“DA QUI ALL’ ETERNITÀ” di Maria Rosa Oneto

“Da qui all’Eternità” di Maria Rosa Oneto

E se la morte fosse un “miraggio” di beatitudine infinita dopo un faticoso cammino terreno?!
Difficile dare una risposta concreta a questa domanda. Appare chiaro, che già al primo vagito, l’essere umano, va incontro alla morte. Uscendo dal grembo materno, l’essere, si schiude come un fiore al mattino, pronto a godere di ogni beneficio e sovrastruttura gli venga creata attorno.
Tuttavia, nell’angolo remoto della creazione, staziona il destino – gia scritto nelle stelle, benché sconosciuto – di più non è dato sapere e solo vivendo passo dopo passo, sino all’ultimo respiro, sapremo di essere stati fortunati o meno.
Ma già apprendere che si nasce per morire, attraverso l’invecchiamento del corpo e la sua definitiva decadenza, poco consola.
Ogni cosa che esiste, è destinata a regredire, usurarsi, “rovinarsi”; sino ad essere gettata, fatta a pezzi, trasformata o sostituita con un modello nuovo.
Così la natura, che in primavera, tolto l’involucro invernale, riprende a “respirare” e a sfoggiare tutto il suo splendore sino all’autunno inoltrato.
Dunque: morire, come fatto necessario. Un’occasione che non è possibile rimandare e della quale non si conosce la data. Ogni attimo, può essere quello giusto e come per incanto, dover lasciare tutto: amori, ricchezze, piaceri e dolori.
L’ Uomo, condannato a morire, ne porta il peso sulle spalle e più avanza con l’età, maggiormente ne avverte la malefica presenza. L'”istinto” per la morte, ci dovrebbe far capire, con l’avverarsi della ragione e l’etica morale del peccato, il comportamento da seguire per ritemprarsi di gioia, di benessere e
pace, ogniqualvolta ci sentiamo tristi e abbandonati. Si nasce nudi, fragili e indifesi e si ritorna ad esserlo da anziani. Nel frattempo, si vive male, attorniati da venti di guerra, crudeltà, invidie, gelosie e tragedie di ogni genere. Oggi, al pari del passato.
La vita, come dono prezioso, andrebbe: protetta e sostenuta con indicibile tenerezza e accompagnata nel suo percorso dall’accudimento fraterno, dall’amore e dalla speranza.
Non si diventa grandi, perché così è dato crescere e decidere per mostrarsi autonomi.
Ci si ritrova adulti, quando permangono i sentimenti, l’umanità, la voglia di fare, lo scambio di opinioni con gli altri. Non è richiesta un’eccessiva saggezza – non ne saremmo capaci – È richiesta un’umanità partecipe. Una sorta di resilienza che non ci faccia sentire: inutili, stressati e assenti dal presente.
L’esistenza è un’esperienza a piedi scalzi, dove si deve lottare e penare per non farsi pungere. Il dolore, la malattia, la sofferenza possono diventare maestre d’insegnamento
non solo da un punto di vista cristiano, ma anche per colui che ateo o laico, porta avanti il senso del rispetto, del dovere e della buona creanza.
La morte ci rende uguali e “meschini” più della vita. Non la tieni lontana con i soldi, la prepotenza, l’arroganza. Se fortunati, può essere incantevole, meravigliosa, anche quando non ce ne accorgiamo. Così per il muratore come per l’artista. Ognuno nel proprio ambito individuale.
Sarebbe bello, se alla fine per i buoni e i peccatori lievi, ci fosse una ricompensa ultraterrena. Chissà? Un Mondo alternativo, dove rinnovarsi, tornare ad amarsi, incontrare persone care che non ci sono più. Sarebbe magnifico, ritrovare il proprio corpo abbellito e risanato. Tornare a sognare in una dimensione speciale dove l’Anima canta la propria dolce Eternità!

Maria Rosa Oneto
Tutti i diritti riservati all’autrice

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“MISERIA e POVERTÀ” di Maria Rosa Oneto

Miseria e Povertà” di Maria Rosa Oneto

La povertà assoluta o estrema, viene definita tale, quando una comunità o un’intera regione sono costrette a vivere con meno di 1,90 dollari al giorno; il che significa non potersi procurare: cibo, acqua, medicine e ciò che serve per un’esistenza dignitosa.
Il tredici per cento della popolazione mondiale vive (?) in tali condizioni. Vale a dire che 902 milioni di individui (quindici volte la popolazione italiana) soffrono di indigenza e carestia.
Oggi, la povertà si estende a macchia di leopardo e riguarda l’intero Pianeta, da Nord a Sud.
I Paesi più poveri del mondo sono così raggruppati:
* Africa Subsahariana: 42,7 per cento
* Asia meridionale: 18,8 per cento
* Asia orientale e zone del Pacifico: 7,2 per cento
* America Latina e Caraibi: 5,6 per cento.
Questi dati si riferiscono al totale della popolazione che vive in condizioni di povertà estrema.
In particolare, la popolazione dell’Africa Subsahariana che ammonta a circa un miliardo di persone.
Significa, che quasi 430 milioni di esseri umani, giacciono in situazioni di estrema indigenza.
Al giorno d’oggi, 795 milioni di persone, soffrono non solo per carenza di cibo e micronutrienti, ma pure per l’aumento rischioso di contrarre malattie; riducendo così la produttività e impedendo un adeguato sviluppo fisico e mentale.
In Italia, dopo quasi dieci anni di crisi economica, la povertà assoluta è raddoppiata nel 2005. Circa due milioni di soggetti, ovvero il 3,3 per cento della popolazione pativano una siffatta condizione.
Tra il 2011 e il 2013 si è verificato l’incremento più drammatico: in un solo triennio, i poveri assoluti, sono passati dal 4,4 per cento al 7,3% della popolazione.
Nel 2017 erano 8,3 per cento con un aumento ulteriore al presente.
La maggior parte di coloro che vivono in condizioni di povertà assoluta, risiedono nel Mezzogiorno, il 56,1% del totale.
La povertà, è in continuo aumento tra le fasce più giovani della società.
Nel 2007, l’incidenza della povertà tra i giovani, tra i 18 e i 34 anni, era del 2,7%. Attualmente, il dato è più che triplicato e sfiora il 10%. Significa che ad entrare in crisi sono soprattutto le famiglie e i bambini, la categoria più penalizzata.
Si nota che tra il 2005 e il 2014, circa il 70% dei nuclei familiari, ha subito una diminuzione o uno stallo della propria situazione economica, che riguarda addirittura il 97% delle famiglie.
Eurostat, afferma che in Italia, il reddito del quinto dei cittadini più ricchi è 6,3 per cento volte, quello del quinto dei più poveri.
Anche l’Oxfam denuncia le carenza del sistema economico attuale, che “consente solo ad una ristretta cerchia di accumulare ingenti fortune; mentre, sulla Terra centinaia di milioni di persone, lottano per la sopravvivenza con salari da fame”.
L’82 per cento dell’incremento di ricchezza globale, registrato l’anno scorso, è finito nelle casseforti dell’1 per cento più ricco della popolazione. Mentre, la metà più povera del Pianeta (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0 per cento.
In Italia, a metà del 2017, il 20 per cento più ricco degli Italiani, deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta.
Mentre, il 50% più povero, possedeva solo l’8,5%.
Proseguendo con tali livelli di povertà e disuguaglianza così elevati, si rischia un gravissimo impedimento nello sviluppo del capitale umano, con tutte le conseguenze che ne potranno derivare in termini di stabilità e di pace sociale.

Maria Rosa Oneto

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“EROISMO MALSANO” di Maria Rosa Oneto

Foto: Pixabay

“Eroismo malsano” di Maria Rosa Oneto

Nel corso di quest’ultimi decenni, abbiamo perso parte dell’innata umanità.
Un po’ per l’accrescersi di una forma di egoismo/individualismo narcisistico; un po’ a causa dell’impoverimento di valori morali e di una non buona educazione, già a livello infantile/giovanile.
Mancando giuste regole e dettami positivi, l’individuo, sempre più è andato smarrendo la “gioia” di provare buoni sentimenti; il senso del dovere e della lealtà. La coscienza, senza pentimento, rimane evulsa dalla realtà e spadroneggia per proprio tornaconto. “La vita, non vale niente, mentre, la morte è una sfida per chi non ha nulla da perdere!” Vita e morte, finiscono così per soccombere nel ruolo ambiguo dell’indifferenza e del menefreghismo. Uccidere per pochi euro o per acquistare una dose di eroina, è diventata un’abitudine consueta e ordinaria. Sfogare i propri istinti bestiali su soggetti deboli, indifesi, siano essi: animali o persone, è una forma di “eroismo malsano” del quale vantarsi ed esibire le gesta senza ritegno alcuno. La mancanza di restrizioni e di leggi adeguate o male interpretate, fanno il resto.
Cattivi consiglieri: i mass media, le trasmissioni urlate, la politica falsa e infingarda, i giochi tecnologici che invitano alla violenza, agli estremismi, all’esaltazione della ferocia e del potere.
Oggi, che le emozioni paiono scomparse, insieme ai sentimenti, ci sostentiamo di apparenza, di noncuranza verso gli altri, di assenza di comprensione e misericordia.
Tutto sembra dovuto, al prevalere della boria e dell’arroganza. Più si è poveri di cultura, di onestà intellettuale e morale, ancor meglio prevale il disamore per se stessi e per il prossimo. Si soffre di obesità per eccesso di cibo, con tutte le conseguenze che comporta a livello sanitario, non solo per un bisogno prettamente fisiologico; ma, anche come sinonimo d’ingordigia a carattere psicologico. “Siamo ciò che mangiamo”, nutriti male, quasi deformi, incapaci di muoverci e di fare quattro passi senza usare l’automobile. Si eccede per vizio, per lassismo o per avidità. Stanchi, annoiati, frustati, avviliti nei confronti di una società intera, che peggiora giorno per giorno, e di conseguenza, trascina nel baratro noi stessi.
Perso il dono della lettura, imprigionati alle macchinette “mangiasoldi”, alle carte da gioco, agli oroscopi italiani o cinesi, alle previsioni da burla di fattucchiere e cartomanti… vaghiamo come automi alla ricerca dell’eterna giovinezza. Della felicità ad ogni costo, della facile ricchezza per ritrovare la nostra identità che abbiamo smarrito correndo verso un immaginario Eden di illusione e subdolo benessere. Dicono che “la bellezza salverà il Mondo”, Dio lo volesse! Lo auguro a tutti e anche a me stessa!

Maria Rosa Oneto

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“LA TRIBÙ DELLE ANIME PERSE” di Maria Rosa Oneto

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“La Tribù delle Anime Perse” di Maria Rosa Oneto

In quest’epoca, pervasa dal “decadentismo morale” e dalla smania di possesso, con gran confusione tra reale e virtuale; ciò che appare evidente è lo “smembramento di valori positivi”, in cui tutti siamo caduti. Sembra che, più nulla ci sgomenti, ci terrorizzi o ci faccia inorridire! Siamo abituati al male come il demonio si è adagiato all’Inferno. Nulla di bene ci consola, continuamente tormentati, stressati, sotto torchio.
La violenza fisica e psicologica, pare che sia diventata una ragione esistenziale. Uccidere, viene facile e spontaneo come mangiare un gelato. Persone di ogni età e di varia estrazione sociale s’imbottiscono di droghe, di alcol e psicofarmaci. Una volta al volante: causano morti, incidenti invalidanti, feriti gravi e famiglie rovinate per sempre. Sparatorie, pestaggi, ladrocini, scontri tra tifoserie calcistiche avvengono sia fuori, in strada, che tra le mura domestiche. Donne, bambini, animali inermi, trattati come “oggetti” di nessun valore; che neppure il cassonetto dell’immondizia accoglierebbe piu con umile decenza.
Ovunque, truffe monetarie, scandali riguardanti la pedofilia e la sessualità.
Arroganza e ragionamenti urlati, contraddistinguono l’ambito politico, i giornalisti d’assalto, i mafiosi dei “pizzini” dal grilletto facile.
Una sorta di Circo della sopraffazione, della prepotenza, dove giocano la loro parte, individui con maschere di carne e le anime obese, flaccide come foie gras
L’anormalità che diventa “normale”, spiegata da “tronisti”, mestieranti della finta democrazia, da omuncoli dal successo facile, da venditori d’illusioni che sfiatano parole, al posto del fumo.
Il bullismo che oltre a raggruppare adolescenti e ragazzini di pari età (con l’appoggio spesso dei genitori) oggi, sconfina nel sadismo e nella tortura. Per noia, per vigliaccheria, per grettezza mentale e assenza di cuore, diventa una “goduria” dar fuoco a un barbone, spezzare a bastonate il collo di un cigno maschio; vessare per anni un povero cristo”, malato psichico, sino a condurlo alla morte con calci e pugni, nell’indifferenza generale. Il tutto filmato con il cellulare e condiviso in rete, al pari di una prodezza eroica di cui vantarsi.
Da questa società amorfa e narcotizzata, rifatta di plastica dalla testa ai piedi, ma che cosa vogliamo aspettarci! NULLA! O solo il peggio.
Mancano: rispetto, regole severe, formazione civica e sentimentale. Manca la famiglia (ma quale?) che dia il buon esempio; che sappia discernere il bene dal male, che si riscopra nuovamente genitrice/genitore, capace di educare, correggere, punire.
Siamo davanti a un “branco” di smidollati, che non sanno leggere un libro, parlare italiano, pur vestendo griffato e con i capelli tagliati all’ultima moda. La “Tribù” delle “anime perse”, infestano le periferie e le metropoli di lordume, movida e sterco umano.
Siamo colpevoli, Noi adulti, a non aver insegnato, tramandato, il senso della buona educazione, del sacrificio e dell’onesta’ che, sempre appagano pur nella desolazione e nella più nera povertà.

Maria Rosa Oneto

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“SI VEDRÀ” di Maria Rosa Oneto

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“Si vedrà” di Maria Rosa Oneto

Non c’è che vento in questa sera malinconica e dolente.
Giro per casa, faccio qualcosa, sento un po’ di musica e poi mi siedo sul divano.
Ho voglia di tenere gli occhi chiusi e la mente sgombra da pensieri.
I battiti del cuore, vivono per conto loro e sembrano sedati, edotti o semplicemente pazienti. Sgranocchio qualche biscotto e butto giù un sorso di Lambrusco amabile. La testa mi fa male e anche le palpebre soffrono di pesantezza. Il vento, come uno strano mostro mitologico, si infiltra tra le liste delle tapparelle con l’intenzione di stradicarle. Urla, impreca, bestemmia come uno spirito che non ha pace.
È tanta la sua furia, maldestra, impetuosa, accigliata. Mi sento al riparo, nonostante, lui, faccia scempio dei vasi sul terrazzino e i panni sullo stendino rischino di volare via.
Ho tutta la notte per trovare misericordia e scivolare in un sonno ristoratore. Mi spoglio, mi lavo, indosso il pigiama da cartone animato e vado a letto. Son già le 23,40. Accendo la televisione e mi commuovo davanti ad un fatto di cronaca. “Come siamo diventati “bastardi” – penso – spargendomi la crema sul viso. “Questo Mondo è proprio uno schifo!” Omicidi, stupri, faide di quartiere, spaccio di droga, incursione in negozi e case a mano armata. “Basta, non voglio più pensare, altrimenti prendo una pistola e mi sparo.
Dicono che presto, la Terra esploderà; tutto verrà distrutto, annientato, cancellato e la Giustizia di Dio trionferà. Avremo così altri cieli e nuove terre dove stare. Non sono troppo certa di tutto questo e resto perplessa, quasi ipnotizzata davanti al paralume d’argento che manda fuori una flebile luce.
Mi distendo nella calda leggerezza delle coperte e nel fascino retrò delle lenzuola ricamate. Quanta tenerezza percorre il corpo e anche l’anima ne beve avidamente. Persino il vento ha perduto la sua aggressività e mugolando senza ritmo, pare finalmente quietarsi, rabbonirsi.
Spero di dormire e fare bei sogni. Domani il sole sorgerà e come ogni volta che mi sveglio, dirò:” Oggi è un altro giorno… Si vedrà!”
Buona Notte!

