POETICAMENTE: Trilogia poetica sulla Primavera di Maria Rosa Oneto

Primavera a Milano, foto: I.T.Kostka 2019

Trilogia Poetica sulla Primavera di Maria Rosa Oneto

• I GIORNI MIGLIORI

S’alza il vento
e odo
il richiamo della primavera.
Trastullano i bimbi
con mani
d’acqua pura,
la barchetta di carta
sulla riva del fiume.
Adagio il cuore
al pulsare delle viole
che come uccellini
al primo nido,
gorgheggiano d’amore.
Si spacca la gemma
al tocco di una semplice carezza.
Respiro piano
per non turbare
la compostezza
teatrale
di un prato fiorito.
La melodia che
il mare va raccontando al cielo.
Vedo una rondine
sotto tetto
imbeccare i
suoi piccolini.
Cade una lacrima
su questa Terra
osannata
e risorge la vita
a passi di danza!

• A GARGANELLA

Su muri
scrostati
abbaglia il sole.
Un riverbero di mare
porta lontano
la caducità del pensiero.
Non è tempo
per morire
con Cristo pronto
a scendere dalla Croce.
Sopra uno scoglio
attendo
il levarsi del vento,
l’incresparsi
delle onde,
un pezzo di cielo
dove scrivere
il tramonto.
Sono donna,
raccolta
in un fagotto
di speranza.
I piedi dolenti.
La schiena stanca.
Non ho molta vita
davanti
per sentirmi infelice.
Il peggio è passato.
Almeno credo.
L’Inferno l’ho già
bevuto a garganella,
trattenendo il fiato.
Rimanendo
strozzata…
Risorgi Signore
al peccato di Noi Umani
e fa che ancora germogli
l’alba
di un nuovo giorno!

• UN MERLO

È venuto un merlo
a farmi compagnia.
Una spiga di velluto
tra le ali.
Voleva che fossi
felice, radiosa,
come fanciulla
al primo Amore.
È arrivato cantando,
spargendo
sementi,
lucide le piume
incoronate
di speranza.
Sulla spalla
si è posato
un attimo soltanto.
“Non crescere”
mi ha detto,
sussurrando.
Anche se oramai
era troppo tardi!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

Primavera a Milano, foto: I.T.Kostka 2019
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Per “La Giornata Mondiale della Poesia”

(by I.T.Kostka)

In occasione della Giornata Mondiale della Poesia dedico a tutti i lettori “Sei poesie scelte” di vari autori contemporanei: Loredana Borghetto, Anna Vercesi, Giuseppe Leccardi, Candido Meardi, Massimiliana Pieri e Maria Rosa Oneto.

Buona lettura!

• LOREDANA BORGHETTO

PAROLE

Parole incise sulla carne
con pennini spuntati
lasciate a macerare
in una scatola di latta
cadono sul foglio
come respiri
che tremano appena
lacrime dolci
di pensieri traditi
raschiano cicatrici
di antiche ferite
coprono segni
di schiaffi
sul volto battuto
dalla vita.

Finalmente
navigano leggere
sulla schiuma del mare
accarezzate dai freddi
colori dell’alba
lanciando scaglie di luce
nell’abisso popolato
di orchi e di fate.

• ANNA VERCESI

POESIA AL MASCHILE

donna
donna ti chiamo
dalle tue costole
dai tuoi seni forse nascosti
è il desiderio che ti apre il volto negli occhi
parevan sipari chiusi
parevan sepolcri abbandonati
io so
che dietro a quella polvere respiri
voglio strappare le tue zavorre
voglio ghermire i tuoi lutti
sarò l’uomo che non hai mai ascoltato
sarò la voce che ti ha tradito
nel tuo ventre troverò i colori sperduti
la voce del padre che ti generò
OH DONNA
dal capo ostinato
dal volto ingabbiato
io ascolterò la tua carne
io abbraccerò i tuoi ginocchi
pregando che il tuo precipizio
diventi il mio
il tuo ventre non è l’autunno
è un’alba
che oggi esplode
OH DONNA
se sei mia
appartieni al vento
là da dove arrivo anch’io.

• GIUSEPPE LECCARDI

TERRA PROMESSA

Vado dove mi trasporta il treno
fra verdi pianure e le colline,
ai piedi di montagne di cristallo
severe sentinelle di confine.

Assorto nei ricordi e nei pensieri
non so dove il treno mi conduce
correndo su binari di metallo,
forse da te oppure a nuovi lidi.

Vado dove suggerisce il cuore
sul ponte curvo dell’arcobaleno
che unisce due punti equidistanti,
due sogni che sembrano rimpianti.

Vado dove vola il mio pensiero,
nello spazio dove c’è più luce
in cerca di silenzio e della quiete
scivolando su nuvole di seta.

O alla scoperta finora infruttuosa,
d’una terra promessa sconosciuta
senza visti d’ingresso e passaporti
dove non esistano guerre, né paure,
dove nessuno si senta uno straniero.

