FLASH QUIZ: IZABELLA TERESA KOSTKA 

FLASH QUIZ: IZABELLA TERESA KOSTKA

1 – Nome e Cognome: Izabella Teresa Kostka 

2 – Professione: Pianista, docente di pianoforte (laureata in pianoforte e belle arti con qualifiche pedagogiche), interprete, presentatrice eventi 

3 – Passioni / hobby: scrittura, organizzazione eventi culturali, giornalismo freelance, animali, arte in ogni sua forma e sfumatura, nuoto, teatro, fotografia

4 – Quale significato hanno per Te “Arte e Cultura”: L’arte e la cultura sono la più sublime espressione dell’intelletto e dell’emozione umana. Sono come catarsi e nirvana, fanno parte di me dall’acerba età, sono indispensabili per purificare questo nostro malato Mondo.

5 – Artisti preferiti: Tanti, sarebbero troppi da menzionare. Apprezzo soprattutto la passione,  l’umiltà e la “verità” nelle performance e nelle opere di ogni settore. Detesto il manierismo e la falsità. 

6 – Progetti attuali: Condurre la 3° stagione del Verseggiando sotto gli astri di… e far crescere il Gruppo per la diffusione della cultura e dell’arte Valchiria. Collaborare con la Carovana dei Poeti e far crescere “Verso – spazio letterario indipendente”.

7 – Sogni nel cassetto: Finire i miei prossimi due libri. Per il futuro più lontano: non morire nella solitudine cit.”vorrei non sparire nella dimenticanza”

8 – Essere intelligente vuol dire per te: Avere la mente aperta e senza pregiudizi. Sapere ritrovare il proprio equilibrio emotivo – intellettuale, saper ascoltare senza giudicare a priori e avere una bella dose di autoironia e senso dell’umorismo. Adattarsi ai cambiamenti.

9 – Dove va l’umanità di oggi?: Verso il dirupo dell’autodistruzione. Ha perso ogni ragione e non rispetta più nulla, conta soltanto il profitto. Sono piuttosto black nelle mie previsioni ma combatto ancora.

10 – Dove conduce l’arte contemporanea?: Verso i nuovi orizzonti e la ricerca sperimentale non sempre riuscita. Nonostante tutto amo l’arte contemporanea e faccio del mio meglio per “crearla” e per diffonderla in ogni modo possibile. L’arte arricchisce ogni società e non può essere trascurata.

11 – Ti piace sperimentare?: Sì, soprattutto cucinando  🙂

12 – Preferisci l’arte viva (teatro, performance live etc.) oppure scegli la registrazione (cinema, CD, Youtube etc.): Quella viva. L’emozione unica che vive nell’aria. Per la prima volta sono salita sul palcoscenico avendo appena 5 anni e… ne sono rimasta affascinata.

13 – Libri preferiti: narrativa, thriller legali e medici, libri storici e biografie. Poesia “ribelle” e filosofica.

14 – Secondo te i social network sono importanti? Sono molto utili ma devono essere usati con cautela. Personalmente mi trovo abbastanza bene sui social.

15 -Che cosa vorresti augurare ai nostri lettori?
Di sperare sempre e di non arrendersi mai. Memento audere semper, importante vivere in equilibrio interiore e capire che cit. “siamo piccole formiche nell’immenso Universo”. Pace sia con Voi!

GRAZIE PER AVER RISPOSTO A QUESTO FLASH QUIZ.

Izabella Teresa Kostka
per il Gruppo per la diffusione della cultura e dell’arte “Valchiria” 
Settembre 2017

Sito originale: 

http://gruppoculturalevalchiria.blogspot.com/

Tutti i diritti riservati

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RITRATTI: CINQUE POESIE DI FABIO STRINATI 

(by I.T. Kostka) Un artista poliedrico per niente scontato. Un linguaggio contemporaneo in cui possiamo ritrovare la ricerca stilistica sia nelle figure metaforiche sia nell’uso degli spazi e dei tempi. Niente tabù per la Sua travolgente e inquietante scrittura: nelle poesie di Fabio Strinati si riflette ogni dubbio, ogni dolore e malessere, ogni introspettiva riflessione dell’essere umano. L’autore, nonostante la giovane età, riesce a usare la penna in un modo molto efficace e non cede mai al vizio di “vuota e balbuziente retorica”. Ogni parola è perfettamente al posto giusto: né una di troppo né una di meno.  Oggi su “VERSO” presentatiamo un breve ritratto di questo talentuoso e promettente artista.

BIOGRAFIA
Fabio Strinati (poeta, scrittore, compositore) nasce a San Severino Marche il 19/01/1983 e vive ad Esanatoglia, un paesino della provincia di Macerata nelle Marche.

Molto importante per la sua formazione, l’incontro con il pianista Fabrizio Ottaviucci. Ottaviucci è conosciuto soprattutto per la sua attività di interprete della musica contemporanea, per le sue prestigiose e durature collaborazioni con maestri del calibro di Markus Stockhausen e Stefano Scodanibbio, per le sue interpretazioni di Scelsi, Stockhausen, Cage, Riley e molti altri ancora. Partecipa a diverse edizioni di  “Itinerari D’Ascolto”,   manifestazione di musica contemporanea organizzata da Fabrizio Ottaviucci, come interprete e compositore.
Strinati è presente in diverse riviste ed antologie letterarie. Da ricordare Il Segnale, rivista letteraria fondata a Milano dal poeta Lelio Scanavini. La rivista culturale Odissea, diretta da Angelo Gaccione, Il giornale indipendente della letteratura e della cultura nazionale ed Internazionale Contemporary Literary Horizon, la rivista di scrittura d’arte Pioggia Obliqua,  la rivista “La Presenza Di Èrato”, la revista Philos de  Literatura da Unia Latina, L’EstroVerso,  Fucine Letterarie, La Rivista Intelligente, aminAMundi, EreticaMente, Il Filorosso, Diacritica, la rivista Euterpe, Il Foglio Letterario, Versante Ripido, L’Ottavo, Nel Futuro.

Pubblicazioni:

2014  Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo.

2015 Un’allodola ai bordi del pozzo.

2016 Dal proprio nido alla vita.

2017 Al di sopra di un uomo.

2017 Periodo di transizione.

● 

Alcune poesie scelte: 

HO IMPARATO

Ho imparato presto a camminare
sulla scacchiera di un’epoca
a me contraria.
Ho visto nella folta spirale
l’imbarazzo per un’avventura
chiamata vita
che ormai per dissimmetria
ho presto dimenticato.

Ho visto te come nutrice di astri,
e in me, la moltiplicazione
di speranze indomabili
come sospiro ad ogni patimento.
Ho imparato la parola, 
rarissima perla contro il pianto
e la tristezza carica d’aroma.

*

A VOLTE

A volte, mi sento come sequestrato

e a tratti, 

come ominoso trambusto
dentro questa minuscola vita di trincea

e spesso, 

sento da me un distacco
che stravolge senza freni
il difetto della macchia, di quest’ombra
spesso schiava della strada

e poi,

tutto ricomincia dietro quella porta
chiusa per errore.

*

LA MIA ANIMA

Ho il cuore che batte forte sulla gola come
col bastone si batte sulla legna;
l’ansia si rivolge a me, astuta, mi muove
come un fuscello al vento 
di maggio
come sugli alberi lasciati soli a invecchiare nel tempo,

 

mentre la mia anima è dispersa, dove?

 

Nulla è più vasto dell’infinito che varia, che sfuma,
si disorienta, mai muore, come il dissolversi di una luce chiara
tra le scurite ore,
ombre,
come del suo ago la cruna.

*

ANORESSIA

Corpo svuotato, fermo, tracciato dentro
da invisibili tremolii,

dove fradicio l’umore, scola
l’anima sul pavimento
e la disperde nel momento che si cela.

Dentro, una bufera è nella selva smagrita
e l’alba, che negli occhi recide una crepa

in un’aria che osa aprire un varco
tra le vene, gli intrecci di nebbie
assiepate come ombre in un cesto d’ombra,

la morte è sulla riva, cruda nel suo cuore
come un aquilone che persino non vola.

*

LA MACCHIA

Come si dissolvono le nostre polveri nell’incertezza
della vita, o della morte che penetra che arriva
e alimenta altra morte, che impregna
la nostra vita che finalmente, al tocco della falce si svela.

