Tre poesie di Maria Rosa Oneto

Briciole di vita

Strade
di lacrime e menta.
Di soldi come
fazzoletti di carta
Cicche che adagio
si spengono in un lungo fiato di fumo.
Finestre oscurate,
dove vivono gli amanti di carne, che benché
vestiti appaiono
già nudi.
Balconi stramazzati
di fiori, sudati di nostalgia, tinti da spruzzate d’amore.
Abbaini
che trattengono:
foglie e piccioni.
Mani di bimbi
che scompaiono
all’orizzonte:
festanti allodole
in cerca
di speranza
e briciole di vita!

Sul divano

Scrivere d’amore
con la testa posata
sul divano.
Un gatto ormai
cieco cerca
una penna per giocare.
Mi sento stanca,
non ispirata,
come se il cuore,
azzerato dal nulla,
non avesse più
la forma per aprirsi,
per donarsi,
per essere degli altri.
Con la mano sulla fronte,
mi proteggo dal sole,
creo personaggi
in bianco e nero
e linee d’espressione
che paiono rughe
su un viso segnato
da passaggi tranviari.
La storia si snoda
su un foglio di carta
strapazzato.
Personaggi al limite
dell’umano,
si rotolano in cerca
di coesione.
Chiudo gli occhi
e aspetto che qualcuno dal suo
letargo
mi chiami!

La giostra

Confetti
sulla sabbia nera
umida di mare.
Conchiglie di zucchero che le onde
trascinano al largo.
Ho gettato il velo,
trapunto di fiori gialli,
nel mezzo
di un intruglio d’acqua.
Pesci e gabbiani
curiosi
vi entrano dentro
come sulla ruota
di una giostra
che non aveva
musica da stordire
e padroni
da pagare
con una moneta
di latta!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti intellettuali riservati all’autrice

Maria Rosa Oneto

TRE POESIE SCELTE di MARIA ROSA ONETO

TRE POESIE SCELTE di MARIA ROSA ONETO

Fragole mangiate

Ci portiamo
dietro il destino
come peso gravido
ad una caviglia nera.
Piove fango
su capelli arruffati
dove il Cielo
non riversa mai stelle.
Odoro di letame,
di torsoli di mele,
di pelle scoppiata
per mancanza d’acqua pulita.
Ho fame
di carezze vive.
Di frutti che il sole
ha rappreso.
Gioco nel cerchio
di una bici e gira
il Mondo
sospeso a fragole
mangiate da uccelli
impoveriti!

Fischio del treno

C’erano laghi
secchi d’arsura,
simili ad occhi
senza pupille.
Li cercavo
con le mani,
come un fanciullo
cieco,
curioso di scoprire
la vita.
Alberi cavi,
nascondigli
per anime inquiete,
modellavano le danze,
la faccia degli Indigeni,
il loro spirito tribale
che si adornava
di perline e di colori
stesi su nasi schiacciati.
Senza saperlo,
ero una di loro:
nuda ai venti d’Oriente,
i seni che pendevano
all’ombra di
una palma,
un bimbo di pochi giorni,
legato sulla schiena
e quel caldo
opprimente
che spaccava le labbra
al fischio del treno.

Baciare la luna

Un pezzo di vetro
scaldava la sera.
L’ombra dei cammelli
tornava alle tende
con il passo stanco
di chi troppo ha dato.
Si mangiava
in un unico piatto
senza mai alzare
lo sguardo.
La notte arrivava
improvvisa,
accompagnata
da ventagli viola.
Qualcuno suonava
un piccolo tamburo,
circondato da sonagli.
I bimbi già dormivano
ridendo dei loro sogni.
Abbassai le palpebre.
Le braccia senza peso.
Il buio mi sorprese in
ginocchio a
baciare la luna!

Maria Rosa Oneto, tutti i diritti riservati

Maria Rosa Oneto

Ritratti: Poetica di Anna Maria Dall’Olio

La stimolante inquietudine dei versi graffianti, contemporanei ed estremamente espressivi rinchiusi in un linguaggio schietto e sorprendente.

Anna Maria Dall’Olio (Pescia, 1959).

Laureata in Lingue e in Lettere, esperantista, si è dedicata alla narrativa breve, alla poesia e alla scrittura drammaturgica.

