NON SONO MAI STATA BAMBINA di Maria Rosa Oneto

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“Non sono mai stata bambina” di Maria Rosa Oneto

Non sono mai stata bambina, pur vivendo d’allegria e di faccia tosta.
Cantavo già da piccolina e avevo l’impressione che bastasse quello a togliere dal corpo l’idea del male. Nulla di più falso. Non sono mai stata desiderosa di giochi (sempre solitari e all’epoca assai deludenti e sgangherati). Amavo la lettura e ancor più ascoltare mia Madre, raccontare sempre le solite fiabe, sino allo sfinimento. “Ancora, ancora” – testarda imploravo – benché lei già stanca dal lavoro, oltre le forze non avesse più neppure la voce. Quando imparai a leggere, fu tutta un’altra cosa e tra quelle pagine divertenti e colorate, il tempo dell’infanzia si smarriva, si modellava liberandosi dalle catene che il corpo avvinghiava in una spirale di “diversità” e di ore pensierose.
Capivo le mie difficoltà, le accettavo, le nascondevo agli altri in un continuo batticuore. Mai una volta ho chiesto a mia Madre o a mio Padre: “Perché a me?!” Come se fosse già tutto spiegato. Rivelato. O non ci fosse bisogno di ulteriori chiarimenti. Essendo figlia unica, a quei tempi, c’era una certa deferenza nei confronti dei Genitori e quasi un tacito accordo tra il dire e il non dire; il fare e il non fare. Sapevo che non avrei mai camminato (se non per pochissimi anni) nonostante le ripetute visite da illustri professori e numerose operazioni chirurgiche che con il tempo avrebbero aggravato la mia condizione. Uno spreco di lacrime e soldi che ci ha resi soltanto tristi e poveri; derelitti per un’intera esistenza. Allora, non c’era la Mutua, l’ASL (Assistenza Sanitaria Nazionale) come ai giorni nostri e farsi curare, significava: morire di fame, di stenti o di prestiti finanziari non facili da estinguere per un umile artigiano.
Si andava avanti di speranza e di miracoli divini che non sarebbero mai arrivati.
Era il tempo della ricostruzione, delle macerie per strada dopo la Seconda Guerra Mondiale, della cordialità fraterna e condivisa, di essere ancora vivi, nonostante tutto.
Crescevo con un cervello che già ragionava e con un’arguzia sagace ed esplosiva. Allora, nascere con qualche imperfezione visibile, consentiva di essere derisa, additata, schernita e persino salutata con un segno di Croce! La “figlia del castigo, del peccato mortale, erede diretta del Diavolo” ero proprio io, venuta alla luce, senza colpa alcuna.
L’ignoranza e quella sorta di religiosità becera e contadina, ancora imperavano come un antico retaggio, che si trascinava appresso: maldicenze, dicerie da quattro soldi, paure e colpe mai del tutto scomparse.
Bastava poco per essere considerati: anormali, deficienti, buoni a nulla. Creati per disgrazia o in espiazione di una “pecca” familiare. Nessuno, pensava al caso, alla fatalità, all’incastro incomprensibile del destino. Alla fame, alle privazioni patite durante la prigionia (mio Padre), alla carenza di cure e di attenzioni per una donna in stato interessante. Si incolpavano il Cielo, quel Dio tanto pregato eppur sempre assente; le variazioni lunari, le maree e i venti che soffiavano con voci di uccelli dallo strano presagio.
Ogni aspetto era buono per trovare una motivazione alle disgrazie, al male, al sacrificio dipinto sulla pelle. In pochi, potevamo godere dell’abbraccio del sole, della danza degli alberi in giardino. Quasi sempre, vegetavamo nascosti in casa o negli ospedali: lontani da sguardi indiscreti e da quella libertà, fatta di scherzi, risate, dispetti, scoperte sessuali e marachelle. L’unica parola che non conosceva tregua e frantumava il costato era questa:” Ricordati che non sei come gli altri!” E ciò che più si desiderava gioiosamente e tenacemente veniva ammazzato in un solo istante, in modo tremendo e definitivo.
Si compiva così la “morte spirituale” della “povera creatura” pur lasciandola in vita a marcire nell’indifferenza di ogni giorno!

Maria Rosa Oneto

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“IL TEMPO: I SUOI RICORDI” di MARIA ROSA ONETO

PROSA: “Il tempo: i suoi ricordi” di Maria Rosa Oneto.

