INFO ANTICIPATE / INFO WSTĘPNE: Antologia Internazionale “Ponte poetico” – Antologia Międzynarodowa “Most poetycki”

https://verseggiandosottogliastridimilano.wordpress.com/2019/07/04/info-anticipate-info-wstepne-antologia-internazionale-ponte-poetico-antologia-miedzynarodowa-most-poetycki/

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VERSO CONSIGLIA: EVENTI – “Sogno di una notte di giugno” il 29.06. a Milano – teatro, musica, fiabe, racconti e poesia.

(di Izabella Teresa Kostka)

Sabato 29 giugno dalle ore 20.00 alle 23.00, nel pittoresco cortile della suggestiva Cascina Linterno in via Fratelli Zoia 194 a Milano, avrà luogo il 29° Verseggiando sotto gli astri di Milano dal titolo “Sogno di una notte di giugno”. Evento ricco di musica, teatro, fiabe, racconti e poesia, sazio di numerosi Ospiti Speciali di grande spessore artistico e di valenti poeti e scrittori contemporanei. Ingresso con il ticket di 5 euro (consumazione in loco inclusa: panino e bibite a scelta) a favore dell’Associazione Amici Cascina Linterno.

Ecco tutte le informazioni:

DETTAGLI

Nel programma:

– la performance teatrale dell’attrice DOMITILLA COLOMBO (omaggio a SHAKESPEARE)

Domitilla Colombo, foto: Umberto Barbera

– recital del cantautore milanese CORRADO COCCIA

Corrado Coccia, foto: Umberto Barbera

– OSPITE A SORPRESA: l’attore teatrale ENZO BRASOLIN (omaggio a LEOPARDI e non solo)

Enzo Brasolin, foto: Umberto Barbera

– OSPITE A SORPRESA: VITO SILVESTRO al sassofono

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VERSO CONSIGLIA: Verseggiando sotto gli astri di… Fagnano Olona

(by I.T.Kostka)

Nell’ambito della rassegna”Percorsi culturali” patrocinata dal Comune di Fagnano Olona e ideata dall’Assessore alla Cultura Giuseppe Palomba in collaborazione col poeta Claudio Mecenero, invitiamo all’evento organizzato nel ciclo culturale itinerante “Verseggiando sotto gli astri” dal titolo “Il viaggio alla ricerca dell’uomo”. La kermesse si svolgerà presso Sala Magna delle Scuole E. Fermi in Piazza Alfredo Di Dio a Fagnano Olona (Varese), il 24 marzo 2019 alle ore 16.00 e vedrà la partecipazione di 14 poeti contemporanei (Umberto Barbera, Carmelo Caldone, Elisa Longo, Patrizia Varnier, Sergio Belvisi, Maria Teresa Tedde, Paolo Bossi, Luigi Maione, Antonio Laneve, Barbara Rabita, Tito Truglia , Antonio Vaccaro, Omar Gellera, Izabella Teresa Kostka). Oltre al reading nel programma troverete una mini performance teatrale a cura dell’attrice drammatica Domitilla Colombo, un omaggio a Lawrence Ferlinghetti curato dal poeta Claudio Mecenero e, soprattutto, uno straordinario spettacolo di musica, voce, danza e arte visiva con la partecipazione di Ermanno Librasi (strumenti a fiato), Laura Zahira (danze) e Daniel Kolle (percussioni – voce).

Presenterà l’evento la scrittrice e poetessa italo – polacca, fondatrice e coordinatrice del programma “Verseggiando sotto gli astri” Izabella Teresa Kostka.

Ingresso libero e gratuito.

Vi aspettiamo numerosi!

VERSO CONSIGLIA: POESIA, MUSICA e SPETTACOLO presso il TEATRO CENTRO POLIVALENTE a SANDIGLIANO (BI)

(by I.T.Kostka)

Con grande piacere Vi invitiamo al 23° pomeriggio di poesia, teatro e musica, organizzato nell’ambito del programma culturale ciclico itinerante “Verseggiando sotto gli astri di Milano” dal titolo “L’ aurora della pace”. La kermesse avrà luogo sabato 23 febbraio dalle ore 17.00, presso il Teatro Centro Polivalente di Sandigliano (BI), via Maroino 12.

L’evento ha ottenuto il patrocinio del Comune di Sandigliano, dell’Assessorato alla cultura, dell’Associazione degli Alpini A.N.A. di Sandigliano e l’importante supporto organizzativo dell’Associazione Amici del Cinema. Nel corso della serata si esibiranno sul palco numerosi affermati artisti, tra cui il Coro A.N.A. “La Cesëta” di Sandigliano, il cantautore e pianista Corrado Coccia, l’attrice drammatica Domitilla Colombo e ben diciotto poeti contemporanei provenienti da diverse regioni del Bel Paese. Condurrà lo spettacolo Izabella Teresa Kostka, scrittrice italo – polacca fondatrice e coordinatrice generale del programma. Si ringrazia il poeta biellese Umberto Barbera per il suo prezioso contributo all’organizzazione dell’evento.

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

Per info:

verseggiando.eventi@yahoo.it

VERSO PRESENTA: IL CORO A.N.A. “LA CESËTA”

(by I.T.K.)

Manca poco al 23° incontro organizzato nell’ambito del programma culturale ciclico itinerante “Verseggiando sotto gli astri”, stavolta dal titolo “L’Aurora della pace”, presso il Teatro Centro Polivalente a Sandigliano (Biella), il 23 febbraio 2019 dalle ore 17.00, in via Maroino 12.

L’evento ha ottenuto il Patrocinio del Comune di Sandigliano, dell’ Assessorato alla Cultura, dell’Associazione degli Alpini A.N.A. di Sandigliano ed è curato in ogni dettaglio in stretta collaborazione tra Izabella Teresa Kostka (fondatrice e coordinatrice di “Verseggiando”, scrittrice), Umberto Barbera (poeta biellese) e l’Associazione Amici del Cinema di Sandigliano e, ovviamente, con la preziosa partecipazione del Coro A.N.A. “La Cesëta” di Sandigliano.

Il recital de “La Cesëta” insieme alla performance dell’attrice drammatica Domitilla Colombo e alla sublime musica del cantautore Corrado Coccia aumenteranno sicuramente le emozioni e lo spessore artistico dell’intera serata poetica.

Ecco un po’ di informazioni dettagliate riguardanti il tanto apprezzato gruppo corale:

– Il coro A.N.A “La Cesëta” del gruppo alpini di Sandigliano Sezione di Biella nasce nel 1992 da alcuni alpini amanti del canto corale appartenenti al gruppo di Sandigliano, decisi di unirsi per cantare insieme il “ Signore delle Cime“ durante la funzione in memoria di Don Pietro Bricarello amato sacerdote e cappellano militare alpino.

Sono proprio le penne nere, legate al ricordo di quel sacerdote che tanto seppe farsi amare che danno vita al coro “La Cesëta”, splendida chiesetta all’ingresso del paese che da tempo ospita la sede del gruppo alpini e del coro. Fin dalla sua fondazione il coro ha posto, tra le sue finalità, la costituzione di un fondo per la conservazione e la ristrutturazione di questa perla architettonica e l’aiuto alle realtà socio-assistenziali del paese.

Nel 1992 cominciava un’avventura, oggi si colgono i frutti: il coro infatti è diventato una solida realtà e continua a riscuotere apprezzamenti non solo per la musicalità, ma per la capacità organizzativa nelle diverse occasioni che hanno fatto del coro un punto di riferimento.

Nella sempre più difficile realtà dei cori alpini a reperire i giusti rinforzi che abbiano la passione dei canti popolari, di montagna e a quelli legati al corpo degli alpini, il coro A.N.A. “La Cesëta” sta riuscendo a trovare un insieme di giovani appassionati con la voglia di cantare e di far parte della nostra famiglia, non sono alpini ma hanno il loro spirito, vedere ragazzi di 17/18 anni che hanno voluto far parte del nostro coro è una grandissima soddisfazione che ci da coraggio a proseguire la nostra missione , “portare avanti la tradizione dei canti alpini” e ci da anche la speranza che riescano a tramandare la loro passione anche ad altri giovani in modo tale, che si continui a conservare e tutelare il patrimonio di questi canti.

Il coro attualmente è composto dai 25 elementi, è diretto dall’alpino Marco Capella, giovane attento e sensibile all’evoluzione musicale e ai metodi di insegnamento.

Dal 2013 Il presidente del Coro è l’alpino Adriano Parise.

“La Cesëta” su YouTube:

https://youtu.be/QI3fqkjAG7M

Vi aspettiamo numerosi!

Ingresso libero

Luogo dell’evento: Teatro Centro Polivalente di Sandigliano

RITRATTI: GABRIELLA CINTI

(by I.T.Kostka)

Una donna fine dall’aspetto angelico grazie alla sua chioma dorata, una donna fatta poesia ma di grande forza espressiva. Ribelle? Difficile indovinare e giudicare, Gabriella Cinti è entrata a far parte della grande famiglia artistica del programma “Verseggiando sotto gli astri” lo scorso sabato, presso il suggestivo e impregnato d’arte contemporanea Atelier Spazio Galleria dell’Architetto Giovanni Ronzoni a Lissone.

È stata accolta calorosamente e applaudita con entusiasmo. Oggi vorrei presentarLa ai lettori della testata giornalistica “Alessandria Today”.

• NOTA BIOGRAFICA

Gabriella Cinti, nata a Jesi, italianista, poeta, scrittrice, saggista, performer in greco antico.
Libri: Poesia: Suite per la parola (Péquod, 2008), Euridice è Orfeo, (Achille e la Tartaruga, 2016), Madre del respiro, (Moretti e Vitali, 2017). Saggi: Il canto di Saffo-Musicalità e pensiero mitico nei lirici greci, Moretti e Vitali, 2010. Di prossima pubblicazione: La lingua del sorriso: poema da viaggio.
Sulla sua poesia, il saggio: Franco Manzoni, Femminea estasi. Sulla poetica di Gabriella Cinti, Algra editore, Catania, 2018
Vincitrice di numerosi premi nazionali e internazionali, sue poesie sono presenti in diverse antologie. Tradotta in inglese e greco moderno.

• DUE POESIE SCELTE

INTERSECARE L’ESSERE (Da “Madre del respiro”)

Albergo nell’invisibile,
dove un chiarore inconsueto discerne
il groviglio del mio corpo pensiero.

Accolgo il mondo perché mi si fa suono,
quando pur sfioca
il giallo del divino sorriso

e le mani mie più non sono
che anello congiunto all’essere
dentro un tunnel frusciante di vocali.

Mi porto il passato addosso,
chiocciola d’immenso
alonante intorno al mio dire,

mentre la carne delle cose
si ricompone nel corpo sottile del segno.

Converto la rinuncia in progetto
e scelgo il nulla come sfida,
ricompongo macerie come tasselli di vita.

Intreccio da straniata tessitrice
i fili del senso e semino
talismani di colore nel vuoto
di vita allestito nell’ombra.

Mi abbandono per intero all’improbabile
e mentre sorvolo la vita
alla ricerca del giorno,

scopro l’orizzonte del pieno
che mi chiama ad un diverso con-senso.