• CANDIDO MEARDI

AVREI ANCHE DETTO DI TE

Avrei anche detto di te
che abiti sempre e soltanto
sulla soglia e che aspetti…
Avrei anche detto di te
che abiti nel fuoco
del rovo
e lì ti doni a chi ti merita
e vuole.
Che tu abiti l’angoscia,
l’Arcipelago enigmatico
di un mare profondo e perenne.
A costruirti un io, un io
a cavallo dell’onda.
Tramonto reale, avrei detto
notte immaginaria
dei sensi…
Stella d’amore, fiamma
tra compito e meta…
Svuotamento dell’essere,
frattura sognante, avrei detto
tra il tempo e la morte.
Avrei detto di te,
da un fuoco ardente divorata
che sai essere stella
e lucciola nel buio del cuore.
Divorata dal Dio cercato
senza esserne pasto.
Avrei detto di te
che ti sei creata da sola
innamorata del Dio indifferente.
Per non scomparire, avrei detto
nel suo seno profondo,
per non scomparire
nell’orizzonte-mare del tempo.

• MASSIMILIANA PIERI

UN SOFFIO DI LIBERTÀ

Questo frammento d’alba
che si sbriciola tra le parole……
soffia forte il vento dentro un pensiero.
Urla la voce del silenzio come
canto di Libertà.
Soffia forte il vento
Rigonfia la mia anima…
“Io Capitano” di questo viaggio.
Navigo con forza e coraggio
verso mete
Oneste e Sincere…
M’aggrappo forte
per non cadere
nelle gelide acque nere.
Soffia vento caldo dentro al cuore.
Soffia forte
“ la Poesia”
Sul diario di Bordo scrivo
le screziature del tempo…
Perché questo viaggio
giunga onesto e sincero
nelle mani fragili e curiose,
del Domani
come soffio
di
Libertà.

• MARIA ROSA ONETO

CARNE

Carne che qualcuno
ha cucito con crine di cavallo.
Ricami osceni sulla pelle di una bambina.
Budella di gatto per chiudere ferite.
Odore di etere come balsamo afrodisiaco.
E feti galleggiare in vasi di cristallo.
Mani palmate cercare il cielo.
Carni da macello come Cavie Peruviane.
Spiriti in salsa d’edera
su crinali baciati dal mare
dove la voglia d’essere uguali
era un grido strozzato,
un pianto funebre nella notte buia,
un rantolo di piacere che il lenzuolo seppelliva.
Un incesto di parole che le labbra
non trattenevano.
Una domanda rivolta a Dio sul senso della Vita
e una catena di ingiurie
presa a schiaffi di mattino.
Carne che l’Anima ha spogliato
con tenero amore
in un mattino d’Aprile.

Tutti i diritti riservati agli autori

VERSO CONSIGLIA: Verseggiando sotto gli astri di… Fagnano Olona

(by I.T.Kostka)

Nell’ambito della rassegna”Percorsi culturali” patrocinata dal Comune di Fagnano Olona e ideata dall’Assessore alla Cultura Giuseppe Palomba in collaborazione col poeta Claudio Mecenero, invitiamo all’evento organizzato nel ciclo culturale itinerante “Verseggiando sotto gli astri” dal titolo “Il viaggio alla ricerca dell’uomo”. La kermesse si svolgerà presso Sala Magna delle Scuole E. Fermi in Piazza Alfredo Di Dio a Fagnano Olona (Varese), il 24 marzo 2019 alle ore 16.00 e vedrà la partecipazione di 14 poeti contemporanei (Umberto Barbera, Carmelo Caldone, Elisa Longo, Patrizia Varnier, Sergio Belvisi, Maria Teresa Tedde, Paolo Bossi, Luigi Maione, Antonio Laneve, Barbara Rabita, Tito Truglia , Antonio Vaccaro, Omar Gellera, Izabella Teresa Kostka). Oltre al reading nel programma troverete una mini performance teatrale a cura dell’attrice drammatica Domitilla Colombo, un omaggio a Lawrence Ferlinghetti curato dal poeta Claudio Mecenero e, soprattutto, uno straordinario spettacolo di musica, voce, danza e arte visiva con la partecipazione di Ermanno Librasi (strumenti a fiato), Laura Zahira (danze) e Daniel Kolle (percussioni – voce).

Presenterà l’evento la scrittrice e poetessa italo – polacca, fondatrice e coordinatrice del programma “Verseggiando sotto gli astri” Izabella Teresa Kostka.

Ingresso libero e gratuito.

Vi aspettiamo numerosi!

PORTRETY: JOLANTA MIELCARZ – subtelna poezja bycia kobietą

(by I.T.Kostka)

“Piękno kobiety nie przejawia się w ubraniach, które nosi, w jej figurze lub sposobie, w jaki układa włosy. Piękno kobiety musi być widoczne w oczach, ponieważ są one drzwiami do jej serca – miejsca, gdzie mieszka miłość.” (cyt. Audrey Hepburn)

Piękno poetki Jolanty Mielcarz ukryte jest w cudownych błękitnych oczach, które są odzwierciedleniem jej wrażliwej i delikatnej duszy artystycznej. Duszy świetlistej i czystej, wyrażającej emocje i osobiste rozterki za pośrednictwem wersów przepełnionych różnymi odcieniami miłości i głębokim człowieczeństwem. Twórczość Jolanty jest uosobieniem wrażliwej kobiecości, słowiańskiej melancholii i refleksyjności, miłości uniwersalnej, która nie konsumuje się tylko w relacjach pomiędzy mężczyzną i kobietą, ale dotyczy także strefy duchowej człowieka i wiary w Boga. Prostota i szlachetność uczuć, niepewność i zaduma nad ludzkim przemijaniem, pragnienie miłości idealnej, może odrobinę niedzisiejszej…

To wszystko przeplata się jak w złotym warkoczu w wierszach naszej Artystki, które są napisane bardzo subtelnym, pastelowym i przystępnym dla każdego językiem. W twórczości poetyckiej Jolanty Mielcarz nie znajdziecie krzyku, drapieżności i rozdzierającej szaty desperacji, przeciwnie, zostaniecie otuleni ciepłem i łagodnością, przytulnym i romantycznym zamyśleniem, szeptem… Odniesienia do klasycznych metafor i obrazów przyrody, do natury, do onirycznego świata marzeń i ukrytych pragnień zezwalają czytelnikowi na poczucie się jak w przysłowiowym “domowym ognisku”, ułatwiają utożsamienie się z autorką, gdyż każdy z nas rozpoznaje w Jej słowach cząstkę siebie.

Lektura płynna i naturalna, bez pustej i sztucznej retoryki sprawia, że wiersze Jolanty Mielcarz nadają się wspaniale na spokojne, jesienne wieczory przy zapalonym kominku.

Osobiście pragnęłabym jednak poznać naszą Poetkę także w innym, bardziej agresywnym wcieleniu, ale to jest już tylko moje prywatne spostrzeżenie.

Miłej lektury!

Izabella Teresa Kostka, Mediolan 2019

• KRÓTKI BIOGRAM

JOLANTA MIELCARZ – urodziła się i mieszka w Warszawie.
Dzieciństwo jednak spędziła w podwarszawskim Aninie
wśród piękna natury. Absolwentka WSPS – wydziału Resocjalizacji i Rewalidacji. Pracowała jako pedagog specjalny i psycholog w Polsce i w Stanach Zjednoczonych.
Z natury romantyczka, kochająca naturę i zwierzęta.
Interesuje się sztuką, poezją, malarstwem i podróżami.
Publikuje swoje wiersze na internetowej stronie autorskiej i w portalach kilku grup poetyckich. Pisze
utwory o miłości i wartościach, dzięki którym, według niej, życie ma głębszy sens.
Wiersze prezentowała w antologiach: “Kawiarenka Poetycka” (2015 i 2016), “Peron Literacki” (2017), “W zwierciadle ciszy” (2017) oraz “Poezja miłosna – Ogród
Zmysłów” (2017). W 2018 roku utwory Jolanty Mielcarz
znalazły się w amerykańskiej antologii “Boski Chór”. “Boski
Dramat” – Dzieło zbiorowe dla Autorów Symfonii Poetów, Pisarzy i Artystów, tom 4 (pod patronatem Virtualia Art).
W grudniu 2018 ukazał się debiutancki tomik autorki
“Dotyk miłości”, wydany przez @Novatorja Seria Wydawnicza Atrament, w którym znajduje się ponad sto wierszy. Motywami przeplatającymi się są wiara, nadzieja i miłość. I właśnie miłość wg Jolanty Mielcarz jest najpotężniejszą siłą, która potrafi zmieniać świat na lepszy i piękniejszy.

• NIEKTÓRE WIERSZE WYBRANE

WYMARZYŁAM CIEBIE

wymarzyłam ciebie
pośród nocy bezsennych
w pajęczynie złudzeń

odnalazłeś mnie
w błogich snach
pośród ciszy morskich fal

nauczyłeś mnie
prawdą serca i ciepłem dłoni
że wróci miłości blask

uwierzyłam raz jeszcze
w szczęścia czar

ORIENTALNE IMPRESJE

Zanurzmy usta w orientalnym winie
poczujmy smak znaczenia chwili
uwierzmy że czas nie przeminie
trwać będziemy ze sobą złączeni

tak bardzo pragnę beztroskiego lata
w gorących rytmach zatopić się cała
rozmawiać o szczęściu z melodią wiatru
w obłokach tańczyć z motylami

i tobie oddać swoją namiętność
w szaleństwie chwili tęczy wzruszenia
w oazie natury odnaleźć piękno
doznanie uczuć odkrywać

i tylko daj mi jasność jutrzenki
prawdę swej duszy szczerość spojrzenia
wtedy zapłonie uczucie szczęścia
w błogiej ciszy zapatrzenia

SZUKAŁAM CIEBIE

w cieniu samotności
szukałam ciebie
przybyłeś do mnie z gwiazd
rozświetliłeś mój świat

gorzki ból zniknął nagle
zamienił się w słodycz ust
prawda miłości dotknęła serca
i otworzyła bramy duszy

jasna moc spłynęła z nieba
zatraciliśmy się w sobie
cieple miłości spełnienia
w wieczności czasu

LATARNIE MIŁOŚCI

Odkrywamy siebie wciąż na nowo
w naszych sercach wzruszeń
poznajemy nieskończoność czasu
każda chwila jest podróżą

w szmaragdowych oceanach tęsknot
słonecznej krainie szczęścia
kąpiemy się w blasku nieba
śpiewamy radosne pieśni

oczyszczeni połączeni z ziemią
i sercem Najwyższego
stajemy się latarniami Jego miłości


wszystkie prawa zastrzeżone przez autorkę

RITRATTI: ALICJA KUBERSKA – il vento poetico dalla lontana Polonia

(by I.T.Kostka)

