Verso consiglia: “Viaggio poetico tra case e anime di scrittori, pensatori e artisti” di Rosa Maria Corti

Con piacere segnaliamo una nuova pubblicazione di spessore edita dalla prestigiosa casa editrice Montedit: “Viaggio poetico tra case e anime di scrittori, pensatori e artisti” di Rosa Maria Corti, poetessa e scrittrice comasca di talento già affermato e di penna sublime. La prefazione del critico letterario e poeta Prof. Luigi Picchi e le note critiche a cura del traduttore, critico letterario e poeta Prof. Vincenzo Guarracino.

• Note critiche a cura del poeta, traduttore e critico letterario Prof. Vincenzo Guarracino

“Il mio modo di viaggiare talvolta mi regala incontri meravigliosi”, dice Rosa Maria Corti in un momento topico del libro, nella nota al testo dedicato a Segantini, rivelando la chiave stessa di tutto il suo “favoloso” peregrinare che l’ha portata a inseguire e incontrare la “promessa di un sogno” attraverso luoghi di impervia e sconosciuta bellezza, in cui solo a pochi è dato riconoscerla nella sua ruvida amabilità…
Nel titolo è certo scritto che ciò che le interessa è la “casa” intesa come il luogo entro cui hanno trovato ospitalità e consistenza interiore ed esteriore,virgiliani simulacra luce carentum, simulacri e fantasmi di una vita bisognosi di luce, sogni, trasferiti in colori e parole nelle forme dell’arte e della poesia.
Ma in realtà, il libro inclina soprattutto ad evidenziare che sono le “anime” quel che maggiormente balza fuori dai testi: la teoria di personaggi, “scrittori-pensatori- artisti”, tutti di straordinaria rilevanza, colti, nella cinquantina di epilli che compongono la silloge, in situazioni paradigmatiche di fascino…”.

• Dalla prefazione in forma di lettera a cura del poeta e critico letterario:
Prof. Luigi Picchi

“…raccogliere in una silloge (anche fotografica) poesie ispirate a visite presso case di poeti, scrittori e artisti è stata un’idea molto suggestiva e particolare, come pure quella d’accompagnare ogni poesia con una didascalia esplicativa di carattere storico-turistico rendendo questo “prosimetro” una sorta di beadeker. Ne è uscito un romanzo lirico di un pellegrinaggio letterario sulle tracce di personaggi illustri, delle loro visioni e delle loro ossessioni; un percorso tra Francia, Svizzera ed Italia…”.

Architettura familiare I (pag.30)

La casa di sassi,
a ridosso del monte,
ha stanze che ascoltano
il respiro del bosco
e stanze che scrutano
il fiume più a valle.
La casa di sassi
ha muri assai spessi e legni
invecchiati che son quasi neri.
La casa di sassi mi riporta echi,
risuona ancora la lingua morta:
“Vendül *1, ghislòn *2, cadòlca *3, cràp *4, ta vengi al Gabinàt *5…”.
La casa di sassi,
un mondo di preghiera e fatica,
nella cantina profumo di vigna,
presso il fienile la cusinascia,
verze e gabüs6 là sotto il tetto.
Chissà se le piace il mio idioletto…

~

Ricordo della casa della nonna materna nata nel 1884 a Castello dell’Acqua (So). Note: *1. Slavina *2. Mirtillo *3.Vino e latte *4. Roccia *5. Ti vinco il Gabinàt. Il giorno dell’Epifania chi riusciva per primo a pronunciare la parola Gabinàt, dal tedesco “Gaben nacht”, notte dei doni, aveva diritto a ricevere un dono dall’altro. 6. Cuore del cavolo.

La casa di Bruno Gandola (pag.79)

T’accoglie una croce campestre,
segno sacro che riconduce alla radice,
simbolo di scelta e riflessione,
d’energia creativa
che accende lo sguardo,
guida il pennello,
incide la materia.
Ti colpisce la pacatezza del gesto,
l’azzurro della pupilla,
nella luce s’infutura la ricerca
di bellezza e verità.
La sua casa è isola di pace
e insieme fucina, crogiolo,
semenzaio dove si coltivano
amicizie, luogo dove
si tiene scola de umanità.

~

Bruno Gandola è pittore, scultore, incisore, ceramista e scagliolista. Occhi azzurri e barba bianca, schietto e modesto, degno erede dei Magistri Comacini, Bruno nasce a Milano nel 1940 e in quella città insegna all’Accademia di Belle Arti di Brera per molti anni, ma è in Valle Intelvi, la terra dei Gandola, che ritorna ogni anno e nel “cascinotto” nascono le fontane zampillanti in marmo e pietra, i bronzi raffiguranti sacro e profano, l’omaggio agli Alpini del Battaglione Valle Intelvi e tante iniziative artistico-culturali che ruotano intorno al suo Museo dello Stucco e della Scagliola che cura con la moglie Floriana Spalla. Il Museo, sito a Cerano Intelvi, è visitabile.
Di Bruno e Floriana, in particolare, è l’idea della ricostruzione dell’antichissima chiesetta alpestre di San Zeno che la tradizione vuole edificata quale voto da alcuni Magistri di ritorno da Verona e sorpresi sul Lario da una tempesta. In questa chiesa furono rinvenute due lesene decorate nelle quali la Professoressa Spalla individua le figure della regina Teodolinda e del re Autari. Si veda in proposito il mio libretto intitolato: “Teodolinda e il mistero della Venere Ceraunia”, Montedit editore 2020.

Breve nota biografica

Rosa Maria Corti, nata a Oggiono (Lc), oggi vive in Tremezzina sul lago di Como. Scrittrice eclettica, già collaboratrice della rivista Como & dintorni e del Quaderno Scientifico di APPACUVI, ha parte attiva nel settore cultura di The Milaner rivista giornalistica on-line. Presente nell’“Enciclopedia degli Autori Italiani”, è inserita in prestigiose antologie e ha ottenuto molti riconoscimenti in importanti concorsi letterari tra i quali il Premio Antonio Fogazzaro, il Premio Internazionale Europa in versi, il Premio Internazionale P. Martin – A. Testore e il Premio Alda Merini. Tra le sue opere, in prosa e in versi, si vogliono qui ricordare “Storie della Valle Intelvi. Artisti, eroi, maghi e vicende popolane dal Medioevo ai giorni nostri” Ed. Edlin 1999; la trilogia medioevale “Mistero all’abbazia”; “La Colombera”; “Né angeli né demoni” Ed. Montedit; la trilogia poetica “Il mio Lario”, “La mia valle” e “La mia Provenza” Ed. LietoColle; “Il Generoso. La montagna dei racconti, delle fiabe e della poesia” Ed. Macchione; “Valle Intelvi. Paesaggio Storia Curiosità” Ed. Pifferi; “Teodolinda e il mistero della Venere Ceraunia” Ed. Montedit 2020; “Viaggio poetico tra case e anime di scrittori, pensatori e artisti” Ed. Montedit marzo 2021.

