GIUSEPPE UNGARETTI, ruolo e significato nella poesia italiana del ‘900 (di Eduardo Terrana).

Giuseppe Ungaretti. Foto: Wikipedia

GIUSEPPE UNGARETTI
Ruolo e significato nella poesia italiana del ‘900

La poesia come esigente espressione di un sentire poetico in cui cercare e trovare libertà.

di Eduardo Terrana

Ricorre oggi il 131° anniversario dalla nascita del poeta Giuseppe Ungaretti, nato ad Alessandria d’Egitto, l’8 febbraio 1888, da genitori originari della Toscana, e morto a Milano nella notte del 2 giugno 1970.
L’itinerario poetico di Giuseppe Ungaretti è segnato dal notevole influsso dell’esperienza maturata dal poeta in Francia, a Parigi, dove il contatto con le avanguardie artistiche e la conoscenza, soprattutto, della poesia simbolista di Mallarmé, gli fa prendere coscienza di sé e lo rivela a se stesso.
Nello sviluppo della sua maturazione poetica è possibile cogliere tre momenti distinti:
una prima fase riconducibile all’esperienza bellica; una seconda fase riconducibile alla sua conversione religiosa; ed infine una terza fase contrassegnata dal dolore.
In tale successione creativa prendono forma e consistenza le sue raccolte poetiche, la prima delle quali è “ Il Porto Sepolto “, pubblicata nel 1916. Il titolo della raccolta si riferisce ad un porto realmente esistente nei pressi di Alessandria d’Egitto, ma ha un significato simbolico . Per il poeta “ Il Porto Sepolto “ è il mistero , l’assoluto alla cui ricerca tendere con la speranza di approdarvi come in un porto di pace.
La raccolta costituisce la testimonianza più alta e più sofferta della poesia italiana sulla prima guerra mondiale.
Anche il titolo della seconda raccolta “ L’Allegria” è allusivo. La guerra è come un naufragio della vita, i superstiti del naufragio sono presi da una sorta di ebbrezza per lo scampato pericolo e superano lo sgomento ed il dolore con la fede e la speranza di un domani migliore. Il poeta definisce l’opera un diario e precisa “non conosco sognare poetico che non sia fondato sulla mia esperienza diretta”, e la raccolta contiene infatti le impressioni del poeta-soldato Ungaretti, che ha vissuto in prima persona la vicenda tragica e traumatica della prima guerra mondiale.
Il fatto di condividere con gli altri soldati un’esistenza “ al grado minimo “ di vivibilità e sostenibilità ed il costante pericolo di morte comporta un sentimento di fratellanza che unisce le persone e rende coese le loro relazioni.
Sul tema della fratellanza la poesia de “ L’Allegria “ insiste molto, rappresentando una condizione esistenziale dell’essere, particolarissima e resa in una lingua poetica altrettanto essenziale ed in una metrica frantumata, dove la parola assume rilevo e valore di rivelazione , con caratteristiche oltremodo uniche ed originali.
Si afferma così nella poesia di Ungaretti un valore: la vita, e un protagonista: l’uomo, un connubio tra parola e vita che è una significativa dichiarazione di poetica.
Tant’è che nel 1942 dovendo scegliere un titolo per l’edizione di tutte le sue opere Ungaretti opterà per “ Vita di un Uomo “.
I versi della poesia “ Commiato “ sono l‘espressione di tale modo di intendere la poesia come bellezza di parola, in cui si fondono in splendida sintesi il mondo, l’umanità, la vita, i contenuti di una poesia che vuole identificarsi in un messaggio di fraternità e di amore, quale nutrimento vitale per tutti. Di fronte all’immane tragedia della guerra scatenata dalle ideologie materialiste degli uomini si fa netta nel poeta la scelta per una vera poesia che, in contrasto con il momento storico vissuto, trovi la forma adeguata per “ annunziare ed attestare la venuta, la predicazione, la passione, la crocifissione, la morte la resurrezione del Messia ”.
Ed ancora “ La poesia riafferma sempre, è la sua missione, la integrità, l’autonomia, la dignità della persona umana”.
La parola è dunque per Ungaretti atto di verità, che, sfrondata di ogni termine superfluo e di ogni punteggiatura, vuole esprimere, in brevissimi versi, la verità essenziale che dimora nella profondità dell’animo e della realtà.
Ungaretti si definisce “ Uomo di pena” per l’ansia di vivere , per la coscienza della fragilità umana e la tensione verso Dio.
Vorrebbe e si sforza di sentirsi, “ una docile fibra dell’universo “, ( poesia: Fiumi ), ma avverte i limiti umani e al dolore, che è nelle cose e nella vita ,oppone amore e fratellanza.
Ricerca il poeta: la comunione con gli uomini e non l’isolamento; la fede nella religione tradizionale e non la solitudine esistenziale. Accetta la pena di vivere ma non l’angoscia del vivere.
Nelle liriche della raccolta “ Sentimento del Tempo ”, che costituisce, dopo
“ L’Allegria”, il secondo momento evolutivo della sua poesia, Ungaretti sviluppa le sue riflessioni sulla condizione dell’uomo, sul tempo e sulla morte , e le sue meditazioni religiose.
Sentimento del tempo significa sentimento del veloce scorrere del tempo, del rapido fluire delle persone e delle cose amate, da cui poi, come per contrasto , originano la nostalgia del passato ed un più forte attaccamento alla vita.
La raccolta è testimonianza anche del riaccostamento del poeta alla fede, al sentimento di Dio, in cui l’angoscia esistenziale del poeta sembra trovare finalmente quiete .
La terza fase dello sviluppo della poesia di Ungaretti è costituita da “Il Dolore”, “Un Grido e Paesaggi”, “La Terra Promessa” e il “Taccuino del Vecchio”.
Questa fase è rappresentata da poesie colme di straziante tenerezza scritte in morte del figlio e che si volge ad una fase di profonda meditazione, attraverso una rete sempre più fitta di riflessioni sul destino dell’uomo.
Ungaretti sembra guardare alla sua vita e più in generale alla storia degli uomini con il distacco, la malinconia, l’ironica saggezza dell’avanzata maturità e della vecchiaia.
Meditazione dunque dell’uomo sul vivere proprio e sul vivere di tutti , ed il cui sentimento, che pulsa forte nell’animo ed urge di essere espresso, si traduce in un canto libero, solenne, naturale.


Eduardo Terrana
Conferenziere Internazionale su Diritti Umani e Pace

Tutti i diritti intellettuali riservati all’autore

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RITRATTI: GIANFRANCO ISETTA – l’orologiaio della parola

Gianfranco Isetta

(by I.T.Kostka)

In questa rubrica presento diversi mondi poetici e contemplo variegate stilistiche contemporanee, dedico molta attenzione alla sperimentazione e alle novità letterarie ma, lo ammetto con tanta ammirazione, leggendo le opere di Gianfranco Isetta provo sempre una profonda estasi paragonabile alla lettura delle liriche di Giacomo Leopardi. Come disse il Grande Maestro “La poesia malinconica e sentimentale è un respiro dell’anima” ed è così nel caso di Isetta il quale, nei suoi intimistici e riflessivi versi, sfida l’arte poetica con grande agilità e fascino simile a quello leopardiano: mai nessun eccesso o espressione superflua, la struttura delle opere è sempre mirata ed evidenziata con trasparenza grazie all’uso raffinato ed essenziale di ogni parola scritta. La poesia di Isetta non grida ma, basandosi su una profonda riflessione e retrospettiva, scava nelle profondità della psiche umana sfiorando gli abissi e le corde più nascoste. Isetta non commette mai l’errore di cedere alla pomposa e inutile retorica né alle vuote descrizioni, è come un orologiaio della parola che sottopone un lettore ad una precisa analisi ed emozione con ogni strofa. È un caso raro perché non siamo mai sazi delle liriche di Isetta, al contrario, la loro essenza diventa sollievo e una specie di droga nella nostra rumorosa e aggressiva quotidianità.

Izabella Teresa Kostka, Milano 2019

ALCUNE POESIE SCELTE di GIANFRANCO ISETTA

(FINGERE DI CHIEDERLO ALLA LUNA)

Ho rimediato parole ogni giorno
tra i sassolini e le foglie ingiallite
come fossero voci in letargo
onde sismiche a propagarsi intorno
pronte alla luce che pure ci inganna.

E adesso che ne sarà del mio sangue? (1)
Che penseranno gli uccelli migranti
del mio stare con la ruggine ai piedi!
Non c’è un nulla a cui potersi aggrappare,
forse qualche promessa che si rinsaldi
lasciandola al sole ad asciugare.

E se arrivasse la notte, che dire…
proviamo a gustare qualcosa di vuoto.
Io fingerò di chiederlo alla luna
poi mi nasconderò tra i ciuffi d’erba
e nel mostrarmi e scomparire, il tempo
potrebbe dirci se possiamo scegliere.
O forse c’è un non-tempo che rapprende?

*

(1) cit. Paul CELAN

(CAPITA)

Capita

di voler chiuse le finestre agli occhi
che si levano sempre fissi e uguali
senza un progetto per vincere il vuoto.

Capita d’invecchiare, come neve
sporcata dalle polveri sottili,
su una linea curva che s’attorciglia
sempre più, come un nido sotto gronda.

Capita che il chissà cosa e il quando,
che ci attende, non sempre ci riguardi
e poi capita che l’incontri al varco

Capita.

(CI SONO ACCENNI DI NOIA)

Per il paese s’ascoltano suoni
come voci di venti d’Occidente
c’è chi dice siano imposte annoiate
recitanti dalle finestre aperte.

Ne ha contezza la notte
quando la luna s’infiltra
con la sua lenza di luce
sui vetri già svelati.

Noi ci si incontra per questa ragione,
non per sconfiggere il tedio che incombe
o consolarci le menti confuse
ma a simulare più dense esistenze.

COME FOGLIA

Rivedo d’esser stato come foglia.
pur come foglia che col vento sale.
Ora che tocco a terra lento, e spenta
ogni ragione per puntare al cielo,
m’ accovaccio al caldo delle mie sere
disteso sulle membra rugginose.

Se sembra irraggiungibile l’interno
di un tempo che si pensa sogno eterno
è buona solitudine da accogliere
quella che mi accompagna ad una soglia
dove c’è sempre un ramo che mi invita
ad un ritorno che metta germogli.

*

(Pur come foglia, che col vento sale,
verso di Giovanni Della Casa
da LE RIME E I VERSI LATINI)

BIO – BIBLIOGRAFIA

Gianfranco Isetta è nato a Castelnuovo Scrivia (AL) nel 1949. Ha conseguito il diploma di laurea in Statistica presso l’Università Cattolica di Milano. Ora in pensione, è stato Direttore amministrativo dell’Istituto Scolastico Comprensivo di Castelnuovo Scrivia. Per 10 anni è stato sindaco del suo paese promuovendo il rilancio del Centro Internazionale di Studi Matteo Bandello sulla Letteratura rinascimentale, presieduto dal prof. Giorgio Barberi Squarotti.

Ha pubblicato: SONO VERSI SPARSI (Joker, Novi Ligure 2004), STAT ROSA (Puntoacapo, Novi Ligure 2008), entrambi i libri arricchiti da interventi di Giorgio Bárberi Squarotti. Il terzo volume “INDIZI… forse” è una raccolta antologica introdotta da un saggio critico di Luca Benassi, Nel 2014 esce PASSAGGI CURVI- Poesie non euclidee (Puntoacapo – Pasturana ) con prefazione di Alessandra Paganardi e postfazione di Ivano Mugnaini. È del 2015 una plaquette del pittore Adalberto Borioli con alcuni testi poetici di Isetta. Questa pubblicazione fa parte di una serie da collezione che vede presenti tra gli altri Fabio Pusterla, Giampiero Neri, Franco Loi, Maurizio Cucchi, Gilberto Isella, Donatella Bisutti, Vivian Lamarque, Patrizia Valduga. Ha partecipato e partecipa a numerosi incontri di poesia in varie parti d’Italia e tiene incontri di poesia con gli alunni della Scuole medie e superiori in varie località. Recensioni importanti sui suoi libri sono presenti in riviste come POESIA Rivista internazionale di poesia di Crocetti Editore, LA MOSCA di Milano, VERNICE LETTERARIA di Torino, MOLTINPOESIA di Milano, MANGIALIBRI on line, POETRYDREAM on-line, COMPITU RE VIVI on-line CRITICA LETTERARIA on line LA RECHERCHE di Roma, IL SEGNALE di Milano SENECIO di Napoli (con cui collabora). È presente in varie antologie e raccolte, nazionali.

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI OTTENUTI

Finalista nelle Edizioni 2004 e 2012 del Premio di poesia Jacques Prevert, selezionato al premio David M.Turoldo del 2009. Selezionato al Premio Nabokov 2012. Finalista nell’edizione 2012 del Premio nazionale Carver. Ha vinto il Premio nazionale di poesia “ Andrea il Pisano” di Pontedera, Finalista al Premio Nazionale Laurentum a Roma per il libro “Stat rosa” e finalista con menzione speciale della giuria per la poesia inedita “Come uno scialle”. “Stat rosa” ha vinto (ex-aequo) la XXIV edizione del Premio internazionale di poesia e letteratura dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli. Ha vinto nel 2013 la III Edizione del Concorso Nazionale Letterario Oubliette 03 con il libro “INDIZI … forse”. Premio speciale della giuria “Corrado Alvaro ” del Concorso “Colori e parole 2012” a cura del Centro Studi Accademia Internazionale G.Leopardi per la silloge di poesie “Del tempo, il caso e il senso”. Nel 2014 una sua silloge poetica 3^ al Premio Internazionale di poesia “G. De Scalzo” a Sestri Levante. Nel 2017 gli è stato assegnato il Premio speciale del Salotto letterario per la poesia sempre a Sestri Levante e tre suoi testi hanno ottenuto riconoscimenti al Premio letterario biennale internazionale “Pensieri e parole d’Oltrepò” . Suoi testi hanno ricevuto nel 2015 e nel 2016 una menzione speciale del Premio letterario La recherche Il giardino di Babuk-Proust en Italie a Roma. Sempre nel 2016 è stato finalista due volte al Premio internazionale di Letteratura e poesia Città di Recco, nel 2016 un suo testo ha conseguito il Premio speciale al Premio letterario nazionale Lampi di Poesia a Torino. Ha vinto nel 2017 la IX edizione del prestigioso Premio Internazionale di poesia città di Acqui Terme con il libro “Passaggi curvi – poesie non euclidee”. Nel 2017 ha ricevuto la menzione speciale al IX Premio internazionale di poesia Don Luigi di Liegro a Roma per la poesia “Invecchiano le nuvole” e il Diploma d’onore con mezione speciale al Premio intenazionale Michelangelo Buonarroti III edizione per il libro “Passaggi curvi – poesie non euclidee” . Il libro “Gigli a colazione” (Puntoacapo editrice 2017) ha ricevuto la segnalazione di merito al Premio internazionale di poesia Europa in versi 2018, e sempre nel 2018 il 2^ premio al concorso internazionale il CASENTINO, fondato da Carlo Emilio Gadda. Vincitore assoluto del VII Premio nazionale “L’arte in versi” organizzato dall’Associazione culturale Euterpe di Jesi. Altri riconoscimenti ottenuti nel 2019 Il Sigillo di Dante a Sarzana, Il Litorale a Marina di Massa, la Medaglia d’onore al Premio Di Liegro a Roma e menzione d’onore al premio Internazionale di Poesia Città di Moncalieri, finalista 4^ classificato al Premio nazionale Albero Andronico. È membro della Giuria del Concorso nazionale di poesia e narrativa “GUIDO GOZZANO” dal 2013. Scrive e collabora, sul Blog giornalistico nazionale ALGANEWS, diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano con uno spazio riservato alla poesia.

Tutti i diritti intellettuali riservati.

L’articolo pubblicato anche sul blog giornalistico “Alessandria Today”:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/06/15/ritratti-gianfranco-isetta-lorologiaio-della-poesia/?preview=true

POESIA: “ROTTAMI” (ispirata al Realismo Terminale) di Maria Rosa Oneto

Foto: Pixabay

(by I.T.Kostka)

È una grande soddisfazione vedere le valenti voci poetiche sfidare e sperimentare, con entusiasmo, la stilistica del Realismo Terminale – corrente artistica creata da Guido Oldani. Ci vuole grinta, ispirazione, fantasia e tanto coraggio. Tutte quelle doti, arricchite con una bella dose di spiccato talento, possiede sicuramente la poetessa Maria Rosa Oneto.

Compito compiuto con successo e… un po’ di brividi.

Buona lettura!

“ROTTAMI” (testo ispirato al Realismo Terminale)

Come pali
lungo i binari
restammo inchiodati
al vento.
Le gonne di cartapesta
pesanti di pioggia.
L’arrivo del treno
spezzò la notte
in un groviglio
di rottami.
Corpi sezionati
in laboratorio,
scarti per topi
senza fame.
Valigie sparse,
tracce di rossetto
sulla camicia bianca.
Urla di madri
all’abbaglio dei flash!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

“POLIEDRI”: INTERVISTA ALLA POETESSA BARBARA RABITA (a cura di Izabella Teresa Kostka)

(by I.T.Kostka)

Invito tutti alla lettura di questa interessante intervista rilasciata dalla poetessa Barbara Rabita in occasione della pubblicazione del suo nuovo libro dal titolo “Poliedri” (Libeccio Edizioni / CTL Editore).

INTERVISTA a BARBARA RABITA

1.I.T.K.: Qual è la genesi del tuo poetare? Quale significato ha per te la scrittura? È uno sfogo o il nirvana?

B.R.: Avevo già da diversi anni l’impellenza di scrivere e di volgere sottoforma di brevi racconti tutto ciò che provavo durante varie situazioni particolari che vivevo o osservavo. Il filone della poesia è piuttosto recente: nasce nel 2014. Il mio legame con Antonio Laneve, poeta da lungo tempo, mi ha indotta a provare e devo dire che l’immediatezza di poche frasi poetiche che danno pennellate di sogno o di realtà, la sento più vicina al mio modo di essere.

Durante questo mio percorso appena iniziato, sento la poesia più come uno sfogo o come un tentativo di dare forma a sensazioni e connessioni che non hanno nome.
È come plasmare un paesaggio o dare vita ai lineamenti di un volto, o ancora come comporre musica su uno spartito.

2. I.T.K.: Com’è nata la silloge “Poliedri”? Potresti spiegarci meglio il significato del suo particolare titolo?

B.R.: “Poliedri” nasce da una situazione simpatica vissuta in ambiente scolastico: durante un’interrogazione un alunno, parlando di un intellettuale, lo aveva definito, piuttosto che “un personaggio poliedrico” “un poliedro”; ne abbiamo riso con lui simpaticamente e l’episodio mi è rimasto nel cuore.

3. I.T.K.: Cosa pensi della letteratura contemporanea e, soprattutto, della poesia? È “morta”, come si afferma spesso, oppure esiste per questa arte una Speranza di salvezza? Cosa pensi della sperimentazione e della ricerca di nuovi linguaggi poetici? Come ti senti addentrandoti, a volte, nella stilistica del Realismo Terminale?

B.R.: Apprezzo molto gli scrittori contemporanei, per citarne solo alcuni: Stephen King, Donna Tartt, Valerio Varesi; leggo anche molta poesia e sono rimasta colpita dalla poetica di Filippo Strumia, Valerio Magrelli, C.L.Candiani, A. Anedda (e altri). Forse la poesia, come la si intendeva in passato, rispettosa di rigorose regole metriche e di una certa musicalità, è morta, ma sta nascendo dalle sue ceneri qualcosa di nuovo, di completamente innovativo a cui forse non saprei dare ancora un nome. Una forma di poesia che parte dalla base e dà vita a nuove suggestioni; dalle letture fatte fino a ora le saluto con favore.
Per quanto riguarda il Realismo Terminale la sua poetica la sento molto affine, anche se non sempre riesco a produrre in tal senso. Al giorno d’oggi è molto più calzante una similitudine rovesciata con un oggetto piuttosto che con un elemento della natura. Il R.T. è lo specchio dei tempi, mi viene più facile affermare (le letture di Harari, di poesie di Guido Oldani che è padre del movimento – nella raccolta “La guancia sull’asfalto”- di Giuseppe Langella e altri autori nella raccolta “Luci di posizione” mi hanno molto influenzata) che siamo fatti di olio motore e bulloni, piuttosto che di muscoli e sangue: è più credibile, visto la realtà a cui stiamo andando incontro e che ancora non riusciamo a immaginare. Il R.T., aggiungo, non è solo lo specchio dei tempi, ma anticipa un futuro che ancora a molti di noi non è ben chiaro. Il R.T. rappresenta un cambiamento e i cambiamenti spesso spaventano.

4. I.T.K.: Sei una donna ambiziosa e indipendente. Secondo te bisogna sacrificare il proprio Ego per la felicità della famiglia e degli altri oppure mettere al primo posto se stesso per realizzare i propri obbiettivi e sentirsi appagato? “Essere” o “avere”, cosa sceglieresti?

B.R.: Bisogna dedicarsi prima di tutto alla felicità di se stessi e alla realizzazione dei propri sogni, in quanto se la persona che formerà una famiglia non è felice e realizzata in partenza, renderà infelici anche le persone che la circondano. La famiglia dovrebbe essere un rifugio nei momenti difficili e dovrebbe gioire delle tue vittorie, altrimenti diventa una gabbia, una prigione, come lo è e lo sarà ancora per molte persone che la formano e poi, crescendo, prendono strade diverse.
Tra “avere” ed “essere” scelgo “essere”: credo si debba prima essere per poter avere.
“Essere” però non visto come un mezzo per avere ma come un fine: prima ancora di scrivere una poesia, vorrei poter “essere” poesia e vivere pienamente momenti e atmosfere sottili che a molti, presi dalla frenesia della vita quotidiana, sfuggono.

5. I.T.K.: Tornando al libro “Poliedri”: qual è il suo punto di forza maggiore? Perché dovrebbe essere letto? Cosa desideri trasmettere ai lettori?

B.R.: Per quanto riguarda il libro “Poliedri” penso di poter puntare sull’autenticità che lo caratterizza, ho cercato di affrontare più argomenti che mi stanno a cuore, proponendo punti di vista sfaccettati. Ho provato a evitare il più possibile i luoghi comuni: spero di esserci riuscita. Attraverso il libro ho voluto comunicare la mia voglia di cambiamento di fronte a varie situazioni di vita che si ripetono seguendo sempre uno stesso schema. A volte ricorro all’autoironia per sdrammatizzare i problemi di salute sui quali spesso ci si cruccia.

6. I.T.K.: E alla fine la domanda di routine: quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro? Un altro libro oppure l’attività artistica ad ampio spettro?

B.R.: Per ora vorrei leggere a più non posso tutto ciò che mi appassiona, scrivere quando ne sento l’urgenza e, appunto, “essere” poesia, poi per il resto se ne riparla. Intanto continua la raccolta di materiale.

ALCUNE POESIE SCELTE di BARBARA RABITA

CAOS E MISTERO

L’ircocervo di un ordine
stabilito e imposto
da chi non conosce
il mutare del caos.

Discendi nel fango
nel disordine denso:
pazzia e anomalia
sono frutto di vita.

Ascolta i tuoi morti,
le anime bianche
di chi non si è perso
ma aspetta di vivere
giocando d’azzardo
con le tue scelte.

Completa il mistero
agisci in sordina
coltiva segreti
a dispetto di chi
non ti vuole potente.

ZENZERO E LIMONE

Una torbida bevanda
per ridurre il corpo chiaro,
una ripulita al sangue
e lo stomaco che langue
in assenza di spuntino.

Sono a dieta lo so già:
non tastare sulla piaga
tanto zenzero mi serve
a far leva su quei chili
il mio viso appare esangue
senza carne e latticini.

IL GIOVANE

Sono giovane,
a me appartiene
il mondo sfatto
da plagiare e sistemare
al mio gusto, al mio capriccio.

Tamburello sul bancone
incurante dei clienti
pago poco rido e scherzo
tanto a me tutto è dovuto.

Sono bello alto e magro
sono bianco e nerboruto
quel signore mi fa un baffo
più di lui son furbo e acuto

PASSAGGIO

Sei nella luce
poi cadi nell’ombra.
Ogni tuo movimento
diventa di stucco.

Il respiro si ferma
il cuore non batte,
non vedi più niente
sei goccia nel buio.

LA CONCHIGLIA

La conchiglia è inerme
su onde di carta
sento il mare accartocciato
in un pugno di vetro.

SONORITÀ

Sonorità di lago
si sciolgono a riva,
materia liquida
tra lo struscio estivo,
inutile come chiodi di ruggine.

AMBRA

Incastonata
nell’ambra di un’emozione
vivo il momento immobile.

Semplicemente sono.

BREVE NOTA BIOGRAFICA

È stato solo in quell’anno trascorso in Germania che ha scoperto veramente se stessa e ha continuato a seguire il sentiero, nonostante le numerose battute di arresto. Scrivere le “poesie” che scrive ora è una tappa e si augura che molte altre ne seguiranno: un percorso costellato di letture, riflessioni e pensieri. Spera che nei propri scritti qualcuno veda qualcosa di sé, magari anche di spiacevole e che dica: “ecco, è proprio così”.

L’intervista rilasciata da Barbara Rabita a Izabella Teresa Kostka nel mese di giugno 2019.

Tutti i diritti riservati.

L’articolo presente anche sul blog giornalistico “Alessandria Today”:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/06/13/128455/?preview=true

Barbara Rabita al Festival Internazionale di Poesia a Milano, maggio 2019. Foto: Umberto Barbera

Tre poesie di Patrizia Varnier

La poetessa Patrizia Varnier al Verseggiando sotto gli astri… presso la Sala Civica Aldo Moro a Sovico. Foto: Umberto Barbera

(by I.T.Kostka)

Quando la raffinatezza si fa strada e matura “a passo di taranta”, possiamo contare sempre sui sublimi versi della poetessa Patrizia Varnier.

A Voi, con gioia, i suoi ultimi pensieri. Buona lettura!

ARSURE

Ho sete di poesia
che la vita si appanna
in volute di affanni
pare che non esista amore
pare che sia sola, ora.

Ansie non si dipanano
ansie di brutture sociali e private
ore che scorrono in muti solitari
anni che si bruciano
e non in salvifico sacrificio.

Ho sete di poesia
di occhi che vedano
l’interno delle cose
di orecchi che ascoltino
senza sconti sussurri d’anima.

E che sia pace fra dare e avere
e che sia pace di pulizia d’intenti

che canti oppure taccia l’usignolo
non cambierà la magia del suo volo.

FU FORTE VENTO

Fu forte vento e temevamo
avrebbe squarciato tutto
tetti protettivi
e mamme in allarme
tremebondi pali segnaletici
e secchi alberi secolari

insegne accese
e cuori spenti
tutto trasportato in alto
in cielo
per poi tutto insieme
essere abbandonato

in un volo
a caduta libera
per il semplice gusto
di mescolati opposti
in estremo gesto
di creatività divina.

Fu forte vento
e credevamo
avrebbe spento il mondo
invece si spense il vento
o forse semplicemente
corse altrove.

Noi più forti
e saldi
con più profonde
radici.

PURIFICAZIONE (a passo di taranta)

Macina amore
il passo della pazza
su sentieri
di rabarbaro ed ortiche
e danze orfiche
non risolvono lo strazio
di vilipeso amore
non raccolto.

Sacre danze
in cui cerchi riposo
da sacrificio
di intelligenza ed ego
da arcigni muri
di sabbiose fondamenta
da fuga muta
in assenza di senso.

E non importa
tu sia donna o dea:
carne e anima
pelle e senno
fuse-unite
e non saresti tu
se si potesse
fare distinzione.

Chiedi purificazione
e si fa strada.
A passo di taranta.

Patrizia Varnier

Tutti i diritti riservati all’autrice

SEZIONE POLACCA: Intervista alla poetessa polacca Jolanta Mielcarz / Wywiad z polską poetką Jolantą Mielcarz (a cura di Izabella Teresa Kostka)

WYWIAD z poetką JOLANTĄ MIELCARZ (rozmawia: Izabella Teresa Kostka)

1. I.T.K.: W ostatnich czasach mówi się wiele o kryzysie sztuki, literatury, a szczególnie poezji. Według Ciebie pisanie wierszy ma jeszcze jakiś cel? Jaka jest rola poezji w naszej zabieganej, informatycznej rzeczywistości?

J.M.: Nie wierzę do końca w kryzys sztuki i literatury. Zalewa nas oczywiście ocean kultury masowej, ale przecież zawsze tak było – popisy jarmarczne gromadziły tłumy, sztuka wysoka miała nieporównanie mniej odbiorców. A jeśli chodzi o poezję, trafnie wyraziła to Wisława Szymborska w wierszu “Niektórzy lubią poezję”:

“Niektórzy-
czyli nie wszyscy.
Nawet nie większość wszystkich, ale mniejszość.
Nie licząc szkół, gdzie się musi,
i samych poetów,
będzie tych osób chyba dwie na tysiąc (…)”

W moim odczuciu jednak poezja ma moc oddziaływania na nas, nawet jeśli nie zawsze zdajemy sobie z tego sprawę. Jakiś czas temu syn moich znajomych, wówczas maturzysta, przeżywał dramat miłosny. Odeszła od niego dziewczyna, a on bardzo cierpiał. Stracił zainteresowanie dla całego świata, także dla czekających go egzaminów. Zupełnie przypadkiem wpadł mu w ręce tomik poezji Edwarda Stachury. Przeczytał proste słowa, oddające uczucia kogoś, także porzuconego przez ukochaną:

“Potem ona się zjawiła,
Wszystko dla niej porzuciłem
I kochałem ją, kochałem,
Śmierci nic się nie lękałem,
Potem poszła, luty był,
Już nie żyje ten, co żył.”

Jak sam później powiedział, słowa poety go uratowały. Pociechę znalazł w tym, że inni ludzie też przeżywali tak silne emocje i potrafili to wyrazić.
Żyjemy w czasach ostrej konkurencji, także na polu sztuki. Wielu twórców, nawet tych utalentowanych, szuka sposobów na zaszokowanie widza czy czytelnika. Wszystko już przecież było, wszystko zostało napisane albo namalowane, więc pozostaje gra konwencjami, prowokacja, zwrócenie na siebie uwagi za wszelką cenę. Nie mam nic przeciwko eksperymentom formalnym, ale najcenniejsze są odwieczne wartości: poszukiwanie piękna, prawdy i dobra. Myślę, że tylko taka poezja trafia do ludzkich serc, a obcowanie z nią staje się wewnętrzną potrzebą. A mówiąc żartobliwie: nawet jeśli taką potrzebę odczuwają tylko dwie osoby na tysiąc, w skali świata jest to nie byle co: 14 milionów ludzkich istnień.

2. I.T.K.: Jak zaczęła się Twoja przygoda literacka, to był niezależny wybór, czy raczej podążyłaś za namową i wzorem osób trzecich?

J.M.: To był mój własny wybór, a przygoda z poezją zaczęła się nieoczekiwanie dla mnie samej. Od zawsze kochałam sztukę i teatr, pasjonowała mnie też rzeźba i malarstwo. Jako dziecko grałam na pianinie, śpiewałam piosenki, recytowałam wierszyki. W szkole podstawowej grałam różne role w teatrzyku dla dzieci. Przed maturą rozważałam zdawanie do warszawskiej szkoły teatralnej, jednak przeważyło zamiłowanie do psychologii.
Na studiach trochę malowałam, ale poezja zawsze była ukryta w moim wnętrzu. Simonides z Keos już w V w p.n.e. powiedział: “Malarstwo jest milczącą poezją, a poezja – mówiącym malarstwem”, obrazując tym samym, jak te dwie dziedziny sztuki przenikają się i uzupełniają.
Po uzyskaniu dyplomu pracowałam jako pedagog specjalny i psycholog, najpierw w Polsce, potem w Stanach Zjednoczonych. Moja droga literacka rozpoczęła się po powrocie z USA do Polski. Zeszyt z pisanymi za oceanem wierszami zaginął, jednak starałam się je odtworzyć. Od 2014 roku moje utwory pojawiały się w różnych portalach poetyckich, zostały też zamieszczone w siedmiu antologiach. Urzekła mnie serdeczna atmosfera, jaka panowała w niektórych grupach, m.in. w “Kawiarence Poetyckiej”. Motywację do dalszej pracy znalazłam dzięki przyjaciołom i oczywiście dzięki pozytywnym, żywym reakcjom Czytelników. To były wspaniałe lata zdobywania przeze mnie wiedzy poetyckiej i twórczych inspiracji. Pracuję cały czas nad doskonaleniem swojego warsztatu, odkrywam nowe drogi rozwoju literackiego. Nadal publikuję wiersze w różnych portalach internetowych i na swojej stronie autorskiej.

3. I.T.K.: Często dyskutuje się nad różnicą pomiędzy tzw. “poezją kobiecą i męską”. Jesteś odzwierciedleniem delikatnej i subtelnej kobiecości, ale czy i Ty uważasz, że istnieją duże różnice pomiędzy pisarstwem przypisanym do płci?

J.M.: Moim zdaniem określenie “poezja kobieca” kojarzy się na ogół z twórczością mniej wartościową niż “poezja męska”. Kobietom przypisuje się zazwyczaj uczuciowość, subtelność, wrażliwość, czasem brak logiki. Domeną mężczyzn ma być rzeczowość, pewność siebie, przebojowość, twarde stąpanie po ziemi, dyscyplina intelektualna. Któż z nas nie spotkał jednak delikatnego, łatwo ulegającego nastrojom mężczyzny albo dość bezwzględnej kobiety? Myślę, że określone ludzkie cechy to sprawa indywidualna.
Czy można wyobrazić sobie poetę pozbawionego wrażliwości? Co miałby do zaoferowania czytelnikom? W jaki sposób mógłby skłonić innych do skupienia, pobudzić do refleksji moralnych? Nie dlatego podziwiam wiersze Haliny Poświatowskiej, że są “kobiece”, a utwory ks. Jana Twardowskiego dlatego, że są “męskie”. To po prostu wielka poezja, znajdująca drogę do ludzkich serc i umysłów. Jeśli nawet istnieją różnice pomiędzy twórczością pisarek i pisarzy, doceniam tę wzbogacającą inność, ale nie przywiązywałabym do tego zbyt dużej wagi.

4. I.T.K.: Żyjemy w czasach zwariowanego chaosu i, co najgorsze, agresywnego starcia różnorodnych kultur i religii. Jaką rolę może spełnić poezja i literatura w czasie dramatycznej migracji narodów? Jakie miejsce zajmuje religia w Twojej twórczości?

J.M.: Współczesny świat pełen jest konfliktów i sprzeczności. Obok państw o ugruntowanym systemie demokratycznym są kraje rządzone totalitarnie, duch tolerancji religijnej i ekumenizmu sąsiaduje z nienawiścią i fanatyzmem, obszary nędzy z bogactwem, idealizm ze skrajnym konsumpcjonizmem. Myślę, że sztuka może odegrać znaczącą rolę w dziele pojednania i zrozumienia, kształtowania postaw szacunku wobec indywidualnej i kulturowej odmienności. Jest to jedno z jej najważniejszych zadań. Z powodu migracji ludności z różnych obszarów kulturowych musimy nauczyć się współpracy i współżycia z ludźmi, posługującymi się innym językiem, często wyznającymi inną religię czy odmienne wartości, które wynikają z ich kultury.
Poezja i literatura we wszystkich epokach kulturowych angażowała uczucia i intelekt odbiorców. Dzieła, uznawane za uniwersalne, dotyczyły i dotyczą sytuacji człowieka w świecie. Bardzo bliski jest mi aforyzm Aleksandra Świętochowskiego, który powiedział, że żaden utwór literacki nie jest w stanie zmienić ludzi, ale są dzieła, pobudzające ich do zmiany.
W walce Polaków z systemem komunistycznym istotną rolę odegrało wielu pisarzy, m.in. Czesław Miłosz, Zbigniew Herbert, Gustaw Herling – Grudziński, Tadeusz Różewicz czy Tadeusz Konwicki. Pisarze z wielu krajów świata nie pozostają obojętni także wobec współczesnych konfliktów.
Z odpowiedzią na drugie pytanie, dotyczące miejsca religii w mojej twórczości, mam pewien kłopot. Wierzę w Boga i traktuję ten dar jako Łaskę, głębokie wewnętrzne przeżycie. Jestem jak najdalej od jakichkolwiek teologicznych rozważań, nikomu też nie narzucam swojej wiary. Zwierzam się tylko z tego, kim jest dla mnie Bóg, czym jest poczucie Jego bliskości.

5. I.T.K.: W twoich dziełach wiele uwagi poświęcasz miłości, także tej uniwersalnej. Jesteś naprawdę tak romantyczna i sentymentalna, czy jest to tzw. “chwyt pod publiczność”, gdyż jak to się mówi “rynek kocha Erosa”?

J.M.: Miłość jest najsilniejszym z ludzkich uczuć. Próbuje z nim konkurować tylko… nienawiść. Gdybyśmy stworzyli katalog wszystkich możliwych motywów literackich, miłość znalazłaby się na pierwszym miejscu. W mojej twórczości, także w tomiku “Dotyk miłości”, miłość zajmuje ważne miejsce i według mnie jest kluczem do spełnienia w życiu. Może też ocalić ludzkość od złego. Jeśli chodzi o moją osobowość, to jestem niepoprawną romantyczką. Czas nie zabił we mnie tej cechy. Cenię sobie naturalność, szczerość i nikogo nie naśladuję. Piszę, co mi serce dyktuje – o miłości do Boga, do ludzi i natury, o uczuciach romantyczno – zmysłowych i o nadziei, którą noszę w sercu.
W moich wierszach jest oczywiście trochę erotyzmu, ale w żadnym wypadku nie mógłby on być kartą przetargową na rynku czytelniczym. To erotyzm sugerowany, czasem ukryty, więc jakie miałabym szanse w starciu z pisarzami, którzy na trzydziestu stronach opisują szczegółowo sceny erotyczne?

6. I.T.K.: Powróćmy na chwilę do Twojego dzieciństwa. Kim była mała Jola i o czym marzyła? Czy spełniły się Twoje pragnienia?

J.M.: Wczesne dzieciństwo spędziłam w podwarszawskim Aninie wśród kochającej rodziny. Przeżyłam tam niezapomniane chwile na łonie natury. Spacery z psami i zabawy z dziećmi w lesie były ekscytującym przeżyciem. W tamtych latach narodziło się moje umiłowanie przyrody i ojczystej ziemi. W wieku 6 lat przeprowadziłam się z rodziną do stolicy.
Byłam dzieckiem radosnym i pogodnym, ciekawym świata. Kochałam zwierzęta. W domu rodzinnym mieliśmy zawsze psa, który był naszym przyjacielem, chomika i akwarium z rybkami. A o czym marzyłam? Pragnęłam zostać w przyszłości panią weterynarz. Te plany się później rozwiały. Poczułam misję pomagania ludziom chorym. I to moje marzenie się spełniło. Pracowałam jako psycholog i pedagog w Polsce i USA.
Marzyłam również o podróżach, poznawaniu świata i innych kultur. I to pragnienie się spełniło. Dużo podróżowałam, nawiązywałam przyjaźnie, zwiedzałam zabytki. Wiem, niektóre marzenia na zawsze pozostają marzeniami. Ale uważam, że jeśli chociaż kilka z nich zrealizuje się, możemy czuć się szczęśliwi.

7. I.T.K.: Jakie jest Twoje zdanie o rynku literackim w Polsce? Jesteś usatysfakcjonowana z przebiegu swojej kariery i działalności, czy spotykasz się raczej z nieprzychylnością i tzw. “kliką uprzywilejowanych”?

J.M.: Nie jestem zawodową pisarką, to znaczy mam też inną pracę. Jak wiadomo poetą się nie jest, poetą się bywa. Trudno mi więc wypowiadać się na temat rynku literackiego w Polsce. Jak dotychczas spotykałam się z życzliwym przyjęciem mojej twórczości. Przede wszystkim przez czytelników, a to jest przecież najcenniejsze.

8. I.T.K.: Być albo mieć? Co ma dla Ciebie większą wartość: komercyjny sukces i wiele sprzedanych egzemplarzy czy stałe, ciepłe miejsce w sercach wrażliwych czytelników i uznanie profesjonalnej krytyki?

J.M.: Wizja komercyjnego sukcesu jest oczywiście nęcąca, ale dostępna niewielu poetom. Gdybym kiedyś zaczęła pisać kryminały, liczba sprzedanych egzemplarzy byłaby jakimś wykładnikiem sukcesu. A jeśli chodzi o wiersze, najbardziej sobie cenię uznanie czytelników. Oczywiście cieszy mnie także każda pozytywna opinia krytyków literackich.

9. I.T.K.: Co chciałabyś zmienić we własnym życiu artystycznym, jeśli mogłabyś narodzić się po raz drugi? Jeszcze raz wybrałabyś poezję?

J.M.: Jeśli mogłabym narodzić się ponownie, zdawałabym do wyższej szkoły teatralnej. Gdybym dostała drugą szansę, zdecydowanie chciałabym zostać aktorką. Bardzo cenię ten zawód. Daje on duże możliwości twórcze. Wybrałabym jednak także poezję, bez której już nie wyobrażam sobie życia. Na pewno dałoby się to pogodzić.

10. I.T.K.: Jak zachęciłabyś czytelnika do sięgnięcia po Twój zbiór poezji? Jak sądzisz, czym wyróżnia się Twe pisarstwo od innych licznych publikacji?

J.M.: Gdybym usłyszała to pytanie, gdy jeszcze mieszkałam i pracowałam w Stanach Zjednoczonych, z pewnością ułożyłabym sama dla siebie jakąś laurkę. Amerykanie uważają za rzecz oczywistą, że zawsze należy mówić o sobie jak najlepiej, eksponować wszystkie swoje umiejętności, podkreślać sukcesy. Już od pewnego czasu jestem jednak w Polsce i wróciły stare nawyki – trzeba zachować osobistą skromność, zostawić oceny swojej twórczości innym. Powiem więc tylko, że nie ulegam żadnym modom, moja poezja pisana jest sercem.

11. I.T.K.: O czym marzy dziewczyna, gdy dojrzewać zaczyna? Jakie są Twoje plany na najbliższą przyszłość?

J.M.: Nauczyłam się żyć dniem dzisiejszym, cieszyć się życiem, każdą jego chwilą. Ponieważ jest lato, marzę o fantastycznych wakacjach. No i żeby zawsze gdzieś blisko mnie była muza poezji. Jak zwykle myślę również o tym, żeby moim najbliższym wiodło się jak najlepiej.
Moim pragnieniem jest pisać wiersze, które by przenosiły czytelników w lepszy świat, znajdowali w nich radość i odskocznię od codzienności.
A szczęście niech będzie dla wszystkich na wyciągnięcie ręki…

I.T.K.: Kochana Jolanto,
dziękuję Ci serdecznie za rozmowę i życzę, aby ta literacka przygoda przysporzyła Tobie wiele radości, miłych niespodzianek i satysfakcji. Jak to mówi się u nas we Włoszech “In bocca al lupo” czyli powodzenia “w pysku troskliwej wilczycy”.

J.M.: Dziękuję Kochana Izabello za przeprowadzony wywiad i piękne życzenia. Zabawny ten cytat, ale co kraj to obyczaj. Również życzę Tobie samych wspaniałych dni, wielu sukcesów artystycznych i satysfakcji z pracy.
Niech się nam spełniają nasze życzenia !!!

Poniżej zapraszam do zapoznania się z niektórymi wierszami autorki

Jolanta Mielcarz

POEZJE WYBRANE

DOTYK NIEBA

nad ziemią unosi się
duchowa kraina marzeń
poranna jutrzenka maluje
niezwykłe pejzaże
jasnym dotykiem budzi ziemię
otwiera bramy niebios

świetliste Anioły śpiewają
radosne modlitwy
wyjednają łaski Boże

odrodzenie
i moc spełnienia
odkryte w uwielbieniu

KRAINA SZCZĘŚCIA

zatraciłam siebie
w tworzeniu i zapomnieniu
w przebaczeniu i modlitwie
odrodziłam się na nowo
rozświetlona miłością
byłam jasnym światłem
wtopiłam się w bezkres
błękitu nieba
w krainę wiecznego
istnienia

na ziemi szczęście
to małe radości
tam jest potęga
nieskończonej miłości

BABIE LATO

babie lato pachnie lasem i wrzosami
lśni w refleksach złocistego słońca
jarzębiny tańczą koralami przybrane
świerszcze na skrzypcach grają koncert

srebrne pajęczyny chcą zaklinać czas
lecz nie zwróci nam lat minionych
chwila jest ważna – szepcze wiatr
zatrzymajmy szczęście w sobie

gwiaździsta noc uspokaja
fantazyjnie nam sny koloruje
twoje dłonie w moich dłoniach
skradłeś mi namiętny pocałunek

SAMOTNOŚĆ

samotni wśród ludzi
w zimnej ciszy i pustce
cisi odrzuceni
wrażliwi na zranienia
pokryci bliznami

są jak pył księżycowy
lub jak łzy letniego deszczu
samotne dusze

tęskniące za miłością
słuchają szumu wiatru
nad nieodgadnioną
przyszłością

serca obmywa smutek
ale i wiara
że wypełni je radość
i rozbłyśnie płomień życia

Wywiad z Jolantą Mielcarz przeprowadzony przez Izabellę Teresę Kostka w czerwcu 2019 r. i zamieszczony także na łamach dziennikarskiego blogu “Podtekst kulturalny”:

https://podtekstkulturalny.wordpress.com/2019/06/09/w-cztery-oczy-wywiad-z-poetka-jolanta-mielcarz/?preview=true

Inne artykuły dotyczące Jolanty Mielcarz:

https://podtekstkulturalny.wordpress.com/2019/05/31/prezentacje-jolanta-mielcarz-subtelna-poezja-bycia-kobieta/?preview=true

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ANGOLO DI POESIA: TRE LIRICHE di MARIA ROSA ONETO

Foto Pixabay

(by I.T.Kostka)

Quando le parole diventano sfogo dei nostri turbamenti e mali interiori trasformandosi in arte di rara bellezza…

Quando ogni pensiero scava negli abissi dell’anima sfiorando le corde più intime…

Accade sempre così quando addentriamoci nel mondo dei versi di Maria Rosa Oneto.

Buona lettura!

TRE POESIE SCELTE

LASCERÒ

Lascerò
il mio cuore d’amante
alla Terra
perché se ne sazi
con ingordigia.
Spargerò il sangue
di una vita intera
a dar rigoglio alle foglie,
nutrimento di radici
che scavano nel profondo
alla ricerca dell’oro.
Sarò tronco
d’alberi maestosi
che a primavera
accolgono nidi.
Humus fertile
portato dall’acqua dei fiumi
per incidere germogli
e sonni invernali
fra brividi di freddo.
Stenderò la pelle
dove i folletti
cercano casa,
nell’intrico dei boschi
dove la luna non bada!

ME NE ANDRÒ

Me ne andrò,
truccata da bambola,
la veste corta,
la bocca accigliata.
Me ne andrò
in un giorno qualunque
quando il sole
danza,
precipitando in mare.
Me ne andrò
ridendo e scherzando,
con un paio di baffi
appiccicati con la colla.
Me ne andrò
senza gridare
alcun nome.
Tra le dita,
l’ultima sigaretta.
Non piangerò
lacrime di dolore,
né sussulti di rabbia
sul cuscino a fiori.
Me ne andrò
in punta di piedi…
senza disturbare nessuno!

ACCOGLIMI

Accoglimi, Signore,
come migrante
alla deriva.
Ho trangugiato
acqua salata
e pane rancido
ad ogni lacrima
versata.
Accoglimi, Signore,
come figlia di nessuno.
Peccatrice di sogni,
di amori sbagliati.
Gemella prediletta
del Tuo Golgota.
Accoglimi
senza fare domande,
senza puntare il dito,
con braccia stese
a dar luce all’Anima.
Sarò nuda
come quando sono nata.
Gravata di mali,
di pesi non voluti.
Sarò donna di poca fede,
al cospetto del Tuo
Volto.
Sincera e vera
come ho vissuto.
Accoglimi lo stesso…
Saprò farmi
perdonare,
aggrappata
ad un lembo di Cielo!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

SEZIONE POLACCA / SEKCJA POLSKA: Baśniowość i polskość w twórczości URSZULI JOANNY WINTROWICZ

Oggi presento una delle mie connazionali residente in Italia, la poetessa Urszula Joanna Wintrowicz / Dzisiaj prezentuję z przyjemnością moją Rodaczkę zamieszkałą we Włoszech, poetkę Urszulę Joannę Wintrowicz. Miłej lektury Kochani!

Link do artykułu w języku polskim / link all’articolo in lingua polacca:

https://podtekstkulturalny.wordpress.com/2019/06/04/z-ziemi-polskiej-do-wloskiej-basniowosc-i-polskosc-w-tworczosci-urszuli-joanny-wintrowicz/?preview=true

RITRATTI: PASQUALINA DI BLASIO

(by I.T.Kostka)

Sensibilità e maturità diventate poesia, saggezza e umanità diventate donna. In poche parole la poetessa Pasqualina Di Blasio che con grande piacere presento ai nostri lettori. La personificazione dello spessore artistico rinchiuso nei pensieri di una madre guerriera. Buona lettura!

IL SOGNO SVELATO

Una fiamma di sterpi e lentiggini chiare
la visione di te
un tratturo di fuoco nel mondo a venire
sotto i lunghi ginocchi , in alto la gonna scozzese
che con spilla su fianco chiudeva .

Il dorso di me denudato fu lo stesso per te.
Non si poteva sbagliare il Sogno svelato.
Eri la figlia di Eva prima del sibilo striscio
del morso di mela.
E fosti tremore nei frusti calzoni.

A confetti in agosto posammo il destino.
Nessun rimpianto a ferire.

PIANTO PER IL MONDO CONTADINO

Oh quanto poco ho camminato in questa valle
su cui la torre è assisa, sentinella scura d’altri tempi
quando Libertà era servigio e contavano i notabili
le case padronali ,il capriccio e campi a mezzadria.

E io saltavo su ciottoli bruniti e erbe abbarbicate
che ai muri a maggio facevano ricamo e a rondini
provvisorio nido mentre lontano migravano i fratelli
che di radici soffrivano, ma non volevano morire

All’opera sudavano i braccianti e il padre mio
nel campo suo latrava un motore a scoppio incaponito
ché di partire non voleva sapere e lui santiava
con la bava al petto e occhiaie al ciel levate e forti
quando il maligno i grani castigava e non tremava.

Oh , papà mio ,anche tu sei passato nella storia della valle!

E ti i ricordano i pochi che la sorte ancor non chiama
testimoni d’una terra trucidata, inalberata e uguale
quando spaginar passato non s’alloca e non governa saggio.
Sorti progressive, diceva il poeta. Sorti mal gestite le trafiggo io.
E piange in me l’esiliato mondo contadino.

UN RESPIRO DAL MONDO

Dove andare, dove parare
a prendere distanza
e uscire ancora innocente
dal morbo grugnito del mondo?

Non sonnellino d’estate
un’ostia calata nel sale
una sospensione in opale
ma un rito, un rito… ablativo

A pelo sull’acqua e più sotto
dove guizza il colore dei pesci
audaci a fronteggiare l’abisso
fin dove l’ossigeno fora.

E risalire con pinne leggere
appena a toccare lo scoglio
sì che steccate servili utopie
sgravino ali da afasiche acromie.

Pasqualina Di Blasio

Tutti i diritti riservati all’autrice

PASQUALINA DI BLASIO è nata a Montesarchio (BN), il 30 Giugno 1954. Ha frequentato il Liceo Classico e ha conseguito la Laurea in Lettere presso l’Università Cattolica di Milano. Ora in pensione, precedentemente Insegnante di Lettere. Risiede a Milano. Ha due figlie e molteplici interessi culturali e sociali. Sensibile al tema e alle problematiche della Diversità supporta con il ricavato dei suoi libri Progetti di Autonomia per Persone diversamente/Abili.

Ha pubblicato:

1)”ORME IN MOVIMENTO ” Aletti editore 2013 , superando una selezione a concorso per Poeti Emergenti

2)” APPRODI AL CAPPELLO GIULLARE ”, Sillabe di Sale Editore, 2015

3)” COME FILO NEL VENTO DI TERRA ,Sillabe di Sale editore, 2016

4) IN PUNTA DI PIEDI… PROSA E POESIA, PG editore, 2017

5) ALL’ALTEZZA DEL SICOMORO, Sillabe di Sale editore

Ha partecipato a:

– Concorsi di poesie con menzioni speciali, di merito e attestati come fautrice della Cultura.
– Serate di poesia con l’associazione “Amici dell’arte” di Meda (MI).
– Serate benefiche con associazioni di Volontariato e Servizio di Formazione all’Autonomia con “Zucche Ribelli Onlus”, “Orti Didattici”, MI, e “Start Art Capitanata.”, FG
Serate poetiche con il patrocinio della Pro Loco, dell’Assessorato alla Cultura dei Comuni di Benevento, Avellino e Napoli (Montesarchio, Moiano, Pesco Sannita, Cervinara, Airola, Sant’Anastasia e reading all’estero.

Collabora con blog letterari e gestisce la pagina Web “ In punta di piedi… moti del cuore”
Molte poesie si trovano in Antologie poetiche di Aletti ed.
Ha vinto l’Estemporanea di poesia del VII Festival della Poesia” IL FEDERICIANO 2015
Ha ricevuto Menzione Speciale per il libro edito”Orme in movimento” nel Concorso ”Salvatore Quasimodo” 2016
Medaglia quarto posto e menzione Speciale nel Concorso “ Maria Cumani”, di Aletti ed.2017.
Ha vinto l’Estemporanea di poesia del VII Festival della Poesia ”IL FEDERICIANO 2015”
Collabora con Antologie a sostegno di bambini ospedalizzati e in difficoltà (Progetto Fiaba) o di Onlus individuate dai Promotori di Antologie ( Le Maree della vita, Alexandra, …)
Serate poetiche con il patrocinio della Pro Loco, dell’Assessorato alla Cultura dei Comuni di Montesarchio, Moiano, Pesco Sannita, Cervinara, Airola.
Ha vinto il primo Premio”Concorso Polverini”- Sezione Naturalistica 2017 per il libro edito “All’altezza del Sicomoro”.
Ha partecipato al Premio Rebora 2017 presso Le Giubbe Rosse a Firenze e a Busto Arsizio.
Ha partecipato a numerose edizioni di “Verseggiando sotto gli astri di Milano”.

DIECI PENSIERI APPARTENENTI AL REALISMO TERMINALE di IZABELLA TERESA KOSTKA

MERCE SCADUTA

Si sgretola il mio mondo,
perde i pezzi,
difettosi bulloni di un macchinario
rimangono indietro nel tempo.

Sono merce scaduta
troppo sfruttata per ogni saldo,
mi arrampico sui vetri
come un ragno
e scivolo indifesa nel vuoto.

Mi prende in giro il destino,
si diverte all’impazzata
mentre io
tento di salvare le briciole
d’una vita frantumata.

PARTITA DI CALCIO

È una grande palla
questa nostra Terra
tracciata dai binari ferroviari,
divisa in campi multicolore
ove le statuine giocano a pallone.

Avvolta dal fumo del bene e del male
si strappa facilmente come un rotolo di carta,
sommersa, da anni, dalla differenziata
fa fatica a risorgere dal riciclaggio.

Azzurro pallone,
un po’ scucito,
assai amato da tutti i popoli,
ti sei messo in gioco coi dinosauri
per essere sconfitto dai piccoli mortali.

Spero
che venga per Te
il tempo supplementare!

RICICLAGGIO

Strade di Milano affollate di gente
aggredita dalle occulte polveri sottili,
di cartoni e barboni sfrattati in fretta
strappati come una non pagata bolletta.

Ripostigli di anime chiuse a chiave
ignorate come l’antiquariato in doppio saldo,
senza futuro e fuori scelta,
estranee alle telecamere del Grande Fratello.

Cortili che singhiozzano sottovoce
non sincronizzata su canali di largo ascolto,
sorrisi, volti, sdentate bocche,
amori riciclati tra la spazzatura.

Raccolta differenziata
di esseri umani.

APPESA

Vivo appesa
tra le pagine di un calendario
senza una stabilita meta,
il mio domani non avrà radici
perché non ho una fissa dimora.

Sono un aeroplano
dirottato dal malvagio destino
che deride ogni rimpianto,
l’imbarco parte da zero
e atterro su un suolo sbagliato.

Ho perso tutto il bagaglio
sulla rampa della perduta speranza.

FEMMINILITÀ PERDUTA

Ho dimenticato di essere donna
ferma al semaforo rosso
sullo svincolo di questa vita,
sbandata come una macchina
tamponata in attesa del pagato pedaggio.

Ho messo ogni curva
nel rottamaio dell’usato:
seni, fianchi, candido ventre
allo stoccaggio dei pezzi di ricambio.

Femminilità,
quella scordata
come un bicchiere di vodka
svuotato troppo in fretta.

TURBINA

Nei labirinti mentali
scaviamo come ruspe,
spostando i grumi di dogmi
che pesano sul fertile suolo.

Ci impregnano di leggi
– solvente della resistenza
messa nello sgabuzzino
dei tempi migliori.

Siamo sostituibili rotori
nella spietata turbina
creata per alimentare
i Mai Sazi di questo Mondo.

Generatore della sofferenza.

PELLICOLE

Ci sono sorrisi
incollati come una tuta,
impermeabili e impenetrabili
per i temuti affetti.

Ci corrodono i pensieri
rinchiusi in una gabbia di ricordi
e nessuno viene assolto
dall’invisibile prigione.

Siamo sfocate pellicole
sviluppate troppo in fretta.

CASSAFORTE

Le parole sono chiodi fissi
conficcati nel cervello:
gentili
come cerotti che alleviano il dolore,
fastidiose
come sassolini infilati in una scarpa.

Ritagliano come una sega ogni ricordo
scheggiando la materia della memoria.

Disse Petrarca:
“…Vana è la gloria di chi cerca la fama
solo nel luccicare delle parole (cit.)”

La vera arte
non segue lo splendore dei fari,
è come una cassaforte
indistruttibile dagli inganni.

CARBURANTE

Non ci appartengono questi giorni di piombo,
solubili accuse di cianuro,
velenosi dibattiti televisivi
che ignorano le aspre lagne del popolo.

Siamo rinchiusi in un supermercato
con gli scaffali di illusioni,
raccogliamo i punti per la pensione
contando su un premio a fine stagione.

Non ci appartengono le albe prive di luce
oscurata dallo smog pagato caro
che toglie la voce ai piccoli uccelli
scartando i loro canti come rifiuti.

Ridateci la libertà
il carburante della vita!

VERSO LA RISURREZIONE

Ogni sconfitta deposita le spore
– tossici rimasugli sotto le unghie,
granelli di fango nella memoria
contagiata dal morbo dell’amarezza.

Sono pezzi di puzzle da comporre
questi giorni acerbi dell’avvenire
che illudono la mente come vetrine
allestite per un giorno di banale festa.

Ma io… sollevo le palpebre
come un nascituro fuori dal sicuro grembo,
al brusco risveglio raccolgo speranze
sparse nell’aria come schegge di vetro.

La vita è un moto perpetuo
in continuo mutamento,
dopo la caduta si rialza la Fenice,
la morte genera la rinascita.

Non riuscite a sopprimere le gemme
procreate dalle ceneri dei nostri tempi
che pesano sulle spalle come zaini
riempiti con sacchi di puro cemento.

Volerà il mio libero pensiero
verso l’orizzonte della Risurrezione.

Izabella Teresa Kostka

• NOTA BIOGRAFICA

Izabella Teresa Kostka nata a Poznań (Polonia), dall’anno 2001 residente a Milano. Ha conseguito una laurea magistrale in pianoforte, è scrittrice e poetessa italo – polacca, docente di pianoforte, giornalista freelance, traduttrice, organizzatrice e presentatrice di eventi culturali. Ideatrice e coordinatrice del programma culturale ciclico itinerante “Verseggiando sotto gli astri di Milano “, caporedattrice e fondatrice del blog culturale “VERSO – spazio letterario indipendente”, redattrice e collaboratrice del portale giornalistico Alessandria Today. Ha ottenuto numerosi premi letterari nazionali e internazionali tra cui importanti riconoscimenti per l’attività artistica e letteraria svolta. Per il Realismo Terminale da ricordare il 3° Premio al Concorso Letterario Premio Casinò di Sanremo 2018 per la silloge inedita “Pillole” di 30 componimenti e , per la stessa silloge, il 3° Premio al Premio Internazionale A. Seneca a Bari ( L’Oceano Edizioni e l’Università degli Studi Aldo Moro, 2018). Ha pubblicato dieci libri di poesie:

Gli scatti (2014), Granelli di sabbia (2014), Caleidoscopio(2015), Peccati (2015), A spasso con la Chimera (2015), Incompiuto (2015), Gli espulsi dall’eden (2016), Le schegge (2017), Si dissolvono le orme su qualsiasi terra – Rozmywają się ślady na każdej ziemi (2017), di recente KA_R_MASUTRA (2018, uscito ufficialmente al Salone Internazionale del libro a Torino), le sue opere sono presenti su molte prestigiose antologie tra cui “Novecento non più. Verso il Realismo Terminale” con lettera di Guido Oldani, “Il segreto delle fragole” LietoColle, le sue pubblicazioni compaiono su diversi siti e su numerose riviste letterarie in Italia (Euterpe, Bibbia d’asfalto, La presenza di Èrato, Poetry dream di A. Spagnuolo, Liburni – Arte e cultura, Words Social Forum, Partecipiamo.it, Letteratura al femminile, Nova) e in Polonia (Nasza poezja / La nostra poezja S.A.P. Kołobrzeg, Wena – magazyn kultury i literatury / rivista culturale e letteraria, La voix catolique / La voce cattolica / Głos katolicki edizione Parigi, numerose antologie collettive). Grazie alla collaborazione con il Maestro Guido Oldani e il Prof.Giuseppe Langella, dedica molte iniziative culturali alla diffusione della corrente artistica del Realismo Terminale. Ospite di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive tra cui “Angoli” dell’emittente ETV di Como. Curatrice di antologie benefiche, da tre anni partecipa alla rassegna Bookcity di Milano e al Festival Internazionale di poesia a Milano.

Ambasciatrice e portavoce ufficiale del Realismo Terminale per la Polonia.

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