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“LE MALATTIE MENTALI” di Maria Rosa Oneto

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“Le Malattie Mentali” di Maria Rosa Oneto.

La vita scorre sbuffando come un treno a vapore.
Ogni giorno, ripetiamo gli stessi gesti, identici, consunti, logoranti.
Siamo marionette senza saperlo. Capaci del “libero arbitrio”, ma non di vera scelta.
Stressati, collerici, sempre più violenti e disumani.
A quanto riporta l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), il peso complessivo dei disturbi mentali, continua ad espandersi con un impatto notevole sulla salute e sui principali aspetti: sociali, umani, economici che riguardano tutti i Paesi del mondo.
Codesti sono caratterizzati da una combinazione di pensieri anomali, percezioni, emozioni, comportamenti e relazioni con gli altri. Tra quelli maggiormente diffusi riscontriamo: depressione, disturbo affettivo bipolare, schizofrenia, psicosi, demenza, disabilità intellettive e autismo.
La depressione è una delle cause primarie di disabilità in tutto il mondo. Ne soffrono circa 300 milioni di persone. Le donne, rispetto agli uomini, sono quelle più colpite.
Il disturbo affettivo bipolare e la schizofrenia, riguardano, la prima, circa 60 milioni di individui. La seconda: 23 milioni a livello globale. La demenza, al momento, conta cinquanta milioni di vittime.
L’Oms, dichiara che sull’intero pianeta, il 10-20% di bambini e adolescenti, soffre di disagi mentali e che le condizioni neuropsichiatriche sono la principale causa di disabilità.
La metà di tutte le patologie mentali, inizia all’età di 14 anni, a detta degli esperti. Mentre 3/4 di queste, comincia verso i 25 anni. Se non trattate adeguatamente, tali condizioni, possono influenzare pesantemente sullo sviluppo dei giovani e sulla possibilità di vivere in maniera soddisfacente e produttiva;
una volta diventati adulti.
Il divario tra la necessità di trattamento e la sua reale offerta, è molto ampio in tutto il Mondo. Nei Paesi a basso e medio reddito, il 76-85% dei soggetti con disturbi mentali non riceve alcun trattamento. Mentre, in quelli ad alto reddito, si scende a valori che variano tra il 35-50%.
I disturbi psicotici, come la schizofrenia, il delirio, i disturbi dell’umore (come quello bipolare, la depressione maggiore) ; disturbi d’ansia, anoressia, bulimia nervosa, quelli associati all’uso di sostanze tossiche e all’alcol, costituiscono un importante problema di Sanità pubblica.
Si presenta in tutte le classi di età, sono associati a difficoltà nelle attività quotidiane, nel lavoro, nei rapporti familiari e interpersonali e sono all’origine di elevati costi sociali ed economici, sia per le persone colpite che per i loro cari.
In tale ambito, sia la scuola (intesa non solo come luogo dove apprendere contenuti, ma anche come contesto dove poter sviluppare like skills) che la famiglia, la comunità locale e il sistema sanitario nazionale ricoprono un ruolo determinante e decisivo.
In Italia, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), porta avanti molteplici attività di ricerca, sorveglianza, di prevenzione e comunicazione nel chiaro intento di garantire la salute mentale ad un numero sempre più crescente di popolazione.

Maria Rosa Oneto

“TI SCRIVO” di Maria Rosa Oneto

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Monologo “Ti Scrivo” di Maria Rosa Oneto

Ti scrivo una lettera senza parole; fatta di vento, lacrime e sospiri.
Ho atteso a lungo, prima di scriverla, per esprimere al meglio ciò che sentivo.
Sopra un foglio di carta non pregiata, ho radunato: il mio silenzio, il tic tac dell’orologio appeso al muro, qualche vecchio pupazzo ormai malandato.
Su ogni riga splendeva il sole, le ore cancellate con la biro, il vacuo frinire della televisione e un pezzo di cioccolata a forma di cuore.
Non l’ho voluta far vedere a nessuno, come se in essa ci fosse impressa una parte invisibile dell’anima mia. A poco a poco, si radunavano i ricordi, memorie di una fanciullezza assurda e biricchina. Gli odori sacri di una volta che sapevano di pane appena sfornato, di salsedine e pesce appena pescato. Si rideva di nulla e il ridere faceva buon sangue. Era un trastullo da poco, che non costava niente e ti faceva sentire allegra.
La “medicina del buon umore” veniva ancor più portata in giro dopo ogni Festival di San Remo. Si “sbraitava” come dannati, già il giorno dopo, e non esisteva più, come per magia, nessuna classe sociale.
Tutti, credevamo di saper cantare, bastava dar fiato alla bocca e la giornata iniziava. “Vecchio scarpone, quanto tempo è passato. Quante illusioni fai rivivere tu, quante canzoni sul tuo passo ho cantato che non scordo più!”
Oppure: “Lo sai che i papaveri son alti alti alti
sei nata paperina che cosa ci vuoi far!”
Sino ad arrivare a quella considerata la più “perversa”: “Son qui, tra le tue braccia ancor avvinta come l’edera. Son qui, respiro il tuo respir son l’edera legata al tuo cuor!.”
Strofette, oggi, considerate puerili e non adatte ai tempi attuali, tecnologici ma dissennati.
Ti scrivo una lettera senza parole, infarcita con i ricami dell’alba e il solfeggio dei tramonti.
Le stelle già occhieggiano curiose. Le palpebre si abbassano alla notte che verrà.
Sogni d’oro e che il domani sia migliore sino all’Eternità!

Maria Rosa Oneto

“L’UMANITÀ IN DECLINO” di Maria Rosa Oneto

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“L’Umanità in declino” di Maria Rosa Oneto

L’Uomo, venuto al Mondo da un gesto d’amore, nel corso della sua vita terrena, ricercherà di continuo, sino all’ultimo giorno, il senso stesso dell’esistenza.
Essere felici vivendo, è un connubio agognato da molti e forse mai raggiunto.
L’insoddisfazione, il mancato appagamento di taluni sogni o desideri, il venir meno di un adeguato patrimonio o al contrario, un esubero di ricchezza, possono generare: depressione, bulimia e tristezza. Non si è mai contenti di nulla e sempre pronti a desiderare altro; a salire sulle vette più ardite in corsa con il tempo.
Da sempre, l’Umanità, pervasa da smanie di grandezza, ha disseminato: guerre, ruberie, schiavizzato e martirizzato interi popoli allo scopo di accrescere il proprio tornaconto. Ogni scusa era buona per inscenare un conflitto e ammazzare altri fratelli: un confine che andava esteso, una razza che non era degna di esistere, una popolazione indigena da convertire e rendere così misera da non poter più reagire. Molti soprusi, sono stati commessi in nome di un Dio benevolo e misericordioso. Per portare più adepti alla Chiesa, per oltraggiare le tradizioni di antiche civiltà piene di riconoscenza e lode verso il Creato.
L’Uomo, da peccatore congenito qual è, anche in epoca recente, non ha abbandonato il suo concetto di violenza e di supremazia sugli altri. Nuove insoddisfazioni sono sorte, più attuali e moderne. Oggi, è la società stessa, o meglio una certa “branca” del potere che ti dirige, riducendoti a brandelli, affiancata dai mass media e dalla pubblicità.
Droga, alcool, abuso di psicofarmaci, chirurgia estetica sfrenata, bullismo, violenza trasmessa in rete, aberrazioni sessuali di ogni genere stanno portando l’Umanità allo sfacelo. Si vive da dannati, pervasi da istinti omicidi, pronti al ladrocinio anche da benestanti; assatanati e blasfemi in casa e fuori, tra la gente. L’amore! L’amore ti può strangolare, gettare dalle scale oppure darti fuoco come ad una bambola di pezza. Genitorialità in declino che perdona ai figli ogni omissione, anche la più cruenta, perché loro stessi non sono mai stati veri genitori, capaci di assumersi doveri e responsabilità che tale condizione comporta.
Un quadro disastroso, dunque, a guardarlo da ogni angolatura.
Verrebbe da pensare “È
finita” se nel cuore non brillasse l’ennesima fiammella di speranza che ti fa dire: “Presto tutto cambierà!”

Maria Rosa Oneto

NON SONO MAI STATA BAMBINA di Maria Rosa Oneto

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“Non sono mai stata bambina” di Maria Rosa Oneto

Non sono mai stata bambina, pur vivendo d’allegria e di faccia tosta.
Cantavo già da piccolina e avevo l’impressione che bastasse quello a togliere dal corpo l’idea del male. Nulla di più falso. Non sono mai stata desiderosa di giochi (sempre solitari e all’epoca assai deludenti e sgangherati). Amavo la lettura e ancor più ascoltare mia Madre, raccontare sempre le solite fiabe, sino allo sfinimento. “Ancora, ancora” – testarda imploravo – benché lei già stanca dal lavoro, oltre le forze non avesse più neppure la voce. Quando imparai a leggere, fu tutta un’altra cosa e tra quelle pagine divertenti e colorate, il tempo dell’infanzia si smarriva, si modellava liberandosi dalle catene che il corpo avvinghiava in una spirale di “diversità” e di ore pensierose.
Capivo le mie difficoltà, le accettavo, le nascondevo agli altri in un continuo batticuore. Mai una volta ho chiesto a mia Madre o a mio Padre: “Perché a me?!” Come se fosse già tutto spiegato. Rivelato. O non ci fosse bisogno di ulteriori chiarimenti. Essendo figlia unica, a quei tempi, c’era una certa deferenza nei confronti dei Genitori e quasi un tacito accordo tra il dire e il non dire; il fare e il non fare. Sapevo che non avrei mai camminato (se non per pochissimi anni) nonostante le ripetute visite da illustri professori e numerose operazioni chirurgiche che con il tempo avrebbero aggravato la mia condizione. Uno spreco di lacrime e soldi che ci ha resi soltanto tristi e poveri; derelitti per un’intera esistenza. Allora, non c’era la Mutua, l’ASL (Assistenza Sanitaria Nazionale) come ai giorni nostri e farsi curare, significava: morire di fame, di stenti o di prestiti finanziari non facili da estinguere per un umile artigiano.
Si andava avanti di speranza e di miracoli divini che non sarebbero mai arrivati.
Era il tempo della ricostruzione, delle macerie per strada dopo la Seconda Guerra Mondiale, della cordialità fraterna e condivisa, di essere ancora vivi, nonostante tutto.
Crescevo con un cervello che già ragionava e con un’arguzia sagace ed esplosiva. Allora, nascere con qualche imperfezione visibile, consentiva di essere derisa, additata, schernita e persino salutata con un segno di Croce! La “figlia del castigo, del peccato mortale, erede diretta del Diavolo” ero proprio io, venuta alla luce, senza colpa alcuna.
L’ignoranza e quella sorta di religiosità becera e contadina, ancora imperavano come un antico retaggio, che si trascinava appresso: maldicenze, dicerie da quattro soldi, paure e colpe mai del tutto scomparse.
Bastava poco per essere considerati: anormali, deficienti, buoni a nulla. Creati per disgrazia o in espiazione di una “pecca” familiare. Nessuno, pensava al caso, alla fatalità, all’incastro incomprensibile del destino. Alla fame, alle privazioni patite durante la prigionia (mio Padre), alla carenza di cure e di attenzioni per una donna in stato interessante. Si incolpavano il Cielo, quel Dio tanto pregato eppur sempre assente; le variazioni lunari, le maree e i venti che soffiavano con voci di uccelli dallo strano presagio.
Ogni aspetto era buono per trovare una motivazione alle disgrazie, al male, al sacrificio dipinto sulla pelle. In pochi, potevamo godere dell’abbraccio del sole, della danza degli alberi in giardino. Quasi sempre, vegetavamo nascosti in casa o negli ospedali: lontani da sguardi indiscreti e da quella libertà, fatta di scherzi, risate, dispetti, scoperte sessuali e marachelle. L’unica parola che non conosceva tregua e frantumava il costato era questa:” Ricordati che non sei come gli altri!” E ciò che più si desiderava gioiosamente e tenacemente veniva ammazzato in un solo istante, in modo tremendo e definitivo.
Si compiva così la “morte spirituale” della “povera creatura” pur lasciandola in vita a marcire nell’indifferenza di ogni giorno!

