Tre poesie di Maria Rosa Oneto

Briciole di vita

Strade
di lacrime e menta.
Di soldi come
fazzoletti di carta
Cicche che adagio
si spengono in un lungo fiato di fumo.
Finestre oscurate,
dove vivono gli amanti di carne, che benché
vestiti appaiono
già nudi.
Balconi stramazzati
di fiori, sudati di nostalgia, tinti da spruzzate d’amore.
Abbaini
che trattengono:
foglie e piccioni.
Mani di bimbi
che scompaiono
all’orizzonte:
festanti allodole
in cerca
di speranza
e briciole di vita!

Sul divano

Scrivere d’amore
con la testa posata
sul divano.
Un gatto ormai
cieco cerca
una penna per giocare.
Mi sento stanca,
non ispirata,
come se il cuore,
azzerato dal nulla,
non avesse più
la forma per aprirsi,
per donarsi,
per essere degli altri.
Con la mano sulla fronte,
mi proteggo dal sole,
creo personaggi
in bianco e nero
e linee d’espressione
che paiono rughe
su un viso segnato
da passaggi tranviari.
La storia si snoda
su un foglio di carta
strapazzato.
Personaggi al limite
dell’umano,
si rotolano in cerca
di coesione.
Chiudo gli occhi
e aspetto che qualcuno dal suo
letargo
mi chiami!

La giostra

Confetti
sulla sabbia nera
umida di mare.
Conchiglie di zucchero che le onde
trascinano al largo.
Ho gettato il velo,
trapunto di fiori gialli,
nel mezzo
di un intruglio d’acqua.
Pesci e gabbiani
curiosi
vi entrano dentro
come sulla ruota
di una giostra
che non aveva
musica da stordire
e padroni
da pagare
con una moneta
di latta!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti intellettuali riservati all’autrice

Maria Rosa Oneto

TRE POESIE SCELTE di MARIA ROSA ONETO

TRE POESIE SCELTE di MARIA ROSA ONETO

Fragole mangiate

Ci portiamo
dietro il destino
come peso gravido
ad una caviglia nera.
Piove fango
su capelli arruffati
dove il Cielo
non riversa mai stelle.
Odoro di letame,
di torsoli di mele,
di pelle scoppiata
per mancanza d’acqua pulita.
Ho fame
di carezze vive.
Di frutti che il sole
ha rappreso.
Gioco nel cerchio
di una bici e gira
il Mondo
sospeso a fragole
mangiate da uccelli
impoveriti!

Fischio del treno

C’erano laghi
secchi d’arsura,
simili ad occhi
senza pupille.
Li cercavo
con le mani,
come un fanciullo
cieco,
curioso di scoprire
la vita.
Alberi cavi,
nascondigli
per anime inquiete,
modellavano le danze,
la faccia degli Indigeni,
il loro spirito tribale
che si adornava
di perline e di colori
stesi su nasi schiacciati.
Senza saperlo,
ero una di loro:
nuda ai venti d’Oriente,
i seni che pendevano
all’ombra di
una palma,
un bimbo di pochi giorni,
legato sulla schiena
e quel caldo
opprimente
che spaccava le labbra
al fischio del treno.

Baciare la luna

Un pezzo di vetro
scaldava la sera.
L’ombra dei cammelli
tornava alle tende
con il passo stanco
di chi troppo ha dato.
Si mangiava
in un unico piatto
senza mai alzare
lo sguardo.
La notte arrivava
improvvisa,
accompagnata
da ventagli viola.
Qualcuno suonava
un piccolo tamburo,
circondato da sonagli.
I bimbi già dormivano
ridendo dei loro sogni.
Abbassai le palpebre.
Le braccia senza peso.
Il buio mi sorprese in
ginocchio a
baciare la luna!

