“POLIEDRI”: INTERVISTA ALLA POETESSA BARBARA RABITA (a cura di Izabella Teresa Kostka)

(by I.T.Kostka)

Invito tutti alla lettura di questa interessante intervista rilasciata dalla poetessa Barbara Rabita in occasione della pubblicazione del suo nuovo libro dal titolo “Poliedri” (Libeccio Edizioni / CTL Editore).

INTERVISTA a BARBARA RABITA

1.I.T.K.: Qual è la genesi del tuo poetare? Quale significato ha per te la scrittura? È uno sfogo o il nirvana?

B.R.: Avevo già da diversi anni l’impellenza di scrivere e di volgere sottoforma di brevi racconti tutto ciò che provavo durante varie situazioni particolari che vivevo o osservavo. Il filone della poesia è piuttosto recente: nasce nel 2014. Il mio legame con Antonio Laneve, poeta da lungo tempo, mi ha indotta a provare e devo dire che l’immediatezza di poche frasi poetiche che danno pennellate di sogno o di realtà, la sento più vicina al mio modo di essere.

Durante questo mio percorso appena iniziato, sento la poesia più come uno sfogo o come un tentativo di dare forma a sensazioni e connessioni che non hanno nome.
È come plasmare un paesaggio o dare vita ai lineamenti di un volto, o ancora come comporre musica su uno spartito.

2. I.T.K.: Com’è nata la silloge “Poliedri”? Potresti spiegarci meglio il significato del suo particolare titolo?

B.R.: “Poliedri” nasce da una situazione simpatica vissuta in ambiente scolastico: durante un’interrogazione un alunno, parlando di un intellettuale, lo aveva definito, piuttosto che “un personaggio poliedrico” “un poliedro”; ne abbiamo riso con lui simpaticamente e l’episodio mi è rimasto nel cuore.

3. I.T.K.: Cosa pensi della letteratura contemporanea e, soprattutto, della poesia? È “morta”, come si afferma spesso, oppure esiste per questa arte una Speranza di salvezza? Cosa pensi della sperimentazione e della ricerca di nuovi linguaggi poetici? Come ti senti addentrandoti, a volte, nella stilistica del Realismo Terminale?

B.R.: Apprezzo molto gli scrittori contemporanei, per citarne solo alcuni: Stephen King, Donna Tartt, Valerio Varesi; leggo anche molta poesia e sono rimasta colpita dalla poetica di Filippo Strumia, Valerio Magrelli, C.L.Candiani, A. Anedda (e altri). Forse la poesia, come la si intendeva in passato, rispettosa di rigorose regole metriche e di una certa musicalità, è morta, ma sta nascendo dalle sue ceneri qualcosa di nuovo, di completamente innovativo a cui forse non saprei dare ancora un nome. Una forma di poesia che parte dalla base e dà vita a nuove suggestioni; dalle letture fatte fino a ora le saluto con favore.
Per quanto riguarda il Realismo Terminale la sua poetica la sento molto affine, anche se non sempre riesco a produrre in tal senso. Al giorno d’oggi è molto più calzante una similitudine rovesciata con un oggetto piuttosto che con un elemento della natura. Il R.T. è lo specchio dei tempi, mi viene più facile affermare (le letture di Harari, di poesie di Guido Oldani che è padre del movimento – nella raccolta “La guancia sull’asfalto”- di Giuseppe Langella e altri autori nella raccolta “Luci di posizione” mi hanno molto influenzata) che siamo fatti di olio motore e bulloni, piuttosto che di muscoli e sangue: è più credibile, visto la realtà a cui stiamo andando incontro e che ancora non riusciamo a immaginare. Il R.T., aggiungo, non è solo lo specchio dei tempi, ma anticipa un futuro che ancora a molti di noi non è ben chiaro. Il R.T. rappresenta un cambiamento e i cambiamenti spesso spaventano.

4. I.T.K.: Sei una donna ambiziosa e indipendente. Secondo te bisogna sacrificare il proprio Ego per la felicità della famiglia e degli altri oppure mettere al primo posto se stesso per realizzare i propri obbiettivi e sentirsi appagato? “Essere” o “avere”, cosa sceglieresti?

B.R.: Bisogna dedicarsi prima di tutto alla felicità di se stessi e alla realizzazione dei propri sogni, in quanto se la persona che formerà una famiglia non è felice e realizzata in partenza, renderà infelici anche le persone che la circondano. La famiglia dovrebbe essere un rifugio nei momenti difficili e dovrebbe gioire delle tue vittorie, altrimenti diventa una gabbia, una prigione, come lo è e lo sarà ancora per molte persone che la formano e poi, crescendo, prendono strade diverse.
Tra “avere” ed “essere” scelgo “essere”: credo si debba prima essere per poter avere.
“Essere” però non visto come un mezzo per avere ma come un fine: prima ancora di scrivere una poesia, vorrei poter “essere” poesia e vivere pienamente momenti e atmosfere sottili che a molti, presi dalla frenesia della vita quotidiana, sfuggono.

5. I.T.K.: Tornando al libro “Poliedri”: qual è il suo punto di forza maggiore? Perché dovrebbe essere letto? Cosa desideri trasmettere ai lettori?

B.R.: Per quanto riguarda il libro “Poliedri” penso di poter puntare sull’autenticità che lo caratterizza, ho cercato di affrontare più argomenti che mi stanno a cuore, proponendo punti di vista sfaccettati. Ho provato a evitare il più possibile i luoghi comuni: spero di esserci riuscita. Attraverso il libro ho voluto comunicare la mia voglia di cambiamento di fronte a varie situazioni di vita che si ripetono seguendo sempre uno stesso schema. A volte ricorro all’autoironia per sdrammatizzare i problemi di salute sui quali spesso ci si cruccia.

6. I.T.K.: E alla fine la domanda di routine: quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro? Un altro libro oppure l’attività artistica ad ampio spettro?

B.R.: Per ora vorrei leggere a più non posso tutto ciò che mi appassiona, scrivere quando ne sento l’urgenza e, appunto, “essere” poesia, poi per il resto se ne riparla. Intanto continua la raccolta di materiale.

ALCUNE POESIE SCELTE di BARBARA RABITA

CAOS E MISTERO

L’ircocervo di un ordine
stabilito e imposto
da chi non conosce
il mutare del caos.

Discendi nel fango
nel disordine denso:
pazzia e anomalia
sono frutto di vita.

Ascolta i tuoi morti,
le anime bianche
di chi non si è perso
ma aspetta di vivere
giocando d’azzardo
con le tue scelte.

Completa il mistero
agisci in sordina
coltiva segreti
a dispetto di chi
non ti vuole potente.

ZENZERO E LIMONE

Una torbida bevanda
per ridurre il corpo chiaro,
una ripulita al sangue
e lo stomaco che langue
in assenza di spuntino.

Sono a dieta lo so già:
non tastare sulla piaga
tanto zenzero mi serve
a far leva su quei chili
il mio viso appare esangue
senza carne e latticini.

IL GIOVANE

Sono giovane,
a me appartiene
il mondo sfatto
da plagiare e sistemare
al mio gusto, al mio capriccio.

Tamburello sul bancone
incurante dei clienti
pago poco rido e scherzo
tanto a me tutto è dovuto.

Sono bello alto e magro
sono bianco e nerboruto
quel signore mi fa un baffo
più di lui son furbo e acuto

PASSAGGIO

Sei nella luce
poi cadi nell’ombra.
Ogni tuo movimento
diventa di stucco.

Il respiro si ferma
il cuore non batte,
non vedi più niente
sei goccia nel buio.

LA CONCHIGLIA

La conchiglia è inerme
su onde di carta
sento il mare accartocciato
in un pugno di vetro.

SONORITÀ

Sonorità di lago
si sciolgono a riva,
materia liquida
tra lo struscio estivo,
inutile come chiodi di ruggine.

AMBRA

Incastonata
nell’ambra di un’emozione
vivo il momento immobile.

Semplicemente sono.

BREVE NOTA BIOGRAFICA

È stato solo in quell’anno trascorso in Germania che ha scoperto veramente se stessa e ha continuato a seguire il sentiero, nonostante le numerose battute di arresto. Scrivere le “poesie” che scrive ora è una tappa e si augura che molte altre ne seguiranno: un percorso costellato di letture, riflessioni e pensieri. Spera che nei propri scritti qualcuno veda qualcosa di sé, magari anche di spiacevole e che dica: “ecco, è proprio così”.