Il tempo è in movimento e lontano;
e la solitudine serpeggia senza catene di ferro
durante i nostri momenti vuoti, 
e quando un po’d’ombra arriva a noi come
una macchia di petrolio su questa lavagna di vita,
il nostro vivere diventa fievole,
la nostra anima sbiadita.

Tutti i diritti riservati all’autore.

GIUSEPPE IMBESI “DALLA TERRA ITALIANA ALLA TERRA POLACCA” a cura di SABRINA SANTAMARIA 

Recensione: “Dalla terra italiana alla terra polacca” di Giuseppe Imbesi, stile da melting pot culturale.  

Romanzo di stampo siciliano, lettura leggera e piacevole, la caratterizzazione degli spazi mi ha fatta tornare indietro nel tempo, al Verismo verghiano del primo novecento quando anni fa lessi per la prima volta  “I Malavoglia”, soprattutto la casa del protagonista Ferdinando mi ricorda la casa del nespolo di Padron ‘Ntoni, proprio nella stagnazione siciliana il romanzo è ambientato, la Sicilia ancora terra di illegalità e di rigidità mentale. L’opera comincia con la descrizione del protagonista che si trova in casa a letto vittima di un infortunio avuto a lavoro da qualche mese, improvvisamente il giovane riceve una chiamata inaspettata, una  donna lo chiama e gli chiede se può andare a prenderla all’aeroporto di Catania, attraverso un sapiente Flashback Imbesi svela al lettore chi è la seconda protagonista del romanzo, Kasia, donna polacca che Ferdinando conobbe due anni prima durante una gita in Polonia, la quarantenne gestiva l’albergo dove il ragazzo pernottava, infatti fra i due vi è pure un gap generazionale, una differenza di età notevole fra uomo e donna tipico ormai di alcune coppie della società contemporanea. I nostri protagonisti non avevano più avuto modo di vedersi e sentirsi per diversi anni, in quanto Kasia era totalmente scomparsa, ma Ferdinando non l’aveva mai dimenticata, il nostro personaggio dopo quella brusca chiamata interrotta si chiedeva cosa mai volesse Kasia da lui dopo che era scomparsa senza una ragione. Quando i due si rividero la donna svelò quasi subito ciò che si nascondeva dietro i suoi occhi dolci come delle “mandorle”, ella era preoccupata tantissimo perché sua cugina Casimira non aveva dato più notizie di sé da qualche mese, proprio per questa ragione chiede aiuto a Ferdinando per scoprire la verità dietro quella storia che agli occhi dei nostri protagonisti sapeva di “losco”; Perché Casimira aveva mandato una semplice lettera a Kasia scrivendole che sarebbe mancata senza dare maggiori spiegazioni visto che le due cugine erano molto affiatate? È un mistero che il nostro protagonista svelerà  giungendo alla verità giorno dopo giorno prima di Piero, un suo amico poliziotto che il giovane conosce da sempre, ecco il motivo perché questo libro non si può catalogare entro un genere preciso, ha i connotati del genere giallo in quanto dietro questa storia vi è un alone di mistero, ha le caratteristiche di un’opera di stampo giornalistico, in quanto non mancano sprazzi di denuncia sociale da parte dell’autore, soprattutto verso le politiche ambientali perché vi sono tante descrizioni del territorio che è stato distrutto dall’inquinamento: “Ferdinando se ne sta affacciato alla finestra di casa sua al primo piano, in cerca di qualche corrente d’aria che possa spezzare quella morsa d’afa. Gli piace stare a guardare il panorama attorno alle sue quattro mura. Il vecchio borgo dove abita è veramente suggestivo, malgrado in lontananza ci siano le maledette ciminiere industriali con i loro fumi tossici.”  Fra l’altro lo stile attira il lettore per i molteplici vocaboli dialettali disseminati nel testo che non fanno che rendere la lettura più piacevole, scorrevole e leggera: “Stava rianimannu” (rianimando), “cocciu alivu mpassulutu” (oliva nera) come era soprannominato Piero per la sua statura e il suo colorito scuro, “sceccu” (asino). Non mancano tipiche usanze del Sud Italia, nella fattispecie siciliane come la granita al caffè con panna per colazione, anche le scene di abitudini quotidiane tipiche del Sud: “Angelina (madre di Ferdinando) preparava una buona grigliata di mulinciani (melanzane), pumadoru (pomodori), pipi duci e iaddenti (peperoni dolci e piccanti), si sedette ad aspettare la buona cena. Quando tutto fu pronto, prese un cozzo (tozzo) di pane e vi mise quel miscuglio di ortaggi grigliati.” L’autore non si limita ad inserire termini siciliani, ma per rendere più interessante la narrazione inserisce sequenze descrittive, in cui vi sono termini e gerghi polacchi come: “zamknij dziòb”(chiudi il becco), “Cicho  bądź”(Fai silenzio), “kiełbasy”(salsicce polacche), “polędwica”(lonza di maiale affumicata), “chrzan”(salsa di rafano).  Giuseppe Imbesi per tutto il resto del romanzo riesce a compiere un parallelismo fra la cultura italiana e la cultura polacca, nazioni per certi versi simili come storia e come cultura gastronomica, d’altronde in tutto il romanzo non mancano i riferimenti alla nostra epoca in cui i prodotti non sono più “nostrani”, ma di massa, indice della globalizzazione ormai affermatasi e del sentimento di *glocalismo  che l’autore sente dentro di sé. 

