VERSO CONSIGLIA: “Blasfemie” di Enrico Ratti (Gilgamesh Edizioni, 2019)

(by I.T.Kostka)

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Sono sempre alla ricerca dello spessore e dell’originalità letteraria. Questo libro non può passare inosservato perché include tra i suoi versi il nucleo di un artista completo, poliedrico e ricco di variegate sfumature come un inestimabile caleidoscopio. Enrico Ratti: poeta, scrittore, pittore, personaggio teatrale e performer, un animo inquieto ancorato nelle profondità abissali delle cime tempestose chiamate “Arte”.
“Blasfemie”, il suo ultimo libro edito dalla casa editrice Gilgamesh Edizioni è imprevedibile come il carattere dell’autore stesso: riflessivo e rabbioso, diretto e surreale, personale e universale, sorprendente e familiare. È una valanga di pensieri conditi col talento, quello mai banale, a volte discutibile ma prezioso come un ruscello abbondante di acqua sorgente pura e instancabile. Sprofondo nelle pagine impregnate di saggezza, d’un fascino mistico e, spesso, ribelle.
Non leggo ma divoro con gusto ogni verso, ogni immagine dipinta sulla carta perché non è soltanto un libro ma un vero cortometraggio intrappolato con maestria in uno sconvolgente volume poetico di 119 pagine. Privo di prefazione travolge e porta via, non chiede ma pretende la nostra attenzione, non tenta ma entra con prepotenza nelle coscienze e… ci rimarrà per sempre!
Consiglio, fidatevi!

Izabella Teresa Kostka, Milano 2019

• Alcune poesie scelte:

• CENNI BIOGRAFICI

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VERSO CONSIGLIA: Il grande ritorno del poeta MARCO GALVAGNI “I SOTTILI PENSIERI DI CANTO” (Libeccio Edizioni – CTL, 2019)

(by I.T.Kostka)

Abbiamo sentito la sua mancanza da un lungo periodo di tempo e ora, finalmente, posso annunciare con gioia il grande ritorno del talentuoso e romantico autore milanese Marco Galvani. Il suo prossimo libro di poesie dal titolo “I sottili pensieri di canto” vedrà la luce tra pochi giorni grazie alla Casa Editrice CTL e il suo marchio Libeccio Edizioni.

Ovviamente non posso svelare in anteprima tutti i dettagli di questa incantevole ed emozionante raccolta, che sicuramente regalerà a ogni futuro lettore il meglio della poetica di Galvagni: ardenti canti d’amore scritti con un linguaggio sublime e raffinato, versi travolgenti come le maree di un amore profondo e passionale.

In seguito riporto uno stralcio della prefazione a cura della scrittrice e psicologa Valeria Bianchi Mian, tre poesie tratte dal libro e la nota biografica dell’autore. Buona lettura!

• Tratto dalla prefazione a cura della scrittrice e psicologa Valeria Bianchi Mian:

“Se non è facile scrivere storie d’amore, ancor più complesso è tessere i sentimenti in versi per cantare la poetica del desiderio.
Tradurre i dettami della passione in metafora non è un procedere per sublimazione; si tratta piuttosto di cogliere al volo una sensazione impellente, la necessità immediata del volto e del corpo dell’altro, per offrire le mani alla propria terra animica e scavare, aprendo varchi. Si tratta di lasciar emergere immagini ancora in abbozzo, affinché l’intuizione si possa far strada nel buio del ‘non ancora’. È così che la poesia d’amore nasce, cresce e, attraverso l’innamorato, parla un linguaggio universale.
Il poeta in amore è colui che con Eros opera trasformazioni, colui che rimescola la Prima Materia delle emozioni, della volontà imperante, dell’istinto, e ne fa componimento affettuoso dedicato all’oggetto amato – ché il soggetto è lo stesso poeta riflesso nel volto dell’altro/a.
Non è facile per me, per il mestiere che svolgo in questo spazio-tempo, leggere poesie amorose senza aprire le pagine della favola di Eros e Psiche. Faccio danzare i due protagonisti nella mia mente, li osservo prendere forma attraverso le parole di Marco Galvagni, un poeta capace di intrecciare il filo della terra al cielo, dando il via a un ballo-duello appassionato di farfalle in volo e onde in tumulto. Leggo le sue poesie e vedo l’anima – Psyché – alla ricerca di un Dio, quell’Amore che si cela nel non detto tra le parole e poi per incanto si mostra. Il lettore di questa silloge viene attratto dal percorso che si va delineando tra un uomo e una donna destinati all’incontro (…)”

• NOTE BIOGRAFICHE

MARCO GALVAGNI nato a Milano. Residente tuttora a Milano ma domiciliato a Lanzo D’Intelvi (CO).

Ha conseguito la maturità classica per poi frequentare un anno a Lettere Moderne all’Università Statale di Milano e l’anno successivo a Lettere e Filosofia all’Università di Pavia, seguendo contemporaneamente le lezioni di psicologia dell’Università di Padova.

Segnalato a soli 15 anni nel prestigioso Premio Internazionale Mosè Bianchi (Milano).

Autore di sei libri di poesia:
Nel 2001 “Nel labirinto” (Montedit), prefazione di Olivia Trioschi, secondo classificato nel Premio Nazionale Emma Piantanida, Legnano (MI). Commento 5/5 su http://www.ibs.it
Nel 2002 “L’arcobaleno” (Montedit), prefazione di Massimo Barile, secondo classificato al Premio Nazionale alla memoria di Maribruna Toni, Piombino (LI). Secondo classificato nel Premio Nazionale Emma Piantanida, Legnano (MI). Menzione d’onore al Premio Nazionale Pinayrano (TO).
Nel 2003 “Nel germoglio vergine” (Montedit), prefazione di Massimo Barile, vincitore assoluto del Premio Nazionale Falesia, Piombino (LI). Terzo classificato nel Premio Nazionale Peter Russell (NA).
Nal 2010 “Il gomitolo dei sogni” (ilmiolibro), quinto classificato nel Premio Nazionale Peter Russell (NA).
Nel 2016 “Profumo di vita” (CTL), prefazione di Izabella Teresa Kostka, recensione 5/5 della poetessa Francesca Piovesan su http://www.ibs.it Commento 5/5 su Amazon.
Nel 2018 “Gocce di stelle” (CTL), recensione 5/5 della poetessa, scrittrice e critico letterario Emilia Fragomeni su http://www.ibs.it Recensione 5/5 dello psicologo con Master Massimo De Bari.

Vincitore di numerosi primi, secondi e terzi posti (nonché Menzioni d’onore) sia in Concorsi Nazionali che in Concorsi Internazionali per la poesia singola nel periodo dell’intensa partecipazione ai Concorsi 2000-2004. Spiccano i 2.000.000 di lire vinti con il primo posto assoluto nell’importante Premio Nazionale Vernato Arte (Biella) nel 2001,
Segnalato nel 2010 nel famoso Premio Nazionale Città di Corciano (PG) e secondo ex-aequo nel 2015 nel Premio Nazionale Campodipietra, Jelsi (CB).

Autore di diversi reading poetici, tra i quali i più rilevanti sono quello tenutosi al Teatro Filodrammatici di Milano con Giuseppe Conte e Tomaso Kemeny, quelli che si sono svolti presso La Casa delle Arti che gestisce la casa di Alda Merini, in Via Magolfa 32, sempre a Milano, il “Binari in Versi” con Roberto Marzano (GE) e il “Verseggiando sotto gli astri” con Izabella Teresa Kostka (MI).

Dieci sue poesie sono state pubblicate dal mensile nazionale Poesia di cui è Direttore responsabile Nicola Crocetti. Inoltre, del Comitato di redazione, fanno parte, fra gli altri (in ordine alfabetico), Antonella Anedda, Maria Grazia Calandrone, Roberto Carifi, Milo De Angelis, Nicola Gardini, Vivian Lamarque, Franco Loi, Daniele Piccini, Marina Pizzi, Giancarlo Pontiggia e Silvio Ramat.
Alcune sue poesie sono state pubblicate dalla rivista Liburni Arte e Cultura.

Autore di saggi critici su libri di poesia e recensioni.

Sito internet: http://www.marcogalvagni.it

• Alcune poesie scelte tratte dal libro:

L’ISOLA

Incrociando i tuoi occhi in quella casa
dalle tegole ghiacciate, regno
dei nostri giardini d’innocenza
d’incanto è nato un seme d’amore;
sgorgherà a primavera come una polla alpina,
come un arco di cielo che s’accende
e ha un alfabeto segreto
per scambiarsi criptati messaggi di tenerezza,
fluttuanti nel vento d’aprile
con una pioggia che cade fitta sulle nostre vicende umane.
Mi struggo come un’orma nella neve
attendendo nella mia cripta di sfiducia
di volare con te sulle ali del vento
come una farfalla innamorata.
E aspettando di rotolarmi con te
nel prato di fiaba d’una verde isola
vi costruisco il nostro nido d’amore,
riposandomi nella grande spiaggia dell’attesa.

I COLORI DEL FUTURO

I colori del futuro,
una varietà di tonalità variopinte e dall’accento vivace.

L’anima invece è candida,
nutre il corpo di luce trasparente che l’occhio irradia.

E’ un contrasto d’amore,
in cui il palpitare per una nobile vita è ardente di fiamma.

Che è il cuore che batte,
nei pensieri ideati per occhi nocciola dai raggi di calore.

E sul volto si dipingerà di rosso l’emozione del sorriso
nel cogliere il varco sino a giungere alla sua stella.

LE GUANCE DELL’AURORA

Stamane, le guance dell’aurora
narravano stupite, al tremore dell’ultima stella,
dello splendore della tua grazia
e il primo raggio di sole
ha illuminato i tuoi capelli frumento.
Le nuvole erano minacciose,
presto la pioggia sarebbe scesa ad aghi sottili
e i rami senza foglie degli aceri
lottavano contro le folate del furioso vento.
Tu invece eri serena e candida,
gli occhi nocciola ornati da fiamme dorate
velati di tenerezza, sin dalle prime luci
lievi m’hai donato coccole e baci,
tu che sei il mio fuoco in questo gelido inverno
la notti ardenti trascorse accanto.
E quando stanotte il buio sarà ubriaco di tempesta
e la pioggia sarà il lenzuolo della notte
squarciato dai venti, giungerai a me,
isola felice di quiete, sotto forma del tuo amore.

Il poeta Marco Galvagni

LA POESIA DALL’ HABITUS EMOTIVO: “PAROLE SPORCHE” di DOMENICO GAROFALO a cura di Sabrina Santamaria

La poesia dall’habitus emotivo: “Parole sporche” di Domenico Garofalo a cura di Sabrina Santamaria

Quanti modi conosciamo per purificarci il nostro stato d’animo triste e pessimo? A volte una condizione depressiva potrebbe impadronirsi di noi fino ad atrofizzare il nostro essere, spesso a causa di un lutto, di una delusione o di una perdita non riusciamo a rielaborare il lutto e rimaniamo ingarbugliati dentro la gabbia dei nostri pensieri negativi. Comunemente sappiamo che facendo emergere le motivazioni del nostro malessere o raccontando a qualcuno dei nostri drammi potremo probabilmente sentirci risollevati e, sicuramente, ci farà l’effetto di sentirci meno soli. Dopo la lettura di “Parole sporche” scritto da Domenico Garofalo ho traslato il mio punto di vista, in quanto, senza rendercene conto, l’arte, la poesia, la musica possono fungere, alle volte, come catarsi dell’anima, come strumenti per far fuoriuscire lo sgomento che ci tiene legati alla rabbia o alla tristezza. Davanti ad un foglio bianco possiamo comporre poesie o qualsiasi testo narrativo che potrebbero salvare il loro stesso autore. Oggi ci troviamo sempre dinnanzi la solita retorica se la poesia possa salvare il mondo, le nuove generazioni, ma, in realtà, la poesia coadiuva a far emergere il poeta stesso affossato nelle sabbie mobili della sua stessa esistenza, da questa angolatura ci rendiamo conto che la poesia, forse in genere la letteratura, si tramutano in una mano invisibile tesa verso il suo stesso autore. La poesia, come il nostro Domenico Garofalo, ci dimostra è una catarsi dell’anima umana, poco importa se il poeta usi un linguaggio aulico, semplici, complesso, in vernacolo o se il testo poetico sia in rima o in stile libero, in questa sede chi scrive accompagna con la sua mano i tormentati strepiti del suo cuore che non osa indugiare a rimirar su stesso in un viaggio interiore che poeticamente viene codificato su carta. È come se il testo poetico non fosse più arazionale o senza emozioni, ma è come se i versi poetici indossassero l’habitus di un’emozione: la rabbia, la gioia, la tristezza, la malinconia. “Parole sporche” è una raccolta poetica che profuma da rito di purificazione, dai riti orgiastici o dionisiaci; l’autore anche nel momento peggiore, nel momento in cui tocca il fondo con le mani non si rassegna e trova una scorciatoia per riemergere. È probabile che molti critici letterari non definiscano la poesia del Nostro degna di essere definita tale, perché alcuni lettori potrebbero definirla scarna di contenuti e povera anche dal punto di vista stilistico. In realtà sforzandosi a leggerla tra le righe la poetica di Garofalo è tutt’altro che vuota di contenuti; sono innumerevoli i testi in cui leggiamo una profonda critica alla società come “Baracche, baraccopoli e baldracche” oppure in cui percepiamo un senso profondo di malinconia lieve che ondeggia a ticchettii fra i versi di alcune poesie. Non sono poesiole i testi di Domenico Garofalo per molteplici motivi; intanto perché questo libro è la sua quinta pubblicazione e il nostro autore ha già dimostrato in altri lavori la sua capacità di saper spaziare da un argomento all’altro, come nel caso di “Cambio matita”, ma adesso il Nostro esige uno scarto linguistico diverso perché è giunto ad una fase stilistico-letteraria che è mutata, vuoi perché un poeta si evolve durante il percorso del suo cammino e i suoi versi possono assumere tinte più accese o più atone. Mi sono piacevolmente immersa in “Parole sporche” perché ho costatato un tentativo da parte del suo autore di mostrarsi per quello che si è, senza timore del giudizio altrui. Una delle prime raccolte poetiche che io abbia letto in cui il lettore non troverà: il mare, l’aurora, le ali, il cielo, le stelle, il sole, la luna o l’amore. Per quanto possano emozionare le tematiche poc’anzi citate, ma, spesso, mi sono resa conto che molti testi poetici mancano di originalità stilistica e pur non volendo alcune espressioni diventano ripetitive, bacate e usurate. Nel libro di Garofalo si impone la quotidianità che, spesso, ci mette sotto scacco e ci domina. La rinuncia all’amore come atto supremo e la rievocazione della fisicità, traspare quasi un antiromanticismo per antonomasia, un tema ormai che tracciato il suo percorso in poesia e non ha più nulla di nuovo da dirci. Garofalo ricerca un nuovo campo tematico su cui comporre i suoi testi, un campo minato direi in cui nessun artista vorrebbe metterci piede. Il Nostro potrebbe catalogarsi fra gli indici dei poeti maledetti, forse il suo testo potrebbe trovarsi fra i libri proibiti però l’autore ha il coraggio di oggettivizzare l’Es freudiano che vive dentro di noi, ma che molti non vorrebbero riconoscere come facente parte perché ci inselvatichisce, tuttavia è proprio fra i “civilizzati” che accadono le peggiori cattiverie dell’umanità in cui a causa di molti cinici muoiono milioni di bambini nel mondo a causa delle guerre, delle pestilenze e della fame. Il Nostro a questa riflessione vuole indurci: dalla critica ai colletti bianchi alla povertà indotta, dal rimpianto di un’epoca che è stata alla macchinizzazione tecnomorfa dell’umanità che svilisce la sensibilità dell’uomo. Nello spazio creato da Garofalo la letteratura è un momento terapeutico in cui ogni attimo di vita deve necessariamente essere immortalato a prescindere se esso sia piacevole o sgradevole quel che conta in guisa è narrare e narrarsi, mi ha ricondotta alla sofferta Alda Merini che divenne poetessa dopo l’internamento in manicomio oppure a Virginia Woolf che frequentò dei corsi per la scrittura terapeutica o al tormentato Van Gogh il quale anelava ad un posto sociale negato infine al poeta Hölderlin. Il nostro autore decide di tendere la mano al sostegno dell’arte che talvolta può essere una valvola di sfogo e non motivo di sfoggio della propria bravura o talento, il Nostro apre una sfida che tanti autori hanno temuto di lanciare: la libertà di esprimersi come atto di purificazione dello spirito, infatti la poesia imprime su carta gli stati d’animo mentre il suo autore esprime il suo mondo interiore apparentemente illeggibile. Possiamo concludere che Domenico Garofalo abbia vinto la sfida? Sarebbe una conclusione affrettata rispondere che l’abbia vinta, sicuramente ha giocato ogni ultimo granello poetico nell’impari sfida dei versi amati ed usurati.

