IL BOATO RUGGENTE DELL’ARTE: QUANDO GLI ARTISTI SI INORRIDISCONO a cura di SABRINA SANTAMARIA

Il Boato ruggente dell’arte: quando gli artisti si inorridiscono.

“Siate sempre capaci di sentire nel profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo” cit. di Ernesto Che Guevara

Un grande rivoluzionario come Ernesto Che Guevara affermò: “Vale la pena di lottare solo per le cose senza le quali non vale la pena di vivere”. Vero pacifista, libertario tanto da morire in nome della libertà come i giovani della rivoluzione sessantottina che ripudiavano la guerra e la violenza i quali molti di loro furono pure arrestati. Ultimamente hanno denunciato le stesse problematiche due cantautori Ermal Meta e Fabrizio Moro con il testo musicale “Non mi avete fatto niente” che è un innovativo esempio di una denuncia nell’ambito della musica. Fabrizio Moro ed Ermal Meta decidono di creare a quattro mani un pezzo musicale che possa rimanere inciso nella storia di tutti i migliori cantautori dei tempi. A mio parere uno degli obiettivi dei Nostri è stato quello di dare origine ad un testo che possa scuotere nel profondo l’immaginario collettivo con lo scopo di far riflettere l’opinione pubblica su alcune problematiche di respiro mondiale: la guerra, il terrorismo, in generale se vogliamo la distruzione ingiustificata della violenza. Questo testo è risultato vincitore al Festival di Sanremo, primo posto a mio giudizio, sudato e meritato, non solo per il messaggio veicolato, ma anche per le scelte stilistiche adoperate; il testo di questa canzone mi riconduce mentalmente ad una poesia cantata. Ascoltando con dedizione e con accuratezza possiamo rintracciare figure retoriche come metafore, ossimori, iperboli (“Galassie di persone”). È come se i Nostri dicessero in modo chiaro ed esplicito: “La guerra non è mai un atto legittimo ed ogni modo non può essere mai giustificata. Il terrorismo nemmeno! Non si può ammazzare in nome di un dio, di una religione, di un’idea, è eticamente inaccettabile ed impensabile per un uditorio “sano” moralmente concepire di portare la pace nel mondo con una bomba o con una guerra”. Lo stesso discorso vale per il nostro paese, l’Italia, che manda i suoi soldati per fare le “missioni di pace” ed usano le armi da fuoco, un controsenso! Questa canzone mi ha riportata ai “Corsi e ricorsi storici” vichiani. La storia secondo Vico procede per cicli che si susseguono in un modo sempre uguale ripetendosi in tre cicli: età degli dei, età degli eroi ed età degli uomini. Oggi quale epoca stiamo attraversando? Qualche storico contemporaneo riuscirà a darci una chiave di lettura? E anche se uno studioso avanzasse ipotesi azzardate a proposito cosa potrebbe descriverci? E con quali coordinate storiche? Spesso gli intellettuali del nostro tempo, vedi la Turkle, ci forniscono un’interpretazione che è molto debitrice della posizione rousseauiana cioè: “Progresso-regresso”. Il progresso non ha portato più al benessere della società, il benessere lo ha portato agli albori della tecnologia, adesso la saturazione tecnologica per certi versi ha spaccato il mondo sociale creando: una società a microcosmo che diventa ipertrofica ed opulenta sempre più volubile e concentrata sul predominio dell’avere sull’essere come Erich Fromm ci suggerisce nella sua opera “Avere o essere?” mentre d’altro canto una società a macrocosmo dilaniata dalla miseria più assoluta. Tornando al nostro argomento iniziale pensiamo facilmente che in tutte le epoche ci sono state le ingiustizie e queste sono state denunciate attraverso le arti: musica, pittura, scultura, cinema, teatro e letteratura. Il video di “Non mi avete fatto niente” ha scosso la nostra mente, la nostra coscienza . Fra l’altro se dovessi fare un termine di paragone con un’opera d’arte mi piacerebbe creare un parallelismo con “Guernica” di Pablo Picasso. Sono due forme d’arte completamente diverse perché coinvolgono sensi percettivi completamente eterogenei, una il campo uditivo, l’altra visiva. Al di là di possibili analogie e differenze esse vivono come espressioni d’arte talmente espressive che sono avulse dai loro stessi creatori. Hanno lo stesso obiettivo: denunciare a gran voce gli obbrobri della violenza. La violenza non può essere accettata o considerata come fatto ovvio o normale. Picasso col suo pennello ci narra la triste vicenda della città Guernica colpita dalla guerra civile tra i monarchici guidati dal generale Francisco Franco e i repubblicani, il 26 Aprile del 1937 la città fu rasa al suolo. Lo spazio rappresentato è interno distrutto dal bombardamento. I dettagli sui quali i critici hanno gettato la loro attenzione sono: una figura di donna che sta cercando una candela , un toro, un cavallo grido di una madre che stringe il suo bambino, una donna che corre verso sinistra, un soldato a terra caduto in battaglia tra le mani ha un piccolo fiore segno della pace e della speranza . La lampada rappresenta il lume della ragione che secondo la riflessione del pittore cubista gli uomini contemporanei hanno perso. Proprio alla ragione umana Ermal Meta e Fabrizio Moro si rifanno e si richiamano. La ragione è il lume che l’uomo contemporaneo ha perso, altro che più evoluto! Anche il video della canzone menzionata mostra famiglie e bambini distrutte dalla violenza. “Guernica” rappresenta il grido di dolore universale di tutta l’umanità che nel novecento è stata sconvolta dalle guerre, infatti c’è da riflettere anche sulla scelta del colore, che è quasi un monocromo dalla tonalità grigia. Si rifà molto alle opere medievali perché presenta uno schema triangolare. Sia Picasso, sia i nostri cantautori mi hanno fatto pensare ad un poeta Quasimodo con la sua opera “Uomo del mio tempo”. Individuiamo un carattere fondamentale: “ Il boato ruggente di un grido contro ogni forma di violenza!”
“Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo (…). T’ho visto eri tu, con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, senza amore , senza Cristo. Hai ucciso ancora, come sempre, come uccisero i padri, come uccisero gli animali che ti videro la prima volta.” Cit. “Uomo del mio tempo” di Salvatore Quasimodo.

Sabrina Santamaria

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INTERVISTA A DOMINIKA ZAMARA: CANTANTE LIRICA, SOPRANO DI FAMA INTERNAZIONALE a cura di Izabella Teresa Kostka

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INTERVISTA A DOMINIKA ZAMARA: CANTANTE LIRICA, SOPRANO DI FAMA INTERNAZIONALE a cura di Izabella Teresa Kostka.

Sono profondamente commossa di ospitare sulle pagine del blog culturale “VERSO – spazio letterario indipendente” una mia talentuosa connazionale, il soprano di fama internazionale DOMINIKA ZAMARA.

1. I.T.K.: Benvenuta carissima Dominika. Innanzitutto vorrei ringraziarTi per aver trovato del tempo per questa intervista. Seguo con attenzione la tua brillante carriera, che sicuramente ti lascia ben poco tempo per altri impegni. Come sappiamo sei nata in Polonia. Quali sono i tuoi ricordi dell’infanzia? Come hai scoperto la passione per la musica e quando hai abbracciato il canto lirico? Fin dall’inizio desideravi una carriera artistica oppure, da fanciulla, avevi dei sogni diversi?

D.Z.: Grazie carissima Izabella è un piacere per me. Sì, gli impegni sono tantissimi ma il tempo per una chiacchierata lo si trova sempre. Ricordo che quand’ero piccola viveva con noi mio nonno che era organista in chiesa, fu lui a trasmettermi l’amore per la musica, a casa mia si è sempre ascoltata molta musica classica, le grandi voci del passato, ne ero affascinata ed è in tenera età che ho capito, che il canto sarebbe stato il destino e da allora che ho dedicato tutta la mia vita alla musica, i miei anni di studio nelle diverse scuole di musica sino ad arrivare alla laurea.

2. I.T.K.: Nell’anno 2007 hai conseguito la laurea con il massimo dei voti presso lUniversità di Musica di Wrocław (PL), vincendo, però, già un anno prima una borsa di Studio al Conservatorio Statale di Verona. Hai avuto una straordinaria formazione professionale internazionale ma, come sottolinei tu stessa, sei cresciuta artisticamente in Italia. Quali sono le differenze, se esistono, tra l’istruzione nel campo lirico tra i due Paesi? Arrivando in Italia ti sei sentita subito ben accolta e a tuo agio oppure hai sofferto un po’ di nostalgia? Qual è la lingua che senti più tua, quella polacca oppure quella italiana?

D.Z.: Vivere in Italia mi ha dato il modo di studiare il Bel Canto , il sistema di studio in Polonia è di gran lunga più severo, più intenso, più completo, ma per quanto riguarda la tecnica di canto è migliore l’Italia, poi ho approfondito lo studio del canto fuori dal Conservatorio, ho avuto la fortuna di poter studiare con grandi Maestri (tra i quali Enrico De Mori, Daniele Anselmi) a cui sarò grata per sempre. Ambientarmi in Italia non è stato difficile, la lingua l’avevo studiata per il canto, poi vivendo qui l’ho parlata ogni giorno così ho affinato la conoscenza, poi tra la Polonia e l’Italia ci sono stati molti scambi culturali sin dal passato ed in un certo senso lo sento un legame tra i due paesi; come lingua direi che, ormai, le sento entrambe mie.