Ho sempre vestito l’anima di solitudine e malinconia.
Non sono mai stata bambina con riccioli di spensieratezza, poggiati sul cuscino.
Dalle vetrate, dove mi specchiavo, entravano il rumore del mare e un sole capace di stordire il cuore.
Era pur sempre una corsia d’ospedale, piena di pianti, di odori disgustosi e di “trappole” per confondere i pensieri. Ridevo anche senza poter camminare o zoppicando affannata per quei lunghi corridoi dove il silenzio imperava e la paura si stendeva sui muri, sopra le vesti di frati e suore. Di infermiere dal ghigno malefico.
I feti indesiderati, galleggiavano in ampolle di vetro, creando domande senza risposta alle nostre piccole menti innocenti. Il cibo, servito in ciotole di metallo era vomitevole al pari forse di quello dei carcerati. La penombra che invadeva il reparto, sapeva di strani segreti, di bugie edulcorate dalla fantasia, di verità nascoste tra bisturi e garze.
Il ronzio di una “sega” che tagliava i gessi, metteva addosso un terrore sconfinato. Quando avrebbero reciso: un arto, una gamba, un braccio! Tremavano come fiori in un campo di grano. Sottile era l’immagine del dolore. Così impalpabile e trattenuto come una crisalide nell’atto di sbocciare. Scorrevano lacrime, subito asciugate per il timore di essere considerati: inutili, incapaci e fragili. Tenevamo tutto dentro senza pretendere altro. Crescevamo in fretta, non tanto di statura, ma nel desiderio di liberarci, di tornare a casa, di riprenderci la normalità di una vita che purtroppo non sarebbe mai stata normale.
Povere Creature, segnate dal destino, al frantumarsi di sogni appena iniziati. Con la ritrosia di un’adolescenza che turbinava lo spirito, riempiva la pelle di brividi d’amore, provocando una sessualità più letta che goduta.
Spruzzi di erotismo in una speranza familiare sempre più ottusa e chiusa all’esistenza.

Maria Rosa Oneto

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MARIA ROSA ONETO E LA SUA NUOVA RUBRICA “PENSIERI E GIOCHI DI PAROLE”

Carissimi Lettori!

Con grande gioia vorrei dare il mio benvenuto alla nuova collaboratrice del blog “Verso”: MARIA ROSA ONETO poetessa, scrittrice e giornalista freelance. Con la pubblicazione di oggi inauguriamo la Sua nuova rubrica personalizzata intitolata “PENSIERI E GIOCHI DI PAROLE”, dedicata ai racconti, alle riflessioni, agli articoli vari tra la narrativa, la poesia e il giornalismo. Auguro buon lavoro alla nostra Cara Maria Rosa e tante profonde emozioni a tutti i Lettori del sito.

Izabella Teresa Kostka

● NOTA BIOGRAFICA DI MARIA ROSA ONETO

Maria Rosa Oneto, nasce a Rapallo (GE). L’amore per la scrittura e la Poesia si manifestano prestissimo nella Sua vita.
L’ambiente in cui cresce, dove il mare e la bellezza del paesaggio tolgono il respiro, le fanno superare i momenti di solitudine e smarrimento.
Disabile sin dalla nascita, ottenuto il Diploma Magistrale, continua per diletto gli studi. Ottiene numerosi Premi e Riconoscimenti in vari Concorsi Letterari. Pubblica personali Sillogi e Antologie poetiche con altri Autori.

Per “Pensieri e Giochi di Parole.”

ATTENDO

Son qui, in questo giacimento di cuore, che regala sofferenza e pensieri tardivi. Respiro l’aria che vagandomi attorno, raccoglie: ruscelli, canti di bimbi, cinguettii di uccelli a primavera.
Ammiro la vastità del cielo, quello scorrimento di nubi, simile alla transumanza.
Vado oltre, al di sopra del nulla, dove i sogni cercano rifugio.
Lo spazio si amplia, diventa Mondo del Divino e dell’Eterno.
Mi lascio incantare da quell’azzurro fluido che i tormenti dilata; ricuce le speranze, frantumando il tempo dell’oggi e della lontananza.
Anime dissolte nel vento. Corpi inceneriti senza più sostanza.
Voci scomparse all’improvviso. Abbracci che si sono persi dopo essersi trasformati in alberi secchi.
Anche le foglie sono cadute, nel tremolio del rimpianto.
Soli a guardare la vita, che odora ancora di latte e marmellata. Tracce di un rosso vivo su labbra silenziose. Mani da lavoro con i calli della fatica e una giostra di parole in fuga.
Sono morta e risorta dall’alba al tramonto, veleggiando sulle sponde di un mare sconfinato che riprende le onde.
Nel riflesso che trafigge lo sguardo, ho impugnato la penna come una lama acuminata.
Ho versato parole di sangue su un foglio nudo che la fame aveva macchiato. Ancora abbraccio me stessa come fossi una bambola di pezza negli scarti in soffitta.
Attendo la sera, raccontando fiabe davanti allo specchio.

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice