave. Come se stesse galleggiando nell’aria, lo sprider, il meccanismo che aggancia il container alla gru, non riusciva a domare il movimento. I portelloni mal chiusi si aprirono di scatto e iniziarono a piovere decine di corpi. Sembravano manichini. Ma a terra le teste si spaccavano come fossero crani veri. Ed erano crani. Uscivano dal container uomini e donne.” Cit. dal romanzo d’inchiesta “Gomorra” di Roberto Saviano.

Sabrina Santamaria 
Foto dal web 

RITRATTI: VERONICA LIGA “PERESTROIKA POETICA”

(by I.T.Kostka) Come un vento fresco dell’Est arriva sulle pagine del nostro blog la poetessa di origine russa: Veronica Liga.  Innamorata fin dall’acerba giovinezza della cultura italiana, ha scelto il Bel Paese come “Seconda Patria”. Un’ interessante artista di variopinte sfumature: sviluppa e fa percepire la sua poliedricità attraverso i versi originali, stimolanti e, spesso, sorprendenti. Apprezza il simbolismo:  possiamo notarlo in numerose analogie mitologiche, ma non disdegna qualche verso in rima (usata piuttosto come un effetto sonore, un ironico scherzetto  linguistico, una divertente parentesi creativa), sperimenta con la forma costruendo le proprie liriche in piena libertà d’espressione. Volete mettere un’etichetta sulla sua scrittura? Nulla di più difficile. Veronica Liga cambia come un camaleonte, stuzzicando ogni lettore senza inibizioni. Personalmente percepisco una certa dose di ribellione e di estrema indipendenza nei suoi versi, la grande forza di carattere che sgorga dalle sue poetiche creazioni come la storica “Perestroika”. Non riuscite a fermarla!  Un linguaggio moderno, quello della Liga, con alcuni segni dei nostri multietnici e multiculturali tempi (qualche parola in inglese, come all’epoca dell’internet accade, rende più contemporanea e “quotidiana” la dialettica). La Liga partecipa spesso alle letture poetiche e agli Slam Poetry. Questa ricca attività influenza anche i suoi scritti: la loro struttura ed espressività sono ben adattabili al palcoscenico, alle performance live molto popolari tra le giovani generazioni  (Slam, Angelico Certame, maratone poetiche etc.etc.). “Verso – spazio letterario indipendente ” accoglie con piacere questa scintillante e “imprevedibile” artista. In bocca al lupo Veronica!

● NOTA BIOGRAFICA 

Veronica Liga nasce e si laurea in lingue a San Pietroburgo. La sua adolescenza coincide con gli anni dei grandi cambiamenti – la “Perestroika”, la caduta dei regimi socialisti nel mondo. Dalla più tenera età nutre una passione per la lingua e la cultura italiana – passione che ha determinato le sue scelte di lavoro e di vita. Dopo aver visitato e girato l’Italia innumerevoli volte, nel 2003 si stabilisce in provincia di Como, dove ancora oggi vive e lavora come interprete. Trova naturale scrivere in quella lingua nella quale comunica e pensa al momento dell’ispirazione. Da anni collabora con diversi portali letterali, frequenta dei circoli culturali lombardi e non solo. I suoi testi sono stati musicati dal gruppo irpino “Nuove forme di Poesia”, dalla cantautrice modenese Almax, dal brianzolo Paolo Fan e dal francese Roudoudou. A maggio del 2011 con OTMA Edizioni pubblica il suo primo libro “Le parole sono segnali stradali”. Nel titolo sta la sua filosofia: “Le parole non possono trapiantare l’esperienza di un altro. Diventano però un dono prezioso – ed una missione per chi le genera – se vissute in questa chiave: come Segnali Stradali che indirizzano i pensieri, le vibrazioni verso i luoghi affini, condivisibili. Verso l’Incontro.”. A novembre del 2014 pubblica con “David and Matthaus edizioni” il secondo libro “Regolazione termica” dove continua ad esplorare il tema della ricerca del calore del Contatto.

● Alcune poesie scelte:

SABBIE MOBILI

Sabbie mobili
                   in un’invisibile clessidra…
Sabbie mobili
                   che bruciano i piedi…
Sabbie mobili
                   dove finisce ogni scarto ed ogni gemma…
Sabbie mobili
                   dove è dolce affogare…

Vorrei raggiungere
Il gelo permanente,
Romperlo, sbriciolarlo,
Mescolarlo alla sabbia calda!

E invece
scivolo con un fruscio
strisciando sulla superficie,
trascinata
dalle sabbie mobili

*

SOBRIETÀ MATTUTINA

La mattina
cambia le luci
e la scena –
Torna a cuccia
la iena…

Ti ritrovi
con un abito da sera
tanto zozzo
che pare ci sia scesa in miniera!..

La mattina
il risveglio tira
fuori dall’imballaggio
i tuoi nuovi compagni di viaggio:
i ricordi di ieri…

Li hai portati a letto
(addormentata in fretta)
senza accorgerti di loro,
forse senza amore…

Ma oramai c’è poco da fare:
starete insieme
finché Alzheimer non vi separi!

*

EVOLUZIONE DI UNA CORNICE

Volevo incorniciare il tuo nome
con le pietre preziose
dai migliori designer

Poi optai per una cornice nera
da fare con la biro nera.

Pensavo di riquadrare il tuo nome in nero
Poi smussai gli angoli.

Lo stavo cerchiando
Mi fermai a metà cornice,
Ad un mezzo cerchio:
Come un sorriso
sotto il tuo nome.

Ripassai più volte la biro sul sorriso
Che diventava sempre più spesso
Fino a trasformarsi in una barchetta.

Ci ho appoggiato il tuo nome
E l’ho affidato alle onde.

*

UN ABBOZZO DISPETTOSO

Presi un foglio bianco d’autrice,
un inchiostro con la schiuma,
una penna con la piuma
e ci scrissi: SONO FELICE.

Poi piegai il foglio in fretta
con l’inchiostro ancora fresco
per mandare la circolare
Urbi et orbi un messaggio solare!

Ma l’inchiostro non era asciutto
e si sparse dappertutto
nella fuga lasciando le orme
del messaggio oramai deforme,

E trovai fra le mie dita
un ammasso di carta sgualcita
ricoperto con le chiazze
dalle tinte e dalle forme pazze.

E ne feci una pallina
con dispetto da ragazzina,
E la getto contro i muri nemici
Fra di me e me felice!

*

MISSIONE PERSEO
(dedicata a tutti i fanatici sotto varie bandiere)

In una notte d’agosto che non finisce mai,
con 10 giorni che mancano sempre alla mia nascita,
aspettando il Sol-Leone che non sorge più
osservo lo sciame delle Perseidi
aritmico come tutti i pianti

è una lenta caduta degli dei
che volano senza più allenare le ali,
senza più valutare l’altitudine nel fumo tossico
senza rendersi conto se volano ancora nel cielo
o già negli inferi

Gli immortali prendono
la reminiscenza nera
mentre la testa del nemico
è attaccata al corpo e tenuta alta

Gli eroi che combattono i draghi
iniziano a ruggire, a coprirsi di squame
prima ancora che il drago nemico
perda la prima goccia di sangue

E non so se è più pericoloso
voltar loro le spalle e lasciarli fare
o guardar loro negli occhi e lasciarsi contagiare
da un virus che cambia i nomi e le parvenze
alla velocità del buio
e c’è spazio per tutti
in quel buco nero del suo dominio

Eppure c’è un mezzo per affrontarlo,
suggerito da Atena a Perseo:
lo scudo divino
LO SPECCHIO!

Tutti i diritti riservati all’autrice.

GIRAMONDO CULTURALE: FRA I CALVARI E LE CITTÀ DEL LIBRO a cura di LINA LURASCHI 

GIRAMONDO CULTURALE – Ultima tappa fra i Calvari e le Città del Libro

● KERGOAT – Chappelle de Notre Dame con Calvario e Cimitero
La Cappella Notre-Dame de Kergoat è un monumento che si trova nel comune di Quéménéven -(Finistere Bretagna). Rappresenta un’attrazione per i turisti durante il soggiorno nella regione.

E’ un paesino di circa 1.100 abitanti . Interessante, e meta di molti visitatori è appunto la Cappella situata all’interno di un Cimitero antico con l’immancabile Calvario.

 Cosa sono i Calvari ?