Rosa Maria Corti

Info editoriali

– Autore: Rosa Maria Corti

– Titolo: “VIAGGIO POETICO tra case e anime
di scrittori, pensatori e artisti”

– Collana I gigli (poesia), Editore Montedit, Marzo 2021 pag. 92, Euro 10.00.

– Acquistabile presso l’editore e tutti i canali tradizionali.

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Poesia: “Carta d’idAntità (25 marzo 2021)” di Barbara Rabita

Carta d’idAntità (25 marzo 2021)

Ti aspettavo alle soglie
di questa selva oscura
per percorrere un tratto
insieme a te, conficcarmi
nel ghiaccio della ribellione
ed essere sospinta
dal vento dell’amore.

Molte bocche ha la mia rabbia
fagocito paure, mangio i miei
figli, aborti di futuro
inglobati dallo schermo
dell’oblio e della smemoratezza.

Lontano è il paradiso e
per quanto purghiamo
I nostri destini
le stelle ci guardano posticce
dal soffitto di un appartamento
chiuso, inutile varcare l’uscio
inutile mostrare i documenti
del sorriso.
Il buio ha i denti gialli,
angeli dalle ali spezzate
vagano in cerca di un approdo.

Barbara Rabita

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Poesia: “Foglio di carta” di Lucia Bonanni

FOGLIO DI CARTA

Per me
sei tutto e niente,
sei alchimia di spazio e tempo
misura empirica di dissolvenze
e rinascita continua.
A volte
come un ricordo smarrito
salti fuori da un cassetto
altre in cespi di lavanda
dai forma a scampoli di fiori.
Da piccola
ti usavo per incartare la merenda
da portare a scuola
e poi per fissare sogni adolescenti,
oggi ti guardo e sospiro
e mentre ti piego, ti stropiccio e ti accartoccio
d’inchiostro ti imbratto la faccia.
Nel tuo candore
ravviso un canto bianco di sirena
nel tuo rossore
il fuoco che scalda e la passione che consuma.
Cosí, nella tua quarta dimensione
cerco l’impossibile e dentro i tuoi confini
riga per riga lascio tracce di pensieri.
E non sei ghiaccio e non sei sole
e non sei zucchero filato che tra le mani
dondola di un bambino ignaro
e neppure schiuma d’onda che sulla riva scivola e si perde.

Sei un compagno… un senso discreto
un amico che sa aspettare quieto … e mai tradisce.

Lucia Bonanni

Tutti i diritti riservati all’autrice

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ACQUA UN BENE VITALE PER LA PERSONA E PER LA NATURA (di Eduardo Terrana)

ACQUA UN BENE VITALE PER LA PERSONA E PER LA NATURA (di Eduardo Terrana)