*La glocalizzazione: un processo individuato da qualche anno dagli intellettuali, in cui nel mondo contemporaneo ormai globalizzato emergono con forza i particolarismi locali.

Sabrina Santamaria 

Foto cover dal web

FLASH QUIZ VIP: GUIDO OLDANI  (padre del Realismo Terminale)

FLASH QUIZ VIP: GUIDO OLDANI 

1-Nome e Cognome: Guido Oldani

2- Professione:  Poeta

3- Passioni/hobby: il terzo millennio e la sua felice frattura totale.

4- Quale significato hanno per te “Arte e Cultura”: L’Arte è la forma che prende la vita in tutti i modi ed in questo tempo. La Cultura è lo strumento: traliccio di pensiero ed opere per rendere possibile la coesistenza di bellezza e bruttezza in tutti noi.

5- Artisti preferiti: Tutti quelli che in qualche modo abbiano a che fare con la fruttificazione del Realismo Terminale.

6- Progetti attuali:  Diffondere ed articolare il più possibile il libriccino  “Il realismo terminale” e le sue traduzioni, l’antologia “Luci di posizione” di Giuseppe Langella e “900 non più” di Battagia e Contessini.

7- Sogni nel cassetto: Non ho nulla che non siano i sogni.

8- Essere intelligente vuol dire per te: Non amare i cuochi, detti chef, i sarti, detti stilisti e i giornalisti, detti servi.

9- Dove va l’umanità di oggi? Nelle tasche dei dieci finanzieri che, senza muovere un dito, ci stanno disossando.

10- Dove conduce l’arte contemporanea? Forse è l’unico strumento non religioso che ci possa portare alla salvezza.

11- Ti piace sperimentare? Sì, credo che vada fatto costantemente.

12- Preferisci l’arte viva ( teatro, performance live etc.) oppure scegli la registrazione (cinema, CD, Youtube etc.)?  Sceglierei il loro mescolamento, che, se ben gestito, ci regala un mondo nuovo.

13- Libri preferiti: I classici russi, Il rosso e il nero di Stendhal, Sotto il sole di satana di Bernanos, Lavorare stanca di Pavese e Don Chisciotte, più qualche altro.

14- Secondo te i social network sono importanti?  Sono l’unica possibilità, pericolosissima, che i poveri hanno oggi per salvarsi dai veleni quotidiani e dai pellegrinaggi sbagliati. I non poveri sono già perduti.

15- Che cosa vorresti augurare ai nostri lettori? Di dedicare mezz’ora a questa intervista. Grazie.

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Ringrazio di cuore il Maestro Guido Oldani per la partecipazione a questo FLASH QUIZ. 

Izabella Teresa Kostka 

Per il Gruppo per la diffusione della cultura e dell’arte “Valchiria”

Settembre 2017

Tutti i diritti riservati agli autori. 

Sito web originale: 

http://gruppoculturalevalchiria.blogspot.com/


 

PASQUALE ERMIO “SIGILLO” a cura di SABRINA SANTAMARIA 

“Sigillo” di Pasquale Ermio

Pasquale Ermio non si dichiara un poeta e nemmeno uno scrittore, ma sono stati i critici a considerarlo tale. Egli, infatti, si definisce un veterinario che ha molto da imparare e scoprire. Ad oggi ha scritto tre raccolte di poesie: “Venti in versi”,  “Eracle e Iolao” e quella di cui vi parlerò in questo articolo, che si intitola “Sigillo” in cui nelle prime pagine leggiamo un piccolo pensiero dell’autore che afferma: “Spesso mi ritrovo a sognare cose impossibili per realizzare sogni possibili”. A volte noi pensiamo che i sogni siano evanescenti e che non si realizzino, invece, con la nostra buona volontà possiamo forgiare e trasformare le cose impossibili e farle diventare reali e tangibili. Questa raccolta è carica di inni alla natura, la quale viene esaltata evidenziando la sua indole ignota e sconosciuta. Ciò mi ricorda un po’ il superomismo dannunziano e il simbolismo baudelairiano in cui la natura viene narrata come un tempio del quale non si possono conoscere i segreti svelati solo dal poeta che con la sua sensibilità straordinaria decodifica i simboli della natura. Tra le liriche di Ermio mi ha particolarmente colpita l’ode “Senza ritorno”: 

Nave in deriva, fermi gli incatenati remi. Superstiti d’arsura, balia di onde estranee, stranieri sandali giacenze umane. Embargo d’acqua, imbarco di emazie, trasbordo di salme. Croce depenna le sponde, rotte su carta, partenze in affanno, spesso senza rientro alcuno.

Questa lirica è stata scritta per tutti i migranti che partono senza un avvenire e muoiono in mare, mi ricorda molto l’unanimismo ungarettiano in cui tutti gli esseri umani vengono riconosciuti come fratelli. È chiara la conoscenza di Pasquale Ermio della letteratura italiana tanto da prendere spunto dai maggiori scrittori che hanno fatto la storia italiana. Possiamo citare Carducci che nella sua ode “Funerea eclissi” parla della morte in modo paradossale dandole quasi vita e riconoscendole potenzialità di agire. “Infida sopraggiungi folgore e litania”, mi fa pensare il Carducci che descrive la morte che ha colto il piccolo Dante in tenera età. Credo che l’autore abbia manifestato una straordinaria sensibilità descrivendo paesaggi aridi e torbidi secondo il proprio stato d’animo, talora rigogliosi e verdeggianti , come nell’ode “Migrazione”: 

Il cielo è indicato da nuvole imponenti, bordate di luce. I colori pastello s’incendiano nel globo infuocato, nell’esodo di una coppia, anatre che, a stretto contatto, si defilano ansiose nell’ultimo bagliore del giorno. L’anima volteggia voluttuosa nell’ordita sagoma dei corpi.

Chi legge sa che ai poeti non è rimasto niente da dire, ma la poesia, con la sua dolce musicalità, può ancora scuotere le coscienze in questo secolo di vuoto esistenziale. Anche altri recensori  hanno descritto la poetica di Ermio, per esempio alcuni poeti nel sito “Poesiabar” hanno scritto queste espressioni  sull’opera: 

“La poesia salverà il mondo? In un certo senso sì, perché riesce a interpretarlo e a farlo vivere, in un dialogo fertile con l’universale e con il divino, grazie al suo potere simbolico ed espressivo, grazie alla sua musica, al suo ritmo, in grado di creare connessioni necessarie tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. Questo è “Sigillo” (Kimerik Editrice) di Pasquale Ermio, a conclusione di una trilogia poetica che giunge a un ideale di poesia come atto di parola capace non solo di indagare il reale, ma di rovesciare il male in bene, di incidere sul mondo. Un occhio esperto, attento al dettaglio e all’armonia della natura e degli animali, quello del poeta: ma nel sentire di uomo, nelle rime, nelle assonanze, nell’ispirazione ad altre forme d’arte come la pittura, tali dettagli – nel loro essere talvolta, quasi scientifici -, rivelano una trama profonda, quella dell’interconnessione armoniosa tra gli elementi del creato, dove ognuno ha un suo posto necessario e dove la poesia è vita, respiro, alito”. 

Condivido pienamente questa sinossi. Mi sembra utile e interessante inserire qualche stralcio di intervista che è stata fatta all’autore per capire meglio il significato del titolo e dell’opera.

“Qual è stata la scintilla che l’ha condotta a scrivere questo libro?”

Sigillo è la mia terza pubblicazione. Completa un percorso umano e poetico, una fase importante della mia esistenza, quella vissuta fino ad oggi. Giunge in un periodo di maturità, forse anche per questo si differenzia dalle precedenti, ma rappresenta, di pari grado, un tassello essenziale di riflessioni, di pensieri e di domande sul senso che può avere la vita. La scintilla è stata la stessa di sempre, un compendio di ispirazione, di creatività, di passione e di quel desiderio espressivo necessario al modo di relazionarmi con gli altri. La poesia aiuta molto a farmi sentire pienamente partecipe dell’universo.

“Ci vuole dire perché questo titolo?”

Nel rispondere a questa domanda mi sovviene la scena di un film comico dei famosi Stanlio e Onlio. Stanlio, dovendo spedire una lettera a una gentildonna, scriveva sulla busta la sigla SCUB (Sigillata con un bacio). Così, il mio libro ha come Sigillo “Il bacio del colibrì“, il dipinto in copertina realizzato dall’artista Angela Viola. Il termine “Sigillo” comprende vari significati, molti dei quali, anche se soffusi o sottaciuti, sono presenti nel libro. Spero che ciascun lettore li sveli e dia una sua interpretazione al titolo, dopo essersi immerso pienamente nel contenuto. La scelta è legata a “sigillo di mani”, uno dei versi della poesia “Amarsi”, quindi abbastanza datata nel tempo; la poesia “Sigillo” è arrivata successivamente. Ultimamente questo libro è arrivato primo al premio  “L’Anfora di Calliope”.

Sabrina Santamaria

Fonti del web://viruspoesia.beepworld.it/interviste.htm ,  Poesia.bar.wordpress

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FLASH QUIZ: PAOLA CASULLI

FLASH QUIZ: PAOLA CASULLI
1 – Nome e Cognome: 

Paola Casulli
2 – Professione:

Bibliotecaria 
3 – Passioni / hobby:

Scrivere, fotografare, viaggiare. Riempire interi taccuini di acquerelli, biglietti aerei, e autografi di gente incontrata durante i miei viaggi. Per avere sempre con me pezzetti di mondo lontano.
4 – Quale significato hanno per Te arte e cultura: 

Cultura deriva dal latino “colere”, coltivare. Io la intendo, insieme all’arte, da un punto di vista antropologico. Dove ciascun membro di una collettività,  “coltiva” il proprio spirito e quello dell’altro per far germogliare un comune senso etico e morale. L’arte e la cultura,  dunque, come strumento privilegiato per determinare un patrimonio di regole e modelli volto alla crescita spirituale dell’umanità.
5 – Artisti preferiti:

Passando da un’epoca ad un’altra come in una macchina del tempo, direi  le atmosfere essenziali di Edward  Hopper, i ritratti conturbanti di Dante Gabriel Rossetti, l’esotismo di Henry Rousseau, i corpi evanescenti di Pierre Puvis de Chavannes… e tanti altri. Su tutti Jack Vettriano. Il suo “The singing Butler” mi fa sognare di danzare almeno una volta nella vita su una spiaggia deserta a piedi nudi, fasciata in un lungo abito rosso, con il vento sulla schiena.
6 –  Progetti attuali:

Far decollare il mio ultimo libro di poesie (Sartie, lune e altri bastimenti) e terminare la mia raccolta di racconti per una pubblicazione spero imminente. 
7 – Sogni nel cassetto: 

Compiere il tanto agognato giro del mondo con l’uomo che amo e realizzare un libro di reportage, anche fotografico, sulle realtà vissute durante il viaggio.
8 – Essere intelligente vuol dire per te:

Per me l’intelligenza non si scardina dal suo significato più profondo. Ossia dal concetto di intelligenza emotiva. Conoscere, controllare e gestire le proprie emozioni per migliorare la capacità umana di adattamento all’ambiente e agli innumerevoli, profondi cambiamenti sociali e culturali della nostra epoca.
9 – Dove va l’umanità di oggi?: 

