RITRATTI: UMBERTO BARBERA – il connubio perfetto tra la fotografia e la poesia

Umberto Barbera, Atelier Spazio Galleria dell’architetto Giovanni Ronzoni, Verseggiando sotto gli astri di… Lissone

(by I.T.Kostka)

L’arte ha mille volti e sfumature, spesso impregna l’anima di un uomo fino all’ultimo neurone. Umberto Barbera convive da anni con le sue due amate Muse: quella della fotografia e quella della poesia. Umberto è un artista generoso e umile, sempre gentile e disponibile verso il prossimo, ricco di elevata empatia e sensibilità. Ironico e sorprendente, innamorato della natura ma, allo stesso tempo, aperto alle nuove tendenze stilistiche e alle sfide. Da menzionare soprattutto quella nata dall’incontro con la corrente del Realismo Terminale, alla quale si è avvicinato partecipando al programma “Verseggiando sotto gli astri di Milano” e alle puntate con il M° Guido Oldani. La sua crescita espressiva non si ferma, il Nostro si fa apprezzare come un buon vino: la sua scrittura mette in evidenza sempre più originale e ricca creatività artistica. Chissà quante sorprese ci regalerà nel prossimo futuro!

Izabella Teresa Kostka, Milano

• NOTA BIOGRAFICA

Umberto Barbera, nato a Sandigliano, in provincia di Biella . Sognatore e amante della libertà. Il viaggiare, la fotografia e la poesia sono espressione di continua ricerca e sfogo di emozioni.
Alcune sue opere sono presenti in alcune antologie: “Bugella’S Heart”, “Il fruscio delle parole mai dette”, “Tra le braccia di Turan”, “Per non dimenticare” e “Le maree della vita”.
Nella Collana Orizzonti Aletti editore:
“Verrà il mattino e avrà un tuo verso” vol.XII, “Tra un fiore colto e l’altro donato”.
Poeta Federiciano nelle edizioni 2016 e 2018 di Rocca Imperiale “Il Paese della poesia”.
Dal 2016 fa parte dei Poeti Verseggiatori di Milano – Serate cicliche di poesie con il patrocinio del Cerifos a cura di Izabella Teresa Kostka.

• ALCUNE POESIE SCELTE

FIAMMIFERI

Erano fiammiferi,
semplici fiammiferi dalla punta rossa
colpo in testa ed il fuoco innescava

Petardi impazziti nel silenzio della notte
Mortai pronti per la battaglia
Anonime opere d’arte su quadri di tela dipinte
come i sogni dei giovani dai mille volti
dal futuro in salita verso mete ambite
Lento e faticoso il cammino al buio
tortuose e tormentate le strade

Ultimo cerino ribelle
su di un piano grezzo striscia
nuova luce infiamma
nuova marcia nel motore al minimo
pronto a risalire la china

IL POLITICHESE

Ammasso di filo spinato arrugginito
Contorto ed annerito
Strade strette, tornanti infiniti
Teatrino di luci e sfondi
Plasmato con ciprie e costumi
in ambienti ovattati
Fattucchiera attenta nel leggerti la mano
Intento primario ed assoluto
creare ingorghi sullautostrada dei pensieri
far ingoiare il dolce di cioccolato
su di un panino salato

L’AMORE MATTUTINO

Appena sveglio già mi manchi
Sotto lenzuola ancora calde
il profumo attira prepotente
il desiderio assale la mente

Labbra desiderose affondano su di te

Calda, morbida e vellutata
schiuma dal sapore dolce amaro

Con le mani a coppa ti accolgo
Il biscotto inzuppo delicatamente
il tuo calore lo fonde velocemente

Sei il primo amore del mattino
Caro schiumato… cappuccino.

RISVEGLIO QUOTIDIANO

O mio Dio è tardi!
Ma nooo…
La notte prepara ancora la valigia
alla porta il giorno suonerà

Il gallo già canta!
la sveglia ancor non l’ho udita

Suonaaa!
Anch’essa impettita,
come una sirena impazzita

Sul filo di lana l’aurora si è vestita
All’ordine il sole richiama
ancor non risponde,
assonnato… nel letto si rigira

Nascosto dal piumone
stanco per la notte di passione
le ciabatte ancor non trova

Sbiancata la luna… scivola via…
tra lenzuola stropicciate e coperte vellutate
con l’occhiolino sottovoce lo saluta

Rosso come un semaforo infuocato
del palcoscenico pian piano le scale sale
sornione teatrante
di primo attore…
la parte!

Umberto Barbera

Tutti i diritti riservati all’autore

“Amore a prima vista” foto: Umberto Barbera
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POETICAMENTE: Trilogia poetica sulla Primavera di Maria Rosa Oneto

Primavera a Milano, foto: I.T.Kostka 2019

Trilogia Poetica sulla Primavera di Maria Rosa Oneto

• I GIORNI MIGLIORI

S’alza il vento
e odo
il richiamo della primavera.
Trastullano i bimbi
con mani
d’acqua pura,
la barchetta di carta
sulla riva del fiume.
Adagio il cuore
al pulsare delle viole
che come uccellini
al primo nido,
gorgheggiano d’amore.
Si spacca la gemma
al tocco di una semplice carezza.
Respiro piano
per non turbare
la compostezza
teatrale
di un prato fiorito.
La melodia che
il mare va raccontando al cielo.
Vedo una rondine
sotto tetto
imbeccare i
suoi piccolini.
Cade una lacrima
su questa Terra
osannata
e risorge la vita
a passi di danza!

• A GARGANELLA

Su muri
scrostati
abbaglia il sole.
Un riverbero di mare
porta lontano
la caducità del pensiero.
Non è tempo
per morire
con Cristo pronto
a scendere dalla Croce.
Sopra uno scoglio
attendo
il levarsi del vento,
l’incresparsi
delle onde,
un pezzo di cielo
dove scrivere
il tramonto.
Sono donna,
raccolta
in un fagotto
di speranza.
I piedi dolenti.
La schiena stanca.
Non ho molta vita
davanti
per sentirmi infelice.
Il peggio è passato.
Almeno credo.
L’Inferno l’ho già
bevuto a garganella,
trattenendo il fiato.
Rimanendo
strozzata…
Risorgi Signore
al peccato di Noi Umani
e fa che ancora germogli
l’alba
di un nuovo giorno!

• UN MERLO

È venuto un merlo
a farmi compagnia.
Una spiga di velluto
tra le ali.
Voleva che fossi
felice, radiosa,
come fanciulla
al primo Amore.
È arrivato cantando,
spargendo
sementi,
lucide le piume
incoronate
di speranza.
Sulla spalla
si è posato
un attimo soltanto.
“Non crescere”
mi ha detto,
sussurrando.
Anche se oramai
era troppo tardi!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

Primavera a Milano, foto: I.T.Kostka 2019

RITRATTI: ALICJA KUBERSKA – il vento poetico dalla lontana Polonia

(by I.T.Kostka)

Oggi alcune poesie della poetessa Alicja Kuberska nata a Świebodzin in Polonia, una delle artiste partecipanti alla prima serata dell’edizione polacca del programma culturale ciclico “Verseggiando sotto gli astri – Poetując pod gwiazdami”, tenutasi presso la Galleria Kamea a Poznań, il 28 dicembre 2018. Alicja Kuberska è una delle poetesse già ben riconosciute sul panorama letterario nazionale e internazionale, ha ottenuto numerosi riconoscimenti anche nel nostro Bel Paese. Da ricordare sicuramente quelli ottenuti al Premio “Nosside” (2014, 2015), al Concorso Internazionale Letterario “Tra le parole e l’infinito” (2018) e il riconoscimento assegnato dalla prestigiosa European Academy of Science Arts and Letters (Francia, 2018). Scelta come Poetessa dell’anno 2017 dalla fondazione Soflay Literature Foundation.

Alicja Kuberska su YouTube:

https://youtu.be/E3iV4EVWMj8

Traduzione in italiano a cura della poetessa polacca Joanna Kalinowska.

• ZAMIANA

Szkoda, że nie można kupić nowej duszy.
W supermarketach nie ma napisów
– Dusza! Promocja!
Stara jest niefunkcjonalna.

O wiele łatwiej mieć prostą wizję świata.
Twardo stąpać po ziemi, nie mieć marzeń.

Tkanka chciwości zabezpiecza byt.
Życie ma wymiar materialny. Ideały uwierają.

Zająć czołowe miejsce w wyścigu szczurów.
Wyrzucić sentymenty, łzy.

Moja dusza potrafi wybaczyć.
Nie umie zapomnieć – zaufać na nowo.

Mówi, że nie wstępuje się do tej samej rzeki.
Nierozsądna – wyrywa się do ludzi.

Nie słucha rozumu. Zapomina, że czasem boli.
Wiecznie głupia, nie uczy się niczego.

CAMBIO

E’ un peccato che non si può comprare un’anima nuova.
Nei supermercati non ci sono le scritte
– L’anima! Promozione!
Vecchia non è più funzionale.

E’ molto più facile avere una semplice visione del mondo.
Camminare con i piedi per terra, non avere i sogni.

Tessuto dell’avidità protegge l’essere.
La vita ha una dimensione materiale. Gli ideali fanno male.

Vincere il primo posto nella gara dei rati.
Buttare via i sentimenti, le lacrime.

La mia anima sa perdonare.
Non sa dimenticare – fidare di nuovo.

Dice, che non ci entra nello stesso fiume.
Irragionevole – tira fuori alla gente.

Non sentire ragioni. Egli dimentica che a volte fa male.

Sempre stupida. Non impara niente.
.

ZŁODZIEJKA SNÓW

Milczałam, uśmiechałam się i nigdy o nic nie prosiłam.
Nie spodziewałeś się, że zabiorę sama, bez pozwolenia.
Byłam za blisko, a wszystko było na wyciagnięcie ręki.

Jak złodziejka ukradłam twoje spojrzenia i samotność.
Myśli zawiązałam w liczne supełki, powstała gęsta sieć,
Utkałam z marzeń łagodny zarys kobiecej postaci.

W oczach rozpaliłam iskierki namiętności, zapłonął ogień.
Otuliłam nas słodkim zapachem kwiatów we włosach
i poszybowaliśmy w kierunku wielu, odległych nocy.

Dzień nie ma prawa wstępu na dno przepastnej głębiny.
To miejsce, w którym zasypiają kontury czarnych cieni.
Tylko na dnie czeluści można zobaczyć sny i blask gwiazd.

Jesteś z dzielnego Marsa, ja z pełnej uroku Wenus.
Dalekie planety to jasne punkty na niebie pełnym czułości.
Nasze słowa i dłonie przyciągają się z siłą grawitacji życia.

LADRA DEI SOGNI

Ero zitta, sorridevo e mai chiedevo nulla
Non aspettavi, che prenderò da sola, senza il permesso.
Ero troppo vicino, e tutto era a portata di mano.

Come una ladra ho rubato i tuoi sguardi e la tua solitudine
I pensieri ho legato in molti nodi, ho istituito una fitta rete,
Ho tessuto con i sogni delicato contorno della forma femminile.

Gli occhi ho infiammato con le scintille di passione, ho acceso il fuoco.
Ci ho avvolto in dolce profumo dei fiori nei capelli
E ci siamo volati nella direzione di tanti notti lontani.

Il giorno non ha il diritto di entrare nel fondo delle profondità cavernose.
Questo è il luogo dove i contorni delle ombre nere si addormentano.
Solo al fondo della fossa, si possono vedere i sogni e la luce delle stelle.

