RITRATTI: TANIA SANTURBANO “LA PRIMA CAMERA”

(by I.T.Kostka)

Quando il talento trabocca da ogni parola scritta, scelta con attenzione dedicata a ogni sua velata sfumatura e significato. “La prima camera” – il dipinto poetico di impatto forte e graffiante, stravolgente come il famoso quadro “Guernica” di Picasso. La scrittura di Tania Santurbano non evita il dolore, anzi, lo mette in evidenza attraverso un linguaggio originale, realistico e, spesso, sorprendente. Tutte le cicatrici e grida di una guerra crudele e senza misericordia. La via crucis dell’umanità sempre più folle e spietata. Il Golgota senza risurrezione.

Izabella Teresa Kostka, 2019

La prima camera ( di Tania Santurbano)

Scoppierà la guerra
e non saremo addestrati per morire.

Con ogni probabilità il cielo lavorerà per far scendere le bombe.
Gli alberi saranno disposti dal vento per raccogliere plastica e cadaveri.

Ci saranno uffici e corsie d’ospedale con alcuni centimetri di metri cubi d’aria per respirare.
Ci sarà il mare con le sue vetrine illuminate piene di bottiglie.
E tanti Taxi senza autisti,fermi nei cimiteri.

Al centro del mondo,con i rami senza frutta e con l’anidrite carbonica e le reti metalliche.

Una notte più lunga della morte, dove non servirà aprire alla terra le gambe per fare l’amore.

Tutti fermi, sotto un cielo a cui hanno tolto le stelle.
Non sembrerà un lavoro così duro morire.

Tania Santurbano

Tutti i diritti riservati all’autrice

La poetessa Tania Santurbano

Il mosaico screziato di “I Cannibali di Mao” di Marco Lupis (di Sabrina Santamaria)

Il mosaico screziato di “I Cannibali di Mao” di Marco Lupis (di Sabrina Santamaria)

Ricomporre i pezzi di un puzzle vissuto, ricco di esperienze, è una missione tortuosa e allo stesso tempo impegnata in quanto il lavoro che vi è nascosto impone sempre un coinvolgimento non solo personale, ma, anche, familiare, sociale e politico. Costruire un diario di bordo, apparentemente, potrebbe sembrare un’operazione semplice e banale, invece richiede molta dedizione e obiettività soprattutto nel momento in cui il nostro mestiere si intreccia fortemente con le nostre passioni e ambizioni. “I Cannibali di Mao, la nuova Cina alla conquista del mondo” di Marco Lupis è un testo autorevole perché interseca diverse sfere della vita del suo autore, approcciarsi a un’opera a trecentosessanta gradi non accade sempre, ma quelle rare volte in cui ciò avviene il lettore rimane sorpreso positivamente; la profondità di questo romanzo mi ha accompagnata elegantemente per tutto il percorso di questa splendida scoperta. Lo stile è molto sui generis in quando non si colloca come un semplice reportage e non lo si può annoverare solamente tra i saggi di stampo giornalistico, “I Cannibali di Mao” non ha solo queste qualità, ma incarna in sé anche un surplus, una marcia ulteriore che è determinata principalmente dalla passione che Lupis ha profuso scrivendo questo libro. Tra le righe del testo si respira la sua vocazione per il giornalismo in quanto è ben diverso “fare il giornalista” dall’ “essere giornalista” inoltre il filo conduttore fra i capitoli è costituito dalla storia familiare e personale del nostro autore il quale armoniosamente unisce fattori socio-politici della Cina ed eventi personali di Lupis come la nascita di sua figlia, proprio per questo taglio autobiografico l’impressione suscitatami dal libro è stata quella di avere tra le mani un mosaico screziato. È preponderante già dai primi capitoli la curiosità del Nostro il quale con il suo sguardo investiga e indaga ogni aspetto della realtà anche quello, forse ritenuto più insignificante. Il taglio autobiografico presente nel romanzo impreziosisce l’andamento narrativo e non lo cristallizza in un genere letterario ben preciso e definito. L’analisi accurata e dettagliata dei fatti storico-sociali apre uno spiraglio a dei brandelli di luce in una mentalità occidentale ed eurocentrica che pretende di mettere al centro la cultura occidentale ed europea, una prova è data dalla nostra conoscenza filosofica che si focalizza solamente sui filosofi occidentali, ma poco sappiamo della filosofia orientale. Lo sguardo del nostro autore non è giudicante e non si erge a stabilire quale sia la cultura ideale e perfetta anzi l’interesse per l’orientalismo emerge in Lupis negli anni novanta quando, ancora, la Cina ci sembrava un mondo lontano e sconosciuto, nel 1995 la sua collaborazione con la rivista “Panorama” sarà l’input che lo condurrà in questo rapporto frontale con la Cina, un viaggio che comincerà in quell’anno e che sarà l’opportunità per costatare con i propri occhi la crescita e il cambiamento di un paese che tuttora si sta evolvendo però se adesso noi stiamo assistendo a questa “impennata” della Cina, ormai evidente, Lupis ne aveva predetto la salita ancora agli antipodi prima del nuovo millennio, in quegli anni quando l’entrata della Cina nel mondo dell’economia internazionale ci sembrava solo fantascienza, il titolo “I Cannibali di Mao” deriva da questa evidente ragione, infatti se un tempo i comunisti di Mao, a causa di una carestia mangiarono i bambini adesso la famelicità della Cina assume connotati metaforici, nel XXI secolo l’appetenza cinese è figurata, in particolare l’ascesa cinese è come se volesse ingoiare l’economia e la cultura occidentale, essa si manifesta come un voler riprendere “terreno” e questa rivendicazione cinese a volte si scontra con la visione occidentale che stenta a percepire come un buon auspicio la crescita della Cina quindi questa sensazione di essere “divorati” il Nostro la identifica come una “paura dell’orientale” e avverte l’esigenza di tramutarla in un testo in cui egli si limita a darci le chiavi per prendere coscienza, ma si guarda bene dall’esprimere giudizi di valore. Forse in parte è vera questa rapace evoluzione della Cina? Oppure é il nostro sguardo che ci porta a puntare il dito e farcela giudicare come “divoratrice”? Il viaggio del Nostro diventa, allora, lo spunto primordiale per ripercorrere con ardore le tappe che hanno segnato non solo il cammino della Cina, ma anche il suo coinvolgimento nell’ambito mondiale. Da giornalista ambizioso e caparbio il Nostro scruta e investiga tutte le componenti del territorio cinese dal cinema alla politica, dalla moda all’arte, dall’economia all’istruzione mettendo al vaglio anche la legislazione che regolamenta il tasso di natalità del paese. Uno degli episodi presenti nel testo che più incide, come una lama a doppio taglio nel ritmo narrativo, è sicuramente la manifestazione di Tienanmen; Deng Xiaoping si scagliò con forza contro alcuni dimostranti nel giugno del 1989 usando duramente la violenza contro la propria gente per paura che il regime crollasse a favore della democrazia. L’espediente letterario del Nostro è la prolessi, alla fine di ogni paragrafo viene brevemente anticipato l’argomento della parte successiva, in questo modo l’attenzione del lettore non viene mai smorzata. La bramosia conoscitiva di Lupis, attraverso gli artifici letterari che ho menzionato, si impossessa pagina dopo pagina di chi si approccia all’opera, è indubbio il ruolo super partes dell’autore il quale mette in luce vizi e virtù della Cina, segreti e complotti diplomatici senza minimizzare o amplificare gli eventi storici paragonandoli, per quanto possibile, a quelli occidentali mettendoli sullo stesso piano con un sano comparativismo storico e alla luce dell’engagement frenetico del nostro giornalista “I Cannibali di Mao” è impregnato di disquisizioni riflessive di supremo valore.

Sabrina Santamaria

Tutti i diritti riservati

Foto: Giorgio Perottino

“SCATTI QUOTIDIANI” nella PROSA POETICA di DAVIDE MORELLI

(by I.T.K.)

Sono scatti quotidiani ripresi con una penna per diventare immortali: prosa poetica oppure acquerelli contemporanei nati da uno spiccato senso di appartenenza ai luoghi della vita di ogni giorno. Una specie di diario informale in cui Davide Morelli raccoglie gli istanti dell’umano vissuto così familiare a ciascuno di noi.

Sembra il ragazzo della porta accanto e i suoi “schizzi letterari” rispecchiano la sua / nostra realtà senza pretese, le immagini verbali vengono trasmesse con semplicità e naturalezza.

Si sfogliano con piacere le parole di Morelli, ci si ritrova facilmente coi piedi per terra senza sentirsi diversi. Tutto diventa ARTE, merita di essere raccontato, ricordato, assaporato come una focaccia in un giorno qualsiasi.

Ci piace questa scrittura diretta senza trucco, distante da ogni pathos e retorica artificiale. Davide Morelli non spiazza ma accoglie, offre “da bere” come un amico e questa purezza d’espressione diventa irresistibile.

Izabella Teresa Kostka, 2019

TRE TESTI SCELTI

Stanziale:

Non andrò mai ad Alassio. Non tornerò a Follonica. Nessuno mi invierà cartoline da là. Non idealizzo più paesi e città lontane. Mi basta questo entroterra, questa pianura. Non ho bisogno di andare lontano per sentirmi solo, nuovo o assurdo. Mi basta la mia cittadina. Mi dicono ancora qualcosa le sue strade, i suoi cortili, i suoi sottopassaggi, i suoi ponti. Mi dice ancora qualcosa la mia cittadina, anche se so a memoria i suoi posti e i suoi luoghi di ritrovo. Tutti i posti in cui sono stato non rappresentano più desideri e neanche causano nostalgia. Questa cittadina ha già visto abbattere tutti i miei sogni. Non prendo più treni. Mi limito ad osservare la gente che vi scende e vi sale. Un tempo il predellino era sinonimo di libertà. I viaggi non mi appassionano più. Sono molto più abitudinario e stanziale. Un tempo per me Pontedera era solo un dormitorio. La mia cittadina non è più paese e non è ancora città. Qui si conosce tante persone di vista e per sentito dire. È difficile fare amicizia. Ci si tiene stretti gli amici di infanzia, gli amici di una vita. Qui le persone si incontrano spesso sul corso. Io di tanto in tanto passo davanti all’ospedale o davanti al cimitero e ringrazio Dio di essere lì senza un motivo particolare, solo per sgranchirmi le gambe. Ogni tanto chiedo se ci sono novità. Raramente succede qualcosa. Qui la vita scorre a rilento rispetto alle grandi città. Pontedera è baricentrica. È vicina a Firenze, Livorno, Pisa, Lucca, il mare. Ora c’è anche la circonvallazione e tante rotonde hanno sostituito i vecchi semafori. Ad una certa ora però il centro è quasi deserto. C’è una sorta di coprifuoco. Starò qui forse fino a che la morte non verrà a prendermi. Ho sempre pensato che Dio o chi per lui accende e spegne le vite con la stessa facilità con cui noi accendiamo o spegniamo la luce nelle nostre stanze. Per il resto si invecchia o si muore. Terzo escluso. Forse qui la vita continuerà ad essere sempre uguale.

Lettera durante un microrisveglio:

– Mi sono svegliato da poco. Ho già dormito diverse ore. Mi sono svegliato di soprassalto. Ho fatto un incubo ma non mi ricordo niente al risveglio. Alle otto ero già a letto, anche se sai che ho dei microrisvegli. Ho mangiato una sfoglia comprata alla Coop. Ho bevuto un poco di acqua. Mi sono fatto la barba. È una sensazione molto piacevole farsi la barba dopo che il barbiere ti ha fatto le basette. Ho usato la matita emostatica. Niente di che. Per farmi i capelli ho speso quindici euro. Sono andato da un barbiere nuovo, abbastanza vicino a casa. Gli ho detto di farmi i capelli molto corti ma non come un naziskin. Ha riso. I miei capelli prima erano una massa informe. A volte penso di essere troppo trasandato. Il vecchio barbiere forse è morto. Aveva ottantacinque anni circa ad occhio e croce. Ora c’è questo che ha aperto bottega da poco tempo a poche decine di metri da dove aveva il negozio il vecchio. Il barbiere è un tipo sulla quarantina. Per fortuna non si è messo a chiacchierare. Era tutto concentrato sul suo lavoro o forse più semplicemente si sapeva fare gli affari suoi. Non ha ancora mobili e neanche aria condizionata. Teneva la porta aperta; mi è sembrato un tipo tranquillo e simpatico. Sai che prima di me c’era un novantenne a farsi i capelli? Ma anche dopo di me c’era un altro novantenne. L’età media si è allungata. Si conoscevano tra di loro. Erano tutti e due ancora autonomi e in buona salute. Si sono messi a parlare. Entrambi c’erano ancora con la testa e ad entrambi era stata rinnovata la patente. In sottofondo alla radio passavano Azzurro cantata da Adriano Celentano e scritta da Paolo Conte. Alle nove di mattina di un giorno feriale dal barbiere vanno soprattutto pensionati e disoccupati. Azzurro era una canzone del 1968: l’anno della contestazione giovanile, l’anno del parricidio. Quella canzone invece rammentava perfino di un prete all’oratorio. I sessantottini forse l’avranno definita piccolo-borghese. Chissà se aveva significato qualcosa quella canzone per i due vecchietti? Chissà che aveva significato per loro? Chissà come erano e cosa facevano loro nel 1968? Ogni tanto mi vengono questi pensieri metafisici quando ascolto una bella canzone o guardo un quadro. Era venuto il mio turno. Guardavo allo specchio come mi tagliava i capelli. Procedeva speditamente. Usava la macchinetta. Ho pagato il conto. Mi sono catapultato fuori. Era una nuova giornata afosa. Aria bassa. Il sole spioveva giù dai tetti. Guardavo vetri, finestre, tapparelle dei palazzi. Poco distante c’era l’ospedale. Poi più in là la ferrovia. Ieri sera mi ha telefonato il mio unico amico qui a Pontedera. Andremo a prendere un gelato insieme prossimamente. Gli ho detto che non trovavo nessun lavoro: cercano persone in età di apprendistato o persone con esperienza pluriennale. Qui è crisi. Così pensavo, mentre guardavo dal finestrino i campi di grano di cui piccioni si cibano in abbondanza. Non sopporto l’estate perché è caldo e ci sono i forasacchi pericolosi per il mio lagotto. Già una volta è stato operato. Non farò vacanze. Neanche un giorno. Non andrò da nessuna parte. Per ora è tutto. Vado a farmi un caffè.

Con mio padre:

È sabato. Dobbiamo fare rifornimento di GPL. Fermiamoci al distributore. Speriamo che sia aperto. Prendiamo quella strada che porta alle colline. Quella strada tortuosa da cui si vedono i calanchi, una serie di agriturismi e le macchine parcheggiate di chi caccia i cinghiali. Tu vai sempre avanti, anche se ci sono molti bivi. Non ti distrarre a guardare gli aerei. Per questo motivo ci sono stati diversi incidenti. Non prendere per la discarica. Questa strada fatta di saliscendi continui. Questa strada trafficata da turisti stranieri. Ogni tanto si vede passare dei pullman di altre nazionalità. Queste colline in fiore che viste da lontano si stagliano contro il cielo terso. Queste colline inondate da raggi di sole obliqui a questa ora del giorno. Alla fine troveremo un borgo con un hotel di lusso e una casa colonica in fase di ristrutturazione. Non è assolutamente detto che un volto simmetrico sia più bello degli altri. Scusatemi se salto di palo in frasca. Sono solo libere associazioni nelle ore di libera uscita. Io stesso mi sono condannato alla prigionia. Deve essere divertente annodare dei fili di aquilone. Deve essere divertente calpestare castelli di sabbia prima che ci pensino le onde del mare. Giorno dopo giorno mi sono costruito la mia cella. Stai attento quando arrivi a Montaione perché ci sono degli anziani che passeggiano al bordo della strada. Un tempo stringevo i pugni nelle tasche dalla rabbia, mentre camminavo nella nebbia. Ora è scomparsa la rabbia ed è sopraggiunta la rassegnazione. Guarda le case, le strade. Pensa a quanta gente c’è al mondo ma pensa anche a quanta solitudine c’è al mondo. Ognuno ha avuto i suoi cortili, le sue balere, i suoi istanti che voleva fermare. Tra me e te ventisei anni di differenza. Tu sei della prima generazione che non ha visto la guerra. Io figlio del benessere, poi impoverito. Forse tra pochi anni sarò povero. Tra pochi anni non ci saremo più e saranno poche le persone che ci ricorderanno. Forse dei parenti molto lontani. La mano di Dio ci schiaccerà come degli insetti. Ma ora babbo, è sabato. Andiamo in quelle colline che sanno di sangue e di morte. Poi ritorneremo a casa come se niente fosse.

NOTA BIOGRAFICA

Davide Morelli è nato a Pontedera nel 1972. Si è laureato in psicologia con una tesi sul mobbing. Alcuni suoi testi sono apparsi su “Nazione indiana”, “La mosca”, “Iris news”, “Poetarum silva”, “Il filo rosso”, “Poesia ultracontemporanea”, “Scuola di poesia”(rubrica del quotidiano “La stampa”), “Il segnale”, “Cartesensibili”, “Poesia da fare”, “La clessidra”, “L’ombra delle parole Rivista letteraria internazionale”, “Il sasso nello stagno”, “Yawp” (giornale di letterature e filosofie), “L’altrove-appunti di poesia”, “Larosainpiu”(blog letterario di Salvatore Sblando), “L’ottavo”, “Limina mundi”, “Scrittinediti”, “Osservatorio letterario”, “Poliscritture.it”, “Pi-greco trimestrale di conversazioni poetiche”, “L’archetipo”, “Erbafoglio”, “Il paradiso degli orchi”, “Segreti di Pulcinella”, “Ammirazioni” (di Roberto Corsi), “Oggifuturo”, “Inverso”, “Poiein”, “Sesto senso poesia”(a cura di Felice Serino). Un suo saggio breve intitolato “Scrivere” è stato pubblicato su Vicoacitillo. Il suo “Manifesto dell’impoesia” è stato pubblicato su “Yale Italian Poetry” per un’inchiesta internazionale sulla prosa poetica. 48 sue quartine sono state pubblicate su “Italian poetry review” x(rivista di poesia italiana della Columbia University). Ha pubblicato due ebook su LaRecherche.it: “Dalla finestra” e “Varie ed eventuali”. Ha pubblicato l’ebook “Cuore improduttivo” su Le stanze di carta. Collabora con il blog letterario Le stanze di carta(lestanzedicarta.blogspot.com). È un ex commerciante. Attualmente è disoccupato.

L’articolo pubblicato anche sul blog giornalistico “Alessandria Today”:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/09/09/scatti-quotidiani-nella-prosa-poetica-di-davide-morelli/?preview=true

VERSO CONSIGLIA: “Blasfemie” di Enrico Ratti (Gilgamesh Edizioni, 2019)

(by I.T.Kostka)

~

Sono sempre alla ricerca dello spessore e dell’originalità letteraria. Questo libro non può passare inosservato perché include tra i suoi versi il nucleo di un artista completo, poliedrico e ricco di variegate sfumature come un inestimabile caleidoscopio. Enrico Ratti: poeta, scrittore, pittore, personaggio teatrale e performer, un animo inquieto ancorato nelle profondità abissali delle cime tempestose chiamate “Arte”.
“Blasfemie”, il suo ultimo libro edito dalla casa editrice Gilgamesh Edizioni è imprevedibile come il carattere dell’autore stesso: riflessivo e rabbioso, diretto e surreale, personale e universale, sorprendente e familiare. È una valanga di pensieri conditi col talento, quello mai banale, a volte discutibile ma prezioso come un ruscello abbondante di acqua sorgente pura e instancabile. Sprofondo nelle pagine impregnate di saggezza, d’un fascino mistico e, spesso, ribelle.
Non leggo ma divoro con gusto ogni verso, ogni immagine dipinta sulla carta perché non è soltanto un libro ma un vero cortometraggio intrappolato con maestria in uno sconvolgente volume poetico di 119 pagine. Privo di prefazione travolge e porta via, non chiede ma pretende la nostra attenzione, non tenta ma entra con prepotenza nelle coscienze e… ci rimarrà per sempre!
Consiglio, fidatevi!

Izabella Teresa Kostka, Milano 2019

• Alcune poesie scelte:

• CENNI BIOGRAFICI

RITRATTI: GIANFRANCO ISETTA – l’orologiaio della parola

Gianfranco Isetta

(by I.T.Kostka)

In questa rubrica presento diversi mondi poetici e contemplo variegate stilistiche contemporanee, dedico molta attenzione alla sperimentazione e alle novità letterarie ma, lo ammetto con tanta ammirazione, leggendo le opere di Gianfranco Isetta provo sempre una profonda estasi paragonabile alla lettura delle liriche di Giacomo Leopardi. Come disse il Grande Maestro “La poesia malinconica e sentimentale è un respiro dell’anima” ed è così nel caso di Isetta il quale, nei suoi intimistici e riflessivi versi, sfida l’arte poetica con grande agilità e fascino simile a quello leopardiano: mai nessun eccesso o espressione superflua, la struttura delle opere è sempre mirata ed evidenziata con trasparenza grazie all’uso raffinato ed essenziale di ogni parola scritta. La poesia di Isetta non grida ma, basandosi su una profonda riflessione e retrospettiva, scava nelle profondità della psiche umana sfiorando gli abissi e le corde più nascoste. Isetta non commette mai l’errore di cedere alla pomposa e inutile retorica né alle vuote descrizioni, è come un orologiaio della parola che sottopone un lettore ad una precisa analisi ed emozione con ogni strofa. È un caso raro perché non siamo mai sazi delle liriche di Isetta, al contrario, la loro essenza diventa sollievo e una specie di droga nella nostra rumorosa e aggressiva quotidianità.

Izabella Teresa Kostka, Milano 2019

ALCUNE POESIE SCELTE di GIANFRANCO ISETTA

(FINGERE DI CHIEDERLO ALLA LUNA)

Ho rimediato parole ogni giorno
tra i sassolini e le foglie ingiallite
come fossero voci in letargo
onde sismiche a propagarsi intorno
pronte alla luce che pure ci inganna.

E adesso che ne sarà del mio sangue? (1)
Che penseranno gli uccelli migranti
del mio stare con la ruggine ai piedi!
Non c’è un nulla a cui potersi aggrappare,
forse qualche promessa che si rinsaldi
lasciandola al sole ad asciugare.

E se arrivasse la notte, che dire…
proviamo a gustare qualcosa di vuoto.
Io fingerò di chiederlo alla luna
poi mi nasconderò tra i ciuffi d’erba
e nel mostrarmi e scomparire, il tempo
potrebbe dirci se possiamo scegliere.
O forse c’è un non-tempo che rapprende?

*

(1) cit. Paul CELAN

(CAPITA)

Capita

di voler chiuse le finestre agli occhi
che si levano sempre fissi e uguali
senza un progetto per vincere il vuoto.

Capita d’invecchiare, come neve
sporcata dalle polveri sottili,
su una linea curva che s’attorciglia
sempre più, come un nido sotto gronda.

Capita che il chissà cosa e il quando,
che ci attende, non sempre ci riguardi
e poi capita che l’incontri al varco

Capita.

(CI SONO ACCENNI DI NOIA)

Per il paese s’ascoltano suoni
come voci di venti d’Occidente
c’è chi dice siano imposte annoiate
recitanti dalle finestre aperte.

