NOVITÀ EDITORIALI: “SETTANTADUE” di GIUSEPPE LECCARDI (AV Editoria)

Con soddisfazione annuncio l’uscita del mio nuovo libro di poesie “Settantadue” edito da AV Editoria di Antonio Valentino. Come dice il titolo comprende settantadue poesie selezionate fra quelle scritte negli ultimi sette anni. Composizioni che esprimono tutte il mio sentire interiore, pensieri e riflessioni che si basano sulla realtà della vita quotidiana, sull’amore, sull’osservazione della natura e di tutto ciò che ci circonda, oltre agli interrogativi esistenziali che da sempre ci accompagnano ed ai quali è difficile se non impossibile dare una risposta. Spero che queste mie poesie possano trovare nei lettori una buona accoglienza e soprattutto riescano a trasmettere almeno in parte le emozioni che ho provato.

Giuseppe Leccardi

Per l’acquisto rivolgersi direttamente a me ( leccardi.giuseppe@gmail.com )
o al sito dell’Editore:

https://www.aveditoria.it/shop-online-store/.

Note di lettura per il libro di poesia: “ SETTANTADUE”
di Giuseppe Leccardi – Marzo 2018, a cura di Fabiano Braccini.

È sufficiente sfogliare a caso alcune pagine e scorrere qualche brano per rendersi subito conto che “SETTANTADUE” contiene gli ingredienti essenziali e i requisiti imprescindibili per venire annoverato tra i libri di poesia: la Poesia!
Nella stesura di quest’opera, lo scrittore ha costantemente mirato ad arricchire i diversi temi trattati associando alla sua genuina e schietta ispirazione un linguaggio colto ma mai ricercato e notazioni di finissima tensione emotiva che rendono piacevole e avvincente la trama dell’intero volume.
Nella raccolta si parla molto di buoni sentimenti, di progetti; di passato confrontato col presente e di prospettive future: il tutto pervaso da una misurata visione nostalgica che aggiunge tenui colori al tessuto narrativo.
In particolare, quando l’Autore scrive dell’amore raggiunge alti livelli poetici e riesce a trasmettere a chi legge, l’emozione, la gratitudine e l’incontenibile gioia per il dono unico e prezioso ricevuto dalla vita:
“Nevia è il suo nome, dolce come il miele / leggero come un fiocco di neve,/
stupendo come un sogno che s’avvera”. (Diamante, 57)

Altro importante e significativo spazio viene riservato dall’Autore ai propri momenti di meditazione, di introspezione, di solitario ascolto dei silenzi e soprattutto alla percezione (ora ansiosa, ora serena) del fluire del tempo verso arcani, imperscrutabili orizzonti. E mi piace, a tal proposito, concludere la dissertazione citando, in fine, quanto il Poeta ha posto in apertura della sua mirabile opera:
“Vorrei che il tempo si fermasse / a questa soglia d’anni, /
a questa età matura, / a questa luce che promette l’alba.” (Il tempo, 1)

NOTA IN PREMESSA ALLA SILLOGE POETICA “ 72 “ DI GIUSEPPE LECCARDI

Ho piacevolmente ritmato la lettura dei versi di Giuseppe Leccardi sull’endecasillabo, un verso che il poeta sfrutta con felice maestria.
Ma ritorniamo all’excursus esegetico dei suoi versi. Innanzitutto spicca il tema sentimentale paesaggistico: dall’alone del paese natale ( Livraga ) a quello d’elezione ( Lierna ) in un’aurea di nostalgiche memorie. Molto bello e sentito il respiro della Cascina Linterno a cui dedica l’omonima poesia, o l’attualità metropolitana ( Metro Lilla ) e geopolitica ( Terra Madre ).
Ma dove l’autore incide di più è il versante dell’amore in quanto tale: versi sinceri, semplici, appassionati dediti alla Dolce Compagna di una vita che vanta tra l’altro un nome poetico di per sé Nevia ( da Nives o Nivea ). Sensibile e ispirato anche il richiamo ad altri affetti familiari tra genitori ( Radici ) e il figlio Alberto.
Sorprendente, gustosa, spiazzante e gradevole la chiusa epigrammatica di alcuni componimenti ( Gli Occhi di Milano, Lucciole, La Maschera, Donna, Brindisi di Capodanno, ecc. ).
( Michele Francipane )

PREFAZIONE alla Raccolta Poetica dal titolo: “ SETTANTADUE “
di Giuseppe LECCARDI a cura di Rodolfo Vettorello.

Accostarsi a un genere poetico come quello di Giuseppe Leccardi apre immediatamente il cuore, la sua poesia è di un fascino immediato e semplice perché le emozioni sono forti e delicate insieme e vengono comunicate con una tecnica accessibile e accattivante.
La parola è ricca di aggettivazioni di modo che la frase diventa molto esplicativa ed esaustiva perché gli espedienti semantici fanno riferimento a una tradizione colta.
Rare le rime e più frequenti le assonanze per sottolineare la musicalità del testo. Molto frequente il tributo alla indiscutibile perfezione dell’endecasillabo ma senza una sottomissione cieca e acritica a un rigore di maniera perché la discorsività del testo porta non raramente a scivolare in versi ipermetrici, spesso dodecasillabi.
“Luci di un circo di periferia/ sotto il nero tendone della notte.” da “Lucciole”.
“Per quanto il treno corra e sia veloce/ divorando pianure e le colline/ mai potrà raggiungere il confine/ che da te mi separi e mi allontani.” da “Frecciarossa”.
Solo pochi versi per esemplificare l’interesse di Leccardi per i temi della quotidianità, degli affetti e in particolare dell’amore per la donna del cuore e per dare un saggio della perizia metrica e del controllo della musicalità delicata e suadente.

Leccardi esprime una poesia molto riflessiva dove le emozioni anche più forti e impegnative trovano modi di grande tenerezza, spesso di piacevole sapore crepuscolare.
Poeta della mezza luce e della penombra, poeta antiretorico che deve trattenere quasi le proprie emozioni per custodire meglio la propria personale riservatezza.
Gli ambiti poetici sono quelli quasi gozzaniani del proprio intorno familiare. La casa, il paese natale, la città abitata, il lago e le sue atmosfere, le rare fughe nell’irrealtà dei viaggi in terre lontane, tutto è riportato e restituito con i colori delle albe e dei tramonti di casa.
Uomo dai solidi affetti, coinvolge tutto ciò che ama nella sua poesia, Livraga, Lierna e Milano, per non parlare delle persone care, Nevia prima di tutti.
Una raccolta poetica come questa di Leccardi rappresenta un evento letterario di vasto interesse al quale auguriamo il più significativo successo.

NOTA BIOGRAFICA

LECCARDI GIUSEPPE è nato a Livraga (LO) piccolo e vivace centro rurale della “Bassa” lodigiana ma vive a Milano da molti anni. Laureato in Economia e Commercio presso l’università Cattolica di Milano ha lavorato in proprio come libero professionista ed è ora in pensione.

Appassionato di letteratura e poesia, scrive dall’età adolescenziale ma solo da pochi anni ha preso la fatidica decisone di estrarre dal cassetto i suoi scritti ed ha così pubblicato due raccolte di versi con “Il mio libro.it”: “Diario poetico” nel 2010 e “Oltre ogni ragionevole incertezza” nel 2011 nonché alcune plaquette frutto di premi letterari : “Il Silenzio del Tempo”, “Fiori di Zucca” e “Filo di Nebbia”.

Nel 2013 ha fondato il Gruppo “Poesia sull’aia in Cascina Linterno”, nell’antica cascina che la tradizione indica come dimora agreste di Francesco Petrarca ed è Vicepresidente dell’Associazione “Amici Cascina Linterno”.

Ha partecipato e vinto diversi concorsi di poesia oltre a numerosi riconoscimenti.

Attualmente frequenta i gruppi: “Ogginpoesia”, “Poeti al Ponte delle Gabelle”, “Verseggiando sotto gli astri di Milano” e “Cesare Frigerio – Amici delle Parole”.

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“KA_R_MASUTRA” di IZABELLA TERESA KOSTKA

Carissimo Lettore,
ho il piacere di informarTi che durante il Salone Internazionale del libro a Torino 2018 è uscito ufficialmente il mio nuovo libro “KA_R_MASUTRA” edito dalla Casa Editrice Kimerik. Possiamo definirlo come un traguardo quasi biblico dal peccato primordiale alla fine dei tempi, dall’ardore fisico alla riflessione spirituale e, infine, dalla visione intimistica dell’essere donna al destino dell’umanità intera. Nell’anno 2017, come ancora inedita, la silloge “KA_R_MASUTRA” è stata vincitrice del Premio Speciale della Critica al Concorso Internazionale Annaeus Seneca a Bari (Università degli studi Aldo Moro, Ass. L’oceano nell’Anima) e premiata al V Concorso Internazionale “I colori dell’anima” a Sanremo (Ass. Mondo Fluttuante). Ora, pubblicata nella sua versione integrale, è stata arricchita con “18 gridi d’amore”: 18 tuoni della tempesta che concludono tutta la raccolta poetica.

● Tratto dalla prefazione a cura del critico letterario e poetessa Lucia Bonanni:
(…) “KA_R_MASUTRA ” dal desio al karma, dal desiderio alla quiete, è il filo logico da seguire per una lettura consona di questa raccolta poetica dove l’Autrice, facendo uso di un linguaggio aulico ed essenziale, con immagini coerenti esprime la visione della propria femminilità e del suo essere Donna. L’intera silloge è un viaggio all’interno del sé, un percorso odisseico in cui l’Autrice non si avvale del potere della frode e dell’inganno per cercare il seme di quella spiritualità già in nuce all’atto del concepimento e neppure tenta di assaggiare il frutto dell’oblio per dimenticare gli intralci del tempo, ma nel suo viaggio verso Itaca ascolta il canto delle sirene, legata all’albero maestro dell’etica morale e della consapevolezza di essere persona di spiccata sensibilità e partecipazione emotiva, sempre condivisa con elementi di arte e vera umanità (…)
Attraverso una sintassi poetica agile, fluida e sempre trasparente, campi semantici accessibili ed un lessico mai esoso ed impacciato, la poetessa conduce il lettore su un tracciato labirintico dove il filo di Arianna è rappresentato da quella circolarità temporale in cui fine ed inizio coincidono con la figura archetipica delluroboro anche per quanto concerne la simbologia del passaggio dalla morte alla rigenerazione (…)

Lucia Bonanni

BREVE BIOGRAFIA DELL’AUTRICE
KOSTKA IZABELLA TERESA nata a Poznań (Polonia), dall’anno 2001 residente a Milano. È laureata in pianoforte, è scrittrice e poetessa, docente di pianoforte, giornalista freelance, traduttrice, organizzatrice e presentatrice di eventi culturali. Ideatrice e coordinatrice del programma ciclico itinerante “Verseggiando sotto gli astri di Milano “, ideatrice e co – fondatrice del Gruppo per la diffusione della cultura e dell’arte “Valchiria”, capo – redattrice e fondatrice del blog culturale “VERSO – spazio letterario indipendente”. Ha ottenuto numerosi prestigiosi premi nazionali e internazionali tra cui importanti riconoscimenti per l’attività artistica e letteraria svolta (di recente il Premio di Eccellenza The Writer’s Capital International Foundation, 2017). Ha pubblicato dieci libri di poesie, le sue opere sono presenti su molte antologie tra cui “Novecento non più. Verso il Realismo Terminale” con lettera di Guido Oldani, “Il segreto delle fragole” LietoColle, le sue pubblicazioni compaiono su diversi siti e su numerose riviste letterarie (Euterpe, Bibbia d’asfalto, La presenza di Èrato, Poetry dream di A. Spagnuolo, Liburni – Arte e cultura, Words Social Forum, Partecipiamo.it, Letteratura al femminile, Nova). Curatrice di diverse antologie benefiche, impegnata nel sociale.

● Il libro “KA_R_MASUTRA” può essere acquistato:

1) online con una e-mail a: info@kimerik.it
2) puoi prenotarlo telefonando al n° telefonico 094121503
3) puoi acquistarlo on line sul sito della Casa Editrice: https://www.kimerik.it/SchedaProdotto.asp?Id=3031
Fra 30 giorni potrà essere ordinato nelle librerie del circuito Kimerik
http://www.kimerik.it/Distribuzione.asp

● DETTAGLI:
Karmasutra
di Izabella Teresa Kostka
ISBN: 978-88-9375-668-6
Editore: Kimerik
Formato: Rilegato
Genere: Poesie
Collana: Karme
Anno: 2018
Pagine: 66

● LINK COLLEGATI:

https://izabellateresakostkapoesie.wordpress.com/2018/05/15/ka_r_masutra-kimerik-edizioni-da-oggi-inizia-la-distribuzione-nelle-librerie/?preview=true

A tutti un caro saluto e auguro una buona lettura.

Izabella Teresa Kostka

INTERVISTA A DOMINIKA ZAMARA: CANTANTE LIRICA, SOPRANO DI FAMA INTERNAZIONALE a cura di Izabella Teresa Kostka

Foto by MigaFka

INTERVISTA A DOMINIKA ZAMARA: CANTANTE LIRICA, SOPRANO DI FAMA INTERNAZIONALE a cura di Izabella Teresa Kostka.

Sono profondamente commossa di ospitare sulle pagine del blog culturale “VERSO – spazio letterario indipendente” una mia talentuosa connazionale, il soprano di fama internazionale DOMINIKA ZAMARA.

1. I.T.K.: Benvenuta carissima Dominika. Innanzitutto vorrei ringraziarTi per aver trovato del tempo per questa intervista. Seguo con attenzione la tua brillante carriera, che sicuramente ti lascia ben poco tempo per altri impegni. Come sappiamo sei nata in Polonia. Quali sono i tuoi ricordi dell’infanzia? Come hai scoperto la passione per la musica e quando hai abbracciato il canto lirico? Fin dall’inizio desideravi una carriera artistica oppure, da fanciulla, avevi dei sogni diversi?

D.Z.: Grazie carissima Izabella è un piacere per me. Sì, gli impegni sono tantissimi ma il tempo per una chiacchierata lo si trova sempre. Ricordo che quand’ero piccola viveva con noi mio nonno che era organista in chiesa, fu lui a trasmettermi l’amore per la musica, a casa mia si è sempre ascoltata molta musica classica, le grandi voci del passato, ne ero affascinata ed è in tenera età che ho capito, che il canto sarebbe stato il destino e da allora che ho dedicato tutta la mia vita alla musica, i miei anni di studio nelle diverse scuole di musica sino ad arrivare alla laurea.

2. I.T.K.: Nell’anno 2007 hai conseguito la laurea con il massimo dei voti presso lUniversità di Musica di Wrocław (PL), vincendo, però, già un anno prima una borsa di Studio al Conservatorio Statale di Verona. Hai avuto una straordinaria formazione professionale internazionale ma, come sottolinei tu stessa, sei cresciuta artisticamente in Italia. Quali sono le differenze, se esistono, tra l’istruzione nel campo lirico tra i due Paesi? Arrivando in Italia ti sei sentita subito ben accolta e a tuo agio oppure hai sofferto un po’ di nostalgia? Qual è la lingua che senti più tua, quella polacca oppure quella italiana?

D.Z.: Vivere in Italia mi ha dato il modo di studiare il Bel Canto , il sistema di studio in Polonia è di gran lunga più severo, più intenso, più completo, ma per quanto riguarda la tecnica di canto è migliore l’Italia, poi ho approfondito lo studio del canto fuori dal Conservatorio, ho avuto la fortuna di poter studiare con grandi Maestri (tra i quali Enrico De Mori, Daniele Anselmi) a cui sarò grata per sempre. Ambientarmi in Italia non è stato difficile, la lingua l’avevo studiata per il canto, poi vivendo qui l’ho parlata ogni giorno così ho affinato la conoscenza, poi tra la Polonia e l’Italia ci sono stati molti scambi culturali sin dal passato ed in un certo senso lo sento un legame tra i due paesi; come lingua direi che, ormai, le sento entrambe mie.

3. I.T.K.: Sei definita dai media come un “Sensazionale Soprano Europeo”, hai all’attivo numerosi importanti premi internazionali e ti sei esibita in vari prestigiosi teatri di Europa, USA, Messico, Cina e Corea del Sud. Sei amatissima dal pubblico e dai mass-media per il tuo indiscutibile talento e, di questo sono sicura, anche per per il tuo fascino e bellezza. Credi che la Tua Angelica presenza scenica ti abbia aiutato nella carriera oppure, come spesso capita, hai avuto qualche “incomprensione” combattendo per essere giudicata e apprezzata soprattutto per le tue doti professionali, voce e talento, piuttosto che per il tuo aspetto fisico? Ultimamente si parla spesso delle “proposte indecenti” fatte alle giovani e promettenti artiste. La grande Maria Callas disse: ” … Sono una donna e una seria artista e gradirei essere giudicata per quello…”

D.Z.: La più importante è voce e la tecnica e preferisco essere giudicata per il talento e la professionalità, in alcuni casi mi è capitato di venire giudicata in base al mio aspetto piuttosto che per il mio lato professionale, è la cosa mi ha di gran lunga svantaggiata, ci sono state anche persone che pensano che io abbia fatto carriera solo per il mio aspetto, non c’è nulla di più sbagliato, la mia carriera è basata sulla mia preparazione: il grande studio che c’è dietro ad ogni produzione e tutto quello che ho dedicato, le rinunce, i sacrifici per arrivare a questo punto e non di certo l’aspetto. Sono completamente d’accordo con la grande Callas, sono un’artista prima di tutto.

4. I.T.K.: La tua carriera sta procedendo verso mete irraggiungibili per i comuni mortali. Sei sempre in viaggio tra i vari continenti e le culture contrastanti, incontrando persone di nazionalità e personalità diversa: quale importanza hanno per te i rapporti interpersonali, il valore della famiglia, dell’amicia e, infine, dei sentimenti? Dicono che per una donna l’amore abbia ruolo fondamentale nella vita. Come trovi equilibrio tra tutti gli aspetti della Tua vita, tra il tuo essere “un’artista in carriera” e quello di essere “una donna comune”?

D.Z.: Amo viaggiare, ogni tanto sono in tour per così tanto tempo che penso: “non vedo l’ora di tornare a casa” e quando sono a casa penso: “non vedo l’ora di ripartire”. Dentro di me sono molto Cosmopolita, mi piace il contatto con varie culture, conoscere usi e costumi di altre parti del mondo, questo è sempre un arricchimento. La mia famiglia e le amicizie hanno un ruolo importante. Quando sono via per molto tempo il fatto di sapere che c’è sempre qualcuno con cui potrò parlare liberamente, che può capirmi ed ascoltarmi, per me è prezioso, così come sapere che per quanto sia zingara, da qualche parte c’è un posto chiamato casa. Diciamo che il mio unico amore, la mia unica ragione di vita è la musica, veramente ho sacrificato tutto per questo.

5. I.T.K.: Citando ancora la divina Callas che disse: “Non ho bisogno dei soldi. Lavoro per l’arte. vorrei sapere quale sia la cosa più importante per Te: la realizzazione personale, la gratificazione economica oppure l’ammirazione e la devozione del pubblico?

D.Z.: La prima cosa che cerco è la gratificazione personale che arriva attraverso l’ammirazione e la soddisfazione del pubblico, diciamo che queste cose corrono parallele, poi essendo questa la mia unica professione anche il lato economico ha il suo peso.

6. I.T.K.: Tornando alla tua scintillante carriera artistica, qual è il repertorio lirico nel quale ti senti perfettamente a tuo agio e, al contrario, qual è quello meno familiare e difficoltoso per te? In particolare, cantare in lingua italiana ti stressa e aumenta la tensione da palcoscenico?

D.Z.: Uno dei miei ruoli preferiti è il ruolo di Mimi nella Boheme di Puccini, fu l’opera con la quale debuttai. Diciamo che con ogni repertorio con cui mi confronto do il massimo di me stessa ed alla fine tutti i repertori con cui mi sono cimentata sin ora mi sono sempre diventati familiari. Oltre all’opera ho cantato molto repertorio sacro e lieder, anzi, colgo l’occasione per dirti che a breve uscirà il mio nuovo cd dedicato al ciclo completo dei lieder di F. Chopin, delle piccole perle per la voce e pianoforte.

7. I.T.K.: Credi nella rivincita della cultura e dell’arte lirica nel nostro mondo superficiale e materiale? Come sappiamo questo settore è, a torto, poco considerato sia dai governi, sia dall’economia, sia dall’istruzione scolastica. Quale messaggio può trasmettere l’arte classica alle nuove generazioni, quelle che vivono solo di tecnologia?

D.Z.: Credo molto nella rivincita di quest’arte, parlando di musica seria, anche se adesso un po’ di nicchia è trascurata dai governi. Non c’è mai stato un vero declino, le persone che amano questo genere di musica ci sono e vedo molti giovani avvicinarsi allo studio di questa nobile arte. Ti racconto un aneddoto: una volta fecci il Barbiere di Siviglia di Rossini e, la cosa strana, c’erano le persone che lo cantavano, 400 pagine di libretto le sapevano a memoria.

8. I.T.K.: Se non fossi diventata una cantante lirica di successo, quale direzione professionale avresti seguito? Avresti cercato di rimanere sempre in campo artistico oppure avresti fatto altre scelte? Quali sono i tuoi prossimi obiettivi da raggiungere?

D.Z.: Se non fossi una cantante non sarei neanche in grado di pensarlo, ma forse mi sarei data ad un’ altra mia passione: la filosofia o alla politica ah ah!

I.T.K.: Carissima Dominika, è stato un immenso piacere parlare con Te. Sono certa che questa esaustiva conversazione stimolerà ancora di più la voglia di conoscere e di sentire dal vivo la tua celestiale voce. Tutto questo sarà possibile il 7 aprile 2018 presso il Salone Enrico Musa dell’Associazione Carducci, ove si svolgerà lo straordinario RECITAL LIRICO in cui eseguirai, insieme al baritono GASTONE DI PAOLA e al pianista Andrea Musso, numerosi brani tratti da un vasto repertorio lirico. RingraziandoTi per la disponibilità, ti auguro di raggiungere qualunque meta tu ambisca e di realizzare tutti i tuoi progetti, anche quelli più segreti. A presto!

Intervista al soprano Dominika Zamara a cura di Izabella Teresa Kostka, rilasciata per il blog “VERSO – spazio letterario indipendente” e per la rubrica giornalistica “Dieci passi con…” su WordPress.
Milano, 2018
Tutti i diritti riservati

● NOTA BIOGRAFICA

Il soprano Dominika Zamara, artista di origine polacca cresciuta artisticamente in Italia, definita dai media un “Sensazionale Soprano Europeo”. Nel 2006 vince una borsa di Studio al Conservatorio Statale di Verona. Nel 2007 si laurea con il massimo dei voti presso l’Università di Musica di Wrocław (PL). Durante la sua carriera si è esibita in gran parte d’Europa, USA, Messico, Cina ed in Corea del Sud, in teatri, sale da concerto, Festival Internazionali con opere, concerti da camera, concerti sacri e contemporanei. È stata insignita di numerosi premi e menzioni tra cui il premio ZŁOTE SOWY oscar europeo nella categoria Musica Classica, Premio A.N.L.A.I 2014, Premio internazionale Padre Pio, 2017 Premio Polacco dell’Anno nella categoria Musica Classica, Premio Ambasciatore della Cultura Polacca ed Italiana nel Mondo. Ricopre la carica di Vice Presidente Onorario dell’ Associazione “Acceptus Mundi Onlus”. Degne di nota sono le esibizioni alla Mostra del Cinema e La Biennale di Venezia, al Teatro Olimpico di Vicenza nel ruolo di Dori nell’Opera “Un Tramonto” di G. Coronaro in prima mondiale assoluta, il debutto al Lincoln Center di New York presso il Metropolitan Opera con un’ orchestra di 130 elementi. Al Teatro Verdi di Padova nell’opera contemporanea La Serva di Padova (opera contemporanea scritta da Vincenzo Faggiano), in Messico ha cantato nella più importante sala da concerti dell’America Latina, la “Manuel M. Ponce Hall” e a Roma nella Sala Accademica del Pontificio Istituto di Musica Sacra. Nel 2015 ha cantato presso l’Ambasciata Polacca di Roma alla presenza del Presidente della Repubblica Polacca Andrzej Duda. Il 2016 vede il suo debutto con un tour in Corea del Sud. A Cracovia si è esibita durante la Giornata Mondiale della Gioventù con la presenza del Papa. Nel 2017 a Chicago ha Cantato l’oratorio Creation di J. Haydn diretta dal M° Glenn Block, a New York ha cantato nell’opera contemporanea “La Serva di Padova” scritta dal Dott. Faggiano musiche del M° Robert W. Butts al National Opera Center di New York. Festival di Musica Sacra in Francia, CICA Festival (U.S.A.), Festival Assisi Suono Sacro, Cracovia Sacra Polonia, Royal Azalea Blossom Festival Finale Concert Corea del Sud, 1° Biennale Arte Dolomiti, Festival Asisa de Música de Villaviciosa de Odón Spagna. Alion Baltic Music Festival in Estonia.
Ha registrato tre dischi, DREAMS nel 2009 e LIFE nel 2012 prodotto dalla EDIT MUSIC ITALY, nel 2015 IVAN
PADOVEC, Works for Guitar and Soprano prodotto dalla Sheva Collection e nel 2014 IL CONCERTO dvd prodotto da CREMOA 1 TV.

INRERVISTA A TANIA SCAVOLINI a cura di IZABELLA TERESA KOSTKA

INTERVISTA A TANIA SCAVOLINI a cura di Izabella Teresa Kostka

1. I.T.K.: Carissima Tania, è un piacere ospitarTi sulle pagine del VERSO – SPAZIO LETTERARIO INDIPENDENTE.
Sei un’ artista poliedrica ed eclettica, ti trovi a tuo agio sia generando intensi e scaltri versi poetici, sia dipingendo o disegnando con successo. Qual è il significato dell’arte per Te? Ti senti realizzata oppure sei alla ricerca infinita di un impeccabile e personalizzato linguaggio artistico?

T.S.: Cara Izabella è un grande piacere anche per me essere ospitata sulle pagine del “Verso” e ti ringrazio dell’intervista. Sono effettivamente una persona poliedrica, con tanti interessi in diverse forme artistiche. In qualità di artista, sento di poter offrire il mio contributo con il personale bagaglio di esperienza nella poesia e nella pittura, ma sono anche un’amante, come semplice spettatrice, di altre forme artistiche quali la scultura, la fotografia, il cinema, la musica e il teatro. L’arte secondo me è l’espressione massima dell’Io dell’artista, che può estrinsecare la sua interiorità o anche ciò che la sua personale lente può osservare del mondo circostante portandola, attraverso la sua espressività, ad essere oggetto di fruizione a vantaggio di tutti. L’arte in questo modo diventa universale.
Sono sempre in continua ricerca per soddisfare un’esigenza personale di miglioramento dello stile per quanto riguarda la poesia, e delle tecniche pittoriche per quanto riguarda la pittura. In poesia, l’esigenza di creare un buon livello stilistico mi rende soddisfatta, ma ritengo non sia sufficiente. Dico spesso che la poesia non è un’equazione matematica il cui risultato è il componimento perfetto, dico anzi che deve piacere, toccando determinate corde empatiche. Questo succede solo quando i versi sono veicolo di trasmissione di stati d’animo emozionali che viaggiano fino al cuore del lettore. Quando ciò accade mi sento veramente realizzata.

2. I.T.K.: Come poetessa hai pubblicato su numerose importanti antologie collettive e su tue individuali raccolte monografiche, attingendo l’ispirazione ad un mosaico di variopinta tematica. Ultimamente è uscito il tuo nuovo libro di poesie dedicato integralmente all’impegno sociale. Come mai questa scelta? Parlaci della tua ultima opera.

T.S.: Ho sempre creduto nell’idea di questo libro dal titolo “Urla dal silenzio”. Un’intuizione già accarezzata molti anni fa e finalmente realizzata tramite la ricerca di temi sociali a cui volevo porre un accento di rilievo, raccogliendo sia poesie già scritte nel corso degli anni, sia poesie inedite. È la mia quinta raccolta, la seconda pubblicata dalla CTL Editore Livorno, e l’esigenza di scrivere un libro di poesie interamente a sfondo sociale è stata avvertita per assolvere un preciso dovere d’impegno civile. Poesia di denuncia quindi che ritengo possa scuotere le coscienze spesso intorpidite dall’indifferenza in cui i versi si trasformano in ponte immaginario tra le realtà più disagiate, emarginate, abusate e la cosiddetta società civile. Il titolo è nato spontaneamente pensando alle urla degli oppressi che subiscono gravi soprusi, che si levano inascoltate contro il silenzio dell’indifferenza della società. La cover è stata disegnata da me ed elaborata poi fotograficamente e ritrae una giovane madre migrante col suo figlioletto in braccio, avvolti in una coperta appena sbarcati da un barcone. La raccolta è dedicata a Zihindula, la bambina congolese ora adolescente che ho adottato a distanza e che considero fortunata rispetto a tante sue conterranee, e che rappresenta un messaggio di speranza affinché tante situazioni di conflitto e disagio, di emarginazione e abusi, di violenza e di violazione dei diritti umani, possano un giorno non lontano migliorare, anche grazie alla sensibilizzazione, se non di tutta, di una parte dell’umanità.
Le dieci tematiche sono: disabilità e diversità, emarginazione, problemi legati al mondo del lavoro, migranti, abusi sui bambini, violenza contro la donna e femminicidio, mutamenti ambientali, disagi legati alla vecchiaia, terrorismo e guerra.
“Urla dal silenzio” è anche una raccolta di brevi racconti che introducono ai vari temi e sono per lo più tutti inediti. Sono da considerarsi come una porta che si apre su una stanza oscura che ci fa orrore e paura, ma che bisogna aprire per prenderne coscienza e conoscenza.
In ultimo, vorrei sottolineare che la prefazione attenta ed incisiva è stata sapientemente scritta dalla critica letteraria Marzia Carocci, persona che stimo enormemente, di estrema sensibilità e acutezza di analisi e che colgo l’occasione di ringraziare per aver compreso immediatamente quale fosse il mio messaggio e il mio intento.

3. I.T.K.: George Bernard Shaw disse: “Il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio ma l’indifferenza: questa è l’essenza della mancanza di umanità.” Sei d’accordo con questa affermazione? Secondo te la poesia e la scrittura di carattere sociale riusciranno a frantumare il muro dell’odio, sofferenza e disuguaglianza che ci circondano oppure, come spesso accade, rimarranno soltanto sugli scaffali delle librerie senza giungere al cuore dei lettori? Credi che questa tematica poco commerciale possa attirare l’attenzione delle masse?

T.S.: Sono assolutamente d’accordo con l’affermazione di Shaw a cui aggiungerei anche quella di Gramsci: “Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.”
Non so se la poesia e la scrittura a sfondo sociale riusciranno a frantumare il muro dell’indifferenza, e quindi scuotere coscienze prive di umanità, ma certamente nutro questa speranza. La tematica sociale è poco commerciale, non sufficientemente pubblicizzata, non se ne esalta il suo valore intrinseco e se anche venduti questi libri rischiano davvero di fare solo bella presenza nelle librerie, ma confido nei pochi che invece ancora non solo leggono questi libri ma ci riflettono sopra, ne fanno argomento di discussione, divulgandone i concetti di fondo e sensibilizzando anche altri possibili lettori. Una specie di catena umana che possa via via attirare sempre più persone.

4. I.T.K.: Sei un’artista a 360°, secondo Te qual è il futuro dell’arte nel nostro mondo sempre più ostile e meccanizzato? La supremazia dell’AVERE E APPARIRE sull’ ESSERE E SENTIRE lascia ancora qualche spazio alla sensibilità e fragilità dell’essere umano?

T.S.: Io credo che la storia sia composta di cicli e che in questo momento sicuramente l’arte è relegata ad un ruolo marginale e spesso di nicchia. Così non era molti anni fa e ciò si poteva riscontrare in tutte le arti, dalla pittura, alla poesia alla drammaturgia ecc. ecc. Un impoverimento culturale complessivo a cui non possiamo che assistere impotenti, continuando però a coltivare e a promuovere iniziative tese ad un risveglio della cultura in generale. Certo, il passaggio dall’essere, che ha contraddistinto le epoche precedenti, all’avere e apparire dei tempi attuali, complica la penetrazione dei valori espressi nell’arte. Tuttavia non sono affatto pessimista ed anzi, proprio la mia incessante ricerca di emozioni in forma poetica e talvolta in forma pittorica, mi spinge a sperare in un nuovo rinascimento dell’interesse per l’arte in generale, che saprà unire le forme tradizionali a quelle più innovative. Avremo bisogno in sintesi di uscire da meccanismi di puro business ed entrare in una fase nella quale si faccia cultura senza sottostare alle logiche di mercato, o peggio di speculazione che sviliscono l’artista vero e che a volte promuovono la mediocrità.

5. I.T.K.: In Italia si legge sempre di meno eppure… gli scrittori e gli aspiranti poeti sbocciano su internet come le margherite in primavera. Secondo Te è soltanto la corsa per un facile apprezzamento (like) oppure la voglia di ritrovare il perduto valore della letteratura? Al popolo mancano le emozioni oppure abbiamo a che fare con il fenomeno dei “contemporanei Narcisi”?

T.S.: È vero Izabella, si legge sempre meno e questo è un peccato. Il fluire veloce del tempo a volte è nemico della lettura in pieno relax, ma oltre a questo c’è anche da parte di tanti, una disaffezione alla lettura per l’assenza di questo desiderio. Nonostante ciò prolificano sui social e su piattaforme dedicate, aspiranti scrittori che sembrano avere un certo seguito, forse perché la lettura è veloce e raggiunge proprio tutti facilmente. Per quanto riguarda la nascita sorprendente di un gran numero di scrittori, credo sia un fenomeno dei tempi attuali in cui sono tanti a scrivere, ma pochi in modo apprezzabile. Diceva la grande Alda Merini, la casa della poesia non avrà mai porte e nel web c’è posto per tutti davvero, ma non nel senso che intendeva la Merini. E molto diffuso il concetto dell’apparire piuttosto che del sentire ed essere, quindi subentra un certo narcisismo e una conseguente corsa agli apprezzamenti (like) che sicuramente non porta al miglioramento delle proprie attitudini o capacità, ma piuttosto al solo esibizionismo. Di contro apprezzo e stimo tanti poeti e scrittori, di cui leggo i componimenti in versi o narrativi, con cui mi congratulo spesso sinceramente perché hanno indiscusse qualità letterarie. Non a caso sono scrittori che conservano una certa semplicità e dignità nel proporsi sul web.

6. I.T.K.: Qual è la differenza tra “TANIA – DONNA” e “TANIA – SCRITTRICE”? Secondo Te il fatto di “essere femmina” influenza il modo di scrivere e di percepire il Mondo?