Pietra scolpita in verticale, i CALVARI, raccontavano i testi sacri, la vita di Cristo e dei Santi per immagini, con al centro la Passione e il Calvario. L’obiettivo era di farsi capire anche dalla gente semplice che non sapeva leggere. Per questo le figure sono ben definite con le teste sproporzionate rispetto al corpo per facilitare la comprensione delle espressioni. Venivano costruiti e commissionati a scultori e artigiani  per ringraziare la divina provvidenza per aver per esempio risparmiato il paese dalla peste o per chiedere perdono per chissà cosa. Spesso ad un calvario é associata una festa del perdono (appunto) a una data precisa dell’anno con processioni e costumi locali. Complessi religiosi di questo tipo sono molto numerosi in Bretagna: ne esistono una settantina soltanto nella Bassa Bretagna.

Foto di Lina Luraschi

● Fjærland  Norvegia. Città del libro.

Fino al 1985 Fjærland, cittadina norvegese il cui primo insediamento risale al tempo dei Vichinghi, era raggiungibile soltanto in barca. Qui libri e librerie si annidano nelle vecchie stalle e in diverse costruzioni rurali e da quando, nel 1996, la città ha aderito al progetto booktown, diventando una città letteraria, attrae ogni anno un flusso notevole  di turisti, tutti accomunati dall’amore per la lettura.

 Fjærland è una delle Booktown norvegesi poste ai piedi dello Jostedalsbreen, il più grande ghiacciaio dell’Europa continentale. Vecchi capannoni, case e persino un hotel sono stati trasformati in librerie che  sono aperte tutti i giorni dal 1 maggio al 21 settembre, ma la loro attività prosegue pure d’inverno, con minor frequenza e anche se “con la neve i librai devono trasportare i libri da un luogo all’altro sulle slitte, spesso trainate a forza di gambe“, racconta uno di essi.
Foto libreria tratta da web

I FRESCHI GERMOGLI: LAURA CALABRÒ

(by I.T.Kostka) Eppure non è morta quella forte voglia di poetare, di condividere le turbolenze e le inquietudini di un animo creativo. Quello spirito artistico di una ventenne fanciulla nata e avvolta nel calore di Messina. Passionale e intensa, come la Sicilia, vaga tra la ricerca e le classiche influenze, tra la riflessione e il giovane incolmabile ardore, tra le grida e le domande nate dalla sua penna. Un linguaggio incisivo, a volte con qualche dose di stilistica esaltazione dovuta alla dolce giovinezza, ma sicuramente di grande impatto emotivo. Laura Calabrò merita l’attenzione e con simpatia accogliamo i versi di questa esordiente artista nella nostra rubrica dedicata ai FRESCHI BOCCIOLI della letteratura. Al talento della giovane poetessa auguriamo una lunga e prolifica fioritura. 

● NOTA BIOGRAFICA

Laura Calabrò è nata a Messina il 12 aprile 1997, attualmente frequenta la facoltà di Scienze dell’informazione a Messina. È appassionata di giornalismo, ha avuto da sempre la passione per la scrittura, in particolare il suo amore per la poesia è nato per caso circa quattro anni fa quando si accinse a scrivere la sua prima poesia.

● Alcune poesie scelte:

“CARO THEO”

Scrivo per dei ciechi,
leggo a dei sordi,
nessuno comprende.
“Caro Theo..”
Solo la vista del
cielo mi fa sognare;
“Caro Theo..”
Solo dopo l’orizzonte
trovo la serenità.
Do vita a parole 
simili a crepe sui muri.
La mia penna seppur
consumata non smette di
dipingere parole su
un foglio ormai
troppo stanco.

*

L’INGANNEVOLE CUORE

Staccati da questo
corpo, oh anima!
Non vedi le brutture a cui
esso è soggetto?
Lascialo, lascialo morire,
dentro di sé ha un mostro
che lo divora, che
lo lacera.
Dentro il suo petto batte
il peggiore dei
mali.
Lascialo dov’è, incatenato
come Prometeo, lascia che
l’aquila divori
non il fegato,
ma il cuore,
costui è la causa
di una moltitudine
di mali, merita di
non esistere.
Anima, non avere compassione
dell’ingannevole cuore!
Ha una forza sovrumana,
lotta come un esercito
di arditi guerrieri,
resiste come uno scoglio
che s’affaccia sul mare
in tempesta,
seduce quanto la voce
di donna e uccide
senza pietà come la morte.
Non dargli ascolto, liberatene
piuttosto, oh anima, prima
che il suo nero
dolor invada ogni membra
dell’intelletto tuo.

