Tre poesie di Maria Rosa Oneto

Briciole di vita

Strade
di lacrime e menta.
Di soldi come
fazzoletti di carta
Cicche che adagio
si spengono in un lungo fiato di fumo.
Finestre oscurate,
dove vivono gli amanti di carne, che benché
vestiti appaiono
già nudi.
Balconi stramazzati
di fiori, sudati di nostalgia, tinti da spruzzate d’amore.
Abbaini
che trattengono:
foglie e piccioni.
Mani di bimbi
che scompaiono
all’orizzonte:
festanti allodole
in cerca
di speranza
e briciole di vita!

Sul divano

Scrivere d’amore
con la testa posata
sul divano.
Un gatto ormai
cieco cerca
una penna per giocare.
Mi sento stanca,
non ispirata,
come se il cuore,
azzerato dal nulla,
non avesse più
la forma per aprirsi,
per donarsi,
per essere degli altri.
Con la mano sulla fronte,
mi proteggo dal sole,
creo personaggi
in bianco e nero
e linee d’espressione
che paiono rughe
su un viso segnato
da passaggi tranviari.
La storia si snoda
su un foglio di carta
strapazzato.
Personaggi al limite
dell’umano,
si rotolano in cerca
di coesione.
Chiudo gli occhi
e aspetto che qualcuno dal suo
letargo
mi chiami!

La giostra

Confetti
sulla sabbia nera
umida di mare.
Conchiglie di zucchero che le onde
trascinano al largo.
Ho gettato il velo,
trapunto di fiori gialli,
nel mezzo
di un intruglio d’acqua.
Pesci e gabbiani
curiosi
vi entrano dentro
come sulla ruota
di una giostra
che non aveva
musica da stordire
e padroni
da pagare
con una moneta
di latta!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti intellettuali riservati all’autrice

Maria Rosa Oneto

“Tempi così e sincronie in volo” di Loredana Borghetto (recensione di Federico Guastella)

Fonte originale: Sololibri.net 18/05/20

“Tempi così e sincronie in volo” di Loredana Borghetto (recensione di Federico Guastella)

La notte oscura del “nostro medioevo” genera un grande disagio e, nel contempo, un orizzonte di aperture più o meno ampio. Mi riferisco con questo pensiero alla poesia di Loredana Borghetto, bellunese e già insegnante di lettere, la cui silloge “Tempi così e sincronie in volo” (Libera editrice Urso, 2020), in due sezioni, si snoda lungo il tracciato del negativo alienante dove l’essere umano si sente ormai bene in compagnia d’una “stretta” assuefazione.
I suoi versi, generalmente brevi e melodici, dai lessemi vigorosi e inusuali e mai monotoni o uguali, fanno anima e con un linguaggio inesauribile puntano lo sguardo sul malessere della società globalizzata. La parola esce fuori dal presente “spento” in uno scenario apocalittico, incrostato di dolore, da orridi incavi danteschi, da abissi labirintici che sono la vita in cui brancoliamo alla ricerca di un senso, di una via di fuga.
Si odono in ogni componimento voci atroci che sensorialmente si sedimentano in ogni fibra dell’io poetico, dal momento che ogni verso è vissuto e sofferto. Nell’ulissiade viaggio sono i mostri quotidiani, identificati nelle mode consumistiche e omologanti, di vacui beni, da indurre alla resa. Fantasmi che dominano per la competizione e sopraffazione che vorrebbero far cadere nel vuoto il discorso poetico.
Nel componimento Vite, pensieri e gesti si svolgono in un centro commerciale popolato dall’anomia di travestiti in contrasto alla genuinità del sentire:

“Vite preconfezionate / in vendita a prezzi stracciati / vite bulimiche impigliate / tra desideri da supermercato / vite dai pensieri corti come uno spot / svuotate in carrelli pieni di disincanto / vite che sfilano con una faccia / indossata per recitare una parte”.

Vi è uno svolgersi di fotogrammi inquietanti che provocano riflessioni sul fondamento stesso dell’esistenza: quella che si vorrebbe ritrovare insieme alla fiducia nell’altro e quindi, in ultima analisi, alla fiducia in sé stessi. Ha ragione Jung quando dice che la vita esige sempre d’essere riconquistata da capo. È dal buio delle incertezze che procede un cercare con profonda umiltà l’istante della chiarezza. Difatti, nel dialogo con sé o l’altro da sé (il “tu” / “noi” implicito o esplicito), Loredana Borghetto, rifuggendo dalla retorica, si rimette in gioco con il bisogno di scrutare “l’architettura sacra del cielo” e cogliere in una distensione dell’animo possibilità di vita.
Ecco, allora, un filo di speranza:

“Abbiamo perso l’ingenuità (forse) / ma il nostro sguardo / cerca ancora sempre / profumo di musica”.

L’inventività sta nel voler vedere un mondo nuovo con la consapevolezza che la guarigione è data dalla bellezza. Ciò significa che la poesia è visionaria; si distacca in modo vigile dalla realtà che angoscia e svela la dimensione salvifica e profetica della parola.
I dati opachi, brucianti e assurdi vengono allora illuminati da una luce trasparente che fuga le insidie:

“l’occhio s’aggrappa a un campanile / lontano aspettando un suono / che sia rivincita su arroganti fragori, / insegue un lembo di cielo che restituisca / anche una sola stella o una fascia di terra / dove ascoltare un canto ancora / in questa babele senza armonia”.

La realtà che delude non sacrifica la passione per la vita; per ogni fine c’è sempre un nuovo inizio vogliono dire i suoi versi; il negativo non si conclude in sé, ma si apre alla rivelazione d’una verità che possa essere. Là dove c’è un faccia a faccia col male, la paura alchemicamente si muta in saggezza che tende a costruire armoniose allegorie ‘in volo’.
L’appello lanciato col ritmo dell’anafora rivela la liberazione dall’assenza:

“Noi che volevamo portare il cielo in terra / noi che ci eravamo eretti a profeti / di una rinnovata umanità / noi che volevamo smuovere / dio dalla sua assenza / lasciamo falsi idoli / e mondi irrespirabili”.

Versi poco consueti, di questi tempi, versi con l’anima. Non riuscendo a sentirsi bene, anela a un cambio di prospettiva nella storia del mondo ed è allora che acquistano più rilievo i timidi e discreti momenti di idilli deliricizzati: il filo d’erba che sottovoce racconta storie di libertà, una goccia di pioggia danzante nell’aria, la lentezza del ruminare parole e pensieri, ali di libertà azzurra, la riscrittura del rapporto amoroso “oltre le ossessioni / di ogni tassonomia”.

Sono alternative possibili all’orrore e alla morte e che svelano di fra le nebbie e nubi ‘l’isola dei Feaci’, dove il sentimento è fondamentale (Verso l’isola dei Feaci chiude la prima sezione). La poesia di Loredana Borghetto, che costa un altissimo prezzo e porta lo stigma della fragilità, ricca e sicura si apre a tempi lunghi e lenti, profumati da teneri freschi germogli. I segni d’una strada trovata mescolati a quelli della crisi del post-moderno si possono più agevolmente riconoscere leggendo la seconda parte della raccolta.
La verità redentrice racchiude felicissimi attimi, sintagmi brevi nella grammatica del paesaggio rinnovato, fervide sensazioni se ci si lascia trascinare dalla corrente vitale:

“Quando ti accade di vivere / sei acqua senz’argini / farfalla posata sull’allegria di begonie / pesca carica di mille sapori / quando ti accade di vivere / non senti odore d’autunno / e anche nell’ombra scorgi / avventure nuove da correre”.

Una dolorosa speranza, colta tra gli allarmi e i sistemi d’una contemporanea odissea, si fa in fondo tensione comunicativa: l’autrice interroga la realtà e fissa l’ora di “favolose congetture” verso “altre delizie” del “qui” irrisolvibile nell’evasione che evita ostacoli e responsabilità. Dalla nera ombra del dolore si giunge così alla possibile ricostruzione del “piccolo mondo imperfetto”. La lirica Non chiuderti evoca un atto di liberazione dagli artifici della socialità e richiama a una conquista di spazi aperti che si dilatano nel pieno dell’universo interiore per irresistibile richiamo di salvezza. Come l’uomo dovrebbe essere, sottratto alle obbligazioni del banale. Là dove c’è più spazio c’è poesia in possibili mappe d’uscita dove ci si inoltra per riconoscere la differenza tra due opzioni: lo stilema dell’essenza e quello d’uno sterile vagabondaggio.

“Ogni buio ha un cuore di luce / e ogni luce ha un cuore di buio / non chiuderti dentro i confini / di una pagina o di un link / tu sei un libro intero / sei l’intero mondo”.

Federico Guastella

TRE POESIE SCELTE di MARIA ROSA ONETO

TRE POESIE SCELTE di MARIA ROSA ONETO

Fragole mangiate

Ci portiamo
dietro il destino
come peso gravido
ad una caviglia nera.
Piove fango
su capelli arruffati
dove il Cielo
non riversa mai stelle.
Odoro di letame,
di torsoli di mele,
di pelle scoppiata
per mancanza d’acqua pulita.
Ho fame
di carezze vive.
Di frutti che il sole
ha rappreso.
Gioco nel cerchio
di una bici e gira
il Mondo
sospeso a fragole
mangiate da uccelli
impoveriti!

Fischio del treno

C’erano laghi
secchi d’arsura,
simili ad occhi
senza pupille.
Li cercavo
con le mani,
come un fanciullo
cieco,
curioso di scoprire
la vita.
Alberi cavi,
nascondigli
per anime inquiete,
modellavano le danze,
la faccia degli Indigeni,
il loro spirito tribale
che si adornava
di perline e di colori
stesi su nasi schiacciati.
Senza saperlo,
ero una di loro:
nuda ai venti d’Oriente,
i seni che pendevano
all’ombra di
una palma,
un bimbo di pochi giorni,
legato sulla schiena
e quel caldo
opprimente
che spaccava le labbra
al fischio del treno.

Baciare la luna

Un pezzo di vetro
scaldava la sera.
L’ombra dei cammelli
tornava alle tende
con il passo stanco
di chi troppo ha dato.
Si mangiava
in un unico piatto
senza mai alzare
lo sguardo.
La notte arrivava
improvvisa,
accompagnata
da ventagli viola.
Qualcuno suonava
un piccolo tamburo,
circondato da sonagli.
I bimbi già dormivano
ridendo dei loro sogni.
Abbassai le palpebre.
Le braccia senza peso.
Il buio mi sorprese in
ginocchio a
baciare la luna!

Maria Rosa Oneto, tutti i diritti riservati

Maria Rosa Oneto

#RealismoTerminale RITRATTI: Valeria Di Felice

#realismoterminale #ritratti

Valeria Di Felice (1984) fonda nel 2010 la Di Felice Edizioni.
Ha pubblicato le sillogi L’antiriva (2014), Attese (2016) e Il battente della felicità (2018, seconda edizione 2019). Le sue poesie sono state tradotte in arabo, spagnolo e romeno e sono state pubblicate in Marocco (2012), negli Emirati Arabi (2015), in Romania (2016), in Palestina e Giordania (2017), in Tunisia (2020).
Nel 2016 ha curato l’antologia poetica La grande madre. Sessanta poeti contemporanei sulla Madre, nel 2017 la miscellanea di critica e poesia Alta sui gorghi, nel 2019 il libro intervista Antonio Camaioni. Nell’ordine del caos. Nel 2018 ha tradotto, in collaborazione con Antonella Perlino, i racconti della scrittrice marocchina Fatiha Morchid, L’amore non è abbastanza.
È socia fondatrice della Casa della poesia in Abruzzo – Gabriele D’Annunzio.

Poesie inedite (Realismo terminale)

La macchia di caffè

Nell’ora dell’insonnia,
pigiama di sudore,
si è srotolata la pellicola notturna
e così sei andata via, mia cara gioia.

Hai lasciato la pista dove correvi
sognando l’oro del giorno
e il drone del risveglio è precipitato
in una macchia di caffè.

Il guardrail

Ho guardato troppo a lungo il passato
nello specchietto retrovisore,
e ho urtato il guardrail della rabbia,
la macchina si è compressa
come una scatoletta di alici senza mare.

Mentre provavo ad uscire dall’ingombro
ho visto che la strada cambiava direzione

sono scesa lo stesso, con le scarpe sull’asfalto,
per fare la curva senza la lattina dell’incidente.

Il cucù della bellezza

La bellezza è esplosa come il cucù
a mezzogiorno, rompendo la monotonia
di una stanza di paure.
È uscita cantando l’ora esatta,
dopo essersi alzata dalla sedia della ripetizione.

I tergicristalli

La spiaggia stasera è un materasso di sabbia
e le tue braccia sono la spalliera dorata del letto
mentre baci i tergicristalli impazziti dei miei occhi.

Tutti i diritti riservati all’autrice

Pubblicato anche sul portale giornalistico Alessandria Today:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2020/05/03/ritratti-del-realismoterminale-poesie-di-valeria-di-felice/?preview=true

Valeria Di Felice

VERSO consiglia: “Poesie morali” di Massimo Del Zio

Su Alessandria Today consigliamo l’articolo sul poeta Massimo Del Zio e alcune sue liriche tratte dalla raccolta “Poesie morali”. Per leggere seguite il link:

https://alessandria.today/2020/04/27/ritratti-tre-liriche-scelte-tratte-da-poesie-morali-di-massimo-del-zio/

Massimo Del Zio

Tre poesie di Maria Rosa Oneto

“Sono in trappola”

Il sole entra
a disegnare:
cattedrali e
minareti.
Lascia la sua impronta
su tende annerite
dal fumo.
Sul letto
ho cosparso:
trattati di filosofia
che non leggevo
da una vita.
Rosari di madreperla
dove la luce
si rinfrange in briciole
di onnipotenza.
Regna il disordine
e il balletto delle dita
fra pensieri
allucinati.
Sento il cuore
andarsene a scovare
il mare.
Colgo il suo profumo
invadere le labbra,
scarnificare la pelle,
godere d’amore
nell’incavo dei seni.
Hanno chiuso
i battenti: le cattedrali,
i minareti.
Il mare è scomparso
dietro una cortina
di ferro.
Sono in trappola
e rosicchio formaggio,
insieme a spazi
di noia, che non hanno
colore!

“Senza senso”

Le ore cadono
lente,
ubriache di sole.
Il mattino
è un volo di rondini
in cerca di un destino.
Il ritorno dell’alba
come un romanzo
rosa,
racconta d’intrighi
d’amore,
d’arguzie e
peripezie.
Si desta il cielo
con note delicate
e fragranze di tono
che il giorno
dirada.
L’azzurro compare
come un vecchio
mendicante
che della gioventù
ha fatto vezzo.
Non porta abiti
eleganti, né gioielli
per adornare il cuore.
Si veste di nembi
e di nuvole, ladre
di vento.
Ovunque volgo
lo sguardo,
trascina il pensiero,
l’emozione che ritorna,
cocci di illusione
per dare speranza.
Azzurro è il
mio pianto,
a lavare la condanna,
di un vivere
senza senso!

“Rimani”

Resta
fra queste mani
modellate
d’argilla.
Nell’ingiustizia
che corona il tempo.
Sui Crocifissi
dove si scioglie
il sangue.
Resta
a farmi compagnia,
dove il dolore
ha messo radici
per far crescere
un fiore di spine.
Rimani
dove il silenzio
ottenebra il cuore
e la voce
è un sussurro
disperato.
Non scappare
dalla mia pazzia
che è genialità
allo stato puro.
Affonda
i tuoi occhi
nella mia anima,
che ancora desta,
rimugina: languori,
canti di primavera
nell’aria tersa.
Resta a far
crescere l’amore
prima che la notte
ci porti via!

Maria Rosa Oneto, tutti i diritti riservati all’autrice

La poetessa Maria Rosa Oneto

Poesia: “Venerdì Santo” di Eduardo Terrana

VENERDÌ SANTO

Oggi è il venerdì santo.

Giorno per me di riflessione
di ricerca della pace interiore.
Oggi è il venerdì santo.
Giorno per me di silenzio
nel ricordo dei tanti eroi
che hanno dato la loro vita
per una giusta causa.

Oggi è il venerdì santo.
E una bandiera a mezz’asta
è nel mio cuore in onore
dei martiri di ogni tempo
ai quali in segno d’amore
rivolgo il mio mesto silenzio!

Eduardo Terrana

Tre poesie scelte di Maria Rosa Oneto

Tre poesie scelte di Maria Rosa Oneto

Manca il respiro

Poggerò
il cuore
dove altri hanno
già pianto.
Sarà lo stesso dolore
a consumare
le carni.
Manca il respiro
come alito di vento.
Aggrappata
a questo letto
vedo il mare
inginocchiarsi
accanto.
Grida la Terra,
al parto
degli alberi.
Feti dagli occhi
di vetro
accendono
le tenebre.
Case senza finestre
paiono sepolcri
dove più nessuno
si inginocchia.
L’anima ha sete
di primavera.
Piange sommessa
al Cantico
delle Creature:
“Fratello Sole!”
“Sorella Luna!”.
Nessuno ascolta
il dolore della Vita.
In silenzio,
cerco di dormire,
intubata,
ad un sogno
senza domani!

Come una bambola

Siedo
come una bambola
di pietra.
Non sento
carezze sul corpo
di plastica.
Vivo senza combattere,
nuda all’incuria
del tempo,
dimenticata
da chi aveva detto
di amarmi.
Intatta, allo scorrere
del tempo,
delle stagioni,
senza cambiare
le vesti,
lo sguardo ceruleo
fisso in un punto
fermo.
Indossi fanciullezza,
la stessa che io
ho perso.
Muta al volgere
dei giorni.
Senza mostrare
tristezza.
Pacata e arresa
nell’angolo
maestoso di una
poltrona.
Non ti è concesso
avere pensieri,
battiti di cuore,
esplosioni emotive
che abbagliano
l’esistenza.
Giaci e come me
resti assente.
Lontana dal presente!

Passi incerti

Passi incerti
portava il vento
nel seminare Amore
e fragranze di fiori
nel giardino
della mia speranza.
Aspettavo ad occhi
chiusi la carezza di
un acero sulla gonna
corta e il richiamo
di un fringuello
tra la malinconia
e il deserto.
Passi incerti
che non sapevano
attendere
s’inerpicavano
su sentieri impervi
dove la fatica
non arrivava
e il respiro mozzato
chiudeva il Libro
della Vita.
A contatto con
l’Eterno,
immersa in un azzurro
immacolato,
ho issato una Bandiera
e come in tempo
di Guerra
mi sono arresa,
felice di essere
arrivata in Cielo!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

Pubblicato anche sul portale giornalistico Alessandria Today di Pier Carlo Lava:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2020/04/03/angolo-di-poesia-tre-liriche-scelte-di-maria-rosa-oneto/?preview=true

Verso consiglia: guarda “Corrado Coccia e Izabella Teresa Kostka: Musica e Poesia ai tempi del coronavirus, 27.03.2020” su YouTube

Live streaming concerto su Facebook: musica e canzoni Corrado Coccia, testi poetici e voce narrante Izabella Teresa Kostka.
Tutti i diritti riservati agli autori
© Corrado Coccia
©Izabella Teresa Kostka
Milano, 27.03. 2020

Durata: 41 minuti

Live streaming concert on Facebook: music and songs by Corrado Coccia, poetic texts and narrative voice Izabella Teresa Kostka.
All rights reserved to authors
© Corrado Coccia
© Izabella Teresa Kostka
Milan, 27.03. 2020

Time: 41′