Nel 2018 ha vinto il 3o premio del Concorso internazionale “FEI” per la traduzione in esperanto di “Su una sostanza infetta” di Valerio Magrelli. Nel 2005 ha vinto il 2o premio del Concorso internazionale “Hanojo-via Rendevuo”, patrocinato dal governo vietnamita, accanto a molti altri riconoscimenti ottenuti in Italia nel corso della sua carriera.

La sua pubblicazione più recente è Evoluzioni (Il Convivio, 2019), preceduta da: Segreti (Robin, 2018), Sì shabby chic (La Vita Felice, 2018), L’acqua opprime (Il Convivio, 2016), Fruttorto sperimentale (La Vita Felice, 2016); Latte & limoni (La Vita Felice, 2014), L’angoscia del pane (LietoColle, 2010) e Tabelo (Edistudio, 2006), dramma in lingua esperanto. Recensioni e articoli di critica sono stati raccolti in Le sirene di cartone di Anna Maria Dall’Olio (Editrice Totem, 2017).

Due poesie scelte (in allegato anche in jpg per questioni dovute alla grafica)

Arte fabbrile

scintille sprizzate dal tasto
– entropia d’arte febbrile –
catrame si riversa sulla carta
come sangue sull’asfalto

piombo s’allenta
dondola a brezza di pinguino

oggetti quotidiani
riciclati in strutture 3D
in precipitati dalla stampante

come la tassa che ti calca il collo
ti porta in terra di nessuno
ti denuda come continrosso

oggetti già ben definiti
– cosa mai la definizione –
già fluidi come ketchup

sintetico/organico finemente
finalmente
per nuove essenze
per nuove esistenze

Appunti d’iperestetica

bello giusto utile oltre oltre oltre …
grandine, le immagini gocciano
gocciano
gocciano
la diagnosi, anestesia da estasi,
l’arte penetra l’etere del mondo
il pianeta s’annuvola di bello
bellezza a rivoli sul commerciale,
l’esperienza estetica odierna
non più ancorata all’arte
vibra oltre il limite, tende all’al di sopra,
infine libera da lacci
libra la modernità liquida
oscilla in continuo oltre andare,
l’autore finora demiurgo
dissolto nelle collaborazioni
attende metamorfosi impreviste
ora dinamico lo spettatore,
vesti sguardi scambiati
(destinatari interagenti)
sempre si modella l’opera d’arte,
piovono nel lavoro estetico
arte artisti e ricezione dell’arte,
di fronte al frutto del lavoro estetico
l’arte non fugga non s’apparti
sia bene produttivo utile
suggerisca esperienze consapevoli,
l’etica fiorirà da forma
l’etica salverà il sentire.

Tutti i diritti riservati all’autrice

Pubblicato anche su “Alessandria Today”:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2020/05/06/ritratti-poetici-anna-maria-dallolio/?preview=true

#RealismoTerminale, Ritratti: Tre poesie inedite di Annachiara Marangoni

(by Izabella Teresa Kostka)

Oggi, a distanza di dieci anni dalla pubblicazione del Manifesto del Realismo Terminale al Salone del libro di Torino e dall’entrata ufficiale del Movimento del RT nel panorama letterario italiano e internazionale, sempre più autori aderiscono alla sua stilistica e seguono con entusiasmo il suo carismatico fondatore M° Guido Oldani. Le nuove voci poetiche si accendono come i fari fendinebbia sulla tangenziale, proseguono il viaggio verso le terre da esplorare. Con piacere presento oggi la poetessa veronese Annachiara Marangoni.

~

Annachiara Marangoni, l’autrice veronese è pedagogista, vive e lavora a Trento da circa 20 anni, attualmente dirige una cooperativa sociale che si occupa di disabilità intellettiva. Primariamente di formazione scientifica, poi umanistica, non ha mai smesso di amare nel linguaggio la ricerca letteraria e l’arte.
Autrice di due volumi di poesia editi da Montedit – Milano, “Nerooro” del 2013 e “Il corpo Folle” del 2019, sta seguendo un percorso con il maestro Guido Oldani, padre del Realismo Terminale. Gli inediti presentati sono inclusi nel laboratorio RT.

