VERSO CONSIGLIA: Il grande ritorno del poeta MARCO GALVAGNI “I SOTTILI PENSIERI DI CANTO” (Libeccio Edizioni – CTL, 2019)

(by I.T.Kostka)

Abbiamo sentito la sua mancanza da un lungo periodo di tempo e ora, finalmente, posso annunciare con gioia il grande ritorno del talentuoso e romantico autore milanese Marco Galvani. Il suo prossimo libro di poesie dal titolo “I sottili pensieri di canto” vedrà la luce tra pochi giorni grazie alla Casa Editrice CTL e il suo marchio Libeccio Edizioni.

Ovviamente non posso svelare in anteprima tutti i dettagli di questa incantevole ed emozionante raccolta, che sicuramente regalerà a ogni futuro lettore il meglio della poetica di Galvagni: ardenti canti d’amore scritti con un linguaggio sublime e raffinato, versi travolgenti come le maree di un amore profondo e passionale.

In seguito riporto uno stralcio della prefazione a cura della scrittrice e psicologa Valeria Bianchi Mian, tre poesie tratte dal libro e la nota biografica dell’autore. Buona lettura!

• Tratto dalla prefazione a cura della scrittrice e psicologa Valeria Bianchi Mian:

“Se non è facile scrivere storie d’amore, ancor più complesso è tessere i sentimenti in versi per cantare la poetica del desiderio.
Tradurre i dettami della passione in metafora non è un procedere per sublimazione; si tratta piuttosto di cogliere al volo una sensazione impellente, la necessità immediata del volto e del corpo dell’altro, per offrire le mani alla propria terra animica e scavare, aprendo varchi. Si tratta di lasciar emergere immagini ancora in abbozzo, affinché l’intuizione si possa far strada nel buio del ‘non ancora’. È così che la poesia d’amore nasce, cresce e, attraverso l’innamorato, parla un linguaggio universale.
Il poeta in amore è colui che con Eros opera trasformazioni, colui che rimescola la Prima Materia delle emozioni, della volontà imperante, dell’istinto, e ne fa componimento affettuoso dedicato all’oggetto amato – ché il soggetto è lo stesso poeta riflesso nel volto dell’altro/a.
Non è facile per me, per il mestiere che svolgo in questo spazio-tempo, leggere poesie amorose senza aprire le pagine della favola di Eros e Psiche. Faccio danzare i due protagonisti nella mia mente, li osservo prendere forma attraverso le parole di Marco Galvagni, un poeta capace di intrecciare il filo della terra al cielo, dando il via a un ballo-duello appassionato di farfalle in volo e onde in tumulto. Leggo le sue poesie e vedo l’anima – Psyché – alla ricerca di un Dio, quell’Amore che si cela nel non detto tra le parole e poi per incanto si mostra. Il lettore di questa silloge viene attratto dal percorso che si va delineando tra un uomo e una donna destinati all’incontro (…)”

• NOTE BIOGRAFICHE

MARCO GALVAGNI nato a Milano. Residente tuttora a Milano ma domiciliato a Lanzo D’Intelvi (CO).

Ha conseguito la maturità classica per poi frequentare un anno a Lettere Moderne all’Università Statale di Milano e l’anno successivo a Lettere e Filosofia all’Università di Pavia, seguendo contemporaneamente le lezioni di psicologia dell’Università di Padova.

Segnalato a soli 15 anni nel prestigioso Premio Internazionale Mosè Bianchi (Milano).

Autore di sei libri di poesia:
Nel 2001 “Nel labirinto” (Montedit), prefazione di Olivia Trioschi, secondo classificato nel Premio Nazionale Emma Piantanida, Legnano (MI). Commento 5/5 su http://www.ibs.it
Nel 2002 “L’arcobaleno” (Montedit), prefazione di Massimo Barile, secondo classificato al Premio Nazionale alla memoria di Maribruna Toni, Piombino (LI). Secondo classificato nel Premio Nazionale Emma Piantanida, Legnano (MI). Menzione d’onore al Premio Nazionale Pinayrano (TO).
Nel 2003 “Nel germoglio vergine” (Montedit), prefazione di Massimo Barile, vincitore assoluto del Premio Nazionale Falesia, Piombino (LI). Terzo classificato nel Premio Nazionale Peter Russell (NA).
Nal 2010 “Il gomitolo dei sogni” (ilmiolibro), quinto classificato nel Premio Nazionale Peter Russell (NA).
Nel 2016 “Profumo di vita” (CTL), prefazione di Izabella Teresa Kostka, recensione 5/5 della poetessa Francesca Piovesan su http://www.ibs.it Commento 5/5 su Amazon.
Nel 2018 “Gocce di stelle” (CTL), recensione 5/5 della poetessa, scrittrice e critico letterario Emilia Fragomeni su http://www.ibs.it Recensione 5/5 dello psicologo con Master Massimo De Bari.

Vincitore di numerosi primi, secondi e terzi posti (nonché Menzioni d’onore) sia in Concorsi Nazionali che in Concorsi Internazionali per la poesia singola nel periodo dell’intensa partecipazione ai Concorsi 2000-2004. Spiccano i 2.000.000 di lire vinti con il primo posto assoluto nell’importante Premio Nazionale Vernato Arte (Biella) nel 2001,
Segnalato nel 2010 nel famoso Premio Nazionale Città di Corciano (PG) e secondo ex-aequo nel 2015 nel Premio Nazionale Campodipietra, Jelsi (CB).

Autore di diversi reading poetici, tra i quali i più rilevanti sono quello tenutosi al Teatro Filodrammatici di Milano con Giuseppe Conte e Tomaso Kemeny, quelli che si sono svolti presso La Casa delle Arti che gestisce la casa di Alda Merini, in Via Magolfa 32, sempre a Milano, il “Binari in Versi” con Roberto Marzano (GE) e il “Verseggiando sotto gli astri” con Izabella Teresa Kostka (MI).

Dieci sue poesie sono state pubblicate dal mensile nazionale Poesia di cui è Direttore responsabile Nicola Crocetti. Inoltre, del Comitato di redazione, fanno parte, fra gli altri (in ordine alfabetico), Antonella Anedda, Maria Grazia Calandrone, Roberto Carifi, Milo De Angelis, Nicola Gardini, Vivian Lamarque, Franco Loi, Daniele Piccini, Marina Pizzi, Giancarlo Pontiggia e Silvio Ramat.
Alcune sue poesie sono state pubblicate dalla rivista Liburni Arte e Cultura.

Autore di saggi critici su libri di poesia e recensioni.

Sito internet: http://www.marcogalvagni.it

• Alcune poesie scelte tratte dal libro:

L’ISOLA

Incrociando i tuoi occhi in quella casa
dalle tegole ghiacciate, regno
dei nostri giardini d’innocenza
d’incanto è nato un seme d’amore;
sgorgherà a primavera come una polla alpina,
come un arco di cielo che s’accende
e ha un alfabeto segreto
per scambiarsi criptati messaggi di tenerezza,
fluttuanti nel vento d’aprile
con una pioggia che cade fitta sulle nostre vicende umane.
Mi struggo come un’orma nella neve
attendendo nella mia cripta di sfiducia
di volare con te sulle ali del vento
come una farfalla innamorata.
E aspettando di rotolarmi con te
nel prato di fiaba d’una verde isola
vi costruisco il nostro nido d’amore,
riposandomi nella grande spiaggia dell’attesa.

I COLORI DEL FUTURO

I colori del futuro,
una varietà di tonalità variopinte e dall’accento vivace.

L’anima invece è candida,
nutre il corpo di luce trasparente che l’occhio irradia.

E’ un contrasto d’amore,
in cui il palpitare per una nobile vita è ardente di fiamma.