Ne ha contezza la notte
quando la luna s’infiltra
con la sua lenza di luce
sui vetri già svelati.

Noi ci si incontra per questa ragione,
non per sconfiggere il tedio che incombe
o consolarci le menti confuse
ma a simulare più dense esistenze.

COME FOGLIA

Rivedo d’esser stato come foglia.
pur come foglia che col vento sale.
Ora che tocco a terra lento, e spenta
ogni ragione per puntare al cielo,
m’ accovaccio al caldo delle mie sere
disteso sulle membra rugginose.

Se sembra irraggiungibile l’interno
di un tempo che si pensa sogno eterno
è buona solitudine da accogliere
quella che mi accompagna ad una soglia
dove c’è sempre un ramo che mi invita
ad un ritorno che metta germogli.

*

(Pur come foglia, che col vento sale,
verso di Giovanni Della Casa
da LE RIME E I VERSI LATINI)

BIO – BIBLIOGRAFIA

Gianfranco Isetta è nato a Castelnuovo Scrivia (AL) nel 1949. Ha conseguito il diploma di laurea in Statistica presso l’Università Cattolica di Milano. Ora in pensione, è stato Direttore amministrativo dell’Istituto Scolastico Comprensivo di Castelnuovo Scrivia. Per 10 anni è stato sindaco del suo paese promuovendo il rilancio del Centro Internazionale di Studi Matteo Bandello sulla Letteratura rinascimentale, presieduto dal prof. Giorgio Barberi Squarotti.

Ha pubblicato: SONO VERSI SPARSI (Joker, Novi Ligure 2004), STAT ROSA (Puntoacapo, Novi Ligure 2008), entrambi i libri arricchiti da interventi di Giorgio Bárberi Squarotti. Il terzo volume “INDIZI… forse” è una raccolta antologica introdotta da un saggio critico di Luca Benassi, Nel 2014 esce PASSAGGI CURVI- Poesie non euclidee (Puntoacapo – Pasturana ) con prefazione di Alessandra Paganardi e postfazione di Ivano Mugnaini. È del 2015 una plaquette del pittore Adalberto Borioli con alcuni testi poetici di Isetta. Questa pubblicazione fa parte di una serie da collezione che vede presenti tra gli altri Fabio Pusterla, Giampiero Neri, Franco Loi, Maurizio Cucchi, Gilberto Isella, Donatella Bisutti, Vivian Lamarque, Patrizia Valduga. Ha partecipato e partecipa a numerosi incontri di poesia in varie parti d’Italia e tiene incontri di poesia con gli alunni della Scuole medie e superiori in varie località. Recensioni importanti sui suoi libri sono presenti in riviste come POESIA Rivista internazionale di poesia di Crocetti Editore, LA MOSCA di Milano, VERNICE LETTERARIA di Torino, MOLTINPOESIA di Milano, MANGIALIBRI on line, POETRYDREAM on-line, COMPITU RE VIVI on-line CRITICA LETTERARIA on line LA RECHERCHE di Roma, IL SEGNALE di Milano SENECIO di Napoli (con cui collabora). È presente in varie antologie e raccolte, nazionali.

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI OTTENUTI

Finalista nelle Edizioni 2004 e 2012 del Premio di poesia Jacques Prevert, selezionato al premio David M.Turoldo del 2009. Selezionato al Premio Nabokov 2012. Finalista nell’edizione 2012 del Premio nazionale Carver. Ha vinto il Premio nazionale di poesia “ Andrea il Pisano” di Pontedera, Finalista al Premio Nazionale Laurentum a Roma per il libro “Stat rosa” e finalista con menzione speciale della giuria per la poesia inedita “Come uno scialle”. “Stat rosa” ha vinto (ex-aequo) la XXIV edizione del Premio internazionale di poesia e letteratura dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli. Ha vinto nel 2013 la III Edizione del Concorso Nazionale Letterario Oubliette 03 con il libro “INDIZI … forse”. Premio speciale della giuria “Corrado Alvaro ” del Concorso “Colori e parole 2012” a cura del Centro Studi Accademia Internazionale G.Leopardi per la silloge di poesie “Del tempo, il caso e il senso”. Nel 2014 una sua silloge poetica 3^ al Premio Internazionale di poesia “G. De Scalzo” a Sestri Levante. Nel 2017 gli è stato assegnato il Premio speciale del Salotto letterario per la poesia sempre a Sestri Levante e tre suoi testi hanno ottenuto riconoscimenti al Premio letterario biennale internazionale “Pensieri e parole d’Oltrepò” . Suoi testi hanno ricevuto nel 2015 e nel 2016 una menzione speciale del Premio letterario La recherche Il giardino di Babuk-Proust en Italie a Roma. Sempre nel 2016 è stato finalista due volte al Premio internazionale di Letteratura e poesia Città di Recco, nel 2016 un suo testo ha conseguito il Premio speciale al Premio letterario nazionale Lampi di Poesia a Torino. Ha vinto nel 2017 la IX edizione del prestigioso Premio Internazionale di poesia città di Acqui Terme con il libro “Passaggi curvi – poesie non euclidee”. Nel 2017 ha ricevuto la menzione speciale al IX Premio internazionale di poesia Don Luigi di Liegro a Roma per la poesia “Invecchiano le nuvole” e il Diploma d’onore con mezione speciale al Premio intenazionale Michelangelo Buonarroti III edizione per il libro “Passaggi curvi – poesie non euclidee” . Il libro “Gigli a colazione” (Puntoacapo editrice 2017) ha ricevuto la segnalazione di merito al Premio internazionale di poesia Europa in versi 2018, e sempre nel 2018 il 2^ premio al concorso internazionale il CASENTINO, fondato da Carlo Emilio Gadda. Vincitore assoluto del VII Premio nazionale “L’arte in versi” organizzato dall’Associazione culturale Euterpe di Jesi. Altri riconoscimenti ottenuti nel 2019 Il Sigillo di Dante a Sarzana, Il Litorale a Marina di Massa, la Medaglia d’onore al Premio Di Liegro a Roma e menzione d’onore al premio Internazionale di Poesia Città di Moncalieri, finalista 4^ classificato al Premio nazionale Albero Andronico. È membro della Giuria del Concorso nazionale di poesia e narrativa “GUIDO GOZZANO” dal 2013. Scrive e collabora, sul Blog giornalistico nazionale ALGANEWS, diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano con uno spazio riservato alla poesia.

Tutti i diritti intellettuali riservati.

L’articolo pubblicato anche sul blog giornalistico “Alessandria Today”:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/06/15/ritratti-gianfranco-isetta-lorologiaio-della-poesia/?preview=true

“POLIEDRI”: INTERVISTA ALLA POETESSA BARBARA RABITA (a cura di Izabella Teresa Kostka)

(by I.T.Kostka)

Invito tutti alla lettura di questa interessante intervista rilasciata dalla poetessa Barbara Rabita in occasione della pubblicazione del suo nuovo libro dal titolo “Poliedri” (Libeccio Edizioni / CTL Editore).

INTERVISTA a BARBARA RABITA

1.I.T.K.: Qual è la genesi del tuo poetare? Quale significato ha per te la scrittura? È uno sfogo o il nirvana?

B.R.: Avevo già da diversi anni l’impellenza di scrivere e di volgere sottoforma di brevi racconti tutto ciò che provavo durante varie situazioni particolari che vivevo o osservavo. Il filone della poesia è piuttosto recente: nasce nel 2014. Il mio legame con Antonio Laneve, poeta da lungo tempo, mi ha indotta a provare e devo dire che l’immediatezza di poche frasi poetiche che danno pennellate di sogno o di realtà, la sento più vicina al mio modo di essere.

Durante questo mio percorso appena iniziato, sento la poesia più come uno sfogo o come un tentativo di dare forma a sensazioni e connessioni che non hanno nome.
È come plasmare un paesaggio o dare vita ai lineamenti di un volto, o ancora come comporre musica su uno spartito.