Annachiara Marangoni

~
Natura & natura

Il mondo è un grosso scatolone,
nelle specie confeziona la Natura
rotolando eternamente intorno al sole.
Una doccia annaffia l’abito del verde
che via via si indossa ogni stagione.
Dall’armadio della flora,
come maschera
il fogliame dona,
disegnando i profili della terra.
Come un vecchio frigorifero staccato
il ghiacciaio scioglie il cioccolato
in un lento movimento dentro al tempo.

Cinema vuoto

Sono pensierosa
i tempi rumoreggiano in poca aria.
Un vento caldo spazzola la mente
allenata come fosse una palestra
impasto olio e luce
e dipingo uno spicchio di finestra.
La parete è un cinema vuoto
dove danno l’ultimo film muto
e i corpi degli altri, manichini
saltellano a due metri di distanza.
Corrono nel perimetro della mascherina
le parole in varechina.

Anestesie

E ora che stiamo stretti sulla scrivania
come pratiche inevase,
da un composto a due
l’amore è una presa in carico.
Nell’aperitonda dei locali
le paure virano in disincanto
un po’ stordite da diverse anestesie.
L’uomo è poco meno d’un cestino da picnic
senza roba dentro.
Non rimane che partire sopra un viaggio nuovo
farsi spedire in altro dizionario
per cantare in certi modi tutto quanto.

Annachiara Marangoni

Tutti i diritti riservati all’autrice

Pubblicato anche sul portale giornalistico Alessandria Today di Pier Carlo Lava:

https://alessandria.today/2020/04/28/ritratti-del-realismoterminale-poesie-di-annachiara-marangoni/

Annachiara Marangoni

VERSO consiglia: “Poesie morali” di Massimo Del Zio

Su Alessandria Today consigliamo l’articolo sul poeta Massimo Del Zio e alcune sue liriche tratte dalla raccolta “Poesie morali”. Per leggere seguite il link:

https://alessandria.today/2020/04/27/ritratti-tre-liriche-scelte-tratte-da-poesie-morali-di-massimo-del-zio/

Massimo Del Zio

Tre poesie di Maria Rosa Oneto

“Sono in trappola”

Il sole entra
a disegnare:
cattedrali e
minareti.
Lascia la sua impronta
su tende annerite
dal fumo.
Sul letto
ho cosparso:
trattati di filosofia
che non leggevo
da una vita.
Rosari di madreperla
dove la luce
si rinfrange in briciole
di onnipotenza.
Regna il disordine
e il balletto delle dita
fra pensieri
allucinati.
Sento il cuore
andarsene a scovare
il mare.
Colgo il suo profumo
invadere le labbra,
scarnificare la pelle,
godere d’amore
nell’incavo dei seni.
Hanno chiuso
i battenti: le cattedrali,
i minareti.
Il mare è scomparso
dietro una cortina
di ferro.
Sono in trappola
e rosicchio formaggio,
insieme a spazi
di noia, che non hanno
colore!

“Senza senso”

Le ore cadono
lente,
ubriache di sole.
Il mattino
è un volo di rondini
in cerca di un destino.
Il ritorno dell’alba
come un romanzo
rosa,
racconta d’intrighi
d’amore,
d’arguzie e
peripezie.
Si desta il cielo
con note delicate
e fragranze di tono
che il giorno
dirada.
L’azzurro compare
come un vecchio
mendicante
che della gioventù
ha fatto vezzo.
Non porta abiti
eleganti, né gioielli
per adornare il cuore.
Si veste di nembi
e di nuvole, ladre
di vento.
Ovunque volgo
lo sguardo,
trascina il pensiero,
l’emozione che ritorna,
cocci di illusione
per dare speranza.
Azzurro è il
mio pianto,
a lavare la condanna,
di un vivere
senza senso!

“Rimani”

Resta
fra queste mani
modellate
d’argilla.
Nell’ingiustizia
che corona il tempo.
Sui Crocifissi
dove si scioglie
il sangue.
Resta
a farmi compagnia,
dove il dolore
ha messo radici
per far crescere
un fiore di spine.
Rimani
dove il silenzio
ottenebra il cuore
e la voce
è un sussurro
disperato.
Non scappare
dalla mia pazzia
che è genialità
allo stato puro.
Affonda
i tuoi occhi
nella mia anima,
che ancora desta,
rimugina: languori,
canti di primavera
nell’aria tersa.
Resta a far
crescere l’amore
prima che la notte
ci porti via!

Maria Rosa Oneto, tutti i diritti riservati all’autrice

La poetessa Maria Rosa Oneto

VERSO consiglia: “I sette vizi capitali”

Se qualcuno avesse voglia di leggere: condividiamo la mini silloge dal titolo “I sette vizi capitali” di Izabella Teresa Kostka, pubblicata un po’ di anni fa sia in cartaceo che su “La presenza di Èrato”:

https://lapresenzadierato.com/2018/01/25/i-sette-vizi-capitali-di-izabella-teresa-kostka/

Izabella Teresa Kostka

Tre poesie scelte di Maria Rosa Oneto

Tre poesie scelte di Maria Rosa Oneto

Manca il respiro

Poggerò
il cuore
dove altri hanno
già pianto.
Sarà lo stesso dolore
a consumare
le carni.
Manca il respiro
come alito di vento.
Aggrappata
a questo letto
vedo il mare
inginocchiarsi
accanto.
Grida la Terra,
al parto
degli alberi.
Feti dagli occhi
di vetro
accendono
le tenebre.
Case senza finestre
paiono sepolcri
dove più nessuno
si inginocchia.
L’anima ha sete
di primavera.
Piange sommessa
al Cantico
delle Creature:
“Fratello Sole!”
“Sorella Luna!”.
Nessuno ascolta
il dolore della Vita.
In silenzio,
cerco di dormire,
intubata,
ad un sogno
senza domani!

Come una bambola

Siedo
come una bambola
di pietra.
Non sento
carezze sul corpo
di plastica.
Vivo senza combattere,
nuda all’incuria
del tempo,
dimenticata
da chi aveva detto
di amarmi.
Intatta, allo scorrere
del tempo,
delle stagioni,
senza cambiare
le vesti,
lo sguardo ceruleo
fisso in un punto
fermo.
Indossi fanciullezza,
la stessa che io
ho perso.
Muta al volgere
dei giorni.
Senza mostrare
tristezza.
Pacata e arresa
nell’angolo
maestoso di una
poltrona.
Non ti è concesso
avere pensieri,
battiti di cuore,
esplosioni emotive
che abbagliano
l’esistenza.
Giaci e come me
resti assente.
Lontana dal presente!

Passi incerti

Passi incerti
portava il vento
nel seminare Amore
e fragranze di fiori
nel giardino
della mia speranza.
Aspettavo ad occhi
chiusi la carezza di
un acero sulla gonna
corta e il richiamo
di un fringuello
tra la malinconia
e il deserto.
Passi incerti
che non sapevano
attendere
s’inerpicavano
su sentieri impervi
dove la fatica
non arrivava
e il respiro mozzato
chiudeva il Libro
della Vita.
A contatto con
l’Eterno,
immersa in un azzurro
immacolato,
ho issato una Bandiera
e come in tempo
di Guerra
mi sono arresa,
felice di essere
arrivata in Cielo!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

Pubblicato anche sul portale giornalistico Alessandria Today di Pier Carlo Lava:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2020/04/03/angolo-di-poesia-tre-liriche-scelte-di-maria-rosa-oneto/?preview=true

Tre poesie scelte di Antonio Laneve

TEMPI DISPARI

Sorvolo tempi dispari
arcobaleni in bianco e nero
decimati dalle ombre
in cerca di facili agonie
nelle crepe dei miei incubi.

Questa blasfema vastità
ringhia contro stelle nude
lasciandomi inerme
ad attendere debolezze
lontano da tutti gli abbracci.

L’era dei rubini spenti
ha lasciato schegge di sole
conficcate sottocute,
chissà che maschera avrei ora
se avessi dato retta ai desideri

TORNERÒ

Tornerò attraverso partenze
dove non sono mai stato
e non vedrò il cosmo
da una scia di parole
per ingabbiare nebulose
solo come vanto
al cospetto degli elementi.

Conquisto a tentoni
le mie impronte vocali
sulle corde d’un infinito
che ridisegna frontiere
quando si mette in ascolto
delle incoscienze umane.

Mai affacciarsi all’eternità
senza una sfida.

PELLEGRINO

Viaggio senza un nome
attaccato al suono
d’un eterno richiamo.

Invento destinazioni
per tracciare parole
col sudore dei sogni
e curiosa ignoranza
a spingere passi
oltre pigra sapienza.

Immobile taccio
fedele ai miei dubbi
osservo passerelle
d’umanità totale.

Respiro tramonti
mentre il domani
non è ancora cenere.

~

Antonio Laneve

Tutti i diritti intellettuali riservati all’autore

Nota biografica

Antonio Laneve nasce artisticamente come fotografo, soprattutto di paesaggi e immagini “astratte”. Solo in un secondo momento è nato l’amore per la poesia; le prime liriche risalgono alla fine degli anni ’90, culminati con la pubblicazione di due raccolte: “La rivincita delle nuvole” e “Alter ego” (Ed. Marna). Rimane inattivo per un lungo periodo, dopodiché riprende a scrivere e pubblica la raccolta di racconti brevi: “L’iper lì – viaggio surreale dentro a un centro commerciale”, raccontando con ironia la sua esperienza lavorativa tra le merci di un Ipermercato. Diverse poesie hanno trovato spazio su varie antologie. Pubblica la raccolta “Convergenze” a gennaio 2018 edito da Centro Tipografico Livornese, libro scritto a quattro mani con Barbara Rabita. La sua ricerca poetica si muove spesso al di fuori degli schemi sentimentali canonici, dando la precedenza alle distorsioni della realtà quotidiana, alle contraddizioni del genere umano e a una profonda e onesta (a tratti impietosa) ricerca interiore, rasentando l’invettiva anche nei confronti di se stesso. Con simili tematiche è quasi “costretto” a scrivere di continuo, liriche brevi e schiette, musicali nel ritmo (la musica del resto è sua grande alleata nell’ispirare nuove immagini) e lontane dai compromessi della comune retorica. Una nuova silloge potrebbe vedere la luce entro breve, tra una lettura e l’altra, senza mai attenuare la sua vigilanza sul mondo.

Il poeta Antonio Laneve

Tre poesie inedite di Maria Rosa Oneto

La poetessa Maria Rosa Oneto

CI SONO GIORNI

Ci sono giorni
d’anima e pace.
Respiri lievi
che con l’aria
si confondono,
e rallegrano chi
si sente solo e
piange d’abbandono
abbracciato
ad un cane.
Ci sono giorni
che piovono smeraldi,
ranuncoli di pioggia,
sulla città opulenta..
Porto a spasso
i ricordi della memoria,
tasche farcite di sabbia,
monete di cioccolata,
fasciate in lamine dorate.
Mi segue il vento,
come un Cupido giulivo, scagliando frecce
di un amore malato,
gettato via
per non morire
soffocata!

È AMORE

È amore questa vita
riuscita male.
Torturata,
dispersa tra coltri
di inettitudine.
Cancellata dal calendario con uno sgorbio di matita.
Considerata inutile,
in quanto non sana,
benché il sorriso
restasse aperto
per ogni risata.
È amore
quest’esistenza
inchiodata a radici d’albero imputridite,
in attesa di essere
liberata,
romantica e sensuale
come un tango
argentino.
Una poesia di Prévert,
mentre i ragazzi
“si baciavano in piedi”.
È melodia questa Lirica
scritta per strada,
che tento di leggere
sporgendomi
dal balcone.
È amore questa vita
mal nata che aggroviglia sfumature
di destino ad una cattiva luna,
con la faccia da civetta
e il ghigno di una
iena.
È amore
anche se non so
a chi farne dono.
Per questo ho pianto
e piango ancora!

QUANTO CIELO

Quanto Cielo
ha assorbito
l’Anima mia:
tenuta in vestaglia,
in guanti rossi,
con una collana
di perle a più giri.
Quanto Cielo
ho bevuto di primo
mattino,
intinto nel caffè,
rovesciato sul Quotidiano Regionale,
mischiato alle guerre e alle epidemie di un
mondo allargato.
Quanto Cielo,
ho versato
sul tavolo in cucina,
tra un lavoro a maglia
i mobili da spolverare
e gli abbai di Tommy
che voleva uscire.
Quanto Cielo
ho usurpato la sera
per farne sogni
da posare sul cuscino
e sentire l’anima leggera, ancora incantata del mistero della vita!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice