Il poeta contro lo spleen: “Catene” di Antonio G. D’Errico e Donato Placido (a cura di Sabrina Santamaria)

Il poeta contro lo spleen: “Catene” di Antonio G. D’Errico e Donato Placido
(a cura di Sabrina Santamaria)

Note biografiche di Antonio G. D’Errico

Antonio Gerardo D’Errico è uno scrittore italiano, poeta e autore teatrale e cinematografico. Due volte vincitore del prestigioso Premio nazionale Grinzane Pavese. Ha scritto le biografie di grandi interpreti della musica d’autore italiana, da Eugenio Finardi a Pino Daniele, da Tony Cercola agli Alunni del Sole, al produttore di Mia Martini Peppe Ponti. Anche il leader del Partito Radicale, Marco Pannella, lo ha scelto come interlocutore sapiente per la scrittura del saggio politico dal titolo “Segnali di distensione”. Vanta collaborazioni con autori di fama internazionale, tra i quali il venezuelano Jorge Real, con cui ha realizzato il romanzo “Rapinatore per gioco”, ispirato alla vita del rapinatore gentiluomo Palo Pennacchione. Antonio Gerardo D’Errico ha consolidato un sodalizio artistico ultraventennale con Donato Placido, poeta e attore, fratello del noto regista e attore Michele Placido.
Antonio Gerardo e Donato hanno pubblicato come coautori romanzi di successo, come “Montalto”, fino all’ultimo respiro, dedicato all’agente di polizia penitenziaria ucciso a Trapani, vittima di un agguato mafioso.

La loro ultima pubblicazione è la raccolta poetica “Catene”, pubblicata da edizioni romane Ensemble.

Un titolo ossimorico: liberarsi dai vuoti esistenziali.
La poesia è un genere letterario che libera gli autori da stati d’animo malinconici o tristi. Esprimere versi è un’attività solipsistica nella maggior parte dei casi, però in alcune circostanze capita che due poeti siano sulla stessa lunghezza d’onda e, magari, cavalcando le medesime emozioni danno vita a una raccolta poetica scritta a quattro mani; “Catene”(edita da Ensemble) è uno di questi casi infatti Antonio G. D’Errico e Donato Placido hanno incrociato i loro sentieri poetici incrociandoli in questa pubblicazione di alto pregio letterario. Il titolo dell’opera è ossimorico tanto è vero che in ogni espressione alberga una ricerca profonda della libertà e della verità, due aneliti molto carenti in questa umanità becera e senza scrupoli. Nei versi dei nostri autori si percepisce un loro ancoraggio ai valori, ai ricordi che forniscono una carta di identità alla loro anima poetica. Il loro verseggiare è assorto e ogni lettore può affacciarsi al loro mondo interiore, a volte nostalgico e malinconico a volte rapito da sofferte riflessioni. Scrivere poesie è quasi sempre un traguardo raggiunto dopo la rielaborazione dei propri vissuti, i testi racchiusi in “Catene” non sono alogici o arazionali, sviscerano la sensibilità dei nostri autori insofferenti all’insensato vuoto esistenziale che ai è impadronito dell’uomo contemporaneo, per questa ragione ben fondata Antonio G. D’Errico e Donato Placido si impegnano a trasmettere ancora la bellezza dell’infinito e il desiderio di irrobustire le proprie ali per volare in quanto non si accontentano di essere come lo stormo “Buon appetito” che si ingozzava in riva al mare, la loro poesia traccia le coordinate che potrebbero aiutare i lettori a ritrovare se stessi, in fondo in “Catene” possiamo ritrovare il sogno di libertà che, forse, tutti noi avevamo perso.

Sabrina Santamaria

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Intervista all’autore Antonio G. D’Errico

S.S: Raccontaci del tuo primo incontro con la poesia…

A.G.D: L’incontro mi suggerisce un modo di essere e di comportarmi di fronte a qualcuno. Di fronte a qualcosa invece mi sembra di essere solo coi miei pensieri, con le mie azioni. Qualcosa mi stimola la riflessione, la conoscenza, il metodo, la verità o il suo contrario. La poesia mi è arrivata tra le mani fin da piccolo, e naturalmente tra i banchi di scuola. Era una poesia intrisa di spirito ottocentesco: Carducci, Berchet, De Amicis, Viviani, Di Giacomo, Manzoni. Con la crescita ho proceduto a ritroso, dal Settecento, poi l’Arcadia seicentesca, Sannazzaro, Metastasio, il Rinascimento, fino a Dante e Petrarca. Con la maturità sono ritornato al Novecento e ho scoperto un mondo di fascino, di pensieri e immagini vicini a quelli che si costruivano dentro e fuori di me. Ho conosciuto i paesaggi della Liguria grazie alle suggestioni poetiche di Montale, ho sentito l’aria della Grecia e della Sicilia nelle liriche di Quasimodo. Ho visitato il mondo seguendo le prospettive poetiche dei versi di Ungaretti, di Saba. Ma poi tutta la ribellione viscerale di Pasolini, la “noia” di Moravia. Ho letto Zanzotto, la poetica cristallina di Clemente Rebora, lo sguardo tra cielo e terra di Padre Maria Turoldo. Poi la fine di un mondo remoto e pieno di spirito mi ha posseduto anima e corpo: la mia terra di origine, le persone semplici e uniche della mia infanzia, la bellezza del canto che risuonava tra le stanze di quelle casette con le finestre sempre spalancate. La vita ha preso forma sentimentale, illuminandomi la vita. Più tardi l’esigenza di condividere quella bellezza col resto del mondo. La scrittura: la poesia, ma non solo.

S.S: Se dovessi dare una definizione di “poesia” quali enunciati useresti?

A.G.D: La realtà. Farei riferimento alla realtà, al vero. L’ispirato non ha valore, se non nelle favole dei bambini: dei bambini, non per i bambini. Nell’immagine della poesia ritorna l’eco della voce di quanti mi hanno fatto sperare una bellezza stando tra i banchi di scuola. Ritorna l’immagine eroica del poeta “artistiere” di Carducci. Ma poi prevale la delicatezza crepuscolare di Gozzano o la sonorità meravigliosa e palpabile con le mani prima che con lo sguardo di Andrea Zanzotto.

S.S: Il titolo della tua raccolta poetica “Catene” allude anche alla tua espressione di sentimenti che ti tengono ancora legato?

A.G.D: No, esprimo verità che liberano, che portano seco il fuoco del bisogno di libertà. La libertà è un concetto smarrito ormai, dopo l’attacco che ha subito da una società che vive di propaganda e revisionismo storico vuoti, privi di valori eterni. Il senso eterno della vita è riposto nell’ontologia della libertà, la ribellione di Kunta Kinte, il martirio scelto dagli innocenti, quello perpetrato ai danni di chi ha fatto dell’innocenza la sua vita.

S.S: Quali nuovi orizzonti la letteratura potrebbe disegnare?

A.G.D: Se la letteratura è asservita al piacere personale, all’interesse economico, come capita per certi che scrivono parole da leggere poi in televisione, nei programmi dove vengono invitati da amici e conoscenti dei padroni dei contenitori, non serve a niente e a nessuno, a parte a coloro che vivono per divertire un pubblico che segue gossip e calcio. Due grandi argomenti di interesse pubblico, profondi, intimi, dove l’anima trova elevazione e interesse speciale, dove l’urlo e la sfida sono l’esaltazione dei sensi vibranti di passione.

S.S: In quale arcano punto della tua esistenza si incontrano la tua passione per la musica e per la letteratura?

A.G.D: Potrei risponderti nei silenzi, dove ognuno può contemplare l’eternità. Per me, come ho detto prima, i silenzi più significativi sono stati quelli della mia infanzia, dove tutto ha preso forma e destino, compiutezza del germe vitale.

S.S: Quando scrivi quali sensazioni ti fanno dondolare fra altalene dei tuoi ricordi?

A.G.D: Quando scrivo niente mi fa dondolare. I ricordi, i pensieri, la meraviglia, la bellezza non sono parole consumate dall’uso spropositato di una società che non vive di certe profondità; ma ripete le cose dette da chi gioca in televisione a fare il menestrello. A me tocca il cuore la vita con i suoi dolori e i suoi slanci. Mi preoccupa e mi impensierisce la vita di chi si dispera per andare avanti, di chi dorme dentro un cartone sotto un muro di cemento della stazione. MI piace gioire della luce del giorno quando la vita si desta con una felicità nuova per tutti. I pochi non rappresentano nulla: rappresentano, appunto, il mancante, il privato di pienezza. Io sono affascinato dal pieno e dal tutto che accoglie, che tiene insieme.

S.S: Quali autori ti ispirano maggiormente e, in particolare, quali testi?

A.G.D: “Non sempre il tempo la beltà cancella/ O la sfioran lacrime ed affanni/ Mia madre ha sessant’anni/ E più la guardo, più mi sembra bella”. Èuna strofa di De Amicis, nella poesia che dedica a sua madre, dal titolo perfetto e semplice: A mia madre. A me non piace la retorica, pallida di vissuto, ma mi commuove la verità. L’Iliade e la Divina Commedia, la Bibbia sono rivelazioni del divino che prende forma di racconto, di visione etica e morale. Tra gli autori che mi hanno sorpreso nomino Tommaso Landolfi, il suo romanzo breve: Ottavio di Saint-Vincent. Ha saputo investigare verità con un pensiero leggerissimo. Usando uno stile diverso, ha detto verità come ha fatto Pirandello in ogni ambito di dominio della parola.

S.S: Ti sei mai rallegrato allo spuntar di una tiepida alba?

A.G.D: Non mi rallegro facilmente, soprattutto per niente del genere. Mi meraviglia sicuramente il moto della terra, l’infinito, le stelle, il sole. Mi fanno pensare. Una volta guardando il cielo stellato non ho pensato a Kant, tanto parodiato di questi tempi, ma ho scoperto la verità del logos di Pitagora. È stata una scoperta sorprendente: ero in campagna, disteso in mezzo all’erba, sopra una collina. Mio papà stava arando col trattore in una piana di terra posta sotto la collina. Poco prima del tramonto del sole, con la prima stella che si è illuminata giusto sopra la mia testa, mi è sembrato quasi di poterla toccare, poi si è accesa una seconda stella, poi la terza, seguite da tutte le altre. In un attimo mi è comparso l’universo in quell’immagine del cielo completamente buio, le profondità del quale erano descritte dalle luci delle stelle. Quel moto di apparenze e di assenze mi ha rivelato la filosofia misterica di Pitagora. È bastato uno sguardo per capire quanto dai libri avevo appena scorto come parole messe una dietro l’altra.

S.S: Che ruolo hanno i poeti nella contemporaneità?

A.G.D: Hanno il ruolo che hanno tutte le persone. Spero per loro che vivano bene, in pace con tutti ma pronti a perdere la vita per la verità. Ci sono stati martiri di grande passione nella storia, tra cui persone che in carcere hanno scritto pagine di una bellezza struggente, da Silvio Pellico a Gramsci. Santa Maria Goretti ha preferito la morte davanti alla violenza di chi voleva abusare del suo corpo e della sua anima votata a Dio. Padre Kolbe, deportato in guerra ad Auschwitz, chiese di essere fucilato al posto di un condannato a morte, giovane e padre di famiglia. Altri filantropi durante guerra hanno salvato centinaia di vite umane: Perlasca, Schindler. La storia è piena di esempi di vite valorose. Ci sono vite valorose che passano sotto i nostri occhi ogni giorno, vite invisibili, ma di grande rispetto. I poeti facciano la loro part come tutti coloro che saranno ricordati per le loro scelte coraggiose e imprescindibili da ogni calcolo, ogni interesse velleitario.

S.S: Il candore della luna ti sussurra dei versi?

A.G.D: Ogni cosa mi ispira un moto dell’anima e della mente. Ma ciò che è stato già oggetto di ispirazione per qualcun altro che ha meravigliosamente cantato Alla luna non mi induce a fare nulla del genere. Vorrei cantare le stelle ma i Salmi sono un inno solenne alla bellezza di quelle luci del creato. Allora scrivo quando sento che le mie parole possano creare un moto nuovo che preservi la vita, la protegga, la elevi. La vita, che è dimensione dell’anima rinnovata da propositi non consumati dal tempo e dalle mode, è l’unica bellezza, necessità e verità che mi interessa sopra ogni altro desiderio, piacere, sentimento ideale. Non rifuggo la realtà quanto mi siedo al tavolo per scrivere, ma la realtà mi insegna, mi guida e mi suggerisce le parole che danno valore dal principio alla fine al mio modo di essere, di dire, di fare, di sentire.

(Intervista rilasciata dall’autore Antonio G. D’Errico a Sabrina Santamaria)

L’intervista a Eddy Lovaglio (di Sabrina Santamaria)

Biografia dell’ autrice Eddy Lovaglio

Eddy Lovaglio

Giornalista, scrittrice, regista di opera lirica.
Amante soprattutto del racconto di altrui vite, ha pubblicato nel 2002 la prima biografia italiana sul tenore italo-americano Mario Lanza, “Mario Lanza, una voce un artista” (edito da Azzali Editori), per la quale è stata ospite in diversi programmi Rai (TG Due dossier, “Ci vediamo in TV” con Paolo Limiti, rubriche su Rai International) oltre a Sky canale 906, BBC e Cultural Channel della TV Nazionale Russa.
Nel 2003 ha collaborato al libro sul “Parmigianino” di Vittorio Sgarbi, nell’ambito degli eventi celebrativi dei 500 anni dalla nascita dell’artista, ed ha vinto la XI° edizione del Premio Italia Letteraria con il romanzo a sfondo storico dal titolo “Un grido dal lager” (edito da Luna Editore).
Ha collaborato alla serie di libri “Parma di una volta” di Tiziano Marcheselli, in allegato alla “Gazzetta di Parma”.
Nel 2006, all’ Università di Binghamton, N.Y., Usa, ha tenuto una conferenza su Giuseppe Verdi.
Il 28 ottobre 2006, a Roma, riceve il Premio Athanòr per la “Saggistica”.
Nel 2007 ha pubblicato la biografia sul tenore Rinaldo Pelizzoni (edito da Azzali editori) e nel febbraio 2008 ha pubblicato il libro su Renata Tebaldi (edito da Azzali Editori).
Nel 2009 ha pubblicato per il Comune di Parma il libro “Valerio Zurlini, protagonista discreto”, dedicato al noto regista scomparso.
Diversi sono i suoi scritti inclusi in libri di altri autori, sia di saggistica e sia di poesia.
Dal 2009 al 2018 è stata co-direttore di due testate editoriali (Parma Anni 2000 e New Parma) ed ha scritto per altre testate giornalistiche.
Nel 2020 pubblica il romanzo psicologico “Se questo è amore”, in formato ebook e cartaceo.
Di prossima pubblica il saggio sulla voce lirica dal titolo: “Non si canta con le corde vocali”.

La Fenice Kierkegaardiana

La letteratura di tutti i secoli è sempre stata in stretta relazione con l’amore; i sentimenti sono stati un tema privilegiato dell’arte, della poesia e della prosa. L’Eros assume varie forme e sfumature, in particolare nel romanzo “Se questo è amore” di Eddy Lovaglio la passione non acceca l’anima, ma è fuoco purificatore e catartico. La protagonista, Sara, si forgia e diviene “domina”, cioè “signora del cuore” di Marcello, un regista ambito da molte donne. È un romanzo che scardina molti stereotipi ad esempio il mito della donna affascinante, perfetta, però “oca”; Sarà è una modella la quale ha una grande capacità intellettiva, ella è colei che scruta la realtà a fondo, cercando di non tralasciare nessun punto di vista, le sue doti attireranno Marcello. L’autrice è stata capace di scrivere un libro che incuriosisce ogni target di lettori, una narrazione breve e intensa, accattivante e passionale; non è un banale romanzo rosa in quanto mette in luce la storia di una rinascita interiore, di una creatura che cresce in divenire scoprendo se stessa con la consapevolezza di una creatura umana che in primis sceglie se stessa in un’ottica Kierkegaardiana e la nostra protagonista risorge dalle sue ceneri.

Sabrina Santamaria

Intervista a Eddy Lovaglio

S.S: Quanta rilevanza ha per te la letteratura?

E.L: È come chiedere al fornaio se gli piace il pane. Il valore della parola e della scrittura fa parte della mia vita, fin dai tempi di scuola ho sempre detestato la matematica e amato le materie umanistiche. I libri sono fonte essenziale del nostro sapere, è un vero peccato che l’Italia sia fra gli ultimi posti in classifica come percentuale di lettori. La poesia del giorno d’oggi è un sms, la letteratura è uno scritto su facebook. Molto triste. L’editoria è arrivata a sposare l’informatica con l’invenzione dell’ebook, il libro in formato elettronico che si può leggere da un cellulare o da un ipod. Ci sono tutti gli strumenti, dunque, per poter godere di una buona lettura ed accrescere il proprio bagaglio culturale, oltre che ricreativo. Il mio consiglio è di leggere molto, spesso i novelli scrittori si improvvisano nello scrivere leggendo poco. Così abbiamo più scrittori che lettori.

S.S: Quali emozioni provi quando scrivi?

E.L: La scrittura per me è naturale come andare in bicicletta, quando hai provato le brezze di pedalare con l’aria che ti accarezza i capelli non ti fermeresti più. E’ da sempre una delle mie più grandi passioni anche se la vita mi ha portato su altri percorsi lavorativi e quindi non sempre ho la possibilità di dedicarmi alla scrittura. Ciò richiede tempo e serenità per poterlo fare. Non sempre è possibile, si rischia di diventare asociali perché quando sei sul pezzo ti chiudi in casa a scrivere e tagli il mondo fuori dalla porta. Quando posso dedicarmi alla scrittura certamente il mio spirito ne trae giovamento. Il lockdown, ad esempio, per me è stato motivo di trasformare una drammatica necessità in una opportunità.

S.S: In quale momento del tuo percorso esistenziale hai cominciato a scrivere?

E.L: Direi fin da quando alle elementari mi hanno insegnato a scrivere. Ma ringrazierò sempre il mio professore di italiano alle superiori che con la nostra classe aveva istituito il “Giornalino della scuola” con riunioni di redazione e noi giovani, e improvvisati, giornalisti in erba. E’ stato un esperimento scolare che ha incentivato la mia passione per la scrittura e mi ha fatto diventare, poi, nella vita, giornalista.

S.S: Da quale ispirazione nasce il tuo romanzo “Se questo è amore”? Quanto c’è di realmente vissuto nella vicenda del romanzo?

E.L: Questo romanzo è il prodotto del lockdown e vuole essere lo specchio della società. Cambiano le mode e i costumi, cambia la tecnologia, ma non cambia l’animo umano. Perciò la storia di questo romanzo, pur trattando della relazione fra un uomo e una donna, ha diversi livelli di lettura ed è al servizio di un concetto allegorico. Io detesto le autobiografie quindi non potrei mai scrivere nulla del genere. Però quando si scrive si ha l’obbligo di offrire al lettore un’aderenza alla realtà affinché si possa risultare credibili e quindi coinvolgere il lettore, perciò sarebbe auspicabile scrivere di ciò che si conosce specialmente in merito ai luoghi o alle situazioni in cui si vuole ambientare la storia. La musica, ad esempio, fa parte della mia vita e in ogni mio libro c’è una citazione di questo tipo, ad esempio. Poi in una qualsivoglia vicenda l’autore inserisce i suoi pensieri e le sue riflessioni, queste fanno parte certamente del suo vissuto.

S.S: La protagonista del libro, Sara, ti rispecchia per certi aspetti?

E.L: L’altro livello di lettura di questo libro, oltre a quello allegorico e metaforico, è l’esigenza introspettiva dei personaggi e la ricerca del sé Siddarthiano, la formazione di una personalità, soprattutto arrivare a costruire il “mito di se stessi”: l’opera d’arte finale. Le mie riflessioni su questo rispecchiano di più le parole dei dialoghi del protagonista maschile e non quelli della protagonista femminile.

S.S: “Se questo è amore” narra, oltre che una storia d’amore, anche la rinascita di una donna in quanto cambia vita oppure perché alla fine opta per una scelta ben precisa, seppur dolorosa?

E.L: La vicenda narra di scelte coraggiose perché spesso controcorrente. Ogni scelta dunque può essere una rinascita perché diventa spronante per l’individuo mettersi alla prova e non adagiarsi a vivere e basta. Perciò secondo una chiave di lettura le scelte della protagonista equivalgono alla costruzione della sua personalità, secondo l’altra chiave di lettura equivalgono a prove da superare per raggiungere la simbolica vetta della piramide.

S.S: Nell’incipit della tua prosa tu compi un parallelismo fra la storia di Marcello e Sara con l’ “Esodo” in particolare con la creazione del vitello d’oro e la conseguente ribellione del popolo ebraico; questo esempio mette a nudo l’animo umano che, nei secoli, è sempre stato corrotto in quanto bada a ciò che è visibile?

E.L: Esattamente così. Come dicevo prima, l’animo umano non cambia. L’attesa è anch’essa una di quelle prove di cui parlavo prima e può generare ribellione. La prefazione al romanzo è dunque la metafora che vuole dare il senso della vicenda che si va a narrare. In questo caso sarà il lettore a valutare quale sia la scelta migliore, se a valle o sulla vetta della montagna. Specialmente nella società attuale. La felicità è cosa del tutto personale e ognuno la deve trovare dentro di sé, ma non prima di avere avuto la capacità di comprendere determinate cose che fanno parte di un percorso individuale.

S.S: Quale relazione esiste fra “poesia” e “amore”?

E.L: L’amore è poesia e quindi è la relazione per antonomasia, ma se dovessi associare un poeta all’amore sceglierei Arthur Rimbaud, il poeta maledetto, anima irrequieta e sovversiva che ruppe i canoni convenzionali della letteratura dell’Ottocento. L’amore in fondo rende l’anima irrequieta. L’amore romantico è pura illusione, oggi ad esempio le cronache abbondano più dell’amore criminale e non di quello puramente sentimentale che è divenuto soltanto utopia. Quale metafora o archetipo mette ben in luce l’idea del “divenire”?
L’essere umano è l’animale pensante che più si avvicina all’archetipo che subisce via via delle trasformazioni, elevando il suo intelletto e divenendo così il più grande esperimento del pianeta terra.

S.S: In futuro come sorprenderai i tuoi lettori?

E.L: Di prossima pubblicazione il mio libro sulla voce lirica dal titolo “Non si canta con le corde vocali”, giusto per rimanere in tema con un’altra materia che caratterizza la mia vita e cioè la musica. Ma se dobbiamo parlare di “sorpresa” i lettori dovranno attendere l’uscita del libro successivo che sarà un giallo/poliziesco e sarà il primo della serie “Squadra Speciale Vi.D”.

Intervista rilasciata dall’autrice Eddy Lovaglio a Sabrina Santamaria
Articolo edito nel sito http://www.sabrinasantamaria.it

Intervista al cantante Alberto Amati: “La musica fa parte del mio DNA” (a cura di Izabella Teresa Kostka)

(by I.T.Kostka)

Ho conosciuto Alberto Amati un po’ di tempo fa su Facebook e, nel mese di dicembre del 2019, ho assistito con piacere a uno dei suoi concerti in Polonia, nella mia città natale di Poznań. Il suo sorriso contagioso e la gentilezza hanno conquistato con facilità il pubblico polacco, permettendo ad Alberto di realizzare i sogni e di continuare con successo la carriera artistica.

In questi giorni abbiamo parlato tanto ed eccomi qui con un’intervista in esclusiva e con un saluto speciale tutto per Voi:

” Buongiorno a tutti cari italiani, in questo momento difficile per tutti volevo ringraziarVi per il vostro coraggio e forza d’animo. Vi auguro una buona lettura e spero che a breve torniamo alla nostra vita normale” (A.A.)

1. I.T.K.: Com’è iniziata la tua avventura con la musica? È stata una scelta personale voluta oppure dettata dalle coincidenze della vita?

A.A.: Avevo circa 6 anni e la mia vicina di casa studiava pianoforte, ascoltavo per ore i suoi studi ed ero affascinato dal fatto che con le mani si potessero creare suoni e melodie. Volevo assolutamente provare anche io e a Natale di quell’anno mio padre mi comprò il primo organetto. A 14 anni dopo anni di studi privati fui ammesso al Conservatorio Giuseppe Verdi di Ravenna ma lo abbandonai dopo un anno perché non riuscivo a conciliare gli studi musicali con quelli scolastici. Non abbandonai mai la musica, da solo infatti cominciai ad arrangiare al pianoforte i pezzi di musica leggera che mi piacevano cantandoci sopra, con gli anni poi mi appassionai più al canto che allo strumento.
Diciamo che la musica fa parte del mio DNA, mio nonno materno infatti era maestro di sassofono classico
e mio padre come mia sorella maggiore sono intonatissimi nel canto.

2. I.T.K.: Cosa significa essere un artista per te? Hai paura del contatto diretto con il pubblico oppure gli eventi live ti donano le ali?

A.A.: Un artista deve sapere regalare emozioni al pubblico, non annoiarlo e trasmettere la propria passione
e amore per la musica. Ho avuto paura prima di salire sul palco della Filarmonica di Cracovia circa due anni fa, ero ospite in un Festival Italiano e dovevo cantare quattro canzoni con questa super orchestra di professionisti dal vivo, avevamo fatto solo mezz’ora di prove la stessa mattina, il teatro era pieno e prima di salire sul palco avevo il cuore in gola. Appena cominciai a cantare sparì tutta l’ansia e finito l’ultimo pezzo non avrei mai voluto scendere da quel palco.
Sinceramente più c’è pubblico e più mi carico, soprattutto quando mi accorgo che si stanno divertendo come me e stanno apprezzando la mia esibizione.

– Concerto a Cracovia:

https://www.youtube.com/watch?v=jmWdN18Bq_k

3. I.T.K.: Raccontaci della tua vita in Polonia: qual è stato il motivo e quando è nata la decisione di traslocare in questo Paese?

A.A.: Nel 2008 iniziò la crisi economica mondiale, lavoravo in un’azienda chimica norvegese che produceva ingredienti per medicinali e durante la cassa integrazione concepii l’idea di trasformare quello che ormai era diventato solo un hobby in un lavoro. Dopo il trasferimento, l’inizio non fu dei più facili, trovarsi in un Paese estero senza conoscere la lingua e la poca esperienza furono gli ostacoli più grandi. Con il tempo migliorai la lingua e il bagaglio d’esperienza fu più ampio e così tutto diventò più facile.
Fondamentali poi per crescere furono i consigli di Gerardo Russo, una gentilissima persona che gestiva dei locali in Polonia dove andai qualche volta a cantare e di Roberto Zucaro un cantante italiano che si esibiva in Polonia già da molti anni. Devo molto a queste due persone, i loro preziosi consigli mi hanno fatto saltare ulteriori anni di gavetta, il che non è poco.

4. I.T.K.: Vedi qualche differenza tra la comunità artistica italiana e polacca? Dove ti senti più apprezzato?

A.A.: Il pubblico italiano è più esigente, bisogna essere continuamente aggiornati con le novità, mentre
il pubblico polacco è più legato ai successi italiani di qualche decade fa e questo rende più facile il lavoro. Riguardo la comunità artistica non posso fare confronti, posso dire che negli anni ho conosciuto qui
in Polonia artisti bravissimi e con molti di loro ho costruito anche un ottimo rapporto di amicizia e collaborazione, con altri meno.

5. I.T.K.: Quali sono i tuoi pregi e quali invece i difetti?

A.A.: Non sta a me dire quali sono i miei pregi ma alle persone che mi conoscono e con cui ho collaborato, peccherei infatti di poca umiltà e soprattutto farei l’errore di essere poco coerente. Sui difetti invece possiamo aprire un fascicolo di 100 pagine, posso riassumere in qualche riga. Pecco spesso di ingenuità, mi innervosisco subito e a volte esplodo in vere e proprie crisi di ira, in quei momenti potrei distruggere la stanza dove mi trovo. Diciamo che non ho la via di mezzo, passo da una calma estrema a un’ira funesta in pochi secondi.

6.I.T.K.: Il COVID-19 ha cancellato tanti progetti culturali, cambiando la vita di tutti gli artisti. Qual è il tuo rimedio contro la depressione e la tristezza di questi giorni?

A.A.: Il nove marzo 2020 ho avuto l’ultimo concerto in pubblico, poi è stato un susseguirsi di annullamenti, mi è dispiaciuto tantissimo per esempio non poter tornare a Cracovia dove era in programma un mio concerto caritativo per la raccolta fondi contro il cancro. Erano stati venduti tanti biglietti e il teatro era già quasi tutto pieno. Avevo inoltre già pronto per la stampa il mio secondo cd nonché gli arrangiamenti nuovi per la stagione 2020.
La situazione per noi artisti si è fatta e sarà molto problematica, viviamo quasi dimenticati e senza aiuti, inoltre siamo stati il primo settore a fermarsi e saremo l’ultimo a ripartire. D’altronde ci esibiamo in eventi dove il distanziamento sociale è nullo e gli assembramenti di persone sono la caratteristica principale. Pensare di tornare a lavorare solamente ad emergenza completamente finita rende tutto sempre più difficile da accettare, soprattutto ora che molti settori stanno già ripartendo. Devo ammettere che ho passato questi mesi in completo isolamento, passando ore a guardare notiziari e programmi dedicati a questo maledetto virus. Ho passato giornate a letto in completa tristezza senza alzarmi e non riuscivo più a concentrarmi sulla musica. Mi sono dedicato alla cucina, alla mia amata pizza, ingrassandomi qualche chilo. Come tanti artisti, dopo due mesi trascorsi così, ho fatto un concerto live sul mio profilo Facebook, per due ore ho rivissuto quelle emozioni che non provavo più da tempo, anche se esibirsi davanti al muro di casa e non davanti a una folla mi ha fatto provare ancora di più la nostalgia del passato. Ringrazio tanto chi mi ha seguito e sostenuto quel pomeriggio.

7. I.T.K.: Come vedi la tua carriera quando tutto sarà finito? Diventerai un uomo diverso?

A.A.: Spero che tutti i sacrifici passati non siano annullati e non si debba ricominciare tutto da capo, si rischia
infatti di essere dimenticati e di perdere tutti i contatti artistici con i vari organizzatori, questa è una delle mie tante paure. Sicuramente sarò un uomo diverso, apprezzerò molto di più quello che magari una volta non apprezzavo e davo per scontato. Sicuramente imparerò anche a risparmiare di più.

Alberto Amati

• Sito YouTube dell’artista:

https://www.youtube.com/channel/UCMHHIDjRsT-NMw_giQfoKew/videos?view_as=subscriber

• Pagina facebook:

https://www.facebook.com/alberto.amati.94

L’intervista rilasciata dal cantante di origine italiana residente in Polonia Alberto Amati, a cura di Izabella Teresa Kostka.

Maggio 2020, Milano

Tutti i diritti riservati

Pubblicata anche sul blog giornalistico internazionale “Alessandria Today” di Pier Carlo Lava:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2020/05/14/la-musica-fa-parte-del-mio-dna-lintervista-al-cantante-alberto-amati-a-cura-di-izabella-teresa-kostka/?preview=true

Il poeta Giovanni Malambrì e le sue radici unite alla irrinunciabile “messinesità” (a cura di Sabrina Santamaria)

Il poeta Giovanni Malambrì e le sue radici unite alla irrinunciabile “messinesità”
(a cura di Sabrina Santamaria)

Giovanni Malambrì

Note biografiche di Giovanni Malambrì

Giovanni Malambrì è ragioniere, funzionario di banca in quiescenza. Ha ripreso a scrivere poesie, in dialetto messinese e in lingua italiana, dal Novembre 2013 ha ottenuto numerosi ottenuti tra i quali: 1 Posto vincitore Medaglia d’Oro alla XXXVI ed. Premio Int. Le di Poesia per la Pace Universale “Frate Ilaro del Corvo” nella Sez. Poesia in Lingua Italiana; 4 posto alla X Ed del Premio letterario Int. Le Città di Cattolica “Pegasus Cattolica Oscar della Letteratura Italiana” nella Sez. Opere inedite di poesia in lingua italiana; Vincitore Assoluto del II Memorial GP Accardo-Partanna (TP) ottenendo il primo posto in lingua, secondo posto in Vernacolo, primo Posto alla III Ed. Concorso di Poesia “Una lirica per l’anima”- Caiazzo-Caserta e II Posto al Concorso Int. le di Poesia e Letteratura “De Finibus Terrae”. Nell’arco del 2019 ha vinto più di duecento premi in Sicilia e in diverse regioni italiane. “Accademico” dell’Accademia di Sicilia, per meriti artistici-letterari e accademico dell’ “Accademia Int. Il Convivio”, per meriti artistici. “Pioniere della Cultura” per la Sezione Lettere dalla International Vesuvian Accademy Napoli-Palermo. Nominato Socio Onorario del Versilia Club e l’Accademia Mediterranea Mare Nostrum Roma- Messina gli ha conferito il Premio Speciale per la Salvaguardia e la Valorizzazione della Lingua Dialettale Siciliana. Insignito del titolo: “Poeta della Città Ideale” dal Centro Lunigianese di Studi Danteschi” – Ameglia (SP).

Uno stile unico conforme al sentire del poeta
Giovanni Malambrì è un poeta messinese innamorato delle sue radici e della sua città, si esprime con genuinità e spontaneità. Egli adopera uno stile eterogeneo sia per quanto riguardano le tematiche trattate sia per il suo genere poetico, infatti ogni suo testo sprigiona unicità e originalità perché i suoi versi sono intimamente consoni al suo sentire; la sua ultima pubblicazione “Frutti misti…” (Billeci edizioni) è il crogiolo in divenire che marca il percorso in fieri della precoce e rapida crescita letteraria del poeta Giovanni Malambrì.

Sabrina Santamaria

Intervista a Giovanni Malambrì

S.S: L’ispirazione del titolo “Frutti misti…” da quale spunto ti è sorta?

G.M: Nasce letteralmente, dal susseguirsi delle opere “miste”, scritte in dialetto messinese e in lingua italiana, pubblicate.
Poi è chiaramente metaforico, associo spesso espressioni tra parole riferite a sfere sensoriali diverse.
L’immagine in copertina è un quadro (opera del bravissimo “Maestro” Tanino Bruschetta), che mostra in bella evidenza arance, limoni e fichidindia, prodotti della nostra terra incastonati sullo sfondo del panorama dello stretto, macchie di colori ed immagini che fanno compagnia sempre, a tutte le mie opere.
L’attaccamento alle mie radici, alla mia terra , la mia “messinesità” non è un mistero per alcuno, l’ho sempre portata nel mondo, in ogni occasione della mia vita.

S.S: Nel momento in cui i tuoi versi divengono poesia quale sentiero nascosto percorre la tua mente?