2. I.T.K.: Com’è nata la silloge “Poliedri”? Potresti spiegarci meglio il significato del suo particolare titolo?

B.R.: “Poliedri” nasce da una situazione simpatica vissuta in ambiente scolastico: durante un’interrogazione un alunno, parlando di un intellettuale, lo aveva definito, piuttosto che “un personaggio poliedrico” “un poliedro”; ne abbiamo riso con lui simpaticamente e l’episodio mi è rimasto nel cuore.

3. I.T.K.: Cosa pensi della letteratura contemporanea e, soprattutto, della poesia? È “morta”, come si afferma spesso, oppure esiste per questa arte una Speranza di salvezza? Cosa pensi della sperimentazione e della ricerca di nuovi linguaggi poetici? Come ti senti addentrandoti, a volte, nella stilistica del Realismo Terminale?

B.R.: Apprezzo molto gli scrittori contemporanei, per citarne solo alcuni: Stephen King, Donna Tartt, Valerio Varesi; leggo anche molta poesia e sono rimasta colpita dalla poetica di Filippo Strumia, Valerio Magrelli, C.L.Candiani, A. Anedda (e altri). Forse la poesia, come la si intendeva in passato, rispettosa di rigorose regole metriche e di una certa musicalità, è morta, ma sta nascendo dalle sue ceneri qualcosa di nuovo, di completamente innovativo a cui forse non saprei dare ancora un nome. Una forma di poesia che parte dalla base e dà vita a nuove suggestioni; dalle letture fatte fino a ora le saluto con favore.
Per quanto riguarda il Realismo Terminale la sua poetica la sento molto affine, anche se non sempre riesco a produrre in tal senso. Al giorno d’oggi è molto più calzante una similitudine rovesciata con un oggetto piuttosto che con un elemento della natura. Il R.T. è lo specchio dei tempi, mi viene più facile affermare (le letture di Harari, di poesie di Guido Oldani che è padre del movimento – nella raccolta “La guancia sull’asfalto”- di Giuseppe Langella e altri autori nella raccolta “Luci di posizione” mi hanno molto influenzata) che siamo fatti di olio motore e bulloni, piuttosto che di muscoli e sangue: è più credibile, visto la realtà a cui stiamo andando incontro e che ancora non riusciamo a immaginare. Il R.T., aggiungo, non è solo lo specchio dei tempi, ma anticipa un futuro che ancora a molti di noi non è ben chiaro. Il R.T. rappresenta un cambiamento e i cambiamenti spesso spaventano.

4. I.T.K.: Sei una donna ambiziosa e indipendente. Secondo te bisogna sacrificare il proprio Ego per la felicità della famiglia e degli altri oppure mettere al primo posto se stesso per realizzare i propri obbiettivi e sentirsi appagato? “Essere” o “avere”, cosa sceglieresti?

B.R.: Bisogna dedicarsi prima di tutto alla felicità di se stessi e alla realizzazione dei propri sogni, in quanto se la persona che formerà una famiglia non è felice e realizzata in partenza, renderà infelici anche le persone che la circondano. La famiglia dovrebbe essere un rifugio nei momenti difficili e dovrebbe gioire delle tue vittorie, altrimenti diventa una gabbia, una prigione, come lo è e lo sarà ancora per molte persone che la formano e poi, crescendo, prendono strade diverse.
Tra “avere” ed “essere” scelgo “essere”: credo si debba prima essere per poter avere.
“Essere” però non visto come un mezzo per avere ma come un fine: prima ancora di scrivere una poesia, vorrei poter “essere” poesia e vivere pienamente momenti e atmosfere sottili che a molti, presi dalla frenesia della vita quotidiana, sfuggono.

5. I.T.K.: Tornando al libro “Poliedri”: qual è il suo punto di forza maggiore? Perché dovrebbe essere letto? Cosa desideri trasmettere ai lettori?

B.R.: Per quanto riguarda il libro “Poliedri” penso di poter puntare sull’autenticità che lo caratterizza, ho cercato di affrontare più argomenti che mi stanno a cuore, proponendo punti di vista sfaccettati. Ho provato a evitare il più possibile i luoghi comuni: spero di esserci riuscita. Attraverso il libro ho voluto comunicare la mia voglia di cambiamento di fronte a varie situazioni di vita che si ripetono seguendo sempre uno stesso schema. A volte ricorro all’autoironia per sdrammatizzare i problemi di salute sui quali spesso ci si cruccia.

6. I.T.K.: E alla fine la domanda di routine: quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro? Un altro libro oppure l’attività artistica ad ampio spettro?

B.R.: Per ora vorrei leggere a più non posso tutto ciò che mi appassiona, scrivere quando ne sento l’urgenza e, appunto, “essere” poesia, poi per il resto se ne riparla. Intanto continua la raccolta di materiale.

ALCUNE POESIE SCELTE di BARBARA RABITA

CAOS E MISTERO

L’ircocervo di un ordine
stabilito e imposto
da chi non conosce
il mutare del caos.

Discendi nel fango
nel disordine denso:
pazzia e anomalia
sono frutto di vita.

Ascolta i tuoi morti,
le anime bianche
di chi non si è perso
ma aspetta di vivere
giocando d’azzardo
con le tue scelte.

Completa il mistero
agisci in sordina
coltiva segreti
a dispetto di chi
non ti vuole potente.

ZENZERO E LIMONE

Una torbida bevanda
per ridurre il corpo chiaro,
una ripulita al sangue
e lo stomaco che langue
in assenza di spuntino.

Sono a dieta lo so già:
non tastare sulla piaga
tanto zenzero mi serve
a far leva su quei chili
il mio viso appare esangue
senza carne e latticini.

IL GIOVANE

Sono giovane,
a me appartiene
il mondo sfatto
da plagiare e sistemare
al mio gusto, al mio capriccio.

Tamburello sul bancone
incurante dei clienti
pago poco rido e scherzo
tanto a me tutto è dovuto.

Sono bello alto e magro
sono bianco e nerboruto
quel signore mi fa un baffo
più di lui son furbo e acuto

PASSAGGIO

Sei nella luce
poi cadi nell’ombra.
Ogni tuo movimento
diventa di stucco.

Il respiro si ferma
il cuore non batte,
non vedi più niente
sei goccia nel buio.

LA CONCHIGLIA

La conchiglia è inerme
su onde di carta
sento il mare accartocciato
in un pugno di vetro.

SONORITÀ

Sonorità di lago
si sciolgono a riva,
materia liquida
tra lo struscio estivo,
inutile come chiodi di ruggine.

AMBRA

Incastonata
nell’ambra di un’emozione
vivo il momento immobile.

Semplicemente sono.

BREVE NOTA BIOGRAFICA

È stato solo in quell’anno trascorso in Germania che ha scoperto veramente se stessa e ha continuato a seguire il sentiero, nonostante le numerose battute di arresto. Scrivere le “poesie” che scrive ora è una tappa e si augura che molte altre ne seguiranno: un percorso costellato di letture, riflessioni e pensieri. Spera che nei propri scritti qualcuno veda qualcosa di sé, magari anche di spiacevole e che dica: “ecco, è proprio così”.

L’intervista rilasciata da Barbara Rabita a Izabella Teresa Kostka nel mese di giugno 2019.

Tutti i diritti riservati.