Tu sei dal coraggioso Marte, io dalla Venere affascinante.
I pianeti lontani sono punti luminosi nel cielo pieno di tenerezza.
Le nostre parole e le mani si attirano con la forza di gravità della vita.

.

WENUS Z MILO

Trzeba odejść, aby nie przeminąć,
Opuścić bal przed północą, zgubić pantofelek.
Nie pozwolić, by czerń nocy zszarzała
I blady świt pokazał zmęczenie.

Zostawić parę niedopowiedzianych zdań,
Odrobinę domysłów i barwnych mitów,
Jakiś wiersz nienapisany do końca,
Parę nut piosenki urwanej w połowie.

Wenus z Milo urzeka doskonałością.
Piękna kobieta z białego marmuru
Nie posiada rąk, lecz rzeźbi wyobraźnię.
Podobno trzymała jabłko – symbol miłości

VENERE DI MILO

Bisogna andare via, per non oltrepassare,
Lasciare il ballo prima di mezzanotte, perdere la scarpetta.
Non permettere che il nero della notte diventi grigio
E l’alba pallida mostri la stanchezza.

Lasciare poche frasi non finite.
Un po’ di congetture e colorati miti
Una poesia non scritta alla fine,
Alcune note della canzone incompiuta nel mezzo.

Venere di Milo affascina con la perfezione.
Bella donna di un marmo bianco
Non ha mani, ma scolpisce immaginazione.
A quanto pare ha mantenuto una mela – simbolo di amore.

BIAŁE KARTKI

Kreatywność wymaga odrobiny szaleństwa,
wyjścia poza sprawdzone schematy.
Łatwo zostać więźniem przyzwyczajeń,
sporządzać blade kopie kolejnych dni
i utonąć w przewidywalnej nudzie.

Poznanie wymaga ryzyka,
porzucenia pewności dla niepewności,
zamiany sprawdzonych rozwiązań na rzecz marzeń.
Ciekawość prowadzi do piekła lub odkryć.

Potrzebujemy miłości i pomocy
– tak jak powietrza do oddychania
Pasje dodają pikanterii dniom,
Intensywne przeżycia rozjaśniają wspomnienia.

Narzekanie niczego nie zmienia.
Użalanie się nad sobą wciąga w poczucie
beznadziejności i bezsilności.
Tylko od nas zależy, czy zapiszemy
białe kartki w pamiętniku

LE CARTE BIANCHE

La creatività richiede un po’ di follia,
di là di schemi collaudati.
E’ facile essere un prigioniero di abitudini,
fare le copie pallide dei giorni consecutivi
e annegare in una prevedibile noia.

La comprensione richiede il rischio
abbandonare la certezza per l’incertezza,
lo scambio delle migliori pratiche per i sogni.
La curiosità conduce all’inferno o alle scoperte.

Abbiamo bisogno di amore e sostegno
– Proprio come l’aria respirabile
Le passioni aggiungono ai giorni un pizzico di piccantezza,
Sensazioni intense illuminano i ricordi.

Lamentarsi non cambia nulla.
L’autocommiserazione tira in un certo senso
di disperazione e d’impotenza.
Dipende solo da noi se riempiamo
le carte bianche del diario.

JEJ POWRÓT

Wróciła.
Wazony zakwitły różami.

Wróciła.
Wesoło gwiżdże czajnik.

Wróciła.
Radosne bulgoczą garnki.

Wróciła.
Szepczą białe firanki.

Szczęście dało się złapać
w uśmiechniętą podkowę.

Wróciłaś, zostań, nie odchodź
prosi dom i człowiek

IL SUO RITORNO

È tornata.
I vasi sono fioriti di rose.

È tornata.
Allegramente fischia il bollitore d’acqua.

È tornata.
Gioiose ribolliscono le pentole.

È tornata.
Sussurrano le tende bianche.

La fortuna ci siamo riusciti a prendere
in un ferro di cavallo sorridente.

Sei tornata, rimani, non andare via
chiede la casa e l’uomo.

ZA JEDEN GROSZ

Wędruję, jak kataryniarz ulicami.
Sprzedaję sny.
Za jeden grosz przywołuję przeszłość.
Paradoks.
W dziurawych butach chlupie woda,
A ja mówię o szczęściu.
Trudno zauważyć gdy trwa,
Kiedy przeminie zostaje żal,
że to już koniec.

Wołam
– kupcie marzenie!
– kupcie marzenie, by cofnąć czas!
– przeżyjcie chwilę lepiej,
macie szansę zrobić to jeszcze raz!

PER UN CENTESIMO

Mi aggiro per le strade come un suonatore di ghironda.
Vendo i sogni.
Per un centesimo richiamo il passato.
Il paradosso.
L’acqua gorgoglia nelle scarpe bucate,
E io sto parlando di felicità.
È difficile notarlo quando dura,
Quando passa, rimane il rimpianto,
che è finito già.

Sto chiamando
– acquistate un sogno!
– acquistate un sogno, per tornare indietro nel tempo!
– vivete meglio il momento,
avete la possibilità di farlo di nuovo!

Tutti i diritti riservati all’autrice

Alicja Kuberska durante la serata del 28.12.2018 a Poznań (Polonia).

RITRATTI: OMAR GELLERA – un Apostolo Nuovo della poesia

Foto: Umberto Barbera, Omar Gellera al 22° Verseggiando sotto gli astri “Il coraggio di ribellarsi” presso Atelier Spazio Galleria dell’Architetto Giovanni Ronzoni a Lissone, 26.01.2019

(by I.T.Kostka)

La poesia non è morta, anzi, sta bene e trova sempre un Apostolo Nuovo. La giovane generazione è ricca di vari interessanti volti, di anime artistiche stimolanti e talentuose, che con garbo e forza espressiva esplorano i sentieri della Musa, portando “freschezza” della scoperta e delle novità. Omar Gellera sicuramente farà strada sia come un giovane scrittore e poeta esordiente, sia come un bravo e coinvolgente performer. Ecco il suo breve ritratto letterario e due poesie scelte. Buona lettura!

OMAR GELLERA nasce il 17 Agosto 1988 a Milano. Studia lingue al liceo mentre nel 2016 si laurea alla magistrale
in psicologia sociale, con una tesi sull’identità di genere.
Attualmente si occupa di interventi sociali sul territorio di Milano: coordina un progetto di prevenzione
all’abuso di alcol e droghe e lavora in un progetto inclusione sociale rivolto a madri con bambini. Fuori dal
lavoro fugge appena può in montagna o al cinema, ha una singolare passone per le tartarughe marine e
naturalmente per la scrittura.
Il 22 settembre 2018 vince un Poetry Salm presso lo Spazio delle arti – Museo Alda Merini di Milano,
classificandosi quarto alla finale del torneo. Con la vittoria del 22 Settembre parteciperà alla finale del
campionato nazionale di Slam Italia 2018-2019.
Il 13 e 14 ottobre 2018 partecipa a “La Piuma sul Baratro” una maratona poetica di 25 ore promossa dal
Piccolo Museo della Poesia di Piacenza.
A metà gennaio 2019 è uscita la sua prima silloge poetica dal titolo “Saltando nel vuoto ho raccolto l’oro”, edita da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno.
Da febbraio 2018 collabora anche con il Festival internazionale di poesia di Milano, ormai giunto alla sua terza edizione.

VALIUM DI CRISTALLO

Fa paura là fuori,
ma in realtà succede tutto dentro.
Il cervello mente
e la nostalgia
è un rubinetto che perde,
un carillon arrugginito
a un concerto metal.
Anche se quando ti rimbocchi
le coperte
non c’è ancora nessuno
in giro per il mondo
che è innamorato di te,
il peso è più leggero
se trovi il coraggio di Esistere
fino a quando gli occhi
ti restano aperti.
La condivisibilità di un’idea
è relativa,
ma non c’è da stupirsi
se le persone si raccontano
i propri sogni.
Aprire le porte a nuove possibilità,
a nuove configurazioni
è un invito per gli altri
ad entrare,
se ne hanno la curiosità.

MOONLIGHT

Ho spento il sonno
sotto polveri di illusioni
per sbrogliare gli incubi
aggrovigliati tra i vestiti,
ho spento le lacrime
sotto il singhiozzo dei nervi
per proteggere mamma
dal diluvio della depressione,
ho spento l’amore
sotto i pugni in faccia
per non gettare il cuore
in pasto alle iene,
ho spento la luna
sotto il gonfiore dei muscoli
per difendere il fuoco
dagli attacchi del vento.
Appoggiato alla mia lapide
sudicio di fango,
vuoto, stanco e vitreo
arranco sulle lancette
ma lo giuro,
a costo di scucirmi i denti,
tornerò a sentire
il cullare del mare,
l’ansimare dei pugni
che stringono la sabbia,
la sagoma infantile
della mia rotta polare.
Con la pala dell’esistenza
i calli inizieranno a scavare,
a trafugare quell’uomo
che non vuole più scappare.

Omar Gellera

Tutti i diritti riservati all’autore

Foto: Umberto Barbera

RITRATTI: SERENA VESTENE – a spasso col tautogramma

Foto: Umberto Barbera, Serena Vestene durante la serata “Yin e Yang” nell’ambito del programma”Verseggiando sotto gli astri” alla rassegna letteraria internazionale BOOKCITY di Milano, Cascina Linterno, 18 novembre 2018.

(by I.T.Kostka)

Un’artista poliedrica e sorprendente, la sua creatività spazia tra la poesia e la musica, tra la pittura e le performance quasi teatrali con l’accompagnamento d’arpa o violino. Serena Vestene, una donna di spiccata sensibilità e raffinatezza poetica, molto femminile nella stilistica eppure mai scontata né banale. Ama osare e sperimentare creando, con successo, molto interessanti e stimolanti tautogrammi, raccolti nella sua ultima silloge dal titolo ” Inginocchiata a picco sul cielo” (Robin Edizioni, 2018). Oggi conosceremo meglio il suo ricco di sorprese mondo artistico:

SERENA VESTENE

Poetessa veronese.

Nell’aprile 2013 ha pubblicato la sua prima silloge di poesie “Ad occhi spenti” edita “Edizioni Photocity”.

Nel luglio del 2017 è uscito il cd audio di poesia “I volti della luce” – Freecom srl – nel quale la poetessa recita 16 delle sue poesie intrecciate alla musica d’arpa. Nel febbraio 2018 esce la sua seconda silloge poetica dal titolo “Inginocchiata a picco sul cielo” con la Robin Edizioni. Qui la peculiarità è l’utilizzo della forma stilistica del TAUTOGRAMMA. I suoi lavori vengono presentati in librerie e spazi culturali sparsi per l’Italia, oltre a Verona, anche a Firenze, Roma, Bologna, e in Radio (sulle frequenze di Verona, Milano fino ad Adelaide, in Australia), si presenta anche in locali e mostre di pittura con la formula di reading con accompagnamento d’arpa o violino, oppure in reading conciliati per tematica alla musica d’autore. Alcune sue poesie hanno ricevuto menzioni di merito in concorsi nazionali e internazionali. Da qualche anno organizza rassegne di poesia nel veronese con la partecipazione anche di poeti contemporanei di rilievo da tutta Italia. Serena Vestene è anche pittrice, e peculiare è la sua pittura su velluto, partecipando a mostre collettive, nelle quali unisce, in occasione dei vernissage, la parola poetica e l’arte pittorica con il suono d’arpa.