G.M: Premetto che non ho uno stile poetico di riferimento infatti “ Io, sono io. ” e credetemi non è un narcisismo, ma è il mio modo di essere sempre stato, uno spirito libero, libero da tutto, lacci, laccioli o dipendenze non mi sono mai appartenuti. Nel rispetto di tutti e ci mancherebbe, io do rispetto, ma lo pretendo, l’ho sempre fatto nella mia vita. Scrivo di tutto, nel modo più semplice e diretto possibile, dei ricordi di una vita del cappero, il presepe, farfalle, una perla che nasce, i panorami della mia terra, del mio mare, della mia città della mia vita, di amore, di violenza di genere e anche di fatti di cronaca. Mi esalto nella immediatezza dei sentimenti semplici e penso di essere riuscito a conseguire una felice osmosi tra parola scritta ed elaborazione grafica.
Il mio desiderio è che i miei versi raggiungano l’animo del lettore, ma soprattutto i giovani, che sono “distanti” da quest’arte, vorrei farli innamorare della poesia, come valore aggiunto alle loro forme di espressione, in modo particolare, della nostra lingua, la parlata dialettale messinese.

S.S: Ami definirti “poeta”?

G.M: Assolutamente, NO ! Sono gli altri che mi hanno definito tale, certo sentirmi considerare “sinceramente” un Poeta, mi inorgoglisce, ma non mi sentirete dire mai nel presentarmi: “io sono il poeta…” come qualcuno, purtroppo “ a p p a n n a to ”, (da intendersi, come poco lucido o come prodotto di pasticceria), suole fare.

S.S: Secondo te dove si interseca l’apice dell’unione poetica con la musicalità?

G.M: Ritengo sia il crocevia tra la mente ed il cuore, da cui nascono la musicalità e l’emozione e trovano terreno di espressione, molto fertile nella poesia.
Parole e musica per me sono un connubio indissolubile del mio poetare, ovviamente questo esplode in maniera esponenziale, nel mio dire poetico nella parlata dialettale messinese, che è musicale e francesizzante, così come il leccese, un linguaggio unico, infatti, nascono entrambi dalla cultura di quella che fu la felice occupazione di Federico II°.
Questo trasforma tutto in amore, immagini e profumi della mia terra in una bellissima ed esclusiva musicalità da toccare nel profondo chi si accosta con “animo puro” alla lettura delle rime , questo in ogni parte del mondo, lo dico, perché mi leggono con la nostalgia per la loro SICILIA gli emigranti, che ringrazio, che coinvolgono le sei generazioni già passate dalla fuga per fame, dalla loro amata terra, che hanno portato nel cuore ed è diventata la terra di tutti i loro discendenti.

S.S: Se dovessi tinteggiare con degli acquerelli i chiaroscuri delle tue rime che genere di schizzo verrebbe alla luce?

G.M: Di tutto, basta leggermi, i miei versi si tingono di una messinesità dalle tinte forti, dalla sinfonia dolce che mi riferiscono, sia i critici e sia i lettori, si sentono trasportare da rime coinvolgenti e ispirate ed è facilissimo capire il messaggio che trasuda dalle mie liriche, e cerco di essere comunicativo al massimo. I miei scritti nascono come espressione libera di sentimenti e stati d’animo vissuti. La nostra vita è costellata da momenti particolari in cui si crede di perdersi e di non ritrovarsi, altri in cui si rinasce di nuovo, riscoprendo ciò che i nostri occhi non erano riusciti a vedere, ad andare oltre. L’amore è la tematica dominante, la ricerca di risposte, di se stessi, l’allontanamento di ciò che si teme e il desiderio di ciò che si brama. Le poesie sono specchi della mia anima, frammenti di vita che mostro. Ad affermare che la poesia è il respiro dell’anima non ci si sbaglia.

S.S: Dopo aver declamato una tua poesia ti è mai capitato sentirti pienamente realizzato?

G.M: Realizzato mai. Però onestamente, quando le declamo cerco di dare il massimo per trasmettere il mio pensiero. Invece, quando sento degli attori e/o declamatori, che recitano le mie Poesie, resto incantato e spesso mi commuovo per quello che mi arriva dentro e ciò mi dà una ulteriore spinta a proseguire e dare sempre il meglio possibile della mia espressione in versi.

S.S: Quante essenze spirituali attribuisci alla letteratura?

G.M: Poesia è commozione, che a mio avviso, nasce da riflessione, da aspirazioni, da sofferenza interiore da esplosioni d’amore sia spirituale che materiale, e poi per me anche dalla fede. Tutto questo, mi fa sentire, sensibilmente, il ritmo del Creato e gli impulsi di una Essenza che non è fisica ma mistica. La mia poetica, specie quella a tema religioso, ma anche tutti gli altri temi, è sempre alimentata dalla visione di cose semplici, al di là delle quali sento la presenza del divino, e cerco di trasmetterla.

S.S: La poesia in vernacolo quante potenzialità possiede?

G.M: Ne ha illimitate, ma deve tornare ad essere insegnato nelle scuole per come hanno detto che sarebbe stato, è necessaria istituzionalmente la “ riabilitazione letteraria ” del dialetto. In quanto è cultura è arte e soprattutto “radici”, non bisogna vergognarsi di parlarlo, io mi diverto ad utilizzarlo nella mia parlata o ad intercalarne i termini nell’italiano, ti assicuro che il discorso spesso arriva in modo semplice, diretto e quando serve anche efficace. Dante venne in Sicilia per studiare il nostro linguaggio, per cercare di capire i nostri termini, e molte delle nostre frasi idiomatiche, che con una sola parola sintetizzano un discorso, non riuscì manco a tradurli in toscano. Oggi il dialetto lo si usa scritto solamente in poesia o nei racconti, lo si parla sempre meno e soprattutto lo si italianizza. Tanti che dicono di scrivere in dialetto, non ne conoscono né la grammatica né i veri lemmi del dialetto, e questo è gravissimo, ma anche molti di quelli che chi giudicano, nei tanti concorsi non sono esenti da queste carenze…e sai come giudicano? leggendo la traduzione in italiano, siamo al Top.

S.S: Quali sono i tuoi futuri progetti letterari e artistici?

G.M: Mi stai chiedendo cosa voglio fare da grande? Ma io sono già grande, per l’età. Passami la battuta.
Ti rispondo che quello che faccio nell’immediato, per come ho già detto prima lo porto avanti per il piacere di farlo e perché mi viene spontaneo eseguirlo. Poi sai, l’ho sempre detto, per me la poesia è una scala senza fine, quando pensi di arrivare, trovi altre scale davanti, e che fai? Ti fermi? Mai guardare indietro e allora bisogna proseguire nel cammino.
Mi domandi di futuri progetti letterari e artistici, ecco posso dirti con sincerità, che una cosa veramente importante a cui sto lavorando da mesi, c’è. Ci vorrà ancora tempo per finirla, ma con la grazia di Dio arriverò a completarla, i critici e gli esperti del settore mi spingono e mi confortano dicendomi di andare avanti nel progetto, in quanto di una bellezza unica, valido e di grande interesse.
Ritengo, che bisogna avere il cuore pieno di gioia per poter donare agli altri “bellezza”. Se non si è in pace con se stessi, non si può dare nulla a nessuno. Se doni il bello, il buono, questo resiste ad ogni tempesta, perché resta per sempre nell’animo di chi li riceve, ed il bello, il bene, il buono che si fa e si dona nella vita, posso garantirlo, ha sempre un ” effetto domino”, tende ad unire e non a disgregare e distruggere.

Ti ringrazio di cuore per le domande che mi hai posto, da brava giornalista e critica letteraria quale tu sei e che sinceramente apprezzo;
Spero di essere stato capace di esprimere bene, ciò che volevi sapere. Ti garantisco che quanto dichiarato corrisponde al mio “pensiero” in tutto e che non cambierei una virgola di quanto detto, in quanto dichiarato con tutta la mia “Onestà Intellettuale”.

Messina, 20 Dicembre 2019
Giovanni Malambrì
Intervista rilasciata dal poeta Giovanni Malambrì a Sabrina Santamaria

Tutti i diritti riservati

Intervista a Izabella Teresa Kostka (scrittrice, poetessa, organizzatrice e presentatrice eventi culturali) #Screpmagazine

#screpmagazine
#intervista #izabellateresakostka

Carissimi!

Vorrei segnalarVi la mia ultima intervista “un po’ particolare”.

Sono profondamente emozionata e ringrazio il giornalista, redattore Vincenzo Fiore del magazzino culturale romano “Screpmagazine” per il nostro incontro e questa splendida intervista, la quale ho rilasciato con gioia ed emozione presso Chiostro Nina Vinchi a Milano. L’intervista molto diversa da tutte le altre, molto personale e, quasi, “intima”. Invito tutti gli interessati alla lettura!

Link all’articolo:

https://screpmagazine.com/una-intervista-molto-particolare/

Izabella Teresa Kostka, Milano

Chiostro Nina Vinchi del Piccolo Teatro di Milano

INTERVISTA ALLA CANTANTE LIRICA SOPRANO MONIKA LUKACS (a cura di Izabella Teresa Kostka)

INTERVISTA ALLA CANTANTE LIRICA SOPRANO MONIKA LUKACS (a cura di Izabella Teresa Kostka)

È per me una grande emozione intervistare una delle voci più preziose e affascinanti del palcoscenico operistico: la cantante lirica soprano di coloratura, Monika Lukacs.

1. I.T.K: Benvenuta Monika. La tua storia mi è molto cara, perché entrambe abbiamo lasciato la nostra terra di origine per il Bel Paese. Sei nata nella calorosa e accogliente Ungheria, una Nazione flagellata in passato da numerosi “turbamenti politici”. Quali sentimenti nutri e quali sono i ricordi che legano la tua memoria ai drammi della tua Patria?

M.L.: Cara Izabella, ti ringrazio della tua intervista. Sono onorata.
Sono nata a Miskolc, ho vissuto fino a diciotto anni con i miei genitori; dopo il liceo musicale-artistico, mi sono trasferita a Budapest dove ho iniziato gli studi di canto lirico al Conservatorio di Santo Stefano. Sono stati anni importanti per la mia formazione musicale e Budapest è una città meravigliosa, colta, vivace, piena di musica. Durante i miei anni di studio ho fatto tanti concerti, iniziando dalla gavetta: a 21 anni ho debuttato in “Rigoletto” al Teatro dell’Opera Erkel come Paggio, accanto ai grandi cantanti del teatro. Ero la più piccola, nonostante ciò alla prova generale ho invece cantato dalla buca d’orchestra Gilda, perchè la cantante era malata.
Ho avuto una bella infanzia, tranquilla, sono cresciuta in una famiglia semplice che mi ha amato molto. La musica era da sempre presente nella nostra vita, mia madre aveva una voce bellissima, era un soprano di coloratura che cantava nel coro, mentre mio padre suonava il sassofono.
Ero felice. Sono sempre stata una persona positiva e solare. Mi piace trasmettere emozioni attraverso il mio canto e aiutare le persona bisognose. Faccio tanti concerti di beneficenza sia come cantante che come pianista ma anche in qualità di docente con i miei allievi.

2. I.T.K.: Com’è iniziata la tua grande avventura nel mondo del canto lirico? È stata una passione influenzata dalla famiglia oppure è nata in modo spontaneo dal tuo “sentire interiore”?

M.L.: Adoravo la musica fin da bambina. All’inizio suonavo il piano ma poi, a 9 anni, sono stata scelta dalla mia maestra di musica della scuola elementare per cantare davanti a 600 docenti, in occasione di una commemorazione della città, ed ho superato la prova, appassionandomi così al palcoscenico. All’età di 17 anni ho iniziato a prendere lezioni di canto, mentre frequentavo ancora il liceo, girando tutta l’Europa con il coro femminile per concerti e concorsi internazionali. Ne sono conseguite tante soddisfazioni e successi.
I miei genitori mi hanno sempre sostenuta, fin da piccola, ed io sono sempre stata molto determinate: quando tornavo tardi a casa dopo le lezioni di musica andavo subito al teatro oppure alla Filarmonica a sentire i concerti oppure mi impegnavo nelle prove. Avevo bisogno della musica, faceva parte del mio DNA.