L’acqua è una risorsa vitale per tutti gli esseri viventi che sono costituiti in gran parte di acqua. Nell’essere umano l’idratazione è indispensabile per il suo benessere, la sua carenza può determinare scompensi che vanno dai crampi alle allucinazioni ed alla perdita di coscienza.
L’acqua risulta essere la sostanza più diffusa sulla terra: il 97,3% è negli oceani e nei continenti; il 2,7% è presente sotto forma gassosa nell’atmosfera.
È stato calcolato che gli oceani contengono 1350 milioni di km cubici di acqua, che altri 770 mln di km cubici di acqua sono sotto terra in varie forme, anche come
acqua di cristallizzazione, ed infine che 28 milioni di km cubici di acqua sono ghiacciati nelle calotte polari.
L’acqua è, quindi, dappertutto ma non per tutti nel mondo è così semplice da trovare, come non è tutta ugualmente utile. Ce n’è una parte particolarmente preziosa: l’acqua dolce, che serve di più all’uomo, ma anche agli animali e alla vegetazione, come a ogni forma di vita. Lo sviluppo economico, oggi cresciuto oltre misura, utilizza, inoltre, molto di questa preziosa risorsa, infatti largo impiego di acqua dolce si ha nell’industria e nell’agricoltura.
Tutto ciò dice della enorme e indispensabile utilità e insostituibilità dell’acqua per l’uomo e per l’ambiente, da sempre, tanto da meritare il grande rispetto e il culto che gli esseri umani del mondo antico avevano per questo prezioso elemento naturale che adoravano come divinità. Analoga considerazione però non si riscontra nel nostro tempo! Si deve, infatti, rilevare che l’attenzione e il rispetto dell’uomo per l’acqua nel mondo contemporaneo si manifesta in termini fortemente deficitarii. L’abitudine allo spreco e la noncuranza fanno perdere spesso di vista la necessità di proteggere questa risorsa, che è la più importante del pianeta. Gli effetti sono un inquinamento diffuso di acqua dolce che non risparmia ormai le stesse falde acquifere. Contaminanti l’acqua sono: gli scarichi fognari, che sono causa anche di molte malattie infettive; i detergenti sintetici; l’inquinamento agricolo, a causa dei concimi chimici, diserbanti, insetticidi, che la pioggia lava via e vengono così convogliati nei corsi d’acqua; l’inquinamento industriale, causato dall’uso di sostanze nocive o addirittura tossiche come piombo, ammoniaca, oli o solventi vari; l’inquinamento termico dovuto all’utilizzo da parte delle centrali idroelettriche e nucleari delle acque da usare per il raffreddamento dei processi industriali.
Il dato relativo all’inquinamento ambientale è impressionante: circa 2 milioni di tonnellate di rifiuti sono riversati, ogni giorno, nei fiumi, affluenti e laghi. Se l’inquinamento continuerà a un ritmo identico a quello della crescita demografica, il pianeta perderà 18.000 m3 di acqua dolce da qui al 2050, ossia quasi nove volte la totalità di quello che utilizzano oggi i paesi per l’irrigazione. Ogni anno, dai 300 ai 500 milioni di tonnellate di metalli pesanti, solventi, fanghi di depurazione tossici ed altri rifiuti provenienti dall’industria s’accumulano nelle riserve d’acqua.
Su una buona parte della Terra, dunque, la presenza dell’uomo contrasta con quella di un sano ecosistema.
Vale ricordare che nel mondo non tutti hanno una larga disponibilità di acqua dolce.
Due bambini su dieci oggi non hanno possibilità di bere acqua. E questo è un problema grave in un contesto, peraltro, allarmante, caratterizzato, a livello planetario, dalla siccità e dalla desertificazione, che avanza sempre di più in molte aree del pianeta.
La “Giornata mondiale dell’acqua”, voluta, nel 1993, dall’Assemblea delle Nazioni Unite, che si celebra ogni anno il 22 marzo, proclamò che “ L’acqua è un bene comune che appartiene a tutti gli abitanti della terra ed è patrimonio dell’umanità. È un diritto fondamentale e inalienabile che va garantito a tutti “. Le Nazioni Unite hanno fatto obbligo, pertanto, a tutti gli stati membri di assicurarla alle rispettive popolazioni; inoltre, al fine di informare i responsabili politici e decisionali, di come migliorare la gestione delle risorse idriche e l’accesso all’approvvigionamento idrico e ai servizi igienico-sanitari, che sono essenziali per superare la povertà e affrontare varie altre disuguaglianze sociali ed economiche, redigono ogni anno il “Rapporto mondiale sullo sviluppo delle risorse” che viene presentato nella giornata celebrativa del 22 marzo.
Dal Rapporto scaturisce l’amara realtà della condizione dell’uomo nel suo rapporto con l’acqua. Circa il 40% della popolazione mondiale, un miliardo e 400 milioni di persone, si trova in stato di penuria d’acqua con meno, mediamente, di 2,7 litri di acqua al giorno per persona. Vale considerare, per comprendere tale drammatica realtà, che negli Stati Uniti la disponibilità di acqua giornaliera per ogni abitante è di 425 litri. Ancora nel 2021, due miliardi e cento milioni di persone nel mondo, pari a tre su dieci, non hanno un accesso sicuro all’acqua potabile e 4,5 miliardi di persone, pari a sei su dieci, non possiedono sufficienti servizi igienici sicuri. Inoltre 68,5 milioni di persone sono costrette a fuggire da casa a causa di conflitti e persecuzioni, mentre 25,3 milioni di persone mediamente ogni anno sono costrette all’emigrazione a causa di disastri naturali, il doppio rispetto ai primi anni Settanta. Inoltre 5 milioni di persone, di cui un milione e cinquecentomila bambini, muoiono ogni anno per malattie relative alla qualità dell’acqua.
Il Rapporto evidenzia che l’accesso all’acqua potabile è fondamentale per la salute dei bambini in tutto il mondo, e mentre rileva che un bambino nato nel mondo sviluppato consuma dalle 30 alle 50 volte più acqua di un bambino nato nel mondo in via di sviluppato, mette, contemporaneamente, in risalto che sono circa 425 milioni i bambini che continuano a vivere in condizioni di penuria idrica.
Il Rapporto mette ancora in risalto che in molti paesi donne e bambini percorrono lunghe distanze per attingere e trasportare l’acqua necessaria alla loro famiglia per bere, lavare e cucinare.
La disponibilità di acqua cala ogni anno. Secondo i dati ONU nel 2025 un miliardo e ottocento milioni di persone vivranno in Paesi e regioni con assoluta scarsità d’acqua e due terzi della popolazione mondiale potrebbero essere in condizioni critiche. Il problema della disponibilità di questo prezioso bene e della sua gestione e distribuzione, equa e solidale, è, contemporaneamente, all’origine di scontri sociali in molte parti del mondo, dall’India alla Bolivia, dalla Cina alla Africa, al Medio Oriente.
Sono stati recensiti 507 eventi conflittuali legati all’acqua, di cui 37 hanno implicato il ricorso alla violenza e 21 azioni militari: una di queste è il conflitto in atto arabo-israeliano per la gestione delle risorse idriche nella zona.
D’altra parte, la sempre maggiore carenza idrica, e soprattutto la sua diseguale distribuzione, sta trasformando in oro blu l’acqua potabile sul nostro pianeta. Stante alle previsioni nel 2025 la disponibilità annuale di acqua scenderà dai 6600 metri cubi attuali a 4800 metri cubi a persona.
Sono 135 milioni, le persone che rischiano l’esodo forzato dai luoghi in cui abitano per cause ambientali e 3,4 miliardi, circa la metà della popolazione mondiale, quelli che abitano zone esposte ad almeno un rischio ambientale dall’impatto rilevante tra siccità, inondazioni, frane, cicloni, eruzioni vulcaniche, terremoti.
Viene rilevato anche che: l’acqua è uno degli elementi che maggiormente subiscono l’impatto del cambio climatico, in corso, che manifestandosi spesso con eventi estremi, acuiscono la gravità della situazione: lo scioglimento dei ghiacciai è aumentato dell’1% annuo negli ultimi 35 anni, con una conseguente riduzione delle riserve idriche di acqua potabile. Ma anche la diminuzione della portata dei fiumi e delle precipitazioni nell’area mediterranea, che favorisce i processi di desertificazione, sono fenomeni che sempre più assottigliano le riserve d’acqua potabile.
Il Rapporto rileva che la domanda globale di acqua è destinata a crescere di circa l’1% l’anno fino al 2050, in ragione soprattutto della crescente domanda a livello industriale e domestico. Stima, altresì, che verso il 2050 , sette miliardi di persone in 60 paesi, nell’ipotesi più pessimista, o 2 miliardi di persone, nell’ ipotesi più ottimista, saranno confrontate ad una penuria d’acqua, aggravando la situazione dei paesi più poveri d’acqua: il Kuwait, la Striscia di Gaza e gli Emirati Arabi Uniti.
Il consumo di acqua è presso che raddoppiato nel corso degli ultimi 50 anni e va considerato che 45 milioni di nuovi ettari di terra saranno irrigati da qui al 2030 in 93 paesi in via di sviluppo e questo necessiterà un aumento del 14% dei volumi d’acqua destinati all’irrigazione, che però risulta essere estremamente inefficace perché circa il 60% dell’acqua utilizzata si spreca a causa di cattivi drenaggi e di irrigazioni mal funzionanti, con un danno per oltre il 10% delle terre irrigate.
Ci sono parti del mondo in cui l’acqua oggi è un bene raro e preziosissimo e disponibile in quantità infinitesimali di contro in altre parti in cui l’acqua c’è in abbondanza, quando non addirittura troppa, e si sperpera .
Il mondo appare sempre più diviso in due categorie: i ricchi d’acqua ed i poveri d’acqua. E di contro sempre più società multinazionali stanno acquisendo il controllo delle fonti di acqua dolce, trasformando l’acqua, diritto inviolabile dell’essere umano, in una merce. Situazioni simili stanno avvenendo in tante parti del mondo, e contro questa mercificazione dell’acqua si stanno mobilitando numerose organizzazioni internazionali.
Nel rilevare allora l’importanza dell’acqua come elemento della vita non si può non ribadire che urgono misure urgenti ed interventi a brevissimo, medio e lungo termine, come urge prendere coscienza ed agire di conseguenza che l’acqua non è e non deve essere una fonte di profitto perché essa è una sostanza ben più preziosa: la vita stessa. Non si può, peraltro, rilevare come sia importante prendere coscienza, a livello personale e collettivo, di non inquinare l’acqua se vorremo mantenere la vita sul nostro pianeta, ed agire conseguentemente e responsabilmente. Come è auspicabile, altresì, che sui principi e sui valori che informano le dichiarazioni internazionali sin qui redatte e che sono state sottoposte all’attenzione ed alla sensibilità dei governi del mondo, gli Stessi provvedano a tradurli il più presto possibile in provvedimenti concreti di legge da fare osservare scrupolosamente. Ognuno, nel suo piccolo, comunque, può fare tanto per contribuire a dare una soluzione al problema, iniziando dal non usare e trattare l’acqua in modo sconsiderato. Ogni goccia d’acqua è un bene prezioso.