• DUE TAUTOGRAMMI

AMARSI

Amarsi.
Avremmo altrimenti anteposto
attrazioni arcane
all’assaporarsi appariscente?
Avvolgente abbandonarsi
accettandosi
azzurrità abissali,
acque amare.
Abbeverarsi, assetarsi, abbeverarsi ancora.
Assaggiarsi ancora.
Affinché avvengano
antiche appartenenze,
angelico annidarsi
all’alba agrumata.
Assediarsi,
assestandosi angoli atomici.
Accogliersi,
ad anime allargate.
Ascoltarsi all’apice
ansimanti alveoli
alleggerite, agitate
ali alle arterie.
Abbandonarsi.
Accaldandosi attorno all’altro
andare avanti
ad accadersi ancora.

DIAMANTI

Decidi dove depormi.
Dopo dedicherò dita
dorso, denti,
delicati dimenamenti
dal direzionarti
dentro dune
dorate di desiderio.
Disarcionante destriero.
Delizia delirante.
Dimorerai.
Divorerai.
Danzerai.
Dappertutto.
Diverremo diamanti.
Dal denudarci
di dimenticati deserti.
Dal disorientarci
dentro duplici debolezze,
da dentro dolcezze dissipate,
disperse, denutrite,
dilateremo desiderio
dal dolore,
distingueremo durezza
da dita dominanti.

Dappertutto.

Dimorandoci. Dappertutto.
Divorandoci. Dappertutto.
Destandoci. Degustandoci.
Dappertutto. Dappertutto.

Serena Vestene

Tutti i diritti riservati all’autrice

RITRATTI: ELISA LONGO – poetessa e performer tutta da scoprire

(by I.T.Kostka)

Una rivelazione della Maratona Poetica del Piccolo (ma Grande) Museo della Poesia a Piacenza: Elisa Longo. Una poetessa di grande originalità e carisma, apprezzata durante numerosi Poetry Slam e performance sul territorio nazionale. I suoi libri d’esordio in formato ebook si trovano in cima alle classifiche della piattaforma digitale Amazon. Una donna sensibile e intelligente, creativa e sorprendente come anche i suoi novativi versi. Oggi tra gli ospiti della testata giornalistica online “Alessandria Today”!

• BIOGRAFIA

Elisa Longo nasce a Tradate (Va) il 14 maggio 1974 da genitori pugliesi. Cresce e respira l’aria di Panni, un paesino a 801 m.s.l.m del Subappennino Dauno. Si laurea in lingue e letterature straniere all’ Università Cattolica di Milano. Lavora come correttrice di bozze ed editor per case editrici medio piccole e collabora con una grande casa editrice nella redazione di schede libro. Si occupa di campagne di ufficio stampa ed è una giornalista free lance. Partecipa al Premio Italo Calvino nel 2017. Scrittrice di racconti, poesie e sceneggiature teatrali, decide di partecipare alla sua prima lettura pubblica solo nel novembre 2017. Il pubblico si incuriosisce e comincia a interessarsi alla sua poetica che sembra emergere dal nulla. Nel maggio 2018 vince il “No Lunch Poetry Slam” dell’edizione del Festival Internazionale di Poesia di Milano e comincia la sua collaborazione con alcuni poeti della scena milanese. Partecipa a uno spettacolo poetico reinterpretando la poetica di Cristina Campo a cui dedica la poesia Cristina.
Impegnata per i diritti civili, contro la violenza di genere e il razzismo, partecipa attivamente a campagne di sensibilizzazione.
Il 3 agosto 2018 pubblica la sua prima silloge poetica “Buttate la Poesia tra le gambe di una donna” che passeggia curata da Stefano Donno de I Quaderni del Bardo edizioni in versione Ebook.
Il 25 ottobre pubblica “Come se qualcuno vi vedesse nudi”, sempre con Stefano Donno de I Quaderni del Bardo edizioni, in versione Ebook, una raccolta di racconti che possono essere riassunti con una delle frasi contenute nel libro: “Forse siamo solo ombre su un muro, la proiezione di una concretezza sfumata”.
Nel 2019 è in arrivo il suo terzo libro, in versione cartacea per I Quaderni del Bardo di Stefano Donno.
“La poesia risuona per le strade, quando è viva dialoga con il panorama circostante. Vedere una donna passeggiare è poesia. Io scrivo una poesia del quotidiano e la metto a disposizione di chiunque voglia leggerla: nei salotti, sulle riviste poetiche, negli slam o per strada.”

• Alcune poesie scelte:

LA MULA PEPPINA

Orizzonte di campo:
sole e schiene chinate
a strappare bozzoli avorio.
Cresce l’aglio
e cresco anche io.
Io in groppa a Peppina
mula secca, sudata e lucida.
Io a sciabolare parole all’aria
e giocare tra inchiostro e carta.
Mula sferza la coda ispida.
Mula mangiata dalle mosche,
si mangiano anche me,
si mangiano anche i sogni.
Mangiasogni che volano,
ronzano, pungono,
iniettano tracoma,
cecità e buio nell’anima.
Mosche che portano pensieri stagnanti,
Medioevo e forconi.
Io scaccio mosche,
mi faccio aria nuova
in groppa a Peppina,
io sento vertigine di altezze grandi.
Io seminata nella terra,
guardo il cielo,
gioco,
mi batto il petto nudo.
Io cresco con l’aglio,
sogno,
in groppa a una mula
che sogna anche lei.

PUÒ BASTARE COSÌ

Può bastare così
la vita,
se la vuoi depilata,
smussata,
senza buchi in cui inciampare.
Invece
se osi avventurarti
oltre il ruvido dei bordi,
da quei pertugi scuri,
si aprono vuoti d’aria
fatti per rovesciarti lo stomaco,
appenderti per i piedi
o prenderti alla gola.
Sentirsi vivi
è spesso
soffocare

Elisa Longo

Tutti i diritti riservati all’autrice

Elisa Longo durante “Yin e Yang” – Verseggiando – Bookcity di Milano, 2018. Foto: Umberto Barbera

FLASH QUIZ: GUIDO OLDANI – poeta, fondatore del Realismo Terminale

FLASH QUIZ (by I.T.K.)

1-Nome e Cognome: Guido Oldani

2- Professione: Poeta

3- Passioni/hobby:

il terzo millennio e la sua felice frattura totale.

4- Quale significato hanno per te l’arte e la cultura?

L’Arte è la forma che prende la vita in tutti i modi ed in questo tempo. La Cultura è lo strumento: traliccio di pensiero ed opere per rendere possibile la coesistenza di bellezza e bruttezza in tutti noi.

5- Artisti preferiti:

Tutti quelli che in qualche modo abbiano a che fare con la fruttificazione del Realismo Terminale.

6- Progetti attuali:

Diffondere ed articolare il più possibile il libriccino “Il realismo terminale” e le sue traduzioni, l’antologia “Luci di posizione” di Giuseppe Langella e “900 non più” di Battagia e Contessini.

7- Sogni nel cassetto:

Non ho nulla che non siano i sogni.

8- Essere intelligente vuol dire per te:

Non amare i cuochi, detti chef, i sarti, detti stilisti e i giornalisti, detti servi.

9- Dove va l’umanità di oggi?

Nelle tasche dei dieci finanzieri che, senza muovere un dito, ci stanno disossando.

10- Dove conduce l’arte contemporanea?

Forse è l’unico strumento non religioso che ci possa portare alla salvezza.

11- Ti piace sperimentare?

Sì, credo che vada fatto costantemente.

12- Preferisci l’arte viva (teatro, performance live etc.) oppure scegli la registrazione (cinema, CD, Youtube etc.)?

Sceglierei il loro mescolamento, che, se ben gestito, ci regala un mondo nuovo.

13- Libri preferiti:

I classici russi, Il rosso e il nero di Stendhal, Sotto il sole di satana di Bernanos, Lavorare stanca di Pavese e Don Chisciotte, più qualche altro.

14- Secondo te i social network sono importanti?

Sono l’unica possibilità, pericolosissima, che i poveri hanno oggi per salvarsi dai veleni quotidiani e dai pellegrinaggi sbagliati. I non poveri sono già perduti.

15- Che cosa vorresti augurare ai nostri lettori?

Di dedicare mezz’ora a questa intervista. Grazie.

Ti ringrazio per aver risposto a questo flash quiz.

Izabella Teresa Kostka

Foto: Umberto Barbera, “Yin e Yang” Verseggiando – Bookcity Milano, 2018

“UNICA MADRE” di MARIA ROSA ONETO

Poesia: “Unica madre”

Non siamo
che tremuli
fili di seta
allo scalpiccio
del vento.
Accorati
spargiamo unguenti
sulle ferite.
Risate
squilibrate
dietro
maschere di cera.
Lacrime di cristallo
nelle notti
abbandonate.
Siamo
tessere di ragno
in cui si specchia
il tramonto.
Follie
da cinemascope
coccolano mimi
persi per strada.
Enigmi
occupano il sereno
e avventure
prive di sonoro
dentro mura
abbacinante d’amore.
Siamo
fili spezzati
da una nota sola.
Rinchiusi
in simulacri
di grettezza e malore.
Moriamo
al cinguettio
di un attimo sospeso.
Ancora figli
di un’unica madre.

Maria Rosa Oneto

Diritti riservati all’autrice

Foto Pixabay

UNO SGUARDO CAPOVOLTO CHE APRE PROSPETTIVE SCONOSCIUTE “CONFUSIONE ILLUMINANTE” DI SERGIO RUSSO a cura di SABRINA SANTAMARIA

Uno sguardo capovolto che apre prospettive sconosciute
“Confusione illuminante” di Sergio Russo.

È possibile rendere concreta la bellezza? I giovani potrebbero farsi portavoce del bello? Autori come Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio, Baudelaire appartengono a quella schiera di letterati che i critici hanno catalogato nell’ampia schiera degli “Esteti”, dei “dandy” con personalità eccentrica. Nella società contemporanea è plausibile poetare sulla bellezza? Si può trasporre in un concetto? A mio giudizio essa è qualcosa di indefinito, di infinito, di inquantificabile, ad oggi possiamo tranquillamente affermare che non esiste una definizione univoca della bellezza perché racchiude diversi aspetti e significati, oso dire che con le nostre opere d’arte la possono sfiorare a mala pena, ma non viene mai raggiunta completamente è inafferrabile e irraggiungibile. La bellezza la possiamo trovare e scrutare nel caos del mondo, non nell’ordine e nella ponderatezza. È questa l’idea che ci vuole dare Sergio Russo, autore giovanissimo, nel suo itinerario mai scandito da ritmi perfetti, la sua è una ricerca di significato che non parte mai da uno sguardo logico, egli trasmuta la realtà che ci circonda, cambia l’usuale in inusuale. È un poeta che ama capovolgere la vita e osservarla con i piedi in aria e la mani per terra, guarda il mondo da un’angolazione nuova, che non esiste, fuori da ogni pensiero umano o da ogni logica, è così che il nostro giovane poeta scandaglia la bellezza del reale scrutandola da un punto di vista che non esisterebbe senza la sua invenzione e la sua penna, è un punto di vista che per certi versi apre varchi di luce ove prima vi era oscurità. Il Nostro è come se prendesse il mondo nelle sue mani lo mescolasse e cambiando l’ordine precostituito delle mode, degli usi e costumi crea una nuova prospettiva che prima era impensabile, ma che adesso crea luce, da qui anche il titolo della raccolta “Confusione illuminante”, infatti in “Così per dire” scrive: “Ti applaudirebbe il pubblico, in una muta esibizione?” e in “Fare e lasciar fare” così il poeta si esprime: “Serve morire per tornare a capire”. “Confusione illuminante” è l’espressione della penna di chi capovolge il consueto, il conosciuto, l’usuale, è come se il poeta ci invitasse a osservare la realtà in modo diverso, in modo capovolto, solo cambiando i nostri scontati punti di vista possiamo scoprire nuove verità su noi stessi e sugli altri, solo così si può fare più luce e chiarezza nei meandri più oscuri di una vita che a volte sembra sfuggirci di mano: “Sii più uomo di chi predica umanità” anche in “Mi chiedevo se sai tenere un segreto” vi è la tendenza al capovolgimento del reale anche nei suoi piccoli aspetti: “Ritrovarla vorrei, vagabondo tra il nero giorno e la bionda notte.” Sergio Russo ha il coraggio di mostrarsi non come il poeta con funzione di mentore per la società che regala al pubblico l’immagine del saggio consigliere, ma egli si mostra come un pagliaccio, un mimo, un saltimbanco, colui il quale con la sua satira crea un modo inedito di vita e ce lo mostra con tutta la sua sincerità senza finzioni o maschere, elimina la distanza anche impercettibile che fra scrittore e lettore mettendosi nella prospettiva di chi legge e non di chi scrive sconvolgendo i piani di osservazioni e come se creasse un “cubismo poetico” catturando tutti i possibili punti di vista, forse anche quelli inesistenti come in “Pagliaccio”: “Sei un comico dalla triste battuta, una risata di disperazione” oppure in “Quell’altra angolazione” ci svela le fragilità più intrinseche di appartenere al genere umano: “Perché non siamo saggi, perché siamo codardi”. “Confusione illuminante” è il tentativo, a mio giudizio, azzeccato di rendere nero su bianco l’immagine di noi stessi e degli altri che costantemente non realizziamo e ci sfugge come un sogno che non sappiamo mai raccontare, Sergio Russo “vola sul nido del cuculo” e ci prova a tessere versi che apparentemente potrebbero sembrare confusi, ma che in realtà aprono varchi in un mondo ancora inesplorato.
“Un’ultima cosa mi resta da dire… con me all’inferno ci vorreste venire?” (cit. “On the highway” S.Russo).

Sabrina Santamaria

● BIOGRAFIA DI SERGIO RUSSO

Sergio Russo, nato a Messina nel 1994, sta concludendo gli studi presso la facoltà di scienze politiche della sua città. Si interessa di scrittura e poesia già dall’età di 16 anni, anche grazie all’influenza del poeta e amico siciliano Filippo Faillaci. Vincitore di vari premi a livello cittadino e regionale, dalle sue poesie lascia spesso emergere passioni diverse come il cinema e la musica. Tra gli altri, cita spesso con profonda ammirazione e gratitudine, l’influenza indiretta di autori come Ungaretti, Pavese, Pasolini. Nel 2014, ha pubblicato per Armando Siciliano Editore la raccolta poetica “Confusione Illuminante”.

● INTERVISTA ALL’AUTORE

S.S.: Il titolo della tua raccolta “Confusione illuminante” è la volontà di voler mettere nero su bianco diverse emozioni apparentemente confuse per “illuminare il lettore”?

S.R.: La confusione dà l’idea di un lavoro da perfezionare. È nella confusione del proprio essere che l’io ritrova se stesso. Anche quando si tocca il fondo si può risalire perché non bisogna mai fermarsi.

S.S.: Quali sono i tuoi miti letterari contemporanei?

S.R.: Non voglio risponderti con la solita retorica, ma dopo autori come Pavese e altri come lui che sono riusciti a mettere a nudo la loro anima non ci sono stati in ambito letterario molti esempi da seguire come miti (mi riferisco ad autori molto conosciuti, non a quelli emergenti) questo è dovuto al fatto che i giovani si mantengono piuttosto defilati da certi ambiti come la letteratura o l’arte.

S.S.: La poesia deve necessariamente seguire uno stile , una metrica?

S.R.: La poesia deve apparire “naturale” come le foglie che crescono sugli alberi. Non ha uno stile preciso il poeta. Egli scopre se stesso e si racconta al lettore.

S.S.: La tua poetica ha un target di riferimento?

S.R.: Sì, penso che potrebbe far riflettere molti giovani della mia generazione per scuoterli dall’apatia per entrare in empatia con loro.

S.S.: Esiste una tua poesia che rispecchi la tua poetica?

S.R.: Il termine poetica è limitativo. Quando ci si esprime non si può sempre seguire un canone. I momenti della vita sono diversi come anche le mie poesie sono differenti e rispecchiano tutte molti significati, non c’è una poesia che possa racchiudere il mio stile perché cambia secondo il mio sentire.

S.S.: Quale compito ha la poesia per te?

S.R.: Non è compito dell’artista soccombere come disse un regista molto famoso come Woody Allen. La poesia può fungere da terapia per scavarsi dentro senza gravare sugli altri.

S.S.: Quando un poeta può sentirsi realizzato?

S.R.: La realizzazione non può arrivare al culmine, mai pienamente. Sentirsi realizzati è un processo in fieri.

S.S.: Da dove viene la tua ispirazione poetica?

S.R.: Il mio rapporto con la poesia è molto intimo. L’ispirazione per certi versi potrebbe definirsi “banale”. Non ha una sintonia con il paesaggio, ma è una ricerca profonda nel mio essere.

S.S.: Quali sensazioni ha suscitato in te la stesura di questa raccolta poetica vista la tua giovane età?

S.R.: Per me scrivere è colmare un vuoto, un bisogno esistenziale del poeta che scandaglia la sua vita con dei versi. È stato come riempire la mia anima.

S.S.: La pubblicazione è una scelta che rifaresti?

S.R.: Pubblicare la mia opera è stato un processo in evoluzione. Quando si scrive i primi tempi è un’esperienza intimistica poi però nasce l’esigenza di rendere noti i propri componimenti, credo sia automatico.

“INGÓLF ARNARSON – DRAMMA EPICO IN VERSI LIBERI. UN PROLOGO A CINQUE ATTI” DI EMANUELE MARCUCCIO

Comunicato – Presentazione

«Questo ho voluto fare scrivendo il dramma: sognare e perdermi nella meraviglia di una storia d’amore e morte, di guerra e di pace, di luce e di tenebre, di sogno e di libertà. Una terra, in una dimensione parallela e contemporanea al periodo storico, assolutamente verosimili.»

Emanuele Marcuccio, dalla nota di Introduzione, p. 23.

Si presenta a Catania alle 11:30 sabato 23 giugno 2018 presso Mondadori Bookstore di Piazza Roma 18 «Ingólf Arnarson – Dramma epico in versi liberi. Un Prologo e cinque atti», opera poetica e teatrale di ambientazione islandese di Emanuele Marcuccio, edita per i tipi della marchigiana Le Mezzelane Casa Editrice. Il libro raccoglie un lavoro iniziato fin dal maggio 1990 e terminato nell’aprile 2016 con un totale di 2380 versi per un lavoro di diciannove anni escludendo i sette complessivi di interruzione.

Relazionerà il critico letterario, poeta e scrittore Lorenzo Spurio, Presidente dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi, nonché prefatore del libro. La presentazione si inserisce nel corso di una rassegna di due giorni di Poesia tra Messina e Catania, organizzata dalla stessa associazione.
Scrive Spurio nella Prefazione: «La cesellatura dei versi liberi operata dall’autore, lo studio attento dei caratteri, la descrizione circostanziata e puntuale delle scene, l’esatta orchestrazione degli avvenimenti sono ingredienti tutti concatenati tra loro che dimostrano in maniera assai stupefacente il grande lavoro prodotto da Emanuele, non solo fine poeta, ma anche studioso della forma, ricercatore del bello, costruttore di una trama frastagliata e avvincente, creatore di un’epopea cavalleresca anacronistica alla nostra letteratura kitsch e improntata al consumo. Marcuccio, sulla spinta di una suggestione profonda verso l’Islanda – terra mai visitata ma vissuta emotivamente tramite apparati storici e documentari – è riuscito ad entrare nell’anima di un popolo, a fornircene la trama, a vivificare un periodo storico molto distante dalla nostra contemporaneità» (pp. 26-27)

Interverranno come correlatori:
Francesca Luzzio, poetessa e critico letterario, autrice della Quarta di copertina dove scrive: «Un non so che di magico e di unico, pur nella presenza di topos epici, promana dai versi del dramma, «Ingólf Arnarson» di Emanuele Marcuccio che con abilità metamorfica, sa ricreare nel suo animo una pluralità di sentimenti e ragionamenti quali i personaggi progressivamente vivono ed esprimono; insomma, per dirla con Aristotele, indossa l’habitus e il conseguente agire dei vari personaggi con abilità davvero unica. […] La forma drammatica rende ancora più interessante e coinvolgente l’epicità degli eventi narrati: guerra, potere, fama, amore, religione, morte sono alcune delle categorie umane che s’intrecciano e si sviluppano in un contesto incantato quale solo la nebbiosa isola d’Islanda poteva offrire. […] Narrazione e poesia confluiscono e scorrono leggeri nella fluidità lessicale e metrica che Emanuele Marcuccio ha saputo elaborare sia che descriva la verde Islanda, sia che narri di combattimenti ed azioni o di stati d’animo eterogenei, quali solo l’uomo sa vivere e concretizzare nel suo agire».

Giusi Contrafatto, poetessa e Presidente dell’Ass. Culturale Caffè Letterario Convivio di Caltagirone (CT);

Luigi Pio Carmina, poeta e scrittore, curatore del blog culturale Cultura Comunità Conoscenza Curiosità.

Sarà presente l’autore.

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/577067589342368/

SCHEDA DEL LIBRO

TITOLO: Ingólf Arnarson – Dramma epico in versi liberi
SOTTOTITOLO: Un Prologo e cinque atti
AUTORE: Emanuele Marcuccio
PREFAZIONE: Lorenzo Spurio
POSTFAZIONE: Lucia Bonanni
NOTA STORICA: Marcello Meli
NOTA DI QUARTA: Francesca Luzzio
OPERA IN COPERTINA: Alberta Marchi
EDITORE: Le Mezzelane
GENERE: Poesia/Teatro
PAGINE: 188
ISBN: 9788899964634
COSTO: € 10,90

Info:
Short-link vendita:

https://goo.gl/vr5kwB

informazioni@lemezzelane.eu
http://www.lemezzelane.eu
3403405449

marcuccioemanuele90@gmail.com
http://www.emanuele-marcuccio.com

NOTA BIOGRAFICA

Emanuele Marcuccio (Palermo, 1974) è autore di quattro sillogi: tre di poesia – “Per una strada” (2009), “Anima di Poesia” (2014); “Visione” (2016) – e una di aforismi “Pensieri Minimi e Massime” (2012). È redattore delle rubriche di Poesia “Il respiro della parola” e di Aforismi “La parola essenziale” della rivista di letteratura Euterpe. Ha curato prefazioni a sillogi poetiche e varie interviste ad autori esordienti ed emergenti. È stato ed è membro di giuria in concorsi letterari nazionali e internazionali. È presente in “L’evoluzione delle forme poetiche. La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio (1990-2012)” (2013). È ideatore e curatore del progetto poetico “Dipthycha” di dittici “a due voci”, del quale sono editi tre volumi antologici (2013; 2015; 2016) a scopo benefico. Nel 2016 completa un dramma epico in versi liberi pubblicato nel 2017 per i tipi della marchigiana Le Mezzelane, di argomento storico-fantastico, ambientato in Islanda (IX sec. d.C.). Cura il blog Pro Letteratura e Cultura. Di prossima pubblicazione un quarto volume del progetto “Dipthycha”.