Maria Rosa Oneto, tutti i diritti riservati

Maria Rosa Oneto

Tre poesie di Maria Rosa Oneto

“Sono in trappola”

Il sole entra
a disegnare:
cattedrali e
minareti.
Lascia la sua impronta
su tende annerite
dal fumo.
Sul letto
ho cosparso:
trattati di filosofia
che non leggevo
da una vita.
Rosari di madreperla
dove la luce
si rinfrange in briciole
di onnipotenza.
Regna il disordine
e il balletto delle dita
fra pensieri
allucinati.
Sento il cuore
andarsene a scovare
il mare.
Colgo il suo profumo
invadere le labbra,
scarnificare la pelle,
godere d’amore
nell’incavo dei seni.
Hanno chiuso
i battenti: le cattedrali,
i minareti.
Il mare è scomparso
dietro una cortina
di ferro.
Sono in trappola
e rosicchio formaggio,
insieme a spazi
di noia, che non hanno
colore!

“Senza senso”

Le ore cadono
lente,
ubriache di sole.
Il mattino
è un volo di rondini
in cerca di un destino.
Il ritorno dell’alba
come un romanzo
rosa,
racconta d’intrighi
d’amore,
d’arguzie e
peripezie.
Si desta il cielo
con note delicate
e fragranze di tono
che il giorno
dirada.
L’azzurro compare
come un vecchio
mendicante
che della gioventù
ha fatto vezzo.
Non porta abiti
eleganti, né gioielli
per adornare il cuore.
Si veste di nembi
e di nuvole, ladre
di vento.
Ovunque volgo
lo sguardo,
trascina il pensiero,
l’emozione che ritorna,
cocci di illusione
per dare speranza.
Azzurro è il
mio pianto,
a lavare la condanna,
di un vivere
senza senso!

“Rimani”

Resta
fra queste mani
modellate
d’argilla.
Nell’ingiustizia
che corona il tempo.
Sui Crocifissi
dove si scioglie
il sangue.
Resta
a farmi compagnia,
dove il dolore
ha messo radici
per far crescere
un fiore di spine.
Rimani
dove il silenzio
ottenebra il cuore
e la voce
è un sussurro
disperato.
Non scappare
dalla mia pazzia
che è genialità
allo stato puro.
Affonda
i tuoi occhi
nella mia anima,
che ancora desta,
rimugina: languori,
canti di primavera
nell’aria tersa.
Resta a far
crescere l’amore
prima che la notte
ci porti via!

Maria Rosa Oneto, tutti i diritti riservati all’autrice

La poetessa Maria Rosa Oneto

“Pensieri di oggi” di Maria Rosa Oneto

“Pensieri di oggi” di Maria Rosa Oneto

Foto: Pixabay

È un’assenza liquida, quella in cui sto vivendo. Lacrime si spargono come grandine sulle case. File di bare, accatastate alla rinfusa, mostrano la fragilità dell’essere umano. Un Virus micidiale, come falce tagliente, toglie rami appena sbocciati. Foglie rinsecchite dall’inverno, che conservano nel profondo, i ricordi della Storia e di quella Libertà, a lungo sognata. Famiglie decimate da un “treno in corsa”, che transita sbuffando e mai si ferma alle implorazioni dei Fedeli.
Preghiere consumate fra le mani che odorano di tristezza e malinconia. Camici trasparenti, occhiali protettivi e mascherine su volti massacrati di stanchezza e paura. Si fugge dalla realtà di ogni giorno, imbalsamati e fragili come quando siamo venuti al mondo. Non c’è rispetto, né pietà per chi in silenzio affronta l’alba di un nuovo Mondo: sconosciuto e beffardo come un assassino che non verrà mai colto in fragrante.
Sorrido al sole che fa capolino dalla finestra. Anche questa meraviglia della Natura, mi turba, mi sconvolge. Mi sento, orfana di speranze, anche se sopra il davanzale spumeggiano fiori, dai colori fraterni e balsamici. Per troppo tempo, abbiamo consentito che i poveri, i “dimenticati” “gli ultimi” vivessero per strada sotto coperte di cartone o teli di fortuna. Abbiamo affamato un terzo degli abitanti della Terra, depredandoli dei loro averi, sfruttandoli, considerandoli merce di scarto ove gettare l’immondizia dei ricchi, dei potenti, dei Signori della Guerra. Bambini denutriti, ricoperti di mosche e malattie tropicali, bombardati e perseguitati in ogni modo; violentati, espiantati degli organi, venduti per pochi centesimi ai “villeggianti della pedofilia e della sessualità deviata”.
L’intero Pianeta, la Nostra Grande Madre, rigogliosa di bellezza e di ogni ben di Dio, è stata seviziata, bruciata, intossicata, rovinata ovunque si volga lo sguardo.
Si resta smarriti ad ogni flagello che si abbatte sul Creato. Gran parte dell’Umanità, seppellita dal cemento e dal potere, cammina con le ginocchia piegate, la mente allucinata e la coscienza mai sazia di peccare. Una volta in piu, penso alla mia esistenza: umile e cagionevole come un timido respiro.
Eppure, benché in disparte e sola, non temo la malattia, la morte. Troppe ne ho passate, per ritrovarmi: delusa o smarrita. Colgo il giorno in un abbraccio di vento e oltre i vetri, dipingo pensieri con i colori dell’arcobaleno!

Pubblicato anche sul blog giornalistico Alessandria Today:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2020/04/04/prosa-pensieri-di-oggi-di-maria-rosa-oneto/?preview=true

Tre poesie scelte di Maria Rosa Oneto

Tre poesie scelte di Maria Rosa Oneto

Manca il respiro

Poggerò
il cuore
dove altri hanno
già pianto.
Sarà lo stesso dolore
a consumare
le carni.
Manca il respiro
come alito di vento.
Aggrappata
a questo letto
vedo il mare
inginocchiarsi
accanto.
Grida la Terra,
al parto
degli alberi.
Feti dagli occhi
di vetro
accendono
le tenebre.
Case senza finestre
paiono sepolcri
dove più nessuno
si inginocchia.
L’anima ha sete
di primavera.
Piange sommessa
al Cantico
delle Creature:
“Fratello Sole!”
“Sorella Luna!”.
Nessuno ascolta
il dolore della Vita.
In silenzio,
cerco di dormire,
intubata,
ad un sogno
senza domani!

Come una bambola

Siedo
come una bambola
di pietra.
Non sento
carezze sul corpo
di plastica.
Vivo senza combattere,
nuda all’incuria
del tempo,
dimenticata
da chi aveva detto
di amarmi.
Intatta, allo scorrere
del tempo,
delle stagioni,
senza cambiare
le vesti,
lo sguardo ceruleo
fisso in un punto
fermo.
Indossi fanciullezza,
la stessa che io
ho perso.
Muta al volgere
dei giorni.
Senza mostrare
tristezza.
Pacata e arresa
nell’angolo
maestoso di una
poltrona.
Non ti è concesso
avere pensieri,
battiti di cuore,
esplosioni emotive
che abbagliano
l’esistenza.
Giaci e come me
resti assente.
Lontana dal presente!

Passi incerti

Passi incerti
portava il vento
nel seminare Amore
e fragranze di fiori
nel giardino
della mia speranza.
Aspettavo ad occhi
chiusi la carezza di
un acero sulla gonna
corta e il richiamo
di un fringuello
tra la malinconia
e il deserto.
Passi incerti
che non sapevano
attendere
s’inerpicavano
su sentieri impervi
dove la fatica
non arrivava
e il respiro mozzato
chiudeva il Libro
della Vita.
A contatto con
l’Eterno,
immersa in un azzurro
immacolato,
ho issato una Bandiera
e come in tempo
di Guerra
mi sono arresa,
felice di essere
arrivata in Cielo!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

Pubblicato anche sul portale giornalistico Alessandria Today di Pier Carlo Lava:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2020/04/03/angolo-di-poesia-tre-liriche-scelte-di-maria-rosa-oneto/?preview=true

Tre poesie inedite di Maria Rosa Oneto

La poetessa Maria Rosa Oneto

CI SONO GIORNI

Ci sono giorni
d’anima e pace.
Respiri lievi
che con l’aria
si confondono,
e rallegrano chi
si sente solo e
piange d’abbandono
abbracciato
ad un cane.
Ci sono giorni
che piovono smeraldi,
ranuncoli di pioggia,
sulla città opulenta..
Porto a spasso
i ricordi della memoria,
tasche farcite di sabbia,
monete di cioccolata,
fasciate in lamine dorate.
Mi segue il vento,
come un Cupido giulivo, scagliando frecce
di un amore malato,
gettato via
per non morire
soffocata!

È AMORE

È amore questa vita
riuscita male.
Torturata,
dispersa tra coltri
di inettitudine.
Cancellata dal calendario con uno sgorbio di matita.
Considerata inutile,
in quanto non sana,
benché il sorriso
restasse aperto
per ogni risata.
È amore
quest’esistenza
inchiodata a radici d’albero imputridite,
in attesa di essere
liberata,
romantica e sensuale
come un tango
argentino.
Una poesia di Prévert,
mentre i ragazzi
“si baciavano in piedi”.
È melodia questa Lirica
scritta per strada,
che tento di leggere
sporgendomi
dal balcone.
È amore questa vita
mal nata che aggroviglia sfumature
di destino ad una cattiva luna,
con la faccia da civetta
e il ghigno di una
iena.
È amore
anche se non so
a chi farne dono.
Per questo ho pianto
e piango ancora!

QUANTO CIELO

Quanto Cielo
ha assorbito
l’Anima mia:
tenuta in vestaglia,
in guanti rossi,
con una collana
di perle a più giri.
Quanto Cielo
ho bevuto di primo
mattino,
intinto nel caffè,
rovesciato sul Quotidiano Regionale,
mischiato alle guerre e alle epidemie di un
mondo allargato.
Quanto Cielo,
ho versato
sul tavolo in cucina,
tra un lavoro a maglia
i mobili da spolverare
e gli abbai di Tommy
che voleva uscire.
Quanto Cielo
ho usurpato la sera
per farne sogni
da posare sul cuscino
e sentire l’anima leggera, ancora incantata del mistero della vita!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

“IL MALE DI VIVERE” di MARIA ROSA ONETO

“Il Male di Vivere” di Maria Rosa Oneto

Foto: Pixabay

Abbiamo perso il senso dell’amore, volato via dal cuore come rondini in volo.
Abbiamo perso l’umanità di un tempo, fatta di confronto e di temperanza.
Abbiamo perso il dono del silenzio, che si nutriva di parabole e speranza.
Abbiamo smarrito il prestigio dell’eleganza, posato come un guanto bianco su barattoli di vernice.
Ci siamo abbruttiti, rinsecchiti, “storpiati” dal gusto di possedere, defraudare, rubare, togliere ai più miseri per allargare le pance sempre più gonfie dei “maiali a due zampe”! L’orgoglio, la rivalsa, i pregiudizi, offuscano le menti. I beceri, vengono trasformati in innovativi fautori dell’intellighenzia che spazia ovunque, devastando e compiendo scempi. Si è scarnificato il senso del dovere, la buona creanza, la parola saggia e adeguata all’occorrenza. Tutti pronti a sbraitare, ad affondare, a prevalere sull’altrui ragionamento. Il “bullismo televisivo” ancor più feroce di quello sociale, rosica le menti, accresce le divergenze, rendendo inutile e sterile ogni dialogo. “Bestie umane” prive di logica. Assetate di sangue e drammi individuali. Speculazioni che affrontano l’altrui dolore come merce di scambio. Si tende a fare spettacolo sulle disgrazie del popolo a colpi di share. Più aumenta l’audience e il guadagno cresce, tanto più viene sezionato il cadavere, l’ambiente famigliare, lavorativo; la vita privata. Finire in prima pagina, oggi, è un gioco da ragazzi , una sorta di videogame dove tutti si possono confrontare.
Abbiamo perso, l’onestà del fare, le sane abitudini, le tradizioni popolari; il senso del rispetto e della buona educazione. In famiglia, non esistono più i valori di una volta, quel senso abnegazione, di sacrificio e riconoscenza dei bambini verso gli adulti o di chi rappresentava: le Forze dell’Ordine, il Medico, il Professore o il Sacerdote della Parrocchia locale. Oggi, si sbraita come lupi o peggio ancora per un brutto voto. Si aggrediscono infermieri al Pronto Soccorso. Si prende a botte il Mister per una partitella di calcio da quattro soldi. Siamo diventati, “cannibali” di noi stessi e di chi ci passa accanto. Donne fatte a pezzi per in raptus di gelosia. Bambini picchiati, usati come scudi umani, espiantati degli organi, schiavizzati, defraudati dell’intimità sessuale o fatti morire di fame.
Abbiamo perso: l’intelletto e la ragione. Passeggeri senza confini di un mondo allo sfascio. Viviamo molto spesso d’illusioni, di sogni immaturi, di rivalse nei confronti di una gioventù passata.
Il cuore, non sa più regalare emozioni, è un muscolo che batte nel fremito stantio del tempo che passa. Ognuno, rovesciato sul proprio cellulare; nell’intento di non vedere, capire, affrontare il presente. Burattini senza occasioni (che non siano quelle dell’alcol e della droga) incapaci di stupirsi davanti alla meraviglia di un fiore che nasce, all’impalpabile evanescenza di un tramonto sul mare, al gorgheggio di un bimbo di pochi mesi.
Ognuno con la mente chiusa. Distanti da una vera realizzazione personale. Ottenebrati da “modelli sbagliati”,
da eroi della negatività, da falsi profeti dell’inganno e del turpiloquio.
A ben guardare, la difficoltà dell’esistere, ricadere sulle spalle dei più deboli. Di coloro i quali, resi invisibili, non hanno mezzi né denaro per difendersi e vengono oscurati con una semplice pennellata di catrame.
Il male di vivere, sta in un pugno chiuso dove neppure il sole può entrare!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

Maria Rosa Oneto “Tre poesie inedite”

Maria Rosa Oneto “Tre poesie inedite”

TI PORTERÒ

Ti porterò sul cuore
come una piuma
smarrita.
Passi di viandante
nell’aria tersa
di un ottobre
chiuso in veranda.
Ti porterò nell’anima
che sussurra piano
come canzone
di un emigrante
in cerca di un suolo
dove far crescere radici.
Ti porterò a vedere il mare, Tu, che non lo
hai mai conosciuto
e a gustarne i tramonti
che allargano il respiro
di giorni infiniti.
Ti porterò
a rubare foglie alla vita, se la malinconia
sarà pianto invernale
dietro vetri chiusi.

UN COLPO DI MAGIA

C’è un vento maliardo
che porta via
ogni dolore.
Il suono di una balalaika russa
ondeggia
sulle case addormentate.
Mi sento viva
fra braccia
che conoscono
l’amore e sanno di fatica e sudore,
sperperati quando
la gioventù
era un regalo ricevuto
per caso.
C’è un rosso che
di sera spera
e cinge le colline
di promesse future.
S’adagia il giorno
su labbra essiccate
dal tempo.
Mi guardo attorno
e con un colpo di magia
distendo le ali
per inseguire il cielo!

IN DOTE

In questo silenzio
dove s’accende il cuore
porto in dote
cenni di poesia.
Diari scritti da bambina.
L’illuminarsi del sole
su tende
azzurrine.
Il mio canto
confuso tra spighe
di grano.
Amo l’inquietudine
della natura,
quel fragore d’acqua
che incide la roccia
La gemma che sorge
spontanea
da una macchia verde.
Il suono armonioso
degli uccelli in amore.
Il buio scolpito di stelle.
Il mio essere donna,
affacciata alla vita
con lo stesso animo
d’allora:
trasgressivo e
ribelle!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

TRE LIRICHE di MARIA ROSA ONETO

Foto: Pixabay

~
AMARSI

Amarsi, è forse,
una passione senza vento.
Un abbaglio di cuore
che ferisce e sconvolge.
Movenze di carne,
di mani aggrappate
al silenzio.
Di frasi sfumate
al sapore di un bacio.
Amarsi, è forse,
una malattia senza tempo.
Un’oasi colma d’acqua corrente.
Un pertugio dove interrare
il veleno del tempo.
Amarsi, è forse,
un garbuglio d’incoscienza,
dove antiche vestali,
siedono ridendo,
come nature morte!

DESIO UMANO

E fummo vento,
gocce di pioggia
su davanzali istoriati.
Altalene strette
fra ginocchia di vetro.
Fronde d’alberi maestosi,
cortecce disegnate
a sangue,
radici nella pietra viva.
E fummo canto,
tormento di una stagione
arrivata in ritardo.
Brina a scolpire
la gioia del silenzio,
nel brivido tenace
del desio umano!