Si avvia verso un grande periodo di giustizia, di pace e di progresso. Solo che noi ora non riusciamo a vederlo perché viviamo nel grande, terribile momento di transizione. Imbrigliati come siamo nelle nostre paure per il diverso e il lontano da noi. Immobilizzati dalle guerre e dai conflitti. Coalizzati  sterilmente gli uni contro gli altri. Siamo popoli senza coerenza spiriruale e culturale, privati di veri leaders che sappiamo guidarci. Ma il massiccio, imponente spostamento di masse da un continente all’altro a cui stiamo già assistendo e l’allarme climatico a cui si dovrà far fronte, porterà ad un assestamento storico senza precedenti. Ad una integrazione di popoli, lingue e culture che, volenti o nolenti, ridisegnará le mappe di un mondo migliore. 
10 –  Dove conduce l’arte contemporanea?: 

L’arte contemporanea oggi é alquanto caotica e priva di quel significato che un medium immortale e di fondamentale importanza dovrebbe avere. Leggo in questa deriva il probabile riflesso dei tempi in cui agisce e si dispiega e una pericolosa omologazione degli artisti che non cercano di smuovere l’animo o le coscienze dell’osservatore quanto inseguire un apprezzamento sovente superficiale e qualunquista.

11 – Ti piace sperimentare? :

Vorrei ma non posso. Avere una forte propensione verso nuove ricerche di indagine non é  sufficiente. Sperimentare vuol dire conoscere approfonditamente ciò che determina le nuove problematiche. Confrontarsi con i cambiamenti epocali che ci attraversano.

Mettere in atto le giuste innovazioni stilistiche sia in campo poetico che artistico che ridefiniscano il linguaggio e la comunicazione. Mica roba facile!   
12 – Preferisci l’arte viva (teatro, performance live etc.) oppure scegli la registrazione  (cinema, CD, Youtube etc.): 

Adoro entrambe.  Il teatro é una delle mie vocazioni e svela il contrasto tra realtà e finzione. Mette in atto tutte le convenzioni che si celano dietro le maschere di ciascuno. Il cinema, se non ridotto a consumo di massa, ci permette di approfondire il nostro concetto di estetica nelle sue forme più concettuali ed è insieme conoscenza storica, sociologica e di costume.
13 – Libri preferiti: 

Il viceré di Ouidah di Bruce Chatwin, Canone inverso di Paolo Maurensing, Anime alla deriva di Richard Mason. 

Aggiungo tutta la letteratura americana del ‘900.
14 – Secondo te i social network sono importanti? : 

Direi di si perché permettono lo sviluppo di relazioni anche internazionali che, se pur virtuali, sarebbero altrimenti impossibili data la distanza considerevole tra un luogo e un altro.  Di convesso c’è il pericolo di una dipendenza che, sempre in agguato, incrementa la solitidine e una sorta di autismo dell’anima. 

Io personalmente preferisco di gran lunga i rapporti vis-à-vis.
15 –  Che cosa vorresti augurare ai nostri lettori?:

Un mosaico di valori nuovi e una rinnovata, forte connessione con le nostre emozioni.

GRAZIE PER AVER RISPOSTO A QUESTO FLASH QUIZ. 

Izabella Teresa Kostka 

Per il Gruppo per la diffusione della cultura e dell’arte “Valchiria”.

Settembre 2017

Sito originale: 

http://gruppoculturalevalchiria.blogspot.com/
Tutti i diritti riservati agli autori. 

NICHOLAS SPARKS “LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO” a cura di SABRINA SANTAMARIA 

Le parole che non ti ho detto” di Nicholas Sparks

Avvincente storia d’amore che ancora fa battere il cuore di chi la conosce e la scopre.  È un romanzo dai toni aspri e tristi, per certi versi, per altri è una vicenda che ancora emoziona, suscita commozione e sentimento di nostalgia nel lettore. I sentimentalisti, infatti, definiscono Sparks “Poeta dell’amore” perché nei giorni nostri chi meglio di lui ha saputo esprimere i sentimenti? Il romanzo comincia con una lettera scoperta da Theresa in una bottiglia, l’autore della lettera è Garrett, scrive alla donna amata, Catherine, tristemente scomparsa e mai dimenticata da quest’uomo. Theresa quando la lesse sentì una profonda puntura al cuore, qualcosa di molto profondo e vero che suscitava in lei molta tristezza, ma allo stesso tempo quella lettura la indusse ad avere la curiosità di conoscere Garrett. La nostra protagonista aveva avuto un trascorso negativo sul piano dei sentimenti, perché era divorziata ed era rimasta sola con un figlio, Bryan. Per anni aveva deciso di allontanarsi da qualsiasi uomo  per evitare di soffrire, ma quella lettera era rimasta scolpita nella sua mente tanto da non poter dimenticare quelle parole così sentite tanto che lei percepiva la sofferenza di quell’uomo come se fosse sua: “Mi manchi, amore, come sempre, ma oggi è più dura del solito, perché il mare ha cantato per me, e la canzone era quella della nostra vita insieme. Mi sembra di averti accanto, mentre scrivo questa lettera e sento il profumo dei fiori di campo che mi hanno sempre ricordato te. Ma ora queste cose mi lasciano indifferente. Le tue visite si sono diradate, e a volte ho la sensazione che la parte più importante di me stia scivolando lentamente via. Eppure mi sforzo. Di notte, quando sono solo, ti chiamo, e tutte le volte che il mio dolore giunge al culmine, riesci ancora a trovare il modo per tornare da me.”  Quando Theresa lesse queste frasi cercò di immaginare il suo autore, si sforzava di immaginare il suo volto, la sua età. Un giorno tramite i dati della lettera riuscì a risalire alla città di Garrett. Grazie al supporto di Deanne, un’amica sua,  riesce a trovare il nostro protagonista, tra i due nacque subito un’intesa, sempre di più cresceva un affetto profondo , un legame indissolubile. Entrambi si liberarono dai fantasmi delle loro paure, la figura di Catherine diventava sempre più fievole, più labile, svaniva, mentre Theresa  provava sempre più amore nei suoi riguardi, ebbe la gioia di vivere una vera storia d’amore. Theresa non disse subito a Garrett di essere a conoscenza delle lettere, solo alla fine rivela questo segreto, che il lettore conosce da sempre, ma rimane quasi per tutto il resto della vicenda celato al personaggio, da questo si evince il titolo di questo capolavoro, inoltre egli  non comunica fino in fondo i suoi propositi(vivere con Theresa), solamente nell’ultimo capitolo si palesano, ma ci sarà un impedimento più forte di loro che non li farà stare insieme. Si potrebbe facilmente creare un parallelismo tra la figura del protagonista e quella del suo autore, leggendo il romanzo si ha l’impressione che Sparks abbia voluto raccontare di sé, narrare dei suoi sentimenti e immetterli nelle parole di Garrett, è come se la voce narrante e l’autore si unissero insieme per decantare le stesse emozioni alla donna amata, anche fra le due donne vi è un consonanza, l’una completa l’altra, la storia comincia quando già Catherine non c’è più e la sua triste vicenda viene scoperta passo passo durante la scoperta del libro, mentre Theresa si racconta da se stessa, sono i suoi gesti, i suoi pensieri a parlare di lei, ella è materia vivente, si muove ed è proprio la pedina grazie alla quale nasce tutta la vicenda, da un suo atto di coraggio partirà una grande storia emozionante che ha fatto appassionare intere generazioni. A  Sparks  non piace narrare un lieto fine, per quanto nella sua prosa vi sia della poesia fa sempre i conti con la realtà, i suoi romanzi non hanno mai finali da fiaba o da favola, ma riproducono in modo nudo e crudo le tristezze della vita quotidiana, i suoi personaggi dipendono dalla sua penna come noi siamo sottoposti alla vita, essi di questo Bestseller sono vittime della sorte del destino, tutto si chiude come un cerchio, Theresa all’inizio dell’opera è sola e rimane tale. Lo consiglio come lettura perché è coinvolgente, può essere letto solo di un fiato e fa aprire gli animi più anti-romantici ai sentimenti.

Sabrina Santamaria

Tutti i diritti riservati all’autrice 

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