VERSO consiglia: “I sette vizi capitali”

Se qualcuno avesse voglia di leggere: condividiamo la mini silloge dal titolo “I sette vizi capitali” di Izabella Teresa Kostka, pubblicata un po’ di anni fa sia in cartaceo che su “La presenza di Èrato”:

https://lapresenzadierato.com/2018/01/25/i-sette-vizi-capitali-di-izabella-teresa-kostka/

Izabella Teresa Kostka

CORRADO GOVONI, UNA OSTINATA VOCAZIONE ALLA POESIA (di Eduardo Terrana)

CORRADO GOVONI, UNA OSTINATA VOCAZIONE ALLA POESIA

(di Eduardo Terrana)

Corrado Govoni nasce a Tamàra, in provincia di Ferrara, il 29 ottobre del 1884.
Vive i suoi primi anni nella sua città natale senza compiere però studi regolari.
All’età di undici anni, nel 1895, entra nel collegio dei Salesiani di Ferrara, dove però rimane pochi anni. Continuerà infatti gli studi per proprio conto da autodidatta.
Nel 1903 si trasferisce a Firenze. Conosce Papini e pubblica la sua prima raccolta di versi “Le Fiale”, d’ispirazione dannunziana. Nello stesso anno pubblica la raccolta “Armonie in grigio et in silenzio”. Nel 1905 pubblica “Fuochi d’artifizio” e nel 1907 “ Gli Aborti”. Nel 1914 decide di trasferirsi a Milano, vende quindi il mulino e la campagna paterna. A Milano, centro in quegli anni del Futurismo, rinsalda i suoi legami con la rivista fiorentina “ Lacerba”. Continua intanto a scrivere poesie e prose su “Riviera Ligure”. Nel 1915 dà alle stampe “Poesie Elettriche”, che segnano la partecipazione di Govoni al movimento futurista, pubblica anche “ Rarefazioni e parole in libertà” e “ Inaugurazione della primavera”.
Dura appena due anni il suo soggiorno milanese, infatti nel 1916 rientra a Ferrara ed inizia la collaborazione con la rivista “Diana” che si stampa a Napoli e che è tra le prime ad aprirsi all’esperienza pre ermetica.
Nel 1917 è richiamato alle armi e parte per il fronte allo scoppio della prima guerra mondiale. Finita la guerra nel 1919 si stabilisce a Roma. Non ha un mestiere fisso, vive di fatto alla giornata adattandosi alle varie circostanze, tenta anche la via del commercio come allevatore di polli. Nel 1943 diviene segretario nazionale degli scrittori ed autori.
Di questi anni sono le raccolte poetiche “Quaderno dei sogni e delle stelle”, del 1924, e le opere di narrativa migliori: il poemetto in prosa “ La Santa verde” ed il romanzo “Anche all’ombra è il sole”, entrambi del 1920; il romanzo “ La strada sull’acqua”, del 1923; “Misirizzi” , del 1930; le raccolte di novelle e prose liriche “I Racconti della ghiandaia”,del 1932, dello stesso anno sono anche “Il flauto magico” e “Govonigiotto”.
Nel 1937 dà alle stampe “Splendore della poesia italiana”. Del 1938 è “Canzoni a bocca chiusa”; del 1940 “Le rovine del paradiso” e del 1941 “Pellegrino d’amore”.
Nel 1944 vive una tremenda tragedia familiare, il figlio Aladino viene fucilato dai nazisti alle Fosse Ardeatine. La sciagura segna il suo animo in modo indelebile e profondo. Ne è testimonianza l’opera “Aladino” del 1946, ispirata appunto alla morte del figlio e carica di dolore e di lamento. Govoni è solo infatti a reggere il peso dell’immane fardello, non può essergli d’aiuto neanche la moglie che, rimasta stravolta dalla tragedia, cade in un profondo stato di depressione.
Si fanno intanto difficili e pesanti nel dopoguerra le sue condizioni economiche, tant’è che è costretto ad accettare un impiego di protocollista ministeriale.
Nel 1950 pubblica “L’Italia odia i poeti” ed “Elegia romana”. Nel 1953 pubblica “Preghiera al trifoglio” e “Patria d’alto volo”. Nello stesso anno arriva la soddisfazione del “Premio Marzotto”. Nel 1954 pubblica “Manoscritto nella bottiglia”.
Nel 1958, ottiene il “Premio Chianciano”, e pubblica “Stradario della primavera e altre poesie”. Nel 1959 pubblica la seconda edizione di “Splendore della poesia italiana”. Muore povero e solo il 21 ottobre del 1965 in una modesta casetta al Lido dei Pini vicino Roma. Nel 1966 e nel 1981 usciranno postumi i suoi ultimi due lavori, rispettivamente : “La Ronda di notte” e “I Govonilampi”.
Una concezione animistica della natura ed una forte ispirazione immaginativa caratterizzano una collocazione in ambito futurista di Corrado Govoni , che approda al movimento di Filippo Tommaso Marinetti con la raccolta “Poesie elettriche” del 1911, con “Inaugurazione della primavera” e con “Rarefazioni e parole in libertà” del 1915”. Govoni sperimenta i cardini della poetica futurista ed in particolare la “Poesia Visiva”, finalizzata a trasmettere i contenuti tramite le parole e i disegni che sono tra loro complementari, ed il “Paroliberismo”, cioè l’uso di parole in libertà, non vincolate dalle tradizionali norme della grammatica e della sintassi, al fine di costruire un intreccio di sensazioni, incitazioni, eccitazioni, all’insegna della velocità e della sinteticità.
Govoni mostra di condividere in proposito le affermazioni di Marinetti, che entusiasticamente sulle parole in libertà aveva scritto:
“ Le parole in libertà sono un nuovo modo di vedere l’universo, una valutazione essenziale dell’universo come somma di forze in moto che s’intersecano al traguardo cosciente del nostro io creatore, e vengono simultaneamente notate con tutti i mezzi espressivi che sono a nostra disposizione”; ed ancora sulla sinteticità aveva detto: “ è stupido scrivere cento pagine dove ne basterebbe una “.
Nelle tre opere citate ritroviamo i due ingrediendi della “Poesia Visiva” e del “Paroliberismo”, ovvero l’immaginazione senza fili, le immagini espresse con parole povere di fili conduttori sintattici, senza punteggiatura alcuna e con una aggettivazione copiosa, secondo i canoni della nuova sensibilità futurista.
In tal modo Govoni ci introduce nell’essenza della materia, assecondando le novità e le suggestioni del movimento futurista, anche al fine di creare attraverso un flusso ininterrotto di immagini, che sarà una caratteristica costante della sua poesia, forti vibrazioni nella fantasia del lettore o dell’ascoltatore.
In lui però non si è del tutto spenta quella connotazione crepuscolare che ha ispirato le prime opere e raccolte poetiche.
Alla esplorazione del mondo industriale e all’audace sperimentalismo formale, si accompagna infatti ancora l’ingenuità e lo stupore della rappresentazione della pianura emiliana e degli oggetti e delle immagini vive che la animano.
Sono comunque diversi gli elementi della formazione poetica di Govoni che si ritrovano nelle sue liriche e nelle sue opere di narrativa, sapientemente dosati da una straordinaria sensibilità: il crepuscolare, il barocco, il metafisico, il bucolico, il mitico tendente al simbolismo, la creazione di immagini di sapore surrealistico.
Di ciò è espressione tutta la produzione letteraria che va dal 1923 al 1940, ed in particolare i libri di narrativa “La Strada sull’acqua”, “Misirizzi”, “I Racconti delle ghiandaie”, e le raccolte poetiche “Quaderno dei sogni e delle stelle” e, soprattutto, “Canzoni a bocca chiusa”.
Le vicende tristi però connesse alla seconda guerra mondiale e soprattutto la morte del figlio Aladino influiranno in modo determinante sul suo modo di comporre, ispirando atmosfere poetiche più tenui, pregne di una più intima affettuosità, di una sensibilità romantica più accesa e più manifesta, ma anche intrise di un nuovo impegno civile .
Nascono così opere come “Aladino”, in cui il poeta dà sfogo al suo dolore di padre con una forte e vibrante intensità di accenti lirici , o come “Preghiera al trifoglio”, e “Stradario della primavera”, che ci presentano un Govoni poeta e narratore sempre pronto a nuove esperienze di fronte ad una realtà multiforme e cangiante, che egli ama osservare, quasi inventariare in ogni particolare, e comunque fare propria e cantare, creando suggestioni nuove e seducenti, da offrire alla sensibilità di chi sa intendere ed alle quali i poeti delle nuove avanguardie non resteranno insensibili.
In sintesi si può dire di Corrado Govoni che tutta la sua esistenza trova ragione nella sua appassionata ed ostinata vocazione alla poesia, esplicata nell’arco di un sessantennio, che ha prodotto un vitale contributo all’invenzione di un nuovo linguaggio poetico del novecento. Ne sono testimonianza in particolare alcune liriche.
La lirica “Noia”, di tono crepuscolare, colpisce in particolare per l’iterazione dell’avverbio “sempre “, che suggerisce il senso di una realtà perpetuamente rifluente e identica a se stessa, esasperante nella sua monotonia, che suggerisce al poeta un’immagine scoraggiante della vita.
La lirica “Rondini d’Italia” è espressione di un certo virtuosismo analogico-simbolico .
All’occhio incantato del poeta le rondini che sfrecciano nel cielo sembrano ritagliare solo per lui, negli incantevoli aspetti della natura, il volto soave della donna amata.
Il poeta allora vorrebbe che la pioggia d’aprile diventasse un salice di vischio per catturare quelle rondini ed impedire loro di portare per il mondo, quasi sciupandolo,
il loro festoso canto d’amore.
Espressione poetica del miglior Govoni è la lirica “Un vento freddo sui lungarni ferma”.
Sullo sfondo dei lungarni fiorentini riaffiorano nella quiete trasfigurazione della memoria le belle passanti. L’animo del poeta, teso alla gioia di una rasserenante catarsi, coglie le bellezze del paesaggio e ne chiarisce il segreto alla sua anima accostandone aspetti naturali e motivi di umana creazione.
Nella lirica “La fiera” il poeta ricorda una serata trascorsa alla fiera con una ragazza e rivive i diversi aspetti e momenti di una giornata felice che raggiunge il suo apice alla sera quando i baci della donna lo infiammano d’amore, dandogli dei dolci sussulti al cuore, che sono come i colpi di carabina che avevano sparato insieme al tiro a segno.
Govoni porta sempre nel cuore il ricordo, i suoni, i colori, i profumi, della sua terra padana e le esperienze vissute, che nella trasfigurazione della memoria erompono in sensazioni che alimentano la fantasia e si materializzano in figure e colori come mossi dal pennello dell’artista sulla tela.
L’angoscia inconsolabile del poeta per l’assassinio del figlio traspare dalla lirica
“Questi giorni invernali così chiari”.
Per il cuore straziato del poeta tutto è gelo, dalla limpidezza dei giorni e delle notti invernali al sangue che gli scorre nelle vene e che pare serbi il rigore del freddo dei sessanta inverni ormai vissuti.
Il dolore straziante della perdita del figlio si estende ormai su tutto l’arco di una vita resa arida dal gelo della morte che solo il pianto disperato del padre può sciogliere.
La tragedia umana della morte del figlio matura in Govoni un poetare nuovo, diverso, delle cui caratteristiche è significativa testimonianza la lirica “Quanto potè durare”, così semplice e spoglia ma al contempo così immensamente disperata.

Eduardo Terrana
Saggista e Conferenziere internazionale su diritti umani e pace
Tutti i diritti riservati all’autore






Eduardo Terrana

6-2-2020, GIORNATA MONDIALE CONTRO LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI. BAMBINE NESSUN TAGLIO AL LORO FUTURO (di Eduardo Terrana)

Foto dal Web, Amando.it

6-2-2020, GIORNATA MONDIALE CONTRO LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

BAMBINE NESSUN TAGLIO AL LORO FUTURO

di Eduardo Terrana

È un affronto grave alla dignità della persona, una violazione intollerabile e inaccettabile al diritto di essere donna, la pratica della mutilazione genitale che viene praticata sul corpo delle bambine e delle adolescenti, in molti Paesi del mondo. Una pratica violenta che causa conseguenze fisiche, psicologiche e sociali, immediate e di lungo periodo, a milioni di bambine e adolescenti che, vittime indifese, le subiscono.
Una pratica che poggia, secondo quanto commenta l’Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo, su false credenze e riti arcaici che vengono imposte con l’inganno e/o la violenza fisica e psichica, giustificate in vario modo. Alle ragazze ed alle bambine viene, infatti, detto che quelle pratiche sono da accettare passivamente, senza ribellione, perché sono una tradizione culturale e si sono sempre fatte; perché rendono le donne più fertili; perché le prescrive la religione, in particolare l’ISLAM; perché sono, una garanzia di verginità e di fedeltà come di purezza, di pulizia e di buona salute, tutte virtù e doti molto apprezzate dalle società tribali e dai maschi, che facilitano il matrimonio; perché migliorano le prestazioni sessuali e prevengono le morti prenatali. Tutte giustificazioni che non trovano, però, veridico riscontro nella realtà. L’origine delle mutilazioni genitali sulle donne rimane ancora oggi sconosciuta. Si praticava, già, pare, nell’antico Egitto, come misura per controllare la sessualità delle schiave. Una pratica quindi che è antecedente all’avvento dell’islam e non prescritta da nessuna religione. Una pratica, però, che risulta essere tra le maggiori cause di infertilità nella donna, in particolare nelle giovani vergini e può rendere difficile il parto e provocare la morte del neonato e/o della madre. Ciononostante è una pratica che viene sostenuta ed incoraggiata dai genitori nella speranza di ottenere un più alto prezzo della sposa, perché una sposa vergine, meglio se appena adolescente, viene senz’altro pagata di più. Falso e senza fondamento scientifico, si sostiene, è poi la motivazione che il piacere sessuale maschile possa essere ottenuto solo con donne circoncise e/o infibulate, sottomesse e passive durante il rapporto stesso. Una giustificazione questa che tende ad essere sempre più confutata e respinta dagli stessi uomini.
Pur non di meno anno dopo anno la pratica delle mutilazioni genitali continua a mietere le sue vittime. Gli ultimi dati a livello mondiale rilevati dall’UNICEF sono a dir poco scioccanti. Duecento milioni di donne e bambine in tutto il mondo, residenti in 30 paesi, sono vittime di mutilazioni genitali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, (OMS), fissa, invece, tra i 100 e i 140 milioni il numero di donne e ragazze mutilate. Nonostante la diversa rilevazione i numeri, comunque, testimoniano l’assoluta gravità del problema. Le mutilazioni genitali femminili sono ancora oggi largamente praticate in 28 paesi dell’Africa sub-sahariana. Sempre in Africa, secondo l’OMS, ogni anno 3 Milioni di bambine sono in grave rischio di mutilazioni e 44 milioni di bambine e adolescenti fino a 14 anni subiscono violenza. Caso limite è il Kenia dove un bambina su due subisce le mutilazioni a meno di 10 anni.
Permane poi grave la situazione limite della Sierra Leone che ostinatamente continua a chiudere ogni forma di dialogo sulla questione e dichiara di non considerare illegali le mutilazioni genitali perché la ritiene una pratica culturale che il Governo supporta e che non intende mettere fuori legge.
Il problema è presente non solo in Africa, ma anche in Asia. Spicca su tutti l’Indonesia, che risulta il terzo paese con più mutilazioni, dopo Egitto ed Etiopia. Tra i paesi africani più colpiti da una alta percentuale di mutilazioni ci sono Sudan, Mali, Kenya, Tanzania. Gambia, Mauritania, Somalia Guinea e Gibuti.
Timidi ma positivi segnali di cambiamento vengono da Kenya, Egitto, Burkina Faso e soprattutto Liberia, dove gli ultimi tassi di diffusione della mutilazione genitale femminile, tra le persone della fascia d’età 15-19, risultano sensibilmente in calo. Si registra inoltre, negli ultimi 12 anni, la dichiarata intenzione di oltre 15.000 comunità e distretti di 20 paesi di voler abbandonare la pratica delle mutilazioni genitali.
Ciò nonostante il fenomeno, purtroppo, è in crescita, favorito anche dalle migrazioni di grandi masse di popolazioni ognuna delle quali si muove portandosi dietro con la famiglia anche usi e costumi e tradizioni d’origine. Risulta , così, che anche in Italia si praticano le mutilazioni genitali, secondo l’OMS il dato oscilla tra i 35.000 e i 40.000 casi . E le vittime sono in prevalenza sempre bambine e adolescenti minori di 14 anni.
Va considerato che ogni tentativo sociale finalizzato a impedire la pratica delle mutilazioni delle bambine e delle adolescenti risulta vano quando si va ad incidere su usi e costumi tradizionali, talmente radicati nella mentalità e nel costume di vita, che è difficile tentare ogni dissuasione o rieducazione. Le stesse leggi risultano prive di efficacia, così che ogni tentativo di cambiamento, come l’adozione di pratiche legali alternative alla mutilazione che consentano il passaggio alla maturità dei giovani in maniera meno traumatica, diventa scarsamente incidente per non dire impossibile. Va ancora rilevato che già nel 2012 l’ONU, con una risoluzione unanime, aveva messo al bando le mutilazioni genitali femminili in tutto il mondo e che la legislazione internazionale già da 23 anni considera la pratica delle mutilazioni genitali una forma di violenza.
I risultati positivi, però, sin qui acquisiti, significativi seppur non risolutivi, devono stimolare all’ottimismo e all’azione collettiva organismi internazionali, governi nazionali, istituzioni, società civile, perché si possa acquisire in un prossimo futuro il miglior risultato possibile. È, comunque, necessario un cambio generalizzato e generazionale di mentalità che affronti il problema in una visione unitaria e risolutiva delle varie forme di violenza di genere che vengono praticate alle donne in qualunque età, e quindi mutilazioni genitali, matrimoni forzati, spose bambine, disuguaglianza di genere, inserendole nel quadro degli “ Obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030”.
Bisogna, allora, lavorare per conferire alle donne maggior potere sociale ed economico, (empowerment), e valutare tutte le forme di implicazione delle donne in tutti i campi e a tutti i livelli, compresa l’attività legislativa, politica e di programmazione, (mainstreaming). Necessita ancora varare nuove politiche, nuove leggi e nuovi piani d’azione, che tutelino il diritto delle bambine, delle ragazze e delle donne a vivere libere da violenza e discriminazione, inasprendo le pene per i trasgressori; e altresì sostenere la formazione di nuovi leader religiosi che demitizzino la credenza secondo cui le mutilazioni genitali femminili hanno una base religiosa e sviluppare, parallelamente, una forte azione informativa sui benefici dell’abbandono di questa pratica.
Per un futuro senza mutilazioni non basta , dunque, la sola giornata celebrativa, ogni anno, del 6 febbraio, istituita dall’Assemblea delle Nazioni Unite, per condannare tali pratiche e ricordare che costituiscono una gravissima violazione dei diritti umani fondamentali ed in particolare: il diritto alla vita, alla salute, all’integrità psico-fisica, il diritto alla non discriminazione. Necessitano in particolare iniziative ed alternative culturali, sociali, legali, che realizzino una reale educazione, emancipazione, protezione delle bambine e delle adolescenti e garantiscano loro un sicuro futuro di Donne. Bisogna promuovere e sviluppare, poi, campagne di formazione e di sensibilizzazione sul tema delle mutilazioni, da attuare con ogni mezzo di comunicazione, di modo che risultino realmente incidenti su usi e costumi tradizionali molto radicati nella cultura e nell’identità stessa delle società che le praticano, restie ad ogni cambiamento ed alla accettazione di norme internazionali e principi che possano modificare lo stato delle cose.
Solo l’azione congiunta, forte e totale, a livello internazionale e nazionale potrà scongiurare che altri 68 milioni di ragazze subiscano, da qui al 2030, la violenza delle mutilazioni genitali se non vi sarà una forte accelerazione nell’impegno per porre fine a questa pratica tradizionale, antica e disumana, e concretizzare il traguardo di garantire alle bambine, alle adolescenti, alle donne, il rispetto della loro dignità di genere e il diritto di svolgere, da protagonista, nella società moderna e nella Comunità internazionale, a qualunque livello, il ruolo ed il compito che loro spetta.

Eduardo Terrana
Saggista e Conferenziere internazionale su diritti umani e pace
Tutti i diritti riservati all’autore

VERSO CONSIGLIA: “Blasfemie” di Enrico Ratti (Gilgamesh Edizioni, 2019)

(by I.T.Kostka)

~

Sono sempre alla ricerca dello spessore e dell’originalità letteraria. Questo libro non può passare inosservato perché include tra i suoi versi il nucleo di un artista completo, poliedrico e ricco di variegate sfumature come un inestimabile caleidoscopio. Enrico Ratti: poeta, scrittore, pittore, personaggio teatrale e performer, un animo inquieto ancorato nelle profondità abissali delle cime tempestose chiamate “Arte”.
“Blasfemie”, il suo ultimo libro edito dalla casa editrice Gilgamesh Edizioni è imprevedibile come il carattere dell’autore stesso: riflessivo e rabbioso, diretto e surreale, personale e universale, sorprendente e familiare. È una valanga di pensieri conditi col talento, quello mai banale, a volte discutibile ma prezioso come un ruscello abbondante di acqua sorgente pura e instancabile. Sprofondo nelle pagine impregnate di saggezza, d’un fascino mistico e, spesso, ribelle.
Non leggo ma divoro con gusto ogni verso, ogni immagine dipinta sulla carta perché non è soltanto un libro ma un vero cortometraggio intrappolato con maestria in uno sconvolgente volume poetico di 119 pagine. Privo di prefazione travolge e porta via, non chiede ma pretende la nostra attenzione, non tenta ma entra con prepotenza nelle coscienze e… ci rimarrà per sempre!
Consiglio, fidatevi!

Izabella Teresa Kostka, Milano 2019

• Alcune poesie scelte:

• CENNI BIOGRAFICI

VERSO CONSIGLIA: EVENTI – “Sogno di una notte di giugno” il 29.06. a Milano – teatro, musica, fiabe, racconti e poesia.

(di Izabella Teresa Kostka)

Sabato 29 giugno dalle ore 20.00 alle 23.00, nel pittoresco cortile della suggestiva Cascina Linterno in via Fratelli Zoia 194 a Milano, avrà luogo il 29° Verseggiando sotto gli astri di Milano dal titolo “Sogno di una notte di giugno”. Evento ricco di musica, teatro, fiabe, racconti e poesia, sazio di numerosi Ospiti Speciali di grande spessore artistico e di valenti poeti e scrittori contemporanei. Ingresso con il ticket di 5 euro (consumazione in loco inclusa: panino e bibite a scelta) a favore dell’Associazione Amici Cascina Linterno.

Ecco tutte le informazioni:

DETTAGLI

Nel programma:

– la performance teatrale dell’attrice DOMITILLA COLOMBO (omaggio a SHAKESPEARE)

Domitilla Colombo, foto: Umberto Barbera

– recital del cantautore milanese CORRADO COCCIA

Corrado Coccia, foto: Umberto Barbera

– OSPITE A SORPRESA: l’attore teatrale ENZO BRASOLIN (omaggio a LEOPARDI e non solo)

Enzo Brasolin, foto: Umberto Barbera

– OSPITE A SORPRESA: VITO SILVESTRO al sassofono

Continue reading “VERSO CONSIGLIA: EVENTI – “Sogno di una notte di giugno” il 29.06. a Milano – teatro, musica, fiabe, racconti e poesia.”

12-Giugno-2019 – GIORNATA MONDIALE CONTRO IL LAVORO MINORILE: UNA PIAGA DEL NOSTRO TEMPO di Eduardo Terrana

Foto: Pixabay

12-Giugno-2019 – GIORNATA MONDIALE CONTRO IL LAVORO MINORILE

LAVORO MINORILE UNA PIAGA DEL NOSTRO TEMPO di Eduardo Terrana

In molti paesi del mondo vi sono bambini ed adolescenti che vivono in condizioni di particolare sfruttamento e povertà e di avviamento al lavoro anche in età molto precoce.
Secondo i dati divulgato dall’ILO, (International Labour Organization ), nel mondo ci sono 152 milioni di bambini tra i 5 e i 17 anni vittime del lavoro minorile impiegati nelle miniere, nelle fabbriche, nei campi, costretti a trasportare carichi pesanti e a sopportare orari di lavoro eccessivi e senza tutela alcuna.
Estremamente preoccupante è la realtà presente in Asia e nella regione del Pacifico dove risultano impiegati in lavori pericolosi 78 millioni di bambini e nella regione subsahariana altri 59 milioni.
A questi bambini è negato vivere l’infanzia. E’ vietato Il diritto al gioco, allo studio, a godere l’affetto di una famiglia, a crescere in modo sano, a ricevere un’istruzione e una formazione adeguata.
Già nel 2010, la comunità internazionale aveva preso impegno ad eliminare almeno le peggiori forme di lavoro minorile entro il 2016. Siamo già al 2019 e si registra ancora la triste realtà di tanti milioni di bambini che vengono sfruttati in attività lavorative pesanti, dure, e pericolose, che comportano rischi, anche l’essere esposti a sostanze tossiche, e mettono a repentaglio non solamente la loro vita ma anche la loro crescita, la loro educazione e hanno effetti nocivi sulla loro salute e sul loro sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale, con conseguenti danni fisici e psicologici permanenti.
La condizione di questi minori permane purtroppo allarmante ancora nel 2019 per cui è sempre più urgente la necessità di prestare al fenomeno particolare attenzione, intervenendo con azioni mirate. La strada da fare, per il riscatto di questi minori e per affrancarli dallo stato di povertà e di sfruttamento in cui vivono, appare però ancora lunga, anche perché è preliminare intervenire ed eliminare le cause di povertà che costringono le famiglie ad avviare al lavoro i loro figli anche in tenera età.
La povertà purtroppo genera sempre nuova povertà e nega il godimento dei diritti.
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, varata dalle Nazioni Unite, ha proclamato che l’infanzia ha diritto a un aiuto e a un’assistenza particolari, riconoscendo che il fanciullo ai fini dello sviluppo armonioso e completo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare in un clima di felicità, di amore e di comprensione, ciò che fissa come basilari i principi che il fanciullo, a causa della sua mancanza di maturità fisica e intellettuale, necessita di una protezione e di cure particolari e la sua crescita, la sua educazione e formazione, va salvaguardata in tutte le fasi dello sviluppo e maturazione del minore.
In tale ottica la “Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, riconoscendo il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro, e riconoscendo altresì la necessità che vengano rispettati in tutti i Paesi le norme a tutela e difesa dei diritti dei minori e garantirne l’osservanza, intende richiamare l’attenzione, la sensibilità e l’intervento dei governi del mondo, sulla tragica realtà del lavoro minorile ed in particolare sul fenomeno diffuso dei bambini vittime del lavoro forzato.
Rivolge , pertanto, un particolare sollecito alla cooperazione internazionale per il miglioramento delle condizioni di vita dei fanciulli in tutti i Paesi, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, perché in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni, pubbliche o private, di assistenza sociale e tutela ai minori, l’interesse superiore del fanciullo venga considerato valore preminente e a tal fine vengano adottati tutti i provvedimenti legislativi e amministrativi appropriati perché sia riconosciuto, da un lato, il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale, e sia stabilito, dall’altro, un’età minima di ammissione al lavoro, prevedendo un’adeguata regolamentazione degli orari di lavoro e delle condizioni d’impiego.
E’ auspicabile , pertanto, che dalle enunciazioni di principio si passi ad azioni ed interventi legislativi concreti e che gli Stati del Mondo, secondo quanto esplicitano le carte internazionali in materia di tutela dei bambini e degli adolescenti e nello spirito della giornata mondiale contro il lavoro minorile, che si celebra ogni anno il 12 giugno, vogliano farsi carico effettivamente del problema per avviarlo a soluzione a breve o a medio termine.
La situazione è allarmante, la necessità d’intervento è urgente! In gioco c’è la sorte e l’avvenire di tanti milioni di minori che hanno diritto a un domani decoroso e civile.
Non si dimentichi che i minori sono la speranza del futuro per l’intera Umanità.

Eduardo Terrana
Conferenziere internazionale su Diritti Umani e Pace
.

Tutti i diritti riservati all’autore

PAURE E SPERANZE DEL NOSTRO TEMPO VIVIAMO IN UN MONDO DAGLI EQUILIBRI STRAVOLTI di Eduardo Terrana

Foto Pixabay

PAURE E SPERANZE DEL NOSTRO TEMPO
VIVIAMO IN UN MONDO DAGLI EQUILIBRI STRAVOLTI
di Eduardo Terrana

Le ragioni che oggi ci inducono ad avere paura sono varie e legate ai radicali cambiamenti che segnano la società contemporanea. La paura che oggi si avverte maggiormente viene dal terrorismo islamico, che sempre più frequentemente ci obbliga ad assistere alla realtà tragica di avvenimenti sconvolgenti, di fronte alla quale ci scopriamo tutti più vulnerabili e impotenti perché incrina la condizione base della vita quotidiana che è la prevedibilità del domani.
La paura del terrorismo in piccole frazioni di tempo fa percepire ad ognuno quanto precari sono i pilastri della propria fiducia nel domani, perché oggi tutto può accadere senza regole di previsione e di leggibilità.
Ad aggravare poi l’angoscia dell’imprevedibile è il sapere che i nemici che ci stanno di fronte non sono visibili. La volontà di suicidio di un terrorista toglie ogni possibilità di lettura del futuro. Allora l’angoscia dell’imprevedibile si espande in uno scenario dove gli oggetti più innocui possono assumere le sembianze del pericolo, mentre i volti meno familiari quelle inquietanti del sospetto.
La nostra psiche si rivela incapace di trattare la dimensione dell’imprevedibile davanti alla prospettiva della minaccia biologica o dello scoppio inaspettato di una bomba in un qualunque posto possibile; restano però gli effetti scioccanti di un messaggio sconvolgente e cioè: che nessun posto è più sicuro, ovunque può arrivare il terrore e che i simboli della nostra civiltà possono in un attimo andare in fiamme ed in polvere.
Viviamo, oggi, in un mondo dagli equilibri stravolti e questo non aiuta la convivenza pacifica, anzi fomenta odi e rancori. La risposta però al terrorismo non può e non deve essere la reazione violenta, ma la forza del dialogo che agevoli la riflessione sulla possibile convivenza, facendo chiarezza su ciò che è barbarie e ciò che è civiltà, su ciò che è cultura e su ciò che è incultura, sul valore della pace e l’aberrazione dei conflitti che oggi oppongono i Paesi del mondo; e fornisca, altresì, una chiave di lettura per decifrare la reale posta in gioco del nostro tempo: la Pace!
In tale ottica serve allora che la voce dei popoli moderati, delle religioni moderate, si faccia sentire forte e decisa contro il terrorismo perché in tal senso è la speranza che i governi dei popoli vincano le loro incompetenze e realizzino un grande passo avanti del sistema internazionale verso forme migliori di governabilità , di crescita umana e di progresso dei popoli.
Oltre al terrorismo si collegano strettamente alla criminalità le ragioni che inducono le persone ad avere anche paura per la propria personale incolumità, che genera, a sua volta, la paura di muoversi. Lo scippo al mercato, le violazioni domiciliari, i rapimenti, le aggressioni e le violenze di vario genere su anziani, donne e bambini, costituiscono, gli aspetti inquietanti di una realtà che alimenta le insicurezze che insidiano l’esistenziale quotidiano e porta a pensare che: non c’è più la certezza del vivere; non siamo più sicuri e padroni delle nostre libertà; non siamo più padroni di vivere i nostri spazi urbani in tranquillità; non siamo più padroni di poter godere il nostro giusto riposo perché può capitare l’intruso che, nel cuore della notte, viene a rubare in casa e minaccia l’incolumità fisica di ogni componente la famiglia. E la realtà quotidiana fa paura! E si è portati a vedere il pericolo ovunque. Nel luogo poco frequentato o poco illuminato come nel volto stesso delle persone non conosciute, ancor più se di colore. Il fenomeno della criminalità è di vaste proporzioni e presenta sfaccettature complesse di difficile soluzione, però, criminali non si nasce, si diventa e, pertanto, in particolare sulla criminalità giovanile, si può intervenire adempiendo ad un ruolo educativo e formativo che, fin da bambini, educhi al rispetto dell’essere umano ed alla socialità, contro ogni logica perversa di egoismo e di possesso che poggia sulla violenza e sull’abuso.
Una educazione che consenta di non perdere mai la speranza del domani, possibile se si consente ai giovani di uscire dai condizionamenti ed avere un futuro diverso, fatto di serenità familiare e di serenità economica, di studio e di lavoro, di convivenza civile.
Una terza realtà di forte preoccupazione è data dalla paura del futuro che oggi alberga nei giovani, i quali di fronte alle trasformazioni del nostro tempo, che generano incertezza ed inquietudine, si sentono abbandonati, non intravedono prospettive, mancano di fiducia e cercano rifugio nella famiglia d’origine. Di certo le giovani generazioni affrontano una situazione complicata e particolarmente disarmante. Da un lato, l’ansia, causata dalla difficoltà a gestire le frustrazioni legate alla percezione del futuro, in una società come l’attuale, che sembra preoccuparsi soltanto del momento presente, che fa progetti a breve tempo, che non offre prospettive di lavoro stabile; dall’altra il desiderio profondo di vivere e di realizzare i propri sogni, in un clima di attenzione, di amore, di rispetto, di fiducia della loro giovane età. Tale stato genera reazioni negative: la paura, la volontà di fuga, la depressione, la violenza contro gli altri e talvolta contro se stessi, l’alienazione, la droga, fino a comportamenti, in rari casi per fortuna , più estremi: il suicidio. Da qui le apprensioni e le paure, giustificate, delle famiglie, che si trovano sole a gestire il disagio dei loro figli e impreparate ad affrontare i timori e le incertezze della loro giovinezza legate all’ingresso nel mondo degli adulti. Occorre allora aiutare i giovani a vincere la partita con la vita. Il senso della proposta e della speranza, sta nella maturazione di una cultura a favore dei giovani, che offra loro opportunità di inserimento e che consenta, in prima persona, di rielaborare la propria situazione di vita e la via per affermare, dal proprio punto di vista, la propria identità.
In tale ottica risulta allora estremamente importante che gli adulti sentano forte la responsabilità di lasciare un futuro alle nuove generazioni e si impegnino per creare un mondo di diritti, di giustizia e di solidarietà.
Va poi considerata la “paura della solitudine”, amara caratteristica dei nostri tempi! Nella società moderna non vige più il principio della collettività, come avveniva sino a qualche decennio addietro, quando si cresceva immersi in una rete larga di relazioni familiari e sociali ed era quasi impossibile sentirsi soli. Oggi si è determinato una corsa crescente all’individualismo e all’autodeterminazione e questo ha comportato la compartimentazione dei nuclei familiari e, conseguentemente, un impoverimento della rete relazionale e un continuo impoverimento della qualità dei legami affettivi.
C’è sempre meno tempo per il dialogo e c’è sempre meno manifestazione di affetto, di comprensione, di solidarietà e si dimentica che la nostra umanità è una umanità relazionale!
L’isolamento sociale ed emozionale, però, aumenta la percezione di minaccia, i sentimenti di vulnerabilità e può produrre depressione, diminuzione della qualità del sonno, infelicità.
Ciò che si determina in particolare nell’Anziano, con varie connotazioni: smarrimento, insofferenza, ansie.
Bisogna allora operare per togliere l’anziano dalla rassegnazione del tempo, dalla paura del domani e provvedere a dargli l’opportunità di provare meno paura della sua limitatezza umana con risposte adeguate al suo bisogno di protezione e di rassicurazione. A questa funzione, che necessita del sostegno pubblico, è chiamata la Famiglia, quale supporto primario per affrontare il tema dell’assistenza alla persona anziana, che individua nell’affetto dei familiari il principale elemento positivo di sostegno e di assistenza. In assenza, però, di una presenza familiare valida, assume particolare significato la presenza del volontario che diventa , in tali circostanze, speranza di vita, perché si colloca come alternativa alle scelte, spesso necessarie purtroppo, di una lunga degenza ospedaliera o alla casa di riposo.
Altro motivo di paura è correlato al come sarà il futuro di quelli che oggi sono bambini e di come cresceranno, con quali valori e quali punti di riferimento, a fronte peraltro di una tecnologia sempre più invasiva, che con internet, il wifi, lo smartphone, il tablet, ha portato con sé indubbia utilità ma anche nuove paure su pericolosi danni da iperconnessioni e la minaccia, con l’avanzare dei social network, della perdita dell’abitudine a socializzare in maniera davvero “umana”.
Altri fattori di insicurezza ed apprensione sono rapportati : alla crisi economica, al timore della povertà, all’intensificarsi dei flussi immigratori, all’inquinamento e alle tre emergenze del nostro secolo : nucleare, ozono, rifiuti, che incombono minacciose. A tal riguardo sarà opportuno allora non dimenticare mai che dare un futuro alla terra vuol dire dare un futuro all’Umanità intera e che la natura può vivere senza l’uomo, ma l’uomo non può vivere senza la natura.
Bisogna allora educare le coscienze a un nuovo modo di stare nel mondo e vivere l’ambiente non con la pretesa del padrone ma con il ringraziamento di chi sa di avere in godimento un dono.
La prima ecologia è pertanto quella dello spirito. In questa linea la persona umana potrà conservare il primato sull’ambiente come su ogni altra espressione del creato.

Eduardo Terrana
Conferenziere Internazionale su Diritti Umani e Pace

Tutti i diritti riservati all’autore

INTERVISTA A GASTONE DI PAOLA: CANTANTE LIRICO, BARITONO DI FAMA INTERNAZIONALE (a cura di Izabella Teresa Kostka)

INTERVISTA A GASTONE DI PAOLA: cantante lirico, baritono di fama internazionale a cura di Izabella Teresa Kostka.

Sono veramente onorata di ospitare sulle pagine del mio blog culturale “VERSO – spazio letterario indipendente” un cantante lirico di fama internazionale, il baritono Gastone Di Paola.

1. I.T.K.: Benvenuto Gastone, è un immenso piacere poter parlare con Lei. Ho avuto la possibilità di ammirare la Sua possente voce a Milano, durante un recital lirico tenutosi presso Palazzo Cusani nel 2017, rimanendo affascinata dall’intensità dell’interpretazione e dalla Sua grande personalità artistica. Ormai Lei regna sui palcoscenici nazionali ed internazionali da anni, ottenendo ovunque grandi plausi, meritati successi e tanto amore del pubblico. Qual è stato il percorso che ha condotto i suoi passi verso le rive del canto lirico? Come è approdato a questo non facile ma tanto affascinante mondo? Si ricorda ancora il suo debutto?

G.D.P.: Intanto grazie a lei per la cordiale ospitalità e per i complimenti.
Il mio percorso artistico inizia da lontano. Già da adolescente il mio mondo fu pervaso di musica avendo fondato delle rock band di cui ero naturalmente il cantante. Durante un concerto nel pubblico era presente una corista della Scala che alla fine dell’esibizione mi disse, che la mia voce sarebbe stata eccellente per il canto lirico. Così terminati i sogni di gloria del fanciullo e incoraggiato da quella che sarebbe poi diventata mia moglie, iniziai lo studio della lirica ed eccoci qua. Naturalmente ricordo perfettamente il mio debutto. Anzi i miei debutti. Infatti ci sono stati due inizi nella mia carriera. Il primo come voce di Bassobaritono, perché la mia prima insegnante pensava che fosse quella la mia tessitura e debuttai nel “Don Giovanni” mozartiano poi, dopo una serie di ruoli tipici del bassobaritono, venni sentito da un grande baritono che mi suggerì il cambio di corda. Fu così che debuttai nella “Boheme” come Marcello. Un ruolo che adoro e che mi diverte tantissimo fare.

2. I.T.K.: È considerato uno dei più incisivi e possenti baritoni verdiani di oggi, ma nel Suo ricco repertorio troviamo tutti i più bei personaggi lirici che si possa immaginare. Il suo talento e la sua voce permettono di spaziare con disinvoltura tra Madama Butterfly, Cavalleria, Boheme, Traviata, Trovatore e molti altri. Quale personaggio Le è più caro? In quale ruolo si identifica di più? E, al contrario, qual è per Lei quello più ostile e difficile da interpretare?

G.D.P.: Personalmente ho adorato tutti i personaggi che ho cantato. Nel recitar cantando ci sono due tipi di difficoltà. Quella tecnica e quella scenica. Per quanto riguarda la prima sono tutti ugualmente complessi, anche se alcuni sono certamente più stancanti, perché canti di più. Rigoletto ad esempio è più stancante di Traviata. Poi c’è la scena e qui le cose si fanno dure perché i personaggi devono essere credibili e sicuramente uno dei più complessi è Scarpia dalla Tosca. È un personaggio incredibile. Perfido ma strisciante. Lascivo ma nobile. Iracondo ma con cambi di umore repentini. Un vero caleidoscopio di stati d’animo. Quello che invece non amo moltissimo è Tonio dei Pagliacci, a parte naturalmente “il prologo” che è una romanza stupenda. Naturalmente adoro tutti i ruoli verdiani. Verdi ha scritto per il Baritono pagine di musica memorabili. Comunque il ruolo più ostico è sicuramente quello che non ho ancora cantato. Per noi cantanti lirici ogni nuovo ruolo è un debutto con tutte le insidie e le ansie che ne derivano.

3. I.T.K.: Ha conseguito una ricca formazione professionale, è ricercato e invitato a esibirsi nei più prestigiosi teatri nazionali e internazionali tra l’Italia, la Francia, la Cina, la Germania, la Spagna e non solo. Ha notato qualche significante differenza tra il rapporto con l’arte classica e la società in questi Paesi? Come ben sappiamo in Italia, considerata giustamente “la culla del Bel Canto”, il settore dell’arte e gli artisti stessi incontrano numerose difficoltà e, con grande dolore, tanti palcoscenici teatrali affrontano vere battaglie per la sopravvivenza. Qual è la realtà artistica all’estero? Si sente più appagato e soddisfatto oltre frontiera?

G.D.P.: Io amo visceralmente il mio paese e ogni volta che leggo di un teatro che chiude o di una orchestra in difficoltà è una sofferenza. Francamente non so perché, ma all’estero le cose sembrano andare meglio. Temo che il problema risieda alla radice. In Italia non si crede nella cultura. Non è una analisi politica ma un dato di fatto. Nelle elementari non si insegna musica e qualche iniziativa in senso musicale è frutto solo della passione e della intraprendenza delle maestre. Alle medie è anche peggio e l’ora di musica è patetica e ancora affidata al flauto dolce. Se non si parte dalle nuove generazioni temo che continueremo a vedere teatri che chiudono e orchestre in difficoltà. Ogni volta che posso faccio spettacoli per i bimbi e rimango sempre affascinato dalle facce di stupore, dalla fame di informazioni e dalla quantità di domande che mi porgono i fanciulli.

4. I.T.K.: Secondo Lei qual è il motivo dell’allontanamento delle masse dall’arte classica, dalla lettura e dai teatri? Sarà colpa della troppa commercializzazione, di internet, della tecnologia che rende tutto più accessibile senza sforzo oppure le cause si trovano nel troppo alto, per secoli e anni, “elitarismo” della Musa? Ancora oggi sentiamo numerose polemiche riguardanti la possibilità di accedere agli spettacoli a La Scala: sono solo per i prescelti. Lei crede che a questo problema si possa ancora rimediare?

G.D.P.: C’è sempre un rimedio. Credo che la tecnologia invece possa dare una grossa mano. Anzi la sta già dando. Pensi ai social e a quanta lirica passa ad esempio su Fb, compensando una Tv latitante e deficitaria. Ben venga la tecnologia. Per un’ inversione di rotta vera, tuttavia, vale quanto detto sopra. Se non inizi dalle scuole ci affideremo sempre e solo alla passione personale di un individuo o al contesto familiare in cui si cresce, ma questo non basta per mobilitare le masse.

5. I.T.K.: La Sua vita non è stata segnata soltanto da una brillante carriera artistica, ma ha attraversato anche un periodo di oscurità e timore: Lei ha combattuto per la vita lottando contro una terribile malattia. Se la sente di parlarcene? La sofferenza ha cambiato in qualche modo il Suo “essere artista”, il modo di vedere la realtà, di esprimersi e di trasmettere le emozioni? Dicono che il dolore arricchisca interiormente…

G.D.P.: Arricchisce certamente e ti fa cambiare anche il modo di guardare le cose e di attribuire le priorità. Si da più valore al viaggio che alla destinazione. Inoltre ti rendi conto dell’amore delle persone che ti stanno vicine anche quando tutto sembra destinato a finire. Quando mi sono ammalato ero all’inizio della carriera che ho dovuto interrompere. Ero demotivato. Poi un giorno, quando tutto era passato e ormai ero completamente guarito e ristabilito, e si stava faticosamente cercando una nuova dimensione, mia moglie, che malgrado tutto è sempre rimasta al mio fianco mi disse: “Dio ti ha fatto due regali. La voce e la vita per usarla e secondo me non dovresti gettare via nessuna delle due cose”. Fu così che ripresi a studiare con ancora più vigore e da allora non ho più smesso.

6. I.T.K.: Durante il suo percorso artistico ha avuto la possibilità di lavorare e di confrontarsi con diversi Grandi e Famosi personaggi del canto lirico. Quali sono i suoi mentori del passato preferiti e quali, invece, quelli più apprezzati oggi?

G.D.P.: I grandi del passato li ammiro tutti perché hanno dato tanto a questa arte meravigliosa. Certo ho un occhio di riguardo per i baritoni di un tempo tra i quali certamente ci sono Cornell MacNeil, Piero Cappuccilli, Robert Merril e Aldo Protti su tutti. Certo queste persone sono in un pantheon incredibile in quando coevi di Callas, Del Monaco Corelli, Tibaldi, Pavarotti ecc. e quindi di un livello incredibile. Nel panorama odierno apprezzo tutti i colleghi. A ns. modo anche noi siamo bravi visto le condizioni in cui talvolta ci troviamo a dover cantare.

7. I.T.K.: Ogni artista conosce lo stress e la “tremarella” da palcoscenico. Per Lei è una sensazione costruttiva, stimolante, che rende la performance più incisiva ed espressiva oppure, al contrario, prima di uscire da dietro le quinte si sente paralizzato e a disagio? Come ha imparato a combattere con questo nemico? La voce umana è uno dei più preziosi strumenti mai esistiti ma, allo stesso tempo, uno dei più inaffidabili. Un semplice raffreddore può risultare fatale.

G.D.P.: L’abitazione dell’inizio di una performance dura più o meno per la prima battuta musicale. Quando ci si rende conto che tutto è ok passa! Il segreto è continuare a studiare e a perfezionarsi. Il cervello e il corpo ben allenati sanno perfettamente cosa fare. Purtroppo a volte non si è al massimo della forma e questo può generare qualche preoccupazione. In questi casi un’ ottima tecnica è determinante e può venire in aiuto anche se a volte non basta.

8. I.T.K.: Quali sono i suoi sogni nel cassetto, gli orizzonti ancora da conquistare? Può svelarci qualche piccolo segreto?

G.D.P.: Le tappe da conquistare sono ancora molte. Ci sono ancora molti templi della lirica da visitare. Poi un giorno mi piacerebbe che mia figlia mi accompagnasse ad un concerto al pianoforte e in generale sogno, che la lirica torni ad occupare quel ruolo di Opera popolare che aveva un tempo. Oggi viviamo in una società molto veloce e a volte arida di sentimenti e l’opera lirica nelle sue varie forme è una grande dispensatrice di emozioni siano esse buffe o melodrammatiche e credo, che oggi ci sia bisogno di un sorriso o anche di una struggente commozione.

I.T.K.: Gentilissimo Gastone La ringrazio, nonostante i suoi numerosi impegni professionali, di aver trovato del tempo per questa esaustiva e interessante intervista rilasciata per la mia rubrica giornalistica. Ne sono veramente onorata. A breve avremo possibilità di ammirare la Sua magnifica voce, insieme a quella del soprano Dominika Zamara, a Como durante la 16° puntata del programma culturale itinerante da me ideato “Verseggiando sotto gli astri di…”. Per tutto il pubblico sarà un’occasione imperdibile di assistere alla celebrazione di una vera Unione delle Arti e, senza dubbio, di grande arricchimento personale. Aspettando ansiosa il 7 aprile, ringrazio per il tempo dedicatomi oggi, per la Sua sensibilità e disponibilità. A presto!

G.D.P.: Grazie a lei e a tutti i suoi lettori e sarà un grande piacere cantare per voi.

L’intervista al baritono Gastone Di Paola a cura di Izabella Teresa Kostka, rilasciata per il blog “VERSO – spazio letterario indipendente” e per la rubrica culturale “Dieci passi con…” su WordPress.

Tutti i diritti riservati
Milano, 28.02.2018

● NOTA BIOGRAFICA

GASTONE DI PAOLA, baritono verdiano dalla voce possente e squillante e dal timbro caldo e brunito, inizia a studiare dapprima con la sig.ra Patrizia Morandini e poi con il Baritono Roberto Coviello (già compagno di diverse produzioni del grande Alfredo Krauss), che lo formano alla corda baritonale. Nel frattempo segue diverse master class tra cui quella del tenore Ricardo Mirabella, quella del soprano Paoletta Marrocu, quella del baritono Silvio Zanon e del soprano Chiara Angella e quella del Soprano Luciana Serra con la quale si perfeziona per un certo periodo. Nel 2013 è finalista nel concorso internazionale “Boni” e vincitore del premio speciale come voce maschile. Fa il suo debutto come barone Douphol in Traviata, nel corso del quale ha l’onore di conoscere e ricevere apprezzamenti dal grande Baritono Rolando Panerai, Shaunard in Boheme e nel Don Giovanni nel role de title a cui seguono rapidamente Sharpless in Madama Butterfly, Marcello di nuovo in Boheme, Germont in Traviata e Alfio in Cavalleria. A marzo 2014 è, ancora Marcello, conte di Luna nel Trovatore in forma di concerto e di nuovo Alfio nella Cavalleria rusticana. A gennaio 2015 è nuovamente Sharpless in Butterfly e ospite in un talent televisivo quale esponente della musica lirica mentre a settembre è nuovamente Germont in Traviata. Apprezzato interprete internazionale affianca all’attività operistica, una intensa attività concertistica in Italia e all’estero, cantando in prestigiosi auditorium e teatri in Germania, Francia, Spagna e Cina.

VERSO: REDAZIONE, COLLABORATORI, I NOSTRI AUTORI

Ecco in poche essenziali parole la redazione, i collaboratori fissi e gli autori pubblicati di recente su VERSO – SPAZIO LETTERARIO INDIPENDENTE:

● Fondatrice e capo – redattrice:

Izabella Teresa Kostka (rubrica interviste, realismo terminale – ritratti poetici, articoli vari, ritratti, VERSO consiglia, sezione polacca / sekcja polska)

● Collaboratori:

Roberto Marzano ( per “I nostri autori”)

Luigi Balocchi ( per “I nostri autori “, articoli vari)

Maria Rosa Oneto ( pensieri e riflessioni )

Lucia Bonanni (saggi e critica letteraria)

Sabrina Santamaria (per la rubrica “Novità e recensioni letterarie”)

Lina Luraschi – non fa più parte dei collaboratori (ex responsabile della rubrica esclusiva “Giramondo culturale”)

Eduardo Terrana (rubrica “Riflessioni in prospettiva”)

● Collaborazione occasionale

Lorenzo Spurio (saggi e critica letteraria)

● Alcuni autori pubblicati fino ad oggi:

Luigi Balocchi, Claudio Mecenero, Roberto Marzano, Lina Luraschi, Izabella Teresa Kostka, Alessandra Beratto, Giancarlo Stoccoro, Lucia Audia, Mauro Cesaretti, Luigi Maione, Fabio Strinati, Raffaella Amoruso, Guido Oldani, Tania Di Malta, Giuseppe Langella, Barbara Rabita, Antonio Laneve, Giuseppe Leccardi, Marco Galvagni, Gabriela Cinti, Omar Gellera, Elisa Longo, Annachiara Marangoni, Valeria Di Felice e tanti altri

Per contattare la redazione:

itk.edizioni@yahoo.com