NOVITÀ: “FRASI D’ACQUA” DI PATRIZIA VARNIER

La nascita del primo libro è un evento indimenticabile e rimane impresso per sempre nell’animo di ogni autore. Patrizia Varnier scrive da anni ma, testimoniando la sua grande determinazione e sempre più raffinata maturità letteraria, evitava di raccogliere i suoi preziosi versi in una vera raccolta cartacea. Dopo un lungo periodo di ricerca e crescita stilistica è arrivato anche per Lei il Grande Momento: Patrizia ha deciso di concludere il 2018 con la pubblicazione della sua silloge poetica d’esordio dal titolo “Frasi d’acqua”, edita con cura dalla casa editrice Oceano Edizioni.

Un passo cruciale ed estremamente importante per la carriera di questa interessante, intensa e mai banale poetessa, sempre tanto apprezzata durante le sue numerose performance tra cui vari reading, Verseggiando sotto gli astri di Milano, Bookcity, Poetry Slam etc.

In seguito alcuni frammenti della prefazione, nota biografica e tre poesie scelte tratte dal libro. Alla nostra promettente Artista auguriamo IN BOCCA AL LUPO!

● DALLA PREFAZIONE

– Patrizia scriveva, scriveva versi, pensieri, considerazioni personali e lo faceva nel silenzio, sin da ragazza. Finché un giorno, col suo sorriso dolce e il suo atteggiamento schivo, mi “confessò” che anche lei scriveva poesie. Lessi e capii la sua profondità e la stimolai ad uscire allo scoperto ed a partecipare a selezioni: da allora abbiamo iniziato a marciare insieme ed a confrontarci ad ogni ispirazione. Patrizia è una donna forte, che sa affrontare tempeste guardando verso l’infinità, che sa vedere germogli sotto la neve, che sa commuoversi per un amico e per i suoi drammi, pronta a vedere soluzioni e luce anche nel tunnel più scuro. Ma la sua poetica lascia indagare la fluidità del presente, in cui vero e verosimile rimbalzano in ricerche di certezze sempre mutevoli fra passato e futuro.

Dalla presentazione di Maria Teresa Tedde, poetessa

– Nel leggere le poesie della Varnier si coglie subito la scorrevole piacevolezza del suo verseggiare: v’è una soavità di accenti che colpisce il lettore vuoi per il naturale dispiegarsi dei pensieri che affluiscono in raffinate emozioni vuoi per l’adeguata assunzione di temi, capaci di intenerire e commuovere, di meravigliare e sorprendere, di incuriosire ed interessare. In queste composizioni poetiche non si trova un compiaciuto vaniloquio, frutto di piacere estetico, ma si presenta un fruttuoso colloquio di sé con la natura e gli uomini, di sé con sé stessa, che senza dubbio trae origine da qualche piega dolorosa e triste di un animo non mai tranquillo.

Dalla prefazione del prof. Giacomo Pighizzini, poeta

● NOTA BIOGRAFICA

Patrizia Varnier nasce a Milano ma vive in Brianza da moltissimi anni, affascinata dal verde e dalla dolcezza dei contorni di questa terra che, a un passo dalla città, riesce a mantenere ritmi di vita più rilassanti e umani. È però a Milano, durante il periodo del liceo, che inizia a scrivere, esclusivamente come esigenza personale, espressione necessaria dell’anima: risponde con la scrittura a un richiamo incontrollabile per la visione poetica, che fa parte della sua essenza. Di carattere schivo e riservato, trova nel mezzo poetico lo spazio indispensabile per approfondimenti introspettivi e meditativi, ricerca di risposta alle domande esistenziali, in una naturale evoluzione da stupore adolescenziale a consapevolezza dell’età matura. L’avvento di internet come strumento quotidiano ha reso possibile la condivisione nei social dei suoi lavori più recenti, che hanno raccolto il benestare degli amici e un significativo apprezzamento generale. Sono proprio gli amici, e in particolare la poetessa Maria Teresa Tedde, che la spingono a partecipare ai suoi primi reading poetici collettivi. Importante per lei l’incontro con Verseggiando sotto gli Astri, rassegna poetica a cura di Izabella Teresa Kostka: la partecipazione attiva e positiva alle selezioni ha diffuso in modo professionale la sua scrittura. Molte le partecipazioni a reading e altri eventi poetici, che segue con attenzione, preferendole ai concorsi di settore.

● TRE POESIE SCELTE

INFINITE POSSIBILITÀ

Svezzerò
sogni non ancora nati,
accarezzati a lungo
nelle sagge notti d’inverno
o nelle fresche mattine d’estate.

Lascerò aperto il cassetto
delle folli speranze
condivise fra pari,
innamorati di immenso,
ubriachi di armonia.

Siamo nutrici di neonate utopie
madri di figli non nostri
portati in grembo
con delicata amorevole
responsabilità.

Fragili di dubbi e fatiche
ci rinvigoriamo con inni di eternità,
noi piccole, invisibili molecole,
forti della forza dell’Universo.
Cosa ci può fermare?

Perseguirò il mio compito
fino a che avrò forza nelle spalle.
Su quelle portiamo il nostro destino
e anche se solo piccolo
non ha gambe se non le nostre.

LACRIME

Lacrime,
miracoli straordinari,
sfogo di ansie silenziose.
Scorrono,
spesso senza
nessuna spiegazione.

Formano
gioielli di cui
ci orniamo con fierezza
per giustificare
ferite inconfessabili
ancorate al centro dell’essere.

DOMANDA

La vita preme
spinge mai sazia
di incerto e certo,
domanda ininterrotta
di amore e pienezza.
Cosa siamo
senza questa corsa?

Il mare conosce
la risposta
ma la sussurra invano
E a noi arriva solo un suono
rassicurante
(sciabordio ipnotizzante)
e quieto.

Tutti i diritti riservati all’autrice

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TRE POESIE SCELTE DI MARCO MESSINA

Oggi, a distanza di quasi un anno dal primo articolo dedicato a Marco Messina, giovane e talentuoso poeta siciliano, pubblichiamo le sue tre nuove poesie scelte confermando, senza alcun dubbio, la sua profonda intensità espressiva. Auguriamo a questa “Promettente Penna” il meritato e lungo successo.

● BIOGRAFIA DI MARCO MESSINA

Marco Messina, poeta siciliano, giarrese, di 27 anni, nato a Taormina il 7 marzo del 1991. Nel 2004 ha vinto un concorso di poesia, prosa e disegno, “Premio Carmelo Grassi”, organizzato dall’accademia internazionale “Il Convivio” e dal Comune di Motta Camastra, classificandosi 1° con la poesia “Volare”. Nel 2015 è stato vincitore di un premio importante, il Premio Nazionale Letteratura italiana Contemporanea, organizzato dalla casa editrice Laura Capone di Roma. Ha inoltre avuto altri riconoscimenti, tra cui segnalazioni di merito e speciali menzioni d’onore. Ha pubblicato varie poesie sui siti Oggi scrivo, Scrivere, Pensieri e Parole, Accademia internazionale “Il Convivio” e sulla rivista culturale on-line, Cultura oltre. Proprio nella rivista Cultura oltre e sulla celebre e prestigiosa rivista Il Club degli Autori, è presente una sua breve biografia. Alcune poesie sono state recitate in radio, precisamente a Radio Lucrias. Ha ottenuto una stella di bronzo con un ottimo punteggio alla scuola di poesia del Cavaliere Silvano Bortolazzi. Nell’ottobre del 2015, ha pubblicato un libro di poesie, intitolato “L’anima del pensiero” edito dalla casa editrice Montedit, recensito da diverse testate giornalistiche letterarie, come Verso – Spazio Letterario Indipendente e New Sophia (Recensioni a cura di Sabrina Santamaria) e in altre riviste poetiche. Nel 2016 pubblica il suo secondo libro di poesie intitolato “Una vita in bianco e nero” . Molte sue liriche sono state inserite in alcune antologie: “Premio Metauros 2015″,”Parole Libere” e “Cuore volante”.

● TRE POESIE SCELTE

SOLO IO E L’UNIVERSO

Sospeso immobile,
libero dentro,
volo nell’infinito,
in uno spazio proibito,
in un posto smarrito,
dove nessuno sentirà il mio grido.
Viaggio con le ali di un angelo,
con gli occhi di un giovane
che desidera fuggire
da una tempesta di ricordi
e di rimpianti,
che tormentano la mia anima
e travolgono la mia mente,
mentre il mio corpo sparisce lentamente.
Sono ormai trasparente,
figlio della mia anima,
figlio del mondo intero,
figlio di una strana realtà,
figlio di una sola verità.
Sono solo adesso,
solo io e l’universo,
dentro questo blu ammaliante
che mi accoglie in questa notte
con un brivido forte,
che da luce al mio corpo,
che adesso mi dà un volto
e vedo così il mio passato
ormai sepolto.

CAOS ONIRICO

Disperso in uno spazio tetro e nebuloso,
varcai un infido sentiero,
deleterio e infinito,
intessuto di suoni assordanti,
cacofonici e agghiaccianti.
Cercai indefessamente di fuggir
da un astruso incubo scabroso,
che angustiava il mio senno parossistico,
lacerando il mio animo radioso.
Non trovai uscita alcuna
da codesto tormento,
ma un latore di speranza mi aiutò,
in un inesplicabile momento,
redimendomi dalle tenebre
che ghermirono la mia mente,
facendola perire lentamente.
Temei di perdere la ragione
e non pervenire più alla realtà,
che da tempo m’appartiene.
D’improvviso un angelo
mi propugnò,
liberandomi per sempre
da un assillo devastante
che pervase in guisa infausta
la mia mente.

BARABBA

Barabba piangeva un amore perduto,
cantava dopo aver bevuto,
l’ultima goccia non la sprecava,
guardava il cielo mentre fumava.
Barabba osservava la gente felice
e nascondeva la sua cicatrice,
con occhi stanchi e disinvolti
guardava una donna che passeggiava
aveva dei bellissimi occhi
e uno sguardo che lo incantava.
La donna si fermó accanto a lui,
chiese se volesse compagnia,
e si lasció portare via.
Barabba beveva un caffè al bar,
guardava la gente col sorriso sul viso,
ma stavolta anche lui fece un sorriso.
Parló per ore con quella donna,
della sua vita di cui si vergogna,
perchè sperava un futuro migliore,
e invece è finito ad essere un barbone.
Da quel giorno, la sua vita cambió,
con due chiacchere e un caffè,
il suo animo si rincuoró.
Barabba ringrazió quella donna,
che gli aveva salvato la vita,
perchè dopo quel giorno era un uomo felice,
proprio quel giorno che aveva deciso,
di morire da uomo infelice.

Marco Messina

Tutti i diritti riservati all’autore

TRILOGIA SULLA VIOLENZA ALLE DONNE di MARIA ROSA ONETO

“Trilogia sulla Violenza alle Donne” di MARIA ROSA ONETO

● “Ho amato un bastardo”

Ho amato un bastardo, figlio di ventre materno, sigillato con lo sperma in un’ampolla di carne e sangue.
Ho amato un bastardo, violento per natura, dedito all’alcol, dalla mente distorta. Dall’anima infettata di rabbia e gelosia.
Ho amato un bastardo che mi lavava la faccia con lo sputo, che mi bastonava con parole aggressive,
che si lasciava andare a scoppi d’ira senza alcun motivo.
Ho creduto a un bastardo senza spina dorsale, di cui all’apparenza ero la regina e fra le mura di casa mi strappava i capelli, coprendomi di lividi e torture.
Ho creduto nel bene senza rispetto di un omuncolo da strapazzo che voleva possedermi e oltraggiarmi
come una bambola di plastica.
Ci sei riuscito ad uccidermi, in una notte senza vento, trascinandomi per le scale in un sacco per la spazzatura.
Il mio essere donna finito in un dirupo, dato alle fiamme, scempio di un corpo femminile che ancora reclamava le carezze dei suoi bambini.

● “Maledetta”

Ho speso il cuore
abbracciata alla luna
Notti di terrore
per un amore malato.
La porta di casa
chiusa a chiave,
le mie urla cucite
con il nastro adesivo.
Scorrevano lacrime
come fiumi in piena
Il dolore scavava ferite
lungo un inferno
di falso amore
Erano botte
senza motivo,
un olocausto sessuale
a colpi di bastone.
Parole maledette
che l’anima accoglieva
come viatico
prima di spirare.
Eri Tu il diavolo
incarnato, l’atroce destino
a cui mi ero affidata.
L’uomo infame
che mi aveve promesso
sentimento e rispetto,
riempiendomi di calci
dal mattino alla sera.
Muoio contenta
al respiro del tuo fiato
che per l’ultima volta
mi grida all’orecchio: “Maledetta!”

●“Ci siamo amati”

Ci siamo amati
di un amore crudele,
fatto di rancori e gelosie.
In silenzio
hai rubato i pensieri del cuore,
la gioia serena di una sposa felice.
Ero la tua schiava
tenuta in catene,
picchiata e torturata
ad ogni respiro.
Un nonnulla
bastava per alzare le mani,
per straziarmi la mente
con parole ingiuriose.
Lividi e ferite
solcavano il volto
invecchiato di colpo
Avevo trent’anni, o forse
cento.
Un sorriso spento
si accendeva a guardare
i nostri bimbi: ranicchiati
e tristi in un impenetrabile
dolore.
Ci siamo amati
nel delirio di un’ossessione:
finché morte
non ci ha separati.

Maria Rosa Oneto

Foto Pixabay

GENESI, SCRITTURE E RICONOSCIMENTI NEL PERCORSO LETTERARIO DELLA SILLOGE “KA_R_MASUTRA” DI IZABELLA TERESA KOSTKA (KIMERIK, 2018) a cura di LUCIA BONANNI

GENESI, SCRITTURE E RICONOSCIMENTI NEL PERCORSO LETTERARIO DELLA SILLOGE “KA_R_MASUTRA” DI IZABELLA TERESA KOSTKA (KIMERIK, PATTI 2018).

“Sono l’urlo della Terra
arata da secoli di conquiste,
sottoposta all’inquisizione dei governi
nel nome del sociale progresso.”

cit. Izabella Teresa Kostka

Ho appena ricevuto la mail di notifica da parte del Premio “L’arte in versi di Jesi” nella persona del Presidente del Premio, Dott.r Lorenzo Spurio, in cui si dice quanto segue:
Gentilissima sig.ra LUCIA BONANNI,
con la presente siamo a informarLe che le Commissioni di Giuria del VII Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, ideato e presieduto da Lorenzo Spurio e organizzato dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi, si sono concluse.
Ci complimentiamo vivamente con Lei per l’ottimo risultato che ha conseguito nella sezione G – PREFAZIONE DI LIBRO DI POESIA con l’opera dal titolo “PREFAZIONE A KA_R_MASUTRA DI IZABELLA TERESA KOSTKA – KIMERIK EDIZIONI, PATTI, 2018” che è risultata meritoria del 3° PREMIO ASSOLUTO.
Non è stato compito facile, scrivere la prefazione per una silloge poetica della caratura del testo di Izabella Teresa Kostka “KA_R_MASUTRA” e per questo penso che il riconoscimento ricevuto, sia un bel traguardo non solo per me come scrittrice, ma anche per il libro stesso che in pochi mesi dalla sua pubblicazione è già protagonista nel vasto panorama dell’editoria italiana. Al suo esordio, avvenuto alla Fiera del libro di Torino, si sono susseguiti altri momenti espositivi come la Fiera del libro a Napoli, la Fiera editoriale a Imperia, il Taormina Book Festival “TAOBUK” e il Bordighera Book Festival, per non dimenticare il “Premio Speciale della Critica al 1° Concorso Internazionale di Letteratura Lucius Anneus Seneca (Bari, 2017)” e la Menzione speciale al 5° Premio Internazionale di Poesia “I colori dell’anima” Mondo Fluttuante (Sanremo, 2017), per giungere al Premio del Concorso “L’arte in versi” e non ultimo il prossimo evento “Intrecci poetici” per il ciclo di incontri del progetto “Verseggiando sotto gli astri di Milano” dove sarò co-relatrice durante la presentazione del libro. Mi sento di dire che il merito ideale e morale della buona riuscita della prefazione va anche all’autrice della silloge che mediante la notevole padronanza culturale, la connaturata disposizione all’accoglienza, al sostegno affettivo e alla condivisone ha reso possibile una corrispondenza relazionale che si è rivelata assai motivante e costruttiva sul profilo umano e culturale. Così scrivo a pag. 5 della raccolta: “Dal desio al karma”, dal desiderio alla quiete, è il filo logico da seguire per una lettura consona di questa raccolta poetica dove l’autrice, facendo uso di un linguaggio aulico ed essenziale con immagini coerenti, esprime la visione della propria femminilità e del suo essere Donna”, continuando con la citazione estrapolata dalle pagine 15 e 16 e in cui affermo che “Attraverso una sintassi poetica agile, fluida e sempre trasparente, campi semantici accessibili ed un lessico mai esoso ed impacciato, la poetessa conduce il lettore su un tracciato labirintico dove il filo di Arianna è rappresentato da quella circolarità temporale in cui fine ed inizio coincidono con la figura archetipica dell’uroboro anche per quanto concerne la simbologia del passaggio dalla morte alla rigenerazione. Infatti nell’immaginario collettivo alla sinuosità serpentina si associano le idee di forza, salute, armonia e la sua utilità è rivolta alla capacità di tenere lontano i demoni tanto che nei paesi orientali è effigiato sopra l’architave d’ingresso a protezione della casa. Ad una lettura sistematica la raccolta della poetessa assume carattere di allegoria ovvero di una metafora continuata che, percorrendo le vie tortuose dell’amore terreno, avvicina a quell’Amore ultimo che l’Uomo incessantemente ricerca fuori e dentro di sé. La raccolta si configura come un racconto biblico per una narrazione che prende avvio dalla Creazione e termina con un ragionamento “a proposito dell’amore”. L’intera silloge è un viaggio all’interno del sé, un percorso odisseico in cui l’autrice non si avvale del potere della frode e dell’inganno per cercare il seme di quella spiritualità già in nuce all’atto del concepimento e neppure tenta di assaggiare il frutto dell’oblio per dimenticare gli intralci del tempo, ma nel suo viaggio verso Itaca ascolta il canto delle sirene, legata all’albero maestro dell’etica morale e della consapevolezza di essere persona di spiccata sensibilità e partecipazione emotiva sempre condivisa con elementi di arte e vera umanità”
Un grazie sentito alla Giuria del Premio per il riconoscimento ricevuto e alla poetessa Izabella Teresa Kostka per avermi assegnato il compito di scrivere la prefazione alla sua ultima raccolta poetica.

Lucia Bonanni
San Piero a Sieve (FI)
8 settembre 2018

● Informazioni riguardanti il Premio ottenuto:

Premio di Poesia “L’arte in versi” di Jesi

Presidente del Premio Dott.r Lorenzo Spurio

Presidente di Giuria Dott.ssa Michela Zanarella

Cerimonia di Premiazione il 10 novembre 2018 presso il Palazzo dei Congressi di Jesi

3° Premio Assoluto per la sez. G. prefazione a libro di poesia

SILLOGE “KA_R_MASUTRA” DI IZABELLA TERESA KOSTKA: “VIAGGIO ODISSEICO DAL DESIO AL KARMA”

SILLOGE “KA_R_MASUTRA” DI IZABELLA TERESA KOSTKA: “VIAGGIO ODISSEICO DAL DESIO AL KARMA”

Gentilissimi,
ho il piacere di informarVi che, durante il Salone Internazionale del libro a Torino 2018, è uscito ufficialmente il mio nuovo libro “KA_R_MASUTRA” edito dalla Casa Editrice Kimerik. Possiamo definirlo come un traguardo quasi biblico dal peccato primordiale alla fine dei tempi, dall’ardore fisico alla riflessione spirituale e, infine, dalla visione intimistica dell’essere donna al destino dell’umanità intera. Nell’anno 2017, come ancora inedita, la silloge “KA_R_MASUTRA” è stata vincitrice del Premio Speciale della Critica al Concorso Internazionale Annaeus Seneca a Bari (Università degli studi Aldo Moro, Ass.L’oceano nell’Anima) e premiata al V Concorso Internazionale “I colori dell’anima” a Sanremo (Ass. Mondo Fluttuante). Ora, pubblicata nella sua versione integrale, è stata arricchita con “18 gridi d’amore”: 18 tuoni della tempesta che concludono tutta la raccolta poetica e sono, a tratti, ispirati alla stilistica del Realismo Terminale (corrente artistica fondata dal M° Guido Oldani).
Interviste in merito:
http://lnx.whipart.it/magazine/isabella-teresa-kostka-essere-presenti-al-salone-del-libro-e-un-sogno-professionale.html
https://izabellateresakostkapoesie.wordpress.com/2018/06/13/intervista-a-izabella-teresa-kostka-a-cura-di-sabrina-santamaria/?preview=true
http://www.parlamidite.com/Intervista.asp?Id=1836

TRATTO DALLA PREFAZIONE a cura del critico letterario e poetessa fiorentina LUCIA BONANNI:
(…) “KA_R_MASUTRA ” dal desio al karma, dal desiderio alla quiete, è il filo logico da seguire per una lettura consona di questa raccolta poetica dove l’Autrice, facendo uso di un linguaggio aulico ed essenziale, con immagini coerenti esprime la visione della propria femminilità e del suo essere Donna. L’intera silloge è un viaggio all’interno del sé, un percorso odisseico in cui l’Autrice non si avvale del potere della frode e dell’inganno per cercare il seme di quella spiritualità già in nuce all’atto del concepimento e neppure tenta di assaggiare il frutto dell’oblio per dimenticare gli intralci del tempo, ma nel suo viaggio verso Itaca ascolta il canto delle sirene, legata all’albero maestro dell’etica morale e della consapevolezza di essere persona di spiccata sensibilità e partecipazione emotiva, sempre condivisa con elementi di arte e vera umanità (…)
Attraverso una sintassi poetica agile, fluida e sempre trasparente, campi semantici accessibili ed un lessico mai esoso ed impacciato, la poetessa conduce il lettore su un tracciato labirintico dove il filo di Arianna è rappresentato da quella circolarità temporale in cui fine ed inizio coincidono con la figura archetipica delluroboro anche per quanto concerne la simbologia del passaggio dalla morte alla rigenerazione (…)
Lucia Bonanni

La recensione a cura della giovane giornalista e poetessa Sabrina Santamaria:
https://versospazioletterarioindipendente.wordpress.com/2018/06/11/la-silloge-poetica-del-crocevia-tra-desio-e-spiritualita-ka_r_masutra-di-izabella-teresa-kostka-a-cura-di-sabrina-santamaria/?preview=true

● Alcune poesie tratte dal libro:

CORPUS DOMINI

Sono blasfeme le tue labbra
aggrappate di notte all’ostia della mia carne
eppure ci uniamo sull’ara come due profeti
dell’unico Dio chiamato “lussuria”.

Abbiamo gettato il decalogo al rogo
vendendoci per gl’istanti del profano piacere,
avvinghiati alle porte del paradiso
tra le cosce di fuoco dell’intrinseco inferno.

– Pace sia con noi –
mentre celebriamo il nascere della primavera
inseminando la Terra di dolce attesa,
moriremo insieme sulla stessa croce
lasciando il Seme per la Resurrezione.

– Corpo di Cristo-
corpo d’amore,
assaggiamoci
godendo del mistero della vita eterna.

LE DITA

Non c’era nulla di peccaminoso nelle tue dita
che come le reti di un pescatore
sprofondavano spavalde tra i flutti delle mie maree.

Volevano nutrirsi.

Affogavano sorprese dalla calda corrente,
risucchiate in fretta dalla risacca del pube.

Palpavano il fondo dell’intimo mare,
agitato e mosso
come se Tu… fossi il Grecale.

Non v’era niente di più lussurioso delle tue mani
che come un granchio senza dimora
cercavano d’infilarsi negli umidi abissi
mentre io mi schiudevo
diventando un’accogliente conchiglia.

CARTONGESSO

Ho disegnato su un vetro
le piaghe di questo Mondo,
illusorie conquiste,
la Tua immagine,

si son appannate a vista d’occhio
come in un convoglio della metropolitana.

Si nasce per scomparire
in un costante ticchettio di orologi,
si vive al termine della scadenza
per finire come un non valido ticket.

Siamo fango e polvere
(di certo non a “somiglianza divina”),
cocci di un grande mosaico
alla ricerca d’un significato.

Si dissolvono le parole nell’aria
perdendo ogni peso,
diventano leggiadre sgualdrine
che s’adagiano ove capita…

Ho ritratto i sogni su una pietra,
si è frantumata lo stesso
come cartongesso.

HACKER

Non mi ricordo
la prima volta
e benedico la perdita dei dati,

rimembro invece
un brusco addio
e maledico la memoria.

Magari sapessi riprogrammare
il nostro comune percorso
che come un virus in espansione
infettava ogni ora.

Eri come un hacker per me,
una pulce nel sistema.
(“KA_R_MASUTRA” Kimerik Edizioni, copyright 2018, tutti i diritti riservati)

● Libro “KA_R_MASUTRA” potete acquistare nelle librerie tradizionali sparse su quasi tutto il territorio nazionale, ordinare su tutti i più importanti Store online (Amazon, Feltrinelli, Mondadori, IBS, Biblioteca Universitaria) oppure ottenere direttamente dalla casa editrice Kimerik. Disponibile anche in ebook.
AMAZON:

FELTRINELLI:
https://www.lafeltrinelli.it/smartphone/libri/izabella-teresa-kostka/ka_r_masutra/9788893756686

MONDADORI:
https://www.mondadoristore.it/Ka_r_masutra-Izabella-Teresa-Kostka/eai978889375668/

Ovviamente il volume è acquistabile anche sugli scaffali delle librerie selezionate:
https://izabellateresakostkapoesie.wordpress.com/2018/05/29/ka_r_masutra-distribuzione-nelle-librerie-elenco-aggiornato/?preview=true

DETTAGLI PRODOTTO:
“KA_R_MASUTRA” (Karmasutra) di Izabella Teresa Kostka
ISBN: 978-88-9375-668-6
Formato: Rilegato
Genere: Poesie
Collana: Karme
Anno: 2018
Pagine: 66

● LINK COLLEGATI:
http://proletteraturacultura.com/2018/06/esce-anche-in-e-book-karmasutra-nuova-silloge-di-poesia-di-izabella-kostka.html
https://www.kimerik.it/_news/Comunicati/Comunicato_Karmasutra.htm

La prima ufficiale presentazione del libro il 29 settembre ore 17.00 presso la Milano Music Zone in via REINACH 7.

“UNICA MADRE” di MARIA ROSA ONETO

Poesia: “Unica madre”

Non siamo
che tremuli
fili di seta
allo scalpiccio
del vento.
Accorati
spargiamo unguenti
sulle ferite.
Risate
squilibrate
dietro
maschere di cera.
Lacrime di cristallo
nelle notti
abbandonate.
Siamo
tessere di ragno
in cui si specchia
il tramonto.
Follie
da cinemascope
coccolano mimi
persi per strada.
Enigmi
occupano il sereno
e avventure
prive di sonoro
dentro mura
abbacinante d’amore.
Siamo
fili spezzati
da una nota sola.
Rinchiusi
in simulacri
di grettezza e malore.
Moriamo
al cinguettio
di un attimo sospeso.
Ancora figli
di un’unica madre.

Maria Rosa Oneto

Diritti riservati all’autrice

Foto Pixabay

UNO SGUARDO CAPOVOLTO CHE APRE PROSPETTIVE SCONOSCIUTE “CONFUSIONE ILLUMINANTE” DI SERGIO RUSSO a cura di SABRINA SANTAMARIA

Uno sguardo capovolto che apre prospettive sconosciute
“Confusione illuminante” di Sergio Russo.

È possibile rendere concreta la bellezza? I giovani potrebbero farsi portavoce del bello? Autori come Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio, Baudelaire appartengono a quella schiera di letterati che i critici hanno catalogato nell’ampia schiera degli “Esteti”, dei “dandy” con personalità eccentrica. Nella società contemporanea è plausibile poetare sulla bellezza? Si può trasporre in un concetto? A mio giudizio essa è qualcosa di indefinito, di infinito, di inquantificabile, ad oggi possiamo tranquillamente affermare che non esiste una definizione univoca della bellezza perché racchiude diversi aspetti e significati, oso dire che con le nostre opere d’arte la possono sfiorare a mala pena, ma non viene mai raggiunta completamente è inafferrabile e irraggiungibile. La bellezza la possiamo trovare e scrutare nel caos del mondo, non nell’ordine e nella ponderatezza. È questa l’idea che ci vuole dare Sergio Russo, autore giovanissimo, nel suo itinerario mai scandito da ritmi perfetti, la sua è una ricerca di significato che non parte mai da uno sguardo logico, egli trasmuta la realtà che ci circonda, cambia l’usuale in inusuale. È un poeta che ama capovolgere la vita e osservarla con i piedi in aria e la mani per terra, guarda il mondo da un’angolazione nuova, che non esiste, fuori da ogni pensiero umano o da ogni logica, è così che il nostro giovane poeta scandaglia la bellezza del reale scrutandola da un punto di vista che non esisterebbe senza la sua invenzione e la sua penna, è un punto di vista che per certi versi apre varchi di luce ove prima vi era oscurità. Il Nostro è come se prendesse il mondo nelle sue mani lo mescolasse e cambiando l’ordine precostituito delle mode, degli usi e costumi crea una nuova prospettiva che prima era impensabile, ma che adesso crea luce, da qui anche il titolo della raccolta “Confusione illuminante”, infatti in “Così per dire” scrive: “Ti applaudirebbe il pubblico, in una muta esibizione?” e in “Fare e lasciar fare” così il poeta si esprime: “Serve morire per tornare a capire”. “Confusione illuminante” è l’espressione della penna di chi capovolge il consueto, il conosciuto, l’usuale, è come se il poeta ci invitasse a osservare la realtà in modo diverso, in modo capovolto, solo cambiando i nostri scontati punti di vista possiamo scoprire nuove verità su noi stessi e sugli altri, solo così si può fare più luce e chiarezza nei meandri più oscuri di una vita che a volte sembra sfuggirci di mano: “Sii più uomo di chi predica umanità” anche in “Mi chiedevo se sai tenere un segreto” vi è la tendenza al capovolgimento del reale anche nei suoi piccoli aspetti: “Ritrovarla vorrei, vagabondo tra il nero giorno e la bionda notte.” Sergio Russo ha il coraggio di mostrarsi non come il poeta con funzione di mentore per la società che regala al pubblico l’immagine del saggio consigliere, ma egli si mostra come un pagliaccio, un mimo, un saltimbanco, colui il quale con la sua satira crea un modo inedito di vita e ce lo mostra con tutta la sua sincerità senza finzioni o maschere, elimina la distanza anche impercettibile che fra scrittore e lettore mettendosi nella prospettiva di chi legge e non di chi scrive sconvolgendo i piani di osservazioni e come se creasse un “cubismo poetico” catturando tutti i possibili punti di vista, forse anche quelli inesistenti come in “Pagliaccio”: “Sei un comico dalla triste battuta, una risata di disperazione” oppure in “Quell’altra angolazione” ci svela le fragilità più intrinseche di appartenere al genere umano: “Perché non siamo saggi, perché siamo codardi”. “Confusione illuminante” è il tentativo, a mio giudizio, azzeccato di rendere nero su bianco l’immagine di noi stessi e degli altri che costantemente non realizziamo e ci sfugge come un sogno che non sappiamo mai raccontare, Sergio Russo “vola sul nido del cuculo” e ci prova a tessere versi che apparentemente potrebbero sembrare confusi, ma che in realtà aprono varchi in un mondo ancora inesplorato.
“Un’ultima cosa mi resta da dire… con me all’inferno ci vorreste venire?” (cit. “On the highway” S.Russo).

Sabrina Santamaria

● BIOGRAFIA DI SERGIO RUSSO

Sergio Russo, nato a Messina nel 1994, sta concludendo gli studi presso la facoltà di scienze politiche della sua città. Si interessa di scrittura e poesia già dall’età di 16 anni, anche grazie all’influenza del poeta e amico siciliano Filippo Faillaci. Vincitore di vari premi a livello cittadino e regionale, dalle sue poesie lascia spesso emergere passioni diverse come il cinema e la musica. Tra gli altri, cita spesso con profonda ammirazione e gratitudine, l’influenza indiretta di autori come Ungaretti, Pavese, Pasolini. Nel 2014, ha pubblicato per Armando Siciliano Editore la raccolta poetica “Confusione Illuminante”.

● INTERVISTA ALL’AUTORE

S.S.: Il titolo della tua raccolta “Confusione illuminante” è la volontà di voler mettere nero su bianco diverse emozioni apparentemente confuse per “illuminare il lettore”?

S.R.: La confusione dà l’idea di un lavoro da perfezionare. È nella confusione del proprio essere che l’io ritrova se stesso. Anche quando si tocca il fondo si può risalire perché non bisogna mai fermarsi.

S.S.: Quali sono i tuoi miti letterari contemporanei?

S.R.: Non voglio risponderti con la solita retorica, ma dopo autori come Pavese e altri come lui che sono riusciti a mettere a nudo la loro anima non ci sono stati in ambito letterario molti esempi da seguire come miti (mi riferisco ad autori molto conosciuti, non a quelli emergenti) questo è dovuto al fatto che i giovani si mantengono piuttosto defilati da certi ambiti come la letteratura o l’arte.

S.S.: La poesia deve necessariamente seguire uno stile , una metrica?

S.R.: La poesia deve apparire “naturale” come le foglie che crescono sugli alberi. Non ha uno stile preciso il poeta. Egli scopre se stesso e si racconta al lettore.

S.S.: La tua poetica ha un target di riferimento?

S.R.: Sì, penso che potrebbe far riflettere molti giovani della mia generazione per scuoterli dall’apatia per entrare in empatia con loro.

S.S.: Esiste una tua poesia che rispecchi la tua poetica?

S.R.: Il termine poetica è limitativo. Quando ci si esprime non si può sempre seguire un canone. I momenti della vita sono diversi come anche le mie poesie sono differenti e rispecchiano tutte molti significati, non c’è una poesia che possa racchiudere il mio stile perché cambia secondo il mio sentire.

S.S.: Quale compito ha la poesia per te?

S.R.: Non è compito dell’artista soccombere come disse un regista molto famoso come Woody Allen. La poesia può fungere da terapia per scavarsi dentro senza gravare sugli altri.

S.S.: Quando un poeta può sentirsi realizzato?

S.R.: La realizzazione non può arrivare al culmine, mai pienamente. Sentirsi realizzati è un processo in fieri.

S.S.: Da dove viene la tua ispirazione poetica?

S.R.: Il mio rapporto con la poesia è molto intimo. L’ispirazione per certi versi potrebbe definirsi “banale”. Non ha una sintonia con il paesaggio, ma è una ricerca profonda nel mio essere.

S.S.: Quali sensazioni ha suscitato in te la stesura di questa raccolta poetica vista la tua giovane età?

S.R.: Per me scrivere è colmare un vuoto, un bisogno esistenziale del poeta che scandaglia la sua vita con dei versi. È stato come riempire la mia anima.

S.S.: La pubblicazione è una scelta che rifaresti?

S.R.: Pubblicare la mia opera è stato un processo in evoluzione. Quando si scrive i primi tempi è un’esperienza intimistica poi però nasce l’esigenza di rendere noti i propri componimenti, credo sia automatico.

“INGÓLF ARNARSON – DRAMMA EPICO IN VERSI LIBERI. UN PROLOGO A CINQUE ATTI” DI EMANUELE MARCUCCIO

Comunicato – Presentazione

«Questo ho voluto fare scrivendo il dramma: sognare e perdermi nella meraviglia di una storia d’amore e morte, di guerra e di pace, di luce e di tenebre, di sogno e di libertà. Una terra, in una dimensione parallela e contemporanea al periodo storico, assolutamente verosimili.»

Emanuele Marcuccio, dalla nota di Introduzione, p. 23.

Si presenta a Catania alle 11:30 sabato 23 giugno 2018 presso Mondadori Bookstore di Piazza Roma 18 «Ingólf Arnarson – Dramma epico in versi liberi. Un Prologo e cinque atti», opera poetica e teatrale di ambientazione islandese di Emanuele Marcuccio, edita per i tipi della marchigiana Le Mezzelane Casa Editrice. Il libro raccoglie un lavoro iniziato fin dal maggio 1990 e terminato nell’aprile 2016 con un totale di 2380 versi per un lavoro di diciannove anni escludendo i sette complessivi di interruzione.

Relazionerà il critico letterario, poeta e scrittore Lorenzo Spurio, Presidente dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi, nonché prefatore del libro. La presentazione si inserisce nel corso di una rassegna di due giorni di Poesia tra Messina e Catania, organizzata dalla stessa associazione.
Scrive Spurio nella Prefazione: «La cesellatura dei versi liberi operata dall’autore, lo studio attento dei caratteri, la descrizione circostanziata e puntuale delle scene, l’esatta orchestrazione degli avvenimenti sono ingredienti tutti concatenati tra loro che dimostrano in maniera assai stupefacente il grande lavoro prodotto da Emanuele, non solo fine poeta, ma anche studioso della forma, ricercatore del bello, costruttore di una trama frastagliata e avvincente, creatore di un’epopea cavalleresca anacronistica alla nostra letteratura kitsch e improntata al consumo. Marcuccio, sulla spinta di una suggestione profonda verso l’Islanda – terra mai visitata ma vissuta emotivamente tramite apparati storici e documentari – è riuscito ad entrare nell’anima di un popolo, a fornircene la trama, a vivificare un periodo storico molto distante dalla nostra contemporaneità» (pp. 26-27)

Interverranno come correlatori:
Francesca Luzzio, poetessa e critico letterario, autrice della Quarta di copertina dove scrive: «Un non so che di magico e di unico, pur nella presenza di topos epici, promana dai versi del dramma, «Ingólf Arnarson» di Emanuele Marcuccio che con abilità metamorfica, sa ricreare nel suo animo una pluralità di sentimenti e ragionamenti quali i personaggi progressivamente vivono ed esprimono; insomma, per dirla con Aristotele, indossa l’habitus e il conseguente agire dei vari personaggi con abilità davvero unica. […] La forma drammatica rende ancora più interessante e coinvolgente l’epicità degli eventi narrati: guerra, potere, fama, amore, religione, morte sono alcune delle categorie umane che s’intrecciano e si sviluppano in un contesto incantato quale solo la nebbiosa isola d’Islanda poteva offrire. […] Narrazione e poesia confluiscono e scorrono leggeri nella fluidità lessicale e metrica che Emanuele Marcuccio ha saputo elaborare sia che descriva la verde Islanda, sia che narri di combattimenti ed azioni o di stati d’animo eterogenei, quali solo l’uomo sa vivere e concretizzare nel suo agire».

Giusi Contrafatto, poetessa e Presidente dell’Ass. Culturale Caffè Letterario Convivio di Caltagirone (CT);

Luigi Pio Carmina, poeta e scrittore, curatore del blog culturale Cultura Comunità Conoscenza Curiosità.

Sarà presente l’autore.

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/577067589342368/

SCHEDA DEL LIBRO

TITOLO: Ingólf Arnarson – Dramma epico in versi liberi
SOTTOTITOLO: Un Prologo e cinque atti
AUTORE: Emanuele Marcuccio
PREFAZIONE: Lorenzo Spurio
POSTFAZIONE: Lucia Bonanni
NOTA STORICA: Marcello Meli
NOTA DI QUARTA: Francesca Luzzio
OPERA IN COPERTINA: Alberta Marchi
EDITORE: Le Mezzelane
GENERE: Poesia/Teatro
PAGINE: 188
ISBN: 9788899964634
COSTO: € 10,90

Info:
Short-link vendita:

https://goo.gl/vr5kwB

informazioni@lemezzelane.eu
http://www.lemezzelane.eu
3403405449

marcuccioemanuele90@gmail.com
http://www.emanuele-marcuccio.com

NOTA BIOGRAFICA

Emanuele Marcuccio (Palermo, 1974) è autore di quattro sillogi: tre di poesia – “Per una strada” (2009), “Anima di Poesia” (2014); “Visione” (2016) – e una di aforismi “Pensieri Minimi e Massime” (2012). È redattore delle rubriche di Poesia “Il respiro della parola” e di Aforismi “La parola essenziale” della rivista di letteratura Euterpe. Ha curato prefazioni a sillogi poetiche e varie interviste ad autori esordienti ed emergenti. È stato ed è membro di giuria in concorsi letterari nazionali e internazionali. È presente in “L’evoluzione delle forme poetiche. La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio (1990-2012)” (2013). È ideatore e curatore del progetto poetico “Dipthycha” di dittici “a due voci”, del quale sono editi tre volumi antologici (2013; 2015; 2016) a scopo benefico. Nel 2016 completa un dramma epico in versi liberi pubblicato nel 2017 per i tipi della marchigiana Le Mezzelane, di argomento storico-fantastico, ambientato in Islanda (IX sec. d.C.). Cura il blog Pro Letteratura e Cultura. Di prossima pubblicazione un quarto volume del progetto “Dipthycha”.

SEI POESIE INEDITE ISPIRATE AL REALISMO TERMINALE SUL SITO “LA PRESENZA DI ÈRATO”

(by Izabella Teresa Kostka)

Sul sito “La presenza di Èrato” le mie sei poesie inedite aderenti al Realismo Terminale. Ringrazio il redattore Luciano Nota per la pubblicazione.

Sei poesie inedite di Izabella Teresa Kostka  ispirate al Realismo Terminale

INTERVISTA A IZABELLA TERESA KOSTKA – autrice del libro “KA_R_MASUTRA”. A cura di SABRINA SANTAMARIA.

Intervista a Izabella Teresa Kostka – autrice del libro “KA_R_MASUTRA “. A cura di Sabrina Santamaria.

S.S.: Cosa significa per te femminilità, qual è a tuo giudizio il miglior modo per esprimerla?

I.T.K.: Buongiorno Cara Sabrina, innanzitutto ti ringrazio per questa intervista, è sempre un piacere per me. Il termine “femminilità” ha per me un significato molto complesso, sia fisico che spirituale. Ovviamente preferisco focalizzare la mia attenzione sul secondo per evitare la banale e superficiale commercializzazione delle “curve” donateci da Madre Natura. La vera, fine femminilità appartiene, secondo me, alla sfera del nostro sentire, della percezione della realtà che ci circonda e del nostro rapporto con il prossimo: l’empatia, la pazienza, la sensibilità e l’attitudine a donare il supporto agli altri, il coinvolgimento personale nelle sofferenze altrui e la voglia di portare il proprio aiuto, l’intelligenza sensoriale, l’intuito e, ultimamente molto trascurato, il fascino raffinato dell’eleganza assai lontano dai nostri tempi volgari. La femminilità è anche l’orgoglio e il coraggio di essere donna in qualsiasi situazione, pure nell’estrema difficoltà. Sicuramente non menzionerei, tra gli attributi di una vera femminilità, seni, sederi e bocche inutilmente rifatti. Purtroppo, negli ultimi tempi, la fisicità spesso “artificiale” ha soppresso le altre e più importanti doti femminili. Ciò mi dispiace molto perché, qui oserei un’espressione piuttosto forte, siamo viste soprattutto come “merce e divertimento maschile”.

S.S.: Per te femminilità ed espressione poetica coincidono perfettamente in una donna? Se sì, qual è l’apice in cui si incontrano?

I.T.K.: Non credo che la femminilità sia per forza legata alla poesia, ci sono anche tanti ottimi poeti uomini. Comunque esiste questa tendenza e preferenza di genere. Probabilmente la natura femminile, essendo sottoposta a numerosi turbamenti sentimentali e ormonali, cerca spesso uno sfogo. Noi donne siamo come spugne che assorbono i mali e i dolori di questo Mondo, soffriamo come la biblica Maddalena sotto la croce e ci piace esternare il nostro ego interiore attraverso la scrittura. Vogliamo essere ascoltate, ne abbiamo bisogno.

S.S.: Dalla lettura della tua silloge poetica ho percepito che la poesia può affrontare qualsiasi tematica. Pensi davvero questo?

I.T.K.: Decisamente sì. Credo che la poesia debba finire con la finta e assai arcaica idealizzazione della realtà. Infatti, per me non esistono tabù, posso scrivere senza alcun imbarazzo testi che riguardano sia temi di impegno civile, come alcune piaghe della società moderna (prostituzione, ambiente, femminicidio, guerre, terrorismo, stupri, pedofilia, omofobia), sia argomenti più intimistici (morte, sesso, abbandono, tradimento, maternità, fede etc.). Attraverso la mia scrittura tendo ad essere una testimone del nostro secolo, non un relitto del passato.

S.S.: Quali consigli daresti ad un poeta che si accinge a scrivere le sue prime poesie?

I.T.K.: Essere coraggioso e sempre se stesso, non arrendersi alle prime sconfitte (quelle non mancheranno mai!), non cedere alle false lusinghe né spezzarsi sotto il peso delle critiche, ma essere sempre fedele al suo sentire. Serve tanta resistenza, tanto lavoro per crescere e maturare sempre (migliorare la stilistica e il linguaggio), bisogna leggere e confrontarsi con gli altri, essere aperti al Mondo e ai suoi mutamenti. Nel labirinto dei social network consiglio di non badare ai like e alla quantità di followers. Paradossalmente i più grandi consensi trovano gli scritti mediocri e facili da capire, quelli più di spessore devono affrontare un percorso più faticoso. Determinazione e passione non possono mancare.

S.S.: In quale occasione hai scoperto la tua passione per la poesia? Raccontami la tua esperienza.

I.T.K.: Non è stata una scoperta ma un percorso naturale costruito in maniera spontanea. Sono cresciuta in una famiglia di artisti, sono maturata venerando l’arte in ogni sua forma e sfumatura, mi sono laureata con lode in pianoforte ma, dopo un incidente invalidante in palestra di circa 6 anni fa, ho dovuto cessare la mia attività pianistica. Non riuscivo ad immaginare la vita senza l’arte, non potevo farne a meno, allora ho deciso di dedicarmi alla Musa della letteratura, della poesia che, secondo me, potrebbe essere definita come “la musica delle parole”. Ho combattuto contro una pesante depressione e la scrittura mi ha permesso di vincere questa grande battaglia personale per la sopravvivenza.

S.S.: Chi è il vero sognatore? Egli è il poeta?

I.T.K.: Il sognatore è colui che non si arrende mai, comunque vada. Prosegue per la sua strada nonostante abbia spesso tutti contro, vive in una dimensione un po’ utopica che, lui stesso, vorrebbe rendere reale e vera. Il sognatore è un eterno guerriero, un profeta dell’Impossibile. Un sognatore è un animo ribelle che non si sottomette ma sfida la realtà e le regole.

S.S.: Qual è, a tuo giudizio, l’espressione più alta dell’amore? In quale misura l’artista ne può essere il portavoce?

I.T.K.: L’amore ha molteplici sfaccettature, per ciascuno di noi la sua espressione più alta può avere le forme diverse. Personalmente credo che la sua essenza principale si manifesti nell’empatia, nella misericordia, nel desiderio di donare e non soltanto di prendere, nell’accettazione delle diversità, dell’indipendenza e della libertà del prossimo. L’amore possessivo è una malattia, corrode e distrugge tutto. Questo vale sia per l’amore tra uomo e donna, sia per quello materno o paterno: l’amore, per durare, ha bisogno di spazio, non deve essere preteso ma ottenuto e donato volontariamente. L’arte, come libera espressione dell’intelletto e del sentire umano, può sicuramente mostrare nuovi orizzonti, la pura dimensione affettiva dell’amore.

S.S.: Quali sono i tuoi prossimi progetti letterari? Stai lavorando ad un nuovo figlio letterario?

I.T.K.: I miei futuri progetti sono sicuramente legati al movimento del Realismo Terminale fondato dal poeta lombardo Guido Oldani. Una stilistica alla quale mi sono avvicinata nel 2016, trovandola estremamente stimolante, priva di inutili e artificiali fronzoli, diretta e rivoluzionaria. Voglio dedicarmi anche alle presentazioni del mio ultimo libro “KA_R_MASUTRA” (edito da Kimerik Edizioni) e alla prossima, audace sfida letteraria. Non vorrei svelare di più perché adoro sorprendere, sono molto poliedrica e non temo la sperimentazione.

S.S.: Qual è il ruolo del poeta nella società contemporanea secondo te?

I.T.K.: La società contemporanea lascia poco spazio alla poesia. Ogni suo adepto è un combattente, un guerriero, un Don Chisciotte moderno che sfida i mulini a vento. Per sopravvivere e lasciare qualche traccia del nostro passaggio dobbiamo avvicinarci alle problematiche dei nostri tempi, essere “testimoni” dell’epoca in cui viviamo. Dobbiamo essere visti come persone vere in “carne e ossa” che descrivono la verità e “non planano nell’idiliaco paese delle meraviglie”. La poesia non attira il lettore perché, nonostante la sua innegabile forza d’espressione, è vista come qualcosa di distaccato, estraneo ai nostri brutali tempi. Nulla di più sbagliato! Per sfatare questi miti serve la ricerca di un linguaggio nuovo e di una stilistica più aderente al XXI secolo.

S.S.: Con questa tua ultima raccolta hai avuto eliminare alcuni tabù sociali ed affrontare alcune tematiche che, in genere si pensa, non si addicano al genere poetico come ad esempio la sessualità?

I.T.K. Nel libro “KA_R_MASUTRA” ho deciso di sfidare il lettore, di creare polemiche creative e di osare l’impossibile. Non esistono tabù, siamo tutti peccatori espulsi dall’Eden e nessuno può giudicare il prossimo. La sessualità al confronto con la profonda spiritualità, l’estremo erotismo che sfida le sofferenze dell’umanità dovute al peccato primordiale, la femminilità ferita rinchiusa nel guscio dell’abbandono, la sessualità perversa che tenta di saziare l’eterna fame d’affetto e, infine, la sconfitta dell’essere umano condannato al Calvario dall’inizio dei tempi. Tutto questo ho descritto nei due capitoli usando un linguaggio ricco di immagini contemporanee, simboliche e allegoriche, una stilistica molto diretta basata sull’immediatezza comunicativa e, spesso, molto coraggiosa. Mi piace stuzzicare e provocare il lettore indirizzandolo verso una profonda riflessione esistenziale.

Intervista rilasciata da Izabella Teresa Kostka a Sabrina Santamaria,
Milano 13.06.2018.
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