Intervista al cantante Alberto Amati: “La musica fa parte del mio DNA” (a cura di Izabella Teresa Kostka)

(by I.T.Kostka)

Ho conosciuto Alberto Amati un po’ di tempo fa su Facebook e, nel mese di dicembre del 2019, ho assistito con piacere a uno dei suoi concerti in Polonia, nella mia città natale di Poznań. Il suo sorriso contagioso e la gentilezza hanno conquistato con facilità il pubblico polacco, permettendo ad Alberto di realizzare i sogni e di continuare con successo la carriera artistica.

In questi giorni abbiamo parlato tanto ed eccomi qui con un’intervista in esclusiva e con un saluto speciale tutto per Voi:

” Buongiorno a tutti cari italiani, in questo momento difficile per tutti volevo ringraziarVi per il vostro coraggio e forza d’animo. Vi auguro una buona lettura e spero che a breve torniamo alla nostra vita normale” (A.A.)

1. I.T.K.: Com’è iniziata la tua avventura con la musica? È stata una scelta personale voluta oppure dettata dalle coincidenze della vita?

A.A.: Avevo circa 6 anni e la mia vicina di casa studiava pianoforte, ascoltavo per ore i suoi studi ed ero affascinato dal fatto che con le mani si potessero creare suoni e melodie. Volevo assolutamente provare anche io e a Natale di quell’anno mio padre mi comprò il primo organetto. A 14 anni dopo anni di studi privati fui ammesso al Conservatorio Giuseppe Verdi di Ravenna ma lo abbandonai dopo un anno perché non riuscivo a conciliare gli studi musicali con quelli scolastici. Non abbandonai mai la musica, da solo infatti cominciai ad arrangiare al pianoforte i pezzi di musica leggera che mi piacevano cantandoci sopra, con gli anni poi mi appassionai più al canto che allo strumento.
Diciamo che la musica fa parte del mio DNA, mio nonno materno infatti era maestro di sassofono classico
e mio padre come mia sorella maggiore sono intonatissimi nel canto.

2. I.T.K.: Cosa significa essere un artista per te? Hai paura del contatto diretto con il pubblico oppure gli eventi live ti donano le ali?

A.A.: Un artista deve sapere regalare emozioni al pubblico, non annoiarlo e trasmettere la propria passione
e amore per la musica. Ho avuto paura prima di salire sul palco della Filarmonica di Cracovia circa due anni fa, ero ospite in un Festival Italiano e dovevo cantare quattro canzoni con questa super orchestra di professionisti dal vivo, avevamo fatto solo mezz’ora di prove la stessa mattina, il teatro era pieno e prima di salire sul palco avevo il cuore in gola. Appena cominciai a cantare sparì tutta l’ansia e finito l’ultimo pezzo non avrei mai voluto scendere da quel palco.
Sinceramente più c’è pubblico e più mi carico, soprattutto quando mi accorgo che si stanno divertendo come me e stanno apprezzando la mia esibizione.

– Concerto a Cracovia:

https://www.youtube.com/watch?v=jmWdN18Bq_k

3. I.T.K.: Raccontaci della tua vita in Polonia: qual è stato il motivo e quando è nata la decisione di traslocare in questo Paese?

A.A.: Nel 2008 iniziò la crisi economica mondiale, lavoravo in un’azienda chimica norvegese che produceva ingredienti per medicinali e durante la cassa integrazione concepii l’idea di trasformare quello che ormai era diventato solo un hobby in un lavoro. Dopo il trasferimento, l’inizio non fu dei più facili, trovarsi in un Paese estero senza conoscere la lingua e la poca esperienza furono gli ostacoli più grandi. Con il tempo migliorai la lingua e il bagaglio d’esperienza fu più ampio e così tutto diventò più facile.
Fondamentali poi per crescere furono i consigli di Gerardo Russo, una gentilissima persona che gestiva dei locali in Polonia dove andai qualche volta a cantare e di Roberto Zucaro un cantante italiano che si esibiva in Polonia già da molti anni. Devo molto a queste due persone, i loro preziosi consigli mi hanno fatto saltare ulteriori anni di gavetta, il che non è poco.

4. I.T.K.: Vedi qualche differenza tra la comunità artistica italiana e polacca? Dove ti senti più apprezzato?

A.A.: Il pubblico italiano è più esigente, bisogna essere continuamente aggiornati con le novità, mentre
il pubblico polacco è più legato ai successi italiani di qualche decade fa e questo rende più facile il lavoro. Riguardo la comunità artistica non posso fare confronti, posso dire che negli anni ho conosciuto qui
in Polonia artisti bravissimi e con molti di loro ho costruito anche un ottimo rapporto di amicizia e collaborazione, con altri meno.

5. I.T.K.: Quali sono i tuoi pregi e quali invece i difetti?

A.A.: Non sta a me dire quali sono i miei pregi ma alle persone che mi conoscono e con cui ho collaborato, peccherei infatti di poca umiltà e soprattutto farei l’errore di essere poco coerente. Sui difetti invece possiamo aprire un fascicolo di 100 pagine, posso riassumere in qualche riga. Pecco spesso di ingenuità, mi innervosisco subito e a volte esplodo in vere e proprie crisi di ira, in quei momenti potrei distruggere la stanza dove mi trovo. Diciamo che non ho la via di mezzo, passo da una calma estrema a un’ira funesta in pochi secondi.

6.I.T.K.: Il COVID-19 ha cancellato tanti progetti culturali, cambiando la vita di tutti gli artisti. Qual è il tuo rimedio contro la depressione e la tristezza di questi giorni?

A.A.: Il nove marzo 2020 ho avuto l’ultimo concerto in pubblico, poi è stato un susseguirsi di annullamenti, mi è dispiaciuto tantissimo per esempio non poter tornare a Cracovia dove era in programma un mio concerto caritativo per la raccolta fondi contro il cancro. Erano stati venduti tanti biglietti e il teatro era già quasi tutto pieno. Avevo inoltre già pronto per la stampa il mio secondo cd nonché gli arrangiamenti nuovi per la stagione 2020.
La situazione per noi artisti si è fatta e sarà molto problematica, viviamo quasi dimenticati e senza aiuti, inoltre siamo stati il primo settore a fermarsi e saremo l’ultimo a ripartire. D’altronde ci esibiamo in eventi dove il distanziamento sociale è nullo e gli assembramenti di persone sono la caratteristica principale. Pensare di tornare a lavorare solamente ad emergenza completamente finita rende tutto sempre più difficile da accettare, soprattutto ora che molti settori stanno già ripartendo. Devo ammettere che ho passato questi mesi in completo isolamento, passando ore a guardare notiziari e programmi dedicati a questo maledetto virus. Ho passato giornate a letto in completa tristezza senza alzarmi e non riuscivo più a concentrarmi sulla musica. Mi sono dedicato alla cucina, alla mia amata pizza, ingrassandomi qualche chilo. Come tanti artisti, dopo due mesi trascorsi così, ho fatto un concerto live sul mio profilo Facebook, per due ore ho rivissuto quelle emozioni che non provavo più da tempo, anche se esibirsi davanti al muro di casa e non davanti a una folla mi ha fatto provare ancora di più la nostalgia del passato. Ringrazio tanto chi mi ha seguito e sostenuto quel pomeriggio.

7. I.T.K.: Come vedi la tua carriera quando tutto sarà finito? Diventerai un uomo diverso?

A.A.: Spero che tutti i sacrifici passati non siano annullati e non si debba ricominciare tutto da capo, si rischia
infatti di essere dimenticati e di perdere tutti i contatti artistici con i vari organizzatori, questa è una delle mie tante paure. Sicuramente sarò un uomo diverso, apprezzerò molto di più quello che magari una volta non apprezzavo e davo per scontato. Sicuramente imparerò anche a risparmiare di più.

Alberto Amati

• Sito YouTube dell’artista:

https://www.youtube.com/channel/UCMHHIDjRsT-NMw_giQfoKew/videos?view_as=subscriber

• Pagina facebook:

https://www.facebook.com/alberto.amati.94

L’intervista rilasciata dal cantante di origine italiana residente in Polonia Alberto Amati, a cura di Izabella Teresa Kostka.

Maggio 2020, Milano

Tutti i diritti riservati

Pubblicata anche sul blog giornalistico internazionale “Alessandria Today” di Pier Carlo Lava:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2020/05/14/la-musica-fa-parte-del-mio-dna-lintervista-al-cantante-alberto-amati-a-cura-di-izabella-teresa-kostka/?preview=true

Il poeta Giovanni Malambrì e le sue radici unite alla irrinunciabile “messinesità” (a cura di Sabrina Santamaria)

Il poeta Giovanni Malambrì e le sue radici unite alla irrinunciabile “messinesità”
(a cura di Sabrina Santamaria)

Giovanni Malambrì

Note biografiche di Giovanni Malambrì

Giovanni Malambrì è ragioniere, funzionario di banca in quiescenza. Ha ripreso a scrivere poesie, in dialetto messinese e in lingua italiana, dal Novembre 2013 ha ottenuto numerosi ottenuti tra i quali: 1 Posto vincitore Medaglia d’Oro alla XXXVI ed. Premio Int. Le di Poesia per la Pace Universale “Frate Ilaro del Corvo” nella Sez. Poesia in Lingua Italiana; 4 posto alla X Ed del Premio letterario Int. Le Città di Cattolica “Pegasus Cattolica Oscar della Letteratura Italiana” nella Sez. Opere inedite di poesia in lingua italiana; Vincitore Assoluto del II Memorial GP Accardo-Partanna (TP) ottenendo il primo posto in lingua, secondo posto in Vernacolo, primo Posto alla III Ed. Concorso di Poesia “Una lirica per l’anima”- Caiazzo-Caserta e II Posto al Concorso Int. le di Poesia e Letteratura “De Finibus Terrae”. Nell’arco del 2019 ha vinto più di duecento premi in Sicilia e in diverse regioni italiane. “Accademico” dell’Accademia di Sicilia, per meriti artistici-letterari e accademico dell’ “Accademia Int. Il Convivio”, per meriti artistici. “Pioniere della Cultura” per la Sezione Lettere dalla International Vesuvian Accademy Napoli-Palermo. Nominato Socio Onorario del Versilia Club e l’Accademia Mediterranea Mare Nostrum Roma- Messina gli ha conferito il Premio Speciale per la Salvaguardia e la Valorizzazione della Lingua Dialettale Siciliana. Insignito del titolo: “Poeta della Città Ideale” dal Centro Lunigianese di Studi Danteschi” – Ameglia (SP).

Uno stile unico conforme al sentire del poeta
Giovanni Malambrì è un poeta messinese innamorato delle sue radici e della sua città, si esprime con genuinità e spontaneità. Egli adopera uno stile eterogeneo sia per quanto riguardano le tematiche trattate sia per il suo genere poetico, infatti ogni suo testo sprigiona unicità e originalità perché i suoi versi sono intimamente consoni al suo sentire; la sua ultima pubblicazione “Frutti misti…” (Billeci edizioni) è il crogiolo in divenire che marca il percorso in fieri della precoce e rapida crescita letteraria del poeta Giovanni Malambrì.

Sabrina Santamaria

Intervista a Giovanni Malambrì

S.S: L’ispirazione del titolo “Frutti misti…” da quale spunto ti è sorta?

G.M: Nasce letteralmente, dal susseguirsi delle opere “miste”, scritte in dialetto messinese e in lingua italiana, pubblicate.
Poi è chiaramente metaforico, associo spesso espressioni tra parole riferite a sfere sensoriali diverse.
L’immagine in copertina è un quadro (opera del bravissimo “Maestro” Tanino Bruschetta), che mostra in bella evidenza arance, limoni e fichidindia, prodotti della nostra terra incastonati sullo sfondo del panorama dello stretto, macchie di colori ed immagini che fanno compagnia sempre, a tutte le mie opere.
L’attaccamento alle mie radici, alla mia terra , la mia “messinesità” non è un mistero per alcuno, l’ho sempre portata nel mondo, in ogni occasione della mia vita.

S.S: Nel momento in cui i tuoi versi divengono poesia quale sentiero nascosto percorre la tua mente?