3. I.T.K.: Sei un docente di canto masterclass in molti Paesi europei tra cui Belgio, Lussemburgo, Ungheria e Italia. Secondo te, esistono differenze sostanziali nell’insegnamento tra queste nazioni? In Italia l’arte sprofonda nelle gravi difficoltà causate dai problemi sia economici che logistici e per questo la giovane generazione si allontana sempre di più dalla musica classica e dal canto lirico: vedi ancora un futuro e una possibilità di crescita per questo prezioso ma trascurato settore artistico?

M.L.: Nell’insegnamento del canto esiste solamente una tecnica: quella giusta. La tecnica è un mezzo, poi devi aggiungere la voce, la musicalità e lo studio.
Ci sono tanti talenti nel campo della lirica ma purtroppo non basta solo la voce, bisogna avere intelligenza, cultura e musicalità, tanta perseveranza e studio. Al giorno d’oggi, i giovani cantanti non hanno pazienza, vogliono fare subito carriera, che invece va costruita pian piano, “step by step”! Ci vuole tempo per fare la gavetta, bisogna scegliere bene il proprio repertorio e non consumare subito la voce con ruoli troppo pesanti.
Purtroppo la musica classica appartiene ad un pubblico ristretto.
Spero ci saranno sempre più i giovani desiderosi di avvicinarsi alla musica classica e alla lirica. Da 27 anni tengo corsi propedeutici proprio per far crescere i piccoli, avvicinarli alla musica, aprire loro il mondo meraviglioso e magico della musica. Credo in questa missione.
È un periodo davvero difficile per la musica classica, una crisi mondiale con la conseguente chiusura di teatri, auditorium e scuole di musica. Non ci sono più fondi ed è sempre più faticoso andare avanti con questo campo, ma bisogna continuare a crederci!

4. I.T.K.: Quali sono le tue più belle esperienze artistiche come solista e, al contrario, qual è il ricordo più amaro? Ti sei mai sentita a disagio sul palcoscenico? Come combatti la “tremarella da prestazione” dal vivo?

M.L.: Ho tantissimi bei ricordi delle recite e dei Festival nei quali cantavo, tutti i concerti sono importanti per me, che sia davanti ad un pubblico di 2000 persone oppure solo di 100. Noi cantanti e musicisti dobbiamo essere sempre preparati e dare il meglio ad ogni tipo di concerto.
Ho un bruttissimo ricordo di una tournée in Israele: mi ero ammalata, nonostante ciò ho dovuto cantare Bach con 39 di febbre. Fu molto faticoso ma ce la feci… ero molto debole e alla fine sono praticamente svenuta in camerino. Quando sono scesa dall’aereo mi hanno portato in ospedale, avevo una bronco- polmonite che mi ha costretto a fermarmi per un mese, davvero terribile per me.

5. I.T.K.: Sei una vera diva e hai avuto la possibilità di esibirti nei più prestigiosi teatri in Austria, Polonia, Ungheria, Slovenia, Germania, Francia, Croazia, Israele, Romania e, ovviamente, in Italia, al Teatro alla Scala. Quale tra le cornici teatrali appena menzionate ti ha dato la soddisfazione più grande e dove hai trovato il calore del pubblico più sincero e contagioso? La presenza degli ascoltatori nella sala da concerto ti immobilizza oppure stimola e “ti dona le ali”?

M.L.: Ahahah, no. Non sono una diva, sono solo una cantante lirica e una concertista, per me la musica è essenziale, non è un lavoro: è la mia vita.
Adoro il pubblico, mi dà energia, desidero che il mio canto arrivi al cuore della gente. Mi piaceva il teatro, però ho deciso di fare la concertista e credo sia stata la scelta giusta. Il concerto per me più importante l’ho tenuto quando avevo solo 18 anni, la Messa di Schubert in Sol maggiore con i solisti del Teatro dell’Opera di Budapest, l’orchestra e il coro. Un concerto straordinario, tenuto nella nostra meravigliosa Chiesa di Mattia di Budapest davanti al Premier Ungherese, al Primo Ministro e molte altre personalità: fu una grande emozione per me. Ho un ricordo stupendo del Festival di Osijek in Croazia, dove feci la prima esecuzione europea di una Messa di John Rutter; fu talmente ben riuscito che la gente non voleva andarsene.
A 19 anni ho interpretato i Carmina Burana con 400 coristi e 200 orchestrali all’Arena di Budapest. Era il mio cavallo di battaglia. Sono dei ricordi meravigliosi.
Credo che un pò di adrenalina sia necessaria prima del concerto, è un’emozione sana: quando vedo che il pubblico reagisce bene alla mia performance, mi dà una carica enorme.

6. I.T.K.: Nel mondo di oggi, lacerato dalla migrazione dei popoli, dalle guerre e dalle disuguaglianze economiche, infestato dallo sfruttamento e dal crescente, purtroppo, odio razziale e religioso, c’è ancora posto per l’Arte e per il canto lirico? Quale ruolo può svolgere l’istruzione e l’educazione musicale nella società digitalizzata e, purtroppo, ignorante?

M.L.: Stiamo vivendo un periodo difficile, la società sta cambiando. Mi fa paura questo mondo a volte davvero crudele con tanta ingiustizia. Non abbiamo tempo per soffermarci un attimo e ascoltare le persone.
Dobbiamo andare avanti fiduciosi, non arrenderci mai! L’arte è una grandissima risorsa per il nostro animo, la musica è importante per l’umanità, è essenziale, aiuta a superare un lutto, esprimere gioia, felicità, tristezza. Se le persone andassero ai concerti a sentire delle belle musiche, il mondo sarebbe migliore. Quando ascolto certe musiche, come “La Seconda Sinfonia di Mahler”, il solo del contralto Urlicht mi dà pace interiore. Oppure Rachmaninov e i suoi concerti per pianoforte, oppure Franz Liszt: “La Sinfonia Dante” la parte del Paradiso, ti porta in un’altra dimensione, abbellisce i cuori.

7. I.T.K.: L’artista viene spesso deriso, non apprezzato e visto come “un relitto paleozoico” vivente. Come docente di canto lirico, cosa fai per coltivare e salvaguardare nei giovani la dedizione all’arte e per tenere sempre acceso l’entusiasmo? Ti piace insegnare?

M.L.: S, mi piace insegnare! Credo che sia fondamentale far avvicinare i bambini alla musica. Vengo dal paese di Kodàly, il grande maestro, l’educatore ungherese che sosteneva che la musica dovrebbe far parte alla nostra vita. Il suo metodo di insegnamento prevede l’esposizione alla musica sin dalla tenera età, il suo scopo era di insegnare la musica a scuola in modo tale che non fosse una tortura per gli studenti, bensì una gioia.
Quando incontro dei talenti, sono molto felice, cerco di seguirli con tutto il cuore e con il massimo della mia professionalità. Ho avuto degli alunni da Los Angeles, da Manila, da Bruxelles e da Parigi. Un mio alunno filippino, dopo essere ritornato nel suo Paese, mi ha scritto la lettera di ringraziamento più bella che abbia mai ricevuto. Adesso è laureato ed insegna al Conservatorio di Manila. Queste sono le mie più grandi soddisfazioni, così come molti altri che sono stati premiati ai concorsi e che adesso si esibiscono sui palcoscenici internazionali. Sono orgogliosa dei miei alunni.

8. I.T.K.: Monika Lukacs nella vita privata: ti immedesimi a volte nei personaggi lirici che rappresenti oppure, dopo il calo del sipario, torni subito alla realtà, diventando una semplice mortale in “blu jeans” e scarpe da ginnastica?

M.L.: Ah ah ah! Nella vita sono una persona molto semplice, alla mano. Mi piace chiacchierare, conoscere la realtà e le persone. Vado al supermercato, al mercato con i jeans e le scarpe da tennis. Mi piace la cucina italiana e quando ho un po’ di tempo cerco di inventare delle ricette. Chi sa, magari scriverò un ricettario quando sarò in pensione. Mi piace leggere, adoro le poesie oppure andare a vedere una bella mostra, a Milano o nelle altre città nelle quali mi trovo.
Quando canto sul palcoscenico sono un’altra persona, completamente diversa: sono severa, concentrata, non esiste nessuno, penso solamente alla musica e al ruolo che devo interpretare, mi immedesimo nei personaggi e sono molto critica con me stessa.
Devo dare il meglio di me al pubblico che mi onora con la sua presenza. Le soddisfazioni non mancano mai dopo le recite. Mi entusiasmano le ovazioni “standing ovation”, le foto, gli autografi e le interviste. Sono delle belle gratificazioni per un’artista.

9. I.T.K.: Se non fossi diventata una cantante dell’opera, che strada avresti voluto scegliere? Un’altra in ambiente artistico oppure completamente diversa?

M.L.: Ho studiato pianoforte, volevo diventare una pianista ma poi avevo una brutta tendinite e mi hanno consigliato di fare la cantante, dal momento che ho sempre avuto una voce cristallina. E così è stato. La musica appartiene alla mia vita e mi ritengo una donna fortunata. Non è da tutti. Se non fossi stata musicista, credo che avrei fatto la psicologa. Ho letto tanti libri e mi incuriosisce la psiche, mi piace ascoltare ed aiutare le persone bisognose.

10. I.T.K.: Quali sono i tuoi progetti professionali per il prossimo futuro?

M.L.: Ho in programma dei recital lirico e liederistico a Milano, a Budapest a Lugano.
Terrò una Masterclass al Conservatorio G. Verdi di Milano a marzo mentre ad aprile sarò al Conservatorio di Budapest. Spero in molte altre belle occasioni.
Deve uscire nel 2021 con un CD liederistico insieme al pianista Stefano Ligoratti.

11. I.T.K.: Se dovessi scegliere, un giorno, tra la vita professionale e quella privata e sentimentale, quale sarebbe la tua scelta? Saresti capace di rinunciare alla carriera per il bene delle persone a Te care?

M.L.: È una scelta molto difficile. È importante la vita privata, ma soprattutto avere una persona che ti sostiene e ti comprende sia nella vita quotidiana che nella professione.
Se dovessi scegliere, rinuncerei alla carriera per la persona amata, per l’anima gemella.
Ma credo che si possa fare una carriera discreta senza rinunciare alla famiglia. Se una persona ti ama, non ti chiederà mai di scegliere e rinunciare.
Credo che debbano esserci dei compromessi nella vita. Bisogna seguire il cuore che non sbaglia mai, sperando di conciliare l’amore con la professione.

12. I.T.K.: Un’ultima domanda piuttosto di routine: quali sono i tuoi sogni nel cassetto, quelli più segreti?

M.L.: Mi piacerebbe insegnare in un conservatorio in Italia, far crescere gli studenti di canto lirico.
Vorrei pubblicare il primo possibile il mio manuale di canto lirico destinato agli studenti. Poi ho un grande sogno nel cassetto, che adesso non posso svelare, ma magari al prossimo incontro ve lo dirò.

I.T.K.: È stato un vero piacere parlare con Te, Monika, e ti ringrazio profondamente per la disponibilità e il tempo dedicatomi. Ho avuto l’occasione di conoscerti di persona e, lo affermo con convinzione, sei una persona squisita e di grande raffinatezza e ricchezza interiore, per non parlare del tuo carismatico fascino femminile. Ti auguro numerosi successi e che il tuo magnifico cammino artistico duri all’infinito!

L’intervista a Monika Lukacs rilasciata nel mese di novembre 2019, a cura di Izabella Teresa Kostka.

Milano.

Tutti i diritti riservati.