Che è il cuore che batte,
nei pensieri ideati per occhi nocciola dai raggi di calore.

E sul volto si dipingerà di rosso l’emozione del sorriso
nel cogliere il varco sino a giungere alla sua stella.

LE GUANCE DELL’AURORA

Stamane, le guance dell’aurora
narravano stupite, al tremore dell’ultima stella,
dello splendore della tua grazia
e il primo raggio di sole
ha illuminato i tuoi capelli frumento.
Le nuvole erano minacciose,
presto la pioggia sarebbe scesa ad aghi sottili
e i rami senza foglie degli aceri
lottavano contro le folate del furioso vento.
Tu invece eri serena e candida,
gli occhi nocciola ornati da fiamme dorate
velati di tenerezza, sin dalle prime luci
lievi m’hai donato coccole e baci,
tu che sei il mio fuoco in questo gelido inverno
la notti ardenti trascorse accanto.
E quando stanotte il buio sarà ubriaco di tempesta
e la pioggia sarà il lenzuolo della notte
squarciato dai venti, giungerai a me,
isola felice di quiete, sotto forma del tuo amore.

Il poeta Marco Galvagni
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LA POESIA DALL’ HABITUS EMOTIVO: “PAROLE SPORCHE” di DOMENICO GAROFALO a cura di Sabrina Santamaria

La poesia dall’habitus emotivo: “Parole sporche” di Domenico Garofalo a cura di Sabrina Santamaria

Quanti modi conosciamo per purificarci il nostro stato d’animo triste e pessimo? A volte una condizione depressiva potrebbe impadronirsi di noi fino ad atrofizzare il nostro essere, spesso a causa di un lutto, di una delusione o di una perdita non riusciamo a rielaborare il lutto e rimaniamo ingarbugliati dentro la gabbia dei nostri pensieri negativi. Comunemente sappiamo che facendo emergere le motivazioni del nostro malessere o raccontando a qualcuno dei nostri drammi potremo probabilmente sentirci risollevati e, sicuramente, ci farà l’effetto di sentirci meno soli. Dopo la lettura di “Parole sporche” scritto da Domenico Garofalo ho traslato il mio punto di vista, in quanto, senza rendercene conto, l’arte, la poesia, la musica possono fungere, alle volte, come catarsi dell’anima, come strumenti per far fuoriuscire lo sgomento che ci tiene legati alla rabbia o alla tristezza. Davanti ad un foglio bianco possiamo comporre poesie o qualsiasi testo narrativo che potrebbero salvare il loro stesso autore. Oggi ci troviamo sempre dinnanzi la solita retorica se la poesia possa salvare il mondo, le nuove generazioni, ma, in realtà, la poesia coadiuva a far emergere il poeta stesso affossato nelle sabbie mobili della sua stessa esistenza, da questa angolatura ci rendiamo conto che la poesia, forse in genere la letteratura, si tramutano in una mano invisibile tesa verso il suo stesso autore. La poesia, come il nostro Domenico Garofalo, ci dimostra è una catarsi dell’anima umana, poco importa se il poeta usi un linguaggio aulico, semplici, complesso, in vernacolo o se il testo poetico sia in rima o in stile libero, in questa sede chi scrive accompagna con la sua mano i tormentati strepiti del suo cuore che non osa indugiare a rimirar su stesso in un viaggio interiore che poeticamente viene codificato su carta. È come se il testo poetico non fosse più arazionale o senza emozioni, ma è come se i versi poetici indossassero l’habitus di un’emozione: la rabbia, la gioia, la tristezza, la malinconia. “Parole sporche” è una raccolta poetica che profuma da rito di purificazione, dai riti orgiastici o dionisiaci; l’autore anche nel momento peggiore, nel momento in cui tocca il fondo con le mani non si rassegna e trova una scorciatoia per riemergere. È probabile che molti critici letterari non definiscano la poesia del Nostro degna di essere definita tale, perché alcuni lettori potrebbero definirla scarna di contenuti e povera anche dal punto di vista stilistico. In realtà sforzandosi a leggerla tra le righe la poetica di Garofalo è tutt’altro che vuota di contenuti; sono innumerevoli i testi in cui leggiamo una profonda critica alla società come “Baracche, baraccopoli e baldracche” oppure in cui percepiamo un senso profondo di malinconia lieve che ondeggia a ticchettii fra i versi di alcune poesie. Non sono poesiole i testi di Domenico Garofalo per molteplici motivi; intanto perché questo libro è la sua quinta pubblicazione e il nostro autore ha già dimostrato in altri lavori la sua capacità di saper spaziare da un argomento all’altro, come nel caso di “Cambio matita”, ma adesso il Nostro esige uno scarto linguistico diverso perché è giunto ad una fase stilistico-letteraria che è mutata, vuoi perché un poeta si evolve durante il percorso del suo cammino e i suoi versi possono assumere tinte più accese o più atone. Mi sono piacevolmente immersa in “Parole sporche” perché ho costatato un tentativo da parte del suo autore di mostrarsi per quello che si è, senza timore del giudizio altrui. Una delle prime raccolte poetiche che io abbia letto in cui il lettore non troverà: il mare, l’aurora, le ali, il cielo, le stelle, il sole, la luna o l’amore. Per quanto possano emozionare le tematiche poc’anzi citate, ma, spesso, mi sono resa conto che molti testi poetici mancano di originalità stilistica e pur non volendo alcune espressioni diventano ripetitive, bacate e usurate. Nel libro di Garofalo si impone la quotidianità che, spesso, ci mette sotto scacco e ci domina. La rinuncia all’amore come atto supremo e la rievocazione della fisicità, traspare quasi un antiromanticismo per antonomasia, un tema ormai che tracciato il suo percorso in poesia e non ha più nulla di nuovo da dirci. Garofalo ricerca un nuovo campo tematico su cui comporre i suoi testi, un campo minato direi in cui nessun artista vorrebbe metterci piede. Il Nostro potrebbe catalogarsi fra gli indici dei poeti maledetti, forse il suo testo potrebbe trovarsi fra i libri proibiti però l’autore ha il coraggio di oggettivizzare l’Es freudiano che vive dentro di noi, ma che molti non vorrebbero riconoscere come facente parte perché ci inselvatichisce, tuttavia è proprio fra i “civilizzati” che accadono le peggiori cattiverie dell’umanità in cui a causa di molti cinici muoiono milioni di bambini nel mondo a causa delle guerre, delle pestilenze e della fame. Il Nostro a questa riflessione vuole indurci: dalla critica ai colletti bianchi alla povertà indotta, dal rimpianto di un’epoca che è stata alla macchinizzazione tecnomorfa dell’umanità che svilisce la sensibilità dell’uomo. Nello spazio creato da Garofalo la letteratura è un momento terapeutico in cui ogni attimo di vita deve necessariamente essere immortalato a prescindere se esso sia piacevole o sgradevole quel che conta in guisa è narrare e narrarsi, mi ha ricondotta alla sofferta Alda Merini che divenne poetessa dopo l’internamento in manicomio oppure a Virginia Woolf che frequentò dei corsi per la scrittura terapeutica o al tormentato Van Gogh il quale anelava ad un posto sociale negato infine al poeta Hölderlin. Il nostro autore decide di tendere la mano al sostegno dell’arte che talvolta può essere una valvola di sfogo e non motivo di sfoggio della propria bravura o talento, il Nostro apre una sfida che tanti autori hanno temuto di lanciare: la libertà di esprimersi come atto di purificazione dello spirito, infatti la poesia imprime su carta gli stati d’animo mentre il suo autore esprime il suo mondo interiore apparentemente illeggibile. Possiamo concludere che Domenico Garofalo abbia vinto la sfida? Sarebbe una conclusione affrettata rispondere che l’abbia vinta, sicuramente ha giocato ogni ultimo granello poetico nell’impari sfida dei versi amati ed usurati.

Sabrina Santamaria

“Una vita in bianco e nero” di Marco Messina: L’urlo strozzato dell’io (a cura di Sabrina Santamaria)

“Una vita in bianco e nero” di Marco Messina: L’urlo strozzato dell’io

Immaginate di pennellare il quadro della vita con colori accesi, vivi, in modo policromatico, però, mentre state per terminare il vostro bel capolavoro qualcuno per capriccio non fa altro che imbrattarlo ed insozzarlo di nero, voi cari lettori come vi sentireste? L’analisi della raccolta “Una vita in bianco e nero” del giovane talentuoso poeta Marco Messina mi ha suscitato questa visione; il poeta cerca di colorare la sua esistenza con colori pastello e vivaci, ma la banalità della vita reale lo costringe a portare un habitus in “bianco” e “nero”. Il Nostro si sente intrappolato nell’inutile macchina sociale in cui si scontra quotidianamente, il giovane poeta si rassegna di fronte all’inconsistente mondo caratterizzato dalla superficialità e dalla sorprendente rapacità del già dato? Ogni istante per i comuni esseri umani si appiattisce e diventa passato, quegli attimi di quegli orologi che misurano il tempo con una logica aritmetica? Il poeta investiga la realtà e non accetta la opulenta razionalità che massifica il pensiero rendendo gli uomini macchine per trasformare ogni desiderio realizzabile in un “tutto e subito”. Marco Messina sente dentro di sé uno slancio vitale bergsoniano che non potrà mai incastrarsi con le logiche omologanti della società massificata. I suoi componimenti poetici esprimono delle urla strozzate, dei gridi esistenziali trattenuti sul filo di lama e riversati su carta. In alcune poesie è stato sublimato il singhiozzare spezzato di un’anima troppo “pura” e “candida” che non riesce ad amalgamarsi nella plebaglia che preferisce l’apparire piuttosto che l’essere. Come finirà per un poeta che perde la sua fantasia si chiede Marco Messina? Ben consapevole che il vero artista può solo sopravvivere in una società che continuamente calpesta il suo essere fragile. Il Nostro non si riconosce facente parte di un corpo sociale che diviene facendosi anonimo, come una notte senza luna e senza stelle. Torniamo, allora, ai miti del poeta reietto sociale che mette ai margini della società? Nel caso di Marco Messina ci immergiamo oltre questa prospettiva in quanto egli non sta ai margini, ma per lui la marginalità non esiste perché la trascende creandosi uno squarcio visivo artistico che appartiene solo al poeta e a coloro che sanno bussare alla porta di questo panorama. L’Io nei versi si impone con il coraggio di chi ha sete di vittoria, ben consapevole di un probabile scacco, ma lo spirito militante è sempre sul campo di battaglia pronto a difendersi nella sua trincea di speranza. Mi ha trasmesso l’immagine suggestiva della “Ginestra” leopardiana in cui “umane sorti progressive” non giovano a nulla, ma portano l’ego umano a ipertrofizzarsi senza, tuttavia, averne alcun diritto. Il Nostro si muove sulla falsa riga dell’Ulisse Joyciano il quale vorrebbe ergersi ad eroe contemporaneo però il “dado è tratto” e rimane un essere inconsistente nel suo piccolo mondo quotidiano perché l’inconsistenza della realtà lo pervade. L’Io-eroe contemporaneo emerge e riemerge dal mare magnum del soffocante oblio presentificato che non vorrebbe lasciare tracce inghiottendo l’uomo nella frivolezza di istanti parcellizzati distruggendo la più profonda impronta umana: l’amore. Amore desiderato, spesso agognato dal poeta, lo cerca, non lo trova ed infine lo sogna. L’Io, infine, è lacerato, scucito, stracciato, un Io che rimane solo al centro del suo universo. Se la prima raccolta di Marco Messina raccontava di una storia del pensiero, “Una vita in bianco e nero” trasmuta di un piano ontologico, qui non è più solo il pensiero a narrare e narrarsi, ma il poeta trasfonde i piani trasformando in grafemi gli stati d’animo, i drammi del giovane Werther goethiano in Marco Messina diventano ritmi poetici: la vita del poeta viene resa in “bianco” e “nero” attraverso gli sguardi divoratori degli altri, dell’ “anonima” schiera che tarpa le ali a chi si ostina a sognare di sfiorare una cometa con la punta di una penna incrociando le rime libere che apostrofano il dramma di un giovane che è reso libero solo dalla poesia, questo è Marco Messina.

Sabrina Santamaria

Marco Messina

RITRATTI: MARIA TERESA TEDDE – una poetessa di bellezza interiore oltre il tempo.

(by I.T.Kostka)

Ho conosciuto Maria Teresa Tedde durante uno degli incontri nell’ambito del programma “Verseggiando sotto gli astri…” e sono stata piacevolmente travolta dalla sua grande energia, dalla voglia di vivere e, soprattutto, dal suo solare sorriso circondato da una ribelle chioma azzurra. “Fata Turchina” – ho pensato subito e così la chiamo ancora oggi.

È una poetessa e una donna di bellezza interiore oltre il tempo, sfida le difficoltà della vita quotidiana con la forza di una vera guerriera, lasciando in ogni situazione la testimonianza della sua grande e sincera umanità. Porta con sé il calore della Sardegna, delle emozioni vere che, nella loro nobile semplicità, diventano come diamanti elaborati nei versi delle sue poesie. Maria Teresa Tedde non passa mai inosservata e non grazie alla sua celeste “testa di mare”, ma grazie all’aura di luce e di preziosa empatia che la circonda.

In seguito vorrei presentare il suo libro di poesie fresco di stampa dal titolo “Senza scudo”, edito con grande professionalità dalla casa editrice Pluriversum Edizioni.

NOTA BIOGRAFICA

MARIA TERESA TEDDE, docente in pensione, si dedica con passione alla scrittura di racconti, di qualche romanzo ed ora prevalentemente è dedita alla poesia. Ha partecipato a vari reading poetici, su selezione, in varie città sia sarde che lombarde e altro.
Ha presentato le sue raccolte poetiche (con oggi cinque) a Sassari nei locali Museali della FRUMENTARIA, insieme alla mostra personale del pittore Pier Domenico Magri, a P.Torres ( libreria Koinè- Artemisia Art Cafè), Sassari (Biblioteca Universitaria- Auser- Ex Tappezzeria Dettori- Spazio Arte-Kaos), Cagliari ( MEM) Nuoro ( Caffè Culturale Tettamanzi –Locali ex Convento), Bolotana-Biblioteca Comunale- Alghero (Res-Publica), Roma( Casa Internazionale delle Donne). Milano, varie volte (– Spazio Casa Di Alda Merini- Le Trottoir Caffè Culturale sui Navigli – Università Terza Età-), Biassono ( Monza) e Lissone( MB) -Atelier Spazio Galleria di Ronzoni. Nel marzo 2017 le è stato conferito il Titolo di “ACCADEMICO D’ONORE NELLA CLASSE DELLE LETTERE “ dal Prof. Alfonso Mura- Rettore DELL’ACCADEMIA INTERNAZIONALE DEGLI EMPEDOCLEI ISTITUTO SUPERIORE DI STUDI FILOSOFICI DI AGRIGENTO.
Nel 2017 si è classificata terza nel concorso di Poesia- sezione lingua italiana- organizzato dall’ASSOCIAZIONE CULTURALE CULLEZIU di Sassari ricevendo medaglia ed attestato presso l’aula magna dell’Università di Sassari.

• Tratto dalla nota dell’autrice

Perché “ SENZA SCUDO”

Dare un titolo significativo dei temi poetici inseriti nella raccolta non è una cosa né scontata né banale.
Titoli ne ho scritto venti: li rileggevo e riflettevo sulle poesie inserite per verificarne la risonanza, ma non sentivo quel sussulto emozionale che mi comunicasse “ È questo”.
Poi tutto è diventato chiaro, grazie ad una folgorazione avuta osservando le opere pittoriche del grande artista contemporaneo Pier Domenico Magri, capace di comunicare emozioni con immediatezza: nei suoi dipinti spaziali e materici, c’è sempre uno scudo, a volte anche più scudi, totali o parziali, come elemento protettivo in spazi interstellari privi di elementi figurativi umani ma estremamente ricchi di movimenti segnici vitali e carichi di pathos anche grazie all’utilizzo di colori che entrano nell’anima.
Ed ho capito che nella nostra vita, spesso, questi scudi mancano: si nasce senza una vera protezione dalle esperienze varie che la vita presenta e che solo attraverso queste ci si crea uno scudo per non soccombere e così apprendere ed affrontarne di nuove. Da qui il titolo della mia silloge.
Ringrazio infinitamente Pier Domenico Magri per avermi concesso di impreziosire i versi con una sua opera pittorica a mio avviso di forte impatto emozionale e significativa del senso del titolo.

• Dalla prefazione a cura di Bruno M. Daga:

“ … L’autrice ha scelto di mettere per iscritto ogni suo pensiero in versi, scegliendo la poetica ogni qualvolta, spesse volte al giorno, venga a visitarla. Non usa metriche o alessandrine e non ha problemi legati a stili o a giudizi. Si compiace che la sua poetica racconti la sua storia, le storie di tanti, come lei ama sottolineare; i versi devono arrivare al cuore, suscitare miraggi, emozioni.”
…” Le poesie qui pubblicate hanno forti accenti vitali, recupero delle memorie quotidiane, delle proiezioni enfatiche del suo stile. La banalità non è mai di casa, ma oggetto del verso, concetto da sviscerare e proposta di rinnovamento.
Alcuni testi sorprendono per l’immediatezza del messaggio e per il manifestarsi come poesia libera e sferzante: “ Mi ferirai, oh se mi ferirai!” Inizia così la prima di tutte, che dà il titolo a questo libro. Ecco la guerriera! Ferita e senza ali, senza braccia!
Poeta con ali da gigante che non può camminare.
“ Quanto costa amarti senza difesa?”
Domanda di abbandono consapevole alla vita. Sapere di essere esposta a tutto nella vita, coraggioso intento di energia…”
“ …il mondo di Teresa è il nostro mondo: il luogo degli incontri, delle opportunità da cogliere, di segnali chiari, di sentimenti sciolti da ogni vincolo…
Lei cerca sempre il volo, quella rinascita dalle ceneri…”
“…Cessa la tempesta
si ritraggono le bufere
folgorante sole
asciuga le tue ossa
ed io ricevo ancora
la tua certezza di vita
nell’impermanenza
di attimi che si susseguono “.

• Stralci di postfazione di Eugenio Cossu:

“…La poesia di Maria Teresa, appunto, è umanità, umanità pura; i suoi versi sono dettati dalla sua umanità, sono la foto di sentimenti veri, di dolori ma anche di gioie che hanno segnato e segnano la sua vita…
…Tutti i suoi versi, se li leggete bene, sono legati a emozioni vere delle sue giornate…”
“…È fatta così Maria Teresa, è un vulcano in perenne eruzione, un’onda in perpetuo movimento che però non ti travolge ma ti accompagna, accarezzando i tuoi sentimenti e accompagnando, sempre, dolcemente, le tue emozioni”…

• Alcune poesie tratte dal libro:

GUARDA AVANTI

Chiudila qui
non voglio sentire altre parole.
Togli le virgole
I punti
I Se e i Ma.
C’è un sentiero da percorrere
le parole mandale in apnea.
Ci sono azioni da compiere
in questa vita sgarruppata.
Perciò taci
metti le mani in tasca
guarda avanti
e inizia a camminare.
Non c’è altro da dichiarare
nel respiro del mondo.

TANGHI

Tanghi a piedi nudi
in stanze calde
tanghi improvvisati
prima che il buio
invada l’anima.
Emozioni di passi a due
che si intrecciano
e sciolgono attese.
Pretese di eternità
oltre le bianche tende
di un sogno fatto materia.

COLONNE

Acqua
bisogno di un bicchiere d’acqua
quella con bollicine
che fanno ridere i pensieri.
Ebbra di trasparenze
lascio il vino nei grappoli
m’inebrio a ogni nostro ricordo
canto vecchie canzoni
mi strappo i pantaloni
cogliendo more.
E quando giunge la sera
mormoro la mia preghiera
laica e libera
per avere trovato nutrimento
e aver placato il tormento
di assenze
di colonne di vita mia.

Tutti i diritti riservati all’autrice

GIUSEPPE ANASTASI il “CUBISTA” della LETTERATURA a cura di SABRINA SANTAMARIA

Giuseppe Anastasi il “Cubista” della letteratura a cura di Sabrina Santamaria.

Immaginate di leggere un poema epico, mistico, biblico, provocatorio, socio-filosofico, in realtà “La Grande Seduzione” è un quadro cubista che schiude immaginari plurimi di lettura, “figlia” dell’impegno riflessivo di un poeta, Giuseppe Anastasi, pronto a narrare con un linguaggio cinquecentesco attraverso l’endecasillabo, un mito: la “caduta di Lucifero nell’Inferno”, la Seduzione primordiale (operata da Lucifero nei confronti angeli che caddero nell’abisso, divenendo demoni a causa della loro “corruzione”) quindi ancor prima che Dio creasse: l’universo, il cielo, la terra, il creato, l’uomo. Il Serpente Antico che sedusse Eva a mangiare il frutto dell’albero “proibito”, della conoscenza del “bene” e del “male”, vorrebbe innestarsi nella nostra mente e nel nostro cuore, quindi nel contesto quotidiano ed in toto nella società moderna, mondiale e globalizzata. Anastasi ci racconta un evento primordiale, che tutti conosciamo, ma che nessuno osò mai narrare, poetare, raccontare, dipingere in una tela, scolpire o trattare come tematica filosofica. L’“Apoteosi” di Anastasi pubblicata tra il 7/11/2016 (uscita web) e il 10/12/2016 (presentazione ufficiale), è un’auto-produzione “anacronistica” e attuale al tempo stesso, costituita da dieci canti dal linguaggio dotto, comprensibile e con dettagliate guide alla lettura. Buona Scoperta!
Sabrina Santamaria

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Note biografiche:

Giuseppe Anastasi nasce a Messina il 21 Giugno del 1978. Con una formazione tecnica e nessuno studio accademico, liberamente da autodidatta, il giovane siciliano sceglie il proprio bagaglio culturale spaziando da Hesse a Dante, da Proust a Pirandello. Poeta pluripremiato in ambito regionale e non solo, e per citare esclusivamente i primi posti, “Carlo Labisi” 2015, “Poesia da Contatto” 2016, Boccavento 2018, “Carlo Labisi” 2018 e “Bagnara è Poesia” 2018.

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Intervista a Giuseppe Anastasi

SS: La lettura del tuo poema “La Grande Seduzione” mi ha ricondotta ad una riflessione socio-politica che tu, tacitamente tra le righe compi: il male siamo noi? Si tratta solo di una mia interpretazione?

GA: Le interpretazioni sono svariate, ovviamente la tua è molto azzeccata. Ti dirò, l’aspetto bizzarro dell’opera è che essa rappresenta tante cose, ad esempio un professore di liceo ha interpretato il “Dragone” come la rappresentazione della tecnologia, mentre mi limitai a chiedere all’illustratrice Giada Bognolo, di fargli indossare un’armatura simile a quella di un cavaliere dello Zodiaco.

SS: Il tuo poema lo considero davvero intrinsecamente “Tuo”, in quanto l’aspetto stilistico (la metrica, i versi, la rima) apparentemente è obsoleto, ma, in realtà, tu attingi dai “grandi” letteratura italiana creando in modo originale, al tempo stesso, una “figlia” dei nostri tempi…

GA: Riguardo al linguaggio ho cercato di ricalcare gli stili poetici che usano una metrica precisa, non per capriccio o per stupida pedanteria intellettuale, ma perché lo esigeva un poema epico-religioso a tratti mistico, ho cercato infatti di “salire sulle spalle dei grandi”, usando canoni classici, ma rivisitandoli , quindi il linguaggio risulta fruibile, alla stregua di un “buon vestito” da far indossare alla mia opera.

SS: Quando si discute del tuo stile poetico, spesso viene paragonato a quello del “Sommo Dante”, alla Divina Commedia e al linguaggio trecentesco(latino, volgare). Forse più che lo stile, tu riprendi le tematiche della Divina Commedia(ogni sesto Canto delle Cantiche dantesche affrontano temi politici) forse proprio su questo aspetto hai trovato maggiore ispirazione?

GA: Sì, riguardo alla critica della società sono stato spietato nel raccontare la società attuale, anzi, direi, mi son fatto un po’ beffe del contesto socio-culturale odierno. La Grande Seduzione è un poema abbastanza provocatorio ed il mio sesto canto ha non pochi riferimenti al nazismo e alla figura di Adolf Hitler, ma il perché lo lasceremo scoprire ai lettori… (sorride sornione)

SS: Tu hai letto molto approfonditamente la Bibbia, si carpisce che tu hai “assorbito” col cuore e con la mente i simbolismi e le allegorie dei Testi biblici, come per esempio il libro del profeta Isaia e la sua descrizione degli angeli, Serafini e Cherubini. Questa è la ragione, forse, per la quale definiscono mistica la tua cantica?

GA: Sì, la Bibbia l’ho letta “tutta”, è chiaro che mi sono rifatto ai testi apocalittici e ai libri profetici come “Daniele”, infatti, nelle loro visioni vi era descritta la “Fine dei Tempi”. Io volendo narrare l’ “Antefatto”, come tutto ebbe inizio, a livello numerologico ho utilizzato una numerologia che potesse rievocare la Bibbia, ma anche i testi ebraici. La ricerca è stata abbastanza ampia.

SS: Lévinas, Rosenzweig e Buber sono i tre autori più studiati, letti e meditati di tutta la filosofia ebraica e in generale della filosofia morale. Tu scruti, investighi, il “volto” dell’Altro, quel “Tu” che ti sta davanti, sia essere umano o Eterno, non lo allontani, ma così facendo, lo avvicini a te?

GA: Pur non avendo studiato filosofia, mi sono spesso ritrovato a dover rispondere a domande molto stimolanti da questo punto di vista, tanto da appassionarmi alla speculazione su tematiche filosofiche. All’interno dell’opera si potrebbero leggere tra le righe anche Pirandello e Marcel Proust, anzi anticipo ai miei lettori che tra le prossime opere in pubblicazione “Dare Dere Dire Dore Dure” sarà ancora più carica di filo-poesia. L’ idea di una visione da offrire all’altro è sempre stata una mia prerogativa e l’ho voluto mettere su carta, infatti da “La grande seduzione” in molti hanno colto spunti di riflessione diversi.

SS: Tu apri un ampio dibattito su tematiche che hanno già trattato autori come Sartre(l’ “Inferno sono gli altri), Husserl(il padre della Fenomenologia), Heidegger (“Essere e Tempo”)…

GA: La “Grande Seduzione” è sotto forma di racconto, ma il prossimo libro sarà molto più ostico, non ti nascondo che ho molti dubbi sulla pubblicazione di questo poema filosofico, troverai materiale in più rispetto a quello che già hai riscontrato e mi farà piacere sottoportelo. Ti ringrazio per la tua analisi perché mi fa comprendere che ho centrato alcuni argomenti, con i quali ero interessato a stimolare i miei lettori. Ancora oggi mi capita di domandarmi se le immagini sono arrivate in me prima delle parole, o se siano state queste ultime a generare le visioni d’insieme o particolareggiate che fossero.

SS: Hai voluto creare un’opera dai “possibili punti di vista ”, proprio come uno dei massimi esponenti del cubismo, ovvero Picasso, fece nella pittura, infatti oltre i dieci canti, hai sentito la necessità di corredare l’opera con guide alla lettura, schiudendo ancor di più immaginari fra il limite del fantastico e mistico…

GA: Le guide alla lettura sono state una necessità evidente, poiché mi auguro sinceramente che l’opera sopravviva al suo autore e che un giorno vi si accosti anche un pubblico molto giovane. Offrire una visione terza esplicativa, o a tratti addirittura contestatrice, favorirà maggiormente la libera interpretazione.

SS: È stato desiderio di originalità il tuo?

GA: Non proprio. Volevo dare qualcosa che all’umanità mancava, nella letteratura classica e moderna, c’era un’apocope, una mancanza, un vuoto inspiegabile ed io volevo colmarlo. Chiamatela fiducia in sé stessi, superbia, testardaggine, ma volevo provarci e credo di esserci riuscito, o almeno di esserci andato vicino. (sorride ancora)

SS: Quali saranno i tuoi progetti futuri per quest’opera?

GA: Una trasposizione teatrale è già in embrione, ma sarà un processo lungo. Mi rincuora avere accanto, in questa piccola grande impresa poeti come Fabrizio Cacciola e Tania Galletta, nonché la fine dicitrice Clara Russo, con i quali si è ormai creato qualcosa in più di un semplice sodalizio. Ti ringrazio sinceramente Sabrina per il tuo impegno, sperando di averti offerto una visione in più.

SS: È stato un piacere! Alla prossima stimolante scoperta!

Intervista rilasciata da Giuseppe Anastasi a Sabrina Santamaria

NOVITÀ: “FRASI D’ACQUA” DI PATRIZIA VARNIER

La nascita del primo libro è un evento indimenticabile e rimane impresso per sempre nell’animo di ogni autore. Patrizia Varnier scrive da anni ma, testimoniando la sua grande determinazione e sempre più raffinata maturità letteraria, evitava di raccogliere i suoi preziosi versi in una vera raccolta cartacea. Dopo un lungo periodo di ricerca e crescita stilistica è arrivato anche per Lei il Grande Momento: Patrizia ha deciso di concludere il 2018 con la pubblicazione della sua silloge poetica d’esordio dal titolo “Frasi d’acqua”, edita con cura dalla casa editrice Oceano Edizioni.

Un passo cruciale ed estremamente importante per la carriera di questa interessante, intensa e mai banale poetessa, sempre tanto apprezzata durante le sue numerose performance tra cui vari reading, Verseggiando sotto gli astri di Milano, Bookcity, Poetry Slam etc.

In seguito alcuni frammenti della prefazione, nota biografica e tre poesie scelte tratte dal libro. Alla nostra promettente Artista auguriamo IN BOCCA AL LUPO!

● DALLA PREFAZIONE

– Patrizia scriveva, scriveva versi, pensieri, considerazioni personali e lo faceva nel silenzio, sin da ragazza. Finché un giorno, col suo sorriso dolce e il suo atteggiamento schivo, mi “confessò” che anche lei scriveva poesie. Lessi e capii la sua profondità e la stimolai ad uscire allo scoperto ed a partecipare a selezioni: da allora abbiamo iniziato a marciare insieme ed a confrontarci ad ogni ispirazione. Patrizia è una donna forte, che sa affrontare tempeste guardando verso l’infinità, che sa vedere germogli sotto la neve, che sa commuoversi per un amico e per i suoi drammi, pronta a vedere soluzioni e luce anche nel tunnel più scuro. Ma la sua poetica lascia indagare la fluidità del presente, in cui vero e verosimile rimbalzano in ricerche di certezze sempre mutevoli fra passato e futuro.

Dalla presentazione di Maria Teresa Tedde, poetessa

– Nel leggere le poesie della Varnier si coglie subito la scorrevole piacevolezza del suo verseggiare: v’è una soavità di accenti che colpisce il lettore vuoi per il naturale dispiegarsi dei pensieri che affluiscono in raffinate emozioni vuoi per l’adeguata assunzione di temi, capaci di intenerire e commuovere, di meravigliare e sorprendere, di incuriosire ed interessare. In queste composizioni poetiche non si trova un compiaciuto vaniloquio, frutto di piacere estetico, ma si presenta un fruttuoso colloquio di sé con la natura e gli uomini, di sé con sé stessa, che senza dubbio trae origine da qualche piega dolorosa e triste di un animo non mai tranquillo.

Dalla prefazione del prof. Giacomo Pighizzini, poeta

● NOTA BIOGRAFICA

Patrizia Varnier nasce a Milano ma vive in Brianza da moltissimi anni, affascinata dal verde e dalla dolcezza dei contorni di questa terra che, a un passo dalla città, riesce a mantenere ritmi di vita più rilassanti e umani. È però a Milano, durante il periodo del liceo, che inizia a scrivere, esclusivamente come esigenza personale, espressione necessaria dell’anima: risponde con la scrittura a un richiamo incontrollabile per la visione poetica, che fa parte della sua essenza. Di carattere schivo e riservato, trova nel mezzo poetico lo spazio indispensabile per approfondimenti introspettivi e meditativi, ricerca di risposta alle domande esistenziali, in una naturale evoluzione da stupore adolescenziale a consapevolezza dell’età matura. L’avvento di internet come strumento quotidiano ha reso possibile la condivisione nei social dei suoi lavori più recenti, che hanno raccolto il benestare degli amici e un significativo apprezzamento generale. Sono proprio gli amici, e in particolare la poetessa Maria Teresa Tedde, che la spingono a partecipare ai suoi primi reading poetici collettivi. Importante per lei l’incontro con Verseggiando sotto gli Astri, rassegna poetica a cura di Izabella Teresa Kostka: la partecipazione attiva e positiva alle selezioni ha diffuso in modo professionale la sua scrittura. Molte le partecipazioni a reading e altri eventi poetici, che segue con attenzione, preferendole ai concorsi di settore.

● TRE POESIE SCELTE

INFINITE POSSIBILITÀ

Svezzerò
sogni non ancora nati,
accarezzati a lungo
nelle sagge notti d’inverno
o nelle fresche mattine d’estate.

Lascerò aperto il cassetto
delle folli speranze
condivise fra pari,
innamorati di immenso,
ubriachi di armonia.

Siamo nutrici di neonate utopie
madri di figli non nostri
portati in grembo
con delicata amorevole
responsabilità.

Fragili di dubbi e fatiche
ci rinvigoriamo con inni di eternità,
noi piccole, invisibili molecole,
forti della forza dell’Universo.
Cosa ci può fermare?

Perseguirò il mio compito
fino a che avrò forza nelle spalle.
Su quelle portiamo il nostro destino
e anche se solo piccolo
non ha gambe se non le nostre.

LACRIME

Lacrime,
miracoli straordinari,
sfogo di ansie silenziose.
Scorrono,
spesso senza
nessuna spiegazione.

Formano
gioielli di cui
ci orniamo con fierezza
per giustificare
ferite inconfessabili
ancorate al centro dell’essere.

DOMANDA

La vita preme
spinge mai sazia
di incerto e certo,
domanda ininterrotta
di amore e pienezza.
Cosa siamo
senza questa corsa?

Il mare conosce
la risposta
ma la sussurra invano
E a noi arriva solo un suono
rassicurante
(sciabordio ipnotizzante)
e quieto.

Tutti i diritti riservati all’autrice

NOVITÀ EDITORIALI: “SETTANTADUE” di GIUSEPPE LECCARDI (AV Editoria)

Con soddisfazione annuncio l’uscita del mio nuovo libro di poesie “Settantadue” edito da AV Editoria di Antonio Valentino. Come dice il titolo comprende settantadue poesie selezionate fra quelle scritte negli ultimi sette anni. Composizioni che esprimono tutte il mio sentire interiore, pensieri e riflessioni che si basano sulla realtà della vita quotidiana, sull’amore, sull’osservazione della natura e di tutto ciò che ci circonda, oltre agli interrogativi esistenziali che da sempre ci accompagnano ed ai quali è difficile se non impossibile dare una risposta. Spero che queste mie poesie possano trovare nei lettori una buona accoglienza e soprattutto riescano a trasmettere almeno in parte le emozioni che ho provato.

Giuseppe Leccardi

Per l’acquisto rivolgersi direttamente a me ( leccardi.giuseppe@gmail.com )
o al sito dell’Editore:

https://www.aveditoria.it/shop-online-store/.

Note di lettura per il libro di poesia: “ SETTANTADUE”
di Giuseppe Leccardi – Marzo 2018, a cura di Fabiano Braccini.

È sufficiente sfogliare a caso alcune pagine e scorrere qualche brano per rendersi subito conto che “SETTANTADUE” contiene gli ingredienti essenziali e i requisiti imprescindibili per venire annoverato tra i libri di poesia: la Poesia!
Nella stesura di quest’opera, lo scrittore ha costantemente mirato ad arricchire i diversi temi trattati associando alla sua genuina e schietta ispirazione un linguaggio colto ma mai ricercato e notazioni di finissima tensione emotiva che rendono piacevole e avvincente la trama dell’intero volume.
Nella raccolta si parla molto di buoni sentimenti, di progetti; di passato confrontato col presente e di prospettive future: il tutto pervaso da una misurata visione nostalgica che aggiunge tenui colori al tessuto narrativo.
In particolare, quando l’Autore scrive dell’amore raggiunge alti livelli poetici e riesce a trasmettere a chi legge, l’emozione, la gratitudine e l’incontenibile gioia per il dono unico e prezioso ricevuto dalla vita:
“Nevia è il suo nome, dolce come il miele / leggero come un fiocco di neve,/
stupendo come un sogno che s’avvera”. (Diamante, 57)

Altro importante e significativo spazio viene riservato dall’Autore ai propri momenti di meditazione, di introspezione, di solitario ascolto dei silenzi e soprattutto alla percezione (ora ansiosa, ora serena) del fluire del tempo verso arcani, imperscrutabili orizzonti. E mi piace, a tal proposito, concludere la dissertazione citando, in fine, quanto il Poeta ha posto in apertura della sua mirabile opera:
“Vorrei che il tempo si fermasse / a questa soglia d’anni, /
a questa età matura, / a questa luce che promette l’alba.” (Il tempo, 1)

NOTA IN PREMESSA ALLA SILLOGE POETICA “ 72 “ DI GIUSEPPE LECCARDI

Ho piacevolmente ritmato la lettura dei versi di Giuseppe Leccardi sull’endecasillabo, un verso che il poeta sfrutta con felice maestria.
Ma ritorniamo all’excursus esegetico dei suoi versi. Innanzitutto spicca il tema sentimentale paesaggistico: dall’alone del paese natale ( Livraga ) a quello d’elezione ( Lierna ) in un’aurea di nostalgiche memorie. Molto bello e sentito il respiro della Cascina Linterno a cui dedica l’omonima poesia, o l’attualità metropolitana ( Metro Lilla ) e geopolitica ( Terra Madre ).
Ma dove l’autore incide di più è il versante dell’amore in quanto tale: versi sinceri, semplici, appassionati dediti alla Dolce Compagna di una vita che vanta tra l’altro un nome poetico di per sé Nevia ( da Nives o Nivea ). Sensibile e ispirato anche il richiamo ad altri affetti familiari tra genitori ( Radici ) e il figlio Alberto.
Sorprendente, gustosa, spiazzante e gradevole la chiusa epigrammatica di alcuni componimenti ( Gli Occhi di Milano, Lucciole, La Maschera, Donna, Brindisi di Capodanno, ecc. ).
( Michele Francipane )

PREFAZIONE alla Raccolta Poetica dal titolo: “ SETTANTADUE “
di Giuseppe LECCARDI a cura di Rodolfo Vettorello.

Accostarsi a un genere poetico come quello di Giuseppe Leccardi apre immediatamente il cuore, la sua poesia è di un fascino immediato e semplice perché le emozioni sono forti e delicate insieme e vengono comunicate con una tecnica accessibile e accattivante.
La parola è ricca di aggettivazioni di modo che la frase diventa molto esplicativa ed esaustiva perché gli espedienti semantici fanno riferimento a una tradizione colta.
Rare le rime e più frequenti le assonanze per sottolineare la musicalità del testo. Molto frequente il tributo alla indiscutibile perfezione dell’endecasillabo ma senza una sottomissione cieca e acritica a un rigore di maniera perché la discorsività del testo porta non raramente a scivolare in versi ipermetrici, spesso dodecasillabi.
“Luci di un circo di periferia/ sotto il nero tendone della notte.” da “Lucciole”.
“Per quanto il treno corra e sia veloce/ divorando pianure e le colline/ mai potrà raggiungere il confine/ che da te mi separi e mi allontani.” da “Frecciarossa”.
Solo pochi versi per esemplificare l’interesse di Leccardi per i temi della quotidianità, degli affetti e in particolare dell’amore per la donna del cuore e per dare un saggio della perizia metrica e del controllo della musicalità delicata e suadente.

Leccardi esprime una poesia molto riflessiva dove le emozioni anche più forti e impegnative trovano modi di grande tenerezza, spesso di piacevole sapore crepuscolare.
Poeta della mezza luce e della penombra, poeta antiretorico che deve trattenere quasi le proprie emozioni per custodire meglio la propria personale riservatezza.
Gli ambiti poetici sono quelli quasi gozzaniani del proprio intorno familiare. La casa, il paese natale, la città abitata, il lago e le sue atmosfere, le rare fughe nell’irrealtà dei viaggi in terre lontane, tutto è riportato e restituito con i colori delle albe e dei tramonti di casa.
Uomo dai solidi affetti, coinvolge tutto ciò che ama nella sua poesia, Livraga, Lierna e Milano, per non parlare delle persone care, Nevia prima di tutti.
Una raccolta poetica come questa di Leccardi rappresenta un evento letterario di vasto interesse al quale auguriamo il più significativo successo.

NOTA BIOGRAFICA

LECCARDI GIUSEPPE è nato a Livraga (LO) piccolo e vivace centro rurale della “Bassa” lodigiana ma vive a Milano da molti anni. Laureato in Economia e Commercio presso l’università Cattolica di Milano ha lavorato in proprio come libero professionista ed è ora in pensione.

Appassionato di letteratura e poesia, scrive dall’età adolescenziale ma solo da pochi anni ha preso la fatidica decisone di estrarre dal cassetto i suoi scritti ed ha così pubblicato due raccolte di versi con “Il mio libro.it”: “Diario poetico” nel 2010 e “Oltre ogni ragionevole incertezza” nel 2011 nonché alcune plaquette frutto di premi letterari : “Il Silenzio del Tempo”, “Fiori di Zucca” e “Filo di Nebbia”.

Nel 2013 ha fondato il Gruppo “Poesia sull’aia in Cascina Linterno”, nell’antica cascina che la tradizione indica come dimora agreste di Francesco Petrarca ed è Vicepresidente dell’Associazione “Amici Cascina Linterno”.

Ha partecipato e vinto diversi concorsi di poesia oltre a numerosi riconoscimenti.

Attualmente frequenta i gruppi: “Ogginpoesia”, “Poeti al Ponte delle Gabelle”, “Verseggiando sotto gli astri di Milano” e “Cesare Frigerio – Amici delle Parole”.

“KA_R_MASUTRA” di IZABELLA TERESA KOSTKA

Carissimo Lettore,
ho il piacere di informarTi che durante il Salone Internazionale del libro a Torino 2018 è uscito ufficialmente il mio nuovo libro “KA_R_MASUTRA” edito dalla Casa Editrice Kimerik. Possiamo definirlo come un traguardo quasi biblico dal peccato primordiale alla fine dei tempi, dall’ardore fisico alla riflessione spirituale e, infine, dalla visione intimistica dell’essere donna al destino dell’umanità intera. Nell’anno 2017, come ancora inedita, la silloge “KA_R_MASUTRA” è stata vincitrice del Premio Speciale della Critica al Concorso Internazionale Annaeus Seneca a Bari (Università degli studi Aldo Moro, Ass. L’oceano nell’Anima) e premiata al V Concorso Internazionale “I colori dell’anima” a Sanremo (Ass. Mondo Fluttuante). Ora, pubblicata nella sua versione integrale, è stata arricchita con “18 gridi d’amore”: 18 tuoni della tempesta che concludono tutta la raccolta poetica.

● Tratto dalla prefazione a cura del critico letterario e poetessa Lucia Bonanni:
(…) “KA_R_MASUTRA ” dal desio al karma, dal desiderio alla quiete, è il filo logico da seguire per una lettura consona di questa raccolta poetica dove l’Autrice, facendo uso di un linguaggio aulico ed essenziale, con immagini coerenti esprime la visione della propria femminilità e del suo essere Donna. L’intera silloge è un viaggio all’interno del sé, un percorso odisseico in cui l’Autrice non si avvale del potere della frode e dell’inganno per cercare il seme di quella spiritualità già in nuce all’atto del concepimento e neppure tenta di assaggiare il frutto dell’oblio per dimenticare gli intralci del tempo, ma nel suo viaggio verso Itaca ascolta il canto delle sirene, legata all’albero maestro dell’etica morale e della consapevolezza di essere persona di spiccata sensibilità e partecipazione emotiva, sempre condivisa con elementi di arte e vera umanità (…)
Attraverso una sintassi poetica agile, fluida e sempre trasparente, campi semantici accessibili ed un lessico mai esoso ed impacciato, la poetessa conduce il lettore su un tracciato labirintico dove il filo di Arianna è rappresentato da quella circolarità temporale in cui fine ed inizio coincidono con la figura archetipica delluroboro anche per quanto concerne la simbologia del passaggio dalla morte alla rigenerazione (…)

Lucia Bonanni

BREVE BIOGRAFIA DELL’AUTRICE
KOSTKA IZABELLA TERESA nata a Poznań (Polonia), dall’anno 2001 residente a Milano. È laureata in pianoforte, è scrittrice e poetessa, docente di pianoforte, giornalista freelance, traduttrice, organizzatrice e presentatrice di eventi culturali. Ideatrice e coordinatrice del programma ciclico itinerante “Verseggiando sotto gli astri di Milano “, ideatrice e co – fondatrice del Gruppo per la diffusione della cultura e dell’arte “Valchiria”, capo – redattrice e fondatrice del blog culturale “VERSO – spazio letterario indipendente”. Ha ottenuto numerosi prestigiosi premi nazionali e internazionali tra cui importanti riconoscimenti per l’attività artistica e letteraria svolta (di recente il Premio di Eccellenza The Writer’s Capital International Foundation, 2017). Ha pubblicato dieci libri di poesie, le sue opere sono presenti su molte antologie tra cui “Novecento non più. Verso il Realismo Terminale” con lettera di Guido Oldani, “Il segreto delle fragole” LietoColle, le sue pubblicazioni compaiono su diversi siti e su numerose riviste letterarie (Euterpe, Bibbia d’asfalto, La presenza di Èrato, Poetry dream di A. Spagnuolo, Liburni – Arte e cultura, Words Social Forum, Partecipiamo.it, Letteratura al femminile, Nova). Curatrice di diverse antologie benefiche, impegnata nel sociale.

● Il libro “KA_R_MASUTRA” può essere acquistato:

1) online con una e-mail a: info@kimerik.it
2) puoi prenotarlo telefonando al n° telefonico 094121503
3) puoi acquistarlo on line sul sito della Casa Editrice: https://www.kimerik.it/SchedaProdotto.asp?Id=3031
Fra 30 giorni potrà essere ordinato nelle librerie del circuito Kimerik
http://www.kimerik.it/Distribuzione.asp

● DETTAGLI:
Karmasutra
di Izabella Teresa Kostka
ISBN: 978-88-9375-668-6
Editore: Kimerik
Formato: Rilegato
Genere: Poesie
Collana: Karme
Anno: 2018
Pagine: 66

● LINK COLLEGATI:

https://izabellateresakostkapoesie.wordpress.com/2018/05/15/ka_r_masutra-kimerik-edizioni-da-oggi-inizia-la-distribuzione-nelle-librerie/?preview=true

A tutti un caro saluto e auguro una buona lettura.

Izabella Teresa Kostka

“CONCHIGLIE CAURIES POETI AFRICANI” DI ABDEL KADER KONATE a cura di SABRINA SANTAMARIA 

“Conchiglie Cauries Poeti Africani” di Abdel Kader Konate

“Io non sono nero/ io non sono rosso/ io non sono giallo/ io non sono bianco/ non sono altro che un uomo. Aprimi fratello! Aprimi la porta/ aprimi il tuo cuore/ perché sono un uomo/ l’uomo di tutti i cieli/ l’uomo che ti somiglia!” cit. della poesia “Aprimi fratello!” di Rene Philombe.

Spesso immaginiamo l’Africa come un continente molto lontano da noi, lo pensiamo come un territorio poco fertile, come colonia, come terra assoggettata alle grandi potenze europee, ebbene, questo è in parte vero perché questi assunti la storia ci ha insegnato, sappiamo che i confini dell’Africa non sono geografici, ma politici, cioè divisi a “tavolino” duranti i trattati di pace dalle grandi potenze europee, avvenimenti politici davvero accaduti, basti pensare alle vicende sociopolitiche del novecento. La lettura di questa raccolta poetica ha suscitato in me diverse riflessioni che, a mio modesto parere, potrebbero essere una chiave di volta per comprendere almeno in superfice l’opera di un autore africano. Il titolo “Conchiglie Cauries Poeti africani” mi fa pensare ad una personificazione di un elemento naturale quale è la conchiglia, essa può stare in mare, come in spiaggia, può essere bagnata, oppure esposta continuamente al sole, quindi rimanere anni nella siccità, questa condizione è quella simile al poeta africano; per certi versi può trovarsi in un mare di emozioni, travolto dalla musicalità, dai colori, dai sapori della sua terra, quindi ispirato dalla bellezza del suo continente ha possibilità di salvezza, può emergere ed allo stesso tempo immergersi eterogeneità del bello, ma un uomo sensibile come un poeta può sentirsi travolto dall’immensità delle problematiche sociali, politiche, storiche del continente in cui vive, quindi restare anni in una condizione di aridità sul piano delle emozioni, dei sentimenti, dei vissuti. I nostri poeti africani sono appunto “conchiglie” scagliate nell’immensità dell’universo della loro vita, si precipitano come uomini pieni di umanità e di coraggio, scrutando la “bellezza” laddove un uomo qualunque vedrebbe solo il deserto più assoluto, il silenzio che sgomenta, che percuote gli stati d’animo più fragili, invece i Nostri poeti hanno la forza di prendere la loro penna e narrare, non solo se stessi, ma anche tutti i protagonisti delle loro storie, i posti dove sono vissuti come sono, senza remore o nascondimenti. Le loro poesie sono inviti alla solidarietà, al vero senso di “umanità”, spesso sono dei veri e propri Inni alle loro terre. Nella raccolta poetica sono stati accostati testi di Nelson Mandela e Senghor, autori che conosce anche il mondo letterario occidentale, questa scelta non é solo stilistica, ma ha un profondo significato, perché essa è la volontà piena ed incondizionata di voler creare una linea tra passato, presente e futuro. La storia dell’Africa come continente non è mai affrontata in modo approfondito nelle scuole europee, spesso si fa solo cenno alla segregazione razziale del Sudafrica, ai ku klux klan, agli anni di prigionia dell’ex Presidente del Sudafrica e alla sua lotta non-violenta per l’ indipendenza, tutti avvenimenti pedagogicamente e fenomenologicamente validi da affrontare, ma andrebbero accompagnati da premesse storiche più approfondite e spesso meno etnocentriche. Sarebbe necessario trattare aspetti legati alle loro culture, ai significati più nascosti e misteriosi delle loro culture, un insegnate dovrebbe partire da concetti antropologici sull’eziologia delle parole “mito”, “tribù”, “rito di iniziazione”, “magia”, “religione” e “dono”. L’antropologo Claude Levì-Strauss in “Tristi Tropici” ha sottolineato due modi del mondo occidentale di rapportarsi alla diversità: l’antropoemia e l’ antropofagia. Nel primo caso la diversità non viene accettata, non viene tollerata, le conseguenze di questo atteggiamento conducono a comportamenti xenofobici. Nel secondo caso, invece, l’altro concepito come diverso verrebbe completamente inghiottito, assorbito cultura altrui senza margine di possibilità di conservare nella quotidianità se stesso, il “Diverso” sarebbe quasi “costretto” inconsciamente ad un cambio di “rotta” rendendo ancora di più “inconsistente” la sua storia di vita in cui nell’oblio vi sono usi, costumi, affetti, sentimenti, riti che non può e non deve dimenticare. Proprio per quest’ ultima ragione i nostri poeti africani nei loro scritti hanno inciso musicalmente i loro versi attraverso varie figure retoriche quali anafore, allitterazioni (figure retoriche legate al suono), ma anche sinestesie (figura retorica che consiste nell’accostamento di oggetti, figure, immagini che si ricollegano a sensi percettivi diversi), non mancano in questa raccolta poetica figure retoriche del significato come metafore, similitudini, iperboli e qualche sineddoche. Per quanto riguarda le figure retoriche che riguardano la metrica il lettore più appassionato di una critica attenta della struttura dei versi può individuare il chiasmo, l’anastrofe e l’iperbato. È forte l’esigenza di questi autori di essere riconosciuti come persone al di là dell’appartenenza culturale e geografica, tanto che nelle loro espressioni ho sempre riscontrato la “Personificazione” non solo come figura retorica, ma come slancio vitale che ci conduce all’infinito.

“Dietro ogni sguardo
un infinito
un nome indefinito
un sogno predefinito
un universo, un’illusione, un infinito”.

Ultima strofa della poesia “Illusione” di Abdel Kader Konate.

Sabrina Santamaria
Foto dal web