G.M: Premetto che non ho uno stile poetico di riferimento infatti “ Io, sono io. ” e credetemi non è un narcisismo, ma è il mio modo di essere sempre stato, uno spirito libero, libero da tutto, lacci, laccioli o dipendenze non mi sono mai appartenuti. Nel rispetto di tutti e ci mancherebbe, io do rispetto, ma lo pretendo, l’ho sempre fatto nella mia vita. Scrivo di tutto, nel modo più semplice e diretto possibile, dei ricordi di una vita del cappero, il presepe, farfalle, una perla che nasce, i panorami della mia terra, del mio mare, della mia città della mia vita, di amore, di violenza di genere e anche di fatti di cronaca. Mi esalto nella immediatezza dei sentimenti semplici e penso di essere riuscito a conseguire una felice osmosi tra parola scritta ed elaborazione grafica.
Il mio desiderio è che i miei versi raggiungano l’animo del lettore, ma soprattutto i giovani, che sono “distanti” da quest’arte, vorrei farli innamorare della poesia, come valore aggiunto alle loro forme di espressione, in modo particolare, della nostra lingua, la parlata dialettale messinese.

S.S: Ami definirti “poeta”?

G.M: Assolutamente, NO ! Sono gli altri che mi hanno definito tale, certo sentirmi considerare “sinceramente” un Poeta, mi inorgoglisce, ma non mi sentirete dire mai nel presentarmi: “io sono il poeta…” come qualcuno, purtroppo “ a p p a n n a to ”, (da intendersi, come poco lucido o come prodotto di pasticceria), suole fare.

S.S: Secondo te dove si interseca l’apice dell’unione poetica con la musicalità?

G.M: Ritengo sia il crocevia tra la mente ed il cuore, da cui nascono la musicalità e l’emozione e trovano terreno di espressione, molto fertile nella poesia.
Parole e musica per me sono un connubio indissolubile del mio poetare, ovviamente questo esplode in maniera esponenziale, nel mio dire poetico nella parlata dialettale messinese, che è musicale e francesizzante, così come il leccese, un linguaggio unico, infatti, nascono entrambi dalla cultura di quella che fu la felice occupazione di Federico II°.
Questo trasforma tutto in amore, immagini e profumi della mia terra in una bellissima ed esclusiva musicalità da toccare nel profondo chi si accosta con “animo puro” alla lettura delle rime , questo in ogni parte del mondo, lo dico, perché mi leggono con la nostalgia per la loro SICILIA gli emigranti, che ringrazio, che coinvolgono le sei generazioni già passate dalla fuga per fame, dalla loro amata terra, che hanno portato nel cuore ed è diventata la terra di tutti i loro discendenti.

S.S: Se dovessi tinteggiare con degli acquerelli i chiaroscuri delle tue rime che genere di schizzo verrebbe alla luce?

G.M: Di tutto, basta leggermi, i miei versi si tingono di una messinesità dalle tinte forti, dalla sinfonia dolce che mi riferiscono, sia i critici e sia i lettori, si sentono trasportare da rime coinvolgenti e ispirate ed è facilissimo capire il messaggio che trasuda dalle mie liriche, e cerco di essere comunicativo al massimo. I miei scritti nascono come espressione libera di sentimenti e stati d’animo vissuti. La nostra vita è costellata da momenti particolari in cui si crede di perdersi e di non ritrovarsi, altri in cui si rinasce di nuovo, riscoprendo ciò che i nostri occhi non erano riusciti a vedere, ad andare oltre. L’amore è la tematica dominante, la ricerca di risposte, di se stessi, l’allontanamento di ciò che si teme e il desiderio di ciò che si brama. Le poesie sono specchi della mia anima, frammenti di vita che mostro. Ad affermare che la poesia è il respiro dell’anima non ci si sbaglia.

S.S: Dopo aver declamato una tua poesia ti è mai capitato sentirti pienamente realizzato?

G.M: Realizzato mai. Però onestamente, quando le declamo cerco di dare il massimo per trasmettere il mio pensiero. Invece, quando sento degli attori e/o declamatori, che recitano le mie Poesie, resto incantato e spesso mi commuovo per quello che mi arriva dentro e ciò mi dà una ulteriore spinta a proseguire e dare sempre il meglio possibile della mia espressione in versi.

S.S: Quante essenze spirituali attribuisci alla letteratura?

G.M: Poesia è commozione, che a mio avviso, nasce da riflessione, da aspirazioni, da sofferenza interiore da esplosioni d’amore sia spirituale che materiale, e poi per me anche dalla fede. Tutto questo, mi fa sentire, sensibilmente, il ritmo del Creato e gli impulsi di una Essenza che non è fisica ma mistica. La mia poetica, specie quella a tema religioso, ma anche tutti gli altri temi, è sempre alimentata dalla visione di cose semplici, al di là delle quali sento la presenza del divino, e cerco di trasmetterla.

S.S: La poesia in vernacolo quante potenzialità possiede?

G.M: Ne ha illimitate, ma deve tornare ad essere insegnato nelle scuole per come hanno detto che sarebbe stato, è necessaria istituzionalmente la “ riabilitazione letteraria ” del dialetto. In quanto è cultura è arte e soprattutto “radici”, non bisogna vergognarsi di parlarlo, io mi diverto ad utilizzarlo nella mia parlata o ad intercalarne i termini nell’italiano, ti assicuro che il discorso spesso arriva in modo semplice, diretto e quando serve anche efficace. Dante venne in Sicilia per studiare il nostro linguaggio, per cercare di capire i nostri termini, e molte delle nostre frasi idiomatiche, che con una sola parola sintetizzano un discorso, non riuscì manco a tradurli in toscano. Oggi il dialetto lo si usa scritto solamente in poesia o nei racconti, lo si parla sempre meno e soprattutto lo si italianizza. Tanti che dicono di scrivere in dialetto, non ne conoscono né la grammatica né i veri lemmi del dialetto, e questo è gravissimo, ma anche molti di quelli che chi giudicano, nei tanti concorsi non sono esenti da queste carenze…e sai come giudicano? leggendo la traduzione in italiano, siamo al Top.

S.S: Quali sono i tuoi futuri progetti letterari e artistici?

G.M: Mi stai chiedendo cosa voglio fare da grande? Ma io sono già grande, per l’età. Passami la battuta.
Ti rispondo che quello che faccio nell’immediato, per come ho già detto prima lo porto avanti per il piacere di farlo e perché mi viene spontaneo eseguirlo. Poi sai, l’ho sempre detto, per me la poesia è una scala senza fine, quando pensi di arrivare, trovi altre scale davanti, e che fai? Ti fermi? Mai guardare indietro e allora bisogna proseguire nel cammino.
Mi domandi di futuri progetti letterari e artistici, ecco posso dirti con sincerità, che una cosa veramente importante a cui sto lavorando da mesi, c’è. Ci vorrà ancora tempo per finirla, ma con la grazia di Dio arriverò a completarla, i critici e gli esperti del settore mi spingono e mi confortano dicendomi di andare avanti nel progetto, in quanto di una bellezza unica, valido e di grande interesse.
Ritengo, che bisogna avere il cuore pieno di gioia per poter donare agli altri “bellezza”. Se non si è in pace con se stessi, non si può dare nulla a nessuno. Se doni il bello, il buono, questo resiste ad ogni tempesta, perché resta per sempre nell’animo di chi li riceve, ed il bello, il bene, il buono che si fa e si dona nella vita, posso garantirlo, ha sempre un ” effetto domino”, tende ad unire e non a disgregare e distruggere.

Ti ringrazio di cuore per le domande che mi hai posto, da brava giornalista e critica letteraria quale tu sei e che sinceramente apprezzo;
Spero di essere stato capace di esprimere bene, ciò che volevi sapere. Ti garantisco che quanto dichiarato corrisponde al mio “pensiero” in tutto e che non cambierei una virgola di quanto detto, in quanto dichiarato con tutta la mia “Onestà Intellettuale”.

Messina, 20 Dicembre 2019
Giovanni Malambrì
Intervista rilasciata dal poeta Giovanni Malambrì a Sabrina Santamaria

Tutti i diritti riservati

Intervista a Izabella Teresa Kostka (scrittrice, poetessa, organizzatrice e presentatrice eventi culturali) #Screpmagazine

#screpmagazine
#intervista #izabellateresakostka

Carissimi!

Vorrei segnalarVi la mia ultima intervista “un po’ particolare”.

Sono profondamente emozionata e ringrazio il giornalista, redattore Vincenzo Fiore del magazzino culturale romano “Screpmagazine” per il nostro incontro e questa splendida intervista, la quale ho rilasciato con gioia ed emozione presso Chiostro Nina Vinchi a Milano. L’intervista molto diversa da tutte le altre, molto personale e, quasi, “intima”. Invito tutti gli interessati alla lettura!

Link all’articolo:

https://screpmagazine.com/una-intervista-molto-particolare/

Izabella Teresa Kostka, Milano

Chiostro Nina Vinchi del Piccolo Teatro di Milano

INTERVISTA ALLA CANTANTE LIRICA SOPRANO MONIKA LUKACS (a cura di Izabella Teresa Kostka)

INTERVISTA ALLA CANTANTE LIRICA SOPRANO MONIKA LUKACS (a cura di Izabella Teresa Kostka)

È per me una grande emozione intervistare una delle voci più preziose e affascinanti del palcoscenico operistico: la cantante lirica soprano di coloratura, Monika Lukacs.

1. I.T.K: Benvenuta Monika. La tua storia mi è molto cara, perché entrambe abbiamo lasciato la nostra terra di origine per il Bel Paese. Sei nata nella calorosa e accogliente Ungheria, una Nazione flagellata in passato da numerosi “turbamenti politici”. Quali sentimenti nutri e quali sono i ricordi che legano la tua memoria ai drammi della tua Patria?

M.L.: Cara Izabella, ti ringrazio della tua intervista. Sono onorata.
Sono nata a Miskolc, ho vissuto fino a diciotto anni con i miei genitori; dopo il liceo musicale-artistico, mi sono trasferita a Budapest dove ho iniziato gli studi di canto lirico al Conservatorio di Santo Stefano. Sono stati anni importanti per la mia formazione musicale e Budapest è una città meravigliosa, colta, vivace, piena di musica. Durante i miei anni di studio ho fatto tanti concerti, iniziando dalla gavetta: a 21 anni ho debuttato in “Rigoletto” al Teatro dell’Opera Erkel come Paggio, accanto ai grandi cantanti del teatro. Ero la più piccola, nonostante ciò alla prova generale ho invece cantato dalla buca d’orchestra Gilda, perchè la cantante era malata.
Ho avuto una bella infanzia, tranquilla, sono cresciuta in una famiglia semplice che mi ha amato molto. La musica era da sempre presente nella nostra vita, mia madre aveva una voce bellissima, era un soprano di coloratura che cantava nel coro, mentre mio padre suonava il sassofono.
Ero felice. Sono sempre stata una persona positiva e solare. Mi piace trasmettere emozioni attraverso il mio canto e aiutare le persona bisognose. Faccio tanti concerti di beneficenza sia come cantante che come pianista ma anche in qualità di docente con i miei allievi.

2. I.T.K.: Com’è iniziata la tua grande avventura nel mondo del canto lirico? È stata una passione influenzata dalla famiglia oppure è nata in modo spontaneo dal tuo “sentire interiore”?

M.L.: Adoravo la musica fin da bambina. All’inizio suonavo il piano ma poi, a 9 anni, sono stata scelta dalla mia maestra di musica della scuola elementare per cantare davanti a 600 docenti, in occasione di una commemorazione della città, ed ho superato la prova, appassionandomi così al palcoscenico. All’età di 17 anni ho iniziato a prendere lezioni di canto, mentre frequentavo ancora il liceo, girando tutta l’Europa con il coro femminile per concerti e concorsi internazionali. Ne sono conseguite tante soddisfazioni e successi.
I miei genitori mi hanno sempre sostenuta, fin da piccola, ed io sono sempre stata molto determinate: quando tornavo tardi a casa dopo le lezioni di musica andavo subito al teatro oppure alla Filarmonica a sentire i concerti oppure mi impegnavo nelle prove. Avevo bisogno della musica, faceva parte del mio DNA.

3. I.T.K.: Sei un docente di canto masterclass in molti Paesi europei tra cui Belgio, Lussemburgo, Ungheria e Italia. Secondo te, esistono differenze sostanziali nell’insegnamento tra queste nazioni? In Italia l’arte sprofonda nelle gravi difficoltà causate dai problemi sia economici che logistici e per questo la giovane generazione si allontana sempre di più dalla musica classica e dal canto lirico: vedi ancora un futuro e una possibilità di crescita per questo prezioso ma trascurato settore artistico?

M.L.: Nell’insegnamento del canto esiste solamente una tecnica: quella giusta. La tecnica è un mezzo, poi devi aggiungere la voce, la musicalità e lo studio.
Ci sono tanti talenti nel campo della lirica ma purtroppo non basta solo la voce, bisogna avere intelligenza, cultura e musicalità, tanta perseveranza e studio. Al giorno d’oggi, i giovani cantanti non hanno pazienza, vogliono fare subito carriera, che invece va costruita pian piano, “step by step”! Ci vuole tempo per fare la gavetta, bisogna scegliere bene il proprio repertorio e non consumare subito la voce con ruoli troppo pesanti.
Purtroppo la musica classica appartiene ad un pubblico ristretto.
Spero ci saranno sempre più i giovani desiderosi di avvicinarsi alla musica classica e alla lirica. Da 27 anni tengo corsi propedeutici proprio per far crescere i piccoli, avvicinarli alla musica, aprire loro il mondo meraviglioso e magico della musica. Credo in questa missione.
È un periodo davvero difficile per la musica classica, una crisi mondiale con la conseguente chiusura di teatri, auditorium e scuole di musica. Non ci sono più fondi ed è sempre più faticoso andare avanti con questo campo, ma bisogna continuare a crederci!

4. I.T.K.: Quali sono le tue più belle esperienze artistiche come solista e, al contrario, qual è il ricordo più amaro? Ti sei mai sentita a disagio sul palcoscenico? Come combatti la “tremarella da prestazione” dal vivo?

M.L.: Ho tantissimi bei ricordi delle recite e dei Festival nei quali cantavo, tutti i concerti sono importanti per me, che sia davanti ad un pubblico di 2000 persone oppure solo di 100. Noi cantanti e musicisti dobbiamo essere sempre preparati e dare il meglio ad ogni tipo di concerto.
Ho un bruttissimo ricordo di una tournée in Israele: mi ero ammalata, nonostante ciò ho dovuto cantare Bach con 39 di febbre. Fu molto faticoso ma ce la feci… ero molto debole e alla fine sono praticamente svenuta in camerino. Quando sono scesa dall’aereo mi hanno portato in ospedale, avevo una bronco- polmonite che mi ha costretto a fermarmi per un mese, davvero terribile per me.

5. I.T.K.: Sei una vera diva e hai avuto la possibilità di esibirti nei più prestigiosi teatri in Austria, Polonia, Ungheria, Slovenia, Germania, Francia, Croazia, Israele, Romania e, ovviamente, in Italia, al Teatro alla Scala. Quale tra le cornici teatrali appena menzionate ti ha dato la soddisfazione più grande e dove hai trovato il calore del pubblico più sincero e contagioso? La presenza degli ascoltatori nella sala da concerto ti immobilizza oppure stimola e “ti dona le ali”?

M.L.: Ahahah, no. Non sono una diva, sono solo una cantante lirica e una concertista, per me la musica è essenziale, non è un lavoro: è la mia vita.
Adoro il pubblico, mi dà energia, desidero che il mio canto arrivi al cuore della gente. Mi piaceva il teatro, però ho deciso di fare la concertista e credo sia stata la scelta giusta. Il concerto per me più importante l’ho tenuto quando avevo solo 18 anni, la Messa di Schubert in Sol maggiore con i solisti del Teatro dell’Opera di Budapest, l’orchestra e il coro. Un concerto straordinario, tenuto nella nostra meravigliosa Chiesa di Mattia di Budapest davanti al Premier Ungherese, al Primo Ministro e molte altre personalità: fu una grande emozione per me. Ho un ricordo stupendo del Festival di Osijek in Croazia, dove feci la prima esecuzione europea di una Messa di John Rutter; fu talmente ben riuscito che la gente non voleva andarsene.
A 19 anni ho interpretato i Carmina Burana con 400 coristi e 200 orchestrali all’Arena di Budapest. Era il mio cavallo di battaglia. Sono dei ricordi meravigliosi.
Credo che un pò di adrenalina sia necessaria prima del concerto, è un’emozione sana: quando vedo che il pubblico reagisce bene alla mia performance, mi dà una carica enorme.

6. I.T.K.: Nel mondo di oggi, lacerato dalla migrazione dei popoli, dalle guerre e dalle disuguaglianze economiche, infestato dallo sfruttamento e dal crescente, purtroppo, odio razziale e religioso, c’è ancora posto per l’Arte e per il canto lirico? Quale ruolo può svolgere l’istruzione e l’educazione musicale nella società digitalizzata e, purtroppo, ignorante?

M.L.: Stiamo vivendo un periodo difficile, la società sta cambiando. Mi fa paura questo mondo a volte davvero crudele con tanta ingiustizia. Non abbiamo tempo per soffermarci un attimo e ascoltare le persone.
Dobbiamo andare avanti fiduciosi, non arrenderci mai! L’arte è una grandissima risorsa per il nostro animo, la musica è importante per l’umanità, è essenziale, aiuta a superare un lutto, esprimere gioia, felicità, tristezza. Se le persone andassero ai concerti a sentire delle belle musiche, il mondo sarebbe migliore. Quando ascolto certe musiche, come “La Seconda Sinfonia di Mahler”, il solo del contralto Urlicht mi dà pace interiore. Oppure Rachmaninov e i suoi concerti per pianoforte, oppure Franz Liszt: “La Sinfonia Dante” la parte del Paradiso, ti porta in un’altra dimensione, abbellisce i cuori.

7. I.T.K.: L’artista viene spesso deriso, non apprezzato e visto come “un relitto paleozoico” vivente. Come docente di canto lirico, cosa fai per coltivare e salvaguardare nei giovani la dedizione all’arte e per tenere sempre acceso l’entusiasmo? Ti piace insegnare?

M.L.: S, mi piace insegnare! Credo che sia fondamentale far avvicinare i bambini alla musica. Vengo dal paese di Kodàly, il grande maestro, l’educatore ungherese che sosteneva che la musica dovrebbe far parte alla nostra vita. Il suo metodo di insegnamento prevede l’esposizione alla musica sin dalla tenera età, il suo scopo era di insegnare la musica a scuola in modo tale che non fosse una tortura per gli studenti, bensì una gioia.
Quando incontro dei talenti, sono molto felice, cerco di seguirli con tutto il cuore e con il massimo della mia professionalità. Ho avuto degli alunni da Los Angeles, da Manila, da Bruxelles e da Parigi. Un mio alunno filippino, dopo essere ritornato nel suo Paese, mi ha scritto la lettera di ringraziamento più bella che abbia mai ricevuto. Adesso è laureato ed insegna al Conservatorio di Manila. Queste sono le mie più grandi soddisfazioni, così come molti altri che sono stati premiati ai concorsi e che adesso si esibiscono sui palcoscenici internazionali. Sono orgogliosa dei miei alunni.

8. I.T.K.: Monika Lukacs nella vita privata: ti immedesimi a volte nei personaggi lirici che rappresenti oppure, dopo il calo del sipario, torni subito alla realtà, diventando una semplice mortale in “blu jeans” e scarpe da ginnastica?

M.L.: Ah ah ah! Nella vita sono una persona molto semplice, alla mano. Mi piace chiacchierare, conoscere la realtà e le persone. Vado al supermercato, al mercato con i jeans e le scarpe da tennis. Mi piace la cucina italiana e quando ho un po’ di tempo cerco di inventare delle ricette. Chi sa, magari scriverò un ricettario quando sarò in pensione. Mi piace leggere, adoro le poesie oppure andare a vedere una bella mostra, a Milano o nelle altre città nelle quali mi trovo.
Quando canto sul palcoscenico sono un’altra persona, completamente diversa: sono severa, concentrata, non esiste nessuno, penso solamente alla musica e al ruolo che devo interpretare, mi immedesimo nei personaggi e sono molto critica con me stessa.
Devo dare il meglio di me al pubblico che mi onora con la sua presenza. Le soddisfazioni non mancano mai dopo le recite. Mi entusiasmano le ovazioni “standing ovation”, le foto, gli autografi e le interviste. Sono delle belle gratificazioni per un’artista.

9. I.T.K.: Se non fossi diventata una cantante dell’opera, che strada avresti voluto scegliere? Un’altra in ambiente artistico oppure completamente diversa?

M.L.: Ho studiato pianoforte, volevo diventare una pianista ma poi avevo una brutta tendinite e mi hanno consigliato di fare la cantante, dal momento che ho sempre avuto una voce cristallina. E così è stato. La musica appartiene alla mia vita e mi ritengo una donna fortunata. Non è da tutti. Se non fossi stata musicista, credo che avrei fatto la psicologa. Ho letto tanti libri e mi incuriosisce la psiche, mi piace ascoltare ed aiutare le persone bisognose.

10. I.T.K.: Quali sono i tuoi progetti professionali per il prossimo futuro?

M.L.: Ho in programma dei recital lirico e liederistico a Milano, a Budapest a Lugano.
Terrò una Masterclass al Conservatorio G. Verdi di Milano a marzo mentre ad aprile sarò al Conservatorio di Budapest. Spero in molte altre belle occasioni.
Deve uscire nel 2021 con un CD liederistico insieme al pianista Stefano Ligoratti.

11. I.T.K.: Se dovessi scegliere, un giorno, tra la vita professionale e quella privata e sentimentale, quale sarebbe la tua scelta? Saresti capace di rinunciare alla carriera per il bene delle persone a Te care?

M.L.: È una scelta molto difficile. È importante la vita privata, ma soprattutto avere una persona che ti sostiene e ti comprende sia nella vita quotidiana che nella professione.
Se dovessi scegliere, rinuncerei alla carriera per la persona amata, per l’anima gemella.
Ma credo che si possa fare una carriera discreta senza rinunciare alla famiglia. Se una persona ti ama, non ti chiederà mai di scegliere e rinunciare.
Credo che debbano esserci dei compromessi nella vita. Bisogna seguire il cuore che non sbaglia mai, sperando di conciliare l’amore con la professione.

12. I.T.K.: Un’ultima domanda piuttosto di routine: quali sono i tuoi sogni nel cassetto, quelli più segreti?

M.L.: Mi piacerebbe insegnare in un conservatorio in Italia, far crescere gli studenti di canto lirico.
Vorrei pubblicare il primo possibile il mio manuale di canto lirico destinato agli studenti. Poi ho un grande sogno nel cassetto, che adesso non posso svelare, ma magari al prossimo incontro ve lo dirò.

I.T.K.: È stato un vero piacere parlare con Te, Monika, e ti ringrazio profondamente per la disponibilità e il tempo dedicatomi. Ho avuto l’occasione di conoscerti di persona e, lo affermo con convinzione, sei una persona squisita e di grande raffinatezza e ricchezza interiore, per non parlare del tuo carismatico fascino femminile. Ti auguro numerosi successi e che il tuo magnifico cammino artistico duri all’infinito!

L’intervista a Monika Lukacs rilasciata nel mese di novembre 2019, a cura di Izabella Teresa Kostka.

Milano.

Tutti i diritti riservati.

NOTA BIOGRAFICA

Monika Lukács è nata a Miskolc (Ungheria). Si è diplomata col massimo dei voti presso il Conservatorio di Musica “St. Stefano” di Budapest . Ha studiato presso il Conservatorio di Musica ” G. Verdi” di Milano guidata prima da Silvana Manga, Adele Bonay e successivamente da Vittorio Terranova, dove si è diplomata con il massimo dei voti nel 2002. Nel 2005 si è laureata col massimo dei voti in Musica Vocale da Camera di primo livello con Stelia Doz, e nell’anno successivo si é laureata in canto lirico di secondo livello con Vittorio Terranova. Nel 2011 si è laureata con 110 in Musica Vocale da Camera di secondo livello con Stelia Doz. Ha frequentato inoltre numerosi corsi di alto perfezionamento tenuti da Jůlia Hamari, Renato Bruson, Teresa Berganza.
A partire dal 1996 ha tenuto numerosi concerti in, Austria, Polonia, Ungheria, Slovenia, Germania, Francia, Croazia, Israele e Romania. In Italia ha cantato per le Serate Musicali, Società del Giardino di Milano per la Società del Quartetto e per i concerti degli Amici del Loggione del Teatro alla Scala, inoltre ha preso parte a numerosi recitals lirici in diverse città (Milano, Brescia, Bergamo, Roma, Lodi, Mantova, Firenze, Napoli, Ferrara, Genova, Venezia). Si è esibita con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino presso il Teatro Comunale di Firenze, Teatro dell’Opera “ Erkel Ferenc” di Budapest, Teatro Bibiena di Mantova, Teatro Mancinelli di Orvieto, Teatro Malibran di Venezia, Teatro Piccolo di Milano, all’Auditorium di Lugano e all’Auditorium di Milano. Ha cantato con L’Orchestra Verdi di Milano, Divertimento Ensemble, L’Orchestra Guido Cantelli, Milano Classica e I Solisti della Scala, L’Orchestra Italiana Niccolò Paganini. Ha partecipato al II Festival Internazionale di Musica da Camera sotto la direzione artistica di Marcello Abbado.

Ha ottenuto il Premio Speciale al Concorso per i cantanti lirici dell’Europa Forum 2000 di Firenze, il Terzo Premio al Concorso Internazionale di canto lirico ” Assami” di Milano.
La Vincitrice del XII Concorso Nazionale della Società Umanitaria nel 2002 e del Secondo Premio di Musica Vocale da Camera di Rotary di Milano nel 2003.
Ha vinto la Borsa di studio per il Wagner Festival di Bayreuth nel 2008.
Nel 2012 ha vinto il Gran Premio “ Carducci “ al I Concorso Internazionale di Musica Vocale da Camera di Madesimo.

Nell’anno accademico del 2006 / 2007 docente presso il Conservatorio di Santo Stefano di Budapest come docente di canto lirico.
Dal 2007 al 2014 pianista , insegnante presso il Liceo Artistico “ Rudolf Steiner” di Milano.
Dal 2009 Docente di canto presso L Accademia Musicale “ G. Marziali” di Seveso per 5 anni.
Ha tenuto i corsi di alta formazione per i docenti di musica all’Accademia Musicale di Seveso e a Milano.
Attualmente docente presso la Milano Music Masterschool.
È docente delle Masterclass in Ungheria, in Belgio, in Luxembourg, in Italia.
Ha registrato CD per la Sarx Records, Classica Viva, Stradivarius e per la Radio Svizzera. Ha registrato per la RAI, per la SKY Classica, e per la TV Giapponese e Ungherese.
Svolge attività concertistica con repertorio lirico e da camera in Italia ed all’estero.
È membro delle giurie dei concorsi nazionali ed internazionali .
Dal 2007 collabora con il Teatro alla Scala.

Monika Lukacs su Youtube:

https://youtu.be/jqFr1EcYQtA

https://youtu.be/4LVB82JwaDc

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L’intervista pubblicata anche sul portale giornalistico Alessandria Today di Pier Carlo Lava:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/11/04/musica-intervista-alla-cantante-lirica-soprano-monika-lukacs-a-cura-di-izabella-teresa-kostka/?preview=true

La fantasia poliedrica di Antonio Barracato (a cura di Sabrina Santamaria)

La fantasia poliedrica di Antonio Barracato (a cura di Sabrina Santamaria)

Antonio Barracato

Cenni biografici

Antonio Barracato è laureato con lode all’Accademia delle Belle Arti (in Arti visive e discipline dello spettacolo). Ideatore e direttore del Gruppo i Narratura di Cefalù, esponente del direttivo dell’Associazione SiciliAntica sede di Cefalù, nonché componente del consiglio direttivo con il ruolo di Segretario/Tesoriere dell’Associazione Accademia dei poeti siciliani Federico II.
Ha partecipato al progetto “La vita in versi” patrocinato dal Comune di Cefalù giunto già alla quinta edizione con 284 premi nazionali ed internazionali. È molto sensibile ad alcune problematiche sociali, infatti è stato coinvolto nell’iniziativa di portare la poesia nelle carceri, con la manifestazione “La poesia dentro”, coinvolgendo in maniera attiva i detenuti: nel 2014 e 2015 presso la Casa Circondariale e nel 2017 all’Ucciardone di Palermo.
Ha raccontato, nel maggio 2017, attraverso una sua poesia in vernacolo, “LO SBARCO DI RUGGERO”, nella trasmissione “Viaggio nell’Italia del giro” di Edoardo Camurri andata in onda su RAI2 nazionale .
Ha scritto testi di canzoni otto delle quali fanno parte di un cd edito nel 2018 dal titolo: “Questa terra non ha eroi” e diverse sillogi, il romanzo “Squarci di vita” e opere teatrali. Ha girato come produttore e regista documentari storico-culturali.

Un uomo dall’animo poliedrico
Se dovessi definire con qualche accezione lo stile di questo poliedrico autore non riuscirei a trovare una definizione consona perché non è semplice catalogarlo entro uno stile preciso. L’amore che Barracato nutre verso la cultura è immenso tanto da impegnarsi senza sosta in diversi progetti artistico-letterari e teatrali. Vivere a stretto contatto con la bellezza dell’arte trasforma il nostro autore in un uomo dai tratti polisemici, tanto che non smette di stupire, non soltanto me, ma, anche l’immaginario collettivo che è costituito da un pubblico ansioso di conoscere i frutti delle sue ispirazioni a dir poco geniali.

Sabrina Santamaria

Due poesie a scelta di Antonio Barracato

SCOPRII ME STESSO

Ad un certo punto della vita, scoprii me stesso,
analizzai a fondo il mio pensiero,
mi accorsi come mi vedevo diverso
e, ad onore del vero, mi ritrovai sincero.

Cercai, così, com’ero fatto dentro
guardai con occhi pieni di verità
eliminando ostacoli e barriere
scavai nell’anima con grande intensità.

Rimasi ore ed ore a ricercare
ripercorrendo le strade del passato
e senza indugio o esitazione
liberai il mio io da un fitto filo spinato.

Valutai con attenzione
con la forza del cuore,
limitai ogni umano condizionamento,
dettato, forse, dal mio stesso amore.

Entrai nel mio essere
a fare una sana riflessione
strappando dalla mia mente
ogni personale convinzione.

Non chiesi favori, né scuse,
a costo di farmi male,
volli comprendere e sapere
con onestà neutrale.

Cominciai così a capire
il nostro precario destino,
ciò che muove il mondo,
la forza del disegno divino.

Vidi , allora, in me un certo mutamento,
divenni più lucido e saggio,
percepii la vera realtà
e trovai in me stesso la fonte del coraggio.

SOLO POLVERE

Mi illudevo che la vita fosse uno scrigno
colmo d’ amore, di speranze e positività.
Ma ben presto ho toccato con mano l’ostilità,
il cinismo e la ferocia che nutre noi uomini.

Quello in cui avevo creduto e sognato
si rivelava un’amara e triste illusione
e mi resi conto che l’esistenza era corsa beffarda
per fuggire dalla nostra vera condizione.

I grandi discorsi di chi gestiva il potere
si dimostravano utopie inattuabili,
parole illusorie senza valore,
menzogne gratuite per sedare gli animi.

La violenza si vestiva d’eleganza,
l’arroganza veniva celata da sorrisi ipocriti,
mentre la sete di dominio sposava la prepotenza
e in maniera infida assediava l’anima.

La consapevolezza di tutto ciò
mi allontanava dalle lusinghe d’un futuro migliore
si vanificava il desiderio di continuare a sperare
come pure l’energia di lottare per nobili ideali.

Il genere umano produceva ingannevole polvere
come il germe della vita partoriva infruttuosa cenere,
Dio diventava luce solo nei momenti di sconforto
l’amore veniva considerato un sentimento morto.

Era questo il risultato della nostra evoluzione?
Era questo il frutto del progresso per un mondo migliore?
Perché la ricchezza si era trasformata in pavida miseria?
Come mai il bene era diventato carnefice del male?

Domande legittime ma senza risposte
che si disperdevano in un mare d’indifferenza,
dove manco il vento trovava più la vigoria
per disseminare tutto nel vuoto dell’universo.

Intervista

S.S: La scoperta di te stesso comincia con il tuo “ sbocciare artisticamente”?

A.B: In verità no, già il mio percorso artistico era iniziato sia nel campo fotografico che cinematografico. Ho scoperto me stesso scavando con onestà nella mia interiorità senza concedermi sconti. La cosa più importante che mi proponevo di fare era tutto ciò che desideravo intimamente e quindi guardare al domani con una luce nuova. Direi una forma di rinascita.

S.S: In quale momento della tua vita hai sentito di voler raccontare ai lettori degli “squarci” della tua esistenza?

A.B: Sentivo da tempo l’esigenza di scrivere questo diario di bordo del mio passato. A volte pensavo di non esserne capace, poi ad un tratto mi sono buttato e ho scritto ciò sentivo.

S.S: La letteratura, come la fotografia, quali aspetti del tuo carattere sfiorano?

A.B: La poesia e la narrativa sono la naturale essenza dell’evoluzione fotografica. A un certo punto non mi sono bastate più le immagini avevo bisogno delle parole e quindi un processo dinamico mi ha trascinato verso questa metamorfosi.

S.S: Da ragazzino avresti mai immaginato di pubblicare dei romanzi?

A.B: Da ragazzino penso proprio di no, amavo la fotografia e mi intrigava la divina commedia, a volte, ne recitavo qualche passo significativo, ma nient’altro. Non ci avrei mai scommesso, forse non avevo molta fiducia in me stesso.

S.S: Se dovessi incrociare fotografia e poesia da quale spunto partiresti?

A.B: Ho fatto delle mostre fotografiche con accanto delle poesie, adesso penso che sono delle parti di me che non posso più scindere, ma, mi rendo conto, che possono solo fondersi.

S.S: Secondo te, rispetto agli esordi, quali sono state le tappe principali che hanno permesso che la fotografia si evolvesse?

A.B: Quando ho iniziato a stampare in bianco e nero e vedevo uscire da una bacinella le immagini che avevo catturato una dopo l’altra. Il processo fotochimico diventava qualcosa di spirituale. La fotografia racchiudeva una storia, insomma, come un film.

S.S: La letteratura potrebbe servire a un’anamnesi di una dolorosa esperienza?

A.B: La letteratura per me è vita . Essa è fatta di dolori e di momenti lieti. Non esistono esperienze dolorose, ma, solo, di grande travaglio che ti porta a crescere e a maturare. Il dolore forgia e diventa essenza positiva.

S.S: Se dovessi leggere un romanzo ti soffermeresti di più sulla trama, sulla struttura narrativa o sulle tecniche letterarie? Cosa ami cogliere maggiormente?

A.B: Mi piace fare un’analisi globale. Un bella trama fa un buon film, una bella tecnica dà valore alla sceneggiatura, un’ottima regia fa un capolavoro.

S.S: C’è un obiettivo principale che vorresti raggiungere nel momento in cui ti accingi a comporre una poesia?

A.B: La poesia per me è dolcezza, ma è denuncia, è delicatezza, ma, allo stesso tempo, protesta. Quando scrivo ho moltissimi obbiettivi da raggiungere, ma sempre con grande umiltà, è troppo grande la cultura per trovare un punto d’arrivo.

S.S: Hai, per caso, altre opere in cantiere?

A.B: Moltissime opere: in primis sto realizzando una rivisitazione di tredici canti della “Divina commedia” per farne una trasposizione teatrale, vorrei portare in scena delle piccole mie commedie e, poi, realizzare un cortometraggio sulla violenza all’interno del gruppo familiare, desidero, anche, completare qualche altro romanzo in corso di ultimazione e come sempre scrivere e, ancora, scrivere!

Grazie per la tua gentile attenzione carissima Sabrina

Intervista rilasciata da Antonio Barracato a Sabrina Santamaria

Antonio Barracato

L’ALCHIMIA INTROSPETTIVA DI TANIA GALLETTA (a cura di Sabrina Santamaria)

L’alchimia introspettiva di Tania Galletta

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Tania Galletta si innamora della poesia in tarda età, dopo aver vissuto esperienze assai dolorose. La poesia diventa terapia per l’anima.
La penna tramuta in versi le sue sofferenze e nascono così rime molto intime che, in una fase iniziale, tiene solo per sé.
Comincia a frequentare la domenica i “caffè letterari” di varie associazione, per poi divenire socia ordinaria dell’A.S.A.S. (Associazione Siciliana Arte e Scienza).
Un’amica poetessa già affermata, Maria Romanetti, la vuole relatrice per il suo libro per ragazzi “La Vittoria del Fantagatto”, presentato nei locali della Provincia di Messina, nel novembre del 2013, esperienza proficua che metterà in luce le sue capacità critiche.
Con l’amica poetessa si diletta a comporre poesie, alternandosi nella stesura dei versi, si tratta infatti di liriche estemporanee “non limate”, grazie a una pagina Facebook creata da entrambe, nella quale, una continua i versi postati dall’altra e viceversa.
Verranno alla luce ben quaranta poesie che saranno raccolte nel volume “Duettando in versi”. L’A.S.A.S. ne curerà la presentazione il 6 dicembre 2014, presso il Salone delle Bandiere del comune di Messina.
Nel febbraio 2016, con l’associazione culturale Kafka, è relatrice per la presentazione del libro di Carlo Barbera “Il migliore dei padri”, presso il Book-store Feltrinelli di Messina.
A settembre dello stesso anno conosce il poeta Giuseppe Anastasi, che la coinvolge nella prima elaborazione teatrale sperimentale del suo poema epico, ovvero “La Grande Seduzione”, decidendo quindi di aderire al progetto culturale indipendente Sedotti Sognatori Seducenti, anche denominato 3S-team, nel quale collabora tuttora attivamente.
Questi i trofei ottenuti:
23 marzo 2019 – Premio “Verba Volant, Amor Manet” (Acicastello) – Menzione d’Onore con la lirica “Sogno”
27 aprile 2019 – Premio “Antonino Bulla” (Catania) – 3° posto con la lirica “Le tue Mani”
5 luglio 2019 – Premio “Boccavento 2019” (Santa Teresa di Riva) – Premio Speciale della Critica con i racconti “Il piccolo intoppo” e “L’ultimo scatolone”
6 luglio 2019 – Concorso “Pina Alessio” (Gioia Tauro) – Menzione d’Onore con il racconto “Due numeri per Carla”

• DUE POESIE SCELTE di Tania Galletta

“TI CERCHERÒ”

Ti cercherò all’alba,quando rosate note
baciano gli occhi ancora assonnati.
Ti cercherò tra l’azzurro del cielo,
quando candidi cirri,si inseguono e mi sorridono.
Ti cercherò tra le spumose onde,
quando argentee dita,carezzano il mio corpo inquieto.
Ti cercherò tra le zolle appena smosse,
a cui mani fiduciose affidano future messi.
Ti cercherò tra le note del vento,
che mi riportano antiche e solenni promesse.
Ti cercherò anima mia,
flagellata da un amore impetuoso,
coccolata da fanciulleschi sorrisi,
delusa da promesse inattese.
Ti cercherò…
Tra i silenzi di austere mura,
tra i profumi dei fiori e dei ceri accesi,
tra perline sgranate da labbra ormai mute.
Li’ ti troverò.
Lenirò le tue ferite.
Bacerò le tue lacrime.
Insieme a te,sorriderò ad una vita nuova.

“LE TUE MANI”

Amavo le tue mani
Farfalle colorate sui bianchi tasti
Zefiro seducente che il corpo mi sfiora
Dolce abbraccio delle nostre notti
Alle mie intrecciate da nuziale anello
Amavo
Temo adesso le tue mani
Picchiano forte sui tasti
Bufera improvvisa che il corpo mi segna…
Morsa violenta d ‘amore priva
Ormai nude e alle mie lontane
Temo ma ancor più io amo
Da te fuggo, ma da te torno
Cerco le tue mani
Finché morte non ci separi.

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Trascrivere in versi le proprie emozioni è facile a dirsi, ma molto complesso a mettere in atto come attività poetico-letteraria. Da sempre noi tutti sosteniamo che l’artista, il poeta, lo scrittore attraverso l’ausilio della loro arte comunicano al pubblico il loro “sentire”, a volte mi sembra un’immagine che si è creata, ma, ormai sta diventando preconfezionata, allora chiunque mette nero su bianco un suo stato d’animo può definirsi artista? Certamente no, il poeta così come l’artista è colui che fa vibrare le corde dell’anima di chi legge o osserva, egli è colui che riesce a scandagliare la parte più nascosta dell’essere umano; questo è uno degli obiettivi che si pone la nostra Tania Galletta con la sua delicata “pena” che malgrado tutto scopre con ardore e passione la tenue fragilità dell’uomo, nei suoi versi non troveremo sicuramente gesta eroiche né bramosia né ambizione. La sua poesia appare navigare lentamente nel mare calmo di un’anima che si impegna ad osservare con uno sguardo forse timido, ma sincero. La lettura dei testi di Tania Galletta conduce ad un relax dei sensi completo in cui la mente si incontra col cuore e con lo spirito mentre ho posto attenzione ai suoi elaborati ho percepito nella Nostra un forte legame con i sentimenti che legati al genere poetico diventano alchimia pura. La nostra autrice ha un modo di darsi autentico al mondo ponendo tanta fiducia in chi la leggerà fiducia che i suoi enunciati si possano incontrare con un lettore sensibile. Lo stile poetico di Tania Galletta si mescola a quell’esser-per-la vita che Heidegger avrebbe definito inautentico, ma la Nostra riesce a vestirlo di una forte carica esistenziale tanto da far rivivere ancora oggi l’essere come mistero da scoprire.
Sabrina Santamaria

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INTERVISTA a TANIA GALLETTA

S.S: Cosa rappresenta la poesia per te?

T.G: All’inizio è stato il mezzo per farmi elaborare il dolore che portavo dentro l’anima, adesso, la poesia ha liberato il mio essere, è stata una catarsi, in quanto riesco a mettere su carta il mio sentire, da mezzo di elaborazione è diventato ora parte integrante del mio modo di guardare il mondo.

S.S: Quali sono secondo te le tematiche privilegiate della poesia?

T.G: La mia poesia è per di più intimistica, amo raccontare di me, ma, ultimamente ho affrontato temi sociali, come il caso di Lampedusa che ha colpito la mia sensibilità: “In tasca la foto di una vita vissuta nel cuore la speranza di una vita da vivere” questo verso è nato da una notizia che ho ascoltato in tv in quanto nella tasca di un uomo annegato hanno trovato una foto.

S.S: Quale sensazione lasceresti ad un tuo possibile lettore?

T.G: Mi piacerebbe imprimere nel cuore del mio lettore la scoperta di se stesso come essere autentico, vorrei fare emergere la parte più nascosta di sé.

S.S: A tuo giudizio la poesia è al di sopra delle altre arti?

T.G: Secondo me il punto di partenza è uguale per ogni forma d’arte, il pittore tinteggia sulla tela le sue emozioni, come il musicista che compone le note della sua anima, il poeta verseggia sul suo stato d’animo.

S.S: Qual è la tua missione poetica?

T.G: Oggi la poesia è una delle forme di comunicazione più valide perché sentiamo la necessità di esprimerci attraverso dei versi che possano tradurre i sentimenti, in questa società digitale io sento un ritorno da parte dei giovani a questa modalità espressiva anche io ho trovato un mezzo valido per aprirmi agli altri.

S.S: Quando i versi incontrano l’anima?

T.G: I versi incontrano l’anima quando l’animo umano ha bisogno di esprimersi e i questi diventano il mezzo mediante i quali l’anima si esprime.

S.S: Pubblicherai una tua prima silloge?

T.G: Ho pubblicato un libro di poesie a quattro mani. Io sono po’ timida, ma penso proprio che pubblicherò un’opera, da poco ho scoperto anche i racconti brevi quindi avrò il piacere di raccontarti in futuro della mia prima pubblicazione.

S.S: Un poeta potrà sentirsi mai soddisfatto?

T.G: Io penso proprio di no, in quanto il poeta cresce in divenire, nell’evoluzione eterna del suo poetare all’infinito, la poesia è una continua ricerca interiore.

S.S: Con le tue poesie c’è stato un momento in cui ti è sembrato di volare?

T.G: Sì, in diverse occasioni, quando leggo i miei testi alle mie amiche e loro valorizzano quello che ho scritto ma anche all’ultimo riconoscimento che ho avuto a Santa Teresa di Riva, ho ricevuto il “Premio Boccavento 2019” (Premio Speciale della critica) in cui la giuria ha percepito in me una crescita espressiva.

S.S: Da quali fonti trai maggiori ispirazione?

T.G.: L’ispirazione arriva improvvisa, può essere una notizia, o una persona, oppure come nel caso della poesia religiosa è stata una passeggiata in cui ho guardato il mondo non da spettatrice, ma da attrice, mi sono sentita parte integrante del creato quindi l’ispirazione nasce spontanea, da quello che senti, ma anche da quello che vivi, come nel caso della mia esperienza di volontariato con l’associazione “Bucaneve” vivendo a stretto contatto con bambini nati prematuri è nata in me l’esigenza di scrivere una poesia dal titolo “Bucaneve”.

“Le lacrime dell’anima che la penna ha tramutato in versi” cit. Tania Galletta

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Intervista rilasciata da Tania Galletta a Sabrina Santamaria

Tutti i diritti riservati, 2019

INTERVISTA al cantautore LUIGI PAGANO: “Ho la sindrome dello zigano, ho bisogno di sentirmi straniero” (a cura di Izabella Teresa Kostka)

Luigi Pagano

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INTERVISTA AL CANTAUTORE LUIGI PAGANO: “Ho la sindrome dello zigano, ho bisogno di sentirmi straniero” a cura di Izabella Teresa Kostka.

1. I.T.K.: Esiste un proverbio che dice “Vedere Napoli e morire”: per i tuoi fans internazionali sei il simbolo di un italiano D.O.C: solare, caloroso, estroverso, un affascinante e talentuoso artista, cantante. Raccontaci un po’ delle tue radici italiane e del legame indissolubile con la tua Terra d’origine.

Lp: Sono nato a Pompei in provincia di Napoli. Ho sempre vissuto sul mare dalla parte di Torre Annunziata (Oplonti). Dal balcone dove sono nato vedevo il Vesuvio, il monte Faito e un pezzettino di mare che oggi non si vede più a causa delle costruzioni ma se salgo qualche rampa di scale ne vedo ancora. Ho Vissuto per 25 anni in medioriente tra mare e deserto trovando un po’ di Napoli ovunque, nella musica e nelle culture arabe. Napoli è più vicina a Beirut che non a New York quindi Napoli è più Libano che America infatti, è la città meno americanizzata d’Italia. Le radici napoletane sono forti di una cultura secolare e noi napoletani siamo consapevoli di avere una grande storia per questo siamo orgogliosamente “TERRONI”. Ovunque vada porto sempre con me Napoli. Le canzoni che scrivo hanno il ritmo e le sonorità mediterranee, non sono ricercate ma escono spontaneamente dalla mia anima.

2. I.T.K.: Com’è iniziata la tua carriera artistica: l’hai sempre sognata oppure è iniziata in modo spontaneo, accidentale? Hai suonato coi più grandi artisti di fama internazionale, tra cui Paul McCartney, e con famose star del cinema, partecipando anche a numerosi importanti programmi televisivi. Ti va di parlarne?

Lp: In casa mia ci sono sempre stati degli strumenti, mio padre era appassionato di canto. Mio fratello di 10 anni più grande di me suonava la chitarra e per me lui è sempre stato un esempio così ho incominciato ad emularlo. Quando i miei genitori si sono accorti che avevo un po di talento mi hanno fatto studiare. Mio fratello qualche volta mi pagava le lezioni. Io non vengo da una famiglia ricca ma sicuramente da una famiglia ricca di valori. Mio padre ha fatto sì che tutti noi figli (4) studiassimo. Ho formato la prima band a 14 anni e poi qualche anno dopo ho incominciato a lavorare nei pianobar di Napoli e provincia e non solo.
Paul l’ho conosciuto alle Maldive quando con mia moglie Agnes suonavamo lì. Ci siamo restati per 7 mesi e Paul per 3. È stato più un rapporto personale che professionale. Quando finivo di suonare ci incontravamo nelle spiaggia sotto la sua villa e suonavamo le nostre chitarre fino al mattino. Paul mi ha insegnato l’umiltà. Più si è grandi e più si è umili.
Io e mia moglie Agnes abbiamo vissuto per 7 anni in Kuwait dove è nato il nostro unico figlio Riccardo. Lavoravamo per la Sheraton hotels ma spesso di mattina eravamo ospiti di un pogramma TV che c’è anche in Polonia con nome di DD TVN, in Kuwait si chiamava GOOD MORNING KUWAIT.
In Polonia dove vivo sono spesso ospite in programmi TV come JAKA TO MELODIA?, WIELKI TEST, DD TVN, MAMMA MIA, CAFÈ PIOSENKA, e spessissimo con la mia famiglia in SPRAWA DLA REPORTERA ecc, ecc. Non ho mai forzato la mano per arrivare e neanche bussato alle porte.

3. I.T.K.: Dicono che l’amore possa cambiarci completamente la vita e, nel tuo caso, è stato proprio così. 20 anni fa il tuo destino si è incrociato con quello di una bellissima donna polacca di nome Agnese, tua moglie. Puoi svelare ai nostri lettori qualche dettaglio di questa splendida storia d’amore?

Lp: Quando terminai i miei studi di jazz il mio maestro mi disse che era giunto il momento di fare nuove esperienze e mi diede il numero di una agenzia di Milano. Dopo una settimana avevo un contratto in OMAN. In Muskat che è la capitale dell’ Oman e anche il nome della traccia N10 nel mio ultimo lavoro discografico incontrai una bellissima ragazza polacca, che oggi è moglie, che cantava nella band di suo cugino che è il mio attuale bassista. Ovviamente non avevo il benestare del cugino perché subito mi definì come il classico “casanova italiano”, ma dopo tanta fatica e qualche serenata sotto alla finestra riuscì a conquistare Agnes e da quel momento non ci siamo più separati. Ancora oggi cantiamo insieme.

4. I.T.K.: Hai mai pensato di lasciare il Bel Paese e trasferirti all’estero? Com’è nata la decisione di trasferirsi in Polonia, il Paese nel quale vivi dal 2015 e continui con successo la tua carriera?

Lp: Ho lasciato l’Italia da 25 anni. Non perché non mi piaceva stare in Italia ma perché ho la sindrome dello zigano, ho bisogno di sentirmi straniero. Quando il mio GIPSY SOUL incomincia a fremere devo cambiare paese. Per ora sto bene in Polonia ma ogni tanto ho bisogno di Napoli e quindi torno. Ho scelto io di vivere in Polonia, volevo costruire una casa in campagna col mio studio di registrazione e così ho fatto.

5. I.T.K:. Quali sono, secondo te, le principali differenze tra la vita nel sud e nel nord dell’Europa, ti senti un po’ spaesato oppure hai ritrovato al fianco di Agnese una nuova serenità e non ti manca nulla dell’Italia? Avresti fatto per la seconda volta la stessa scelta?

Lp: Rifarei esattamente tutto ciò che ho fatto, ogni singolo passo e ogni decisione presa era quella giusta. Non mi sono mai sentito spaesato perché io vivo sulla terra e non in un’altro pianeta che forse pure ci starei bene. Chi sta bene con se stesso sta bene ovunque. Non mi manca niente perché tutto quello che amo e che desidero è sempre con me e amo tutto ciò che ho e non penso mai a ciò che potrei avere e neanche mi interessa.
Gli uomini sono tutti uguali, cambia solo la lingua.

6. I.T.K.: Come sei stato accolto nell’ambiente artistico polacco? A braccia aperte oppure con una certa dose di invidia e riservatezza? Hai una personalità scintillante e piena di idee, sei determinato e amato dal pubblico e queste doti creano spesso “zizzanie” tra i colleghi in qualsiasi luogo. Sei soddisfatto da come prosegue la tua recente vita artistica in Polonia?

Lp: Ho dalla mia parte il fatto di essere napoletano. Io non sento e non soffro la concorrenza anche perché non credo di averne (perdona l’arroganza). Credo che la musica si faccia per emozione e non per competizione. Gli altri la vedono diversamente ma a me non importa. In Polonia trovo qualche difficoltà ma riesco benissimo a lavorare anche perché io sono un cantautore e non baso la mia vita artistica su musica che già ha avuto successo ma che appartiene ad altri. Ho un pubblico intelligente che conosce esattamente ciò che faccio e lo accetta. Non ho bisogno di un numero esagerato di pubblico ma di un pubblico di qualità.

7. I.T.K.: Ti occupi anche della moda italiana, sei diventato un “testimonial” della linea LP Luigi Pagano, puoi dirci qualcosa di più di questo progetto?

Lp: È mia moglie che in realtà si occupa anche di moda. È una disegnatrice capace anche di cucirsi a mano le cose che disegna, infatti, la maggior parte dei vestiti che indossa sono sue creazioni. Abbiamo vissuto a lungo a Dubai e amiamo una certa eleganza, perché non proporla in Polonia? Tra un po’ uscirà la nostra Linea Lp. La Lp non sarà solo sinonimo di musica ma anche di moda e del quality life.

8.I.T.K.: Essere o avere? Quali sono per Te le cose più importanti della vita? La famiglia o la carriera, l’amore o l’indipendenza, l’affetto o il successo economico? Sei mai stato costretto a fare delle scelte radicali sacrificando te stesso a favore della felicità degli altri? Sei un egoista o un altruista?

Lp: Bella domanda!!! Ho lasciato la mia carriera in Kuwait per incominciare da zero in Polonia (ho scelto la salute di mio figlio e l’aria del Kuwait non gli faceva bene). Scelgo sia l’essere che l’avere. L’essere sempre me stesso, tutte le scelte che ho fatto non mi hanno portato a nessun danno perché ho sempre scelto per il bene della mia famiglia e questo non si chiama sacrificio ma amore. Sì!! avrei potuto essere più ricco ma gli abbracci di mia moglie e lo sguardo di mio figlio valgono più di qualsiasi ricchezza. Non ho mai sacrificato me stesso, se le persone che amo sono felici io sono felice il doppio. Della carriera non mi è mai importato nulla e non corro mai dietro ai soldi forse per questo mi va sempre bene. Quando hai l’amore, l’affetto e il rispetto di chi ti sta vicino hai il successo più grande che si possa desiderare.
Detto ciò sono molto egoista. hahaha

9.I.T.K.: Cosa ti piace di più della Polonia e cosa invece detesti? Pregi e difetti di questo Paese? E cosa ti manca dell’Italia?

Lp: Amo i boschi della Polonia non amo in particolare il suo mare anche se le città di mare sono bellissime, forse perché io sono abituato ad un’altro mare.
Dell’Italia e specialmente dell’Italia del sud mi manca la spensieratezza, la leggerezza cosa che in Polonia non c’è o è difficile da trovare.

10. I.T.K.: Vorresti che tuo figlio seguisse le tue orme diventando un musicista? Su facebook vi si vede spesso insieme, siete immortalati in bellissime fotografie con le chitarre. Il piccolo Pagano ti seguirà nelle scelte oppure vuole diventare, per esempio, un calciatore della nazionale italiana? Il suo futuro lo vedi in Polonia oppure in Italia?

Lp: È un bimbo solare ed ha già scelto di vivere a Napoli. Non ama la pioggia e il grigiume e odia la nebbia. È proprio un terrone come me. Anche se io gli dico che tutto è necessario e che anche la pioggia serve ad avvicinare le persone nelle case intorno al focolare e a volersi più bene, a parlare di più ed ad essere più romantici. Gli dico sempre che il sole dobbiamo portarcelo dentro, mai lamentarsi e cogliere le cose belle in ogni momento.
Gli insegnerò ad essere felice. Gli piace la musica ma al contrario di me ama le macchine. Le scelte che farà le appoggerò, l’importante è che scelga col cuore e non dal bisogno economico.

11. I.T.K.: Cosa pensi della massiccia globalizzazione del nostro Mondo e del problema dell’immigrazione di massa che affligge numerosi paesi europei, soprattutto l’Italia? Sei favorevole a questo grande spostamento dei popoli oppure ti crea un po’ di angoscia?

Lp: Odio le barriere e le differenze, le abbiamo create noi con l’ignoranza. Vorrei vivere in una casa senza porte.
Ho scritto una canzone che si chiama SICILIA e si trova nel mio CD MY GIPSY SOUL. Parlo dei miei fratelli africani che muoiono in mare. Gli uomini si differiscono solo tra uomini buoni uomini cattivi. Ma perché quelli cattivi sono diventati cattivi???

12. I.T.K.: Progetti per il prossimo futuro? Non ti fermi mai, allora hai indubbiamente qualche sorpresa nella proverbiale saccoccia…

Lp: Nooo! Io vivo giorno dopo giorno e sono contento così. Domani si vedrà. Però in questo momento vorrei fare una bella partita a Golf. Il tempo non permette.

13. I.T.K: Caro Luigi, ti ringrazio di cuore per questa interessante intervista che apprezzo particolarmente visto che anch’io vivo tra l’Italia e la Polonia e sono molto legata a entrambe queste mie Patrie. Ti auguro mille di questi giorni impregnati di successo e affetto delle persone a Te care. Spero di poterti incontrare dal vivo in Polonia e di ammirare la tua travolgente e intensa personalità artistica durante qualche concerto. Un abbraccio e “do zobaczenia”!

Lp: Grazie a te, Iza. Spero di incontrarti. Scusa per il ritardo ma ho avuto pochissimo tempo ultimamente.
Un grosso abbraccio!!
Lp

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Luigi Pagano su YouTube: https://youtu.be/XdH_ZJV9Ifc

Luigi Pagano

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Intervista rilasciata dal cantautore Luigi Pagano a Izabella Teresa Kostka nel mese di luglio 2019 e disponibile anche sul portale giornalistico “Alessandria Today” di Pier Carlo Lava:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/07/11/intervista-al-cantautore-luigi-pagano-ho-la-sindrome-dello-zigano-ho-bisogno-di-sentirmi-straniero-a-cura-di-izabella-teresa-kostka/?preview=true

Tutti i diritti riservati agli autori.

Foto: proprietà dell’artista

Luigi Pagano

“POLIEDRI”: INTERVISTA ALLA POETESSA BARBARA RABITA (a cura di Izabella Teresa Kostka)

(by I.T.Kostka)

Invito tutti alla lettura di questa interessante intervista rilasciata dalla poetessa Barbara Rabita in occasione della pubblicazione del suo nuovo libro dal titolo “Poliedri” (Libeccio Edizioni / CTL Editore).

INTERVISTA a BARBARA RABITA

1.I.T.K.: Qual è la genesi del tuo poetare? Quale significato ha per te la scrittura? È uno sfogo o il nirvana?

B.R.: Avevo già da diversi anni l’impellenza di scrivere e di volgere sottoforma di brevi racconti tutto ciò che provavo durante varie situazioni particolari che vivevo o osservavo. Il filone della poesia è piuttosto recente: nasce nel 2014. Il mio legame con Antonio Laneve, poeta da lungo tempo, mi ha indotta a provare e devo dire che l’immediatezza di poche frasi poetiche che danno pennellate di sogno o di realtà, la sento più vicina al mio modo di essere.

Durante questo mio percorso appena iniziato, sento la poesia più come uno sfogo o come un tentativo di dare forma a sensazioni e connessioni che non hanno nome.
È come plasmare un paesaggio o dare vita ai lineamenti di un volto, o ancora come comporre musica su uno spartito.

2. I.T.K.: Com’è nata la silloge “Poliedri”? Potresti spiegarci meglio il significato del suo particolare titolo?

B.R.: “Poliedri” nasce da una situazione simpatica vissuta in ambiente scolastico: durante un’interrogazione un alunno, parlando di un intellettuale, lo aveva definito, piuttosto che “un personaggio poliedrico” “un poliedro”; ne abbiamo riso con lui simpaticamente e l’episodio mi è rimasto nel cuore.

3. I.T.K.: Cosa pensi della letteratura contemporanea e, soprattutto, della poesia? È “morta”, come si afferma spesso, oppure esiste per questa arte una Speranza di salvezza? Cosa pensi della sperimentazione e della ricerca di nuovi linguaggi poetici? Come ti senti addentrandoti, a volte, nella stilistica del Realismo Terminale?