L’intervista rilasciata da Barbara Rabita a Izabella Teresa Kostka nel mese di giugno 2019.

Tutti i diritti riservati.

L’articolo presente anche sul blog giornalistico “Alessandria Today”:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/06/13/128455/?preview=true

Barbara Rabita al Festival Internazionale di Poesia a Milano, maggio 2019. Foto: Umberto Barbera
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Tre poesie di Patrizia Varnier

La poetessa Patrizia Varnier al Verseggiando sotto gli astri… presso la Sala Civica Aldo Moro a Sovico. Foto: Umberto Barbera

(by I.T.Kostka)

Quando la raffinatezza si fa strada e matura “a passo di taranta”, possiamo contare sempre sui sublimi versi della poetessa Patrizia Varnier.

A Voi, con gioia, i suoi ultimi pensieri. Buona lettura!

ARSURE

Ho sete di poesia
che la vita si appanna
in volute di affanni
pare che non esista amore
pare che sia sola, ora.

Ansie non si dipanano
ansie di brutture sociali e private
ore che scorrono in muti solitari
anni che si bruciano
e non in salvifico sacrificio.

Ho sete di poesia
di occhi che vedano
l’interno delle cose
di orecchi che ascoltino
senza sconti sussurri d’anima.

E che sia pace fra dare e avere
e che sia pace di pulizia d’intenti

che canti oppure taccia l’usignolo
non cambierà la magia del suo volo.

FU FORTE VENTO

Fu forte vento e temevamo
avrebbe squarciato tutto
tetti protettivi
e mamme in allarme
tremebondi pali segnaletici
e secchi alberi secolari

insegne accese
e cuori spenti
tutto trasportato in alto
in cielo
per poi tutto insieme
essere abbandonato

in un volo
a caduta libera
per il semplice gusto
di mescolati opposti
in estremo gesto
di creatività divina.

Fu forte vento
e credevamo
avrebbe spento il mondo
invece si spense il vento
o forse semplicemente
corse altrove.

Noi più forti
e saldi
con più profonde
radici.

PURIFICAZIONE (a passo di taranta)

Macina amore
il passo della pazza
su sentieri
di rabarbaro ed ortiche
e danze orfiche
non risolvono lo strazio
di vilipeso amore
non raccolto.

Sacre danze
in cui cerchi riposo
da sacrificio
di intelligenza ed ego
da arcigni muri
di sabbiose fondamenta
da fuga muta
in assenza di senso.

E non importa
tu sia donna o dea:
carne e anima
pelle e senno
fuse-unite
e non saresti tu
se si potesse
fare distinzione.

Chiedi purificazione
e si fa strada.
A passo di taranta.

Patrizia Varnier

Tutti i diritti riservati all’autrice

RITRATTI: PASQUALINA DI BLASIO

(by I.T.Kostka)

Sensibilità e maturità diventate poesia, saggezza e umanità diventate donna. In poche parole la poetessa Pasqualina Di Blasio che con grande piacere presento ai nostri lettori. La personificazione dello spessore artistico rinchiuso nei pensieri di una madre guerriera. Buona lettura!

IL SOGNO SVELATO

Una fiamma di sterpi e lentiggini chiare
la visione di te
un tratturo di fuoco nel mondo a venire
sotto i lunghi ginocchi , in alto la gonna scozzese
che con spilla su fianco chiudeva .

Il dorso di me denudato fu lo stesso per te.
Non si poteva sbagliare il Sogno svelato.
Eri la figlia di Eva prima del sibilo striscio
del morso di mela.
E fosti tremore nei frusti calzoni.

A confetti in agosto posammo il destino.
Nessun rimpianto a ferire.

PIANTO PER IL MONDO CONTADINO

Oh quanto poco ho camminato in questa valle
su cui la torre è assisa, sentinella scura d’altri tempi
quando Libertà era servigio e contavano i notabili
le case padronali ,il capriccio e campi a mezzadria.

E io saltavo su ciottoli bruniti e erbe abbarbicate
che ai muri a maggio facevano ricamo e a rondini
provvisorio nido mentre lontano migravano i fratelli
che di radici soffrivano, ma non volevano morire

All’opera sudavano i braccianti e il padre mio
nel campo suo latrava un motore a scoppio incaponito
ché di partire non voleva sapere e lui santiava
con la bava al petto e occhiaie al ciel levate e forti
quando il maligno i grani castigava e non tremava.

Oh , papà mio ,anche tu sei passato nella storia della valle!

E ti i ricordano i pochi che la sorte ancor non chiama
testimoni d’una terra trucidata, inalberata e uguale
quando spaginar passato non s’alloca e non governa saggio.
Sorti progressive, diceva il poeta. Sorti mal gestite le trafiggo io.
E piange in me l’esiliato mondo contadino.

UN RESPIRO DAL MONDO

Dove andare, dove parare
a prendere distanza
e uscire ancora innocente
dal morbo grugnito del mondo?

Non sonnellino d’estate
un’ostia calata nel sale
una sospensione in opale
ma un rito, un rito… ablativo

A pelo sull’acqua e più sotto
dove guizza il colore dei pesci
audaci a fronteggiare l’abisso
fin dove l’ossigeno fora.

E risalire con pinne leggere
appena a toccare lo scoglio
sì che steccate servili utopie
sgravino ali da afasiche acromie.

Pasqualina Di Blasio

Tutti i diritti riservati all’autrice

PASQUALINA DI BLASIO è nata a Montesarchio (BN), il 30 Giugno 1954. Ha frequentato il Liceo Classico e ha conseguito la Laurea in Lettere presso l’Università Cattolica di Milano. Ora in pensione, precedentemente Insegnante di Lettere. Risiede a Milano. Ha due figlie e molteplici interessi culturali e sociali. Sensibile al tema e alle problematiche della Diversità supporta con il ricavato dei suoi libri Progetti di Autonomia per Persone diversamente/Abili.

Ha pubblicato:

1)”ORME IN MOVIMENTO ” Aletti editore 2013 , superando una selezione a concorso per Poeti Emergenti

2)” APPRODI AL CAPPELLO GIULLARE ”, Sillabe di Sale Editore, 2015

3)” COME FILO NEL VENTO DI TERRA ,Sillabe di Sale editore, 2016

4) IN PUNTA DI PIEDI… PROSA E POESIA, PG editore, 2017

5) ALL’ALTEZZA DEL SICOMORO, Sillabe di Sale editore

Ha partecipato a:

– Concorsi di poesie con menzioni speciali, di merito e attestati come fautrice della Cultura.
– Serate di poesia con l’associazione “Amici dell’arte” di Meda (MI).
– Serate benefiche con associazioni di Volontariato e Servizio di Formazione all’Autonomia con “Zucche Ribelli Onlus”, “Orti Didattici”, MI, e “Start Art Capitanata.”, FG
Serate poetiche con il patrocinio della Pro Loco, dell’Assessorato alla Cultura dei Comuni di Benevento, Avellino e Napoli (Montesarchio, Moiano, Pesco Sannita, Cervinara, Airola, Sant’Anastasia e reading all’estero.

Collabora con blog letterari e gestisce la pagina Web “ In punta di piedi… moti del cuore”
Molte poesie si trovano in Antologie poetiche di Aletti ed.
Ha vinto l’Estemporanea di poesia del VII Festival della Poesia” IL FEDERICIANO 2015
Ha ricevuto Menzione Speciale per il libro edito”Orme in movimento” nel Concorso ”Salvatore Quasimodo” 2016
Medaglia quarto posto e menzione Speciale nel Concorso “ Maria Cumani”, di Aletti ed.2017.
Ha vinto l’Estemporanea di poesia del VII Festival della Poesia ”IL FEDERICIANO 2015”
Collabora con Antologie a sostegno di bambini ospedalizzati e in difficoltà (Progetto Fiaba) o di Onlus individuate dai Promotori di Antologie ( Le Maree della vita, Alexandra, …)
Serate poetiche con il patrocinio della Pro Loco, dell’Assessorato alla Cultura dei Comuni di Montesarchio, Moiano, Pesco Sannita, Cervinara, Airola.
Ha vinto il primo Premio”Concorso Polverini”- Sezione Naturalistica 2017 per il libro edito “All’altezza del Sicomoro”.
Ha partecipato al Premio Rebora 2017 presso Le Giubbe Rosse a Firenze e a Busto Arsizio.
Ha partecipato a numerose edizioni di “Verseggiando sotto gli astri di Milano”.

DIECI PENSIERI APPARTENENTI AL REALISMO TERMINALE di IZABELLA TERESA KOSTKA

MERCE SCADUTA

Si sgretola il mio mondo,
perde i pezzi,
difettosi bulloni di un macchinario
rimangono indietro nel tempo.

Sono merce scaduta
troppo sfruttata per ogni saldo,
mi arrampico sui vetri
come un ragno
e scivolo indifesa nel vuoto.

Mi prende in giro il destino,
si diverte all’impazzata
mentre io
tento di salvare le briciole
d’una vita frantumata.

PARTITA DI CALCIO

È una grande palla
questa nostra Terra
tracciata dai binari ferroviari,
divisa in campi multicolore
ove le statuine giocano a pallone.

Avvolta dal fumo del bene e del male
si strappa facilmente come un rotolo di carta,
sommersa, da anni, dalla differenziata
fa fatica a risorgere dal riciclaggio.

Azzurro pallone,
un po’ scucito,
assai amato da tutti i popoli,
ti sei messo in gioco coi dinosauri
per essere sconfitto dai piccoli mortali.

Spero
che venga per Te
il tempo supplementare!

RICICLAGGIO

Strade di Milano affollate di gente
aggredita dalle occulte polveri sottili,
di cartoni e barboni sfrattati in fretta
strappati come una non pagata bolletta.

Ripostigli di anime chiuse a chiave
ignorate come l’antiquariato in doppio saldo,
senza futuro e fuori scelta,
estranee alle telecamere del Grande Fratello.

Cortili che singhiozzano sottovoce
non sincronizzata su canali di largo ascolto,
sorrisi, volti, sdentate bocche,
amori riciclati tra la spazzatura.

Raccolta differenziata
di esseri umani.

APPESA

Vivo appesa
tra le pagine di un calendario
senza una stabilita meta,
il mio domani non avrà radici
perché non ho una fissa dimora.

Sono un aeroplano
dirottato dal malvagio destino
che deride ogni rimpianto,
l’imbarco parte da zero
e atterro su un suolo sbagliato.

Ho perso tutto il bagaglio
sulla rampa della perduta speranza.

FEMMINILITÀ PERDUTA

Ho dimenticato di essere donna
ferma al semaforo rosso
sullo svincolo di questa vita,
sbandata come una macchina
tamponata in attesa del pagato pedaggio.

Ho messo ogni curva
nel rottamaio dell’usato:
seni, fianchi, candido ventre
allo stoccaggio dei pezzi di ricambio.

Femminilità,
quella scordata
come un bicchiere di vodka
svuotato troppo in fretta.

TURBINA

Nei labirinti mentali
scaviamo come ruspe,
spostando i grumi di dogmi
che pesano sul fertile suolo.

Ci impregnano di leggi
– solvente della resistenza
messa nello sgabuzzino
dei tempi migliori.

Siamo sostituibili rotori
nella spietata turbina
creata per alimentare
i Mai Sazi di questo Mondo.

Generatore della sofferenza.

PELLICOLE

Ci sono sorrisi
incollati come una tuta,
impermeabili e impenetrabili
per i temuti affetti.

Ci corrodono i pensieri
rinchiusi in una gabbia di ricordi
e nessuno viene assolto
dall’invisibile prigione.

Siamo sfocate pellicole
sviluppate troppo in fretta.

CASSAFORTE

Le parole sono chiodi fissi
conficcati nel cervello:
gentili
come cerotti che alleviano il dolore,
fastidiose
come sassolini infilati in una scarpa.

Ritagliano come una sega ogni ricordo
scheggiando la materia della memoria.

Disse Petrarca:
“…Vana è la gloria di chi cerca la fama
solo nel luccicare delle parole (cit.)”

La vera arte
non segue lo splendore dei fari,
è come una cassaforte
indistruttibile dagli inganni.

CARBURANTE

Non ci appartengono questi giorni di piombo,
solubili accuse di cianuro,
velenosi dibattiti televisivi
che ignorano le aspre lagne del popolo.

Siamo rinchiusi in un supermercato
con gli scaffali di illusioni,
raccogliamo i punti per la pensione
contando su un premio a fine stagione.

Non ci appartengono le albe prive di luce
oscurata dallo smog pagato caro
che toglie la voce ai piccoli uccelli
scartando i loro canti come rifiuti.

Ridateci la libertà
il carburante della vita!

VERSO LA RISURREZIONE

Ogni sconfitta deposita le spore
– tossici rimasugli sotto le unghie,
granelli di fango nella memoria
contagiata dal morbo dell’amarezza.

Sono pezzi di puzzle da comporre
questi giorni acerbi dell’avvenire
che illudono la mente come vetrine
allestite per un giorno di banale festa.

Ma io… sollevo le palpebre
come un nascituro fuori dal sicuro grembo,
al brusco risveglio raccolgo speranze
sparse nell’aria come schegge di vetro.

La vita è un moto perpetuo
in continuo mutamento,
dopo la caduta si rialza la Fenice,
la morte genera la rinascita.

Non riuscite a sopprimere le gemme
procreate dalle ceneri dei nostri tempi
che pesano sulle spalle come zaini
riempiti con sacchi di puro cemento.

Volerà il mio libero pensiero
verso l’orizzonte della Risurrezione.

Izabella Teresa Kostka

• NOTA BIOGRAFICA

Izabella Teresa Kostka nata a Poznań (Polonia), dall’anno 2001 residente a Milano. Ha conseguito una laurea magistrale in pianoforte, è scrittrice e poetessa italo – polacca, docente di pianoforte, giornalista freelance, traduttrice, organizzatrice e presentatrice di eventi culturali. Ideatrice e coordinatrice del programma culturale ciclico itinerante “Verseggiando sotto gli astri di Milano “, caporedattrice e fondatrice del blog culturale “VERSO – spazio letterario indipendente”, redattrice e collaboratrice del portale giornalistico Alessandria Today. Ha ottenuto numerosi premi letterari nazionali e internazionali tra cui importanti riconoscimenti per l’attività artistica e letteraria svolta. Per il Realismo Terminale da ricordare il 3° Premio al Concorso Letterario Premio Casinò di Sanremo 2018 per la silloge inedita “Pillole” di 30 componimenti e , per la stessa silloge, il 3° Premio al Premio Internazionale A. Seneca a Bari ( L’Oceano Edizioni e l’Università degli Studi Aldo Moro, 2018). Ha pubblicato dieci libri di poesie:

Gli scatti (2014), Granelli di sabbia (2014), Caleidoscopio(2015), Peccati (2015), A spasso con la Chimera (2015), Incompiuto (2015), Gli espulsi dall’eden (2016), Le schegge (2017), Si dissolvono le orme su qualsiasi terra – Rozmywają się ślady na każdej ziemi (2017), di recente KA_R_MASUTRA (2018, uscito ufficialmente al Salone Internazionale del libro a Torino), le sue opere sono presenti su molte prestigiose antologie tra cui “Novecento non più. Verso il Realismo Terminale” con lettera di Guido Oldani, “Il segreto delle fragole” LietoColle, le sue pubblicazioni compaiono su diversi siti e su numerose riviste letterarie in Italia (Euterpe, Bibbia d’asfalto, La presenza di Èrato, Poetry dream di A. Spagnuolo, Liburni – Arte e cultura, Words Social Forum, Partecipiamo.it, Letteratura al femminile, Nova) e in Polonia (Nasza poezja / La nostra poezja S.A.P. Kołobrzeg, Wena – magazyn kultury i literatury / rivista culturale e letteraria, La voix catolique / La voce cattolica / Głos katolicki edizione Parigi, numerose antologie collettive). Grazie alla collaborazione con il Maestro Guido Oldani e il Prof.Giuseppe Langella, dedica molte iniziative culturali alla diffusione della corrente artistica del Realismo Terminale. Ospite di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive tra cui “Angoli” dell’emittente ETV di Como. Curatrice di antologie benefiche, da tre anni partecipa alla rassegna Bookcity di Milano e al Festival Internazionale di poesia a Milano.

Ambasciatrice e portavoce ufficiale del Realismo Terminale per la Polonia.

Tutti i diritti riservati all’autrice

RITRATTI: LE COLONNE DEL REALISMO TERMINALE – GIUSEPPE LANGELLA

(by I.T.Kostka)

Parlando del Realismo Terminale (la corrente e filosofia artistica in cui ogni essere umano viene sottoposto alla supremazia degli oggetti e “l’oggetto diventa soggetto”), ideato dall’illustre poeta melegnanese Guido Oldani, bisogna assolutamente mettere in evidenza un altro importante testimone: il suo cofondatore Giuseppe Langella.
Professore universitario alla Cattolica di Milano, saggista, critico letterario, poeta e, soprattutto, la seconda insostituibile colonna del Realismo Terminale, sempre straordinarmente efficace al fianco di Guido Oldani. Sarebbe superfluo, da parte mia, aggiungere un commento riguardante la ricca e superlativa attività professionale di Giuseppe Langella. La sua nota biografica e le opere poetiche scelte parlano chiaro riguardo al suo enorme impegno e alla devozione nel diffondere la filosofia del RT. Il suo intelletto, dotato di profonda e dettagliata conoscenza degli illustri Maestri del passato, ha saputo unire in modo eccellente le conquiste classiche alle rivoluzionarie idee del Realismo Terminale, indicando insieme al M° Oldani un nuovo valido itinerario poetico ed artistico per il Nuovo Millennio. Numerosi saggi, pubblicazioni letterarie, antologie, prefazioni, rassegne specialistiche e diversi articoli sulle prestigiose riviste del settore fanno di Giuseppe Langella il personaggio di spicco nel variegato panorama letterario europeo.

Izabella Teresa Kostka, Milano 2019

NOTA BIOGRAFICA

GIUSEPPE LANGELLA
Nato a Loreto (Ancona), l’11 settembre 1952.

• Profilo accademico

È professore ordinario di “Letteratura italiana moderna e contemporanea” presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del S. Cuore di Milano, dove dirige anche il Centro di ricerca “Letteratura e cultura dell’Italia unita”, con l’annesso “Archivio della letteratura cattolica e degli scrittori in ricerca”. È membro del Consiglio Direttivo della “Società italiana per lo studio della modernità letteraria” (MOD). Condirige la «Rivista di Studi Manzoniani».

• Produzione scientifica

Studioso di Manzoni e di Svevo, ha perlustrato altresì ampie zone della poesia, della prosa e della cultura militante dall’età del Risorgimento agli anni Duemila. Principali pubblicazioni scientifiche: Il secolo delle riviste. Dal “Baretti” a “Primato” (Vita e Pensiero, Milano 1982); Da Firenze all’Europa. Studi sul Novecento letterario (ibid., 1989); Italo Svevo (Morano, Napoli 1992); Il tempo cristallizzato. Introduzione al testamento letterario di Svevo (Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1995); Poesia come ontologia. Dai vociani agli ermetici (Studium, Roma 1997); Le ‘favole’ della “Ronda” (Bulzoni, Roma 1998); L’utopia nella storia. Uomini e riviste del Novecento (Studium, Roma 2003); Cronache letterarie italiane. Dal “Convito” all’“Esame” (Carocci, Roma 2004); Amor di patria. Manzoni e altra letteratura del Risorgimento (Interlinea, Novara 2005); Manzoni poeta teologo (1809-1819) (ETS, Pisa 2009).

• Rapporti con la scuola

È coordinatore nazionale della “Mod per la Scuola”. All’interno del “Tirocinio formativo attivo” (TFA) attivato in Università Cattolica ha tenuto i corsi di “Didattica della letteratura italiana”. Svolge da parecchi anni attività di formazione e aggiornamento degli insegnanti. Il suo interesse per la didattica della letteratura è culminato nella stesura, insieme ad alcuni colleghi (Paolo Gresti, Uberto Motta e Pierantonio Frare), di un apprezzato manuale ad uso dei trienni dei licei, Amor mi mosse (2019), uscito per le Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori. Per sua iniziativa, nella collana della “Modernità Letteraria” (Edizioni ETS, Pisa) sono usciti tre volumi di Atti dei seminari della “Mod per la Scuola”: Il Novecento a scuola (2011), La didattica della letteratura nella scuola delle competenze (2014) e Insegnare letteratura nell’era digitale (2017).

• Poeta

Come poeta ha esordito con Giorno e notte. Piccolo cantico d’amore (San Marco dei Giustiniani, Genova 2003). Con la raccolta Il moto perpetuo (Aragno, Torino 2008) ha vinto, fra l’altro, il Premio Metauro. Nel 2013 ha dato alle stampe, nella “Lyra” di Interlinea, La bottega dei cammei. 39 profili di donna dalla A alla Z, Premio Casentino. Nel 2015, sempre per Interlinea, nella collana “Passio”, ha pubblicato il Reliquiario della grande tribolazione, ispirato al calvario della Grande Guerra, Premio Alpi Apuane. Suoi testi poetici sono comparsi in diverse riviste, tra cui “Poesia”, “Incroci”, “Soglie”, “PoliScritture”, “Euterpe”, nonché in siti dedicati, come “Ossigeno nascente”, in antologie tematiche e in rassegne di festival di poesia. Con Guido Oldani è tra i promotori del “Realismo terminale”. Negli “Argani”, collana Mursia diretta da Oldani, è uscita per sua cura, nel 2017, l’antologia del movimento, Luci di posizione, dove figura anche in veste di poeta.

• ALCUNE POESIE SCELTE

C-OTTIMISTI

Ragionieri, stagiste, calciatori,
modelle, segretarie, tute blu,
lavoratori stagionali in nero,
siamo come padelle in mano a un cuoco,
che devono vedersela col fuoco,
congegni a molla cui dare la carica.
Pezzi di ricambio, o al massimo bijoux,
quando, pile esauste, non serviremo
più, ci smaltiranno in una discarica.

PENDOLARI

Commesse e impiegati, agenti di borsa
saliti di corsa, si sta stipati,

in piedi nei vagoni, le mattine,
come tante lattine nei cartoni;

e manca l’aria, peggio dei sacchetti
sotto vuoto di filetti d’otaria.

Alle stazioni il treno slot-machine
sgancia belin al posto dei gettoni.

Esodo giornaliero: ovunque vada,
è un’autostrada col bollino nero.

PERSONAGGI E DESTINO

Quelli che non guardano dove vanno,
quelli che invece sanno quel che fanno;
quelli che è sempre festa, beati loro,
e quelli che si angustiano per tutto,
scuri in volto più di un vestito a lutto;
quelli che è un dramma perdere il lavoro,
vuoti come vecchi piatti sbeccati,
e quelli che ti asfaltano spietati,
che time is money e nuotano nell’oro:

burattini, comparse e figuranti
del più grande spettacolo di massa,
con carte di credito o in contanti
devolvono tutti a un’unica cassa.

MEMORIE DAL SOTTOSUOLO FAVOLETTA ECOLOGICA

(Dedicata a Greta Thunberg e ai milioni di studenti di tutto il mondo
che venerdì 15 marzo 2019 hanno manifestato per il futuro del pianeta Terra)

– Cos’è la notte, nonno?
– È come quando spegni
la luce perché hai sonno.
Solo che cala in cielo.
– E il cielo che cos’è?
– Fa’ conto un grande velo
disteso sulla testa,
tempestato di strass,
da sfoggiare a una festa.
– Che bello! E l’hai mai visto?
– Da bambino, in un tempo
di questo meno tristo.
La vita era diversa:
si svolgeva all’aperto,
al sole e all’aria tersa;
non così, sottoterra,
cacciati dallo smog
e dall’effetto serra
nella città di Dite,
come topi di fogna,
chiuse tutte le uscite.

Giuseppe Langella

Tutti i diritti riservati all’autore

Prof. Giuseppe Langella, foto: Umberto Barbera
Il Prof. Giuseppe Langella e il M° Guido Oldani al Festival Internazionale di Poesia a Milano, durante l’evento dal titolo “L’uguaglianza delle diversità” con la presentazione dell’ultimo libro di Guido Oldani con l’introduzione di Giuseppe Langella “La guancia sull’asfalto”, 2019; foto: Umberto Barbera

SEZIONE POLACCA: Współczesne oblicza sztuki – Realizm Terminalny czyli świat widziany przez pryzmat przedmiotów i technologii (autor: Izabella Teresa Kostka, 2019)

WSPÓŁCZESNE OBLICZA SZTUKI: REALIZM TERMINALNY czyli świat widziany przez pryzmat przedmiotów i technologii (autor: Izabella Teresa Kostka, 2019)

Od dłuższego czasu mówi się o poważnym kryzysie współczesnej kultury i sztuki, a przede wszystkim literatury i poezji. W zagonionym i zadymionym świecie nie mamy czasu na dostrzeżenie piękna, na kontemplację klasycznych wersów o nieskazitelnej harmonii i muzykalności. Czytelnicy, a szczególnie młode pokolenia, odchodzą od lektury i zainteresowań literackich, gdyż dla większości społeczeństwa pisarstwo i sztuka są uważane za coś staroświeckiego i zbytecznego. Sztywne zasady klasycznego piękna, ustalona rytmika strofy, rymy o precyzyjnych zasadach i strukturze sylabicznej stały się jakby “przyciasne” i archaiczne, a język, mentalność i środki komunikacji werbalnej podporządkowane zostały otaczającemu nas nawałowi przekaźników cyfrowych, komputerów, smartfonów i supremacji zaawansowanej techniki i technologii. Człowiek nie jest już “władcą”, nie stanowi o wolności swych myśli i poglądów, lecz stał się marionetką na linkach – przewodach nowoczesnego systemu. Wszystko zawiera się w informacjach dostarczonych przez kody kreskowe.
Ta smutna prawda stała się inspiracją twórczą dla włoskiego artysty, poety Guido Oldani’ego urodzonego w 1947 r. w Melegnano pod Mediolanem. Artysta wzrastający w młodości wśród rozległych zielonych równin Niziny Padańskiej, wraz z upływem czasu porwany został przez wir boomu ekonomicznego, rozwoju przemysłu, zabudowy terenów rolnych i osobiście uczestniczył w intensywnej transformacji życia i obyczajów nowoczesnego społeczeństwa. Jego kreatywny umysł odczuł potrzebę przekazania swych emocji i spostrzeżeń odchodząc od klasycznych schematów przeszłości, postanowił zrewolucjonizować spojrzenie na świat, na ekspresję artystyczną, aktualizując środki przekazu według praw rządzących współczesnym światem. Jak sam Oldani mówi, a powtarza to często w czasie prelekcji i spotkań literackich, żyjemy w czasach “dell’accatastamento dei popoli / nawarstwiania się społeczeństw”, zamknięci w miastach – betoniarkach (poezja “La betoniera / Betoniarka”), w których kręcimy się jak w wirówce poddani supremacji przedmiotów (wiersz “La lavatrice / Pralka”). Człowiek nie jest już podmiotem, sam stał się tylko przedmiotem. Przyroda i natura zostały zepchnięte na drugi plan, a o naszej egzystencji i rzeczywistości decydują wszechobecne dobra materialne i prawa komercyjnego rynku. To nowatorskie podejście do wizji współczesności doprowadziło pod koniec XX wieku i na początku nowego stulecia do stworzenia przez Guida Oldani’ego odłamu artystyczno – literackiego o nazwie Realismo Terminale / Realizm Terminalny. Stał się on oficjalnym nurtem, można nawet powiedzieć filozofią artystyczną w roku 2010, wraz z opublikowaniem przez Oldaniego książki p.t.”Il Realismo Terminale” ( “Realizm Terminalny”, wydawnictwo Mursia, Mediolan) i pierwszego konkretnego “Manifestu Realizmu Terminalnego”.
Jedną z charakterystyk cytowanego prądu jest zaniechanie tradycyjnego “banalnego” odniesienia metafor do otaczającej nas natury na rzecz tzw. ” similitudine rovesciata / odwróconego podobieństwa”: stany ducha, uczucia, sytuacje nie są porównywane do klasycznych wzorców (np.”Twe oczy iskrzą się jak gwiazdy”), lecz wyrażane są przez pryzmat porównań odnoszących się do świata przedmiotów i techniki (przykładowe podobieństwo odwrócone “Twe oczy świecą jak dwa reflektory”). Realizm Terminalny ukazuje znaną nam rzeczywistość w sposób bardzo bezpośredni, odarty z retorycznych upiększeń, opiera się na bezwzględnej, zwartej stylistyce i eksperymentalnym użyciu wielu pojęć i zwrotów. Dla klasyka deszcz to ” boskie łzy spływające po policzkach”, dla Realisty Terminalnego deszcz to “ołowiane kule, które dziurawią umysły”. Po wielu nurtach poszukujących nowości, wśród których należy wymienić chociażby dadaizm, abstrakcjonizm, metasemantykę Fosco Maraini’ego wydaję się, że właśnie Guido Oldani odnalazł drogę do współczesnego odbiorcy odzierając sztukę z fałszywego idealizmu i sztywnych schematów przeszłości. Oldani przybliżył przekaz werbalny i artystyczny do realiów otaczającego nas nowego tysiąclecia, a co za tym idzie, dokonał specyficznej rewolucji w postrzeganiu wydarzeń, odbieraniu i przetwarzaniu bodźców emocjonalnych i wizyjnych. Realizm Terminalny nie ogranicza się tylko do literatury, lecz znajduje duży oddźwięk w wielu dziedzinach sztuki od fotografii do malarstwa, od teatru do sztuki wizyjnej i tzw. instalacji przestrzennych. W samych Włoszech, w których mieszkam od prawie dwudziestu lat, nurt ten cieszy się co raz większym zainteresowaniem, zdobywa duże grono wielbicieli szczególnie wśród młodej generacji pisarzy i artystów. Realizm Terminalny wychodzi na przeciw problemom współczesności, angażuje się w działalność społeczną, jest blisko ekstremalnych sytuacji politycznych i problemów ekologicznych. Mimo powagi poruszanych tematów nurt ten nie odznacza się sztucznością ani nadmierną ciężkością, wręcz przeciwnie, często potrafi zaskakiwać zdrową ironią i pobudza wyobraźnię rozwijając bezkresną intelektualną kreatywność. Guido Oldani stał się uwielbianym Mentorem, a za jego przykładem w szeregi Realistów Terminalnych wstąpiło wielu liczących się artystów, krytyków literackich i intelektualistów. Wśród nich wymienić należy przede wszystkim prof.Giuseppe Langella i poetów, twórców prestiżowego Piccolo Museo della Poesia / Małego Muzeum Poezji w Piacenzy: Massimo Silvotti, Sabrina De Canio i Giusy Càfari Panico. Poetyka i filozofia Guida Oldani’ego roztacza co raz szersze kręgi, a sam artysta jest częstym gościem liczących się międzynarodowych spotkań i festiwali literackich, targów wydawniczych i sympozjów naukowo – kulturalnych. Znając i śledząc ten kierunek od lat, mając możliwość osobistego zapoznania się z jego twórcą, z entuzjazmem dołączyłam w 2015 roku do grupy Realistów Terminalnych, wśród których znalazłam zrozumienie i inspirację dla mojej poliedrycznej twórczości. Stałam się z przyjemnością oficjalnym rzecznikiem i ambasadorem w/w prądu artystycznego na Polskę.
Czy Realizm Terminalny i “odwrócone podobieństwa / similitudini rovesciate” znajdą swoich wielbicieli także w nadbałtyckim kraju? O tym zadecyduje upływ czasu i nowe pokolenia artystów. Z pewnością u nieprzygotowanego i klasycznego odbiorcy pierwszy kontakt z RT może wywołać pewne kontrowersje i lekki szok estetyczny, gdyż styl ten obala wszystkie tradycyjne kanony piękna i ekspresji na rzecz poszerzania środków przekazu poprzez podstawową regułę: “un oggetto diventa soggetto / przedmiot staje się podmiotem”, a tradycyjny podmiot (człowiek) zostaje sprowadzony do rangi przedmiotu. Osobiście życzę wszystkim Realistom Terminalnym, aby ich sztuka i filozofia znalazła żyzną glebę i aprobację również w odległej od Włoch Polsce, a szerzone nowatorskie poglądy i wizja świata posłużyły jako bodziec do rozwoju i wzbogacenia kulturowej panoramy kraju nad Wisłą. Poniżej załączam niektóre teksty Guida Oldani’ego wraz z jego krótkim życiorysem. Pozdrawiam serdecznie!

Izabella Teresa Kostka, Mediolan, kwiecień 2019

BIOGRAM

GUIDO OLDANI ideatore nurtu o nazwie Realismo Terminale / Realizm Terminalny urodził się w 1947 r. w Melegnano (Mediolan, Włochy), w którym do tej pory żyje i tworzy. Jego dzieła opublikowane zostały w najważniejszych przeglądach literackich drugiej połowy XX wieku począwszy od “Alfabeta” poprzez “Paragone” i “Kamen”. Wśród opublikowanych książek monograficznych znajdziemy zbiory “Stilnostro / Nasz styl” (CENS, 1985), “Sapone / Mydło” (Kamen, 2001), “La betoniera / Betoniarka” (LietoColle, 2005), “Il cielo di lardo / Niebo ze słoniny” (Mursia, 2008), “Il Realismo Terminale / Realizm Terminalny” (Mursia, 2010) i “La guancia sull’asfalto / Policzek na asfalcie” (Mursia, 2018). Wiersze Oldani’ego znajdują się w licznych prestiżowych antologiach, wśród których: “Il pensiero dominante / Myśl przewodnia” (Garzanti, 2001), “Tutto l’amore che c’è / Ta cała miłość co istnieje” (Einaudi, 2003), “Almanacco dello specchio / Almanach lustra” (Mondadori, 2008), “Antologia dei poeti contemporanei / Antologia poetów współczesnych” (Mursia, 2016), “Poesia di oggi. Un’antologia italiana / Poezja dnia dzisiejszego. Antologia włoska” (Elliot, 2016), “Novecento non più / To już nie 1900” (La Vita Felice, 2016), “Luci di posizione / Światła pozycyjne” (Mursia, 2017) i “Poesie italiane 2016. / Poezje włoskie 2016” (Elliot, 2017). Przy Wydawnictwie Mursia prowadzi “La Collana di poesia Argani / Serię publikacji poetyckich Argani” i współpracuje ze znakomitymi gazetami “Avvenire” i “Affaritaliani.it”.

NIEKTÓRE POEZJE WYBRANE ZE ZBIORU “IL CIELO DI LARDO / NIEBO ZE SŁONINY” (Mursia, 2008). Tłumaczenie z włoskiego na język polski: Izabella Teresa Kostka. Interpunkcja i zapis graficzny zgodny z oryginałem.

LA BETONIERA

l’acqua ha già il sale e su, le petroliere,
versano olio, come condimento,
alla zuppa di pesce navigante.
e la gabbia del cielo ha le sue penne
che portano la cacciagione in volo
e i vermi sono filo per cucire,
che tiene insieme ogni zolla nera
e il tutto è nella pancia di dio padre,
che ci mescola, dolce betoniera.

BETONIARKA (La betoniera)

woda jest już słona, a na niej tankowce
dolewają oleju, jak przyprawy
do pływającej zupy rybnej.
i klatka nieba ma swoje skrzydła,
które wznoszą dzikie ptaki do lotu
a robaki są nicią do szycia,
co utrzymuje razem czarne skiby ziemi
i wszystko jest w brzuchu boga ojca,
który to miesza, słodka betoniarka.

CRAVATTE

come cravatte rosse verso il cielo
si affacciano le fiamme al davanzale
incartando i gerani con il fumo.
e un camion grosso con la pancia d’acqua
alza la gamba posteriore e spegne
e hanno salvato il gatto per fortuna
la vecchia no, faceva grida indegne.

KRAWATY (Cravatte)

jak czerwone krawaty w stronę nieba
wychylają się na parapet płomienie
opakowując dymem pelargonie.
a duża ciężarówka z brzuchem wody
podnosi tylną łapę i gasi
całe szczęście, że uratowali kota,
staruszki nie, niegodnie krzyczała.

I DUE

i due cappotti siedono vicini
portati senza portamento alcuno
come due bucce vuote di banane.
si parlano le loro cicatrici
e gli occhi sono anelli di catene,
neanche a ballare suscitano brio
li ha fatti Dio non sempre riesce bene.

DWA (I due)

dwa płaszcze siedzą blisko siebie
noszone bez żadnego stylu
jak dwie puste skórki od banana.
rozmawiają ze sobą ich blizny
a oczy są ogniwami łańcucha,
nawet tańcząc nie wzniecają entuzjazmu
stworzył je Bóg, nie zawsze mu to wychodzi.

MILANO

è il camion fa il trasporto della ghiaia,
la mia patria, ribalta il cassone,
ci scarica a milioni su milano.
e insieme come uova ci sfondiamo
in un budino in cui quasi ci immola
e c’è chi ha il dubbio si sia ormai un po’ in tanti
ma un’altra camionata ci consola.

MEDIOLAN (Milano)

to ciężarówka do transportu żwiru,
moja ojczyzna, wywraca swój kontener
wyładowując nas milionami w Mediolanie.
i razem jak jajka zagłębiamy się w budyniu, składają nas w ofierze
niektórzy mają wątpliwości, jest nas trochę dużo,
ale kolejna dostawa podtrzymuje wszystkich na duchu.

LA LAVATRICE

la centrifuga gira come un mondo
e i suoi abitanti sono gli indumenti
riposti dalla coppia dei congiunti.
si avvinghiano bagnati in un groviglio
i rispettivi panni in capriola,
sono rimasti questi i soli amanti,
quegli altri se si afferrano è alla gola.

PRALKA (La lavatrice)

wirówka kręci się jak świat
i jej mieszkańcy są odzieżą
włożoną do niej przez parę małżonków.
kłębią się mokre rzeczy kręcąc koziołki
to one zostały kochankami,
ci drudzy gdy się dopadną skaczą sobie do gardła.

Artykuł opublikowany w miesięczniku kultury i literatury “WENA” pod redakcją Moniki Knapczyk, nr 4 kwiecień 2019, ISSN: 2299-7830

Dostępny także na stronie autorskiej:

https://izabellateresakostkaswiatsztukiipoezji.wordpress.com/2019/05/15/wspolczesne-oblicza-sztuki-realizm-terminalny-czyli-swiat-widziany-przez-pryzmat-przedmiotow-i-technologii-autor-izabella-teresa-kostka-2019/?preview=true

Na stronie internetowej prestiżowego magazynu kulturalno – literackiego z siedzibą w Warszawie “Pisarze.pl / Scrittori.pl”:

https://pisarze.pl/2019/06/11/izabella-kostka-wspolczesne-oblicza-sztuki-realizm-terminalny/

I na portalu dziennikarskim Alessandria Today:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/05/23/sezione-polacca-wspolczesne-oblicza-sztuki-realizm-terminalny-czyli-swiat-widziany-przez-pryzmat-przedmiotow-i-technologii-autor-izabella-teresa-kostka-2019/?preview=true&fbclid=IwAR39K5E3FVqO5UBZqAviPEFR8FK02bnFBhu7lbZN1Y08XZmnYMju3-_SUnE

Wszystkie prawa zastrzeżone

Poeta włoski Guido Oldani – założyciel Realizmu Terminalnego z magazynem Wena w swoim domu pod Mediolanem, maj 2019

VERSO CONSIGLIA: Il grande ritorno del poeta MARCO GALVAGNI “I SOTTILI PENSIERI DI CANTO” (Libeccio Edizioni – CTL, 2019)

(by I.T.Kostka)

Abbiamo sentito la sua mancanza da un lungo periodo di tempo e ora, finalmente, posso annunciare con gioia il grande ritorno del talentuoso e romantico autore milanese Marco Galvani. Il suo prossimo libro di poesie dal titolo “I sottili pensieri di canto” vedrà la luce tra pochi giorni grazie alla Casa Editrice CTL e il suo marchio Libeccio Edizioni.

Ovviamente non posso svelare in anteprima tutti i dettagli di questa incantevole ed emozionante raccolta, che sicuramente regalerà a ogni futuro lettore il meglio della poetica di Galvagni: ardenti canti d’amore scritti con un linguaggio sublime e raffinato, versi travolgenti come le maree di un amore profondo e passionale.

In seguito riporto uno stralcio della prefazione a cura della scrittrice e psicologa Valeria Bianchi Mian, tre poesie tratte dal libro e la nota biografica dell’autore. Buona lettura!

• Tratto dalla prefazione a cura della scrittrice e psicologa Valeria Bianchi Mian:

“Se non è facile scrivere storie d’amore, ancor più complesso è tessere i sentimenti in versi per cantare la poetica del desiderio.
Tradurre i dettami della passione in metafora non è un procedere per sublimazione; si tratta piuttosto di cogliere al volo una sensazione impellente, la necessità immediata del volto e del corpo dell’altro, per offrire le mani alla propria terra animica e scavare, aprendo varchi. Si tratta di lasciar emergere immagini ancora in abbozzo, affinché l’intuizione si possa far strada nel buio del ‘non ancora’. È così che la poesia d’amore nasce, cresce e, attraverso l’innamorato, parla un linguaggio universale.
Il poeta in amore è colui che con Eros opera trasformazioni, colui che rimescola la Prima Materia delle emozioni, della volontà imperante, dell’istinto, e ne fa componimento affettuoso dedicato all’oggetto amato – ché il soggetto è lo stesso poeta riflesso nel volto dell’altro/a.
Non è facile per me, per il mestiere che svolgo in questo spazio-tempo, leggere poesie amorose senza aprire le pagine della favola di Eros e Psiche. Faccio danzare i due protagonisti nella mia mente, li osservo prendere forma attraverso le parole di Marco Galvagni, un poeta capace di intrecciare il filo della terra al cielo, dando il via a un ballo-duello appassionato di farfalle in volo e onde in tumulto. Leggo le sue poesie e vedo l’anima – Psyché – alla ricerca di un Dio, quell’Amore che si cela nel non detto tra le parole e poi per incanto si mostra. Il lettore di questa silloge viene attratto dal percorso che si va delineando tra un uomo e una donna destinati all’incontro (…)”

• NOTE BIOGRAFICHE

MARCO GALVAGNI nato a Milano. Residente tuttora a Milano ma domiciliato a Lanzo D’Intelvi (CO).

Ha conseguito la maturità classica per poi frequentare un anno a Lettere Moderne all’Università Statale di Milano e l’anno successivo a Lettere e Filosofia all’Università di Pavia, seguendo contemporaneamente le lezioni di psicologia dell’Università di Padova.

Segnalato a soli 15 anni nel prestigioso Premio Internazionale Mosè Bianchi (Milano).

Autore di sei libri di poesia:
Nel 2001 “Nel labirinto” (Montedit), prefazione di Olivia Trioschi, secondo classificato nel Premio Nazionale Emma Piantanida, Legnano (MI). Commento 5/5 su http://www.ibs.it
Nel 2002 “L’arcobaleno” (Montedit), prefazione di Massimo Barile, secondo classificato al Premio Nazionale alla memoria di Maribruna Toni, Piombino (LI). Secondo classificato nel Premio Nazionale Emma Piantanida, Legnano (MI). Menzione d’onore al Premio Nazionale Pinayrano (TO).
Nel 2003 “Nel germoglio vergine” (Montedit), prefazione di Massimo Barile, vincitore assoluto del Premio Nazionale Falesia, Piombino (LI). Terzo classificato nel Premio Nazionale Peter Russell (NA).
Nal 2010 “Il gomitolo dei sogni” (ilmiolibro), quinto classificato nel Premio Nazionale Peter Russell (NA).
Nel 2016 “Profumo di vita” (CTL), prefazione di Izabella Teresa Kostka, recensione 5/5 della poetessa Francesca Piovesan su http://www.ibs.it Commento 5/5 su Amazon.
Nel 2018 “Gocce di stelle” (CTL), recensione 5/5 della poetessa, scrittrice e critico letterario Emilia Fragomeni su http://www.ibs.it Recensione 5/5 dello psicologo con Master Massimo De Bari.

Vincitore di numerosi primi, secondi e terzi posti (nonché Menzioni d’onore) sia in Concorsi Nazionali che in Concorsi Internazionali per la poesia singola nel periodo dell’intensa partecipazione ai Concorsi 2000-2004. Spiccano i 2.000.000 di lire vinti con il primo posto assoluto nell’importante Premio Nazionale Vernato Arte (Biella) nel 2001,
Segnalato nel 2010 nel famoso Premio Nazionale Città di Corciano (PG) e secondo ex-aequo nel 2015 nel Premio Nazionale Campodipietra, Jelsi (CB).

Autore di diversi reading poetici, tra i quali i più rilevanti sono quello tenutosi al Teatro Filodrammatici di Milano con Giuseppe Conte e Tomaso Kemeny, quelli che si sono svolti presso La Casa delle Arti che gestisce la casa di Alda Merini, in Via Magolfa 32, sempre a Milano, il “Binari in Versi” con Roberto Marzano (GE) e il “Verseggiando sotto gli astri” con Izabella Teresa Kostka (MI).

Dieci sue poesie sono state pubblicate dal mensile nazionale Poesia di cui è Direttore responsabile Nicola Crocetti. Inoltre, del Comitato di redazione, fanno parte, fra gli altri (in ordine alfabetico), Antonella Anedda, Maria Grazia Calandrone, Roberto Carifi, Milo De Angelis, Nicola Gardini, Vivian Lamarque, Franco Loi, Daniele Piccini, Marina Pizzi, Giancarlo Pontiggia e Silvio Ramat.
Alcune sue poesie sono state pubblicate dalla rivista Liburni Arte e Cultura.

Autore di saggi critici su libri di poesia e recensioni.

Sito internet: http://www.marcogalvagni.it

• Alcune poesie scelte tratte dal libro:

L’ISOLA

Incrociando i tuoi occhi in quella casa
dalle tegole ghiacciate, regno
dei nostri giardini d’innocenza
d’incanto è nato un seme d’amore;
sgorgherà a primavera come una polla alpina,
come un arco di cielo che s’accende
e ha un alfabeto segreto
per scambiarsi criptati messaggi di tenerezza,
fluttuanti nel vento d’aprile
con una pioggia che cade fitta sulle nostre vicende umane.
Mi struggo come un’orma nella neve
attendendo nella mia cripta di sfiducia
di volare con te sulle ali del vento
come una farfalla innamorata.
E aspettando di rotolarmi con te
nel prato di fiaba d’una verde isola
vi costruisco il nostro nido d’amore,
riposandomi nella grande spiaggia dell’attesa.

I COLORI DEL FUTURO

I colori del futuro,
una varietà di tonalità variopinte e dall’accento vivace.

L’anima invece è candida,
nutre il corpo di luce trasparente che l’occhio irradia.

E’ un contrasto d’amore,
in cui il palpitare per una nobile vita è ardente di fiamma.

Che è il cuore che batte,
nei pensieri ideati per occhi nocciola dai raggi di calore.

E sul volto si dipingerà di rosso l’emozione del sorriso
nel cogliere il varco sino a giungere alla sua stella.

LE GUANCE DELL’AURORA

Stamane, le guance dell’aurora
narravano stupite, al tremore dell’ultima stella,
dello splendore della tua grazia
e il primo raggio di sole
ha illuminato i tuoi capelli frumento.
Le nuvole erano minacciose,
presto la pioggia sarebbe scesa ad aghi sottili
e i rami senza foglie degli aceri
lottavano contro le folate del furioso vento.
Tu invece eri serena e candida,
gli occhi nocciola ornati da fiamme dorate
velati di tenerezza, sin dalle prime luci
lievi m’hai donato coccole e baci,
tu che sei il mio fuoco in questo gelido inverno
la notti ardenti trascorse accanto.
E quando stanotte il buio sarà ubriaco di tempesta
e la pioggia sarà il lenzuolo della notte
squarciato dai venti, giungerai a me,
isola felice di quiete, sotto forma del tuo amore.

Il poeta Marco Galvagni

RITRATTI: BARBARA RABITA – versi con artigli

Foto: Umberto Barbera, Barbara Rabita durante l’evento “Yin e Yang” – Verseggiando sotto gli astri nell’ambito della rassegna letteraria internazionale Bookcity di Milano, 18 novembre 2018, Cascina Linterno.

(by I.T.Kostka)

Esiste la poesia al femminile? Può darsi, ma Barbara Rabita appartiene piuttosto alle autrici senza peli sulla lingua, scrive “versi con artigli” con forza ed espressività di una vera guerriera. I suoi testi non temono nessun argomento né stilistica: navigano con successo tra le onde del Realismo Terminale per, a volte, sbarcare sulle sponde più classiche, scavano nella tematica sociale per, allo stesso momento, sfiorare quella più introversa e riflessiva. Barbara è imprevedibile e sorprendente, mai melensa, i suoi versi sanno “affettare” l’attenzione di un lettore come se fossero “coltelli d’acciaio”. È sicuramente una delle voci femminili più interessanti e incisivi che io conosca grazie al programma “Verseggiando sotto gli astri”.

• ALCUNE POESIE SCELTE

IL QUADERNO

Il quaderno liso
è aperto su pagine bianche
le mie mani lo accarezzano ruvide:
sono millimetro di singoli quadretti.

Ogni cancellatura un insuccesso
i bordi masticati
di una copertina rosa
come la pelle della mano.

Indugia il tirapugni
su un apostrofo di troppo
errori da ripetere
per poter essere altro
da goffe storpiature.

SALDI

In vetrine incolori
sfilano i vestiti
forniti di gambe
lisce e snelle.

Sono ciò che
non ero mai stata
in questi colori dorati
luccicanti di poco
e sorrisi di commesse
sempre convincenti.

Il vestito mi indossa
si rimira, si compiace
mi compra a poco prezzo
esce soddisfatto,
sfilano gli oggetti
gli fanno i complimenti.

ARTICOLO 2

Ho il diritto di associarmi
e il dovere d’isolarmi
quando reco danno al prossimo
ma so stare insieme agli altri
quindi bene che io scelga
di riunirmi e coalizzarmi
nelle scuole e nelle piazze.

Ho il diritto di parola
e il dovere di tacere
quando offendo e ribadisco
con atteggiamenti osceni,
ma ho il permesso a un’opinione
sia pur labile e importuna.

Il diritto a una vita
non può includere il dovere
di continuo sgomitare
per un posto in prima fila.

SCIENZA E COSCIENZA (leggendo Harari)

Come righe su lenti d’ occhiali
siamo increspature
nel flusso eterno di dati.

Sottopelle un microchip
ci potenzia nella mente
ne riassorbe la coscienza,
partorisce ultra-umani
efficienti come bit in sequenza
soli, come un dato condiviso.

Barbara Rabita

Tutti i diritti riservati all’autrice

VERSO CONSIGLIA: GUIDO OLDANI “LA GUANCIA SULL’ASFALTO”(Mursia)

(by I.T.Kostka)

La mia grande conquista: l’ultimo libro del M° Guido Oldani “La guancia sull’asfalto” – raccolta calda, crudele e preziosamente ruvida. Il Realismo Terminale D.O.C. che seguo col cuore dopo averlo abbracciato nel 2015 / 2016. Nota introduttiva a cura del Prof. Giuseppe Langella, editore Mursia. Testi crudi, perfettamente sincronizzati con le onde della nostra complicata tecnologica vita moderna, gettata come un rifiuto nella discarica dei sentimenti privi di misericordia. Ci siamo persi tra vari oggetti soppressi dai codici a barre, dimenticando di essere “semplici e fragili mortali”. La poetica travolgente, geniale nella sua trasparenza e metrica, scritta con una leggerezza stupefacente e un linguaggio sobrio ed efficace, mai artificiale nonostante la difficile impronta civile dell’intero volume. Libro imperdibile che consiglio sinceramente a Tutti!

Foto: Izabella Teresa Kostka. Guido Oldani – fondatore del Realismo Terminale, febbraio 2019

OGGETTI, PERCEZIONI E MUTAMENTI NELLE LIRICHE DI GUIDO OLDANI a cura di Lucia Bonanni

OGGETTI, PERCEZIONI E MUTAMENTI NELLE LIRICHE DI GUIDO OLDANI

Ho avuto l’onore di poter conoscere di presenza il Maestro Oldani a Cascina Linterno in occasione di uno dei tanti eventi organizzati dalla poetessa Izabella Teresa Kostka nell’ambito del programma itinerante “Verseggiando sotto gli astri di Milano” ed incluso nella rassegna MilanoBookCity 2018. Devo dire che tanto mi ha rassicurata la cordiale accoglienza insieme alla gentilezza del Maestro nel suo interagire con le persone nonché la lettura di una sua poesia direttamente da un quaderno pieno di cancellature e rimandi.
Nei versi del Maestro Oldani si evidenzia quella che viene definita “similitudine rovesciata”, un modello di scrittura che mette al primo posto gli oggetti e produce versi che declinano l’esigenza di tornare ad un nuovo umanesimo, recuperando il perduto contatto con la natura. E come “La Terra è in piena pandemia abitativa” anche l’essere umano è visto al pari di un condominio i cui nuclei abitativi rappresentano le diverse sfaccettature dell’animo mentre la comunicazione interpersonale si nutre più di artefici e codici non verbali che sulla conoscenza diretta. Le similitudini, le comparazioni e perché no le personificazioni prendono in prestito il linguaggio oggettuale e non quello mutuato dagli ambienti naturali. In un simile contesto la realtà si fa fluttuante, variabile, mutevole, spesso ambigua e incostante fino a giungere ad uno stadio terminale ovvero ad un cippo che segna il confine, il termine, il capolinea, la fine di un ciclo vitale come pure l’hardware elettronico, definizioni, queste, che decodificano l’oggetto e lo pongono come primo termine di paragone. Così, da richiamo romantico, la luna, sia essa in fase calante o crescente, diventa di color calce e prende forma di un appiglio uncinato a cui appendere un nodo scorsoio per porre fine ad una vita di incongruenze e disagi. Con l’uso sapiente di traslati di significato, attinti dalla realtà oggettiva, il termine “calcinato” si pone in relazione con l’aggettivo “sbrecciata” mentre quella “confezione del mercato”, rotta e avariata, rimanda al “traffico ingorgato” e al “carnevale di petardi”. Qui sono le stelle, rinchiuse alla rinfusa nella confezione, ad avere un’anima e, pure non cadendo dal cielo con le loro code luninose, riescono a trasmettere un senso di romanticismo agli sguardi che si girano in altro e non vedono altro che rotte inceppate dalle scie turbolente di velivoli metallici (Il gancio). In un mondo dove sono gli oggetti a dominare le emozioni anche il “fischiare dell’uomo” assomiglia alla frenata stridula di un camion e lo zampettio e il tubare dei piccioni, avvolti in calde pellicce di piume, sono i veri elementi umanizzati poi contaminati dal riflusso incessante degli oggetti, si assimilano al rumore prodotto dalla rotelline dei bidoni in uso per la raccolta differenziata. Nel loro cicaleccio disordinato gli abitanti dei caseggiati subiscono involuzioni comportamentali a causa di influenze negative e nella loro reclusione sociale sempre più assomigliano a codirossi ciarlieri (I bidoni).
“Come sparse vitine per occhiali” le formiche lasciano sul pavimento una chiazza così scura da farla sembrare un frittella assai difficile da ripulire. Ma il poeta, che un tempo bruciava quegli insetti, forse per impeto di umano sentire e trasposizione di pacata saggezza, adesso non ha premura di cacciarli dalle piastrelle della cucina. Nella macchia nera, descritta dal Maestro, si può rintracciare la massificazione degli individui nella società odierna, spesso omologati tanto nel pensiero e quanto nell’agire e solo un gemito di libertà può salvarli dalla inevitabile necrosi (Le vitine). In un quadro sinottico tra etologia e compotamentismo il criceto, pure vivendo in cattività, riesce a mantenere la propria indipendenza di carattere, diversamente dall’uomo che vive in un teatro dell’assurdo e la sedia su cui resta immoto, rivela solitudine e mancata destrezza nel rivedere il corso degli eventi e modificare la propria impronta di personalità. Dentro la gabbietta il piccolo mammifero, girando e girando sulla ruota con la sua postura disordinata, trascorre il proprio tempo e si stanca. Con le vibrisse e le unghie riesce sempre a difendersi dagli attacchi esterni al contrario dell’uomo che, restando immobile sulla sedia, predilige la finzione dei “viaggi virtuali” e nel suo moto rotatorio intorno al globo terrestre lascia che l’apatia annienti l’anima e la mente (Il criceto). Intanto la trasparente bellezza delle “vetrate su del cielo”, spiragli di luce, necessitano di attenta manutenzione e nessuno pensa a ripulirle dalla polvere dell’indifferenza. Al pari di organismi modificati si cangiano le tonalità dei colori e nel caos indistinto dell’industrializzazione non si riesce a distinguere tra “pioggia e asciutto”, infatti il pulviscolo forma una cappa grigia sopra le città e rende pesante il respiro perchè “l’afa è gonfia come un salvagente” e dio non interviene a fermare lo scempio che distrugge e non rigenera (Le vetrate).
Nei propri componimenti il Maestro Oldani paragona e contrappone i comportamenti umani con le meteore e le forme astronomiche, le nicchie ecologiche , la volontà divina e mediante l’uso di tropi e traslati riesce a sorprendere e meravigliare il lettore per una sintassi di comunicazione che traguarda la materialità e conduce ad una riflessione attiva, richiamando alla mente quella realtà “terminale” tanto strana e inquientante, ma che può divenire spinta di motivazione ad essere nel mondo quali individui non più catturati e manipolati da certi oggetti che assumono istanze valoriali, ma esseri senzienti e in piena autonomia di comportamenti e idee.

Lucia Bonanni

Foto: Umberto Barbera

Guido Oldani durante la serata organizzata nell’ambito del programma “Verseggiando sotto gli astri” dal titolo “Yin e Yang”, la rassegna letteraria internazionale Bookcity, Milano 2018, presso la Cascina Linterno in via Fratelli Zoia 194.