Sabrina Santamaria

Intervista a Carmine Laurendi: Quando il pathos diventa talento a cura di Sabrina Santamaria.

Intervista a Carmine Laurendi: Quando il pathos diventa talento a cura di Sabrina Santamaria.

• Alcuni cenni su Carmine Laurendi

Carmine Laurendi è un giovane poeta che in questi ultimi anni ha pubblicato due raccolte poetiche: “Ti pensu notti e ghiornu Bagnara” e “Ogni cosa cu so tempo”, spesso nelle sue liriche esalta l’amore per il suo paese natio, Bagnara oppure snocciola con grande stile spunti e riflessioni attuali e di carattere sociale.

S.S: Quando è stato il tuo primo incontro con la poesia?

C.L: Mi sono avvicinato alla poesia subito dopo la morte di mio padre. Grazie ad essa sono riuscito a liberarmi del peso che mi portavo dentro.

S.S: A quale poeta della letteratura ti sei ispirato maggiormente? Sempre se c’è uno stile che più di tutti ti ha affascinato…

C.L: Non mi ispiro a un poeta o a uno stile in particolare. La mia poesia nasce spontaneamente, da un attimo, da un pensiero o da una riflessione. Apprezzo tuttavia l’ermetismo di Salvatore Quasimodo, e recentemente ho iniziato a leggere con passione le opere di un poeta originario della mia terra, Vincenzo Spinoso.

S.S: Cosa ti ha particolarmente spinto a pubblicare due raccolte poetiche?

C.L: L’idea di pubblicare le mie raccolte poetiche è nata dai commenti, dai suggerimenti e dalle critiche costruttive dei miei amici e dei miei compaesani. Dal loro interesse sono scaturiti i miei libri.

S.S: Secondo te cosa la poesia può ancora trasmettere alle nuove generazioni?

C.L: Alle nuove generazioni la poesia può ancora trasmettere un’idea di bellezza, di purezza, di spontaneità, valori quanto mai necessari in questo mondo confuso.

S.S: Quale potrebbe essere il suo messaggio?

C.L: La mia vena poetica ha origine dal luogo in cui sono nato, dalle mie origini e dallo studio costante. Contestualmente cerco sempre di essere aperto verso altre culture e nuovi orizzonti.

S.S: Le poesie, spesso, hanno risvolti dal punto di vista sociale… Per quali fenomeni sociali pensi che la poesia possa essere incisiva?

C.L: La poesia è una forma d’arte, e come tutte le arti potrebbe allontanare i giovani dalla strada, attirando la loro attenzione e offrendogli una speranza. In questo senso, mi sento di poter affermare che la poesia ha un ruolo salvifico.

S.S: Al centro delle tue liriche metti sempre il tuo paese natio, Bagnara, pensi che lo spirito del poeta sia quello di mettere al centro i luoghi in cui viviamo? Oppure bisogna essere “cittadini del mondo”?

C.L: Io parlo del mio paese non perché sia speciale, ma perché lo amo. Questo amore lo rende unico. Allo stesso modo chi legge le mie poesie, attraverso le mie parole rivive l’amore per il proprio paese e le proprie origini.

S.S: Secondo te la poesia è il sentimento più profondo dell’essere umano? Oppure è il frutto di un’erudizione attenta e continua?

C.L: Sono due espressioni simbiotiche, nel senso che la poesia nasce spontaneamente come espressione profonda dell’anima, ma poi si evolve in erudizione, come allenamento costante.

S.S: Qual è il ruolo del poeta nella società attuale? E rivestendo questo ruolo come potrebbe agire?

C.L: Il poeta non deve ergersi a giudice, né pontificare. Nella società odierna il poeta deve essere soprattutto una persona umile che cerca di far riflettere il pubblico attraverso i suoi pensieri e le sue emozioni.

S.S: Per esprimere con i colori o con la musica la tua poetica a quale quadro o composizione musicale ti riferiresti?

C.L: Le opere di Renato Guttuso esprimono al meglio il mio modo di fare poesia. Vi ringrazio per questa opportunità che mi avete regalato, mi avete reso ospite su questo blog stupendo. Alla prossima.

LO SGORGARE DI UN AMORE: “OCEANO DI SENSI” di MARIA TERESA DE DONATO a cura di Sabrina Santamaria

Lo sgorgare di un amore: “Oceano di sensi” di Maria Teresa De Donato (in lingua italiana e inglese)

Percorrere il baricentro delle proprie emozioni e sensazioni significa giungere ad una maturità piena e consapevole. È un traguardo non sempre facile ed ovvio. L’amore come sentimento pienamente vissuto dal corpo e dall’anima è il sintagma completo del benessere psico-fisico dell’essere umano. A volte senza amore una persona può incamminarsi in un marasma di giornate senza coscienza permettendo che la vita trascorra inutilmente in un percorso monotono ed apatico; Claudia, la protagonista del romanzo “Oceano di sensi”, finirà per molti anni per imbattersi in un vivere piatto ed a-emozionale, un incontro casuale marcherà per sempre il suo esistere, la sua storia amorosa con Eugenio. Vivere una storia sentimentale e una relazione amorosa è la stessa cosa? Essere coinvolti interamente nell’amore succede a chiunque? Cosa significa amore? Questi ed altri interrogativi si pone la nostra autrice, Maria Teresa De Donato, nei panni del suo personaggio femminile Claudia. Quest’ultima è una donna che ogni uomo avrebbe voluto sposare: passionale, dolce, sensibile, sensuale e colta. La nostra protagonista è molto socievole, spigliata ed intelligente, ha un ottimo rapporto con i genitori, Rosaria e Franco, i quali la adorano. Alcuni eventi distruggeranno la serenità della Nostra. Maria Teresa De Donato ha qualità spiccate in quanto accompagna con la sua voce narrante il lettore coinvolgendolo nel setting narrativo attraverso un andamento fluido, scorrevole, ma non retorico; chi legge sente di essere preso per mano dall’autrice la quale con flebile e colloquiale voce accompagna mano per mano i suoi lettori tra le pagine del suo romanzo. “Oceani di sensi” è un sommesso fiume emotivo messo a nudo nel cuore di una donna ferita che ha un’unica esigenza: l’essere raccontata. Maria Teresa De Donato compone, a mio giudizio, la sua ordita trama su due principali tessuti narrativi: la tematica storico-sociologica e la tematica amorosa. Per quanto riguarda il primo snodo tematico la Nostra ha inquadrato il suo romanzo in un tempo del racconto che va dai primi anni del novecento fino agli anni settanta, fanno da cornice della vicenda: il fascismo, le campagne di colonizzazione di Mussolini, la sottomissione libica verso l’Italia. Arricchiscono e fanno da ornamento al romanzo i diversi riferimenti storici( che ho particolarmente apprezzato),l’impero romano durante le campagne di conquista dell’imperatore Settimio Severo il quale occupò la Libia, in quanto hanno conferito all’opera ricchezza di contenuto e sono stati espedienti letterari per una caratterizzazione psicologica dei personaggi. L’altro tema preponderante del romanzo è l’amore, aspetto reso particolareggiato in quanto si mette a nudo l’esigenza dell’incontro con l’altro con pienezza di anima e corpo; la nostra autrice non accetta l’idea, ancora oggi diffusa, di un amore avulso dal corpo, asettico e platonico. L’amore è “qualcosa di magico” scrive nel romanzo, ancora non del tutto spiegabile in termini scientifici, è inconscio e in quanto tale rende gli esseri umani che lo provano totalmente vitali, se vissuto pienamente nei bisogni che la sensualità del corpo richiama porta benessere a chi lo prova e non una condizione di schiavitù e di banali doveri affettivi. La Nostra, altresì, ci mette in guardia dal pensare che il sentimento amoroso rasenti la spiritualità e tocchi solo l’apice dell’orgasmo. Ella ci esprime, attraverso le riflessioni di Claudia, che l’amore è l’unione perfetta e sincronizzata di due spiriti che diventano uno solo mediante il contatto dei corpi. Lo sfondo dell’opera non costituisce un banale alogico romanzo rosa, “Oceano di sensi” è uno straripare di sensazioni dei personaggi che avvolgono in una leggera e accattivante lettura l’attenzione di chi legge attirando del tutto la sua curiosità. È un libro scritto per chi sa ancora sperare nei sentimenti profondi dell’anima e per chi, magari, vuole ripercorrere il canto delle muse di tutti i secoli in cui l’amore signoreggia affinché la fine di una storia non comporti una completa fossilizzazione dell’essere. Il messaggio che Maria Teresa De Donato ci lascia ha un’impronta forte; ci suggerisce che dopo una fine c’è pur sempre un inizio e dobbiamo sempre avere dei motivi per vivere ogni stralcio di attimo la nostra esistenza perché ci rende consapevoli di chi siamo noi stessi abbracciando i fermi immagine della nostra storia rischiando i nostri vissuti nella difficile quanto mai imprevedibile partita senza tempo e senza misure delle nostre scelte che potrebbero costarci lacrime, ma marcano la nostra identità senza rimpianti. La nostra autrice conduce davanti al suo lettore un oceano denso di sentimenti puramente umani che si esplicano con eleganza ed armonia fra le pagine del testo in cui i suoi personaggi Claudia ed Eugenio si imbattono nel vortice di una passione profonda scegliendo di provare delle emozioni fino in fondo senza rimpiangere di aver trattenuto lo sgorgare sinuoso di una scintilla che scatta rarissime volte in due cuori che imparano ad amarsi davvero.

Sabrina Santamaria

The gushing of a love: “Ocean of Senses” by Maria Teresa De Donato

Following the center of gravity of one’s emotions and sensations means reaching a full and conscious maturity. It is a goal that is not always easy and obvious. Love as a feeling fully lived by the body and the soul is the complete syntagma of the psycho-physical well-being of the human being. Sometimes, without love, a person can start down alone in a chaos of days without awareness and allow life to go by unnecessarily in a monotonous and apathetic way. Claudia, the protagonist of the novel “Ocean of Senses”, will end up for many years living a flat and unemotional life; a chance encounter will forever mark her existence, her love story with Eugenio. Is living a love story and a love affair the same? Does being completely involved in love happen to anyone? What does love truly mean? These and other questions asks our author, Maria Teresa De Donato, herself through her female character Claudia. The latter is the woman every man would like to have, to marry: passionate, sweet, sensitive, sensual and cultured. Our protagonist is very sociable, self-confident and intelligent; she has an excellent relationship with her parents, Rosaria and Franco, who love her dearly. Some events, though, will destroy the serenity of our protagonist.
Maria Teresa De Donato has strong qualities in that she accompanies the reader with her narrating voice, involving him in the narrative setting through a fluid, fluent, but not rhetorical trend; the one who reads feels to be taken by the hand by the author who with feeble and colloquial voice accompanies her readers hand in hand through the pages of her novel. “Ocean of Senses” is a subdued emotional river laid bare in the heart of a wounded woman who has only one need: to tell her story. Teresa De Donato composes, in my opinion, her warp plot on two main narrative fabrics: the historical-sociological theme and the amorous theme. With regard to the first thematic junction, the Author has framed her novel in a time of the story that goes from the early twentieth century to the seventies: fascism, the colonization campaigns of Mussolini, the Libyan submission to Italy are the frame of the story; the various historical references (which I particularly appreciated) of the Roman Empire that conquered Libya enrich and adorn the novel, as they give the work a wealth of content and act as literary expedients for a psychological characterization of the characters. The other preponderant theme of the novel is love, an aspect described in detail as it exposes the need for the encounter with the other as fullness of soul and body; our author does not accept the idea, still widespread today, of a love detached from the body, aseptic and platonic. Love is “something magical”, she writes in the novel, still not entirely explainable in scientific terms, it is mysterious and, as such, makes the human beings who are able to experience it totally vital, if fully lived according to the needs that the sensuality of the body recalls; it brings a state of well-being to those who experience it and not a condition of slavery and banal emotional duties. The Author likewise warns us against thinking that the feeling of love borders on spirituality and touches only the climax of orgasm.
She states, through Claudia’s reflections, that love is the perfect and synchronized union of two spirits who become one through the union of the bodies. The background of the work does not constitute a banal romance novel without logic: “Ocean of Senses” is a flood of sensations of the characters that wraps the attention of the reader in a light, yet captivating reading, attracting his curiosity. It is a book written for those who still know how to hope for the profound feelings of the soul and for those who, perhaps, wish to rekindle their hope towards love so that the end of a story does not culminate in a complete fossilization of the being. The message that Maria Teresa De Donato leaves us has a strong imprint: it suggests that after an end there is always a new beginning and we must always have reasons for living each moment of our existence, because it makes us aware of who we truly are; for embracing the still images of our history; for risking our experiences, in the difficult, unpredictable, timeless and measureless life match of our choices that could bring us much sorrow, and yet mark our identity without regrets. Our Author leads her reader to an ocean full of purely human feelings that unfold with elegance and harmony between the pages of the text in which her characters, Claudia and Eugenio, run into the vortex of a deep passion, and choose to fully live their emotions without regretting having withheld the sinuous gushing of a spark that shoots very rarely in two hearts that learn how to really love one another.

Sabrina Santamaria

“Una vita in bianco e nero” di Marco Messina: L’urlo strozzato dell’io (a cura di Sabrina Santamaria)

“Una vita in bianco e nero” di Marco Messina: L’urlo strozzato dell’io

Immaginate di pennellare il quadro della vita con colori accesi, vivi, in modo policromatico, però, mentre state per terminare il vostro bel capolavoro qualcuno per capriccio non fa altro che imbrattarlo ed insozzarlo di nero, voi cari lettori come vi sentireste? L’analisi della raccolta “Una vita in bianco e nero” del giovane talentuoso poeta Marco Messina mi ha suscitato questa visione; il poeta cerca di colorare la sua esistenza con colori pastello e vivaci, ma la banalità della vita reale lo costringe a portare un habitus in “bianco” e “nero”. Il Nostro si sente intrappolato nell’inutile macchina sociale in cui si scontra quotidianamente, il giovane poeta si rassegna di fronte all’inconsistente mondo caratterizzato dalla superficialità e dalla sorprendente rapacità del già dato? Ogni istante per i comuni esseri umani si appiattisce e diventa passato, quegli attimi di quegli orologi che misurano il tempo con una logica aritmetica? Il poeta investiga la realtà e non accetta la opulenta razionalità che massifica il pensiero rendendo gli uomini macchine per trasformare ogni desiderio realizzabile in un “tutto e subito”. Marco Messina sente dentro di sé uno slancio vitale bergsoniano che non potrà mai incastrarsi con le logiche omologanti della società massificata. I suoi componimenti poetici esprimono delle urla strozzate, dei gridi esistenziali trattenuti sul filo di lama e riversati su carta. In alcune poesie è stato sublimato il singhiozzare spezzato di un’anima troppo “pura” e “candida” che non riesce ad amalgamarsi nella plebaglia che preferisce l’apparire piuttosto che l’essere. Come finirà per un poeta che perde la sua fantasia si chiede Marco Messina? Ben consapevole che il vero artista può solo sopravvivere in una società che continuamente calpesta il suo essere fragile. Il Nostro non si riconosce facente parte di un corpo sociale che diviene facendosi anonimo, come una notte senza luna e senza stelle. Torniamo, allora, ai miti del poeta reietto sociale che mette ai margini della società? Nel caso di Marco Messina ci immergiamo oltre questa prospettiva in quanto egli non sta ai margini, ma per lui la marginalità non esiste perché la trascende creandosi uno squarcio visivo artistico che appartiene solo al poeta e a coloro che sanno bussare alla porta di questo panorama. L’Io nei versi si impone con il coraggio di chi ha sete di vittoria, ben consapevole di un probabile scacco, ma lo spirito militante è sempre sul campo di battaglia pronto a difendersi nella sua trincea di speranza. Mi ha trasmesso l’immagine suggestiva della “Ginestra” leopardiana in cui “umane sorti progressive” non giovano a nulla, ma portano l’ego umano a ipertrofizzarsi senza, tuttavia, averne alcun diritto. Il Nostro si muove sulla falsa riga dell’Ulisse Joyciano il quale vorrebbe ergersi ad eroe contemporaneo però il “dado è tratto” e rimane un essere inconsistente nel suo piccolo mondo quotidiano perché l’inconsistenza della realtà lo pervade. L’Io-eroe contemporaneo emerge e riemerge dal mare magnum del soffocante oblio presentificato che non vorrebbe lasciare tracce inghiottendo l’uomo nella frivolezza di istanti parcellizzati distruggendo la più profonda impronta umana: l’amore. Amore desiderato, spesso agognato dal poeta, lo cerca, non lo trova ed infine lo sogna. L’Io, infine, è lacerato, scucito, stracciato, un Io che rimane solo al centro del suo universo. Se la prima raccolta di Marco Messina raccontava di una storia del pensiero, “Una vita in bianco e nero” trasmuta di un piano ontologico, qui non è più solo il pensiero a narrare e narrarsi, ma il poeta trasfonde i piani trasformando in grafemi gli stati d’animo, i drammi del giovane Werther goethiano in Marco Messina diventano ritmi poetici: la vita del poeta viene resa in “bianco” e “nero” attraverso gli sguardi divoratori degli altri, dell’ “anonima” schiera che tarpa le ali a chi si ostina a sognare di sfiorare una cometa con la punta di una penna incrociando le rime libere che apostrofano il dramma di un giovane che è reso libero solo dalla poesia, questo è Marco Messina.

Sabrina Santamaria

Marco Messina

VERSO CONSIGLIA: GUIDO OLDANI “LA GUANCIA SULL’ASFALTO”(Mursia)

(by I.T.Kostka)

La mia grande conquista: l’ultimo libro del M° Guido Oldani “La guancia sull’asfalto” – raccolta calda, crudele e preziosamente ruvida. Il Realismo Terminale D.O.C. che seguo col cuore dopo averlo abbracciato nel 2015 / 2016. Nota introduttiva a cura del Prof. Giuseppe Langella, editore Mursia. Testi crudi, perfettamente sincronizzati con le onde della nostra complicata tecnologica vita moderna, gettata come un rifiuto nella discarica dei sentimenti privi di misericordia. Ci siamo persi tra vari oggetti soppressi dai codici a barre, dimenticando di essere “semplici e fragili mortali”. La poetica travolgente, geniale nella sua trasparenza e metrica, scritta con una leggerezza stupefacente e un linguaggio sobrio ed efficace, mai artificiale nonostante la difficile impronta civile dell’intero volume. Libro imperdibile che consiglio sinceramente a Tutti!

Foto: Izabella Teresa Kostka. Guido Oldani – fondatore del Realismo Terminale, febbraio 2019

RITRATTI: MARIA TERESA TEDDE – una poetessa di bellezza interiore oltre il tempo.

(by I.T.Kostka)

Ho conosciuto Maria Teresa Tedde durante uno degli incontri nell’ambito del programma “Verseggiando sotto gli astri…” e sono stata piacevolmente travolta dalla sua grande energia, dalla voglia di vivere e, soprattutto, dal suo solare sorriso circondato da una ribelle chioma azzurra. “Fata Turchina” – ho pensato subito e così la chiamo ancora oggi.

È una poetessa e una donna di bellezza interiore oltre il tempo, sfida le difficoltà della vita quotidiana con la forza di una vera guerriera, lasciando in ogni situazione la testimonianza della sua grande e sincera umanità. Porta con sé il calore della Sardegna, delle emozioni vere che, nella loro nobile semplicità, diventano come diamanti elaborati nei versi delle sue poesie. Maria Teresa Tedde non passa mai inosservata e non grazie alla sua celeste “testa di mare”, ma grazie all’aura di luce e di preziosa empatia che la circonda.

In seguito vorrei presentare il suo libro di poesie fresco di stampa dal titolo “Senza scudo”, edito con grande professionalità dalla casa editrice Pluriversum Edizioni.

NOTA BIOGRAFICA

MARIA TERESA TEDDE, docente in pensione, si dedica con passione alla scrittura di racconti, di qualche romanzo ed ora prevalentemente è dedita alla poesia. Ha partecipato a vari reading poetici, su selezione, in varie città sia sarde che lombarde e altro.
Ha presentato le sue raccolte poetiche (con oggi cinque) a Sassari nei locali Museali della FRUMENTARIA, insieme alla mostra personale del pittore Pier Domenico Magri, a P.Torres ( libreria Koinè- Artemisia Art Cafè), Sassari (Biblioteca Universitaria- Auser- Ex Tappezzeria Dettori- Spazio Arte-Kaos), Cagliari ( MEM) Nuoro ( Caffè Culturale Tettamanzi –Locali ex Convento), Bolotana-Biblioteca Comunale- Alghero (Res-Publica), Roma( Casa Internazionale delle Donne). Milano, varie volte (– Spazio Casa Di Alda Merini- Le Trottoir Caffè Culturale sui Navigli – Università Terza Età-), Biassono ( Monza) e Lissone( MB) -Atelier Spazio Galleria di Ronzoni. Nel marzo 2017 le è stato conferito il Titolo di “ACCADEMICO D’ONORE NELLA CLASSE DELLE LETTERE “ dal Prof. Alfonso Mura- Rettore DELL’ACCADEMIA INTERNAZIONALE DEGLI EMPEDOCLEI ISTITUTO SUPERIORE DI STUDI FILOSOFICI DI AGRIGENTO.
Nel 2017 si è classificata terza nel concorso di Poesia- sezione lingua italiana- organizzato dall’ASSOCIAZIONE CULTURALE CULLEZIU di Sassari ricevendo medaglia ed attestato presso l’aula magna dell’Università di Sassari.

• Tratto dalla nota dell’autrice

Perché “ SENZA SCUDO”

Dare un titolo significativo dei temi poetici inseriti nella raccolta non è una cosa né scontata né banale.
Titoli ne ho scritto venti: li rileggevo e riflettevo sulle poesie inserite per verificarne la risonanza, ma non sentivo quel sussulto emozionale che mi comunicasse “ È questo”.
Poi tutto è diventato chiaro, grazie ad una folgorazione avuta osservando le opere pittoriche del grande artista contemporaneo Pier Domenico Magri, capace di comunicare emozioni con immediatezza: nei suoi dipinti spaziali e materici, c’è sempre uno scudo, a volte anche più scudi, totali o parziali, come elemento protettivo in spazi interstellari privi di elementi figurativi umani ma estremamente ricchi di movimenti segnici vitali e carichi di pathos anche grazie all’utilizzo di colori che entrano nell’anima.
Ed ho capito che nella nostra vita, spesso, questi scudi mancano: si nasce senza una vera protezione dalle esperienze varie che la vita presenta e che solo attraverso queste ci si crea uno scudo per non soccombere e così apprendere ed affrontarne di nuove. Da qui il titolo della mia silloge.
Ringrazio infinitamente Pier Domenico Magri per avermi concesso di impreziosire i versi con una sua opera pittorica a mio avviso di forte impatto emozionale e significativa del senso del titolo.

• Dalla prefazione a cura di Bruno M. Daga:

“ … L’autrice ha scelto di mettere per iscritto ogni suo pensiero in versi, scegliendo la poetica ogni qualvolta, spesse volte al giorno, venga a visitarla. Non usa metriche o alessandrine e non ha problemi legati a stili o a giudizi. Si compiace che la sua poetica racconti la sua storia, le storie di tanti, come lei ama sottolineare; i versi devono arrivare al cuore, suscitare miraggi, emozioni.”
…” Le poesie qui pubblicate hanno forti accenti vitali, recupero delle memorie quotidiane, delle proiezioni enfatiche del suo stile. La banalità non è mai di casa, ma oggetto del verso, concetto da sviscerare e proposta di rinnovamento.
Alcuni testi sorprendono per l’immediatezza del messaggio e per il manifestarsi come poesia libera e sferzante: “ Mi ferirai, oh se mi ferirai!” Inizia così la prima di tutte, che dà il titolo a questo libro. Ecco la guerriera! Ferita e senza ali, senza braccia!
Poeta con ali da gigante che non può camminare.
“ Quanto costa amarti senza difesa?”
Domanda di abbandono consapevole alla vita. Sapere di essere esposta a tutto nella vita, coraggioso intento di energia…”
“ …il mondo di Teresa è il nostro mondo: il luogo degli incontri, delle opportunità da cogliere, di segnali chiari, di sentimenti sciolti da ogni vincolo…
Lei cerca sempre il volo, quella rinascita dalle ceneri…”
“…Cessa la tempesta
si ritraggono le bufere
folgorante sole
asciuga le tue ossa
ed io ricevo ancora
la tua certezza di vita
nell’impermanenza
di attimi che si susseguono “.

• Stralci di postfazione di Eugenio Cossu:

“…La poesia di Maria Teresa, appunto, è umanità, umanità pura; i suoi versi sono dettati dalla sua umanità, sono la foto di sentimenti veri, di dolori ma anche di gioie che hanno segnato e segnano la sua vita…
…Tutti i suoi versi, se li leggete bene, sono legati a emozioni vere delle sue giornate…”
“…È fatta così Maria Teresa, è un vulcano in perenne eruzione, un’onda in perpetuo movimento che però non ti travolge ma ti accompagna, accarezzando i tuoi sentimenti e accompagnando, sempre, dolcemente, le tue emozioni”…

• Alcune poesie tratte dal libro:

GUARDA AVANTI

Chiudila qui
non voglio sentire altre parole.
Togli le virgole
I punti
I Se e i Ma.
C’è un sentiero da percorrere
le parole mandale in apnea.
Ci sono azioni da compiere
in questa vita sgarruppata.
Perciò taci
metti le mani in tasca
guarda avanti
e inizia a camminare.
Non c’è altro da dichiarare
nel respiro del mondo.

TANGHI

Tanghi a piedi nudi
in stanze calde
tanghi improvvisati
prima che il buio
invada l’anima.
Emozioni di passi a due
che si intrecciano
e sciolgono attese.
Pretese di eternità
oltre le bianche tende
di un sogno fatto materia.

COLONNE

Acqua
bisogno di un bicchiere d’acqua
quella con bollicine
che fanno ridere i pensieri.
Ebbra di trasparenze
lascio il vino nei grappoli
m’inebrio a ogni nostro ricordo
canto vecchie canzoni
mi strappo i pantaloni
cogliendo more.
E quando giunge la sera
mormoro la mia preghiera
laica e libera
per avere trovato nutrimento
e aver placato il tormento
di assenze
di colonne di vita mia.

Tutti i diritti riservati all’autrice

GIUSEPPE ANASTASI il “CUBISTA” della LETTERATURA a cura di SABRINA SANTAMARIA

Giuseppe Anastasi il “Cubista” della letteratura a cura di Sabrina Santamaria.

Immaginate di leggere un poema epico, mistico, biblico, provocatorio, socio-filosofico, in realtà “La Grande Seduzione” è un quadro cubista che schiude immaginari plurimi di lettura, “figlia” dell’impegno riflessivo di un poeta, Giuseppe Anastasi, pronto a narrare con un linguaggio cinquecentesco attraverso l’endecasillabo, un mito: la “caduta di Lucifero nell’Inferno”, la Seduzione primordiale (operata da Lucifero nei confronti angeli che caddero nell’abisso, divenendo demoni a causa della loro “corruzione”) quindi ancor prima che Dio creasse: l’universo, il cielo, la terra, il creato, l’uomo. Il Serpente Antico che sedusse Eva a mangiare il frutto dell’albero “proibito”, della conoscenza del “bene” e del “male”, vorrebbe innestarsi nella nostra mente e nel nostro cuore, quindi nel contesto quotidiano ed in toto nella società moderna, mondiale e globalizzata. Anastasi ci racconta un evento primordiale, che tutti conosciamo, ma che nessuno osò mai narrare, poetare, raccontare, dipingere in una tela, scolpire o trattare come tematica filosofica. L’“Apoteosi” di Anastasi pubblicata tra il 7/11/2016 (uscita web) e il 10/12/2016 (presentazione ufficiale), è un’auto-produzione “anacronistica” e attuale al tempo stesso, costituita da dieci canti dal linguaggio dotto, comprensibile e con dettagliate guide alla lettura. Buona Scoperta!
Sabrina Santamaria

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Note biografiche:

Giuseppe Anastasi nasce a Messina il 21 Giugno del 1978. Con una formazione tecnica e nessuno studio accademico, liberamente da autodidatta, il giovane siciliano sceglie il proprio bagaglio culturale spaziando da Hesse a Dante, da Proust a Pirandello. Poeta pluripremiato in ambito regionale e non solo, e per citare esclusivamente i primi posti, “Carlo Labisi” 2015, “Poesia da Contatto” 2016, Boccavento 2018, “Carlo Labisi” 2018 e “Bagnara è Poesia” 2018.

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Intervista a Giuseppe Anastasi

SS: La lettura del tuo poema “La Grande Seduzione” mi ha ricondotta ad una riflessione socio-politica che tu, tacitamente tra le righe compi: il male siamo noi? Si tratta solo di una mia interpretazione?

GA: Le interpretazioni sono svariate, ovviamente la tua è molto azzeccata. Ti dirò, l’aspetto bizzarro dell’opera è che essa rappresenta tante cose, ad esempio un professore di liceo ha interpretato il “Dragone” come la rappresentazione della tecnologia, mentre mi limitai a chiedere all’illustratrice Giada Bognolo, di fargli indossare un’armatura simile a quella di un cavaliere dello Zodiaco.

SS: Il tuo poema lo considero davvero intrinsecamente “Tuo”, in quanto l’aspetto stilistico (la metrica, i versi, la rima) apparentemente è obsoleto, ma, in realtà, tu attingi dai “grandi” letteratura italiana creando in modo originale, al tempo stesso, una “figlia” dei nostri tempi…

GA: Riguardo al linguaggio ho cercato di ricalcare gli stili poetici che usano una metrica precisa, non per capriccio o per stupida pedanteria intellettuale, ma perché lo esigeva un poema epico-religioso a tratti mistico, ho cercato infatti di “salire sulle spalle dei grandi”, usando canoni classici, ma rivisitandoli , quindi il linguaggio risulta fruibile, alla stregua di un “buon vestito” da far indossare alla mia opera.

SS: Quando si discute del tuo stile poetico, spesso viene paragonato a quello del “Sommo Dante”, alla Divina Commedia e al linguaggio trecentesco(latino, volgare). Forse più che lo stile, tu riprendi le tematiche della Divina Commedia(ogni sesto Canto delle Cantiche dantesche affrontano temi politici) forse proprio su questo aspetto hai trovato maggiore ispirazione?

GA: Sì, riguardo alla critica della società sono stato spietato nel raccontare la società attuale, anzi, direi, mi son fatto un po’ beffe del contesto socio-culturale odierno. La Grande Seduzione è un poema abbastanza provocatorio ed il mio sesto canto ha non pochi riferimenti al nazismo e alla figura di Adolf Hitler, ma il perché lo lasceremo scoprire ai lettori… (sorride sornione)

SS: Tu hai letto molto approfonditamente la Bibbia, si carpisce che tu hai “assorbito” col cuore e con la mente i simbolismi e le allegorie dei Testi biblici, come per esempio il libro del profeta Isaia e la sua descrizione degli angeli, Serafini e Cherubini. Questa è la ragione, forse, per la quale definiscono mistica la tua cantica?

GA: Sì, la Bibbia l’ho letta “tutta”, è chiaro che mi sono rifatto ai testi apocalittici e ai libri profetici come “Daniele”, infatti, nelle loro visioni vi era descritta la “Fine dei Tempi”. Io volendo narrare l’ “Antefatto”, come tutto ebbe inizio, a livello numerologico ho utilizzato una numerologia che potesse rievocare la Bibbia, ma anche i testi ebraici. La ricerca è stata abbastanza ampia.

SS: Lévinas, Rosenzweig e Buber sono i tre autori più studiati, letti e meditati di tutta la filosofia ebraica e in generale della filosofia morale. Tu scruti, investighi, il “volto” dell’Altro, quel “Tu” che ti sta davanti, sia essere umano o Eterno, non lo allontani, ma così facendo, lo avvicini a te?

GA: Pur non avendo studiato filosofia, mi sono spesso ritrovato a dover rispondere a domande molto stimolanti da questo punto di vista, tanto da appassionarmi alla speculazione su tematiche filosofiche. All’interno dell’opera si potrebbero leggere tra le righe anche Pirandello e Marcel Proust, anzi anticipo ai miei lettori che tra le prossime opere in pubblicazione “Dare Dere Dire Dore Dure” sarà ancora più carica di filo-poesia. L’ idea di una visione da offrire all’altro è sempre stata una mia prerogativa e l’ho voluto mettere su carta, infatti da “La grande seduzione” in molti hanno colto spunti di riflessione diversi.

SS: Tu apri un ampio dibattito su tematiche che hanno già trattato autori come Sartre(l’ “Inferno sono gli altri), Husserl(il padre della Fenomenologia), Heidegger (“Essere e Tempo”)…

GA: La “Grande Seduzione” è sotto forma di racconto, ma il prossimo libro sarà molto più ostico, non ti nascondo che ho molti dubbi sulla pubblicazione di questo poema filosofico, troverai materiale in più rispetto a quello che già hai riscontrato e mi farà piacere sottoportelo. Ti ringrazio per la tua analisi perché mi fa comprendere che ho centrato alcuni argomenti, con i quali ero interessato a stimolare i miei lettori. Ancora oggi mi capita di domandarmi se le immagini sono arrivate in me prima delle parole, o se siano state queste ultime a generare le visioni d’insieme o particolareggiate che fossero.

SS: Hai voluto creare un’opera dai “possibili punti di vista ”, proprio come uno dei massimi esponenti del cubismo, ovvero Picasso, fece nella pittura, infatti oltre i dieci canti, hai sentito la necessità di corredare l’opera con guide alla lettura, schiudendo ancor di più immaginari fra il limite del fantastico e mistico…

GA: Le guide alla lettura sono state una necessità evidente, poiché mi auguro sinceramente che l’opera sopravviva al suo autore e che un giorno vi si accosti anche un pubblico molto giovane. Offrire una visione terza esplicativa, o a tratti addirittura contestatrice, favorirà maggiormente la libera interpretazione.

SS: È stato desiderio di originalità il tuo?

GA: Non proprio. Volevo dare qualcosa che all’umanità mancava, nella letteratura classica e moderna, c’era un’apocope, una mancanza, un vuoto inspiegabile ed io volevo colmarlo. Chiamatela fiducia in sé stessi, superbia, testardaggine, ma volevo provarci e credo di esserci riuscito, o almeno di esserci andato vicino. (sorride ancora)

SS: Quali saranno i tuoi progetti futuri per quest’opera?

GA: Una trasposizione teatrale è già in embrione, ma sarà un processo lungo. Mi rincuora avere accanto, in questa piccola grande impresa poeti come Fabrizio Cacciola e Tania Galletta, nonché la fine dicitrice Clara Russo, con i quali si è ormai creato qualcosa in più di un semplice sodalizio. Ti ringrazio sinceramente Sabrina per il tuo impegno, sperando di averti offerto una visione in più.

SS: È stato un piacere! Alla prossima stimolante scoperta!

Intervista rilasciata da Giuseppe Anastasi a Sabrina Santamaria

NOVITÀ: “FRASI D’ACQUA” DI PATRIZIA VARNIER

La nascita del primo libro è un evento indimenticabile e rimane impresso per sempre nell’animo di ogni autore. Patrizia Varnier scrive da anni ma, testimoniando la sua grande determinazione e sempre più raffinata maturità letteraria, evitava di raccogliere i suoi preziosi versi in una vera raccolta cartacea. Dopo un lungo periodo di ricerca e crescita stilistica è arrivato anche per Lei il Grande Momento: Patrizia ha deciso di concludere il 2018 con la pubblicazione della sua silloge poetica d’esordio dal titolo “Frasi d’acqua”, edita con cura dalla casa editrice Oceano Edizioni.

Un passo cruciale ed estremamente importante per la carriera di questa interessante, intensa e mai banale poetessa, sempre tanto apprezzata durante le sue numerose performance tra cui vari reading, Verseggiando sotto gli astri di Milano, Bookcity, Poetry Slam etc.

In seguito alcuni frammenti della prefazione, nota biografica e tre poesie scelte tratte dal libro. Alla nostra promettente Artista auguriamo IN BOCCA AL LUPO!

● DALLA PREFAZIONE

– Patrizia scriveva, scriveva versi, pensieri, considerazioni personali e lo faceva nel silenzio, sin da ragazza. Finché un giorno, col suo sorriso dolce e il suo atteggiamento schivo, mi “confessò” che anche lei scriveva poesie. Lessi e capii la sua profondità e la stimolai ad uscire allo scoperto ed a partecipare a selezioni: da allora abbiamo iniziato a marciare insieme ed a confrontarci ad ogni ispirazione. Patrizia è una donna forte, che sa affrontare tempeste guardando verso l’infinità, che sa vedere germogli sotto la neve, che sa commuoversi per un amico e per i suoi drammi, pronta a vedere soluzioni e luce anche nel tunnel più scuro. Ma la sua poetica lascia indagare la fluidità del presente, in cui vero e verosimile rimbalzano in ricerche di certezze sempre mutevoli fra passato e futuro.

Dalla presentazione di Maria Teresa Tedde, poetessa

– Nel leggere le poesie della Varnier si coglie subito la scorrevole piacevolezza del suo verseggiare: v’è una soavità di accenti che colpisce il lettore vuoi per il naturale dispiegarsi dei pensieri che affluiscono in raffinate emozioni vuoi per l’adeguata assunzione di temi, capaci di intenerire e commuovere, di meravigliare e sorprendere, di incuriosire ed interessare. In queste composizioni poetiche non si trova un compiaciuto vaniloquio, frutto di piacere estetico, ma si presenta un fruttuoso colloquio di sé con la natura e gli uomini, di sé con sé stessa, che senza dubbio trae origine da qualche piega dolorosa e triste di un animo non mai tranquillo.

Dalla prefazione del prof. Giacomo Pighizzini, poeta

● NOTA BIOGRAFICA

Patrizia Varnier nasce a Milano ma vive in Brianza da moltissimi anni, affascinata dal verde e dalla dolcezza dei contorni di questa terra che, a un passo dalla città, riesce a mantenere ritmi di vita più rilassanti e umani. È però a Milano, durante il periodo del liceo, che inizia a scrivere, esclusivamente come esigenza personale, espressione necessaria dell’anima: risponde con la scrittura a un richiamo incontrollabile per la visione poetica, che fa parte della sua essenza. Di carattere schivo e riservato, trova nel mezzo poetico lo spazio indispensabile per approfondimenti introspettivi e meditativi, ricerca di risposta alle domande esistenziali, in una naturale evoluzione da stupore adolescenziale a consapevolezza dell’età matura. L’avvento di internet come strumento quotidiano ha reso possibile la condivisione nei social dei suoi lavori più recenti, che hanno raccolto il benestare degli amici e un significativo apprezzamento generale. Sono proprio gli amici, e in particolare la poetessa Maria Teresa Tedde, che la spingono a partecipare ai suoi primi reading poetici collettivi. Importante per lei l’incontro con Verseggiando sotto gli Astri, rassegna poetica a cura di Izabella Teresa Kostka: la partecipazione attiva e positiva alle selezioni ha diffuso in modo professionale la sua scrittura. Molte le partecipazioni a reading e altri eventi poetici, che segue con attenzione, preferendole ai concorsi di settore.

● TRE POESIE SCELTE

INFINITE POSSIBILITÀ

Svezzerò
sogni non ancora nati,
accarezzati a lungo
nelle sagge notti d’inverno
o nelle fresche mattine d’estate.

Lascerò aperto il cassetto
delle folli speranze
condivise fra pari,
innamorati di immenso,
ubriachi di armonia.

Siamo nutrici di neonate utopie
madri di figli non nostri
portati in grembo
con delicata amorevole
responsabilità.

Fragili di dubbi e fatiche
ci rinvigoriamo con inni di eternità,
noi piccole, invisibili molecole,
forti della forza dell’Universo.
Cosa ci può fermare?

Perseguirò il mio compito
fino a che avrò forza nelle spalle.
Su quelle portiamo il nostro destino
e anche se solo piccolo
non ha gambe se non le nostre.

LACRIME

Lacrime,
miracoli straordinari,
sfogo di ansie silenziose.
Scorrono,
spesso senza
nessuna spiegazione.

Formano
gioielli di cui
ci orniamo con fierezza
per giustificare
ferite inconfessabili
ancorate al centro dell’essere.

DOMANDA

La vita preme
spinge mai sazia
di incerto e certo,
domanda ininterrotta
di amore e pienezza.
Cosa siamo
senza questa corsa?

Il mare conosce
la risposta
ma la sussurra invano
E a noi arriva solo un suono
rassicurante
(sciabordio ipnotizzante)
e quieto.

Tutti i diritti riservati all’autrice