NOTA BIOGRAFICA

Monika Lukács è nata a Miskolc (Ungheria). Si è diplomata col massimo dei voti presso il Conservatorio di Musica “St. Stefano” di Budapest . Ha studiato presso il Conservatorio di Musica ” G. Verdi” di Milano guidata prima da Silvana Manga, Adele Bonay e successivamente da Vittorio Terranova, dove si è diplomata con il massimo dei voti nel 2002. Nel 2005 si è laureata col massimo dei voti in Musica Vocale da Camera di primo livello con Stelia Doz, e nell’anno successivo si é laureata in canto lirico di secondo livello con Vittorio Terranova. Nel 2011 si è laureata con 110 in Musica Vocale da Camera di secondo livello con Stelia Doz. Ha frequentato inoltre numerosi corsi di alto perfezionamento tenuti da Jůlia Hamari, Renato Bruson, Teresa Berganza.
A partire dal 1996 ha tenuto numerosi concerti in, Austria, Polonia, Ungheria, Slovenia, Germania, Francia, Croazia, Israele e Romania. In Italia ha cantato per le Serate Musicali, Società del Giardino di Milano per la Società del Quartetto e per i concerti degli Amici del Loggione del Teatro alla Scala, inoltre ha preso parte a numerosi recitals lirici in diverse città (Milano, Brescia, Bergamo, Roma, Lodi, Mantova, Firenze, Napoli, Ferrara, Genova, Venezia). Si è esibita con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino presso il Teatro Comunale di Firenze, Teatro dell’Opera “ Erkel Ferenc” di Budapest, Teatro Bibiena di Mantova, Teatro Mancinelli di Orvieto, Teatro Malibran di Venezia, Teatro Piccolo di Milano, all’Auditorium di Lugano e all’Auditorium di Milano. Ha cantato con L’Orchestra Verdi di Milano, Divertimento Ensemble, L’Orchestra Guido Cantelli, Milano Classica e I Solisti della Scala, L’Orchestra Italiana Niccolò Paganini. Ha partecipato al II Festival Internazionale di Musica da Camera sotto la direzione artistica di Marcello Abbado.

Ha ottenuto il Premio Speciale al Concorso per i cantanti lirici dell’Europa Forum 2000 di Firenze, il Terzo Premio al Concorso Internazionale di canto lirico ” Assami” di Milano.
La Vincitrice del XII Concorso Nazionale della Società Umanitaria nel 2002 e del Secondo Premio di Musica Vocale da Camera di Rotary di Milano nel 2003.
Ha vinto la Borsa di studio per il Wagner Festival di Bayreuth nel 2008.
Nel 2012 ha vinto il Gran Premio “ Carducci “ al I Concorso Internazionale di Musica Vocale da Camera di Madesimo.

Nell’anno accademico del 2006 / 2007 docente presso il Conservatorio di Santo Stefano di Budapest come docente di canto lirico.
Dal 2007 al 2014 pianista , insegnante presso il Liceo Artistico “ Rudolf Steiner” di Milano.
Dal 2009 Docente di canto presso L Accademia Musicale “ G. Marziali” di Seveso per 5 anni.
Ha tenuto i corsi di alta formazione per i docenti di musica all’Accademia Musicale di Seveso e a Milano.
Attualmente docente presso la Milano Music Masterschool.
È docente delle Masterclass in Ungheria, in Belgio, in Luxembourg, in Italia.
Ha registrato CD per la Sarx Records, Classica Viva, Stradivarius e per la Radio Svizzera. Ha registrato per la RAI, per la SKY Classica, e per la TV Giapponese e Ungherese.
Svolge attività concertistica con repertorio lirico e da camera in Italia ed all’estero.
È membro delle giurie dei concorsi nazionali ed internazionali .
Dal 2007 collabora con il Teatro alla Scala.

Monika Lukacs su Youtube:

https://youtu.be/jqFr1EcYQtA

https://youtu.be/4LVB82JwaDc

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L’intervista pubblicata anche sul portale giornalistico Alessandria Today di Pier Carlo Lava e Oceano News:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/11/04/musica-intervista-alla-cantante-lirica-soprano-monika-lukacs-a-cura-di-izabella-teresa-kostka/?preview=true

La fantasia poliedrica di Antonio Barracato (a cura di Sabrina Santamaria)

La fantasia poliedrica di Antonio Barracato (a cura di Sabrina Santamaria)

Antonio Barracato

Cenni biografici

Antonio Barracato è laureato con lode all’Accademia delle Belle Arti (in Arti visive e discipline dello spettacolo). Ideatore e direttore del Gruppo i Narratura di Cefalù, esponente del direttivo dell’Associazione SiciliAntica sede di Cefalù, nonché componente del consiglio direttivo con il ruolo di Segretario/Tesoriere dell’Associazione Accademia dei poeti siciliani Federico II.
Ha partecipato al progetto “La vita in versi” patrocinato dal Comune di Cefalù giunto già alla quinta edizione con 284 premi nazionali ed internazionali. È molto sensibile ad alcune problematiche sociali, infatti è stato coinvolto nell’iniziativa di portare la poesia nelle carceri, con la manifestazione “La poesia dentro”, coinvolgendo in maniera attiva i detenuti: nel 2014 e 2015 presso la Casa Circondariale e nel 2017 all’Ucciardone di Palermo.
Ha raccontato, nel maggio 2017, attraverso una sua poesia in vernacolo, “LO SBARCO DI RUGGERO”, nella trasmissione “Viaggio nell’Italia del giro” di Edoardo Camurri andata in onda su RAI2 nazionale .
Ha scritto testi di canzoni otto delle quali fanno parte di un cd edito nel 2018 dal titolo: “Questa terra non ha eroi” e diverse sillogi, il romanzo “Squarci di vita” e opere teatrali. Ha girato come produttore e regista documentari storico-culturali.

Un uomo dall’animo poliedrico
Se dovessi definire con qualche accezione lo stile di questo poliedrico autore non riuscirei a trovare una definizione consona perché non è semplice catalogarlo entro uno stile preciso. L’amore che Barracato nutre verso la cultura è immenso tanto da impegnarsi senza sosta in diversi progetti artistico-letterari e teatrali. Vivere a stretto contatto con la bellezza dell’arte trasforma il nostro autore in un uomo dai tratti polisemici, tanto che non smette di stupire, non soltanto me, ma, anche l’immaginario collettivo che è costituito da un pubblico ansioso di conoscere i frutti delle sue ispirazioni a dir poco geniali.

Sabrina Santamaria

Due poesie a scelta di Antonio Barracato

SCOPRII ME STESSO

Ad un certo punto della vita, scoprii me stesso,
analizzai a fondo il mio pensiero,
mi accorsi come mi vedevo diverso
e, ad onore del vero, mi ritrovai sincero.

Cercai, così, com’ero fatto dentro
guardai con occhi pieni di verità
eliminando ostacoli e barriere
scavai nell’anima con grande intensità.

Rimasi ore ed ore a ricercare
ripercorrendo le strade del passato
e senza indugio o esitazione
liberai il mio io da un fitto filo spinato.

Valutai con attenzione
con la forza del cuore,
limitai ogni umano condizionamento,
dettato, forse, dal mio stesso amore.

Entrai nel mio essere
a fare una sana riflessione
strappando dalla mia mente
ogni personale convinzione.

Non chiesi favori, né scuse,
a costo di farmi male,
volli comprendere e sapere
con onestà neutrale.

Cominciai così a capire
il nostro precario destino,
ciò che muove il mondo,
la forza del disegno divino.

Vidi , allora, in me un certo mutamento,
divenni più lucido e saggio,
percepii la vera realtà
e trovai in me stesso la fonte del coraggio.

SOLO POLVERE

Mi illudevo che la vita fosse uno scrigno
colmo d’ amore, di speranze e positività.
Ma ben presto ho toccato con mano l’ostilità,
il cinismo e la ferocia che nutre noi uomini.

Quello in cui avevo creduto e sognato
si rivelava un’amara e triste illusione
e mi resi conto che l’esistenza era corsa beffarda
per fuggire dalla nostra vera condizione.

I grandi discorsi di chi gestiva il potere
si dimostravano utopie inattuabili,
parole illusorie senza valore,
menzogne gratuite per sedare gli animi.

La violenza si vestiva d’eleganza,
l’arroganza veniva celata da sorrisi ipocriti,
mentre la sete di dominio sposava la prepotenza
e in maniera infida assediava l’anima.

La consapevolezza di tutto ciò
mi allontanava dalle lusinghe d’un futuro migliore
si vanificava il desiderio di continuare a sperare
come pure l’energia di lottare per nobili ideali.

Il genere umano produceva ingannevole polvere
come il germe della vita partoriva infruttuosa cenere,
Dio diventava luce solo nei momenti di sconforto
l’amore veniva considerato un sentimento morto.

Era questo il risultato della nostra evoluzione?
Era questo il frutto del progresso per un mondo migliore?
Perché la ricchezza si era trasformata in pavida miseria?
Come mai il bene era diventato carnefice del male?

Domande legittime ma senza risposte
che si disperdevano in un mare d’indifferenza,
dove manco il vento trovava più la vigoria
per disseminare tutto nel vuoto dell’universo.

Intervista

S.S: La scoperta di te stesso comincia con il tuo “ sbocciare artisticamente”?

A.B: In verità no, già il mio percorso artistico era iniziato sia nel campo fotografico che cinematografico. Ho scoperto me stesso scavando con onestà nella mia interiorità senza concedermi sconti. La cosa più importante che mi proponevo di fare era tutto ciò che desideravo intimamente e quindi guardare al domani con una luce nuova. Direi una forma di rinascita.

S.S: In quale momento della tua vita hai sentito di voler raccontare ai lettori degli “squarci” della tua esistenza?

A.B: Sentivo da tempo l’esigenza di scrivere questo diario di bordo del mio passato. A volte pensavo di non esserne capace, poi ad un tratto mi sono buttato e ho scritto ciò sentivo.

S.S: La letteratura, come la fotografia, quali aspetti del tuo carattere sfiorano?

A.B: La poesia e la narrativa sono la naturale essenza dell’evoluzione fotografica. A un certo punto non mi sono bastate più le immagini avevo bisogno delle parole e quindi un processo dinamico mi ha trascinato verso questa metamorfosi.

S.S: Da ragazzino avresti mai immaginato di pubblicare dei romanzi?

A.B: Da ragazzino penso proprio di no, amavo la fotografia e mi intrigava la divina commedia, a volte, ne recitavo qualche passo significativo, ma nient’altro. Non ci avrei mai scommesso, forse non avevo molta fiducia in me stesso.

S.S: Se dovessi incrociare fotografia e poesia da quale spunto partiresti?

A.B: Ho fatto delle mostre fotografiche con accanto delle poesie, adesso penso che sono delle parti di me che non posso più scindere, ma, mi rendo conto, che possono solo fondersi.

S.S: Secondo te, rispetto agli esordi, quali sono state le tappe principali che hanno permesso che la fotografia si evolvesse?

A.B: Quando ho iniziato a stampare in bianco e nero e vedevo uscire da una bacinella le immagini che avevo catturato una dopo l’altra. Il processo fotochimico diventava qualcosa di spirituale. La fotografia racchiudeva una storia, insomma, come un film.

S.S: La letteratura potrebbe servire a un’anamnesi di una dolorosa esperienza?

A.B: La letteratura per me è vita . Essa è fatta di dolori e di momenti lieti. Non esistono esperienze dolorose, ma, solo, di grande travaglio che ti porta a crescere e a maturare. Il dolore forgia e diventa essenza positiva.

S.S: Se dovessi leggere un romanzo ti soffermeresti di più sulla trama, sulla struttura narrativa o sulle tecniche letterarie? Cosa ami cogliere maggiormente?

A.B: Mi piace fare un’analisi globale. Un bella trama fa un buon film, una bella tecnica dà valore alla sceneggiatura, un’ottima regia fa un capolavoro.

S.S: C’è un obiettivo principale che vorresti raggiungere nel momento in cui ti accingi a comporre una poesia?

A.B: La poesia per me è dolcezza, ma è denuncia, è delicatezza, ma, allo stesso tempo, protesta. Quando scrivo ho moltissimi obbiettivi da raggiungere, ma sempre con grande umiltà, è troppo grande la cultura per trovare un punto d’arrivo.

S.S: Hai, per caso, altre opere in cantiere?

A.B: Moltissime opere: in primis sto realizzando una rivisitazione di tredici canti della “Divina commedia” per farne una trasposizione teatrale, vorrei portare in scena delle piccole mie commedie e, poi, realizzare un cortometraggio sulla violenza all’interno del gruppo familiare, desidero, anche, completare qualche altro romanzo in corso di ultimazione e come sempre scrivere e, ancora, scrivere!

Grazie per la tua gentile attenzione carissima Sabrina

Intervista rilasciata da Antonio Barracato a Sabrina Santamaria

Antonio Barracato

L’ALCHIMIA INTROSPETTIVA DI TANIA GALLETTA (a cura di Sabrina Santamaria)

L’alchimia introspettiva di Tania Galletta

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Tania Galletta si innamora della poesia in tarda età, dopo aver vissuto esperienze assai dolorose. La poesia diventa terapia per l’anima.
La penna tramuta in versi le sue sofferenze e nascono così rime molto intime che, in una fase iniziale, tiene solo per sé.
Comincia a frequentare la domenica i “caffè letterari” di varie associazione, per poi divenire socia ordinaria dell’A.S.A.S. (Associazione Siciliana Arte e Scienza).
Un’amica poetessa già affermata, Maria Romanetti, la vuole relatrice per il suo libro per ragazzi “La Vittoria del Fantagatto”, presentato nei locali della Provincia di Messina, nel novembre del 2013, esperienza proficua che metterà in luce le sue capacità critiche.
Con l’amica poetessa si diletta a comporre poesie, alternandosi nella stesura dei versi, si tratta infatti di liriche estemporanee “non limate”, grazie a una pagina Facebook creata da entrambe, nella quale, una continua i versi postati dall’altra e viceversa.
Verranno alla luce ben quaranta poesie che saranno raccolte nel volume “Duettando in versi”. L’A.S.A.S. ne curerà la presentazione il 6 dicembre 2014, presso il Salone delle Bandiere del comune di Messina.
Nel febbraio 2016, con l’associazione culturale Kafka, è relatrice per la presentazione del libro di Carlo Barbera “Il migliore dei padri”, presso il Book-store Feltrinelli di Messina.
A settembre dello stesso anno conosce il poeta Giuseppe Anastasi, che la coinvolge nella prima elaborazione teatrale sperimentale del suo poema epico, ovvero “La Grande Seduzione”, decidendo quindi di aderire al progetto culturale indipendente Sedotti Sognatori Seducenti, anche denominato 3S-team, nel quale collabora tuttora attivamente.
Questi i trofei ottenuti:
23 marzo 2019 – Premio “Verba Volant, Amor Manet” (Acicastello) – Menzione d’Onore con la lirica “Sogno”
27 aprile 2019 – Premio “Antonino Bulla” (Catania) – 3° posto con la lirica “Le tue Mani”
5 luglio 2019 – Premio “Boccavento 2019” (Santa Teresa di Riva) – Premio Speciale della Critica con i racconti “Il piccolo intoppo” e “L’ultimo scatolone”
6 luglio 2019 – Concorso “Pina Alessio” (Gioia Tauro) – Menzione d’Onore con il racconto “Due numeri per Carla”

• DUE POESIE SCELTE di Tania Galletta

“TI CERCHERÒ”

Ti cercherò all’alba,quando rosate note
baciano gli occhi ancora assonnati.
Ti cercherò tra l’azzurro del cielo,
quando candidi cirri,si inseguono e mi sorridono.
Ti cercherò tra le spumose onde,
quando argentee dita,carezzano il mio corpo inquieto.
Ti cercherò tra le zolle appena smosse,
a cui mani fiduciose affidano future messi.
Ti cercherò tra le note del vento,
che mi riportano antiche e solenni promesse.
Ti cercherò anima mia,
flagellata da un amore impetuoso,
coccolata da fanciulleschi sorrisi,
delusa da promesse inattese.
Ti cercherò…
Tra i silenzi di austere mura,
tra i profumi dei fiori e dei ceri accesi,
tra perline sgranate da labbra ormai mute.
Li’ ti troverò.
Lenirò le tue ferite.
Bacerò le tue lacrime.
Insieme a te,sorriderò ad una vita nuova.

“LE TUE MANI”

Amavo le tue mani
Farfalle colorate sui bianchi tasti
Zefiro seducente che il corpo mi sfiora
Dolce abbraccio delle nostre notti
Alle mie intrecciate da nuziale anello
Amavo
Temo adesso le tue mani
Picchiano forte sui tasti
Bufera improvvisa che il corpo mi segna…
Morsa violenta d ‘amore priva
Ormai nude e alle mie lontane
Temo ma ancor più io amo
Da te fuggo, ma da te torno
Cerco le tue mani
Finché morte non ci separi.

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Trascrivere in versi le proprie emozioni è facile a dirsi, ma molto complesso a mettere in atto come attività poetico-letteraria. Da sempre noi tutti sosteniamo che l’artista, il poeta, lo scrittore attraverso l’ausilio della loro arte comunicano al pubblico il loro “sentire”, a volte mi sembra un’immagine che si è creata, ma, ormai sta diventando preconfezionata, allora chiunque mette nero su bianco un suo stato d’animo può definirsi artista? Certamente no, il poeta così come l’artista è colui che fa vibrare le corde dell’anima di chi legge o osserva, egli è colui che riesce a scandagliare la parte più nascosta dell’essere umano; questo è uno degli obiettivi che si pone la nostra Tania Galletta con la sua delicata “pena” che malgrado tutto scopre con ardore e passione la tenue fragilità dell’uomo, nei suoi versi non troveremo sicuramente gesta eroiche né bramosia né ambizione. La sua poesia appare navigare lentamente nel mare calmo di un’anima che si impegna ad osservare con uno sguardo forse timido, ma sincero. La lettura dei testi di Tania Galletta conduce ad un relax dei sensi completo in cui la mente si incontra col cuore e con lo spirito mentre ho posto attenzione ai suoi elaborati ho percepito nella Nostra un forte legame con i sentimenti che legati al genere poetico diventano alchimia pura. La nostra autrice ha un modo di darsi autentico al mondo ponendo tanta fiducia in chi la leggerà fiducia che i suoi enunciati si possano incontrare con un lettore sensibile. Lo stile poetico di Tania Galletta si mescola a quell’esser-per-la vita che Heidegger avrebbe definito inautentico, ma la Nostra riesce a vestirlo di una forte carica esistenziale tanto da far rivivere ancora oggi l’essere come mistero da scoprire.
Sabrina Santamaria

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INTERVISTA a TANIA GALLETTA

S.S: Cosa rappresenta la poesia per te?

T.G: All’inizio è stato il mezzo per farmi elaborare il dolore che portavo dentro l’anima, adesso, la poesia ha liberato il mio essere, è stata una catarsi, in quanto riesco a mettere su carta il mio sentire, da mezzo di elaborazione è diventato ora parte integrante del mio modo di guardare il mondo.

S.S: Quali sono secondo te le tematiche privilegiate della poesia?

T.G: La mia poesia è per di più intimistica, amo raccontare di me, ma, ultimamente ho affrontato temi sociali, come il caso di Lampedusa che ha colpito la mia sensibilità: “In tasca la foto di una vita vissuta nel cuore la speranza di una vita da vivere” questo verso è nato da una notizia che ho ascoltato in tv in quanto nella tasca di un uomo annegato hanno trovato una foto.

S.S: Quale sensazione lasceresti ad un tuo possibile lettore?

T.G: Mi piacerebbe imprimere nel cuore del mio lettore la scoperta di se stesso come essere autentico, vorrei fare emergere la parte più nascosta di sé.

S.S: A tuo giudizio la poesia è al di sopra delle altre arti?

T.G: Secondo me il punto di partenza è uguale per ogni forma d’arte, il pittore tinteggia sulla tela le sue emozioni, come il musicista che compone le note della sua anima, il poeta verseggia sul suo stato d’animo.

S.S: Qual è la tua missione poetica?

T.G: Oggi la poesia è una delle forme di comunicazione più valide perché sentiamo la necessità di esprimerci attraverso dei versi che possano tradurre i sentimenti, in questa società digitale io sento un ritorno da parte dei giovani a questa modalità espressiva anche io ho trovato un mezzo valido per aprirmi agli altri.

S.S: Quando i versi incontrano l’anima?

T.G: I versi incontrano l’anima quando l’animo umano ha bisogno di esprimersi e i questi diventano il mezzo mediante i quali l’anima si esprime.

S.S: Pubblicherai una tua prima silloge?

T.G: Ho pubblicato un libro di poesie a quattro mani. Io sono po’ timida, ma penso proprio che pubblicherò un’opera, da poco ho scoperto anche i racconti brevi quindi avrò il piacere di raccontarti in futuro della mia prima pubblicazione.

S.S: Un poeta potrà sentirsi mai soddisfatto?

T.G: Io penso proprio di no, in quanto il poeta cresce in divenire, nell’evoluzione eterna del suo poetare all’infinito, la poesia è una continua ricerca interiore.

S.S: Con le tue poesie c’è stato un momento in cui ti è sembrato di volare?

T.G: Sì, in diverse occasioni, quando leggo i miei testi alle mie amiche e loro valorizzano quello che ho scritto ma anche all’ultimo riconoscimento che ho avuto a Santa Teresa di Riva, ho ricevuto il “Premio Boccavento 2019” (Premio Speciale della critica) in cui la giuria ha percepito in me una crescita espressiva.

S.S: Da quali fonti trai maggiori ispirazione?

T.G.: L’ispirazione arriva improvvisa, può essere una notizia, o una persona, oppure come nel caso della poesia religiosa è stata una passeggiata in cui ho guardato il mondo non da spettatrice, ma da attrice, mi sono sentita parte integrante del creato quindi l’ispirazione nasce spontanea, da quello che senti, ma anche da quello che vivi, come nel caso della mia esperienza di volontariato con l’associazione “Bucaneve” vivendo a stretto contatto con bambini nati prematuri è nata in me l’esigenza di scrivere una poesia dal titolo “Bucaneve”.

“Le lacrime dell’anima che la penna ha tramutato in versi” cit. Tania Galletta

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Intervista rilasciata da Tania Galletta a Sabrina Santamaria

Tutti i diritti riservati, 2019

INTERVISTA al cantautore LUIGI PAGANO: “Ho la sindrome dello zigano, ho bisogno di sentirmi straniero” (a cura di Izabella Teresa Kostka)

Luigi Pagano

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INTERVISTA AL CANTAUTORE LUIGI PAGANO: “Ho la sindrome dello zigano, ho bisogno di sentirmi straniero” a cura di Izabella Teresa Kostka.

1. I.T.K.: Esiste un proverbio che dice “Vedere Napoli e morire”: per i tuoi fans internazionali sei il simbolo di un italiano D.O.C: solare, caloroso, estroverso, un affascinante e talentuoso artista, cantante. Raccontaci un po’ delle tue radici italiane e del legame indissolubile con la tua Terra d’origine.

Lp: Sono nato a Pompei in provincia di Napoli. Ho sempre vissuto sul mare dalla parte di Torre Annunziata (Oplonti). Dal balcone dove sono nato vedevo il Vesuvio, il monte Faito e un pezzettino di mare che oggi non si vede più a causa delle costruzioni ma se salgo qualche rampa di scale ne vedo ancora. Ho Vissuto per 25 anni in medioriente tra mare e deserto trovando un po’ di Napoli ovunque, nella musica e nelle culture arabe. Napoli è più vicina a Beirut che non a New York quindi Napoli è più Libano che America infatti, è la città meno americanizzata d’Italia. Le radici napoletane sono forti di una cultura secolare e noi napoletani siamo consapevoli di avere una grande storia per questo siamo orgogliosamente “TERRONI”. Ovunque vada porto sempre con me Napoli. Le canzoni che scrivo hanno il ritmo e le sonorità mediterranee, non sono ricercate ma escono spontaneamente dalla mia anima.

2. I.T.K.: Com’è iniziata la tua carriera artistica: l’hai sempre sognata oppure è iniziata in modo spontaneo, accidentale? Hai suonato coi più grandi artisti di fama internazionale, tra cui Paul McCartney, e con famose star del cinema, partecipando anche a numerosi importanti programmi televisivi. Ti va di parlarne?

Lp: In casa mia ci sono sempre stati degli strumenti, mio padre era appassionato di canto. Mio fratello di 10 anni più grande di me suonava la chitarra e per me lui è sempre stato un esempio così ho incominciato ad emularlo. Quando i miei genitori si sono accorti che avevo un po di talento mi hanno fatto studiare. Mio fratello qualche volta mi pagava le lezioni. Io non vengo da una famiglia ricca ma sicuramente da una famiglia ricca di valori. Mio padre ha fatto sì che tutti noi figli (4) studiassimo. Ho formato la prima band a 14 anni e poi qualche anno dopo ho incominciato a lavorare nei pianobar di Napoli e provincia e non solo.
Paul l’ho conosciuto alle Maldive quando con mia moglie Agnes suonavamo lì. Ci siamo restati per 7 mesi e Paul per 3. È stato più un rapporto personale che professionale. Quando finivo di suonare ci incontravamo nelle spiaggia sotto la sua villa e suonavamo le nostre chitarre fino al mattino. Paul mi ha insegnato l’umiltà. Più si è grandi e più si è umili.
Io e mia moglie Agnes abbiamo vissuto per 7 anni in Kuwait dove è nato il nostro unico figlio Riccardo. Lavoravamo per la Sheraton hotels ma spesso di mattina eravamo ospiti di un programma TV che c’è anche in Polonia con nome di DD TVN, in Kuwait si chiamava GOOD MORNING KUWAIT.
In Polonia dove vivo sono spesso ospite in programmi TV come JAKA TO MELODIA?, WIELKI TEST, DD TVN, MAMMA MIA, CAFÈ PIOSENKA, e spessissimo con la mia famiglia in SPRAWA DLA REPORTERA ecc, ecc. Non ho mai forzato la mano per arrivare e neanche bussato alle porte.

3. I.T.K.: Dicono che l’amore possa cambiarci completamente la vita e, nel tuo caso, è stato proprio così. 20 anni fa il tuo destino si è incrociato con quello di una bellissima donna polacca di nome Agnese, tua moglie. Puoi svelare ai nostri lettori qualche dettaglio di questa splendida storia d’amore?

Lp: Quando terminai i miei studi di jazz il mio maestro mi disse che era giunto il momento di fare nuove esperienze e mi diede il numero di una agenzia di Milano. Dopo una settimana avevo un contratto in OMAN. In Muskat che è la capitale dell’ Oman e anche il nome della traccia N10 nel mio ultimo lavoro discografico incontrai una bellissima ragazza polacca, che oggi è mia moglie, che cantava nella band di suo cugino che è il mio attuale bassista. Ovviamente non avevo il benestare del cugino perché subito mi definì come il classico “casanova italiano”, ma dopo tanta fatica e qualche serenata sotto alla finestra riuscì a conquistare Agnes e da quel momento non ci siamo più separati. Ancora oggi cantiamo insieme.

4. I.T.K.: Hai mai pensato di lasciare il Bel Paese e trasferirti all’estero? Com’è nata la decisione di trasferirsi in Polonia, il Paese nel quale vivi dal 2015 e continui con successo la tua carriera?

Lp: Ho lasciato l’Italia da 25 anni. Non perché non mi piaceva stare in Italia ma perché ho la sindrome dello zigano, ho bisogno di sentirmi straniero. Quando il mio GIPSY SOUL incomincia a fremere devo cambiare paese. Per ora sto bene in Polonia ma ogni tanto ho bisogno di Napoli e quindi torno. Ho scelto io di vivere in Polonia, volevo costruire una casa in campagna col mio studio di registrazione e così ho fatto.

5. I.T.K:. Quali sono, secondo te, le principali differenze tra la vita nel sud e nel nord dell’Europa, ti senti un po’ spaesato oppure hai ritrovato al fianco di Agnese una nuova serenità e non ti manca nulla dell’Italia? Avresti fatto per la seconda volta la stessa scelta?

Lp: Rifarei esattamente tutto ciò che ho fatto, ogni singolo passo e ogni decisione presa era quella giusta. Non mi sono mai sentito spaesato perché io vivo sulla terra e non in un’altro pianeta che forse pure ci starei bene. Chi sta bene con se stesso sta bene ovunque. Non mi manca niente perché tutto quello che amo e che desidero è sempre con me e amo tutto ciò che ho e non penso mai a ciò che potrei avere e neanche mi interessa.
Gli uomini sono tutti uguali, cambia solo la lingua.

6. I.T.K.: Come sei stato accolto nell’ambiente artistico polacco? A braccia aperte oppure con una certa dose di invidia e riservatezza? Hai una personalità scintillante e piena di idee, sei determinato e amato dal pubblico e queste doti creano spesso “zizzanie” tra i colleghi in qualsiasi luogo. Sei soddisfatto da come prosegue la tua recente vita artistica in Polonia?

Lp: Ho dalla mia parte il fatto di essere napoletano. Io non sento e non soffro la concorrenza anche perché non credo di averne (perdona l’arroganza). Credo che la musica si faccia per emozione e non per competizione. Gli altri la vedono diversamente ma a me non importa. In Polonia trovo qualche difficoltà ma riesco benissimo a lavorare anche perché io sono un cantautore e non baso la mia vita artistica su musica che già ha avuto successo ma che appartiene ad altri. Ho un pubblico intelligente che conosce esattamente ciò che faccio e lo accetta. Non ho bisogno di un numero esagerato di pubblico ma di un pubblico di qualità.

7. I.T.K.: Ti occupi anche della moda italiana, sei diventato un “testimonial” della linea LP Luigi Pagano, puoi dirci qualcosa di più di questo progetto?

Lp: È mia moglie che in realtà si occupa anche di moda. È una disegnatrice capace anche di cucirsi a mano le cose che disegna, infatti, la maggior parte dei vestiti che indossa sono sue creazioni. Abbiamo vissuto a lungo a Dubai e amiamo una certa eleganza, perché non proporla in Polonia? Tra un po’ uscirà la nostra Linea Lp. La Lp non sarà solo sinonimo di musica ma anche di moda e del quality life.

8.I.T.K.: Essere o avere? Quali sono per Te le cose più importanti della vita? La famiglia o la carriera, l’amore o l’indipendenza, l’affetto o il successo economico? Sei mai stato costretto a fare delle scelte radicali sacrificando te stesso a favore della felicità degli altri? Sei un egoista o un altruista?

Lp: Bella domanda!!! Ho lasciato la mia carriera in Kuwait per incominciare da zero in Polonia (ho scelto la salute di mio figlio e l’aria del Kuwait non gli faceva bene). Scelgo sia l’essere che l’avere. L’essere sempre me stesso, tutte le scelte che ho fatto non mi hanno portato a nessun danno perché ho sempre scelto per il bene della mia famiglia e questo non si chiama sacrificio ma amore. Sì!! avrei potuto essere più ricco ma gli abbracci di mia moglie e lo sguardo di mio figlio valgono più di qualsiasi ricchezza. Non ho mai sacrificato me stesso, se le persone che amo sono felici io sono felice il doppio. Della carriera non mi è mai importato nulla e non corro mai dietro ai soldi forse per questo mi va sempre bene. Quando hai l’amore, l’affetto e il rispetto di chi ti sta vicino hai il successo più grande che si possa desiderare.
Detto ciò sono molto egoista. hahaha

9.I.T.K.: Cosa ti piace di più della Polonia e cosa invece detesti? Pregi e difetti di questo Paese? E cosa ti manca dell’Italia?

Lp: Amo i boschi della Polonia non amo in particolare il suo mare anche se le città di mare sono bellissime, forse perché io sono abituato ad un’altro mare.
Dell’Italia e specialmente dell’Italia del sud mi manca la spensieratezza, la leggerezza cosa che in Polonia non c’è o è difficile da trovare.

10. I.T.K.: Vorresti che tuo figlio seguisse le tue orme diventando un musicista? Su facebook vi si vede spesso insieme, siete immortalati in bellissime fotografie con le chitarre. Il piccolo Pagano ti seguirà nelle scelte oppure vuole diventare, per esempio, un calciatore della nazionale italiana? Il suo futuro lo vedi in Polonia oppure in Italia?

Lp: È un bimbo solare ed ha già scelto di vivere a Napoli. Non ama la pioggia e il grigiume e odia la nebbia. È proprio un terrone come me. Anche se io gli dico che tutto è necessario e che anche la pioggia serve ad avvicinare le persone nelle case intorno al focolare e a volersi più bene, a parlare di più ed ad essere più romantici. Gli dico sempre che il sole dobbiamo portarcelo dentro, mai lamentarsi e cogliere le cose belle in ogni momento.
Gli insegnerò ad essere felice. Gli piace la musica ma al contrario di me ama le macchine. Le scelte che farà le appoggerò, l’importante è che scelga col cuore e non dal bisogno economico.

11. I.T.K.: Cosa pensi della massiccia globalizzazione del nostro Mondo e del problema dell’immigrazione di massa che affligge numerosi paesi europei, soprattutto l’Italia? Sei favorevole a questo grande spostamento dei popoli oppure ti crea un po’ di angoscia?

Lp: Odio le barriere e le differenze, le abbiamo create noi con l’ignoranza. Vorrei vivere in una casa senza porte.
Ho scritto una canzone che si chiama SICILIA e si trova nel mio CD MY GIPSY SOUL. Parlo dei miei fratelli africani che muoiono in mare. Gli uomini si differiscono solo tra uomini buoni uomini cattivi. Ma perché quelli cattivi sono diventati cattivi???

12. I.T.K.: Progetti per il prossimo futuro? Non ti fermi mai, allora hai indubbiamente qualche sorpresa nella proverbiale saccoccia…

Lp: Nooo! Io vivo giorno dopo giorno e sono contento così. Domani si vedrà. Però in questo momento vorrei fare una bella partita a Golf. Il tempo non permette.

13. I.T.K: Caro Luigi, ti ringrazio di cuore per questa interessante intervista che apprezzo particolarmente visto che anch’io vivo tra l’Italia e la Polonia e sono molto legata a entrambe queste mie Patrie. Ti auguro mille di questi giorni impregnati di successo e affetto delle persone a Te care. Spero di poterti incontrare dal vivo in Polonia e di ammirare la tua travolgente e intensa personalità artistica durante qualche concerto. Un abbraccio e “do zobaczenia”!

Lp: Grazie a te, Iza. Spero di incontrarti. Scusa per il ritardo ma ho avuto pochissimo tempo ultimamente.
Un grosso abbraccio!!
Lp

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Luigi Pagano su YouTube: https://youtu.be/XdH_ZJV9Ifc

Luigi Pagano

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Intervista rilasciata dal cantautore Luigi Pagano a Izabella Teresa Kostka nel mese di luglio 2019 e disponibile anche sul portale giornalistico “Alessandria Today” di Pier Carlo Lava:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/07/11/intervista-al-cantautore-luigi-pagano-ho-la-sindrome-dello-zigano-ho-bisogno-di-sentirmi-straniero-a-cura-di-izabella-teresa-kostka/?preview=true

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Foto: proprietà dell’artista

Luigi Pagano