L’articolo presente anche sul blog giornalistico “Alessandria Today”:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/06/13/128455/?preview=true

Barbara Rabita al Festival Internazionale di Poesia a Milano, maggio 2019. Foto: Umberto Barbera

FABRIZIO CACCIOLA E IL SUO STILE DELL’ “OLTRE TEMPO” a cura di Sabrina Santamaria

Fabrizio Cacciola e il suo stile dell’ “Oltre tempo” a cura di Sabrina Santamaria

• Note biografiche di Fabrizio Cacciola

Fabrizio Cacciola nasce a Messina, il 28 Marzo del 1981, da Cesare Cacciola e Katya Marotta, in un ambiente familiare che valorizza l’arte e la cultura.
Bambino estroverso e vivace, dalle spiccate capacità comunicative, accompagnate da una grande sensibilità e da un’innata predisposizione alla recitazione, rivela una precoce propensione verso l’arte in tutte le sue forme.
Manifesta dapprima nelle scuole elementari e successivamente alle medie una predilezione per la rima, creando delle irriverenti filastrocche, volte ad ironizzare su maestri, professori e compagni di scuola.
Terminata la scuola dell’obbligo, asseconda il suo interesse verso le materie umanistiche, conseguendo un diploma magistrale nel 1999.
Decide di scrivere una poesia per il proprio bambino, “Canto di un padre” e si accorge con stupore di produrre con estrema naturalezza versi in rima in endecasillabo dantesco.
Ha recentemente iniziato un cammino che lo sta conducendo alla notorietà nel panorama poetico, inanellando svariati premi, saltando da podio a podio, a Messina, a Catania, a Palermo ed in Calabria nonché alla composizione della sua prima silloge, formata da più di quaranta opere ed al suo primo romanzo, ispirato al poema epico “La grande seduzione” dell’amico Anastasi, attraverso il quale aderisce al progetto culturale indipendente dei Sedotti Sognatori Seducenti, anche denominato 3S-team.

Il Canto delle muse ispira i cuori sensibili che sanno origliare il dolce suono dei versi che comunicano la musicalità poetica. Il poeta compie un viaggio interiore dell’anima che pennella a tinte fosche i suoi sentimenti. L’amore a livello tridimensionale viene narrato da Fabrizio Cacciola, poeta al crocevia tra la tradizione e la modernità; riprende gli stili metrici del passato traslandoli alle tematiche odierne, proprio per questa ragione il Nostro esprime grandi doti poetiche ed è molto gettonato nei concorsi conquistando la maggior parte dei podi. Talvolta lancia delle vere provocazioni a se stesso e ai lettori, mostrando oltre che talento anche sincerità espressiva. Quest’ultimo aspetto, in particolare, spesso è molto apprezzato dai giurati di vari concorsi, in quanto ipocrisia e finto perbenismo non entrano nei panni del nostro Cacciola. La poesia diventa mezzo salvifico, in primis, per Fabrizio Cacciola che trova in essa la manifestazione più intrinseca e aulica del suo essere. Egli si cataloga oltre i luoghi e il tempo, in una dimensione atemporale che trascende ogni epoca storica oserei ardire nella dimensione dell’oltre tempo.

Sabrina Santamaria

CANTO DI UN PADRE di Fabrizio Cacciola

Per te sarò compagno d’avventura
E Terra sotto i piedi saldamente,
Insieme spegneremo ogni paura
E fonderem col cuore anche la mente.

Sarò chi cerchi dentro la battaglia,
Legati in corsa lungo la salita
E quando la tristezza t’attanaglia,
Sai già che curerò ogni tua ferita.

Il tempo che do a te mi rende ricco,
Le libertà lasciate non rimpiango;
Mi nutre il fuoco che ogni sera appicco,
Mentre ti stringo in un paterno tango.

Amico sempre è vero, ma, t’avverto,
Dovrò tagliare i rami che non vanno;
Tu non sarai d’accordo quest’è certo,
Ma cose son che i veri padri fanno.

Sicuramente anch’io commetto sbagli,
Non mi hanno certo dato un patentino,
Ché dalla vita ho preso pugni e tagli…
Vorrei tu fossi pronto piccolino;

Per questo a volte tu mi trovi duro,
Sarò il tuo scudo sì, ma non per sempre
E quando dormirò, sarò sicuro
Che il mio ragazzo è un uomo d’alte tempre.

• Intervista a Fabrizio Cacciola

S.S: Se dovessi fare una classificazione, a quale posto della tua vita metteresti la poesia?

F.C: Per me è un antidolorifico che mi permette di sfogarmi e raccontarmi. Adoro dire che scrivere mi aiuta ad evitare di andare in giro con un machete. Sicuramente nella mia vita, la poesia ha un ruolo di fondamentale importanza, al pari del cibo e dell’aria che respiro.

S.S: Chi è il vero poeta secondo te?

F.C: Sarei ipocrita se dicessi che il vero poeta è chiunque metta nero su bianco un’emozione. Il poeta meritevole di questo appellativo deve riuscire a strapparsi l’anima ed imprimerla su un foglio, affinché chi leggerà i suoi versi possa rivivere in prima persona sensazioni, luci e colori, carpendone l’essenza.

S.S: Quale tematica, a tuo giudizio, un poeta dovrebbe affrontare?

F.C: Senza ombra di dubbio il poeta, come ogni essere umano, è soggetto a contaminazioni dettate dal contesto sociale-politico-ideologico in cui vive. Non credo possa esistere una tematica giusta o sbagliata su cui scrivere ed è proprio questo il bello: il poeta può utilizzare la penna come un fiore da donare al proprio amore o come un’arma per distruggere i suoi nemici.

S.S: Della tua esperienza con la poesia cosa ti ha emozionato di più?

F.C: I premi, i riconoscimenti e gli applausi sono sicuramente piacevoli, ma ciò che mi gratifica di più è vedere una scintilla di sincera emozione negli occhi di chi apprezza una mia lirica.

S.S: Quando scrivi tenti di avvicinarti al lettore?

F.C: Assolutamente sì! Cerco di creare delle immagini, di evocare luoghi e profumi che albergano nella mia mente, in modo tale da suscitare al lettore attento una visione totale ed una immedesimazione nei versi. Un po’ come un regista nella realizzazione di un film. La mia visione futura legata alla poesia mi spinge ad immaginarla non più su un libro, ma arricchita da musica ed immagini che amplifichino la potenza dei versi e per questo sto creando delle video poesie.

S.S: La poesia sfiora la bellezza, ma in quale punto infinitesimale?

F.C: Per rispondere in modo esauriente a questa domanda ci dilungheremmo oltre ogni limite, perché dovremmo innanzitutto dare una definizione alla bellezza che ovviamente è oltremodo soggettiva. C’è chi trova bellissimo un temporale o chi ama i pipistrelli ed ovviamente dall’altro lato ci sarà chi li detesta. La poesia sicuramente pone le proprie radici sulla bellezza, ma, a mio avviso, oltre all’emozione ed alla tematica trattata, la bellezza nella poesia va ricercata tramite metrica e rima.

S.S: In cosa trovi ispirazione quando scrivi?

F.C: Le mie poesie sono lo specchio della mia anima, per cui è facile asserire che non sia io a trovare l’ispirazione, ma piuttosto è lei a chiamarmi, talvolta a svegliarmi in piena notte ed a farmi scrivere come se fossi sotto dettatura. Scrivo per raccontare l’amore per mio figlio e per i miei cari, per denunciare un disagio sociale e scrivo anche delle vere e proprie invettive contro chi, in un determinato momento, scatena la mia collera.

S.S: In quale testo poetico che hai scritto ti identifichi maggiormente?

F.C: Indubbiamente ‘Dignità’! Questa lirica è totalmente autobiografica. Ho ricevuto numerose coltellate alle spalle, soprattutto in ambito lavorativo. Porte sbattute in faccia e tradimenti mi hanno fatto perdere la pazienza, talvolta la speranza, ma una cosa che non ho mai perso è proprio la dignità.

S.S: Come intitoleresti dei versi che raccontano di te?

F.C: In molte mie liriche ci sono versi che mi raccontano e probabilmente il titolo l’ho già scritto: ‘Signora della rima’.

S.S: La musa della poesia quali personalità ispira?

F.C: Tutte! La musa solletica i meandri più reconditi del mio pensiero e m’aiuta a tramutarli in versi. Ispira il mio essere romantico, come ispira il guerriero che è in me.

S.S: Cosa ti ha particolarmente spinto a scrivere i tuoi primi versi?

F.C: La prima poesia che ho scritto si chiama: “Canto di un padre”, ovviamente dedicata a Cesare, mio figlio, che con orgoglio porta il nome del mio amato Papà.

CONTRO ME STESSO di Fabrizio Cacciola

Son tronfio, antipatico e borioso,
Trabocco d’ogni sorta di difetto,
Saccente, tracotante e dispettoso,
Spregevole per qualsivoglia aspetto,
Dall’umor altamente fastidioso,
Propenso ad esser definito abietto.

Letteralmente privo di morale,
Amante dello scontro ed iracondo,
Puerile e dal sapor superficiale,
Sicuro d’esser io centro del mondo,
Etichettando il prossimo banale,
In vanagloria ed in superbia abbondo.

Il mio melenso affianca l’indolenza,
Che insieme all’apatia van sottobraccio,
Scortati da una punta d’indecenza.
Concedo il mio perdono e lo rinfaccio,
Eterna preda della mia impazienza
Mi soffoca il respiro col suo laccio.

Or che tutte le colpe ho confessato
E forse qualcheduna l’ho obliata,
Non temo affatto l’esser giudicato,
Da chi s’erge a censor per dote innata,
Con boria da superbo magistrato,
Avvezzo a dar sentenza conclamata.

Mi sento in vena sol di consigliare,
Se pronti ad imitar la mia catarsi,
A fare un tentativo similare,
E in versi sopraffini destreggiarsi,
Le pecche di voi stessi enumerare,
Rendendo veritiero lo specchiarsi.

Tutti i diritti riservati all’autore

RITRATTI: GIUSEPPE LECCARDI – al bivio col tempo

(by I.T.Kostka)
Il tempo non va misurato in ore e minuti, ma in trasformazioni.
(Fabrizio Caramagna)

Oggi vorrei presentare un poeta nato nel lodigiano nel lontano 1948, un artista di spiccata sensibilità e maturità, una penna classica ma per niente demodé o all’antica. Giuseppe Leccardi è arrivato all’età della saggezza e dell’equilibrio interiore, della profonda introspettiva riflessione sull’umana esistenza e sullo scorrere dei nostri giorni. Ha lasciato lontano i giorni delle primizie tornando al loro sapore attraverso i versi spesso malinconici, colmi di sentimenti e preziosi ricordi. Giuseppe Leccardi come il leggendario Merlino condivide con noi la conoscenza dei valori della vita e di ogni sua sorprendente sfumatura. La poetica di Leccardi non grida e non graffia l’animo del lettore ma conduce i suoi passi verso la consapevolezza e la rassegnazione, la purificazione spirituale e, in un certo senso, costringe ad un piccolo, intimo esame di coscienza. Le liriche del Nostro sono come un abbraccio paterno e accogliente, come un prezioso coprispalle posato sul corpo infreddolito da troppe paure. Facciamoci incantare e guidare dall’armoniosa bellezza delle sue parole:

• ALCUNE POESIE SCELTE di Giuseppe Leccardi

RIFLESSIONI

Lo sguardo fissa attento l’orizzonte
seguendo il girotondo dei pensieri
nei ciechi labirinti della notte,
su fino all’altopiano delle stelle
dove regna il silenzio dei millenni.

Lì è l’attesa, il punto di passaggio
di comete che rincorrono l’istante,
il casuale infrangersi del tempo,
sul muro dell’umano calendario.

L’universo è lo specchio, la misura
del nostro breve, flebile respiro
dei nostri passi incerti, titubanti:
nani, in un mondo fatto da giganti.

BIVIO

Giunto all’incrocio che solleva dubbi,
al bivio degli estremi e dei contrari
m’interrogo, senza trovar risposte,
sull’origine del tempo e l’universo.

La vita è una meteora di luce
nel curvo tratto che disegna il cielo,
un breve istante, l’attimo fugace.

Il volo senza meta d’un pensiero,
la traccia lieve che non lascia il segno.

LONTANE ASSENZE

Voglio ascoltare il silenzio dei pensieri,
i passi incerti, timidi dell’alba,
l’affaccio sorprendente della luce
ai vetri dell’opaca sonnolenza
che nelle chiuse palpebre nasconde
il tremore dei sogni ed il mistero
che la notte distratta ci ha lasciato
in specchi rotti di lontane assenze.

VIA DI FUGA

Nella grande città che mi circonda
mi sento un numero qualunque
da una mano innocente estratto a sorte.

I sogni sono barche sul naviglio
sul filo di correnti alla deriva.

Vanno a lontani approdi di pianura
carichi di segreti desideri
cresciuti sule rive della notte.

La nebbia silenziosa là, in attesa,
è la balena bianca che li inghiotte.

LEGAMI

A te mi lega non una catena,
né una robusta corda, né un collare,
né il filo teso d’un burattinaio

e nemmeno mi sento prigioniero
in una gabbia stretta ma dorata
d’una solitudine pregressa

A te mi unisce l’amore profondo,
la trama fragile,complessa,
d’un condiviso identico pensiero
e la visione surreale del mondo.

ORA SOLARE

Nell’ora ritrovata, aggiunta ai sogni
o sottratta alla vita quotidiana,
il tempo di pensare e d’investire
in un progetto nuovo, da inventare.

La calma del silenzio mattutino
induce a rivedere il mio vissuto
al filtro d’una luce passeggera
che scivola su tende ricamate
appese alla finestra della stanza.

E l’anima risponde insonnolita
ancora prigioniera di quel sogno
che ci conduce altrove, sul confine
che divide le ombre dalla vita.

• NOTA BIOGRAFICA

Leccardi Giuseppe è nato il 27/03/1948 a Livraga (LO), paese della “Bassa” lodigiana ma da cinquant’anni vive a Milano. Laureato in Economia e Commercio ha lavorato in proprio come libero professionista ed è ora in pensione.
Scrive dall’età adolescenziale ma solo da pochi anni ha preso la decisone di estrarre dal cassetto i suoi scritti pubblicando due raccolte di versi con “Il mio libro.it”: “Diario poetico” nel 2010 e “Oltre ogni ragionevole incertezza” nel 2011.
Nel 2013 ha fondato il Gruppo “Poesia sull’aia in Cascina Linterno”, nell’antica cascina che la tradizione indica come dimora agreste di Francesco Petrarca a Milano.
Ha vinto diversi concorsi di poesia e ottenuto numerosi riconoscimenti.
Attualmente frequenta i gruppi: “Ogginpoesia”, “Poeti al Ponte delle Gabelle”, “Verseggiando sotto gli astri di Milano” e “Cesare Frigerio – Amici delle Parole”.
Nell’aprile 2018 ha pubblicato la sua terza raccolta di poesie “Settantadue” con AV Editoria, libro che nello stesso anno ha vinto il “Premio della Critica” del Concorso Internazionale di Arti Letterarie “THESAURUS – LA BRUNELLA” VII Edizione di Aulla e il “Premio della Giuria” del Concorso Internazionale di Poesia e Narrativa “CINQUE TERRE – GOLFO DEI POETI” XXX Edizione.

Il poeta Giuseppe Leccardi durante “Verseggiando sotto gli astri” a Sovico. Foto: Umberto Barbera

Intervista a Carmine Laurendi: Quando il pathos diventa talento a cura di Sabrina Santamaria.

Intervista a Carmine Laurendi: Quando il pathos diventa talento a cura di Sabrina Santamaria.

• Alcuni cenni su Carmine Laurendi

Carmine Laurendi è un giovane poeta che in questi ultimi anni ha pubblicato due raccolte poetiche: “Ti pensu notti e ghiornu Bagnara” e “Ogni cosa cu so tempo”, spesso nelle sue liriche esalta l’amore per il suo paese natio, Bagnara oppure snocciola con grande stile spunti e riflessioni attuali e di carattere sociale.

S.S: Quando è stato il tuo primo incontro con la poesia?

C.L: Mi sono avvicinato alla poesia subito dopo la morte di mio padre. Grazie ad essa sono riuscito a liberarmi del peso che mi portavo dentro.

S.S: A quale poeta della letteratura ti sei ispirato maggiormente? Sempre se c’è uno stile che più di tutti ti ha affascinato…

C.L: Non mi ispiro a un poeta o a uno stile in particolare. La mia poesia nasce spontaneamente, da un attimo, da un pensiero o da una riflessione. Apprezzo tuttavia l’ermetismo di Salvatore Quasimodo, e recentemente ho iniziato a leggere con passione le opere di un poeta originario della mia terra, Vincenzo Spinoso.

S.S: Cosa ti ha particolarmente spinto a pubblicare due raccolte poetiche?

C.L: L’idea di pubblicare le mie raccolte poetiche è nata dai commenti, dai suggerimenti e dalle critiche costruttive dei miei amici e dei miei compaesani. Dal loro interesse sono scaturiti i miei libri.

S.S: Secondo te cosa la poesia può ancora trasmettere alle nuove generazioni?

C.L: Alle nuove generazioni la poesia può ancora trasmettere un’idea di bellezza, di purezza, di spontaneità, valori quanto mai necessari in questo mondo confuso.

S.S: Quale potrebbe essere il suo messaggio?

C.L: La mia vena poetica ha origine dal luogo in cui sono nato, dalle mie origini e dallo studio costante. Contestualmente cerco sempre di essere aperto verso altre culture e nuovi orizzonti.

S.S: Le poesie, spesso, hanno risvolti dal punto di vista sociale… Per quali fenomeni sociali pensi che la poesia possa essere incisiva?

C.L: La poesia è una forma d’arte, e come tutte le arti potrebbe allontanare i giovani dalla strada, attirando la loro attenzione e offrendogli una speranza. In questo senso, mi sento di poter affermare che la poesia ha un ruolo salvifico.

S.S: Al centro delle tue liriche metti sempre il tuo paese natio, Bagnara, pensi che lo spirito del poeta sia quello di mettere al centro i luoghi in cui viviamo? Oppure bisogna essere “cittadini del mondo”?

C.L: Io parlo del mio paese non perché sia speciale, ma perché lo amo. Questo amore lo rende unico. Allo stesso modo chi legge le mie poesie, attraverso le mie parole rivive l’amore per il proprio paese e le proprie origini.

S.S: Secondo te la poesia è il sentimento più profondo dell’essere umano? Oppure è il frutto di un’erudizione attenta e continua?

C.L: Sono due espressioni simbiotiche, nel senso che la poesia nasce spontaneamente come espressione profonda dell’anima, ma poi si evolve in erudizione, come allenamento costante.

S.S: Qual è il ruolo del poeta nella società attuale? E rivestendo questo ruolo come potrebbe agire?

C.L: Il poeta non deve ergersi a giudice, né pontificare. Nella società odierna il poeta deve essere soprattutto una persona umile che cerca di far riflettere il pubblico attraverso i suoi pensieri e le sue emozioni.

S.S: Per esprimere con i colori o con la musica la tua poetica a quale quadro o composizione musicale ti riferiresti?

C.L: Le opere di Renato Guttuso esprimono al meglio il mio modo di fare poesia. Vi ringrazio per questa opportunità che mi avete regalato, mi avete reso ospite su questo blog stupendo. Alla prossima.

RITRATTI: UMBERTO BARBERA – il connubio perfetto tra la fotografia e la poesia

Umberto Barbera, Atelier Spazio Galleria dell’architetto Giovanni Ronzoni, Verseggiando sotto gli astri di… Lissone

(by I.T.Kostka)

L’arte ha mille volti e sfumature, spesso impregna l’anima di un uomo fino all’ultimo neurone. Umberto Barbera convive da anni con le sue due amate Muse: quella della fotografia e quella della poesia. Umberto è un artista generoso e umile, sempre gentile e disponibile verso il prossimo, ricco di elevata empatia e sensibilità. Ironico e sorprendente, innamorato della natura ma, allo stesso tempo, aperto alle nuove tendenze stilistiche e alle sfide. Da menzionare soprattutto quella nata dall’incontro con la corrente del Realismo Terminale, alla quale si è avvicinato partecipando al programma “Verseggiando sotto gli astri di Milano” e alle puntate con il M° Guido Oldani. La sua crescita espressiva non si ferma, il Nostro si fa apprezzare come un buon vino: la sua scrittura mette in evidenza sempre più originale e ricca creatività artistica. Chissà quante sorprese ci regalerà nel prossimo futuro!

Izabella Teresa Kostka, Milano

• NOTA BIOGRAFICA

Umberto Barbera, nato a Sandigliano, in provincia di Biella . Sognatore e amante della libertà. Il viaggiare, la fotografia e la poesia sono espressione di continua ricerca e sfogo di emozioni.
Alcune sue opere sono presenti in alcune antologie: “Bugella’S Heart”, “Il fruscio delle parole mai dette”, “Tra le braccia di Turan”, “Per non dimenticare” e “Le maree della vita”.
Nella Collana Orizzonti Aletti editore:
“Verrà il mattino e avrà un tuo verso” vol.XII, “Tra un fiore colto e l’altro donato”.
Poeta Federiciano nelle edizioni 2016 e 2018 di Rocca Imperiale “Il Paese della poesia”.
Dal 2016 fa parte dei Poeti Verseggiatori di Milano – Serate cicliche di poesie con il patrocinio del Cerifos a cura di Izabella Teresa Kostka.

• ALCUNE POESIE SCELTE

FIAMMIFERI

Erano fiammiferi,
semplici fiammiferi dalla punta rossa
colpo in testa ed il fuoco innescava

Petardi impazziti nel silenzio della notte
Mortai pronti per la battaglia
Anonime opere d’arte su quadri di tela dipinte
come i sogni dei giovani dai mille volti
dal futuro in salita verso mete ambite
Lento e faticoso il cammino al buio
tortuose e tormentate le strade

Ultimo cerino ribelle
su di un piano grezzo striscia
nuova luce infiamma
nuova marcia nel motore al minimo
pronto a risalire la china

IL POLITICHESE

Ammasso di filo spinato arrugginito
Contorto ed annerito
Strade strette, tornanti infiniti
Teatrino di luci e sfondi
Plasmato con ciprie e costumi
in ambienti ovattati
Fattucchiera attenta nel leggerti la mano
Intento primario ed assoluto
creare ingorghi sullautostrada dei pensieri
far ingoiare il dolce di cioccolato
su di un panino salato

L’AMORE MATTUTINO

Appena sveglio già mi manchi
Sotto lenzuola ancora calde
il profumo attira prepotente
il desiderio assale la mente

Labbra desiderose affondano su di te

Calda, morbida e vellutata
schiuma dal sapore dolce amaro

Con le mani a coppa ti accolgo
Il biscotto inzuppo delicatamente
il tuo calore lo fonde velocemente

Sei il primo amore del mattino
Caro schiumato… cappuccino.

RISVEGLIO QUOTIDIANO

O mio Dio è tardi!
Ma nooo…
La notte prepara ancora la valigia
alla porta il giorno suonerà

Il gallo già canta!
la sveglia ancor non l’ho udita

Suonaaa!
Anch’essa impettita,
come una sirena impazzita

Sul filo di lana l’aurora si è vestita
All’ordine il sole richiama
ancor non risponde,
assonnato… nel letto si rigira

Nascosto dal piumone
stanco per la notte di passione
le ciabatte ancor non trova

Sbiancata la luna… scivola via…
tra lenzuola stropicciate e coperte vellutate
con l’occhiolino sottovoce lo saluta

Rosso come un semaforo infuocato
del palcoscenico pian piano le scale sale
sornione teatrante
di primo attore…
la parte!

Umberto Barbera

Tutti i diritti riservati all’autore

“Amore a prima vista” foto: Umberto Barbera