“VERSO” CONSIGLIA: “UCCIDERÒ PIERO PELÙ” di ANTONIO ENRICO CAMERIERE

Oggi segnaliamo con piacere un nuovo libro in e-book di Antonio Enrico Cameriere “Ucciderò Piero Pelù”. Un po’ di prezioso “humour nero” assai consigliabile!

● Sinossi:

In una Milano degli anni Novanta, Arturo Catalano, un giovane di talento che ha splendide intuizioni visive, si sta preparando alla lavorazione di un film indipendente, come direttore della fotografia.
Con l’inizio della realizzazione del film la sua vita reale pare confondersi spesso con la storia che sta cercando di riprodurre. La linea di demarcazione tra i due mondi diventa sempre più esile. Nella sua mente l’ossessione per la luce, vista come elemento catartico e di astrazione, si fonde con il suo rapporto tormentato con le donne. Cova una non dichiarata misoginia derivante dall’incapacità di rapportarsi con le ragazze.
Il registro della narrazione è mutevole, spesso ironico, ma anche surreale e drammatico, a tratti noir.
Nel mondo interiore di Arturo prendono vita vere e proprie personificazioni che gli consentono di avere un dialogo che sempre di più gli manca nel reale. In questa situazione, quasi per focalizzare la sua crescente rabbia verso il mondo, Arturo concentra il suo odio su Piero Pelù, colpevole di avere una relazione con una ragazza da lui amata tempo prima.
Allora la sua furia rabbiosa gli prende la mano.

● BIOGRAFIA DELL’ AUTORE

Enrico Antonio Cameriere nasce a Reggio Calabria il 17/01/1961. Consegue il diploma di laurea in Scienze Politiche e quello del corso biennale di Cinematografia “Albedo Cinematografica” di Milano.

Esperienze in campo cinematografico:

Nel 1981 inizia a lavorare nel campo delle riprese cinematografiche, come anche di documentari e pubblicità. Collabora ad alcuni film: Colpire al cuore di Gianni Amelio, Amorosa di Mai Zetterling, Io con te non ci sto più di Gianni Amico, prodotto da Bernardo Bertolucci. Prende parte anche alla produzione di importanti campagne pubblicitarie (Campari, Honeywell, Hanorah, Veglia-Borletti, Montedison). Partecipa alla realizzazione di Non solo moda e Gran Prix di Canale Cinque, Scopriamo, scopriamo – Alla ricerca del nostro passato di Rai DSE.

Esperienze in campo letterario:

2004: presente con cinque poesie nell’opera multimediale di Il Filo Edizioni;

2004: presente con una poesia nell’antologia Navigando tra le parole di Il filo Edizioni, curata da Alda Merini.

Collabora, con alcuni racconti, al giornale Lettere Meridiane.

2007 Gli incantatori di fotoni, Città del Sole Edizioni; da questo libro è stato ricavato un trailer teatrale da presentare in alcune importanti librerie romane nella primavera 2008 a cura del gruppo Teatro in libreria.

2010 commedia Padrini padani (testo teatrale in due atti, in scena a Roma nell’aprile 2010 al Teatro dei Satiri e a ottobre 2010 al teatro Trastevere).

2010 commedia Casa padrini padani (testo teatrale, in scena a Roma in piazza San Giovanni in Laterano a settembre e ottobre dello stesso anno).

Ha scritto per La grande testata e LetterMagazine.

2014 Contributor del programma Tweet & Sour di Radio Due

2014-2015 Contributor del programma radiofonico Hashtag Rai Radio Uno

2015 Conduzione del programma video-radio A suon di social su Video Radio Touring

2015 Pubblicazione dell’ebook-audiolibro-libro Il cinema ve lo imparo io. Critiche di un Mafioso, GoWare Edizioni

2016 No hurricane, Meridiano Zero Edizioni

2017 Pubblicazione del libro fotografico Il cuore caldo di New Orleans, NOSM Edizioni

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● Titolo: “Ucciderò Piero Pelù”

Autore: Enrico Antonio Cameriere

Collana: e-stories

Casa editrice: Compagnia Editoriale Aliberti

ISBN: 9788893232883

Data di pubblicazione: 2 Nov 2018

Prezzo: ebook € 9,90

Genere: Humor nero

Pagine: 387

Dove trovarlo:

AMAZON: https://amzn.to/2zaN7e4

KOBO: https://bit.ly/2qiUufy

IBS: https://bit.ly/2PnZw8P

FELTRINELLI: https://www.lafeltrinelli.it/ebook/enrico-antonio-cameriere/uccidero-piero-pelu/9788893232883

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LA STORIA DI UNA RINASCITA:”IL RAGAZZO NELLA STANZA COI SUOI TACCHI ROSSI”  DI ANDREA DONNINI A cura di SABRINA SANTAMARIA

La storia di una rinascita: “Il ragazzo nella stanza coi suoi tacchi rossi” di Andrea Donnini a cura di Sabrina Santamaria.

Raccontare di sé non è sempre facile, nemmeno è un atto spontaneo o incondizionato soprattutto quando si decide di regalare senza filtri frammenti di se stessi a chiunque mettendo nero su bianco la propria vita, le proprie debolezze soprattutto i propri errori. Il romanzo di Andrea Donnini è stato per me uno pugno nello stomaco salvifico, una sberla che mi ha fatto ricordare tutto quello che Dio ha mi ha concesso. “Il ragazzo nella stanza coi suoi tacchi rossi” è una storia che tutti dovrebbero leggere, appassionati della lettura e non, in quanto non è il solito banale romanzo del “ragazzetto” omosessuale che scopre la sua identità di genere e vuole essere accettato per quello che è, questa testimonianza di vita è molto di più di questo banale racconto. Il Nostro Andrea insieme alla penna di Simone Lega mette insieme un mosaico di sentimenti, stati d’animo, eventi amorosi, ma soprattutto dolorosi, turbamenti interiori che lo portano a fare uscire fuori il “mostro” che c’era dentro, quel mostro che dapprima lo stuzzicava, gli solleticava i pensieri e che a metà strada si impossessa di lui. Questo libro l’ho divorato in soli due giorni per la forte impronta che il suo autore ha saputo dare, ha unito un forte scavo psicologico, problematiche sociali, come il giovane Manfredi che avendo rapporti sessuali ha contratto l’aids oppure Guglielmo che si prostituiva il quale alla fine depresso paga il pegno dei suoi peccati con la morte. Ogni personaggio paga il prezzo in proporzione dei suoi errori. Andrea alla fine è l’unico redento, l’unico a salvarsi fra le sue conoscenze e compie un cammino dal peccato alla salvezza. Il nostro giovane è in cerca di fama, successo, soldi, ma nonostante, tutto ciò lo ottiene la sua vita rimane vuota, spenta, al nostro Andrea manca sempre un tassello importante, uno snodo principale senza il quale il protagonista non può vivere, non deve vivere. Bulleggiato a scuola per la sua estrema timidezza, per la sua diversità che già da allora si intuiva il Nostro si sente un fallito, senza speranza: “I compagni arrivarono al punto che mi costringevano a pulirgli le scarpe da ginnastica con la lingua, e se non lo facevo mi chiudevano in bagno al buio, cosa che mi terrorizzava”. Molto fragile e delicato Andrea fin dall’inizio del suo racconto sa imboccare con classe gli eventi più traumatici della sua esistenza, come se si confidasse col lettore per narrargli delle sue pene: il suo asma cronico, che non gli permetteva di vivere una vita normale come tutti i bambini, l’amico di famiglia, il quale all’inizio della vicenda abusò una volta di lui. All’asma sembrava non ci fosse nessuna soluzione e sembrava una condanna inflitta a vita, ma tramite le preghiera e l’intercessione a Gesù, il Nostro viene guarito e liberato per sempre: “Poche parole, non la solita preghiera ripetuta a memoria, ma una supplica fatta con il cuore: “Signore, se tu vuoi, libera questo bambino nel nome di Gesù”. (…) Non ci volle molto. Sentii che qualcosa si staccò dal mio petto. Smisi di ansimare. Respirai. Bei respiri profondi e appaganti”. Molto simile a quello che accade nei Vangeli in cui Gesù dava la vista ai ciechi, dava la voce al muto, faceva saltellare lo zoppo. Nonostante questo miracolo, però, Andrea decide di fare le sue esperienze aprirsi a quello che il mondo offre: illusioni, delusioni, menzogne, sofferenze, bugie, malignità. All’Inferno Dantesco si apre e percorre la voragine infernale fino ad arrivare al fondo, ma toccandolo con mano, prende la sua risalita verso Gesù, verso la salvezza, prova di tutto: sesso, serate in discoteca senza sosta, flirt e persino diventa una drag queen di nome Divina, ma niente di tutto questo gli può donare l’amore e la vera felicità, perché tutte queste cose non sono altro che frivolezze che hanno maschera e dietro di essa si nasconde il loro vero volto. L’ossessione del nostro protagonista sono i tacchi rossi, aveva nell’intimo del suo cuore una foto strappata da una rivista quando era un bambino con un paio di tacchi rossi; ad ogni storia sentimentale, ad ogni delusione egli si rifugiava nella sua stanza con la foto dei tacchi rossi. Possono davvero un paio di tacchi rossi lenire ogni ferita? Quello che possediamo può colmare le nostre carenze affettive? Ovviamente no. A fare da cornice alla vicenda vi sono gli amici di Andrea: Ginevra, Terence, Claudio, Ascanio, Alberto, Achille, Zaira, Monica, Flavio, anche loro si inseriscono in quell’Inferno Dantesco dal quale non ne riescono a risalire, l’unico superstite è solo Andrea, un uomo ferito, sofferto, piegato, ma che alla fine non si spezza e vola in alto come un’aquila, abbraccia la fede come possibilità di redenzione e ci riesce, il suo vuole essere anche un monito, una riprensione alla società contemporanea che ci invita a vivere a modo nostro , a seguire i nostri istinti, Terence incarna bene questa tendenza e mi è sembrato il Lord Henri della situazione come nel romanzo di Oscar Wilde “Il ritratto di Dorian Gray”, ma la storia segue sviluppi diversi, tutti noi lettori sappiamo che il mitico Dorian Gray muore a causa della sua dissolutezza e alla sua vanità volendo essere lui un’opera d’arte, per certi versi il nostro Andrea sembra per tutto il corso del romanzo prendere la stessa piega, ma alla fine si redime, si rende conto della sua pochezza e chiede perdono a Dio accettandolo nella sua vita. Da cristiana evangelica non posso che ammirare Andrea Donnini per il coraggio che ha avuto di pubblicare la sua testimonianza, leggendola si rimane senza fiato e sospesi riflettendo per ore per ore sui capitoli di questo coinvolgente romanzo.
“Ma ringraziato sia Dio perché nel giorno più buio della mia vita, quando ero a un passo dalla fossa, e credetemi, ho veramente toccato il fondo! E ho gridato con tutto il mio cuore, con tutte le forze che avevo, Dio mi ha tirato fuori. Dio mi ha liberato!” Andrea Donnini

Sabrina Santamaria

“INGÓLF ARNARSON – DRAMMA EPICO IN VERSI LIBERI. UN PROLOGO A CINQUE ATTI” DI EMANUELE MARCUCCIO

Comunicato – Presentazione

«Questo ho voluto fare scrivendo il dramma: sognare e perdermi nella meraviglia di una storia d’amore e morte, di guerra e di pace, di luce e di tenebre, di sogno e di libertà. Una terra, in una dimensione parallela e contemporanea al periodo storico, assolutamente verosimili.»

Emanuele Marcuccio, dalla nota di Introduzione, p. 23.

Si presenta a Catania alle 11:30 sabato 23 giugno 2018 presso Mondadori Bookstore di Piazza Roma 18 «Ingólf Arnarson – Dramma epico in versi liberi. Un Prologo e cinque atti», opera poetica e teatrale di ambientazione islandese di Emanuele Marcuccio, edita per i tipi della marchigiana Le Mezzelane Casa Editrice. Il libro raccoglie un lavoro iniziato fin dal maggio 1990 e terminato nell’aprile 2016 con un totale di 2380 versi per un lavoro di diciannove anni escludendo i sette complessivi di interruzione.

Relazionerà il critico letterario, poeta e scrittore Lorenzo Spurio, Presidente dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi, nonché prefatore del libro. La presentazione si inserisce nel corso di una rassegna di due giorni di Poesia tra Messina e Catania, organizzata dalla stessa associazione.
Scrive Spurio nella Prefazione: «La cesellatura dei versi liberi operata dall’autore, lo studio attento dei caratteri, la descrizione circostanziata e puntuale delle scene, l’esatta orchestrazione degli avvenimenti sono ingredienti tutti concatenati tra loro che dimostrano in maniera assai stupefacente il grande lavoro prodotto da Emanuele, non solo fine poeta, ma anche studioso della forma, ricercatore del bello, costruttore di una trama frastagliata e avvincente, creatore di un’epopea cavalleresca anacronistica alla nostra letteratura kitsch e improntata al consumo. Marcuccio, sulla spinta di una suggestione profonda verso l’Islanda – terra mai visitata ma vissuta emotivamente tramite apparati storici e documentari – è riuscito ad entrare nell’anima di un popolo, a fornircene la trama, a vivificare un periodo storico molto distante dalla nostra contemporaneità» (pp. 26-27)

Interverranno come correlatori:
Francesca Luzzio, poetessa e critico letterario, autrice della Quarta di copertina dove scrive: «Un non so che di magico e di unico, pur nella presenza di topos epici, promana dai versi del dramma, «Ingólf Arnarson» di Emanuele Marcuccio che con abilità metamorfica, sa ricreare nel suo animo una pluralità di sentimenti e ragionamenti quali i personaggi progressivamente vivono ed esprimono; insomma, per dirla con Aristotele, indossa l’habitus e il conseguente agire dei vari personaggi con abilità davvero unica. […] La forma drammatica rende ancora più interessante e coinvolgente l’epicità degli eventi narrati: guerra, potere, fama, amore, religione, morte sono alcune delle categorie umane che s’intrecciano e si sviluppano in un contesto incantato quale solo la nebbiosa isola d’Islanda poteva offrire. […] Narrazione e poesia confluiscono e scorrono leggeri nella fluidità lessicale e metrica che Emanuele Marcuccio ha saputo elaborare sia che descriva la verde Islanda, sia che narri di combattimenti ed azioni o di stati d’animo eterogenei, quali solo l’uomo sa vivere e concretizzare nel suo agire».

Giusi Contrafatto, poetessa e Presidente dell’Ass. Culturale Caffè Letterario Convivio di Caltagirone (CT);

Luigi Pio Carmina, poeta e scrittore, curatore del blog culturale Cultura Comunità Conoscenza Curiosità.

Sarà presente l’autore.

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/577067589342368/

SCHEDA DEL LIBRO

TITOLO: Ingólf Arnarson – Dramma epico in versi liberi
SOTTOTITOLO: Un Prologo e cinque atti
AUTORE: Emanuele Marcuccio
PREFAZIONE: Lorenzo Spurio
POSTFAZIONE: Lucia Bonanni
NOTA STORICA: Marcello Meli
NOTA DI QUARTA: Francesca Luzzio
OPERA IN COPERTINA: Alberta Marchi
EDITORE: Le Mezzelane
GENERE: Poesia/Teatro
PAGINE: 188
ISBN: 9788899964634
COSTO: € 10,90

Info:
Short-link vendita:

https://goo.gl/vr5kwB

informazioni@lemezzelane.eu
http://www.lemezzelane.eu
3403405449

marcuccioemanuele90@gmail.com
http://www.emanuele-marcuccio.com

NOTA BIOGRAFICA

Emanuele Marcuccio (Palermo, 1974) è autore di quattro sillogi: tre di poesia – “Per una strada” (2009), “Anima di Poesia” (2014); “Visione” (2016) – e una di aforismi “Pensieri Minimi e Massime” (2012). È redattore delle rubriche di Poesia “Il respiro della parola” e di Aforismi “La parola essenziale” della rivista di letteratura Euterpe. Ha curato prefazioni a sillogi poetiche e varie interviste ad autori esordienti ed emergenti. È stato ed è membro di giuria in concorsi letterari nazionali e internazionali. È presente in “L’evoluzione delle forme poetiche. La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio (1990-2012)” (2013). È ideatore e curatore del progetto poetico “Dipthycha” di dittici “a due voci”, del quale sono editi tre volumi antologici (2013; 2015; 2016) a scopo benefico. Nel 2016 completa un dramma epico in versi liberi pubblicato nel 2017 per i tipi della marchigiana Le Mezzelane, di argomento storico-fantastico, ambientato in Islanda (IX sec. d.C.). Cura il blog Pro Letteratura e Cultura. Di prossima pubblicazione un quarto volume del progetto “Dipthycha”.

“LA VOCE DELL’ANIMA” di MARIA ROSA ONETO

Titolo: “La Voce dell’Anima”

La Voce dell’Anima, ha un intercalare profondo, silente. Un sussurro lieve che scuote la notte come una tempesta improvvisa. Un miagolio assordante che rimbomba nel profondo simile ad un eco, carico di bugie, peccati e sensi di colpa.
Diluvia pensieri, parole accennate, nodi scorsoi dai quali penzolano: verità nascoste, melodrammi interiori, bagagli di emozioni lasciati portare via dal tempo.
La Voce dell’Anima, possente e affannata reclama perdono e pazienza. Fa riflettere e battere il petto nel momento della disperazione. Torna a ciclo continuo quando la depressione ti ha preso per mano e in maniera squilibrata e logorante mette in mostra il “ciarpame” che l’esistenza ti ha rovesciato addosso. Il decadere dei sentimenti e delle emozioni più vere, trasformano l’Anima nel “Pozzo buio delle Allucinazioni”, dove nulla sembra vero e la menzogna è un angelo cornuto.
Volentieri, ci mostriamo falsi, infingardi. Dediti a giocare a dadi con il cuore. Capaci di indossare uno scafandro, un abito monastico o la “divisa da eroi”. L’arte del trasformismo, la bravura dell’attore che recita a memoria, delle lacrime versate per finta pietà a colorare la menzogna, rappresentano il baratro più grande dove l’Anima umana sprofonda, invecchiata e rugosa.
La Voce dell’Anima, che conserva dolori, umiliazioni e ferite sanguinolenti viene liberata quando la verità trionfa. Si piange senza timore di mostrare le proprie emozioni. Si ride in quella forma consolatoria che diventa: appagamento, comunicazione, debito ormai risarcito.
La Voce dell’Anima può servirsi della gestualità corporea femminile per farsi capire e amare. Diventa così: donna, madre, amica, sorella di un unico sentire. Si vive di Anima e ad Essa ci si affida. Nel momento dello sconforto, della solitudine, dell’abbandono, nei periodi tragici che accompagnano il destino. Dialogare e stare in ascolto della propria Anima, è una metodologia spirituale e psicologica. Nel silenzio la Voce Interiore a lei si affida, senza ingombri, senza timori. Non diventa un soliloquio per pazienti isterici, bensì una sorta di confessione, di “svisceramento”, di sottomissione alla parte più intima e divina del Nostro stare al Mondo.

Maria Rosa Oneto

Foto Pixabay

“LETTERE” di MARIA ROSA ONETO

Titolo: “Lettere”

Ci sono lettere, che non scriveremo mai. Altre, che resteranno chiuse nei meandri fumosi della memoria.
Altre che non verranno mai spedite per pudore, per vergogna. O semplicemente gettate via per abitudine o per non spendere neppure un centesimo.
Lettere intrise d’amore, di passione. Fogli dove il dolore si squaglia come neve al sole. Frasi che le lacrime hanno confuso, profanato come lo smoccolare lento di una candela. Parole d’odio e rancore, virgolettate per non cadere nel volgare. Messe fra parentesi come un’equazione algebrica.
Lettere di menti malate, piene di scarabocchi e di ferite fatte con il pennino. Pensieri sull’esistenza e sul perché della morte di un filosofo in cerca di speme e fortuna. Autori, fuori stagione, che vergano la carta con inchiostro di china, imprimendovi la bocca sdentata e le mani usurate dall’invidia. Lettere sminuzzate in piccoli pezzi, gettate dalla finestra a disperdersi come coriandoli al vento.
Fiumi di parole che non hanno più suono. Sciabolate di spiriti persi che all’apparir del giorno sconfiggono i mulini a vento e le orme dei soliti passanti.
Lettere umide di piacere, di abbracci che hanno reciso la pelle. Di tremori reverenziali a guardarsi nudi, agghindati di peccati. Nell’ombra tremano persino le stelle e quei fiocchi di poesia deposti a sera sugli alberi ingialliti.
Parole. Soltanto parole, lievi come zucchero filato.
Dannose più del veleno gettato in cantina per uccidere i topi.
Lettere chiuse in bottiglia che l’Oceano inghiotte e rigetta con moto perpetuo. Diari spillati anno dopo anno che la solitudine ha sigillato per non essere mai aperti, toccati.
Lettere diventate testi di canzoni. Trame per un regista che riprende l’azione e a voce alta redarguisce gli attori
Parole messe a dimora nell’angolo segreto del cuore.
Inquietudini tracciate a matita e subito cancellate.

Maria Rosa Oneto

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“IL SANGUE” di MARIA ROSA ONETO

Titolo: “Il sangue”

Il sangue scendeva dai dirupi come giovane cerbiatto, impavido e curioso; che dopo aver travalicato le montagne,
la boscaglia, giungeva sino ai bordi di città.
Era il sangue di donne smembrate per “troppo amore”. Fatte a pezzi con mani da macellaio. Gettate vive dalla finestra senza un lamento. Un tuffo al cuore.
Era il sangue di neonati gettati nella spazzatura come cibo avariato. Lasciati agonizzare per ore dentro un sacchetto di celofan; volutamente abbandonati come si fa per i cani in autostrada.
È sangue innocente, profumato di madre, di latte cagliato e di lavanda in fiore.
Scorre sul selciato, assorbito dalla terra, irrorando piante, tombini, gli angoli ammuffiti dei palazzi antichi.
È sangue innocente, forse santificato, scambiato per possesso, per omertà, assenza di bontà.
Uomini assatanati, disturbati nella coscienza, “porci in grado di volare” che rivendicano una mascolinità fatta di dominio, abusi e violenza.
“Padri e padroni” con un retaggio di barbarie alle spalle e un curriculum di guerre, di stupri e oltraggi a non finire.
Ai Nostri tempi, il modello virile, non è cambiato. Nel caso, peggiorato.
L’uomo, messo in disparte o trascurato in molti settori dell’esistenza; ritiene ancora che uccidere, sfregiare, violentare siano caratteristiche di forza o marchio di sudditanza per la compagna che gli resta accanto o vorrebbe lasciarlo.
È sangue che urla e grida vendetta. Giustizia. Pietà cristiana.
È sangue dove l’Amore si è fermato, incompreso; talvolta avvilito e deriso.
È lo stesso sangue da cui siamo state partorite. Scintilla di Dio che si compie nel ventre femminile e a cui l’uomo infonde speme.
È sangue di fratellanza e comunione con il Creato.
Linfa vitale per crescere e sognare.
Patrimonio dell’Umanità intriso di tradizioni e cultura. Ebbro di passioni, di “fuoco”, d’intelligenza e creatività.
“Spendendo il mio sangue, farò di Te l’inchiostro rosso a cui affidare la mia Poesia!”

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

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“IL FILO DI LANA” di MARIA ROSA ONETO

Titolo: “Il filo di lana”

La vita è un viaggio nell’immaginario. Un sortilegio spesso senza fortuna. Una tempesta da attraversare di corsa, quando il vento strappa le vesti e sei nuda davanti al destino.
La vita è un dono d’amore. Una carezza stesa al sole, la scatola di un puzzle con tante tesserine da sistemare.
Ti prende per mano e ti sorride nell’ingenuità dell’infanzia o quando la mente resta bambina. È una strega camuffata da fatina per ogni lacrima lasciata cadere in strada. O nel silenzio ovattato di nero di un monolocale.
Si vive con la speranza stirata in cortile, sopra pile di libri che vorrebbero insegnarti ad essere felice. Studi, giochi, lavori dando un senso compiuto al “mestiere di esistere”. Ognuno ne ha uno e alcuni segretamente nascosti. Con aria di sfida, affrontiamo le incognite, gli incidenti di percorso. Da soli o assiepati ad una folla di amici e parenti. L’amore, ci giuda, spesso anche la pazzia. Siamo gentili e cortesi. Spesso irascibili e affannati. Cresciamo ricercando la felicità, i dolci piaceri dell’amore, la ricchezza economica e intellettuale. Possediamo case dove mai abiteremo. Tuguri della fame e della pestilenza, dove esordisci già vecchio, pronto alla morte con le pupille pervase da una luce immensa e il ventre deformato dalla carenza di cibo e acqua.
Viviamo diventando grandi, grandi di età. Portiamo in testa, arroganza, spavalderia, voglia di fare. Il lussureggiare dei sensi arriva spogliandoti di vergogna e castità. Questo amore, assurdo e sconvolgente, ti fa conoscere i piaceri della carne, la sensualità di due corpi frementi, il desiderio assurdo dell’Eternità. Tu e l’altro a passeggiare il Mondo, a inventare filastrocche e canzoni, a gustare la meraviglia del tempo, per chi di tempo ne ha da sprecare.
Sogni imbastiti con il cuore. Sentimenti da copiare e disfare. “Nulla si crea, nulla si distrugge!” Il cammino procede e si interseca a variegate figure di giovani, bambini, anziani.
Crediamo di non essere più soli di quando siamo nati. Gli anni travalicano i pensieri, i desideri, la malinconia. La senilità è un traguardo per chi crede che porterà a Dio. Quello che è certo che da lì inizia la fine inesorabilmente. Attimo dopo attimo, collezionando: dolori, rimpianti, vuoti di memoria, rughe e inganni. Ingobbiti come alberi senza radici. Fragili e indifesi come bimbi appena nati. Malinconici, perversi e rabbiosi nel rimpiangere il passato.
E non ci resta che cantare, appesi ad un sottile filo di lana.

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

Foto Pixabay

MARIA ROSA ONETO E LA SUA NUOVA RUBRICA “PENSIERI E GIOCHI DI PAROLE”

Carissimi Lettori!

Con grande gioia vorrei dare il mio benvenuto alla nuova collaboratrice del blog “Verso”: MARIA ROSA ONETO poetessa, scrittrice e giornalista freelance. Con la pubblicazione di oggi inauguriamo la Sua nuova rubrica personalizzata intitolata “PENSIERI E GIOCHI DI PAROLE”, dedicata ai racconti, alle riflessioni, agli articoli vari tra la narrativa, la poesia e il giornalismo. Auguro buon lavoro alla nostra Cara Maria Rosa e tante profonde emozioni a tutti i Lettori del sito.

Izabella Teresa Kostka

● NOTA BIOGRAFICA DI MARIA ROSA ONETO

Maria Rosa Oneto, nasce a Rapallo (GE). L’amore per la scrittura e la Poesia si manifestano prestissimo nella Sua vita.
L’ambiente in cui cresce, dove il mare e la bellezza del paesaggio tolgono il respiro, le fanno superare i momenti di solitudine e smarrimento.
Disabile sin dalla nascita, ottenuto il Diploma Magistrale, continua per diletto gli studi. Ottiene numerosi Premi e Riconoscimenti in vari Concorsi Letterari. Pubblica personali Sillogi e Antologie poetiche con altri Autori.

Per “Pensieri e Giochi di Parole.”

ATTENDO

Son qui, in questo giacimento di cuore, che regala sofferenza e pensieri tardivi. Respiro l’aria che vagandomi attorno, raccoglie: ruscelli, canti di bimbi, cinguettii di uccelli a primavera.
Ammiro la vastità del cielo, quello scorrimento di nubi, simile alla transumanza.
Vado oltre, al di sopra del nulla, dove i sogni cercano rifugio.
Lo spazio si amplia, diventa Mondo del Divino e dell’Eterno.
Mi lascio incantare da quell’azzurro fluido che i tormenti dilata; ricuce le speranze, frantumando il tempo dell’oggi e della lontananza.
Anime dissolte nel vento. Corpi inceneriti senza più sostanza.
Voci scomparse all’improvviso. Abbracci che si sono persi dopo essersi trasformati in alberi secchi.
Anche le foglie sono cadute, nel tremolio del rimpianto.
Soli a guardare la vita, che odora ancora di latte e marmellata. Tracce di un rosso vivo su labbra silenziose. Mani da lavoro con i calli della fatica e una giostra di parole in fuga.
Sono morta e risorta dall’alba al tramonto, veleggiando sulle sponde di un mare sconfinato che riprende le onde.
Nel riflesso che trafigge lo sguardo, ho impugnato la penna come una lama acuminata.
Ho versato parole di sangue su un foglio nudo che la fame aveva macchiato. Ancora abbraccio me stessa come fossi una bambola di pezza negli scarti in soffitta.
Attendo la sera, raccontando fiabe davanti allo specchio.

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

“CUORE ZINGARO – AMORE A PRIMA VISTA” vol.I di FRANCESCA GHIRIBELLI a cura di SABRINA SANTAMARIA

“Cuore zingaro- Amore a prima vista” Vol.I di Francesca Ghiribelli

“È una sgualdrina dell’Est è una maledetta zingara”.
Il terzo romanzo di Francesca Ghiribelli mi ha profondamente scossa. Mi sono ricordata di un romanzo che lessi anni fa “Le nevi blu” in cui il protagonista della storia era un bambino che viveva nell’incubo della Russia Staliniana. Gli incubi di questo bambino erano “Stalin e i pidocchi”. Allo stesso tempo mi riportata alle reminiscenze infantili della principessa Anastasia, era rimasta orfana anche lei e nessuno voleva riconoscere le sue origini se non alla fine ricollegandoci alla riproduzione del cartone animato della vicenda. Questa terza pubblicazione è il segno tangibile del forte impegno che l’autrice manifesta sempre accorta, attenta conoscitrice delle vicende storiche del mondo sia della psicologia dell’essere umano, sia delle questioni sociali. Questo romanzo d’amore non è solo una storia amorosa, ma dietro la vicenda sentimentale, d’attrazione fisica vi sono ragioni sociali. La Ghiribelli manifesta in sé stralci della letteratura russa come Leòn Tolstoj mi riferisco soprattutto all’opera “Anna Karenina” ed anche allo studio attento psicologico dei personaggi di Dostoevskij. Questo piccolo libro è un ottimo spunto per riflettere sulla storia dell’Est tanto problematica e piena di colpi di scena. La protagonista del libro è Stana, la Ghiribelli la descrive come una “piccola principessa russa”, ma era un sogno della protagonista che la nostra scrittrice sottolinea: “Sin da bambina sognava di essere una principessa, ma le sue origini erano umili, e davvero non sapeva se la vita l’avrebbe mai accontentata”. Nell’opera ho rintracciato sequenze narrative sapientemente dettagliate dal punto di vista psicologico, i dialoghi fra i due protagonisti è breve a volte, ma intenso, la nostra descrive con cura gli sguardi, le espressioni del volto. È molto preponderante l’intenzione di analizzare freudianamente i personaggi. Stana è una ragazza che non si sente più degna di essere amata, rispettata da alcuno ecco perché rifiuta, rigetta sulle prime le buone intenzioni di Ottavio, l’altro nostro protagonista il quale nonostante provenga da una famiglia nobile e ricca e avesse origini militari mostra il lato più buono di se stesso senza giudicarla. La nostra protagonista non aveva scelto da se stessa la sua vita, il suo avvenire, ma era stata vittima del contesto in cui era vissuta, sua madre era russa, ma il padre era dell’est, questa unione di origini diverse l’avevano resa agli occhi degli altri una “zingara”. Da qui il titolo dell’opera “Cuore zingaro”, questo epiteto “zingaro” ci fa pensare un imbarbarimento delle culture dell’Est, ma non è solo questo l’unico spunto di riflessione del romanzo apparentemente solo sentimentale, la Russia in passato deteneva il potere sulle nazioni circonvicine facendole sue, tanto che prima del 1989 veniva chiamata Urss(Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) assoggettando la Polonia, la Romania, la Jugoslavia, tutti paesi che per culture, lingue, abitudini erano tutti diversi fra loro. Essere russi significava essere “nobili”, mentre appartenere essere rumeni, polacchi, jugoslavi, bielorussi era, forse ancora oggi è sinonimo di “zingaro”, essere di basso ceto, di scarsa considerazione sociale, anche in Italia, in genere vi è il pregiudizio che le donne dell’Est siano persone di malafede, gente poco seria di cui non potersi fidare. Fra l’altro la Ghiribelli sottolinea nelle sue pagine che la Russia è un paese molto vasto ed eterogeneo: “Era nata in un misero villaggio alle porte della popolosa Mosca, ma non aveva mai conosciuto la magia di quella città, che tutti affermava essere meravigliosa.[…]Lei amava essere russa, ma ciò che ripugnava era la goliardia di quella società impavida e usurpatrice di libertà”. I russi si consideravano di “razza” pura, infatti tutti gli uomini dell’est non erano considerati degni di vivere. Ottavio è il personaggio-protagonista che compie un’evoluzione dentro di sé, il suo cuore è duro all’inizio della storia, sente dentro il suo cuore un forte sentimento di rabbia, odio, quasi non volesse amare più. Le parole “cattive” “senza scrupoli” del carceriere penetrarono il suo essere come una spada si sentì trafitto, distrutto da quelle frasi di odio: “Se vuoi ti dico dove sono diretti: all’inferno!”. “Sapete le origini della donna di quel gruppo?”(Stana si trovava tra i prigionieri), “Luride, origini luride, di sicuro”. Ottavio si risentì profondamente ascoltando questi pregiudizi sintomi seri di un progetto di “pulizie etnica” aberrante: “Ottavio era inorridito da quel modo di fare così dannatamente esplicito, crudele, onnipotente e pregò in cuor suo di riuscire a liberare quell’angelo di ragazza”. In questo preciso momento quest’uomo rivendica il suo desiderio di appartenenza come genere umano, mi ha ricordata Einstein quando gli fu chiesto a quale “razza” appartenesse ed il grande scienziato rispose: “razza umana”. “Cuore zingaro” è un romanzo sentimentale che rispecchia l’amore a prima vista, la chimica degli sguardi, l’amore a prima vista, tema tipicamente femminile, ma la nostra autrice ha saputo intrecciare tematiche diverse in un libro piccolo a livello di brossura, ma di grande impatto per il lettore, ella ha saputo unire introspezione psicologica, motivi etico-sociali e politici, infine anche i sentimenti. Dopo “Un’altalena di emozioni”, “Twins’Obsession”, “Cuore zingaro” è la terza pubblicazione in prosa di tutto rispetto. Quest’autrice ha dimostrato di saper emozionare il lettore con la poesia nel caso del primo libro e con la prosa con le altre due pubblicazioni, la sua caratteristica principale è la sensibilità.

Sabrina Santamaria

INTERVISTA A FRANCESCA GHIRIBELLI SULL’OPERA “TWINS OBSESSION” a cura di SABRINA SANTAMARIA

INTERVISTA A FRANCESCA GHIRIBELLI SULL’OPERA “TWINS OBSESSION”

● Sinossi romanzo

Il diario di una donna dalle sfumature ossessive, dove in ogni riga albergano le sue più profonde paure e i suoi famelici dubbi.
Un’ossessione, come una specie di apnea, dalla quale a tratti sembra fuoriuscire e in altri momenti ricadere come un peso morto, ma sarà proprio il dialogo con il suo diario a mostrarle faccia a faccia i suoi più profondi tormenti fino ad arrivare a scoprire la verità su una inquietante storia.
La storia di se stessa e dell’indimenticabile legame con la persona più importante della sua vita.

● Note biografiche

Francesca Ghiribelli è ragioniera programmatrice. Fin dai sei anni ha coltivato la passione per la poesia e la scrittura. Ha ricevuto molti riconoscimenti nazionali nel suo percorso letterario, pubblicando anche un libro di poesie illustrate (Un’altalena di emozioni, Bancarella Editrice). L’autrice gestisce un blog (www.francescaghiribelli.blogspot.it), ed è stata insignita “SCUDIERO DELL’UNIONE MONDIALE DEI POETI” dal Cavaliere Silvano Bortolazzi per il suo impegno dimostrato nel campo della letteratura. L’autrice ha pubblicato il suo primo romanzo ‘TWINS OBSESSION-IL DIARIO DI UNA GEMELLA OSSESSIONE’ edito SACCO ARDUINO EDITORE DI ROMA. Il suo primo romanzo d’amore “Cuore zingaro – Amore a prima vista Vol.I” è stato pubblicato da Il seme bianco di Roma.

La seguente intervista aiuterà i lettori a comprendere la passione profonda che l’autrice nutre per la letteratura e a cogliere quelle che sono state le ispirazioni che l’hanno portata a scrivere questo suo nuovo romanzo, genere differente rispetto alla sua raccolta poetica “Un’altalena di emozioni”, già precedentemente recensita nel blog “Verso – spazio letterario indipendente”.

S.S.: Da dove nasce per te questo amore appassionato per la letteratura?

F.G.: Il mio amore per la letteratura e per la lettura in generale nasce fin da piccola. Quando avevo pochi mesi sfogliavo già libri illustrati per bambini, dove le figure colorate attiravano il mio sguardo rapito da quelle storie su carta. Se pensiamo che dei semplici fogli rilegati fra loro possano incantare un lettore, possiamo davvero dire che il libro resta e sarà sempre un’invenzione meravigliosa. L’unica invenzione che dà voce ai nostri sogni.

S.S.: Il personaggio del tuo romanzo potrebbe essere paragonato a quale mito della letteratura del Novecento?

F.G.: Una domanda davvero interessante e particolare. Diciamo che non mi sono ispirata a nessun tipo di mito della letteratura del Novecento e quindi il personaggio non può essere paragonato a nessun genere già esistente. Un’idea nuova arrivata dalla mia ispirazione inaspettatamente e all’improvviso.

S.S.: Come mai dopo la tua opera “Un’altalena di emozioni” hai deciso di cambiare matita e scrivere un romanzo?

F.G.: Dopo la pubblicazione del mio primo libro di poesie ‘Un’altalena di emozioni’ mi sono dedicata a poesia e a narrativa contemporaneamente. Di solito come tutti gli scrittori emergenti si inviano molti manoscritti in valutazione a varie case editrici e per caso ho voluto inviare questo tipo di nuovo romanzo che si differenzia dalle solite trame d’amore, che scrivo a sfondo storico o contemporaneo. Così è stata la volta buona, perché la Arduino Sacco Editore di Roma ha scelto proprio questo genere, dicendo che era molto particolare e che valeva la pena pubblicare. Da parte mia, sono rimasta stupita, visto che pensavo di saper scrivere meglio narrativa di altro tipo.

S.S.: Il tuo personaggio é un tuo alter ego? L’altra gemella potrebbe essere paragonata alla letteratura?

F.G.: Il personaggio della protagonista di ‘Twins Obsession’ non è un alter ego, né mio né di altre persone. E direi neanche una possibile altra gemella paragonata alla letteratura. Io la accomunerei alla singolare storia di una donna, dove i dubbi e le paure di un passato che non ricorda come suo, possano accomunare a volte la vita di tutti noi. Possiamo non ricordare per un vuoto improvviso di memoria, ma possiamo anche non voler ricordare per un particolare trauma subito o addirittura perché ci fa troppo male scoprire la verità che appartiene alla nostra vita quotidiana.

S.S.: Il fatto di dare un tono un po’ “paranormale” alla tua opera lo hai fatto per un tuo bisogno di trascendenza?

F.G.: Il lato paranormale del libro non è stato cercato volontariamente, anzi è venuto spontaneo passo dopo passo. Niente di trascendentale, anzi il mio credo è cattolico e credo non volendo sia stato questo a voler regalare alla storia un profondo significato esistenziale. Avere la consapevolezza, che la morte non può essere evitata, e riuscire a non perdere definitivamente le persone che amiamo. Non le perdiamo mai completamente, nonostante gli errori compiuti nella nostra vita.

S.S.: Per il pensiero che esistono altre vite al di là della vita materiale dei corpi?

F.G.: La materialità dei corpi oltre la vita e l’esistenza di altre vite dopo la morte riguarda più una religione trascendentale e non quella cattolica in cui credo. Io credo nell’esistenza di una dimensione paradisiaca dove potremo ritrovare i nostri cari dopo aver abbandonato questo mondo, ovvero nella resurrezione delle anime e dei corpi. La morte non è la fine di un tutto, ma una seconda possibilità per rincontrare chi abbiamo perso durante il nostro cammino terreno.

S.S.: Qual è stata la molla che ha fatto scattare in te questo pensiero di scrivere di una “gemella ossessionata”?

F.G.: Una domanda molto complicata anche per la sottoscritta che ha scritto il romanzo. La prima ispirazione è arrivata attraverso l’immagine di una donna sola rinchiusa in casa e abbandonata a se stessa, mentre la parte della gemella ossessionata è arrivata soltanto dopo i primi capitoli. Tutto è giunto quando ho dovuto scegliere l’identità della persona a cui la protagonista scrive e quest’idea della gemella mi sembrava molto promettente e curiosa.

S.S.: A quale target di lettori lo consiglieresti? Quale stato d’animo vorresti risollevare, divertire, distrarre con questo libro?

F.G.: Il mio romanzo è aperto a tutti i tipi di lettori che amano leggere, soprattutto narrativa contemporanea, ma ovviamente potrebbe piacere di più a chi ama i libri scritti in forma epistolare e a chi ama un po’ di mistery psicologico e surreale. Coloro che preferiscono unire realtà e paranormale attraverso una lettura che incuriosisce ad andare avanti per spingere il lettore a scoprire la verità fino all’ultima pagina. Le persone che lo hanno letto finora mi hanno detto proprio che la sua scorrevolezza e la sua trama ti spingono a restare incollato alle pagine per sapere come finirà. E per una come me, che non credeva neanche di poter arrivare ad una pubblicazione romanzesca, è una bellissima soddisfazione, credetemi. Vorrei che la mia opera potesse distrarre e al contempo lasciare il segno.

S.S.: Quale emozione ha suscitato in te la scrittura di questo romanzo, genere completamente diverso al primo tuo libro?

F.G.: Devo dire che nasco con la poesia, genere che preferisco in assoluto, ma posso confermare di essermi divertita a scrivere ‘Twins Obsession’, anzi per l’ispirazione giunta velocemente e improvvisamente sono riuscita a scriverlo in circa tre mesi. La stesura è stata emozionante, sorprendente e indimenticabile.

S.S.: Perché hai voluto dare al libro una forma diaristica?

F.G.: Questa è la prima opera a cui dedico una forma epistolare e diaristica. Non mi sono posta troppe domande, l’idea è arrivata di getto ed era l’unico modo per rendere la narrazione speciale e intima. Il lettore, anche quello che ama leggere di meno, credo possa preferire una forma narrativa più semplice come quella del diario. Un diario può essere interpretato bene da tutti e ogni lettore entra meglio nella storia. E poi tutti prima o poi abbiamo appuntato i nostri pensieri in un diario o in piccola agenda! Una forma di scrittura che avvicina il mondo prima o poi.

S.S.: Visto che ti occupi anche di recensire le opere altrui, se dovessi recensire la tua opera, quali aspetti metteresti in rilevanza?

F.G.: Già, da sempre mi dedico con passione a recensire opere altrui sul mio blog, soprattutto di autori emergenti italiani. Penso che soltanto leggendo possiamo arricchirci meglio, ogni libro esistente ci può regalare qualcosa di nuovo e utile per la nostra vita. Ogni storia ha la propria anima da donare. L’autore non può giudicare da solo la propria opera, anzi dovrebbero essere gli altri a commentare positivamente o negativamente con un parere sincero. Soltanto così chi scrive con passione può crescere e migliorare. L’unica cosa che posso dire a chi mi leggerà o recensirà è di tener presente il particolare genere del mio romanzo, potrebbe essere un piccolo punto in più che lo differenzia, perché unisce generi diversi: narrativa contemporanea, mistery psicologico e paranormale. Buona lettura!

Sabrina Santamaria