IL REALISMO TERMINALE AL BIVIO (di Tania Di Malta)

Il Realismo Terminale al bivio (di Tania Di Malta)

Se all’inizio del secolo scorso l’esigenza di cambiamento e interpretazione del tempo, venne rappresentato a livello letterario, principalmente dal Futurismo, oggi a mio parere, il Realismo Terminale ha l’autorevolezza e i giusti strumenti di comprensione di questa epoca ingarbugliata. Per forza maggiore sarà all’interno del grande spazio espressivo del Realismo Terminale, che si giocherà una partita decisiva. Nel secolo scorso in letteratura, il Futurismo ebbe due poli diametralmente opposti, l’uno situato in Filippo Tommaso Marinetti suo fondatore, l’altro in Vladimir Majakovskij, massimo rappresentante del Futurismo russo. Distanti anni luci su principi etici, politici e culturali, rappresentarono il loro tempo, accomunati da una parola, un concetto di fondo: la velocità, nella sua globalità. Analogamente accadrà qualcosa di simile al Realismo Terminale. Navigando nella complessità del tempo (cit. di Guido Oldani): ognuno è Realista Terminale a modo proprio), è vero che (è sempre Oldani ad affermarlo) è più probabile che oggi un poeta sia un ragazzo che lavora in un call center piuttosto che un letterato ufficiale. Sicuramente intorno ad accatastamento e similitudine rovesciata, parole chiave su cui Oldani crea il Realismo Terminale, c’è tutto un mondo da costruire, ognuno con i i propri strumenti, etica e formazione. A mio parere anche la poesia civile dovrà trovare la sua collocazione, il giusto bypass comunicativo al problematico tema dell’appartenenza, nel suo significato più intimo e alto, in un’era ancora tutta da comprendere. Nel secolo scorso Italo Calvino nelle “Città invisibili” fa il paragone fra la città e la macchina, evidenziando quanto fosse pertinente e fuorviante il paragone stesso, dato che la macchina è creata per una specifica funzione, mentre le città sono i risultati di adattamenti successivi a funzioni diverse. Oggi si potrebbe dire che nel paragone fra l’uomo e la natura con l’oggetto, i realisti terminali dovranno fare i conti con un confronto che sarà anche in questo caso pertinente e fuorviante. D’altra parte, come ci ricorda Giuseppe Langella, altro rappresentante del Realismo Terminale e suo critico valente, è questo il mondo con cui dobbiamo confrontarci, non abbiamo altro e non possiamo tornare indietro perché è la sfida del secolo. Credo che chiunque si accosti al Realismo Terminale debba portare con se questa lezione, questo tavolaccio messo al guado fra un secolo e l’altro. All’interno di un nuovo paradigma in cui si gioca la partita dell’etico/non etico, ognuno prenderà la propria strada ed il proprio spazio. Probabilmente accadrà come già nel Futurismo, che il Realismo Terminale si dividerà in due percorsi. Il tempo e il corso della storia sarà testimone di questa avvincente avventura.

Tania Di Malta

L’articolo pubblicato in precedenza sul sito “Almanacco punto” della Puntoacapo Editrice:

https://www.almanaccopunto.com/single-post/2019/02/10/Tania-di-Malta-Il-Realismo-Terminale-al-bivio

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17 giugno 2019 – GIORNATA MONDIALE CONTRO LA DESERTIFICAZIONE E LA SICCITÀ. LA TERRA A ELEVATO RISCHIO DI DESERTIFICAZIONE GLOBALE (di Eduardo Terrana)

17 giugno 2019 – GIORNATA MONDIALE CONTRO LA DESERTIFICAZIONE E LA SICCITÀ.

LA TERRA A ELEVATO RISCHIO DI DESERTIFICAZIONE GLOBALE (di Eduardo Terrana)

WWF

È un S.O.S che non può restare inascoltato quello che ci viene dal nostro pianeta Terra sempre più in agonia per l’incalzare dei problemi gravi che lo affliggono: abuso di azoto e fosforo, acidificazione degli oceani, buco dell’ozono , cambiamento climatico, fusione dei ghiacci, inquinamento dell’aria, perdita della biodiversità, scorie radioattive, sovrappopolazione, spreco energetico, spreco di acqua dolce, uso del suolo e deforestazione.
Causa generatrice di sofferenza per il pianeta sono anche la desertificazione e la siccità.
La desertificazione oggi è un problema mondiale.
La percentuale di suolo la cui fertilità appare del tutto o in parte compromessa si stima ammonti, ad oggi, al 75% della superficie terrestre e si incrementa di anno in anno.
Il 40% delle terre emerse del Pianeta è minacciato dalla desertificazione, denuncia il Wwf.
Si stima che una superficie pari a 1,2 miliardi di ettari, l’11% della superficie vegetale della Terra, negli ultimi 45 anni è stata fortemente degradata dalle attività agricole dell’uomo. Si stima altresì che circa 12 milioni di ettari di terra fertile ogni anno venga trasformata in deserto.
Un dato particolarmente preoccupante se si pensa alla necessità basilare di sfamare una popolazione mondiale in costante crescita.
Il fenomeno appare consistente in Africa, dove è degradato circa il 65% dei terreni agricoli , in America latina (51%), in Asia (38%) e nell’America settentrionale (34%). Ma anche vaste zone dell’Europa non esclusa l’Italia sono interessate dal fenomeno desertificazione che si aggrava sempre di più.
Le cause della desertificazione sono da attribuire a fenomeni naturali quali: la siccità, l’erosione provocata dalle piogge intense, i cambiamenti climatici , che influiscono sulla capacità di accumulo dell’acqua con conseguente perdita di elementi nutrivi indispensabili alla crescita delle piante ed al mantenimento economico delle attività agricole. Alla desertificazione contribuisce però anche l’opera distruttiva dell’uomo ed in particolare gli incendi, l’urbanizzazione, l’inquinamento, lo sfruttamento eccessivo dei bacini acquiferi esistenti in superficie e sotterranei.
Altre cause generatrici di desertificazione sono anche la distruzione delle foreste e degli altri habitat naturali che proteggono i suoli, e la cattiva gestione dei suoli stessi e, inoltre, lo sfruttamento intensivo dei suoli a scopo agricolo.
Le conseguenze della desertificazione, rileva l’ONU, sono molto gravi e spesso irreversibili: la perdita di biodiversità, l’impoverimento dei suoli e la perdita di fertilità, l’aumento dei fenomeni erosivi e degli smottamenti, la contaminazione dei terreni e le manifestazioni climatiche, la salinizzazione cioè l’accumulo nel suolo di sali solubili che compromettono la sua qualità fisica e biologica.
Le ricadute della desertificazione in termini di vivibilità per gli esseri umani sono estremamente critiche.
L’esistenza e la sopravvivenza di oltre un miliardo di persone in oltre cento nazioni sono seriamente messe a rischio dal momento che la coltivazione e il pascolo diventano meno produttivi. Inoltre il degrado dei suoli incide fortemente sulla capacità dei terreni di produrre grano, minacciando la possibilità di soddisfare le esigenze alimentari della popolazione in crescita. Un dato ci da l’idea della enormità del problema. Il grano da solo rappresenta l’alimento che fornisce il 75% del cibo di tutta la Terra.
Il problema della produttività dei suoli è pertanto serio ed urgente. Riguarda la sopravvivenza delle persone, ma anche degli animali, perché i terreni, privi di acqua, diventano inutilizzabili sia per l’agricoltura che per il pascolo.
Per ultimo, ma non di minore importanza, va rilevato che l’accelerazione che oggi si riscontra nella deforestazione per ricavare nuovi terreni a scopo agricolo ed industriale renderà sempre più difficile mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.
Non meno preoccupante è il fenomeno della siccità che origina dalla scarsità delle precipitazioni su un arco di tempo esteso, ma concorrono a determinare il fenomeno anche la deforestazione ed il riscaldamento globale.
La scarsità idrica, in specie se prolungata nel tempo, può causare rilevanti conseguenze nei settori dell’agricoltura e della pastorizia con riduzione dell’estensione dei campi coltivati, distruzione dei raccolti, perdita di interi greggi e mandrie.
La siccità incide anche notevolmente sui livelli e sulle caratteristiche delle acque di fiumi, laghi e sorgenti con ripercussioni gravi sugli ecosistemi naturali ed i settori industriale e domestico. Risulta determinante nei processi di degrado del suolo e desertificazione e può condurre a rilevanti conseguenze ambientali, economiche e sociali quali: diminuzione della quantità d’acqua destinata alle industrie, desertificazione, tempeste di sabbia. Ed ancora impoverimento ed esaurimento delle scorte di beni di acqua e cibo, con conseguente proliferazione di povertà e fame che possono generare tensioni sociali e anche guerre per l’accaparramento di beni di prima necessità; e, inoltre, carestie e conseguenti migrazioni di massa.
Procedendo di questo passo la degradazione del suolo, se correlato alla desertificazione, alla scarsità delle risorse idriche ed alla siccità, avrebbe nel giro di qualche decennio conseguenze disastrose.
Senza interventi immediati e risolutivi già entro il 2050, l’avanzare della degradazione del suolo potrebbe produrre un crollo della produzione agricola mondiale, pari al 10%, con prospettive drammatiche in particolare per Paesi a forte densità abitativa come Cina, India e Africa sub sahariana. L’effetto immediato della scarsità delle risorse disponibili, sarebbe lo sfollamento di 700 milioni di persone, cifra che vista in prospettiva, al 2100, lieviterebbe enormemente tenendo conto anche dell’aumento della popolazione mondiale ormai prossima ai nove miliardi di persone.
E’ auspicabile pertanto che si proceda senza tentennamenti e rinvii per affrontare il problema secondo le raccomandazioni della “Convenzione contro la desertificazione e la siccità” siglata dagli Stati nel 1994 che invita ad evitare l’ulteriore ampliamento dei deserti esistenti, come anche la formazione, l’espansione o il peggioramento della sterilità dei suoli e della aridità dei terreni di vaste zone del Pianeta, che costituiscono una serie minaccia per la sopravvivenza delle specie e per la sicurezza alimentare.
La realtà della desertificazione ormai è tale che non ammette più alibi. Il Pianeta è a rischio desertificazione globale. Necessita con urgenza mettere al centro dell’agenda politica internazionale il tema della tutela dei suoli intensificando gli sforzi. E’ dovere di tutti intervenire per preservare il pianeta .
E’ in quest’ottica che si celebra oggi, 17 giugno, la Giornata Mondiale contro la desertificazione e la siccità.
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Eduardo Terrana
Conferenziere Internazionale su Diritti Umani e Pace

Tutti i diritti intellettuali riservati

GIUSEPPE UNGARETTI, ruolo e significato nella poesia italiana del ‘900 (di Eduardo Terrana).

Giuseppe Ungaretti. Foto: Wikipedia

GIUSEPPE UNGARETTI
Ruolo e significato nella poesia italiana del ‘900

La poesia come esigente espressione di un sentire poetico in cui cercare e trovare libertà.

di Eduardo Terrana

Ricorre oggi il 131° anniversario dalla nascita del poeta Giuseppe Ungaretti, nato ad Alessandria d’Egitto, l’8 febbraio 1888, da genitori originari della Toscana, e morto a Milano nella notte del 2 giugno 1970.
L’itinerario poetico di Giuseppe Ungaretti è segnato dal notevole influsso dell’esperienza maturata dal poeta in Francia, a Parigi, dove il contatto con le avanguardie artistiche e la conoscenza, soprattutto, della poesia simbolista di Mallarmé, gli fa prendere coscienza di sé e lo rivela a se stesso.
Nello sviluppo della sua maturazione poetica è possibile cogliere tre momenti distinti:
una prima fase riconducibile all’esperienza bellica; una seconda fase riconducibile alla sua conversione religiosa; ed infine una terza fase contrassegnata dal dolore.
In tale successione creativa prendono forma e consistenza le sue raccolte poetiche, la prima delle quali è “ Il Porto Sepolto “, pubblicata nel 1916. Il titolo della raccolta si riferisce ad un porto realmente esistente nei pressi di Alessandria d’Egitto, ma ha un significato simbolico . Per il poeta “ Il Porto Sepolto “ è il mistero , l’assoluto alla cui ricerca tendere con la speranza di approdarvi come in un porto di pace.
La raccolta costituisce la testimonianza più alta e più sofferta della poesia italiana sulla prima guerra mondiale.
Anche il titolo della seconda raccolta “ L’Allegria” è allusivo. La guerra è come un naufragio della vita, i superstiti del naufragio sono presi da una sorta di ebbrezza per lo scampato pericolo e superano lo sgomento ed il dolore con la fede e la speranza di un domani migliore. Il poeta definisce l’opera un diario e precisa “non conosco sognare poetico che non sia fondato sulla mia esperienza diretta”, e la raccolta contiene infatti le impressioni del poeta-soldato Ungaretti, che ha vissuto in prima persona la vicenda tragica e traumatica della prima guerra mondiale.
Il fatto di condividere con gli altri soldati un’esistenza “ al grado minimo “ di vivibilità e sostenibilità ed il costante pericolo di morte comporta un sentimento di fratellanza che unisce le persone e rende coese le loro relazioni.
Sul tema della fratellanza la poesia de “ L’Allegria “ insiste molto, rappresentando una condizione esistenziale dell’essere, particolarissima e resa in una lingua poetica altrettanto essenziale ed in una metrica frantumata, dove la parola assume rilevo e valore di rivelazione , con caratteristiche oltremodo uniche ed originali.
Si afferma così nella poesia di Ungaretti un valore: la vita, e un protagonista: l’uomo, un connubio tra parola e vita che è una significativa dichiarazione di poetica.
Tant’è che nel 1942 dovendo scegliere un titolo per l’edizione di tutte le sue opere Ungaretti opterà per “ Vita di un Uomo “.
I versi della poesia “ Commiato “ sono l‘espressione di tale modo di intendere la poesia come bellezza di parola, in cui si fondono in splendida sintesi il mondo, l’umanità, la vita, i contenuti di una poesia che vuole identificarsi in un messaggio di fraternità e di amore, quale nutrimento vitale per tutti. Di fronte all’immane tragedia della guerra scatenata dalle ideologie materialiste degli uomini si fa netta nel poeta la scelta per una vera poesia che, in contrasto con il momento storico vissuto, trovi la forma adeguata per “ annunziare ed attestare la venuta, la predicazione, la passione, la crocifissione, la morte la resurrezione del Messia ”.
Ed ancora “ La poesia riafferma sempre, è la sua missione, la integrità, l’autonomia, la dignità della persona umana”.
La parola è dunque per Ungaretti atto di verità, che, sfrondata di ogni termine superfluo e di ogni punteggiatura, vuole esprimere, in brevissimi versi, la verità essenziale che dimora nella profondità dell’animo e della realtà.
Ungaretti si definisce “ Uomo di pena” per l’ansia di vivere , per la coscienza della fragilità umana e la tensione verso Dio.
Vorrebbe e si sforza di sentirsi, “ una docile fibra dell’universo “, ( poesia: Fiumi ), ma avverte i limiti umani e al dolore, che è nelle cose e nella vita ,oppone amore e fratellanza.
Ricerca il poeta: la comunione con gli uomini e non l’isolamento; la fede nella religione tradizionale e non la solitudine esistenziale. Accetta la pena di vivere ma non l’angoscia del vivere.
Nelle liriche della raccolta “ Sentimento del Tempo ”, che costituisce, dopo
“ L’Allegria”, il secondo momento evolutivo della sua poesia, Ungaretti sviluppa le sue riflessioni sulla condizione dell’uomo, sul tempo e sulla morte , e le sue meditazioni religiose.
Sentimento del tempo significa sentimento del veloce scorrere del tempo, del rapido fluire delle persone e delle cose amate, da cui poi, come per contrasto , originano la nostalgia del passato ed un più forte attaccamento alla vita.
La raccolta è testimonianza anche del riaccostamento del poeta alla fede, al sentimento di Dio, in cui l’angoscia esistenziale del poeta sembra trovare finalmente quiete .
La terza fase dello sviluppo della poesia di Ungaretti è costituita da “Il Dolore”, “Un Grido e Paesaggi”, “La Terra Promessa” e il “Taccuino del Vecchio”.
Questa fase è rappresentata da poesie colme di straziante tenerezza scritte in morte del figlio e che si volge ad una fase di profonda meditazione, attraverso una rete sempre più fitta di riflessioni sul destino dell’uomo.
Ungaretti sembra guardare alla sua vita e più in generale alla storia degli uomini con il distacco, la malinconia, l’ironica saggezza dell’avanzata maturità e della vecchiaia.
Meditazione dunque dell’uomo sul vivere proprio e sul vivere di tutti , ed il cui sentimento, che pulsa forte nell’animo ed urge di essere espresso, si traduce in un canto libero, solenne, naturale.


Eduardo Terrana
Conferenziere Internazionale su Diritti Umani e Pace

Tutti i diritti intellettuali riservati all’autore

ANGOLO DI POESIA: MARIA ROSA ONETO e la sua SFIDA POETICA col REALISMO TERMINALE

Foto: Pixabay

(by I.T.K.).

Continua la sperimentazione e la sfida, un gioco ribelle con un po’ di ironia con la stilistica del Realismo Terminale. Per Voi i nuovi pensieri terminali della poetessa Maria Rosa Oneto.

LA DENTIERA

La dentiera
galleggiava nel bicchiere
come feto abortito,
reperto archeologico
per addetti agli scavi.
La bocca
sbavava colla
e catrame.
Gengive marmoree
trituravano
il ghiaccio del frigo,
l’aria condizionata.
Mosche e zanzare
facevano corteo
in quelle fauci
spalancate.
Sorrideva la dentiera
tra le sgrinfie
del gatto di casa!
E l’uomo russava
ebro di vecchiaia!

LA FUGA

Gradini
in corsa
per le scale.
Tegole sbalzate
arrostite dal fumo.
Vetri saltati
in strada
come per un brindisi
di Capodanno.
Muri simili a foglie
dell’autunno.
Lingue di fuoco
attorcigliate
alle grida della gente.

Fu una fuga d’amore
all’odore acre del gas!

UN ULTIMO SPASMO

La telecamera
illuminò la scena
con occhi di vetro.
Scorreva vita –
biglia rossa
nell’ultimo gioco
di una donna agonizzante.
Uomini di plastica –
novelli figuranti –
le giravano attorno
senza calpestare le impronte.
Utensili, ferri da chirurgo,
fiato corto
dentro maschere assettiche.
Un ultimo spasmo
al compiersi della morte,
all’ironia sguaiata
di una telecamera spenta.

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti intellettuali riservati

RITRATTI: GIANFRANCO ISETTA – l’orologiaio della parola

Gianfranco Isetta

(by I.T.Kostka)

In questa rubrica presento diversi mondi poetici e contemplo variegate stilistiche contemporanee, dedico molta attenzione alla sperimentazione e alle novità letterarie ma, lo ammetto con tanta ammirazione, leggendo le opere di Gianfranco Isetta provo sempre una profonda estasi paragonabile alla lettura delle liriche di Giacomo Leopardi. Come disse il Grande Maestro “La poesia malinconica e sentimentale è un respiro dell’anima” ed è così nel caso di Isetta il quale, nei suoi intimistici e riflessivi versi, sfida l’arte poetica con grande agilità e fascino simile a quello leopardiano: mai nessun eccesso o espressione superflua, la struttura delle opere è sempre mirata ed evidenziata con trasparenza grazie all’uso raffinato ed essenziale di ogni parola scritta. La poesia di Isetta non grida ma, basandosi su una profonda riflessione e retrospettiva, scava nelle profondità della psiche umana sfiorando gli abissi e le corde più nascoste. Isetta non commette mai l’errore di cedere alla pomposa e inutile retorica né alle vuote descrizioni, è come un orologiaio della parola che sottopone un lettore ad una precisa analisi ed emozione con ogni strofa. È un caso raro perché non siamo mai sazi delle liriche di Isetta, al contrario, la loro essenza diventa sollievo e una specie di droga nella nostra rumorosa e aggressiva quotidianità.

Izabella Teresa Kostka, Milano 2019

ALCUNE POESIE SCELTE di GIANFRANCO ISETTA

(FINGERE DI CHIEDERLO ALLA LUNA)

Ho rimediato parole ogni giorno
tra i sassolini e le foglie ingiallite
come fossero voci in letargo
onde sismiche a propagarsi intorno
pronte alla luce che pure ci inganna.

E adesso che ne sarà del mio sangue? (1)
Che penseranno gli uccelli migranti
del mio stare con la ruggine ai piedi!
Non c’è un nulla a cui potersi aggrappare,
forse qualche promessa che si rinsaldi
lasciandola al sole ad asciugare.

E se arrivasse la notte, che dire…
proviamo a gustare qualcosa di vuoto.
Io fingerò di chiederlo alla luna
poi mi nasconderò tra i ciuffi d’erba
e nel mostrarmi e scomparire, il tempo
potrebbe dirci se possiamo scegliere.
O forse c’è un non-tempo che rapprende?

*

(1) cit. Paul CELAN

(CAPITA)

Capita

di voler chiuse le finestre agli occhi
che si levano sempre fissi e uguali
senza un progetto per vincere il vuoto.

Capita d’invecchiare, come neve
sporcata dalle polveri sottili,
su una linea curva che s’attorciglia
sempre più, come un nido sotto gronda.

Capita che il chissà cosa e il quando,
che ci attende, non sempre ci riguardi
e poi capita che l’incontri al varco

Capita.

(CI SONO ACCENNI DI NOIA)

Per il paese s’ascoltano suoni
come voci di venti d’Occidente
c’è chi dice siano imposte annoiate
recitanti dalle finestre aperte.

Ne ha contezza la notte
quando la luna s’infiltra
con la sua lenza di luce
sui vetri già svelati.

Noi ci si incontra per questa ragione,
non per sconfiggere il tedio che incombe
o consolarci le menti confuse
ma a simulare più dense esistenze.

COME FOGLIA

Rivedo d’esser stato come foglia.
pur come foglia che col vento sale.
Ora che tocco a terra lento, e spenta
ogni ragione per puntare al cielo,
m’ accovaccio al caldo delle mie sere
disteso sulle membra rugginose.

Se sembra irraggiungibile l’interno
di un tempo che si pensa sogno eterno
è buona solitudine da accogliere
quella che mi accompagna ad una soglia
dove c’è sempre un ramo che mi invita
ad un ritorno che metta germogli.

*

(Pur come foglia, che col vento sale,
verso di Giovanni Della Casa
da LE RIME E I VERSI LATINI)

BIO – BIBLIOGRAFIA

Gianfranco Isetta è nato a Castelnuovo Scrivia (AL) nel 1949. Ha conseguito il diploma di laurea in Statistica presso l’Università Cattolica di Milano. Ora in pensione, è stato Direttore amministrativo dell’Istituto Scolastico Comprensivo di Castelnuovo Scrivia. Per 10 anni è stato sindaco del suo paese promuovendo il rilancio del Centro Internazionale di Studi Matteo Bandello sulla Letteratura rinascimentale, presieduto dal prof. Giorgio Barberi Squarotti.

Ha pubblicato: SONO VERSI SPARSI (Joker, Novi Ligure 2004), STAT ROSA (Puntoacapo, Novi Ligure 2008), entrambi i libri arricchiti da interventi di Giorgio Bárberi Squarotti. Il terzo volume “INDIZI… forse” è una raccolta antologica introdotta da un saggio critico di Luca Benassi, Nel 2014 esce PASSAGGI CURVI- Poesie non euclidee (Puntoacapo – Pasturana ) con prefazione di Alessandra Paganardi e postfazione di Ivano Mugnaini. È del 2015 una plaquette del pittore Adalberto Borioli con alcuni testi poetici di Isetta. Questa pubblicazione fa parte di una serie da collezione che vede presenti tra gli altri Fabio Pusterla, Giampiero Neri, Franco Loi, Maurizio Cucchi, Gilberto Isella, Donatella Bisutti, Vivian Lamarque, Patrizia Valduga. Ha partecipato e partecipa a numerosi incontri di poesia in varie parti d’Italia e tiene incontri di poesia con gli alunni della Scuole medie e superiori in varie località. Recensioni importanti sui suoi libri sono presenti in riviste come POESIA Rivista internazionale di poesia di Crocetti Editore, LA MOSCA di Milano, VERNICE LETTERARIA di Torino, MOLTINPOESIA di Milano, MANGIALIBRI on line, POETRYDREAM on-line, COMPITU RE VIVI on-line CRITICA LETTERARIA on line LA RECHERCHE di Roma, IL SEGNALE di Milano SENECIO di Napoli (con cui collabora). È presente in varie antologie e raccolte, nazionali.

RICONOSCIMENTI PRINCIPALI OTTENUTI

Finalista nelle Edizioni 2004 e 2012 del Premio di poesia Jacques Prevert, selezionato al premio David M.Turoldo del 2009. Selezionato al Premio Nabokov 2012. Finalista nell’edizione 2012 del Premio nazionale Carver. Ha vinto il Premio nazionale di poesia “ Andrea il Pisano” di Pontedera, Finalista al Premio Nazionale Laurentum a Roma per il libro “Stat rosa” e finalista con menzione speciale della giuria per la poesia inedita “Come uno scialle”. “Stat rosa” ha vinto (ex-aequo) la XXIV edizione del Premio internazionale di poesia e letteratura dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli. Ha vinto nel 2013 la III Edizione del Concorso Nazionale Letterario Oubliette 03 con il libro “INDIZI … forse”. Premio speciale della giuria “Corrado Alvaro ” del Concorso “Colori e parole 2012” a cura del Centro Studi Accademia Internazionale G.Leopardi per la silloge di poesie “Del tempo, il caso e il senso”. Nel 2014 una sua silloge poetica 3^ al Premio Internazionale di poesia “G. De Scalzo” a Sestri Levante. Nel 2017 gli è stato assegnato il Premio speciale del Salotto letterario per la poesia sempre a Sestri Levante e tre suoi testi hanno ottenuto riconoscimenti al Premio letterario biennale internazionale “Pensieri e parole d’Oltrepò” . Suoi testi hanno ricevuto nel 2015 e nel 2016 una menzione speciale del Premio letterario La recherche Il giardino di Babuk-Proust en Italie a Roma. Sempre nel 2016 è stato finalista due volte al Premio internazionale di Letteratura e poesia Città di Recco, nel 2016 un suo testo ha conseguito il Premio speciale al Premio letterario nazionale Lampi di Poesia a Torino. Ha vinto nel 2017 la IX edizione del prestigioso Premio Internazionale di poesia città di Acqui Terme con il libro “Passaggi curvi – poesie non euclidee”. Nel 2017 ha ricevuto la menzione speciale al IX Premio internazionale di poesia Don Luigi di Liegro a Roma per la poesia “Invecchiano le nuvole” e il Diploma d’onore con mezione speciale al Premio intenazionale Michelangelo Buonarroti III edizione per il libro “Passaggi curvi – poesie non euclidee” . Il libro “Gigli a colazione” (Puntoacapo editrice 2017) ha ricevuto la segnalazione di merito al Premio internazionale di poesia Europa in versi 2018, e sempre nel 2018 il 2^ premio al concorso internazionale il CASENTINO, fondato da Carlo Emilio Gadda. Vincitore assoluto del VII Premio nazionale “L’arte in versi” organizzato dall’Associazione culturale Euterpe di Jesi. Altri riconoscimenti ottenuti nel 2019 Il Sigillo di Dante a Sarzana, Il Litorale a Marina di Massa, la Medaglia d’onore al Premio Di Liegro a Roma e menzione d’onore al premio Internazionale di Poesia Città di Moncalieri, finalista 4^ classificato al Premio nazionale Albero Andronico. È membro della Giuria del Concorso nazionale di poesia e narrativa “GUIDO GOZZANO” dal 2013. Scrive e collabora, sul Blog giornalistico nazionale ALGANEWS, diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano con uno spazio riservato alla poesia.

Tutti i diritti intellettuali riservati.

L’articolo pubblicato anche sul blog giornalistico “Alessandria Today”:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/06/15/ritratti-gianfranco-isetta-lorologiaio-della-poesia/?preview=true

POESIA: “ROTTAMI” (ispirata al Realismo Terminale) di Maria Rosa Oneto

Foto: Pixabay

(by I.T.Kostka)

È una grande soddisfazione vedere le valenti voci poetiche sfidare e sperimentare, con entusiasmo, la stilistica del Realismo Terminale – corrente artistica creata da Guido Oldani. Ci vuole grinta, ispirazione, fantasia e tanto coraggio. Tutte quelle doti, arricchite con una bella dose di spiccato talento, possiede sicuramente la poetessa Maria Rosa Oneto.

Compito compiuto con successo e… un po’ di brividi.

Buona lettura!

“ROTTAMI” (testo ispirato al Realismo Terminale)

Come pali
lungo i binari
restammo inchiodati
al vento.
Le gonne di cartapesta
pesanti di pioggia.
L’arrivo del treno
spezzò la notte
in un groviglio
di rottami.
Corpi sezionati
in laboratorio,
scarti per topi
senza fame.
Valigie sparse,
tracce di rossetto
sulla camicia bianca.
Urla di madri
all’abbaglio dei flash!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

LA PAURA SI VINCE di EDUARDO TERRANA

Foto: Pixabay

LA PAURA SI VINCE AFFRONTANDOLA
di Eduardo Terrana

Non ce ne accorgiamo neanche ma succede che ad un certo momento, ci scopriamo inquieti, ansiosi , timorosi, presi da trepidazione o da un pensiero che ci assorbe totalmente, in breve siamo preoccupati, uno stato d’animo oggi diffusissimo e quotidiano.
Ma perché lo siamo? Lo siamo, per la famiglia e per l’avvenire dei figli, per la salute, per il lavoro, per i problemi che ci crea la vita quotidiana, per i soldi che non bastano mai, per l’aspettativa di vita, per i rapporti con i vicini, per i disservizi e per tutto quello che non funziona nella società e mille altre ragioni ancora.
Di fatto siamo preoccupati per qualcosa che non dipende da noi e davanti al quale ci sentiamo sprovveduti e senza difesa. Freud distingueva tra preoccupazione e paura, definendo la preoccupazione la reazione a qualcosa che non si conosce e quindi l’ignoto e la paura uno stato d’animo rivolto verso qualcosa che si conosce.
La paura ce la portiamo dietro dall’infanzia: la paura del buio, la paura dei fantasmi, degli estranei. E’legata all’istinto di conservazione e rappresenta la reazione suscitata da una situazione di pericolo vera o immaginaria. E’ un fenomeno naturale che con la crescita e la maturazione generalmente si riesce a controllare di volta in volta che qualcosa dall’esterno provoca la sensazione di paura.
Ma recita un detto che la peggiore paura è quella di avere paura. Che succede allora in questo caso? Ovvero quando non si ha una normale tolleranza nei confronti della paura? Succede che scatta la preoccupazione, ovvero la reazione a qualcosa che non possiamo controllare o che non conosciamo, che avvertiamo come troppo pesante da portare e quindi siamo portati ad evitare o a nascondere.
La preoccupazione quindi produce l’effetto di distrarre dalla paura evitando il pensiero di tutto ciò che non è sotto il nostro controllo. Ne deriva che la preoccupazione viene vista, erroneamente, quasi come benefica perché ci allontana dal problema ma in realtà così non è. Mentre la cognizione della paura ci permette, affrontandola, di accettarla e di auto rassicurarci, la preoccupazione agisce al contrario, resistendo alla paura non ci fa vedere il problema e ci lascia in una situazione di insicurezza. Con il passare del tempo però le paure nascoste si amplificano e diventano difficili da gestire.
Non è contraddittorio dire che la paura è più utile della preoccupazione che invece è priva di utilità.
La paura è inevitabile ma può essere sfruttata positivamente, affrontandola, perché ci svela la natura del problema aiutandoci, così, nella crescita personale e nella espansione della emotività, mentre la preoccupazione, evitabile, non può mai essere sfruttata in modo produttivo, anzi può diventare un pericolo dannoso.
Il problema non è vivere senza paura ma non considerare la paura un nemico. Abituiamoci allora a gestire le nostre paure ed educhiamo i nostri figli a farlo, affrontando con loro, sin da quando sono nella fase della crescita, sempre il problema con il dialogo o con l’aiuto di un esperto. Non è opportuno mai nascondere il problema o tentare di ignoralo. La scelta migliore è affrontarlo. Preoccuparsi non serve e non aiuta.
Ognuno di noi affronta tante situazioni difficili nella vita e di paure ne vive tante.
Non bisogna allora mai voltare la faccia . Bisogna evitare di ingigantire il problema e impegnarsi per risolverlo. Non sempre è facile. Ma dialogando con se stessi alla fine si viene a capo delle situazioni. E’ sempre opportuno evitare di trovarsi in balia degli avvenimenti e di lasciarsi prendere dalla preoccupazione che, sempre presente, è pronta ad aggredirci senza che ce ne accorgiamo.
Allora è opportuno riflettere su ogni situazione e problema serenamente, in antitesi alle proprie proiezioni mentali, immaginarie e/o negative, cercando di dare alle proprie riflessioni positività. Questo eviterebbe di sentirci nulli ed impotenti dinanzi ai tanti problemi della vita che chiedono di essere risolti. L’esperienza è una grande maestra perché ci insegna che la vita reale va vissuta giorno dopo giorno e affrontata giorno dopo giorno, senza mai anticipare il problema e neanche trascurarlo quando si presenta.
Affrontare il presente è importante, dico il proprio presente, preoccuparsene però non ha senso perché più pregnante è la necessità di dare risposta al problema nel momento in cui la realtà lo richiede e quel momento va affrontato con decisione, con senso di realismo, responsabilità, maturità e soprattutto con coraggio.
Questa razionalità permette di vivere e di vedere il proprio futuro con un buon senso di ottimismo anche perché in tale ottica non preoccupano neanche le sorprese negative dei propri simili. Fanno parte della vita e sono, pertanto, da considerare come le lancette dell’orologio del nostro spazio temporale, reale ed affettivo, che ci permettono di regolare il flusso e la portata delle nostre emozioni, relazioni ed esperienze. Certamente fanno riflettere e talvolta creano anche dispiaceri per le delusioni che si portano dietro, ma non sofferenza e preoccupazione.
Sarà opportuno allora evitare illusioni e riserve mentali e concedersi con ampia disponibilità, poi aspettare gli eventi e decidere, a seconda delle risposte che arrivano dalle persone e dalla vita, cosa rottamare o conservare ma, soprattutto, cosa valga la pena di essere preso seriamente in considerazione e quindi meritevole di attenzione, riflessione e del massimo impegno.

Eduardo Terrana
Conferenziere Internazionale su Diritti Umani e Pace

Tutti i diritti riservati all’autore

“POLIEDRI”: INTERVISTA ALLA POETESSA BARBARA RABITA (a cura di Izabella Teresa Kostka)

(by I.T.Kostka)

Invito tutti alla lettura di questa interessante intervista rilasciata dalla poetessa Barbara Rabita in occasione della pubblicazione del suo nuovo libro dal titolo “Poliedri” (Libeccio Edizioni / CTL Editore).

INTERVISTA a BARBARA RABITA

1.I.T.K.: Qual è la genesi del tuo poetare? Quale significato ha per te la scrittura? È uno sfogo o il nirvana?

B.R.: Avevo già da diversi anni l’impellenza di scrivere e di volgere sottoforma di brevi racconti tutto ciò che provavo durante varie situazioni particolari che vivevo o osservavo. Il filone della poesia è piuttosto recente: nasce nel 2014. Il mio legame con Antonio Laneve, poeta da lungo tempo, mi ha indotta a provare e devo dire che l’immediatezza di poche frasi poetiche che danno pennellate di sogno o di realtà, la sento più vicina al mio modo di essere.

Durante questo mio percorso appena iniziato, sento la poesia più come uno sfogo o come un tentativo di dare forma a sensazioni e connessioni che non hanno nome.
È come plasmare un paesaggio o dare vita ai lineamenti di un volto, o ancora come comporre musica su uno spartito.

2. I.T.K.: Com’è nata la silloge “Poliedri”? Potresti spiegarci meglio il significato del suo particolare titolo?

B.R.: “Poliedri” nasce da una situazione simpatica vissuta in ambiente scolastico: durante un’interrogazione un alunno, parlando di un intellettuale, lo aveva definito, piuttosto che “un personaggio poliedrico” “un poliedro”; ne abbiamo riso con lui simpaticamente e l’episodio mi è rimasto nel cuore.

3. I.T.K.: Cosa pensi della letteratura contemporanea e, soprattutto, della poesia? È “morta”, come si afferma spesso, oppure esiste per questa arte una Speranza di salvezza? Cosa pensi della sperimentazione e della ricerca di nuovi linguaggi poetici? Come ti senti addentrandoti, a volte, nella stilistica del Realismo Terminale?

B.R.: Apprezzo molto gli scrittori contemporanei, per citarne solo alcuni: Stephen King, Donna Tartt, Valerio Varesi; leggo anche molta poesia e sono rimasta colpita dalla poetica di Filippo Strumia, Valerio Magrelli, C.L.Candiani, A. Anedda (e altri). Forse la poesia, come la si intendeva in passato, rispettosa di rigorose regole metriche e di una certa musicalità, è morta, ma sta nascendo dalle sue ceneri qualcosa di nuovo, di completamente innovativo a cui forse non saprei dare ancora un nome. Una forma di poesia che parte dalla base e dà vita a nuove suggestioni; dalle letture fatte fino a ora le saluto con favore.
Per quanto riguarda il Realismo Terminale la sua poetica la sento molto affine, anche se non sempre riesco a produrre in tal senso. Al giorno d’oggi è molto più calzante una similitudine rovesciata con un oggetto piuttosto che con un elemento della natura. Il R.T. è lo specchio dei tempi, mi viene più facile affermare (le letture di Harari, di poesie di Guido Oldani che è padre del movimento – nella raccolta “La guancia sull’asfalto”- di Giuseppe Langella e altri autori nella raccolta “Luci di posizione” mi hanno molto influenzata) che siamo fatti di olio motore e bulloni, piuttosto che di muscoli e sangue: è più credibile, visto la realtà a cui stiamo andando incontro e che ancora non riusciamo a immaginare. Il R.T., aggiungo, non è solo lo specchio dei tempi, ma anticipa un futuro che ancora a molti di noi non è ben chiaro. Il R.T. rappresenta un cambiamento e i cambiamenti spesso spaventano.

4. I.T.K.: Sei una donna ambiziosa e indipendente. Secondo te bisogna sacrificare il proprio Ego per la felicità della famiglia e degli altri oppure mettere al primo posto se stesso per realizzare i propri obbiettivi e sentirsi appagato? “Essere” o “avere”, cosa sceglieresti?

B.R.: Bisogna dedicarsi prima di tutto alla felicità di se stessi e alla realizzazione dei propri sogni, in quanto se la persona che formerà una famiglia non è felice e realizzata in partenza, renderà infelici anche le persone che la circondano. La famiglia dovrebbe essere un rifugio nei momenti difficili e dovrebbe gioire delle tue vittorie, altrimenti diventa una gabbia, una prigione, come lo è e lo sarà ancora per molte persone che la formano e poi, crescendo, prendono strade diverse.
Tra “avere” ed “essere” scelgo “essere”: credo si debba prima essere per poter avere.
“Essere” però non visto come un mezzo per avere ma come un fine: prima ancora di scrivere una poesia, vorrei poter “essere” poesia e vivere pienamente momenti e atmosfere sottili che a molti, presi dalla frenesia della vita quotidiana, sfuggono.

5. I.T.K.: Tornando al libro “Poliedri”: qual è il suo punto di forza maggiore? Perché dovrebbe essere letto? Cosa desideri trasmettere ai lettori?

B.R.: Per quanto riguarda il libro “Poliedri” penso di poter puntare sull’autenticità che lo caratterizza, ho cercato di affrontare più argomenti che mi stanno a cuore, proponendo punti di vista sfaccettati. Ho provato a evitare il più possibile i luoghi comuni: spero di esserci riuscita. Attraverso il libro ho voluto comunicare la mia voglia di cambiamento di fronte a varie situazioni di vita che si ripetono seguendo sempre uno stesso schema. A volte ricorro all’autoironia per sdrammatizzare i problemi di salute sui quali spesso ci si cruccia.

6. I.T.K.: E alla fine la domanda di routine: quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro? Un altro libro oppure l’attività artistica ad ampio spettro?

B.R.: Per ora vorrei leggere a più non posso tutto ciò che mi appassiona, scrivere quando ne sento l’urgenza e, appunto, “essere” poesia, poi per il resto se ne riparla. Intanto continua la raccolta di materiale.

ALCUNE POESIE SCELTE di BARBARA RABITA

CAOS E MISTERO

L’ircocervo di un ordine
stabilito e imposto
da chi non conosce
il mutare del caos.

Discendi nel fango
nel disordine denso:
pazzia e anomalia
sono frutto di vita.

Ascolta i tuoi morti,
le anime bianche
di chi non si è perso
ma aspetta di vivere
giocando d’azzardo
con le tue scelte.

Completa il mistero
agisci in sordina
coltiva segreti
a dispetto di chi
non ti vuole potente.

ZENZERO E LIMONE

Una torbida bevanda
per ridurre il corpo chiaro,
una ripulita al sangue
e lo stomaco che langue
in assenza di spuntino.

Sono a dieta lo so già:
non tastare sulla piaga
tanto zenzero mi serve
a far leva su quei chili
il mio viso appare esangue
senza carne e latticini.

IL GIOVANE

Sono giovane,
a me appartiene
il mondo sfatto
da plagiare e sistemare
al mio gusto, al mio capriccio.

Tamburello sul bancone
incurante dei clienti
pago poco rido e scherzo
tanto a me tutto è dovuto.

Sono bello alto e magro
sono bianco e nerboruto
quel signore mi fa un baffo
più di lui son furbo e acuto

PASSAGGIO

Sei nella luce
poi cadi nell’ombra.
Ogni tuo movimento
diventa di stucco.

Il respiro si ferma
il cuore non batte,
non vedi più niente
sei goccia nel buio.

LA CONCHIGLIA

La conchiglia è inerme
su onde di carta
sento il mare accartocciato
in un pugno di vetro.

SONORITÀ

Sonorità di lago
si sciolgono a riva,
materia liquida
tra lo struscio estivo,
inutile come chiodi di ruggine.

AMBRA

Incastonata
nell’ambra di un’emozione
vivo il momento immobile.

Semplicemente sono.

BREVE NOTA BIOGRAFICA

È stato solo in quell’anno trascorso in Germania che ha scoperto veramente se stessa e ha continuato a seguire il sentiero, nonostante le numerose battute di arresto. Scrivere le “poesie” che scrive ora è una tappa e si augura che molte altre ne seguiranno: un percorso costellato di letture, riflessioni e pensieri. Spera che nei propri scritti qualcuno veda qualcosa di sé, magari anche di spiacevole e che dica: “ecco, è proprio così”.

L’intervista rilasciata da Barbara Rabita a Izabella Teresa Kostka nel mese di giugno 2019.

Tutti i diritti riservati.

L’articolo presente anche sul blog giornalistico “Alessandria Today”:

https://alessandriatoday.wordpress.com/2019/06/13/128455/?preview=true

Barbara Rabita al Festival Internazionale di Poesia a Milano, maggio 2019. Foto: Umberto Barbera

REALISMO TERMINALE: PALE EOLICHE – a cura di Tania di Malta.

PALE EOLICHE

In uno scambio di idee con il geografo ricercatore Angelo Turco ho avuto modo di apprendere alcuni concetti in materia di paesaggio, ambiente e territorio. Turco mi ha fatto notare l’esistenza di contrasti tra i diversi aspetti della territorialità che lui e gli altri esperti del settore chiamano “conflitti interconfigurativi” . Essi stanno all’origine, spesso, di un braccio di ferro tra opposte esigenze in cui raramente convergono soluzioni ottimali, dove tutti vincono e nessuno ci rimette. Chi ci rimette più pesantemente a quanto pare è il paesaggio. Inoltre, Angelo Turco, occupandosi da diversi anni di pale eoliche, ha cercato di capire se il mondo artistico e poetico avesse in qualche modo dato il proprio contributo attraverso la propria arte, dando un cenno di sensibilità e attenzione alle proliferazioni meccaniche che aggrediscono il paesaggio. A quanto pare la ricerca non ha avuto esiti felici. Dato che noi realisti terminali facendo leva sull’accatastamento e sulla similitudine rovesciata, raccontiamo con l’arma dell’ironia la sempre maggiore marginalità dell’uomo e della natura, ci siamo sentiti chiamati in causa, offrendo per primi il nostro apporto. Conteremmo su questo, di rendere possibile in futuro un dialogo fruttuoso. Segnalo che questi importanti temi sono stati affrontati al Rural Design Week 2019 a San Potito Sannitico. Durante il suo intervento, Angelo Turco ha parlato di noi.

“Nel Realismo Terminale c’è la consapevolezza che l’oggetto sia diventato il soggetto della sua relazione con la natura, la quale tende a somigliargli sempre più, come se l’oggetto fosse un modello platonico. I testi seguenti sono una nostra intersezione con la realtà delle pale eoliche: in fondo, queste non sono altro che un bosco impazzito.”

Guido Oldani

Segue un omaggio poetico da parte di Guido Oldani, padre del Realismo Terminale, di Giuseppe Langella altro massimo esponente del movimento, di Izabella Teresa Kostka ambasciatrice del Realismo Terminale per la Polonia
e mio, Tania Di Malta.

12-06- 2019
Tania Di Malta

LE PALE

fosse il trifoglio un fiore lanceolato
con lo stelo ed i petali giganti
di don chisciotte avremmo noi il mulino.
oggidì le sue pale esposte al vento
danno primaverili capriole
e senza chiasso tanto ci produce
da fare della luna un altro sole.

Guido Oldani – inedito

IL BUSINESS DELL’EOLICO

È un triste parco dei divertimenti
la selva di turbine
che corona di spine
le colline pettinate dai venti:
A lot of money, sorry.
Appese ad alte torri,
girano lente le eliche svogliate;
e, quando inerti restano le pale
nell’aria che ristagna,
sembra tutta un calvario la montagna,
tante sono le croci; da star male.

Giuseppe Langella – inedito

PALE EOLICHE

Abbracciano il vento
golose della sua forza,
come remi di una barca
navigano nel cielo
vestito di nuvole a strati,
diventano una girandola
che incuriosisce gli uccelli
e fa sognare i bambini.

A volte vorrei usarle
come un fiocco sui capelli
e
alimentare il libero volo dei pensieri.

Izabella Teresa Kostka – inedito

DI PADRE IGNOTO

Le vedi inaspettate in una gita fuori porta
Ingombranti testimoni, come figlie della colpa
pale eoliche senza vento di dispersa paternità.
Attrazioni da zoo con chiosco di rinfresco
killer incoscienti di aquile reali
come all’isola di Pasqua, ma senza occhi verso il cielo.

Tania Di Malta – inedito

Tutti i diritti riservati agli autori

Tra i Realisti Terminali, da sinistra: Guido Oldani, Tania Di Malta, Giuseppe Langella, Izabella Teresa Kostka – presso l’Universitá Cattolica del Sacro Cuore a Milano, 2019

Foto in evidenza: Pixabay

COLLABORATORI: TANIA DI MALTA per la rubrica “TANIUSKA”

Con grande gioia diamo il nostro caloroso benvenuto a Tania Di Malta, la nuova collaboratrice del blog culturale internazionale “Verso – spazio letterario indipendente” per la rubrica dal titolo “Taniuska”.

Alla nostra Collega auguriamo numerose soddisfazioni professionali e tanto entusiasmo. Un abbraccio pieno di affetto. Buon lavoro!

Izabella Teresa Kostka

(Caporedattrice di Verso)

NOTA BIOGRAFICA di TANIA DI MALTA

Le sue poesie sono comparse in varie antologie: Il Federiciano e Verrà il giorno e avrà il tuo verso, Il Tiburtino, Habere Artem, Parole in Fuga di Aletti Editore. Nel 2016 le è stato conferito il titolo di Custode a Rocca Imperiale Il Paese della Poesia durante la presentazione del festival Il Federiciano. Inoltre è inserita nella raccolta poetica Oltre il Male, patrocinata dalla Cerifos di Milano (Antologica Atelier Edizioni). Inserita diverse volte nella Rivista Il Caffè, mensile di Arte costume e storia, nella rivista letteraria Liburni e in Kenavò. Nel 2014 finalista al Premio Mogol e nel 2015 menzione speciale al Premio Quasimodo per un racconto breve. Nel 2016 è stata finalista nel Premio Internazionale Antonia Pozzi. Pubblica nel 2016 la sua prima raccolta di poesie “Aquiloni sul mare nella notte” con CTL Editore. Menzione speciale al Premio Sant’Anastasia 2017 e vincitrice del premio della critica al Premio Internazionale Clemente Rebora. Nel 2018 pubblica la sua seconda silloge “Addio ai Girasoli” con CTL Editore. Inserita nell’antologia “Le maree della vita” CTL edizione. Ha pubblicato novelle satiriche nel sesto volume di “L’Antisociale” e nei “Quadernetti Poetici” Sifaperbenedizione. Fa parte della corrente poetica del Realismo Terminale di Guido Oldani. Vince ex equo, con un testo aderente al Realismo Terminale l’edizione 2018 del Federiciano.

La poetessa Tania Di Malta