LA STORIA DI UNA RINASCITA:”IL RAGAZZO NELLA STANZA COI SUOI TACCHI ROSSI”  DI ANDREA DONNINI A cura di SABRINA SANTAMARIA

La storia di una rinascita: “Il ragazzo nella stanza coi suoi tacchi rossi” di Andrea Donnini a cura di Sabrina Santamaria.

Raccontare di sé non è sempre facile, nemmeno è un atto spontaneo o incondizionato soprattutto quando si decide di regalare senza filtri frammenti di se stessi a chiunque mettendo nero su bianco la propria vita, le proprie debolezze soprattutto i propri errori. Il romanzo di Andrea Donnini è stato per me uno pugno nello stomaco salvifico, una sberla che mi ha fatto ricordare tutto quello che Dio ha mi ha concesso. “Il ragazzo nella stanza coi suoi tacchi rossi” è una storia che tutti dovrebbero leggere, appassionati della lettura e non, in quanto non è il solito banale romanzo del “ragazzetto” omosessuale che scopre la sua identità di genere e vuole essere accettato per quello che è, questa testimonianza di vita è molto di più di questo banale racconto. Il Nostro Andrea insieme alla penna di Simone Lega mette insieme un mosaico di sentimenti, stati d’animo, eventi amorosi, ma soprattutto dolorosi, turbamenti interiori che lo portano a fare uscire fuori il “mostro” che c’era dentro, quel mostro che dapprima lo stuzzicava, gli solleticava i pensieri e che a metà strada si impossessa di lui. Questo libro l’ho divorato in soli due giorni per la forte impronta che il suo autore ha saputo dare, ha unito un forte scavo psicologico, problematiche sociali, come il giovane Manfredi che avendo rapporti sessuali ha contratto l’aids oppure Guglielmo che si prostituiva il quale alla fine depresso paga il pegno dei suoi peccati con la morte. Ogni personaggio paga il prezzo in proporzione dei suoi errori. Andrea alla fine è l’unico redento, l’unico a salvarsi fra le sue conoscenze e compie un cammino dal peccato alla salvezza. Il nostro giovane è in cerca di fama, successo, soldi, ma nonostante, tutto ciò lo ottiene la sua vita rimane vuota, spenta, al nostro Andrea manca sempre un tassello importante, uno snodo principale senza il quale il protagonista non può vivere, non deve vivere. Bulleggiato a scuola per la sua estrema timidezza, per la sua diversità che già da allora si intuiva il Nostro si sente un fallito, senza speranza: “I compagni arrivarono al punto che mi costringevano a pulirgli le scarpe da ginnastica con la lingua, e se non lo facevo mi chiudevano in bagno al buio, cosa che mi terrorizzava”. Molto fragile e delicato Andrea fin dall’inizio del suo racconto sa imboccare con classe gli eventi più traumatici della sua esistenza, come se si confidasse col lettore per narrargli delle sue pene: il suo asma cronico, che non gli permetteva di vivere una vita normale come tutti i bambini, l’amico di famiglia, il quale all’inizio della vicenda abusò una volta di lui. All’asma sembrava non ci fosse nessuna soluzione e sembrava una condanna inflitta a vita, ma tramite le preghiera e l’intercessione a Gesù, il Nostro viene guarito e liberato per sempre: “Poche parole, non la solita preghiera ripetuta a memoria, ma una supplica fatta con il cuore: “Signore, se tu vuoi, libera questo bambino nel nome di Gesù”. (…) Non ci volle molto. Sentii che qualcosa si staccò dal mio petto. Smisi di ansimare. Respirai. Bei respiri profondi e appaganti”. Molto simile a quello che accade nei Vangeli in cui Gesù dava la vista ai ciechi, dava la voce al muto, faceva saltellare lo zoppo. Nonostante questo miracolo, però, Andrea decide di fare le sue esperienze aprirsi a quello che il mondo offre: illusioni, delusioni, menzogne, sofferenze, bugie, malignità. All’Inferno Dantesco si apre e percorre la voragine infernale fino ad arrivare al fondo, ma toccandolo con mano, prende la sua risalita verso Gesù, verso la salvezza, prova di tutto: sesso, serate in discoteca senza sosta, flirt e persino diventa una drag queen di nome Divina, ma niente di tutto questo gli può donare l’amore e la vera felicità, perché tutte queste cose non sono altro che frivolezze che hanno maschera e dietro di essa si nasconde il loro vero volto. L’ossessione del nostro protagonista sono i tacchi rossi, aveva nell’intimo del suo cuore una foto strappata da una rivista quando era un bambino con un paio di tacchi rossi; ad ogni storia sentimentale, ad ogni delusione egli si rifugiava nella sua stanza con la foto dei tacchi rossi. Possono davvero un paio di tacchi rossi lenire ogni ferita? Quello che possediamo può colmare le nostre carenze affettive? Ovviamente no. A fare da cornice alla vicenda vi sono gli amici di Andrea: Ginevra, Terence, Claudio, Ascanio, Alberto, Achille, Zaira, Monica, Flavio, anche loro si inseriscono in quell’Inferno Dantesco dal quale non ne riescono a risalire, l’unico superstite è solo Andrea, un uomo ferito, sofferto, piegato, ma che alla fine non si spezza e vola in alto come un’aquila, abbraccia la fede come possibilità di redenzione e ci riesce, il suo vuole essere anche un monito, una riprensione alla società contemporanea che ci invita a vivere a modo nostro , a seguire i nostri istinti, Terence incarna bene questa tendenza e mi è sembrato il Lord Henri della situazione come nel romanzo di Oscar Wilde “Il ritratto di Dorian Gray”, ma la storia segue sviluppi diversi, tutti noi lettori sappiamo che il mitico Dorian Gray muore a causa della sua dissolutezza e alla sua vanità volendo essere lui un’opera d’arte, per certi versi il nostro Andrea sembra per tutto il corso del romanzo prendere la stessa piega, ma alla fine si redime, si rende conto della sua pochezza e chiede perdono a Dio accettandolo nella sua vita. Da cristiana evangelica non posso che ammirare Andrea Donnini per il coraggio che ha avuto di pubblicare la sua testimonianza, leggendola si rimane senza fiato e sospesi riflettendo per ore per ore sui capitoli di questo coinvolgente romanzo.
“Ma ringraziato sia Dio perché nel giorno più buio della mia vita, quando ero a un passo dalla fossa, e credetemi, ho veramente toccato il fondo! E ho gridato con tutto il mio cuore, con tutte le forze che avevo, Dio mi ha tirato fuori. Dio mi ha liberato!” Andrea Donnini

Sabrina Santamaria

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