B.R.: Apprezzo molto gli scrittori contemporanei, per citarne solo alcuni: Stephen King, Donna Tartt, Valerio Varesi; leggo anche molta poesia e sono rimasta colpita dalla poetica di Filippo Strumia, Valerio Magrelli, C.L.Candiani, A. Anedda (e altri). Forse la poesia, come la si intendeva in passato, rispettosa di rigorose regole metriche e di una certa musicalità, è morta, ma sta nascendo dalle sue ceneri qualcosa di nuovo, di completamente innovativo a cui forse non saprei dare ancora un nome. Una forma di poesia che parte dalla base e dà vita a nuove suggestioni; dalle letture fatte fino a ora le saluto con favore.
Per quanto riguarda il Realismo Terminale la sua poetica la sento molto affine, anche se non sempre riesco a produrre in tal senso. Al giorno d’oggi è molto più calzante una similitudine rovesciata con un oggetto piuttosto che con un elemento della natura. Il R.T. è lo specchio dei tempi, mi viene più facile affermare (le letture di Harari, di poesie di Guido Oldani che è padre del movimento – nella raccolta “La guancia sull’asfalto”- di Giuseppe Langella e altri autori nella raccolta “Luci di posizione” mi hanno molto influenzata) che siamo fatti di olio motore e bulloni, piuttosto che di muscoli e sangue: è più credibile, visto la realtà a cui stiamo andando incontro e che ancora non riusciamo a immaginare. Il R.T., aggiungo, non è solo lo specchio dei tempi, ma anticipa un futuro che ancora a molti di noi non è ben chiaro. Il R.T. rappresenta un cambiamento e i cambiamenti spesso spaventano.

4. I.T.K.: Sei una donna ambiziosa e indipendente. Secondo te bisogna sacrificare il proprio Ego per la felicità della famiglia e degli altri oppure mettere al primo posto se stesso per realizzare i propri obbiettivi e sentirsi appagato? “Essere” o “avere”, cosa sceglieresti?

B.R.: Bisogna dedicarsi prima di tutto alla felicità di se stessi e alla realizzazione dei propri sogni, in quanto se la persona che formerà una famiglia non è felice e realizzata in partenza, renderà infelici anche le persone che la circondano. La famiglia dovrebbe essere un rifugio nei momenti difficili e dovrebbe gioire delle tue vittorie, altrimenti diventa una gabbia, una prigione, come lo è e lo sarà ancora per molte persone che la formano e poi, crescendo, prendono strade diverse.
Tra “avere” ed “essere” scelgo “essere”: credo si debba prima essere per poter avere.
“Essere” però non visto come un mezzo per avere ma come un fine: prima ancora di scrivere una poesia, vorrei poter “essere” poesia e vivere pienamente momenti e atmosfere sottili che a molti, presi dalla frenesia della vita quotidiana, sfuggono.

5. I.T.K.: Tornando al libro “Poliedri”: qual è il suo punto di forza maggiore? Perché dovrebbe essere letto? Cosa desideri trasmettere ai lettori?

B.R.: Per quanto riguarda il libro “Poliedri” penso di poter puntare sull’autenticità che lo caratterizza, ho cercato di affrontare più argomenti che mi stanno a cuore, proponendo punti di vista sfaccettati. Ho provato a evitare il più possibile i luoghi comuni: spero di esserci riuscita. Attraverso il libro ho voluto comunicare la mia voglia di cambiamento di fronte a varie situazioni di vita che si ripetono seguendo sempre uno stesso schema. A volte ricorro all’autoironia per sdrammatizzare i problemi di salute sui quali spesso ci si cruccia.

6. I.T.K.: E alla fine la domanda di routine: quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro? Un altro libro oppure l’attività artistica ad ampio spettro?

B.R.: Per ora vorrei leggere a più non posso tutto ciò che mi appassiona, scrivere quando ne sento l’urgenza e, appunto, “essere” poesia, poi per il resto se ne riparla. Intanto continua la raccolta di materiale.

ALCUNE POESIE SCELTE di BARBARA RABITA

CAOS E MISTERO

L’ircocervo di un ordine
stabilito e imposto
da chi non conosce
il mutare del caos.

Discendi nel fango
nel disordine denso:
pazzia e anomalia
sono frutto di vita.

Ascolta i tuoi morti,
le anime bianche
di chi non si è perso
ma aspetta di vivere
giocando d’azzardo
con le tue scelte.

Completa il mistero
agisci in sordina
coltiva segreti
a dispetto di chi
non ti vuole potente.

ZENZERO E LIMONE

Una torbida bevanda
per ridurre il corpo chiaro,
una ripulita al sangue
e lo stomaco che langue
in assenza di spuntino.

Sono a dieta lo so già:
non tastare sulla piaga
tanto zenzero mi serve
a far leva su quei chili
il mio viso appare esangue
senza carne e latticini.

IL GIOVANE

Sono giovane,
a me appartiene
il mondo sfatto
da plagiare e sistemare
al mio gusto, al mio capriccio.

Tamburello sul bancone
incurante dei clienti
pago poco rido e scherzo
tanto a me tutto è dovuto.

Sono bello alto e magro
sono bianco e nerboruto
quel signore mi fa un baffo
più di lui son furbo e acuto

PASSAGGIO

Sei nella luce
poi cadi nell’ombra.
Ogni tuo movimento
diventa di stucco.

Il respiro si ferma
il cuore non batte,
non vedi più niente
sei goccia nel buio.

LA CONCHIGLIA

La conchiglia è inerme
su onde di carta
sento il mare accartocciato
in un pugno di vetro.

SONORITÀ

Sonorità di lago
si sciolgono a riva,
materia liquida
tra lo struscio estivo,
inutile come chiodi di ruggine.

AMBRA

Incastonata
nell’ambra di un’emozione
vivo il momento immobile.

Semplicemente sono.

BREVE NOTA BIOGRAFICA

È stato solo in quell’anno trascorso in Germania che ha scoperto veramente se stessa e ha continuato a seguire il sentiero, nonostante le numerose battute di arresto. Scrivere le “poesie” che scrive ora è una tappa e si augura che molte altre ne seguiranno: un percorso costellato di letture, riflessioni e pensieri. Spera che nei propri scritti qualcuno veda qualcosa di sé, magari anche di spiacevole e che dica: “ecco, è proprio così”.

L’intervista rilasciata da Barbara Rabita a Izabella Teresa Kostka nel mese di giugno 2019.

Tutti i diritti riservati.

L’articolo presente anche sul blog giornalistico “Alessandria Today”:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/06/13/128455/?preview=true

Barbara Rabita al Festival Internazionale di Poesia a Milano, maggio 2019. Foto: Umberto Barbera

SEZIONE POLACCA: Intervista alla poetessa polacca Jolanta Mielcarz / Wywiad z polską poetką Jolantą Mielcarz (a cura di Izabella Teresa Kostka)

WYWIAD z poetką JOLANTĄ MIELCARZ (rozmawia: Izabella Teresa Kostka)

1. I.T.K.: W ostatnich czasach mówi się wiele o kryzysie sztuki, literatury, a szczególnie poezji. Według Ciebie pisanie wierszy ma jeszcze jakiś cel? Jaka jest rola poezji w naszej zabieganej, informatycznej rzeczywistości?

J.M.: Nie wierzę do końca w kryzys sztuki i literatury. Zalewa nas oczywiście ocean kultury masowej, ale przecież zawsze tak było – popisy jarmarczne gromadziły tłumy, sztuka wysoka miała nieporównanie mniej odbiorców. A jeśli chodzi o poezję, trafnie wyraziła to Wisława Szymborska w wierszu “Niektórzy lubią poezję”:

“Niektórzy-
czyli nie wszyscy.
Nawet nie większość wszystkich, ale mniejszość.
Nie licząc szkół, gdzie się musi,
i samych poetów,
będzie tych osób chyba dwie na tysiąc (…)”

W moim odczuciu jednak poezja ma moc oddziaływania na nas, nawet jeśli nie zawsze zdajemy sobie z tego sprawę. Jakiś czas temu syn moich znajomych, wówczas maturzysta, przeżywał dramat miłosny. Odeszła od niego dziewczyna, a on bardzo cierpiał. Stracił zainteresowanie dla całego świata, także dla czekających go egzaminów. Zupełnie przypadkiem wpadł mu w ręce tomik poezji Edwarda Stachury. Przeczytał proste słowa, oddające uczucia kogoś, także porzuconego przez ukochaną:

“Potem ona się zjawiła,
Wszystko dla niej porzuciłem
I kochałem ją, kochałem,
Śmierci nic się nie lękałem,
Potem poszła, luty był,
Już nie żyje ten, co żył.”

Jak sam później powiedział, słowa poety go uratowały. Pociechę znalazł w tym, że inni ludzie też przeżywali tak silne emocje i potrafili to wyrazić.
Żyjemy w czasach ostrej konkurencji, także na polu sztuki. Wielu twórców, nawet tych utalentowanych, szuka sposobów na zaszokowanie widza czy czytelnika. Wszystko już przecież było, wszystko zostało napisane albo namalowane, więc pozostaje gra konwencjami, prowokacja, zwrócenie na siebie uwagi za wszelką cenę. Nie mam nic przeciwko eksperymentom formalnym, ale najcenniejsze są odwieczne wartości: poszukiwanie piękna, prawdy i dobra. Myślę, że tylko taka poezja trafia do ludzkich serc, a obcowanie z nią staje się wewnętrzną potrzebą. A mówiąc żartobliwie: nawet jeśli taką potrzebę odczuwają tylko dwie osoby na tysiąc, w skali świata jest to nie byle co: 14 milionów ludzkich istnień.

2. I.T.K.: Jak zaczęła się Twoja przygoda literacka, to był niezależny wybór, czy raczej podążyłaś za namową i wzorem osób trzecich?

J.M.: To był mój własny wybór, a przygoda z poezją zaczęła się nieoczekiwanie dla mnie samej. Od zawsze kochałam sztukę i teatr, pasjonowała mnie też rzeźba i malarstwo. Jako dziecko grałam na pianinie, śpiewałam piosenki, recytowałam wierszyki. W szkole podstawowej grałam różne role w teatrzyku dla dzieci. Przed maturą rozważałam zdawanie do warszawskiej szkoły teatralnej, jednak przeważyło zamiłowanie do psychologii.
Na studiach trochę malowałam, ale poezja zawsze była ukryta w moim wnętrzu. Simonides z Keos już w V w p.n.e. powiedział: “Malarstwo jest milczącą poezją, a poezja – mówiącym malarstwem”, obrazując tym samym, jak te dwie dziedziny sztuki przenikają się i uzupełniają.
Po uzyskaniu dyplomu pracowałam jako pedagog specjalny i psycholog, najpierw w Polsce, potem w Stanach Zjednoczonych. Moja droga literacka rozpoczęła się po powrocie z USA do Polski. Zeszyt z pisanymi za oceanem wierszami zaginął, jednak starałam się je odtworzyć. Od 2014 roku moje utwory pojawiały się w różnych portalach poetyckich, zostały też zamieszczone w siedmiu antologiach. Urzekła mnie serdeczna atmosfera, jaka panowała w niektórych grupach, m.in. w “Kawiarence Poetyckiej”. Motywację do dalszej pracy znalazłam dzięki przyjaciołom i oczywiście dzięki pozytywnym, żywym reakcjom Czytelników. To były wspaniałe lata zdobywania przeze mnie wiedzy poetyckiej i twórczych inspiracji. Pracuję cały czas nad doskonaleniem swojego warsztatu, odkrywam nowe drogi rozwoju literackiego. Nadal publikuję wiersze w różnych portalach internetowych i na swojej stronie autorskiej.

3. I.T.K.: Często dyskutuje się nad różnicą pomiędzy tzw. “poezją kobiecą i męską”. Jesteś odzwierciedleniem delikatnej i subtelnej kobiecości, ale czy i Ty uważasz, że istnieją duże różnice pomiędzy pisarstwem przypisanym do płci?

J.M.: Moim zdaniem określenie “poezja kobieca” kojarzy się na ogół z twórczością mniej wartościową niż “poezja męska”. Kobietom przypisuje się zazwyczaj uczuciowość, subtelność, wrażliwość, czasem brak logiki. Domeną mężczyzn ma być rzeczowość, pewność siebie, przebojowość, twarde stąpanie po ziemi, dyscyplina intelektualna. Któż z nas nie spotkał jednak delikatnego, łatwo ulegającego nastrojom mężczyzny albo dość bezwzględnej kobiety? Myślę, że określone ludzkie cechy to sprawa indywidualna.
Czy można wyobrazić sobie poetę pozbawionego wrażliwości? Co miałby do zaoferowania czytelnikom? W jaki sposób mógłby skłonić innych do skupienia, pobudzić do refleksji moralnych? Nie dlatego podziwiam wiersze Haliny Poświatowskiej, że są “kobiece”, a utwory ks. Jana Twardowskiego dlatego, że są “męskie”. To po prostu wielka poezja, znajdująca drogę do ludzkich serc i umysłów. Jeśli nawet istnieją różnice pomiędzy twórczością pisarek i pisarzy, doceniam tę wzbogacającą inność, ale nie przywiązywałabym do tego zbyt dużej wagi.

4. I.T.K.: Żyjemy w czasach zwariowanego chaosu i, co najgorsze, agresywnego starcia różnorodnych kultur i religii. Jaką rolę może spełnić poezja i literatura w czasie dramatycznej migracji narodów? Jakie miejsce zajmuje religia w Twojej twórczości?

J.M.: Współczesny świat pełen jest konfliktów i sprzeczności. Obok państw o ugruntowanym systemie demokratycznym są kraje rządzone totalitarnie, duch tolerancji religijnej i ekumenizmu sąsiaduje z nienawiścią i fanatyzmem, obszary nędzy z bogactwem, idealizm ze skrajnym konsumpcjonizmem. Myślę, że sztuka może odegrać znaczącą rolę w dziele pojednania i zrozumienia, kształtowania postaw szacunku wobec indywidualnej i kulturowej odmienności. Jest to jedno z jej najważniejszych zadań. Z powodu migracji ludności z różnych obszarów kulturowych musimy nauczyć się współpracy i współżycia z ludźmi, posługującymi się innym językiem, często wyznającymi inną religię czy odmienne wartości, które wynikają z ich kultury.
Poezja i literatura we wszystkich epokach kulturowych angażowała uczucia i intelekt odbiorców. Dzieła, uznawane za uniwersalne, dotyczyły i dotyczą sytuacji człowieka w świecie. Bardzo bliski jest mi aforyzm Aleksandra Świętochowskiego, który powiedział, że żaden utwór literacki nie jest w stanie zmienić ludzi, ale są dzieła, pobudzające ich do zmiany.
W walce Polaków z systemem komunistycznym istotną rolę odegrało wielu pisarzy, m.in. Czesław Miłosz, Zbigniew Herbert, Gustaw Herling – Grudziński, Tadeusz Różewicz czy Tadeusz Konwicki. Pisarze z wielu krajów świata nie pozostają obojętni także wobec współczesnych konfliktów.
Z odpowiedzią na drugie pytanie, dotyczące miejsca religii w mojej twórczości, mam pewien kłopot. Wierzę w Boga i traktuję ten dar jako Łaskę, głębokie wewnętrzne przeżycie. Jestem jak najdalej od jakichkolwiek teologicznych rozważań, nikomu też nie narzucam swojej wiary. Zwierzam się tylko z tego, kim jest dla mnie Bóg, czym jest poczucie Jego bliskości.

5. I.T.K.: W twoich dziełach wiele uwagi poświęcasz miłości, także tej uniwersalnej. Jesteś naprawdę tak romantyczna i sentymentalna, czy jest to tzw. “chwyt pod publiczność”, gdyż jak to się mówi “rynek kocha Erosa”?

J.M.: Miłość jest najsilniejszym z ludzkich uczuć. Próbuje z nim konkurować tylko… nienawiść. Gdybyśmy stworzyli katalog wszystkich możliwych motywów literackich, miłość znalazłaby się na pierwszym miejscu. W mojej twórczości, także w tomiku “Dotyk miłości”, miłość zajmuje ważne miejsce i według mnie jest kluczem do spełnienia w życiu. Może też ocalić ludzkość od złego. Jeśli chodzi o moją osobowość, to jestem niepoprawną romantyczką. Czas nie zabił we mnie tej cechy. Cenię sobie naturalność, szczerość i nikogo nie naśladuję. Piszę, co mi serce dyktuje – o miłości do Boga, do ludzi i natury, o uczuciach romantyczno – zmysłowych i o nadziei, którą noszę w sercu.
W moich wierszach jest oczywiście trochę erotyzmu, ale w żadnym wypadku nie mógłby on być kartą przetargową na rynku czytelniczym. To erotyzm sugerowany, czasem ukryty, więc jakie miałabym szanse w starciu z pisarzami, którzy na trzydziestu stronach opisują szczegółowo sceny erotyczne?

6. I.T.K.: Powróćmy na chwilę do Twojego dzieciństwa. Kim była mała Jola i o czym marzyła? Czy spełniły się Twoje pragnienia?

J.M.: Wczesne dzieciństwo spędziłam w podwarszawskim Aninie wśród kochającej rodziny. Przeżyłam tam niezapomniane chwile na łonie natury. Spacery z psami i zabawy z dziećmi w lesie były ekscytującym przeżyciem. W tamtych latach narodziło się moje umiłowanie przyrody i ojczystej ziemi. W wieku 6 lat przeprowadziłam się z rodziną do stolicy.
Byłam dzieckiem radosnym i pogodnym, ciekawym świata. Kochałam zwierzęta. W domu rodzinnym mieliśmy zawsze psa, który był naszym przyjacielem, chomika i akwarium z rybkami. A o czym marzyłam? Pragnęłam zostać w przyszłości panią weterynarz. Te plany się później rozwiały. Poczułam misję pomagania ludziom chorym. I to moje marzenie się spełniło. Pracowałam jako psycholog i pedagog w Polsce i USA.
Marzyłam również o podróżach, poznawaniu świata i innych kultur. I to pragnienie się spełniło. Dużo podróżowałam, nawiązywałam przyjaźnie, zwiedzałam zabytki. Wiem, niektóre marzenia na zawsze pozostają marzeniami. Ale uważam, że jeśli chociaż kilka z nich zrealizuje się, możemy czuć się szczęśliwi.

7. I.T.K.: Jakie jest Twoje zdanie o rynku literackim w Polsce? Jesteś usatysfakcjonowana z przebiegu swojej kariery i działalności, czy spotykasz się raczej z nieprzychylnością i tzw. “kliką uprzywilejowanych”?

J.M.: Nie jestem zawodową pisarką, to znaczy mam też inną pracę. Jak wiadomo poetą się nie jest, poetą się bywa. Trudno mi więc wypowiadać się na temat rynku literackiego w Polsce. Jak dotychczas spotykałam się z życzliwym przyjęciem mojej twórczości. Przede wszystkim przez czytelników, a to jest przecież najcenniejsze.

8. I.T.K.: Być albo mieć? Co ma dla Ciebie większą wartość: komercyjny sukces i wiele sprzedanych egzemplarzy czy stałe, ciepłe miejsce w sercach wrażliwych czytelników i uznanie profesjonalnej krytyki?

J.M.: Wizja komercyjnego sukcesu jest oczywiście nęcąca, ale dostępna niewielu poetom. Gdybym kiedyś zaczęła pisać kryminały, liczba sprzedanych egzemplarzy byłaby jakimś wykładnikiem sukcesu. A jeśli chodzi o wiersze, najbardziej sobie cenię uznanie czytelników. Oczywiście cieszy mnie także każda pozytywna opinia krytyków literackich.

9. I.T.K.: Co chciałabyś zmienić we własnym życiu artystycznym, jeśli mogłabyś narodzić się po raz drugi? Jeszcze raz wybrałabyś poezję?

J.M.: Jeśli mogłabym narodzić się ponownie, zdawałabym do wyższej szkoły teatralnej. Gdybym dostała drugą szansę, zdecydowanie chciałabym zostać aktorką. Bardzo cenię ten zawód. Daje on duże możliwości twórcze. Wybrałabym jednak także poezję, bez której już nie wyobrażam sobie życia. Na pewno dałoby się to pogodzić.

10. I.T.K.: Jak zachęciłabyś czytelnika do sięgnięcia po Twój zbiór poezji? Jak sądzisz, czym wyróżnia się Twe pisarstwo od innych licznych publikacji?

J.M.: Gdybym usłyszała to pytanie, gdy jeszcze mieszkałam i pracowałam w Stanach Zjednoczonych, z pewnością ułożyłabym sama dla siebie jakąś laurkę. Amerykanie uważają za rzecz oczywistą, że zawsze należy mówić o sobie jak najlepiej, eksponować wszystkie swoje umiejętności, podkreślać sukcesy. Już od pewnego czasu jestem jednak w Polsce i wróciły stare nawyki – trzeba zachować osobistą skromność, zostawić oceny swojej twórczości innym. Powiem więc tylko, że nie ulegam żadnym modom, moja poezja pisana jest sercem.

11. I.T.K.: O czym marzy dziewczyna, gdy dojrzewać zaczyna? Jakie są Twoje plany na najbliższą przyszłość?

J.M.: Nauczyłam się żyć dniem dzisiejszym, cieszyć się życiem, każdą jego chwilą. Ponieważ jest lato, marzę o fantastycznych wakacjach. No i żeby zawsze gdzieś blisko mnie była muza poezji. Jak zwykle myślę również o tym, żeby moim najbliższym wiodło się jak najlepiej.
Moim pragnieniem jest pisać wiersze, które by przenosiły czytelników w lepszy świat, znajdowali w nich radość i odskocznię od codzienności.
A szczęście niech będzie dla wszystkich na wyciągnięcie ręki…

I.T.K.: Kochana Jolanto,
dziękuję Ci serdecznie za rozmowę i życzę, aby ta literacka przygoda przysporzyła Tobie wiele radości, miłych niespodzianek i satysfakcji. Jak to mówi się u nas we Włoszech “In bocca al lupo” czyli powodzenia “w pysku troskliwej wilczycy”.

J.M.: Dziękuję Kochana Izabello za przeprowadzony wywiad i piękne życzenia. Zabawny ten cytat, ale co kraj to obyczaj. Również życzę Tobie samych wspaniałych dni, wielu sukcesów artystycznych i satysfakcji z pracy.
Niech się nam spełniają nasze życzenia !!!

Poniżej zapraszam do zapoznania się z niektórymi wierszami autorki

Jolanta Mielcarz

POEZJE WYBRANE

DOTYK NIEBA

nad ziemią unosi się
duchowa kraina marzeń
poranna jutrzenka maluje
niezwykłe pejzaże
jasnym dotykiem budzi ziemię
otwiera bramy niebios

świetliste Anioły śpiewają
radosne modlitwy
wyjednają łaski Boże

odrodzenie
i moc spełnienia
odkryte w uwielbieniu

KRAINA SZCZĘŚCIA

zatraciłam siebie
w tworzeniu i zapomnieniu
w przebaczeniu i modlitwie
odrodziłam się na nowo
rozświetlona miłością
byłam jasnym światłem
wtopiłam się w bezkres
błękitu nieba
w krainę wiecznego
istnienia

na ziemi szczęście
to małe radości
tam jest potęga
nieskończonej miłości

BABIE LATO

babie lato pachnie lasem i wrzosami
lśni w refleksach złocistego słońca
jarzębiny tańczą koralami przybrane
świerszcze na skrzypcach grają koncert

srebrne pajęczyny chcą zaklinać czas
lecz nie zwróci nam lat minionych
chwila jest ważna – szepcze wiatr
zatrzymajmy szczęście w sobie

gwiaździsta noc uspokaja
fantazyjnie nam sny koloruje
twoje dłonie w moich dłoniach
skradłeś mi namiętny pocałunek

SAMOTNOŚĆ

samotni wśród ludzi
w zimnej ciszy i pustce
cisi odrzuceni
wrażliwi na zranienia
pokryci bliznami

są jak pył księżycowy
lub jak łzy letniego deszczu
samotne dusze

tęskniące za miłością
słuchają szumu wiatru
nad nieodgadnioną
przyszłością

serca obmywa smutek
ale i wiara
że wypełni je radość
i rozbłyśnie płomień życia

Wywiad z Jolantą Mielcarz przeprowadzony przez Izabellę Teresę Kostka w czerwcu 2019 r. i zamieszczony także na łamach dziennikarskiego blogu “Podtekst kulturalny”:

https://podtekstkulturalny.wordpress.com/2019/06/09/w-cztery-oczy-wywiad-z-poetka-jolanta-mielcarz/?preview=true

Inne artykuły dotyczące Jolanty Mielcarz:

https://podtekstkulturalny.wordpress.com/2019/05/31/prezentacje-jolanta-mielcarz-subtelna-poezja-bycia-kobieta/?preview=true

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