Per “La Giornata Mondiale della Poesia”

(by I.T.Kostka)

In occasione della Giornata Mondiale della Poesia dedico a tutti i lettori “Sei poesie scelte” di vari autori contemporanei: Loredana Borghetto, Anna Vercesi, Giuseppe Leccardi, Candido Meardi, Massimiliana Pieri e Maria Rosa Oneto.

Buona lettura!

• LOREDANA BORGHETTO

PAROLE

Parole incise sulla carne
con pennini spuntati
lasciate a macerare
in una scatola di latta
cadono sul foglio
come respiri
che tremano appena
lacrime dolci
di pensieri traditi
raschiano cicatrici
di antiche ferite
coprono segni
di schiaffi
sul volto battuto
dalla vita.

Finalmente
navigano leggere
sulla schiuma del mare
accarezzate dai freddi
colori dell’alba
lanciando scaglie di luce
nell’abisso popolato
di orchi e di fate.

• ANNA VERCESI

POESIA AL MASCHILE

donna
donna ti chiamo
dalle tue costole
dai tuoi seni forse nascosti
è il desiderio che ti apre il volto negli occhi
parevan sipari chiusi
parevan sepolcri abbandonati
io so
che dietro a quella polvere respiri
voglio strappare le tue zavorre
voglio ghermire i tuoi lutti
sarò l’uomo che non hai mai ascoltato
sarò la voce che ti ha tradito
nel tuo ventre troverò i colori sperduti
la voce del padre che ti generò
OH DONNA
dal capo ostinato
dal volto ingabbiato
io ascolterò la tua carne
io abbraccerò i tuoi ginocchi
pregando che il tuo precipizio
diventi il mio
il tuo ventre non è l’autunno
è un’alba
che oggi esplode
OH DONNA
se sei mia
appartieni al vento
là da dove arrivo anch’io.

• GIUSEPPE LECCARDI

TERRA PROMESSA

Vado dove mi trasporta il treno
fra verdi pianure e le colline,
ai piedi di montagne di cristallo
severe sentinelle di confine.

Assorto nei ricordi e nei pensieri
non so dove il treno mi conduce
correndo su binari di metallo,
forse da te oppure a nuovi lidi.

Vado dove suggerisce il cuore
sul ponte curvo dell’arcobaleno
che unisce due punti equidistanti,
due sogni che sembrano rimpianti.

Vado dove vola il mio pensiero,
nello spazio dove c’è più luce
in cerca di silenzio e della quiete
scivolando su nuvole di seta.

O alla scoperta finora infruttuosa,
d’una terra promessa sconosciuta
senza visti d’ingresso e passaporti
dove non esistano guerre, né paure,
dove nessuno si senta uno straniero.

• CANDIDO MEARDI

AVREI ANCHE DETTO DI TE

Avrei anche detto di te
che abiti sempre e soltanto
sulla soglia e che aspetti…
Avrei anche detto di te
che abiti nel fuoco
del rovo
e lì ti doni a chi ti merita
e vuole.
Che tu abiti l’angoscia,
l’Arcipelago enigmatico
di un mare profondo e perenne.
A costruirti un io, un io
a cavallo dell’onda.
Tramonto reale, avrei detto
notte immaginaria
dei sensi…
Stella d’amore, fiamma
tra compito e meta…
Svuotamento dell’essere,
frattura sognante, avrei detto
tra il tempo e la morte.
Avrei detto di te,
da un fuoco ardente divorata
che sai essere stella
e lucciola nel buio del cuore.
Divorata dal Dio cercato
senza esserne pasto.
Avrei detto di te
che ti sei creata da sola
innamorata del Dio indifferente.
Per non scomparire, avrei detto
nel suo seno profondo,
per non scomparire
nell’orizzonte-mare del tempo.

• MASSIMILIANA PIERI

UN SOFFIO DI LIBERTÀ

Questo frammento d’alba
che si sbriciola tra le parole……
soffia forte il vento dentro un pensiero.
Urla la voce del silenzio come
canto di Libertà.
Soffia forte il vento
Rigonfia la mia anima…
“Io Capitano” di questo viaggio.
Navigo con forza e coraggio
verso mete
Oneste e Sincere…
M’aggrappo forte
per non cadere
nelle gelide acque nere.
Soffia vento caldo dentro al cuore.
Soffia forte
“ la Poesia”
Sul diario di Bordo scrivo
le screziature del tempo…
Perché questo viaggio
giunga onesto e sincero
nelle mani fragili e curiose,
del Domani
come soffio
di
Libertà.

• MARIA ROSA ONETO

CARNE

Carne che qualcuno
ha cucito con crine di cavallo.
Ricami osceni sulla pelle di una bambina.
Budella di gatto per chiudere ferite.
Odore di etere come balsamo afrodisiaco.
E feti galleggiare in vasi di cristallo.
Mani palmate cercare il cielo.
Carni da macello come Cavie Peruviane.
Spiriti in salsa d’edera
su crinali baciati dal mare
dove la voglia d’essere uguali
era un grido strozzato,
un pianto funebre nella notte buia,
un rantolo di piacere che il lenzuolo seppelliva.
Un incesto di parole che le labbra
non trattenevano.
Una domanda rivolta a Dio sul senso della Vita
e una catena di ingiurie
presa a schiaffi di mattino.
Carne che l’Anima ha spogliato
con tenero amore
in un mattino d’Aprile.

Tutti i diritti riservati agli autori

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“GENTE DI RIVIERA” di MARIA ROSA ONETO

Prosa:

“Gente di Riviera”

Per noi Gente di Riviera, il mare è un sogno avverato, una particella di cielo diluita nell’Oceano, un’avventura senza contorni che toglie scampoli alla terra e affonda l’intensità di ogni anima, in un abisso profondo.
Il mare, non è mai silenzioso, indolente, capriccioso al punto tale da non lasciarsi domare.
Sovente, scorre nelle vene, insieme al sangue e si fa vento di Ponente, luccicor dell’alba, stella del mattino che richiama i gabbiani e gli umili viandanti che seguono inesorabili i soliti pensieri.
Il mare, carne della mia carne è lo iodio che turbina il respiro. Salinità allo stato puro che disegna pagliuzze di cristallo sulla pelle nuda.
Trasparenza di onde contorte, schiumature di un verde smeraldo, “spuma da barba” per rose bianche, scarlatte o pennellate di giallo.
Lo vedi, lo senti e ti appartiene come il figlio che hai partorito. Docile, fremente, come donna innamorata. La sua voce son mille sussurri e suoni. Stramberie arcaiche o sonetti di frontiera. Ti parla e tu l’ascolti. L’umiltà dell’acqua cheta, trascinante ingorgo che si espande al largo. Va e ritorna con flusso costante. Catena di montaggio che sfrigola ore, meccanismi, ingranaggi. Si eleva e ripiomba traendo calma, brezza di Levante che avvince gli scogli, la costiera, quell’offerta di case allineate cosi simili ai gelati.
Lo adori perché ci sei nata e ogni notte reciti la sua stessa preghiera. Anche da lontano, ne avverti la presenza. Ride come un giovane stolto, avventato. Piange con rugosità cavernose, quando il buio lo nasconde, lo affligge. Lo abbandona.
Cadono stelle che non si bagnano e restano a galla nel tracciare la rotta ai naviganti, ai pesci muti in eterna lotta con la vita. Raccoglie uomini, donne e bimbi che non hanno paura di attraversare il Mondo. Di notte hanno lo stesso incarnato e uno spirito d’ebano per affrontare i marosi. Lo sapevamo che, il mare, non vuole soltanto scaglie d’argento e voli di aironi. O pipe di vecchi pescatori e messaggi chiusi in bottiglia da secoli in attesa di essere letti.
Il mare, spesso, è un violento usurpatore.
Un demone in gara con l’Inferno. Un mitico guerriero senza Patria e senza Padroni.
La sua presenza, simile a quella di un nobile giustiziere, si estende su questa landa imbarbarita che muore a stento di peccati, vergogne e denari rubati; per rendere ogni essere umano, sempre più debole, inutile e schiavo.
Una vela ancor si estende all’orizzonte e sbuffa: pace e speranza in un azzurro infinito.

MARIA ROSA ONETO

Foto Pixabay

SEI POESIE INEDITE ISPIRATE AL REALISMO TERMINALE SUL SITO “LA PRESENZA DI ÈRATO”

(by Izabella Teresa Kostka)

Sul sito “La presenza di Èrato” le mie sei poesie inedite aderenti al Realismo Terminale. Ringrazio il redattore Luciano Nota per la pubblicazione.

Sei poesie inedite di Izabella Teresa Kostka  ispirate al Realismo Terminale