3. I.T.K.: Sei definita dai media come un “Sensazionale Soprano Europeo”, hai all’attivo numerosi importanti premi internazionali e ti sei esibita in vari prestigiosi teatri di Europa, USA, Messico, Cina e Corea del Sud. Sei amatissima dal pubblico e dai mass-media per il tuo indiscutibile talento e, di questo sono sicura, anche per per il tuo fascino e bellezza. Credi che la Tua Angelica presenza scenica ti abbia aiutato nella carriera oppure, come spesso capita, hai avuto qualche “incomprensione” combattendo per essere giudicata e apprezzata soprattutto per le tue doti professionali, voce e talento, piuttosto che per il tuo aspetto fisico? Ultimamente si parla spesso delle “proposte indecenti” fatte alle giovani e promettenti artiste. La grande Maria Callas disse: ” … Sono una donna e una seria artista e gradirei essere giudicata per quello…”

D.Z.: La più importante è voce e la tecnica e preferisco essere giudicata per il talento e la professionalità, in alcuni casi mi è capitato di venire giudicata in base al mio aspetto piuttosto che per il mio lato professionale, è la cosa mi ha di gran lunga svantaggiata, ci sono state anche persone che pensano che io abbia fatto carriera solo per il mio aspetto, non c’è nulla di più sbagliato, la mia carriera è basata sulla mia preparazione: il grande studio che c’è dietro ad ogni produzione e tutto quello che ho dedicato, le rinunce, i sacrifici per arrivare a questo punto e non di certo l’aspetto. Sono completamente d’accordo con la grande Callas, sono un’artista prima di tutto.

4. I.T.K.: La tua carriera sta procedendo verso mete irraggiungibili per i comuni mortali. Sei sempre in viaggio tra i vari continenti e le culture contrastanti, incontrando persone di nazionalità e personalità diversa: quale importanza hanno per te i rapporti interpersonali, il valore della famiglia, dell’amicia e, infine, dei sentimenti? Dicono che per una donna l’amore abbia ruolo fondamentale nella vita. Come trovi equilibrio tra tutti gli aspetti della Tua vita, tra il tuo essere “un’artista in carriera” e quello di essere “una donna comune”?

D.Z.: Amo viaggiare, ogni tanto sono in tour per così tanto tempo che penso: “non vedo l’ora di tornare a casa” e quando sono a casa penso: “non vedo l’ora di ripartire”. Dentro di me sono molto Cosmopolita, mi piace il contatto con varie culture, conoscere usi e costumi di altre parti del mondo, questo è sempre un arricchimento. La mia famiglia e le amicizie hanno un ruolo importante. Quando sono via per molto tempo il fatto di sapere che c’è sempre qualcuno con cui potrò parlare liberamente, che può capirmi ed ascoltarmi, per me è prezioso, così come sapere che per quanto sia zingara, da qualche parte c’è un posto chiamato casa. Diciamo che il mio unico amore, la mia unica ragione di vita è la musica, veramente ho sacrificato tutto per questo.

5. I.T.K.: Citando ancora la divina Callas che disse: “Non ho bisogno dei soldi. Lavoro per l’arte. vorrei sapere quale sia la cosa più importante per Te: la realizzazione personale, la gratificazione economica oppure l’ammirazione e la devozione del pubblico?

D.Z.: La prima cosa che cerco è la gratificazione personale che arriva attraverso l’ammirazione e la soddisfazione del pubblico, diciamo che queste cose corrono parallele, poi essendo questa la mia unica professione anche il lato economico ha il suo peso.

6. I.T.K.: Tornando alla tua scintillante carriera artistica, qual è il repertorio lirico nel quale ti senti perfettamente a tuo agio e, al contrario, qual è quello meno familiare e difficoltoso per te? In particolare, cantare in lingua italiana ti stressa e aumenta la tensione da palcoscenico?

D.Z.: Uno dei miei ruoli preferiti è il ruolo di Mimi nella Boheme di Puccini, fu l’opera con la quale debuttai. Diciamo che con ogni repertorio con cui mi confronto do il massimo di me stessa ed alla fine tutti i repertori con cui mi sono cimentata sin ora mi sono sempre diventati familiari. Oltre all’opera ho cantato molto repertorio sacro e lieder, anzi, colgo l’occasione per dirti che a breve uscirà il mio nuovo cd dedicato al ciclo completo dei lieder di F. Chopin, delle piccole perle per la voce e pianoforte.

7. I.T.K.: Credi nella rivincita della cultura e dell’arte lirica nel nostro mondo superficiale e materiale? Come sappiamo questo settore è, a torto, poco considerato sia dai governi, sia dall’economia, sia dall’istruzione scolastica. Quale messaggio può trasmettere l’arte classica alle nuove generazioni, quelle che vivono solo di tecnologia?

D.Z.: Credo molto nella rivincita di quest’arte, parlando di musica seria, anche se adesso un po’ di nicchia è trascurata dai governi. Non c’è mai stato un vero declino, le persone che amano questo genere di musica ci sono e vedo molti giovani avvicinarsi allo studio di questa nobile arte. Ti racconto un aneddoto: una volta fecci il Barbiere di Siviglia di Rossini e, la cosa strana, c’erano le persone che lo cantavano, 400 pagine di libretto le sapevano a memoria.

8. I.T.K.: Se non fossi diventata una cantante lirica di successo, quale direzione professionale avresti seguito? Avresti cercato di rimanere sempre in campo artistico oppure avresti fatto altre scelte? Quali sono i tuoi prossimi obiettivi da raggiungere?

D.Z.: Se non fossi una cantante non sarei neanche in grado di pensarlo, ma forse mi sarei data ad un’ altra mia passione: la filosofia o alla politica ah ah!

I.T.K.: Carissima Dominika, è stato un immenso piacere parlare con Te. Sono certa che questa esaustiva conversazione stimolerà ancora di più la voglia di conoscere e di sentire dal vivo la tua celestiale voce. Tutto questo sarà possibile il 7 aprile 2018 presso il Salone Enrico Musa dell’Associazione Carducci, ove si svolgerà lo straordinario RECITAL LIRICO in cui eseguirai, insieme al baritono GASTONE DI PAOLA e al pianista Andrea Musso, numerosi brani tratti da un vasto repertorio lirico. RingraziandoTi per la disponibilità, ti auguro di raggiungere qualunque meta tu ambisca e di realizzare tutti i tuoi progetti, anche quelli più segreti. A presto!

Intervista al soprano Dominika Zamara a cura di Izabella Teresa Kostka, rilasciata per il blog “VERSO – spazio letterario indipendente” e per la rubrica giornalistica “Dieci passi con…” su WordPress.
Milano, 2018
Tutti i diritti riservati

● NOTA BIOGRAFICA

Il soprano Dominika Zamara, artista di origine polacca cresciuta artisticamente in Italia, definita dai media un “Sensazionale Soprano Europeo”. Nel 2006 vince una borsa di Studio al Conservatorio Statale di Verona. Nel 2007 si laurea con il massimo dei voti presso l’Università di Musica di Wrocław (PL). Durante la sua carriera si è esibita in gran parte d’Europa, USA, Messico, Cina ed in Corea del Sud, in teatri, sale da concerto, Festival Internazionali con opere, concerti da camera, concerti sacri e contemporanei. È stata insignita di numerosi premi e menzioni tra cui il premio ZŁOTE SOWY oscar europeo nella categoria Musica Classica, Premio A.N.L.A.I 2014, Premio internazionale Padre Pio, 2017 Premio Polacco dell’Anno nella categoria Musica Classica, Premio Ambasciatore della Cultura Polacca ed Italiana nel Mondo. Ricopre la carica di Vice Presidente Onorario dell’ Associazione “Acceptus Mundi Onlus”. Degne di nota sono le esibizioni alla Mostra del Cinema e La Biennale di Venezia, al Teatro Olimpico di Vicenza nel ruolo di Dori nell’Opera “Un Tramonto” di G. Coronaro in prima mondiale assoluta, il debutto al Lincoln Center di New York presso il Metropolitan Opera con un’ orchestra di 130 elementi. Al Teatro Verdi di Padova nell’opera contemporanea La Serva di Padova (opera contemporanea scritta da Vincenzo Faggiano), in Messico ha cantato nella più importante sala da concerti dell’America Latina, la “Manuel M. Ponce Hall” e a Roma nella Sala Accademica del Pontificio Istituto di Musica Sacra. Nel 2015 ha cantato presso l’Ambasciata Polacca di Roma alla presenza del Presidente della Repubblica Polacca Andrzej Duda. Il 2016 vede il suo debutto con un tour in Corea del Sud. A Cracovia si è esibita durante la Giornata Mondiale della Gioventù con la presenza del Papa. Nel 2017 a Chicago ha Cantato l’oratorio Creation di J. Haydn diretta dal M° Glenn Block, a New York ha cantato nell’opera contemporanea “La Serva di Padova” scritta dal Dott. Faggiano musiche del M° Robert W. Butts al National Opera Center di New York. Festival di Musica Sacra in Francia, CICA Festival (U.S.A.), Festival Assisi Suono Sacro, Cracovia Sacra Polonia, Royal Azalea Blossom Festival Finale Concert Corea del Sud, 1° Biennale Arte Dolomiti, Festival Asisa de Música de Villaviciosa de Odón Spagna. Alion Baltic Music Festival in Estonia.
Ha registrato tre dischi, DREAMS nel 2009 e LIFE nel 2012 prodotto dalla EDIT MUSIC ITALY, nel 2015 IVAN
PADOVEC, Works for Guitar and Soprano prodotto dalla Sheva Collection e nel 2014 IL CONCERTO dvd prodotto da CREMOA 1 TV.

INTERVISTA A GASTONE DI PAOLA: CANTANTE LIRICO, BARITONO DI FAMA INTERNAZIONALE (a cura di Izabella Teresa Kostka)

INTERVISTA A GASTONE DI PAOLA: cantante lirico, baritono di fama internazionale

Sono veramente onorata di ospitare sulle pagine del mio blog culturale “VERSO – spazio letterario indipendente” un cantante lirico di fama internazionale, il baritono Gastone Di Paola.

1. I.T.K.: Benvenuto Gastone, è un immenso piacere poter parlare con Lei. Ho avuto la possibilità di ammirare la Sua possente voce a Milano, durante un recital lirico tenutosi presso Palazzo Cusani nel 2017, rimanendo affascinata dall’intensità dell’interpretazione e dalla Sua grande personalità artistica. Ormai Lei regna sui palcoscenici nazionali ed internazionali da anni, ottenendo ovunque grandi plausi, meritati successi e tanto amore del pubblico. Qual è stato il percorso che ha condotto i suoi passi verso le rive del canto lirico? Come è approdato a questo non facile ma tanto affascinante mondo? Si ricorda ancora il suo debutto?

G.D.P.: Intanto grazie a lei per la cordiale ospitalità e per i complimenti.
Il mio percorso artistico inizia da lontano. Già da adolescente il mio mondo fu pervaso di musica avendo fondato delle rock band di cui ero naturalmente il cantante. Durante un concerto nel pubblico era presente una corista della Scala che alla fine dell’esibizione mi disse, che la mia voce sarebbe stata eccellente per il canto lirico. Così terminati i sogni di gloria del fanciullo e incoraggiato da quella che sarebbe poi diventata mia moglie, iniziai lo studio della lirica ed eccoci qua. Naturalmente ricordo perfettamente il mio debutto. Anzi i miei debutti. Infatti ci sono stati due inizi nella mia carriera. Il primo come voce di Bassobaritono, perché la mia prima insegnante pensava che fosse quella la mia tessitura e debuttai nel “Don Giovanni” mozartiano poi, dopo una serie di ruoli tipici del basobaritono, venni sentito da un grande baritono che mi suggerì il cambio di corda. Fu così che debuttai nella “Boheme” come Marcello. Un ruolo che adoro e che mi diverte tantissimo fare.

2. I.T.K.: È considerato uno dei più incisivi e possenti baritoni verdiani di oggi, ma nel Suo ricco repertorio troviamo tutti i più bei personaggi lirici che si possa immaginare. Il suo talento e la sua voce permettono di spaziare con disinvoltura tra Madama Butterfly, Cavalleria, Boheme, Traviata, Trovatore e molti altri. Quale personaggio Le è più caro? In quale ruolo si identifica di più? E, al contrario, qual è per Lei quello più ostile e difficile da interpretare?

G.D.P.: Personalmente ho adorato tutti i personaggi che ho cantato. Nel recitar cantando ci sono due tipi di difficoltà. Quella tecnica e quella scenica. Per quanto riguarda la prima sono tutti ugualmente complessi, anche se alcuni sono certamente più stancanti, perché canti di più. Rigoletto ad esempio è più stancante di Traviata. Poi c’è la scena e qui le cose si fanno dure perché i personaggi devono essere credibili e sicuramente uno dei più complessi è Scarpia dalla Tosca. È un personaggio incredibile. Perfido ma strisciante. Lascivo ma nobile. Iracondo ma con cambi di umore repentini. Un vero caleidoscopio di stati d’animo. Quello che invece non amo moltissimo è Tonio dei Pagliacci, a parte naturalmente “il prologo” che è una romanza stupenda. Naturalmente adoro tutti i ruoli verdiani. Verdi ha scritto per il Baritono pagine di musica memorabili. Comunque il ruolo più ostico è sicuramente quello che non ho ancora cantato. Per noi cantanti lirici ogni nuovo ruolo è un debutto con tutte le insidie e le ansie che ne derivano.

3. I.T.K.: Ha conseguito una ricca formazione professionale, è ricercato e invitato a esibirsi nei più prestigiosi teatri nazionali e internazionali tra l’Italia, la Francia, la Cina, la Germania, la Spagna e non solo. Ha notato qualche significante differenza tra il rapporto con l’arte classica e la società in questi Paesi? Come ben sappiamo in Italia, considerata giustamente “la culla del Bel Canto”, il settore dell’arte e gli artisti stessi incontrano numerose difficoltà e, con grande dolore, tanti palcoscenici teatrali affrontano vere battaglie per la sopravvivenza. Qual è la realtà artistica all’estero? Si sente più appagato e soddisfatto oltre frontiera?

G.D.P.: Io amo visceralmente il mio paese e ogni volta che leggo di un teatro che chiude o di una orchestra in difficoltà è una sofferenza. Francamente non so perché, ma all’estero le cose sembrano andare meglio. Temo che il problema risieda alla radice. In Italia non si crede nella cultura. Non è una analisi politica ma un dato di fatto. Nelle elementari non si insegna musica e qualche iniziativa in senso musicale è frutto solo della passione e della intraprendenza delle maestre. Alle medie è anche peggio e l’ora di musica è patetica e ancora affidata al flauto dolce. Se non si parte dalle nuove generazioni temo che continueremo a vedere teatri che chiudono e orchestre in difficoltà. Ogni volta che posso faccio spettacoli per i bimbi e rimango sempre affascinato dalle facce di stupore, dalla fame di informazioni e dalla quantità di domande che mi porgono i fanciulli.

4. I.T.K.: Secondo Lei qual è il motivo dell’allontanamento delle masse dall’arte classica, dalla lettura e dai teatri? Sarà colpa della troppa commercializzazione, di internet, della tecnologia che rende tutto più accessibile senza sforzo oppure le cause si trovano nel troppo alto, per secoli e anni, “elitarismo” della Musa? Ancora oggi sentiamo numerose polemiche riguardanti la possibilità di accedere agli spettacoli a La Scala: sono solo per i prescelti. Lei crede che a questo problema si possa ancora rimediare?

G.D.P.: C’è sempre un rimedio. Credo che la tecnologia invece possa dare una grossa mano. Anzi la sta già dando. Pensi ai social e a quanta lirica passa ad esempio su Fb, compensando una Tv latitante e deficitaria. Ben venga la tecnologia. Per un’ inversione di rotta vera, tuttavia, vale quanto detto sopra. Se non inizi dalle scuole ci affideremo sempre e solo alla passione personale di un individuo o al contesto familiare in cui si cresce, ma questo non basta per mobilitare le masse.

5. I.T.K.: La Sua vita non è stata segnata soltanto da una brillante carriera artistica, ma ha attraversato anche un periodo di oscurità e timore: Lei ha combattuto per la vita lottando contro una terribile malattia. Se la sente di parlarcene? La sofferenza ha cambiato in qualche modo il Suo “essere artista”, il modo di vedere la realtà, di esprimersi e di trasmettere le emozioni? Dicono che il dolore arricchisca interiormente…

G.D.P.: Arricchisce certamente e ti fa cambiare anche il modo di guardare le cose e di attribuire le priorità. Si da più valore al viaggio che alla destinazione. Inoltre ti rendi conto dell’amore delle persone che ti stanno vicine anche quando tutto sembra destinato a finire. Quando mi sono ammalato ero all’inizio della carriera che ho dovuto interrompere. Ero demotivato. Poi un giorno, quando tutto era passato e ormai ero completamente guarito e ristabilito, e si stava faticosamente cercando una nuova dimensione, mia moglie, che malgrado tutto è sempre rimasta al mio fianco mi disse: “Dio ti ha fatto due regali. La voce e la vita per usarla e secondo me non dovresti gettare via nessuna delle due cose”. Fu così che ripresi a studiare con ancora più vigore e da allora non ho più smesso.

6. I.T.K.: Durante il suo percorso artistico ha avuto la possibilità di lavorare e di confrontarsi con diversi Grandi e Famosi personaggi del canto lirico. Quali sono i suoi mentori del passato preferiti e quali, invece, quelli più apprezzati oggi?

G.D.P.: I grandi del passato li ammiro tutti perché hanno dato tanto a questa arte meravigliosa. Certo ho un occhio di riguardo per i baritoni di un tempo tra i quali certamente ci sono Cornell MacNeil, Piero Cappuccilli, Robert Merril e Aldo Protti su tutti. Certo queste persone sono in un pantheon incredibile in quando coevi di Callas, Del Monaco Corelli, Tibaldi, Pavarotti ecc. e quindi di un livello incredibile. Nel panorama odierno apprezzo tutti i colleghi. A ns. modo anche noi siamo bravi visto le condizioni in cui talvolta ci troviamo a dover cantare.

7. I.T.K.: Ogni artista conosce lo stress e la “tremarella” da palcoscenico. Per Lei è una sensazione costruttiva, stimolante, che rende la performance più incisiva ed espressiva oppure, al contrario, prima di uscire da dietro le quinte si sente paralizzato e a disagio? Come ha imparato a combattere con questo nemico? La voce umana è uno dei più preziosi strumenti mai esistiti ma, allo stesso tempo, uno dei più inaffidabili. Un semplice raffreddore può risultare fatale.

G.D.P.: L’abitazione dell’inizio di una performance dura più o meno per la prima battuta musicale. Quando ci si rende conto che tutto è ok passa! Il segreto è continuare a studiare e a perfezionarsi. Il cervello e il corpo ben allenati sanno perfettamente cosa fare. Purtroppo a volte non si è al massimo della forma e questo può generare qualche preoccupazione. In questi casi un’ ottima tecnica è determinante e può venire in aiuto anche se a volte non basta.

8. I.T.K.: Quali sono i suoi sogni nel cassetto, gli orizzonti ancora da conquistare? Può svelarci qualche piccolo segreto?

G.D.P.: Le tappe da conquistare sono ancora molte. Ci sono ancora molti templi della lirica da visitare. Poi un giorno mi piacerebbe che mia figlia mi accompagnasse ad un concerto al pianoforte e in generale sogno, che la lirica torni ad occupare quel ruolo di Opera popolare che aveva un tempo. Oggi viviamo in una società molto veloce e a volte arida di sentimenti e l’opera lirica nelle sue varie forme è una grande dispensatrice di emozioni siano esse buffe o melodrammatiche e credo, che oggi ci sia bisogno di un sorriso o anche di una struggente commozione.

I.T.K.: Gentilissimo Gastone La ringrazio, nonostante i suoi numerosi impegni professionali, di aver trovato del tempo per questa esaustiva e interessante intervista rilasciata per la mia rubrica giornalistica. Ne sono veramente onorata. A breve avremo possibilità di ammirare la Sua magnifica voce, insieme a quella del soprano Dominika Zamara, a Como durante la 16° puntata del programma culturale itinerante da me ideato “Verseggiando sotto gli astri di…”. Per tutto il pubblico sarà un’occasione imperdibile di assistere alla celebrazione di una vera Unione delle Arti e, senza dubbio, di grande arricchimento personale. Aspettando ansiosa il 7 aprile, ringrazio per il tempo dedicatomi oggi, per la Sua sensibilità e disponibilità. A presto!

G.D.P.: Grazie a lei e a tutti i suoi lettori e sarà un grande piacere cantare per voi.

L’intervista al baritono Gastone Di Paola a cura di Izabella Teresa Kostka, rilasciata per il blog “VERSO – spazio letterario indipendente” e per la rubrica culturale “Dieci passi con…” su WordPress.