*

LA SCALA INFINITA DI PENROSE

Al di sopra
di quest’ involucro
danzano le galassie
all’unisono;
le stelle si
preoccupano di
brillare sempre
più intensamente;
gli angoli oscuri
di quest’ universo
s’addolciscono e
alla vista appaiono
meno spaventosi.
Noi, invece,
camminiamo goffi,
muovendo i nostri
passi pesanti
su quest’infinita scala
di Penrose;
ci adagiamo su
quest’ intenso moto che
appaga i nostri
desideri distrutti.
Siamo degli esseri
stanchi, curvi
ma continuiamo a trascinarci
verso un finale
senza lieto fine.

Laura Calabrò

Tutti i diritti riservati all’autrice

“L’ANIMA DEL PENSIERO” DI MARCO MESSINA a cura di SABRINA SANTAMARIA 

“L’anima del pensiero” di Marco Messina

Questo libro è una breve raccolta di poesie in cui viene messo in risalto l’animo del giovane poeta; i versi contenuti in essa sono l’esempio chiaro e tangibile che il concetto di bellezza non ha generazione, non ha età, non ha confini territoriali o socio-culturali. Le poesie di questo giovane autore sono caratterizzate da un forte pathos, sentimentalismo, a tratti anche realismo, ma soprattutto ciò che il lettore prova approcciandosi a questi testi è un forte senso del dolore, ma anche l’amore profondo per la vita. Questi enunciati si interrogano sul significato, a volte misterioso, dell’esistenza. La poesia “Libero” contenuta in codesta raccolta, esprime appunto il desiderio incondizionato di volare con la fantasia; egli dice : ”Non sono un prigioniero”, con questa frase vuole sottolineare l’importanza di essere liberi dai vizi che ci rendono prigionieri, come la menzogna che il poeta stesso sottolinea. Un’altra poesia ad effetto è “Piove”, descrive il dolore, lo stato di pericolo, l’incombenza di una madre che in preda ad un alluvione è costretta a far salvare sua figlia e sacrificare la sua stessa vita, come sottolineano i seguenti versi: “Devi salvarti tu figlia mia, se la tua anima sarà salva lo sarà anche la mia”, l’autore esprime con le sue parole sommesse, cariche di emotività, l’importanza del sacrificio di un genitore. 
Io credo che la poesia per i giovani sia uno dei più bei mezzi di espressione, per comunicare i propri stati d’animo, le proprie emozioni, i propri sentimenti.

Poesia “Piove” 

Piove, piove forte
sei accanto a tua madre
che ti stringe forte.
L’acqua penetra nelle porte
tutto è sommerso,
tutto è disperso.
Lei ti copre ,ti protegge
é il tuo angelo custode.
La pioggia continua
e tutto va in rovina.
Hai paura, tanta paura.
Piangi,piangi perché lei soffre.
Le sussurri:”Mamma stringimi forte”.
La speranza è ormai persa.
Ma tua madre ha coraggio 
vuole portarti in salvo.
Ti prende in braccio,
ti spinge sul tetto,prova a seguirti.
Ma l’acqua sale sempre di più,
sta per travolgerla.
Ti sussurra piangendo :
“Devi salvarti tu figlia mia,
se la tua anima sarà salva 
lo sarà anche la mia”.

Questo testo stupendo ricorda le vite di chi in circostanze così orrende non è riuscito a salvarsi, ma l’animo dell’autore non estrinseca soltanto il dolore, ma anche la condizione del poeta che si sente un disadattato sociale, un incompreso dalla massa come ai tempi dei “poeti maledetti”, ad esempio Baudelaire, che descrive la condizione del poeta paragonandola a quella di un gabbiano o quando narra la vicenda della “perdita dell’aureola”, Marco Messina esprime la sua diversità,la sua particolare sensibilità attraverso la poesia “Libero”.

Non ho paura
non sono un prigioniero.
Non temo gli altri,
scrivo solo ciò che vero.
Mi sento libero
di osare
mi sento libero 
di raccontare, 
mi sento libero 
di emozionare.
Sono libero
dalla menzogna
e mai prigioniero 
della vergogna
perché non complice
di una carogna.
Sono un uomo che scrive
per passione,
Sono un uomo che vuol parlare
alle persone.
Sono un uomo che non si arrende,
perché non so cos’è un perdente.
Sono libero di odiare 
ciò che non so amare.

In questi versi scritti in un linguaggio molto semplice e colloquiale il poeta sottolinea la libertà che tutti coloro che scrivono dovrebbero possedere, la libertà di scrivere ciò che è vero, di scrivere per emozionare, per affascinare e non essere, invece, asserviti ad una casa editrice o ad un giornale che comandano ciò che bisogna scrivere. È un invito ad essere liberi anche se disapprovati solo in questo modo non si riceverà un falso elogio, ma la società proverà invidia o stima per il proprio coraggio.
Per ulteriori curiosità è sempre possibile visitare la pagina Facebook dell’autore che si intitola: 
“Poesie di Marco Messina”.

Sabrina Santamaria 

Foto dal web 

INTERVISTE VIP: GUIDO OLDANI (poeta, padre del Realismo Terminale) a cura di Izabella Teresa Kostka 

INTERVISTA AL MAESTRO GUIDO OLDANI (poeta, padre del Realismo Terminale) a cura di Izabella Teresa Kostka 

Un compito emozionante quello di intervistare uno dei personaggi più significativi e importanti della poesia italiana del Novecento: il Maestro Guido Oldani, padre del Realismo Terminale, nato nel 1947 a Melegnano in provincia di Milano; per riassumere in poche parole il suo valore artistico, cito testualmente uno stralcio dell’articolo pubblicato su “La mia poesia” (http://www.andrealucani.it/guido-oldani.html): ” (…) attualmente  una delle voci poetiche internazionali più riconoscibili (…)”.

Eviterò di trascrivere l’intera biografia dell’artista, che può essere consultata integralmente dal sopra citato link e sul sito “La Poesia Italiana del Novecento” (http://www.italian-poetry.org/oldani.htm)

1 – I.T.K.:  Buongiorno Maestro Oldani, innanzitutto vorrei ringraziarLa per aver accettato di partecipare a questa intervista e per la disponibilità nei confronti dei lettori che non vedono l’ora di approfondire la Sua preziosa conoscenza. Guido Oldani, fanciullo, è nato appena dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, muovendo i Suoi primi passi nel cuore della nebbiosa Pianura Padana ricca di risaie. Caro Guido, raccontaci un po’ della tua infanzia e soprattutto spiega come è nata la passione per la scrittura. 

G.O.: Sono nato sulla riva del fiume Lambro, da cui prendevo il pesce durante le esondazioni e in cui intingevo i piedi durante la calura. Del resto, proprio in un fiume ho imparato a nuotare e forse, l’idea di farlo controcorrente, è diventata un archetipo della mia esistenza, pratica e teorica. La nebbia era la piscina in cui nuotava l’anima. Mi ci sono sempre trovato bene, considerandola un privilegio per il pensiero: una specie di pensatoio. La mia è una terra ricca di verde, che è, è vero, il colore della povertà ma anche quello della speranza, determinante virtù teologale. Ho imparato a conoscere e distinguere bene le stagioni fra di loro, forse per questo considero Vivaldi il maggior musicista che sia mai vissuto. Il bello della mia infanzia, mio padre era operaio, è stata la fatica disumana per conoscere adeguatamente la lingua italiana, così, già da piccolo leggevo i quotidiani giornalmente ed avevo il dizionario della lingua italiana come secondo vangelo. La passione per la scrittura nasce insieme a questa ossessione per apprendere le parole. 

2 – I.T.K.:  Quali erano i tuoi “Maestri del passato” preferiti, quelli che, forse, hanno influenzato di più la tua crescita interiore e anche quella come poeta?

G.O.: Ho amato molto i narratori russi dell’800, così come Stendhal de “Il Rosso e il nero” e  “Sotto il sole di Satana” di Bernanos, che certamente hanno fatto parte della mia crescita interiore. La poesia, invece, restando nel 900, credo debba qualcosa a Clemente Rebora, Osip Mandelstam e Cesare Pavese di “Lavorare stanca”. 

3 – I.T.K.: Hai scritto sulle principali riviste letterarie del Novecento, pubblicando nel 1985 la prima raccolta ufficiale  “Stilnostro” (CENS). Quale avvenimento ha fatto nascere in Te la voglia di “fare il poeta” per professione e quali erano i tuoi scopi principali come artista? Cosa intendevi trasmettere attraverso le tue opere?

G.O.: Ho avuto familiari artisti: musicisti, scultori e pittori. Nessun letterato. Sono un uomo per la totalità. Le cose fatte con orari stability e quindi parziali mi sono sempre parse come un pressapochistico dilettantismo. Ho bisogno dei sempre e degli assoluti. Mi innamoro perdutamente solo di quello che non è in vendita e che non si può comprare. Mi piacerebbe poter credere di aver contribuito a rendere appetibile l’idea dell’interminabilità dell’esperienza umana ed artistica.

4 – I.T.K.: Dopo “Stilnostro” (1985) sono state edite numerose raccolte poetiche tra cui “Sapone” (Kamen 2001) e “La betoniera” (LietoColle 2005), inoltre sei presente sulle pagine di alcune importantissime antologie pubblicate da Garzanti, Einaudi e Mondadori. Come è maturata la tua scrittura e quali mutamenti ha subito nel tempo? Avevi già in mente un progetto concreto riguardante la nascita di un nuovo movimento,  di una fresca e “rivoluzionaria” estetica stilistica? 

G.O.: La mia scrittura è fatta essenzialmente di due periodi. Il primo è quello dei gerundi e dei participi passati, che riescono a ritagliare descrizioni potenti e girare intorno alla possibilità dell’assoluto. Un’esperienza nobile quanto pericolosa, perché è come far camminare insieme la luce e le ciabatte. Il secondo periodo è quello del Realismo terminale. All’inizio non avevo progetti ma, duellando con la vita, lei ti massacra e ti fa crescere di statura ma soprattutto la vista.

5 – I.T.K.: Nel 2010 è uscito un tuo saggio intitolato “Il Realismo Terminale”, che è stato tradotto anche negli Usa. Sei considerato ideatore e padre della similitudine rovesciata e dell’appena citato “Realismo Terminale”. Spiegaci meglio la genesi e il significato di questi termini, potresti focalizzare le caratteristiche principali del nuovo movimento che ha cambiato la letteratura contemporanea per sempre?

G.O.: Il termine Realismo ha mille significati. Io intendo esclusivamente quello che si ha nel terzo millennio, allorché la maggior parte degli abitanti del pianeta vivono nelle betoniere delle metropolis, in continuo mescolamento con gli oggetti, che insieme a loro si vanno accatastando progressivamente. Per Terminale si intende che i popoli si avviano a concludere il viaggio dell’ammucchiamento nelle metropoli. Questa situazione irreversibile, muta irreversibilmente noi e i nostri linguaggi, credo in tutte le arti. Credo che si diventi un po tutti progressivamente Realisti terminali, come tutti gli uccelli, se non sono dei tacchini, sono destinati a volare.

6 – I.T.K.: Credi che le stilistica del R.T. possa rispecchiare pienamente i nostri tempi inquieti, aiutando a esprimere tutto il disagio e la “claustrofobica sottomissione agli oggetti” di cui siamo schiavi? È la ribellione e l’urlo del poeta oppure la naturale e progressiva trasformazione dello stile e del linguaggio? Oppure si tratta di una vera filosofia?

G.O.: Questa è una domanda molto forte, perché se da una parte ci si sottomette progressivamente agli oggetti, al contempo una parte di noi si ribella e, come per destino lieto e fatale, si va totalmente modificando la nostra comunicazione. Sicuramente ciò è anche materiale per i  filosofi, anche se al momento sembra prevalere l’ignoranza volgare dei cuochi. 

7 – I.T.K.: Nel 2016 hai curato insieme a Salvatore Contessini e Diana Battaggia il volume intitolato “Verso  il Realismo Terminale. Novecento non più”, edito da La Casa Felice Edizioni. Un progetto coraggioso che come intento desiderava invitare i poeti all’approccio con questa stilistica.  Alle selezioni degli elaborati hanno risposto molti scrittori e poeti dei nostri tempi, tra cui anche la sottoscritta: come giudichi l’antologia pubblicata? Siamo stati capaci di avvicinarci in modo soddisfacente al “nucleo” della similitudine rovesciata e del R.T.? Puoi giudicare positivamente le poesie selezionate oppure si percepisce soltanto una sperimentazione basata sulle linee guida del movimento? 

G.O.: L’antologia 900 non più è stata come dissodare un terreno nel deserto, per farvi nascere una foresta. Si tratta di una esperienza naturale e significativa, che ha permesso di rinvenire testi e autori, alcuni dei quali non fatico a immaginare potranno integrarsi nel movimento, che, avendo una sua intrinseca natura dialettica, non può che vedere con molto favore questo prezioso poetare in atto.

8 – I.T.K.: Sei sicuramente tra i personaggi di più grande rilievo letterario nazionale e internazionale dei nostri tempi. Purtroppo, come ben sappiamo, la poesia è considerata come unarte in uno stato di profonda crisi d’identità: come consideri i poeti contemporanei italiani nel panorama europeo ed internazionale? La loro voce si distingue tra la folla oppure spariscono nel vuoto? Si può scoprire e proporre ancora qualcosa di nuovo oppure tutto è già stato “scritto e inventato”?

G.O.: Temo che la poesia italiana subisca una grave ipoteca del 900. È come se non ci si rendesse conto che fra il secondo e il terzo millennio cè di mezzo un infinito. Vedo molti poeti, persino con baldanza, essere trascinati al guinzaglio del 900. Sgombrare il cadavere del 900 dai nostri piedi è l’unica possibilità nella quale abbiamo totale fiducia, perché niente è già stato scritto e inventato di quello che abbiamo incominciato a fare insieme.

9 – I.T.K.:  Nei tempi dei social network la scrittura e la poesia sono diventate forma di un particolare esibizionismo. Scrivono quasi tutti e pubblicano on-line effettuando una vera “caccia ai like”. Secondo te è la strada giusta? Qual è il tuo parere sullo sviluppo di questa forma d’arte mediatica? Ha qualche significato e valore che possa influenzare la crescita della “vera e buona scrittura “? Cosa pensi di numerosi reading, Slam Poetry e concorsi che nel nostro Bel Paese proliferano senza limite? 

G.O.: C’è un fenomeno di scrittura di massa, in atto nei social network così come nella pagina. Credo che i concorsi siano sostanzialmente dannosi: una specie di dittatura del niente esercitata sul nulla. Le esperienze di slam poetry, come le altre che ho citato, vanno considerate nella loro interezza, nel loro assiepamento, nella loro moltitudine complessiva. Sono opera in sè, come il mosaico nelle arti figurative. Da queste situazioni, le singole voci devono però prendere il largo, decollando singolarmente o in piccoli gruppi di significazione. Alla fin fine, la poesia è come il respiro. Esso è individuale; un’esperienza di vita esattamente come l’arte e in particolare la poesia.

10 – I.T.K.:  Come artista, poeta e soprattutto come Uomo, quale consiglio daresti alle giovani generazioni di esordienti? Che cosa significa “il successo e l’affermazione “? Nel mondo soggiogato dal lucro si può ancora parlare di “carriera poetica”? 

G.O.: Basta che finisca una trasmissione televisiva e il conduttore, notissimo a milioni di persone, il giorno dopo è sparito nel nulla. La poesia non ha mai avuto molto a che fare con l’esperienza finanziaria. Tuttavia, quello che so, è che vi sono poeti magari scomparsi nel disagio, ma che ricordiamo con deferenza a secoli e millenni di distanza. Non riesco a fare memoria di un solo banchiere che sia stato coetaneo dei maestri citati. Davvero incredibile la carriera poetica.

11 – I.T.K.: Maestro Oldani, Ti ringrazio di cuore per il prezioso contributo che ci hai dato e credo profondamente che la Tua arte sopravviverà e continuerà a stimolare le menti dei futuri “freschi germogli” della letteratura. È stato un enorme onore e piacere ospitarTi sulle pagine di questa intervista.  Ringrazio con stima e affetto per il tempo dedicato ai nostri lettori. Alla prossima volta!

 
Intervista rilasciata dal maestro Guido Oldani a Izabella Teresa Kostka per la rivista letteraria “Euterpe” e per il blog “Verso – spazio letterario indipendente”.

Settembre 2017

Tutti i diritti riservati agli autori. 

Foto dalla pagina ufficiale Facebook del poeta

INTERVISTA A CARMINE LAURENDI a cura di SABRINA SANTAMARIA 

Carmine Laurendi è un giovane poeta che in questi ultimi anni ha pubblicato due raccolte poetiche: “Ti pensu notti e ghiornu Bagnara” e “Ogni cosa cu so tempo”, spesso nelle sue liriche esalta l’amore per il suo paese natio, Bagnara oppure snocciola con grande stile spunti e riflessioni attuali  e di carattere sociale.

S.S.: Quando è stato il tuo primo incontro con la poesia?

Mi sono avvicinato alla poesia subito dopo la morte di mio padre. Grazie ad essa sono riuscito a liberarmi del peso che  mi portavo dentro.

S.S.: A quale poeta della letteratura ti sei ispirato maggiormente? Sempre se c’è uno stile che più di tutti ti ha affascinato…

Non mi ispiro a un poeta o a uno stile in particolare. La mia poesia nasce spontaneamente, da un attimo, da un pensiero o da una riflessione. Apprezzo tuttavia l’ermetismo di Salvatore Quasimodo, e recentemente ho iniziato a leggere con passione le opere di un poeta originario della mia terra, Vincenzo Spinoso.

S.S.: Cosa ti ha particolarmente spinto a pubblicare due raccolte poetiche?

L’idea di pubblicare le mie raccolte poetiche è nata dai commenti, dai suggerimenti e dalle critiche costruttive dei miei amici e dei miei compaesani. Dal loro interesse sono scaturiti i miei libri.

S.S.: Secondo te cosa la poesia può ancora  trasmettere alle nuove generazioni?

Alle nuove generazioni la poesia può ancora trasmettere un’idea di bellezza, di purezza, di spontaneità, valori quanto mai necessari in questo mondo confuso.

S.S.: Quale potrebbe essere il suo messaggio?

La mia vena poetica ha origine dal luogo in cui sono nato, dalle mie origini e dallo studio costante. Contestualmente cerco sempre di essere aperto verso altre culture e nuovi orizzonti. Le mie poesie, spesso, hanno risvolti dal punto di vista sociale…

S.S.: Per quali fenomeni sociali pensi che la poesia possa essere incisiva?

La poesia è una forma d’arte, e come tutte le arti potrebbe allontanare i giovani dalla strada, attirando la loro attenzione e offrendogli una speranza. In questo senso, mi sento di poter affermare che la poesia ha un ruolo salvifico.

S.S.: Al centro delle tue liriche metti sempre il tuo paese natio, Bagnara, pensi che lo spirito del poeta sia quello di mettere al centro i luoghi in cui viviamo? Oppure bisogna essere “cittadini del mondo”?

Io parlo del mio paese non perché sia speciale, ma perché lo amo. Questo amore lo rende unico. Allo stesso modo chi legge le mie poesie, attraverso le mie parole rivive l’amore per il proprio paese e le proprie origini.

S.S.: Secondo te la poesia è il sentimento più profondo dell’essere umano? Oppure è il frutto di un’erudizione attenta e continua?

Sono due espressioni simbiotiche, nel senso che la poesia nasce spontaneamente come espressione profonda dell’anima, ma poi si evolve in erudizione, come allenamento costante.

S.S.: Qual è il ruolo del poeta nella società attuale? E rivestendo questo ruolo come potrebbe agire ?

Il poeta non deve ergersi a giudice, né pontificare. Nella società odierna il poeta deve essere soprattutto una persona umile che cerca di far riflettere il pubblico attraverso i suoi pensieri e le sue emozioni.

S.S.: Per esprimere con i colori o con la musica la tua poetica a quale quadro  o composizione musicale ti riferiresti?

Le opere di Renato Guttuso esprimono al meglio il mio modo di fare poesia. 

Vi ringrazio per questa opportunità che mi avete regalato , mi avete reso ospite su questo blog stupendo. Alla prossima. 

L’intervista a cura di Sabrina Santamaria, 2017.

VERSO CONSIGLIA: IL 2° ANNIVERSARIO DEL PROGRAMMA “VERSEGGIANDO SOTTO GLI ASTRI DI…” A COMO IL 13.10.2017

LA SERATA STRAORDINARIA A COMO – LA VERA UNIONE DELLE ARTI “ALLA CORTE DI APOLLO ” il 2° Anniversario del programma “Verseggiando sotto gli astri di…”:

– 21 poeti selezionati dal bando
– 6 gruppi per totale 9 artisti musicisti e cantautori 
– 2 attrici / performer teatrali
– un breve intervento letterario sulla “Unione delle arti”. 

Ospite d’Onore di altissimo rilievo: GUIDO OLDANI (padre del Realismo Terminale)

E… tante tantissime emozioni. Non mancate! 

13 ottobre ore 18.00
Salone Enrico Musa dell’Associazione Carducci 
Viale Cavallotti 7, COMO
INGRESSO LIBERO (sala offre circa 250 posti)
Cena facoltativa (su prenotazione)

Per qualsiasi info potete contattare: verseggiando.eventi@yahoo.it

Conducono:
Izabella Teresa Kostka e Lina Luraschi