Eduardo Terrana
Giornalista – saggista- conferenziere internazionale su diritti umani e pace
Diritti riservati

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Foto dal web

Presentazione: “Scusami… ma continuo a sognare” (Armando Siciliano Editore) di Desirée Ferraro

Presentazione: “Scusami… ma continuo a sognare” (Armando Siciliano Editore) di Desirée Ferraro

Sono felicissima di proporvi l’imminente pubblicazione del romanzo autobiografico “Scusami ma continuo a sognare”(Armando Siciliano Editore) della giovanissima e talentuosa Desirée Ferraro. L’autrice è una teenager molto promettente che potrebbe continuare a stupirci! Speriamo che questo romanzo sia il primo di un cammino letterario ricco di soddisfazioni quindi ad maiora a questo candido bocciolo. La presentazione di questo coinvolgente romanzo autobiografico si terrà il 13 marzo alle ore 18:00-19:00 potrete seguirci in diretta su facebook. Interverranno: Danilo Lo Giudice, Annalisa Miano, il professore Giuseppe Corica, la professoressa Francesca Spadaro, l’autrice, l’Editore e, piacevolmente, anche io relazionerò. Questa pubblicazione vi sorprenderà. Non mancate!

Sabrina Santamaria

Firmacopie- ore 17:00-18:00- Villa Ragno- Santa Teresa di Riva- ore 19:00- 19:45

Tre poesie inedite di Maria Rosa Oneto

Occhi di cielo

La morte non si vede.
Forse, avrà la faccia
da donna truccata.
Da ballerina con
le calze a rete.
L’abito scollato,
ricamato da schegge
di vetro..
La morte, sorride
sempre compiaciuta,
col ghigno di una jena
che trascina la preda,
all’ombra di una sterpaglia.
Nessuno l’ha mai vista piangere,
neppure, quando, al
cadere delle bombe,
fa strage di bambini.
O li vede naufragare
al turbinio delle onde.
Magri, deperiti,
senza un filo di voce
per gridare:”Aiuto”!
La morte,
arriva improvvisa,
ti strappa dalle mani
la valigia, quel giubbotto, pagato a rate, il bacio del gigolò latino.
L’ultima poesia, scritta
sulla carta da giornale
e quegli occhi, pieni
di cielo, che mi facevano impazzire
di un amore crudele!

Siamo cavie

Siamo cavie da laboratorio,
con il cervello
privo di neuroni.
Schiavi del potere
che ci ha annientato,
chiudendoci
in casa.
Un bavaglio sulla bocca,
per impedirci di parlare, di sorridere,
di protestare, d’amare.
L’urlo della paura
ha spezzato
le catene dell’ardire.
La voglia di fare.
La ribellione di
un Popolo: audace
e fiero.
Siamo rimasti
anestetizzati,
polverizzati
dalla mancanza di lavoro e da una povertà, costruita a
tavolino.
Siamo soltanto: burattini in mano a gente malvagia, che
conoscono soltanto:
il denaro e il potere.
Giorno verrà, che la
“Cupola dell’Inganno”,
crollerà con gran
fragore di tuono.
E ovunque il Dio
dell’Amore trionferà
a benedire l’Uomo: giusto e buono!

Sonno tormentato

Accanto al fuoco
a leggere un libro.
Le fiamme
scaldano il cuore
e quelle pagine
dove i miei sogni
prendono vita.
Un tenero tepore,
addolcisce la sera,
che si anima
di figure misteriose,
di villaggi immaginari,
di tribù nomadi
che scalano la luna
e da lassù, sorridono,
schiamazzano,
lasciandoci stupiti.
Sul libro, ho posato
il capo, per trattenere
quelle emozioni
e dar pace a questo
sonno, da troppo tempo tormentato!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

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Presentazione della raccolta di liriche “Perle di luna” (Armando Siciliano Editore) di Patrizia Somma

Presentazione della raccolta di liriche “Perle di luna” (Armando Siciliano Editore) di Patrizia Somma

Questa inedita opera letteraria verrà presentata il 14 Marzo alle ore 11:15-12:15 presso l’Agriturismo “Il Sole e il Sale” a Capomulini (Acireale). Avrò l’onore di essere relatrice di questo evento letterario in cui interverranno la pittrice Giusy Mintendi, l’autrice e l’Editore Armando Siciliano. Vi invito a segnare anche questa raccolta di poesia fra i vostri prossimi libri da leggere in quanto è sensazionale.

Sabrina Santamaria

DONNA OGGI  L’EQUITÀ  DI  GENERE  UN  OBIETTIVO  MANCATO (di Eduardo Terrana)

DONNA OGGI L’EQUITÀ DI GENERE UN OBIETTIVO MANCATO
(di Eduardo Terrana)

Sarebbe certamente uno storico traguardo raggiunto se potessimo scrivere che l’uguaglianza dei sessi è finalmente una realtà, che la donna è finalmente nella condizione di poter esercitare i suoi diritti in termini di reciprocità ed alla pari con l’uomo, che finalmente la Persona Donna ha avuto il suo pieno riconoscimento formale e sostanziale, ma, purtroppo, tutto ciò non possiamo affermarlo né scriverlo del tutto, essendo ancora irrisolto su vari fronti la problematica del ruolo che la donna ha e deve svolgere nel mondo d’oggi.
Il dibattito sulla donna si pone, pertanto, in una prospettiva che investe vari aspetti e la donna fa problema, più di ieri, più di sempre. Non si riduce ma si amplifica il suo gap rispetto all’uomo, la Donna non recupera sul fronte dei diritti e l’equità di genere resta un obiettivo irrealizzato.
Nel 2021 essere Donna costituisce, pertanto, ancora una aspettativa di diritti che attende esaurienti risposte.
Troppi ancora i casi in cui le donne vengono discriminate, sottopagate o subiscono violenza, sia fisica che psicologica, che le vietano il valore della dignità ed il possesso e l’esercizio dei diritti.
Troppe le donne che ancora subiscono in silenzio e non trovano il coraggio di ribellarsi e di uscire da un degradante stato di sottomissione.
Troppe ancora le donne, che hanno paura e che vivono lo stesso ambiente familiare con timore, situazione che la pandemia in atto ha purtroppo, peggiorato, lasciando le donne vittime di violenza domestica più isolate con i loro figli.
Troppe le donne che ancora non si sono rese conto di essere un Soggetto responsabile naturale nella vita coniugale, in un rapporto di coppia da vivere alla pari con l’uomo, in quanto Persone appartenenti alla stessa specie umana e dotate delle medesime capacità intellettive.
Troppi ancora gli uomini che non si rendono conto che la Donna è il loro alter ego con la quale interagire in termini di reciprocità, nella consapevolezza di essere necessari l’uno all’altra e di vivere nel reciproco rispetto e collaborazione diritti e doveri.
Così parliamo ancora di violenza sulle donne. Una donna su tre la subisce almeno una volta nella vita e oltre il 40% di loro si tiene dentro l’umiliazione e non la rivela a nessuno. Così assistiamo alla rinuncia obbligata delle Donne ad essere protagoniste della loro vita.
Registriamo, allora, una quasi sconfitta storica sul fronte della crescita e della affermazione della Donna, come Persona e come Soggetto giuridico internazionale, in ordine agli obiettivi strategici stabiliti dalla Piattaforma redatta dalla “Conferenza delle donne” di Pechino, nel 1995, che individuava, per il raggiungimento della parità di genere, dodici aree critiche, considerate come i principali ostacoli al miglioramento della condizione femminile, e specificamente: donne ed economia; violenza contro le donne; donne e ambiente; donne in ruoli di potere e processi decisionali; donne e povertà; istruzione e formazione delle donne; donne e salute; donne e conflitti armati; meccanismi istituzionali per favorire il progresso delle donne; diritti fondamentali delle donne; donne e media; le bambine.
La Conferenza di Pechino, sosteneneva, così, la necessità di spostare l’accento sul “concetto della differenza di genere”, e sottolineava come le relazioni uomo-donna all’interno della società, dovessero essere riconsiderate, mettendo le donne su un piano di parità con l’uomo in tutti gli aspetti dell’esistenza.
Affermava, inoltre, che i diritti delle donne sono diritti umani nel significato più pieno del termine e che il principio delle pari opportunità tra i generi e della non discriminazione delle donne in ogni settore della vita, pubblica e privata è da considerare un valore universale.
La conferenza di Pechino,quindi, accoglieva le novità più significative delle istanze delle donne incentrate per lo più sulla valorizzazione della differenza di genere come stimolo per una critica alle forme attuali dello sviluppo e della convivenza sociale, ed elaborava, conseguentemente, un programma coerente che ruotava attorno a tre parole chiavi: Genere e differenza, Empowerment e Mainstraming.
“Genere e differenza”, nel senso che per costruire una parità di opportunità ed uno sviluppo equo e sostenibile, è necessario mettere al centro delle politiche la reale condizione di vita delle donne e degli uomini, che è diseguale e diversa.
In tale accezione bisogna allora valutare l’impatto delle politiche sulle reali condizioni di vita di donne ed uomini, sapendo che esse sono tra loro disuguali e diversi.
“Empowerment”, nel senso di attribuire potere e responsabilità alle donne attraverso il perseguimento delle condizioni per una loro presenza diffusa nelle sedi in cui si assumono decisioni rilevanti per la vita della collettività.
“Mainstraming”, nel senso di una prospettiva fortemente innovativa per quanto attiene la politica istituzionale e di governo. Essa tende ad inserire una prospettiva di genere: e cioè il punto di vista delle donne, in ogni scelta politica, in ogni programmazione, in ogni azione di governo.
Tutto ciò nell’ottica: che il rafforzamento del potere di azione delle donne e la loro piena partecipazione su basi paritarie a tutti i settori della vita sociale, inclusa la partecipazione ai processi decisionali, sono fondamentali per il raggiungimento dell’uguaglianza, dello sviluppo e della pace; che i diritti delle donne sono diritti fondamentali della persona; che la parità di diritti, di opportunità e di accesso alle risorse, l’uguale condivisione di responsabilità nella famiglia tra uomini e donne ed una armoniosa collaborazione tra essi, sono essenziali per il benessere loro e delle loro famiglie; che l’eliminazione delle povertà, per mezzo di una crescita economica sostenuta, dello sviluppo sociale, della protezione dell’ambiente e della giustizia sociale, richiede la partecipazione delle donne al loro sviluppo, la parità delle opportunità e la piena ed uguale partecipazione delle donne e degli uomini in qualità di protagonisti e beneficiari di uno sviluppo sostenibile avente al centro “l’Essere Umano”; che la pace a livello locale, regionale, nazionale e mondiale può essere raggiunta ed è strettamente legata al progresso delle donne, perché esse sono un motore fondamentale di iniziative per la soluzione di conflitti e per la promozione di una pace durevole.
In tale accezione, anche se tanto è stato fatto ancora tanto resta da fare, infatti il processo di maturazione e di realizzazione della donna, libera di godere e di esercitare uguali diritti civili, politici e sociali, appare un obiettivo ancora da realizzare.
Resta, allora, senza risposta l’interrogativo: cosa significa essere donna oggi e quanto ancora resta da fare.
Il primo diritto della donna resta ancora oggi quello di essere se stessa; va evidenziato però che il pieno sviluppo della personalità femminile, non può prescindere dal riconoscimento del suo diritto alla diversità.
Il discorso sui diritti della donna deve, quindi, iniziare dall’analisi della personalità femminile, tenendo presente da un lato i tratti fondamentali che la Donna, in quanto Essere Umano, ha in comune con l’uomo e dall’altro la ricchezza delle caratteristiche peculiari che la rendono distinta.
Uguaglianza di condizioni e possibilità di sviluppo diversi sono i due termini entro cui necessariamente si svolge ancora il discorso sui diritti della donna che, ancora, non vede rispettati, i propri diritti umani.
Ciò costituisce il fronte di rivendicazione e di impegno per le donne del terzo millennio, che debbono tener conto, in tutte le loro decisioni, strategie e azioni da svolgere, delle necessità che a loro derivano dalla loro dimensione sessuale, che ancora impongono specifiche priorità di intervento per una reale affermazione della Persona Donna. Sono tali priorità: il diritto all’istruzione; il diritto alla salute e a una procreazione sicura e assistita; il diritto al tempo; il diritto alla proprietà e all’eredità; il diritto al lavoro; il diritto alla rappresentanza politica; il diritto alla protezione contro ogni forma di violenza.
Su tali obiettivi, ancora disattesi, deve essere ribadita la forte e durevole volontà dei governi del mondo al loro conseguimento.
L’effettiva emancipazione ed il miglioramento della condizione delle donne in tutto il mondo passano, però, anche e necessariamente attraverso la effettiva presa di coscienza da parte di ogni uomo che la crescita sociale, giuridica, professionale delle Donne, può avvenire solo nella libertà e nella responsabilità delle medesime e in un rapporto di parità e di reciprocità, il cui rispetto e dovere di realizzazione costituisce non un distintivo di disistima ma una medaglia al merito.

Eduardo Terrana
Giornalista- saggista- conferenziere su diritti umani e pace
Diritti riservati

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Eduardo Terrana

MALATTIE RARE NEL MONDO LE SFIDE APERTE ( di Eduardo Terrana)

MALATTIE RARE NEL MONDO LE SFIDE APERTE
(di Eduardo Terrana)

Colpiscono poche persone ma viste in chiave mondiale oltre 300 milioni di persone soffrono di una o più malattie rare, una cifra impressionante, poco meno equivalente alla popolazione degli Stati Uniti. Ciò è quanto si evince dai dati diffusi dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che elenca ad oggi oltre 6000 patologie gravi conosciute. Ne è affetto il 5% della popolazione mondiale. Il 72% delle malattie rare, si rileva, ha un’origine genetica, altre si sviluppano a causa di infezioni, allergie, cause ambientali e tumori rari. Il 70% delle malattie rare esordisce nella prima infanzia. Per la maggior parte di esse, purtroppo, non esiste una cura.
Trattasi, pertanto, di una emergenza epidemiologica che va monitorata, studiata e tutelata con la massima attenzione, in particolare in questo particolare periodo di pandemia “Sars-Covid 19”, anche perché sono state individuate aree di patologia come estremamente vulnerabili che incrementano il rischio di decesso da Covid, quali, ad esempio: le fibrosi polmonari e l’insufficienza respiratoria; le malattie cardiocircolatorie; le malattie neurologiche; il diabete; la fibrosi cistica; l’Hiv-Aids; l’insufficienza renale; l’ ipertensione arteriosa; le malattie autoimmuni; le malattie cerebrovascolari; la patologia oncologica e la talassemia.
Giorno 28 febbraio ricorre la “Giornata delle malattie rare” che ancora una volta, vuole sensibilizzare le persone e quanti : responsabili politici, autorità pubbliche, medici, ricercatori e professionisti della salute, hanno la responsabilità delle decisioni sulle malattie rare e sul loro impatto sulla vita dei pazienti.
L’importanza di una sostenuta campagna di sensibilizzazione e consapevolezza è supportata anche dal fatto che in prospettiva futura nuove malattie rare si svilupperanno e interesseranno almeno una persona su venti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, (Oms), rileva però che ci sono anche malattie rare che si ritenevano scomparse e che invece sono ancora presenti in varie aree del mondo e destano profonda preoccupazione perché rimangono in agguato e possono divulgarsi e colpire in modo più generalizzato in qualsiasi momento, quali ad esempio: la Pertosse, la Difterite, la Scarlattina, la Tubercolosi, la Poliomielite, la Rosolia,l’Hiv-Aids, l’influenza aviaria, la peste, la Lebbra, il Colera, la Malaria, la malattia Dengue e la Febbre gialla.
L’OMS rileva che la “Pertosse”, un’infezione di tipo batterico molto contagiosa che può provocare anche la polmonite soprattutto nei bambini nel primo anno di vita, ha un elevato tasso di mortalità infantile. Uccide ogni anno circa 195.000 bambini. Il due per mille dei bambini colpiti da Pertosse sviluppa un’encefalopatia grave che può provocare paralisi, ritardo mentale o altri disturbi di tipo neurologico.
I casi di Pertosse nel mondo si stima che siano oltre 20 milioni, il 95% dei quali nei paesi in via di sviluppo. La “Difterite” viene trasmessa dalla tosse o dagli starnuti, colpisce il naso e la gola, e conduce alla morte tra il 5 e il 10% dei pazienti che ne sono affetti. La Difterite in atto è in corso in Venezuela, Colombia, Haiti, Brasile, Repubblica Dominicana. Altri focolai epidemici sono presenti nello Yemen e in altre zone dell’Africa e dell’Asia meridionale. Va rilevato che nei paesi in via di sviluppo questa malattia rappresenta una costante minaccia. La “Scarlattina” è una malattia infettiva contagiosa, causata dalla presenza di batteri che si trovano sulla pelle e nella gola, per la quale ad oggi non esiste ancora un vaccino che possa prevenirne l’insorgenza. Si manifesta prevalentemente nell’età infantile ma colpisce anche gli adulti. Ogni anno a livello mondiale si contano circa 700 milioni di contagiati. La “Tubercolosi” è considerata una terribile causa di morte, uccide nel 50% dei casi chi ne è colpito. Sempre latente nel mondo occidentale, la malattia, a livello globale, continua ancora a diffondersi e a mietere vittime. Si considera che oggi siano oltre 10 milioni le persone che hanno sviluppato la malattia , il 95 per cento delle quali nei Paesi in via di sviluppo. Si contano nel mondo 1,5 milioni di morti. Oggi preoccupano nuove forme di tubercolosi resistenti ai farmaci. La tubercolosi come potenza pervasiva è seconda solo al virus dell’HIV. Negli ultimi trent’anni si è registrato un continuo oscillare tra i 3000 e i 5000 casi annui.
Il virus della “Poliomielite” si riscontra essere ancora presente nell’area geografica che sta tra l’Afghanistan e il Pakistan e inoltre anche in zone molto specifiche dell’Africa soprattutto in Nigeria. Anche se l’impiego del vaccino ha di fatto immunizzato oltre 2,5 miliardi di bambini, con una riduzione del 99% dei casi riscontrati, si paventa il timore del rischio d’importazione dai paesi in cui il virus è ancora presente. La “Rosolia” ancora sopravvive in paesi con bassa copertura vaccinale, in particolare in Africa e nel sud-est asiatico. Si stima che ogni anno, nel mondo, 110.000 bambini nascano con la sindrome della rosolia congenita. I casi di “Hiv-Aids” registrati nel mondo ammontano a 34 milioni e sono in moderato aumento. La terapia retrovirale ha dato buoni risultati, facendo registrare una diminuzione dei casi, in particolare in Svezia, Usa, Paesi Bassi e Argentina. Al momento però nessun Paese ha ancora raggiunto l’obiettivo Unaids “90-90-90”, previsto per il 2020 ovvero: che il 90% delle persone che ha contratto l’infezione sia consapevole della propria sieropositività; che il 90% delle persone Hiv positive abbiano accesso alla terapia antiretrovirale; che il 90% delle persone che seguono la terapia sia virologicamente soppresso.
L’Occidente anno dopo anno sta in allarme per la “Influenza aviaria” che continua a colpire in Egitto, in Indonesia, in Cambogia, in Vietnam, in Cina e in Bangladesh.
Ogni anno,inoltre, si verificano da 1.000 a 3.000 nuovi casi di “Peste” a livello mondiale. Le nazioni più colpite sono il Madagascar e il Congo, seguiti a distanza da Perù, Tanzania e India, ma, seppur in misura molto rara la malattia è presente, tutt’ora, anche nei paesi sviluppati. Anche la “Lebbra” costituisce una preoccupante presenza soprattutto nelle regioni più povere del mondo. Casi di lebbra si riscontrano ancora negli Stati Uniti, in Australia, in Giappone e nella Nuova Zelanda in un rapporto, però, estremamente basso rispetto al totale della popolazione. La lebbra non è ancora stata sconfitta, ogni anno si registrano 200.000 nuovi casi. La terribile malattia miete ancora molte vittime, soprattutto in alcune zone dell’India, del Brasile e dell’Indonesia, paesi dove si concentra oltre l’80% di tutti i casi.
Numerosi focolai di “Colera” si riscontrano, soprattutto, nei continenti africano e asiatico. Consistente, poi, appare il peso della “Malaria” sulla popolazione dei paesi in via di sviluppo. Solo nell’ultimo decennio il virus ha colpito circa 125 milioni di persone, soprattutto nell’Africa sub sahariana, nella Repubblica Democratica del Congo, in Liberia, in Burundi e in Sierra Leone. La “Febbre Dengue” è una malattia virale che si trasmette attraverso la puntura di zanzare infettate del genere Aedes, lo stesso che trasmette anche i virus Chkungunya, Zika e Febbre Gialla. E’ particolarmente presente, durante e dopo la stagione delle piogge, nelle zone tropicali e subtropicali di Africa, Sudest asiatico e Cina, India, Medioriente, America latina e centrale, Australia e nelle isole occidentali del Pacifico. Da qualche anno casi di Dengue si verificano, per importazione, anche in Europa. Nel mondo attualmente sono stimate 50-100 milioni di infezioni ogni anno in oltre 100 paesi endemici, mettendo a rischio di infezione quasi la metà della popolazione mondiale.
Anche la “Febbre Gialla” è una malattia virale trasmessa dalle zanzare tropicali. Ogni anno nel mondo si registrano circa 170.000 nuove infezioni con un decorso che può essere anche mortale. Le area a rischio di febbre gialla si trovano prevalentemente nelle regioni tropicali dell’Africa come la Costa d’Avorio, ma anche in America centrale e America del Sud, tra cui Bolivia, Brasile e Colombia. E’ disponibile un vaccino efficace che viene prescritto per il soggiorno nella maggior parte dei Paesi a rischio.
Le malattie: Hiv/Aids, tubercolosi, malaria, influenza aviaria, febbre gialla e Dengue, pur con un elevato potenziale epidemico, sono già al centro di programmi di controllo e ricerca specifici.
Oltre che con le patologie infettive del passato, che, di fatto, non ci hanno mai abbandonato del tutto, l’Umanità oggi deve fare i conti anche con altre malattie rare e con le cosi dette patologie infettive emergenti, che causano ogni anno 15 milioni di morti, oltre il 25% del totale di 57 milioni di decessi che ogni anno si verificano.
Tra le altre malattie rare più note ricordiamo: l’osteogenesi imperfetta, la trisomia 13, l’angiolite allergica e la sclerosi laterale amiotrofica ( SLA).
La “Osteogenesi imperfetta” è un esempio di malattia rara caratterizzata da una certa fragilità ossea e da una spiccata tendenza alle fratture. E’ causata da una mutazione a carico di geni che controllano la produzione di collagene, proteina fondamentale per la salute della ossa, o di altre proteine che garantiscono forza e resistenza all’apparato scheletrico dell’essere umano. La malattia colpisce un nuovo nato ogni 15.000-20.000. La “Trisomia 13” è un esempio di malattia rara dovuta a un’alterazione cromosomica, la cui causa è sconosciuta. La trisomia 13 colpisce un nuovo nato ogni 8.000-12.000 e genera la morte del soggetto affetto ancora prima della nascita o durante i primi 7 giorni successivi al parto. La “Angiolite allergica” è un esempio di malattia rara dovuta a una reazione allergica. che colpisce soprattutto le vie respiratorie e i polmoni in particolare. Agli esordi si manifesta sotto forma di asma e rinite allergica, ma nella fase avanzata può interessare i vasi che riforniscono il cuore compromettendone la salute. La malattia può avere conseguenze fatali.. Ne soffrono 1-9 persone ogni 100.000. La “Sclerosi Laterale Amiotrofica”, (Sla), è una malattia rara generata da un processo degenerativo dei motoneuroni del sistema nervoso centrale, dai quali dipendono le facoltà del respirare, deglutire, camminare, parlare, impugnare gli oggetti e altro. Le cause della sclerosi laterale amiotrofica sono sconosciute. E’ una malattia molto grave con un decorso che culmina nella morte del soggetto affetto. La malattia colpisce annualmente 1-2 persone ogni 100.000-
Tra le malattie emergenti, che stano provocando o che possono provocare epidemie in futuro, l’OMS segnala tra l’altro : la malattia da virus Ebola, la febbre emorragica di Marburg, la sindrome respiratoria mediorientale da Coronavirus -Mers, l’infezione da virus Nipah, la malattia da virus Zika-
Oggi, in particolare, l’attenzione del mondo scientifico e della ricerca è concentrata su come neutralizzare e sconfiggere il virus Sars-Covid-19, che secondo gli ultimi dati OMS, aggiornati al 26 febbraio 2021, ha colpito 113.025.730 persone in tutto il mondo provocando 2.507.803 morti confermati dall’inizio della pandemia.
Sulle malattie rare tanto è stato fatto ma tantissimo resta ancora da fare perché la sfida delle malattie rare è molto complessa e riguarda migliaia di patologie e milioni di persone e famiglie, ciò che costituisce per il futuro un rafforzamento del dovere, a livello mondiale, di investimento e di ricerca a tutto campo nel settore. In tale accezione in chi ancora oggi è affetto da una malattia rara, l’attenzione e l’impegno del mondo scientifico sulla ricerca di vaccini efficaci alla cura ed alla guarigione delle malattie rare costituiscono pillole di ottimismo che infondono fiducia e speranza.

Eduardo Terrana
Giornalista- saggista-Conferenziere internazionale su diritti umani e pace
Diritti riservati

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IL NEOREALISMO E IL RINNOVAMENTO DELLA LETTERATURA ITALIANA DEL DOPOGUERRA (di Eduardo Terrana)

IL NEOREALISMO E IL RINNOVAMENTO
DELLA LETTERATURA ITALIANA DEL DOPOGUERRA

Saggio di Eduardo Terrana

Immagine dal film “Sciuscià” di Vittorio De Sica

La fine del secondo conflitto mondiale apre alla speranza di una vita nuova .
A chi l’aveva vissuto parve, infatti, avere il significato di una dura esperienza umana ma non vissuta invano, perché apriva le masse a nuove speranze fiduciose nell’avvenire, alla partecipazione politica, e significava la fine del controllo sulla stampa e la possibilità di scrivere liberamente, nonché la fine della autarchia culturale, che era pesata sull’Italia negli anni del fascismo, e l’apertura a molti aspetti della cultura moderna, dal marxismo alla psicologia, alla linguistica, alla sociologia, che intanto erano prosperate sia in Occidente che in Oriente.
Inevitabile conseguenza di ciò fu la frantumazione in varie correnti della cultura italiana che avvertiva il vento del rinnovamento che rifiutava l’idealismo e subiva, in una visione più aderente alla realtà, l’influsso del costituirsi di una editoria a carattere industriale, dello sviluppo del cinema, della diffusione della televisione, del diffondersi del libro, con evidenti ripercussioni sull’attività letteraria.
Nasce così il Neorealismo, che si sviluppa negli anni tra il 1945 ed il 1955, come moto generale e generico della nostra letteratura verso un narrare non legato alla poetica della pagina d’arte, ma più attento alla osservazione ed alla riproduzione del reale, che ha, pertanto, contrapposto, anche polemicamente, nella letteratura, come nel cinema e nelle arti figurative, ai vecchi contenuti dell’arte della pura forma e della morbida memoria, nuovi altri contenuti: operai, scioperi, partigiani, occupazioni di terre, sciuscià, avviando così l’esperienza di un nuovo corso artistico e letterario, che mirava a collegarsi con una tradizione europea autenticamente realistica, cercava nuove forme espressive di carattere narrativo e non più liriche e saggiava un linguaggio nuovo, non logorato dall’uso letterario.
Tutto radicato in una problematica ancor oggi attuale, il Neorealismo riflette la situazione della società italiana che si è venuta a creare in conseguenza della guerra, tanto sofferta quanto non voluta; della resistenza, tanto sentita quanto combattuta, e della ripresa democratica, che timidamente comincia a muovere i primi passi verso un rinnovamento sociale ed una restaurazione politica oltremodo difficili a realizzarsi.
Fissarne i canoni non è facile in quanto una vera e propria codificazione non ci fu e neppure una comune enunciazione di poetica.
È più opportuno parlare , pertanto, di uno stato d’animo collettivo, di una esigenza di impegno più etico-politico che non estetico e più di una funzione della volontà che non della fantasia o dell’intelletto, di cui è possibile accennare alcune tendenze di fondo.
Alla luce delle esperienze recenti: la guerra, la partecipazione popolare alla resistenza, le difficoltà di vita, la miseria, si avverte l’esigenza che la letteratura imbocchi una strada nuova. Si esamina, quindi, la letteratura precedente, quella degli anni ’30, del fascismo, della dittatura; si prende atto che tutta quella produzione è il frutto di una letteratura che ha subito passivamente l’ordine delle cose imposte, i principi della ragion di stato, l’apologia del regime, il culto della personalità, volute dal fascismo e si condanna l’assenza, il tenersi in disparte, sotto il regime, di tanti letterati che non hanno saputo trovare il coraggio di opporsi, che non hanno saputo assolvere al dovere di testimonianza della verità e della libertà.
Il Neorealismo, allora, ribalta il comportamento stesso del letterato. Rifiuta il comportamento statico, timoroso, assente, dello scrittore di ieri, e sostiene la partecipazione attiva, la organizzazione culturale, la presa di posizione politica, la autorità morale, alla luce delle scelte che la realtà del momento impone, di quella realtà che brucia, che urge ed è sotto gli occhi di tutti: i disastri della guerra, la resistenza, la lotta per sbarcare il lunario giorno per giorno; le città devastate; la prostituzione che dilaga; le grandi masse che, diventate ormai protagoniste di storia, impegnano già le loro lotte.
Guardare però a questa realtà, prenderne coscienza, significa scoprire l’Italia minore, l’Italia delle plebi urbane oppresse da secoli e affamate di terra; significa scoprire i problemi del Sud, arido, povero, dimenticato; significa mettere il dito nella piaga dell’emigrazione, dell’urbanizzazione e connessi problemi del superaffollamento delle metropoli, dello spopolamento delle campagne e conseguenti crisi del settore agricolo, della carenza di infrastrutture e del banditismo in un’Italia che si avvia già a diventare una potenza industriale.
Di questa realtà, però, il Neorealismo non seppe cogliere le radici e le tendenze più riposte. In essa non seppe scavare fino a raggiungerne la sostanza, fino a guadagnarne l’anima, così denunziando una carenza di consapevolezza ideologica che, nell’adozione di moduli di rappresentazione cronachistici e documentari, alla ricerca di una forma narrativa che gli garantisse il massimo di presa sulla realtà o di immunizzazione da ogni tentazione lirica, lo rese incapace non solo di elaborare forme nuove che gli consentissero di porsi al di dentro e non al di fuori della dinamica sociale quale interprete delle lotte concrete che il movimento operaio già conduceva contro l’involuzione della società, conseguente alla restaurazione capitalistica, ma anche di ripiegare su posizioni intimistiche e sostanzialmente disimpegnate, che lo fecero naufragare come movimento d’avanguardia.
Da qui il suo rifiuto di una società industriale come tale, il venir meno di una prospettiva socialista, l’espansione abnorme dei temi dell’alienazione, dell’incomunicabilità, della nevrosi, della solitudine, della disperazione e una sorta di ripiegamento nella memoria, di nostalgia, di esperienze irripetibili, di fuga dalla realtà.
Ciò che costituisce l’insieme dei fattori della crisi che investe il Neorealismo intorno alla metà degli anni ’50 e che si manifesta in una duplice direzione: da un lato c’è l’insoddisfazione di certi canoni finora seguiti e quindi la ricerca, la sperimentazione di nuovi moduli espressivi, di un nuovo rapporto con la realtà, più problematica, fatto di dolore, di violenza, di delusione più che di fiducia nell’impegno di lotta e nei moduli di rappresentazione realistici; dall’altro lato si manifesta già una tendenza che, a differenza della prima, restava pur sempre su un terreno storico e problematizzava ma non rifiutava l’impegno, evade dalla storia, fa piazza pulita delle istanze e dei problemi posti dal dibattito per il Neorealismo e si volge ad una rappresentazione esistenziale, a presentare il dolore e la solitudine come modi di essere eterni dell’uomo.
Si apriva la strada, cioè, in correlazione con l’avanzato processo di restaurazione che si verificava nella società italiana, ad un’arte che si risolvesse in lamento sulla condizione umana ontologicamente e non storicamente intesa sulla eterna legge di inutilità, di sfaldamento e di morte cui le vicende dell’uomo soggiacciono. In una narrativa di questo genere, elegiaca e neocrepuscolare, non si riscontra una traccia delle passioni civili, dei rovesciamenti politici, della guerra fredda, delle trasformazioni sociali, della paura atomica, della corsa al benessere e delle speranze suscitate dal messaggio di pace delle due encicliche “ Mater et Magistra” e “ Pacem in Terris”, con le quali Papa Giovanni XXIII, affrontava i grandi temi della travagliata società moderna: la giustizia sociale, il lavoro, la ricchezza, la casa, il salario, la dignità di ogni essere umano; ma soprattutto non si riscontra traccia del “Concilio Vaticano II”, che il Papa volle perché si realizzasse una Chiesa nuova in un mondo nuovo; non si riscontra traccia “ delle speranze” suscitate dalla “ nuova Frontiera” del presidente americano, J. F.Kennedy, l’uomo nuovo che avrebbe dovuto portare, come egli stesso disse, l’America verso: “ …le zone inesplorate della scienza e dello spazio; gli insoluti problemi della pace e della guerra; le inconquistate sacche dell’ignoranza e dei pregiudizi; le irrisolte questioni della miseria…”; non si riscontra traccia, infine, “ delle speranze” suscitate dalla Conferenza afro-asiatica, svoltasi nella città indonesiana di Bandung, dal 18 al 24-04-1955, che discusse i problemi: del colonialismo e dei mali che ne derivano; dei popoli sottomessi al dominio straniero, sfruttati e depauperati di ogni loro ricchezza; enunciando nel documento finale tra l’altro i principi della non ingerenza, dell’autodeterminazione e del rispetto dell’indipendenza dei popoli, della sovranità dei Paesi e del neutralismo. Non una traccia di tutto ciò!
Per reazione a queste carenze ideologiche del Neorealismo si sviluppa il dibattito degli anni ’60 e la Neo-Avanguardia.

Eduardo Terrana
Giornalista – Saggista – Conferenziere internazionale su diritti umani e pace
Diritti riservati

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