Maria Rosa Oneto

IN SOLITUDINE di Maria Rosa Oneto

Foto: Pixabay

“In Solitudine” di Maria Rosa Oneto

In solitudine, l’anima respira, cercando silenzio. Non invita al canto, al dialogo superfluo. Ti ascolta e talvolta risponde. Si affligge del tuo stesso dolore e ride senza senso a ciò che ti fa piacere e ti diverte.
L’anima in espansione perpetua, addolcisce la mente, crea vortici di luce dove il cuore trasfigura. Palpita in coesione con il Mondo. Tutto cambia, si modella e si rinnova, se la sappiamo percepire come una dolce sinfonia di sottofondo. Spesso, regala all’intelletto estasi dove sprofondare risulta benefico, ludico, accattivante.
L’anima è l’alter ego, che non conosce: finzioni, spudoratezze, bugie vergognose.
Si svela sovente, quando meno te lo aspetti e ti indica la strada da seguire in maniera: bonaria, dolce, persuasiva. Non ti obbliga a colpi di testa, a strane megalomanie o a sentirti superiore, rispetto agli altri. Nel caso, avviene il contrario e salta fuori quella fragilità, quell’umiltà di fondo che sin dalla nascita ha pervaso l’Umanità, l’essere creato dal fango e da un soffio di spirito divino.
L’anima, non ti permette di fingere, mentire, indossare panni diversi da quelli che metti tutti i giorni. Non accetta: maschere né trucchi permanenti; non ostenta falsa intelligenza e caparbietà. Sa essere se stessa,
pietosamente relegata al reale, inchiodata in trame perfide e volgari; impiastrata di sangue, di violenza e di pentimento.
Amo la mia anima, per quanto modesta e di poco conto. Mi resta accanto, sempre e non mi giudica. Non mi accusa, non punta mai il dito contro. La sento sussultare nelle notti più stellate, quando anche il mare dorme e nessuno sembra ricordare che anche tu esisti da tempo.
L’avverto più presente al cadere della pioggia o nei momenti in cui vivere diventa una condanna. Lei è lì nuda, pura, come ti è stata data.
Un sogno mai perduto. Forse, un’illusione che ancora appaga!

Maria Rosa Oneto, 2019

Tutti i diritti riservati all’autrice