Oggi alcune poesie della poetessa Alicja Kuberska nata a Świebodzin in Polonia, una delle artiste partecipanti alla prima serata dell’edizione polacca del programma culturale ciclico “Verseggiando sotto gli astri – Poetując pod gwiazdami”, tenutasi presso la Galleria Kamea a Poznań, il 28 dicembre 2018. Alicja Kuberska è una delle poetesse già ben riconosciute sul panorama letterario nazionale e internazionale, ha ottenuto numerosi riconoscimenti anche nel nostro Bel Paese. Da ricordare sicuramente quelli ottenuti al Premio “Nosside” (2014, 2015), al Concorso Internazionale Letterario “Tra le parole e l’infinito” (2018) e il riconoscimento assegnato dalla prestigiosa European Academy of Science Arts and Letters (Francia, 2018). Scelta come Poetessa dell’anno 2017 dalla fondazione Soflay Literature Foundation.

Alicja Kuberska su YouTube:

https://youtu.be/E3iV4EVWMj8

Traduzione in italiano a cura della poetessa polacca Joanna Kalinowska.

• ZAMIANA

Szkoda, że nie można kupić nowej duszy.
W supermarketach nie ma napisów
– Dusza! Promocja!
Stara jest niefunkcjonalna.

O wiele łatwiej mieć prostą wizję świata.
Twardo stąpać po ziemi, nie mieć marzeń.

Tkanka chciwości zabezpiecza byt.
Życie ma wymiar materialny. Ideały uwierają.

Zająć czołowe miejsce w wyścigu szczurów.
Wyrzucić sentymenty, łzy.

Moja dusza potrafi wybaczyć.
Nie umie zapomnieć – zaufać na nowo.

Mówi, że nie wstępuje się do tej samej rzeki.
Nierozsądna – wyrywa się do ludzi.

Nie słucha rozumu. Zapomina, że czasem boli.
Wiecznie głupia, nie uczy się niczego.

CAMBIO

E’ un peccato che non si può comprare un’anima nuova.
Nei supermercati non ci sono le scritte
– L’anima! Promozione!
Vecchia non è più funzionale.

E’ molto più facile avere una semplice visione del mondo.
Camminare con i piedi per terra, non avere i sogni.

Tessuto dell’avidità protegge l’essere.
La vita ha una dimensione materiale. Gli ideali fanno male.

Vincere il primo posto nella gara dei rati.
Buttare via i sentimenti, le lacrime.

La mia anima sa perdonare.
Non sa dimenticare – fidare di nuovo.

Dice, che non ci entra nello stesso fiume.
Irragionevole – tira fuori alla gente.

Non sentire ragioni. Egli dimentica che a volte fa male.

Sempre stupida. Non impara niente.
.

ZŁODZIEJKA SNÓW

Milczałam, uśmiechałam się i nigdy o nic nie prosiłam.
Nie spodziewałeś się, że zabiorę sama, bez pozwolenia.
Byłam za blisko, a wszystko było na wyciagnięcie ręki.

Jak złodziejka ukradłam twoje spojrzenia i samotność.
Myśli zawiązałam w liczne supełki, powstała gęsta sieć,
Utkałam z marzeń łagodny zarys kobiecej postaci.

W oczach rozpaliłam iskierki namiętności, zapłonął ogień.
Otuliłam nas słodkim zapachem kwiatów we włosach
i poszybowaliśmy w kierunku wielu, odległych nocy.

Dzień nie ma prawa wstępu na dno przepastnej głębiny.
To miejsce, w którym zasypiają kontury czarnych cieni.
Tylko na dnie czeluści można zobaczyć sny i blask gwiazd.

Jesteś z dzielnego Marsa, ja z pełnej uroku Wenus.
Dalekie planety to jasne punkty na niebie pełnym czułości.
Nasze słowa i dłonie przyciągają się z siłą grawitacji życia.

LADRA DEI SOGNI

Ero zitta, sorridevo e mai chiedevo nulla
Non aspettavi, che prenderò da sola, senza il permesso.
Ero troppo vicino, e tutto era a portata di mano.

Come una ladra ho rubato i tuoi sguardi e la tua solitudine
I pensieri ho legato in molti nodi, ho istituito una fitta rete,
Ho tessuto con i sogni delicato contorno della forma femminile.

Gli occhi ho infiammato con le scintille di passione, ho acceso il fuoco.
Ci ho avvolto in dolce profumo dei fiori nei capelli
E ci siamo volati nella direzione di tanti notti lontani.

Il giorno non ha il diritto di entrare nel fondo delle profondità cavernose.
Questo è il luogo dove i contorni delle ombre nere si addormentano.
Solo al fondo della fossa, si possono vedere i sogni e la luce delle stelle.

Tu sei dal coraggioso Marte, io dalla Venere affascinante.
I pianeti lontani sono punti luminosi nel cielo pieno di tenerezza.
Le nostre parole e le mani si attirano con la forza di gravità della vita.

.

WENUS Z MILO

Trzeba odejść, aby nie przeminąć,
Opuścić bal przed północą, zgubić pantofelek.
Nie pozwolić, by czerń nocy zszarzała
I blady świt pokazał zmęczenie.

Zostawić parę niedopowiedzianych zdań,
Odrobinę domysłów i barwnych mitów,
Jakiś wiersz nienapisany do końca,
Parę nut piosenki urwanej w połowie.

Wenus z Milo urzeka doskonałością.
Piękna kobieta z białego marmuru
Nie posiada rąk, lecz rzeźbi wyobraźnię.
Podobno trzymała jabłko – symbol miłości

VENERE DI MILO

Bisogna andare via, per non oltrepassare,
Lasciare il ballo prima di mezzanotte, perdere la scarpetta.
Non permettere che il nero della notte diventi grigio
E l’alba pallida mostri la stanchezza.

Lasciare poche frasi non finite.
Un po’ di congetture e colorati miti
Una poesia non scritta alla fine,
Alcune note della canzone incompiuta nel mezzo.

Venere di Milo affascina con la perfezione.
Bella donna di un marmo bianco
Non ha mani, ma scolpisce immaginazione.
A quanto pare ha mantenuto una mela – simbolo di amore.

BIAŁE KARTKI

Kreatywność wymaga odrobiny szaleństwa,
wyjścia poza sprawdzone schematy.
Łatwo zostać więźniem przyzwyczajeń,
sporządzać blade kopie kolejnych dni
i utonąć w przewidywalnej nudzie.

Poznanie wymaga ryzyka,
porzucenia pewności dla niepewności,
zamiany sprawdzonych rozwiązań na rzecz marzeń.
Ciekawość prowadzi do piekła lub odkryć.

Potrzebujemy miłości i pomocy
– tak jak powietrza do oddychania
Pasje dodają pikanterii dniom,
Intensywne przeżycia rozjaśniają wspomnienia.

Narzekanie niczego nie zmienia.
Użalanie się nad sobą wciąga w poczucie
beznadziejności i bezsilności.
Tylko od nas zależy, czy zapiszemy
białe kartki w pamiętniku

LE CARTE BIANCHE

La creatività richiede un po’ di follia,
di là di schemi collaudati.
E’ facile essere un prigioniero di abitudini,
fare le copie pallide dei giorni consecutivi
e annegare in una prevedibile noia.

La comprensione richiede il rischio
abbandonare la certezza per l’incertezza,
lo scambio delle migliori pratiche per i sogni.
La curiosità conduce all’inferno o alle scoperte.

Abbiamo bisogno di amore e sostegno
– Proprio come l’aria respirabile
Le passioni aggiungono ai giorni un pizzico di piccantezza,
Sensazioni intense illuminano i ricordi.

Lamentarsi non cambia nulla.
L’autocommiserazione tira in un certo senso
di disperazione e d’impotenza.
Dipende solo da noi se riempiamo
le carte bianche del diario.

JEJ POWRÓT

Wróciła.
Wazony zakwitły różami.

Wróciła.
Wesoło gwiżdże czajnik.

Wróciła.
Radosne bulgoczą garnki.

Wróciła.
Szepczą białe firanki.

Szczęście dało się złapać
w uśmiechniętą podkowę.

Wróciłaś, zostań, nie odchodź
prosi dom i człowiek

IL SUO RITORNO

È tornata.
I vasi sono fioriti di rose.

È tornata.
Allegramente fischia il bollitore d’acqua.

È tornata.
Gioiose ribolliscono le pentole.

È tornata.
Sussurrano le tende bianche.

La fortuna ci siamo riusciti a prendere
in un ferro di cavallo sorridente.

Sei tornata, rimani, non andare via
chiede la casa e l’uomo.

ZA JEDEN GROSZ

Wędruję, jak kataryniarz ulicami.
Sprzedaję sny.
Za jeden grosz przywołuję przeszłość.
Paradoks.
W dziurawych butach chlupie woda,
A ja mówię o szczęściu.
Trudno zauważyć gdy trwa,
Kiedy przeminie zostaje żal,
że to już koniec.

Wołam
– kupcie marzenie!
– kupcie marzenie, by cofnąć czas!
– przeżyjcie chwilę lepiej,
macie szansę zrobić to jeszcze raz!

PER UN CENTESIMO

Mi aggiro per le strade come un suonatore di ghironda.
Vendo i sogni.
Per un centesimo richiamo il passato.
Il paradosso.
L’acqua gorgoglia nelle scarpe bucate,
E io sto parlando di felicità.
È difficile notarlo quando dura,
Quando passa, rimane il rimpianto,
che è finito già.

Sto chiamando
– acquistate un sogno!
– acquistate un sogno, per tornare indietro nel tempo!
– vivete meglio il momento,
avete la possibilità di farlo di nuovo!

Tutti i diritti riservati all’autrice

Alicja Kuberska durante la serata del 28.12.2018 a Poznań (Polonia).

RITRATTI: TANIA DI MALTA – intrecci amorosi oppure terminali?

(by I.T.Kostka)

Oggi, in occasione della Festa degli Innamorati, sarebbe assai scontato parlare d’amore nel modo tradizionale. Cuoricini, palloncini ma… dov’è la vera essenza del sentimento? Frizzante o squarciante, piccante o melenso, infantile o maturo, vero o fasullo: l’amore è come gli scatti di un cortometraggio e riesce a sorprenderci sempre, come la talentuosa e scintillante poetessa Tania Di Malta, un’ autrice appartenente da poco alla corrente del Realismo Terminale, poliedrica e coinvolgente, intensa e scherzosa. Tania è capace di usare la sua penna come un pennello, dipingendo sui nostri volti sia sorrisi che stupore. Semplicemente perfetta! Buona lettura.

ARTURO

Arturo mio ti amo ancora,
il ricordo di te è una ferita,
una soluzione di continuo
che continua, continua…
Una vite spanata
su un bullone arrugginito.
Scaglie di mandorle e torrone
frantumate dal martello della vita.
Eri camino e canna fumaria
treno e locomotiva
pane e tostapane
bistecca e graticola,
pisello e baccello.
Eri il mio Colombo,
mentre tu… la Nina, la Pinta e la Santa Maria…
Arturo eri tutto per me:
Eppure mi hai lasciata!!!

IL CAPPELLO

Scusa caro pigolai
ti ho comprato un bel cappello
caruccio a dire il vero,
ma per te ogni cosa, amore.
Mi guardasti un po’ freddino
tu che non amavi le burlone,
a te la donna piaceva asciutta
con scudiscio nello sguardo.
E gli anni son passati
oggi di me saresti fiero:
vedessi che marescialla,
che piglio battagliero.
Ogni tanto metto il cappello,
che alla fine non ti ho dato
e in ricordo di come ero
scuoto le orecchie… e ti penso.

L’ADDIO

Se non avessi smagliato le calze
forse tu mi ameresti ancora,
e invece rimasi li con i miei alluci
a fare ciao ciao dalle pantofole.

Tania Di Malta

Tutti i diritti riservati all’autrice

RITRATTI: BARBARA RABITA – versi con artigli

Foto: Umberto Barbera, Barbara Rabita durante l’evento “Yin e Yang” – Verseggiando sotto gli astri nell’ambito della rassegna letteraria internazionale Bookcity di Milano, 18 novembre 2018, Cascina Linterno.

(by I.T.Kostka)

Esiste la poesia al femminile? Può darsi, ma Barbara Rabita appartiene piuttosto alle autrici senza peli sulla lingua, scrive “versi con artigli” con forza ed espressività di una vera guerriera. I suoi testi non temono nessun argomento né stilistica: navigano con successo tra le onde del Realismo Terminale per, a volte, sbarcare sulle sponde più classiche, scavano nella tematica sociale per, allo stesso momento, sfiorare quella più introversa e riflessiva. Barbara è imprevedibile e sorprendente, mai melensa, i suoi versi sanno “affettare” l’attenzione di un lettore come se fossero “coltelli d’acciaio”. È sicuramente una delle voci femminili più interessanti e incisivi che io conosca grazie al programma “Verseggiando sotto gli astri”.

• ALCUNE POESIE SCELTE

IL QUADERNO

Il quaderno liso
è aperto su pagine bianche
le mie mani lo accarezzano ruvide:
sono millimetro di singoli quadretti.

Ogni cancellatura un insuccesso
i bordi masticati
di una copertina rosa
come la pelle della mano.

Indugia il tirapugni
su un apostrofo di troppo
errori da ripetere
per poter essere altro
da goffe storpiature.

SALDI

In vetrine incolori
sfilano i vestiti
forniti di gambe
lisce e snelle.

Sono ciò che
non ero mai stata
in questi colori dorati
luccicanti di poco
e sorrisi di commesse
sempre convincenti.

Il vestito mi indossa
si rimira, si compiace
mi compra a poco prezzo
esce soddisfatto,
sfilano gli oggetti
gli fanno i complimenti.

ARTICOLO 2

Ho il diritto di associarmi
e il dovere d’isolarmi
quando reco danno al prossimo
ma so stare insieme agli altri
quindi bene che io scelga
di riunirmi e coalizzarmi
nelle scuole e nelle piazze.

Ho il diritto di parola
e il dovere di tacere
quando offendo e ribadisco
con atteggiamenti osceni,
ma ho il permesso a un’opinione
sia pur labile e importuna.

Il diritto a una vita
non può includere il dovere
di continuo sgomitare
per un posto in prima fila.

SCIENZA E COSCIENZA (leggendo Harari)

Come righe su lenti d’ occhiali
siamo increspature
nel flusso eterno di dati.

Sottopelle un microchip
ci potenzia nella mente
ne riassorbe la coscienza,
partorisce ultra-umani
efficienti come bit in sequenza
soli, come un dato condiviso.

Barbara Rabita

Tutti i diritti riservati all’autrice

VERSO CONSIGLIA: GUIDO OLDANI “LA GUANCIA SULL’ASFALTO”(Mursia)

(by I.T.Kostka)

La mia grande conquista: l’ultimo libro del M° Guido Oldani “La guancia sull’asfalto” – raccolta calda, crudele e preziosamente ruvida. Il Realismo Terminale D.O.C. che seguo col cuore dopo averlo abbracciato nel 2015 / 2016. Nota introduttiva a cura del Prof. Giuseppe Langella, editore Mursia. Testi crudi, perfettamente sincronizzati con le onde della nostra complicata tecnologica vita moderna, gettata come un rifiuto nella discarica dei sentimenti privi di misericordia. Ci siamo persi tra vari oggetti soppressi dai codici a barre, dimenticando di essere “semplici e fragili mortali”. La poetica travolgente, geniale nella sua trasparenza e metrica, scritta con una leggerezza stupefacente e un linguaggio sobrio ed efficace, mai artificiale nonostante la difficile impronta civile dell’intero volume. Libro imperdibile che consiglio sinceramente a Tutti!

Foto: Izabella Teresa Kostka. Guido Oldani – fondatore del Realismo Terminale, febbraio 2019

RITRATTI: OMAR GELLERA – un Apostolo Nuovo della poesia

Foto: Umberto Barbera, Omar Gellera al 22° Verseggiando sotto gli astri “Il coraggio di ribellarsi” presso Atelier Spazio Galleria dell’Architetto Giovanni Ronzoni a Lissone, 26.01.2019

(by I.T.Kostka)

La poesia non è morta, anzi, sta bene e trova sempre un Apostolo Nuovo. La giovane generazione è ricca di vari interessanti volti, di anime artistiche stimolanti e talentuose, che con garbo e forza espressiva esplorano i sentieri della Musa, portando “freschezza” della scoperta e delle novità. Omar Gellera sicuramente farà strada sia come un giovane scrittore e poeta esordiente, sia come un bravo e coinvolgente performer. Ecco il suo breve ritratto letterario e due poesie scelte. Buona lettura!

OMAR GELLERA nasce il 17 Agosto 1988 a Milano. Studia lingue al liceo mentre nel 2016 si laurea alla magistrale
in psicologia sociale, con una tesi sull’identità di genere.
Attualmente si occupa di interventi sociali sul territorio di Milano: coordina un progetto di prevenzione
all’abuso di alcol e droghe e lavora in un progetto inclusione sociale rivolto a madri con bambini. Fuori dal
lavoro fugge appena può in montagna o al cinema, ha una singolare passone per le tartarughe marine e
naturalmente per la scrittura.
Il 22 settembre 2018 vince un Poetry Salm presso lo Spazio delle arti – Museo Alda Merini di Milano,
classificandosi quarto alla finale del torneo. Con la vittoria del 22 Settembre parteciperà alla finale del
campionato nazionale di Slam Italia 2018-2019.
Il 13 e 14 ottobre 2018 partecipa a “La Piuma sul Baratro” una maratona poetica di 25 ore promossa dal
Piccolo Museo della Poesia di Piacenza.
A metà gennaio 2019 è uscita la sua prima silloge poetica dal titolo “Saltando nel vuoto ho raccolto l’oro”, edita da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno.
Da febbraio 2018 collabora anche con il Festival internazionale di poesia di Milano, ormai giunto alla sua terza edizione.

VALIUM DI CRISTALLO

Fa paura là fuori,
ma in realtà succede tutto dentro.
Il cervello mente
e la nostalgia
è un rubinetto che perde,
un carillon arrugginito
a un concerto metal.
Anche se quando ti rimbocchi
le coperte
non c’è ancora nessuno
in giro per il mondo
che è innamorato di te,
il peso è più leggero
se trovi il coraggio di Esistere
fino a quando gli occhi
ti restano aperti.
La condivisibilità di un’idea
è relativa,
ma non c’è da stupirsi
se le persone si raccontano
i propri sogni.
Aprire le porte a nuove possibilità,
a nuove configurazioni
è un invito per gli altri
ad entrare,
se ne hanno la curiosità.

MOONLIGHT

Ho spento il sonno
sotto polveri di illusioni
per sbrogliare gli incubi
aggrovigliati tra i vestiti,
ho spento le lacrime
sotto il singhiozzo dei nervi
per proteggere mamma
dal diluvio della depressione,
ho spento l’amore
sotto i pugni in faccia
per non gettare il cuore
in pasto alle iene,
ho spento la luna
sotto il gonfiore dei muscoli
per difendere il fuoco
dagli attacchi del vento.
Appoggiato alla mia lapide
sudicio di fango,
vuoto, stanco e vitreo
arranco sulle lancette
ma lo giuro,
a costo di scucirmi i denti,
tornerò a sentire
il cullare del mare,
l’ansimare dei pugni
che stringono la sabbia,
la sagoma infantile
della mia rotta polare.
Con la pala dell’esistenza
i calli inizieranno a scavare,
a trafugare quell’uomo
che non vuole più scappare.

Omar Gellera

Tutti i diritti riservati all’autore

Foto: Umberto Barbera

OGGETTI, PERCEZIONI E MUTAMENTI NELLE LIRICHE DI GUIDO OLDANI a cura di Lucia Bonanni

OGGETTI, PERCEZIONI E MUTAMENTI NELLE LIRICHE DI GUIDO OLDANI

Ho avuto l’onore di poter conoscere di presenza il Maestro Oldani a Cascina Linterno in occasione di uno dei tanti eventi organizzati dalla poetessa Izabella Teresa Kostka nell’ambito del programma itinerante “Verseggiando sotto gli astri di Milano” ed incluso nella rassegna MilanoBookCity 2018. Devo dire che tanto mi ha rassicurata la cordiale accoglienza insieme alla gentilezza del Maestro nel suo interagire con le persone nonché la lettura di una sua poesia direttamente da un quaderno pieno di cancellature e rimandi.
Nei versi del Maestro Oldani si evidenzia quella che viene definita “similitudine rovesciata”, un modello di scrittura che mette al primo posto gli oggetti e produce versi che declinano l’esigenza di tornare ad un nuovo umanesimo, recuperando il perduto contatto con la natura. E come “La Terra è in piena pandemia abitativa” anche l’essere umano è visto al pari di un condominio i cui nuclei abitativi rappresentano le diverse sfaccettature dell’animo mentre la comunicazione interpersonale si nutre più di artefici e codici non verbali che sulla conoscenza diretta. Le similitudini, le comparazioni e perché no le personificazioni prendono in prestito il linguaggio oggettuale e non quello mutuato dagli ambienti naturali. In un simile contesto la realtà si fa fluttuante, variabile, mutevole, spesso ambigua e incostante fino a giungere ad uno stadio terminale ovvero ad un cippo che segna il confine, il termine, il capolinea, la fine di un ciclo vitale come pure l’hardware elettronico, definizioni, queste, che decodificano l’oggetto e lo pongono come primo termine di paragone. Così, da richiamo romantico, la luna, sia essa in fase calante o crescente, diventa di color calce e prende forma di un appiglio uncinato a cui appendere un nodo scorsoio per porre fine ad una vita di incongruenze e disagi. Con l’uso sapiente di traslati di significato, attinti dalla realtà oggettiva, il termine “calcinato” si pone in relazione con l’aggettivo “sbrecciata” mentre quella “confezione del mercato”, rotta e avariata, rimanda al “traffico ingorgato” e al “carnevale di petardi”. Qui sono le stelle, rinchiuse alla rinfusa nella confezione, ad avere un’anima e, pure non cadendo dal cielo con le loro code luninose, riescono a trasmettere un senso di romanticismo agli sguardi che si girano in altro e non vedono altro che rotte inceppate dalle scie turbolente di velivoli metallici (Il gancio). In un mondo dove sono gli oggetti a dominare le emozioni anche il “fischiare dell’uomo” assomiglia alla frenata stridula di un camion e lo zampettio e il tubare dei piccioni, avvolti in calde pellicce di piume, sono i veri elementi umanizzati poi contaminati dal riflusso incessante degli oggetti, si assimilano al rumore prodotto dalla rotelline dei bidoni in uso per la raccolta differenziata. Nel loro cicaleccio disordinato gli abitanti dei caseggiati subiscono involuzioni comportamentali a causa di influenze negative e nella loro reclusione sociale sempre più assomigliano a codirossi ciarlieri (I bidoni).
“Come sparse vitine per occhiali” le formiche lasciano sul pavimento una chiazza così scura da farla sembrare un frittella assai difficile da ripulire. Ma il poeta, che un tempo bruciava quegli insetti, forse per impeto di umano sentire e trasposizione di pacata saggezza, adesso non ha premura di cacciarli dalle piastrelle della cucina. Nella macchia nera, descritta dal Maestro, si può rintracciare la massificazione degli individui nella società odierna, spesso omologati tanto nel pensiero e quanto nell’agire e solo un gemito di libertà può salvarli dalla inevitabile necrosi (Le vitine). In un quadro sinottico tra etologia e compotamentismo il criceto, pure vivendo in cattività, riesce a mantenere la propria indipendenza di carattere, diversamente dall’uomo che vive in un teatro dell’assurdo e la sedia su cui resta immoto, rivela solitudine e mancata destrezza nel rivedere il corso degli eventi e modificare la propria impronta di personalità. Dentro la gabbietta il piccolo mammifero, girando e girando sulla ruota con la sua postura disordinata, trascorre il proprio tempo e si stanca. Con le vibrisse e le unghie riesce sempre a difendersi dagli attacchi esterni al contrario dell’uomo che, restando immobile sulla sedia, predilige la finzione dei “viaggi virtuali” e nel suo moto rotatorio intorno al globo terrestre lascia che l’apatia annienti l’anima e la mente (Il criceto). Intanto la trasparente bellezza delle “vetrate su del cielo”, spiragli di luce, necessitano di attenta manutenzione e nessuno pensa a ripulirle dalla polvere dell’indifferenza. Al pari di organismi modificati si cangiano le tonalità dei colori e nel caos indistinto dell’industrializzazione non si riesce a distinguere tra “pioggia e asciutto”, infatti il pulviscolo forma una cappa grigia sopra le città e rende pesante il respiro perchè “l’afa è gonfia come un salvagente” e dio non interviene a fermare lo scempio che distrugge e non rigenera (Le vetrate).
Nei propri componimenti il Maestro Oldani paragona e contrappone i comportamenti umani con le meteore e le forme astronomiche, le nicchie ecologiche , la volontà divina e mediante l’uso di tropi e traslati riesce a sorprendere e meravigliare il lettore per una sintassi di comunicazione che traguarda la materialità e conduce ad una riflessione attiva, richiamando alla mente quella realtà “terminale” tanto strana e inquientante, ma che può divenire spinta di motivazione ad essere nel mondo quali individui non più catturati e manipolati da certi oggetti che assumono istanze valoriali, ma esseri senzienti e in piena autonomia di comportamenti e idee.

Lucia Bonanni

Foto: Umberto Barbera

Guido Oldani durante la serata organizzata nell’ambito del programma “Verseggiando sotto gli astri” dal titolo “Yin e Yang”, la rassegna letteraria internazionale Bookcity, Milano 2018, presso la Cascina Linterno in via Fratelli Zoia 194.