Tutti i diritti riservati
Milano, 28.02.2018

● NOTA BIOGRAFICA

GASTONE DI PAOLA, baritono verdiano dalla voce possente e squillante e dal timbro caldo e brunito, inizia a studiare dapprima con la sig.ra Patrizia Morandini e poi con il Baritono Roberto Coviello (già compagno di diverse produzioni del grande Alfredo Krauss), che lo formano alla corda baritonale. Nel frattempo segue diverse master class tra cui quella del tenore Ricardo Mirabella, quella del soprano Paoletta Marrocu, quella del baritono Silvio Zanon e del soprano Chiara Angella e quella del Soprano Luciana Serra con la quale si perfeziona per un certo periodo. Nel 2013 è finalista nel concorso internazionale “Boni” e vincitore del premio speciale come voce maschile. Fa il suo debutto come barone Douphol in Traviata, nel corso del quale ha l’onore di conoscere e ricevere apprezzamenti dal grande Baritono Rolando Panerai, Shaunard in Boheme e nel Don Giovanni nel role de title a cui seguono rapidamente Sharpless in Madama Butterfly, Marcello di nuovo in Boheme, Germont in Traviata e Alfio in Cavalleria. A marzo 2014 è, ancora Marcello, conte di Luna nel Trovatore in forma di concerto e di nuovo Alfio nella Cavalleria rusticana. A gennaio 2015 è nuovamente Sharpless in Butterfly e ospite in un talent televisivo quale esponente della musica lirica mentre a settembre è nuovamente Germont in Traviata. Apprezzato interprete internazionale affianca all’attività operistica, una intensa attività concertistica in Italia e all’estero, cantando in prestigiosi auditorium e teatri in Germania, Francia, Spagna e Cina.

GOSSIP LETTERARIO – GRANDI AMORI FRA ARTISTI: GEORGE SAND E FRYDERYK CHOPIN a cura di LINA LURASCHI

GOSSIP LETTERARIO: GRANDI AMORI FRA ARTISTI <GEORGE SAND E FRYDERYK CHOPIN>

GEORGE SAND Fu donna che si chiamò come un uomo, amava vestire da uomo, fumare la pipa, assumere atteggiamenti in pubblico impensabili per una donna. E di uomini, ne amò tanti, d’un amore che fu passione, estrema devozione.

George Sand, alias Amandine Aurore Lucine Dupin, era nata a Parigi nel 1804. In un’epoca in cui le donne se ne stavano sedute su pouf imbottiti a ricamare uccellini e fiorellini sui fazzoletti, sprofondando nelle gonne, lei interveniva nelle discussioni politiche e scriveva romanzi a getto continuo. Prima di invaghirsi degli occhioni grigi di Chopin e del suo genio, aveva avuto altre relazioni molto disinvolte, col barone Casimir Dudevant, Stéphane Ajasson, Prosper Mérimée, Alfred de Musset, l’avvocato Michel de Bourges e Félicien Mallefille, precettore di suo figlio Maurice, avuto da Dudevant. La Sand aveva avuto anche un’altra figlia, Solange, non si sapeva – e non si sa ancora – bene da chi.

CHOPIN si era innamorato di George Sand, incontrandosi a Parigi nel 1838, ma non era entusiasta della prospettiva di invischiarsi in una scandalosissima relazione con una delle donne più chiacchierate d’Europa, insofferente verso tutte le restrizioni sociali, e madre divorziata di due figli, di cui una illegittima, tranne che durante le estati a Nohant, nella tenuta di campagna della Sand, i due non convissero mai in senso stretto, ma fecero sempre in modo di abitare abbastanza vicini perché Chopin comparisse a casa della Sand a tutti i pasti e a tutti i ricevimenti.

Nel novembre del 1838 un piccolo gruppo di persone, formato da una donna, un giovane uomo e due ragazzini, sbarca nel porto di Palma, isola di Maiorca. La donna è George Sand; i due ragazzi, un maschio e una femmina, sono i suoi due figli che le sono stati da poco affidati dopo il divorzio dal marito; il giovane uomo è Fryderyk Chopin.
Sono arrivati dalla Francia, via mare da Barcellona, con molte aspettative.
L’ambiente si rivela presto inospitale e George Sand dopo aver scovato in mezzo alle campagne un’antica certosa abbandonata, la trasforma in un luogo quasi ospitale. Dopo molte peripezie riesce a far arrivare anche un piccolo pianoforte sul quale Chopin comporrà i suoi famosi Preludi, anche in virtù dello stato d’animo esacerbato da quel soggiorno che detesta. Lei e i suoi figli invece godono di quell’ambiente selvaggio e inusuale, della libertà e della natura incontaminata. Da quell’esperienza che dura tre mesi nasceranno le pagine bellissime del libro “Un inverno a Maiorca”, pubblicato solo nel 1855, e oggi per la prima volta in Italia dalla casa editrice L’Iguana.

Chopin, trovò nella famiglia della Sand affetto, senso di appartenenza e protezione; e la sua presenza aveva una funzione di sostegno e stabilità nella vita turbinosa e ondivaga di George, che lo definisce “buono come un angelo”.
Il loro rapporto non era saldo, ma basato sul cedimento di Chopin a quello che in fin dei conti era stata una momentanea passione della Sand, che però non sembra essersi tradotta mai davvero in amore. Erano troppo diversi. La Sand derideva apertamente la religione, senza curarsi di urtare la sensibilità di Chopin, e frequentava persone sguaiate che a Chopin non piacevano affatto. Dal canto suo, Chopin aveva un carattere molto chiuso e poco comunicativo e si limitò a chiudersi sempre di più in se stesso, lasciando che George scambiasse le sue manifestazioni di insofferenza per le insensate crisi di nervi di un malato.

La loro storia durò nove anni.

Lina Luraschi
Foto dal web

VERSO CONSIGLIA: IL 2° ANNIVERSARIO DEL PROGRAMMA “VERSEGGIANDO SOTTO GLI ASTRI DI…” A COMO IL 13.10.2017

LA SERATA STRAORDINARIA A COMO – LA VERA UNIONE DELLE ARTI “ALLA CORTE DI APOLLO ” il 2° Anniversario del programma “Verseggiando sotto gli astri di…”:

– 21 poeti selezionati dal bando
– 6 gruppi per totale 9 artisti musicisti e cantautori 
– 2 attrici / performer teatrali
– un breve intervento letterario sulla “Unione delle arti”. 

Ospite d’Onore di altissimo rilievo: GUIDO OLDANI (padre del Realismo Terminale)

E… tante tantissime emozioni. Non mancate! 

13 ottobre ore 18.00
Salone Enrico Musa dell’Associazione Carducci 
Viale Cavallotti 7, COMO
INGRESSO LIBERO (sala offre circa 250 posti)
Cena facoltativa (su prenotazione)

Per qualsiasi info potete contattare: verseggiando.eventi@yahoo.it

Conducono:
Izabella Teresa Kostka e Lina Luraschi

PRESENTAZIONI: ABOUT LUIGI MAIONE “ASSASSINI SI NASCE” 

(by I.T.K)

Parlando di Luigi Maione bisogna sottolineare soprattutto la sua illimitata poliedricità. L’artista cammina con grande libertà d’espressione sulle strade della creatività musicale e grida, senza alcuna inibizione, raccontando la sua “spavalda follia e ribellione” attraverso i versi di estremo impatto emotivo. “Assassini si nasce” – il titolo del suo ultimo CD è come CREDO, un comandamento da seguire. Maione è “un assassino” della banalità, dell’arte melensa e noiosa, “uccide” l’inutile retorica e le regole, si ribella descrivendo senza scuse ogni malessere e ogni dolore, esplode nelle strofe musicali oppure coi versi ardenti come lava. Non chiede il nostro perdono né il falso plauso, è sempre indipendente e imprevedibile. Affascina e turba, fa discutere, mai passa inosservato, la sua forte personalità attira sempre l’attenzione del pubblico sia durante le performance musicali, sia quelle poetiche. Si fa amare, a volte odiare, è come un’immensa ondata di calore che travolge distruggendo oppure riscaldando ogni ascoltatore, ogni lettore. Disinibito e coraggioso durante i reading letterari si distingue sempre grazie alla sua voce potente e al suo indiscutibile “talento teatrale”. Merita! E non lo dico per buonismo, Maione è un artista che sicuramente arricchisce la storia. 

Izabella Teresa Kostka 

BIOGRAFIA 

Musicista e poeta. Napoletano residente a Milano. 
Cantautore del Club Tenco (1995). Poeta (Premio Poesia Capodieci, Roma 1982)
Luigi Maione è il chitarrista storico del Rhapsodija Trio, il celebre gruppo milanese di musica zigana e klezmer, con cui ha inciso diversi cd.
Ha lavorato con Michele Serra, Antonio Albanese, Moni Ovadia, Antonella Ruggiero, La Compagnia di teatro danza Abbondanza-Bertoni, la danzatrice e attrice portoricana Kesia Elwin, la cantante inglese Rachel ‘o Brien, le attrici Benedetta Laurà e Debora Mancini e tanti altri… Ha partecipato a diverse colonne sonore di film tra cui  “Pane e Tulipani”  e “Agata e la Tempesta” di Silvio Soldini. Nel film Il Mnemonista di Paolo Rosa, è anche apparso in video.    
Ha lavorato e inciso con la band afro-beat, Mamud Band, col cantante e flautista israeliano Eyal Lerner, col sassofonista Massimo Cavallaro, e l’ Ensamble arabo- israeliana NUYALLA,con cui svolge concerti per la pace.

Attualmente sta promuovendo il suo ultimo lavoro discografico ASSASSINI SI NASCE.

Maione su YouTube:

https://youtu.be/29SdJD-op0M

Al “Verseggiando sotto gli astri di Milano ” BookCity 2016: 

https://youtu.be/PtupNh5hIzc 
Alla serata “Anime vaganti ” 12° Verseggiando sotto gli astri…: 

https://youtu.be/L0H7AodhII4

Alcuni testi scelti: 

Tutti i diritti riservati all’autore 

Foto copyright @verseggiandosottogliastridimilano