T.S.: La differenza tra la Tania-donna e la Tania-scrittrice in fondo credo non ci sia. Il mio approccio col mondo, con la società è lo stesso sia come donna che come scrittrice. I miei scritti sono spesso la prosecuzione delle mie riflessioni. Il mio carattere di donna, che si batte contro le ingiustizie sociali, trapela prepotente dai miei scritti, il mio rispetto per altrui religioni, etnie, ecc. lo si può individuare facilmente nelle poesie a sfondo sociale. Come anche l’impotenza, la frustrazione a volte per non riuscire a vedere nella società attuale cambiamenti significativi. Anche per le poesie più intimiste che mettono a nudo l’animo, si può rintracciare ciò che sono io: un misto di fragilità e forza insieme, sia per poesie con riferimenti auto-biografici che per altre in cui riesco ad immedesimarmi in persone che conosco appena, ma che suscitano l’ispirazione. Certamente gli eventi dolorosi e difficili della vita che tutti attraversano in un modo o nell’altro, lasciano una traccia indelebile che può rafforzare o indebolire.
In me ci sono ambedue i fattori, dando vita a operazioni di sottrazione o addizione interiore a seconda del momento, della situazione e condizione d’animo, a seconda del grado di sofferenza. Sicuramente il sostegno dell’amore della mia famiglia, come anche l’amore che nutro per la vita stessa e per le persone per me importanti, mi permette di reagire in ogni caso, e la scrittura ne è una rappresentazione diretta. Il fatto di essere donna, mi permette di esplorare a 360° l’animo umano, sfruttando quel sesto senso tipico di noi appartenenti al sesso femminile. Ritengo infatti che le donne abbiano una percezione più ampia e maggiormente sensibile rispetto agli uomini della visione della realtà e della vita stessa. Fatte le debite eccezioni ovviamente per uomini che riescono a captare le medesime sollecitazioni, rispondendo alle stesse, seppur con modalità diverse, ma con uguale sensibilità.

7. I.T.K.: Sei sicuramente una poetessa di grande spessore, ti senti già realizzata oppure, come tanti artisti del passato, sei “tarlata” dai dubbi, dalle paure e dalle insicurezze personali? Come vorresti che fosse vista dai posteri la Tua poesia? Che cosa desidereresti trasmettere alle prossime generazioni?

T.S.: Con il mio ultimo libro di poesia sociale ho realizzato un altro obiettivo, ma come anche tu sai bene per essere anche tu scrittrice di talento, non si smette mai di ideare e voler vedere realizzati altri progetti. Quindi a breve riprenderò a riflettere su quale potrebbe essere il mio prossimo lavoro, non perché non sia soddisfatta di ciò che ho creato finora, ma perchè ritengo che l’artista debba continuare a cercare nuovi stimoli e nuovi traguardi, in qualsiasi modo e a qualunque età. Ammiro tantissimo gli artisti che pur molto anziani proseguono nel produrre opere, perché si sentono ancora di poter offrire qualcosa al mondo. Senza nessuna velleità di fama, vorrei che la mia poesia fosse vista dai posteri come poliedrica come sono io, malinconica, potente, profonda, diretta e senza orpelli come un pugno al centro dello stomaco, languida come lacrime che inumidiscono gli occhi, graffiante come i brividi di forti emozioni sulla pelle. Uno dei desideri più grandi che vorrei trasmettere ma non necessariamente per le mie poesie, è quello che le prossime generazioni imparino ad amare la Poesia in generale e che, una volta amata, non ne facciano mai a meno. Saranno persone non solo più ricche di sentimento, ma anche di compassione e di sensibilità, che a mio giudizio sono pregi incommensurabili.

I.T.K.: Carissima Tania,
Ti ringrazio per questa interessante conversazione che sicuramente ha emozionato tantissimo i nostri lettori. Ti auguro un meritato successo, tanta ispirazione artistica e soddisfazione personale. Che la Poesia sia con noi e… alla prossima volta!

T.S.: Carissima Izabella, è stato piacevolissimo discorrere con te, di così interessanti argomenti.
Grazie per la bella intervista e per gli auguri.
Un saluto a tutti quelli che ci leggeranno, e a presto.
Tania

L’intervista rilasciata da Tania Scavolini per il blog culturale “VERSO – spazio letterario indipendente” a cura di Izabella Teresa Kostka

18.02.2018

Tutti i diritti riservati

● TANIA SCAVOLINI RECITA ALCUNE SUE POESIE TRATTE DAL LIBRO “URLA DAL SILENZIO”

Per ascoltare seguite il link allegato:

https://m.youtube.com/watch?feature=youtu.be&v=Wur0hS7Uk5U

● NOTA BIOGRAFICA DELL’ARTISTA

Tania Scavolini è nata a Roma il 10 ottobre 1959. Le sue passioni fin da bambina sono la pittura e la scrittura. Dal 2009 al 2012 ha collaborato come redattrice presso un sito di poesia. È risultata in diversi concorsi finalista, (50° Marcelli a Senigallia, Quelli che a Monteverde-Roma, Premio di Poesia Circolare -Barcellona Pozzo di Gotto, Donne sulle tracce di Eva-Roma, concorso In Vita) in altri ha riportato menzioni d’onore e targhe per le sue poesie e sillogi. Ultimi riconoscimenti sono nel 2016 Premio speciale per la musicalità del verso al Concorso Letterario Naz.le “Una perla per l’oceano”, nel 2017 Premio Speciale del Presidente di Giuria del 2°Premio Libri Editi Poesia e Narrativa Antonia Pozzi TraccePerLaMeta per il libro “Riflessi in volo” ed. CTL Livorno. Molte sue liriche sono in antologie edite da Ed. Creativa, Ursini Edizioni, TraccePerLaMeta Ed., Poetikanten Ed. Con la silloge “Ali di lieve battito” è stata inserita nell’Antologia “ Melancholy Collection” ed. da Rupe Mutevole presentata alla Fiera del libro di Francoforte 2015. Nel 2016 sue poesie sono state pubblicate su riviste on-line, tra cui la rivista letteraria del sito http://www.larecherche.it., la Liburni Arte e poesia e la rivista Euterpe. Altri prestigiosi inserimenti sono quelli di sue opere nelle Antologie Proustiane a cura del sito http://www.LaRecherche.it. anno 2016 e 2017. E’ stata nel 2017 giurata del concorso di poesia Amoroma-club amici Escluso Mortimer. Ha pubblicato finora cinque libri di poesie: 2010 “Squarci di cielo”, 2011 “Mare e Terra”, 2012“Diario di un’assenza”, 2016 “Riflessi in volo”, 2017 “Urla dal silenzio” editi entrambi da CTL Editore Livorno.

GOSSIP LETTERARIO: I GRANDI AMORI FRA SCRITTORI – BORIS PASTERNAK E OLGA IVINSKAJA by LINA LURASCHI 

GOSSIP LETTERARIO: i grandi amori fra scrittori – per GIRAMONDO CULTURALE 

BORIS PASTERNAK E OLGA IVINSKAJA si incontrarono nel 1946 nella redazione della rivista letteraria dove lei era redattrice e il loro amore continuò a crescere a caro prezzo per lei.

 Nel 1949 Olga fu arrestata e portata in gulag. Per settimane fu torturata: volevano convincerla a firmare una “confessione” nella quale avrebbe dovuto dichiarare che Pasternak stava scrivendo un romanzo antisovietico, ma lei resistette. Dopo tre anni di carcere venne liberata dalla prigionia e trasferitasi vivino alla residenza di Boris. Quando, tre anni dopo, fu liberata dalla prigionia, si trasferì in una casetta vicino alla residenza di Boris e i due continuarono a vivere un amore “clandestino” fino alla morte di lui, avvenuta nel 1960. Nello stesso anno, però, fu arrestata e condannata, per la seconda volta, a quattro anni di lavori forzati, con l’accusa di aver partecipato alla stesura del romanzo incriminato. Olga continuò ad essere legata a Pasternak fino alla fine dei suoi giorni.

 Il cuore di Pasternak non regge alle perfidie dei suoi persecutori, provocate dallo “scandalo Zivago” esploso due anni prima. Nell’ottobre del 1958 l’ hanno costretto a rifiutare il premio Nobel, pena l’esilio. È considerato un Giuda, cacciato dall’Unione degli scrittori, insultato dai suoi colleghi. «È peggiore d’un maiale», arringa Vladimir Semichastni, capo della Gioventù comunista. Non sono da meno i poeti di regime. Sul finire del’59 Pasternak si mostra prostrato, nel fisico e nell’umore. Ha anche pensato al suicidio, con delle pastiglie e non si fida quasi di nessuno, neppure della moglie Zinaida, che pure cerca di proteggerlo attraverso le sue relazioni con Kruscev.

 Dopo la pubblicazione del  Dottor Zivago (1957), Olga è stata inviata nuovamente nel 1960 per quattro anni nel Gulag  per “traffico di valute”, un modo per punirla per aver permesso la pubblicazione del  Dottor Zivago all’estero.

 Il Kgb lo tiene sotto stretta sorveglianza, una microspia viene ritrovata nella casetta di Olga a Peredelkino. Dolce ed energica Ivìnskaja: è l’unico riparo, l’amore a cui aggrapparsi. Lo scrittore teme come il fuoco la visita dell’editore italiano Feltrinelli e lo supplica :  «Voi non immaginate quali dolorose conseguenze, incredibilmente umilianti e pericolose, potrà avere una vostra visita e la vostra partenza». È il 18 novembre del 1959, Feltrinelli rinuncia al viaggio a Mosca. Sei mesi più tardi, il 30 maggio del 1960, Pasternak muore tra lancinanti dolori al petto: gli è stato diagnostico un cancro al polmone, già metastatizzato. Lo scrittore aveva esplicitamente chiesto che la sua salma fosse sottratta alle autorità sovietiche. Non viene accontentato. Il funerale si svolge il 2 giugno a Peredelkino: partecipano centinaia di persone, molti gli agenti del Kgb. 

  «Il premio Nobel a Pasternak, attribuitogli con evidenti intenzioni politiche, ha avuto come primo risultato quello di risvegliare le tendenze peggiori della società culturale del suo paese». In altre parole, la responsabilità della feroce campagna contro lo scrittore è da attribuirsi innanzitutto ai saggi di Stoccolma, secondo lo scrittore italiano Italo Calvino.

Olga morì a 85 anni, nel 1995.  Olga Ivinskaja, musa misteriosa e affascinante Lara del Dottor Zivago di Boris Pasternak, che per anni visse con estrema discrezione il suo legame clandestino col poeta, a tre chilometri dalla dacia dove lui viveva con la moglie e i figli . “Lara” se n’è andata a 85 anni senza farsi sentire né notare, in una Russia differente.
Foto dal web

L’antologia poetica “DONNE – VOCI NEL VENTO” a cura di FORTUNATA CAFIERO DODDIS

“Donne – voci nel vento”  a cura di Fortunata Cafiero Doddis

La donna è quel soffio che porta vita, la forza, il motore propulsore della società, senza l’essere femminile l’uomo non potrebbe riprodursi, non potrebbe sopravvivere. È la donna colei che insegna ad amare, che sa sorridere, che sa combattere nonostante una marea di problemi vorrebbero soffocarla. In molte epoche l’essere femminile è stato considerato inferiore, portatore di deficit oppure semplicemente non una persona che per caratteristiche fisiche, psicologiche non poteva stare alla stessa stregua. Nella storia troviamo esempi di donne che hanno mostrato molta forza e coraggio, molto più degli uomini, basti pensare a Giovanna D’Arco, alle Suffragette, a tutte le donne che hanno fatto la Resistenza durante il periodo Fascista in Italia. Proprio l’Italia è uno di quei paesi in cui la donna non aveva diritti fino a pochi anni fa infatti le donne hanno votato per la prima volta il 2 Giugno del 1946 nel referendum per scegliere fra monarchia o repubblica e per votare l’assemblea costituente, una data molto recente paragonata a tutta la storia dell’umanità. Nella società ateniese il genere femminile era poco considerato, anzi veniva giudicato inferiore anche il filosofo e matematico Pitagora indicava la donna con il numero due, numero pari quindi considerato imperfetto, secondo la scuola pitagorica la donna poteva raggiungere la sua perfezione solo con il matrimonio , l’uomo veniva designato con il numero tre, dispari , dunque perfetto. Nella polis le madri, mogli non potevano prendere parte alla vita politica, non dovevano lavorare, la loro unica possibilità era quella di essere madri e mogli. La donna doveva vivere nella casa, luogo privilegiato perché chiuso avulso dai giudizi sociali e critiche. Facendo salti avanti nella storia la scrittrice Jane Austin non si sposò mai, la sua società del buon costume non permetteva ad una donna di essere artista, scrittrice, pittrice perché quella era roba da uomini, l’esperienza cinematografica del film “Chocolat” ci fa riflettere molto su questa tema, la protagonista senza marito era madre di una bambina , ella gestiva un negozio, ma veniva considerata da tutti come suscitatrice di peccati, una persona senza moralità, non degna di considerazione. Nel novecento in Italia la prima donna medico è stata Maria Montessori anche lei oggetto di critica, soprattutto del Fascismo, il suo metodo pedagogico venne considerato troppo scientifico tanto che nel nostro paese fu conosciuto molti anni dopo. Arrivando ad oggi anche ora possiamo dire che il cammino per i riconoscimenti dei diritti della donna deve fare ancora molta strada, in alcuni paesi, come quelli orientali il sesso “debole” non può andare in bicicletta, non può avere la patente, non il libero accesso agli studi, all’università come nei paesi occidentali. Nella parte occidentale del mondo, però, le discriminazioni sono più sottili, la donna non viene sempre valorizzata, il suo corpo diventa merce, appare nel palinsesti televisivi e viene oltraggiato, ostentato, mostrato solo per attrarre i telespettatori, la donna mette il suo corpo a nudo, spesso non sono apprezzate le qualità creative, mentali dell’essere femminile, ma le sue forme fisiche. A dispetto di tutto questo molte di noi si sono opposte a questa “carneficina” dimostrando che non siamo solo un corpo che si offra, ma siamo anima, spirito, arte, creatività, sogni, intelligenza e sensibilità. “Donne” è un’antologia poetica scritta da diverse scrittrici, pittrici che hanno deciso di mettere insieme i loro talenti per creare qualcosa che lascia il segno, che rimane tangibile in ogni uomo, nessuno può arrecarsi il diritto di dire che questa antologia è mediocre, nemmeno banale in quanto rimarca l’incanto dell’essere “femmina”, l’appartenenza al proprio genere vista non come vergogna, ma onore. Dieci talenti: Rosanna Affronte, Tina Andaloro, Fortunata Cafiero Doddis, Katia Donato Masciari, Silvana Foti, Teresa Fresco, Maria Morganti Privitera, Giulia Maria Sidoti, Teresa Vadalà Fierro e Angela Viola, sono fenomeni che si sono uniti, hanno donato la loro arte per lasciarci un ricordo di loro, una traccia indelebile che non si cancella, rimanendo scolpita nel patrimonio dell’umanità.  I loro enunciati sono tutti diversi, hanno tematiche profonde, talvolta nostalgiche, ricchi di amore, sensibilità, legame di cuore con la vita.  Rosanna Affronte con i suoi versi della poesia “Cara Meg” mette a nudo la sua nostalgia per i tempi passati, per la sua infanzia, la poetessa ricorda la sua fanciullezza, per certi aspetti vorrebbe tornare negli anni passati, ma sa che in fondo è rimasta legata alla sua casa di un tempo. Tina Andaloro Giordano nel suo componimento “Sarà Domani” esprime  profonda speranza per il futuro, per il giorno seguente, è fiduciosa in ciò che le accadrà perché pone amore nei suoi sogni, molto appassionata del poeta Foscolo ha scritto una poesia che si intitola “Sera” come il poeta settecentesco la paragona ad un “serafico angelo” che le dà pace: “mi concedi e il cuor s’allenta ai soliti gesti rituali che smorzano quel senso di antica nostalgia”. La Doddis, invece, pone fede in Dio come unica possibilità di salvezza in “Genesi” scrive: “Nella sfida di giorni di fiele misuro la mia fede Signore”.   La Masciari mette nero su bianco le sue incertezze, i misteri del suo esistere che diventano una chiave di volta della sua penna diventando il cavallo di battaglia della sua carriera letteraria come in “I misteri della notte” e “Incertezze”. Silvana Foti è pervasa  dall’infinto della bellezza della terra, mi ricorda Leopardi con i Idilli, la poesia “Infinito” ha molti sembianti con l’idillio leopardiano, questi versi sono emblematici: “Abbandonando la mente a faticosi pensieri di inutile esistenza, fiduciosa di ritrovarti ancora tra gli infiniti spazi senza tempo”, gli “infiniti spazi” mi ricordano i “sovrumani silenzi” leopardiani. La fresco  si sente sempre più vicina al suo destino come segno indelebile della sua esistenza, in “Sorriso di cartapesta” la nostra si rifugia nel suo passato per scappare da un presente che non ha futuro tipico dell’essere umano del ventunesimo secolo che si sente al vertice di una parabola discendente,  nella poesia “Destino” vi è la consapevolezza di voler fare propri gli avvenimenti futuri anche se l’incertezza pervade il suo stato d’animo: “Mi aggrappo al mio destino. Che ne farò dei miei giorni.”  Maria Morganti Privitera  è una donna molto legata alle sue origini, alla sua terra, tanto da decantarla in ogni sua poesia, ma ella sa anche delle inadempienze che pervadono la sua terra come la mafia, una piaga sociale che ancora ci fa male e ci schiaccia, infatti nella lirica “Sicilia” cita i giudici Falcone e Borsellino, piangendo la sua Sicilia che si trova piegata “sotto la bocca degli infami”. La Sidoti mi ricorda le poesie di Alfieri e Baudelaire ella scrive: “Se leggi i miei versi t’accorgi che versi non sono ma pietre. Epigrammi scritti su pietre di lava.”  Troviamo la crudezza di Alfieri e l’asprezza baudelairiana in questi soli versi. La Fierro ha uno spirito carducciano  la lettura dei suoi versi mi ha fatta pensare al piccolo dante e alla sua “pargoletta” mano, consiglio le poesie “L’ulivo” e “Senza attesa di alba”, infine la nostra Angela Viola ci fa riflettere e ci porta alla nostra realtà che non è prescritta, definita, ma è indefinita, in “Quel bisogno d’infinito” ci ricorda che in fondo noi siamo infinito, il nostro legame con Dio è indissolubile: “Ho quel bisogno d’immenso, d’infinito di eterno che Tu solo, Dio, puoi colmare.” “Nell’immensità del cielo” si ricollega alla tematica della poesia precedente, il cielo, la neve , il mare ci danno l’idea della nostra immensità, dell’infinito di cui facciamo parte. Il lettore alla fine di questo excursus comprenderà che la donna è molto di più di quello che i mass-media possono far sembrare, la donna è la spinta, la musica dolce che di un cantore innamorato. Ella è colei che porta chiarezza, che si mostra con beltà solo se si sente amata, non è un oggetto o un desiderio, ricordandoci di Dante e del dolce Stil Novo è una creatura angelica venuta in terra a “miracol mostrare”.

Sabrina Santamaria 
Foto presa dal Globus Magazine 

https://goo.gl/images/uRGwbk

I FRESCHI GERMOGLI: LAURA CALABRÒ

(by I.T.Kostka) Eppure non è morta quella forte voglia di poetare, di condividere le turbolenze e le inquietudini di un animo creativo. Quello spirito artistico di una ventenne fanciulla nata e avvolta nel calore di Messina. Passionale e intensa, come la Sicilia, vaga tra la ricerca e le classiche influenze, tra la riflessione e il giovane incolmabile ardore, tra le grida e le domande nate dalla sua penna. Un linguaggio incisivo, a volte con qualche dose di stilistica esaltazione dovuta alla dolce giovinezza, ma sicuramente di grande impatto emotivo. Laura Calabrò merita l’attenzione e con simpatia accogliamo i versi di questa esordiente artista nella nostra rubrica dedicata ai FRESCHI BOCCIOLI della letteratura. Al talento della giovane poetessa auguriamo una lunga e prolifica fioritura. 

● NOTA BIOGRAFICA

Laura Calabrò è nata a Messina il 12 aprile 1997, attualmente frequenta la facoltà di Scienze dell’informazione a Messina. È appassionata di giornalismo, ha avuto da sempre la passione per la scrittura, in particolare il suo amore per la poesia è nato per caso circa quattro anni fa quando si accinse a scrivere la sua prima poesia.

● Alcune poesie scelte:

“CARO THEO”

Scrivo per dei ciechi,
leggo a dei sordi,
nessuno comprende.
“Caro Theo..”
Solo la vista del
cielo mi fa sognare;
“Caro Theo..”
Solo dopo l’orizzonte
trovo la serenità.
Do vita a parole 
simili a crepe sui muri.
La mia penna seppur
consumata non smette di
dipingere parole su
un foglio ormai
troppo stanco.

*

L’INGANNEVOLE CUORE

Staccati da questo
corpo, oh anima!
Non vedi le brutture a cui
esso è soggetto?
Lascialo, lascialo morire,
dentro di sé ha un mostro
che lo divora, che
lo lacera.
Dentro il suo petto batte
il peggiore dei
mali.
Lascialo dov’è, incatenato
come Prometeo, lascia che
l’aquila divori
non il fegato,
ma il cuore,
costui è la causa
di una moltitudine
di mali, merita di
non esistere.
Anima, non avere compassione
dell’ingannevole cuore!
Ha una forza sovrumana,
lotta come un esercito
di arditi guerrieri,
resiste come uno scoglio
che s’affaccia sul mare
in tempesta,
seduce quanto la voce
di donna e uccide
senza pietà come la morte.
Non dargli ascolto, liberatene
piuttosto, oh anima, prima
che il suo nero
dolor invada ogni membra
dell’intelletto tuo.

*

LA SCALA INFINITA DI PENROSE

Al di sopra
di quest’ involucro
danzano le galassie
all’unisono;
le stelle si
preoccupano di
brillare sempre
più intensamente;
gli angoli oscuri
di quest’ universo
s’addolciscono e
alla vista appaiono
meno spaventosi.
Noi, invece,
camminiamo goffi,
muovendo i nostri
passi pesanti
su quest’infinita scala
di Penrose;
ci adagiamo su
quest’ intenso moto che
appaga i nostri
desideri distrutti.
Siamo degli esseri
stanchi, curvi
ma continuiamo a trascinarci
verso un finale
senza lieto fine.

Laura Calabrò

Tutti i diritti riservati all’autrice

PRESENTAZIONI: ABOUT LUIGI MAIONE “ASSASSINI SI NASCE” 

(by I.T.K)

Parlando di Luigi Maione bisogna sottolineare soprattutto la sua illimitata poliedricità. L’artista cammina con grande libertà d’espressione sulle strade della creatività musicale e grida, senza alcuna inibizione, raccontando la sua “spavalda follia e ribellione” attraverso i versi di estremo impatto emotivo. “Assassini si nasce” – il titolo del suo ultimo CD è come CREDO, un comandamento da seguire. Maione è “un assassino” della banalità, dell’arte melensa e noiosa, “uccide” l’inutile retorica e le regole, si ribella descrivendo senza scuse ogni malessere e ogni dolore, esplode nelle strofe musicali oppure coi versi ardenti come lava. Non chiede il nostro perdono né il falso plauso, è sempre indipendente e imprevedibile. Affascina e turba, fa discutere, mai passa inosservato, la sua forte personalità attira sempre l’attenzione del pubblico sia durante le performance musicali, sia quelle poetiche. Si fa amare, a volte odiare, è come un’immensa ondata di calore che travolge distruggendo oppure riscaldando ogni ascoltatore, ogni lettore. Disinibito e coraggioso durante i reading letterari si distingue sempre grazie alla sua voce potente e al suo indiscutibile “talento teatrale”. Merita! E non lo dico per buonismo, Maione è un artista che sicuramente arricchisce la storia. 

Izabella Teresa Kostka 

BIOGRAFIA 

Musicista e poeta. Napoletano residente a Milano. 
Cantautore del Club Tenco (1995). Poeta (Premio Poesia Capodieci, Roma 1982)
Luigi Maione è il chitarrista storico del Rhapsodija Trio, il celebre gruppo milanese di musica zigana e klezmer, con cui ha inciso diversi cd.
Ha lavorato con Michele Serra, Antonio Albanese, Moni Ovadia, Antonella Ruggiero, La Compagnia di teatro danza Abbondanza-Bertoni, la danzatrice e attrice portoricana Kesia Elwin, la cantante inglese Rachel ‘o Brien, le attrici Benedetta Laurà e Debora Mancini e tanti altri… Ha partecipato a diverse colonne sonore di film tra cui  “Pane e Tulipani”  e “Agata e la Tempesta” di Silvio Soldini. Nel film Il Mnemonista di Paolo Rosa, è anche apparso in video.    
Ha lavorato e inciso con la band afro-beat, Mamud Band, col cantante e flautista israeliano Eyal Lerner, col sassofonista Massimo Cavallaro, e l’ Ensamble arabo- israeliana NUYALLA,con cui svolge concerti per la pace.

Attualmente sta promuovendo il suo ultimo lavoro discografico ASSASSINI SI NASCE.

Maione su YouTube:

https://youtu.be/29SdJD-op0M

Al “Verseggiando sotto gli astri di Milano ” BookCity 2016: 

https://youtu.be/PtupNh5hIzc 
Alla serata “Anime vaganti ” 12° Verseggiando sotto gli astri…: 

https://youtu.be/L0H7AodhII4

Alcuni testi scelti: 

Tutti i diritti riservati all’autore 

Foto copyright @verseggiandosottogliastridimilano

INTENSITÀ E RIBELLIONE DI CLAUDIO MECENERO: URLO, ANCORA UN PARTO NELLA STORIA 

(by I.T.K.) Le opere graffianti, accusatorie e prive di fronzoli retorici, intense come un oleastro petrolio che per sempre rimane nella nostra mente e… sulla pelle. Leggere e assaporare le liriche di Claudio Mecenero vuol dire provare una scarica emotiva di 220 V, conoscere la rabbia e il dolore, la saggezza e la disperazione, l’istinto e l’equilibrio, la follia e la maturità di un artista coinvolgente e mai banale. Coraggioso nell’uso della parola e libero da ogni rigida regola stilistica, Claudio Mecenero riesce sempre a sorprenderci e a trasportare ogni lettore nell’estrema dimensione della propria sconcertante e impressionante espressività. Non credete? Ecco un piccolo Grande esempio della sua creatività: 

• 

Attendevo, chi mi annunciasse L’alba
che ancora non mi arriva.
Che ciò che non è nominato
come un serpente, a volte
mi urla come il vento tra le foglie.

URLO, ANCORA UN PARTO NELLA STORIA 

Là dove sempre sono come un poeta folle, a destra e a sinistra scruto il fallo, che genera il vento. Santo, questo mio nero buco che vede nel fondo del mio sacco; e ospita il serpente, che abita le grotte e dalla notte, sale, avvoltolato sulla croce, per assaggiare un Dio che per troppo amore, toglie il respiro, che di eterno mi diventa voce. E santo il mio tormento, che striscia nel roveto ardente la dove la parola, vive vera, rasente alla follia che scotta, in questo tempo di passioni tristi.

Novecento volte ferito

novecento volte offeso.

Tra queste pareti collettive d’ospedale, con quotidiani elettroshock e psichiatria ad alto gradimento tra carrelli della spesa, Alzheimer con memoria ceduta a poco prezzo e lobotomia gratuita, incartata nel miglior inchiostro di penna da giornale. Tutti in groppa a cavalcare fornicando il treno che su un binario morto, corre ebbro verso la sua corsa folle. Da questo terrazzo d’universo dove ho visitato l’occhio cieco e lo storpio che lì dorme. Volto il ricordo al parto di mia madre, quando succhiavo avido il suo seno, e le stringevo forte con la mano il dito. Oh! adesso ancora, nudo e indifeso stringo eoni di memoria, ricolmi dei dolori e delle gioie vissute nel corso della storia. Scorrono i ricordi dei passi dei padri e dei figli dei padri e dei figli dei figli. Li vedo scritti nei volti posti sulle lapidi, a memoria. Come altari vivi di saperi che una volta maneggiavano la vanga, aravano la terra e pregavano la speranza, con un bicchier di vino, e una corona di rosario, e raccontavano storie di barbastrio e arrotolavano i baffi e si lisciavano la barba e crescevano figli con le braghe corte, la fame lunga e il moccio sotto al naso.

Novecento volte feriti 

novecento volte offesi.

Partiti a respirar mostarda d’iprite mangiando pan bagnato col fango di trincea, nel Carso o nel Cadore a colorar l’Isonzo con il sangue, e scrivevano alle mamme e ricevevano cartoline in bianco e nero e avevano filo spinato per piangere l’amore perso e una sbiadita foto per sognare. Tornati redivivi a ballare nelle aie gettando al vento, i cappelli della guerra, brindando l’amore che è rimasto, tra i fienili rubando baci di speranza, tra l’uva dei filari mietendo il grano dell’estate e lievitando il pane di fatica.

Novecento volte feriti, ancora, novecento volte, ancora, offesi.

Partiti per la Russia o l’ Albania, e a sudar la fronte tra gli spari in Abissinia, fedeli sull’altare della patria bevendo un calice ricolmo di sangue e di follia. O visti scesi dalle montagne con novecento sogni di speranza novecento fratelli da ricordare. Cantando bella ciao, coi fazzoletti rossi al collo, gettando al vento i cappelli della guerra e ribevendo la gioia dell’amore che è rimasto. Tornando a piedi per l’Europa a camminare passi di gioia e di sudore. scesi nelle piazze con un sogno già tradito e novecento bandiere a ricordare il patto di dignità sancito.

Novecento volte offeso 

novecento volte tradito.

Guardate ora le vostre fucine forse che fondono badili o assemblano rastrelli? no! è solo metallo pesante che viene lavorato, e pesa come il piombo che non diventa oro per putrefare ancora, lo stesso tanfo dell’iprite. Lo stesso odore che ha reclamato i morti a Reggio Emilia le stesse urla in piazza a Brescia o in banca a Milano, lo stesso odore che ha invaso l’autostrada alla morte di Falcone, lo stesso boato davanti al portone che ha ucciso Borsellino, le stesse bombe che cadono dal cielo come confetti sulle teste delle mamme e dei bambini. La stessa paura che ci coglie alla sprovvista e tiene i conti, morti sulle spiagge e nelle strade, ora che pare arrivare da lontano, che parla in fonemi strani inneggiando un dio che così è morto.

Novecento volte ferito 

novecento volte tradito.

Eppur è sempre la stessa mano, lo stesso specchio d’ombra abile a far di conto, con l’occhio cieco e il cuore incrostato di petrolio e troppo, troppo vicino al portafoglio pieno, e l’anima avvolta di carta impecorita sporca di sterile sperma che spreca e non dà vita.  No! non abbiate paura, alzate la testa, volgete lo sguardo al parto delle vostre madri e delle figlie delle madri e delle figlie delle figlie Non hanno partorito forse nel dolore? non hanno pianto poi di gioia? non siamo noi il frutto, di questo pazzo amore? che ha corso e correrà tra tutti gli eoni della storia. Non siamo noi i destinati al regno? più nudi di un bambino più crocifissi di un cristo sulla croce. Pensate che fosse solo dolore? quella voce, che nel perdono ha respirato un parto eterno. Non inseguite la prostituta nel deserto non serve avere Babilonia grande, divisa nelle lingue e nelle razze, non servono le bombe, che cadono dal cielo o esplodono con fragore, la paura d’animale nelle strade e nelle piazze. Abbiamo un ascolto più profondo là dove sono le sorgenti da bere e da ascoltare. Là dove è, lo sposalizio eterno che sempre si rinnova e abita l’estate, come abita l’inverno. Sdraiatevi all’abisso nudi e disarmati, sentite con amore come palpita e geme il parto della terra. Forse che anche voi abbassando lo sguardo o alzando gli occhi al cielo, canterete il salmo eterno del poeta:  “Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Il mondo è santo! L’anima è santa! La pelle è santa!………. ……Tutto è santo! tutti sono santi! dappertutto è santo! tutti i giorni sono nelleternità! Ognuno è un angelo!…… 
(Allen Ginsberg)  

Piegate dunque il ginocchio e offrite le vostre ombre al cielo che non sia più sola l’ombra, divisa dalla luce ma vi conduca al sole là dove il poeta ancora vi risponde :

 Santo perdono! pietà! carità! fede! Santi! Nostri! corpi! sofferenza! magnanimità! Santa la soprannaturale ultrabrillante intelligente gentilezza dell’animo!…(Allen Ginsberg)  

E novecento volte risorti, insorgeremo e novecento volte vi guarderò, diversamente amabili e novecento volte canterò con voi, nel dolore, i salmi della gioia

 Amen

 Claudio Mecenero

Tutti i diritti riservati all’autore

Alla mia domanda riguardante la sua biografia risponde:

“Per quanto riguarda la biografia sono minimalista.  Io la esprimerei così: Ho aperto gli occhi 26/03/56.

Poeta?

Un esistente forse, almeno lo spero.”

COLLABORATORI: ROBERTO MARZANO 

ROBERTO MARZANO , Genova 7 marzo 1959, poeta e narratore “senza cravatta”, chitarrista, cantautore naif e bidello giulivo. 

Barcollando tra sentimento e visioni, verseggia di vagabondi e di prostitute, di amori folli, di ubriachi e dei quartieri ultrapopolari dov’è vissuto. Meditabondo, si arrabatta tra città arrugginite, bar chiusi, televisori diabolici, supermercati metafisici, operai, nottambuli… e oggetti inanimati ai quali dà viva voce. Una poetare pregno di originalità e dell’ironia pungente che lo ha  già contraddistinto nel campo della canzone d’autore. Come musicista (Roberto Marzano & gli “Ugolotti” e “Small Fair Band”) si è esibito in centinaia di concerti. Molto applaudite le sue performance poetiche: variopinti quadretti dove versi e gag vanno a incastrarsi nelle corde della chitarra, in un divertente e originale collage di endecasillabi, sberleffi e canzoni scoppiettanti che suscitano, volutamente, sorpresa e ilarità. Notevoli successi ottenuti a Roma, Torino, Milano, Napoli, Bari, Trieste, Modena, Crema, Sanremo, Savona e nella sua Genova… Sue poesie sono state tradotte in spagnolo da Carlos Vitale e in tedesco da Günter Melle.
Ha pubblicato: “Extracomunicante. Dov’è finita la poesia?”- De Ferrari (2012); “Senza Orto né Porto”- Edizioni di Cantarena – QP (2013);  “Senza Orto né Porto”- Bel-Ami Edizioni (2013); L’Ultimo Tortellino… e altre storie” (racconti) – Matisklo Edizioni (2013); “Dialoghi Scaleni” – Matisklo Edizioni (2014); “Come un Pandoro a Ferragosto” (romanzo) – Rogas Edizioni (2015); M’illumino di mensole” – Matisklo Edizioni (2016).