Avvolta a spirale tra il nulla ed il tutto,
mi basta un seme di parole
per intersecare l’essere.

LA STELLA DEL SÌ (Da “Madre del respiro”)

Seppure anche oggi
il vento mi sospinge
sui bordi di un oriente di senso
che naufraga nel fuoco strabico
delle mie antenne sfrangiate,

mi ritrovo per segni e sogni
indecifrabili e sconnessi
a cercare l’anima di ottobre
e la mia,
ricomposte in stagione.

Appoggio la fronte sul silenzio,
ruggente nelle tempie,
mentre curvo in spada
il cuneo ferrato del volere.

Il varco chiuso ostenta
la sua arcana blindatura.

Tutte le vite passate ad infrangere
anelli stretti di non senso,
per ritrovarsi ancora
a trepidare per l’invisibile

E nell’ultimo scatto
che allenti infine la presa del qui,
mi immenso la pupilla di respiro,

mentre nell’opaca solidità del diniego,
si irradia la stella del sì
dal punto d’oro nel cuore del mandala.

Gabriella Cinti

Tutti i diritti riservati all’autrice

Gabriella Cinti su YouTube:

https://youtu.be/CKnoK0wHnwE

Foto: Umberto Barbera, 22° “Verseggiando sotto gli astri” presso Atelier Spazio Galleria dell’Architetto Giovanni Ronzoni, Lissone 26.01.2019

REALISMO, INTERIORITÀ SPIRITUALE E PSICOLOGIA NELLA “DANAIDE” DI AUGUSTE RODIN E “PERSEO” DI BENVENUTO CELLINI IN RELAZIONE ALLO “YIN E YANG” E ALLA VIOLENZA DI GENERE di LUCIA BONANNI

REALISMO, INTERIORITÀ SPIRITUALE E PSICOLOGIA
NELLA “DANAIDE” DI AUGUSTE RODIN E “PERSEO” DI BENVENUTO CELLINI
IN RELAZIONE ALLO “YIN E YANG” E ALLA VIOLENZA DI GENERE di LUCIA BONANNI

Il senso della parola latina “Ingenuus” è “nativo, originario, naturale, libero” e trattenersi ad esaminare l’ingenuità del corpo significa vederlo nella sua forma “nativa” e nei suoi tratti “naturali”. All’interno di una specifica fenomenologia il corpo rappresenta un sistema di segni, un codice simbolico che mette in relazione spazio e tempo, presenza nel mondo e comunicazione, materia e spirito, identità e conflitto, immaginario e inconscio.
Presso le comunità primitive il corpo non era visto come un’entità isolata e separabile dalla realtà oggettiva, ma come una zona comunitaria, un luogo cosmico che attraverso la pragmatica dei segni, modellava la comunicazione sociale e quella naturale mentre la danza era mezzo di trasmissione di significati e sintassi dell’ifralingua ossia del significato fluttuante dell’arte sciamanica. Secondo la filosofia greca il senso della corporeietà era affidato a Pan, dio del corpo, dell’istinto e del panico che nel suo valore ambivalente cadenzava la danza tragica. Nella religione biblica prima e nella iconografia cristiana dopo da simbolo coreutico e comparativo il dio del corpo diventa il diavolo, colui che divide, con la pelle, le corna e gli zoccoli di un capro per cui positività e negatività trovano posto nel cielo e sulla terra, mantenendo distinti il bene dal male, la fisicità dallo spirito con la conseguente divisione tra anima e corpo.
L’aspetto simbolico esiste dappertutto e l’intenzionalità del corpo va a coincidere col rapporto di trascendenza tra il corpo, il mondo, l’ambiente, a cui l’uomo, a differenza dell’animale che si adatta, si rapporta in senso dialettico. Nel contesto generale di significazione la mano diviene luogo di relazione col mondo in quanto costruisce strumenti e crea le dinamiche gestuali quale risposta agli stimoli esterni, risposta espressa anche col linguaggio e con la gestualità corporea, ossia con la voce del corpo, da cui prende avvio la comunicazione interpersonale.
Comunicare significa “mettere in comune”, stabilire un rapporto con l’altro, un “essere con”, derivato da un’emozione che può colmare la distanza e rafforzare il legame affettivo mentre è il reciproco “coabitarsi” a dare significato al messaggio emozionale.
Parlare del corpo non vuol dire fare riferimento ad un oggetto del mondo “ma ciò che dischiude un mondo”. Nel processo di conoscenza simbolica l’immagine corporea diviene modello di riferimento tra l’individualità e la moltitudine; in tale contesto la sessualità e il desiderio non sono interpretati come istinti e pulsioni bensì come attenzione all’altro, identificato come corpo e messaggio di scambio simbolico.
Il linguaggio non discorsivo si affida alla comunicazione indiretta, sempre molto insinuante ed allusiva ed è l’abi-valenza del sistema dei segni a restituire un rapporto preciso tra significante e significato, un tipo di complementarietà che instaura un codice inequivocabile. In sinossi con la semantica corporea il linguaggio mimico-gestuale sottintende uno spostamento di senso ed il gioco dell’ambivalenza può diventare espressione incontrollata dei segni si apre alla lingua virtuale che si fa espressione incontrollata dei segni.
Se la mimica è considerata spazio allusivo, la mostruosità come pure la caricatura rappresentano il corpo che dilaga in un tipo di confusione, in un tipo di caos indistinto, che turba e inquieta. In questo caso il sistema dei segni prende avio dalla emotività, da ciò che lo muove, infatti il linguaggio primitivo per esprimere le emozioni faceva uso delle “metafore organiche”, gli organi corporei come sede delle emozioni e questo fa sì che un codice venga tradotto nell’altro (la faccia della casa, la pancia del vaso, i denti della forchetta), formando quella che in poesia è detta personificazione. Occorre dire che la formulazione dello scambio simbolico è costruita dall’Idea che nel suo sviluppo passa dalle sensazioni al ragionamento, unendo il particolare all’universale, trasposti in poesia con la metonimia e la sineddoche, con prevalenza sui codici simbolici e sull’economia libidica, mantenendo la differenza tra il maschile e il femminile e la peculiarità dei ruoli sessuali.
Tale modello di simulazione si ritrova nelle varie espressioni artistiche come ad esempio la “Danaide” di Auguste Rodin ed il “Perseo” di Benvenuto Cellini
L’intera produzione di Auguste Rodin (1840 -1917) si colloca tra il classicismo e la modernità ed è d’ispirazione michelangiolesca in particolare nei “non finiti” che richiamano i “Prigioni” e che possono essere assimilati con la poesia ermetica. Nel dare forma al materiale grezzo, Rodin sembra voler animare il soggetto e nel plasticismo espressivo delle sue opere è possibile rinvenire sia l’interiorità spirituale e psicologica dell’autore sia quelle del soggetto medesimo mentre il marmo sembra perdere la caratteristica di materia immobile e pesante. Nell’opera marmorea “Danaide” Rodin dà forma ad una figura femminile, vista di schiena, in una postura accovacciata, la pelle lucente e i capelli lunghi che sfumano nel marmo in un “non finito”. La curva della schiena, ben definita in ogni dettaglio, è richiamo alla sensualità e all’amore, però rispetto al bozzetto preparatorio l’opera finita risulta più rannicchiata come a voler far risaltare il senso di isolamento e solitudine e la forma scolpita, assai sensuale e morbida, sembra emergere oppure immergersi nel sasso con grande fatica, una sasso che assomiglia ad un grande utero in cui la donna trova riparo e da cui cerca di uscire.
Con la “Danaide” Rodin ritrae una delle cinquanta figlie di Danao, condannata a riempire nell’Ade una botte senza fondo per aver ucciso il marito dietro ordine del padre. In realtà la donna è l’allieva e amante Camille Claudel, (1864 – 1943) piegata dalla sofferenza causata dal frantumarsi del sodalizio artistico e amoroso con il proprio maestro. Alla rottura relazionale per i due scultori seguì un periodo di forte disagio emotivo che entrambi proiettarono nei loro lavori. Rodin scolpì “Fugit amor” in cui realizzò un abbraccio tra due amanti con due figure schiena contro schiena che evocano la passione amorosa di Auguste per Camille e della quale più volte aveva tentato di impedire la fuga. Nello stesso periodo la scultrice realizza “L’età matura” dove è la donna che supplica l’uomo di restare e in cui si può leggere anche l’abbandono in età infantile da parte della propria madre. Alcuni lavori realizzati da Camille in quel periodo, disegni per lo più a contenuto erotico, si rifanno ad un tipo di Kama Sutra sintetizzato nella scultura “Le valse”. Il mito a cui si ispira Rodin è quello derivato da “Le Supplici” di Eschilo (525-455 a.C.) che insieme a “Gli egizi” e le “Danaidi” forma una trilogia tragica, datata intorno al 490 a. C. Secondo il mito greco le cinquanta figlie di Danao andarono spose ai cinquanta figli di Egitto, fratello gemello di Danao, con il quale aveva formato una diarchia sul regno d’Egitto, ma le donne fuggirono, chiedendo asilo a Pelasgo, re di Argo, in Grecia, rifiutando la supremazia maschile, il matrimonio e il dovere della procreazione e le consuetudini del tempo, trasformandosi poi in spietate carnefici. Temendo che le nozze fossero un espediente del fratello per distruggere la sua famiglia, Danao ordinò alle figlie di decapitare gli sposi dopo la prima notte di nozze e soltanto Ipermestra che non si era unita con lo sposo e di cui era innamorata, gli risparmiò la vita.
Qui tornano alla mente i dipinti a olio su tela “Giuditta e Oloferne” di Artemisia Gentileschi (1593-1654) che attraverso le sue opere esprime la profonda riprovazione verso gli abusi sulle donne, il primo si trova a Napoli presso il Museo nazionale di Capodimonte e fu dipinto subito dopo il processo per stupro, subito dalla pittrice, mentre il secondo che si connota per una diversa composizione e gamma cromatica, è esposto alla Galleria degli Uffizi nella sezione dei pittori caravaggisti. A questi dipinti si aggiunge la scultura in bronzo di Donatello, Giuditta e Oloferne, situata in Palzzo Vecchio e in copia sotto la Loggia della Signoria. Anche se il titolo dell’opera di Rodin indica la donna come una delle figlie di Danao, ben descritto da Eschilo, secondo l’interpretazione dello scultore la donna rappresenta il dolore di Ipermestra per aver dovuto lasciare lo sposo oppure un’altra delle altre figlie, spossata e immersa nella roccia ad espiare la propria colpa.
Se la “Danaide” rappresenta la protesta della donna contro il maschio ed elogia la libertà femminile, la Medusa del “Perseo” di Benvenuto Cellini (1550.1571) è simbolo di potere e seduzione femminile, infatti il significato lessicale del nome è quello di “ colei che domina”. Nei percorsi iconografici, riguardanti la Medusa, si ritrovano le opere di Fidia con Eros e Thanatos, le ceramiche, le maschere in terracotta, i mosaici pavimentali, le monete con il Triskeles, divenuto simbolo della Sicilia, la crudezza della realtà con lo scudo di Caravaggio (1571-1610), l’immagine raccapricciante di Rubens (1577-1640) vittima del maleficio in Bernini (1598-1680), la testa in bianco e nero con gli occhi vitrei di Franz van Stuck (1863-1928, pittore simbolista-espressionista, scultore e architetto tedesco) ed ancora Böcklin,(1827-1901) Klimt (1862-1918) e la pittura policromatica di Guttuso (1911-1987) per giungere ai fumetti di Dylan Dog, i Simpson e il marchio di Versace.
Medusa è una delle tre Gorgoni e come tutti gli esseri mostruosi ha un fine apotropaico (allontanare), protettivo contro i malefici ovvero dell’orrido che allontana l’orrido e per questo era posta a protezione dei templi e delle abitazioni. Il destino di Medusa fu deciso da Atena che la punì per aver ceduto alle profferte amorose di Poseidone ossia per aver cercato di sedurlo con la sua chioma fluente, trasformata in serpi e lo sguardo che pietrifica per l’eternità perché la bellezza e l’orrore si fondono nel volto di Medusa. Perseo riuscì ad uccidere il mostro, aiutandosi con uno scudo specchiante che gli era stato dato da Atena e poi donando la testa alla dea che la pose sul proprio scudo. Nel capolavoro di Cellini, realizzato in bronzo, il volto della Gorgone non esprime pathos, ma appare inespressivo e quasi dormiente in quanto l’artista, come pure Michelangelo (1475-1564) con il David, vuol dare un significato di senso all’affermazione della virtus, cioè alla forza morale dell’eroe contro la brutalità e la superbia del mostro, simboleggiate dalla hybris ovvero l’insolente violenza che lede l’onore e la dignità altrui e l’individuo cade nella sfera del bestiale perché non sa riconoscere i propri limiti e, prevaricando il volere divino, subisce la condanna a causa della sua arroganza e del suo orgoglio. . Il mito della Medusa è intriso di paure ancestrali e la sua immagine terrificante rappresenta la somma di quanto di brutto si può immaginare. Il Perseo inizia a prendere forma nel 1545 ed il procedimento scelto dall’artista è quello a cera persa, tipico degli antichi greci. Per prima cosa occorreva realizzare una statua di creta vuota all’interno, cuocerla e ricoprirla di cera, poi con altra creta e in seguito si univano i tre strati con dei chiodi e si cuoceva di nuovo ed in fine si toglieva la creta, i chiodi e si rifiniva. Cellini sapeva bene che più la statua è grande e più difficile diventa distribuire il bronzo, ma non sente ragioni, neppure davanti al Granduca che lo prende per pazzo. La fusione del Perseo si dimostrò assai complessa, la fornace era talmente calda che prese fuoco anche il tetto della casa e per le esalazioni dei metalli e la fatica l’artista fu costretto a mettersi al letto, ma venne subito richiamato perché la forte pioggia aveva spento il fuoco e nonostante l’esplosione della fornace il bronzo era uscito, però era poco fluido perché la lega si era consumata. Allora Cellini all’interno della fornace buttò tutti gli oggetti di stagno che aveva in casa e così il metallo raggiunse la giusta fluidità e la fusione riuscì bene. Fu Cosimo I (1519-1574) granduca di Toscana, figlio di Giovanni de’ Medici, detto dalla Bande Nere), a chiedere all’artista la statua dell’eroe greco quale rappresentazione della vittoria circa l’ assetto repubblicano della città di Firenze. Il Perseo venne esposto per la prima volta in quello che era il luogo destinato alle assemblee e alle cerimonie, ovvero la Loggia della Signoria, dei Priori, dei Lanzi o dell’Orcagna, nel 1554 e tutt’oggi si trova nella posizione in cui era stato collocato; insieme alle altre statue a tema mitologico, presenti sotto la Loggia: la copia del Ratto delle Sabine, Ercole e il centauro Nesso del Giambologna, l’ arte romana Patroclo e Menelao, il Ratto di Polissena, gruppo di figure muliebri, e Piazza della Signoria: Fontana del Nettuno, il David, Marzocco, Statua equestre di Cosimo I del Giambologna, la copia di Giuditta e Oloferne di Donatello (1386-1466), in modo allegorico stanno a significare le vicende dell’antica Firenze. Guardando la statua del Perseo dalla parte posteriore, si può osservare la giuntura della nuca ed il retro dell’elmo e si può notare un effetto ottico, un’illusione pareidolitica che mostra il volto di un uomo, l’autoritratto di Cellini. Alla grandiosità della scultura a scala urbana si unisce l’opera di cesello che l’autore realizza nei particolari dei calzari, nell’elmo e nell’elsa della spada che con il braccio forma un angolo retto. Il fascino seduttivo di Medusa deriva dal fatto che lei non è una giovane inerme di fronte al potere di Atena, ma una donna indipendente, capace di sedurre con lo sguardo mentre la femminilità risorge dalle ceneri del mostro con un nuovo significato del potere ammaliante dell’antica bellezza che nel mito si accosta ai capelli trasformati in serpi, gli occhi di fuoco, le zanne e la lingua penzolante. Il gusto per il conturbante, riscoperto con l’arte barocca, coniugato alla simbologia dello specchio, allo sguardo e alla maschera si assimilano alla violenza di genere ed il mostro leggendario diviene emblema di situazioni orride e violente mentre la funzione protettiva contro i malefici è rapresentata dall’eroe che annienta la ferina superbia dell’hybris. Anche il comportamento di Danao è dettato dalla superbia e dall’orgoglio e le figlie che prevaricano sui loro mariti, causandone la morte, contrariamente alla remissività di Ipermestra che paga il proprio gesto di bontà con l’isolamento e la solitudine.
Pertanto nei soggetti descritti, oltre alle funzioni allegoriche già conosciute, è da attribuire una simbologia in sinossi temporale e di significato con i vari e reiterati accadimenti del presente che trovano riscontro negli atti teratogeni e nella virtus dell’eroe quale espressione di una realtà che pone la donna in un contesto sacrificale oppure di considerazione e rispetto.

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

Antoinette Le Normand- Claudie Sadrin, Rodin, Giuni Editore, 2018
Odile Ayral-Simona Giordano, Camille Claudell, Formato Kindle, 2013
Anna Banti, Artemisia, Bompiani, 1994
Benvenuto Cellini, Opere, Rizzoli, 1968
Umberto Galimberti, Il corpo, Feltrinelli, 1997
Eschilo, Le supplici, traduzione di Ezio Savino, Garzanti, 2015

Saggio per #Bookcity BCM18, evento “YIN e Yang- elemento maschile e femminile nell’arte e nella letteratura” con Guido Oldani e Giuseppe Langella, nell’ambito del ciclo “Verseggiando sotto gli astri di Milano”.

Foto Umberto Barbera 18.11.2018, Lucia Bonanni presso la Chiesetta dell’Assunta Cascina Linterno a Milano.

INTERVISTA A GASTONE DI PAOLA: CANTANTE LIRICO, BARITONO DI FAMA INTERNAZIONALE (a cura di Izabella Teresa Kostka)

INTERVISTA A GASTONE DI PAOLA: cantante lirico, baritono di fama internazionale a cura di Izabella Teresa Kostka.

Sono veramente onorata di ospitare sulle pagine del mio blog culturale “VERSO – spazio letterario indipendente” un cantante lirico di fama internazionale, il baritono Gastone Di Paola.

1. I.T.K.: Benvenuto Gastone, è un immenso piacere poter parlare con Lei. Ho avuto la possibilità di ammirare la Sua possente voce a Milano, durante un recital lirico tenutosi presso Palazzo Cusani nel 2017, rimanendo affascinata dall’intensità dell’interpretazione e dalla Sua grande personalità artistica. Ormai Lei regna sui palcoscenici nazionali ed internazionali da anni, ottenendo ovunque grandi plausi, meritati successi e tanto amore del pubblico. Qual è stato il percorso che ha condotto i suoi passi verso le rive del canto lirico? Come è approdato a questo non facile ma tanto affascinante mondo? Si ricorda ancora il suo debutto?

G.D.P.: Intanto grazie a lei per la cordiale ospitalità e per i complimenti.
Il mio percorso artistico inizia da lontano. Già da adolescente il mio mondo fu pervaso di musica avendo fondato delle rock band di cui ero naturalmente il cantante. Durante un concerto nel pubblico era presente una corista della Scala che alla fine dell’esibizione mi disse, che la mia voce sarebbe stata eccellente per il canto lirico. Così terminati i sogni di gloria del fanciullo e incoraggiato da quella che sarebbe poi diventata mia moglie, iniziai lo studio della lirica ed eccoci qua. Naturalmente ricordo perfettamente il mio debutto. Anzi i miei debutti. Infatti ci sono stati due inizi nella mia carriera. Il primo come voce di Bassobaritono, perché la mia prima insegnante pensava che fosse quella la mia tessitura e debuttai nel “Don Giovanni” mozartiano poi, dopo una serie di ruoli tipici del bassobaritono, venni sentito da un grande baritono che mi suggerì il cambio di corda. Fu così che debuttai nella “Boheme” come Marcello. Un ruolo che adoro e che mi diverte tantissimo fare.

2. I.T.K.: È considerato uno dei più incisivi e possenti baritoni verdiani di oggi, ma nel Suo ricco repertorio troviamo tutti i più bei personaggi lirici che si possa immaginare. Il suo talento e la sua voce permettono di spaziare con disinvoltura tra Madama Butterfly, Cavalleria, Boheme, Traviata, Trovatore e molti altri. Quale personaggio Le è più caro? In quale ruolo si identifica di più? E, al contrario, qual è per Lei quello più ostile e difficile da interpretare?

G.D.P.: Personalmente ho adorato tutti i personaggi che ho cantato. Nel recitar cantando ci sono due tipi di difficoltà. Quella tecnica e quella scenica. Per quanto riguarda la prima sono tutti ugualmente complessi, anche se alcuni sono certamente più stancanti, perché canti di più. Rigoletto ad esempio è più stancante di Traviata. Poi c’è la scena e qui le cose si fanno dure perché i personaggi devono essere credibili e sicuramente uno dei più complessi è Scarpia dalla Tosca. È un personaggio incredibile. Perfido ma strisciante. Lascivo ma nobile. Iracondo ma con cambi di umore repentini. Un vero caleidoscopio di stati d’animo. Quello che invece non amo moltissimo è Tonio dei Pagliacci, a parte naturalmente “il prologo” che è una romanza stupenda. Naturalmente adoro tutti i ruoli verdiani. Verdi ha scritto per il Baritono pagine di musica memorabili. Comunque il ruolo più ostico è sicuramente quello che non ho ancora cantato. Per noi cantanti lirici ogni nuovo ruolo è un debutto con tutte le insidie e le ansie che ne derivano.

3. I.T.K.: Ha conseguito una ricca formazione professionale, è ricercato e invitato a esibirsi nei più prestigiosi teatri nazionali e internazionali tra l’Italia, la Francia, la Cina, la Germania, la Spagna e non solo. Ha notato qualche significante differenza tra il rapporto con l’arte classica e la società in questi Paesi? Come ben sappiamo in Italia, considerata giustamente “la culla del Bel Canto”, il settore dell’arte e gli artisti stessi incontrano numerose difficoltà e, con grande dolore, tanti palcoscenici teatrali affrontano vere battaglie per la sopravvivenza. Qual è la realtà artistica all’estero? Si sente più appagato e soddisfatto oltre frontiera?

G.D.P.: Io amo visceralmente il mio paese e ogni volta che leggo di un teatro che chiude o di una orchestra in difficoltà è una sofferenza. Francamente non so perché, ma all’estero le cose sembrano andare meglio. Temo che il problema risieda alla radice. In Italia non si crede nella cultura. Non è una analisi politica ma un dato di fatto. Nelle elementari non si insegna musica e qualche iniziativa in senso musicale è frutto solo della passione e della intraprendenza delle maestre. Alle medie è anche peggio e l’ora di musica è patetica e ancora affidata al flauto dolce. Se non si parte dalle nuove generazioni temo che continueremo a vedere teatri che chiudono e orchestre in difficoltà. Ogni volta che posso faccio spettacoli per i bimbi e rimango sempre affascinato dalle facce di stupore, dalla fame di informazioni e dalla quantità di domande che mi porgono i fanciulli.

4. I.T.K.: Secondo Lei qual è il motivo dell’allontanamento delle masse dall’arte classica, dalla lettura e dai teatri? Sarà colpa della troppa commercializzazione, di internet, della tecnologia che rende tutto più accessibile senza sforzo oppure le cause si trovano nel troppo alto, per secoli e anni, “elitarismo” della Musa? Ancora oggi sentiamo numerose polemiche riguardanti la possibilità di accedere agli spettacoli a La Scala: sono solo per i prescelti. Lei crede che a questo problema si possa ancora rimediare?

G.D.P.: C’è sempre un rimedio. Credo che la tecnologia invece possa dare una grossa mano. Anzi la sta già dando. Pensi ai social e a quanta lirica passa ad esempio su Fb, compensando una Tv latitante e deficitaria. Ben venga la tecnologia. Per un’ inversione di rotta vera, tuttavia, vale quanto detto sopra. Se non inizi dalle scuole ci affideremo sempre e solo alla passione personale di un individuo o al contesto familiare in cui si cresce, ma questo non basta per mobilitare le masse.

5. I.T.K.: La Sua vita non è stata segnata soltanto da una brillante carriera artistica, ma ha attraversato anche un periodo di oscurità e timore: Lei ha combattuto per la vita lottando contro una terribile malattia. Se la sente di parlarcene? La sofferenza ha cambiato in qualche modo il Suo “essere artista”, il modo di vedere la realtà, di esprimersi e di trasmettere le emozioni? Dicono che il dolore arricchisca interiormente…

G.D.P.: Arricchisce certamente e ti fa cambiare anche il modo di guardare le cose e di attribuire le priorità. Si da più valore al viaggio che alla destinazione. Inoltre ti rendi conto dell’amore delle persone che ti stanno vicine anche quando tutto sembra destinato a finire. Quando mi sono ammalato ero all’inizio della carriera che ho dovuto interrompere. Ero demotivato. Poi un giorno, quando tutto era passato e ormai ero completamente guarito e ristabilito, e si stava faticosamente cercando una nuova dimensione, mia moglie, che malgrado tutto è sempre rimasta al mio fianco mi disse: “Dio ti ha fatto due regali. La voce e la vita per usarla e secondo me non dovresti gettare via nessuna delle due cose”. Fu così che ripresi a studiare con ancora più vigore e da allora non ho più smesso.

6. I.T.K.: Durante il suo percorso artistico ha avuto la possibilità di lavorare e di confrontarsi con diversi Grandi e Famosi personaggi del canto lirico. Quali sono i suoi mentori del passato preferiti e quali, invece, quelli più apprezzati oggi?

G.D.P.: I grandi del passato li ammiro tutti perché hanno dato tanto a questa arte meravigliosa. Certo ho un occhio di riguardo per i baritoni di un tempo tra i quali certamente ci sono Cornell MacNeil, Piero Cappuccilli, Robert Merril e Aldo Protti su tutti. Certo queste persone sono in un pantheon incredibile in quando coevi di Callas, Del Monaco Corelli, Tibaldi, Pavarotti ecc. e quindi di un livello incredibile. Nel panorama odierno apprezzo tutti i colleghi. A ns. modo anche noi siamo bravi visto le condizioni in cui talvolta ci troviamo a dover cantare.

7. I.T.K.: Ogni artista conosce lo stress e la “tremarella” da palcoscenico. Per Lei è una sensazione costruttiva, stimolante, che rende la performance più incisiva ed espressiva oppure, al contrario, prima di uscire da dietro le quinte si sente paralizzato e a disagio? Come ha imparato a combattere con questo nemico? La voce umana è uno dei più preziosi strumenti mai esistiti ma, allo stesso tempo, uno dei più inaffidabili. Un semplice raffreddore può risultare fatale.

G.D.P.: L’abitazione dell’inizio di una performance dura più o meno per la prima battuta musicale. Quando ci si rende conto che tutto è ok passa! Il segreto è continuare a studiare e a perfezionarsi. Il cervello e il corpo ben allenati sanno perfettamente cosa fare. Purtroppo a volte non si è al massimo della forma e questo può generare qualche preoccupazione. In questi casi un’ ottima tecnica è determinante e può venire in aiuto anche se a volte non basta.

8. I.T.K.: Quali sono i suoi sogni nel cassetto, gli orizzonti ancora da conquistare? Può svelarci qualche piccolo segreto?

G.D.P.: Le tappe da conquistare sono ancora molte. Ci sono ancora molti templi della lirica da visitare. Poi un giorno mi piacerebbe che mia figlia mi accompagnasse ad un concerto al pianoforte e in generale sogno, che la lirica torni ad occupare quel ruolo di Opera popolare che aveva un tempo. Oggi viviamo in una società molto veloce e a volte arida di sentimenti e l’opera lirica nelle sue varie forme è una grande dispensatrice di emozioni siano esse buffe o melodrammatiche e credo, che oggi ci sia bisogno di un sorriso o anche di una struggente commozione.

I.T.K.: Gentilissimo Gastone La ringrazio, nonostante i suoi numerosi impegni professionali, di aver trovato del tempo per questa esaustiva e interessante intervista rilasciata per la mia rubrica giornalistica. Ne sono veramente onorata. A breve avremo possibilità di ammirare la Sua magnifica voce, insieme a quella del soprano Dominika Zamara, a Como durante la 16° puntata del programma culturale itinerante da me ideato “Verseggiando sotto gli astri di…”. Per tutto il pubblico sarà un’occasione imperdibile di assistere alla celebrazione di una vera Unione delle Arti e, senza dubbio, di grande arricchimento personale. Aspettando ansiosa il 7 aprile, ringrazio per il tempo dedicatomi oggi, per la Sua sensibilità e disponibilità. A presto!

G.D.P.: Grazie a lei e a tutti i suoi lettori e sarà un grande piacere cantare per voi.

L’intervista al baritono Gastone Di Paola a cura di Izabella Teresa Kostka, rilasciata per il blog “VERSO – spazio letterario indipendente” e per la rubrica culturale “Dieci passi con…” su WordPress.

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Milano, 28.02.2018

● NOTA BIOGRAFICA

GASTONE DI PAOLA, baritono verdiano dalla voce possente e squillante e dal timbro caldo e brunito, inizia a studiare dapprima con la sig.ra Patrizia Morandini e poi con il Baritono Roberto Coviello (già compagno di diverse produzioni del grande Alfredo Krauss), che lo formano alla corda baritonale. Nel frattempo segue diverse master class tra cui quella del tenore Ricardo Mirabella, quella del soprano Paoletta Marrocu, quella del baritono Silvio Zanon e del soprano Chiara Angella e quella del Soprano Luciana Serra con la quale si perfeziona per un certo periodo. Nel 2013 è finalista nel concorso internazionale “Boni” e vincitore del premio speciale come voce maschile. Fa il suo debutto come barone Douphol in Traviata, nel corso del quale ha l’onore di conoscere e ricevere apprezzamenti dal grande Baritono Rolando Panerai, Shaunard in Boheme e nel Don Giovanni nel role de title a cui seguono rapidamente Sharpless in Madama Butterfly, Marcello di nuovo in Boheme, Germont in Traviata e Alfio in Cavalleria. A marzo 2014 è, ancora Marcello, conte di Luna nel Trovatore in forma di concerto e di nuovo Alfio nella Cavalleria rusticana. A gennaio 2015 è nuovamente Sharpless in Butterfly e ospite in un talent televisivo quale esponente della musica lirica mentre a settembre è nuovamente Germont in Traviata. Apprezzato interprete internazionale affianca all’attività operistica, una intensa attività concertistica in Italia e all’estero, cantando in prestigiosi auditorium e teatri in Germania, Francia, Spagna e Cina.

VERSO CONSIGLIA: IL REALISMO TERMINALE DELLA CONTEMPORANEITÀ CON GUIDO OLDANI E GIUSEPPE LANGELLA

Domenica 18 marzo 2018 alle ore 16.00, presso la prestigiosa Villa del Grumello a Como avrà luogo un imperdibile evento intitolato “Il Realismo Terminale della contemporaneità”, organizzato sotto l’egida del programma culturale itinerante “Verseggiando sotto gli astri di Milano” nell’ambito dell’ambizioso ciclo “Nuovi Orizzonti Poetici”. Tra i protagonisti dell’incontro il Maestro Guido Oldani: poeta, padre del Realismo Terminale e il Prof. Giuseppe Langella: poeta e critico letterario.
Il programma dell’evento verrà arricchito con lettura di poesie di autori appartenenti al RT e di alcuni poeti selezionati dal bando. Tra gli artisti previsti nel programma potremo ammirare Domitilla Colombo (attrice comasca molto amata dal pubblico), il sublime gruppo poetico – teatrale “Poeticanti” Paolo Provasi e Roberta Turconi, e il talentuoso cantautore Roberto Durkovič. Organizzazione dell’incontro a cura di Izabella Teresa Kostka e Lina Luraschi (responsabili per il programma “Verseggiando sotto gli astri…”) in collaborazione con l’Associazione Villa del Grumello.

Ingresso libero.

VERSO CONSIGLIA: IL 2° ANNIVERSARIO DEL PROGRAMMA “VERSEGGIANDO SOTTO GLI ASTRI DI…” A COMO IL 13.10.2017

LA SERATA STRAORDINARIA A COMO – LA VERA UNIONE DELLE ARTI “ALLA CORTE DI APOLLO ” il 2° Anniversario del programma “Verseggiando sotto gli astri di…”:

– 21 poeti selezionati dal bando
– 6 gruppi per totale 9 artisti musicisti e cantautori 
– 2 attrici / performer teatrali
– un breve intervento letterario sulla “Unione delle arti”. 

Ospite d’Onore di altissimo rilievo: GUIDO OLDANI (padre del Realismo Terminale)

E… tante tantissime emozioni. Non mancate! 

13 ottobre ore 18.00
Salone Enrico Musa dell’Associazione Carducci 
Viale Cavallotti 7, COMO
INGRESSO LIBERO (sala offre circa 250 posti)
Cena facoltativa (su prenotazione)

Per qualsiasi info potete contattare: verseggiando.eventi@yahoo.it

Conducono:
Izabella Teresa Kostka e Lina Luraschi