CUORE DI PANE

Ho scritto poesie
sulla carne
martoriata dal dolore.
Seminato fiordalisi
sulla terra di nessuno.
Scoperchiato il tetto
per raccogliere
il cielo e fiocchi
di pudore nella notte
oscura.
Come gatta randagia
ho partorito in strada
gli amori mai vissuti,
i sogni trattenuti
nella bacheca dei pensieri,
le miti illusioni al volo
di una falena.
Quanta luce ho raccolto
per farne dono
a chi non vedeva!
Umile
con il cuore di pane,
a spargere preghiere e
spruzzi d’incenso
su piaghe mai guarite!

~

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

“SINO ALL’ ULTIMO” di MARIA ROSA ONETO

Foto: Pixabay

“Sino all’ultimo” di Maria Rosa Oneto

~

Forse per apprezzare ancora l’esistenza, ci vorrebbe una canzone, scritta a quattro mani. Una sera d’agosto con stelle e lucciole in volo, nel “soffitto” del cielo. Per ritrovare la pace perduta, occorrerebbe farsi accarezzare il cuore, in un giardino pieno di fiori; dove le acque timidamente gorgheggiano, parlandosi d’amore.
Per mettere a tacere il male, bisognerebbe osare vestirsi da bambini. Rompere di colpo il salvadanaio per correre dietro al carrettino dei gelati ( ?). Riuscire ancora a prendere a fiondate le finestre e poi fuggire in fretta, a schiacciare tutti i campanelli della strada.
Andrebbe bene anche una falsa febbricciola, per restare a letto come facevano i malandrini di una volta. Mettere il termometro accanto al fuoco e aspettare che l’asticella del mercurio (quello che più non si usa!) si innalzi sino a sentire il botto.
O saltare di notte nell’orto del vicino (ma chi ce l’ha più l’orto!) e mangiare a crepapelle tutti i frutti di stagione; prima che costui se ne accorga e prenda in mano la scacciacani.
Per essere felici, bisognerebbe svegliarsi presto la mattina e a gambe levate raggiungere il mare e guardare con stupore l’alba alzarsi, vestita di luci e splendidi colori. L’armonia della natura, che mai abbandona, racchiude bellezze infinite, palpiti di stagione che leniscono la tristezza; essenze divine che scivolano nell’anima come una dolce litania da conservare.
La serenità, che tutti ricerchiamo, è una pozione di gioia e di piaceri quotidiani, che crescono spontaneamente accanto a noi e che con indifferenza lasciamo andare.
Ore d’inguaribile sospensione temporale, quando ci aggiriamo stressati, pieni di rabbia e rancore. Tormenti di spiriti inquieti, i cui bisogni e desideri non hanno più limiti per sentirsi appagati. Ricchezza, sperpero e denaro sono le componenti principali di una superficiale beatitudine che in verità mal ci sostiene. La perfezione fisica e l’eterna giovinezza, comprate a colpi di bisturi, con sedute massacranti in palestra e abiti di marca, non risparmia l’essere umano da incidenti di percorso, depressioni, stati d’ansia e patologie psico-fisiche. Nulla ci preserva dalla “sventura” di vivere, dal desiderio di farla finita, dalla voglia di stordirci con droghe e alcolici.
Questo nei confronti di giovani e giovanissimi, come nei riguardi di anziani, portati al vizio e alla ricerca del piacere smodato ad ogni costo.
Oggi, il peso dell’essere al mondo, è causa di deterioramento mentale, violenza domestica, bullismo, separazioni familiari, prepotenza ed egotismo. Pensare a noi stessi senza guardare all’altro, a chi sta peggio in tutti i sensi, è una mostruosa mancanza di compassione e umanità. La perdita del lavoro o la sua totale assenza, rappresentano uno smembramento di dignità e un venir meno degli equilibri interiori. Vivere tanto per farlo, come animali da circo tirati per la catena, è una condizione deplorevole e meschina. “Nutrirsi del proprio pane” è un merito e un appagamento che a tutti dovrebbe toccare.
Nessuno escluso!
Guardiamo, comunque, a ciò che gratuitamente ci è stato donato e che abbiamo preso in prestito per un tempo imprecisato. Godiamo così della carezza del vento, della pioggia che scivola lieve sulle foglie, delle nubi simili a pecorelle smarrite; sentendoci liberi di ridere, sperare e gioire sino all’ultimo istante in cui ci è dato sognare!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice